Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
Web www.condottieridiventura.it

0046      BARTOLOMEO D'ALVIANO  (Bartolomeo dei Liviani). Di Alviano. Guelfo. Signore di Pordenone, Attigliano, Alviano. Nipote di Corrado d'Alviano; cognato di Virginio Orsini e di Giampaolo Baglioni; zio di Bernardino Antignola.

               1455 - 1515 (ottobre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1455
 
     
La madre Isabella degli Atti muore nel darlo alla luce. Bartolomeo è affidato alle cure della zia Emilia Monaldeschi della Cervara, moglie di Corrado d'Alviano, rifugiatasi nel castello di Monte Rubiaglio. Bartolomeo studia con il maestro Antonio Pacini di Todi, discepolo dell'umanista Francesco Filelfo, e fondatore dell'Accademia dei Convivanti.

1465

 

 

 

A seguito della sconfitta dei congiunti ad opera dei pontifici e della loro incarcerazione in Castel Sant' Angelo, diviene paggio alla corte di Virginio Orsini.

1469

 

 

 

 

Ago.

Chiesa

Rimini

 

Romagna

E' presente alla battaglia di Mulazzano. Fin dalle prime scaramucce cui prende parte, si dimostra incapace di starsene inoperoso ed indifferente di fronte alle operazioni troppo lente che si svolgono usulmente in quel tempo.

..............

 

 

 

Alla morte del fratello, abate di San Valentino, non vuole diventare prete e cede la badia al fratello maggiore Bernardino in cambio della rocca di Alviano.

..............

 

 

 

Visita l'Italia, la Francia e la Germania.

1472

Chiesa

Chiaravalle

 

Umbria

A Todi con i soldati inviati da Amelia per ordine del papa Sisto IV; combatte i Chiaravalle.

1473

 

 

 

 

 

..............

Guelfi

Perugia

 

Umbria

Difende Uguccione da Baschi, da Ranieri da Baschi e dai Baglioni di Perugia. Raccoglie un centinaio di cavalli e coglie all'improvviso gli avversari nei pressi di Orvieto. Consegna il castello di Baschi ad Uguccione, marito della zia Violante d'Alviano, sorella del padre Francesco.

..............

Guelfi

Chiaravalle

 

Umbria

Quando i  Chiaravalle assalgono in Todi i degli Atti, interviene in soccorso di questi ultimi con il cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II). Costringe gli avversari a desistere dall'assedio di Montecastelli e toglie loro molti castelli.

1478

Napoli

Firenze

 

Toscana

Milita agli ordini di Virginio Orsini e segue Girolamo Riario nei suoi spostamenti. Si impratichisce nell'uso delle artiglierie e nello studio delle fortificazioni.

1481

Napoli

Impero Ottomano

 

Puglia

Combatte i turchi nella guerra d'Otranto. Prende parte all'assedio della città.

1482

 

 

 

 

..............        
Sposa Bartolomea Orsini, sorella di Virginio e di Clarice, moglie di Lorenzo dei Medici.

Giu.

Chiesa

Napoli

 

Umbria

Si trova al fianco di Roberto Malatesta, di Rodolfo Baglioni e di Everardo Montesperelli.

Dic.

Chiesa

Venezia

 

Emilia

Sconfigge alla Stellata Niccolò Secco.

1485 Napoli     Puglia
Progetta ed inizia le opere di potenziamento del castello di Otranto, a pianta trapezoidale, con forti torrioni cilindrici angolari.

1486

 

 

 

 

 

Feb.

Napoli

Chiesa

 

Lazio

Con Giovambattista Caracciolo, è assediato in Lanuvio da Roberto da San Severino e da Antonio Maria da San Severino: costretto a cedere, viene rinchiuso in Castel Sant' Angelo a Roma. E' liberato con il Caracciolo in cambio del vescovo di Tursi Niccolò Fieschi, fatto prigioniero dagli Orsini agli inizi del conflitto.

1487

 

 

 

 

 

Feb.

Guelfi

Chiaravalle

 

Umbria

Con l'entrata dei Chiaravalle in Todi (e la contemporanea uccisione dei cugini Andrea ed Onofrio degli Atti), abbandona Roma e raggiunge la città. Ne entra a forza, batte con le artiglierie la rocca e costringe alla fuga Altobello e Vittorio da Canale. E' nominato da Innocenzo VIII governatore e castellano di Todi.

..............

Chiesa

 

 

Umbria

Rimane a Todi poco più di un anno e dà inizio ai lavori di rafforzamento della rocca. E' sostituito nel suo incarico.

1488       Umbria
Rinforza le mura della rocca di Alviano, cinge di mura Porchiano, rafforza i bastioni di Guardea, fortifica la rocca e le mura di Todi. Sempre da tale anno, guida la ricostruzione della rocca di Alviano, di cui salva soltanto la fondazione di alcune torri, e la adatta a palazzo gentilizio. I lavori saranno terminati nel 1506 e coinvolgeranno anche il restauro della chiesa parrochiale di Santa Maria, da lui dedicata ai Ss. Pietro e Paolo.

1489

 

 

 

 

Lug.

Alviano

Amelia

 

Umbria

Entra ostilmente nel territorio di Amelia, razzia bestiame, asporta grani ed imprigiona i famigli di alcune casate patrizie.

1491

Firenze

 

 

Umbria

E' inviato a Perugia per sostenervi la causa dei Baglioni.

1494

 

 

 

 

 

Giu.

Napoli

Francia

 

 

Con Giovanni Battista Conti e Ludovico Orsini, scorta il papa Alessandro VI da Orvieto a Perugia alla testa di 300 uomini d'arme.

Sett.

 

 

 

Romagna

Giunge a Cesena; con Alfonso d'Avalos e Giovanni Savelli, sconfigge gli avversari nei pressi di Russi.

............. 

 

 

Romagna

Sempre con il Savelli, sbaraglia nottetempo a Sant'Agata sul Santerno 400 cavalli leggeri. Sfida invano a battaglia Giovan Francesco da San Severino. Entra in urto con Niccolò Orsini, fautore di una strategia difensivista e lo salva in Cesena, allorché tale capitano sta per essere catturato dai partigiani dei francesi. Il duca di Calabria Ferdinando d'Aragona lo invia a Teodorano ed in uno scontro è ferito da una freccia; il castello si arrende agli aragonesi  in due giorni.

Dic.

Guelfi

Chiaravalle

 

Umbria

Scaccia da Todi la fazione rivale dei Chiaravalle.

1495

 

 

 

 

 

Gen.

Napoli

Francia

 

Abruzzi

Viene preposto alla difesa di Tagliacozzo con due compagnie di fanti ed una di cavalli: è sopraffatto da Fabrizio Colonna, da Antonello Savelli, da Giovanni della Rovere, da Giovanni Paolo Cantelmi e da Graziano di Guerra superiori di numero.

Mag.

 

 

Puglia

Affianca Cesare d'Aragona. Muove in aiuto di Brindisi con Andrea Matteo Acquaviva (3000 fanti biscaglini e italiani e 500 uomini d'arma). Attaccato da Fabrizio Colonna, le sue truppe si danno allo sbando.

Giu.

Guelfi

Chiaravalle

 

Umbria

Rientra a Perugia e con i Baglioni affronta ancora una volta Altobello e Vittorio da Canale.

..............

Francia

Napoli

 

Abruzzi

Segue a malincuore Virginio Orsini contro gli aragonesi.

1496

 

 

 

 

Feb.

 

 

Abruzzi e Puglia

Entra nell'Aquila; tocca Fragneto Monforte con Paolo Orsini. Con Virginio Orsini, sostiene sul fiume Chilone l'azione di Camillo e Paolo Vitelli e contribuisce alla sconfitta della fanteria tedesca. Raccoglie il bestiame razziato in Terra di Lavoro.

Apr.

 

 

Campania

Si muove sotto Fragneto Monforte con Paolo Orsini.

Mag.

 

100 lance

Campania

E' in Terra di Lavoro ed i suoi uomini non ricevono la paga da quattro mesi.

Lug.

 

 

Abruzzi e Basilicata

Si trova negli Abruzzi con Graziano di Guerra; si ritira in Atella, dove è assediato dagli avversari. Con Gian Giordano Orsini, appoggia la ritirata di Paolo Orsini e di Paolo Vitelli, sconfitti nei pressi dalla cavalleria leggera veneziana.

Ago.

 

 

Basilicata

 Ad Atella. Virginio Orsini ed il Montpensier lo inviano con il Précy a trattare una tregua di trenta giorni con gli avversari. Dopo tre giorni il francese si arrende a condizione..

Sett.

 

 

 

Campania

Le squadre dell'Alviano sono svaligiate, contro i patti, dai pontifici di Guidobaldo da Montefeltro; è ferito nel combattimento. Imprigionato a Napoli, riesce a fuggire dal carcere, forse per volontà dello stesso re Ferdinando d'Aragona, che lo stima molto.

Nov.

Orsini

Chiesa  Colonna

 

Lazio

Raduna soldati e vagabondi e si accinge a difendere i possedimenti degli Orsini (Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano), minacciati dai pontifici.

Dic.

 

 

 

Lazio

Il duca di Gandia Giovanni Borgia tenta invano di subornare i suoi uomini. L'Alviano, con 100 cavalli leggeri, sorprende vicino a Roma 400 cavalli di Troilo Savelli, che stanno scortando alcuni pezzi di artiglieria ed un brigantino, trasportati sul Tevere e destinati all'assedio di Anguillara Sabazia. I nemici sono posti in fuga ed il condottiero ferisce personalmente il cavallo del Savelli. In altre scaramucce è sul punto di catturare a Monte Mario Cesare Borgia, uscito da Roma per una partita di caccia. Gli è tolta Trevignano Romano ed è assediato in Bracciano: con 30 uomini d'arme esce  dalla rocca e recupera il borgo caduto nelle mani dei nemici. Costoro perdono fra morti e feriti più di 200 uomini. Mette in fuga a Cerveteri un contingente pontificio e si impadronisce di alcuni piccoli pezzi di artiglieria. Cresce nel frattempo il suo disprezzo nei confronti del duca di Gandia. Un giorno è spalancata la porta del castello di Bracciano e ne è fatto uscire un asino. Dal collo gli pende un cartello con la scritta "lasciatemi passare perché sono un ambasciatore e reco un messaggio per il duca di Gandia." Appesa alla coda oscilla una lettera scritta dall'Alviano, piena di sanguinosi insulti diretti al duca.

1497

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lazio

Vitellozzo Vitelli e Carlo Orsini battono le milizie ecclesiastiche a Soriano nel Cimino. Negli stessi giorni, l'Alviano si reca a Napoli per i funerali di Virginio Orsini.

Feb.

 

 

 

Lazio

E' a Roma e con Giorgio di Santacroce presenzia alle trattative di pace con il papa.

Mar. Siena Fuoriusciti   Toscana
Viene condotto per un periodo limitato dai senesi per controllatre i movimenti dei locali fuoriusciti.

Apr.

Medici

Firenze

 

Toscana e Umbria

Raccoglie a Siena 600 cavalli e 400 fanti. Si avvia nottetempo verso Firenze con Piero dei Medici; una pioggia straordinaria ostacola la marcia dei suoi uomini, per cui è prevenuto da Paolo Vitelli che ha lasciato Pisa. Si trattiene quattro ore davanti alla porta Romana e si ritira senza tentare alcun assalto.  A Siena ed a Perugia.

Mag.

Spoleto  Guelfi

Chiaravalle          Colonna

Savelli

Capitano g.le

Umbria

Vittorio da Canale, con milizie fornitigli da Terni, Foligno ed Amelia, rientra in Todi, fa strage di oltre 30 avversari della fazione contraria e ne brucia le case. Interviene l'Alviano in soccorso dei degli Atti; assale con le bombarde il castello di Montecchio; invia fanti a Cesi ed a San Gemini e si  oppone all'avanzata dei Savelli e dei Colonna che provengono da Terni. Conquista il castello a seguito di un attacco durato cinque ore e mezzo: i Chiaravalle catturati sono tutti uccisi. Il giorno seguente, dopo un inutile tentativo su Ficulle, entra in Todi, espugna San Fortunato, prende a forza il borgo di via Ulpiana e lo dà alle fiamme uccidendo 50 ghibellini; assedia Altobello da Canale nel rivellino ed ha la resa a patti dei difensori. L'Alviano, nel proseguimento dell'azione, penetra nel ternano alla testa  di 10000 uomini; espugna il forte di Col di Luna, che è disfatto dalle fondamenta e devasta il territorio del capoluogo per quattro giorni. Viene costretto a desistere per decisione del papa. Negli stessi giorni, è sospettato a Roma di essere il mandante dell'uccisione del duca di Gandia: il tutto (per costoro) per vendicare la memoria di Virginio Orsini, fatto avvelenare, o strangolare, in Castelnuovo a Napoli su ordine del papa.

Lug.

 

 

 

Umbria

Fa in modo che le truppe dei Savelli entrino in San Gemini rompendo la tregua. Riprende la strada di Terni e di Amelia e si accampa a Casteltodino.

Ago.

 

 

 

Umbria

Viene stipulata una nuova tregua con gli avversari.

1498

 

 

 

 

 

Feb.       Umbria
Sposa Pantasilea Baglioni, sorella di Giampaolo. I festeggiamenti durano cinque giorni. Per l'occasione il matematico Giovanni battista Danti effettua un esperimento di volo con un ordigno dotato di ali adatte a volare e proporzionato al suo peso. Parecchie volte egli lo ha provato con successo sul lago Trasimeno. Durante la manifestazione il sostegno metallico dell'ala sinistra si rompe ed il Danti cade dal tetto della chiesa di Santa Maria fratturandosi una gamba. Todi partecipa alle nozze del condottiero inviandogli in dono un cratere d'argento con lo stemma comunale del valore di 8 fiorini.

..............

Guelfi

Chiaravalle

 

Umbria

Con l'aiuto dei Baglioni, si impossessa nuovamente di Montecchio. Assedia Altobello da Canale, che si è rinchiuso nella rocca con i suoi fautori.

Apr.

Orsini

Colonna

 

Lazio

Al comando di 800 cavalli e 2000 fanti, è sconfitto a Montecelio, dove gli è ucciso il cavallo. Assale in Palombara Sabina Troilo Savelli con Morgante Baglioni, Giulio Vitelli, Saccoccio da Spoleto, Giulio Orsini, Giovanni di Ceri, Gian Giordano Orsini, Fabio Orsini: firma un accordo con i ghibellini a Tivoli e rientra in Umbria.

Mag.

 

 

 

Umbria

Con i Baglioni ed i Vitelli, piomba su Pozzo e vi cattura Vittorio da Canale, che fa incarcerare nella rocca d'Alviano. Costui vi sarà trattenuto prigioniero per tre anni. L'Alviano espelle da Castel Rubello i ghibellini.

Lug.

 

 

 

Umbria

Punta sul castello di Porchiano; demolisce in una fiancata la cinta muraria e preda molto bestiame. Giulio Orsini ed i Colonna si rammaricano del suo atto; l'Alviano continua la campagna con Ferrante Farnese ed i fratelli Bernardino ed Aloisio facendo danni per più di 2000 ducati. Non riceve il protonotario apostolico Giovanni Olivieri, commissario del legato di Perugia.

Ago.

 

 

 

Abruzzi

E' sulle montagne di Tagliacozzo e punta sull'Aquila. Scorre fin sotto le porte cittadine con i fuoriusciti locali: sconfitto, rientra in Umbria.

Sett.

Medici

Firenze

 

Toscana e Lazio

Con 130 uomini d'arme e molti balestrieri, sostiene sempre Piero dei Medici ai danni dei fiorentini. Si unisce a Rezzano con i veneziani comandati da Guidobaldo da Montefeltro; fa una puntata a Roma per portare al campo 700 fanti svizzeri e spagnoli, assoldati dal Medici e bloccati dai pontifici a ponte Milvio.

Ott.

Venezia

Firenze

150 lance

Toscana  Romagna

Passa agli stipendi dei veneziani che gli concedono uno stipendio annuo di 15000 ducati. Obbliga Giovan Francesco da San Severino a desistere dall'assedio della rocca di Marradi. Si dirige a Forlì e da qui con 100 balestrieri a cavallo, 100 cavalli  leggeri e 800 fanti giunge a San Mauro Pascoli e Sogliano al  Rubicone, attraversa la valle del Savio ed in una sola notte entra nell'abbazia di Camaldoli in un momento in cui i monaci, di nulla sospettando, stanno cantando il mattutino. Assicurano i monaci che San Romualdo, fondatore del monastero, li abbia difesi e che sia stato visto scagliare con forza alcuni mattoni durante l'assalto; al contrario i veneziani sostengono di essersi impadroniti del monastero. Il d'Alviano prosegue nella sua azione ed ottiene, con un colpo di mano, Bibbiena: 50 cavalli vi entrano grazie a delle lettere contraffatte di Giulio Vitelli, seguiti, la sera da lui stesso e da altri 100 cavalli e 100 fanti che gridano "marzocco", urlo di battaglia dei fiorentini. Penetra nella località; i suoi uomini si impadroniscono della porta e della piazza, favoriti anche dai partigiani dei Medici che vivono nella città. A Bibbiena entrano poco dopo anche Carlo Orsini ed il Montefeltro. Assale Poppi con Astorre Baglioni; respinge un attacco portato da 200 fanti fiorentini (uccisi 40, catturati 70/80), ma il tentativo non sortisce gli effetti sperati. Si ferma ad occupare i luoghi vicini a Bibbiena (Montefattecchio ) ed ha varie scaramucce con gli avversari: lo contrastano Ranuccio da Marciano e Paolo Vitelli.

Nov.

 

 

 

Toscana

Segue il Montefeltro nell'assalto al castello di Rassina conquistato dopo sei ore di combattimento; rimane ferito al ventre nel corso dell'azione. Prende pure parte all'espugnazione del castello di Lierna ove perde due denti. Ferito pure alla lingua, rimane per sempre impedito nel parlare. Si scontra con Piero del Monte a Santa Maria.

Dic.

 

 

 

Toscana Romagna

Si oppone al piano del Montefeltro, che vuole restringere il raggio d'azione alla Romagna a causa delle difficoltà nel rifornimento alle truppe in prima linea; è bloccata una sua azione offensiva verso Poppi da Chiriaco dal Borgo e da Paolo Vitelli. Fa distruggere il castello di Fronzola, perché indifendibile e salva a Rassina Giacomazzo da Venezia, assalito all'improvviso dal Marciano; si fortifica sui monti della Verna, occupa i castelli di Ornina ed ottiene la resa di Qualiano. La vigilia di Natale 500 fanti nemici assalgono le sue truppe a Marzano all'ora del rancio: l'Alviano si salva sui monti della Verna; in difficoltà per la mancanza di vettovaglie e di validi rincalzi, fa bruciare i castelli di Bulzano e di Verghereto.  

1499

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

E' alla Verna con soli 450 fanti ( di cui 150 tedeschi) affamati, infreddoliti e stanchi; non riesce ad impedire la caduta di Mignano. Si sposta verso Chiusi e Montecoronaro, ripara in Bibbiena con Carlo Orsini e tenta una vana azione diversiva.

Feb.

 

 

 

Toscana

Viene criticato il suo comportamento nel collegio dei Pregadi a Venezia per le sue richieste continue di denaro per le paghe  e per l'acquisto di vettovaglie. Saccheggia il territorio vicino a Bibbiena ed il pratese alla ricerca di rifornimenti per le truppe. Sconfigge nei pressi Bianchino da Pisa.

Apr.

 

 

 

Toscana e Veneto

Affronta Paolo Vitelli con Giovambattista Caracciolo; nello stesso mese è firmata la pace fra fiorentini e veneziani, per cui si trasferisce con 70 cavalli nel contado di Monselice, dove si ferma alcuni giorni.

Mag.

 

 

 

Veneto e Umbria

Si reca a Venezia e si incontra in collegio con il doge Agostino Barbarigo. Ottiene 1500 ducati per ricostituire l'organico della sua compagnia. In Umbria.

Giu.

 

 

 

Lazio ed Umbria

Si reca a Todi  ed è in contrasto una volta di più con i Chiaravalle. Va pure a Roma a rendere atto di omaggio al pontefice e rientra immediatamente a Todi.

Lug.

Venezia

 

 

Romagna e Veneto

E' ricondotto dai veneziani per un anno di ferma ed uno di rispetto: la condotta è stabilita in 150 uomini d'arme ed in 40 cavalli leggeri. A Rimini ed a Este, dove si trovano i suoi alloggiamenti.

Ago.

Venezia

Milano

Capitano g.le cavalli leggeri

Veneto e Lombardia

Chiede inutilmente ai veneziani che sia data una condotta a Baldassarre di Scipione ed invia a Roma Francesco di Santacroce, affinché conduca al campo  contro gli sforzeschi un contingente di fanti spagnoli. Gli viene dato il comando dei cavalli leggeri, si porta a Pontoglio con Niccolò Orsini e Bernardino da Montone. Attraversa l'Oglio e va in avanscoperta verso Romano di Lombardia. Tocca Antegnate, Barbata, Pumenengo e Calcio; ottiene Fontanella.

Sett.

 

 

150 lance e 70 cavalli leggeri

Lombardia

Militano ai suoi ordini 150 uomini d'arme e 70 balestrieri a cavallo. Occupa Soncino ed è sotto Cremona, ove tratta la resa con il castellano Pietro Antonio Battaglia. Ottenutala, presenzia alla rassegna della sua compagnia. Il comportamento  tenuto nel recente conflitto è altamente elogiato in Pregadi dal provveditore generale Melchiorre Trevisan.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Gli viene confermato l'anno di rispetto.

Nov.

 

 

 

Romagna

E' a Ravenna con 2000 cavalli, per proteggere con Giacomazzo da Venezia i confini dello stato da eventuali attacchi dei pontifici di Cesare Borgia.

1500

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Si trova a Rimini con 600 cavalli; è sostituito da Giacomazzo da Venezia.

Feb.

Venezia

Milano

 

Romagna

Viene trasferito in Lombardia, alla notizia del rientro nel milanese di Ludovico Sforza.

Mar.

 

 

 

Veneto

Staziona nel veronese con 2000 cavalli e minaccia il mantovano, per indurre Francesco Gonzaga a non schierarsi al fianco degli sforzeschi.

Apr.

Venezia

Impero Ottomano

 

Veneto

Lascia Isola della Scala e si reca a Venezia, dove è ricevuto dal doge. E' spostato in Friuli per fronteggiare possibili scorrerie dei turchi. A Treviso.

Mag. ago.

 

 

 

Friuli

E' segnalato ad Udine ed a giugno a Gradisca d'Isonzo. Difende con successo il castello di Polcenigo, assediato dagli avversari. Nel frangente, consiglia una tattica attendista e la costruzione di due bastie, una a Farra d'Isonzo ed una a Lucinico. Domanda alla Serenissima nuove truppe per  rafforzare la difesa dei confini.

Sett.

Chiesa                                                      

Chiaravalle   Viterbo                 

 

Umbria e Friuli

Abbandona il Friuli per seguire Giampaolo Baglioni ed il Borgia in un'azione di polizia ai danni di Altobello da Canale, che con pochi masnadieri sta insanguinando l'Umbria. Il Canale viene ucciso nell'espugnazione di Acquasparta; successivamente, l'Alviano irrompe in Viterbo con il Baglioni e ne scaccia i figli di Giovanni Gatti; viene pure ad Orvieto. Allontanatone dal pontefice, ritorna a combattere i turchi in Friuli.

Ott.

Venezia

Impero Ottomano

 

Friuli

Chiede di combattere i turchi in Levante ed il saldo delle paghe arretrate. Si reca a Venezia e domanda che gli venga rinnovata la condotta scaduta nel mese.

Nov.

 

 

 

Veneto

Gli sono forniti 1000 ducati e raggiunge i suoi uomini nel trevigiano.

1501

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto

Si porta nuovamente a Venezia, per chiedere non solo il rinnovo della condotta, ma anche un suo aumento per altri 100 uomini d'arme.

Mar.

 

 

 

Veneto

Gli è confermata la condotta alle stesse condizioni, per due anni di ferma ed uno di rispetto. Il doge lo convince in tal senso; con il saldo di due paghe è nel trevigiano.

Mag.

 

 

 

Veneto

E' segnalato a Conegliano.

Estate

Guelfi

Terni

 

Umbria

Rientra in Umbria ed assedia Terni al comando di 10000 uomini.

Ott.

Venezia

 

 

Trentino

Richiamato dai veneziani, viene a Rovereto e vi rafforza il castello con un bastione triangolare che prenderà il suo nome.

Dic.

 

 

 

Veneto

Si incontra a Venezia con il nuovo doge Andrea Loredan. Presenta un piano per rafforzare le difese della val Lagarina, chiede denaro per le truppe e la punizione di alcuni malfattori del territorio.

1503

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Nell'attraversare il contado di Perugia alcuni spagnoli rapiscono nei pressi di Corbara la moglie Pantasilea Baglioni ed il fratello Bernardino, sospettato di avere tramato contro i pontifici assieme con gli Orsini. Vi sono forti proteste da parte della Serenissima: Il Borgia nega inizialmente di essere al corrente dell'accaduto.

Feb.

 

 

 

Veneto, Romagna ed Emilia

I congiunti , imprigionati nella rocca di Todi, sono rilasciati su pressione dei veneziani e del re di Francia. La Serenissima non concede all’Alviano di unirsi con gli Orsini ed i Baglioni e combattere così il Borgia. Viene trasferito, nondimeno, da Conegliano a Ravenna; il condottiero si vede segretamente a Bologna con Giovanni  Bentivoglio (altro signore minacciato dalla politica pontificia)  e ritorna a Ravenna nell’attesa di essere raggiunto dagli alleati. Si incontra a Venezia con i membri del consiglio dei Dieci; chiede 4000 ducati per portare soccorsi a San Leo con il Montefeltro e, poi, passare  nel perugino. Trova opposizione nel doge. A Ravenna.

Mar.

 

 

 

Romagna e Veneto

A Venezia gli sono date risposte elusive in merito ai problemi da lui sottoposti; il doge non vuole concedergli il congedo.

Ago

Orsini  Baglioni

Chiesa

 

Veneto, Romagna Emilia ed Umbria

Si trova a Lovadina, nel trevigiano, alla mostra dei suoi uomini. Alla notizia della morte di Alessandro VI, su sollecitazione di Fabio Orsini lascia il servizio dei veneziani con 15 cavalli, mentre la moglie rimane a Conegliano. Aiuta Pandolfo Malatesta a rientrare in Rimini e scorta i Bentivoglio in Bologna; transita travestito in Toscana e raggiunge a Marsciano Giampaolo Baglioni. A fine mese, compie una razzia di bestiame e fa numerosi prigionieri a Castel delle Forme.

Sett.

 

 

 

Umbria e Lazio

Attacca Perugia alla porta della Mandola; riuscitovi ad entrare, riammette nei loro stati i conti di Marsciano e con i degli Atti punta su Todi. Fa irruzione in tale località alla testa di 9000 uomini; ne assedia la rocca, i cui difensori si arrendono a patti. Si scontra a Pantalla con Paolo Astancolle ed alcuni Chiaravalle, che tentano di sbarrargli il passo. L’Astancolle è impiccato; la rocca gli cede in breve tempo dopo essere stata distrutta dalle artiglierie e dalle mine. L'Alviano prosegue nella sua marcia, tocca Amelia, Orvieto, Viterbo, dove con 800 uomini riammette i guelfi nella città.

Ott.

 

 

Spagna

Francia

 

Lazio

Piomba su Nepi, dove sta Cesare Borgia e lo costringe a rifugiarsi in Roma. Con Giulio Orsini, è contattato sia dai francesi che dagli spagnoli per combattere nel regno di Napoli. Su consiglio dei veneziani (ha un incontro con l'ambasciatore), e soprattutto perché i francesi proteggono il Borgia, preferisce passare agli stipendi dei primi. Nel frattempo con il Baglioni, Fabio Orsini e Renzo di Ceri, assale in Roma il Borgo Leonino, supera le difese approntate da Giovanni da Sassatello e da Silvio Savelli ed appicca il fuoco a porta Torrione (porta Cavalleggeri). E’ ferito il balivo di Caen ed il cardinale di Rouen, Giorgio d’Amboise, teme quel giorno per la sua vita: il duca Valentino fugge in  Castel Sant’Angelo. Alla morte del papa Pio III, il cardinale Giuliano della Rovere forza l'Alviano a lasciare la città con il Baglioni; accetta dagli spagnoli, a nome degli Orsini, una condotta di 500 uomini d’arme dietro uno stipendio di 12000 ducati, (dei quali 8000 destinati a lui) e benefici ecclesiastici che comportano una rendita di 2000 ducati per il fratello abate, nel regno di Napoli. Consalvo di Cordoba gli promette pure di aiutarlo a riammettere i Medici a Firenze. L’Alviano chiede invano ai veneziani di essere raggiunto dalla sua compagnia stanziata nel Veneto.

Nov.

 

 

 

Lazio

Si ferma a Monterotondo per conoscere il futuro dei Borgia sotto il nuovo papa.

Dic.

 

 

 

Campania e Lazio

Si unisce sul Garigliano con il Cordoba. Con Prospero e Fabrizio Colonna e l’ appoggio degli archibugieri spagnoli, si avventa su 1500 francesi che hanno attraversato il fiume. Dopo la vittoria, convince il Cordoba a costruire un ponte di barche per superare il Garigliano; un primo tentativo va a vuoto per le cattive condizioni atmosferiche; a fine mese, ne fa costruire un altro in un casale vicino a Sessa Aurunca e lo fa trasportare nottetempo al passo di Suio. Lo fa gettare all'alba, non più a due miglia da un analogo manufatto francese (come in precedenza ha tentato il Cordoba), bensì a quattro miglia. L'Alviano attraversa il fiume all’avanguardia con Pietro Navarro e Garcia di Paredes. Sugli argini della riva destra non vi sono vedette; 300 balestrieri normanni sono, viceversa, sull'alto di una collina, ma costoro si accorgono del passaggio delle milizie spagnole solo quando questo è in piena attuazione. I nemici ripiegano a carloforte, ove si trovano 150 uomini d'arme francesi con altrettanti balestrieri a cavallo. L'Alviano occupa Castelforte e, sempre tenendosi per la collina, prosegue verso Traietto (Minturno). I francesi si ritirano di notte; all’ alba  entra nel loro campo ed inizia a inseguire i nemici. I cavalli leggeri di Prospero Colonna sono travolti; l’Alviano, al contrario, giunge al bivio Gaeta- Itri e disperde numerosi uomini d’arme francesi con grande mortalità fra gli avversari (almeno 1000 uomini fra cavalli e fanti). Il giorno seguente conquista il monte Orlando, sopra Gaeta, ed obbliga i francesi che si sono rifugiati nella città ad arrendersi.

1504

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Campania

E’ contattato dai fiorentini e dai pontifici per militare ai loro stipendi.

Feb.

 

 

 

Campania Calabria

Basilicata e Puglia

Lascia Napoli con 6000 fanti, 700 uomini d’arme e molti pezzi di artiglieria; risale la Calabria verso la Basilicata; conquista Melfi; combatte a Tricarico, espugna il castello di Miglionico (detto anche del Manconsiglio, perché anni prima vi si sono riuniti i baroni ribelli al re Ferrante d'Aragona).

Mar.

 

 

 

Puglia

Prosegue verso Altamura; scaccia i francesi di Luigi d'Ars da Venosa con sanguinose scaramucce; è stipulata una tregua per la quale fa uscire da Taranto 50 uomini d’arme nemici. Assedia il marchese di Bitonto in Conversano; allorché gli uomini d’arme da lui lasciati andare rafforzano tale guarnigione, minaccia di impiccarli in caso di nuova cattura. Li costringe, in tal modo, ad abbandonare la località ed a riparare a Trani nel veneziano.

................

 

 

 

Puglia Abruzzi Lazio Campania

Toscana

Si impadronisce di Minervino e di Spinazzola;entra negli Abruzzi; ingaggia cruenti combattimenti ad Orsogna, a Bucchianico, a Manoppello, a Penna. Annientati gli avversari, si dirige verso ovest lungo il confine con lo stato della Chiesa, costeggia la Maiella, attraversa fara Filiorum Petri (Fara San Martino), Alvito, Cassino, Caserta, per giungere, infine, a Napoli.la guerra ha termine con la pace di Blois. Viene chiamato dal Cordoba in Toscana. Gli spagnoli gli concedono in feudo in Calabria il  ducato di Alvito (San Marco Argentano), la gabella della seta in Calabria ( con entrate per 8000 ducati), la val di Grado ed un palazzo in Napoli, già del principe di Bisignano.

Giu.

 

 

 

Lazio

Ha un colloquio a Roma con il papa, che fa liberare il fratello abate rinchiuso giorni prima in Castel Sant’Angelo; da parte sua promette di restituire il castello di Lugnano, nel reatino.  Si incontra nuovamente con l’ ambasciatore veneziano Antonio Giustinian e si offre di ritornare al servizio della Serenissima.

Ago.

 

 

 

Umbria

Giunge con alcuni uomini d’arme a Città di Castello, il che provoca sospetti nei pontifici. Chiede il saldo delle sue spettanze a Consalvo di Cordoba o il permesso di trasferirsi al soldo di altri committenti: gli sono consegnati 4000 ducati ed è convocato a Napoli. Viene accusato dal governatore pontificio di Città di Castello di avere tenuto un trattato a Montone.

Sett.

 

 

 

Lazio

E' segnalato a Perugia ed a Monterotondo. A Perugia sostiene la causa dei Baglioni contro i fuoriusciti.

Nov.

 

 

 

 

Ricevuto altro denaro dagli spagnoli, allestisce una compagnia di 400 uomini d’arme; Giulio II gli ordina di abbandonare i territori dello stato della Chiesa oppure di licenziare le truppe raccolte.

Dic.       Umbria
Si trova ad Alviano. E' sospettato dai fiorentini di volersi muovere in soccorso dei pisani e di volere occupare Piombino.

1505

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Rieti

 

Lazio

Contatta i veneziani tramite il Giustinian. Attacca Rieti con Renzo di Ceri. Ne viene respinto da Fabrizio Colonna.

Mar.

 

 

 

 

Il Cordoba gli riduce la condotta a 100 lance e non gli concede i fanti che gli sono stati promessi per fare rientrare i Medici in Firenze. L’Alviano rinuncia alla condotta con gli spagnoli.

Apr.

 

 

 

Lazio ed Umbria

Si accampa nei pressi di Roma e raccoglie a Viterbo 300 uomini d’arme e 400 cavalli leggeri. Si incontra ad Ostia con il papa; durante la sua visita alcuni corsari sbarcano sul litorale, l’Alviano manda al loro inseguimento i suoi uomini che ne catturano 5 o 6 che sono fatti impiccare dal pontefice. Rientra in Umbria e sparpaglia le sue truppe fra Alviano ed altre località.

Mag.

 

 

 

Umbria

Entra in trattative per occupare Orvieto.

Giu.

 

 

 

Umbria e Lazio

Giunge a Piegaro; contatta gli Orsini, il signore di Siena Pandolfo Petrucci e Giampaolo Baglioni per avere aiuti con i quali rimettere i Medici in Firenze e prestare soccorsi ai pisani. Tocca Pitigliano; il Cordoba gli ordina di non muoversi. Nonostante tutto, decide di tentare l’avventura e di assalire i fiorentini. A fine mese si trasferisce nel senese.

Lug.

Comp. ventura

Medici

Firenze

 

Toscana

Supera la Maremma e giunge nello stato di Piombino con 300 uomini d’arme (dei quali 70 della sua compagnia) e molti fuoriusciti di Firenze, Arezzo e della val di Chiana. Si ferma a Scarlino, inseguito sempre dalle minacce del Cordoba: viene abbandonato dal Baglioni e, parzialmente, anche dal Petrucci.

Ago.

 

 

 

Toscana  e Umbria

Con 240 uomini d’arme, 120 cavalli leggeri e 500 fanti raccogliticci, punta inizialmente su Vignale Riotorto, nel territorio di Piombino tra la val di Cornia e la val di Pecora: i pisani si rifiutano di appoggiare la sua iniziativa per le pressioni ricevute dagli spagnoli. L'Alviano è contrastato dal commissario Antonio Giacomini, da Ercole Bentivoglio e da Marcantonio Colonna (200 uomini d'arme e 1500 fanti) a Campiglia Marittima: dispone ora di 160 uomini d’arme, 20 lance spezzate, 20 balestrieri a cavallo, 600 cavalli leggeri e 800 fanti. Di questi ultimi, 100/150 fanti corsi disertano dalle sue file appena giunge alla Macchia. Obbligato allo scontro a metà mese in località San Vincenzo, l'artiglieria fiorentina lo prende d'infilata; è assalita la sua retroguardia, mentre l'avanguardia è impegnata dalle squadre di marcantonio Colonna, di Jacopo Savelli e dai colonnelli di fanti comandati da Zitolo da Perugia e da Vittorio da Canale. La fanteria dell'Alviano cede al primo assalto e si dà alla fuga dopo avere subito numerose perdite. Chiappino Vitelli si ritira con la sua cavalleria verso Bibbona per ricongiungersi con l'Alviano verso la torre di San Vincenzo. L'Alviano tenta di resistere e riprende il combattimento animato dalla tradizionale emulazione fra Orsini e Colonna, in particolare di marcantonio Colonna suo nemico personale. I colonnesi cedono ma vengono sorretti dalle fanterie di Piero del Monte a Santa Maria e di Vittorio da Canale. E' ferito al volto da alcuni colpi di stocco infertigli dal Colonna; anche il Vitelli è ferito. Da ultimo ultimo apromo il fuoco su una squadra di 100 uomini d'arme 6 falconetti fatti condurre dal commissario generale Antonio Giacomini. Dopo due ore l'Alviano è costretto a cedere; si salva con Giovan Corrado Orsini ed il Vitelli ed altri 8/10 cavalli (guidati da un Sassetta) a Monterotondo Marittimo nel grossetano, controllato dai senesi. In tale località si collega con il Baglioni con il quale, successivamente, riparerà nel perugino. Gran parte degli uomini della compagnia sono fatti prigionieri a San Vincenzo, a Cecina ed a Rosignano Solvay; parte degli sconfitti sono, invece, salvati dai contadini della Maremma favorevoli ai della Sassetta. I fiorentini si appropriano di 1000 cavalcature e dei carriaggi; oltre che della preda si impadroniscono della corrispondenza dell'Alviano con il Baglioni, il Petrucci e Jacopo d'Appiano. Sono conquistati 9 stendardi di uomini d'arme e 5 insegne di fanteria, con l'armatura dello stesso Alviano. Bandiere ed insegne saranno appese a Firenze nella sala del grande Consiglio.

Sett.

 

 

 

Umbria

Si trova a Perugia ed a Todi.

...............

 

 

 

 

Ristabilitosi, si porta nel regno di Napoli e rende omaggio al re di Spagna; restituisce ai San Severino il ducato di Alvito ed in cambio gli viene concessa la ducea di Bucchianico negli Abruzzi. Ha modo di riconciliarsi con il Cordoba.

Dic.

 

 

 

 

E’ in contatto sia con i pontifici che con i veneziani per passare ai loro stipendi.

1506

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

 

150 lance

Umbria

La sua condotta trova resistenze nel senato: gli sono concessi 150 uomini d’arme con uno stipendio annuo di 15000 ducati per un anno di ferma ed uno di rispetto.

Mar.

 

 

 

Veneto

Lascia Roma per Venezia.

Mag.

 

 

 

Veneto

Alla mostra della sua compagnia a Conegliano.

Ago.

 

 

 

Friuli

Alla rassegna dei suoi uomini a Sacile; si trasferisce ad Udine, per controllare da vicino eventuali movimenti di milizie imperiali sui confini.

Nov.

 

 

 

Veneto

Al cessare del pericolo fa rientro a Venezia ed al campo di Conegliano. Gli è data una licenza di due mesi, al fine di potere rientrare nel regno di Napoli per risolvervi alcuni problemi sorti a seguito dello scambio Alvito/Bucchianico.

1507

 

 

 

 

 

Gen.     mar.

 

 

 

Campania

A Napoli gli è concesso il contado di Malapelle e gli viene promesso un conguaglio a suo favore per colmare la differenza di entrate fra i due ducati. 

Apr.

 

 

 

Veneto

Fa ritorno a Venezia ed a Conegliano.

Mag.

 

 

 

Lombardia

E’ trasferito in Ghiaradadda ed a Ghedi passa in rassegna i propri uomini con Niccolò Orsini.

............       Francia
Una lapide murata all'interno della cisterna nel cortile del castello di Alviano attesta una misteriosa campagna da lui combattuta a favore del re di Francia. Sembra che la abbia sostenuta senza informare i veneziani e che sia stato fatto prigioniero nella Francia meridionale.

Ago.

 

 

 

Veneto

A Venezia per consultazioni  con l’Orsini ed il Caracciolo.

Sett.

 

 

 

Veneto

Gli viene confermato l’anno di rispetto.

Dic.

 

 

 

Friuli

A Gradisca d’Isonzo; invia una memoria al consiglio dei Savi sui risultati della sua ispezione.

1508

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto e Friuli

Effettua un sopralluogo a Butistagno in Cadore ed al passo di Chiusaforte, la cui fortezza fa munire opportunamente. Fa scavare un fossato a Primolano e costruire due bastioni a Celazzo ed a Laurone. Rientra in Friuli, dopo avere riportato a Venezia, al consiglio dei Dieci, i risultati delle sue ispezioni.

Feb.

Venezia

Impero

 

Veneto e Friuli

Si trova a Bassano del Grappa ed è trasferito in Friuli con Piero del Monte a Santa Maria, per contrapporsi agli imperiali che minacciano i confini. Tocca Castello di Gardona  e Belluno, individua una linea di azione comune con Girolamo Savorgnano in Cadore. E’ avvertito da tale capitano di non risalire il Piave, bensì di piegare per la val di Zoldo. Prende con sé 100 uomini d’arme, 400 tra stradiotti e balestrieri a cavallo, 1500 fanti e, sotto la neve, raggiunge Forno di Zoldo.

Mar.

 

 

Governatore g.le  1050 cavalli

Veneto

Con l’aiuto degli abitanti, sgombera dalla neve la mulattiera che porta in Cadore e per la forcella di Cibiana varca il Boite, occupa Venàs e, prima dell’alba, si ferma a Valle nei pressi di Pieve di Cadore. Decide di affrontare i tedeschi in campo aperto a Tai di Cadore ed assale gli avversari su entrambi i fianchi, mentre la sua cavalleria leggera si impadronisce delle artiglierie. Fra i nemici è ucciso Sisto di Trantson con 1500 fanti; la mattina seguente attacca il castello di Pieve di Cadore: i difensori si arrendono a patti a seguito della perdita di due rivellini. Riconquistato così tutto il Cadore, ridiscende lungo il Piave e si pone a Conegliano. E’ nominato governatore generale delle truppe, gli viene aumentata la condotta di 400 cavalli e la provvigione annua (portata a 30000 ducati); gli vengono pure donati 1000 ducati e le artiglierie conquistate. Nel proseguimento del conflitto, invia parte delle truppe per i passi della Carnia alla volta di Pontebba; con il resto degli uomini muove celermente verso l'Isonzo. A metà mese passa per Sacile e tocca Udine; occupa Codroipo e San Lorenzo; giunge a Cividale del Friuli.

Apr.

 

 

 

Friuli

Arriva a Savorgnano con 25003000 fanti, 700 uomini d’arme, 300 balestrieri a cavallo, 300 stradiotti, le cernite friulane e numerosi pezzi di artiglieria. Viene a Tricesimo, assale Cormons, il cui castello conquista dopo un attacco di sette ore: la guarnigione (comandata da Giorgio Hoffer) è passata a fil di spada ed il bottino ammonta a 100000 ducati. Ottiene la resa di Pordenone e di altri castelli, fra i quali Reifenberg. Fa gettare un ponte sull’Isonzo e si ferma sotto Gorizia. Dalla sponda destra del fiume incomincia il bombardamento della torre che costituisce la testa di ponte del campo trioncerato goriziano. Alcuni assalti, condotti personalmente dall'Alviano, vincono la resistenza degli imperiali; viene riattato il ponte parzialmente distrutto dagli avversari e la città, dopo quattro giorni, cade in potere dei veneziani. I difensori si arrendono a patti; l’Alviano mantiene la disciplina fra i suoi e non esita a fare giustiziare i soldati che si danno al saccheggio. Dopo altri quattro giorni, in cambio di 4000 ducati, ottiene anche la capitolazione del castello, alla cui difesa si trova Andrea di Liechtenstein. Con la vittoria, l'Alviano ha modo di innalzare l'antico emblema araldico della sua casa, che a tutt'oggi è presente nella processione del Corpus Domini ad Orvieto. Questo stemma è spaccato in due parti: nella prima, azzurra, vi compaiono tre gigli d'argento; nella seconda sono presenti in alternanza tre colonne rosse e due bianche. Per ritornare all'aspetto militare, a fine mese l'Alviano punta su Trieste. Lungo il cammino, espugna i castelli di Duino e di Prosecco e chiede, invano, la resa di Monfalcone. 

Mag.

 

 

 

Friuli e V.Giulia

Assedia Trieste per terra, mentre per mare la città è bloccata dalla flotta di Girolamo Contarini con 9 galee e numerose barche armate. 40 triestini, usciti dalla città, depredano il castello di Draga controllato dai veneziani. Un'altra sortita dei difensori rallenta i lavori di allestimento di una batteria collocata nel sito "le fornaci". L'opera è messa a punto ed inizia il bombardamento di Trieste per tre giorni da terra e dal mare. L'Alviano si attesta a Prosecco. Viene contrattata la resa con il provveditore Corner dopo che sono state atterrate parte delle mura, molte case ed alcune torri. I triestini si arrendono e riconoscono ai veneziani 15000 ducati per non subire il saccheggio della città. La rocca cede a seguito di un trattato con alcuni fanti spagnoli dietro la consegna di 4000 ducati. Per ringraziamento dei successi conseguiti, l'Alviano dona alla chiesa di Montona l'altarino da campo quattrocentesco che egli porta sempre con sè. A Trieste viene inviato come provveditore Alvise Capello che mantiene la disciplina con severità (impiccagioni, frustate e donne messe alla berlina). Nel castello è posto Alvise Zeno.

Giu.

 

 

 

V. Giulia  Slovenia

Entra in Istria, ottiene Pisino, Fiume e Postumia superando la guerriglia organizzata da alcuni signori feudali.

Lug.

 

 

 

Friuli e Veneto

Lascia Udine ed è accolto in trionfo a Venezia con il bucintoro. Nella chiesa di San Marco gli vengono consegnate lo stendardo ed il bastone di governatore generale ed egli giura i suoi obblighi mettendo entrambe le mani sul messale. Alla solenne cerimonia assiste la moglie, arrivata a Venezia da pochi giorni: la donna è alloggiata nel palazzo di Raffaele Gritti a San Martino. Al condottiero sono pagate le spese per la sua permanenza nella città. E’ investito dal doge di Pordenone e di Porto Naone, dietro il censo di un cero da consegnarsi ogni anno alla basilica di San Marco; è inscritto al Maggior Consiglio. Subito si trasferisce a Pordenone: lo accompagnano la moglie ed il fratello Bernardino, ora vescovo di Nocera dei Pagani. Prende formalmente possesso del castello dalle mani del luogotenente del Friuli Andrea Loredan.

ago. sett.       Friuli A Pordenone.
Ott.

 

 

 

V.Giulia  e Croazia

Ispeziona le opere difensive di Gorizia, Trieste, Fiume e Belluno. Nell'anno la sua paga complessiva ascende a 26400 ducati.

Nov.       Friuli Rientra a Pordenone.

1509

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto e Friuli

Lascia Pordenone e si reca a Venezia per consultazioni con Niccolò Orsini; gli sono riconosciute spese giornaliere per 15 ducati, mentre all’Orsini gliene sono concessi 25. Partecipa ad alcune sedute del Maggior Consiglio, ispeziona le fortificazioni del Friuli e provvede a rafforzare le difese di Vicenza e di altri centri del veronese.

Mar.

 

 

 

Friuli e Lombardia

Da Pordenone si porta in Ghiaradadda.

Apr.

Venezia

Francia

 

Veneto e Lombardia

Si trova a Peschiera del Garda pronto ad iniziare la guerra; suggerisce una strategia di attacco agli antipodi rispetto a quella del capitano generale Niccolò Orsini, teso, viceversa, ad aspettare gli avversari nel campo fortificato di Orzinuovi. Da Isola della Scala passa a Nogara per sorvegliare i confini del mantovano; distrugge il ponte di Ponte Molino sul Tartaro e punta su Casalmaggiore, caduta nelle mani di Francesco Gonzaga. E’ a Pontevico con il provveditore generale Giorgio Corner e l’Orsini alla testa della quarta colonna, forte di 440 lance, di 6940 fanti agli ordini del del Monte, di 200 balestrieri a cavallo e di 100 cavalli leggeri come esploratori. A Fontanella; quando i francesi dello Chaumont si ritirano al di là dell’Adda, si dirige a Treviglio su disposizione del Senato. Occupa Rivolta d’Adda, respinge uno squadrone di cavalleria nemica ed attraversa il fiume incalzando gli avversari fino a Cassano. Negli stessi giorni nasce a Pordenone il primo figlio maschio, Marco, che morirà più tardi nel 1512.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Si accosta a Treviglio dove sono 50 lance e 1000 fanti francesi; pianta le artiglierie  e dopo due giorni la città cade nelle sue mani: Treviglio è messa a sacco. I francesi di Gian Giacomo da Trivulzio approfittano di tale dilazione temporale per riattraversare l’Adda senza trovare resistenza. L'Alviano si ritira con l’Orsini (2000 uomini d’arme 20000 fra fanti e cernite e molti cavalli leggeri, di fronte a 2000 lance, a 6000 fanti svizzeri ed altri 12000 uomini tra guasconi ed italiani). Mentre procede in ordine sparso alla retroguardia con 400 lance ed i migliori fanti dell’esercito veneziano (5400 uomini), si scontra ad Agnadello con l’avanguardia dello Chaumont e del Trivulzio (500 lance e 6000 fanti svizzeri). Respinge i primi assalti ed infligge gravi perdite ai nemici; chiede soccorsi all’Orsini, che, invece, gli risponde di ripiegare. Si attesta con lance, fanti e 6 pezzi di artiglieria su un piccolo argine, posto su un letto vuoto di un torrente. I fanti veneziani avanzano respingendo i guasconi; si allungano però troppo sul terreno, anche perché la vicina colonna di Antonio Pio non si muove a colmare gli spazi e le cernite bresciane si scompigliano e si danno alla fuga. Sopraggiungono i rinforzi francesi, comandati dal Connestabile di Borbone e dallo stesso re Luigi XII. La fanteria italiana del del Monte, di Zitolo da Perugia e di Saccoccio da Spoleto resiste per tre ore di fronte all’incalzare della cavalleria pesante; alla fine, rimangono tutti  sul terreno. Il condottiero è ferito ad un occhio e si arrende nelle mani di Giovanni di Chabanne o del Vaudenesse. A Venezia è accusato della sconfitta senza mezzi termini; il re Luigi XII lo fa condurre a Milano nel Castello Sforzesco.  

Lug.

 

 

 

Francia

Segue, prigioniero, il re in Francia.

1510

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Francia

Si parla a Venezia di un suo possibile utilizzo dei francesi per combattere gli inglesi (condotta di 100 lance).

Sett.

 

 

 

Francia

Viene rinchiuso in una gabbia a Loches; scrive le proprie memorie andate perdute.

1512

 

 

 

 

 

Ott.

 

 

 

Francia

E’ sempre in carcere a Loches con il Navarro.

Nov.

 

 

 

Francia

Viene liberato dalla prigione di Oulx, in Savoia per un intervento del Trivulzio e dietro il versamento – da parte degli Orsini – di una cauzione a suo favore di 40000 ducati.

1513

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Francia

Alla corte francese.

Mar. apr.

 

 

 

Francia

Veneziani e francesi si alleano contro gli spagnoli. L’Alviano è rilasciato e con Andrea Gritti si incontra con Luigi XII; si trova a Cahors con Gian Giacomo e Teodoro  da Trivulzio e, da qui, prende la strada per l’Italia.

Mag.

Venezia

Spagna  Milano

Capitano g.le. 325 lance e 200 cavalli leggeri

Piemonte Emilia Veneto e Lombardia

Tocca Susa, Torino, Ferrara, Chioggia e Venezia. Riferisce in Pregadi la sua versione sulla battaglia di Agnadello. E’ nominato capitano generale per due anni di ferma e due di rispetto; gli viene concessa una condotta di 325 uomini d’arme e di 200 balestrieri a cavallo. Riceve lo stendardo ed il bastone d’argento in San Marco lo stesso giorno in cui è caduto prigioniero quattro anni prima. E’ a Padova con Teodoro da Trivulzio; si unisce a San Bonifacio con il Baglioni; si reca a San Martino Buon Albergo e muove contro Verona. E’ scoperto un suo trattato per avere la città, ordito con Pandolfo Malatesta; si accampa a porta Palio, di fronte alla cittadella. Vista l’ inutilità degli sforzi, si allontana ed occupa Valeggio sul Mincio e Peschiera del Garda, che ha a patti. Ha l’ordine di non attraversare né l’Adda, né il Po. Raggiunge Gambara e Cremona. Contemporaneamente a questi fatti, invia Giacomo Rusconi a prendere possessi di Pordenone.

Giu.

 

 

 

Lombardia e Veneto

Scaccia da Cremona 500 fanti di Galeazzo Pallavicini e di Antonio Maria Pallavicini, che ne hanno occupato i borghi per conto dei francesi. Entra nella località e vi svaligia 1000 fanti spagnoli e 200 uomini d’arme sforzeschi; fa prigionieri Alessandro e Galeazzo Sforza, che hanno ottenuto la resa a patti dai Pallavicini. Consegna Cremona ai francesi; invia Renzo di Ceri a Brescia, mentre egli si ferma a Cava Tigozzi sul Po. Mette in allarme Pizzighettone con Teodoro da Trivulzio ed ordina al Baglioni di impedire a Raimondo di Cardona la costruzione di un ponte sul Po. I francesi sono sconfitti a Novara; per tale fatto l’Alviano si ritira a Pontevico, Gambara, Casalmoro, Valeggio sul Mincio; viene sull’Adige a Tombazosana ed a Tomba di Sotto con 600 uomini d’arme, 1000 cavalli leggeri e 5000 fanti. E’ a San Giovanni Lupatoto, entra in Legnago e ne fa conquistare la rocca al Baglioni. Si accosta a Verona, a Santa Lucia, dalla parte di porta San Massimo; abbatte con le artiglierie 40 braccia delle mura e la torre della Portara e dà battaglia. Subisce molte perdite. Poiché non sorgono tumulti nella città a favore della Serenissima, deve dare ancora una volta l’ordine della ritirata. Mantiene sempre la disciplina con pugno di ferro e fa giustiziare tutti gli indisciplinati (almeno 20 uomini). Ritorna a San Giovanni Lupatoto e blocca tutte le strade per le quali possano essere introdotte vettovaglie in Verona. Si sposta a Ronchi; all’avvicinarsi dell’esercito spagnolo, cambia i suoi piani e ripara ad Albaredo d’Adige. Fa minare il castello di Peschiera del Garda, perché indifendibile, e si porta a San Bonifacio.

Lug.

 

 

 

Veneto

E’ a Montagnana ed a Padova. Invia alla difesa di Treviso il Baglioni, Malatesta Malatesta da Sogliano, Taddeo della Volpe e Serafino da Cagli con 300 lance, 300 cavalli leggeri e 2000 fanti; manda Giampaolo Manfrone a Cittadella a proteggere i lavori di mietitura nei campi; fa disertare Mercurio Bua dalle fila imperiali e provvede ai lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova e Treviso. Fa entrare l’esercito in Padova (9000 fanti, 1000 lance e molti cavalli leggeri). Rafforza la cinta muraria della città con uno sviluppo di undici chilometri e dota le mura di baluardi, bastioni, cunicoli, casematte e nuove porte;  fa spianare all'esterno tutte le case e tagliare tutte le piante entro l’arco di tre miglia. Padova è assalita da 1000 lance, da 800 cavalli leggeri, da 5000 fanti spagnoli e da 5000 lanzichenecchi comandati dal Cardona.

Ago.

 

 

 

Veneto

Fa uscire 100 cavalli leggeri e 150 fanti, per verificare i lavori di trinceramento degli spagnoli al Bassanello: l’Alviano è sempre in prima linea a curare ogni particolare. Quando i nemici si ritirano, invia i cavalli leggeri e gli stradiotti al loro inseguimento per controllarne i movimenti. Andrea Gritti loda il suo zelo in Pregadi.

Sett.

 

 

 

Veneto

Si vede a Venezia con il doge; il consiglio dei Savi apporta alcune modifiche alla sua condotta: anche il provveditore generale, Domenico Contarini ha elogi in collegio per il suo comportamento. Presenta un memoriale per la razionalizzazione dei corpi di fanteria al fine di diminuire gli sprechi. A Treviso fa rafforzare le mura con tre rivellini ed ordina di spianare case e piantagioni attorno alla cinta.

Ott.

 

 

 

Veneto

Ha dal Senato il permesso di attaccare battaglia campale a causa del saccheggio del territorio di Piove di Sacco e del bombardamento di Venezia. Dispone che il Baglioni esca da Treviso, mentre egli da Padova si porta a Limena ed a Fontaniva. Raggiunge Cittadella ed impedisce l’attraversamento del Bacchiglione al Cardona ed a Prospero Colonna (1000 lance, 4000 fanti spagnoli, 2000 fanti tedeschi e 1000 venturieri). Gli avversari riescono a guadare il Brenta a Cervarese Santa Croce. Retrocede allora su Vicenza con il Baglioni ed il provveditore Gritti, spedisce il Manfrone a Montecchio Maggiore per difendere il passo sul Retrone. Altri 500 cavalli sono inviati a Barbarano Vicentino con la medesima finalità e fa occupare dai contadini tutte le vie che conducono a  Schio ed a Vallarsa. Si ferma ad Olmo e fortifica la strada verso Verona con tagliate, fossi ed artiglierie. Gli spagnoli eludono di notte la sua sorveglianza grazie ad una forte nebbia e si avviano verso Schio. Allorché si accorge del ripiegamento degli avversari, manda al loro inseguimento Niccolò Vendramin con i cavalli leggeri; segue costoro con 1400 uomini d’arme, 10000 fanti non di prima scelta e 1000 stradiotti. Su pressione del provveditore Andrea Loredan, assale la retroguardia di Prospero Colonna a Creazzo. La cavalleria leggera veneziana è  respinta; interviene allora con la cavalleria pesante ed avanza risoluto sugli  uomini d’arme nemici, che incominciano a ripiegare. I fanti della Serenissima , fra i quali vi sono molte cernite, non reggono all’urto dei fanti tedeschi e spagnoli di Ferdinando d’Avalos; i fanti romagnoli di Babone Naldi sono travolti; nello stesso tempo non arrivano i rinforzi che deve condurre il Baglioni. I veneziani subiscono una disfatta (fra morti e prigionieri 400 uomini d’arme e 4000 fanti). Inizialmente è imputata all’Alviano la sconfitta ed anche alcuni condottieri, come il Baglioni, prendono le distanze da lui; egli si assume ogni responsabilità e ritorna alla difesa di Padova con 3300 fanti. Per sopperire alla estrema mancanza di denaro, impone alla comunità di Pordenone il pagamento di un contributo straordinario di 4000 ducati, a titolo di rimborso per danni da lui subiti a causa dell'incuria degli abitanti (asportazione delle sue artiglierie dal castello da parte degli imperiali): gliene sono consegnati 2600.     

Nov.

 

 

 

Veneto

Il d’Avalos arriva sino alle Brentelle; l’Alviano esce da Padova con i cavalli leggeri ed obbliga gli spagnoli a ritirarsi ad Este, Montagnana, Monselice, Cologna Veneta, Bevilacqua e Badia Polesine. Segue sempre i lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova e di Treviso.  

Dic.

 

 

 

Veneto

Esercita pressioni perché Renzo di Ceri sia nominato governatore generale al posto del Baglioni. Viene a Venezia con il Bua e Giampaolo da Sant’Angelo: è accolto dal doge e da molti nobili in collegio. Ritorna a Padova.

1514

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto

Manda i cavalli leggeri nel vicentino per difenderlo dalle scorrerie degli spagnoli.

Mar.

 

 

 

Veneto e Friuli

Lascia Teodoro da Trivulzio al governo di Padova e si sposta a Treviso: ottiene il via libera per un’operazione in Friuli al fine di contrastarvi le scorrerie di Cristoforo Frangipane: costui, infatti, quando gli abitanti di Muzzana del Turgnano si sono ribellati agli imperiali ed hanno ucciso due suoi corrieri, per rappresaglia ha fatto abbacinare un occhio a 25 persone ed a altri 25 uomini ha fatto imprimere con il fuoco, sul loro volto, la croce di Sant'Andrea. A fine mese l'Alviano parte nottetempo da Padova con 200 uomini d’arme, 400 cavalli leggeri e stradiotti, 700 fanti e 6 pezzi di artiglieria (3 falconetti e 3 sagri). In due tappe, nascondendosi alla vista nei boschi, giunge a Sacile; si avvicina a Pordenone e divide le sue truppe in tre raggruppamenti. Egli si colloca a Santa Maddalena di Porcia, Malatesta Baglioni nei pressi di Rorai, parte degli stradiotti, dei cavalli leggeri e degli uomini d'arme sulla strada che conduce a Polcenigo con il provveditore Vitturi. Alla guardia di Pordenone si trova il Rizzano, un capitano di Fiume, con un presidio di 120 fanti, di 100 cavalli leggeri, di 200 lance e di numerosi balestrieri a cavallo croati capitanati dal conte Guido della Torre, più altri 300 cavalli condotti dal Rainer. L'Alviano spinge avanti l'avanguardia con il Baglioni e Pietro da Longhena. Costoro arrivano nel borgo di San Giovanni, fuori le mura. Il Rizzano fa uscire alcuni esploratori; a sua volta, in un secondo momento, segue il loro esempio per affrontare i veneziani; inizia il combattimento. Le milizie della Serenissima si ritirano ad arte sotto la pressione nemica, si fanno inseguire finché gli imperiali cadono nell'agguato predisposto in precedenza. Sono così battuti 200 uomini d’arme e 300 cavalli leggeri imperiali; il Rizzano, ferito alla faccia, cade da cavallo ed è fatto prigioniero. Gli avversari si danno alla fuga e riparano in Pordenone. I veneziani si impadroniscono del borgo di San Giovanni: da qui incominciano a bombardare la città ed il castello con i 6 pezzi di artiglieria. Il giorno seguente si ripete il bombardamento; sono abbattute le porte e sono abbassati i ponti levatoi dopo averne troncate le catene. A mezzogiorno la città è conquistata; anche il castello, due giorni, subisce la medesima sorte. La maggior parte dei difensori viene passata a fil di spada e tra i morti si trovano pure un centinaio di cittadini: segue il saccheggio che dura un intero giorno. Nessuna casa si salva dalla furia dei soldati, nemmeno i chiostri e le chiese ( quelle di Santa Maria, di San Marco e di San Francesco, nella quale sugli altari sono uccisi alcuni uomini). L'Alviano entra a cavallo in una chiesa. I villaggi di Rorai e di Cordenons incorrono in analoghi maltrattamenti: in particolare sono razziati 1000 buoi e 10000 pecore. Da ultimo, 132 prigionieri sono condotti a Venezia per essere incarcerati nelle prigioni di Torresella e di Torrenuova. Subito dopo l'Alviano guada il Tagliamento ed occupa San Daniele del Friuli; ancora due giorni e libera il castello di Osoppo dall’assedio postovi da tempo dal Frangipane.

Apr.

 

 

 

Friuli

Lascia San Daniele del Friuli, supera l’Isonzo ed attacca Gorizia: l’arrivo di 2000 fanti tedeschi da Tolmezzo, lo convince a rientrare. A fine mese rientra ad Udine.

Mag.

 

 

 

Veneto

Tocca in rapida progressione Venezia, Treviso, dove si incontra con il capo del consiglio dei Dieci, Castelfranco Veneto e Padova. Fa tagliare sul Brenta il  ponte di Torre; invia i suoi uomini d’arme ad alloggiare tra il Piave ed il Sile ed i suoi balestrieri a cavallo ad Asolo. Ritorna ancora a Venezia con il Scipione; non viene accontentato quando domanda di passare all’assedio di Marano Lagunare. Illustra un suo progetto di riforma dei regolamenti militari che è approvato.

Giu.

 

 

 

Veneto

Gli spagnoli vengono a Torri di Quartesolo, vicino a Vicenza, ed espugnano Cittadella. L’Alviano si fortifica a Brentelle e sorprende in una sortita il Cardona (340 morti). Non lo fermano i rimproveri ricevuti per questa azione ed insegue i nemici che stanno saccheggiando il territorio. E’ ad Arlesega in perlustrazione e per poco non è  catturato da una pattuglia spagnola; sposta il campo a Brusegana, perché gli avversari hanno lasciato Montegalda per attaccare Padova alla porta di Santa Croce.

Lug.

 

 

 

Veneto

Spedisce nel vicentino Malatesta Baglioni, Giulio Manfrone, Giampaolo da Sant’ Angelo ed il Bua, che a Camisano Vicentino sorprendono le milizie nemiche. Quando gli spagnoli lasciano Monselice, invia loro contro a Battaglia Terme Giovanni Naldi ed il Bua; manda, infine, il Bua ed il Vendramin a scorrere in Valsugana. 

Ago.

 

 

 

Veneto

Fa condurre alcune azioni nel veronese, che portano alla cattura ed all’impiccagione del fuoriuscito Siginfreddo Caliari. Nasce il figlio Livio: a fine mese, al suo rientro a Padova, organizza una grande festa per la sua pubblica presentazione. Alla cerimonia sono presenti Teodoro da Trivulzio, il fratello vescovo e tutti i condottieri. Il bambino è battezzato con l'acqua del Bacchiglione e gli sono imposti quattro nomi, che rappresentano il mondo del condottiero: Livio, per la continuazione della stirpe; Lorenzo, in ricordo del cognato Lorenzo dei Medici; Eusebio, in riconoscenza del santo del giorno; Settimo, perché è il settimo figlio dopo cinque femmine ed un maschio (morto due anni prima). Il corteo si imbarca e giunge al ponte romano di San Giovanni delle Navi, sotto il quale vi è l'approdo delle imbarcazioni provenienti da Este e da Monselice. Esso prende terra e per la via Vescovado giunge al duomo; da qui prosegue per piazza Capitaniato, dove all'attuale sede del Liviano si trova il suo palazzo.

Sett.

 

 

 

Veneto

Gli spagnoli abbandonano Vicenza, Brendola e Monselice per la scarsità di vettovaglie; l’Alviano si trasferisce a Battaglia Terme, spinge Antonio da Castello ad  occupare di notte Este. Questi non riesce ad avere il castello; fallita l’azione di sorpresa, l’Alviano decide di procedere con tutto l’esercito. Da Brognoligo perviene a Roveredo di Guà, dove si impadronisce di un bastione e si accosta a Montagnana: i veneziani impauriti lo convocano in collegio. Li rassicura ed ottiene il saldo delle paghe arretrate. Il Cardona si rifugia a Lendinara, per cui l'Alviano  invia parte delle truppe nel Polesine. 

Ott.

 

 

 

Veneto

Lascia Padova e si dirige sotto la pioggia verso Vicenza e Marostica. Si ferma a Thiene ed impone agli abitanti di Schio una taglia di 6000 ducati; allorché viene a conoscenza che gli spagnoli hanno attraversato l’Adige a Castelbaldo, ritorna indietro verso Barbarano Vicentino e spedisce Baldassarre di Scipione a Cavarzere, affinché il provveditore Andrea Bondimer getti un ponte di barche vicino ad Anguillara Veneta. Si dirige  verso Conselve, supera l’Adige a Campobianco con 6000  uomini, entra in Rovigo e vi cattura il presidio di 150 lance e di 50 cavalli leggeri. Avuta la rocca, i veneziani recuperano il Polesine. Da ultimo, l'Alviano si avvia verso Badia Polesine per oltrepassare l’Adige alla Torre Marchesana su un altro ponte di barche; punta ora su Legnago, Cerea e Verona.  

Nov.

 

 

 

Veneto

Alloggia le truppe nei contadi di Legnago e di Cerea; i veneziani depredano il territorio fin sulle porte di Verona. Prospero Colonna ed il d’Avalos lasciano, rispettivamente, Bergamo e Verona, per puntare su Legnago e Monselice e stringere così l’Alviano tra due fuochi. Il condottiero evita la manovra: imbarca sull’Adige le artiglierie ed i soldati attraversano le paludi; abbandona il veronese e per difficili vie, sotto una continua pioggia, giunge senza perdite a Piove di Sacco ed a Padova. Manda gli uomini d’arme a svernare tra Noale e Castelfranco Veneto, gli stradiotti nel vicentino, gli altri cavalli leggeri di Troilo Pignatelli nel padovano ed i fanti tra Bovolenta e Piove di Sacco. Fa licenziare parecchi cavalli leggeri e ridurre il numero degli stradiotti, dei quali molti saranno trasferiti in Levante; fa impiccare due capitani (Piero Corso e Vincenzo Rano) scoperti in corrispondenza con i nemici.

Dic.

 

 

 

Veneto

Prende parte a Mestre alla rassegna generale, viene, indi, a Venezia, dove è accolto dal doge; è pure consultato dal collegio e dal consiglio dei Dieci. Il Gritti ed il Vendramin si operano affinché si riconcili con il Ceri. Gli è, da ultimo, consegnato del denaro destinato alle paghe pregresse dei suoi soldati.

1515

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Protesta aspramente per il ritardo delle paghe.

Feb.

 

 

 

Veneto

Organizza a Padova, in Prato della Valle, una grande giostra in occasione della nomina a re di Francia di Francesco I. In palio vi è un premio di 100 ducati. Si presentano 60 concorrenti, sicché il torneo dura tre giorni: ne esce vincitore Bino da perugia, una lancia spezzata del Baglioni.

Mar.

 

 

 

Veneto

Si lamenta con i veneziani perché, a suo dire, il Ceri riceve un trattamento migliore del suo. Compie ispezioni a Treviso con Giorgio Emo e trova che i lavori vanno a rilento. Non riesce a far avere a Mercurio Bua il comando di tutti gli  stradiotti. Cura la disciplina fra le truppe e fa impiccare alcuni malfattori.

Apr.

 

 

 

Veneto

Controlla l’andamento dei lavori di fortificazione di Padova; falliscono al contrario due iniziative da lui coordinate, condotte in Friuli (Baldassarre di Scipione) ed in Polesine. Si reca in collegio accompagnato da Giorgio Corner. 

Mag.

 

 

 

Veneto

Ha nuovi scontri con le autorità veneziane; si incontra a Venezia con Renzo di Ceri e discute con lui in collegio sulla conduzione della guerra.Viene a Treviso; è parzialmente soddisfatto nelle sue richieste di denaro per le paghe dei soldati. Ritorna a Padova e dispone una nuova azione di sorpresa in Friuli, questa volta con Antonio da Castello. A fine mese lascia la città e si porta a Vicenza; chiede al Ceri di essere raggiunto in tale località con i suoi fanti.

Giu.

 

 

 

Veneto

Ha ai suoi ordini 730 lance, 2500 fanti e 1200 cavalli leggeri. Fa avere ai suoi uomini tre paghe rispetto alle quattro richieste; a tutti –compresi i condottieri- fa tagliare la barba. Di fronte alla pressione spagnola, rientra in Padova. Continua ad avere diatribe con il Ceri; fa impiccare due fanti della compagnia di tale capitano, perché, trovandosi senza denaro hanno rubato del pane. L'Alviano abbandona Vicenza a seguito delle sconfitte di Troilo Pignatelli.

Lug.

 

 

 

Veneto

Raggiunge Venezia con Chiappino Orsini per discutere sulle modalità di gestione della guerra.

Ago.

 

 

 

Veneto

Esprime ancora lamentele per il cronico ritardo delle paghe. Gli vengono consegnati 10000 ducati; parte allora da Badia Polesine e procede lungo il corso del Po, affiancato da una flottiglia di navigli destinati al vettovagliamento del suo esercito (830   lance e 7000 fanti). I francesi entrano nel ducato di Milano e gli spagnoli si ritirano ad Isola della Scala; l’Alviano per Ficarolo punta su Ostiglia.

Sett.

 

 

 

Veneto e Lombardia

E’ a Fiesso Umbertiano ed a Calto e continuano sempre le sue liti con il Ceri; alla notizia che i francesi stanno marciando verso Milano, tocca Governolo, Casola, Marcaria e Santa Maria di Bozzolo. A Cremona chiede la resa della città; prosegue con la medesima celerità a Pieve, Soresina e Lodi per congiungersi con i francesi; occupa quest’ ultima località e si dirige su Melegnano. Si incontra con il Connestabile di Borbone, Gian Giacomo e Teodoro da Trivulzio, l’Alençon e, la sera, con il re Francesco I. Dopo un giorno, prende parte alla battaglia di Melegnano e coglie alle spalle gli svizzeri con i cavalli leggeri. Il suo intervento si rivela definitivo; gli avversari si devono ritirare inseguiti dai cavalli veneziani. La Serenissima spinge l’Alviano a recuperare Brescia; entra in Bergamo e da qui passa a Soncino ed a Ghedi.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Muore ai primi del mese nel castello di Ghedi per un’occlusione intestinale. Alcuni riferiscono che la causa sia da attribuire ad un'ernia, altri alle complicazioni per una caduta da cavallo. Si sparge pure la voce che sia stato avvelenato. Tre medici cercano di operarlo, finché una sera, confessato e comunicato, muore senza fare testamento. I soldati, nel portare a Venezia la sua salma, non  chiedono agli avversari alcun salvacondotto. In suo onore vi sono funerali solenni in San Marco; il corpo è tumulato nella chiesa di Santo Stefano, con monumento funebre di Baldassarre Longhena. La Serenissima concede alla moglie 300 ducati e delibera un vitalizio mensile di 60 ducati per lei e per il figlio Livio; è pure loro concessa una casa alla Giudecca. Viene, infine, promesso a ciascuna figlia una dote di 3000 ducati da consegnarsi al momento del loro matrimonio. Fonda a Pordenone l"Accademia Liviana" (che ha come insegna il Noncello), frequentata da Girolamo Fracastoro, da Andrea Navagero, da Pietro Bembo, Giovanni Cotta e Girolamo Aleandro. per la sua attività umanistica l'Alviano è ricordato da Traiano Boccalini nella sua opera "Ragguagli di Parnaso".

OTTANTATRE CITAZIONI

Grande uomo di guerra; buon capitano per grandezza d'animo e per esperienza. Valoroso, intraprendente, indomito. Sempre pronto a combattere, di grande ardire ed esecutore con somma celerità delle cose deliberate. Eccellente capitano. Audace. Uomo da essere temuto da qualunque stato.

Sostanzialmente buono, schietto, semplice di cuore ed integro moralmente.

Mai domo, sia nella vittoria che nella sconfitta.

Animo inquieto e molto vivo.

Di grande autorità e virtù.

Pratico, geniale, non ebbe eguali nel preparare i piani di battaglia.

Giunto tardi nell'età al comando supremo, fu assertore di una strategia vigorosa, annientatrice in alcuni casi, e trovò difficoltà ad attuarla anche per la sua novità in confronto con la politica e la prassi guerresca del suo tempo.

Mente aperta ad ogni innovazione: contribuì ad armare e addestrare alla svizzera le fanterie veneziane, utilizzò grandemente la cavalleria leggera; fu pure valente ingegnere militare. Esperto nel fortificare un accampamento, nella scelta delle posizioni e nel rimaneggiare i fortilizi, adattandoli ai continui progressi delle artiglierie.

Sembra condensare la concretezza della prassi militare alla progettualità dell'architetto, invertendosi, in certa misura, il classico ruolo che generalmente troviamo in personaggi dell'epoca che costruivano fortezze: il committente, in questo caso, diventa "faber".

Fedelissimo, uno dei più costanti e risoluti nel mantenere la fede data.

Capace di mantenere la disciplina fra le truppe.

Idolatrato dai suoi soldati.

Si esponeva ai pericoli e sopportava le fatiche come un semplice soldato. Coraggioso.

Collerico. Di pessimo carattere.

Grande tiranno.

Di consiglio più precipitoso che cauto. Stimato più ardito nel combattere, che buono nel consigliare.

Troppo desideroso di gloria, per cui portato a prendere partiti precipitosi.

Feroce. Celebre per aver fatto morire molte migliaia di soldati.

"Era il condottiero italiano più temuto e ammirato dagli oltramontani, per la sua foga unita alla capacità di effettuare rimonte spettacolari." Pellegrini

Di piccola statura e di brutto aspetto. Di carnagione chiara, gli occhi e i capelli neri.

Amante delle buone lettere e della poesia. Mente aperta a ogni forma di cultura.

<