| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri
fatti salienti |
| 1455 |
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La madre
Isabella degli Atti muore nel darlo alla luce. Bartolomeo è
affidato alle cure della zia Emilia Monaldeschi della Cervara,
moglie di Corrado d'Alviano, rifugiatasi nel castello di Monte
Rubiaglio. Bartolomeo studia con il maestro Antonio Pacini di
Todi, discepolo dell'umanista Francesco Filelfo, e fondatore
dell'Accademia dei Convivanti. |
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1465 |
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A seguito della
sconfitta dei congiunti ad opera dei pontifici e della loro
incarcerazione in Castel Sant' Angelo, diviene paggio alla corte
di Virginio Orsini. |
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1469 |
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Ago. |
Chiesa |
Rimini |
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Romagna |
E' presente
alla battaglia di Mulazzano. Fin dalle prime scaramucce cui
prende parte, si dimostra incapace di starsene inoperoso ed
indifferente di fronte alle operazioni troppo lente che si svolgono
usulmente in quel tempo. |
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.............. |
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Alla morte
del fratello, abate di San Valentino, non vuole diventare prete
e cede la badia al fratello maggiore Bernardino in cambio della
rocca di Alviano. |
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Visita l'Italia,
la Francia e la Germania. |
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1472 |
Chiesa |
Chiaravalle |
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Umbria |
A Todi con
i soldati inviati da Amelia per ordine del papa Sisto IV; combatte
i Chiaravalle. |
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1473 |
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Guelfi |
Perugia |
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Umbria |
Difende Uguccione
da Baschi, da Ranieri da Baschi e dai Baglioni di Perugia. Raccoglie
un centinaio di cavalli e coglie all'improvviso gli avversari
nei pressi di Orvieto. Consegna il castello di Baschi ad Uguccione,
marito della zia Violante d'Alviano, sorella del padre Francesco.
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.............. |
Guelfi |
Chiaravalle |
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Umbria |
Quando i
Chiaravalle assalgono in Todi i degli Atti, interviene
in soccorso di questi ultimi con il cardinale Giuliano della
Rovere (il futuro papa Giulio II). Costringe gli avversari a
desistere dall'assedio di Montecastelli e toglie loro molti
castelli. |
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1478 |
Napoli |
Firenze |
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Toscana |
Milita agli
ordini di Virginio Orsini e segue Girolamo Riario nei suoi spostamenti.
Si impratichisce nell'uso delle artiglierie e nello studio delle
fortificazioni. |
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1481 |
Napoli |
Impero Ottomano |
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Puglia |
Combatte i
turchi nella guerra d'Otranto. Prende parte all'assedio della
città. |
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1482 |
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| .............. |
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Sposa
Bartolomea Orsini, sorella di Virginio e di Clarice, moglie
di Lorenzo dei Medici. |
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Giu. |
Chiesa |
Napoli |
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Umbria |
Si trova al
fianco di Roberto Malatesta, di Rodolfo Baglioni e di Everardo
Montesperelli. |
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Dic. |
Chiesa |
Venezia |
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Emilia |
Sconfigge alla
Stellata Niccolò Secco. |
| 1485 |
Napoli |
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Puglia |
Progetta
ed inizia le opere di potenziamento del castello di Otranto,
a pianta trapezoidale, con forti torrioni cilindrici angolari.
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1486 |
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Feb. |
Napoli |
Chiesa |
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Lazio |
Con Giovambattista
Caracciolo, è assediato in Lanuvio da Roberto da San Severino
e da Antonio Maria da San Severino: costretto a cedere, viene
rinchiuso in Castel Sant' Angelo a Roma. E' liberato con il
Caracciolo in cambio del vescovo di Tursi Niccolò Fieschi, fatto
prigioniero dagli Orsini agli inizi del conflitto. |
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1487 |
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Feb. |
Guelfi |
Chiaravalle |
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Umbria |
Con l'entrata
dei Chiaravalle in Todi (e la contemporanea uccisione dei cugini
Andrea ed Onofrio degli Atti), abbandona Roma e raggiunge la
città. Ne entra a forza, batte con le artiglierie la rocca e
costringe alla fuga Altobello e Vittorio da Canale. E' nominato
da Innocenzo VIII governatore e castellano di Todi. |
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.............. |
Chiesa |
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Umbria |
Rimane a Todi
poco più di un anno e dà inizio ai lavori di rafforzamento della
rocca. E' sostituito nel suo incarico. |
| 1488 |
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Umbria |
Rinforza
le mura della rocca di Alviano, cinge di mura Porchiano, rafforza
i bastioni di Guardea, fortifica la rocca e le mura di Todi.
Sempre da tale anno, guida la ricostruzione della rocca di Alviano,
di cui salva soltanto la fondazione di alcune torri, e la adatta
a palazzo gentilizio. I lavori saranno terminati nel 1506 e
coinvolgeranno anche il restauro della chiesa parrochiale di
Santa Maria, da lui dedicata ai Ss. Pietro e Paolo. |
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1489 |
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Lug. |
Alviano |
Amelia |
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Umbria |
Entra ostilmente
nel territorio di Amelia, razzia bestiame, asporta grani ed
imprigiona i famigli di alcune casate patrizie. |
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1491 |
Firenze |
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Umbria |
E' inviato
a Perugia per sostenervi la causa dei Baglioni. |
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1494 |
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Giu. |
Napoli |
Francia |
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Con Giovanni
Battista Conti e Ludovico Orsini, scorta il papa Alessandro
VI da Orvieto a Perugia alla testa di 300 uomini d'arme. |
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Sett. |
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Romagna |
Giunge a Cesena;
con Alfonso d'Avalos e Giovanni Savelli, sconfigge gli avversari
nei pressi di Russi. |
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.............
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|
Romagna |
Sempre con
il Savelli, sbaraglia nottetempo a Sant'Agata sul Santerno 400
cavalli leggeri. Sfida invano a battaglia Giovan Francesco da
San Severino. Entra in urto con Niccolò Orsini, fautore di una
strategia difensivista e lo salva in Cesena, allorché
tale capitano sta per essere catturato dai partigiani dei francesi.
Il duca di Calabria Ferdinando d'Aragona lo invia a Teodorano
ed in uno scontro è ferito da una freccia; il castello si arrende
agli aragonesi in due
giorni. |
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Dic. |
Guelfi |
Chiaravalle |
|
Umbria |
Scaccia da
Todi la fazione rivale dei Chiaravalle. |
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1495 |
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Gen. |
Napoli |
Francia |
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Abruzzi |
Viene preposto
alla difesa di Tagliacozzo con due compagnie di fanti ed una
di cavalli: è sopraffatto da Fabrizio Colonna, da Antonello
Savelli, da Giovanni della Rovere, da Giovanni Paolo Cantelmi
e da Graziano di Guerra superiori di numero. |
|
Mag. |
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Puglia |
Affianca Cesare
d'Aragona. Muove in aiuto di Brindisi con Andrea Matteo Acquaviva
(3000 fanti biscaglini e italiani e 500 uomini d'arma). Attaccato
da Fabrizio Colonna, le sue truppe si danno allo sbando. |
|
Giu. |
Guelfi |
Chiaravalle |
|
Umbria |
Rientra a Perugia
e con i Baglioni affronta ancora una volta Altobello e Vittorio
da Canale. |
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.............. |
Francia |
Napoli |
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Abruzzi |
Segue a malincuore
Virginio Orsini contro gli aragonesi. |
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1496 |
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|
Feb. |
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Abruzzi e Puglia |
Entra nell'Aquila;
tocca Fragneto Monforte con Paolo Orsini. Con Virginio Orsini,
sostiene sul fiume Chilone l'azione di Camillo e Paolo Vitelli
e contribuisce alla sconfitta della fanteria tedesca. Raccoglie
il bestiame razziato in Terra di Lavoro. |
|
Apr. |
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Campania |
Si muove sotto
Fragneto Monforte con Paolo Orsini. |
|
Mag. |
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100 lance |
Campania |
E' in Terra
di Lavoro ed i suoi uomini non ricevono la paga da quattro mesi. |
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Lug. |
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Abruzzi e Basilicata |
Si trova negli
Abruzzi con Graziano di Guerra; si ritira in Atella, dove è
assediato dagli avversari. Con Gian Giordano Orsini, appoggia
la ritirata di Paolo Orsini e di Paolo Vitelli, sconfitti nei
pressi dalla cavalleria leggera veneziana. |
|
Ago. |
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Basilicata |
Ad
Atella. Virginio Orsini ed il Montpensier lo inviano con il
Précy a trattare una tregua di trenta giorni con gli avversari.
Dopo tre giorni il francese si arrende a condizione.. |
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Sett. |
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Campania |
Le squadre
dell'Alviano sono svaligiate, contro i patti, dai pontifici
di Guidobaldo da Montefeltro; è ferito nel combattimento. Imprigionato
a Napoli, riesce a fuggire dal carcere, forse per volontà dello
stesso re Ferdinando d'Aragona, che lo stima molto. |
|
Nov. |
Orsini |
Chiesa
Colonna |
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Lazio |
Raduna soldati
e vagabondi e si accinge a difendere i possedimenti degli Orsini
(Bracciano, Anguillara Sabazia e Trevignano Romano), minacciati
dai pontifici. |
|
Dic. |
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Lazio |
Il duca di
Gandia Giovanni Borgia tenta invano di subornare i suoi uomini.
L'Alviano, con 100 cavalli leggeri, sorprende vicino a Roma
400 cavalli di Troilo Savelli, che stanno scortando alcuni pezzi
di artiglieria ed un brigantino, trasportati sul Tevere e destinati
all'assedio di Anguillara Sabazia. I nemici sono posti in fuga
ed il condottiero ferisce personalmente il cavallo del Savelli.
In altre scaramucce è sul punto di catturare a Monte Mario Cesare
Borgia, uscito da Roma per una partita di caccia. Gli è tolta
Trevignano Romano ed è assediato in Bracciano: con 30 uomini
d'arme esce dalla rocca e recupera il borgo caduto nelle
mani dei nemici. Costoro perdono fra morti e feriti più di 200
uomini. Mette in fuga a Cerveteri un contingente pontificio
e si impadronisce di alcuni piccoli pezzi di artiglieria. Cresce
nel frattempo il suo disprezzo nei confronti del duca di Gandia.
Un giorno è spalancata la porta del castello di Bracciano
e ne è fatto uscire un asino. Dal collo gli pende un
cartello con la scritta "lasciatemi passare perché
sono un ambasciatore e reco un messaggio per il duca di Gandia."
Appesa alla coda oscilla una lettera scritta dall'Alviano, piena
di sanguinosi insulti diretti al duca. |
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1497 |
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Gen. |
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Lazio |
Vitellozzo
Vitelli e Carlo Orsini battono le milizie ecclesiastiche a Soriano
nel Cimino. Negli stessi giorni, l'Alviano si reca a Napoli
per i funerali di Virginio Orsini. |
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Feb. |
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Lazio |
E' a Roma e
con Giorgio di Santacroce presenzia alle trattative di pace
con il papa. |
| Mar. |
Siena |
Fuoriusciti |
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Toscana |
Viene condotto
per un periodo limitato dai senesi per controllatre i movimenti
dei locali fuoriusciti. |
|
Apr. |
Medici |
Firenze |
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Toscana e Umbria |
Raccoglie a
Siena 600 cavalli e 400 fanti. Si avvia nottetempo verso Firenze
con Piero dei Medici; una pioggia straordinaria ostacola la
marcia dei suoi uomini, per cui è prevenuto da Paolo Vitelli
che ha lasciato Pisa. Si trattiene quattro ore davanti alla
porta Romana e si ritira senza tentare alcun assalto.
A Siena ed a Perugia. |
|
Mag. |
Spoleto
Guelfi |
Chiaravalle
Colonna
Savelli |
Capitano g.le |
Umbria |
Vittorio da
Canale, con milizie fornitigli da Terni, Foligno ed Amelia,
rientra in Todi, fa strage di oltre 30 avversari della fazione
contraria e ne brucia le case. Interviene l'Alviano in soccorso
dei degli Atti; assale con le bombarde il castello di Montecchio;
invia fanti a Cesi ed a San Gemini e si
oppone all'avanzata dei Savelli e dei Colonna che provengono
da Terni. Conquista il castello a seguito di un attacco durato
cinque ore e mezzo: i Chiaravalle catturati sono tutti uccisi.
Il giorno seguente, dopo un inutile tentativo su Ficulle, entra
in Todi, espugna San Fortunato, prende a forza il borgo di via
Ulpiana e lo dà alle fiamme uccidendo 50 ghibellini; assedia
Altobello da Canale nel rivellino ed ha la resa a patti dei
difensori. L'Alviano, nel proseguimento dell'azione, penetra
nel ternano alla testa di 10000 uomini; espugna
il forte di Col di Luna, che è disfatto dalle fondamenta e devasta
il territorio del capoluogo per quattro giorni. Viene costretto
a desistere per decisione del papa. Negli stessi giorni, è
sospettato a Roma di essere il mandante dell'uccisione del duca
di Gandia: il tutto (per costoro) per vendicare la memoria di
Virginio Orsini, fatto avvelenare, o strangolare, in Castelnuovo
a Napoli su ordine del papa. |
|
Lug. |
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Umbria |
Fa in modo
che le truppe dei Savelli entrino in San Gemini rompendo la
tregua. Riprende la strada di Terni e di Amelia e si accampa
a Casteltodino. |
|
Ago. |
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Umbria |
Viene stipulata
una nuova tregua con gli avversari. |
|
1498 |
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|
| Feb. |
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Umbria |
Sposa
Pantasilea Baglioni, sorella di Giampaolo. I festeggiamenti
durano cinque giorni. Per l'occasione il matematico Giovanni
battista Danti effettua un esperimento di volo con un ordigno
dotato di ali adatte a volare e proporzionato al suo peso. Parecchie
volte egli lo ha provato con successo sul lago Trasimeno. Durante
la manifestazione il sostegno metallico dell'ala sinistra si
rompe ed il Danti cade dal tetto della chiesa di Santa Maria
fratturandosi una gamba. Todi partecipa alle nozze del condottiero
inviandogli in dono un cratere d'argento con lo stemma comunale
del valore di 8 fiorini. |
|
.............. |
Guelfi |
Chiaravalle |
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Umbria |
Con l'aiuto
dei Baglioni, si impossessa nuovamente di Montecchio. Assedia
Altobello da Canale, che si è rinchiuso nella rocca con i suoi
fautori. |
|
Apr. |
Orsini |
Colonna |
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Lazio |
Al comando
di 800 cavalli e 2000 fanti, è sconfitto a Montecelio, dove
gli è ucciso il cavallo. Assale in Palombara Sabina Troilo Savelli
con Morgante Baglioni, Giulio Vitelli, Saccoccio da Spoleto,
Giulio Orsini, Giovanni di Ceri, Gian Giordano Orsini, Fabio
Orsini: firma un accordo con i ghibellini a Tivoli e rientra
in Umbria. |
|
Mag. |
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Umbria |
Con i Baglioni
ed i Vitelli, piomba su Pozzo e vi cattura Vittorio da Canale,
che fa incarcerare nella rocca d'Alviano. Costui vi sarà
trattenuto prigioniero per tre anni. L'Alviano espelle da Castel
Rubello i ghibellini. |
|
Lug. |
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Umbria |
Punta sul castello
di Porchiano; demolisce in una fiancata la cinta muraria e preda
molto bestiame. Giulio Orsini ed i Colonna si rammaricano del
suo atto; l'Alviano continua la campagna con Ferrante Farnese
ed i fratelli Bernardino ed Aloisio facendo danni per più di
2000 ducati. Non riceve il protonotario apostolico Giovanni
Olivieri, commissario del legato di Perugia. |
|
Ago. |
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Abruzzi |
E' sulle montagne
di Tagliacozzo e punta sull'Aquila. Scorre fin sotto le porte
cittadine con i fuoriusciti locali: sconfitto, rientra in Umbria. |
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Sett. |
Medici |
Firenze |
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Toscana e Lazio |
Con 130 uomini
d'arme e molti balestrieri, sostiene sempre Piero dei Medici
ai danni dei fiorentini. Si unisce a Rezzano con i veneziani
comandati da Guidobaldo da Montefeltro; fa una puntata a Roma
per portare al campo 700 fanti svizzeri e spagnoli, assoldati
dal Medici e bloccati dai pontifici a ponte Milvio. |
|
Ott. |
Venezia |
Firenze |
150 lance |
Toscana
Romagna |
Passa agli
stipendi dei veneziani che gli concedono uno stipendio annuo
di 15000 ducati. Obbliga Giovan Francesco da San Severino a
desistere dall'assedio della rocca di Marradi. Si dirige a Forlì
e da qui con 100 balestrieri a cavallo, 100 cavalli
leggeri e 800 fanti giunge a San Mauro Pascoli e Sogliano
al Rubicone, attraversa la valle del Savio ed
in una sola notte entra nell'abbazia di Camaldoli in un momento
in cui i monaci, di nulla sospettando, stanno cantando il mattutino.
Assicurano i monaci che San Romualdo, fondatore del monastero,
li abbia difesi e che sia stato visto scagliare con forza alcuni
mattoni durante l'assalto; al contrario i veneziani sostengono
di essersi impadroniti del monastero. Il d'Alviano prosegue
nella sua azione ed ottiene, con un colpo di mano, Bibbiena:
50 cavalli vi entrano grazie a delle lettere contraffatte di
Giulio Vitelli, seguiti, la sera da lui stesso e da altri 100
cavalli e 100 fanti che gridano "marzocco", urlo di battaglia
dei fiorentini. Penetra nella località; i suoi uomini si impadroniscono
della porta e della piazza, favoriti anche dai partigiani dei
Medici che vivono nella città. A Bibbiena entrano poco
dopo anche Carlo Orsini ed il Montefeltro. Assale Poppi con
Astorre Baglioni; respinge un attacco portato da 200 fanti fiorentini
(uccisi 40, catturati 70/80), ma il tentativo non sortisce gli
effetti sperati. Si ferma ad occupare i luoghi vicini a Bibbiena
(Montefattecchio ) ed ha varie scaramucce con gli avversari:
lo contrastano Ranuccio da Marciano e Paolo Vitelli. |
|
Nov. |
|
|
|
Toscana |
Segue il Montefeltro
nell'assalto al castello di Rassina conquistato dopo sei ore
di combattimento; rimane ferito al ventre nel corso dell'azione.
Prende pure parte all'espugnazione del castello di Lierna ove
perde due denti. Ferito pure alla lingua, rimane per sempre
impedito nel parlare. Si scontra con Piero del Monte a Santa
Maria. |
|
Dic. |
|
|
|
Toscana Romagna |
Si oppone al
piano del Montefeltro, che vuole restringere il raggio d'azione
alla Romagna a causa delle difficoltà nel rifornimento alle
truppe in prima linea; è bloccata una sua azione offensiva verso
Poppi da Chiriaco dal Borgo e da Paolo Vitelli. Fa distruggere
il castello di Fronzola, perché indifendibile e salva a Rassina
Giacomazzo da Venezia, assalito all'improvviso dal Marciano;
si fortifica sui monti della Verna, occupa i castelli di Ornina
ed ottiene la resa di Qualiano. La vigilia di Natale 500 fanti
nemici assalgono le sue truppe a Marzano all'ora del rancio:
l'Alviano si salva sui monti della Verna; in difficoltà per
la mancanza di vettovaglie e di validi rincalzi, fa bruciare
i castelli di Bulzano e di Verghereto.
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1499 |
|
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|
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|
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Gen. |
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Toscana |
E' alla Verna
con soli 450 fanti ( di cui 150 tedeschi) affamati, infreddoliti
e stanchi; non riesce ad impedire la caduta di Mignano. Si sposta
verso Chiusi e Montecoronaro, ripara in Bibbiena con Carlo Orsini
e tenta una vana azione diversiva. |
|
Feb. |
|
|
|
Toscana |
Viene criticato
il suo comportamento nel collegio dei Pregadi a Venezia per
le sue richieste continue di denaro per le paghe e per l'acquisto di vettovaglie. Saccheggia
il territorio vicino a Bibbiena ed il pratese alla ricerca di
rifornimenti per le truppe. Sconfigge nei pressi Bianchino da
Pisa. |
|
Apr. |
|
|
|
Toscana e Veneto |
Affronta Paolo
Vitelli con Giovambattista Caracciolo; nello stesso mese è firmata
la pace fra fiorentini e veneziani, per cui si trasferisce con
70 cavalli nel contado di Monselice, dove si ferma alcuni giorni.
|
|
Mag. |
|
|
|
Veneto e Umbria |
Si reca a Venezia
e si incontra in collegio con il doge Agostino Barbarigo. Ottiene
1500 ducati per ricostituire l'organico della sua compagnia.
In Umbria. |
|
Giu. |
|
|
|
Lazio ed Umbria |
Si reca a Todi
ed è in contrasto una volta di più con i Chiaravalle.
Va pure a Roma a rendere atto di omaggio al pontefice e rientra
immediatamente a Todi. |
|
Lug. |
Venezia |
|
|
Romagna e Veneto |
E' ricondotto
dai veneziani per un anno di ferma ed uno di rispetto: la condotta
è stabilita in 150 uomini d'arme ed in 40 cavalli leggeri. A
Rimini ed a Este, dove si trovano i suoi alloggiamenti. |
|
Ago. |
Venezia |
Milano |
Capitano g.le cavalli leggeri |
Veneto e Lombardia |
Chiede inutilmente
ai veneziani che sia data una condotta a Baldassarre di Scipione
ed invia a Roma Francesco di Santacroce, affinché conduca al
campo contro gli sforzeschi
un contingente di fanti spagnoli. Gli viene dato il comando
dei cavalli leggeri, si porta a Pontoglio con Niccolò Orsini
e Bernardino da Montone. Attraversa l'Oglio e va in avanscoperta
verso Romano di Lombardia. Tocca Antegnate, Barbata, Pumenengo
e Calcio; ottiene Fontanella. |
|
Sett. |
|
|
150 lance e 70 cavalli leggeri |
Lombardia |
Militano ai
suoi ordini 150 uomini d'arme e 70 balestrieri a cavallo. Occupa
Soncino ed è sotto Cremona, ove tratta la resa con il castellano
Pietro Antonio Battaglia. Ottenutala, presenzia alla rassegna
della sua compagnia. Il comportamento
tenuto nel recente conflitto è altamente elogiato in
Pregadi dal provveditore generale Melchiorre Trevisan. |
|
Ott. |
|
|
|
Lombardia |
Gli viene confermato
l'anno di rispetto. |
|
Nov. |
|
|
|
Romagna |
E' a Ravenna
con 2000 cavalli, per proteggere con Giacomazzo da Venezia i
confini dello stato da eventuali attacchi dei pontifici di Cesare
Borgia. |
|
1500 |
|
|
|
|
|
|
Gen. |
|
|
|
Romagna |
Si trova a
Rimini con 600 cavalli; è sostituito da Giacomazzo da Venezia. |
|
Feb. |
Venezia |
Milano |
|
Romagna |
Viene trasferito
in Lombardia, alla notizia del rientro nel milanese di Ludovico
Sforza. |
|
Mar. |
|
|
|
Veneto |
Staziona nel
veronese con 2000 cavalli e minaccia il mantovano, per indurre
Francesco Gonzaga a non schierarsi al fianco degli sforzeschi. |
|
Apr. |
Venezia |
Impero Ottomano |
|
Veneto |
Lascia Isola
della Scala e si reca a Venezia, dove è ricevuto dal doge. E'
spostato in Friuli per fronteggiare possibili scorrerie dei
turchi. A Treviso. |
|
Mag. ago. |
|
|
|
Friuli |
E' segnalato
ad Udine ed a giugno a Gradisca d'Isonzo. Difende con successo
il castello di Polcenigo, assediato dagli avversari. Nel frangente,
consiglia una tattica attendista e la costruzione di due bastie,
una a Farra d'Isonzo ed una a Lucinico. Domanda alla Serenissima
nuove truppe per rafforzare la difesa dei confini. |
|
Sett. |
Chiesa |
Chiaravalle
Viterbo
|
|
Umbria e Friuli |
Abbandona il
Friuli per seguire Giampaolo Baglioni ed il Borgia in un'azione
di polizia ai danni di Altobello da Canale, che con pochi masnadieri
sta insanguinando l'Umbria. Il Canale viene ucciso nell'espugnazione
di Acquasparta; successivamente, l'Alviano irrompe in Viterbo
con il Baglioni e ne scaccia i figli di Giovanni Gatti; viene
pure ad Orvieto. Allontanatone dal pontefice, ritorna a combattere
i turchi in Friuli. |
|
Ott. |
Venezia |
Impero Ottomano |
|
Friuli |
Chiede di combattere
i turchi in Levante ed il saldo delle paghe arretrate. Si reca
a Venezia e domanda che gli venga rinnovata la condotta scaduta
nel mese. |
|
Nov. |
|
|
|
Veneto |
Gli sono forniti
1000 ducati e raggiunge i suoi uomini nel trevigiano. |
|
1501 |
|
|
|
|
|
|
Feb. |
|
|
|
Veneto |
Si porta nuovamente
a Venezia, per chiedere non solo il rinnovo della condotta,
ma anche un suo aumento per altri 100 uomini d'arme. |
|
Mar. |
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|
|
Veneto |
Gli è confermata
la condotta alle stesse condizioni, per due anni di ferma ed
uno di rispetto. Il doge lo convince in tal senso; con il saldo
di due paghe è nel trevigiano. |
|
Mag. |
|
|
|
Veneto |
E' segnalato
a Conegliano. |
|
Estate |
Guelfi |
Terni |
|
Umbria |
Rientra in
Umbria ed assedia Terni al comando di 10000 uomini. |
Ott. |
Venezia |
|
|
Trentino |
Richiamato dai
veneziani, viene a Rovereto e vi rafforza il castello con un
bastione triangolare che prenderà il suo nome. |
Dic. |
|
|
|
Veneto |
Si incontra
a Venezia con il nuovo doge Andrea Loredan. Presenta un piano
per rafforzare le difese della val Lagarina, chiede denaro per
le truppe e la punizione di alcuni malfattori del territorio.
|
1503 |
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|
|
|
|
Gen. |
|
|
|
Veneto |
Nell'attraversare
il contado di Perugia alcuni spagnoli rapiscono nei pressi di
Corbara la moglie Pantasilea Baglioni ed il fratello Bernardino,
sospettato di avere tramato contro i pontifici assieme con gli
Orsini. Vi sono forti proteste da parte della Serenissima: Il
Borgia nega inizialmente di essere al corrente dell'accaduto. |
Feb. |
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Veneto, Romagna ed Emilia |
I congiunti
, imprigionati nella rocca di Todi, sono rilasciati su pressione
dei veneziani e del re di Francia. La Serenissima non concede
all’Alviano di unirsi con gli Orsini ed i Baglioni e combattere
così il Borgia. Viene trasferito, nondimeno, da Conegliano
a Ravenna; il condottiero si vede segretamente a Bologna con
Giovanni Bentivoglio (altro signore minacciato
dalla politica pontificia)
e ritorna a Ravenna nell’attesa di essere raggiunto
dagli alleati. Si incontra a Venezia con i membri del consiglio
dei Dieci; chiede 4000 ducati per portare soccorsi a San Leo
con il Montefeltro e, poi, passare nel perugino. Trova opposizione nel doge. A Ravenna. |
Mar. |
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Romagna e Veneto |
A Venezia gli
sono date risposte elusive in merito ai problemi da lui sottoposti;
il doge non vuole concedergli il congedo. |
Ago |
Orsini
Baglioni |
Chiesa |
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Veneto, Romagna Emilia ed Umbria |
Si trova a Lovadina,
nel trevigiano, alla mostra dei suoi uomini. Alla notizia della
morte di Alessandro VI, su sollecitazione di Fabio Orsini lascia
il servizio dei veneziani con 15 cavalli, mentre la moglie rimane
a Conegliano. Aiuta Pandolfo Malatesta a rientrare in Rimini
e scorta i Bentivoglio in Bologna; transita travestito in Toscana
e raggiunge a Marsciano Giampaolo Baglioni. A fine mese, compie
una razzia di bestiame e fa numerosi prigionieri a Castel delle
Forme. |
Sett. |
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Umbria e Lazio |
Attacca Perugia
alla porta della Mandola; riuscitovi ad entrare, riammette nei
loro stati i conti di Marsciano e con i degli Atti punta su
Todi. Fa irruzione in tale località alla testa di 9000
uomini; ne assedia la rocca, i cui difensori si arrendono a
patti. Si scontra a Pantalla con Paolo Astancolle ed alcuni
Chiaravalle, che tentano di sbarrargli il passo. L’Astancolle
è impiccato; la rocca gli cede in breve tempo dopo essere
stata distrutta dalle artiglierie e dalle mine. L'Alviano prosegue
nella sua marcia, tocca Amelia, Orvieto, Viterbo, dove con 800
uomini riammette i guelfi nella città. |
Ott.
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Spagna |
Francia |
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Lazio |
Piomba su Nepi,
dove sta Cesare Borgia e lo costringe a rifugiarsi in Roma.
Con Giulio Orsini, è contattato sia dai francesi che
dagli spagnoli per combattere nel regno di Napoli. Su consiglio
dei veneziani (ha un incontro con l'ambasciatore), e soprattutto
perché i francesi proteggono il Borgia, preferisce passare
agli stipendi dei primi. Nel frattempo con il Baglioni, Fabio
Orsini e Renzo di Ceri, assale in Roma il Borgo Leonino, supera
le difese approntate da Giovanni da Sassatello e da Silvio Savelli
ed appicca il fuoco a porta Torrione (porta Cavalleggeri). E’
ferito il balivo di Caen ed il cardinale di Rouen, Giorgio d’Amboise,
teme quel giorno per la sua vita: il duca Valentino fugge in Castel Sant’Angelo. Alla morte
del papa Pio III, il cardinale Giuliano della Rovere forza l'Alviano
a lasciare la città con il Baglioni; accetta dagli spagnoli,
a nome degli Orsini, una condotta di 500 uomini d’arme
dietro uno stipendio di 12000 ducati, (dei quali 8000 destinati
a lui) e benefici ecclesiastici che comportano una rendita di
2000 ducati per il fratello abate, nel regno di Napoli. Consalvo
di Cordoba gli promette pure di aiutarlo a riammettere i Medici
a Firenze. L’Alviano chiede invano ai veneziani di essere
raggiunto dalla sua compagnia stanziata nel Veneto. |
Nov. |
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Lazio |
Si ferma a Monterotondo
per conoscere il futuro dei Borgia sotto il nuovo papa. |
Dic. |
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Campania e Lazio |
Si unisce sul
Garigliano con il Cordoba. Con Prospero e Fabrizio Colonna e
l’ appoggio degli archibugieri spagnoli, si avventa su
1500 francesi che hanno attraversato il fiume. Dopo la vittoria,
convince il Cordoba a costruire un ponte di barche per superare
il Garigliano; un primo tentativo va a vuoto per le cattive
condizioni atmosferiche; a fine mese, ne fa costruire un altro
in un casale vicino a Sessa Aurunca e lo fa trasportare nottetempo
al passo di Suio. Lo fa gettare all'alba, non più a due
miglia da un analogo manufatto francese (come in precedenza
ha tentato il Cordoba), bensì a quattro miglia. L'Alviano
attraversa il fiume all’avanguardia con Pietro Navarro
e Garcia di Paredes. Sugli argini della riva destra non vi sono
vedette; 300 balestrieri normanni sono, viceversa, sull'alto
di una collina, ma costoro si accorgono del passaggio delle
milizie spagnole solo quando questo è in piena attuazione.
I nemici ripiegano a carloforte, ove si trovano 150 uomini d'arme
francesi con altrettanti balestrieri a cavallo. L'Alviano occupa
Castelforte e, sempre tenendosi per la collina, prosegue verso
Traietto (Minturno). I francesi si ritirano di notte; all’
alba entra nel
loro campo ed inizia a inseguire i nemici. I cavalli leggeri
di Prospero Colonna sono travolti; l’Alviano, al contrario,
giunge al bivio Gaeta- Itri e disperde numerosi uomini d’arme
francesi con grande mortalità fra gli avversari (almeno
1000 uomini fra cavalli e fanti). Il giorno seguente conquista
il monte Orlando, sopra Gaeta, ed obbliga i francesi che si
sono rifugiati nella città ad arrendersi. |
1504 |
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Gen. |
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Campania |
E’ contattato
dai fiorentini e dai pontifici per militare ai loro stipendi. |
Feb. |
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Campania Calabria
Basilicata e Puglia |
Lascia Napoli
con 6000 fanti, 700 uomini d’arme e molti pezzi di artiglieria;
risale la Calabria verso la Basilicata; conquista Melfi; combatte
a Tricarico, espugna il castello di Miglionico (detto anche
del Manconsiglio, perché anni prima vi si sono riuniti
i baroni ribelli al re Ferrante d'Aragona). |
Mar. |
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Puglia |
Prosegue verso
Altamura; scaccia i francesi di Luigi d'Ars da Venosa con sanguinose
scaramucce; è stipulata una tregua per la quale fa uscire
da Taranto 50 uomini d’arme nemici. Assedia il marchese
di Bitonto in Conversano; allorché gli uomini d’arme
da lui lasciati andare rafforzano tale guarnigione, minaccia
di impiccarli in caso di nuova cattura. Li costringe, in tal
modo, ad abbandonare la località ed a riparare a Trani
nel veneziano. |
................ |
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Puglia Abruzzi Lazio Campania
Toscana |
Si impadronisce
di Minervino e di Spinazzola;entra negli Abruzzi; ingaggia cruenti
combattimenti ad Orsogna, a Bucchianico, a Manoppello, a Penna.
Annientati gli avversari, si dirige verso ovest lungo il confine
con lo stato della Chiesa, costeggia la Maiella, attraversa
fara Filiorum Petri (Fara San Martino), Alvito, Cassino, Caserta,
per giungere, infine, a Napoli.la guerra ha termine con la pace
di Blois. Viene chiamato dal Cordoba in Toscana. Gli spagnoli
gli concedono in feudo in Calabria il
ducato di Alvito (San Marco Argentano), la gabella della
seta in Calabria ( con entrate per 8000 ducati), la val di Grado
ed un palazzo in Napoli, già del principe di Bisignano.
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Giu. |
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Lazio |
Ha un colloquio
a Roma con il papa, che fa liberare il fratello abate rinchiuso
giorni prima in Castel Sant’Angelo; da parte sua promette
di restituire il castello di Lugnano, nel reatino. Si incontra nuovamente con l’
ambasciatore veneziano Antonio Giustinian e si offre di ritornare
al servizio della Serenissima. |
Ago. |
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Umbria |
Giunge con alcuni
uomini d’arme a Città di Castello, il che provoca
sospetti nei pontifici. Chiede il saldo delle sue spettanze
a Consalvo di Cordoba o il permesso di trasferirsi al soldo
di altri committenti: gli sono consegnati 4000 ducati ed è
convocato a Napoli. Viene accusato dal governatore pontificio
di Città di Castello di avere tenuto un trattato a Montone.
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Sett. |
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Lazio |
E' segnalato
a Perugia ed a Monterotondo. A Perugia sostiene la causa dei
Baglioni contro i fuoriusciti. |
Nov. |
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Ricevuto altro
denaro dagli spagnoli, allestisce una compagnia di 400 uomini
d’arme; Giulio II gli ordina di abbandonare i territori
dello stato della Chiesa oppure di licenziare le truppe raccolte. |
| Dic. |
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Umbria |
Si trova ad
Alviano. E' sospettato dai fiorentini di volersi muovere in
soccorso dei pisani e di volere occupare Piombino. |
1505 |
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Gen. |
Comp. ventura |
Rieti |
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Lazio |
Contatta i veneziani
tramite il Giustinian. Attacca Rieti con Renzo di Ceri. Ne viene
respinto da Fabrizio Colonna. |
Mar. |
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Il Cordoba gli
riduce la condotta a 100 lance e non gli concede i fanti che
gli sono stati promessi per fare rientrare i Medici in Firenze.
L’Alviano rinuncia alla condotta con gli spagnoli. |
Apr. |
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Lazio ed Umbria |
Si accampa nei
pressi di Roma e raccoglie a Viterbo 300 uomini d’arme
e 400 cavalli leggeri. Si incontra ad Ostia con il papa; durante
la sua visita alcuni corsari sbarcano sul litorale, l’Alviano
manda al loro inseguimento i suoi uomini che ne catturano 5
o 6 che sono fatti impiccare dal pontefice. Rientra in Umbria
e sparpaglia le sue truppe fra Alviano ed altre località. |
Mag. |
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Umbria |
Entra in trattative
per occupare Orvieto. |
Giu. |
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Umbria e Lazio |
Giunge a Piegaro;
contatta gli Orsini, il signore di Siena Pandolfo Petrucci e
Giampaolo Baglioni per avere aiuti con i quali rimettere i Medici
in Firenze e prestare soccorsi ai pisani. Tocca Pitigliano;
il Cordoba gli ordina di non muoversi. Nonostante tutto, decide
di tentare l’avventura e di assalire i fiorentini. A fine
mese si trasferisce nel senese. |
Lug. |
Comp. ventura
Medici |
Firenze |
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Toscana |
Supera la Maremma
e giunge nello stato di Piombino con 300 uomini d’arme
(dei quali 70 della sua compagnia) e molti fuoriusciti di Firenze,
Arezzo e della val di Chiana. Si ferma a Scarlino, inseguito
sempre dalle minacce del Cordoba: viene abbandonato dal Baglioni
e, parzialmente, anche dal Petrucci. |
Ago. |
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Toscana
e Umbria |
Con 240 uomini
d’arme, 120 cavalli leggeri e 500 fanti raccogliticci,
punta inizialmente su Vignale Riotorto, nel territorio di Piombino
tra la val di Cornia e la val di Pecora: i pisani si rifiutano
di appoggiare la sua iniziativa per le pressioni ricevute dagli
spagnoli. L'Alviano è contrastato dal commissario Antonio
Giacomini, da Ercole Bentivoglio e da Marcantonio Colonna (200
uomini d'arme e 1500 fanti) a Campiglia Marittima: dispone ora
di 160 uomini d’arme, 20 lance spezzate, 20 balestrieri
a cavallo, 600 cavalli leggeri e 800 fanti. Di questi ultimi,
100/150 fanti corsi disertano dalle sue file appena giunge alla
Macchia. Obbligato allo scontro a metà mese in località
San Vincenzo, l'artiglieria fiorentina lo prende d'infilata;
è assalita la sua retroguardia, mentre l'avanguardia
è impegnata dalle squadre di marcantonio Colonna, di
Jacopo Savelli e dai colonnelli di fanti comandati da Zitolo
da Perugia e da Vittorio da Canale. La fanteria dell'Alviano
cede al primo assalto e si dà alla fuga dopo avere subito
numerose perdite. Chiappino Vitelli si ritira con la sua cavalleria
verso Bibbona per ricongiungersi con l'Alviano verso la torre
di San Vincenzo. L'Alviano tenta di resistere e riprende il
combattimento animato dalla tradizionale emulazione fra Orsini
e Colonna, in particolare di marcantonio Colonna suo nemico
personale. I colonnesi cedono ma vengono sorretti dalle fanterie
di Piero del Monte a Santa Maria e di Vittorio da Canale. E'
ferito al volto da alcuni colpi di stocco infertigli dal Colonna;
anche il Vitelli è ferito. Da ultimo ultimo apromo il
fuoco su una squadra di 100 uomini d'arme 6 falconetti fatti
condurre dal commissario generale Antonio Giacomini. Dopo due
ore l'Alviano è costretto a cedere; si salva con Giovan
Corrado Orsini ed il Vitelli ed altri 8/10 cavalli (guidati
da un Sassetta) a Monterotondo Marittimo nel grossetano, controllato
dai senesi. In tale località si collega con il Baglioni
con il quale, successivamente, riparerà nel perugino.
Gran parte degli uomini della compagnia sono fatti prigionieri
a San Vincenzo, a Cecina ed a Rosignano Solvay; parte degli
sconfitti sono, invece, salvati dai contadini della Maremma
favorevoli ai della Sassetta.
I fiorentini si appropriano di 1000 cavalcature e dei carriaggi;
oltre che della preda si impadroniscono della corrispondenza
dell'Alviano con il Baglioni, il Petrucci e Jacopo d'Appiano.
Sono conquistati 9 stendardi di uomini d'arme e 5 insegne di
fanteria, con l'armatura dello stesso Alviano. Bandiere ed insegne
saranno appese a Firenze nella sala del grande Consiglio. |
Sett. |
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Umbria |
Si trova a Perugia
ed a Todi. |
............... |
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Ristabilitosi,
si porta nel regno di Napoli e rende omaggio al re di Spagna;
restituisce ai San Severino il ducato di Alvito ed in cambio
gli viene concessa la ducea di Bucchianico negli Abruzzi. Ha
modo di riconciliarsi con il Cordoba. |
Dic. |
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E’ in
contatto sia con i pontifici che con i veneziani per passare
ai loro stipendi. |
1506 |
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Feb. |
Venezia |
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150
lance |
Umbria |
La sua condotta
trova resistenze nel senato: gli sono concessi 150 uomini d’arme
con uno stipendio annuo di 15000 ducati per un anno di ferma
ed uno di rispetto. |
Mar. |
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Veneto |
Lascia Roma
per Venezia. |
Mag. |
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Veneto |
Alla mostra
della sua compagnia a Conegliano. |
Ago. |
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Friuli |
Alla rassegna
dei suoi uomini a Sacile; si trasferisce ad Udine, per controllare
da vicino eventuali movimenti di milizie imperiali sui confini. |
Nov. |
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Veneto |
Al cessare del
pericolo fa rientro a Venezia ed al campo di Conegliano. Gli
è data una licenza di due mesi, al fine di potere rientrare
nel regno di Napoli per risolvervi alcuni problemi sorti a seguito
dello scambio Alvito/Bucchianico. |
1507 |
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Gen.
mar. |
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Campania |
A Napoli gli
è concesso il contado di Malapelle e gli viene promesso
un conguaglio a suo favore per colmare la differenza di entrate
fra i due ducati. |
Apr. |
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Veneto |
Fa ritorno a
Venezia ed a Conegliano. |
Mag. |
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Lombardia |
E’ trasferito
in Ghiaradadda ed a Ghedi passa in rassegna i propri uomini
con Niccolò Orsini. |
| ............ |
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Francia |
Una lapide
murata all'interno della cisterna nel cortile del castello di
Alviano attesta una misteriosa campagna da lui combattuta a
favore del re di Francia. Sembra che la abbia sostenuta senza
informare i veneziani e che sia stato fatto prigioniero nella
Francia meridionale. |
Ago. |
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Veneto |
A Venezia per
consultazioni con l’Orsini ed il Caracciolo. |
Sett. |
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Veneto |
Gli viene confermato
l’anno di rispetto. |
Dic. |
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Friuli |
A Gradisca d’Isonzo;
invia una memoria al consiglio dei Savi sui risultati della
sua ispezione. |
1508 |
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Gen. |
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Veneto e Friuli |
Effettua un
sopralluogo a Butistagno in Cadore ed al passo di Chiusaforte,
la cui fortezza fa munire opportunamente. Fa scavare un fossato
a Primolano e costruire due bastioni a Celazzo ed a Laurone.
Rientra in Friuli, dopo avere riportato a Venezia, al consiglio
dei Dieci, i risultati delle sue ispezioni. |
Feb. |
Venezia |
Impero |
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Veneto e Friuli |
Si trova a Bassano
del Grappa ed è trasferito in Friuli con Piero del Monte
a Santa Maria, per contrapporsi agli imperiali che minacciano
i confini. Tocca Castello di Gardona e Belluno, individua una linea di azione comune con Girolamo
Savorgnano in Cadore. E’ avvertito da tale capitano di
non risalire il Piave, bensì di piegare per la val di
Zoldo. Prende con sé 100 uomini d’arme, 400 tra
stradiotti e balestrieri a cavallo, 1500 fanti e, sotto la neve,
raggiunge Forno di Zoldo. |
Mar. |
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Governatore g.le
1050 cavalli |
Veneto |
Con l’aiuto
degli abitanti, sgombera dalla neve la mulattiera che porta
in Cadore e per la forcella di Cibiana varca il Boite, occupa
Venàs e, prima dell’alba, si ferma a Valle nei
pressi di Pieve di Cadore. Decide di affrontare i tedeschi in
campo aperto a Tai di Cadore ed assale gli avversari su entrambi
i fianchi, mentre la sua cavalleria leggera si impadronisce
delle artiglierie. Fra i nemici è ucciso Sisto di Trantson
con 1500 fanti; la mattina seguente attacca il castello di Pieve
di Cadore: i difensori si arrendono a patti a seguito della
perdita di due rivellini. Riconquistato così tutto il
Cadore, ridiscende lungo il Piave e si pone a Conegliano. E’
nominato governatore generale delle truppe, gli viene aumentata
la condotta di 400 cavalli e la provvigione annua (portata a
30000 ducati); gli vengono pure donati 1000 ducati e le artiglierie
conquistate. Nel proseguimento del conflitto, invia parte delle
truppe per i passi della Carnia alla volta di Pontebba; con
il resto degli uomini muove celermente verso l'Isonzo. A metà
mese passa per Sacile e tocca Udine; occupa Codroipo e San Lorenzo;
giunge a Cividale del Friuli. |
Apr. |
|
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Friuli |
Arriva a Savorgnano
con 25003000 fanti, 700 uomini d’arme, 300 balestrieri
a cavallo, 300 stradiotti, le cernite friulane e numerosi pezzi
di artiglieria. Viene a Tricesimo, assale Cormons, il cui castello
conquista dopo un attacco di sette ore: la guarnigione (comandata
da Giorgio Hoffer) è passata a fil di spada ed il bottino
ammonta a 100000 ducati. Ottiene la resa di Pordenone e di altri
castelli, fra i quali Reifenberg. Fa gettare un ponte sull’Isonzo
e si ferma sotto Gorizia. Dalla sponda destra del fiume incomincia
il bombardamento della torre che costituisce la testa di ponte
del campo trioncerato goriziano. Alcuni assalti, condotti personalmente
dall'Alviano, vincono la resistenza degli imperiali; viene riattato
il ponte parzialmente distrutto dagli avversari e la città,
dopo quattro giorni, cade in potere dei veneziani. I difensori
si arrendono a patti; l’Alviano mantiene la disciplina
fra i suoi e non esita a fare giustiziare i soldati che si danno
al saccheggio. Dopo altri quattro giorni, in cambio di 4000
ducati, ottiene anche la capitolazione del castello, alla cui
difesa si trova Andrea di Liechtenstein. Con la vittoria, l'Alviano
ha modo di innalzare l'antico emblema araldico della sua casa,
che a tutt'oggi è presente nella processione del Corpus
Domini ad Orvieto. Questo stemma è spaccato in due parti:
nella prima, azzurra, vi compaiono tre gigli d'argento; nella
seconda sono presenti in alternanza tre colonne rosse e due
bianche. Per ritornare all'aspetto militare, a fine mese l'Alviano
punta su Trieste. Lungo il cammino, espugna i castelli di Duino
e di Prosecco e chiede, invano, la resa di Monfalcone.
|
Mag. |
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Friuli e V.Giulia |
Assedia Trieste
per terra, mentre per mare la città è bloccata
dalla flotta di Girolamo Contarini con 9 galee e numerose barche
armate. 40 triestini, usciti dalla città, depredano il
castello di Draga controllato dai veneziani. Un'altra sortita
dei difensori rallenta i lavori di allestimento di una batteria
collocata nel sito "le fornaci". L'opera è
messa a punto ed inizia il bombardamento di Trieste per tre
giorni da terra e dal mare. L'Alviano si attesta a Prosecco.
Viene contrattata la resa con il provveditore Corner dopo che
sono state atterrate parte delle mura, molte case ed alcune
torri. I triestini si arrendono e riconoscono ai veneziani 15000
ducati per non subire il saccheggio della città. La rocca
cede a seguito di un trattato con alcuni fanti spagnoli dietro
la consegna di 4000 ducati. Per ringraziamento dei successi
conseguiti, l'Alviano dona alla chiesa di Montona l'altarino
da campo quattrocentesco che egli porta sempre con sè.
A Trieste viene inviato come provveditore Alvise Capello che
mantiene la disciplina con severità (impiccagioni, frustate
e donne messe alla berlina). Nel castello è posto Alvise
Zeno. |
Giu. |
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V. Giulia
Slovenia |
Entra in Istria,
ottiene Pisino, Fiume e Postumia superando la guerriglia organizzata
da alcuni signori feudali. |
Lug. |
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Friuli e Veneto |
Lascia Udine
ed è accolto in trionfo a Venezia con il bucintoro. Nella
chiesa di San Marco gli vengono consegnate lo stendardo ed il
bastone di governatore generale ed egli giura i suoi obblighi
mettendo entrambe le mani sul messale. Alla solenne cerimonia
assiste la moglie, arrivata a Venezia da pochi giorni: la donna
è alloggiata nel palazzo di Raffaele Gritti a San Martino.
Al condottiero sono pagate le spese per la sua permanenza nella
città. E’ investito dal doge di Pordenone e di
Porto Naone, dietro il censo di un cero da consegnarsi ogni
anno alla basilica di San Marco; è inscritto al Maggior
Consiglio. Subito si trasferisce a Pordenone: lo accompagnano
la moglie ed il fratello Bernardino, ora vescovo di Nocera dei
Pagani. Prende formalmente possesso del castello dalle mani
del luogotenente del Friuli Andrea Loredan. |
| ago.
sett. |
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Friuli |
A Pordenone. |
| Ott. |
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V.Giulia
e Croazia |
Ispeziona le
opere difensive di Gorizia, Trieste, Fiume e Belluno. Nell'anno
la sua paga complessiva ascende a 26400 ducati. |
| Nov. |
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Friuli |
Rientra a Pordenone. |
1509 |
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Feb. |
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Veneto e Friuli |
Lascia Pordenone
e si reca a Venezia per consultazioni con Niccolò Orsini;
gli sono riconosciute spese giornaliere per 15 ducati, mentre
all’Orsini gliene sono concessi 25. Partecipa ad alcune
sedute del Maggior Consiglio, ispeziona le fortificazioni del
Friuli e provvede a rafforzare le difese di Vicenza e di altri
centri del veronese. |
Mar. |
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Friuli e Lombardia |
Da Pordenone
si porta in Ghiaradadda. |
Apr. |
Venezia |
Francia |
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Veneto e Lombardia |
Si trova a Peschiera
del Garda pronto ad iniziare la guerra; suggerisce una strategia
di attacco agli antipodi rispetto a quella del capitano generale
Niccolò Orsini, teso, viceversa, ad aspettare gli avversari
nel campo fortificato di Orzinuovi. Da Isola della Scala passa
a Nogara per sorvegliare i confini del mantovano; distrugge
il ponte di Ponte Molino sul Tartaro e punta su Casalmaggiore,
caduta nelle mani di Francesco Gonzaga. E’ a Pontevico
con il provveditore generale Giorgio Corner e l’Orsini
alla testa della quarta colonna, forte di 440 lance, di 6940
fanti agli ordini del del Monte, di 200 balestrieri a cavallo
e di 100 cavalli leggeri come esploratori. A Fontanella; quando
i francesi dello Chaumont si ritirano al di là dell’Adda,
si dirige a Treviglio su disposizione del Senato. Occupa Rivolta
d’Adda, respinge uno squadrone di cavalleria nemica ed
attraversa il fiume incalzando gli avversari fino a Cassano.
Negli stessi giorni nasce a Pordenone il primo figlio maschio,
Marco, che morirà più tardi nel 1512. |
Mag. |
|
|
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Lombardia |
Si accosta a
Treviglio dove sono 50 lance e 1000 fanti francesi; pianta le
artiglierie e dopo
due giorni la città cade nelle sue mani: Treviglio è
messa a sacco. I francesi di Gian Giacomo da Trivulzio approfittano
di tale dilazione temporale per riattraversare l’Adda
senza trovare resistenza. L'Alviano si ritira con l’Orsini
(2000 uomini d’arme 20000 fra fanti e cernite e molti
cavalli leggeri, di fronte a 2000 lance, a 6000 fanti svizzeri
ed altri 12000 uomini tra guasconi ed italiani). Mentre procede
in ordine sparso alla retroguardia con 400 lance ed i migliori
fanti dell’esercito veneziano (5400 uomini), si scontra
ad Agnadello con l’avanguardia dello Chaumont e del Trivulzio
(500 lance e 6000 fanti svizzeri). Respinge i primi assalti
ed infligge gravi perdite ai nemici; chiede soccorsi all’Orsini,
che, invece, gli risponde di ripiegare. Si attesta con lance,
fanti e 6 pezzi di artiglieria su un piccolo argine, posto su
un letto vuoto di un torrente. I fanti veneziani avanzano respingendo
i guasconi; si allungano però troppo sul terreno, anche
perché la vicina colonna di Antonio Pio non si muove
a colmare gli spazi e le cernite bresciane si scompigliano e
si danno alla fuga. Sopraggiungono i rinforzi francesi, comandati
dal Connestabile di Borbone e dallo stesso re Luigi XII. La
fanteria italiana del del Monte, di Zitolo da Perugia e di Saccoccio
da Spoleto resiste per tre ore di fronte all’incalzare
della cavalleria pesante; alla fine, rimangono tutti
sul terreno. Il condottiero è ferito ad un occhio
e si arrende nelle mani di Giovanni di Chabanne o del Vaudenesse.
A Venezia è accusato della sconfitta senza mezzi termini;
il re Luigi XII lo fa condurre a Milano nel Castello Sforzesco. |
Lug. |
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Francia |
Segue, prigioniero,
il re in Francia. |
1510 |
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Gen. |
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Francia |
Si parla a Venezia
di un suo possibile utilizzo dei francesi per combattere gli
inglesi (condotta di 100 lance). |
Sett. |
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Francia |
Viene rinchiuso
in una gabbia a Loches; scrive le proprie memorie andate perdute. |
1512 |
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Ott. |
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Francia |
E’ sempre
in carcere a Loches con il Navarro. |
Nov. |
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Francia |
Viene liberato
dalla prigione di Oulx, in Savoia per un intervento del Trivulzio
e dietro il versamento – da parte degli Orsini –
di una cauzione a suo favore di 40000 ducati. |
1513 |
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Gen. |
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Francia |
Alla corte francese. |
Mar.
apr. |
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Francia |
Veneziani e
francesi si alleano contro gli spagnoli. L’Alviano è
rilasciato e con Andrea Gritti si incontra con Luigi XII; si
trova a Cahors con Gian Giacomo e Teodoro
da Trivulzio e, da qui, prende la strada per l’Italia. |
Mag. |
Venezia |
Spagna
Milano |
Capitano g.le. 325 lance e 200
cavalli leggeri |
Piemonte Emilia Veneto e Lombardia |
Tocca Susa,
Torino, Ferrara, Chioggia e Venezia. Riferisce in Pregadi la
sua versione sulla battaglia di Agnadello. E’ nominato
capitano generale per due anni di ferma e due di rispetto; gli
viene concessa una condotta di 325 uomini d’arme e di
200 balestrieri a cavallo. Riceve lo stendardo ed il bastone
d’argento in San Marco lo stesso giorno in cui è
caduto prigioniero quattro anni prima. E’ a Padova con
Teodoro da Trivulzio; si unisce a San Bonifacio con il Baglioni;
si reca a San Martino Buon Albergo e muove contro Verona. E’
scoperto un suo trattato per avere la città, ordito con
Pandolfo Malatesta; si accampa a porta Palio, di fronte alla
cittadella. Vista l’ inutilità degli sforzi, si
allontana ed occupa Valeggio sul Mincio e Peschiera del Garda,
che ha a patti. Ha l’ordine di non attraversare né
l’Adda, né il Po. Raggiunge Gambara e Cremona.
Contemporaneamente a questi fatti, invia Giacomo Rusconi a prendere
possessi di Pordenone. |
Giu. |
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Lombardia e Veneto |
Scaccia da Cremona
500 fanti di Galeazzo Pallavicini e di Antonio Maria Pallavicini,
che ne hanno occupato i borghi per conto dei francesi. Entra
nella località e vi svaligia 1000 fanti spagnoli e 200
uomini d’arme sforzeschi; fa prigionieri Alessandro e
Galeazzo Sforza, che hanno ottenuto la resa a patti dai Pallavicini.
Consegna Cremona ai francesi; invia Renzo di Ceri a Brescia,
mentre egli si ferma a Cava Tigozzi sul Po. Mette in allarme
Pizzighettone con Teodoro da Trivulzio ed ordina al Baglioni
di impedire a Raimondo di Cardona la costruzione di un ponte
sul Po. I francesi sono sconfitti a Novara; per tale fatto l’Alviano
si ritira a Pontevico, Gambara, Casalmoro, Valeggio sul Mincio;
viene sull’Adige a Tombazosana ed a Tomba di Sotto con
600 uomini d’arme, 1000 cavalli leggeri e 5000 fanti.
E’ a San Giovanni Lupatoto, entra in Legnago e ne fa conquistare
la rocca al Baglioni. Si accosta a Verona, a Santa Lucia, dalla
parte di porta San Massimo; abbatte con le artiglierie 40 braccia
delle mura e la torre della Portara e dà battaglia. Subisce
molte perdite. Poiché non sorgono tumulti nella città
a favore della Serenissima, deve dare ancora una volta l’ordine
della ritirata. Mantiene sempre la disciplina con pugno di ferro
e fa giustiziare tutti gli indisciplinati (almeno 20 uomini).
Ritorna a San Giovanni Lupatoto e blocca tutte le strade per
le quali possano essere introdotte vettovaglie in Verona. Si
sposta a Ronchi; all’avvicinarsi dell’esercito spagnolo,
cambia i suoi piani e ripara ad Albaredo d’Adige. Fa minare
il castello di Peschiera del Garda, perché indifendibile,
e si porta a San Bonifacio. |
Lug. |
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Veneto |
E’ a Montagnana
ed a Padova. Invia alla difesa di Treviso il Baglioni, Malatesta
Malatesta da Sogliano, Taddeo della Volpe e Serafino da Cagli
con 300 lance, 300 cavalli leggeri e 2000 fanti; manda Giampaolo
Manfrone a Cittadella a proteggere i lavori di mietitura nei
campi; fa disertare Mercurio Bua dalle fila imperiali e provvede
ai lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova e
Treviso. Fa entrare l’esercito in Padova (9000 fanti,
1000 lance e molti cavalli leggeri). Rafforza la cinta muraria
della città con uno sviluppo di undici chilometri e dota
le mura di baluardi, bastioni, cunicoli, casematte e nuove porte; fa spianare all'esterno tutte le case
e tagliare tutte le piante entro l’arco di tre miglia.
Padova è assalita da 1000 lance, da 800 cavalli leggeri,
da 5000 fanti spagnoli e da 5000 lanzichenecchi comandati dal
Cardona. |
Ago. |
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Veneto |
Fa uscire 100
cavalli leggeri e 150 fanti, per verificare i lavori di trinceramento
degli spagnoli al Bassanello: l’Alviano è sempre
in prima linea a curare ogni particolare. Quando i nemici si
ritirano, invia i cavalli leggeri e gli stradiotti al loro inseguimento
per controllarne i movimenti. Andrea Gritti loda il suo zelo
in Pregadi. |
Sett. |
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Veneto |
Si vede a Venezia
con il doge; il consiglio dei Savi apporta alcune modifiche
alla sua condotta: anche il provveditore generale, Domenico
Contarini ha elogi in collegio per il suo comportamento. Presenta
un memoriale per la razionalizzazione dei corpi di fanteria
al fine di diminuire gli sprechi. A Treviso fa rafforzare le
mura con tre rivellini ed ordina di spianare case e piantagioni
attorno alla cinta. |
Ott. |
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Veneto |
Ha dal Senato
il permesso di attaccare battaglia campale a causa del saccheggio
del territorio di Piove di Sacco e del bombardamento di Venezia.
Dispone che il Baglioni esca da Treviso, mentre egli da Padova
si porta a Limena ed a Fontaniva. Raggiunge Cittadella ed impedisce
l’attraversamento del Bacchiglione al Cardona ed a Prospero
Colonna (1000 lance, 4000 fanti spagnoli, 2000 fanti tedeschi
e 1000 venturieri). Gli avversari riescono a guadare il Brenta
a Cervarese Santa Croce. Retrocede allora su Vicenza con il
Baglioni ed il provveditore Gritti, spedisce il Manfrone a Montecchio
Maggiore per difendere il passo sul Retrone. Altri 500 cavalli
sono inviati a Barbarano Vicentino con la medesima finalità
e fa occupare dai contadini tutte le vie che conducono a Schio ed a Vallarsa. Si ferma ad Olmo
e fortifica la strada verso Verona con tagliate, fossi ed artiglierie.
Gli spagnoli eludono di notte la sua sorveglianza grazie ad
una forte nebbia e si avviano verso Schio. Allorché si
accorge del ripiegamento degli avversari, manda al loro inseguimento
Niccolò Vendramin con i cavalli leggeri; segue costoro
con 1400 uomini d’arme, 10000 fanti non di prima scelta
e 1000 stradiotti. Su pressione del provveditore Andrea Loredan,
assale la retroguardia di Prospero Colonna a Creazzo. La cavalleria
leggera veneziana è respinta; interviene allora con la cavalleria
pesante ed avanza risoluto sugli
uomini d’arme nemici, che incominciano a ripiegare.
I fanti della Serenissima , fra i quali vi sono molte cernite,
non reggono all’urto dei fanti tedeschi e spagnoli di
Ferdinando d’Avalos; i fanti romagnoli di Babone Naldi
sono travolti; nello stesso tempo non arrivano i rinforzi che
deve condurre il Baglioni. I veneziani subiscono una disfatta
(fra morti e prigionieri 400 uomini d’arme e 4000 fanti).
Inizialmente è imputata all’Alviano la sconfitta
ed anche alcuni condottieri, come il Baglioni, prendono le distanze
da lui; egli si assume ogni responsabilità e ritorna
alla difesa di Padova con 3300 fanti. Per sopperire alla estrema
mancanza di denaro, impone alla comunità di Pordenone
il pagamento di un contributo straordinario di 4000 ducati,
a titolo di rimborso per danni da lui subiti a causa dell'incuria
degli abitanti (asportazione delle sue artiglierie dal castello
da parte degli imperiali): gliene sono consegnati 2600. |
Nov. |
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Veneto |
Il d’Avalos
arriva sino alle Brentelle; l’Alviano esce da Padova con
i cavalli leggeri ed obbliga gli spagnoli a ritirarsi ad Este,
Montagnana, Monselice, Cologna Veneta, Bevilacqua e Badia Polesine.
Segue sempre i lavori di rafforzamento delle opere difensive
di Padova e di Treviso.
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Dic. |
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Veneto |
Esercita pressioni
perché Renzo di Ceri sia nominato governatore generale
al posto del Baglioni. Viene a Venezia con il Bua e Giampaolo
da Sant’Angelo: è accolto dal doge e da molti nobili
in collegio. Ritorna a Padova. |
1514 |
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Feb. |
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Veneto |
Manda i cavalli
leggeri nel vicentino per difenderlo dalle scorrerie degli spagnoli. |
Mar. |
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Veneto e Friuli |
Lascia Teodoro
da Trivulzio al governo di Padova e si sposta a Treviso: ottiene
il via libera per un’operazione in Friuli al fine di contrastarvi
le scorrerie di Cristoforo Frangipane: costui, infatti, quando
gli abitanti di Muzzana del Turgnano si sono ribellati agli
imperiali ed hanno ucciso due suoi corrieri, per rappresaglia
ha fatto abbacinare un occhio a 25 persone ed a altri 25 uomini
ha fatto imprimere con il fuoco, sul loro volto, la croce di
Sant'Andrea. A fine mese l'Alviano parte nottetempo da Padova
con 200 uomini d’arme, 400 cavalli leggeri e stradiotti,
700 fanti e 6 pezzi di artiglieria (3 falconetti e 3 sagri).
In due tappe, nascondendosi alla vista nei boschi, giunge a
Sacile; si avvicina a Pordenone e divide le sue truppe in tre
raggruppamenti. Egli si colloca a Santa Maddalena di Porcia,
Malatesta Baglioni nei pressi di Rorai, parte degli stradiotti,
dei cavalli leggeri e degli uomini d'arme sulla strada che conduce
a Polcenigo con il provveditore Vitturi. Alla guardia di Pordenone
si trova il Rizzano, un capitano di Fiume, con un presidio di
120 fanti, di 100 cavalli leggeri, di 200 lance e di numerosi
balestrieri a cavallo croati capitanati dal conte Guido della
Torre, più altri 300 cavalli condotti dal Rainer. L'Alviano
spinge avanti l'avanguardia con il Baglioni e Pietro da Longhena.
Costoro arrivano nel borgo di San Giovanni, fuori le mura. Il
Rizzano fa uscire alcuni esploratori; a sua volta, in un secondo
momento, segue il loro esempio per affrontare i veneziani; inizia
il combattimento. Le milizie della Serenissima si ritirano ad
arte sotto la pressione nemica, si fanno inseguire finché
gli imperiali cadono nell'agguato predisposto in precedenza.
Sono così battuti 200 uomini d’arme e 300 cavalli
leggeri imperiali; il Rizzano, ferito alla faccia, cade da cavallo
ed è fatto prigioniero. Gli avversari si danno alla fuga
e riparano in Pordenone. I veneziani si impadroniscono del borgo
di San Giovanni: da qui incominciano a bombardare la città
ed il castello con i 6 pezzi di artiglieria. Il giorno seguente
si ripete il bombardamento; sono abbattute le porte e sono abbassati
i ponti levatoi dopo averne troncate le catene. A mezzogiorno
la città è conquistata; anche il castello, due
giorni, subisce la medesima sorte. La maggior parte dei difensori
viene passata a fil di spada e tra i morti si trovano pure un
centinaio di cittadini: segue il saccheggio che dura un intero
giorno. Nessuna casa si salva dalla furia dei soldati, nemmeno
i chiostri e le chiese ( quelle di Santa Maria, di San Marco
e di San Francesco, nella quale sugli altari sono uccisi alcuni
uomini). L'Alviano entra a cavallo in una chiesa. I villaggi
di Rorai e di Cordenons incorrono in analoghi maltrattamenti:
in particolare sono razziati 1000 buoi e 10000 pecore. Da ultimo,
132 prigionieri sono condotti a Venezia per essere incarcerati
nelle prigioni di Torresella e di Torrenuova. Subito dopo l'Alviano
guada il Tagliamento ed occupa San Daniele del Friuli; ancora
due giorni e libera il castello di Osoppo dall’assedio
postovi da tempo dal Frangipane. |
Apr. |
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Friuli |
Lascia San Daniele
del Friuli, supera l’Isonzo ed attacca Gorizia: l’arrivo
di 2000 fanti tedeschi da Tolmezzo, lo convince a rientrare.
A fine mese rientra ad Udine. |
Mag. |
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Veneto |
Tocca in rapida
progressione Venezia, Treviso, dove si incontra con il capo
del consiglio dei Dieci, Castelfranco Veneto e Padova. Fa tagliare
sul Brenta il ponte
di Torre; invia i suoi uomini d’arme ad alloggiare tra
il Piave ed il Sile ed i suoi balestrieri a cavallo ad Asolo.
Ritorna ancora a Venezia con il Scipione; non viene accontentato
quando domanda di passare all’assedio di Marano Lagunare.
Illustra un suo progetto di riforma dei regolamenti militari
che è approvato. |
Giu. |
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Veneto |
Gli spagnoli
vengono a Torri di Quartesolo, vicino a Vicenza, ed espugnano
Cittadella. L’Alviano si fortifica a Brentelle e sorprende
in una sortita il Cardona (340 morti). Non lo fermano i rimproveri
ricevuti per questa azione ed insegue i nemici che stanno saccheggiando
il territorio. E’ ad Arlesega in perlustrazione e per
poco non è catturato da una pattuglia spagnola; sposta il campo a Brusegana,
perché gli avversari hanno lasciato Montegalda per attaccare
Padova alla porta di Santa Croce. |
Lug. |
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Veneto |
Spedisce nel
vicentino Malatesta Baglioni, Giulio Manfrone, Giampaolo da
Sant’ Angelo ed il Bua, che a Camisano Vicentino sorprendono
le milizie nemiche. Quando gli spagnoli lasciano Monselice,
invia loro contro a Battaglia Terme Giovanni Naldi ed il Bua;
manda, infine, il Bua ed il Vendramin a scorrere in Valsugana.
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Ago. |
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Veneto |
Fa condurre
alcune azioni nel veronese, che portano alla cattura ed all’impiccagione
del fuoriuscito Siginfreddo Caliari. Nasce il figlio Livio:
a fine mese, al suo rientro a Padova, organizza una grande festa
per la sua pubblica presentazione. Alla cerimonia sono presenti
Teodoro da Trivulzio, il fratello vescovo e tutti i condottieri.
Il bambino è battezzato con l'acqua del Bacchiglione
e gli sono imposti quattro nomi, che rappresentano il mondo
del condottiero: Livio, per la continuazione della stirpe; Lorenzo,
in ricordo del cognato Lorenzo dei Medici; Eusebio, in riconoscenza
del santo del giorno; Settimo, perché è il settimo
figlio dopo cinque femmine ed un maschio (morto due anni prima).
Il corteo si imbarca e giunge al ponte romano di San Giovanni
delle Navi, sotto il quale vi è l'approdo delle imbarcazioni
provenienti da Este e da Monselice. Esso prende terra e per
la via Vescovado giunge al duomo; da qui prosegue per piazza
Capitaniato, dove all'attuale sede del Liviano si trova il suo
palazzo. |
Sett. |
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Veneto |
Gli spagnoli
abbandonano Vicenza, Brendola e Monselice per la scarsità
di vettovaglie; l’Alviano si trasferisce a Battaglia Terme,
spinge Antonio da Castello ad
occupare di notte Este. Questi non riesce ad avere il
castello; fallita l’azione di sorpresa, l’Alviano
decide di procedere con tutto l’esercito. Da Brognoligo
perviene a Roveredo di Guà, dove si impadronisce di un
bastione e si accosta a Montagnana: i veneziani impauriti lo
convocano in collegio. Li rassicura ed ottiene il saldo delle
paghe arretrate. Il Cardona si rifugia a Lendinara, per cui
l'Alviano invia
parte delle truppe nel Polesine. |
Ott. |
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Veneto |
Lascia Padova
e si dirige sotto la pioggia verso Vicenza e Marostica. Si ferma
a Thiene ed impone agli abitanti di Schio una taglia di 6000
ducati; allorché viene a conoscenza che gli spagnoli
hanno attraversato l’Adige a Castelbaldo, ritorna indietro
verso Barbarano Vicentino e spedisce Baldassarre di Scipione
a Cavarzere, affinché il provveditore Andrea Bondimer
getti un ponte di barche vicino ad Anguillara Veneta. Si dirige verso Conselve, supera l’Adige
a Campobianco con 6000
uomini, entra in Rovigo e vi cattura il presidio di 150
lance e di 50 cavalli leggeri. Avuta la rocca, i veneziani recuperano
il Polesine. Da ultimo, l'Alviano si avvia verso Badia Polesine
per oltrepassare l’Adige alla Torre Marchesana su un altro
ponte di barche; punta ora su Legnago, Cerea e Verona.
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Nov. |
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Veneto |
Alloggia le
truppe nei contadi di Legnago e di Cerea; i veneziani depredano
il territorio fin sulle porte di Verona. Prospero Colonna ed
il d’Avalos lasciano, rispettivamente, Bergamo e Verona,
per puntare su Legnago e Monselice e stringere così l’Alviano
tra due fuochi. Il condottiero evita la manovra: imbarca sull’Adige
le artiglierie ed i soldati attraversano le paludi; abbandona
il veronese e per difficili vie, sotto una continua pioggia,
giunge senza perdite a Piove di Sacco ed a Padova. Manda gli
uomini d’arme a svernare tra Noale e Castelfranco Veneto,
gli stradiotti nel vicentino, gli altri cavalli leggeri di Troilo
Pignatelli nel padovano ed i fanti tra Bovolenta e Piove di
Sacco. Fa licenziare parecchi cavalli leggeri e ridurre il numero
degli stradiotti, dei quali molti saranno trasferiti in Levante;
fa impiccare due capitani (Piero Corso e Vincenzo Rano) scoperti
in corrispondenza con i nemici. |
Dic. |
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Veneto |
Prende parte
a Mestre alla rassegna generale, viene, indi, a Venezia, dove
è accolto dal doge; è pure consultato dal collegio
e dal consiglio dei Dieci. Il Gritti ed il Vendramin si operano
affinché si riconcili con il Ceri. Gli è, da ultimo,
consegnato del denaro destinato alle paghe pregresse dei suoi
soldati. |
1515 |
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Gen. |
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Veneto |
Protesta aspramente
per il ritardo delle paghe. |
Feb. |
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Veneto |
Organizza a
Padova, in Prato della Valle, una grande giostra in occasione
della nomina a re di Francia di Francesco I. In palio vi è
un premio di 100 ducati. Si presentano 60 concorrenti, sicché
il torneo dura tre giorni: ne esce vincitore Bino da perugia,
una lancia spezzata del Baglioni. |
Mar. |
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Veneto |
Si lamenta con
i veneziani perché, a suo dire, il Ceri riceve un trattamento
migliore del suo. Compie ispezioni a Treviso con Giorgio Emo
e trova che i lavori vanno a rilento. Non riesce a far avere
a Mercurio Bua il comando di tutti gli
stradiotti. Cura la disciplina fra le truppe e fa impiccare
alcuni malfattori. |
Apr. |
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Veneto |
Controlla l’andamento
dei lavori di fortificazione di Padova; falliscono al contrario
due iniziative da lui coordinate, condotte in Friuli (Baldassarre
di Scipione) ed in Polesine. Si reca in collegio accompagnato
da Giorgio Corner. |
Mag. |
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Veneto |
Ha nuovi scontri
con le autorità veneziane; si incontra a Venezia con
Renzo di Ceri e discute con lui in collegio sulla conduzione
della guerra.Viene a Treviso; è parzialmente soddisfatto
nelle sue richieste di denaro per le paghe dei soldati. Ritorna
a Padova e dispone una nuova azione di sorpresa in Friuli, questa
volta con Antonio da Castello. A fine mese lascia la città
e si porta a Vicenza; chiede al Ceri di essere raggiunto in
tale località con i suoi fanti. |
Giu. |
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Veneto |
Ha ai suoi ordini
730 lance, 2500 fanti e 1200 cavalli leggeri. Fa avere ai suoi
uomini tre paghe rispetto alle quattro richieste; a tutti –compresi
i condottieri- fa tagliare la barba. Di fronte alla pressione
spagnola, rientra in Padova. Continua ad avere diatribe con
il Ceri; fa impiccare due fanti della compagnia di tale capitano,
perché, trovandosi senza denaro hanno rubato del pane.
L'Alviano abbandona Vicenza a seguito delle sconfitte di Troilo
Pignatelli. |
Lug. |
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Veneto |
Raggiunge Venezia
con Chiappino Orsini per discutere sulle modalità di
gestione della guerra. |
Ago. |
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Veneto |
Esprime ancora
lamentele per il cronico ritardo delle paghe. Gli vengono consegnati
10000 ducati; parte allora da Badia Polesine e procede lungo
il corso del Po, affiancato da una flottiglia di navigli destinati
al vettovagliamento del suo esercito (830 lance e 7000 fanti). I francesi entrano nel ducato
di Milano e gli spagnoli si ritirano ad Isola della Scala; l’Alviano
per Ficarolo punta su Ostiglia. |
Sett. |
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Veneto e Lombardia |
E’ a Fiesso
Umbertiano ed a Calto e continuano sempre le sue liti con il
Ceri; alla notizia che i francesi stanno marciando verso Milano,
tocca Governolo, Casola, Marcaria e Santa Maria di Bozzolo.
A Cremona chiede la resa della città; prosegue con la
medesima celerità a Pieve, Soresina e Lodi per congiungersi
con i francesi; occupa quest’ ultima località e
si dirige su Melegnano. Si incontra con il Connestabile di Borbone,
Gian Giacomo e Teodoro da Trivulzio, l’Alençon
e, la sera, con il re Francesco I. Dopo un giorno, prende parte
alla battaglia di Melegnano e coglie alle spalle gli svizzeri
con i cavalli leggeri. Il suo intervento si rivela definitivo;
gli avversari si devono ritirare inseguiti dai cavalli veneziani.
La Serenissima spinge l’Alviano a recuperare Brescia;
entra in Bergamo e da qui passa a Soncino ed a Ghedi. |
Ott. |
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Lombardia |
Muore ai primi
del mese nel castello di Ghedi per un’occlusione intestinale.
Alcuni riferiscono che la causa sia da attribuire ad un'ernia,
altri alle complicazioni per una caduta da cavallo. Si sparge
pure la voce che sia stato avvelenato. Tre medici cercano di
operarlo, finché una sera, confessato e comunicato, muore
senza fare testamento. I soldati, nel portare a Venezia la sua
salma, non chiedono
agli avversari alcun salvacondotto. In suo onore vi sono funerali
solenni in San Marco; il corpo è tumulato nella chiesa
di Santo Stefano, con monumento funebre di Baldassarre Longhena.
La Serenissima concede alla moglie 300 ducati e delibera un
vitalizio mensile di 60 ducati per lei e per il figlio Livio;
è pure loro concessa una casa alla Giudecca. Viene, infine,
promesso a ciascuna figlia una dote di 3000 ducati da consegnarsi
al momento del loro matrimonio. Fonda a Pordenone l"Accademia
Liviana" (che ha come insegna il Noncello), frequentata
da Girolamo Fracastoro, da Andrea Navagero, da Pietro Bembo,
Giovanni Cotta e Girolamo Aleandro. per la sua attività
umanistica l'Alviano è ricordato da Traiano Boccalini
nella sua opera "Ragguagli di Parnaso". |
Grande uomo di guerra; buon capitano per grandezza
d'animo e per esperienza. Valoroso, intraprendente, indomito. Sempre
pronto a combattere, di grande ardire ed esecutore con somma celerità
delle cose deliberate. Eccellente capitano. Audace. Uomo da essere
temuto da qualunque stato.
Sostanzialmente buono, schietto, semplice di cuore ed
integro moralmente.
Mai domo, sia nella vittoria che nella sconfitta.
Animo inquieto e molto vivo.
Di grande autorità e virtù.
Pratico, geniale, non ebbe eguali nel preparare i piani di
battaglia.
Giunto tardi nell'età al comando supremo, fu assertore di
una strategia vigorosa, annientatrice in alcuni casi, e trovò difficoltà ad
attuarla anche per la sua novità in confronto con la politica e la prassi
guerresca del suo tempo.
Mente aperta ad ogni innovazione: contribuì ad armare e addestrare
alla svizzera le fanterie veneziane, utilizzò grandemente la cavalleria leggera;
fu pure valente ingegnere militare. Esperto nel fortificare un accampamento,
nella scelta delle posizioni e nel rimaneggiare i fortilizi, adattandoli ai
continui progressi delle artiglierie.
Sembra condensare la concretezza della prassi militare alla
progettualità dell'architetto, invertendosi, in certa misura, il classico
ruolo che generalmente troviamo in personaggi dell'epoca che costruivano fortezze:
il committente, in questo caso, diventa "faber".
Fedelissimo, uno dei più costanti e risoluti nel mantenere
la fede data.
Capace di mantenere la disciplina fra le truppe.
Idolatrato dai suoi soldati.
Si esponeva ai pericoli e sopportava le fatiche come un
semplice soldato. Coraggioso.
Collerico. Di pessimo carattere.
Grande tiranno.
Di consiglio più precipitoso che cauto. Stimato più ardito
nel combattere, che buono nel consigliare.
Troppo desideroso di gloria, per cui portato a prendere
partiti precipitosi.
Feroce. Celebre per aver fatto morire molte migliaia di soldati.
"Era il condottiero italiano più temuto
e ammirato dagli oltramontani, per la sua foga unita alla capacità
di effettuare rimonte spettacolari." Pellegrini
Di piccola statura e di brutto aspetto. Di carnagione chiara,
gli occhi e i capelli neri.
Amante delle buone lettere e della poesia. Mente aperta a
ogni forma di cultura.