Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0118      ASTORRE  BAGLIONI  Di Perugia. Signore di Spello e di Bastia Umbra. Figlio di Gentile, fratello di Adriano, zio di Federico, nipote di Alessandro Vitelli.

              + 1526 (marzo)   1571 (agosto)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avvesario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese i fatti salienti

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Alla morte del padre, è prima a Tagliacozzo presso Ascanio Colonna, e poi a Città di Castello presso lo zio Alessandro Vitelli, che lo educa al mestiere delle armi.

1540

Impero

Impero Ottomano

300 fanti

Ungheria

Affianca il Vitelli contro i turchi a Pest.

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Chiesa

 

 

Lazio

Rientrato in Italia con il cardinale Farnese, è preposto alla guardia di Castel Sant' Angelo durante un periodo di assenza del papa Paolo III da Roma. Il pontefice gli restituisce alcuni castelli nel perugino.

1545

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

Emilia

Si trova a Piacenza all'ingresso nella città del duca Pier Luigi Farnese.

1546

 

 

 

 

 

Estate

Chiesa

Protestanti

 

Germania

Con il Vitelli, Cesare da Napoli, Giambattista Castaldo e Pirro Colonna, contrasta il landgravio di Assia a Ulm. E' inviato in avanscoperta con Cesare da Napoli e 25 cavalli ad ispezionare le postazioni nemiche. Affrontato da 150 cavalli tedeschi postisi in agguato, riesce a salvarsi cacciandosi in una selva vicina. Si distingue per il suo carattere; offeso da un capitano imperiale non esita a dare di mano alla spada ed a ferirlo al collo davanti al cardinale Farnese.

Ott.

 

 

 

Germania

E' presente alla battaglia di Donanworth. Viene lodato per il comportamento dimostrato nel combattimento.

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Emilia

Rientra in Italia con il cardinale Farnese: resta solo poco tempo a Piacenza alla corte di Pier Luigi Farnese a causa dei dissidi che ha con alcuni nobili della città.

1549

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Lazio

E' a Roma al comando di una grossa compagnia di fanti, in occasione della naumachia offerta dai cardinali francesi agli abitanti per la nascita del duca di Orléans.

1550

 

 

 

 

 

Apr.

Chiesa

Impero Ottomano

300 fanti

Lazio

Si imbarca come venturiere su una fregata a Civitavecchia; segue la flotta pontificia di Carlo Sforza sulle coste africane al fine di combattere il corsaro Dragut.

Mag.

 

 

 

Libia

A Napoli. A fine mese assale Monastir; sconfigge i fanti usciti dal castello, li insegue ed entra con costoro nella fortezza.

Giu.
lug.

 

 

 

Libia

E' con Giordano Orsini all'assedio d Afrodisio (Mahdia), difesa da Hisar Rais, nipote di Dragut. Durante le operazioni salva la vita all' Orsini attaccato all'improvviso da alcuni berberi: si accampa con i cavalieri dell'ordine gerosolimitano ed il de la Seingle e partecipa all'assalto finale.

Sett.       Libia
Partecipa all'attacco generale alle mura di Mahdia alla testa di 300 soldati pontifici.

Dic.

 

 

 

Umbria

Si trova a Perugia.

1551

 

 

 

 

 

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Francia

Impero Chiesa

 

Emilia

E' alla difesa di Parma con il duca Ottavio Farnese.

Lug.

 

 

 

Emilia

Alla caduta di Colorno, si dirige con Giulio d'Ascoli verso Fontanellato e cade in un agguato tesogli dalle compagnie de Ferrante Gonzaga e del conte di Caiazzo; catturato dopo avere subito alcune perdite, è condotto a San Secondo Parmense.

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Chiesa

Francia

 

Emilia

Liberato, passa al servizio dei pontifici e lotta contro i francesi; rimane gravemente ferito all'assedio di Mirandola: è portato a Padova per essere curato.

1556

 

 

 

 

 

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Chiesa

Impero

 

Lazio

Passa al servizio del papa Paolo IV contro gli imperiali.

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Venezia

Impero Ottomano

Governatore g.le

Grecia

Gli viene dato il comando di 1000 fanti ed è inviato a Corfù.

1558

 

 

 

Veneto

Rientra in Italia e supervisiona le difese di Padova.

1559

 

 

 

 

Il papa Pio IV restituisce a lui ed al fratello Adriano Spello e Bastia Umbra.

1561

 

 

 

Veneto

Con Girolamo da Martinengo, Giulio Savorgnano ed Agostino da Clusone, ha da Sforza Pallavicini il mandato di determinare e di sovrintendere ad un piano generale delle opere di fortificazione degli stati veneti.

1566

 

 

 

Veneto e Friuli

Viene sostituito nel suo incarico di governatore di Verona da Paolo Orsini. Ha ora il compito di rafforzare le difese di Udine e di tutto il Friuli.

1568

 

 

 

Lombardia

Alla guardia della fortezza di Bergamo con 100 fanti.

1569

 

 

 

 

 

Gen.

Venezia

Impero Ottomano

 

Cipro

E' nominato governatore di Nicosia.

Feb.

 

 

 

 

La moglie Ginevra Salviati si offre di pagare per conto dei veneziani 2000 fanti al fine di combattere i turchi.

1570

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

Governatore g.le

Veneto e Cipro

E' nominato governatore generale alla morte di Girolamo da Martinengo. Si imbarca a Venezia ed a fine mese raggiunge Cipro, dove ha il comando di 5600 fanti.

Mag.

 

 

 

Cipro

Si trova a Nicosia; provvede immediatamente ad ispezionare le difese dell'isola.

Giu.

 

 

 

Cipro

Sistema le fortificazioni di Cerines e quelle di Famagosta, di cui è eletto governatore, con la collaborazione del rettore della città Marcantonio Bragadin. Cerca di agire nello stesso modo a Nicosia, i cui lavori di rafforzamento vanno, viceversa, a rilento. Raduna truppe per impedire lo sbarco ai turchi nei pressi di tale località; il luogotenente di Cipro si oppone alla misura per cui il Baglioni, sdegnato, abbandona la capitale e ritorna con la sua compagnia a Famagosta. Niccolò Dandolo lo richiama, invano, a Nicosia.

Lug.

 

 

 

Cipro

Quando viene a conoscenza dello sbarco dei turchi alle Saline, nelle vicinanze di Nicosia, vi si dirige con 300 archibugieri a cavallo, 150 stradiotti e vari capitani. Il collaterale conte di Rocas,  mandato in precedenza in tale località con 400 stradiotti e 100 archibugieri italiani, non obbedisce ai suoi ordini e fugge a Famagosta. Il Baglioni è, pertanto, costretto a rientrare in tale città. Rafforza le difese di Famagosta, vettovaglia le fortezze, fa avvelenare i pozzi d'acqua, tagliare le piante, bruciare i raccolti non trasportabili nella città, spianare tutte le case vicine, disarmare le navi inutilizzabili nel porto, ripristina una disciplina ferrea. A fine mese esce da Famagosta con diversi cavalli e sorprende 500 cavalli turchi; assale ancora i nemici con 600 fanti italiani, 600 greci e 200 cavalli, uccide 300 uomini ed incendia un accampamento.

Ago.

 

 

 

Cipro

Effettua frequenti sortite di cavalleria, ma non consegue lo scopo di alleggerire la pressione ottomana intorno a Nicosia. A metà mese lascia all'alba la città con 400 fanti italiani, 300 soldati greci e tutti i cavalli, e sorprende un campo nemico al casale di San Giorgio (uccisi 200 turchi contro 8 veneziani).

Sett.

 

 

 

Cipro

Nicosia cade e Famagosta è investita da Mustafa pascià, che pone il suo campo al casale Pomodano, a tre miglia dalla città. I turchi conducono da questo momento in poi ventisei assalti. Viene intimata la resa dagli avversari mediante la consegna della testa di Niccolò Dandolo, portata in un bacile di stagno. Il Baglioni incomincia con il respingere un buon numero di cavalli e, a fine mese, opera una nuova sortita con 2000 uomini appoggiati dalla cavalleria.

Nov.

 

 

 

Cipro

Compie numerose scaramucce con la cavalleria e gli archibugieri.

Dic.

 

 

 

Cipro

Ha altri scontri per recuperare delle grotte vicine Famagosta; esce con molti  guastatori, per costruire una trincea verso Limissol e trasportarne la terra nel capoluogo, al fine di rafforzare i bastioni cittadini. Organizza, pure, numerose imboscate: garantisce un premio di due ducati per ogni turco ucciso ed uno di cinque per chiunque scavalchi un avversario con la lancia. 

1571

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Cipro

Ha a disposizione per la difesa di Famagosta 90 pezzi di artiglieria, 6000 fanti (2000 italiani e 4000 greci) e 200 cavalli; riceve in rinforzo, per mezzo  della flotta del provveditore Marco Querini, 1700 fanti italiani e 150 cavalli.

Feb.

 

 

 

Cipro

Alla partenza  della flotta veneziana, fa credere al nemico che la città si sia svuotata di difensori. I turchi si avvicinano e sono presi di infilata dagli archibugieri e dai bombardieri, nonché caricati dalla cavalleria (2500 morti).

Mar.

 

 

 

Cipro

Viene condotto un primo assalto generale a metà mese: l'esercito nemico, a questo punto, dispone di 113 pezzi di artiglieria, 3000 cavalli, 193000 fanti e 40000 guastatori. Il Baglioni fa mettere una mina sotto il monte degli ebrei che provoca numerosi  morti vicino alle trincee, fa avvelenare i pozzi nei pressi e riempie di triboli (tavolette con quattro chiodi) tutto il terreno che va dalle mura a trecento passi. In Famagosta trasferisce il suo alloggio nel bastione di Santa Nappa, da dove mette a punto il tiro delle artiglierie. In dieci giorni di scontri rimangono sul terreno almeno 30000 turchi, fra soldati e guastatori.

Giu.

 

 

 

Cipro

Respinge sei ondate di un secondo assalto generale, portato in cinque ore, dopo che gli avversari hanno dato fuoco ad una potente mina di fronte alla mezza luna dell' arsenale. Cerca di riparare i danni; a fine mese i turchi fanno brillare un'altra mina davanti al rivellino. Anche il successivo assalto viene respinto.

Lug.

 

 

 

Cipro

I turchi conducono un terzo assalto generale al rivellino, alla torre di Santa Nappa, a quella dell'Andruzzi, alla Cortina ed al torrione dell'arsenale. Il Baglioni fa abbandonare ai suoi il rivellino: Luigi da Martinengo vi fa brillare una mina, in cui ri mangono uccisi 100 veneziani e 1500 turchi. Il condottiero si unisce con i fanti italiani, albanesi e greci e ributta ancora una volta gli avversari. A metà mese Mustafa pascià fa costruire una grande trincea ed ordina il quarto attacco. Il Baglioni effettua una sortita con il Martinengo, dopo di che fa scoppiare una mina nel fianco sinistro del rivellino, in cui restano sepolti sotto le macerie 700 turchi. Alcuni giorni ancora e vi è un nuovo assalto ottomano, preceduto dallo scoppio di cinque mine intorno ai fianchi del cavaliere di  Limissol e di un'altra sotto la piazza della mezzaluna dell'arsenale. I veneziani subiscono forti perdite; gli attaccanti sono respinti; la popolazione civile fa pressione perché gli uomini della Serenissima chiedano la resa per la mancanza di vettovaglie e perché comincia a scarseggiare anche l'acqua. Il Baglioni è contattato da un rinnegato latore di un messaggio del capitano avversario; respinge la proposta onorevole che prevede la resa con l'onore delle armi. Il giorno dopo Mustafa pascià sferra il quinto assalto generale, che viene parimenti  respinto. Alla difesa di Famagosta non rimangono che 500 fanti italiani, dei quali molti sono feriti: tutti, in ogni caso, sono stanchi per la tensione e per il lavoro cui si sottopongono e deboli per la carenza di generi alimentari. L'ultimo giorno del mese i nobili cipriotti obbligano i veneziani a chiedere la resa.

Ago.

 

 

 

Cipro

I turchi accettano la resa a patti dei difensori; essa prevede un salvacondotto fino a Candia per i fanti italiani. La resistenza è durata 157 giorni, del presidio sono rimasti uccisi i sette-ottavi, sono state sparati d'ambo le parti 150000 colpi di cannone; fra i turchi si contano 50000 morti. Il Baglioni, scortato da 300 uomini, consegna le chiavi della città insieme con il Bragadin, il Martinengo ed altri capitani. I veneziani vengono fatti entrare disarmati nella tenda di Mustafa pascià; questi li riceve inizialmente con cortesia, poi si adira ad arte con il pretesto che il Bragadin ha fatto uccidere alcuni ottomani durante una tregua. Tutti sono catturati e vengono condotti fuori del padiglione, dove sono uccisi. Al Baglioni viene tagliata la testa a causa delle sue proteste per il non rispetto dei termini della capitolazione;  il suo capo è infisso su una picca e viene esposto per tre giorni.

QUINDICI CITAZIONI

Audace, eroico. Uomo prode e valoroso. Grandissimo capitano di guerra. Un folgore di guerra.

Esperto nella scelta degli accampamenti, nelle marce di avvicinamento e nelle ritirate, nel combattimento sia di fanteria che di cavalleria.

Condottiero di molta fama.

Pensoso e previdente. Sagace e prudente, mai avido.

Resistente alle fatiche della guerra.

Amato dai suoi uomini che lo seguivano in tutte le azioni da lui comandate.

Leale e rispettoso delle autorità superiori. Religioso.

Verecondo verso le donne, i vecchi e gli infelici. Per candore e per modestia fu un contrapposto della sua famiglia e del secolo.

Clemente ed umano. Dimostrò segni di uomo eccellente.

Amante delle lettere ed uno dei migliori poeti del suo tempo.