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Stato. Comp. ventura |
Avvesario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese i fatti salienti |
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Alla morte
del padre è prima a Tagliacozzo presso Ascanio Colonna e, successivamente,
a Città di Castello presso lo zio Alessandro Vitelli che lo
educa al mestiere delle armi. |
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1540 |
Impero |
Impero Ottomano |
300 fanti |
Ungheria |
Affianca il Vitelli contro
i turchi a Pest. |
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Chiesa |
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Lazio |
Rientrato in Italia con il
cardinale Farnese, è preposto alla guardia di Castel Sant' Angelo durante
un periodo di assenza del papa Paolo III da Roma. Il pontefice gli restituisce
alcuni castelli nel perugino. |
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1545 |
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Sett. |
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Emilia |
Si trova a Piacenza all'ingresso
nella città del duca Pier Luigi Farnese. |
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1546 |
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Estate |
Chiesa |
Protestanti |
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Germania |
Con il Vitelli, Cesare da Napoli,
Giambattista Castaldo e Pirro Colonna, contrasta il landgravio di Assia
a Ulm. E' inviato in avanscoperta con Cesare da Napoli e 25 cavalli
ad ispezionare le postazioni nemiche. Affrontato da 150 cavalli tedeschi
postisi in agguato, riesce a salvarsi cacciandosi in una selva vicina.
Si distingue per il suo carattere; offeso da un capitano imperiale non
esita a dare di mano alla spada ed a ferirlo al collo davanti al cardinale
Farnese. |
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Ott. |
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Germania |
E' presente alla battaglia
di Donanworth. Viene lodato per il comportamento dimostrato nel combattimento. |
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Emilia |
Rientra in Italia con il cardinale
Farnese: resta solo poco tempo a Piacenza alla corte di Pier Luigi Farnese
a causa dei dissidi che ha con alcuni nobili della città. |
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1549 |
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Mar. |
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Lazio |
E' a Roma al comando di una
grossa compagnia di fanti, in occasione della naumachia offerta dai
cardinali francesi agli abitanti per la nascita del duca di Orléans. |
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1550 |
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Apr. |
Chiesa |
Impero Ottomano |
300 fanti |
Lazio |
Si imbarca come venturiere
su una fregata a Civitavecchia; segue la flotta pontificia di Carlo
Sforza sulle coste africane al fine di combattere il corsaro Dragut. |
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Mag. |
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Libia |
A Napoli. A fine mese assale
Monastir; sconfigge i fanti usciti dal castello, li insegue ed entra
con costoro nella fortezza. |
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Giu.
lug. |
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Libia |
E' con Giordano Orsini all'assedio
d Afrodisio (Mahdia), difesa da Hisar Rais, nipote di Dragut. Durante
le operazioni salva la vita all' Orsini attaccato all'improvviso da
alcuni berberi: si accampa con i cavalieri dell'ordine gerosolimitano
ed il de la Seingle e partecipa all'assalto finale. |
| Sett. |
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Libia |
Partecipa
all'attacco generale alle mura di Mahdia alla testa di 300 soldati pontifici. |
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Dic. |
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Umbria |
Si trova a Perugia. |
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1551 |
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Francia |
Impero Chiesa |
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Emilia |
E' alla difesa di Parma con
il duca Ottavio Farnese. |
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Lug. |
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Emilia |
Alla caduta di Colorno, si
dirige con Giulio d'Ascoli verso Fontanellato e cade in un agguato tesogli
dalle compagnie de Ferrante Gonzaga e del conte di Caiazzo; catturato
dopo avere subito alcune perdite, è condotto a San Secondo Parmense. |
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Chiesa |
Francia |
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Emilia |
Liberato, passa al servizio
dei pontifici e lotta contro i francesi; rimane gravemente ferito all'assedio
di Mirandola: è portato a Padova per essere curato. |
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1556 |
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Chiesa |
Impero |
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Lazio |
Passa al servizio del papa Paolo
IV contro gli imperiali. |
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Venezia |
Impero Ottomano |
Governatore g.le |
Grecia |
Gli viene dato il comando di
1000 fanti ed è inviato a Corfù. |
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1558 |
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Veneto |
Rientra in Italia e supervisiona
le difese di Padova. |
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1559 |
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Il papa Pio IV restituisce
a lui ed al fratello Adriano Spello e Bastia Umbra. |
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1561 |
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Veneto |
Con Girolamo da Martinengo,
Giulio Savorgnano ed Agostino da Clusone, ha da Sforza Pallavicini il
mandato di determinare e di sovrintendere ad un piano generale delle
opere di fortificazione degli stati veneti. |
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1566 |
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Veneto e Friuli |
Viene sostituito nel suo incarico
di governatore di Verona da Paolo Orsini. Ha ora il compito di rafforzare
le difese di Udine e di tutto il Friuli. |
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1568 |
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Lombardia |
Alla guardia della fortezza
di Bergamo con 100 fanti. |
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1569 |
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Gen. |
Venezia |
Impero Ottomano |
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Cipro |
E' nominato governatore di
Nicosia. |
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Feb. |
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La moglie Ginevra Salviati
si offre di pagare per conto dei veneziani 2000 fanti al fine di combattere
i turchi. |
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1570 |
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Apr. |
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Governatore g.le |
Veneto e Cipro |
E' nominato governatore generale
alla morte di Girolamo da Martinengo. Si imbarca a Venezia ed a fine
mese raggiunge Cipro, dove ha il comando di 5600 fanti. |
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Mag. |
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Cipro |
Si trova a Nicosia; provvede immediatamente
ad ispezionare le difese dell'isola. |
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Giu. |
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Cipro |
Sistema le fortificazioni di
Cerines e quelle di Famagosta, di cui è eletto governatore, con la collaborazione
del rettore della città Marcantonio Bragadin. Cerca di agire nello stesso
modo a Nicosia, i cui lavori di rafforzamento vanno, viceversa, a rilento. Raduna
truppe per impedire lo sbarco ai turchi nei pressi di tale località; il luogotenente
di Cipro si oppone alla misura per cui il Baglioni, sdegnato, abbandona
la capitale e ritorna con la sua compagnia a Famagosta. Niccolò Dandolo
lo richiama, invano, a Nicosia. |
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Lug. |
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Cipro |
Quando viene
a conoscenza dello sbarco dei turchi alle Saline, nelle vicinanze
di Nicosia, vi si dirige con 300 archibugieri a cavallo, 150
stradiotti e vari capitani. Il collaterale conte di Rocas,
mandato in precedenza in tale località con 400 stradiotti
e 100 archibugieri italiani, non obbedisce ai suoi ordini e
fugge a Famagosta. Il Baglioni è, pertanto, costretto a rientrare
in tale città. Le modernissime fortificazioni, progettate dal
Sammicheli, permettono di reggere ad un lungo assedio: le mura,
lunghe circa cinque chilometri, sono rinforzate con bastioni,
torri e terrapieni e sono sormontate da forti detti "cavalieri"
che dominano il mare e la campagna circostanti. Inoltre la città
è circondata da un profondo fossato. Il Baglioni rafforza
ancor più le difese cittadine, vettovaglia le fortezze,
fa avvelenare i pozzi d'acqua, tagliare le piante, bruciare
i raccolti non trasportabili nella città, spianare tutte le
case vicine, disarmare le navi inutilizzabili nel porto, ripristina
una disciplina ferrea. A fine mese esce da Famagosta con diversi
cavalli e sorprende 500 cavalli turchi; assale ancora i nemici
con 600 fanti italiani, 600 greci e 200 cavalli, uccide 300
uomini ed incendia un accampamento. |
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Ago. |
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Cipro |
Effettua frequenti sortite
di cavalleria, ma non consegue lo scopo di alleggerire la pressione
ottomana intorno a Nicosia. A metà mese lascia all'alba la città con
400 fanti italiani, 300 soldati greci e tutti i cavalli, e sorprende
un campo nemico al casale di San Giorgio (uccisi 200 turchi contro 8
veneziani). |
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Sett. |
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Cipro |
Nicosia cade
e Famagosta è investita da Lala Mustafa Pascià che pone il suo
campo al casale Pomodano, a tre miglia dalla città. I turchi
conducono da questo momento in poi ventisei assalti. Viene intimata
la resa dagli avversari mediante la consegna della testa di
Niccolò Dandolo, portata in un bacile di stagno. Il Baglioni
incomincia con il respingere un buon numero di cavalli e, a
fine mese, opera una nuova sortita con 2000 uomini appoggiati
dalla cavalleria. |
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Nov. |
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Cipro |
Compie numerose scaramucce
con la cavalleria e gli archibugieri. |
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Dic. |
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Cipro |
Ha altri scontri per recuperare
delle grotte vicine Famagosta; esce con molti
guastatori, per costruire una trincea verso Limissol e trasportarne
la terra nel capoluogo, al fine di rafforzare i bastioni cittadini. Organizza, pure,
numerose imboscate: garantisce un premio di due ducati per ogni turco
ucciso ed uno di cinque per chiunque scavalchi un avversario con la
lancia. |
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1571 |
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Gen. |
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Cipro |
Ha a disposizione per la difesa
di Famagosta 90 pezzi di artiglieria, 6000 fanti (2000 italiani e 4000
greci) e 200 cavalli; riceve in rinforzo, per mezzo
della flotta del provveditore Marco Querini, 1700 fanti italiani
e 150 cavalli. |
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Feb. |
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Cipro |
Alla partenza
della flotta veneziana, fa credere al nemico che la città si
sia svuotata di difensori. I turchi si avvicinano e sono presi di infilata
dagli archibugieri e dai bombardieri, nonché caricati dalla cavalleria
(2500 morti). |
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Mar. |
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Cipro |
Viene condotto un primo assalto
generale a metà mese: l'esercito nemico, a questo punto, dispone di
113 pezzi di artiglieria, 3000 cavalli, 193000 fanti e 40000 guastatori.
Il Baglioni fa mettere una mina sotto il monte degli ebrei che provoca
numerosi morti vicino alle trincee, fa avvelenare i pozzi nei pressi e
riempie di triboli (tavolette con quattro chiodi) tutto il terreno che
va dalle mura a trecento passi. In Famagosta trasferisce il suo alloggio
nel bastione di Santa Nappa, da dove mette a punto il tiro delle artiglierie.
In dieci giorni di scontri rimangono sul terreno almeno 30000 turchi,
fra soldati e guastatori. |
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Giu. |
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Cipro |
Respinge sei ondate di un secondo
assalto generale, portato in cinque ore, dopo che gli avversari hanno
dato fuoco ad una potente mina di fronte alla mezza luna dell' arsenale.
Cerca di riparare i danni; a fine mese i turchi fanno brillare un'altra
mina davanti al rivellino. Anche il successivo assalto viene respinto. |
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Lug. |
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Cipro |
I turchi conducono
un terzo assalto generale al rivellino, alla torre di Santa
Nappa, a quella dell'Andruzzi, alla Cortina ed al torrione dell'arsenale.
Il Baglioni fa abbandonare ai suoi il rivellino: Luigi da Martinengo
vi fa brillare una mina, in cui ri mangono uccisi 100 veneziani
e 1500 turchi. Il condottiero si unisce con i fanti italiani,
albanesi e greci e ributta ancora una volta gli avversari. A
metà mese Mustafa Pascià fa costruire una grande trincea ed
ordina il quarto attacco. Il Baglioni effettua una sortita con
il Martinengo, dopo di che fa scoppiare una mina nel fianco
sinistro del rivellino, in cui restano sepolti sotto le macerie
700 turchi. Alcuni giorni ancora e vi è un nuovo assalto ottomano,
preceduto dallo scoppio di cinque mine intorno ai fianchi del
cavaliere di Limissol e di un'altra sotto la piazza della mezzaluna dell'arsenale.
I veneziani subiscono forti perdite; gli attaccanti sono respinti;
la popolazione civile fa pressione perché gli uomini della Serenissima
chiedano la resa per la mancanza di vettovaglie e perché comincia
a scarseggiare anche l'acqua. Il Baglioni è contattato da un
rinnegato latore di un messaggio del capitano avversario; respinge
la proposta onorevole che prevede la resa con l'onore delle
armi. Il giorno dopo Mustafa pascià sferra il quinto assalto
generale, che viene parimenti
respinto. Alla difesa di Famagosta non rimangono che
500 fanti italiani, dei quali molti sono feriti: tutti, in ogni
caso, sono stanchi per la tensione e per il lavoro cui si sottopongono
e deboli per la carenza di generi alimentari. L'ultimo giorno
del mese i nobili cipriotti obbligano i veneziani a chiedere
la resa. |
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Ago. |
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Cipro |
I turchi accettano
la resa a patti dei difensori; essa prevede un salvacondotto
fino a Candia per i fanti italiani. La resistenza è durata 157
giorni, del presidio sono rimasti uccisi i sette-ottavi, sono
state sparati d'ambo le parti 150000 colpi di cannone; fra i
turchi si contano 50000 morti. Il Baglioni, scortato da 300
uomini, consegna le chiavi della città insieme con il Bragadin,
il Martinengo ed altri capitani. I veneziani vengono fatti entrare
disarmati nella tenda di Mustafa Pascià; questi li riceve inizialmente
con cortesia, poi, alle risposte orgogliose del Bragadin domanda
artatamente la restituzione di 50 pellegrini musulmani catturati
dai veneziani agli inizi della guerra. Allorché il Bragadin
replica che sono stati tutti giustiziati, il pascià ordina
che sia arrestato con il suo seguito. Tutti sono catturati e
vengono condotti fuori del padiglione dove sono decapitati.
Anche al Baglioni viene tagliata la testa nonostante le sue
proteste per il non rispetto dei termini della capitolazione;
il suo capo è infisso su una picca. I soldati veneziani
della scorta condividono la sorte dei loro capitani; anche alcuni
ciprioti che portavano viveri nel campo ottomano sono coinvolti
nel massacro. E' risparmiato solo qualche greco al seguito del
Bragadin, gesto voluto da Mustafa Pascià per accattivarsi
i nuovi sudditi. Al momento, al Bragadin sono tagliati gli orecchi;
i soldati veneziani in attesa dell'imbarco sono tutti uccisi;
i greci sono risparmiati, ma molti devono assistere impotenti
allo stupro di mogli e figli. Coloro che si trovano a bordo
delle navi sono tutti ridotti in schiavitù. Il giorno
successivo Mustafa Pascià entra in famagosta, fa esporre
nella piazza principale per tre giorni le teste dei veneziani
giustiziati e ne fa impiccare altri trenta in città.
Il destino del Bragadin è il più tragico. Insieme
con altri cristiani è costretto a raccogliere le macerie
delle mura crollate ed a portare sulle spalle sacchi di terra
dal cavaliere della porta di Limassol fino all'arsenale, sul
versante opposto delle mura meridionali. Sotto la fatica è
disposto a dileggio e violenze, mentre i vincitori lo istigano
a convertirsi all'islam. A metà mese il veneziano, stremato
per l'infezione derivata dall'amputazione degli orecchi, è
condotto al porto ed issato sul pennone maggiore di una galea
in modo che tutti possano vederlo per coprirlo di insulti. Dopo
un'ora è riportato a terra, trascinato nella piazza principale
di Famagosta e legato ad una colonna. Gli è ancora richiesto
di convertirsi all'islam; come risposta si mette a pregare ad
alta voce. Allora due boia incominciano a scorticarlo vivo,
gli strappano prima la pelle della testa, successivamente fanno
lo stesso con la schiena e le braccia. Al momento in cui i carnefici
giungono all'ombelico il Bragadin urla un'invocazione a Dio
e muore. I boia adagiano il corpo senza vita a terra e terminano
il loro compito. Il corpo è quindi squartato ed i vari
pezzi sono esposti in vari punti della città. La pelle
del veneziano è trattata, impagliata, vestita con l'abito
cremisi del dignitario della Serenissima e portata in giro in
groppa ad un bue, preceduta da un turco che regge un parasole.
Il simulacro del Bragadin, infine, è issato al pennone
di una galea e fatto sfilare lungo tutta la costa di Cipro,
prima di essere condotto a Costantinopoli insieme con il bottino. |
Audace, eroico. Uomo prode e valoroso. Grandissimo capitano
di guerra. Un folgore di guerra.
Esperto nella scelta degli accampamenti, nelle marce di
avvicinamento e nelle ritirate, nel combattimento sia di fanteria che di
cavalleria.
Condottiero di molta fama.
Pensoso e previdente. Sagace e prudente, mai avido.
Resistente alle fatiche della guerra.
Amato dai suoi uomini che lo seguivano in tutte le azioni
da lui comandate.
Leale e rispettoso delle autorità superiori. Religioso.
Verecondo verso le donne, i vecchi e gli infelici. Per
candore e per modestia fu un contrapposto della sua famiglia e del secolo.
Clemente ed umano. Dimostrò segni di uomo eccellente.
Amante delle lettere ed uno dei migliori poeti del suo
tempo.