| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avvesario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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Milita nella
compagnia di Virginio Orsini |
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1482 |
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Umbria |
Ha contrasti
con gli Oddi per il predominio in Perugia. |
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1490 |
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Apr. |
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Lazio |
Accompagna
a Roma il padre Rodolfo, che vi si deve incontrare con il papa
Innocenzo VIII. Nello stesso anno si sposa con Ippolita Conti. |
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1491 |
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Gen. |
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Umbria |
Presenzia ai
funerali del vescovo di Casciano, ucciso a Perugia. |
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Perugia |
Oddi
Foligno |
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Umbria |
Combatte gli
Oddi ed i folignati; i Savelli battono i perugini a Corciano. |
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Giu. |
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Umbria |
Si unisce con
Camillo Vitelli e Paolo Orsini e dà alle fiamme Schifanoia,
che appartiene a Berardino Ranieri. E' poi a Ripa ed a Resena,
si impadronisce di Civitella Benazzone, che viene data alle
fiamme, e fa impiccare Battistaccio da Sant'Agata ad un torrione
di Schifanoia. Rinsalda la supremazia dei Baglioni in Perugia. |
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1492 |
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Mar. |
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Umbria |
Vince il primo
premio di una giostra svoltasi a Perugia. |
| Ago. |
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Lazio |
A fine mese
presenzia a Roma alle ceimonie organizzate per l'elezione a
pontefice di Alessandro VI. |
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Nov. |
Perugia |
Fuoriusciti |
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Umbria |
Entra in Bastia
Umbra ed in Assisi con Carlo Baglioni ai danni dei fuoriusciti
locali; mette a sacco alcuni borghi, brucia le porte di San
Francesco e depreda la stessa basilica. Si ferma davanti al
Monte di Pietà e gli è consegnata una certa quantità di grano.
Ai prigionieri è imposta una taglia e viene loro dato da mangiare
carne umana cucinata come se fosse normale. Il saccheggio termina
due giorni dopo con l'arrivo di Niccolò Orsini. |
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1493 |
Firenze |
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1494 |
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Perugia |
Oddi
Assisi |
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Umbria |
Con Morgante
ed Astorre Baglioni, affronta gli Oddi, Jacopo Fiumi ed Alessandro
da Sterpeto, rientrati in Assisi con l'aiuto del duca di Urbino
Guidobaldo da Montefeltro e del signore di Pesaro Giovanni Sforza.
Presto raggiunge un accordo con gli abitanti e con il commissario
pontificio. |
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Autunno |
Todi |
Chiaravalle |
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Umbria |
Con il cugino
Astorre, difende Todi e vi soccorre Ludovico e Giovanni degli
Atti in guerra con i Chiaravalle. Respinge gli avversari; entra
in disputa con gli Atti per la cattura di Ettore da Canale,
fatto prigioniero dai suoi uomini, e lascia la città. |
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Nov. |
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Umbria |
Con i congiunti
Astorre, Gismondo, Simonetto e Grifone Baglioni, sorprende e
deruba a Mercatello di Monte Vibiano Vecchio alcuni francesi,
che stanno trasportando del denaro destinato alle paghe di alcuni
funzionari. |
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1495 |
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Primavera |
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Toscana |
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Giu. |
Perugia |
Oddi
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Umbria |
Assedia Fratta
Todina e rimane ferito in combattimento. |
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Lug. |
Francia |
Venezia |
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Emilia |
Partecipa alla
battaglia di Fornovo, dove è fatto prigioniero. |
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Sett. |
Perugia |
Oddi
Foligno |
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Umbria |
Liberato combatte
ancora gli Oddi nel piano di Missiano e li costringe a ritirarsi
a Corciano. Con Astorre Baglioni, si oppone al loro ingresso
in Perugia e contribuisce alla loro sconfitta. Entra in Corciano
e si impadronisce di una bandiera rossa di Foligno: come premio,
gli viene concesso un cavallo già di proprietà di Troilo Savelli.
Fa riposare i suoi uomini e, sempre con Astorre, si dirige verso
Foligno; bombarda il castello di Gualdo Cattaneo. E' raggiunto
da Virginio Orsini; consegna del denaro a tale condottiero per
avere il suo contributo nell'attacco alla
fortezza. |
| ........... |
Perugia |
Orvieto |
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Umbria e Toscana |
Entra con i
suoi fautori in Cerona ed in Fichino (Ficulle). Agisce in collegamento
con il signore di Siena Pandolfo Petrucci. Si impadronisce anche
di Fabro e di Selci. E' ucciso Cesario Bandini, signore di tali
località, mentre sta combattendo gli abitanti di Orvieto.
Gli orvietani, infine, sono respinti dai pontifici che riconquistano
Fabro e Selci e fanno giustiziare gli assassini del Bandini. |
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................. |
Firenze |
Pisa |
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Toscana |
Si trova a
Cortona con Ranuccio da Marciano ed il Montefeltro. |
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1496 |
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Mag. |
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Toscana |
Staziona fra
Pontedera e Bientina; viene inviato in soccorso di Buti. |
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1497 |
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Estate |
Perugia |
Assisi |
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Umbria |
Assale ancora
in Assisi il Fiumi; è invitato davanti ad una porta della città
per iniziare delle trattative. Gli viene teso un agguato ed
è salvato da Carlo Baglioni, che invia a suo sostegno Gonzaio
da Perugia: nello scontro sono uccisi 60 abitanti, alcuni sono
catturati e impiccati. Riprende l'assedio ed Assisi è costretta
alla resa. |
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................. |
Spoleto |
Terni |
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Umbria |
Affianca Bartolomeo
d'Alviano. |
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................. |
Firenze |
Pisa |
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Toscana |
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1498 |
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Mar. |
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50 lance |
Toscana |
Gli viene concessa
una provvigione annua di 1200 ducati. |
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Mag. |
Orsini |
Colonna |
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Umbria |
Con l'Alviano,
Paolo Orsini e Ferrante Farnese, attacca i Chiaravalle e preda
i castelli di Amelia. Occupa Penna in Teverina. A fine mese
è assoldato dai fiorentiini per contrastare i pisani. |
| Lug. |
Firenze |
Pisa |
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Umbria e Toscana |
Nel castello
delle Piscine, stipula un atto di solenne pacificazione con
il comune di Perugia ed il duca d'Urbino Guidobaldo da Montefeltro. |
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Ago. |
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Toscana |
Con il signore
di Siena Pandolfo Petrucci impedisce ai capitani veneziani Guidobaldo
da Montefeltro, Paolo Orsini, Astorre Baglioni e Pandolfo Malatesta
di unirsi con le truppe di Piero dei Medici. |
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Sett. |
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Toscana |
E' a Poggibonsi;
con Jacopo d'Appiano (300 uomini d'arme) passa nel Mugello e
libera la rocca di Castiglione, presso Marradi, dall'assedio
postovi dagli avversari. |
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Ott. |
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Romagna Toscana |
Si sposta in
val di Bagno; ritorna verso Bibbiena, quando viene a conoscenza
che la città è stata conquistata dall'Alviano. |
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Nov. |
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Toscana |
Con 60 balestrieri
a cavallo punta su Franzola e ne è respinto da Carlo Orsini
e da Astorre Baglioni. Si dirige a Poppi e ne assume la difesa
con l'Appiano (130 uomini d'arme e 60 balestrieri a cavallo). |
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Dic. |
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Toscana |
Si unisce con
Paolo Vitelli ed assedia Bibbiena; nei pressi di Poppi si lamenta
con altri condottieri del ritardo delle paghe. |
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1499 |
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Gen. |
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Umbria e Toscana |
Raccoglie fanti
a Perugia da portare in Casentino. A metà mese è a Borgo San
Sepolcro (Sansepolcro) con 200 fanti e 60 uomini d'arme: affronta
senza eccessivo impegno i veneziani ed è accusato per la sua
inattività da Gaspare da San Severino. |
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Feb. |
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Toscana |
Assedia Bibbiena
con 100 uomini d'arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti, di
cui 500 fornitigli da Paolo Vitelli. |
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1500 |
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Siena |
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50 lance |
Toscana |
Viene condotto
dai senesi alla condizione che i suoi uomini d'arme restino
alla guardia di Montepulciano. |
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Giu. |
Perugia |
Todi |
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Umbria |
Contrasta con
250 cavalli i todini che hanno depredato il territorio di Pantalla.
Si incontra con Vitellozzo Vitelli e rientra in Perugia per
le nozze di Astorre Baglioni. |
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Lug. |
Perugia |
Baglioni |
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Umbria |
Si trova nella
casa di Guido Baglioni, allorché nella sua camera entrano prima
Grifone Baglioni e poi Carlo Baglioni per ucciderlo mentre sta
dormendo. Un suo uomo d'armi, il Maraglia, affronta i congiurati
e gli dà il tempo di fuggire su un abbaino; si trascina carponi
da un tetto all'altro e raggiunge l'abitazione di alcuni studenti
a San Biagio. Viene fatto vestire da scolaro ed è accompagnato
fino a porta Borgna da due uomini; da qui si porta a piedi fino
al ponte della Pietra presso il fratello Troilo; prende un cavallo
ed è a Marsciano. Viene a San Martino in Campo; raduna in breve 800 cavalli e moltissimi fanti nei
castelli di Cannara, Bastia Umbra, Castelbuono e Lucigno. Si
congiunge con Gentile Baglioni; si fa aprire prima la porta
di San Pietro e, successivamente, una seconda, entra in Perugia
e chiama a raccolta i suoi fautori. Decapita un uomo che ha
rubato il cavallo dell'ucciso Astorre Baglioni, cerca di uccidere
Giovan Francesco della Cornia; a Sant'Ercolano, vicino all'ospedale
della Misericordia, si imbatte in Grifone Baglioni, che viene
probabilmente ammazzato da Gentile Baglioni. I congiurati Carlo
Baglioni e Girolamo dalla Penna fuggono verso la porta di Sant'Angelo.
Molti nemici sono uccisi e Giampaolo Baglioni fa bruciare le
case del borgo di Sant' Angelo. Si reca a Prepo, dove si è fermato
Carlo Baglioni; non lo trova, rientra a Perugia e si
impossessa di un palazzo di Grifone Baglioni. Nei giorni
seguenti fa abbattere le mura di Montemelino, Civitella Benazzone,
Ponte Pattoli e di altri castelli e devasta il contado. Viene,
poi, a Deruta e sotto Acquasparta, dove si è rifugiato Altobello
da Canale. |
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Ago. |
Chiesa |
Chiaravalle
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Umbria |
Segue Cesare
Borgia con più di 5000 perugini in un'azione di polizia contro
il da Canale che, con pochi masnadieri, sta insanguinando la
regione. |
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Sett. |
Chiesa
Siena |
Viterbo |
Capitano g.le e 100 lance |
Umbria e Lazio |
Con Vitellozzo
Vitellli e Paolo Orsini (300 uomini d'arme, 1000 fanti e 10000
cernite), espugna e mette a sacco il castello di Acquasparta
a seguito di un intenso fuoco di artiglieria durato quattro
giorni: nel combattimento rimangono uccisi il da Canale, che
difende la località con i ghibellini di Todi, ed 80 uomini.
Il Canale è steso su un tavolo da macellaio ed è
fatto a pezzi; il suo cadavere viene mangiato dai suoi nemici.
Nella circostanza, il Baglioni cerca di salvare la vita ai vinti,
accontentandosi solo di prelevarne i beni. Si porta ad Amelia e con gli altri capitani corre su
Viterbo per scacciarne i figli di Giovanni Gatti e della sorella
Ippolita. Rimette nella città i maganzesi, contrari ai colonnesi,
e saccheggia molte case di entrambe le fazioni (il bottino è
superiore ai 30000 ducati). nei vari scontri rimangono uccise
500 persone. I suoi uomini si scontrano più volte con gli alleati
per la divisione del bottino e per la loro avidità causano l'abbandono
di molti partigiani degli Orsini. Il Baglioni lascia Viterbo
e si reca a Roma, dove il papa Alessandro VI gli consegna del
denaro per mettere in ordine la sua compagnia. I senesi gli
danno il comando delle
loro truppe. Da ultimo, si trova a Montefalco con il Vitelli
e l' Orsini; a Foligno. |
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Ott. |
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Umbria e Marche |
Affianca a
Gualdo Cattaneo ed a Nocera Umbra il Borgia; ritorna a Roma
per incontrarsi con il pontefice ( e chiedergli altro denaro)
con il Vitelli, Paolo e Giulio Orsini. Si trasferisce a Fano,
nel territorio del duca di Urbino con 500 fanti: durante la
marcia, le truppe spagnole al servizio dei pontifici mettono
a sacco Deruta, suo possedimento. Tali soldati distruggono e
sporcano ogni cosa da mangiare e da bere con i loro escrementi.
Il Borgia non interviene. |
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Nov. |
Chiesa |
Faenza |
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Romagna |
Segue il duca
Valentino a Rimini ed a Cesena; con Giulio e Paolo Orsini, Dionigi
Naldi e Vitellozzo Vitelli tocca Forlì e passa all'assedio di
Faenza: dopo dieci giorni, è costretto a cessare le operazioni
per la resistenza riscontrata e per le negative condizioni atmosferiche.
Il freddo e la neve, infatti, bloccano tutte le strade, provocando
carestia di cibo e di foraggio. Scarseggia anche il vino, indispensabile
per sollevare il morale dei soldati. Cresce la tensione fra
i pontifici: i suoi uomini uccidono numerosi spagnoli per vendicarsi
delle offese ricevute in Umbria. Il Baglioni si reca ancora
a Forlì dove prenzia alla mostra dei suoi uomini. |
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Dic. |
Perugia |
Baglioni |
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Romagna Marche e Umbria |
A Mondaino
ed a Montefiore Conca con Carlo Orsini; chiede il permesso di
rientrare in Perugia, mentre i suoi uomini uccidono di continuo
i soldati spagnoli che trovano isolati e lontano dal campo.
Si incontra a Senigallia con Giovanni della Rovere ed a Urbino
con il Montefeltro: quest'ultimo gli promette di non dare più
asilo ai fuoriusciti perugini. Nel ritornare in Umbria, il Baglioni
cattura Giulio Cesare da Perugia e lo rilascia dopo avere pranzato
con lui; presso Spello fa prigioniero Metello Crispolti, che
sta per unirsi a Bettona con Carlo Baglioni e Girolamo dalla
Penna. Attacca gli avversari; i due rivali riescono a fuggire. |
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1501 |
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Feb. |
Perugia |
Foligno |
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Umbria |
E' assalito
sull'Appennino da Carlo Baglioni e dal dalla Penna; si accampa
a Gualdo Tadino con le truppe che, in segno del suo lutto, sono
tutte vestite di nero. Raggiunto da 80 cavalli leggeri condotti
da Bandino da Castel della Pieve e da 100 uomini d'arme di Ercole
Bentivoglio, assale Foligno. |
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Mar. |
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Umbria |
Interviene
il papa e viene conclusa la pace fra i contendenti. |
|
Apr. |
Perugia |
Fuoriusciti |
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Umbria |
A causa della
neve, differisce l'attacco a Nocera Umbra, dove si sono rifugiati
Carlo Baglioni ed il dalla Penna; si sposta verso Gualdo Cattaneo
con 800 cavalli e più di 1000 fanti per tagliare le linee di
rifornimento ai nemici. Si incontra in Perugia con Morgante
Baglioni; ritorna a Gualdo Cattaneo e pone il campo a Fossato
di Vico, alla cui difesa si trovano Ottaviano della Cornia e
Cherubino degli Ermanni. Alla notizia che Carlo Baglioni si
sta muovendo in soccorso di Fossato di Vico, fa porre in agguato
Bandino da Castel della Pieve: 35 prigionieri sono impiccati
davanti alla porta della località. Dopo due giorni i fuoriusciti,
spaventati, abbandonano di nascosto la località; il Baglioni
vi entra e vi lascia alla guardia Giovanni Orso da Montesperelli.
Ritorna a Gualdo Cattaneo ed è informato da Morgante Baglioni
che gli Oddi, con l'aiuto dei fiorentini, stanno raccogliendo
milizie nel territorio di Cortona, per puntare in un secondo
momento verso Passignano sul Trasimeno. |
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Mag. |
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Umbria e Lazio |
Lascia Nocera
Umbra, cavalca nottetempo a Perugia e con Morgante, senza aspettare
i soccorsi dei Montefeltro e dei senesi, raggiunge Montecolognola
e mette in ordine i suoi uomini. Attacca Borghetto, obbliga
Giulio Cesare da Perugia, Berardo della Cornia e Ludovico da
Marciano a darsi alla fuga. Fra gli avversari sono uccisi 250
uomini con Carlo Oddi; viene fatto prigioniero Pandolfo Oddi,
che sarà strangolato la notte successiva. Attraversa
il Paglia con 80 cavalli, tocca Sassoferrato e si impadronisce
di San Michele in Teverina. |
| Lug. |
Chiesa |
Napoli |
|
Lazio |
A Roma con il Borgia ed il
Vitelli per combattere gli aragonesi di Napoli a favore dei francesi.
Lascia la città alla testa di 400 fanti con l'uniforme
gialla e cremisi del duca valentino e 100 lance francesi. L'esercito
ha Cassino come punto di raccolta. |
|
Ago. |
Spoleto |
Terni |
Capitano g.le |
Umbria |
Perviene a
San Gemini ed a Santa Maria di Lauro; pone il campo nei pressi
della chiesa di San Paolo, vicino al Nera, ed assedia Terni
devastandone il contado. In pochi giorni gli avversari sono
costretti ad un accordo e restituiscono Cesi agli spoletini.
Muove verso L'Aquila a seguito della caduta di Capua nelle mani
dei francesi. |
|
Sett. |
Chiesa |
Piombino |
|
Toscana |
Assedia Piombino
con il Vitelli; il signore della città Jacopo d'Appiano è costretto a fuggire in Francia. |
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1502 |
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Mar. |
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|
Toscana |
Si trova a
Massa al seguito del papa con il Vitelli. |
|
Apr. |
Fuoriusciti |
Orvieto |
|
Umbria |
Con gli Orsini,
rimette in Orvieto alcuni guelfi che ne sono stati espulsi in
precedenza. |
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Giu. |
Medici |
Firenze Francia |
80 lance |
Umbria e Toscana |
Affianca il
Vitelli per reintrodurre in Firenze Piero dei Medici. Raccoglie
nel perugino ed in val di Chiana 60 uomini d'arme e 2000 fanti;
a metà mese è fra Quarata ed a Ponte a Giovi di fronte alle
Forche (Ponte a Buriano). Affronta il commissario Antonio Giacomini
e si ferma a Petrognano, davanti al campo avversario posto a
Castelluccio al Borro (Castelluccio). Entra in Arezzo con Fabio
Orsini alla testa della sua compagnia
e di 500 fanti. Sposta le artiglierie da San Clemente e le colloca
su tre bastioni di gabbioni alzati di fronte alla fortezza dalla
parte di porta Calcitrone. Ne inizia il bombardamento e nella
stessa giornata è preso d'assalto il baluardo. Subito
dopo, sempre con il Vitelli, si rivolge contro il castello di
Quarata e ne mette in fuga i 200 fanti del presidio; i due condottieri
occupano il passo di Ponte a Buriano, costringendo in tal modo
il Giacomini a ritirarsi a Montevarchi. |
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Lug. |
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Toscana |
Ai primi del
mese con il Vitelli sorprende Anghiari e per la via di Santa
Fiora cala su Borgo San Sepolcro (Sansepolcro), che viene messa
a sacco. All'annuncio che truppe francesi stanno venendo in
soccorso dei fiorentini, propone
di rafforzare le posizioni conseguite; fa sollevare Cortona
mentre il Vitelli occupa Castiglion Fiorentino. A Castiglion
Fibocchi respinge un attacco nemico;con la sua cavalleria coglie
in imboscata gli avversari tesi alla conquista del castello
di Rondine. I fiorentini si allontanano in disordine verso Rondine
e Laterina, ma il Baglioni non sa cogliere l'occasione. Con
il Vitelli, prosegue la sua avanzata verso San Giovanni Valdarno
e Montevarchi: gli si fanno contro il Giacomini ed il Lancre,
che sono messi in fuga in una scaramuccia in cui si distinguono,
con una nuova tattica, gli archibugieri ed i balestrieri a cavallo.
Si accampa con Fabio Orsini a Ponte a Buriano, finché energiche
pressioni del re di Francia sul Borgia, e del duca Valentino
nei suoi confronti, lo convincono a lasciar perdere l'impresa.
Rientra ad Arezzo e fa dare alle fiamme Quarata; si incontra, quindi,
con il comandante francese Imbault Rivoire nel Palazzo dei Signori
e si ritira su Cortona e Perugia: negli stessi giorni, probabilmente,
dà l'ordine di avvelenare il cugino Morgante che milita con
i nemici. |
|
Ago. |
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Umbria |
Si ritira a
Perugia. Incomincia a complottare con altri condottieri ai danni
del Borgia. |
|
Sett. |
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Umbria |
Intercetta
una lettera pontificia, che esorta il Borgia a catturare coloro
che intendono ribellarsi allo stato della Chiesa. |
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Ott. nov. |
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Umbria Marche e Romagna |
Si vede a Magione,
sul lago Trasimeno, con gli Orsini, il Vitelli, Oliverotto da
Fermo, Ermes Bentivoglio (per i Bentivoglio), Ottaviano Fregoso
(per i Montefeltro), Guido Pecci e Antonio da Venafro (per Pandolfo
Petrucci), tutti nemici del duca Valentino. Lascia Perugia e
raggiunge Cagli, dove è accolto come un liberatore. Non
viene accettata una bozza di accordo raggiunta da Paolo Orsini
con il Borgia; riconquista, viceversa, Camerino per conto dei
da Varano e vi perpetra bestiali eccidi. Raggiunge a Fossombrone
il Vitelli e Francesco Orsini; conquista Gubbio con Guidobaldo
da Montefeltro: sono catturati alcuni fuoriusciti come Girolamo
della Staffa, che il Baglioni fa decapitare e squartare a Perugia.
Batte gli avversari a Calmazzo e discende verso Fano, in cui
cerca vanamente di penetrare. Nel proseguimento della sua azione,
si impadronisce di molti castelli, fra cui Mombaroccio; assedia
in Pesaro Michelotto Coreglia, occupa Monteluro e si attenda
all' Imperiale. Si ferma a Fano in attesa dell' esito delle
trattative, che stanno per concludersi tra i pontifici e Paolo
Orsini; nell'attesa i suoi uomini devastano
il riminese razziando bestiame e dando alle fiamme alcune
fattorie. L'Orsini giunge al quartiere generale dei condottieri
ribelli accompagnato dallo spagnolo Gorvalan. I capitani discutono
i termini dell'accordo in una chiesa solitaria in mezzo ad un
prato presso le mura di Cartoceto, sulle colline ad ovest di
Fano. Gli Orsini si dichiarano soddisfatti, il baglioni respinge
con vigore l'idea di un compromesso, il Vitelli cede stancamente
alla pressione della maggioranza; Oliverotto da fermo ne segue
l'esempio. |
|
Dic. |
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Umbria |
Spaventato
dai colloqui tenuti nel contempo da emissari pontifici
con i fuoriusciti perugini, firma a Magione l'accordo di rappacificazione.
Il Borgia lo chiama in
Romagna; non vi si reca, sicché è in grado di sfuggire alla
cattura ed all'uccisione, come avverrà, al contrario,a
Senigallia per il Vitelli ed Oliverotto da Fermo. |
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1503 |
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Gen. |
Chiesa |
Perugia |
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Marche Umbria e Toscana |
Ripara a Montalboddo
(Ostra) con Fabio Orsini (500 cavalli, 4/5000 fanti e molti
balestrieri a cavallo). Gli viene contro il Coreglia con 2000
cavalli; ripara a Perugia,
ma ne viene scacciato con il fratello Troilo, vescovo della
città, da Carlo Baglioni e dagli
Oddi. E' a Fratta Todina con 800 cavalli, insieme con
lui sono pure Giulio Vitelli e Giovanni Rossetto; obbligato
a lasciare la località, si trasferisce a Montepulciano. |
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Feb. |
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Toscana |
Si reca a Siena
ospite di Pandolfo Petrucci. Costretto ad allontanarsi una volta
di più, sfugge ad un'imboscata dei cavalli leggeri del duca
Valentino e viene a Lucca con 300 cavalli. Da qui finge di dirigersi
verso Ravenna per unirsi con l'Alviano; punta,
al contrario, con il Petrucci su Pisa. |
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Mar. |
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Toscana |
E' a San Gemignano.
Nello stesso mese entra in Siena con il Petrucci e l'ambasciatore
francese. |
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Mag. |
Firenze |
Pisa |
40 lance |
Toscana |
Combatte i
pisani. |
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Ago. |
Orsini |
Chiesa |
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Toscana e Umbria |
Alla morte
del papa Alessandro VI, fa ricostruire il ponte di Chiugi sul
Chiana, tocca Castiglione del Lago e la torre del Beccatello
con 300 fanti e 100 cavalli. Tenta Panicale, si porta a Magione
in attesa dei soccorsi promessigli da fiorentini e senesi. Viene
affrontato da Carlo Baglioni a San Manno; Giampaolo fa credere
di volersi ritirare verso Siena ed Orvieto e punta, viceversa,
su Marsciano: è qui raggiunto da Francesco dei Barzi, Ludovico
Oddi, da soldati di Foligno e da Piero del Monte a Santa Maria.
Passa a Torgiano, mentre Carlo Baglioni rientra in fretta in
Perugia; tenta, invano, di avere Spello. Si uniscono con lui
anche l'Alviano e Ludovico degli Atti;
razzia del bestiame a Castel delle Forme. Quando sa che
Muzio Colonna sta per
arrivare in soccorso degli avversari, gli sbarra il passo a
Bastia Umbra ed a Collestrada; Carlo Baglioni esce allora da
Perugia e si pone a Ponte San Giovanni pronto ad assalirlo alle
spalle. Il Colonna non compare all' appuntamento e Carlo Baglioni
non è in grado di mettere in atto i suoi piani offensivi. |
|
Sett. |
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Umbria e Lazio |
Si scontra
a Ponte San Giovanni con i nemici e ferisce al volto in combattimento
Bernardino Antignola; ritorna a Torgiano ed a Montefelcino batte
il Colonna. In pochi giorni ha Ponte Pattoli, Colummella, Civitella
Benazzone e molti altri castelli, che gli si arrendono tutti
senza combattere. Tocca Ponte Valleceppi e Ponte San Giovanni
ed attacca Perugia alla porta di San Girolamo; abbattuta questa
come la porta del Pino, irrompe nella città per porta San Pietro.
Assale frontalmente con le scale le Due Porte della seconda
cerchia e supera ogni resistenza; prende possesso anche della
porta di Sant'Ercolano e della torre dei Pirinelli prospiciente
la porta Marzia. Dopo quattro ore di scontri, in cui i morti
non toccano le venti unità, perviene al duomo, dove è accolto
dai suoi partigiani; scende da cavallo, rende visita al vicelegato,
il vescovo di Forlì, e si sposta nel borgo di Sant'Angelo per
impedirne il saccheggio. Sempre con l'Alviano, espugna a metà
mese la rocca di Todi e scaccia dalla città i Chiaravalle; è
ad Amelia, espelle i Gatti da Viterbo, mette a ferro e fuoco
Montefiascone e toglie al conte Bernardino da Marciano i castelli
di Poggio Aquilone, Migliano, Parrano e Civitella de' Conti
per l'aiuto dato a Carlo Baglioni. |
|
Ott. |
Firenze Orsini |
Spagna Borgia |
150 lance |
Lazio |
Unitosi con
Fabio Orsini, Ludovico degli Atti e l'Alviano, fa irruzione
in Roma e viene accolto dall'ambasciatore veneziano con significative
esibizioni di amicizia. Con la sua azione costringe Cesare Borgia
a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo. Il nuovo papa Pio III protegge
il duca Valentino ed egli passa agli stipendi dei fiorentini
(vale a dire a quello dei loro alleati francesi); l'Alviano
e gli Orsini scelgono, al contrario, il campo opposto, quello
spagnolo. In realtà il condottiero perugino si fa consegnare
i 14000 ducati della ferma, ma non raggiunge il regno di Napoli,
come da accordi presi con lo stesso Alviano e gli spagnoli.
Se ne resta inattivo a Roma con la scusa di proteggere il cardinale
di Rouen; quando il
Borgia tenta di allontanarsi
dalla città, con l'Alviano, Renzo di Cari e Fabio Orsini,
assale il Borgo Leonino ed appicca il fuoco a porta Torrione
per irrompere in Vaticano; alcuni cardinali salvano ancora il
Borgia e lo fanno entrare in Castel Sant'Angelo. Alla fine,
alla morte anche di Pio III, il nuovo pontefice Giulio II lo
forza a lasciare Roma con gli Orsini e l'Alviano. Il Baglioni,
con i Vitelli ed i senesi, insegue nel fiorentino 400 cavalli,
60 cavalli leggeri e 200 fanti del Borgia, comandati dal Coreglia,
da Carlo Baglioni e da Taddeo della Volpe: agguanta gli avversari
tra Castelfiorentino e Cortona, li sconfigge e cattura i tre
capitani. |
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Nov. |
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Umbria e Toscana |
Fa uccidere
in Perugia Carlo Crispolti; persuade Giulio Vitelli a desistere
dall'assedio di Montone. Si sposta in Toscana per ricevere la
paga dai fiorentini. |
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Dic. |
Firenze |
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135 lance |
Umbria |
Si trova ad
Orvieto, ospite di Girolamo Simoncelli. Rinnova la condotta
con i fiorentini e si
reca a Roma. I francesi si lamentano con la repubblica, perché
accampa sempre nuove scuse per portarsi in Campania a combattervi
gli spagnoli come, peraltro, gli è stato richiesto a
Roma dai cardinali. |
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1504 |
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Mar. |
Firenze |
Pisa |
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Toscana |
Dà il guasto
ai raccolti; è a San Rossore, in val di Serchio, in val d'Osoli;
è sotto Ripafratta. I suoi balestrieri a cavallo sono assaliti
dai pisani usciti dalle mura. Nonostante gli ordini del commissario
Antonio Giacomini, interviene in soccorso dei suoi uomini; sta
per essere catturato, finché è salvato dall'azione di Giovanni
da Mantova. Ottiene, infine, la località che si arrende a discrezione.
|
| Giu. |
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Toscana |
Al campo di
Cascina ha modo di rappacificarsi con Marcantonio Colonna. Con
Bandino da Castel della Pieve e Chiriaco dal Borgo mette a sacco
il lucchese; entra in Viareggio e dà alle fiamme 3 imbarcazioni
cariche di vino e di farina destinati a Pisa. Sono incendiati
anche i magazzini della medesima località. I tre condottieri
scorrono sino al passo di Romito ed a Camaiore dove si impadroniscono
sul litorale di 100 capi di bestiame pisano. 300 fanti lucchesi
oppongono loro resistenza; 30 sono gli uccisi fra gli avversari.
14000 fiorini è il danno stimato dalle loro depredazioni.
Il bestiame ed i beni di cui si sono appropriati i soldati,
su ordine dei Dieci di Balia al Giacomini, sono fatti restituire
ai lucchesi. |
|
Dic. |
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Romagna |
Si trova a
Castrocaro Terme con Ludovico della Mirandola alla testa di
400 cavalli. |
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1505 |
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Gen. |
Perugia |
Monaldeschi |
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Umbria |
Aggredisce
in Parrano Ludovico e Berardo Monaldeschi della Cervara che
abbandonano la località; mette a sacco tale località.
Viene ospitato in Orvieto da Lorenzo Magalotti; si trasferisce
in val Tiberina. |
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Feb. |
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Lazio |
Si reca a Roma
e, tramite Guidobaldo da Montefeltro, si incontra con il pontefice. |
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Apr.
mag. |
Siena |
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110 lance |
Umbria |
Ai primi del
mese riceve a Perugia Niccolò Machiavelli, a lui inviato
dalla repubblica: afferma che non vuole assentarsi dai suoi
stati per timore dei suoi avversari politici. Rifiuta il rinnovo
della condotta con i fiorentini perché Marcantonio e Muzio Colonna,
senza contare Luca e Jacopo Savelli, hanno avuto un numero di
lance superiore alla sua compagnia. Nella realtà sembra
propenso ad appoggiare l'Alviano ai danni degli stessi fiorentini,
anche se nega tale asserzione. I suoi cavalli di stanza a Cascina,
chiedono ed ottengono di lasciare il campo.Il Baglioni viene
assoldato dai senesi con 110 uomini d'arme ed alcune compagnie
di fanti. |
|
Giu. |
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Umbria |
Si porta a
Piegaro; si accorda con gli Orsini, il Petrucci e l'Alviano
per muoversi in soccorso di Pisa ed immettere in Firenze i Medici.
Il Baglioni è nuovamente contattato dal Machiavelli ed è da
lui convinto a restarsene inattivo. Il figlio Malatesta
è, invece, assunto dai fiorentini con una condotta di
25 uomini d'arme. |
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Ago. |
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Toscana e Umbria |
A grosseto
con la sua compagnia e con gli uomini di Pandolfo Petrucci.
L'Alviano è disfatto alla torre di San Vincenzo presso
Campiglia Marittima. Il Baglioni lo accoglie a Monterotondo
Marittimo; subito dopo accompagna quest'ultimo a
Perugia. |
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Sett. |
Perugia |
Fuoriusciti |
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Umbria |
Contrasta nel
perugino Carlo Baglioni ed il Coreglia, che scorrono il territorio
con 1500 fanti, di cui 600 spagnoli ed il resto fuoriusciti
di Perugia. |
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1506 |
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Sett. |
Chiesa |
Bologna |
100 lance |
Umbria e Romagna |
Si reca ad
Orvieto con 60 cavalli, con salvacondotto di Francesco Maria
della Rovere), e si sottomette al papa Giulio II. Gli va incontro
accompagnato dai suoi cortigiani; gli si getta ai piedi e rimette
nelle sue mani le fortezze di Perugia e del suo stato nonché
la guardia della città affidata a 500 fanti pontifici;
gli consegna in ostaggio i figli Malatesta ed Orazio che sono
affidati al duca d'Urbino. Giulio II, fiducioso nei suoi confronti,
entra in Perugia disarmato con una piccola scorta e vi si ferma
alcuni giorni per ricevere l'inviato del re di Francia il cardinale
di Narbona. . Il Baglioni, da parte sua, ospita nel suo palazzo
il cardinale di San Pietro in Vincoli Galeotto della Rovere.
Da ultimo, il condottiero accompagna il pontefice a Castel della
Pieve con il Montefeltro. Passa agli stipendi dei pontifici
per combattere i Bentivoglio di Bologna. Viene obbligato, infine,
a fare rientrare in Perugia i fuoriusciti ed i banditi dalla
città con l'eccezione di Carlo Baglioni e di Girolamo dalla
Penna. Fatta la rassgna dei suoi uomini, si avvia a Gubbio e,
da qui, si dirige verso Forlì. |
|
Ott. |
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|
Romagna |
A Forlì
ed a Cesena con 150 uomini d'arme. Si unisce con Francesco Gonzaga
per combattere i Bentivoglio. Prende parte alla conquista di
Bologna; presenzia in San Petronio ad un messa solenne con il
Gonzaga e Giovanni da Sassatello; è ancora alla mostra della
sua compagnia (70 uomini d'arme e 60 cavalli leggeri, equivalenti ad una condotta di 100 uomini d'arme). |
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1507 |
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Mar. |
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Romagna |
Affianca il
pontefice ad Imola e a Forlì. |
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Sett. |
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Umbria |
Organizza in
Perugia una giostra, che viene vinta da Sforza Baglioni. |
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Ott. |
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Romagna |
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Nov. |
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Romagna |
Nel cesenate.
I suoi uomini danneggiano il territorio. |
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1508 |
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Romagna |
A Forlì. |
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Gen. |
Chiesa |
Bentivoglio |
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Emilia |
E' preposto
alla guardia di Bologna con 400 fanti per sedare alcuni tumulti
suscitati da Gaspare Scappi,
partigiano dei Bentivoglio. |
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Giu. |
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Toscana |
Viene segnalato
a Siena. |
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Sett. |
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Emilia |
Con Ludovico
Pio ed il Sassatello, spiana nel bolognese Bagnolo, perché gli
abitanti hanno dato ricetto ai partigiani dei Bentivoglio. |
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Nov. |
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Emilia |
Assiste in
Bologna alla rassegna dei suoi uomini; subito dopo rientra a
Perugia. |
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1509 |
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Apr. |
Chiesa |
Venezia |
100 lance |
Romagna |
Organizza un
trattato in Rimini con un caporale di Matteo da Zara, al fine
di trovare aperta la porta
di Nazareth; costui deve anche dare fuoco alle stalle di Giovanni
Greco. La congiura è scoperta ed il militare sarà giustiziato
in piazza dai veneziani. |
|
Mag. |
|
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|
Romagna |
E' a Santarcangelo
di Romagna. Con Ludovico della Mirandola, coglie in agguato
in val di Lamone, 800 fanti, 125 uomini d'arme e 200 cavalli
leggeri comandati da Giampaolo Manfrone; si incunea in Brisighella
con i suoi uomini mescolati ai nemici in fuga e ne ottiene la
rocca a seguito dello scoppio della santabarbara. Gravi danni
al cesenate sono procurati al territorio dei suoi uomini. |
|
Giu. |
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Romagna e Umbria |
Lascia Forlimpopoli
e si muove con 10000 uomini contro Russi, alla cui difesa si
trovano 400 fanti. La località cede a seguito della sconfitta
subita nei pressi da Giovanni Greco, uscito da Ravenna per soccorrere
i difensori. A Spoleto con il papa. |
|
Lug. |
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Lazio ed Umbria |
Si reca a San
Michele in Teverina ed a Orvieto dove si congiunge con il della
Rovere. Ospita a Perugia quest'ultimo con la moglie. Di seguito
entrambi si recano a Todi per rendere omaggio al legato pontificio,
il vescovo di Urbino Gabriele Gabrielli. |
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Ago. |
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Veneto |
Partecipa all'assedio
di Padova. |
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1510 |
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Gen. |
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Umbria |
Accoglie in
Perugia il papa, il della Rovere e la vedova del Montefeltro
Elisabetta Gonzaga. A fine mese si trova ad Orvieto. |
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Feb. apr. |
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|
Umbria |
Tratta con
i veneziani che gli offrono l'incarico di governatore generale
ed una condotta di 200 uomini d'arme. Non ottiene il permesso
al trasferimento dal papa. |
|
Mag. |
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|
Umbria Marche Emilia |
Lascia Perugia
perché inviato dal pontefice Bologna dove devono raccogliersi
tutte le truppe pontificie. Prende la strada di Urbino e raggiunge
Bologna. |
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Lug. |
Chiesa |
Ferrara Francia |
|
Romagna |
In Romagna,
agli ordini del della Rovere e del legato pontificio, il cardinale
Francesco Alidosi. Con 400 cavalli e fanti prende possesso di
Cento e di Pieve di Cento. |
|
Ago. |
|
|
|
Romagna |
Durante la'ssedio
della rocca Lugo viene ferito ad un braccio da un colpo di schioppetto.
Si porta a Ravenna per curarsi; ristabilitosi, attacca i francesi
che preferiscono ritirarsi. |
|
Sett. |
|
|
|
Emilia |
Da Castel Bolognese
si trasferisce nel modenese a San Giovanni Finale per precludere
ai francesi la strada di Bologna. Negli stessi giorni è accusato
di avere fatto avvelenare il genero Pier Giacomo Monaldeschi
che milita nella sua compagnia. Il Baglioni fa pressioni sui
genitori di quest'ultimo Francesco ed Imperia Monaldeschi, affinché
il figlio Malatesta sposi la loro figlia Costanza, erede del
patrimonio fraterno. Ha facile gioco nel persuadere i Monaldeschi
che sono gli orvietani i mandanti dell'assassinio del genero. |
|
Ott. |
|
|
|
Emilia |
Assiste i modenesi
con il della Rovere, Fabrizio Colonna. Giovanni Vitelli e Marcantonio
Colonna. Le discordie fra i vari capitani e quelle fra il della
Rovere ed il cardinale Alidosi impediscono ai pontifici un'azione
coordinata ed efficace. Con Melchiorre Ramazzotto e Guido Vaina
si oppone ai nemici al passo di Sant'Ambrogio. |
|
Nov. |
|
|
|
Emilia |
A Modena ed
a Bologna per consigli di guerra tra pontifici e veneziani. |
|
1511 |
|
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|
Gen. |
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Emilia |
E' alla rassegna
della sua compagnia che avviene alla presenza
di Giulio II; si sposta a Concordia, sul Secchia, per
sbarrare il passo agli avversari. |
|
Feb. |
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Emilia |
Assedia la
bastia del Zaniolo nel ferrarese con 77 lance e 61 cavalli leggeri. |
|
Giu. |
Chiesa |
Firenze |
|
Toscana
Romagna Emilia |
Con Giovanni
Vitelli, appoggia il signore di Siena Pandolfo Petrucci, che
è minacciato dai fiorentini. Ritorna ad Imola e raduna truppe
per la riconquista di Bologna. Si sposta nel bolognese ove si
collega con Andrea da Capua e Fabrizio Colonna. Gli vengono
contro dal reggiano Galeazzo Pallavicini, Giovan Francesco Gambara
e Corrado Tarlatini. |
|
Lug. |
Venezia |
Francia |
Governatore g.le |
Romagna |
Ottiene il
permesso da Giulio II di passare agli stipendi dei veneziani,
che lo scelgono come loro governatore generale al posto di Marcantonio
Colonna. Gli è data una condotta di 200 uomini d'arme, 50 cavalli
leggeri e 100 fanti in tempo di guerra.
La ferma è di tre anni e gli è assegnata una provvigione
annua di 3000 ducati; gli sono consegnati 2000 ducati affinché
raccolga 1000 fanti in val di Lamone. |
|
Ago. |
|
|
|
Umbria |
E' a Perugia;
si dirige a Cattolica una flottiglia di 7 navi guidata da Daniele
Dandolo per imbarcare i suoi uomini e gli sono inviati altri
3000 ducati. Lascia la città con 800 cavalli e 500 fanti. |
|
Sett. |
|
|
|
Romagna |
Si ferma a
Rimini, in attesa che gli sia erogato il resto della prestanza
di sei mesi. |
|
Ott. |
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160 lance |
Romagna e Veneto |
Ottiene un
anticipo di altri 2500 ducati, con la promessa del saldo al
suo arrivo. Sbarca a Chioggia ed a metà mese Andrea Trevisan
ed Antonio Giustinian gli consegnano stendardo e bastone di
governatore generale. E' accolto in Padova da Bernardino di
Montone; il Baglioni si fa consegnare nuovamente le insegne
del suo comando secondo le indicazioni degli astrologi. La cerimonia
è officiata nel duomo cittadino; la mostra delle sue compagnie
avviene nel Prato della Valle. |
|
Nov. |
|
|
|
Veneto |
Si incontra,
sempre in Padova, con il capitano borgognone della Rosa, catturato
dagli stradiotti; chiede altro denaro per la paga dei suoi uomini
e lascia la città con il provveditore generale Andrea Gritti
per la porta di Codalunga. Si dirige a Vicenza. |
|
Dic. |
Venezia |
Impero |
|
Veneto |
Si sposta verso
il Cadore per opporsi all'avanzata nemica. E' a Bassano del
Grappa ed a Feltre, si ricongiunge a Serravalle (Vittorio Veneto)
con le truppe condotte dal Manfrone. Non osa attaccare battaglia per la scarsa conoscenza del terreno; non
si sposta neppure in Friuli per assediare Gradisca d'Isonzo,
come chiestogli dal provveditore Giovanni Paolo Gradenigo. Riconquista
Belluno; presto è obbligato a ritirarsi a Vicenza, dove i suoi
soldati si comportano in modo ostile nei confronti della cittadinanza. |
|
1512 |
|
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|
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|
|
Gen. |
|
|
178 lance 50 cavalli leggeri
e 113 fanti |
Veneto |
Viene via da
Vicenza per tentare di recuperare Verona: si ferisce ad una
gamba durante la marcia, perché il suo cavallo si spaventa per
un improvviso colpo di schioppetto da parte di un suo soldato.
Rientra in Vicenza per farsi curare e viene colpito da un attacco
febbrile. Si fa trasportare a Cologna Veneta e congiunge le
sue forze con quelle di Bernardino di Montone. |
|
Feb. |
|
|
|
Veneto e Lombardia |
Passa a Bonavigo
per sostenere l'azione del Gritti, che con un colpo di mano
ha occupato Brescia. Si dirige verso Valeggio sul Mincio con
500 lance; ne assedia il castello, lascia una guarnigione sul
ponte e si sposta a Villafranca di Verona. Punta, alfine, in
soccorso di Brescia con truppe, artiglierie (10 pezzi), rifornimenti;
pone a sacco Nogarole Rocca. Viene fronteggiato
da 500 lance e 700 arcieri a cavallo francesi, che sono
seguiti dal resto dell'esercito francese. Il Montone scioglie
il ponte di barche di Albaredo d'Adige; il Baglioni guada il
fiume, affronta gli avversari, non pensando di scontrarsi con
l'intero esercito di Gastone di Foix, ma con una sua avanguardia.
La fanteria del Molard lo riduce a mal partito; gli è ferito
il cavallo e gli sono uccisi due staffieri; si dà, alfine, alla
fuga dopo avere subito numerose perdite (fra morti e prigionieri
200 fanti e 90 uomini d'arme). Ripara a
Soave, dove trova consolazione in una donna che ha portato
con sé da Padova; passa a
Lonigo e cerca di ricucire le file delle schiere ai suoi ordini;
si ferma a Poiana ed a Barbarano Vicentino. |
|
Mar. |
|
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200 lance 50 cavalli leggeri
e 80 fanti |
Veneto e Lazio |
E' a Vicenza
ed a Malo; di fronte all'ingrossarsi dell'esercito francese,
ritira tutti gli uomini d'arme da Schio, Montecchio Maggiore,
Arzignano e concentra la difesa sulla direttrice Vicenza/Padova.
Alla guardia della prima località sono destinati 500 fanti e
500 cavalli leggeri. Si porta a Sovizzo. Sempre nel mese, raggiunge
Roma con Sforza Baglioni ed Ottaviano Signorelli per rendere
omaggio al papa Leone X. |
|
Apr. |
|
|
|
Veneto |
Invia sulle
rive del Po cavalli leggeri e fanti con qualche pezzo di artiglieria,
al fine di ostacolare le linee di vettovagliamento al campo
francese. Passa a Vicenza e stipula un tregua con gli imperiali. |
|
Mag. |
|
|
|
Veneto |
Presenzia alla
mostra dei suoi uomini al Campo di Marte di Vicenza (200 uomini
d'arme, 50 balestrieri a cavallo e 112 provvigionati). Con l'arrivo
in Italia di 20000 svizzeri assoldati dalla Serenissima e dallo
stato della Chiesa, parte da Vicenza con il provveditore generale
Paolo Capello, si porta a Cologna Veneta e muove contro il la
Palisse, che ha disposizione solo 1000 lance e 6/7000 fanti.
Viene a Soave ed al campo di Albaredo d'Adige chiede denaro
per le paghe di tutti gli effettivi. Si consulta con Renzo di
Ceri ed il Capello e manda le artiglierie a Villafranca di Verona,
dove sono giunti gli svizzeri. |
|
Giu. |
|
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Veneto e Lombardia |
E' a Villafranca
di Verona, entra in Valeggio sul Mincio e si trasferisce in
Lombardia. Dopo il ritiro dei fanti tedeschi dalle file dei
francesi per ordine dell'imperatore Massimiliano d'Austria,
lascia il campo di San Martino del Lago e della Cavaliera con
il Ceri e Giano Fregoso al fine di aggredire Pizzighettone.
Si trova alla conquista di Pavia. |
|
Lug. |
|
|
|
Lombardia
Piemonte Emilia |
Riceve l'ordine
di spostarsi dal pavese e lo esegue con estrema lentezza come
risposta al ritardo delle paghe. La fanteria veneziana svaligia
nei pressi di Cremona, ad un ponte sul Po, 160 lance e 100 balestrieri
a cavallo fiorentini: sorgono forti contrasti tra veneziani
e svizzeri per la divisione del bottino ed essi sfociano in
una rissa in cui sono uccisi 15 fanti elvetici. Il Baglioni
si adopera con Antonio Pio a sedare gli animi e cede, praticamente,
alle pretese degli alleati. Viene al campo di Castellazzo Bormida:
si dimostra, viceversa, energico, allorché il cardinale di Sion
Matteo Scheiner fa trattenere prigionieri i provveditori veneziani
Paolo Capello e Cristoforo Moro a fronte di un credito di 14000
ducati. Fa mettere in stato di allerta le truppe e le artiglierie,
fino al momento in cui i due rappresentanti della Serenissima
non sono rilasciati. Il Baglioni Pone il campo a Novi Ligure;
si sposta verso Casalmaggiore, tocca Castel San Giovanni ed
entra in Piacenza. Con Francesco Rangoni e Giovanni Forti, punta
al porto cittadino sul Po e ne scaccia 40 uomini d'arme ed alcuni
balestrieri a cavallo di Alessandro Sforza, condottiero dell'alleato
duca di Milano, i quali si sono opposti al suo passaggio. |
|
Ago. |
|
|
|
Lombardia |
E' ad Ozzano
nel cremonese, si spinge nel bresciano e si dirige su Pontevico
per collegarsi con il provveditore Leonardo Emo. E' a Verolanuova
ed all'assedio di Brescia. Sorgono disordini nel campo
veneziano per l'uccisione di Troilo Orsini da parte di un uomo
d'arme della sua compagnia: si giustifica per tale fatto con
la Serenissima ed addossa ogni colpa dell'accaduto al comportamento
tenuto dal capitano ucciso. Aumentano anche i suoi contrasti
con il Ceri e si lamenta aspramente con i veneziani perché a
tale condottiero la Serenissima ha aumentato la condotta. Respinge
a San Zeno Naviglio una sortita di cavalli nemici; a fine mese,
colloca tre batterie di artiglieria contro Brescia, due sul
monte prospicienti il castello, una verso la porta di Torrelunga.
Situa il suo campo a San Giacomo sul Mella. |
|
Sett. |
|
|
|
Lombardia |
Stringe sempre
più d'assedio Brescia e toglie l'acqua agli abitanti; si lamenta
per lo scarso numero di fanti a sua disposizione, per il ritardo
delle paghe, per l'infruttuoso tiro dell'artiglieria; fallisce
un trattato per trovare aperta una porta della città. Si inasprisce
anche il contrasto con il Ceri, specie dopo che costui si è
impadronito di Crema e reclama, invano, la sua presenza sotto
Brescia. Chiede la resa agli avversari; l'Aubigny minaccia di
impiccare il suo trombetta, se questi si fosse rifatto vivo. |
|
Ott. |
|
|
|
Lombardia |
Crescono nel
campo veneziano i disagi a causa delle piogge e del fango. Bombarda
Brescia per tre giorni, prima che si avvicinino alla città i
rinforzi inviati dagli alleati spagnoli. I francesi si arrendono
a patti, nonostante le sue proteste, nelle mani di questi ultimi.
Il Baglioni si rivela una volta di più inadeguato a ricoprire
il suo ruolo e non riesce a mantenere la disciplina fra le sue
fila, come quando alcuni fanti di Annibale da Bologna saccheggiano
delle case nella piazza. I ladri, condannati all'impiccagione,
si nascondono fra i fanti romagnoli e la cosa finisce lì. Cresce
nel contempo il suo risentimento nei confronti dei francesi,
cui proibisce di presentarsi al campo per l'acquisto di vettovaglie
( ne vengono immediatamente uccisi tre). Si vede in Brescia
con l'Aubigny ed a Ghedi, assieme con il provveditore Moro,
con il viceré di Napoli Raimondo di Cardona e fa in modo che
ai francesi sia vietato di uscire dalla città con i loro beni.
Ordina una parata di tutto il suo esercito a San Polo (9000
fanti) e lo fa sfilare a titolo dimostrativo davanti a Torrelonga
ed al castello, ancora nelle mani dei francesi. Si incontra
nel borgo di San Giovanni con il Cardona e costui fa proteggere
dagli spagnoli l'uscita da Brescia delle truppe nemiche. |
|
Nov. |
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Lombardia e Veneto |
Si trova a
Desenzano del Garda per la mancanza di vettovaglie e di foraggio
per i cavalli; manda a Venezia suoi emissari per essere lasciato
libero. Si attenda a Ronchi. |
|
Dic. |
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Veneto |
Esprime l'intenzione
di attaccare 800 cavalli spagnoli venuti a Valeggio sul Mincio
ed a Villafranca di Verona. Senza attendere la risposta, si
sposta ad Isola della Scala ed invia artiglierie e carriaggi
nel contado di Cologna Veneta. Attraversa poi l'Adige con il
Montone e manda le truppe agli accampamenti invernali; domanda
il permesso di rientrare in Perugia. A Venezia è accusato in
collegio per le malversazioni compiute dai suoi uomini nel veronese;
critiche nei suoi confronti sono pure espresse dal provveditore
Cristoforo Moro davanti al doge Leonardo Loredan. Prevale il
parere del consiglio dei Savi, che decide di continuare il rapporto. |
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1513 |
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Gen. |
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Veneto |
Chiede il comando
generale di tutte le truppe, comprese quelle del Ceri, una provvigione
di 6000 ducati anziché di 3000, una condotta analoga alla precedente,
la ferma di un anno senza l'anno di rispetto. A San Bonifacio
conosce la controprosta veneziana:
aumento della provvigione di 1000 ducati, aumento della condotta
di 25 uomini d'arme in bianco (pagati cioè sulla carta), di
50 cavalli leggeri e di 25 provvigionati; la ferma di un anno. |
|
Feb. |
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|
Veneto |
I suoi soldati
mettono a sacco Cazzano di Tramigna: il figlio Malatesta non
riesce a controllare la situazione, anzi viene assalito anche
il castello di Illasi appartenente a Girolamo Pompei. Si discolpa
per le malefatte dei suoi uomini e le minimizza nella loro gravità.
Alla morte di Giulio II, chiede ancora licenza per potersi recare
a Perugia e mantenere nelle sue mani la signoria della città.
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Mar. |
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Veneto Emilia ed Umbria |
Ha risposta
negativa; nonostante ciò, senza l'autorizzazione del provveditore
generale Domenico Contarini, si allontana da Padova con soli
30 cavalli, passa per Ferrara e raggiunge Perugia, dove è accolto
dalla popolazione in festa. |
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Apr. |
Venezia |
Spagna Impero Milano |
Governatore g.le |
Lazio Toscana e Veneto |
A Venezia Cristoforo
Moro si oppone al suo richiamo; è, invece, lodato dal provveditore
generale Paolo Capello. Gli è concessa una condotta di 225 uomini
d'arme per la ferma di un anno. Da parte sua, il Baglioni si
incontra a Bracciano con Gian Giordano Orsini, raggiunge
Firenze e viene a Lendinara per affrontare gli spagnoli. Manifesta
alcune richieste come il permesso di raccogliere 1000 fanti
in Toscana, una condotta per il congiunto Baldassarre Signorelli,
la licenza di potersi recare a Venezia.
Non viene accontentato;
si porta a San Bonifacio ed a Rovigo per la rassegna
degli uomini d'arme e per quella dei fanti. |
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Mag. |
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Veneto |
Chiede tre
paghe e gli sono dati solo 2500 ducati; invia allora a Venezia
Ugo Pepoli e minaccia di non muoversi. Perviene al campo l'Alviano,
giunto dalla Francia dopo essere stato liberato dal carcere.
Tale condottiero lo giudica "uomo di buon consiglio, ma senza
ubbidienza". Il Baglioni si porta a San Martino Buon Albergo;
attacca Verona e colloca
il suo campo davanti a porta Palio ed alla cittadella. |
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Giu. |
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Lombardia e Veneto |
Segue l'Alviano
verso Cremona e si trova sulle rive del Po a Cava Tigozzi per
controllare le mosse degli spagnoli: E' inviato dal Contarini con Teodoro da Trivulzio a Milano
per portare aiuto ai difensori del Castello Sforzesco. La città
si solleva a favore degli alleati francesi, per cui il Baglioni
può rientrare al campo di San Bassano. L'Alviano lo invia sul
Po per vietare al Cardona il passaggio del fiume su un ponte
di barche; fallisce nella missione e si porta a Pizzighettone.
Con la sconfitta dei francesi a Novara, si ritira prima a Pontevico
e, successivamente, a Ronchi. Ha il compito di impadronirsi
della rocca di Legnago (di fesa
da 150 fanti spagnoli e tedeschi) con 1200 fanti ed una
banda di cavalli: abbatte con le artiglierie parte delle mura
ed espugna la fortezza. E' lodato per scritto dal Senato. Gli
avversari si avvicinano ed il Baglioni è obbligato ad abbandonare
la località portandone via artiglierie e vettovaglie. Si porta
a Santa Lucia per aggredire di nuovo Verona; protesta per il
ritardo delle paghe ed a fine mese, sotto l'incalzare degli
spagnoli, ripiega nel vicentino. |
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Lug. |
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Veneto |
Si offre di
radunare 500 fanti nel perugino; viene ad Este, dove i suoi
uomini, sempre indisciplinati, entrano a contesa con quelli
dell'Alviano. E' trasferito alla guardia di Treviso e nella
città prende alloggio nel vescovado. Viene accusato dai veneziani
di non mantenere l'ordine fra i suoi soldati, che si sono dati
al saccheggio dei beni dei cittadini. Da Treviso passa a Noale;
rientra in Treviso con Malatesta Malatesta da Sogliano e Taddeo
della Volpe. |
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Ago. |
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Veneto |
Gli vengono
inviati 2000 ducati a saldo delle sue paghe. Si ammala e la
Serenissima gli manda subito tre medici per visitarlo. |
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Sett. |
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Veneto |
Ospita in Treviso
l'Alviano, venuto nella città a supervisionarne le opere
di difesa. Si unisce a Limena con l'Alviano, alla testa di 250
uomini d'arme, 500 cavalli leggeri e 2000 fanti, allorché il
Cardona e Prospero Colonna ripiegano da Fusina a Cittadella. |
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Ott. nov. |
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Veneto Lombardia |
Passa a Vicenza
e respinge con le artiglierie un attacco spagnolo alla città.
L'Alviano decide di venire a battaglia campale a Creazzo e gli
affida il comando dell'ala destra (900 uomini d'arme). Ha il
compito di compiere un'azione aggirante e di assalire i nemici
sui fianchi: a causa del terreno paludoso non è in grado di
giungere in tempo ed a sostenere il quadrato dei fanti veneziani,
che viene travolto dagli avversari. Battuto, è catturato con
Giulio Manfrone e Malatesta Malatesta da Sogliano dopo avere
patito notevoli perdite. Viene condotto a Vicenza (caduta nelle
mani degli avversari) ed è rilasciato sulla parola per l'interessamento
di Troilo Savelli e di Prospero Colonna; gli è permesso di recarsi
a Venezia e di cercare di ottenere, in cambio della sua libertà,
quella del capitano spagnolo Alfonso di Carvajal. E' a Marghera
ed a Venezia; viene in collegio con il Pepoli e nella città
è ospitato da Andrea Gritti. Si incontra in San Marco con il
doge; in sede di consiglio dei Dieci getta ogni colpa della
disfatta sull'Alviano. I veneziani accettano la sua richiesta
e chiedono anche la liberazione del Sogliano. Il Baglioni visita
in carcere il Carvajal, va a Treviso e ritorna a Vicenza. Il
cardinale imperiale, il Gurk, non accetta lo scambio proposto,
che è stato trattato dagli spagnoli a sua insaputa. Egli si
porta a Mantova e da qui si trasferisce a Montagnana per dirimere
la vicenda con il Cardona; alla fine, si ritiene libero da ogni
giuramento e raggiunge Padova. A novembre assiste nel duomo
ad una solenne messa con gli altri condottieri veneziani; è
a Venezia in collegio e da qui si dirige a Roma, dove è stato
convocato dal papa Leone X: promette di recarsi a Napoli nel
marzo successivo e di consegnarsi prigioniero al re di Spagna. |
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Dic. |
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Lazio |
Una galea veneziana
lo sbarca a Pesaro; raggiunge subito dopo Roma. |
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1514 |
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Feb. |
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Umbria |
A Perugia. |
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Apr. |
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Umbria |
Il papa gli
proibisce di lasciare Perugia e di recarsi nel Tirolo presso
l'imperatore. |
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Firenze |
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Governatore
g.le |
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1515 |
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Lug. |
Chiesa |
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150 lance |
Lazio |
E' a Roma.
Si propone di raccogliere 6000 fanti; il pontefice gli concede
una condotta di 150
lance e gli dà il permesso di arruolare 3000 fanti. |
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Ago. |
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Emilia |
Si trova a
Perugia per la mostra di 3600 fanti del contado; viene a Bologna. |
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Sett. |
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Emilia |
E' a
Nonantola; ad ottobre è segnalato nel bolognese. |
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Dic. |
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Il consiglio
dei Savi a Venezia discute per un suo possibile reincarico;
il suo nome è scartato sia per i guasti provocati dai suoi uomini
nel trevigiano, sia per il suo non troppo brillante comportamento
nella battaglia di Creazzo. |
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1516 |
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Mar. |
Chiesa |
Urbino |
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Umbria |
Combatte agli
ordini di Lorenzo dei Medici contro il duca di Urbino Francesco
Maria della Rovere; contrasta i feltreschi nei pressi di Gubbio. |
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Mag. |
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Umbria |
Viene nominato
dal pontefice conte di Bettona con Gentile Baglioni ed il figlio
Malatesta. |
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Giu. |
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Marche |
Entra in Urbino
con il Ceri; a Perugia, con il cugino Gentile, è nominato fra
i dieci dell'Arbitrio
ed ha il comando di 2000 fanti. |
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Sett. |
Chiesa |
Fuoriusciti |
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Marche |
E' a Fermo
con il Ceri (200 uomini d'arme) per difendere la località dai
fuoriusciti della fazione ghibellina: questi ultimi vengono
soccorsi dai colonnesi. |
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1517 |
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Gen. |
Chiesa |
Comp. ventura |
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Lazio ed Umbria |
A Roma. Nella
città riesce a sfuggire nel Borgo Leonino ad un attentato tesogli
da alcuni sicari di Carlo Baglioni. Assolda 3000 fanti per conto
del Medici e fronteggia il tentativo del della Rovere teso alla
riconquista del suo ducato. Ritarda a venire a Gubbio con 400
cavalli e 6000 fanti, sicché Carlo da Gubbio può sollevare la
città ai danni dei pontifici. |
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Feb. |
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Lazio Romagna Marche |
Abbandona l'azione
e si porta a Viterbo, dove con Gian Giordano Orsini, Ludovico
Orsini e Giovan Corrado Orsini stipula un accordo di pace fra
la fazione dei maganzesi e quella dei Gatti. E' a Rimini con
150 uomini d'arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti; da qui
passa alla difesa di Pesaro. E' scontento per il forte ritardo
delle paghe (creditore di 9000 ducati). |
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Mar. |
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Marche |
Alla
testa dell'avanguardia, si scontra a Mombaroccio con
il della Rovere; si ritira
verso Fossombrone, dopo che il figlio Costantino è stato
catturato dagli avversari. Il della Rovere si dà alla fuga;
è accusato con il Ceri e Vitello Vitelli di inattività da Lorenzo
dei Medici. E' obbligato di recarsi a Roma per giustificare
il suo operato davanti al papa; ritorna al campo con Gentile
Baglioni ed assedia Mondolfo. Con la resa del castello, vi entra
per dividere il bottino fra i suoi uomini. Fa radunare tutte
le donne in una parte della rocca con la scusa di volerle salvare
dalla violenza dei soldati e si fa consegnare da loro gioielli
e denari. Seleziona due giovani da portare nella sua tenda ed
al loro riguardo ha un diverbio con il figlio Orazio. |
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Mag. |
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Marche e Umbria |
Abbandona Pesaro
per le voci che parlano di un attacco a Perugia da parte del
della Rovere e di Carlo Baglioni . Raggiunge la città per la
val di Bagno e ne entra alla difesa con 4000 fanti; mentre cavalca
in borgo San Pietro, vicino alla chiesa di San Domenico, sfugge
al tentativo di omicidio di Eusebio Baglioni che cerca di assassinarlo
con due colpi di spada. Nel trattato, ordito da Carlo Baglioni,
sono coinvolti anche Francesco Spirito e Giovanni Taddeo Baglioni:
tutti sono sospinti in piazza e qui decapitati. Arrivano in
suo aiuto 600 cavalli francesi condotti da Camillo da Trivulzio,
molte lance e 200 cavalli leggeri capitanati da Camillo Orsini,
numerosi fanti da Firenze, Siena, Todi, Città della Pieve, cosicché
alla difesa di Perugia vi sono almeno 18/20000 armati. Ciò gli
permette di liberarsi dei rivali politici nella città; un analogo
spirito di iniziativa non lo dimostra, viceversa, con gli avversari,
con i quali, anzi, si accorda consegnando al della Rovere 10000
ducati e vettovaglie per farlo allontanare dal contado. Il suo
comportamento lo porta ad essere sempre più sospettato
dal papa anche perché si ritiene che si sia appropriato
di parte della taglia stessa. |
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Umbria |
Viene attaccato
in Castiglione del Lago dal congiunto Gentile. |
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1518 |
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Sett. |
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Toscana |
Si trova a
Firenze per le nozze del Medici con Maddalena de la Tour d'Auvergne. |
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1519 |
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Sett. |
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Si offre vanamente
ai veneziani. |
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1520 |
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Mar. |
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Umbria e Lazio |
Scaccia da
Perugia il cugino Gentile; è convocato a Roma dal pontefice
perché è sospettato di avere organizzato un tentativo di omicidio
nella città a seguito del quale sono stati imprigionati cinque
suoi sicari; è anche sospettato di essere stato cosciente
della congiura organizzata dal cardinale Petrucci ai danni dello
stesso papa. Lascia Castiglione del Lago dove è stato
per le nozze della figlia Elisabetta con Camillo Orsini e rientra
a Perugia anche a causa di movimenti di truppe pontificie sui
confini ai suoi danni. Invia a Roma il figlio Malatesta; alla
fine,a metà mese, persuaso dal genero che gli fa avere
un salvacondotto, vi si reca
personalmente. E'' imprigionato in Castel Sant'Angelo con l'accusa
di avere suscitato una rivolta nella marca di Ancona con il
figlio Orazio; confessa, inoltre, sotto tortura, incesti con
le sorelle, stupri con le figlie, molti omicidi ed il conio
di moneta falsa. |
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Giu. |
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Lazio |
E' decapitato
a Roma in Castel Sant'Angelo. E' sepolto nella chiesa di Santa
Maria Traspuntina, a Roma, su pressione del Ceri. L'impresa araldica del Baglioni è
costituita da un grifone d'argento in campo rosso con il motto
"unguibus et rostro atque aliis armatus in hostem".
Al riguardo il cugino Gentile era solito dire che questo uccello
non aveva avuto le ali come altre volte per sfuggire alla trappola
che gli era stata tesa. Agostino Binda fa stampare nello stesso
anno a Venezia il poemetto in terza rima "Lamento del sig.
Gio. Paulo Baglioni con il pianto d'Italia ed il lamento di
Rodi." E' ritratto nella sala Vitelli di Città di
Castello in un affresco in cui è riportato l'incontro
organizzato a Magione dal cardinale Latino Orsini e da altri
condottieri ai danni di Cesare Borgia. |
Capitano coraggioso, valoroso cavaliere. Di grande animo,
pronto di mano.
Uomo molto esperto nelle armi. Capitano prudente
e conoscitore dell'arte della guerra.
Di gran nome nell'arte della guerra; capitano illustre.
Ha poca pratica di governo e non sa farsa ubbidire dai suoi
soldati.
Capitano dotato di intelligenza, di grande prudenza.
Capitano disposto ad ogni fatica.
Capitano amato dai propri soldati.
Si distinse per umanità e gentilezza, per quanto possano
valere questi termini nel mestiere delle armi.
Era un signore superbo e bellicoso dalla mascella quadrata, ed era insieme l'intrigante più freddo e calcolatore di tutti. Detestava Cesare Borgia in parte per invidia dei suoi trionfi e in parte per risentimento a causa dell'umiliazione inflittagli costringendolo ad abbandonare la Toscana.
Per la sua disonesta ed infame vita indegno del nome di
capitano.
Partigiano e vendicativo; assassino e molto temuto da
tutti. Condottiero senza fede.
Parlatore eloquente. Dedito al compiacere ed al servire
ogni uomo.
Di bello aspetto. Molto inclinato al sesso femminile. Di
alta statura, carnagione bianca, occhi e capelli castani, barba bionda.