Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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0125      GIAMPAOLO BAGLIONI  Di Perugia. Conte di Bettona, signore di Perugia e di Bettona. Conte di Bettona. Fratello di Simonetto e di Orazio; padre di Malatesta e di Orazio; cugino di Gentile, Astorre e di Morgante; cognato di Bartolomeo d'Alviano e di Camillo Vitelli; zio di Baldassarre Signorelli, Ludovico Euffreducci, Ottaviano Signorelli. Suocero di Camillo Orsini, genero di Jacopo Conti.

               1470 ca- 1520 (giugno)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avvesario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Milita nella compagnia di Virginio Orsini

1482

 

 

 

Umbria

Ha contrasti con gli Oddi per il predominio in Perugia.

1490

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Lazio

Accompagna a Roma il padre Rodolfo, che vi si deve incontrare con il papa Innocenzo VIII. Nello stesso anno si sposa con Ippolita Conti.

1491

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria

Presenzia ai funerali del vescovo di Casciano, ucciso a Perugia.

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Perugia

Oddi  Foligno

 

Umbria

Combatte gli Oddi ed i folignati; i Savelli battono i perugini a Corciano.

Giu.

 

 

 

Umbria

Si unisce con Camillo Vitelli e Paolo Orsini e dà alle fiamme Schifanoia, che appartiene a Berardino Ranieri. E' poi a Ripa ed a Resena, si impadronisce di Civitella Benazzone, che viene data alle fiamme, e fa impiccare Battistaccio da Sant'Agata ad un torrione di Schifanoia. Rinsalda la supremazia dei Baglioni in Perugia.

1492

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Umbria

Vince il primo premio di una giostra svoltasi a Perugia.

Ago.       Lazio
A fine mese presenzia a Roma alle ceimonie organizzate per l'elezione a pontefice di Alessandro VI.

Nov.

Perugia

Fuoriusciti

 

Umbria

Entra in Bastia Umbra ed in Assisi con Carlo Baglioni ai danni dei fuoriusciti locali; mette a sacco alcuni borghi, brucia le porte di San Francesco e depreda la stessa basilica. Si ferma davanti al Monte di Pietà e gli è consegnata una certa quantità di grano. Ai prigionieri è imposta una taglia e viene loro dato da mangiare carne umana cucinata come se fosse normale. Il saccheggio termina due giorni dopo con l'arrivo di Niccolò Orsini.

1493

Firenze

 

 

 

 

1494

 

 

 

 

 

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Perugia

Oddi  Assisi

 

Umbria

Con Morgante ed Astorre Baglioni, affronta gli Oddi, Jacopo Fiumi ed Alessandro da Sterpeto, rientrati in Assisi con l'aiuto del duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro e del signore di Pesaro Giovanni Sforza. Presto raggiunge un accordo con gli abitanti e con il commissario pontificio.

Autunno

Todi

Chiaravalle

 

Umbria

Con il cugino Astorre, difende Todi e vi soccorre Ludovico e Giovanni degli Atti in guerra con i Chiaravalle. Respinge gli avversari; entra in disputa con gli Atti per la cattura di Ettore da Canale, fatto prigioniero dai suoi uomini, e lascia la città.

Nov.

 

 

 

Umbria

Con i congiunti Astorre, Gismondo, Simonetto e Grifone Baglioni, sorprende e deruba a Mercatello di Monte Vibiano Vecchio alcuni francesi, che stanno trasportando del denaro destinato alle paghe di alcuni funzionari.

1495

 

 

 

 

 

Primavera

 

 

 

Toscana

 

Giu.

Perugia

Oddi 

 

Umbria

Assedia Fratta Todina e rimane ferito in  combattimento.

Lug.

Francia

Venezia

 

Emilia

Partecipa alla battaglia di Fornovo, dove è fatto prigioniero.

Sett.

Perugia

Oddi  Foligno

 

Umbria

Liberato combatte ancora gli Oddi nel piano di Missiano e li costringe a ritirarsi a Corciano. Con Astorre Baglioni, si oppone al loro ingresso in Perugia e contribuisce alla loro sconfitta. Entra in Corciano e si impadronisce di una bandiera rossa di Foligno: come premio, gli viene concesso un cavallo già di proprietà di Troilo Savelli. Fa riposare i suoi uomini e, sempre con Astorre, si dirige verso Foligno; bombarda il castello di Gualdo Cattaneo. E' raggiunto da Virginio Orsini; consegna del denaro a tale condottiero per avere il suo contributo nell'attacco alla  fortezza.

........... Perugia Orvieto   Umbria e Toscana
Entra con i suoi fautori in Cerona ed in Fichino (Ficulle). Agisce in collegamento con il signore di Siena Pandolfo Petrucci. Si impadronisce anche di Fabro e di Selci. E' ucciso Cesario Bandini, signore di tali località, mentre sta combattendo gli abitanti di Orvieto. Gli orvietani, infine, sono respinti dai pontifici che riconquistano Fabro e Selci e fanno giustiziare gli assassini del Bandini.

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Firenze

Pisa

 

Toscana

Si trova a Cortona con Ranuccio da Marciano ed il Montefeltro.

1496

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Toscana

Staziona fra Pontedera e Bientina; viene inviato in soccorso di Buti.

1497

 

 

 

 

 

Estate

Perugia

Assisi

 

Umbria

Assale ancora in Assisi il Fiumi; è invitato davanti ad una porta della città per iniziare delle trattative. Gli viene teso un agguato ed è salvato da Carlo Baglioni, che invia a suo sostegno Gonzaio da Perugia: nello scontro sono uccisi 60 abitanti, alcuni sono catturati e impiccati. Riprende l'assedio ed Assisi è costretta alla resa. 

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Spoleto

Terni

 

Umbria

Affianca Bartolomeo d'Alviano.

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Firenze

Pisa

 

Toscana

 

1498

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

50 lance

Toscana

Gli viene concessa una provvigione annua di 1200 ducati.

Mag.

Orsini

Colonna

 

Umbria

Con l'Alviano, Paolo Orsini e Ferrante Farnese, attacca i Chiaravalle e preda i castelli di Amelia. Occupa Penna in Teverina. A fine mese è assoldato dai fiorentiini per contrastare i pisani.

Lug. Firenze Pisa   Umbria e Toscana
Nel castello delle Piscine, stipula un atto di solenne pacificazione con il comune di Perugia ed il duca d'Urbino Guidobaldo da Montefeltro.

Ago.

 

 

 

Toscana

Con il signore di Siena Pandolfo Petrucci impedisce ai capitani veneziani Guidobaldo da Montefeltro, Paolo Orsini, Astorre Baglioni e Pandolfo Malatesta di unirsi con le truppe di Piero dei Medici.

Sett.

 

 

 

Toscana

E' a Poggibonsi; con Jacopo d'Appiano (300 uomini d'arme) passa nel Mugello e libera la rocca di Castiglione, presso Marradi, dall'assedio postovi dagli avversari.

Ott.

 

 

 

Romagna Toscana

Si sposta in val di Bagno; ritorna verso Bibbiena, quando viene a conoscenza che la città è stata conquistata dall'Alviano.

Nov.

 

 

 

Toscana

Con 60 balestrieri a cavallo punta su Franzola e ne è respinto da Carlo Orsini e da Astorre Baglioni. Si dirige a Poppi e ne assume la difesa con l'Appiano (130 uomini d'arme e 60 balestrieri a cavallo).

Dic.

 

 

 

Toscana

Si unisce con Paolo Vitelli ed assedia Bibbiena; nei pressi di Poppi si lamenta con altri condottieri del ritardo delle paghe.

1499

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria e Toscana

Raccoglie fanti a Perugia da portare in Casentino. A metà mese è a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) con 200 fanti e 60 uomini d'arme: affronta senza eccessivo impegno i veneziani ed è accusato per la sua inattività da Gaspare da San Severino.

Feb.

 

 

 

Toscana

Assedia Bibbiena con 100 uomini d'arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti, di cui 500 fornitigli da Paolo Vitelli.

1500

 

 

 

 

 

................. Siena   50 lance Toscana
Viene condotto dai senesi alla condizione che i suoi uomini d'arme restino alla guardia di Montepulciano.

Giu.

Perugia

Todi

 

Umbria

Contrasta con 250 cavalli i todini che hanno depredato il territorio di Pantalla. Si incontra con Vitellozzo Vitelli e rientra in Perugia per le nozze di Astorre Baglioni.

Lug.

Perugia

Baglioni

 

Umbria

Si trova nella casa di Guido Baglioni, allorché nella sua camera entrano prima Grifone Baglioni e poi Carlo Baglioni per ucciderlo mentre sta dormendo. Un suo uomo d'armi, il Maraglia, affronta i congiurati e gli dà il tempo di fuggire su un abbaino; si trascina carponi da un tetto all'altro e raggiunge l'abitazione di alcuni studenti a San Biagio. Viene fatto vestire da scolaro ed è accompagnato fino a porta Borgna da due uomini; da qui si porta a piedi fino al ponte della Pietra presso il fratello Troilo; prende un cavallo ed è a Marsciano. Viene a San Martino in Campo; raduna  in breve 800 cavalli e moltissimi fanti nei castelli di Cannara, Bastia Umbra, Castelbuono e Lucigno. Si congiunge con Gentile Baglioni; si fa aprire prima la porta di San Pietro e, successivamente, una seconda, entra in Perugia e chiama a raccolta i suoi fautori. Decapita un uomo che ha rubato il cavallo dell'ucciso Astorre Baglioni, cerca di uccidere Giovan Francesco della Cornia; a Sant'Ercolano, vicino all'ospedale della Misericordia, si imbatte in Grifone Baglioni, che viene probabilmente ammazzato da Gentile Baglioni. I congiurati Carlo Baglioni e Girolamo dalla Penna fuggono verso la porta di Sant'Angelo. Molti nemici sono uccisi e Giampaolo Baglioni fa bruciare le case del borgo di Sant' Angelo. Si reca a Prepo, dove si è fermato Carlo Baglioni; non lo trova, rientra a Perugia e si  impossessa di un palazzo di Grifone Baglioni. Nei giorni seguenti fa abbattere le mura di Montemelino, Civitella Benazzone, Ponte Pattoli e di altri castelli e devasta il contado. Viene, poi, a Deruta e sotto Acquasparta, dove si è rifugiato Altobello da Canale.

Ago.

Chiesa

Chiaravalle 

 

Umbria

Segue Cesare Borgia con più di 5000 perugini in un'azione di polizia contro il da Canale che, con pochi masnadieri, sta insanguinando la regione.

Sett.

Chiesa  Siena

Viterbo

Capitano g.le e 100 lance

Umbria e Lazio

Con Vitellozzo Vitellli e Paolo Orsini (300 uomini d'arme, 1000 fanti e 10000 cernite), espugna e mette a sacco il castello di Acquasparta  a seguito di un intenso fuoco di artiglieria durato quattro giorni: nel combattimento rimangono uccisi il da Canale, che difende la località con i ghibellini di Todi, ed 80 uomini. Il Canale è steso su un tavolo da macellaio ed è fatto a pezzi; il suo cadavere viene mangiato dai suoi nemici. Nella circostanza, il  Baglioni cerca di salvare la vita ai vinti, accontentandosi solo di prelevarne i beni. Si porta ad Amelia e con gli altri capitani corre su Viterbo per scacciarne i figli di Giovanni Gatti e della sorella Ippolita. Rimette nella città i maganzesi, contrari ai colonnesi, e saccheggia molte case di entrambe le fazioni (il bottino è superiore ai 30000 ducati). nei vari scontri rimangono uccise 500 persone. I suoi uomini si scontrano più volte con gli alleati per la divisione del bottino e per la loro avidità causano l'abbandono di molti partigiani degli Orsini. Il Baglioni lascia Viterbo e si reca a Roma, dove il papa Alessandro VI gli consegna del denaro per mettere in ordine la sua compagnia. I senesi gli danno il comando  delle loro truppe. Da ultimo, si trova a Montefalco con il Vitelli e l' Orsini; a Foligno.

Ott.

 

 

 

Umbria e Marche

Affianca a Gualdo Cattaneo ed a Nocera Umbra il Borgia; ritorna a Roma per incontrarsi con il pontefice ( e chiedergli altro denaro) con il Vitelli, Paolo e Giulio Orsini. Si trasferisce a Fano, nel territorio del duca di Urbino con 500 fanti: durante la marcia, le truppe spagnole al servizio dei pontifici mettono a sacco Deruta, suo possedimento. Tali soldati distruggono e sporcano ogni cosa da mangiare e da bere con i loro escrementi. Il Borgia non interviene.

Nov.

Chiesa

Faenza

 

Romagna

Segue il duca Valentino a Rimini ed a Cesena; con Giulio e Paolo Orsini, Dionigi Naldi e Vitellozzo Vitelli tocca Forlì e passa all'assedio di Faenza: dopo dieci giorni, è costretto a cessare le operazioni per la resistenza riscontrata e per le negative condizioni atmosferiche. Il freddo e la neve, infatti, bloccano tutte le strade, provocando carestia di cibo e di foraggio. Scarseggia anche il vino, indispensabile per sollevare il morale dei soldati. Cresce la tensione fra i pontifici: i suoi uomini uccidono numerosi spagnoli per vendicarsi delle offese ricevute in Umbria. Il Baglioni si reca ancora a Forlì dove prenzia alla mostra dei suoi uomini.

Dic.

Perugia

Baglioni

 

Romagna Marche e Umbria

A Mondaino ed a Montefiore Conca con Carlo Orsini; chiede il permesso di rientrare in Perugia, mentre i suoi uomini uccidono di continuo i soldati spagnoli che trovano isolati e lontano dal campo. Si incontra a Senigallia con Giovanni della Rovere ed a Urbino con il Montefeltro: quest'ultimo gli promette di non dare più asilo ai fuoriusciti perugini. Nel ritornare in Umbria, il Baglioni cattura Giulio Cesare da Perugia e lo rilascia dopo avere pranzato con lui; presso Spello fa prigioniero Metello Crispolti, che sta per unirsi a Bettona con Carlo Baglioni e Girolamo dalla Penna. Attacca gli avversari; i due rivali riescono a fuggire.

1501

 

 

 

 

 

Feb.

Perugia

Foligno

 

Umbria

E' assalito sull'Appennino da Carlo Baglioni e dal dalla Penna; si accampa a Gualdo Tadino con le truppe che, in segno del suo lutto, sono tutte vestite di nero. Raggiunto da 80 cavalli leggeri condotti da Bandino da Castel della Pieve e da 100 uomini d'arme di Ercole Bentivoglio, assale Foligno.

Mar.

 

 

 

Umbria

Interviene il papa e viene conclusa la pace fra i contendenti.

Apr.

Perugia

Fuoriusciti

 

Umbria

A causa della neve, differisce l'attacco a Nocera Umbra, dove si sono rifugiati Carlo Baglioni ed il dalla Penna; si sposta verso Gualdo Cattaneo con 800 cavalli e più di 1000 fanti per tagliare le linee di rifornimento ai nemici. Si incontra in Perugia con Morgante Baglioni; ritorna a Gualdo Cattaneo e pone il campo a Fossato di Vico, alla cui difesa si trovano Ottaviano della Cornia e Cherubino degli Ermanni. Alla notizia che Carlo Baglioni si sta muovendo in soccorso di Fossato di Vico, fa porre in agguato Bandino da Castel della Pieve: 35 prigionieri sono impiccati davanti alla porta della località. Dopo due giorni i fuoriusciti, spaventati, abbandonano di nascosto la località; il Baglioni vi entra e vi lascia alla guardia Giovanni Orso da Montesperelli. Ritorna a Gualdo Cattaneo ed è informato da Morgante Baglioni che gli Oddi, con l'aiuto dei fiorentini, stanno raccogliendo milizie nel territorio di Cortona, per puntare in un secondo momento verso Passignano sul Trasimeno.

Mag.

 

 

 

Umbria e Lazio

Lascia Nocera Umbra, cavalca nottetempo a Perugia e con Morgante, senza aspettare i soccorsi dei Montefeltro e dei senesi, raggiunge Montecolognola e mette in ordine i suoi uomini. Attacca Borghetto, obbliga Giulio Cesare da Perugia, Berardo della Cornia e Ludovico da Marciano a darsi alla fuga. Fra gli avversari sono uccisi 250 uomini con Carlo Oddi; viene fatto prigioniero Pandolfo Oddi, che sarà strangolato la notte successiva. Attraversa il Paglia con 80 cavalli, tocca Sassoferrato e si impadronisce di San Michele in Teverina.

Lug. Chiesa Napoli   Lazio A Roma con il Borgia ed il Vitelli per combattere gli aragonesi di Napoli a favore dei francesi. Lascia la città alla testa di 400 fanti con l'uniforme gialla e cremisi del duca valentino e 100 lance francesi. L'esercito ha Cassino come punto di raccolta.

Ago.

Spoleto

Terni

Capitano g.le

Umbria

Perviene a San Gemini ed a Santa Maria di Lauro; pone il campo nei pressi della chiesa di San Paolo, vicino al Nera, ed assedia Terni devastandone il contado. In pochi giorni gli avversari sono costretti ad un accordo e restituiscono Cesi agli spoletini. Muove verso L'Aquila a seguito della caduta di Capua nelle mani dei francesi.

Sett.

Chiesa

Piombino

 

Toscana

Assedia Piombino con il Vitelli; il signore della città   Jacopo d'Appiano è costretto a fuggire in Francia.

1502

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Toscana

Si trova a Massa al seguito del papa con il Vitelli.

Apr.

Fuoriusciti

Orvieto

 

Umbria

Con gli Orsini, rimette in Orvieto alcuni guelfi che ne sono stati espulsi in precedenza.

Giu.

Medici

Firenze Francia

80 lance

Umbria e Toscana

Affianca il Vitelli per reintrodurre in Firenze Piero dei Medici. Raccoglie nel perugino ed in val di Chiana 60 uomini d'arme e 2000 fanti; a metà mese è fra Quarata ed a Ponte a Giovi di fronte alle Forche (Ponte a Buriano). Affronta il commissario Antonio Giacomini e si ferma a Petrognano, davanti al campo avversario posto a Castelluccio al Borro (Castelluccio). Entra in Arezzo con Fabio Orsini  alla testa  della sua compagnia e di 500 fanti. Sposta le artiglierie da San Clemente e le colloca su tre bastioni di gabbioni alzati di fronte alla fortezza dalla parte di porta Calcitrone. Ne inizia il bombardamento e nella stessa giornata è preso d'assalto il baluardo. Subito dopo, sempre con il Vitelli, si rivolge contro il castello di Quarata e ne mette in fuga i 200 fanti del presidio; i due condottieri occupano il passo di Ponte a Buriano, costringendo in tal modo il Giacomini a ritirarsi a Montevarchi.

Lug.

 

 

 

Toscana

Ai primi del mese con il Vitelli sorprende Anghiari e per la via di Santa Fiora cala su Borgo San Sepolcro (Sansepolcro), che viene messa a sacco. All'annuncio che truppe francesi stanno venendo in soccorso dei fiorentini, propone  di rafforzare le posizioni conseguite; fa sollevare Cortona mentre il Vitelli occupa Castiglion Fiorentino. A Castiglion Fibocchi respinge un attacco nemico;con la sua cavalleria coglie in imboscata gli avversari tesi alla conquista del castello di Rondine. I fiorentini si allontanano in disordine verso Rondine e Laterina, ma il Baglioni non sa cogliere l'occasione. Con il Vitelli, prosegue la sua avanzata verso San Giovanni Valdarno e Montevarchi: gli si fanno contro il Giacomini ed il Lancre, che sono messi in fuga in una scaramuccia in cui si distinguono, con una nuova tattica, gli archibugieri ed i balestrieri a cavallo. Si accampa con Fabio Orsini a Ponte a Buriano, finché energiche pressioni del re di Francia sul Borgia, e del duca Valentino nei suoi confronti, lo convincono a lasciar perdere l'impresa. Rientra ad Arezzo e fa dare  alle fiamme Quarata; si incontra, quindi, con il comandante francese Imbault Rivoire nel Palazzo dei Signori e si ritira su Cortona e Perugia: negli stessi giorni, probabilmente, dà l'ordine di avvelenare il cugino Morgante che milita con i nemici.

Ago.

 

 

 

Umbria

Si ritira a Perugia. Incomincia a complottare con altri condottieri ai danni del Borgia.

Sett.

 

 

 

Umbria

Intercetta una lettera pontificia, che esorta il Borgia a catturare coloro che intendono ribellarsi allo stato della Chiesa.

Ott.   nov.

 

 

 

Umbria Marche e Romagna

Si vede a Magione, sul lago Trasimeno, con gli Orsini, il Vitelli, Oliverotto da Fermo, Ermes Bentivoglio (per i Bentivoglio), Ottaviano Fregoso (per i Montefeltro), Guido Pecci e Antonio da Venafro (per Pandolfo Petrucci), tutti nemici del duca Valentino. Lascia Perugia e raggiunge Cagli, dove è accolto come un liberatore. Non viene accettata una bozza di accordo raggiunta da Paolo Orsini con il Borgia; riconquista, viceversa, Camerino per conto dei da Varano e vi perpetra bestiali eccidi. Raggiunge a Fossombrone il Vitelli e Francesco Orsini; conquista Gubbio con Guidobaldo da Montefeltro: sono catturati alcuni fuoriusciti come Girolamo della Staffa, che il Baglioni fa decapitare e squartare a Perugia. Batte gli avversari a Calmazzo e discende verso Fano, in cui cerca vanamente di penetrare. Nel proseguimento della sua azione, si impadronisce di molti castelli, fra cui Mombaroccio; assedia in Pesaro Michelotto Coreglia, occupa Monteluro e si attenda all' Imperiale. Si ferma a Fano in attesa dell' esito delle trattative, che stanno per concludersi tra i pontifici e Paolo Orsini; nell'attesa i suoi uomini devastano  il riminese razziando bestiame e dando alle fiamme alcune fattorie. L'Orsini giunge al quartiere generale dei condottieri ribelli accompagnato dallo spagnolo Gorvalan. I capitani discutono i termini dell'accordo in una chiesa solitaria in mezzo ad un prato presso le mura di Cartoceto, sulle colline ad ovest di Fano. Gli Orsini si dichiarano soddisfatti, il baglioni respinge con vigore l'idea di un compromesso, il Vitelli cede stancamente alla pressione della maggioranza; Oliverotto da fermo ne segue l'esempio.

Dic.

 

 

 

Umbria

Spaventato  dai colloqui tenuti nel contempo da emissari pontifici con i fuoriusciti perugini, firma a Magione l'accordo di rappacificazione. Il Borgia lo chiama  in Romagna; non vi si reca, sicché è in grado di sfuggire alla cattura ed all'uccisione, come avverrà, al contrario,a Senigallia per il Vitelli ed Oliverotto da Fermo.

1503

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

Perugia

 

Marche Umbria e Toscana

Ripara a Montalboddo (Ostra) con Fabio Orsini (500 cavalli, 4/5000 fanti e molti balestrieri a cavallo). Gli viene contro il Coreglia con 2000 cavalli; ripara a  Perugia, ma ne viene scacciato con il fratello Troilo, vescovo della città, da Carlo Baglioni e dagli  Oddi. E' a Fratta Todina con 800 cavalli, insieme con lui sono pure Giulio Vitelli e Giovanni Rossetto; obbligato a lasciare la località, si trasferisce a Montepulciano.

Feb.

 

 

 

Toscana

Si reca a Siena ospite di Pandolfo Petrucci. Costretto ad allontanarsi una volta di più, sfugge ad un'imboscata dei cavalli leggeri del duca Valentino e viene a Lucca con 300 cavalli. Da qui finge di dirigersi verso Ravenna per unirsi con l'Alviano; punta, al contrario,  con il Petrucci su Pisa.

Mar.

 

 

 

Toscana

E' a San Gemignano. Nello stesso mese entra in Siena con il Petrucci e l'ambasciatore francese.

Mag.

Firenze

Pisa

40 lance

Toscana

Combatte i pisani.

Ago.

Orsini

Chiesa

 

Toscana e Umbria

Alla morte del papa Alessandro VI, fa ricostruire il ponte di Chiugi sul Chiana, tocca Castiglione del Lago e la torre del Beccatello con 300 fanti e 100 cavalli. Tenta Panicale, si porta a Magione in attesa dei soccorsi promessigli da fiorentini e senesi. Viene affrontato da Carlo Baglioni a San Manno; Giampaolo fa credere di volersi ritirare verso Siena ed Orvieto e punta, viceversa, su Marsciano: è qui raggiunto da Francesco dei Barzi, Ludovico Oddi, da soldati di Foligno e da Piero del Monte a Santa Maria. Passa a Torgiano, mentre Carlo Baglioni rientra in fretta in Perugia; tenta, invano, di avere Spello. Si uniscono con lui anche l'Alviano e Ludovico degli Atti;  razzia del bestiame a Castel delle Forme. Quando sa che Muzio  Colonna sta per arrivare in soccorso degli avversari, gli sbarra il passo a Bastia Umbra ed a Collestrada; Carlo Baglioni esce allora da Perugia e si pone a Ponte San Giovanni pronto ad assalirlo alle spalle. Il Colonna non compare all' appuntamento e Carlo Baglioni non è in grado di mettere in atto i suoi piani offensivi.

Sett.

 

 

 

Umbria e Lazio

Si scontra a Ponte San Giovanni con i nemici e ferisce al volto in combattimento Bernardino Antignola; ritorna a Torgiano ed a Montefelcino batte il Colonna. In pochi giorni ha Ponte Pattoli, Colummella, Civitella Benazzone e molti altri castelli, che gli si arrendono tutti senza combattere. Tocca Ponte Valleceppi e Ponte San Giovanni ed attacca Perugia alla porta di San Girolamo; abbattuta questa come la porta del Pino, irrompe nella città per porta San Pietro. Assale frontalmente con le scale le Due Porte della seconda cerchia e supera ogni resistenza; prende possesso anche della porta di Sant'Ercolano e della torre dei Pirinelli prospiciente la porta Marzia. Dopo quattro ore di scontri, in cui i morti non toccano le venti unità, perviene al duomo, dove è accolto dai suoi partigiani; scende da cavallo, rende visita al vicelegato, il vescovo di Forlì, e si sposta nel borgo di Sant'Angelo per impedirne il saccheggio. Sempre con l'Alviano, espugna a metà mese la rocca di Todi e scaccia dalla città i Chiaravalle; è ad Amelia, espelle i Gatti da Viterbo, mette a ferro e fuoco Montefiascone e toglie al conte Bernardino da Marciano i castelli di Poggio Aquilone, Migliano, Parrano e Civitella de' Conti per l'aiuto dato a Carlo Baglioni.

Ott.

Firenze Orsini

Spagna Borgia

150 lance

Lazio

Unitosi con Fabio Orsini, Ludovico degli Atti e l'Alviano, fa irruzione in Roma e viene accolto dall'ambasciatore veneziano con significative esibizioni di amicizia. Con la sua azione costringe Cesare Borgia a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo. Il nuovo papa Pio III protegge il duca Valentino ed egli passa agli stipendi dei fiorentini (vale a dire a quello dei loro alleati francesi); l'Alviano e gli Orsini scelgono, al contrario, il campo opposto, quello spagnolo. In realtà il condottiero perugino si fa consegnare i 14000 ducati della ferma, ma non raggiunge il regno di Napoli, come da accordi presi con lo stesso Alviano e gli spagnoli. Se ne resta inattivo a Roma con la scusa di proteggere il cardinale di Rouen;  quando il Borgia tenta di allontanarsi  dalla città, con l'Alviano, Renzo di Cari e Fabio Orsini, assale il Borgo Leonino ed appicca il fuoco a porta Torrione per irrompere in Vaticano; alcuni cardinali salvano ancora il Borgia e lo fanno entrare in Castel Sant'Angelo. Alla fine, alla morte anche di Pio III, il nuovo pontefice Giulio II lo forza a lasciare Roma con gli Orsini e l'Alviano. Il Baglioni, con i Vitelli ed i senesi, insegue nel fiorentino 400 cavalli, 60 cavalli leggeri e 200 fanti del Borgia, comandati dal Coreglia, da Carlo Baglioni e da Taddeo della Volpe: agguanta gli avversari tra Castelfiorentino e Cortona, li sconfigge e cattura i tre capitani.

Nov.

 

 

 

Umbria e Toscana

Fa uccidere in Perugia Carlo Crispolti; persuade Giulio Vitelli a desistere dall'assedio di Montone. Si sposta in Toscana per ricevere la paga dai fiorentini.

Dic.

Firenze

 

135 lance

Umbria

Si trova ad Orvieto, ospite di Girolamo Simoncelli. Rinnova la condotta con i fiorentini  e si reca a Roma. I francesi si lamentano con la repubblica, perché accampa sempre nuove scuse per portarsi in Campania a combattervi gli spagnoli come, peraltro, gli è stato richiesto a Roma dai cardinali.

1504

 

 

 

 

 

Mar.

Firenze

Pisa

 

Toscana

Dà il guasto ai raccolti; è a San Rossore, in val di Serchio, in val d'Osoli; è sotto Ripafratta. I suoi balestrieri a cavallo sono assaliti dai pisani usciti dalle mura. Nonostante gli ordini del commissario Antonio Giacomini, interviene in soccorso dei suoi uomini; sta per essere catturato, finché è salvato dall'azione di Giovanni da Mantova. Ottiene, infine, la località che si arrende a discrezione.

Giu.       Toscana
Al campo di Cascina ha modo di rappacificarsi con Marcantonio Colonna. Con Bandino da Castel della Pieve e Chiriaco dal Borgo mette a sacco il lucchese; entra in Viareggio e dà alle fiamme 3 imbarcazioni cariche di vino e di farina destinati a Pisa. Sono incendiati anche i magazzini della medesima località. I tre condottieri scorrono sino al passo di Romito ed a Camaiore dove si impadroniscono sul litorale di 100 capi di bestiame pisano. 300 fanti lucchesi oppongono loro resistenza; 30 sono gli uccisi fra gli avversari. 14000 fiorini è il danno stimato dalle loro depredazioni. Il bestiame ed i beni di cui si sono appropriati i soldati, su ordine dei Dieci di Balia al Giacomini, sono fatti restituire ai lucchesi.

Dic.

 

 

 

Romagna

Si trova a Castrocaro Terme con Ludovico della Mirandola alla testa di 400 cavalli.

1505

 

 

 

 

 

Gen.

Perugia

Monaldeschi

 

Umbria

Aggredisce in Parrano Ludovico e Berardo Monaldeschi della Cervara che abbandonano la località; mette a sacco tale località. Viene ospitato in Orvieto da Lorenzo Magalotti; si trasferisce in val Tiberina.

Feb.

 

 

 

Lazio

Si reca a Roma e, tramite Guidobaldo da Montefeltro, si incontra con il pontefice.

Apr. mag.

Siena

 

110 lance

Umbria

Ai primi del mese riceve a Perugia Niccolò Machiavelli, a lui inviato dalla repubblica: afferma che non vuole assentarsi dai suoi stati per timore dei suoi avversari politici. Rifiuta il rinnovo della condotta con i fiorentini perché Marcantonio e Muzio Colonna, senza contare Luca e Jacopo Savelli, hanno avuto un numero di lance superiore alla sua compagnia. Nella realtà sembra propenso ad appoggiare l'Alviano ai danni degli stessi fiorentini, anche se nega tale asserzione. I suoi cavalli di stanza a Cascina, chiedono ed ottengono di lasciare il campo.Il Baglioni viene assoldato dai senesi con 110 uomini d'arme ed alcune compagnie di fanti.

Giu.

 

 

 

Umbria

Si porta a Piegaro; si accorda con gli Orsini, il Petrucci e l'Alviano per muoversi in soccorso di Pisa ed immettere in Firenze i Medici. Il Baglioni è nuovamente contattato dal Machiavelli ed è da lui convinto a restarsene inattivo. Il figlio Malatesta  è, invece, assunto dai fiorentini con una condotta di 25 uomini d'arme.

Ago.

 

 

 

Toscana e Umbria

A grosseto con la sua compagnia e con gli uomini di Pandolfo Petrucci. L'Alviano è disfatto alla torre di San Vincenzo presso Campiglia Marittima. Il Baglioni lo accoglie a Monterotondo Marittimo; subito dopo accompagna quest'ultimo a  Perugia.

Sett.

Perugia

Fuoriusciti

 

Umbria

Contrasta nel perugino Carlo Baglioni ed il Coreglia, che scorrono il territorio con 1500 fanti, di cui 600 spagnoli ed il resto fuoriusciti di Perugia.

1506

 

 

 

 

 

Sett.

Chiesa

Bologna

100 lance

Umbria e Romagna

Si reca ad Orvieto con 60 cavalli, con salvacondotto di Francesco Maria della Rovere), e si sottomette al papa Giulio II. Gli va incontro accompagnato dai suoi cortigiani; gli si getta ai piedi e rimette nelle sue mani le fortezze di Perugia e del suo stato nonché la guardia della città affidata a 500 fanti pontifici; gli consegna in ostaggio i figli Malatesta ed Orazio che sono affidati al duca d'Urbino. Giulio II, fiducioso nei suoi confronti, entra in Perugia disarmato con una piccola scorta e vi si ferma alcuni giorni per ricevere l'inviato del re di Francia il cardinale di Narbona. . Il Baglioni, da parte sua, ospita nel suo palazzo il cardinale di San Pietro in Vincoli Galeotto della Rovere. Da ultimo, il condottiero accompagna il pontefice a Castel della Pieve con il Montefeltro. Passa agli stipendi dei pontifici per combattere i Bentivoglio di Bologna. Viene obbligato, infine, a fare rientrare in Perugia i fuoriusciti ed i banditi dalla città con l'eccezione di Carlo Baglioni e di Girolamo dalla Penna. Fatta la rassgna dei suoi uomini, si avvia a Gubbio e, da qui, si dirige verso Forlì.

Ott.

 

 

 

Romagna

A Forlì ed a Cesena con 150 uomini d'arme. Si unisce con Francesco Gonzaga per combattere i Bentivoglio. Prende parte alla conquista di Bologna; presenzia in San Petronio ad un messa solenne con il Gonzaga e Giovanni da Sassatello; è ancora alla mostra della sua compagnia (70 uomini d'arme e 60 cavalli leggeri,  equivalenti ad una  condotta di 100 uomini d'arme).

1507

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Romagna

Affianca il pontefice ad Imola e a Forlì.

Sett.

 

 

 

Umbria

Organizza in Perugia una giostra, che viene vinta da Sforza Baglioni.

Ott.

 

 

 

Romagna

 

Nov.

 

 

 

Romagna

Nel cesenate. I suoi uomini danneggiano il territorio.

1508

 

 

 

Romagna

A Forlì.

Gen.

Chiesa

Bentivoglio

 

Emilia

E' preposto alla guardia di Bologna con 400 fanti per sedare alcuni tumulti suscitati da Gaspare  Scappi, partigiano dei Bentivoglio.

Giu.

 

 

 

Toscana

Viene segnalato a Siena.

Sett.

 

 

 

Emilia

Con Ludovico Pio ed il Sassatello, spiana nel bolognese Bagnolo, perché gli abitanti hanno dato ricetto ai partigiani dei Bentivoglio.

Nov.

 

 

 

Emilia

Assiste in Bologna alla rassegna dei suoi uomini; subito dopo rientra a Perugia.

1509

 

 

 

 

 

Apr.

Chiesa

Venezia

100 lance

Romagna

Organizza un trattato in Rimini con un caporale di Matteo da Zara, al fine di trovare aperta la  porta di Nazareth; costui deve anche dare fuoco alle stalle di Giovanni Greco. La congiura è scoperta ed il militare sarà giustiziato in piazza dai veneziani.

Mag.

 

 

 

Romagna

E' a Santarcangelo di Romagna. Con Ludovico della Mirandola, coglie in agguato in val di Lamone, 800 fanti, 125 uomini d'arme e 200 cavalli leggeri comandati da Giampaolo Manfrone; si incunea in Brisighella con i suoi uomini mescolati ai nemici in fuga e ne ottiene la rocca a seguito dello scoppio della santabarbara. Gravi danni al cesenate sono procurati al territorio dei suoi uomini.

Giu.

 

 

 

Romagna e Umbria

Lascia Forlimpopoli e si muove con 10000 uomini contro Russi, alla cui difesa si trovano 400 fanti. La località cede a seguito della sconfitta subita nei pressi da Giovanni Greco, uscito da Ravenna per soccorrere i difensori. A Spoleto con il papa.

Lug.

 

 

 

Lazio ed Umbria

Si reca a San Michele in Teverina ed a Orvieto dove si congiunge con il della Rovere. Ospita a Perugia quest'ultimo con la moglie. Di seguito entrambi si recano a Todi per rendere omaggio al legato pontificio, il vescovo di Urbino Gabriele Gabrielli.

Ago.

 

 

 

Veneto

Partecipa all'assedio di Padova.

1510

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria

Accoglie in Perugia il papa, il della Rovere e la vedova del Montefeltro Elisabetta Gonzaga. A fine mese si trova ad Orvieto.

Feb. apr.

 

 

 

Umbria

Tratta con i veneziani che gli offrono l'incarico di governatore generale ed una condotta di 200 uomini d'arme. Non ottiene il permesso al trasferimento dal papa.

Mag.

 

 

 

Umbria Marche Emilia

Lascia Perugia perché inviato dal pontefice Bologna dove devono raccogliersi tutte le truppe pontificie. Prende la strada di Urbino e raggiunge Bologna.

Lug.

Chiesa

Ferrara Francia

 

Romagna

In Romagna, agli ordini del della Rovere e del legato pontificio, il cardinale Francesco Alidosi. Con 400 cavalli e fanti prende possesso di Cento e di Pieve di Cento.

Ago.

 

 

 

Romagna

Durante la'ssedio della rocca Lugo viene ferito ad un braccio da un colpo di schioppetto. Si porta a Ravenna per curarsi; ristabilitosi, attacca i francesi che preferiscono ritirarsi.

Sett.

 

 

 

Emilia

Da Castel Bolognese si trasferisce nel modenese a San Giovanni Finale per precludere ai francesi la strada di Bologna. Negli stessi giorni è accusato di avere fatto avvelenare il genero Pier Giacomo Monaldeschi che milita nella sua compagnia. Il Baglioni fa pressioni sui genitori di quest'ultimo Francesco ed Imperia Monaldeschi, affinché il figlio Malatesta sposi la loro figlia Costanza, erede del patrimonio fraterno. Ha facile gioco nel persuadere i Monaldeschi che sono gli orvietani i mandanti dell'assassinio del genero.

Ott.

 

 

 

Emilia

Assiste i modenesi con il della Rovere, Fabrizio Colonna. Giovanni Vitelli e Marcantonio Colonna. Le discordie fra i vari capitani e quelle fra il della Rovere ed il cardinale Alidosi impediscono ai pontifici un'azione coordinata ed efficace. Con Melchiorre Ramazzotto e Guido Vaina si oppone ai nemici al passo di Sant'Ambrogio.

Nov.

 

 

 

Emilia

A Modena ed a Bologna per consigli di guerra tra pontifici e veneziani.

1511

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Emilia

E' alla rassegna della sua compagnia che avviene alla presenza  di Giulio II; si sposta a Concordia, sul Secchia, per sbarrare il passo agli avversari.

Feb.

 

 

 

Emilia

Assedia la bastia del Zaniolo nel ferrarese con 77 lance e 61 cavalli leggeri.

Giu.

Chiesa

Firenze

 

Toscana  Romagna Emilia

Con Giovanni Vitelli, appoggia il signore di Siena Pandolfo Petrucci, che è minacciato dai fiorentini. Ritorna ad Imola e raduna truppe per la riconquista di Bologna. Si sposta nel bolognese ove si collega con Andrea da Capua e Fabrizio Colonna. Gli vengono contro dal reggiano Galeazzo Pallavicini, Giovan Francesco Gambara e Corrado Tarlatini.

Lug.

Venezia

Francia

Governatore g.le

Romagna

Ottiene il permesso da Giulio II di passare agli stipendi dei veneziani, che lo scelgono come loro governatore generale al posto di Marcantonio Colonna. Gli è data una condotta di 200 uomini d'arme, 50 cavalli leggeri e 100 fanti in tempo di guerra.  La ferma è di tre anni e gli è assegnata una provvigione annua di 3000 ducati; gli sono consegnati 2000 ducati affinché raccolga 1000 fanti in val di Lamone.

Ago.

 

 

 

Umbria

E' a Perugia; si dirige a Cattolica una flottiglia di 7 navi guidata da Daniele Dandolo per imbarcare i suoi uomini e gli sono inviati altri 3000 ducati. Lascia la città con 800 cavalli e 500 fanti.

Sett.

 

 

 

Romagna

Si ferma a Rimini, in attesa che gli sia erogato il resto della prestanza di sei mesi.

Ott.

 

 

160 lance

Romagna e Veneto

Ottiene un anticipo di altri 2500 ducati, con la promessa del saldo al suo arrivo. Sbarca a Chioggia ed a metà mese Andrea Trevisan ed Antonio Giustinian gli consegnano stendardo e bastone di governatore generale. E' accolto in Padova da Bernardino di Montone; il Baglioni si fa consegnare nuovamente le insegne del suo comando secondo le indicazioni degli astrologi. La cerimonia è officiata nel duomo cittadino; la mostra delle sue compagnie avviene nel Prato della Valle.

Nov.

 

 

 

Veneto

Si incontra, sempre in Padova, con il capitano borgognone della Rosa, catturato dagli stradiotti; chiede altro denaro per la paga dei suoi uomini e lascia la città con il provveditore generale Andrea Gritti per la porta di Codalunga. Si dirige a Vicenza.

Dic.

Venezia

Impero

 

Veneto

Si sposta verso il Cadore per opporsi all'avanzata nemica. E' a Bassano del Grappa ed a Feltre, si ricongiunge a Serravalle (Vittorio Veneto) con le truppe condotte dal Manfrone. Non osa attaccare battaglia  per la scarsa conoscenza del terreno; non si sposta neppure in Friuli per assediare Gradisca d'Isonzo, come chiestogli dal provveditore Giovanni Paolo Gradenigo. Riconquista Belluno; presto è obbligato a ritirarsi a Vicenza, dove i suoi soldati si comportano in modo ostile nei confronti della cittadinanza.

1512

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

178 lance 50 cavalli leggeri e 113 fanti

Veneto

Viene via da Vicenza per tentare di recuperare Verona: si ferisce ad una gamba durante la marcia, perché il suo cavallo si spaventa per un improvviso colpo di schioppetto da parte di un suo soldato. Rientra in Vicenza per farsi curare e viene colpito da un attacco febbrile. Si fa trasportare a Cologna Veneta e congiunge le sue forze con quelle di Bernardino di Montone.

Feb.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Passa a Bonavigo per sostenere l'azione del Gritti, che con un colpo di mano ha occupato Brescia. Si dirige verso Valeggio sul Mincio con 500 lance; ne assedia il castello, lascia una guarnigione sul ponte e si sposta a Villafranca di Verona. Punta, alfine, in soccorso di Brescia con truppe, artiglierie (10 pezzi), rifornimenti; pone a sacco Nogarole Rocca. Viene fronteggiato  da 500 lance e 700 arcieri a cavallo francesi, che sono seguiti dal resto dell'esercito francese. Il Montone scioglie il ponte di barche di Albaredo d'Adige; il Baglioni guada il fiume, affronta gli avversari, non pensando di scontrarsi con l'intero esercito di Gastone di Foix, ma con una sua avanguardia. La fanteria del Molard lo riduce a mal partito; gli è ferito il cavallo e gli sono uccisi due staffieri; si dà, alfine, alla fuga dopo avere subito numerose perdite (fra morti e prigionieri 200 fanti e 90 uomini d'arme). Ripara a  Soave, dove trova consolazione in una donna che ha portato con sé da Padova; passa  a Lonigo e cerca di ricucire le file delle schiere ai suoi ordini; si ferma a Poiana ed a Barbarano Vicentino.

Mar.

 

 

200 lance 50 cavalli leggeri e 80 fanti

Veneto e Lazio

E' a Vicenza ed a Malo; di fronte all'ingrossarsi dell'esercito francese, ritira tutti gli uomini d'arme da Schio, Montecchio Maggiore, Arzignano e concentra la difesa sulla direttrice Vicenza/Padova. Alla guardia della prima località sono destinati 500 fanti e 500 cavalli leggeri. Si porta a Sovizzo. Sempre nel mese, raggiunge Roma con Sforza Baglioni ed Ottaviano Signorelli per rendere omaggio al papa Leone X.

Apr.

 

 

 

Veneto

Invia sulle rive del Po cavalli leggeri e fanti con qualche pezzo di artiglieria, al fine di ostacolare le linee di vettovagliamento al campo francese. Passa a Vicenza e stipula un tregua con gli imperiali.

Mag.

 

 

 

Veneto

Presenzia alla mostra dei suoi uomini al Campo di Marte di Vicenza (200 uomini d'arme, 50 balestrieri a cavallo e 112 provvigionati). Con l'arrivo in Italia di 20000 svizzeri assoldati dalla Serenissima e dallo stato della Chiesa, parte da Vicenza con il provveditore generale Paolo Capello, si porta a Cologna Veneta e muove contro il la Palisse, che ha disposizione solo 1000 lance e 6/7000 fanti. Viene a Soave ed al campo di Albaredo d'Adige chiede denaro per le paghe di tutti gli effettivi. Si consulta con Renzo di Ceri ed il Capello e manda le artiglierie a Villafranca di Verona,  dove sono giunti gli svizzeri.

Giu.

 

 

 

Veneto e Lombardia

E' a Villafranca di Verona, entra in Valeggio sul Mincio e si trasferisce in Lombardia. Dopo il ritiro dei fanti tedeschi dalle file dei francesi per ordine dell'imperatore Massimiliano d'Austria, lascia il campo di San Martino del Lago e della Cavaliera con il Ceri e Giano Fregoso al fine di aggredire Pizzighettone. Si trova alla conquista di Pavia.

Lug.

 

 

 

Lombardia       Piemonte Emilia

Riceve l'ordine di spostarsi dal pavese e lo esegue con estrema lentezza come risposta al ritardo delle paghe. La fanteria veneziana svaligia nei pressi di Cremona, ad un ponte sul Po, 160 lance e 100 balestrieri a cavallo fiorentini: sorgono forti contrasti tra veneziani e svizzeri per la divisione del bottino ed essi sfociano in una rissa in cui sono uccisi 15 fanti elvetici. Il Baglioni si adopera con Antonio Pio a sedare gli animi e cede, praticamente, alle pretese degli alleati. Viene al campo di Castellazzo Bormida: si dimostra, viceversa, energico, allorché il cardinale di Sion Matteo Scheiner fa trattenere prigionieri i provveditori veneziani Paolo Capello e Cristoforo Moro a fronte di un credito di 14000 ducati. Fa mettere in stato di allerta le truppe e le artiglierie, fino al momento in cui i due rappresentanti della Serenissima non sono rilasciati. Il Baglioni Pone il campo a Novi Ligure; si sposta verso Casalmaggiore, tocca Castel San Giovanni ed entra in Piacenza. Con Francesco Rangoni e Giovanni Forti, punta al porto cittadino sul Po e ne scaccia 40 uomini d'arme ed alcuni balestrieri a cavallo di Alessandro Sforza, condottiero dell'alleato duca di Milano, i quali si sono opposti al suo passaggio.

Ago.

 

 

 

Lombardia

E' ad Ozzano nel cremonese, si spinge nel bresciano e si dirige su Pontevico per collegarsi con il provveditore Leonardo Emo. E' a Verolanuova  ed all'assedio di Brescia. Sorgono disordini nel campo veneziano per l'uccisione di Troilo Orsini da parte di un uomo d'arme della sua compagnia: si giustifica per tale fatto con la Serenissima ed addossa ogni colpa dell'accaduto al comportamento tenuto dal capitano ucciso. Aumentano anche i suoi contrasti con il Ceri e si lamenta aspramente con i veneziani perché a tale condottiero la Serenissima ha aumentato la condotta. Respinge a San Zeno Naviglio una sortita di cavalli nemici; a fine mese, colloca tre batterie di artiglieria contro Brescia, due sul monte prospicienti il castello, una verso la porta di Torrelunga. Situa il suo campo a San Giacomo sul Mella.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Stringe sempre più d'assedio Brescia e toglie l'acqua agli abitanti; si lamenta per lo scarso numero di fanti a sua disposizione, per il ritardo delle paghe, per l'infruttuoso tiro dell'artiglieria; fallisce un trattato per trovare aperta una porta della città. Si inasprisce anche il contrasto con il Ceri, specie dopo che costui si è impadronito di Crema e reclama, invano, la sua presenza sotto Brescia. Chiede la resa agli avversari; l'Aubigny minaccia di impiccare il suo trombetta, se questi si fosse rifatto vivo.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Crescono nel campo veneziano i disagi  a causa delle piogge e del fango. Bombarda Brescia per tre giorni, prima che si avvicinino alla città i rinforzi inviati dagli alleati spagnoli. I francesi si arrendono a patti, nonostante le sue proteste, nelle mani di questi ultimi. Il Baglioni si rivela una volta di più inadeguato a ricoprire il suo ruolo e non riesce a mantenere la disciplina fra le sue fila, come quando alcuni fanti di Annibale da Bologna saccheggiano delle case nella piazza. I ladri, condannati all'impiccagione, si nascondono fra i fanti romagnoli e la cosa finisce lì. Cresce nel contempo il suo risentimento nei confronti dei francesi, cui proibisce di presentarsi al campo per l'acquisto di vettovaglie ( ne vengono immediatamente uccisi tre). Si vede in Brescia con l'Aubigny ed a Ghedi, assieme con il provveditore Moro, con il viceré di Napoli Raimondo di Cardona e fa in modo che ai francesi sia vietato di uscire dalla città con i loro beni. Ordina una parata di tutto il suo esercito a San Polo (9000 fanti) e lo fa sfilare a titolo dimostrativo davanti a Torrelonga ed al castello, ancora nelle mani dei francesi. Si incontra nel borgo di San Giovanni con il Cardona e costui fa proteggere dagli spagnoli l'uscita da Brescia delle truppe nemiche.

Nov.

 

 

 

Lombardia e Veneto

Si trova a Desenzano del Garda per la mancanza di vettovaglie e di foraggio per i cavalli; manda a Venezia suoi emissari per essere lasciato libero. Si attenda a Ronchi.

Dic.

 

 

 

Veneto

Esprime l'intenzione di attaccare 800 cavalli spagnoli venuti a Valeggio sul Mincio ed a Villafranca di Verona. Senza attendere la risposta, si sposta ad Isola della Scala ed invia artiglierie e carriaggi nel contado di Cologna Veneta. Attraversa poi l'Adige con il Montone e manda le truppe agli accampamenti invernali; domanda il permesso di rientrare in Perugia. A Venezia è accusato in collegio per le malversazioni compiute dai suoi uomini nel veronese; critiche nei suoi confronti sono pure espresse dal provveditore Cristoforo Moro davanti al doge Leonardo Loredan. Prevale il parere del consiglio dei Savi, che decide di continuare il rapporto.

1513

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Chiede il comando generale di tutte le truppe, comprese quelle del Ceri, una provvigione di 6000 ducati anziché di 3000, una condotta analoga alla precedente, la ferma di un anno senza l'anno di rispetto. A San Bonifacio conosce la controprosta  veneziana: aumento della provvigione di 1000 ducati, aumento della condotta di 25 uomini d'arme in bianco (pagati cioè sulla carta), di 50 cavalli leggeri e di 25 provvigionati; la ferma di un anno.

Feb.

 

 

 

Veneto

I suoi soldati mettono a sacco Cazzano di Tramigna: il figlio Malatesta non riesce a controllare la situazione, anzi viene assalito anche il castello di Illasi appartenente a Girolamo Pompei. Si discolpa per le malefatte dei suoi uomini e le minimizza nella loro gravità. Alla morte di Giulio II, chiede ancora licenza per potersi recare a Perugia e mantenere nelle sue mani la signoria della città.

Mar.

 

 

 

Veneto Emilia ed Umbria

Ha risposta negativa; nonostante ciò, senza l'autorizzazione del provveditore generale Domenico Contarini, si allontana da Padova con soli 30 cavalli, passa per Ferrara e raggiunge Perugia, dove è accolto dalla popolazione in festa.

Apr.

Venezia

Spagna Impero Milano

Governatore g.le

Lazio Toscana e Veneto

A Venezia Cristoforo Moro si oppone al suo richiamo; è, invece, lodato dal provveditore generale Paolo Capello. Gli è concessa una condotta di 225 uomini d'arme per la ferma di un anno. Da parte sua, il Baglioni si  incontra a Bracciano con Gian Giordano Orsini, raggiunge Firenze e viene a Lendinara per affrontare gli spagnoli. Manifesta alcune richieste come il permesso di raccogliere 1000 fanti in Toscana, una condotta per il congiunto Baldassarre Signorelli, la licenza di potersi recare a Venezia.  Non viene accontentato;  si porta a San Bonifacio ed a Rovigo per la rassegna degli uomini d'arme e per quella dei fanti.

Mag.

 

 

 

Veneto

Chiede tre paghe e gli sono dati solo 2500 ducati; invia allora a Venezia Ugo Pepoli e minaccia di non muoversi. Perviene al campo l'Alviano, giunto dalla Francia dopo essere stato liberato dal carcere. Tale condottiero lo giudica "uomo di buon consiglio, ma senza ubbidienza". Il Baglioni si porta a San Martino Buon Albergo; attacca  Verona e colloca il suo campo davanti a porta Palio ed alla cittadella.

Giu.

 

 

 

Lombardia e Veneto

Segue l'Alviano verso Cremona e si trova sulle rive del Po a Cava Tigozzi per controllare le mosse degli spagnoli: E' inviato dal  Contarini con Teodoro da Trivulzio a Milano per portare aiuto ai difensori del Castello Sforzesco. La città si solleva a favore degli alleati francesi, per cui il Baglioni può rientrare al campo di San Bassano. L'Alviano lo invia sul Po per vietare al Cardona il passaggio del fiume su un ponte di barche; fallisce nella missione e si porta a Pizzighettone. Con la sconfitta dei francesi a Novara, si ritira prima a Pontevico e, successivamente, a Ronchi. Ha il compito di impadronirsi della rocca di Legnago (di fesa  da 150 fanti spagnoli e tedeschi) con 1200 fanti ed una banda di cavalli: abbatte con le artiglierie parte delle mura ed espugna la fortezza. E' lodato per scritto dal Senato. Gli avversari si avvicinano ed il Baglioni è obbligato ad abbandonare la località portandone via artiglierie e vettovaglie. Si porta a Santa Lucia per aggredire di nuovo Verona; protesta per il ritardo delle paghe ed a fine mese, sotto l'incalzare degli spagnoli, ripiega nel vicentino.

Lug.

 

 

 

Veneto

Si offre di radunare 500 fanti nel perugino; viene ad Este, dove i suoi uomini, sempre indisciplinati, entrano a contesa con quelli dell'Alviano. E' trasferito alla guardia di Treviso e nella città prende alloggio nel vescovado. Viene accusato dai veneziani di non mantenere l'ordine fra i suoi soldati, che si sono dati al saccheggio dei beni dei cittadini. Da Treviso passa a Noale; rientra in Treviso con Malatesta Malatesta da Sogliano e Taddeo della Volpe.

Ago.

 

 

 

Veneto

Gli vengono inviati 2000 ducati a saldo delle sue paghe. Si ammala e la Serenissima gli manda subito tre medici per visitarlo.

Sett.

 

 

 

Veneto

Ospita in Treviso l'Alviano, venuto nella città a supervisionarne le opere di difesa. Si unisce a Limena con l'Alviano, alla testa di 250 uomini d'arme, 500 cavalli leggeri e 2000 fanti, allorché il Cardona e Prospero Colonna ripiegano da Fusina a Cittadella.

Ott. nov.

 

 

 

Veneto Lombardia

Passa a Vicenza e respinge con le artiglierie un attacco spagnolo alla città. L'Alviano decide di venire a battaglia campale a Creazzo e gli affida il comando dell'ala destra (900 uomini d'arme). Ha il compito di compiere un'azione aggirante e di assalire i nemici sui fianchi: a causa del terreno paludoso non è in grado di giungere in tempo ed a sostenere il quadrato dei fanti veneziani, che viene travolto dagli avversari. Battuto, è catturato con Giulio Manfrone e Malatesta Malatesta da Sogliano dopo avere patito notevoli perdite. Viene condotto a Vicenza (caduta nelle mani degli avversari) ed è rilasciato sulla parola per l'interessamento di Troilo Savelli e di Prospero Colonna; gli è permesso di recarsi a Venezia e di cercare di ottenere, in cambio della sua libertà, quella del capitano spagnolo Alfonso di Carvajal. E' a Marghera ed a Venezia; viene in collegio con il Pepoli e nella città è ospitato da Andrea Gritti. Si incontra in San Marco con il doge; in sede di consiglio dei Dieci getta ogni colpa della disfatta sull'Alviano. I veneziani accettano la sua richiesta e chiedono anche la liberazione del Sogliano. Il Baglioni visita in carcere il Carvajal, va a Treviso e ritorna a Vicenza. Il cardinale imperiale, il Gurk, non accetta lo scambio proposto, che è stato trattato dagli spagnoli a sua insaputa. Egli si porta a Mantova e da qui si trasferisce a Montagnana per dirimere la vicenda con il Cardona; alla fine, si ritiene libero da ogni giuramento e raggiunge Padova. A novembre assiste nel duomo ad una solenne messa con gli altri condottieri veneziani; è a Venezia in collegio e da qui si dirige a Roma, dove è stato convocato dal papa Leone X: promette di recarsi a Napoli nel marzo successivo e di consegnarsi  prigioniero al re di Spagna. 

Dic.

 

 

 

Lazio

Una galea veneziana lo sbarca a Pesaro; raggiunge subito dopo Roma.

1514

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Umbria

A Perugia.

Apr.

 

 

 

Umbria

Il papa gli proibisce di lasciare Perugia e di recarsi nel Tirolo presso l'imperatore.

.................

Firenze

 

Governatore  g.le

 

 

1515

 

 

 

 

 

Lug.

Chiesa

 

150 lance

Lazio

E' a Roma. Si propone di raccogliere 6000 fanti; il pontefice gli concede una condotta  di 150 lance e gli dà il permesso di arruolare 3000 fanti.

Ago.

 

 

 

Emilia

Si trova a Perugia per la mostra di 3600 fanti del contado; viene a Bologna.

Sett.

 

 

 

Emilia

E' a  Nonantola; ad ottobre è segnalato nel bolognese.

Dic.

 

 

 

 

Il consiglio dei Savi a Venezia discute per un suo possibile reincarico; il suo nome è scartato sia per i guasti provocati dai suoi uomini nel trevigiano, sia per il suo non troppo brillante comportamento nella battaglia di Creazzo.

1516

 

 

 

 

 

Mar.

Chiesa

Urbino

 

Umbria

Combatte agli ordini di Lorenzo dei Medici contro il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere; contrasta i feltreschi nei pressi di Gubbio.

Mag.

 

 

 

Umbria

Viene nominato dal pontefice conte di Bettona con Gentile Baglioni ed il figlio Malatesta.

Giu.

 

 

 

Marche

Entra in Urbino con il Ceri; a Perugia, con il cugino Gentile, è nominato fra i dieci  dell'Arbitrio ed ha il comando di 2000 fanti.

Sett.

Chiesa

Fuoriusciti

 

Marche

E' a Fermo con il Ceri (200 uomini d'arme) per difendere la località dai fuoriusciti della fazione ghibellina: questi ultimi vengono soccorsi dai colonnesi.

1517

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

Comp. ventura

 

Lazio ed Umbria

A Roma. Nella città riesce a sfuggire nel Borgo Leonino ad un attentato tesogli da alcuni sicari di Carlo Baglioni. Assolda 3000 fanti per conto del Medici e fronteggia il tentativo del della Rovere teso alla riconquista del suo ducato. Ritarda a venire a Gubbio con 400 cavalli e 6000 fanti, sicché Carlo da Gubbio può sollevare la città ai danni dei pontifici.

Feb.

 

 

 

Lazio Romagna Marche

Abbandona l'azione e si porta a Viterbo, dove con Gian Giordano Orsini, Ludovico Orsini e Giovan Corrado Orsini stipula un accordo di pace fra la fazione dei maganzesi e quella dei Gatti. E' a Rimini con 150 uomini d'arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti; da qui passa alla difesa di Pesaro. E' scontento per il forte ritardo delle paghe (creditore di 9000 ducati).

Mar.

 

 

 

Marche

Alla  testa dell'avanguardia, si scontra a Mombaroccio con il della Rovere; si ritira  verso Fossombrone, dopo che il figlio Costantino è stato catturato dagli avversari. Il della Rovere si dà alla fuga; è accusato con il Ceri e Vitello Vitelli di inattività da Lorenzo dei Medici. E' obbligato di recarsi a Roma per giustificare il suo operato davanti al papa; ritorna al campo con Gentile Baglioni ed assedia Mondolfo. Con la resa del castello, vi entra per dividere il bottino fra i suoi uomini. Fa radunare tutte le donne in una parte della rocca con la scusa di volerle salvare dalla violenza dei soldati e si fa consegnare da loro gioielli e denari. Seleziona due giovani da portare nella sua tenda ed al loro riguardo ha un diverbio con il figlio Orazio.

Mag.

 

 

 

Marche e Umbria

Abbandona Pesaro per le voci che parlano di un attacco a Perugia da parte del della Rovere e di Carlo Baglioni . Raggiunge la città per la val di Bagno e ne entra alla difesa con 4000 fanti; mentre cavalca in borgo San Pietro, vicino alla chiesa di San Domenico, sfugge al tentativo di omicidio di Eusebio Baglioni che cerca di assassinarlo con due colpi di spada. Nel trattato, ordito da Carlo Baglioni, sono coinvolti anche Francesco Spirito e Giovanni Taddeo Baglioni: tutti sono sospinti in piazza e qui decapitati. Arrivano in suo aiuto 600 cavalli francesi condotti da Camillo da Trivulzio, molte lance e 200 cavalli leggeri capitanati da Camillo Orsini, numerosi fanti da Firenze, Siena, Todi, Città della Pieve, cosicché alla difesa di Perugia vi sono almeno 18/20000 armati. Ciò gli permette di liberarsi dei rivali politici nella città; un analogo spirito di iniziativa non lo dimostra, viceversa, con gli avversari, con i quali, anzi, si accorda consegnando al della Rovere 10000 ducati e vettovaglie per farlo allontanare dal contado. Il suo comportamento lo porta ad essere sempre più sospettato dal papa anche perché si ritiene che si sia appropriato di parte della taglia stessa.

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Umbria

Viene attaccato in Castiglione del Lago dal congiunto Gentile.

1518

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

Toscana

Si trova a Firenze per le nozze del Medici con Maddalena de la Tour d'Auvergne.

1519

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

 

Si offre vanamente ai veneziani.

1520

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Umbria e Lazio

Scaccia da Perugia il cugino Gentile; è convocato a Roma dal pontefice perché è sospettato di avere organizzato un tentativo di omicidio nella città a seguito del quale sono stati imprigionati cinque suoi sicari; è anche sospettato di essere stato cosciente della congiura organizzata dal cardinale Petrucci ai danni dello stesso papa. Lascia Castiglione del Lago dove è stato per le nozze della figlia Elisabetta con Camillo Orsini e rientra a Perugia anche a causa di movimenti di truppe pontificie sui confini ai suoi danni. Invia a Roma il figlio Malatesta; alla fine,a metà mese, persuaso dal genero che gli fa avere un salvacondotto, vi si  reca personalmente. E'' imprigionato in Castel Sant'Angelo con l'accusa di avere suscitato una rivolta nella marca di Ancona con il figlio Orazio; confessa, inoltre, sotto tortura, incesti con le sorelle, stupri con le figlie, molti omicidi ed il conio di moneta falsa.

Giu.

 

 

 

Lazio

E' decapitato a Roma in Castel Sant'Angelo. E' sepolto nella chiesa di Santa Maria Traspuntina, a Roma, su pressione del  Ceri. L'impresa araldica del Baglioni è costituita da un grifone d'argento in campo rosso con il motto "unguibus et rostro atque aliis armatus in hostem". Al riguardo il cugino Gentile era solito dire che questo uccello non aveva avuto le ali come altre volte per sfuggire alla trappola che gli era stata tesa. Agostino Binda fa stampare nello stesso anno a Venezia il poemetto in terza rima "Lamento del sig. Gio. Paulo Baglioni con il pianto d'Italia ed il lamento di Rodi." E' ritratto nella sala Vitelli di Città di Castello in un affresco in cui è riportato l'incontro organizzato a Magione dal cardinale Latino Orsini e da altri condottieri ai danni di Cesare Borgia.

VENTOTTO CITAZIONI

Capitano coraggioso, valoroso cavaliere. Di grande animo, pronto di mano.

Uomo molto esperto nelle armi. Capitano prudente e conoscitore dell'arte della guerra.

Di gran nome nell'arte della guerra; capitano illustre.

Ha poca pratica di governo e non sa farsa ubbidire dai suoi soldati.

Capitano dotato di intelligenza, di grande prudenza.

Capitano disposto ad ogni fatica.

Capitano amato dai propri soldati.

Si distinse per umanità e gentilezza, per quanto possano valere questi termini nel mestiere delle armi.

Era un signore superbo e bellicoso dalla mascella quadrata, ed era insieme l'intrigante più freddo e calcolatore di tutti. Detestava Cesare Borgia in parte per invidia dei suoi trionfi e in parte per risentimento a causa dell'umiliazione inflittagli costringendolo ad abbandonare la Toscana.

Per la sua disonesta ed infame vita indegno del nome di capitano.

Partigiano e vendicativo; assassino e molto temuto da tutti. Condottiero senza fede.

Parlatore eloquente. Dedito al compiacere ed al servire ogni uomo.

Di bello aspetto. Molto inclinato al sesso femminile. Di alta statura, carnagione bianca, occhi e capelli castani, barba bionda.