| Anno, mese |
Stato. Comp.
ventura |
Avvesario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri
fatti salienti |
| 1498 |
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| Lug. |
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Toscana |
E' segnalato in Toscana al fianco
del padre che sta combattendo i pisani per conto dei fiorentini. |
| 1500 |
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| Lug. |
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Umbria |
Il padre deve
abbandonare Perugia a seguito della congiura dei congiunti lasciando
soli i figli Malatesta ed Orazio. Si prende cura di costoro
Atalanta Baglioni, madre di Grifone, uno dei congiurati, che
li mettein salvo nelle case paterne. |
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................ |
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Malatesta ottiene
la sua prima condotta (virtuale) di 30 cavalli dai fiorentini.
Il padre Giampaolo non la accetta a causa della giovane età
del figlio: promette, nel contempo, di non combattere mai contro
la repubblica ed offre, in pegno della sua fede, come ostaggio
il figlio. |
| 1501 |
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Umbria |
E' associato dal padre ad uno dei
collegi delle arti di Perugia. |
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1503 |
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Gen. |
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Toscana |
Segue il padre
in esilio a Siena allorché quest'ultimo viene scacciato da Perugia
dai pontifici. |
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1505 |
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| Apr. |
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15 lance |
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Ottiene dai fiorentini una condotta
di 15 uomini d'arme. |
| Mag. |
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Toscana |
Milita agli ordini di Ercole Bentivoglio. |
| Giu. |
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Umbria e Toscana |
E' lasciato
dal padre in ostaggio ai fiorentini, allorché costui
viene convinto da Niccolò Machiavelli a non appoggiare
Bartolomeo d'Alviano nella sua spedizione contro la repubblica
a favore dei Medici e di Pisa. |
|
Ago. |
Firenze |
Pisa |
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Toscana |
Gli è riconosciuta
una provvigione di 1700 fiorini. E' alla guardia di Cascina
con la sua compagnia, 200 fanti e 15 lance spezzate. |
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1506 |
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Sett. |
Chiesa |
Bologna |
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Umbria ed Emilia |
Il padre si
reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette
nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio
i figli. Questi sono affidati al duca d'Urbino. Malatesta affianca
il padre all'impresa di Bologna; sembra che in questo periodo
militi nella compagnia di Baldassarre Signorelli. |
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................ |
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Umbria |
A Perugia è
eletto fra i capitani del contado. |
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1509 |
Venezia |
Francia |
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Lombardia |
Milita nella
compagnia dell'Alviano. |
| 1510 |
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Umbria |
Sposa Costanza
Monaldeschi erede di alcuni castelli nell'orvietano (Rivalbella
e Collelungo), già appartenenti al cognato Pier Giacomo
Monaldeschi. |
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1511 |
Chiesa |
Francia |
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E' condotto
dai pontifici con 9 lance e 22 cavalli leggeri. |
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1512 |
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Gen. |
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Romagna e Emilia |
Si unisce ad
Imola con le truppe della Lega Santa. Assedia Bologna; respinge
un distaccamento di cavalleria uscito dalla città per procurarsi
vettovaglie e cattura 4 partigiani dei Bentivoglio. |
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Feb. |
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Emilia e Romagna |
Si ritira all'avvicinarsi
dei francesi di Gastone di Foix e rientra in Imola: inquadrato
nella retroguardia, allontana con facilità alcuni cavalli francesi. |
|
Apr. |
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25 lance |
Romagna e Umbria |
E' ferito gravemente
alla testa (22 ferite nel complesso) ed è fatto prigioniero
nella battaglia di Ravenna dopo avere perso 47 cavalli nel combattimento.
Viene salvato da un francese che ha militato agli ordini del
padre e che lo conduce in salvo a Perugia. |
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................ |
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Umbria |
Gli è rinnovata
la carica di capitano del contado di Perugia. |
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1513 |
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Feb. |
Venezia |
Francia |
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Veneto |
Affianca il
padre Giampaolo nel veronese. Non interviene quando i suoi uomini
mettono a sacco Cazzano di Tramigna. |
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Mar. |
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Veneto |
Rimane a San
Bonifacio allorché il padre rientra a Perugia. |
|
Apr. |
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Veneto |
Si trova a
Venezia. |
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Lug. |
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Veneto |
Passa alla
difesa di Treviso. |
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Sett. |
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Umbria |
Si reca a Città
di Castello per le nozze dello zio Gentile con Giulia Vitelli.
Il papa Leone X lo incita a perseguire i colpevoli dell'omicidio
di Gentile da Marsciano, avvenuto a Roma ad opera di un certo
Graziani uomo di fiducia dello zio Gentile. |
| Dic. |
Perugia |
Chiesa |
|
Umbria |
Entra in conflitto
con la comunità di Orvieto. Alla testa di 1000 fanti
e di 200 cavalli occupa, a nome della suocera Imperia, i castelli
di Rivalbella e di Collelungo che il papa Giulio II ha assegnato,
alla morte del cognato, agli abitanti della città. Cerca
di sorprendere Orvieto; la località viene presidiata
maggiormente dai pontifici ed il tentativo va a vuoto. |
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1514 |
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Gen. |
Venezia |
Spagna Impero |
80 lance e 40 cavalli leggeri |
Umbria e Veneto |
Viene nuovamente
assoldato dai veneziani per un anno di ferma e due di rispetto.
Lascia Perugia e ritorna a Venezia: è accompagnato in collegio
da Niccolò Vendramin e si incontra con il doge Leonatdo Loredan.
A Treviso si vede con Baldassarre Signorelli. |
|
Feb. |
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Veneto |
Sorveglia Serravalle
(Vittorio Veneto) con la sua compagnia; invia i suoi balestrieri
a cavallo a Belluno e 30 uomini d'arme alla guardia dei passi;
protegge la ritirata di 110 stradiotti che provengono da Sacile. |
|
Mar. |
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Veneto e Friuli |
E' a Padova
con 100 lance. Viene a Muzzana del Turgnano per opporsi agli
imperiali; appoggia l'Alviano, Giampaolo Manfrone, Baldassarre
di Scipione ed il provveditore Vendramin a Sacile, ove raccoglie
fanti e cavalli di quella terra. Collocato inizialmente nei
pressi di Rorai, è inviato in avanscoperta con Pietro
da Longhena verso Pordenone; raggiunge il borgo di San Giovanni
fuori le mura. Il Rizano esce dalla città incontro alle
sue truppe; il Baglioni si ritira ad arte verso Sacile ed i
nemici cadono in un'imboscata. Gli imperiali sono battuti; il
Baglioni costringe alla resa il Rizano dopo averlo scavalcato
e ferito con lo stocco. 100 nemici sono uccisi o catturati nell'occasione.
|
|
Lug. |
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Veneto |
E' al campo
di Brusegana. E' inviato dall'Alviano con Giulio Manfrone, Giampaolo
da Sant'Angelo, Mercurio Bua (300 uomini d'arme, cavalli leggeri
e fanti) a Camposampiero, per contrastarvi una scorreria degli
avversari portata da 100 lance, 300 cavalli leggeri e 300 fanti.
Supera il Brenta, si sposta verso Cittadella e Castelfranco
Veneto, sorprende i nemici a Camisano Vicentino e recupera tutte
le prede. Sono catturati 100 cavalli; tutti i fanti spagnoli
sono uccisi o fatti prigionieri. |
|
Ago. |
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|
|
Veneto |
Passa nel veronese.
Si pone in agguato in un bosco a San Michele Extra: invia 10
stradiotti a porta Vescovo e costoro provocano l'allarme in
Verona. I suoi uomini sono inseguiti da 30 lance che cadono
in un'imboscata: l'azione termina con la cattura dello Zuchero,
del luogotenente di Muzio Colonna, Ascanio Romano, e di Signifreddo
Caliari. L' ultimo è impiccato per una sua precedente diserzione
dalle file veneziane. |
|
Sett. |
|
|
|
Veneto |
Tallona con
150 cavalli leggeri gli spagnoli che hanno abbandonato Monselice.
Viene, successivamente, mandato dall'Alviano alla volta di Bevilacqua
con 100 uomini d'arme, 200 cavalli leggeri e 300 fanti agli
ordini di Orsino Orsini. Con tale capitano, si impadronisce
del bastione che difende il ponte di Frassine, cattura il Moriglione;
si avvicina a Rovigo con il Cardillo, entra nella città, arriva
sulla piazza e coglie gli avversari in disordine. Nel combattimento
è ferito alla mano. Si reca a Venezia in collegio: a lui (ed
ai suoi uomini) viene assegnato un premio di 500 ducati. |
|
Ott. |
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Veneto |
Si sposta verso
Verona con Giacomo da Vicovaro ed il Bua. A Porcile (Belfiore)
si trova la strada sbarrata da una palizzata; la rompe, attraversa
l'Adige e ciascun condottiero
prende una via diversa per convergere,alla fine, tutti
insieme sugli spagnoli, che vengono sorpresi nottetempo nel
loro campo. Ritorna ai suoi alloggiamenti con il Vicovaro ,
il Bua e 300 cavalli carichi di bottino. |
|
Nov. |
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Staziona al
campo di Legnago. |
|
Dic. |
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Veneto e Lombardia |
Si reca a Venezia;
è presente alla riconciliazione pubblica organizzata dal Vendramin
e da Andrea Gritti tra l'Alviano e Renzo di Ceri. Chiede una
condotta di 150 uomini d'arme ed una provvigione annua di 3000
ducati: gli viene proposta una condotta di 100 uomini d'arme
ed una provvigione di 1000 ducati per l'anno di rispetto. Non
accetta. E' inviato alla guardia di Bergamo; con il Bua cattura
300 cavalli imperiali fermi presso tale località. |
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1515 |
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Apr. |
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Veneto |
Segue i lavori
di fortificazione di Padova; nella città è raggiunto dalla moglie,
che vi è accolta dall'Alviano e dal provveditore generale Domenico
Contarini. Sono con lui anche Laura Signorelli ed il figlio
Ottaviano. |
|
Mag. |
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Friuli e Veneto |
E' ad Udine
con i suoi uomini: costoro non vogliono allontanarsi dalla città
e trasferirsi a Vicenza, se prima non siano loro saldate tre
paghe. |
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Giu. |
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Veneto |
Si trova a
Vicenza; sorprende con
il Bua verso Lonigo 60 fanti spagnoli, di cui metà sono uccisi
e 20 sono condotti a Vicenza. Passa alla difesa di Padova. |
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Lug. |
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Veneto |
Contrasta gli
avversari nel Polesine. |
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Sett. |
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Lombardia |
Partecipa alla
battaglia di Melegnano. |
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Ott. nov. |
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Lombardia |
Prende parte
all'assedio di Brescia; conduce un assalto alla porta di San
Nazzaro, che viene respinto dalle artiglierie con la perdita
di più di 300 soldati. Ne segue una sortita improvvisa di 1500
schioppettieri del Moriglione, che mette in fuga le truppe della
Serenissima e permette loro di inchiodare alcuni cannoni. A
novembre il Baglioni rimane leggermente ferito ad una mano dai
detriti provocati da un tiro di artiglieria. |
|
Dic. |
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Lombardia |
Il consiglio
di Savi gli riconferma la condotta per un anno; il Baglioni,
non contento, chiede il permesso di recarsi a Venezia. E' a
Toscolano Maderno con 80 lance. |
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1516 |
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Gen. |
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Veneto |
Lascia Brescia,
transita per Ostiglia e si dirige verso Verona. |
|
Feb. |
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Lombardia |
Rientra nel
bresciano; con Mariano da Lecce ed il Signorelli prepara un'imboscata
al ponte di Bagnolo Mella: l'esito è negativo e finisce con
la cattura, da parte degli avversari, del capitano veneziano Camillo da Martinengo. |
|
Mar. |
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Veneto e Lombardia |
Viene segnalato
a Peschiera del Garda,
alla difesa di Crema e, per finire, con il Bua sotto Milano. Pone il suo campo nei borghi
di porta Romana e contribuisce efficacemente a ributtare un
attacco spagnolo alla città. E' lodato dal provveditore generale
Andrea Gritti per il valore dimostrato alla difesa di Milano. |
|
Apr. |
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|
100 lance e 50 cavalli leggeri |
Lombardia |
Entra di notte
nel castello di Lodi con la compagnia di Gian Giacomo da Trivulzio
(sono uccisi 30 guelfi e vengono messi in fuga Niccolò Varolo
e Ludovico Vistarini). Attraversa l'Adda e punta su Crema con
130 lance e 20 archibugieri; si unisce con Camillo da Martinengo
e rientra nel lodigiano per controllare i movimenti degli avversari:
ha una nuova scaramuccia e 20 lance mettono in fuga 200 fanti.
Il consiglio dei Savi gli aumenta la condotta da 80 a 100 uomini
d'arme e da 40 a 50 quella dei balestrieri a cavallo. Si unisce con il provveditore
degli stradiotti Giovanni Vitturi e con alcuni capitani di cavalli
leggeri (il Martinengo, il Sant'Angelo, Mariano da Lecce, il
Signorelli ed Annibale da Lenzo, 200 cavalli): prepara a Monticelli
Brusati un agguato al marchese di Brandeburgo, che da
Salò si sta dirigendo verso Brescia con i denari di una taglia
posta alla comunità. Nell'imboscata cadono 200 fanti, che sono
tutti uccisi, con l'eccezione di tre soldati risparmiati per
avere informazioni. Appoggia il Martinengo ed il Vitturi verso
Melzo e Lodi nel tagliare le linee di rifornimento ai nemici;
affianca Antonio da
Martinengo e Pietro da Longhena su Pontoglio. |
|
Mag. |
|
|
|
Lombardia |
Raggiunge a
Spirano con 100 lance Teodoro da Trivulzio ed il Connestabile
di Borbone. Viene nominato conte di Bettona con il padre dal
papa Leone X.. |
|
Giu. |
|
|
|
Veneto |
E' a Legnago
con il Vitturi ed il Contino (300 stradiotti e numerosi fanti
romagnoli) per contrastare gli imperiali. Si collega, successivamente,
con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo, sposta il campo
ad Albaredo d'Adige, getta un ponte nel fiume e danneggia i
raccolti attorno a Verona. Viene a Venezia; a fine mese, è inviato
alla difesa di Padova minacciata da un'incursione degli imperiali
(8000 fanti, 800 cavalli e 18 pezzi di artiglieria). Nella città
si colloca al campo di Brentelle con Giovanni Naldi. |
|
Lug. |
|
|
|
Veneto |
Ritorna a Venezia
con il Gradenigo e gli viene consegnato del denaro. |
|
Ago. |
|
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|
Veneto |
Prende parte
all'assedio di Verona. |
|
Sett. |
|
|
|
Veneto |
Si lamenta
per il disordine imperante nel campo della Serenissima; con
Gabriele da Martinengo, assale il bastione di porta Vescovo
per rovinarlo con i guastatori ed è colpito da una palla di
schioppetto che non trapassa l'armatura. Conduce con Antonio
da Castello altre operazioni offensive al medesimo bastione,
che si rivelano parimenti senza esito. Si ritira al campo fortificato
di Albaredo d'Adige perché stanno arrivando numerose truppe
in rinforzo ai difensori di Verona. |
|
Ott. |
|
|
|
Veneto |
Abbandona il
campo senza licenza e si porta a Venezia per reclamare il
versamento di cinque paghe e per chiedere per il fratello
Orazio la condotta già del Sant'Angelo. Viene ricevuto dal doge,
che lo invia al consiglio dei Savi. Rientra ad Albaredo d'Adige; si reca ancora
nella capitale per protestare per il ritardo delle paghe. |
|
Nov. |
|
|
|
Veneto |
Si unisce a
Caldiero con il Martinengo ed il Gradenigo (200 uomini d'arme). |
|
1517 |
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|
Gen. |
|
|
|
Veneto |
Sverna con
i suoi uomini nel padovano ed ha modo di lamentarsi, una volta
di più, per le modalità di pagamento della sua condotta. Si
offre, nel contempo, ai pontifici. A Venezia il suo operato
è lodato dal Gritti. |
|
Mar. |
|
|
|
Veneto |
Si reca a Venezia
in collegio. |
|
Mag. |
Chiesa |
Comp. ventura |
|
Umbria |
Lascia Cittadella
con il permesso del collegio e si porta a Perugia con 8/10 lance.
Difende la città dagli attacchi di Francesco Maria della
Rovere. |
|
................ |
|
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|
Veneto ed Umbria |
Al cessare
delle ostilità rientra in Umbria. Nell' anno il costo
della sua compagnia è valutato dai veneziani in 13500 ducati.
Raggiunge il padre a Castiglione del Lago per respingere un
improvviso attacco condotto da Gentile Baglioni. Si avvia a
Montegualandro con numerosi fanti e cavalli per impedire il
passo a Filippo Ranieri, venuto in appoggio allo zio Gentile.
Segue una tregua fra le parti ad opera del vicelegato pontificio
a Perugia, il vescovo di Famagosta Matteo Ugone. Sempre sulla
fine dell'anno è chiamato a far parte del collegio che
nomina in Perugia i capitani delle porte. Si autoelegge. |
|
1518 |
|
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|
|
|
Gen. |
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|
Veneto |
Da Città di
Castello si porta a Venezia; protesta in collegio per il ritardo delle
paghe. |
|
Ott. |
|
|
|
Veneto e Lombardia |
Si reca in
incognito alla fiera di Crema; giunge alle porte di Peschiera
del Garda e si rifiuta di dare le sue generalità. Ne nasce una
zuffa con i soldati di guardia, nel corso della quale viene
colpito da un sasso. |
|
1519 |
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|
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|
|
Mag. |
|
|
|
Lombardia |
E' nel bergamasco
con la sua compagnia. |
|
Giu. |
|
|
|
Toscana |
A Firenze per
il battesimo del primogenito di Giovanni dei Medici. E' uno
dei padrini del neonato con il cardinale dei Rossi. |
|
1520 |
|
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|
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|
|
Gen. |
|
|
|
Veneto |
Rientra a Venezia
e chiede la licenza di andarsene; per restare, domanda che la
sua provvigione sia ritoccata da 1000 a 2000 ducati. E' ricondotto
dal consiglio dei Savi per un anno di ferma ed uno di rispetto. |
|
Mar. |
|
|
478 cavalli |
Veneto Lazio ed Umbria |
Ottiene il
permesso di andare a Roma presso il papa Leone X per conto del
padre. Al termine della missione rientra in Perugia. E' convocato
a Roma allorché il padre
è incarcerato in Castel Sant'Angelo. Con il cognato Camillo
Orsini si reca a Pacciano dallo zio Gentile per indurlo a riconciliarsi
con il padre. Tutto inutile. Abbandona nottetempo Perugia con
molti uomini. |
|
Apr. |
Baglioni |
Chiesa |
|
Abruzzi Umbria e Veneto |
Si rifugia
negli Abruzzi per la via di Gavelli; viene ospitato in L'Aquila
da Ludovico Franchi. Raduna truppe e rientra nello spoletino
a Pianciano. Vede l'inutilità della sua iniziativa, raggiunge
Venezia e riprende il suo incarico con la Serenissima. Vive a Padova. |
|
Mag. |
Venezia |
Impero Ottomano |
|
Friuli |
E' in Friuli
con i suoi balestrieri a cavallo per parare eventuali scorrerie
dei turchi nella regione. |
|
Sett. |
|
|
|
Lombardia |
I suoi balestrieri
sono utilizzati nel bergamasco per un'azione di polizia indirizzata
alla ricerca degli assassini del vescovo di Recanati e di Macerata
Ludovico Tasso. |
|
1521 |
|
|
|
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|
|
Gen. |
|
|
|
Veneto |
Si incontra
a Cittadella con Camillo Orsini. |
|
Mar. |
|
|
|
Veneto |
Chiede una
casa a Padova perché vuole trasferire i propri famigliari nel
veneziano. |
|
Mag. |
|
|
|
Veneto |
E' citato con
Bernardino di Montone, Teodoro da Trivulzio e Giulio Manfrone
tra i relatori di uno studio sulle fortificazioni di Padova,
consegnato al consiglio dei Savi. Organizza a Padova l'addestramento
delle artiglierie e va
ad abitare a Cittadella. |
|
Giu. |
|
|
|
Veneto |
Lascia Cittadella
e si porta a Verona con 100 uomini d'arme : è stata, infatti,
scoperta a Milano una congiura anti-francese favorita dai partigiani
degli Sforza. Sovrintende agli apprestamenti difensivi ed alle
artiglierie della città. E' segnalato con note lusinghiere a
Venezia dal podestà di Verona Leonardo Emo. |
|
Lug. |
|
|
|
Veneto |
Ha ai suoi
ordini a Verona 600 fanti. |
|
Ago. |
Venezia |
Impero |
|
Veneto |
Prende parte
ad un consiglio di guerra con Guido Naldi ed i rettori di Verona
al fine di valutare la richiesta di 6000 fanti tedeschi che,
da Trento, hanno chiesto il passo per unirsi con l'esercito
imperiale sul Po. E' mandato in ispezione sui passi ed il permesso
non viene accordato. Appoggia il capitano del Garda Niccolò
Barbaro, perlustra le rive del lago con Giovanni Naldi e Marco
da Napoli, rientra a Verona al termine della missione. E' a
Caprino Veronese con Giano Fregoso per impedire che transitino per tale località 8000 fanti svizzeri e tedeschi
diretti a Mantova. I soldati tedeschi, alfine, attraversano
il veneziano per l'inazione di Giampaolo Manfrone. |
|
Sett. |
|
|
|
Veneto |
E' sempre alla
guardia di Verona con 945 fanti, 100 lance e 50 balestrieri
a cavallo. |
|
Dic. |
Comp. ventura |
Chiesa
Perugia |
|
Veneto Emilia Romagna e Marche |
Alla morte
del papa Leone X si reca a Venezia e chiede il permesso di rientrare
a Perugia. Ottiene una risposta dilatoria, ritorna a Verona
e da qui si unisce con Francesco Maria della Rovere ed il fratello
Orazio per scacciare da Perugia Gentile Baglioni. Tocca Ferrara
e Rimini; aiuta il della Rovere a recuperare il ducato di Urbino.
Si avvia verso Perugia e si impadronisce di Collelungo a spese
degli orvietani. |
|
1522 |
|
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|
|
|
|
Gen. |
|
|
|
Umbria e Toscana |
Perviene a
Civitella Benazzone ed Ponte Valleceppi; conquista molti castelli
del perugino. Perugia
si leva a rumore alla notizia che il Baglioni è giunto
con una scorreria al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si
accampano a Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché
a Roma la sede pontificia è sempre vacante, il collegio
dei cardinali ordina ai fiorentini di abbandonare la difesa
della città ed a Malatesta, Orazio e Gentile Baglioni
di recarsi a Roma. Malatesta non accetta e si avvicina sempre
più a Perugia; tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra
con il della Rovere e Camillo Orsini alla testa di 200 uomini
d'arme, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti. Conclude inizialmente
un accordo con Gentile Baglioni per entrare senza problemi in
Perugia; il patto viene subito
infranto, allorché nella città entrano rinforzi pontifici condotti
da Vitello Vitelli e da Guido Vaina (120 uomini d'arme, 200
cavalli leggeri e 2500 fanti) che portano il numero dei difensori
a 150 lance, 4000 fanti e molti cavalli leggeri. Il Baglioni
pone i suoi alloggiamenti nel convento di San Domenico: Perugia
è attaccata da borgo San Pietro (dove Malatesta agisce personalmente),
da porta Sole e da porta Borgna. I 7 pezzi di artiglieria, forniti
da Alfonso d'Este, battono le mura e riducono al silenzio i
cannoni avversari; altri pezzi sono collocati sul campanile
del monastero di San Pietro. E' respinto un
primo lungo assalto che viene condotto dal della Rovere
alla porta di Santa Giuliana. Il Vitelli, tuttavia, abbandona
di notte la città a seguito della ferita al piede destro per
un colpo di schioppetto; il fatto scompagina i difensori ed
il Baglioni (ferito ad una coscia) entra in Perugia alle prime
ore dell'alba, su invito del vicelegato Francesco Pitta, per
la porta di San Pietro: viene accolto con molte attestazioni
di festa dalla popolazione, dal suono delle trombe e delle campane.
Isuoi uomimi, viceversa, sono bloccati nel borgo di San Pietro,
fuori delle Due Porte, per
il timore dei cittadini di subire il sacco. Con la vittoria,
prosegue verso Siena per rimettere alla signoria della città
Lattanzio Petrucci. |
|
Feb. |
Perugia |
Firenze Chiesa |
|
Umbria |
E' assalito
dai fiorentini condotti da Giovanni dei Medici; rientra in Perugia
e vi coordina i lavori
difensivi. I nemici si fermano ad Olmo; il collegio dei cardinali
impone al Medici di desistere dalla sua azione. |
|
Mar. |
|
|
|
Lazio |
Viene costretto
a firmare la pace con i congiunti. Si reca a Roma. |
|
Apr. |
|
|
|
Lazio ed Umbria |
Rientra in
Umbria e viene a sapere che il fratello Orazio si è impegnato
per suo conto con il cardinale dei Medici affinché entrambi
militino per Firenze contro il cardinale di Volterra Francesco
Soderini e Renzo di Ceri. Non ratifica la convenzione, perché
in precedenza ha ricevuto del denaro per assoldare 100 cavalli
leggeri e 2000 fanti proprio dal Ceri. Si finge ammalato per
non raggiungere quest'ultimo a Castel della Pieve. |
|
Mag. |
|
|
|
Umbria |
E' bloccato
in Perugia dal mal francese. |
|
Giu. lug. |
Venezia |
|
100 lance e 50 cavalli leggeri |
Umbria |
Ristabilitosi
a luglio, transita per Ferrara ed è ricevuto onorevolmente in
collegio a Venezia. |
|
Ago. |
Venezia |
Francia |
|
Veneto |
Si propone
vanamente come governatore generale al posto di Teodoro da Trivulzio. |
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Sett. |
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Lombardia |
Sorveglia le
rive dell'Oglio. |
| 1523 |
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| Giu. |
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A metà
mese si lamenta con il papa Adriano VI perché la Santa
Sede vuole privarlo di alcune concessioni apostoliche da lui
godute da più anni nel Chiugi verso il lago Trasimeno. |
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1524 |
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Feb. |
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Veneto |
E' a Padova
per curarsi dai suoi malanni. |
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Apr. |
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Lombardia |
Guarito, si
trova all'assedio di Caravaggio che si arrende a patti. |
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Mag. |
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Lombardia |
Lascia Caravaggio
con Giano Fregoso e raggiunge a Trezzo sull'Adda
il duca di Milano, Girolamo Morone e Giovanni dei Medici
per un consiglio di guerra. |
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Lug. |
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Veneto |
E' a Venezia
in collegio: è sempre affetto dal male francese. Domanda di
essere trasferito a Zara ed in Dalmazia per provvedere alle
opere difensive della città e dell'intera regione. Ritorna in
collegio prima di partire per la nuova destinazione. |
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Sett. |
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Croazia |
Invia da Zara
un suo progetto inerente la fortificazione della città e quella
del castello di Novigrad: il piano viene discusso in collegio. |
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Nov. |
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Veneto |
Rientra a Venezia,
si incontra con il doge Andrea Gritti e discute in collegio
il lavoro svolto in Dalmazia. |
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1525 |
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Giu. |
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Veneto |
Su sua richiesta
ottiene la cittadinanza di Verona. |
| ................ |
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Nonostante
che sia assente fisicamente dall'Umbria, è in grado di
sostenere le ragioni della moglie per quanto riguarda l'eredità
della madre Imperia, contesa anche da Achille Monaldeschi e
dalla moglie di quest'ultimo Tradita. Segue un processo a Perugia,
mentre gli orvietani occupano i castelli contesi. Il Baglioni
non lascia l'occasione di vendicarsi di costoro facendo uccidere
da suoi sicari il capitano di tali castelli e nel riacquistare
le terre perdute. |
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Ott. |
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Veneto e Lombardia |
Prende parte
a Verona ad un consiglio di guerra con il della Rovere, nuovo
capitano generale della Serenissima, e con il provveditore generale
Piero Pesaro. A Brescia. |
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Nov. |
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Lombardia |
Passa alla
guardia di Crema; prende alloggio nella casa dei Sant'Angelo
vicino alla porta Umbriano. Ha qualche screzio con Babone Naldi;
provvede a rafforzare le difese cittadine e vi fa introdurre
molte vettovaglie. |
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Dic. |
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Lombardia |
Controlla il
territorio di Orzinuovi; informa il consiglio dei Dieci su alcune
pratiche intrattenute con degli abitanti di Cremona, Romanengo
e Soncino, che si sono offerti di collaborare con i veneziani.
Ha un benestare di massima. Mentre è in Lombardia gli orvietani
si impadroniscono di quei castelli dei quali egli si è impossessato
anni prima a nome della suocera e della moglie. Il Baglioni
fa uccidere il capitano che ne è alla guardia e non lascia occasione
per vendicarsi degli orvietani. |
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1526 |
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Feb. |
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Lombardia |
L'ultima domenica
di carnevale organizza nel suo palazzo di Crema una cena di
14 portate, cui sono invitati 80 commensali, comprese alcune
nobildonne cremasche con i rispettivi mariti. Al banchetto partecipano
molti capitani veneziani e tre capitani spagnoli di guardia
a Soncino. |
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Mar. |
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Lombardia |
Il suo operato
a Crema è lodato dal provveditore generale Piero Pesaro. |
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Apr. |
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Veneto |
Si trova a
Venezia in collegio per illustrare i lavori approntati per la
difesa di Crema. |
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Giu. |
Venezia |
Impero |
Capitano g.le
fanteria |
Lombardia |
Ha l'incarico
di seguire un trattato con Ludovico Vistarini per avere Lodi.
Si porta a Chiari con Camillo Orsini ed il della Rovere; a fine
mese, lascia Crema con 1200
fanti ed irrompe in Lodi, dove il Vistarini gli fa trovare
aperta la porta del bastione di porta Milanese. Supera la resistenza
degli spagnoli di guardia e con alcuni rinforzi, che hanno a
loro volta infranto le
difese al bastione di porta Reale, obbliga Fabrizio Maramaldo
a rinchiudersi nella rocca. 800 fanti napoletani del presidio
sono svaligiati e fatti prigionieri; il Baglioni inizia a bombardare
il castello con 8 pezzi di artiglieria e rifiuta 1000 scudi
che gli sono proposti dai nemici per fare evacuare con un salvacondotto
un capitano imperiale ferito in combattimento. Respinge, indi,
un attacco portato dal marchese
di Vasto Alfonso d'Avalos e da Giovanni d' Urbina con 400 cavalli
leggeri e 400 fanti spagnoli. Per l'impresa riceve le lodi del
podestà e capitano di Crema Piero Boldù e del provveditore generale
Pesaro; il consiglio dei Savi lo nomina capitano generale della
fanteria e gli concede una condotta di 1000 fanti e di 100 balestrieri
a cavallo in tempo di guerra e di 50 balestrieri a cavallo in
tempo di pace. La sua provvigione annua è portata a 1500 ducati;
i cremaschi gli donano 6 pezzi di artiglieria. |
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Lug. |
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|
Lombardia |
Segue il della
Rovere al campo di San Donato Milanese; a Lambrate è testimone
nel duello intercorso fra il Vistarini e Sigismondo Malatesta.
Attacca i bastioni di porta Romana a Milano; obbligato a ritirarsi,
affianca il della Rovere a Melegnano e ne appoggia le tesi attendiste. Ha modo di rappacificarsi
con Vitello Vitelli. |
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Ago. |
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Lombardia |
Viene inviato
alla conquista di Cremona con 6200 fanti (di cui 1000 lanzichenecchi),
300 lance e 350 cavalli leggeri. Alla difesa della città si
trovano 1400 lanzichenecchi, 350/400 fanti spagnoli, 120 cavalli
leggeri e 90 lance. Il Baglioni invia in soccorso di Annibale
Picenardi, assediato a sua volta dagli imperiali nel castello
cittadino, prima 300 schioppettieri e poi altri 1900 fanti con
molti guastatori, che hanno il compito di distruggere le trincee
costruite dai nemici. Inizia a battere con le artiglierie porta
Moso, si espone e rimane colpito alla celata da una palla di
archibugio; sono buttate a
terra 70 braccia delle mura. Il Baglioni non ritiene
sufficiente tale risultato e si colloca in località Santa Monica,
verso la porta di San Luca, non lontano dal castello. Fa scavare
due trincee, una in direzione del Po e l'altra verso un bastione:
i risultati sono analoghi, per cui gli sono mandati in rinforzo
1200 fanti tedeschi, comandati da Michele Gaissmayr, ed altri
3000 condotti dal provveditore Pesaro. Cadono di notte 50-60
braccia di mura: il Baglioni non sa approfittare dell'occasione
e con il suo ritardo permette ai difensori di ovviare all'inconveniente.
Conduce un assalto generale, che costa ai veneziani la perdita
di 100 uomini fra morti e feriti (fra i primi Giulio Manfrone
e Macone da Correggio) ed agli imperiali 500 uomini. Viene accusato
di intempestività; non trova di meglio che scaricare le proprie
responsabilità su altri capitani come se fosse stato forzato
ad ordinare l'azione. Presto falliscono due nuovi attacchi,
condotti uno dal castello ed uno alla breccia procurata con
l'artiglieria a Santa Monica. Il provveditore Pesaro gli invia
altri 3000 fanti, 1000
svizzeri e nuovi pezzi di artiglieria. A fine mese, progetta
di assalire la città con 9150 fanti disposti in cinque batterie.
Camillo Orsini tenta di assalire porta Moso, mentre egli porta
la sua azione verso porta Po. La sua batteria composta di 2993
fanti, per lo più corsi e perugini, 150 uomini d'arme e 140
cavalli leggeri, si colloca su un terreno paludoso. I colpi
di artiglieria provenienti da essa risultano pertanto troppo
elevati per effetto del cedimento del suolo al rinculo; gli
uomini dell'Orsini, viceversa, si trovano di fronte ad un fossato
protetto da più file di archibugieri che fiancheggiano e proteggono
la porta. I veneziani sono respinti con la perdita di 189 morti,
di 541 feriti e di 224 soldati che fuggono dal campo. Alla rassegna
successiva la sua compagnia risulta composta di 89 lance (invece
di 100) e di 41 balestrieri a cavallo (invece di 50). Il Baglioni
si ammala ed è sostituito nel comando dallo stesso della Rovere. |
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Sett. |
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Lombardia |
A metà mese
20 cavalli leggeri della sua compagnia si scontrano con 50 cavalli
imperiali, che stanno rientrando in Cremona: alcuni sono fatti
prigionieri. |
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Nov. |
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Lombardia |
Si lamenta
aspramente con i veneziani perché 25 uomini d'arme della sua
compagnia sono dati a Pietro
da Longhena. |
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Dic. |
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Lombardia |
Con il della
Rovere a Borgoforte, per contrastare Giorgio Frundsberg ed i
suoi lanzichenecchi. Si ammala ancora una volta. |
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1527 |
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Gen. |
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Lombardia ed Emilia |
Staziona con
i suoi uomini a Bagnolo Mella; viene a Venezia, sempre affetto
dalla lue; è criticato dal nuovo provveditore generale Alvise
Pisani perché non è in grado di mantenere la disciplina nelle
fanterie. A Parma partecipa
ad un consiglio di guerra con il della Rovere, il marchese Michelantonio
di Saluzzo ed il commissario pontificio Francesco Guicciardini. |
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Feb. |
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Lombardia |
Si trova a
Casalmaggiore; gli viene dato l'incarico di controllare gli
imperiali fermi a Pizzighettone. Continuamente indisposto, ritorna
verso Cremona all'annuncio che i lanzichenecchi stanno abbandonando
il piacentino. |
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Mar. |
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Emilia |
E' alla difesa
di Parma con 16 bandiere di fanti e 3 compagnie di cavalli leggeri.
Attraversa l'Enza e raggiunge Castelnuovo di Sotto;
è a Budrio, San Faustino e Giovita nel reggino e si accampa
nei pressi di Rubiera. Si porta a Valverde. |
|
Mag. |
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Toscana |
Procede in
Toscana con il Pisani: ai suoi ordini sono 80 lance spezzate,
26 uomini d'arme e 54 cavalli leggeri; altre 60 lance restano
in Lombardia con il provveditore Domenico Contarini. |
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Giu. lug. |
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Veneto |
I partigiani
del Baglioni vengono cacciati da Perugia; Malatesta
è costretto a ritornare a Padova per curarsi. |
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Ago. |
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Veneto |
Si reca a Venezia
in collegio; ottiene il premesso di rientrare in Umbria. |
|
Sett. |
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Umbria |
Ritorna a Perugia
accolto con tutti gli onori. Litiga negli stessi giorni con
il fratello Orazio perché non vuole aiutarlo nell'assediare
nell'abbazia di San Pietro in Valle Braccio Baglioni che vi
si è asserragliato. |
|
................ |
Firenze |
Siena |
150 cavalli e 1000 fanti |
Toscana |
E' congedato
a seguito dell'accordo trovato dal pontefice Clemente VII con
i Colonna. Viene assoldato dai fiorentini con 150 cavalli e
1000 fanti affinché si porti nel Chianti a sostegno dei
fuoriusciti di Siena contro il capoluogo. |
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................ |
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Umbria |
Si incontra
ad Orvieto con il marchese di Saluzzo. |
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1528 |
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Apr. |
Chiesa |
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I veneziani
gli richiedono inutilmente di rientrare in Lombardia con 1000
fanti. Passa agli stipendi dei pontifici dopo che non hanno
avuto buon fine trattative condotte a Firenze tra il suo emissario
Cencio Guercio (Vincenzo Piccioni) ed i commissari della repubblica
Raffaello Girolami, Cristoforo da Pacciano e Vincenzo Alessi. |
|
Mag. |
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Umbria |
E' segnalato
ad Orvieto al fianco del papa: i veneziani cercano sempre di
riaverlo al loro servizio. Il pontefice si dimostra favorevole
al Baglioni affidandogli con le cacce nel Chiugi alcune concessione
e privilegi che vanno a favore degli abitanti del suo stato.
I perugini, grati, collocano il ritratto del Baglioni nel pubblico
palazzo come esempio e stimolo di virtù. |
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Giu. |
Chiesa |
Rimini |
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Romagna |
Combatte Sigismondo
Malatesta ed affianca i pontifici al recupero di Rimini. |
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Lug. |
Chiesa |
Assisi |
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Umbria |
Ha l'incarico
di recuperare le rocche di Assisi, cadute nelle mani dei de
Nepis. Espugna la prima fortezza e la seconda gli si arrende
a patti dietro la consegna di 600 o di 100 scudi. I difensori
ne escono; di costoro ne fa impiccare uno (o 10 secondo le finti)
ed uccidere altri due con vari pretesti. I loro beni sono confiscati
a suo favore. |
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Ago. |
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Lazio ed Umbria |
Raggiunge Clemente
VII a Viterbo con 600 archibugieri e 400 cavalli leggeri; rientra
a Perugia e fa rafforzare le difese cittadine. |
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Nov. |
Perugia |
Fuoriusciti |
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Umbria |
E' molestato
da Braccio Baglioni e da Pirro Colonna che godono del segreto
appoggio dei pontifici. La guerriglia continuerà anche
per i primi mesi del 1529. |
| Dic. |
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Umbria |
Il papa gli conferma le precedenti
concessioni a suo favore . |
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1529 |
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Apr. |
Francia |
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Governatore g.le |
Umbria |
Alla morte
del cardinale Passerini, Clemente VII emette un breve per il
quale la legazione di Perugia è affidata ad un suo nipote,
il cardinale Ippolito dei Medici. Negli stessi giorni il Baglioni
passa nominalmente allo stipendio dei francesi che gli preannunciano
la consegna dell'ordine di San Michele; in realtà la condotta
è stipulata per conto dei fiorentini. Gli viene riconosciuta
una provvigione di 2000 scudi ed il comando di 1000 fanti in
tempo di guerra. Ha il titolo di governatore generale. |
|
Giu. |
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Umbria |
Fa giustiziare
a Perugia alcuni suoi uomini sospettati di tradimento. |
|
Lug. |
Firenze |
Chiesa
Impero |
|
Umbria |
Spedisce in
Francia Benedetto Montesperelli e Vecchia Alessi. Al ritorno
dalla loro missione, costoro sono catturati con 3000 scudi,
inviatigli dai francesi a conferma della condotta, sulla spiaggia
di Rimini dai pontifici. Per rappresaglia il Baglioni fa catturare
in Perugia il vescovo di Veroli, il vicelegato Ennio Filonardi
ed il tesoriere apostolico Alfano Alfani; tenta, anche, di avere
nelle sue mani il cardinale di Trani, fermatosi a Piegaro. Si
adopera ad avere l'appoggio dei veneziani ed i fiorentini gli
inviano in soccorso 1500 fanti. Clemente VII emette un breve
ai suoi danni con il quale si proibisce a tutti i cittadini
dello stato della Chiesa di combattere contro i pontifici, pena
la dichiarazione di essere considerato ribelle, di avere i beni
confiscati, di essere soggetti ad interdetto e di dovre subire
altre pene sussidiarie; sempre il pontefice, spinge gli imperiali
ai suoi danni. Il principe d'Orange lascia gli Abruzzi
e si impossessa in breve tempo di Bevagna, Montefalco ed Assisi
scacciandovi i presidi del Baglioni. I fiorentini inviano a
Perugia Francesco Ferrucci e Benedetto da Verrazzano per dargli
il comando delle loro truppe con cui contrastare l'avanzata
degli avversari. |
|
Ago. |
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Umbria |
Gli abitanti
di Perugia gli danno in prestito 30000 scudi; difende la città
con 3000 fanti ed il commissario fiorentino Zanobi Bartolini
gli porta in rinforzo 250 cavalli ed altri 3000 fanti. Perde
Spello, dove sono concentrate le sue truppe, la cui difesa è
affidata al fratello Leone, figlio naturale di Giampaolo ed
arciprete della cattedrale di Perugia. |
|
Sett. |
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Umbria e Toscana |
Assediato in
Perugia, si accorda con il principe d' Orange che gli offre
vantaggiose condizioni per la resa. Viene assolto da tutte le
censure ecclesiastiche e gli è permesso di restare al
servizio di Firenze. Può così lasciare Perugia
senza dovere rinunciare alla sua signoria. Gli sono, inoltre,
assicurati la conservazione di alcuni domini in Umbria, gli
è fatta la promessa che sarebbero stati tenuti lontani
da Perugia i fuoriusciti Braccio e Sforza Baglioni, gli è
concesso un salvacondotto per la Toscana. I fiorentini inviano
a Perugia Giovanni battista Tosinghi con 1500 cavalli e 3000
fanti per autorizzarlo a trattare la resa, ingiungendogli, nel
contempo, di portarsi con le truppe ad Arezzo onde unirle con
quelle del commissario Bartolini. Il messaggero non giunge in
tempo perché il principe d'Orange ha già attraversato
il Tevere dopo una piccola scaramuccia e trova il Baglioni disposto
alla capitolazione. Il condottiero prende la via di Preggio
e della val di Pierla e perviene a Cortona ed Arezzo; lascia
quest'ultimo centro rafforzato da altri 1000 fanti, tocca Montevarchi,
Figline Valdarno e Firenze. Concentra le sue forze nel capoluogo;
ai suoi ordini sono 7000 fanti esperti, 3000 ordinanze e 500
cavalli: l'esercito imperiale, al momento, è composto di 300
uomini d'arme, di 500 cavalli leggeri, di 2500 fanti tedeschi,
di 2000 fanti spagnoli e di 6000 italiani. |
|
Ott. |
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Toscana |
Si fortifica
in Firenze sui Renai, nelle case dei Serristori. Inizia l'assedio
della città da parte degli avversari. |
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Dic. |
Firenze |
Chiesa
Impero |
Governatore g.le |
Toscana |
Passa in rassegna
le truppe al monte di San Miniato ed è eletto governatore generale
al posto di Ercole d'Este. La spesa complessiva per l'esercito
ammonta a 70000 fiorini il mese. Al malatesta è concessa una
condotta di 1000 fanti, di 100 lance, di 25 lance spezzate e
di 200 cavalli leggeri. La provvigione è stabilita in 6400 ducati;
la ferma è di quattro mesi con un anno di beneplacito. Asseconda
l'attacco di Stefano Colonna a Santa Margherita a Montici; dà
il segnale della ritirata allorché vede che gli imperiali oppongono
una fiera resistenza. Di seguito, decide una sortita ai danni
degli avversari: fa uscire Ivo Biliotti e pone in agguato vari
condottieri, quali Jacopo Tabussi, Marzio Orsini, Francesco
Corso ed il Pacchiarino. Interviene loro contro Giovanni da
Sassatello: Paoluccio da Perugia chiama la ritirata. |
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1530 |
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Gen. |
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|
Toscana |
Riceve lo stendardo
della repubblica ed il bastone del comando di capitano generale
dal gonfaloniere Raffaello Girolami in una solenne cerimonia
svoltasi nella piazza dei Signori. Pochi giorni prima della
sua nomina il re di Francia dà pubblicamente ordine a
lui ed a Stefano Colonna di abbandonare il servizio dei fiorentini;
ad entrambi, in segreto, viene loro fatto sapere di non obbedire
all'ingiunzione. |
|
Feb. |
|
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|
Toscana |
Minaccia di
impiccare Giovanni da Vinci, per avere lasciata incustodita
la porta di Santa Croce al fine di prestare soccorso ad Anguillotto
da Pisa. Si occupa della costruzione di nuove opere di difesa,
specie alla porta di San Gregorio; nella chiesa di San Niccolò
le truppe giurano di combattere per la libertà di Firenze. |
|
Mar. |
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|
Toscana |
A fine mese
fa uscire, da cinque porte diverse cinque schiere forti di 500/600
fanti ciascuna per assalire un cavaliere o una ridotta di fronte
a porta Romana. Una compagnia deve condurre a buon fine l'impresa,
mentre le altre hanno il compito di distrarre il nemico: un
suo soldato diserta mezz'ora prima dell'attacco ed avverte gli
imperiali del prossimo attacco. L'azione termina con la perdita
per i fiorentini di una cinquantina di uomini. Ripete il tentativo
due giorni dopo ma l'esito è ancora peggiore del precedente
in termini di perdite subite. Seguono altre scaramucce il giorno
di Pasqua e nei giorni successivi. |
|
Mag. |
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|
Toscana |
Si sposta dagli
orti dei Serristori e colloca i suoi alloggiamenti nella via
di San Felice, nel palazzo dei Bini, sito nel quartiere di Santo
Spirito. Fa pure costruire un bastione nell'orto dei Pitti che
si unisce alle mura. Spinto dalle autorità perché accusato
di condurre in lungo la guerra, esce dalla porta di San Frediano,
da San Pier a Gattolini e dal Monte di San Miniato alla testa
di 30 compagnie: espugna un convento costruito sul poggio di
Colombaia. Gli vengono contro Andrea Castaldo e da Marignolle
Ferrante Gonzaga con la cavalleria. Si getta nella mischia sebbene
infermo ed aspetta inutilmente i soccorsi, che devono essergli
portati da Amico da Venafro: questi, infatti, che doveva comandare
uno dei tre colonnelli è stato barbaramente ucciso il giorno
precedente da Stefano Colonna. Dopo quattro ore di combattimento
è assalito anche dai fanti tedeschi, per cui è obbligato ad
ordinare la ritirata con la perdita di 200 uomini, tra i quali
numerosi capitani come Ottaviano Signorelli e Vico Machiavelli.
Negli stessi giorni ha alcuni abboccamenti con il vescovo di
Faenza Rodolfo Pio, emissario del papa Clemente VII. |
|
Giu. |
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|
Toscana |
Esce con Stefano
Colonna per aggredire nottetempo i fanti tedeschi asserragliati
nel monastero di San Donato a Polverosa. Si attesta sulla riva
sinistra dell'Arno con 1500 fanti per impedire agli avversari
fermi sull'altra sponda di attraversare il fiume e prestare
soccorsi ai fanti tedeschi accampati a San Donato in Polverosa.
Alle prime luci dell'alba fa suonare la ritirata per timore
che la via del ritorno delle sue milizie possa essere tagliata
dalla cavalleria imperiale. Spera sempre di raggiungere con
i nemici un accordo tale da procurargli il loro favore. |
|
Lug. |
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|
Toscana |
Invia Cencio
Guercio da Pirro Colonna per trovare un compromesso fra le parti;
tramite Bino Mancino Signorelli si incontra con lo stesso principe
d' Orange, nei pressi delle mura, fuori porta Romana. |
|
Ago. |
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|
Toscana |
Cencio Guercio
si reca nel campo imperiale per convincere Ferrante Gonzaga
a chiedere il sacco di Firenze in caso di mancata resa. Il Baglioni
interrompe i colloqui allorché l'Orange pone come condizione
preclusiva il rientro dei Medici in Firenze; in ogni caso gli
promette di non attaccare le sue truppe nel caso di un suo allontanamento
dal campo per affrontare nel pistoiese le milizie di Francesco
Ferrucci. Il Baglioni comincia a criticare l'operato delle autorità
civili in pubblico ed in privato, si rifiuta di seguire il Colonna
in una sortita che definisce folle, impedisce che siano inviati
in soccorso al Ferrucci 2000 fanti. Con la sconfitta e la morte
del commissario a Gavinana, vuole spingere i fiorentini alla
pace e li ragguaglia sulla pessima situazione dal punto di vista
militare. Zanobi Bartolini, suo amico, viene privato dal consiglio
degli Ottanta dell'incarico di commissario generale. Ciò
indispone il condottiero a tal punto che spedisce ancora Cencio
Guercio dal Gonzaga, divenuto nel frattempo capitano generale
per la morte dell'Orange. La Signoria non accetta le condizioni
di resa da lui trattate e gli ordina di allontanarsi da Firenze
per combattere gli avversari. Si rifiuta di obbedire. Chiede
licenza di lasciare la città; quando questa gli è accordata
è costretto a rivelare il suo vero disegno. Sono inviati due
ambasciatori per portargli il congedo (peraltro espresso in
termini onorevoli). Il Malatesta reagisce a modo suo; sorpreso
dall'iniziativa, pugnala Andreolo Niccolini senza voler leggere
l'atto; l'altro, lo Zati si salva dandosi alla fuga. Il gonfaloniere
Niccolò Capponi comanda alle 16 compagnie della milizia civica
di assalire nelle sue case il condottiero perugino, solo 8 obbediscono
all'ordine: un capitano di fanti guasconi (il Vaviges) si offre
di attaccare con la sua compagnia le truppe perugine; 400 giovani
fiorentini, viceversa, si schierano con le armi nella piazza
di Santo Spirito a sostegno del Baglioni. Il condottiero, da
parte sua, invia Morgante da Perugia a rompere la porta di San
Pier a Gattolini e gli ordina di allontanarne Caccia Altoviti
che ne è alla guardia. Fa entrare nei bastioni Pirro Colonna, disarma la guarnigione di
porta Romana e fa puntare le artiglierie contro la città. E'
raggiunto dai partigiani dei Medici, gli è restituito il comando,
il Bartolini viene reintegrato nel suo incarico cosicché
può negoziare
ufficialmente la capitolazione della repubblica con l'inviato
del papa, il commissario generale pontificio in Toscana Baccio
Valori. Quest'ultimo entra in Firenze ed è ospitato dal
Baglioni nella casa dei Puis in cui ha posto la sua residenza.
I capitoli sono presto firmati a metà mese a Santa Margherita
a Montici; il Valori lo ringrazia con un breve del papa per
l'attività prestata. Il condottiero chiede di potere
ritornare a Perugia come signore della città; nel contempo,
sempre durante la sua permanenza, fa arrestare un domenicano,
frà Benedetto da Foiano, e lo spedisce dal pontefice
perché durante le operazioni di assedio della città
ha predicato ai fiorentini a favore della libertà. Negli
stessi giorni i suoi fanti corsi e perugini si ammutinano spaventando
la popolazione; mettono sottosopra la piazza di Santa Croce.
Il Malatesta viene fatto prigioniero dai suoi uomini; convince
i fiorentini, se vogliono evitare il sacco delle loro case,
a consegnare ai suoi uomini 10000 ducati. |
|
Sett. |
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Toscana e Umbria |
Clemente VII,
dopo pochi giorni, gli intima di abbandonare Firenze con le
sue truppe; il Baglioni si offre ai veneziani tramite l'ambasciatore
Capello. Si allontana dalla città dopo che l'ordine gli è
ripetuto dal commissario apostolico; porta con sé due
giovani leoni, molto denaro e gioielli donatigli dai fiorentini
(drappi, catene d'oro ed altro), nonché !0/12 pezzi di
artiglieria pure regalatigli dai reggenti del nuovo stato. Durante
la marcia i suoi uomini saccheggiano i territori di San Casciano,
Poggibonsi, Staggia; il Baglioni, infine,è raggiunto
da altri due brevi pontifici con i quali gli sono concessi i
redditi del Chiugi, la signoria di Bettona, Bevagna, Limignana
e Castelbono Rientra trionfalmente in Perugia e vi fa subito
uccidere un rivale politico. Due mesi dopo acquisterà
nella città, fuori porta Borgna fino alle fonti di Veggio,
alcuni poderi da destinare a giardino. Da ultimo, con i frutti
del bottino inizia a costruire, sempre a Perugia, un palazzo
che sarà successivamente incorporato nella rocca Paolina. |
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Umbria |
Deve riguardarsi
dagli intrighi del cardinale Ippolito dei Medici, che favorisce
in Perugia il partito di Braccio Baglioni. |
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1531 |
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Mag. |
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Umbria |
Il cardinale
dei Medici lo costringe a rifugiarsi a Bettona. |
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Dic. |
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Umbria |
Muore di lue
a Bettona la vigilia di Natale. E' sepolto a Perugia. Nella
stessa occasione il corpo del fratello Orazio, già sepolto
a Spello, e quello di Malatesta sono oggetto di solenni esequie
nella chiesa di Monte Luce con orazione di Mario Podiani; entrambi
sono sepolti nella chiesa di San Domenico. Il corpo di Malatesta
viene riposto in una cassa coperta di broccato d'oro; il sepolcro,
più tardi, sarà fatto togliere su ordine del papa
Paolo V. Esistono sue immagini in una medaglia offerta alla
Madonna dagli abitanti di Collazzone nel 1512, negli statuti
cittadini pubblicati nel 1528; altri suoi ritratti compaiono
nelle opere del Pomarancio, del Vasari e nel poema di Mambrino
Roseo. |
Giovane valoroso, valoroso capitano. Audace. "Sebbene
indebolito e quasi attratto da lunghe malattie, egli non era men riputato
per coraggio che per militare perizia..Sapeva farsi amare e rispettare
dai soldati, sebben contenesseli nella più severa disciplina."
Inghirami
Capitano di grande fama.
Astuto capitano.
Capitano capace di ordinare le truppe.
Con fama di traditore.