Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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0128      MALATESTA BAGLIONI  Signore di Perugia, Bettona, Bevagna. Conte di Bettona. Figlio di Giampaolo, fratello di Orazio, padre di Rodolfo, nipote di Gentile Baglioni. Zio di Ottaviano Signorelli.

               1491 - 1531 (dicembre)

Anno, mese

Stato.  Comp. ventura

Avvesario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1498          
Lug.       Toscana E' segnalato in Toscana al fianco del padre che sta combattendo i pisani per conto dei fiorentini.
1500          
Lug.       Umbria
Il padre deve abbandonare Perugia a seguito della congiura dei congiunti lasciando soli i figli Malatesta ed Orazio. Si prende cura di costoro Atalanta Baglioni, madre di Grifone, uno dei congiurati, che li mettein salvo nelle case paterne.

................

 

 

 

 

Malatesta ottiene la sua prima condotta (virtuale) di 30 cavalli dai fiorentini. Il padre Giampaolo non la accetta a causa della giovane età del figlio: promette, nel contempo, di non combattere mai contro la repubblica ed offre, in pegno della sua fede, come ostaggio il figlio.

1501       Umbria E' associato dal padre ad uno dei collegi delle arti di Perugia.

1503

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Segue il padre in esilio a Siena allorché quest'ultimo viene scacciato da Perugia dai pontifici.

1505

 

 

 

 

 

Apr.     15 lance   Ottiene dai fiorentini una condotta di 15 uomini d'arme.
Mag.       Toscana Milita agli ordini di Ercole Bentivoglio.
Giu.       Umbria e Toscana
E' lasciato dal padre in ostaggio ai fiorentini, allorché costui viene convinto da Niccolò Machiavelli a non appoggiare Bartolomeo d'Alviano nella sua spedizione contro la repubblica a favore dei Medici e di Pisa.

Ago.

Firenze

Pisa

 

Toscana

Gli è riconosciuta  una provvigione di 1700 fiorini. E' alla guardia di Cascina con la sua compagnia, 200 fanti e 15 lance spezzate.

1506

 

 

 

 

 

Sett.

Chiesa

Bologna

 

Umbria ed Emilia

Il padre si reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio i figli. Questi sono affidati al duca d'Urbino. Malatesta affianca il padre all'impresa di Bologna; sembra che in questo periodo militi nella compagnia di Baldassarre Signorelli.

................

 

 

 

Umbria

A Perugia è eletto fra i capitani del contado.

1509

Venezia

Francia

 

Lombardia

Milita nella compagnia dell'Alviano.

1510       Umbria
Sposa Costanza Monaldeschi erede di alcuni castelli nell'orvietano (Rivalbella e Collelungo), già appartenenti al cognato Pier Giacomo Monaldeschi.

1511

Chiesa

Francia

 

 

E' condotto dai pontifici con 9 lance e 22 cavalli leggeri.

1512

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna e Emilia

Si unisce ad Imola con le truppe della Lega Santa. Assedia Bologna; respinge un distaccamento di cavalleria uscito dalla città per procurarsi vettovaglie e cattura 4 partigiani dei Bentivoglio.

Feb.

 

 

 

Emilia e Romagna

Si ritira all'avvicinarsi dei francesi di Gastone di Foix e rientra in Imola: inquadrato nella retroguardia, allontana con facilità alcuni cavalli francesi.

Apr.

 

 

25 lance

Romagna e Umbria

E' ferito gravemente alla testa (22 ferite nel complesso) ed è fatto prigioniero nella battaglia di Ravenna dopo avere perso 47 cavalli nel combattimento. Viene salvato da un francese che ha militato agli ordini del padre e che lo conduce in salvo a Perugia.

................

 

 

 

Umbria

Gli è rinnovata la carica di capitano del contado di Perugia.

1513

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

Francia

 

Veneto

Affianca il padre Giampaolo nel veronese. Non interviene quando i suoi uomini  mettono a sacco Cazzano di Tramigna.

Mar.

 

 

 

Veneto

Rimane a San Bonifacio allorché il padre rientra a Perugia.

Apr.

 

 

 

Veneto

Si trova a Venezia.

Lug.

 

 

 

Veneto

Passa alla difesa di Treviso.

Sett.

 

 

 

Umbria

Si reca a Città di Castello per le nozze dello zio Gentile con Giulia Vitelli. Il papa Leone X lo incita a perseguire i colpevoli dell'omicidio di Gentile da Marsciano, avvenuto a Roma ad opera di un certo Graziani uomo di fiducia dello zio Gentile.

Dic. Perugia Chiesa   Umbria
Entra in conflitto con la comunità di Orvieto. Alla testa di 1000 fanti e di 200 cavalli occupa, a nome della suocera Imperia, i castelli di Rivalbella e di Collelungo che il papa Giulio II ha assegnato, alla morte del cognato, agli abitanti della città. Cerca di sorprendere Orvieto; la località viene presidiata maggiormente dai pontifici ed il tentativo va a vuoto.

1514

 

 

 

 

 

Gen.

Venezia

Spagna Impero

80 lance e 40 cavalli leggeri

Umbria e Veneto

Viene nuovamente assoldato dai veneziani per un anno di ferma e due di rispetto. Lascia Perugia e ritorna a Venezia: è accompagnato in collegio da Niccolò Vendramin e si incontra con il doge Leonatdo Loredan. A Treviso si vede con Baldassarre Signorelli.

Feb.

 

 

 

Veneto

Sorveglia Serravalle (Vittorio Veneto) con la sua compagnia; invia i suoi balestrieri a cavallo a Belluno e 30 uomini d'arme alla guardia dei passi; protegge la ritirata di 110 stradiotti che provengono da Sacile.

Mar.

 

 

 

Veneto e Friuli

E' a Padova con 100 lance. Viene a Muzzana del Turgnano per opporsi agli imperiali; appoggia l'Alviano, Giampaolo Manfrone, Baldassarre di Scipione ed il provveditore Vendramin a Sacile, ove raccoglie fanti e cavalli di quella terra. Collocato inizialmente nei pressi di Rorai, è inviato in avanscoperta con Pietro da Longhena verso Pordenone; raggiunge il borgo di San Giovanni fuori le mura. Il Rizano esce dalla città incontro alle sue truppe; il Baglioni si ritira ad arte verso Sacile ed i nemici cadono in un'imboscata. Gli imperiali sono battuti; il Baglioni costringe alla resa il Rizano dopo averlo scavalcato e ferito con lo stocco. 100 nemici sono uccisi o catturati nell'occasione.

Lug.

 

 

 

Veneto

E' al campo di Brusegana. E' inviato dall'Alviano con Giulio Manfrone, Giampaolo da Sant'Angelo, Mercurio Bua (300 uomini d'arme, cavalli leggeri e fanti) a Camposampiero, per contrastarvi una scorreria degli avversari portata da 100 lance, 300 cavalli leggeri e 300 fanti. Supera il Brenta, si sposta verso Cittadella e Castelfranco Veneto, sorprende i nemici a Camisano Vicentino e recupera tutte le prede. Sono catturati 100 cavalli; tutti i fanti spagnoli sono uccisi o fatti prigionieri.

Ago.

 

 

 

Veneto

Passa nel veronese. Si pone in agguato in un bosco a San Michele Extra: invia 10 stradiotti a porta Vescovo e costoro provocano l'allarme in Verona. I suoi uomini sono inseguiti da 30 lance che cadono in un'imboscata: l'azione termina con la cattura dello Zuchero, del luogotenente di Muzio Colonna, Ascanio Romano, e di Signifreddo Caliari. L' ultimo è impiccato per una sua precedente diserzione dalle file veneziane.

Sett.

 

 

 

Veneto

Tallona con 150 cavalli leggeri gli spagnoli che hanno abbandonato Monselice. Viene, successivamente, mandato dall'Alviano alla volta di Bevilacqua con 100 uomini d'arme, 200 cavalli leggeri e 300 fanti agli ordini di Orsino Orsini. Con tale capitano, si impadronisce del bastione che difende il ponte di Frassine, cattura il Moriglione; si avvicina a Rovigo con il Cardillo, entra nella città, arriva sulla piazza e coglie gli avversari in disordine. Nel combattimento è ferito alla mano. Si reca a Venezia in collegio: a lui (ed ai suoi uomini) viene assegnato un premio di 500 ducati.

Ott.

 

 

 

Veneto

Si sposta verso Verona con Giacomo da Vicovaro ed il Bua. A Porcile (Belfiore) si trova la strada sbarrata da una palizzata; la rompe, attraversa l'Adige e ciascun condottiero  prende una via diversa per convergere,alla fine, tutti insieme sugli spagnoli, che vengono sorpresi nottetempo nel loro campo. Ritorna ai suoi alloggiamenti con il Vicovaro , il Bua e 300 cavalli carichi di bottino.

Nov.

 

 

 

 

Staziona al campo di Legnago.

Dic.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Si reca a Venezia; è presente alla riconciliazione pubblica organizzata dal Vendramin e da Andrea Gritti tra l'Alviano e Renzo di Ceri. Chiede una condotta di 150 uomini d'arme ed una provvigione annua di 3000 ducati: gli viene proposta una condotta di 100 uomini d'arme ed una provvigione di 1000 ducati per l'anno di rispetto. Non accetta. E' inviato alla guardia di Bergamo; con il Bua cattura 300 cavalli imperiali  fermi presso tale località.

1515

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Veneto

Segue i lavori di fortificazione di Padova; nella città è raggiunto dalla moglie, che vi è accolta dall'Alviano e dal provveditore generale Domenico Contarini. Sono con lui anche Laura Signorelli ed il figlio Ottaviano.

Mag.

 

 

 

Friuli e Veneto

E' ad Udine con i suoi uomini: costoro non vogliono allontanarsi dalla città e trasferirsi a Vicenza, se prima non siano loro saldate tre paghe.

Giu.

 

 

 

Veneto

Si trova a Vicenza;  sorprende con il Bua verso Lonigo 60 fanti spagnoli, di cui metà sono uccisi e 20 sono condotti a Vicenza. Passa alla difesa di Padova.

Lug.

 

 

 

Veneto

Contrasta gli avversari nel Polesine.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Melegnano.

Ott. nov.

 

 

 

Lombardia

Prende parte all'assedio di Brescia; conduce un assalto alla porta di San Nazzaro, che viene respinto dalle artiglierie con la perdita di più di 300 soldati. Ne segue una sortita improvvisa di 1500 schioppettieri del Moriglione, che mette in fuga le truppe della Serenissima e permette loro di inchiodare alcuni cannoni. A novembre il Baglioni rimane leggermente ferito ad una mano dai detriti provocati da un tiro di artiglieria.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Il consiglio di Savi gli riconferma la condotta per un anno; il Baglioni, non contento, chiede il permesso di recarsi a Venezia. E' a Toscolano Maderno con 80 lance.

1516

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Lascia Brescia, transita per Ostiglia e si dirige verso Verona.

Feb.

 

 

 

Lombardia

Rientra nel bresciano; con Mariano da Lecce ed il Signorelli prepara un'imboscata al ponte di Bagnolo Mella: l'esito è negativo e finisce con la cattura, da parte degli avversari,  del capitano veneziano Camillo da Martinengo.

Mar.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Viene segnalato a  Peschiera del Garda, alla difesa di Crema e, per finire, con il Bua  sotto Milano. Pone il suo campo nei borghi di porta Romana e contribuisce efficacemente a ributtare un attacco spagnolo alla città. E' lodato dal provveditore generale Andrea Gritti per il valore dimostrato alla difesa di Milano.

Apr.

 

 

100 lance e 50 cavalli leggeri

Lombardia

Entra di notte nel castello di Lodi con la compagnia di Gian Giacomo da Trivulzio (sono uccisi 30 guelfi e vengono messi in fuga Niccolò Varolo e Ludovico Vistarini). Attraversa l'Adda e punta su Crema con 130 lance e 20 archibugieri; si unisce con Camillo da Martinengo e rientra nel lodigiano per controllare i movimenti degli avversari: ha una nuova scaramuccia e 20 lance mettono in fuga 200 fanti. Il consiglio dei Savi gli aumenta la condotta da 80 a 100 uomini d'arme e da 40 a 50 quella dei balestrieri  a cavallo. Si unisce con il provveditore degli stradiotti Giovanni Vitturi e con alcuni capitani di cavalli leggeri (il Martinengo, il Sant'Angelo, Mariano da Lecce, il Signorelli ed Annibale da Lenzo, 200 cavalli): prepara a Monticelli Brusati un  agguato al marchese di Brandeburgo, che da Salò si sta dirigendo verso Brescia con i denari di una taglia posta alla comunità. Nell'imboscata cadono 200 fanti, che sono tutti uccisi, con l'eccezione di tre soldati risparmiati per avere informazioni. Appoggia il Martinengo ed il Vitturi verso Melzo e Lodi nel tagliare le linee di rifornimento ai nemici; affianca  Antonio da Martinengo e Pietro da Longhena su Pontoglio.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Raggiunge a Spirano con 100 lance Teodoro da Trivulzio ed il Connestabile di Borbone. Viene nominato conte di Bettona con il padre dal papa Leone X..

Giu.

 

 

 

Veneto

E' a Legnago con il Vitturi ed il  Contino (300 stradiotti e numerosi fanti romagnoli) per contrastare gli imperiali. Si collega, successivamente, con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo, sposta il campo ad Albaredo d'Adige, getta un ponte nel fiume e danneggia i raccolti attorno a Verona. Viene a Venezia; a fine mese, è inviato alla difesa di Padova minacciata da un'incursione degli imperiali (8000 fanti, 800 cavalli e 18 pezzi di artiglieria). Nella città si colloca al campo di Brentelle con Giovanni Naldi.

Lug.

 

 

 

Veneto

Ritorna a Venezia con il Gradenigo e gli viene consegnato del denaro.

Ago.

 

 

 

Veneto

Prende parte all'assedio di Verona.

Sett.

 

 

 

Veneto

Si lamenta per il disordine imperante nel campo della Serenissima; con Gabriele da Martinengo, assale il bastione di porta Vescovo per rovinarlo con i guastatori ed è colpito da una palla di schioppetto che non trapassa l'armatura. Conduce con Antonio da Castello altre operazioni offensive al medesimo bastione, che si rivelano parimenti senza esito. Si ritira al campo fortificato di Albaredo d'Adige perché stanno arrivando numerose truppe in rinforzo ai difensori di Verona.

Ott.

 

 

 

Veneto

Abbandona il campo senza licenza e si porta a Venezia per reclamare il  versamento di cinque paghe e per chiedere per il fratello Orazio la condotta già del Sant'Angelo. Viene ricevuto dal doge, che lo invia al consiglio dei Savi.  Rientra ad Albaredo d'Adige; si reca ancora nella capitale per protestare per il ritardo delle paghe.

Nov.

 

 

 

Veneto

Si unisce a Caldiero con il Martinengo ed il Gradenigo (200 uomini d'arme).

1517

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Sverna con i suoi uomini nel padovano ed ha modo di lamentarsi, una volta di più, per le modalità di pagamento della sua condotta. Si offre, nel contempo, ai pontifici. A Venezia il suo operato è lodato dal Gritti.

Mar.

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia in collegio.

Mag.

Chiesa

Comp. ventura

 

Umbria

Lascia Cittadella con il permesso del collegio e si porta a Perugia con 8/10 lance. Difende la città dagli attacchi di Francesco Maria della Rovere.

................

 

 

 

Veneto ed Umbria

Al cessare delle ostilità rientra in Umbria. Nell' anno il costo della sua compagnia è valutato dai veneziani in 13500 ducati. Raggiunge il padre a Castiglione del Lago per respingere un improvviso attacco condotto da Gentile Baglioni. Si avvia a Montegualandro con numerosi fanti e cavalli per impedire il passo a Filippo Ranieri, venuto in appoggio allo zio Gentile. Segue una tregua fra le parti ad opera del vicelegato pontificio a Perugia, il vescovo di Famagosta Matteo Ugone. Sempre sulla fine dell'anno è chiamato a far parte del collegio che nomina in Perugia i capitani delle porte. Si autoelegge.

1518

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Da Città di Castello si porta a Venezia;  protesta in collegio per il ritardo delle paghe.

Ott.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Si reca in incognito alla fiera di Crema; giunge alle porte di Peschiera del Garda e si rifiuta di dare le sue generalità. Ne nasce una zuffa con i soldati di guardia, nel corso della quale viene colpito da un sasso.

1519

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Lombardia

E' nel bergamasco con la sua compagnia.

Giu.

 

 

 

Toscana

A Firenze per il battesimo del primogenito di Giovanni dei Medici. E' uno dei padrini del neonato con il cardinale dei Rossi.

1520

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Rientra a Venezia e chiede la licenza di andarsene; per restare, domanda che la sua provvigione sia ritoccata da 1000 a 2000 ducati. E' ricondotto dal consiglio dei Savi per un anno di ferma ed uno di rispetto.

Mar.

 

 

478 cavalli

Veneto Lazio ed Umbria

Ottiene il permesso di andare a Roma presso il papa Leone X per conto del padre. Al termine della missione rientra in Perugia. E' convocato a Roma allorché il padre  è incarcerato in Castel Sant'Angelo. Con il cognato Camillo Orsini si reca a Pacciano dallo zio Gentile per indurlo a riconciliarsi con il padre. Tutto inutile. Abbandona nottetempo Perugia con molti uomini.

Apr.

Baglioni

Chiesa

 

Abruzzi Umbria e Veneto

Si rifugia negli Abruzzi per la via di Gavelli; viene ospitato in L'Aquila da Ludovico Franchi. Raduna truppe e rientra nello spoletino a Pianciano. Vede l'inutilità della sua iniziativa, raggiunge Venezia  e  riprende il suo incarico con la Serenissima. Vive a Padova.

Mag.

Venezia

Impero Ottomano

 

Friuli

E' in Friuli con i suoi balestrieri a cavallo per parare eventuali scorrerie dei turchi nella regione.

Sett.

 

 

 

Lombardia

I suoi balestrieri sono utilizzati nel bergamasco per un'azione di polizia indirizzata alla ricerca degli assassini del vescovo di Recanati e di Macerata Ludovico Tasso.

1521

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Si incontra a Cittadella con Camillo Orsini.

Mar.

 

 

 

Veneto

Chiede una casa a Padova perché vuole trasferire i propri famigliari nel veneziano.

Mag.

 

 

 

Veneto

E' citato con Bernardino di Montone, Teodoro da Trivulzio e Giulio Manfrone tra i relatori di uno studio sulle fortificazioni di Padova, consegnato al consiglio dei Savi. Organizza a Padova l'addestramento delle artiglierie e  va ad abitare a Cittadella.

Giu.

 

 

 

Veneto

Lascia Cittadella e si porta a Verona con 100 uomini d'arme : è stata, infatti, scoperta a Milano una congiura anti-francese favorita dai partigiani degli Sforza. Sovrintende agli apprestamenti difensivi ed alle artiglierie della città. E' segnalato con note lusinghiere a Venezia dal podestà di Verona Leonardo Emo.

Lug.

 

 

 

Veneto

Ha ai suoi ordini a Verona 600 fanti.

Ago.

Venezia

Impero

 

Veneto

Prende parte ad un consiglio di guerra con Guido Naldi ed i rettori di Verona al fine di valutare la richiesta di 6000 fanti tedeschi che, da Trento, hanno chiesto il passo per unirsi con l'esercito imperiale sul Po. E' mandato in ispezione sui passi ed il permesso non viene accordato. Appoggia il capitano del Garda Niccolò Barbaro, perlustra le rive del lago con Giovanni Naldi e Marco da Napoli, rientra a Verona al termine della missione. E' a Caprino Veronese con Giano Fregoso per impedire che transitino  per tale località 8000 fanti svizzeri e tedeschi diretti a Mantova. I soldati tedeschi, alfine, attraversano il veneziano per l'inazione di Giampaolo Manfrone.

Sett.

 

 

 

Veneto

E' sempre alla guardia di Verona con 945 fanti, 100 lance e 50 balestrieri a cavallo.

Dic.

Comp. ventura

Chiesa  Perugia

 

Veneto Emilia Romagna e Marche

Alla morte del papa Leone X si reca a Venezia e chiede il permesso di rientrare a Perugia. Ottiene una risposta dilatoria, ritorna a Verona e da qui si unisce con Francesco Maria della Rovere ed il fratello Orazio per scacciare da Perugia Gentile Baglioni. Tocca Ferrara e Rimini; aiuta il della Rovere a recuperare il ducato di Urbino. Si avvia verso Perugia e si impadronisce di Collelungo a spese degli orvietani.

1522

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria e Toscana

Perviene a Civitella Benazzone ed  Ponte Valleceppi; conquista molti castelli del  perugino. Perugia si leva a rumore alla notizia che il Baglioni è giunto con una scorreria al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si accampano a Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché a Roma la sede pontificia è sempre vacante, il collegio dei cardinali ordina ai fiorentini di abbandonare la difesa della città ed a Malatesta, Orazio e Gentile Baglioni di recarsi a Roma. Malatesta non accetta e si avvicina sempre più a Perugia; tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra con il della Rovere e Camillo Orsini alla testa di 200 uomini d'arme, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti. Conclude inizialmente un accordo con Gentile Baglioni per entrare senza problemi in Perugia; il patto viene  subito infranto, allorché nella città entrano rinforzi pontifici condotti da Vitello Vitelli e da Guido Vaina (120 uomini d'arme, 200 cavalli leggeri e 2500 fanti) che portano il numero dei difensori a 150 lance, 4000 fanti e molti cavalli leggeri. Il Baglioni pone i suoi alloggiamenti nel convento di San Domenico: Perugia è attaccata da borgo San Pietro (dove Malatesta agisce personalmente), da porta Sole e da porta Borgna. I 7 pezzi di artiglieria, forniti da Alfonso d'Este, battono le mura e riducono al silenzio i  cannoni avversari; altri pezzi sono collocati sul campanile del monastero di San Pietro. E' respinto un  primo lungo assalto che viene condotto dal della Rovere alla porta di Santa Giuliana. Il Vitelli, tuttavia, abbandona di notte la città a seguito della ferita al piede destro per un colpo di schioppetto; il fatto scompagina i difensori ed il Baglioni (ferito ad una coscia) entra in Perugia alle prime ore dell'alba, su invito del vicelegato Francesco Pitta, per la porta di San Pietro: viene accolto con molte attestazioni di festa dalla popolazione, dal suono delle trombe e delle campane. Isuoi uomimi, viceversa, sono bloccati nel borgo di San Pietro, fuori delle Due Porte,  per il timore dei cittadini di subire il sacco. Con la vittoria, prosegue verso Siena per rimettere alla signoria della città Lattanzio Petrucci.

Feb.

Perugia

Firenze Chiesa

 

Umbria

E' assalito dai fiorentini condotti da Giovanni dei Medici; rientra in Perugia e vi  coordina i lavori difensivi. I nemici si fermano ad Olmo; il collegio dei cardinali  impone al Medici di desistere dalla sua azione.

Mar.

 

 

 

Lazio

Viene costretto a firmare la pace con i congiunti. Si reca a Roma.

Apr.

 

 

 

Lazio ed Umbria

Rientra in Umbria e viene a sapere che il fratello Orazio si è impegnato per suo conto con il cardinale dei Medici affinché entrambi militino per Firenze contro il cardinale di Volterra Francesco Soderini e Renzo di Ceri. Non ratifica la convenzione, perché in precedenza ha ricevuto del denaro per assoldare 100 cavalli leggeri e 2000 fanti proprio dal Ceri. Si finge ammalato per non raggiungere quest'ultimo a Castel della Pieve.

Mag.

 

 

 

Umbria

E' bloccato in Perugia dal mal francese.

Giu. lug.

Venezia

 

100 lance e 50 cavalli leggeri

Umbria

Ristabilitosi a luglio, transita per Ferrara ed è ricevuto onorevolmente in collegio a Venezia.

Ago.

Venezia

Francia

 

Veneto

Si propone vanamente come governatore generale al posto di Teodoro da Trivulzio.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Sorveglia le rive dell'Oglio.

1523          
Giu.        
A metà mese si lamenta con il papa Adriano VI perché la Santa Sede vuole privarlo di alcune concessioni apostoliche da lui godute da più anni nel Chiugi verso il lago Trasimeno.

1524

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto

E' a Padova per curarsi dai suoi malanni.

Apr.

 

 

 

Lombardia

Guarito, si trova all'assedio di Caravaggio che si arrende a patti.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Lascia Caravaggio con Giano Fregoso e raggiunge a Trezzo sull'Adda  il duca di Milano, Girolamo Morone e Giovanni dei Medici per un consiglio di guerra.

Lug.

 

 

 

Veneto

E' a Venezia in collegio: è sempre affetto dal male francese. Domanda di essere trasferito a Zara ed in Dalmazia per provvedere alle opere difensive della città e dell'intera regione. Ritorna in collegio prima di partire per la nuova destinazione.

Sett.

 

 

 

Croazia

Invia da Zara un suo progetto inerente la fortificazione della città e quella del castello di Novigrad: il piano viene discusso in collegio.

Nov.

 

 

 

Veneto

Rientra a Venezia, si incontra con il doge Andrea Gritti e discute in collegio il lavoro svolto in Dalmazia.

1525

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Veneto

Su sua richiesta ottiene la cittadinanza di Verona.

................        
Nonostante che sia assente fisicamente dall'Umbria, è in grado di sostenere le ragioni della moglie per quanto riguarda l'eredità della madre Imperia, contesa anche da Achille Monaldeschi e dalla moglie di quest'ultimo Tradita. Segue un processo a Perugia, mentre gli orvietani occupano i castelli contesi. Il Baglioni non lascia l'occasione di vendicarsi di costoro facendo uccidere da suoi sicari il capitano di tali castelli e nel riacquistare le terre perdute.

Ott.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Prende parte a Verona ad un consiglio di guerra con il della Rovere, nuovo capitano generale della Serenissima, e con il provveditore generale Piero Pesaro. A Brescia.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Passa alla guardia di Crema; prende alloggio nella casa dei Sant'Angelo vicino alla porta Umbriano. Ha qualche screzio con Babone Naldi; provvede a rafforzare le difese cittadine e vi fa introdurre molte vettovaglie.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Controlla il territorio di Orzinuovi; informa il consiglio dei Dieci su alcune pratiche intrattenute con degli abitanti di Cremona, Romanengo e Soncino, che si sono offerti di collaborare con i veneziani. Ha un benestare di massima. Mentre è in Lombardia gli orvietani si impadroniscono di quei castelli dei quali egli si è impossessato anni prima a nome della suocera e della moglie. Il Baglioni fa uccidere il capitano che ne è alla guardia e non lascia occasione per vendicarsi degli orvietani.

1526

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Lombardia

L'ultima domenica di carnevale organizza nel suo palazzo di Crema una cena di 14 portate, cui sono invitati 80 commensali, comprese alcune nobildonne cremasche con i rispettivi mariti. Al banchetto partecipano molti capitani veneziani e tre capitani spagnoli di guardia a Soncino.

Mar.

 

 

 

Lombardia

Il suo operato a Crema è lodato dal provveditore generale Piero Pesaro.

Apr.

 

 

 

Veneto

Si trova a Venezia in collegio per illustrare i lavori approntati per la difesa di Crema.

Giu.

Venezia

Impero

Capitano g.le  fanteria

Lombardia

Ha l'incarico di seguire un trattato con Ludovico Vistarini per avere Lodi. Si porta a Chiari con Camillo Orsini ed il della Rovere; a fine mese, lascia Crema con 1200  fanti ed irrompe in Lodi, dove il Vistarini gli fa trovare aperta la porta del bastione di porta Milanese. Supera la resistenza degli spagnoli di guardia e con alcuni rinforzi, che hanno a loro volta infranto  le difese al bastione di porta Reale, obbliga Fabrizio Maramaldo a rinchiudersi nella rocca. 800 fanti napoletani del presidio sono svaligiati e fatti prigionieri; il Baglioni inizia a bombardare il castello con 8 pezzi di artiglieria e rifiuta 1000 scudi che gli sono proposti dai nemici per fare evacuare con un salvacondotto un capitano imperiale ferito in combattimento. Respinge, indi, un attacco portato dal  marchese di Vasto Alfonso d'Avalos e da Giovanni d' Urbina con 400 cavalli leggeri e 400 fanti spagnoli. Per l'impresa riceve le lodi del podestà e capitano di Crema Piero Boldù e del provveditore generale Pesaro; il consiglio dei Savi lo nomina capitano generale della fanteria e gli concede una condotta di 1000 fanti e di 100 balestrieri a cavallo in tempo di guerra e di 50 balestrieri a cavallo in tempo di pace. La sua provvigione annua è portata a 1500 ducati; i cremaschi gli donano 6 pezzi di artiglieria.

Lug.

 

 

 

Lombardia

Segue il della Rovere al campo di San Donato Milanese; a Lambrate è testimone nel duello intercorso fra il Vistarini e Sigismondo Malatesta. Attacca i bastioni di porta Romana a Milano; obbligato a ritirarsi, affianca il della Rovere a Melegnano e ne  appoggia le tesi attendiste. Ha modo di rappacificarsi con Vitello Vitelli.

Ago.

 

 

 

Lombardia

Viene inviato alla conquista di Cremona con 6200 fanti (di cui 1000 lanzichenecchi), 300 lance e 350 cavalli leggeri. Alla difesa della città si trovano 1400 lanzichenecchi, 350/400 fanti spagnoli, 120 cavalli leggeri e 90 lance. Il Baglioni invia in soccorso di Annibale Picenardi, assediato a sua volta dagli imperiali nel castello cittadino, prima 300 schioppettieri e poi altri 1900 fanti con molti guastatori, che hanno il compito di distruggere le trincee costruite dai nemici. Inizia a battere con le artiglierie porta Moso, si espone e rimane colpito alla celata da una palla di archibugio; sono buttate a  terra 70 braccia delle mura. Il Baglioni non ritiene sufficiente tale risultato e si colloca in località Santa Monica, verso la porta di San Luca, non lontano dal castello. Fa scavare due trincee, una in direzione del Po e l'altra verso un bastione: i risultati sono analoghi, per cui gli sono mandati in rinforzo 1200 fanti tedeschi, comandati da Michele Gaissmayr, ed altri 3000 condotti dal provveditore Pesaro. Cadono di notte 50-60 braccia di mura: il Baglioni non sa approfittare dell'occasione e con il suo ritardo permette ai difensori di ovviare all'inconveniente. Conduce un assalto generale, che costa ai veneziani la perdita di 100 uomini fra morti e feriti (fra i primi Giulio Manfrone e Macone da Correggio) ed agli imperiali 500 uomini. Viene accusato di intempestività; non trova di meglio che scaricare le proprie responsabilità su altri capitani come se fosse stato forzato ad ordinare l'azione. Presto falliscono due nuovi attacchi, condotti uno dal castello ed uno alla breccia procurata con l'artiglieria a Santa Monica. Il provveditore Pesaro gli invia altri 3000 fanti,  1000 svizzeri e nuovi pezzi di artiglieria. A fine mese, progetta di assalire la città con 9150 fanti disposti in cinque batterie. Camillo Orsini tenta di assalire porta Moso, mentre egli porta la sua azione verso porta Po. La sua batteria composta di 2993 fanti, per lo più corsi e perugini, 150 uomini d'arme e 140 cavalli leggeri, si colloca su un terreno paludoso. I colpi di artiglieria provenienti da essa risultano pertanto troppo elevati per effetto del cedimento del suolo al rinculo; gli uomini dell'Orsini, viceversa, si trovano di fronte ad un fossato protetto da più file di archibugieri che fiancheggiano e proteggono la porta. I veneziani sono respinti con la perdita di 189 morti, di 541 feriti e di 224 soldati che fuggono dal campo. Alla rassegna successiva la sua compagnia risulta composta di 89 lance (invece di 100) e di 41 balestrieri a cavallo (invece di 50). Il Baglioni si ammala ed è sostituito nel comando dallo stesso della Rovere.

Sett.

 

 

 

Lombardia

A metà mese 20 cavalli leggeri della sua compagnia si scontrano con 50 cavalli imperiali, che stanno rientrando in Cremona: alcuni sono fatti prigionieri.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Si lamenta aspramente con i veneziani perché 25 uomini d'arme della sua compagnia sono dati a  Pietro da Longhena.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Con il della Rovere a Borgoforte, per contrastare Giorgio Frundsberg ed i suoi lanzichenecchi. Si ammala ancora una volta.

1527

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Staziona con i suoi uomini a Bagnolo Mella; viene a Venezia, sempre affetto dalla lue; è criticato dal nuovo provveditore generale Alvise Pisani perché non è in grado di mantenere la disciplina nelle fanterie. A Parma  partecipa ad un consiglio di guerra con il della Rovere, il marchese Michelantonio di Saluzzo ed il commissario pontificio Francesco Guicciardini.

Feb.

 

 

 

Lombardia

Si trova a Casalmaggiore; gli viene dato l'incarico di controllare gli imperiali fermi a Pizzighettone. Continuamente indisposto, ritorna verso Cremona all'annuncio che i lanzichenecchi stanno abbandonando il piacentino.

Mar.

 

 

 

Emilia

E' alla difesa di Parma con 16 bandiere di fanti e 3 compagnie di cavalli leggeri. Attraversa l'Enza e raggiunge Castelnuovo di Sotto;  è a Budrio, San Faustino e Giovita nel reggino e si accampa nei pressi di Rubiera. Si porta a Valverde.

Mag.

 

 

 

Toscana

Procede in Toscana con il Pisani: ai suoi ordini sono 80 lance spezzate, 26 uomini d'arme e 54 cavalli leggeri; altre 60 lance restano in Lombardia con il provveditore Domenico Contarini.

Giu.   lug.

 

 

 

Veneto

I partigiani del Baglioni vengono cacciati da Perugia; Malatesta  è costretto a ritornare a Padova per curarsi.

Ago.

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia in collegio; ottiene il premesso di rientrare in Umbria.

Sett.

 

 

 

Umbria

Ritorna a Perugia accolto con tutti gli onori. Litiga negli stessi giorni con il fratello Orazio perché non vuole aiutarlo nell'assediare nell'abbazia di San Pietro in Valle Braccio Baglioni che vi si è asserragliato.

................

Firenze

Siena

150 cavalli e 1000 fanti

Toscana

E' congedato a seguito dell'accordo trovato dal pontefice Clemente VII con i Colonna. Viene assoldato dai fiorentini con 150 cavalli e 1000 fanti affinché si porti nel Chianti a sostegno dei fuoriusciti di Siena contro il capoluogo.

................

 

 

 

Umbria

Si incontra ad Orvieto con il marchese di Saluzzo.

1528

 

 

 

 

 

Apr.

Chiesa

 

 

 

I veneziani gli richiedono inutilmente di rientrare in Lombardia con 1000 fanti. Passa agli stipendi dei pontifici dopo che non hanno avuto buon fine trattative condotte a Firenze tra il suo emissario Cencio Guercio (Vincenzo Piccioni) ed i commissari della repubblica Raffaello Girolami, Cristoforo da Pacciano e Vincenzo Alessi.

Mag.

 

 

 

Umbria

E' segnalato ad Orvieto al fianco del papa: i veneziani cercano sempre di riaverlo al loro servizio. Il pontefice si dimostra favorevole al Baglioni affidandogli con le cacce nel Chiugi alcune concessione e privilegi che vanno a favore degli abitanti del suo stato. I perugini, grati, collocano il ritratto del Baglioni nel pubblico palazzo come esempio e stimolo di virtù.

Giu.

Chiesa

Rimini

 

Romagna

Combatte Sigismondo Malatesta ed affianca i pontifici al recupero di Rimini.

Lug.

Chiesa

Assisi

 

Umbria

Ha l'incarico di recuperare le rocche di Assisi, cadute nelle mani dei de Nepis. Espugna la prima fortezza e la seconda gli si arrende a patti dietro la consegna di 600 o di 100 scudi. I difensori ne escono; di costoro ne fa impiccare uno (o 10 secondo le finti) ed uccidere altri due con vari pretesti. I loro beni sono confiscati a suo favore.

Ago.

 

 

 

Lazio ed Umbria

Raggiunge Clemente VII a Viterbo con 600 archibugieri e 400 cavalli leggeri; rientra a Perugia e fa rafforzare le difese cittadine.

Nov.

Perugia

Fuoriusciti

 

Umbria

E' molestato da Braccio Baglioni e da Pirro Colonna che godono del segreto appoggio dei pontifici. La guerriglia continuerà anche per i primi mesi del 1529.

Dic.       Umbria Il papa gli conferma le precedenti concessioni a suo favore .

1529

 

 

 

 

 

Apr.

Francia

 

Governatore g.le

Umbria

Alla morte del cardinale Passerini, Clemente VII emette un breve per il quale la legazione di Perugia è affidata ad un suo nipote, il cardinale Ippolito dei Medici. Negli stessi giorni il Baglioni passa nominalmente allo stipendio dei francesi che gli preannunciano la consegna dell'ordine di San Michele; in realtà la condotta è stipulata per conto dei fiorentini. Gli viene riconosciuta una provvigione di 2000 scudi ed il comando di 1000 fanti in tempo di guerra. Ha il titolo di governatore generale.

Giu.

 

 

 

Umbria

Fa giustiziare a Perugia alcuni suoi uomini sospettati di tradimento.

Lug.

Firenze

Chiesa  Impero

 

Umbria

Spedisce in Francia Benedetto Montesperelli e Vecchia Alessi. Al ritorno dalla loro missione, costoro sono catturati con 3000 scudi, inviatigli dai francesi a conferma della condotta, sulla spiaggia di Rimini dai pontifici. Per rappresaglia il Baglioni fa catturare in Perugia il vescovo di Veroli, il vicelegato Ennio Filonardi ed il tesoriere apostolico Alfano Alfani; tenta, anche, di avere nelle sue mani il cardinale di Trani, fermatosi a Piegaro. Si adopera ad avere l'appoggio dei veneziani ed i fiorentini gli inviano in soccorso 1500 fanti. Clemente VII emette un breve ai suoi danni con il quale si proibisce a tutti i cittadini dello stato della Chiesa di combattere contro i pontifici, pena la dichiarazione di essere considerato ribelle, di avere i beni confiscati, di essere soggetti ad interdetto e di dovre subire altre pene sussidiarie; sempre il pontefice, spinge gli imperiali  ai suoi danni. Il principe d'Orange lascia gli Abruzzi e si impossessa in breve tempo di Bevagna, Montefalco ed Assisi scacciandovi i presidi del Baglioni. I fiorentini inviano a Perugia Francesco Ferrucci e Benedetto da Verrazzano per dargli il comando delle loro truppe con cui contrastare l'avanzata degli avversari.

Ago.

 

 

 

Umbria

Gli abitanti di Perugia gli danno in prestito 30000 scudi; difende la città con 3000 fanti ed il commissario fiorentino Zanobi Bartolini gli porta in rinforzo 250 cavalli ed altri 3000 fanti. Perde Spello, dove sono concentrate le sue truppe, la cui difesa è affidata al fratello Leone, figlio naturale di Giampaolo ed arciprete della cattedrale di Perugia.

Sett.

 

 

 

Umbria e Toscana

Assediato in Perugia, si accorda con il principe d' Orange che gli offre vantaggiose condizioni per la resa. Viene assolto da tutte le censure ecclesiastiche e gli è permesso di restare al servizio di Firenze. Può così lasciare Perugia senza dovere rinunciare alla sua signoria. Gli sono, inoltre, assicurati la conservazione di alcuni domini in Umbria, gli è fatta la promessa che sarebbero stati tenuti lontani da Perugia i fuoriusciti Braccio e Sforza Baglioni, gli è concesso un salvacondotto per la Toscana. I fiorentini inviano a Perugia Giovanni battista Tosinghi con 1500 cavalli e 3000 fanti per autorizzarlo a trattare la resa, ingiungendogli, nel contempo, di portarsi con le truppe ad Arezzo onde unirle con quelle del commissario Bartolini. Il messaggero non giunge in tempo perché il principe d'Orange ha già attraversato il Tevere dopo una piccola scaramuccia e trova il Baglioni disposto alla capitolazione. Il condottiero prende la via di Preggio e della val di Pierla e perviene a Cortona ed Arezzo; lascia quest'ultimo centro rafforzato da altri 1000 fanti, tocca Montevarchi, Figline Valdarno e Firenze. Concentra le sue forze nel capoluogo; ai suoi ordini sono 7000 fanti esperti, 3000 ordinanze e 500 cavalli: l'esercito imperiale, al momento, è composto di 300 uomini d'arme, di 500 cavalli leggeri, di 2500 fanti tedeschi, di 2000 fanti spagnoli e di 6000 italiani.

Ott.

 

 

 

Toscana

Si fortifica in Firenze sui Renai, nelle case dei Serristori. Inizia l'assedio della città da parte degli avversari.

Dic.

Firenze

Chiesa  Impero

Governatore g.le

Toscana

Passa in rassegna le truppe al monte di San Miniato ed è eletto governatore generale  al posto di Ercole d'Este. La spesa complessiva per l'esercito ammonta a 70000 fiorini il mese. Al malatesta è concessa una condotta di 1000 fanti, di 100 lance, di 25 lance spezzate e di 200 cavalli leggeri. La provvigione è stabilita in 6400 ducati; la ferma è di quattro mesi con un anno di beneplacito. Asseconda l'attacco di Stefano Colonna a Santa Margherita a Montici; dà il segnale della ritirata allorché vede che gli imperiali oppongono una fiera resistenza. Di seguito, decide una sortita ai danni degli avversari: fa uscire Ivo Biliotti e pone in agguato vari condottieri, quali Jacopo Tabussi, Marzio Orsini, Francesco Corso ed il Pacchiarino. Interviene loro contro Giovanni da Sassatello: Paoluccio da Perugia chiama la ritirata.

1530

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Riceve lo stendardo della repubblica ed il bastone del comando di capitano generale dal gonfaloniere Raffaello Girolami in una solenne cerimonia svoltasi nella piazza dei Signori. Pochi giorni prima della sua nomina il re di Francia dà pubblicamente ordine a lui ed a Stefano Colonna di abbandonare il servizio dei fiorentini; ad entrambi, in segreto, viene loro fatto sapere di non obbedire all'ingiunzione.

Feb.

 

 

 

Toscana

Minaccia di impiccare Giovanni da Vinci, per avere lasciata incustodita la porta di Santa Croce al fine di prestare soccorso ad Anguillotto da Pisa. Si occupa della costruzione di nuove opere di difesa, specie alla porta di San Gregorio; nella chiesa di San Niccolò le truppe giurano di combattere per la libertà di Firenze.

Mar.

 

 

 

Toscana

A fine mese fa uscire, da cinque porte diverse cinque schiere forti di 500/600 fanti ciascuna per assalire un cavaliere o una ridotta di fronte a porta Romana. Una compagnia deve condurre a buon fine l'impresa, mentre le altre hanno il compito di distrarre il nemico: un suo soldato diserta mezz'ora prima dell'attacco ed avverte gli imperiali del prossimo attacco. L'azione termina con la perdita per i fiorentini di una cinquantina di uomini. Ripete il tentativo due giorni dopo ma l'esito è ancora peggiore del precedente in termini di perdite subite. Seguono altre scaramucce il giorno di Pasqua e nei giorni successivi.

Mag.

 

 

 

Toscana

Si sposta dagli orti dei Serristori e colloca i suoi alloggiamenti nella via di San Felice, nel palazzo dei Bini, sito nel quartiere di Santo Spirito. Fa pure costruire un bastione nell'orto dei Pitti che si unisce alle mura. Spinto dalle autorità perché accusato di condurre in lungo la guerra, esce dalla porta di San Frediano, da San Pier a Gattolini e dal Monte di San Miniato alla testa di 30 compagnie: espugna un convento costruito sul poggio di Colombaia. Gli vengono contro Andrea Castaldo e da Marignolle Ferrante Gonzaga con la cavalleria. Si getta nella mischia sebbene infermo ed aspetta inutilmente i soccorsi, che devono essergli portati da Amico da Venafro: questi, infatti, che doveva comandare uno dei tre colonnelli è stato barbaramente ucciso il giorno precedente da Stefano Colonna. Dopo quattro ore di combattimento è assalito anche dai fanti tedeschi, per cui è obbligato ad ordinare la ritirata con la perdita di 200 uomini, tra i quali numerosi capitani come Ottaviano Signorelli e Vico Machiavelli. Negli stessi giorni ha alcuni abboccamenti con il vescovo di Faenza Rodolfo Pio, emissario del papa Clemente VII.

Giu.

 

 

 

Toscana

Esce con Stefano Colonna per aggredire nottetempo i fanti tedeschi asserragliati nel monastero di San Donato a Polverosa. Si attesta sulla riva sinistra dell'Arno con 1500 fanti per impedire agli avversari fermi sull'altra sponda di attraversare il fiume e prestare soccorsi ai fanti tedeschi accampati a San Donato in Polverosa. Alle prime luci dell'alba fa suonare la ritirata per timore che la via del ritorno delle sue milizie possa essere tagliata dalla cavalleria imperiale. Spera sempre di raggiungere con i nemici un accordo tale da procurargli il loro favore.

Lug.

 

 

 

Toscana

Invia Cencio Guercio da Pirro Colonna per trovare un compromesso fra le parti; tramite Bino Mancino Signorelli si incontra con lo stesso principe d' Orange, nei pressi delle mura, fuori porta Romana.

Ago.

 

 

 

Toscana

Cencio Guercio si reca nel campo imperiale per convincere Ferrante Gonzaga a chiedere il sacco di Firenze in caso di mancata resa. Il Baglioni interrompe i colloqui allorché l'Orange pone come condizione preclusiva il rientro dei Medici in Firenze; in ogni caso gli promette di non attaccare le sue truppe nel caso di un suo allontanamento dal campo per affrontare nel pistoiese le milizie di Francesco Ferrucci. Il Baglioni comincia a criticare l'operato delle autorità civili in pubblico ed in privato, si rifiuta di seguire il Colonna in una sortita che definisce folle, impedisce che siano inviati in soccorso al Ferrucci 2000 fanti. Con la sconfitta e la morte del commissario a Gavinana, vuole spingere i fiorentini alla pace e li ragguaglia sulla pessima situazione dal punto di vista militare. Zanobi Bartolini, suo amico, viene privato dal consiglio degli Ottanta dell'incarico di commissario generale. Ciò indispone il condottiero a tal punto che spedisce ancora Cencio Guercio dal Gonzaga, divenuto nel frattempo capitano generale per la morte dell'Orange. La Signoria non accetta le condizioni di resa da lui trattate e gli ordina di allontanarsi da Firenze per combattere gli avversari. Si rifiuta di obbedire. Chiede licenza di lasciare la città; quando questa gli è accordata è costretto a rivelare il suo vero disegno. Sono inviati due ambasciatori per portargli il congedo (peraltro espresso in termini onorevoli). Il Malatesta reagisce a modo suo; sorpreso dall'iniziativa, pugnala Andreolo Niccolini senza voler leggere l'atto; l'altro, lo Zati si salva dandosi alla fuga. Il gonfaloniere Niccolò Capponi comanda alle 16 compagnie della milizia civica di assalire nelle sue case il condottiero perugino, solo 8 obbediscono all'ordine: un capitano di fanti guasconi (il Vaviges) si offre di attaccare con la sua compagnia le truppe perugine; 400 giovani fiorentini, viceversa, si schierano con le armi nella piazza di Santo Spirito a sostegno del Baglioni. Il condottiero, da parte sua, invia Morgante da Perugia a rompere la porta di San Pier a Gattolini e gli ordina di allontanarne Caccia Altoviti che ne è alla guardia. Fa  entrare nei bastioni  Pirro Colonna, disarma la guarnigione di porta Romana e fa puntare le artiglierie contro la città. E' raggiunto dai partigiani dei Medici, gli è restituito il comando, il Bartolini viene reintegrato nel suo incarico cosicché può  negoziare ufficialmente la capitolazione della repubblica con l'inviato del papa, il commissario generale pontificio in Toscana Baccio Valori. Quest'ultimo entra in Firenze ed è ospitato dal Baglioni nella casa dei Puis in cui ha posto la sua residenza. I capitoli sono presto firmati a metà mese a Santa Margherita a Montici; il Valori lo ringrazia con un breve del papa per l'attività prestata. Il condottiero chiede di potere ritornare a Perugia come signore della città; nel contempo, sempre durante la sua permanenza, fa arrestare un domenicano, frà Benedetto da Foiano, e lo spedisce dal pontefice perché durante le operazioni di assedio della città ha predicato ai fiorentini a favore della libertà. Negli stessi giorni i suoi fanti corsi e perugini si ammutinano spaventando la popolazione; mettono sottosopra la piazza di Santa Croce. Il Malatesta viene fatto prigioniero dai suoi uomini; convince i fiorentini, se vogliono evitare il sacco delle loro case, a consegnare ai suoi uomini 10000 ducati.

Sett.

 

 

 

Toscana e Umbria

Clemente VII, dopo pochi giorni, gli intima di abbandonare Firenze con le sue truppe; il Baglioni si offre ai veneziani tramite l'ambasciatore Capello. Si allontana dalla città dopo che l'ordine gli è ripetuto dal commissario apostolico; porta con sé due giovani leoni, molto denaro e gioielli donatigli dai fiorentini (drappi, catene d'oro ed altro), nonché !0/12 pezzi di artiglieria pure regalatigli dai reggenti del nuovo stato. Durante la marcia i suoi uomini saccheggiano i territori di San Casciano, Poggibonsi, Staggia; il Baglioni, infine,è raggiunto da altri due brevi pontifici con i quali gli sono concessi i redditi del Chiugi, la signoria di Bettona, Bevagna, Limignana e Castelbono Rientra trionfalmente in Perugia e vi fa subito uccidere un rivale politico. Due mesi dopo acquisterà nella città, fuori porta Borgna fino alle fonti di Veggio, alcuni poderi da destinare a giardino. Da ultimo, con i frutti del bottino inizia a costruire, sempre a Perugia, un palazzo che sarà successivamente incorporato nella rocca Paolina.

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Umbria

Deve riguardarsi dagli intrighi del cardinale Ippolito dei Medici, che favorisce in Perugia il partito di Braccio Baglioni.

1531

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Umbria

Il cardinale dei Medici lo costringe a rifugiarsi a Bettona.

Dic.

 

 

 

Umbria

Muore di lue a Bettona la vigilia di Natale. E' sepolto a Perugia. Nella stessa occasione il corpo del fratello Orazio, già sepolto a Spello, e quello di Malatesta sono oggetto di solenni esequie nella chiesa di Monte Luce con orazione di Mario Podiani; entrambi sono sepolti nella chiesa di San Domenico. Il corpo di Malatesta viene riposto in una cassa coperta di broccato d'oro; il sepolcro, più tardi, sarà fatto togliere su ordine del papa Paolo V. Esistono sue immagini in una medaglia offerta alla Madonna dagli abitanti di Collazzone nel 1512, negli statuti cittadini pubblicati nel 1528; altri suoi ritratti compaiono nelle opere del Pomarancio, del Vasari e nel poema di Mambrino Roseo.

VENTI CITAZIONI

Giovane valoroso, valoroso capitano. Audace. "Sebbene indebolito e quasi attratto da lunghe malattie, egli non era men riputato per coraggio che per militare perizia..Sapeva farsi amare e rispettare dai soldati, sebben contenesseli nella più severa disciplina." Inghirami

Capitano di grande fama.

Astuto capitano.

Capitano capace di ordinare le truppe.

Con fama di traditore.