| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| 1503 |
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Gen. |
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Umbria |
Segue il padre
Giampaolo in esilio a Siena allorché costui è scacciato da Perugia
dai pontifici. |
| 1506 |
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| Sett. |
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Umbria |
Il padre si
reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette
nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio
Malatesta ed Orazio Baglioni. Costoro sono affidati al duca
d'Urbino Guidobaldo da Montefeltro. |
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1512 |
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Feb. |
Venezia |
Francia |
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Umbria e Lombardia |
Lascia Perugia
con 500 fanti e raggiunge il padre in Lombardia per contrastarvi
i francesi. |
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Mag. |
Siena |
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300 cavalli |
Toscana |
A fine mese
è assoldato da Borghese Petrucci, signore di Siena. Gli
viene riconosciuta una condotta di 300 cavalli. |
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Nov. |
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Veneto |
Si reca in
incognito a Venezia per visitare l'arsenale. |
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1513 |
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Mag. |
Siena |
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400 cavalli |
Umbria |
Ritorna a Perugia;
lascia la città e viene a Marsciano per punirvi l'assassino
di Girolamo Baglioni. |
| Lug. |
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Toscana |
Gli è accresciuta la condotta
dal Petrucci. |
| 1515 |
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| Mar. |
Siena |
Chiesa |
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Toscana |
Esce da Siena
per contrastare i pontifici che, agli ordini di Vitello Vitelli,
cercano di impadronirsi della città per contro del vescovo
di Grosseto, nonché castellano di Castel Sant'Angelo,
Raffaele Petrucci. |
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1516 |
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Giu. |
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Umbria |
Sono uccisi
in Marsciano alcuni suoi soldati che militano con Galeotto Baglioni:
entra nel paese con le sue truppe, uccide 12 uomini sulla piazza;
altri riescono invece a salvarsi con la fuga. Ritorna a Perugia.
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Ago. |
Venezia |
Impero |
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Veneto |
Raggiunge il
fratello Malatesta all'assedio di Verona. |
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1517 |
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Mar. apr. |
Chiesa |
Comp. ventura |
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Marche e Romagna |
Prende parte
all'assedio di Mondolfo. Con la resa dei difensori, toglie al
padre una delle due donne, sorella di Benedetto da Mondolfo,
che costui ha fatto condurre per sé nel suo padiglione. Sorge
un contrasto tra padre e figlio, che è sedato dall'intervento
degli altri capitani pontifici. Si avvia verso Mondavio e viene
catturato presso Montegridolfo da Alessandro da Cremona e da
Costantino Boccali. |
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Mag. |
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Umbria |
E' a Spello
con Gentile Baglioni e 400 cavalli; viene bloccato dai feltreschi
a Ponte San Giovanni. Viene investito dal papa Leone X di alcuni
beni nel perugino. |
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Ago. |
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Toscana e Umbria |
I fiorentini
gli consegnano del denaro perché raccolga 800 fanti
e 100 cavalli da porre alla guardia di Borgo San Sepolcro
(Sansepolcro). Esce da Città di Castello per assalire gli avversari;
è sconfitto e catturato. Un soldato nemico lo riconosce e lo
porta in salvo a Città di Castello. |
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1518 |
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Feb. |
Venezia |
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Friuli |
E' trasferito
dal bergamasco nel Friuli. |
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1519 |
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Ago. |
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Marche |
Lascia perugia
e si reca a Fermo dove nel palazzo dei priori Ludovico Euffreducci,
Brancadoro da Fermo e Bartolomeo Brancadoro si abbracciano e
giurano la pace vicendevole. |
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Dic. |
Fabriano |
Chiesa |
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Marche |
Invia a Fabriano
Guido da Sterpeto con 700 fanti, al fine di difendere Battista
Zibicchio dalle minacce dei pontifici. |
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1520 |
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Mar. |
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Lazio e Umbria |
Si reca a Roma
per conto del padre; ritorna poi a Spello ed a Castiglione del
Lago dove è presente al matrimonio della sorella Elisabetta
con Camillo Orsini. E' accusato dal pontefice di avere suscitato
nelle marca di Ancona una rivolta antipontificia; si reca a
Pacciano e prega, invano, lo zio Gentile di fare pressioni a
favore del padre incarcerato in Castel Sant'Angelo. Abbandona nottetempo Perugia
con molti uomini.
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Apr. |
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Abruzzi Umbria e Veneto |
Si rifugia
negli Abruzzi per la via di Gavelli con 80 cavalli. All'Aquila
è ospitato da Ludovico Franchi. Radunate altre truppe, rientra
nello spoletino e viene a Pianciano.Vede l'inutilità di ogni
sforzo e ripara a Padova e Venezia dopo avere ricevuto un salvacondotto. |
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Ott. |
Comp. ventura |
Chiesa |
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Lazio |
Si congiunge
con l'Orsini e con 300 cavalli scorre la campagna romana. |
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1521 |
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Ago. |
Venezia |
Impero |
60 lance |
Veneto e Lombardia |
A Verona; i
veneziani gli concedono la compagnia di 40 lance di Giovanni
Battista da Fano, più altri 20 uomini d'arme. La ferma è stabilita
in due anni, più uno di rispetto. Chiede di essere raggiunto
dalla moglie e dai suoi famigliari; è trasferito da Verona a
Brescia. |
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Sett. |
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Lombardia |
Si trova alla
guardia di Brescia con 50 lance. |
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Ott. |
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Lombardia |
In Brescia
ha la responsabilità di controllare il tratto di mura intercorrente
tra la porta di Sant'Alessandro
e quella di San Nazzaro. |
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Dic. |
Comp. ventura |
Chiesa
Perugia |
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Veneto Emilia Romagna Marche |
Alla morte
di Leone X chiede il permesso di potersi allontanarsi dal veneziano.
Nonostante che questo non gli sia concessa, si unisce con il
fratello Malatesta e Francesco Maria della Rovere per scacciare
da Perugia Gentile Baglioni. E' a Ferrara, Rimini; aiuta il
della Rovere a recuperare il ducato di Urbino. Si avvia verso
Perugia. |
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1522 |
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Gen. |
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Umbria e Toscana |
Viene a Civitella
Benazzone ed a Ponte Valleceppi; conquista molti castelli. Perugia
si leva a rumore alla notiizia che con una scorreria è
giunto al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si accampano a
Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché la sede
pontificia è ancora vacante, il collegio dei cardinali
ordina ai fiorentini di abbandonare la difesa della città
ed a Orazio, Malatesta e Gentile Baglioni di recarsi a Roma.
Il Baglioni non accetta e si avvicina sempre più a Perugia;
tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra con il della Rovere
e l' Orsini alla testa di 200 lance, 300 cavalli leggeri e 5000
fanti. In Perugia entrano truppe in soccorso, condotte da Vitello
Vitelli e da Guido Vaina (120 lance, 200 cavalli leggeri e 2500
fanti), che porta il numero dei difensori a 150 lance, 4000
fanti e molti cavalli leggeri. Il Baglioni si accampa con il
fratello nel convento di San Domenico; Perugia è attaccata da
borgo San Pietro, da porta Sole e da porta Borgna. I 7 pezzi
di artiglieria, forniti da Alfonso d'Este, riducono al silenzio
i cannoni avversari; è respinto un
primo lungo assalto che egli conduce con il della Rovere
alla porta di Santa Giuliana. Il Vitelli lascia di notte la
città a seguito di una ferita al piede destro per un colpo di
schioppetto: ciò scompagina i difensori, per cui il Baglioni
può penetrare nella città. Con la vittoria,
si volge verso Siena per rimettere alla signoria della città
Lattanzio Petrucci. |
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Feb. |
Perugia |
Firenze Chiesa |
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Umbria |
E' costretto
a ritirarsi dai fiorentini; esce da Perugia, dove ha l'incarico
della difesa della porta
di Sant'Angelo, e cattura 50 cavalli. |
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Mar. |
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Umbria e Marche |
Interviene
il collegio dei cardinali per rappacificarlo con i congiunti;
si incontra ad Olmo con lo zio Gentile e vi è una prima apparente
tregua fra le parti. Segue il della Rovere alla conquista di
Urbino. |
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Apr. |
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Umbria |
Sigla la pace
con i rivali concordata tra il cardinale Giulio dei Medici (il
futuro papa Clemente VII) ed il cardinale di Cortona Silvio
Passerini; questa è suggellata dalla promessa di matrimonio
di una sua figlia (un anno di età) con un figlio di Niccolò
Vitelli (un anno e mezzo). |
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Mag. |
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Umbria e Veneto |
Da Perugia
giunge a Firenze dove si ricompone ufficialmente con lo zio
Gentile; lascia Perugia per unirsi con i suoi uomini d'arme
distribuiti tra Verona e Brescia. |
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Giu. |
Firenze |
Comp. ventura |
70 lance |
Veneto Umbria e Toscana |
Ottiene il
permesso dal consiglio dei Savi di rientrare in Perugia con
la scusa di convincere il fratello Malatesta a ricondursi con
la Serenissima. Tramite il cardinale Giulio dei Medici (il futuro
Clemente VII) preferisce invece seguire il della Rovere e passare
al servizio dei fiorentini. Contrasta il cardinale di Volterra
Francesco Soderini e Renzo di Ceri, che minacciano Siena: i
veneziani concedono la sua compagnia a Camillo Orsini. Si incontra
a Cortona con lo zio Gentile: il cardinale dei Medici e quello
di Cortona, Silvio Passerini, compongono le loro vertenze. |
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Lug. |
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Umbria |
Invia agli
spoletini dei pezzi di artiglieria per meglio affrontare i ribelli
di Sellano. |
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Ott. |
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Umbria |
Rientra a Perugia;
sorgono nuove discordie con Gentile Baglioni. |
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1523 |
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Gen. |
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Umbria |
Su ordine del
legato pontificio, il cardinale Passerini, è inviato a Spello;
Gentile è confinato a sei miglia dal capoluogo. |
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Feb. |
Baglioni |
Baglioni |
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Umbria |
Dà alle fiamma
Petrignano. |
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Mar. |
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Lazio |
E' convocato
a Roma dal papa Adriano V. |
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1524 |
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Gen. |
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Lazio |
Viene imprigionato
in Castel Sant'Angelo con Gentile Baglioni dal nuovo pontefice
Clemente VII. Sono catturati e impiccati numerosi banditi, protetti
dai due capitani, a Spello, a Bastia Umbra ed a Bettona; sono
incarcerati anche Alessandro e Leone Baglioni; altri
congiunti come Annibale, Sforzino e Costantino riescono
a fuggire a Venezia. |
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Giu. |
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Lazio |
Orazio rimane
in carcere; è viceversa liberato Gentile Baglioni. Nel periodo
viene contattato da Baldassarre Castiglione, inviatogli dal
marchese di Mantova Federico Gonzaga per trattare la vendita
di un cavallo turco di sua proprietà allevato a Siena.
Non accetta le offerte fattegli. |
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1526 |
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Lug. |
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Lazio |
Sempre in carcere.
Si frappone vanamente a suo favore l'ambasciatore veneziano
a Roma. |
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Dic. |
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Lazio |
Fallisce un
analogo tentativo, sempre esperito dai veneziani. |
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1527 |
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Gen. |
Chiesa |
Impero |
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Lazio e Campania |
E' liberato
per l'interessamento di Renzo di Ceri e di alcuni cardinali.
Si incontra con l'ambasciatore veneziano Domenico Venier e passa
al sevizio dei pontifici contro gli imperiali. Affianca il Ceri
e Vitello Vitelli e si distingue alla difesa di Frosinone con
continue sortite, che terminano spesso con l'uccisione di numerosi
nemici. Affianca il Vaudemont in Campania. |
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Feb. mar. |
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Campania |
Sbarca a Castellamare
di Stabia con 1200 fanti dopo un intenso fuoco di artiglieria
effettuato per quattro ore dalla flotta francese. Espugna la
località, difesa con poche forze da Diomede Carafa. La mette
a sacco e muove verso Napoli, dove si trovano 1200 fanti imperiali.
Sbarca con 1700 fanti e costringe Ugo di Moncada a ritirarsi
fino alla porta del Carmine. Penetra nel borgo della Maddalena
ed intima inutilmente ai napoletani la resa. Vista l'inutilità
degli sforzi, ritorna a Castellamare di Stabia, si impadronisce
di Sorrento ed entra in Salerno, che si arrende senza combattere.
E' attaccato, a sua volta, da 1400 fanti capitanati da Ferrante
da San Severino e da Lorenzo Mormile, che escono dalla rocca
cittadina e scendono verso il piano. Il Baglioni divide le truppe
a sua disposizione in tre schiere e respinge gli assalitori
con gli archibugieri e le lance spezzate; caccia indietro, analogamente,
altre due sortite e cattura 60 uomini fra i quali il Mormile
e molti gentiluomini napoletani. Fra i nemici si contano 250
morti; le perdite per i francesi ed i pontifici ammontano ,fra
morti e feriti, a 40 uomini. |
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Apr. |
Firenze |
Impero |
Capitano g.le
fanteria |
Lazio |
Si reimbarca
nuovamente e fa ritorno a Civitavecchia. Cerca di fermare l'avanzata
dei lanzichenecchi e rimane ferito in una scaramuccia con i
cavalli leggeri. |
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Mag. |
Chiesa |
Impero |
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Lazio |
Si sposta a
Roma e si trova alla difesa della città, quando questa è assalita
dal Connestabile di Borbone. Guida le operazioni tra Campo Marzio
e ponte Molle (Milvio); riesce all'inizio a ributtare un attacco
dei lanzichenecchi, che tentano di attraversare il Tevere su
due barconi. I tedeschi superano, alfine, la resistenza in due
ore, approfittando di una fitta nebbia che impedisce ogni possibilità
di tiro alle artiglierie di Castel Sant'Angelo. Il Baglioni
si rifugia nella fortezza e compie una sortita ai Banchi con
molti archibugieri. |
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Giu. |
Firenze |
Impero |
1500 fanti e 150 cavalli leggeri |
Lazio Umbria e Toscana |
Abbandona Castel
Sant'Angelo con la capitolazione del papa. Si trasferisce al
campo di Acquarossa e da qui rientra in Perugia. Viene ricondotto
dai fiorentini. Le sue compagnie sono composte prevalentemente
da suoi partigiani. Il consiglio cittadino pretende che si rappacifichi
con lo zio Gentile, il quale lascia a tal fine Spello dove si
è rifugiato in precedenza. Orazio parte da Firenze e raggiunge
il campo. |
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Ago. |
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Umbria |
Con il consenso
del della Rovere, fa catturare da Federico Gonzaga da Bozzolo
Gentile Baglioni, sospettato di volere defezionare dalla parte
degli imperiali. Lo fa uccidere la sera medesima con i nipoti
Annibale e Fileno (protonotario apostolico). Negli stessi giorni
fa attaccare a Torre d'Andrea Galeotto Baglioni, sospettato
anch'egli di connivenza con gli imperiali. Costui è ucciso mentre
esce dal castello; sono pure ammazzati in Bettona Perotto e
Pietro Crispolti con i loro figli e seguaci; stessa sorte subiscono
Sforza Oddi ed Ermanno degli Ermanni. Si sposta a Montefalco
e pone tale località a sacco perché non è data ospitalità
alle sue truppe. |
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Sett. |
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Umbria |
Ristabilitosi
dopo un intervento chirurgico, sa che nell'abbazia di San Pietro
in Valle, fra Foligno
e Spello, sono stati catturati e, successivamente, liberati
Braccio Baglioni ed Alessandro Vitelli. Si mette subito al loro
inseguimento, ma è obbligato a desistere a causa di continui
svenimenti. |
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Nov. |
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Umbria |
Assale Preci,
vicino a Norcia, dove hanno trovato riparo Rodolfo da Varano e
la moglie Beatrice Colonna: costoro si arrendono a discrezione
e sono liberati solo quando Sciarra Colonna consegna ai pontifici
Camerino. |
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1528 |
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Gen. |
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Lazio |
E' inviato
nel regno di Napoli per appoggiare l'azione del Lautrec al comando
di 4000 fanti e di 150 cavalli delle Bande Nere. |
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Feb. |
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Lazio Campania e Abruzzi |
Occupa Formia,
Torre del Greco e Sorrento con Andrea Doria. Si congiunge con
i francesi sull'Ofanto, viene a Pizzulo nei pressi dell'Aquila,
i suoi uomini tumultuano con il pretesto della mancanza di vettovaglie e mettono a sacco il paese
per un intero giorno: i danni provocati sono valutati in 50000 ducati. |
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Mar. |
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Puglia |
E' alla presa
di Melfi e nell'assalto, condotto con Pietro Navarro, muoiono
60 dei suoi fanti. A San Severo sobilla Pandolfo Puccini a ribellarsi
ai fiorentini; ne accetta la resa quando tale capitano è inseguito
dalle truppe della lega perché accusato sia di ammutinamento,
sia dell'uccisione di Giovanni da Colle. |
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Apr. |
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Puglia Abruzzi Campania |
Abbandona il
Puccini al suo destino per ingraziarsi il commissario fiorentino
Giovambattista Soderini. Da San Severo, si trasferisce negli
Abruzzi con 5000/6000 fanti e depreda l'aquilano. Stanzia a
Pizzoli; incolpa gli abitanti del capoluogo per la mancanza
di vettovaglie. Entra in L'Aquila per la porta di Lavareta;
sono messe a sacco le case dei quartieri di San Giovanni e di
San Giorgio per un giorno ed una notte. Cerca di porre rimedio
alla situazione, fa impiccare alcuni soldati sulla piazza ed
esce dalla città per la porta di Bazzano. Il principe d' Orange
si ritira, per cui il Baglioni lo insegue in Campania. Entra
in Salerno, passa all'assedio di Napoli, dove i
fanti delle Bande Nere si fanno valere per la loro disciplina
in vari scontri. Si colloca davanti al monte di San Martino
e dà inizio allo scavo di una controtrincea per tagliare le
linee difensive nemiche che uniscono il colle al mare. Gli imperiali
organizzano nelle vicinanze di Caivano una grossa imboscata
con 500 cavalli e 200 archibugieri; l'agguato è scoperto dagli
stradiotti: il Baglioni si muove contro gli avversari e
si scontra con i lanzichenecchi che escono da Napoli
in soccorso dei primi. Nel combattimento, fra gli imperiali,
rimane ucciso il Migliau con 30/40 fanti. |
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Mag. |
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Campania |
Ha varie scaramucce
con Fabrizio Maramaldo; a fine mese, si trova sul Sebeto a supervisionare
i lavori su alcune trincee sorvegliate dai suoi archibugieri.
Interviene a sostegno di Pietro Navarro costringendo Giovanni
d'Urbina a ritirarsi. Disarmato, con un giubbone di raso cremisino,
ed affiancato da soli 6 cavalli, cade in un'imboscata tesagli
da alcuni lanzichenecchi mentre cerca di richiamare i suoi allontanatisi
troppo senza sentire i tamburi che suonano la ritirata. Cade
da cavallo ed è ucciso a colpi di picca (o da un colpo di alabarda
alla spalla) da un fante biscaglino. Il suo cadavere viene spogliato.
Il suo corpo è portato prima a Spello; sarà sepolto,
più tardi, con il fratello Malatesta nella chiesa di
San Domenico a Perugia. |
Uomo di incredibile animosità e gagliardia. Valoroso
soldato.
Esperto nel mestiere delle armi.
Si rese famoso per molte imprese.
Sanguinario, crudele e vendicativo. Feroce. "Uomo
bravo, valoroso..ma molto più fazioso di Malatesta suo fratello,
e più crudele e sanguinario di suo padre." Santoro