Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
Web www.condottieridiventura.it

0131      ORAZIO BAGLIONI  Di Perugia. Figlio naturale di Giampaolo, fratello di Malatesta, nipote di Gentile.

               1493 - 1528 ( maggio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1503          

Gen.

 

 

 

Umbria

Segue il padre Giampaolo in esilio a Siena allorché costui è scacciato da Perugia dai pontifici.

1506          
Sett.       Umbria
Il padre si reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio Malatesta ed Orazio Baglioni. Costoro sono affidati al duca d'Urbino Guidobaldo da Montefeltro.

1512

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

Francia

 

Umbria e Lombardia

Lascia Perugia con 500 fanti e raggiunge il padre in Lombardia per contrastarvi i francesi.

Mag.

Siena

 

300 cavalli

Toscana

A fine mese è assoldato da Borghese Petrucci, signore di Siena. Gli viene riconosciuta una condotta di 300 cavalli.

Nov.

 

 

 

Veneto

Si reca in incognito a Venezia per visitare l'arsenale.

1513

 

 

 

 

 

Mag.

Siena

 

400 cavalli

Umbria

Ritorna a Perugia; lascia la città e viene a Marsciano per punirvi l'assassino di Girolamo Baglioni.

Lug.       Toscana Gli è accresciuta la condotta dal Petrucci.
1515          
Mar. Siena Chiesa   Toscana
Esce da Siena per contrastare i pontifici che, agli ordini di Vitello Vitelli, cercano di impadronirsi della città per contro del vescovo di Grosseto, nonché castellano di Castel Sant'Angelo, Raffaele Petrucci.

1516

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Umbria

Sono uccisi in Marsciano alcuni suoi soldati che militano con Galeotto Baglioni: entra nel paese con le sue truppe, uccide 12 uomini sulla piazza; altri riescono invece a salvarsi con la fuga. Ritorna a Perugia.

Ago.

Venezia

Impero

 

Veneto

Raggiunge il fratello Malatesta all'assedio di Verona.

1517

 

 

 

 

 

Mar. apr.

Chiesa

Comp. ventura

 

Marche e Romagna

Prende parte all'assedio di Mondolfo. Con la resa dei difensori, toglie al padre una delle due donne, sorella di Benedetto da Mondolfo, che costui ha fatto condurre per sé nel suo padiglione. Sorge un contrasto tra padre e figlio, che è sedato dall'intervento degli altri capitani pontifici. Si avvia verso Mondavio e viene catturato presso Montegridolfo da Alessandro da Cremona e da Costantino Boccali.

Mag.

 

 

 

Umbria

E' a Spello con Gentile Baglioni e 400 cavalli; viene bloccato dai feltreschi a Ponte San Giovanni. Viene investito dal papa Leone X di alcuni beni nel perugino.

Ago.

 

 

 

Toscana e Umbria

I fiorentini gli consegnano del denaro perché raccolga 800 fanti  e 100 cavalli da porre alla guardia di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Esce da Città di Castello per assalire gli avversari; è sconfitto e catturato. Un soldato nemico lo riconosce e lo porta in salvo a Città di Castello.

1518

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

 

 

Friuli

E' trasferito dal bergamasco nel Friuli.

1519

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

Marche

Lascia perugia e si reca a Fermo dove nel palazzo dei priori Ludovico Euffreducci, Brancadoro da Fermo e Bartolomeo Brancadoro si abbracciano e giurano la pace vicendevole.

Dic.

Fabriano

Chiesa

 

Marche

Invia a Fabriano Guido da Sterpeto con 700 fanti, al fine di difendere Battista Zibicchio dalle minacce dei pontifici.

1520

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Lazio e Umbria

Si reca a Roma per conto del padre; ritorna poi a Spello ed a Castiglione del Lago dove è presente al matrimonio della sorella Elisabetta con Camillo Orsini. E' accusato dal pontefice di avere suscitato nelle marca di Ancona una rivolta antipontificia; si reca a Pacciano e prega, invano, lo zio Gentile di fare pressioni a favore del padre incarcerato in Castel  Sant'Angelo. Abbandona nottetempo Perugia con molti uomini.

Apr.

 

 

 

Abruzzi Umbria e Veneto

Si rifugia negli Abruzzi per la via di Gavelli con 80 cavalli. All'Aquila è ospitato da Ludovico Franchi. Radunate altre truppe, rientra nello spoletino e viene a Pianciano.Vede l'inutilità di ogni sforzo e ripara a Padova e Venezia dopo avere ricevuto un salvacondotto.

Ott.

Comp. ventura

Chiesa

 

Lazio

Si congiunge con l'Orsini e con 300 cavalli scorre la campagna romana.

1521

 

 

 

 

 

Ago.

Venezia

Impero

60 lance

Veneto e Lombardia

A Verona; i veneziani gli concedono la compagnia di 40 lance di Giovanni Battista da Fano, più altri 20 uomini d'arme. La ferma è stabilita in due anni, più uno di rispetto. Chiede di essere raggiunto dalla moglie e dai suoi famigliari; è trasferito da Verona a Brescia.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Si trova alla guardia di Brescia con 50 lance.

Ott.

 

 

 

Lombardia

In Brescia ha la responsabilità di controllare il tratto di mura intercorrente tra la  porta di Sant'Alessandro e quella di San Nazzaro.

Dic.

Comp. ventura

Chiesa  Perugia

 

Veneto Emilia Romagna Marche

Alla morte di Leone X chiede il permesso di potersi allontanarsi dal veneziano. Nonostante che questo non gli sia concessa, si unisce con il fratello Malatesta e Francesco Maria della Rovere per scacciare da Perugia Gentile Baglioni. E' a Ferrara, Rimini; aiuta il della Rovere a recuperare il ducato di Urbino. Si avvia verso Perugia.

1522

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria e Toscana

Viene a Civitella Benazzone ed a Ponte Valleceppi; conquista molti castelli. Perugia si leva a rumore alla notiizia che con una scorreria è giunto al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si accampano a Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché la sede pontificia è ancora vacante, il collegio dei cardinali ordina ai fiorentini di abbandonare la difesa della città ed a Orazio, Malatesta e Gentile Baglioni di recarsi a Roma. Il Baglioni non accetta e si avvicina sempre più a Perugia; tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra con il della Rovere e l' Orsini alla testa di 200 lance, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti. In Perugia entrano truppe in soccorso, condotte da Vitello Vitelli e da Guido Vaina (120 lance, 200 cavalli leggeri e 2500 fanti), che porta il numero dei difensori a 150 lance, 4000 fanti e molti cavalli leggeri. Il Baglioni si accampa con il fratello nel convento di San Domenico; Perugia è attaccata da borgo San Pietro, da porta Sole e da porta Borgna. I 7 pezzi di artiglieria, forniti da Alfonso d'Este, riducono al silenzio i cannoni avversari; è respinto un  primo lungo assalto che egli conduce con il della Rovere alla porta di Santa Giuliana. Il Vitelli lascia di notte la città a seguito di una ferita al piede destro per un colpo di schioppetto: ciò scompagina i difensori, per cui il Baglioni   può penetrare nella città. Con la vittoria, si volge verso Siena per rimettere alla signoria della città Lattanzio Petrucci.

Feb.

Perugia

Firenze Chiesa

 

Umbria

E' costretto a ritirarsi dai fiorentini; esce da Perugia, dove ha l'incarico della difesa  della porta di Sant'Angelo, e cattura 50 cavalli.

Mar.

 

 

 

Umbria e Marche

Interviene il collegio dei cardinali per rappacificarlo con i congiunti; si incontra ad Olmo con lo zio Gentile e vi è una prima apparente tregua fra le parti. Segue il della Rovere alla conquista di Urbino.

Apr.

 

 

 

Umbria

Sigla la pace con i rivali concordata tra il cardinale Giulio dei Medici (il futuro papa Clemente VII) ed il cardinale di Cortona Silvio Passerini; questa è suggellata dalla promessa di matrimonio di una sua figlia (un anno di età) con un figlio di Niccolò Vitelli (un anno e mezzo).

Mag.

 

 

 

Umbria e Veneto

Da Perugia giunge a Firenze dove si ricompone ufficialmente con lo zio Gentile; lascia Perugia per unirsi con i suoi uomini d'arme distribuiti tra Verona e Brescia.

Giu.

Firenze

Comp. ventura

70 lance

Veneto Umbria e Toscana

Ottiene il permesso dal consiglio dei Savi di rientrare in Perugia con la scusa di convincere il fratello Malatesta a ricondursi con la Serenissima. Tramite il cardinale Giulio dei Medici (il futuro Clemente VII) preferisce invece seguire il della Rovere e passare al servizio dei fiorentini. Contrasta il cardinale di Volterra Francesco Soderini e Renzo di Ceri, che minacciano Siena: i veneziani concedono la sua compagnia a Camillo Orsini. Si incontra a Cortona con lo zio Gentile: il cardinale dei Medici e quello di Cortona, Silvio Passerini, compongono le loro vertenze.

Lug.

 

 

 

Umbria

Invia agli spoletini dei pezzi di artiglieria per meglio affrontare i ribelli di Sellano.

Ott.

 

 

 

Umbria

Rientra a Perugia; sorgono nuove discordie con Gentile Baglioni.

1523

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria

Su ordine del legato pontificio, il cardinale Passerini, è inviato a Spello; Gentile è confinato a sei miglia dal capoluogo.

Feb.

Baglioni

Baglioni

 

Umbria

Dà alle fiamma Petrignano.

Mar.

 

 

 

Lazio

E' convocato a Roma dal papa Adriano V.

1524

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lazio

Viene imprigionato in Castel Sant'Angelo con Gentile Baglioni dal nuovo pontefice Clemente VII. Sono catturati e impiccati numerosi banditi, protetti dai due capitani, a Spello, a Bastia Umbra ed a Bettona; sono incarcerati anche Alessandro e Leone Baglioni; altri  congiunti come Annibale, Sforzino e Costantino riescono a fuggire a Venezia.

Giu.

 

 

 

Lazio

Orazio rimane in carcere; è viceversa liberato Gentile Baglioni. Nel periodo viene contattato da Baldassarre Castiglione, inviatogli dal marchese di Mantova Federico Gonzaga per trattare la vendita di un cavallo turco di sua proprietà allevato a Siena. Non accetta le offerte fattegli.

1526

 

 

 

 

 

Lug.

 

 

 

Lazio

Sempre in carcere. Si frappone vanamente a suo favore l'ambasciatore veneziano a Roma.

Dic.

 

 

 

Lazio

Fallisce un analogo tentativo, sempre esperito dai veneziani.

1527

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

Impero

 

Lazio e Campania

E' liberato per l'interessamento di Renzo di Ceri e di alcuni cardinali. Si incontra con l'ambasciatore veneziano Domenico Venier e passa al sevizio dei pontifici contro gli imperiali. Affianca il Ceri e Vitello Vitelli e si distingue alla difesa di Frosinone con continue sortite, che terminano spesso con l'uccisione di numerosi nemici. Affianca il Vaudemont in Campania.

Feb.  mar.

 

 

 

Campania

Sbarca a Castellamare di Stabia con 1200 fanti dopo un intenso fuoco di artiglieria effettuato per quattro ore dalla flotta francese. Espugna la località, difesa con poche forze da Diomede Carafa. La mette a sacco e muove verso Napoli, dove si trovano 1200 fanti imperiali. Sbarca con 1700 fanti e costringe Ugo di Moncada a ritirarsi fino alla porta del Carmine. Penetra nel borgo della Maddalena ed intima inutilmente ai napoletani la resa. Vista l'inutilità degli sforzi, ritorna a Castellamare di Stabia, si impadronisce di Sorrento ed entra in Salerno, che si arrende senza combattere. E' attaccato, a sua volta, da 1400 fanti capitanati da Ferrante da San Severino e da Lorenzo Mormile, che escono dalla rocca cittadina e scendono verso il piano. Il Baglioni divide le truppe a sua disposizione in tre schiere e respinge gli assalitori con gli archibugieri e le lance spezzate; caccia indietro, analogamente, altre due sortite e cattura 60 uomini fra i quali il Mormile e molti gentiluomini napoletani. Fra i nemici si contano 250 morti; le perdite per i francesi ed i pontifici ammontano ,fra morti e feriti, a 40 uomini.

Apr.

Firenze

Impero

Capitano g.le  fanteria

Lazio

Si reimbarca nuovamente e fa ritorno a Civitavecchia. Cerca di fermare l'avanzata dei lanzichenecchi e rimane ferito in una scaramuccia con i cavalli leggeri.

Mag.

Chiesa

Impero

 

Lazio

Si sposta a Roma e si trova alla difesa della città, quando questa è assalita dal Connestabile di Borbone. Guida le operazioni tra Campo Marzio e ponte Molle (Milvio); riesce all'inizio a ributtare un attacco dei lanzichenecchi, che tentano di attraversare il Tevere su due barconi. I tedeschi superano, alfine, la resistenza in due ore, approfittando di una fitta nebbia che impedisce ogni possibilità di tiro alle artiglierie di Castel Sant'Angelo. Il Baglioni si rifugia nella fortezza e compie una sortita ai Banchi con molti archibugieri.

Giu.

Firenze

Impero

1500 fanti e 150 cavalli leggeri

Lazio Umbria e Toscana

Abbandona Castel Sant'Angelo con la capitolazione del papa. Si trasferisce al campo di Acquarossa e da qui rientra in Perugia. Viene ricondotto dai fiorentini. Le sue compagnie sono composte prevalentemente da suoi partigiani. Il consiglio cittadino pretende che si rappacifichi con lo zio Gentile, il quale lascia a tal fine Spello dove si è rifugiato in precedenza. Orazio parte da Firenze e raggiunge il campo.

Ago.

 

 

 

Umbria

Con il consenso del della Rovere, fa catturare da Federico Gonzaga da Bozzolo Gentile Baglioni, sospettato di volere defezionare dalla parte degli imperiali. Lo fa uccidere la sera medesima con i nipoti Annibale e Fileno (protonotario apostolico). Negli stessi giorni fa attaccare a Torre d'Andrea Galeotto Baglioni, sospettato anch'egli di connivenza con gli imperiali. Costui è ucciso mentre esce dal castello; sono pure ammazzati in Bettona Perotto e Pietro Crispolti con i loro figli e seguaci; stessa sorte subiscono Sforza Oddi ed Ermanno degli Ermanni. Si sposta a Montefalco e pone tale località a sacco perché non è data ospitalità alle sue truppe.

Sett.

 

 

 

Umbria

Ristabilitosi dopo un intervento chirurgico, sa che nell'abbazia di San Pietro in  Valle, fra Foligno e Spello, sono stati catturati e, successivamente, liberati Braccio Baglioni ed Alessandro Vitelli. Si mette subito al loro inseguimento, ma è obbligato a desistere a causa di continui svenimenti.

Nov.

 

 

 

Umbria

Assale Preci, vicino a Norcia, dove  hanno trovato riparo Rodolfo da Varano e la moglie Beatrice Colonna: costoro si arrendono a discrezione e sono liberati solo quando Sciarra Colonna consegna ai pontifici Camerino.

1528

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lazio

E' inviato nel regno di Napoli per appoggiare l'azione del Lautrec al comando di 4000 fanti e di 150 cavalli delle Bande Nere.

Feb.

 

 

 

Lazio Campania e Abruzzi

Occupa Formia, Torre del Greco e Sorrento con Andrea Doria. Si congiunge con i francesi sull'Ofanto, viene a Pizzulo nei pressi dell'Aquila, i suoi uomini tumultuano con il pretesto della mancanza  di vettovaglie e mettono a sacco il paese per un intero giorno: i danni provocati sono valutati  in 50000 ducati.

Mar.

 

 

 

Puglia

E' alla presa di Melfi e nell'assalto, condotto con Pietro Navarro, muoiono 60 dei suoi fanti. A San Severo sobilla Pandolfo Puccini a ribellarsi ai fiorentini; ne accetta la resa quando tale capitano è inseguito dalle truppe della lega perché accusato sia di ammutinamento, sia dell'uccisione di Giovanni da Colle.

Apr.

 

 

 

Puglia Abruzzi Campania

Abbandona il Puccini al suo destino per ingraziarsi il commissario fiorentino Giovambattista Soderini. Da San Severo, si trasferisce negli Abruzzi con 5000/6000 fanti e depreda l'aquilano. Stanzia a Pizzoli; incolpa gli abitanti del capoluogo per la mancanza di vettovaglie. Entra in L'Aquila per la porta di Lavareta; sono messe a sacco le case dei quartieri di San Giovanni e di San Giorgio per un giorno ed una notte. Cerca di porre rimedio alla situazione, fa impiccare alcuni soldati sulla piazza ed esce dalla città per la porta di Bazzano. Il principe d' Orange si ritira, per cui il Baglioni lo insegue in Campania. Entra in Salerno, passa all'assedio di Napoli, dove i  fanti delle Bande Nere si fanno valere per la loro disciplina in vari scontri. Si colloca davanti al monte di San Martino e dà inizio allo scavo di una controtrincea per tagliare le linee difensive nemiche che uniscono il colle al mare. Gli imperiali organizzano nelle vicinanze di Caivano una grossa imboscata con 500 cavalli e 200 archibugieri; l'agguato è scoperto dagli stradiotti: il Baglioni si muove contro gli avversari e  si scontra con i lanzichenecchi che escono da Napoli in soccorso dei primi. Nel combattimento, fra gli imperiali, rimane ucciso il Migliau con 30/40 fanti.

Mag.

 

 

 

Campania

Ha varie scaramucce con Fabrizio Maramaldo; a fine mese, si trova sul Sebeto a supervisionare i lavori su alcune trincee sorvegliate dai suoi archibugieri. Interviene a sostegno di Pietro Navarro costringendo Giovanni d'Urbina a ritirarsi. Disarmato, con un giubbone di raso cremisino, ed affiancato da soli 6 cavalli, cade in un'imboscata tesagli da alcuni lanzichenecchi mentre cerca di richiamare i suoi allontanatisi troppo senza sentire i tamburi che suonano la ritirata. Cade da cavallo ed è ucciso a colpi di picca (o da un colpo di alabarda alla spalla) da un fante biscaglino. Il suo cadavere viene spogliato. Il suo corpo è portato prima a Spello; sarà  sepolto, più tardi, con il fratello Malatesta nella chiesa di San Domenico a Perugia.

DIECI CITAZIONI

Uomo di incredibile animosità e gagliardia. Valoroso soldato.

Esperto nel mestiere delle armi.

Si rese famoso per molte imprese.

Sanguinario, crudele e vendicativo. Feroce. "Uomo bravo, valoroso..ma molto più fazioso di Malatesta suo fratello, e più crudele e sanguinario di suo padre." Santoro