Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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0150       ALBERICO DA BARBIANO  Conte. Di Barbiano o di Cunio. Signore di Lugo, Castel Bolognese, Cotignola, Dozza, Tossignano, Granarolo, Trani, Giovinazzo, Conversano, Nogarole Rocca, Montecchio Emilia. Fratello di Giovanni, padre di Ludovico da Zagonara e di Manfredo da Barbiano, genero di Guido da Polenta, suocero di Giovanni Colonna.

                1349 - 1409 (aprile)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avvesario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1365

 

 

 

 

 

Mar.       Romagna
Invia propri procuratori a Forlì per prendere parte al parlamento generale, convocato nella città dall'arcivescovo di Ravenna Petrocino, vicario del cardinale Egidio Albornoz in Romagna.

Primavera

Cunio

Milano

 

Romagna

E' in conflitto con i Visconti per il possesso di Zagonara. La disputa ha termine con l'intervento del rettore pontificio della Romagna Daniele del Carretto.

1371

 

 

 

Lombardia

Crea a Milano l'armatura di ferro e di acciaio.

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Milano

Chiesa

 

 

Milita al servizio di Bernabò Visconti. Catturato nel corso di un combattimento dai pontifici, viene riscattato dal signore di Milano.

1373

 

 

 

 

 

Ott.

Comp. ventura

 

 

Lombardia

Nel mantovano. Fa parte della Compagnia di San Giorgio.

1375

 

 

 

 

 

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Venezia

Genova Padova

 

Lombardia e Veneto

A Mantova viene contattato da Stefano Balbi e passa al servizio della Serenissima contro i genovesi ed i carraresi nella guerra di Chioggia. Riceve un acconto di 8000 ducati sui 25000 richiesti come spettanza; si lascia corrompere con Pellegrino degli Adelardi dal doge di Genova Niccolò Guarco e, presto, lascia il campo.

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Chiesa

Firenze

 

 

Affianca Giovanni Acuto nella guerra degli Otto Santi contro i fiorentini.

1376

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Romagna

Partecipa all'eccidio di Faenza, dove vengono uccisi circa 4000 uomini.

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Segue l'Acuto nelle sue scorrerie.

1377

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

Costituisce una propria compagnia di 200 lance, con la quale si pone al servizio del cardinale legato Roberto di Ginevra (il futuro antipapa Clemente VII).

Feb.

 

 

 

Romagna

Entra in Cesena con la compagnia dei bretoni e prende parte ad un secondo eccidio,  nel corso del quale in tre giorni rimangono uccise 5000 persone.

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Romagna

Si ferma a  Cesena con Venturino da Cremona, mentre i bretoni sono costretti ad abbandonare la località.

Nov.       Marche
Stanzia con la sua compagnia nel territorio di Monte Giorgio.

1378

 

 

 

 

 

Ago.

Milano

Verona

 

Veneto

Fonda nel veronese, con Francesco da Correggio e Galeazzo Pepoli, la Compagnia di San Giorgio, forte di 800 lance e di 700 fanti: essa è composta di soli italiani.

Dic.

Venezia

Genova  Padova

 

Lombardia

Si trova a Marmirolo, nel mantovano, e si conduce per 25000 ducati per i veneziani. E' bloccato sull'Adige dalle forze scaligere e dalla piena del fiume: è così obbligato a desistere dal suo tentativo di unirsi con le truppe della Serenissima.

1379

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Bologna

 

Veneto

Supera gli ostacoli e contrasta nel veronese con efficacia 10000 cavalli ungheri capitanati da Carlo di Durazzo. Si trasferisce nel bolognese e gli sono consegnati 2000 ducati; si sposta in Romagna.

Feb.

Comp. ventura

Firenze

 

Toscana Emilia Romagna

Si unisce con l'Acuto e Lucio Lando per minacciare la Toscana. I fiorentini sono obbligati a riconoscere ai venturieri 10000 fiorini; in cambio ottengono la promessa che il loro territorio non sarebbe stato molestato dai suoi uomini per diciotto mesi. Il Barbiano ritorna nel bolognese con la sua compagnia di 800 lance: Bologna è costretta a concedergli la medesima somma. Rientra in Romagna.

Mar.

Chiesa

Antipapa

 

Marche e Umbria

Passa agli stipendi del papa Urbano VI al fine di combattere la compagnia dei bretoniche milita per l'antipapa Clemente VII e per la regina Giovanna d'Angiò. Si reca prima nel Montefeltro presso Antonio da Montefeltro; è avvicinato dagli ambasciatori perugini, che lo convincono con 2000 fiorini a non irrompere nel loro contado. Entra in Assisi per un acquedotto; nel combattimento muore Antonio da Correggio.

Apr.

 

 

 

Lazio

I perugini gli inviano 2000 fanti. Si scontra a Marino con Giovanni di Maléstroit, Luigi di Montjoie e Bernardo della Sala: divide l'esercito in due squadroni, di cui uno comandato dal Pepoli. Sbaraglia  gli avversari in una battaglia che dura cinque ore: nel combattimento sono catturati  il della Sala ed il Montjoie con 1200 cavalli; i capitani avversari sono tutti condotti a Roma. Entra nella città e vi è accolto in trionfo; è armato cavaliere con il  Pepoli dal papa, che gli dona un'insegna nella quale è dipinta una croce rossa con il motto "Italia liberata dai barbari".

Mag.

 

 

 

Lazio

Santa Caterina da Siena gli invia una lettera.

Estate

 

 

 

Lazio ed Umbria

Recupera in Roma Castel Sant'Angelo;  affianca il cardinale di Vercelli Giovanni  Fieschi ed attacca in Viterbo il prefetto Giovanni di Vico. Pone il campo in tre luoghi diversi senza darsi alcun pensiero della città e del suo presidio. I suoi uomini schivano ogni contatto con gli avversari per dare il guasto ai vigneti e per distruggere le messi già mature; predano uomini ed animali desolando tutte le proprietà e le abitazioni del contado. Dopo due mesi di scorrerie, il Barbiano lascia l'assedio per venire con il legato, il cardinale Giovanni Fieschi, a Montefiascone ed a Orvieto, per togliere tale rocca a Rinaldo Orsini. Con Ugolino da Montemarte (1200 cavalli e 200 fanti), penetra nel Chiugi ai danni dei perugini e nel ducato di Spoleto. Si accampa, infine, ad Anagni e costringe le truppe dell'antipapa a ritirarsi nel regno di Napoli.

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Durazzo

 

 

Romagna

Rientra in Romagna e con Guglielmo Ferrebach  è assoldato da Giannozzo da Salerno per conto di Carlo di Durazzo.

1380

 

 

 

 

 

Feb.

Comp. ventura

Perugia Siena Pisa

 

Toscana

Si spinge in Toscana con la propria compagnia e la Compagnia dell'Uncino di Villanuccio da Villafranca, oltre a numerosi fuoriusciti ed un folto stuolo di ungheri (Pietro Cornwald) e di tedeschi (Guglielmo Ferrebach). Minaccia i perugini che hanno mandato truppe in soccorso ai fiorentini: chiede così in prestito al comune di Perugia 2000 fiorini e si accontenta della metà. Viene nel senese ed è avvicinato dai fiorentini, che gli ricordano i suoi impegni dell'anno precedente. I pisani gli riconoscono 10000 fiorini.

Mar.

Comp. ventura

Firenze

 

Toscana

Spinto dai fuoriusciti, entra in val di Strona: poiché in Firenze, contrariamente alle aspettative, non si verifica alcun disordine colloca il suo campo in più posti tra Staggia e Colle di Val d'Elsa, a Poggibonsi, a Tavernelle Val di Pesa ed incomincia a derubare gli abitanti, a bruciare le case, a prendere prigionieri.

Apr.

 

 

 

Toscana

Tocca Carcheri, Quaranta, Malmantile. Viene fronteggiato da Lucio Lando, dall' Acuto e da Everardo Lando, che lo sconfiggono a Malmantile e fanno prigioniero il fratello Giovanni con più di 200 uomini. Lascia allora il contado di Empoli e ritorna in val d'Elsa.

Mag.

Comp. ventura

 

Orvieto

Lucca

 

    

Antipapa

 

Toscana e Umbria

Si riconcilia con senesi e fiorentini che gli consegnano 40000 fiorini (10000 i primi e 30000 i secondi): da parte sua promette di non depredare i loro territori per nove mesi. Avuti 10000 fiorini anche dai lucchesi (dopo averne richieste richiesti 20000), prende la strada della maremma. A fine mese si trova a San Giuliano, presso Orvieto, per venire in soccorso di Ugolotto Biancardo che è assediato dagli avversari nella rocca. Il Barbiano giunge in ritardo e la fortezza cade nelle mani di Rinaldo Orsini e della compagnia dei bretoni: di conseguenza, la fazione dei mercorini è cacciata da Orvieto da quella dei muffati o beffati. Il Barbiano protegge gli esuli con i suoi uomini fino al Paglia e da qui prosegue per la sua strada.

Giu.

Durazzo

Napoli

 

Marche e Lazio

Promette a Rodolfo da Varano di non molestare le sue terre per quindici mesi in cambio di 5000 fiorini. Con il Ferrebach, raggiunge a Fano Carlo di Durazzo e lo segue nel regno di Napoli contro le truppe di Giovanna d'Angiò: gli abitanti di Fano consegnano ai due capitani 300 ducati per preservare dal saccheggio il loro contado. Successivamente marcia verso il regno; devasta le terre controllate dall'abbazia di Montecassino; mette a sacco San Vittore del Lazio e San Pietro.

Lug.

 

 

 

Campania

A Napoli, alla battaglia di porta Capuana in cui viene battuto Ottone di Brunswick.

1381

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Firenze Siena 

 

Toscana e Umbria

Si pone a Poggibonsi: i senesi raccolgono numerose truppe per contrastare una sua possibile incursione; preferisce dirigersi verso Perugia.

Sett.

Napoli

 

 

Umbria

Si trova a Todi, quando Arezzo si ribella a Carlo di Durazzo ad opera della fazione ghibellina, dei Tarlati e degli Ubertini.

Nov.

Comp. ventura

Arezzo

 

Umbria e Toscana

Si incontra a Ponte San Giovanni con Meo Bostoli ed è invitato in Perugia ad un pranzo suntuoso con tutti i suoi uffuciali. A metà mese punta su Arezzo con 1200 cavalli. Giunto a Castiglion Fiorentino, manda nella città in avanscoperta 300 cavalli, entra per la porta di Sant'Alberto (controllata dai durazzeschi) e da qui irrompe nella città con il favore dei Bostoli. Arezzo viene messa a sacco e non sono risparmiate neppure le case dei guelfi. Il Barbiano chiede al governatore durazzesco Giacomo Caracciolo la consegna della cittadella e della rocca, che gli vengono rifiutate. Il viceré chiama in suo aiuto dallo spoletino la Compagnia dell' Uncino di Villanuccio da Villafranca.

Dic.

Comp. ventura

Siena

 

Toscana

Si accorda con il Villafranca, forma una compagnia di 1000 lance, molti fanti e balestrieri; insieme i due condottieri scorrono il senese fino ad Asciano.

1382

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Firenze  

 

 

 

Toscana

Razzia bestiame e fa prigionieri al Sambuco ed a Tavernelle Val di Pesa. Gli si oppone l'Acuto con 800 lance, 200 balestrieri e 600 fanti, che si colloca a San Casciano in Val di Pesa, tallona il Barbiano ed il Villafranca senza attaccarli e consente loro di rientrare in Arezzo senza problemi. 

Feb.

Comp. ventura

Lucca

 

Toscana

Minaccia il lucchese con il Villafranca.

Mar.

Comp. ventura

Arezzo Cortona

 

Umbria e Toscana

A Perugia i lucchesi  consegnano ai due capitani 5000 fiorini dietro la promessa di non essere molestati nel loro territorio per un anno. E' richiamato dal Caracciolo ad Arezzo per opporsi ai ghibellini; il Barbiano si accorda, viceversa, con Marco da Pietramala ed aiuta i membri della fazione di quest'ultimo a rientrare nella città. Per tale motivo entra in urto con il Villafranca. Taglieggia Cortona ed estorce a tale comune più di 500 fiorini.

Mag.

Comp. ventura

Perugia

 

Toscana e Umbria

Per tacitarli nelle loro pretese, Firenze e Siena assegnano a lui ed al Villafranca 30000 fiorini (10000 i senesi) in cambio dell'usuale vincolo di non danneggiare i territori delle due repubbliche per diciotto mesi. Il Villafranca si allontana dalla Toscana, mentre egli staziona con i suoi uomini fra  Castelfiorentino ed il perugino. Entra nel contado di Assisi e reclama dai perugini 3400 fiorini a fronte di paghe pregresse; gliene sono dati 3500 affinché abbandoni l'assisate.

Giu.

Napoli

Angiò

 

Toscana Romagna

L'arrivo di Luigi d'Angiò, giunto dalla Francia con 15000 cavalli e 3500 balestrieri per togliere a Carlo di Durazzo il regno di Napoli, fa spostare il suo campo d'azione, lo costringe a lasciare Arezzo ed a spostarsi in Romagna con 3000 cavalli.

Ago.

 

 

 

Romagna

Difende Forlì e Cesena dagli attacchi nemici; sconfigge e cattura nei pressi di Bertinoro il Montjoie; fallisce, al contrario, il suo tentativo di distruggere nel forlivese i depositi di foraggio degli avversari.

Sett.

 

 

 

Romagna e Marche 

I francesi vincono le sue linee di resistenza e penetrano nel regno di Napoli. Si sposta anch'egli nel regno e nell'attraversare il  contado di Ascoli Piceno viene contattato da un certo Cavallino, perché conduca un assalto ai danni di Ancona.

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Campania

Porta avanti con l'Acuto nel regno di Napoli una campagna sostanzialmente fiacca.

1383

 

 

 

Abruzzi

Entra in L'Aquila nei primi mesi dell'anno.

1384

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Campania e Puglia

Gli angioini sconfiggono i durazzeschi a Campobasso ed entrano in Napoli. Data la superiorità numerica degli avversari, suggerisce una tattica temporeggiatrice, in attesa della disgregazione delle loro forze prive di adeguate linee di vettovagliamento. Si porta a Barletta e vi si ferma alcuni mesi.

Giu.

 

 

Gran connestabile

Puglia

Viene investito dell'incarico di gran connestabile del regno a seguito della morte di Giannozzo da Salerno.

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Abruzzi e Puglia

Ottiene in pegno le rendite della città di Trani e di Giovinazzo, allorché la Compagnia di San Giorgio entra in agitazione presso Pescara per il ritardo delle paghe.

Sett.

 

 

 

Puglia

Batte i francesi sotto le mura di Bari in un combattimento in cui gli sono uccise due cavalcature e riporta cinque ferite. Assedia nel capoluogo Luigi d'Angiò: invano quest'ultimo cerca di farselo amico con lusinghe e promesse.

Ott.

 

 

 

Puglia

Si scontra ancora con i nemici tra Barletta e Bari; l'Angiò muore dopo pochi giorni a Bisceglie per cinque ferite riportate in tale combattimento. Il Barbiano fa molti prigionieri, dei quali alcuni sono uccisi. Assedia Bari.

1385

 

 

 

 

 

Feb.

Napoli

Chiesa

 

Romagna Marche e Campania

Lascia la Romagna con Azzo da Castello allo scoppio del conflitto tra il re di Napoli ed il papa Urbano VI; attraversa il territorio di Fano e la marca di Ancona con il gonfaloniere di Bologna Ramberto Bacilieri ed assedia, con l'abate di Montecassino Pietro de Tartaris, per più mesi il pontefice in Nocera.

Lug.

 

 

 

Campania

Raimondo Orsini del Balzo e Tommaso da San Severino assalgono con 3000 cavalli le truppe sue e quelle del Villafranca e rompono l'assedio di Nocera. Il pontefice può così abbandonare la località e riparare, secondo le fonti, a Capo Palinuro, o sulle foci del Sele vicino a Salerno, o addirittura sulle spiagge fra Trani e Barletta, dove si può imbarcare su alcune galee genovesi e mettersi in tal modo in salvo. 

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Campania

Il Barbiano occupa Nocera e vi cattura il nipote del pontefice Francesco Prignano, le cui ambizioni sono state causa della guerra.

Sett.

 

 

 

Puglia e Ungheria

Lascia il campo con il Villafranca ed il conte di Alife; si imbarca con i suoi uomini a Barletta su 4 galee per accompagnare in Ungheria il re di Napoli.

1386

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

In Italia a seguito dell'uccisione di Carlo di Durazzo ad opera dei baroni ungheresi.

Apr.

 Cunio

Bologna

 

Romagna

Si porta a Ferrara con 200 cavalli per soccorrere il fratello Giovanni dalle insidie dei bolognesi: la sua presenza induce costoro a miti consigli. Si reca a Bologna.

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Napoli

Angiò

 

Campania

Combatte a favore di Ladislao d'Angiò, figlio del Durazzo.

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Campania

Disperde a Montecorvino, nel salernitano, il conte di Venosa Venceslao da San Severino. Per la vittoria viene investito di Trani e di Giovinazzo.

1387

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Campania

E' chiamato a Napoli con Federico di Brunforte  dalla regina madre Margherita  d'Angiò; arriva con due galee ed una galeotta; si addentra nella città ed in piazza delle Corregge viene sconfitto dagli abitanti che si sono ribellati ai durazzeschi.

Sett.  nov.

 

 

 

Campania

Si ferma ad Aversa con 300 cavalli e ne depreda il territorio. Si scontra con Tommaso da San Severino ed il Brunswick; inferiore di forze, è obbligato a rientrare nei suoi possedimenti in Puglia.

1388

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Campania

Con il Brunswick, passato nel frattempo dal campo angioino a quello durazzesco, e l'Acuto, parte da Aversa (4000 cavalli e 500 fanti)  per venire in soccorso dei difensori di Castel Capuano in Napoli. 

Feb.

 

 

 

Campania

Il Montjoie esce da Napoli con 1600 cavalli e batte i tre condottieri.

Apr.

 

 

 

Puglia

Alla caduta di Castel Capuano nelle mani nemiche, fa ritorno ai suoi possedimenti pugliesi.

1389

 

 

 

 

Viene riconfermato nella carica di gran connestabile.

1390

 

 

 

 

 

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E' nominato viceré della Calabria. Gli sono confermate Trani e Giovinazzo.

Ott.

Chiesa

Angiò

600 cavalli

Puglia ed Emilia

Si allontana dalla Puglia e viene a Bologna; passa agli stipendi del papa Bonifacio IX per combattere le truppe di Luigi d'Angiò.

1392

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Campania e Puglia

Prende la via di Campobasso e si dirige verso la Capitanata; a San Bartolomeo in Galdo si unisce con il Brunswick e, successivamente,  con Cecco dal Borgo.

Apr.

 

 

 

Puglia

E' affrontato, all'alba, ad Ascoli Satriano, da Tommaso da San Severino (5000 fanti e 2000 cavalli), che lo coglie di sorpresa con i suoi uomini dopo avere marciato per ventiquattro ore dal fiume Bradano ed avere percorso 70 miglia. Fatto prigioniero senza che i suoi soldati abbiano avuto la possibilità di armarsi, per ottenere la libertà deve pagare una taglia di 30000 fiorini ed a promettere di non militare contro i San Severino per dieci anni.  

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Riprende la guerra nel regno di Napoli e gli è dato il comando delle truppe italiane. Con il Ferrebach, vende la terra di Pescara per 16000 ducati a Niccolò Orsini.

Ott.

 

 

 

 

Ottiene la riconferma nell'incarico di gran connestabile.

1393

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Campania

Con Cecco dal Borgo ed Onofrio Pesce (3600 cavalli), soccorre in Capua Giovanni da Fabriano; il Montjoie è costretto a levare l'assedio dalla località. Il barbiano si sposta, successivamente, a Gaeta. Con il maresciallo del regno, Francesco Dentice, vende Atri e Teramo ad Antonio Acquaviva in cambio di 35000 ducati.

Lug.

 

 

 

Lazio e Abruzzi

Si accampa a Traietto (Minturno) sul Garigliano con 3000 cavalli e 1600 fanti assieme con Cecco dal Borgo e Cristoforo Gaetani. Dopo un consiglio di guerra tenutosi a Gaeta con Ladislao d'Angiò, viene presa la decisione di attaccare L'Aquila. Per strada sottomette alla causa regia i conti di Sora e di Alvito, entra negli Abruzzi per il contado di Celano e sconfigge Rinaldo Orsini.

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Puglia

Viene a discordia con i veneziani, che si sono stanziati a Trani, e cerca di ritoccare a suo favore i loro privilegi.

1394

 

 

 

 

 

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La flotta della Serenissima lo obbliga ad addivenire ad un accordo che verrà rinnovato nel 1398 e nel 1401.

Mag.       Toscana
Passa per Firenze con 400 lance: è diretto verso la Lombardia.

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Milano

 

Capitano g.le 100 lance

 

Si conduce agli stipendi di Gian Galeazzo Visconti, che già lo ha aiutato nel raccogliere il denaro per il suo riscatto ai San Severino; gli sono, inoltre, donate molte terre, fra le quali Nogarole Rocca nel veronese e Montecchio Emilia nel reggiano.

1395

 

 

 

 

 

Gen.

Milano

Lucca

 

Toscana

Si trova attorno a Lucca con 5000 cavalli e ne infesta il territorio.

Mar.

Milano

Firenze

 

Toscana

Si porta a Ponte a Signa e scorre a Pozzolatico sotto le mura di Firenze.

Sett.

 

 

 

Lombardia

A Milano per l'incoronazione a duca del Visconti da parte dell'imperatore Venceslao di Boemia.

1396

 

 

 

 

 

Giu.

Milano

Firenze  Lucca

 

Toscana

Si trasferisce con 6000 cavalli in Toscana per soccorrervi il signore di Pisa Jacopo d'Appiano. Con il fratello Giovanni, costringe Bartolomeo Boccanera ad abbandonare il pisano ed a rientrare nel fiorentino. Irrompe a sua volta nel fiorentino e non vi incontra resistenza; tocca il senese e da qui punta direttamente su Firenze. Porta le prede nel senese, ma non gli viene dato dalle autorità il permesso di toccare il capoluogo; si dirige in val di Chiana verso Montepulciano e da lì nell'aretino, sempre saccheggiando i territori per dove passa.

Dic.

 

 

 

Toscana

Entra in Pisa con il tesoriere del Visconti Niccolò Diversi (300 lance e 200 balestrieri); alloggia nell'arcivescovado e con la sua presenza induce ancora il Boccanera a lasciare il contado.

1397

 

 

 

 

 

Gen.

Milano

Firenze

 

Umbria e Toscana

Apparentemente sotto la veste di condottiero di ventura, si avvia in Umbria con   Luca di Canale, Paolo Orsini, Giovanni da Barbiano, Paolo Savelli, Ottobono Terzi e Ceccolo Broglia. Attraversa il territorio di Città di Castello, viene a Monterchi e scende nell'aretino dove è raggiunto  da Bartolomeo da Pietramala. 

Feb.

 

 

 

Toscana Romagna

Con lui si unisce pure Ceccolino dei Michelotti; il Barbiano si ferma a Cesena nell'attesa che si ribelli ai fiorentini San Miniato ad opera di Benedetto Mangiadori.

Mar.

 

 

 

Toscana

Si muove verso San Miniato e, per strada, si imbatte in una compagnia di fiorentini, che stanno inseguendo i fuoriusciti in fuga dalla stessa città  perché la congiura del  Mangiadori è stata scoperta. Raccoglie allora presso Siena 4000 cavalli e numerosissimi fanti, di cui molti sono fuoriusciti, e con l'Orsini ed il Savelli conduce una scorreria fin sotto le porte di Firenze.

Apr. mag.

Comp. ventura

Cortona

 

Umbria e Toscana

Deve rimanere inattivo per due mesi in val di Chiana per la mancanza di denaro. Ciò non gli impedisce di scorrere nei territori circostanti. Entra nel perugino e Biordo dei Michelotti, in cambio di 10000 fiorini, lo convince a depredare il volterrano ai danni di Uguccione Casali. I suoi uomini assalgono Borghetto ma non riescono ad impadronirsene; avanzano allora su Melello dove sono sconfitti e messi in fuga fino al Torrione della Croce dalle milizie di Volterra.

Giu.

Milano

Firenze

 

Toscana e Umbria

Riceve il denaro dal Visconti, pone il campo a Staggia con l'obiettivo di espugnare il castello di Rincine in val di Sieve. Respinto dopo alcuni sanguinosi assalti, è bloccato tra l'Arbia e Staggia dall'azione di Bernardo della Serra che tiene dietro alle sue mosse e gli chiude tutti i passi. Il Barbiano ricorre all'astuzia: minaccia Arezzo in modo che ogni sforzo del della Serra si volga da quel lato; nella realtà  irrompe nel Chianti, attraversa la val di Greve e per Mercatale sfocia nel Valdarno inferiore che trova impreparato alla sua scorreria. Porta la desolazione in tale territorio per dieci giorni. Di seguito attacca nel perugino Biordo dei Michelotti .

Lug.

 

 

 

Toscana

Ritorna con il bottino nel senese; il campo fiorentino è sconvolto da gravi disordini conseguenti alla decapitazione del Boccanera su ordine del della Serra. Il Barbiano ne approfitta per invadere nuovamente il fiorentino dalla parte del Chianti; occupa e dà alle fiamme Castellina in Chianti;si accampa a Certosa, nei pressi del capoluogo, e da qui brucia le case e riempie di terrore tutti i paesi circonvicini. Oltre le prede, cattura più di 500 uomini d'arme nemici: i prigionieri, il bestiame razziato e tutto ciò che è stato rubato viene portato in val di Pesa. Ritorna sotto Firenze a Santa Maria d'Impruneta, si attenda a Pozzolatico sulla confluenza dell'Ema nel Greve. Dopo nuovi guasti a  Giogoli, Galluzzo, Marignolle e Soffiano,  punta verso Pisa. Attraversa l'Arno, si accampa a   Lastra a Signa; invia i propri saccomanni sino a San Gaggio; sono bruciati i raccolti a Colombaia ed a San Sepolcro dai fuoriusciti fiorentini, da quelli pisani e da Giovanni da Barbiano. Assedia per due giorni il castello di Ponte a Signa difeso da Tommaso Rucellai. Vi perde sotto le mura molti uomini fra morti e feriti; gli avversari respingono i viscontei e si impadroniscono dello stendardo del Barbiano e di quello di Ceccolo Broglia. Nella fortezza, da ultimo, entrano superando le sue linee alcuni fanti e Fabrizio da Perugia con 25 cavalli. Il Barbiano riprende il cammino per San Casciano e Siena a causa della mancanza di foraggio per la sua cavalleria, di ferri per le cavalcature e di altre necessità. Durante la ritirata sono rapite due donne, figlie di Ghiandone Machiavelli, rinchiusesi in una torre a Sant'Andrea in Percussina: una è fatta prigioniera dal fratello Giovanni e la seconda dal nipote Conselice. A tutto ciò segue una nuova incursione nel fiorentino a Colle di Val d'Elsa, a San Gimignano ed in altre località: gli  avversari non si fanno però trovare impreparati; il Barbiano è fronteggiato con decisione dal della Serra le cui file si sono ingrossate, mentre nell'esercito milanese si contano numerose defezioni. A mal partito per la strettezza dei luoghi che gli ostacolano ogni manovra, invia in avanscoperta 250 cavalli dei saccomanni. Costoro  sono inseguiti dai nemici che, in tal modo, gli lasciano il campo libero: il Barbiano può allora muoversi indisturbato per un'altra strada con il resto delle truppe, i prigionieri ed il bottino.  Nel proseguio della campagna respinge i lucchesi a Vicopisano.

Ago.

 

 

 

Toscana

Pone i suoi alloggiamenti a Pisa con 5000 cavalli; fallisce un suo tentativo di recuperare il castello di San Gervasio, nei cui pressi si è posto in agguato Giovanni del Boneca con 500 fanti ed alcuni cavalli. Distribuisce i suoi uomini tra Ponsacco, in val d'Elsa, al Fosso Armonico ed a Santa Maria del Monte. Decide anche di assalire il della Serra, ma il suo attacco viene respinto dagli arcieri fiorentini.

Sett.

 

 

 

Toscana   Lombardia

E' richiamato in Lombardia dal Visconti per unirsi nel mantovano con Jacopo dal Verme. Si allontana dalla Toscana con 1000 lance; ne lascia 300 con il Savelli alla guardia di Pisa ed altrettante a Siena con il Broglia.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Si spinge nel serraglio di Mantova e con il dal Verme batte a Borgoforte i nemici.

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Lombardia

Si avvicina a Mantova distruggendo le opere difensive del serraglio. Il sopraggiungere del freddo ed il cattivo tempo, lo portano - infine - a fermarsi a Marcaria.

1398

 

 

 

 

 

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Lombardia

E' pronto all'attacco finale a Mantova; il Visconti si accorda, viceversa, con Francesco Gonzaga ed il conflitto ha termine.

Mag.

 

 

 

Emilia

Licenziato, attraversa il bolognese e si dirige verso il regno di Napoli.

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Napoli

Angiò

 

Campania

Affronta un'ultima volta le truppe angioine; si accampa ad Afragola, assedia Napoli ed obbliga i difensori ad arrendersi.

1399

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

 

Il fratello Giovanni è giustiziato dai bolognesi su istigazione del signore di Faenza Astorre Manfredi.l barbiano aAbbandona il regno di Napoli per vendicarsi di tale fatto.

Ott.

 

 

 

Romagna

Attraversa il territorio di Fano e prosegue per Rimini.

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 Cunio

Faenza

 

Romagna

Attacca Faenza.

1400

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Romagna

Conduce un'accanita guerra nel faentino; ne dà alle fiamme i raccolti ed ha numerose scaramucce con gli avversari. Il Manfredi, inferiore di forze, evita ogni occasione di battaglia campale.

Ago.

 

 

 

Romagna

Si impadronisce del castello di Fusignano.

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Romagna

Assedia Faenza con Pino Ordelaffi e tiene la città bloccata con due bastie.

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Puglia

Viene segnalato nei suoi possedimenti in Puglia.

1401

 

 

 

 

 

Mar.

 Cunio

Faenza

 

Romagna

Di ritorno dalla Puglia si allea con il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio per combattere ancora il Manfredi. Il Bentivoglio si accorda, viceversa, con l'avversario: il condottiero è in tal modo costretto a levare l'assedio da Faenza che stava per concludere positivamente.

Apr.

 Cunio

Bologna

 

Emilia

Mosso dall'ira, invade il bolognese; tocca Quaderna, Varignana, Medicina; varca  l'Idice e spinge le sue scorrerie fino a San Lazzaro di Savena. Prigionieri e bestiame razziato sono condotti a Barbiano; a tutti i prigionieri (400 uomini) è imposto il pagamento di una taglia. Il bottino è valutato in 60000 fiorini.

Mag.

Milano

 

 

Lombardia

Richiamato in Lombardia dal Visconti, lo raggiunge a Pavia.

Giu.

Milano

Bologna

 

Romagna

Cavalca nel bolognese con il Terzi e ritorna con le prede a Barbiano.

Lug.

 

 

 

Emilia e Veneto

Arriva sull'Idice e sfida il Bentivoglio; questultimo esce da strada Maggiore e lo invita ad entrare in Bologna. Avuto in ostaggio un figlio del signore della città, vi si reca e vi passa la notte. Prende accordi con il Bentivoglio; ricevuti 30000 ducati per le competenze a lui dovute per la guerra di Faenza ed il mancato acquisto di Granarolo come da intese precedenti, si dirige a Verona.

Sett.

Milano

Firenze Impero

 

Lombardia

Viene a Brescia per contrastare con il dal Verme, Carlo Malatesta, Pandolfo Malatesta, Facino Cane ed il Terzi (4500 lance tutte italiane), le truppe dell'imperatore Roberto di Baviera, chiamato in Italia da fiorentini e da carraresi.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Sconfigge a Nave i tedeschi comandati da Francesco Novello da Carrara (16000 cavalli e 500 fanti).

Dic.

Milano

Bologna

 

Emilia e Romagna

Lascia il modenese e riprende le ostilità con il Bentivoglio; supera il Reno e per una settimana depreda orrendamente tutto il territorio fra San Giovanni in Persiceto, Cento, Altedo, Granarolo, Cazzano, Riccardina e Medicina. Sbaraglia i nemici a porta Mascarella e fa decapitare Niccolò da San Piero perché colpevole di spionaggio. Pone il campo a San Niccolò con 1800 cavalli, tocca San Prospero ed ha Dozza per trattato. Libera i due capitani che ne sono alla guardia, Bennolo Papazzoni e Marco Cattani: il Bentivoglio fa subito impiccare il primo, mentre il secondo riesce a fuggire a Rimini. Il Barbiano fornisce di 200 fanti la rocca per la guardia della località e raduna tutti i fuoriusciti ed i nemici del Bentivoglio nei suoi castelli di Barbiano e di Lugo in Romagna.

1402

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Emilia

Giunge ad Altedo con 500 lance; è qui raggiunto da altre schiere condotte da Marcoardo dallla Rocca e dai fuoriusciti guidati da Bonifacio e Nanne Gozzadini. Ottiene per  trattato molti castelli di confine, quali Pieve di Cento, Massumatico, San Prospero, Galliera e Vergato.

Feb.

 

 

 

Emilia

Si ribella al Bentivoglio anche San Giovanni in Persiceto; il Barbiano si presenta all'improvviso davanti alla porta delle Lame ed a porta Galliera a Bologna, ed ha una scaramuccia con i provvigionati dell'avversario. Viene sconfitto a Massumatico da Fuzzolino Tedesco, dallo Scorpione, dal Tartaglia, da Lancillotto Beccaria e da Muzio Attendolo Sforza Fra i suoi uomini sono catturati più di 1000 uomini con diversi condottieri quali Alberto Pio, Gherardo Rangoni e Marco da Pisa. Per la vittoria il Bentivoglio si reca alla Madonna del Santo Monte, fuori porta San Mammolo sul monte di San Paolo, ed ivi lascia i trofei conquistati sul campo.

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Milano

Bologna Firenze

 

Emilia

Si ammala e tale fatto dà l'opportunità al Bentivoglio di sorprendere il suo campo con l'aiuto di genti d'arme fiorentine e di recuperare i castelli persi in precedenza dai bolognesi.

Mag.

 

 

 

Emilia

Ristabilitosi, danneggia con il dal Verme (600 cavalli) il bolognese nei pressi di San Giovanni in Persiceto; vi fa molti prigionieri e, al solito, effettua grandi razzie di bestiame. Si impadronisce di Dozza: un certo Antonio da Santa Lucia tratta per fargli trovare aperta una porta di Bologna. La trama è scoperta e molti congiurati sono giustiziati. Il Barbiano con Nanne Gozzadini pone i suoi alloggiamenti a tre miglia da Bologna: nella città, tuttavia, non nasce alcun tumulto a favore dei fuoriusciti. Si muove, successivamente, con il Cane e Pandolfo Malatesta in difesa di San Giovanni in Persiceto, su cui convergono Giacomo da Carrara, Muzio Attendolo Sforza e Lancillotto Beccaria. Si getta contro la Compagnia della Rosa, i cui capitani hanno sconfitto e catturato il fratello Giovanni: costoro si difendono con vigore e gli uccidono due cavalcature. Di notte i contendenti si separano ed egli rientra in San Giovanni in Persiceto.

Giu.

 

 

Capitano g.le

Emilia

Occupa Piumazzo, Sant'Agata Bolognese, Manzolino e Crevalcore. Decide con il dal Verme di attaccare gli avversari a Casalecchio di Reno; si  pone al comando  della quinta colonna forte di 3000 cavalli ed assale da più parti il campo nemico. Bernardo della Serra è fatto prigioniero; il Bentivoglio fugge in Bologna. Il popolo insorge ed i partigiani dei Gozzadini aprono le porte alla cavalleria del dal Verme; subito dopo vi entra anch'egli per porta Saragozza, che gli è consegnata da un fautore dello stesso Bentivoglio, il macellaio Lando d'Ambrogino. La città è messa a sacco, i soldati della Compagnia della Rosa sono svaligiati nei loro alloggiamenti posti all' albergo della Luna, presso porta Santo Stefano. Il Bentivoglio, dopo avere combattuto, si rifugia nel palazzo dei Notai; ne esce travestito per rifugiarsi in una casupola presso il ponte di Sant'Arcangelo, sulla Aposa, dove abita la sua vecchia nutrice. E' messa una taglia sulla testa dell'ex signore di Bologna; Domenico di Procolo scopre dove si è nascosto e lo fa arrestare. Il Barbiano fa trascinare il Bentivoglio al palazzo della Reggenza; costui è insultato e minacciato di morte; viene forzato a chiedere perdono al Barbiano ed a Nanne Gozzadini. Interviene, infine, mosso a pietà, il Gozzadini che ordina la custodia del suo antico rivale in una camera lontano dagli insulti. Nel frattempo la città cade ufficialmente sotto il controllo del duca di Milano, grazie alle pressioni messe in essere con il Gonzaga che permettono di vanificare le ambizioni del Gozzadini; il Barbiano fa allora uscire il Bentivoglio dalla camera in cui è sorvegliato, lo accompagna nella piazza ed aizza il popolo ai suoi danni: il corpo dell'ex-signore è fatto a pezzi, un barbiere gli taglia un orecchio: i resti dopo lo scempio saranno messi in un mastello per essere portati, senza preghiere né funerali, nella chiesa di San Giacomo. Da ultimo il Barbiano invia in ostaggio 40 cittadini a Pavia  (10 cavalieri, 10 dottori, 10 gentiluomini e 10 mercanti). E' infeudato di Castel Bolognese ed il figlio Manfredo ne è nominato conte.

Lug.  ago.

 

 

 

Toscana

Irrompe in Toscana con 12000 cavalli e 18000 fanti; conduce la guerra con un' asprezza tale che nessuno può entrare o uscire in Firenze. E' chiamato a far parte del consiglio ducale con Carlo e Pandolfo Malatesta, i vescovi di Pavia, di Novara, di Pisa e di Feltre; il Gonzaga, il Montefeltro, Giovanni Colonna, il Savelli, Baldassarre Spinola, Leonardo Doria, il dal Verme, il camerlengo Francesco Barbavara, il cancelliere Giovanni da Carnago, i consiglieri Pietro di Corte e Filippo dei Migli.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Gian Galeazzo Visconti muore a Melegnano; il Barbiano si porta a Milano e presenzia ai suoi funerali nel duomo. Si trova a fianco della bara sul lato sinistro con Antonio da Montefeltro, il Savelli ed il dal Verme.

1403

 

 

 

 

 

Gen.

Firenze

Milano

 

Emilia

Cambia partito a motivo dei suoi contrasti con il Barbavara e per la protezione accordata dalle autorità milanesi ad Astorre Manfredi. Gli sono consegnati dai fiorentini 50000 fiorini per due mesi di ferma. Si pone all'assedio di Bologna.

Feb.

 

 

 

Emilia

Restituisce ai viscontei Montecchio Emilia e si reca a Ferrara per persuadere Niccolò d'Este a passare anch'egli al soldo dei pontifici.

Mar.

 

 

 

Emilia

Si incontra ancora a Ferrara con il marchese d'Este.

Apr.

 

 

 

Emilia

Contrasta i viscontei comandati da Facino Cane e da Galeazzo Pio; tenta, invano, di impadronirsi di Castel San Pietro Terme ed occupa Castel Bolognese.

Mag.

 

 

 

Emilia

I fiorentini gli consegnano 50000 fiorini. Ha per trattato anche Castel San Pietro Terme, giunge al ponte del Sillaro e ne viene respinto da una sortita dei difensori.

Giu.

 

 

 

Emilia

Si trova a Ferrara e presenzia nella cattedrale alla cerimonia nella quale viene consegnato a Niccolò d'Este il bastone di capitano generale. Si trasferisce nel parmense con l'Orsini e Carlo Malatesta alla testa di 2200 lance e di 1000 fanti, senza contare i fautori dei Rossi, dei da Correggio e dei da Fogliano.

Lug.

 

 

Capitano g.le  500 lance

Emilia e Romagna

Il papa lo nomina anche gonfaloniere della Chiesa. In Romagna è raggiunto da ambasciatori del signore di Cremona Ugolino Cavalcabò, che lo inducono a tentare un' azione diversiva in Lombardia.

Ago.

 

 

 

Lombardia Romagna

E' con 600 lance e 400 fanti tra Lodi e Cremona. Con l'Orsini, Carlo Malatesta e Niccolò d'Este, muove direttamente contro Milano; contribuisce alla devastazione di Pavia. Allorché Carlo Malatesta firma per conto dei pontifici la pace di Caledio con i viscontei, il Barbiano se ne ritorna in Romagna, con la conferma da parte del pontefice  dei suoi possedimenti di Tossignano e di Castel Bolognese.

Nov.

Firenze

Milano

 

Romagna Veneto Lombardia

Riprendono le ostilità. I fiorentini lo inviano con 400/600 lance in soccorso del Cavalcabò: dalla Romagna tocca Ferrara, Padova, il veronese e raggiunge il Cavalcabò a Cremona con 2000 cavalli e 1500 fanti. Partecipa alla difesa di Crema.

1404

 

 

 

 

 

Lug.

Ferrara

Venezia

Capitano g.le 1500 cavalli

Lombardia ed Emilia

Raduna a Cremona 1200 cavalli, attraversa il mantovano con un salvacondotto di Francesco Gonzaga e per la via di Serravalle entra nell'estense.

Sett.

 

 

 

Veneto

Si trova a Ficarolo nel Polesine, caccia i rettori veneziani da Lendinara e da Badia Polesine; occupa i borghi di Rovigo ed assedia la città con l'Este ed Uguccione  Contrari. Si muove per venire a Padova  a sostegno dei carraresi; attacca a Limena il campo del Savelli e disperde l'esercito nemico (cattura di 600 cavalli e 200 fanti).

Ott.

Cunio

Faenza Chiesa

 

Veneto  Romagna ed Emilia

Ritorna ad assediare Rovigo, dove affianca il figlio Manfredo; alla notizia che il castello di Sant'Alberto, nel ravennate, è assalito da Azzo d'Este, lascia il campo per rientrare in Romagna e riprendere il conflitto con il Manfredi. Riduce quest'ultimo ad un punto tale, che il signore di Faenza è costretto a cedere la città per 25000 fiorini al cardinale legato Baldassarre Cossa. Il Barbiano pone le sue truppe tra Castel Bolognese ed Imola, mentre l'esercito nemico, capitanato dal della Serra, si colloca sulla sponda del rio Sanguinario. Su consiglio di Braccio di Montone, attacca i pontifici: i suoi sono all' inizio respinti, finché l'intervento del Montone, che sta alla retroguardia, capovolge l'esito dello scontro. Si dirige verso Bologna; la sua marcia è bloccata dal Reno in piena. In difficoltà per l'avvicinarsi di milizie nemiche, fa costruire, sempre su suggerimento del capitano perugino, tre ponti di legno e si trincera vicino a questi capisaldi. La manovra ha successo e dal bolognese si può spostare tra Modena e Castelfranco Emilia. Da ultimo, si accorda con il Cossa per la somma di 25000 fiorini.

1405

 

 

 

 

 

Feb. mar.

Cunio

Chiesa

 

Emilia

Riprende il conflitto con il Cossa, ora legato dell'antipapa. Impedisce il vettovagliamento di Bologna. E' avvicinato da Niccolò Roberti, inviatogli dall'avversario: il Barbiano gli chiede la signoria di Faenza e di Castel San Pietro Terme. A marzo viene stipulata una tregua.

Apr.

 

 

 

Romagna

Viene avvicinato da emissari dei carraresi, che vogliono assoldarlo con la sua compagnia di 600 lance e 300 fanti; anche i veneziani, tramite il Contrari, esercitano analoghe pressioni nei suoi confronti.

Mag.

Cunio

Chiesa

 

Romagna ed Emilia

In cambio di 14850 ducati si impegna con i veneziani a non militare per i nemici della Serenissima per un periodo di tre mesi: nonostante ciò invia alcune schiere comandate dal Montone, da Lorenzo Attendolo e da Rosso dall'Aquila in soccorso dei carraresi. Richiama il Montone, sospettato di tradimento, e cerca di farlo uccidere dai suoi uomini. Il tentativo fallisce; capisce di essere stato strumentalizzato dall'Attendolo e dall'Aquila e raccomanda il Montone al Cossa. Il legato non rispetta le proprie obbligazioni e per rappresaglia il Barbiano si appropria di molti carri di grano che dalla marca di Ancona si stanno dirigendo su Bologna per approvvigionare la città. Gli viene inviato il Roberti per rabbonirlo; ha un colloquio diretto con il legato, cui chiede la somma di 10000 ducati e l'investitura di Lugo, Barbiano, Oriolo dei MIlle Fichi, Dozza, Tossignano, Castel Bolognese, Pieve di Sant'Andrea, Fagnano e Liano. Gli è dichiarata guerra; intervengono come pacieri Niccolò d'Este e Carlo Malatesta. I capitoli non vengono rispettati dal Barbiano per l'inadempienza del Cossa.

Giu.

 

 

 

Romagna

I pontifici si impadroniscono di molti suoi castelli; è scomunicato e la relativa bolla è appesa a  Bologna sulle porte di San Pietro Maggiore e di San Petronio. Viene assalito da 7000 uomini ed in una scaramuccia restano uccisi 100 uomini delle sue compagnie.

Lug.

 

 

 

Emilia

E' assediato in Castel Bolognese da Paolo Orsini.

Ago.

 

 

 

Emilia

Viene sfidato a battaglia campale; gli sono tolte Liano e Fagnano.

Sett.

 

 

 

Romagna

Perde Granarolo. Ne segue una nuova tregua.

Ott.

 

 

 

Emilia

Conclude la pace con il Cossa; gli è riconosciuta la somma di 12000 fiorini e gli   sono confermati in feudo tutti i castelli da lui detenuti (Lugo, Barbiano, Zagonara, Cotignola, Riolo Terme, Dozza, Tossignano, Granarolo, Macincollo, Monte Catone, Fagnano, Pieve di Sant'Andrea, Liano); da parte sua restuisce ai pontifici Castel Bolognese e Dozza e si impegna ad aiutarli  contro gli Ordelaffi.

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Chiesa

Forlì

 

Romagna

Si accampa a San Martino di Villafranca ed assedia Forlì.

1406

Napoli

Taranto

 

Puglia

Richiamato da Ladislao d'Angiò, contrasta in Puglia le milizie del principe di Taranto Raimondo Orsini del Balzo; al comando di 7000  cavalli e di molti fanti assedia per terra Taranto con Antonio Acquaviva, mentre per mare la città è assalita  da 5 galee e da 3 grosse navi. Dopo due mesi è obbligato a desistere dalle operazioni per la forte mortalità fra i suoi uomini. 

1408

 

 

 

 

 

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Napoli

Firenze Antipapa

 

 

Favorisce l'alleanza fra Guidantonio da Montefeltro ed il re di Napoli e combatte i fiorentini e le truppe dell'antipapa Alessandro V, comandate dal Cossa. Lascia la Puglia.

Dic.

 

 

 

Umbria

Si reca a Perugia con 800 cavalli; la città stanzia 44 fiorini per ospitarlo con la sua comitiva.

1409

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Puglia e Marche

Si dirige verso Bologna contrastato dai fuoriusciti perugini. I  Malatesta lo bloccano a Montefiore dell'Aso, per cui si ferma in Urbino.

Apr.

 

 

 

Umbria

Muore a Città della Pieve per una malattia alla vescica.

SESSANTATRE CITAZIONI

Valoroso capitano. Uno dei condottieri più in vista del suo tempo.

Celebre condottiero del suo tempo. Capitano di grande fama.

Innovò il modo di combattere del suo tempo; introdusse la ventaglia all'elmo degli uomini d'arme e munì il collo di una goletta; coprì i destrieri di lunghe barde di cuoio sino al ginocchio ed ornò la fronte dei cavalli con uno stilo di ferro aguzzo.

Seppe dare un nuovo assetto tattico, specie intorno all'impiego tattico della cavalleria, la quale, secondo i suoi insegnamenti, in una battaglia doveva sempre caricare con violenza e scompaginare le squadre nemiche, rompendone l'unità e la coesione.

Astuto capitano. Stratega prudente e avveduto, valente consigliere.

Fu ritenuto pari a Giovanni Acuto nell'arte militare.

Gloria della milizia italiana; restauratore della milizia e della libertà italiana. Ammaestrato dall'esperienza di tedeschi ed inglesi apportò notevoli innovazioni nella milizia del suo tempo. "Percioche al tempo suo facendosi tutte le guerre in Italia con soldati forestieri, la qual cosa havea ridotta l'Itaalia in bruttissima servitù; egli fu il primo che cominciò armare gli huomini italiani in quella maniera c'hoggidì s'usa anchora; e perseguitò, e cacciò tutti i barbari fuor d'Italia." Domenichi

Uomo feroce.

Di volto asciutto e di giusta statura.