| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avvesario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1365 |
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| Mar. |
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Romagna |
Invia
propri procuratori a Forlì per prendere parte al parlamento
generale, convocato nella città dall'arcivescovo di Ravenna
Petrocino, vicario del cardinale Egidio Albornoz in Romagna.
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Primavera |
Cunio |
Milano |
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Romagna |
E' in conflitto con i Visconti
per il possesso di Zagonara. La disputa ha termine con l'intervento
del rettore pontificio della Romagna Daniele del Carretto. |
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1371 |
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Lombardia |
Crea a Milano l'armatura di
ferro e di acciaio. |
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................. |
Milano |
Chiesa |
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Milita al servizio di Bernabò
Visconti. Catturato nel corso di un combattimento dai pontifici, viene
riscattato dal signore di Milano. |
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1373 |
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Ott. |
Comp. ventura |
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Lombardia |
Nel mantovano. Fa parte della
Compagnia di San Giorgio. |
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1375 |
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Venezia |
Genova Padova |
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Lombardia e Veneto |
A Mantova viene contattato da Stefano
Balbi e passa al servizio della Serenissima contro i genovesi ed i carraresi
nella guerra di Chioggia. Riceve un acconto di 8000 ducati sui 25000
richiesti come spettanza; si lascia corrompere con Pellegrino degli
Adelardi dal doge di Genova Niccolò Guarco e, presto, lascia il campo. |
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................. |
Chiesa |
Firenze |
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Affianca Giovanni Acuto nella
guerra degli Otto Santi contro i fiorentini. |
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1376 |
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Mar. |
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Romagna |
Partecipa all'eccidio di Faenza,
dove vengono uccisi circa 4000 uomini. |
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................. |
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Segue l'Acuto nelle sue scorrerie. |
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1377 |
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Gen. |
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Costituisce una propria compagnia
di 200 lance, con la quale si pone al servizio del cardinale legato Roberto
di Ginevra (il futuro antipapa Clemente VII). |
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Feb. |
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Romagna |
Entra in Cesena con la compagnia
dei bretoni e prende parte ad un secondo eccidio,
nel corso del quale in tre giorni rimangono uccise 5000 persone. |
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................. |
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Romagna |
Si ferma a
Cesena con Venturino da Cremona, mentre i bretoni sono costretti
ad abbandonare la località. |
| Nov. |
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Marche |
Stanzia
con la sua compagnia nel territorio di Monte Giorgio. |
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1378 |
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Ago. |
Milano |
Verona |
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Veneto |
Fonda nel veronese, con Francesco
da Correggio e Galeazzo Pepoli, la Compagnia di San Giorgio, forte di
800 lance e di 700 fanti: essa è composta di soli italiani. |
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Dic. |
Venezia |
Genova
Padova |
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Lombardia |
Si trova a Marmirolo, nel mantovano,
e si conduce per 25000 ducati per i veneziani. E' bloccato sull'Adige
dalle forze scaligere e dalla piena del fiume: è così obbligato a desistere
dal suo tentativo di unirsi con le truppe della Serenissima. |
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1379 |
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Gen. |
Comp. ventura |
Bologna |
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Veneto |
Supera gli ostacoli e contrasta
nel veronese con efficacia 10000 cavalli ungheri capitanati da Carlo
di Durazzo. Si trasferisce nel bolognese e gli sono consegnati 2000
ducati; si sposta in Romagna. |
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Feb. |
Comp. ventura |
Firenze |
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Toscana Emilia Romagna |
Si unisce con l'Acuto e Lucio
Lando per minacciare la Toscana. I fiorentini sono obbligati a riconoscere
ai venturieri 10000 fiorini; in cambio ottengono la promessa che il
loro territorio non sarebbe stato molestato dai suoi uomini per diciotto mesi.
Il Barbiano ritorna nel bolognese con la sua compagnia di 800 lance: Bologna è costretta
a concedergli la medesima somma. Rientra in Romagna. |
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Mar. |
Chiesa |
Antipapa |
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Marche e Umbria |
Passa agli stipendi del papa
Urbano VI al fine di combattere la compagnia dei bretoni, che
milita per l'antipapa Clemente VII e per la regina Giovanna d'Angiò.
Si reca prima nel Montefeltro presso Antonio da Montefeltro; è avvicinato
dagli ambasciatori perugini, che lo convincono con 2000 fiorini a non
irrompere nel loro contado. Entra in Assisi per un acquedotto; nel combattimento
muore Antonio da Correggio. |
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Apr. |
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Lazio |
I perugini gli inviano 2000
fanti. Si scontra a Marino con Giovanni di Maléstroit, Luigi di Montjoie
e Bernardo della Sala: divide l'esercito in due squadroni, di cui uno
comandato dal Pepoli. Sbaraglia gli avversari in una battaglia che dura cinque
ore: nel combattimento sono catturati
il della Sala ed il Montjoie con 1200 cavalli; i capitani avversari sono tutti condotti a Roma. Entra nella
città e vi è accolto in trionfo; è armato cavaliere con il Pepoli dal papa, che gli dona un'insegna nella
quale è dipinta una croce rossa con il motto "Italia liberata dai barbari". |
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Mag. |
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Lazio |
Santa Caterina da Siena gli
invia una lettera. |
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Estate |
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Lazio ed Umbria |
Recupera in Roma Castel Sant'Angelo; affianca il cardinale di Vercelli Giovanni
Fieschi ed attacca in Viterbo il prefetto Giovanni di Vico. Pone il campo in tre luoghi diversi senza darsi alcun pensiero della città e del suo presidio. I suoi uomini schivano ogni contatto con gli avversari per dare il guasto ai vigneti e per distruggere le messi già mature; predano uomini ed animali desolando tutte le proprietà e le abitazioni del contado. Dopo due mesi di scorrerie, il Barbiano lascia l'assedio per venire con il legato, il cardinale Giovanni Fieschi, a Montefiascone ed a Orvieto, per togliere tale rocca a Rinaldo Orsini.
Con Ugolino da Montemarte (1200 cavalli e 200 fanti), penetra nel Chiugi
ai danni dei perugini e nel ducato di Spoleto. Si accampa, infine, ad
Anagni e costringe le truppe dell'antipapa a ritirarsi nel regno di
Napoli. |
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................. |
Durazzo |
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Romagna |
Rientra in Romagna e con Guglielmo
Ferrebach è assoldato da Giannozzo da Salerno per conto
di Carlo di Durazzo. |
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1380 |
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Feb. |
Comp. ventura |
Perugia Siena Pisa |
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Toscana |
Si spinge in
Toscana con la propria compagnia e la Compagnia dell'Uncino
di Villanuccio da Villafranca, oltre a numerosi fuoriusciti
ed un folto stuolo di ungheri (Pietro Cornwald) e di tedeschi
(Guglielmo Ferrebach). Minaccia i perugini che hanno mandato
truppe in soccorso ai fiorentini: chiede così in prestito al
comune di Perugia 2000 fiorini e si accontenta della metà. Viene
nel senese ed è avvicinato dai fiorentini, che gli ricordano
i suoi impegni dell'anno precedente. I pisani gli riconoscono
10000 fiorini. |
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Mar. |
Comp. ventura |
Firenze |
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Toscana |
Spinto dai
fuoriusciti, entra in val di Strona: poiché in Firenze, contrariamente
alle aspettative, non si verifica alcun disordine colloca il
suo campo in più posti tra Staggia e Colle di Val d'Elsa, a
Poggibonsi, a Tavernelle Val di Pesa ed incomincia a derubare
gli abitanti, a bruciare le case, a prendere prigionieri. |
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Apr. |
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Toscana |
Tocca Carcheri, Quaranta, Malmantile.
Viene fronteggiato da Lucio Lando, dall' Acuto e da Everardo Lando,
che lo sconfiggono a Malmantile e fanno prigioniero il fratello Giovanni
con più di 200 uomini. Lascia allora il contado di Empoli e ritorna
in val d'Elsa. |
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Mag. |
Comp. ventura
Orvieto |
Lucca
Antipapa |
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Toscana e Umbria |
Si riconcilia
con senesi e fiorentini che gli consegnano 40000 fiorini (10000
i primi e 30000 i secondi): da parte sua promette di non depredare
i loro territori per nove mesi. Avuti 10000 fiorini anche dai
lucchesi (dopo averne richieste richiesti 20000), prende la
strada della maremma. A fine mese si trova a San Giuliano, presso
Orvieto, per venire in soccorso di Ugolotto Biancardo che è
assediato dagli avversari nella rocca. Il Barbiano giunge in
ritardo e la fortezza cade nelle mani di Rinaldo Orsini e della
compagnia dei bretoni: di conseguenza, la fazione dei mercorini
è cacciata da Orvieto da quella dei muffati o beffati. Il Barbiano
protegge gli esuli con i suoi uomini fino al Paglia e da qui
prosegue per la sua strada. |
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Giu. |
Durazzo |
Napoli |
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Marche e Lazio |
Promette a
Rodolfo da Varano di non molestare le sue terre per quindici
mesi in cambio di 5000 fiorini. Con il Ferrebach, raggiunge
a Fano Carlo di Durazzo e lo segue nel regno di Napoli contro
le truppe di Giovanna d'Angiò: gli abitanti di Fano consegnano
ai due capitani 300 ducati per preservare dal saccheggio il
loro contado. Successivamente marcia verso il regno; devasta
le terre controllate dall'abbazia di Montecassino; mette a sacco
San Vittore del Lazio e San Pietro. |
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Lug. |
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Campania |
A Napoli, alla battaglia di
porta Capuana in cui viene battuto Ottone di Brunswick. |
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1381 |
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Gen. |
Comp. ventura |
Firenze Siena
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Toscana e Umbria |
Si pone a Poggibonsi: i senesi
raccolgono numerose truppe per contrastare una sua possibile incursione;
preferisce dirigersi verso Perugia. |
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Sett. |
Napoli |
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Umbria |
Si trova a Todi, quando Arezzo
si ribella a Carlo di Durazzo ad opera della fazione ghibellina, dei
Tarlati e degli Ubertini. |
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Nov. |
Comp. ventura |
Arezzo |
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Umbria e Toscana |
Si incontra a Ponte San Giovanni
con Meo Bostoli ed è invitato in Perugia ad un pranzo suntuoso con tutti
i suoi uffuciali. A metà mese punta su Arezzo con 1200 cavalli.
Giunto a Castiglion Fiorentino, manda nella città in avanscoperta 300
cavalli, entra per la porta di Sant'Alberto (controllata dai durazzeschi)
e da qui irrompe nella città con il favore dei Bostoli. Arezzo viene
messa a sacco e non sono risparmiate neppure le case dei guelfi. Il
Barbiano chiede al governatore durazzesco Giacomo Caracciolo la consegna
della cittadella e della rocca, che gli vengono rifiutate. Il viceré
chiama in suo aiuto dallo spoletino la Compagnia dell' Uncino di Villanuccio
da Villafranca. |
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Dic. |
Comp. ventura |
Siena |
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Toscana |
Si accorda con il Villafranca,
forma una compagnia di 1000 lance, molti fanti e balestrieri; insieme
i due condottieri scorrono il senese fino ad Asciano. |
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1382 |
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Gen. |
Comp. ventura |
Firenze
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Toscana |
Razzia bestiame e fa prigionieri
al Sambuco ed a Tavernelle Val di Pesa. Gli si oppone l'Acuto con 800
lance, 200 balestrieri e 600 fanti, che si colloca a San Casciano in
Val di Pesa, tallona il Barbiano ed il Villafranca senza attaccarli
e consente loro di rientrare in Arezzo senza problemi.
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Feb. |
Comp. ventura |
Lucca |
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Toscana |
Minaccia il lucchese con il
Villafranca. |
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Mar. |
Comp. ventura |
Arezzo Cortona |
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Umbria e Toscana |
A Perugia i lucchesi
consegnano ai due capitani 5000 fiorini dietro la promessa di
non essere molestati nel loro territorio per un anno. E' richiamato
dal Caracciolo ad Arezzo per opporsi ai ghibellini; il Barbiano si accorda,
viceversa, con Marco da Pietramala ed aiuta i membri della fazione di quest'ultimo
a rientrare nella città. Per tale motivo entra in urto con il Villafranca.
Taglieggia Cortona ed estorce a tale comune più di 500 fiorini. |
|
Mag. |
Comp. ventura |
Perugia |
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Toscana e Umbria |
Per tacitarli nelle loro pretese,
Firenze e Siena assegnano a lui ed al Villafranca 30000 fiorini (10000
i senesi) in cambio dell'usuale vincolo di non danneggiare i territori
delle due repubbliche per diciotto mesi. Il Villafranca si allontana dalla
Toscana, mentre egli staziona con i suoi uomini fra
Castelfiorentino ed il perugino. Entra nel contado di Assisi
e reclama dai perugini 3400 fiorini a fronte di paghe pregresse; gliene
sono dati 3500 affinché abbandoni l'assisate. |
|
Giu. |
Napoli |
Angiò |
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Toscana Romagna |
L'arrivo di Luigi d'Angiò,
giunto dalla Francia con 15000 cavalli e 3500 balestrieri per togliere
a Carlo di Durazzo il regno di Napoli, fa spostare il suo campo d'azione,
lo costringe a lasciare Arezzo ed a spostarsi in Romagna con 3000 cavalli. |
|
Ago. |
|
|
|
Romagna |
Difende Forlì e Cesena dagli
attacchi nemici; sconfigge e cattura nei pressi di Bertinoro il Montjoie;
fallisce, al contrario, il suo tentativo di distruggere nel forlivese
i depositi di foraggio degli avversari. |
|
Sett. |
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|
Romagna e Marche
|
I francesi vincono le sue linee
di resistenza e penetrano nel regno di Napoli. Si sposta anch'egli nel
regno e nell'attraversare il contado
di Ascoli Piceno viene contattato da un certo Cavallino, perché conduca
un assalto ai danni di Ancona. |
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................. |
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|
Campania |
Porta avanti con l'Acuto nel
regno di Napoli una campagna sostanzialmente fiacca. |
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1383 |
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Abruzzi |
Entra in L'Aquila nei primi
mesi dell'anno. |
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1384 |
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|
|
Apr. |
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Campania e Puglia |
Gli angioini sconfiggono i
durazzeschi a Campobasso ed entrano in Napoli. Data la superiorità numerica
degli avversari, suggerisce una tattica temporeggiatrice, in attesa
della disgregazione delle loro forze prive di adeguate linee di vettovagliamento.
Si porta a Barletta e vi si ferma alcuni mesi. |
|
Giu. |
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|
Gran connestabile |
Puglia |
Viene investito dell'incarico
di gran connestabile del regno a seguito della morte di Giannozzo da
Salerno. |
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................. |
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Abruzzi e Puglia |
Ottiene in pegno le rendite
della città di Trani e di Giovinazzo, allorché la Compagnia di San Giorgio
entra in agitazione presso Pescara per il ritardo delle paghe. |
|
Sett. |
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|
|
Puglia |
Batte i francesi
sotto le mura di Bari in un combattimento in cui gli sono uccise
due cavalcature e riporta cinque ferite. Assedia nel capoluogo
Luigi d'Angiò: invano quest'ultimo cerca di farselo amico con
lusinghe e promesse. |
|
Ott. |
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Puglia |
Si scontra ancora con i nemici
tra Barletta e Bari; l'Angiò muore dopo pochi giorni a Bisceglie per
cinque ferite riportate in tale combattimento. Il Barbiano fa molti
prigionieri, dei quali alcuni sono uccisi. Assedia Bari. |
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1385 |
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Feb. |
Napoli |
Chiesa |
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Romagna Marche e Campania |
Lascia la Romagna
con Azzo da Castello allo scoppio del conflitto tra il re di
Napoli ed il papa Urbano VI; attraversa il territorio di Fano
e la marca di Ancona con il gonfaloniere di Bologna Ramberto
Bacilieri ed assedia, con l'abate di Montecassino Pietro de
Tartaris, per più mesi il pontefice in Nocera. |
|
Lug. |
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|
Campania |
Raimondo Orsini del Balzo e
Tommaso da San Severino assalgono con 3000 cavalli le truppe sue e quelle
del Villafranca e rompono l'assedio di Nocera. Il pontefice può così
abbandonare la località e riparare, secondo le fonti, a Capo Palinuro,
o sulle foci del Sele vicino a Salerno, o addirittura sulle spiagge
fra Trani e Barletta, dove si può imbarcare su alcune galee genovesi
e mettersi in tal modo in salvo. |
|
................. |
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|
Campania |
Il Barbiano occupa Nocera e
vi cattura il nipote del pontefice Francesco Prignano, le cui ambizioni
sono state causa della guerra. |
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Sett. |
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Puglia e Ungheria |
Lascia il campo con il Villafranca
ed il conte di Alife; si imbarca con i suoi uomini a Barletta su 4 galee
per accompagnare in Ungheria il re di Napoli. |
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1386 |
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Gen. |
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|
In Italia a seguito dell'uccisione
di Carlo di Durazzo ad opera dei baroni ungheresi. |
|
Apr. |
Cunio |
Bologna |
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Romagna |
Si porta a Ferrara con 200 cavalli
per soccorrere il fratello Giovanni dalle insidie dei bolognesi: la
sua presenza induce costoro a miti consigli. Si reca a Bologna. |
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.................. |
Napoli |
Angiò |
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Campania |
Combatte a favore di Ladislao
d'Angiò, figlio del Durazzo. |
|
.................. |
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|
Campania |
Disperde a Montecorvino, nel
salernitano, il conte di Venosa Venceslao da San Severino. Per la vittoria
viene investito di Trani e di Giovinazzo. |
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1387 |
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Mar. |
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Campania |
E' chiamato a Napoli con
Federico di Brunforte dalla regina madre Margherita d'Angiò; arriva con due galee ed una galeotta;
si addentra nella città ed in piazza delle Corregge viene sconfitto
dagli abitanti che si sono ribellati ai durazzeschi. |
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Sett. nov. |
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|
Campania |
Si ferma ad Aversa con 300
cavalli e ne depreda il territorio. Si scontra con Tommaso da San Severino
ed il Brunswick; inferiore di forze, è obbligato a rientrare nei suoi
possedimenti in Puglia. |
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1388 |
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|
|
Gen. |
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|
Campania |
Con il Brunswick, passato nel
frattempo dal campo angioino a quello durazzesco, e l'Acuto, parte da
Aversa (4000 cavalli e 500 fanti) per
venire in soccorso dei difensori di Castel Capuano in Napoli.
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|
Feb. |
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Campania |
Il Montjoie esce da Napoli
con 1600 cavalli e batte i tre condottieri. |
|
Apr. |
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Puglia |
Alla caduta di Castel Capuano
nelle mani nemiche, fa ritorno ai suoi possedimenti pugliesi. |
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1389 |
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|
Viene riconfermato nella carica
di gran connestabile. |
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1390 |
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.................. |
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|
E' nominato viceré della Calabria.
Gli sono confermate Trani e Giovinazzo. |
|
Ott. |
Chiesa |
Angiò |
600 cavalli |
Puglia ed Emilia |
Si allontana dalla Puglia e
viene a Bologna; passa agli stipendi del papa Bonifacio IX per combattere
le truppe di Luigi d'Angiò. |
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1392 |
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|
|
Mar. |
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|
Campania e Puglia |
Prende la via di Campobasso
e si dirige verso la Capitanata; a San Bartolomeo in Galdo si unisce
con il Brunswick e, successivamente,
con Cecco dal Borgo. |
|
Apr. |
|
|
|
Puglia |
E' affrontato, all'alba, ad
Ascoli Satriano, da Tommaso da San Severino (5000 fanti e 2000 cavalli),
che lo coglie di sorpresa con i suoi uomini dopo avere marciato per ventiquattro ore dal fiume Bradano
ed avere percorso 70 miglia. Fatto prigioniero senza che i suoi soldati abbiano avuto
la possibilità di armarsi, per ottenere la libertà deve pagare una taglia
di 30000 fiorini ed a promettere di non militare contro i San Severino
per dieci anni. |
|
.................. |
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|
|
|
Riprende la guerra nel regno
di Napoli e gli è dato il comando delle truppe italiane. Con il Ferrebach,
vende la terra di Pescara per 16000 ducati a Niccolò Orsini. |
|
Ott. |
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|
Ottiene la riconferma nell'incarico
di gran connestabile. |
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1393 |
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Mag. |
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|
Campania |
Con Cecco dal Borgo ed Onofrio
Pesce (3600 cavalli), soccorre in Capua Giovanni da Fabriano; il Montjoie
è costretto a levare l'assedio dalla località. Il barbiano si sposta, successivamente, a Gaeta. Con
il maresciallo del regno, Francesco Dentice, vende Atri e Teramo ad
Antonio Acquaviva in cambio di 35000 ducati. |
|
Lug. |
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Lazio e Abruzzi |
Si accampa a Traietto (Minturno)
sul Garigliano con 3000 cavalli e 1600 fanti assieme con Cecco dal Borgo
e Cristoforo Gaetani. Dopo un consiglio di guerra tenutosi a Gaeta con
Ladislao d'Angiò, viene presa la decisione di attaccare L'Aquila. Per
strada sottomette alla causa regia i conti di Sora e di Alvito, entra
negli Abruzzi per il contado di Celano e sconfigge Rinaldo Orsini. |
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.................. |
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Puglia |
Viene a discordia con i veneziani,
che si sono stanziati a Trani, e cerca di ritoccare a suo favore i loro
privilegi. |
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1394 |
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.................. |
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La flotta della Serenissima
lo obbliga ad addivenire ad un accordo che verrà rinnovato nel
1398 e nel 1401. |
| Mag. |
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Toscana |
Passa per Firenze con 400 lance: è diretto verso la Lombardia. |
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.................. |
Milano |
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Capitano g.le 100 lance |
|
Si conduce agli stipendi di
Gian Galeazzo Visconti, che già lo ha aiutato nel raccogliere il denaro
per il suo riscatto ai San Severino; gli sono, inoltre, donate molte
terre, fra le quali Nogarole Rocca nel veronese e Montecchio Emilia
nel reggiano. |
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1395 |
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Gen. |
Milano |
Lucca |
|
Toscana |
Si trova attorno a Lucca con 5000
cavalli e ne infesta il territorio. |
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Mar. |
Milano |
Firenze |
|
Toscana |
Si porta a Ponte a Signa e
scorre a Pozzolatico sotto le mura di Firenze. |
|
Sett. |
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|
Lombardia |
A Milano per l'incoronazione
a duca del Visconti da parte dell'imperatore Venceslao di Boemia. |
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1396 |
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Giu. |
Milano |
Firenze
Lucca |
|
Toscana |
Si trasferisce con 6000 cavalli in Toscana
per soccorrervi il signore di Pisa Jacopo d'Appiano. Con il fratello
Giovanni, costringe Bartolomeo Boccanera ad abbandonare il pisano ed
a rientrare nel fiorentino. Irrompe a sua volta nel fiorentino e non
vi incontra resistenza; tocca il senese e da qui punta direttamente
su Firenze. Porta le prede nel senese, ma non gli viene dato dalle autorità il permesso
di toccare il capoluogo; si dirige in val di Chiana verso Montepulciano
e da lì nell'aretino, sempre saccheggiando i territori per dove passa. |
|
Dic. |
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|
Toscana |
Entra in Pisa con il tesoriere
del Visconti Niccolò Diversi (300 lance e 200 balestrieri); alloggia
nell'arcivescovado e con la sua presenza induce ancora il Boccanera
a lasciare il contado. |
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1397 |
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|
Gen. |
Milano |
Firenze |
|
Umbria e Toscana |
Apparentemente
sotto la veste di condottiero di ventura, si avvia in Umbria
con Luca di Canale,
Paolo Orsini, Giovanni da Barbiano, Paolo Savelli, Ottobono
Terzi e Ceccolo Broglia. Attraversa il territorio di Città di
Castello, viene a Monterchi e scende nell'aretino dove è raggiunto da Bartolomeo da Pietramala.
|
|
Feb. |
|
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Toscana Romagna |
Con lui si unisce pure Ceccolino
dei Michelotti; il Barbiano si ferma a Cesena nell'attesa che si ribelli
ai fiorentini San Miniato ad opera di Benedetto Mangiadori. |
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Mar. |
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|
Toscana |
Si muove verso San Miniato
e, per strada, si imbatte in una compagnia di fiorentini, che stanno inseguendo
i fuoriusciti in fuga dalla stessa città
perché la congiura del Mangiadori è stata scoperta. Raccoglie allora
presso Siena 4000 cavalli e numerosissimi fanti, di cui molti sono fuoriusciti,
e con l'Orsini ed il Savelli conduce una scorreria fin sotto le porte
di Firenze. |
|
Apr. mag. |
Comp. ventura |
Cortona
|
|
Umbria e Toscana |
Deve rimanere
inattivo per due mesi in val di Chiana per la mancanza di denaro.
Ciò non gli impedisce di scorrere nei territori circostanti.
Entra nel perugino e Biordo dei Michelotti, in cambio di 10000
fiorini, lo convince a depredare il volterrano ai danni di Uguccione
Casali. I suoi uomini assalgono Borghetto ma non riescono ad
impadronirsene; avanzano allora su Melello dove sono sconfitti
e messi in fuga fino al Torrione della Croce dalle milizie di
Volterra. |
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Giu. |
Milano |
Firenze |
|
Toscana e Umbria |
Riceve il denaro
dal Visconti, pone il campo a Staggia con l'obiettivo di espugnare
il castello di Rincine in val di Sieve. Respinto dopo alcuni
sanguinosi assalti, è bloccato tra l'Arbia e Staggia dall'azione
di Bernardo della Serra che tiene dietro alle sue mosse e gli
chiude tutti i passi. Il Barbiano ricorre all'astuzia: minaccia
Arezzo in modo che ogni sforzo del della Serra si volga da quel
lato; nella realtà irrompe nel Chianti, attraversa la val di Greve e per Mercatale
sfocia nel Valdarno inferiore che trova impreparato alla sua
scorreria. Porta la desolazione in tale territorio per dieci
giorni. Di seguito attacca nel perugino Biordo dei Michelotti
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Lug. |
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Toscana |
Ritorna con
il bottino nel senese; il campo fiorentino è sconvolto da gravi
disordini conseguenti alla decapitazione del Boccanera su ordine
del della Serra. Il Barbiano ne approfitta per invadere nuovamente
il fiorentino dalla parte del Chianti; occupa e dà alle
fiamme Castellina in Chianti;si accampa a Certosa, nei pressi
del capoluogo, e da qui brucia le case e riempie di terrore
tutti i paesi circonvicini. Oltre le prede, cattura più di 500
uomini d'arme nemici: i prigionieri, il bestiame razziato e
tutto ciò che è stato rubato viene portato in val di Pesa. Ritorna
sotto Firenze a Santa Maria d'Impruneta, si attenda a Pozzolatico
sulla confluenza dell'Ema nel Greve. Dopo nuovi guasti a
Giogoli, Galluzzo, Marignolle e Soffiano,
punta verso Pisa. Attraversa l'Arno, si accampa a
Lastra a Signa; invia i propri saccomanni sino a San
Gaggio; sono bruciati i raccolti a Colombaia ed a San Sepolcro
dai fuoriusciti fiorentini, da quelli pisani e da Giovanni da
Barbiano. Assedia per due giorni il castello di Ponte a Signa
difeso da Tommaso Rucellai. Vi perde sotto le mura molti uomini
fra morti e feriti; gli avversari respingono i viscontei e si
impadroniscono dello stendardo del Barbiano e di quello di Ceccolo
Broglia. Nella fortezza, da ultimo, entrano superando le sue
linee alcuni fanti e Fabrizio da Perugia con 25 cavalli. Il
Barbiano riprende il cammino per San Casciano e Siena a causa
della mancanza di foraggio per la sua cavalleria, di ferri per
le cavalcature e di altre necessità. Durante la ritirata
sono rapite due donne, figlie di Ghiandone Machiavelli, rinchiusesi
in una torre a Sant'Andrea in Percussina: una è fatta
prigioniera dal fratello Giovanni e la seconda dal nipote Conselice.
A tutto ciò segue una nuova incursione nel fiorentino a Colle
di Val d'Elsa, a San Gimignano ed in altre località:
gli avversari non si
fanno però trovare impreparati; il Barbiano è fronteggiato con
decisione dal della Serra le cui file si sono ingrossate, mentre
nell'esercito milanese si contano numerose defezioni. A mal
partito per la strettezza dei luoghi che gli ostacolano ogni
manovra, invia in avanscoperta 250 cavalli dei saccomanni. Costoro
sono inseguiti dai nemici che, in tal modo, gli lasciano
il campo libero: il Barbiano può allora muoversi indisturbato
per un'altra strada con il resto delle truppe, i prigionieri
ed il bottino. Nel proseguio
della campagna respinge i lucchesi a Vicopisano. |
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Ago. |
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Toscana |
Pone i suoi alloggiamenti a
Pisa con 5000 cavalli; fallisce un suo tentativo di recuperare il castello
di San Gervasio, nei cui pressi si è posto in agguato Giovanni del Boneca
con 500 fanti ed alcuni cavalli. Distribuisce i suoi uomini tra Ponsacco,
in val d'Elsa, al Fosso Armonico ed a Santa Maria del Monte. Decide
anche di assalire il della Serra, ma il suo attacco viene respinto dagli
arcieri fiorentini. |
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Sett. |
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Toscana
Lombardia |
E' richiamato in Lombardia
dal Visconti per unirsi nel mantovano con Jacopo dal Verme. Si allontana
dalla Toscana con 1000 lance; ne lascia 300 con il Savelli alla guardia
di Pisa ed altrettante a Siena con il Broglia. |
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Ott. |
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Lombardia |
Si spinge nel serraglio di
Mantova e con il dal Verme batte a Borgoforte i nemici. |
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Lombardia |
Si avvicina a Mantova distruggendo
le opere difensive del serraglio. Il sopraggiungere del freddo ed il
cattivo tempo, lo portano - infine - a fermarsi a Marcaria. |
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1398 |
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Lombardia |
E' pronto all'attacco finale
a Mantova; il Visconti si accorda, viceversa, con Francesco Gonzaga
ed il conflitto ha termine. |
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Mag. |
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Emilia |
Licenziato, attraversa il bolognese
e si dirige verso il regno di Napoli. |
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Napoli |
Angiò |
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Campania |
Affronta un'ultima volta le
truppe angioine; si accampa ad Afragola, assedia Napoli ed obbliga i
difensori ad arrendersi. |
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1399 |
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Sett. |
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Il fratello Giovanni è giustiziato
dai bolognesi su istigazione del signore di Faenza Astorre Manfredi.l barbiano aAbbandona il regno di Napoli per vendicarsi di tale fatto. |
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Ott. |
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Romagna |
Attraversa il territorio di
Fano e prosegue per Rimini. |
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Cunio |
Faenza |
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Romagna |
Attacca Faenza. |
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1400 |
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Giu. |
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Romagna |
Conduce un'accanita guerra
nel faentino; ne dà alle fiamme i raccolti ed ha numerose scaramucce
con gli avversari. Il Manfredi, inferiore di forze, evita ogni occasione
di battaglia campale. |
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Ago. |
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Romagna |
Si impadronisce del castello
di Fusignano. |
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.................. |
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Romagna |
Assedia Faenza con Pino Ordelaffi
e tiene la città bloccata con due bastie. |
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Puglia |
Viene segnalato nei suoi possedimenti
in Puglia. |
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1401 |
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Mar. |
Cunio |
Faenza |
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Romagna |
Di ritorno
dalla Puglia si allea con il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio
per combattere ancora il Manfredi. Il Bentivoglio si accorda,
viceversa, con l'avversario: il condottiero è in tal
modo costretto a levare l'assedio da Faenza che stava per concludere
positivamente. |
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Apr. |
Cunio |
Bologna |
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Emilia |
Mosso dall'ira, invade il bolognese;
tocca Quaderna, Varignana, Medicina; varca
l'Idice e spinge le sue scorrerie fino a San Lazzaro di Savena.
Prigionieri e bestiame razziato sono condotti a Barbiano; a tutti i
prigionieri (400 uomini) è imposto il pagamento di una taglia. Il bottino
è valutato in 60000 fiorini. |
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Mag. |
Milano |
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Lombardia |
Richiamato in Lombardia dal
Visconti, lo raggiunge a Pavia. |
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Giu. |
Milano |
Bologna |
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Romagna |
Cavalca nel
bolognese con il Terzi e ritorna con le prede a Barbiano. |
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Lug. |
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Emilia e Veneto |
Arriva sull'Idice
e sfida il Bentivoglio; questultimo esce da strada Maggiore
e lo invita ad entrare in Bologna. Avuto in ostaggio un figlio
del signore della città, vi si reca e vi passa la notte. Prende
accordi con il Bentivoglio; ricevuti 30000 ducati per le competenze
a lui dovute per la guerra di Faenza ed il mancato acquisto
di Granarolo come da intese precedenti, si dirige a Verona. |
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Sett. |
Milano |
Firenze Impero |
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Lombardia |
Viene a Brescia per contrastare
con il dal Verme, Carlo Malatesta, Pandolfo Malatesta, Facino Cane ed
il Terzi (4500 lance tutte italiane), le truppe dell'imperatore Roberto
di Baviera, chiamato in Italia da fiorentini e da carraresi. |
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Ott. |
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Lombardia |
Sconfigge a Nave i tedeschi
comandati da Francesco Novello da Carrara (16000 cavalli e 500 fanti). |
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Dic. |
Milano |
Bologna |
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Emilia e Romagna |
Lascia il modenese
e riprende le ostilità con il Bentivoglio; supera il Reno e
per una settimana depreda orrendamente tutto il territorio fra
San Giovanni in Persiceto, Cento, Altedo, Granarolo, Cazzano,
Riccardina e Medicina. Sbaraglia i nemici a porta Mascarella
e fa decapitare Niccolò da San Piero perché colpevole di spionaggio.
Pone il campo a San Niccolò con 1800 cavalli, tocca San Prospero
ed ha Dozza per trattato. Libera i due capitani che ne sono
alla guardia, Bennolo Papazzoni e Marco Cattani: il Bentivoglio
fa subito impiccare il primo, mentre il secondo riesce a fuggire
a Rimini. Il Barbiano fornisce di 200 fanti la rocca per la
guardia della località e raduna tutti i fuoriusciti ed i nemici
del Bentivoglio nei suoi castelli di Barbiano e di Lugo in Romagna.
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1402 |
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Gen. |
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Emilia |
Giunge ad Altedo
con 500 lance; è qui raggiunto da altre schiere condotte da
Marcoardo dallla Rocca e dai fuoriusciti guidati da Bonifacio
e Nanne Gozzadini. Ottiene per
trattato molti castelli di confine, quali Pieve di Cento,
Massumatico, San Prospero, Galliera e Vergato. |
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Feb. |
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Emilia |
Si ribella
al Bentivoglio anche San Giovanni in Persiceto; il Barbiano
si presenta all'improvviso davanti alla porta delle Lame ed
a porta Galliera a Bologna, ed ha una scaramuccia con i provvigionati
dell'avversario. Viene sconfitto a Massumatico da Fuzzolino
Tedesco, dallo Scorpione, dal Tartaglia, da Lancillotto Beccaria
e da Muzio Attendolo Sforza Fra i suoi uomini sono catturati
più di 1000 uomini con diversi condottieri quali Alberto
Pio, Gherardo Rangoni e Marco da Pisa. Per la vittoria il Bentivoglio
si reca alla Madonna del Santo Monte, fuori porta San Mammolo
sul monte di San Paolo, ed ivi lascia i trofei conquistati sul
campo. |
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.................. |
Milano |
Bologna Firenze |
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Emilia |
Si ammala e
tale fatto dà l'opportunità al Bentivoglio di sorprendere il
suo campo con l'aiuto di genti d'arme fiorentine e di recuperare
i castelli persi in precedenza dai bolognesi. |
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Mag. |
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Emilia |
Ristabilitosi,
danneggia con il dal Verme (600 cavalli) il bolognese nei pressi
di San Giovanni in Persiceto; vi fa molti prigionieri e, al
solito, effettua grandi razzie di bestiame. Si impadronisce
di Dozza: un certo Antonio da Santa Lucia tratta per fargli
trovare aperta una porta di Bologna. La trama è scoperta
e molti congiurati sono giustiziati. Il Barbiano con Nanne Gozzadini
pone i suoi alloggiamenti a tre miglia da Bologna: nella città,
tuttavia, non nasce alcun tumulto a favore dei fuoriusciti.
Si muove, successivamente, con il Cane e Pandolfo Malatesta
in difesa di San Giovanni in Persiceto, su cui convergono Giacomo
da Carrara, Muzio Attendolo Sforza e Lancillotto Beccaria. Si
getta contro la Compagnia della Rosa, i cui capitani hanno sconfitto
e catturato il fratello Giovanni: costoro si difendono con vigore
e gli uccidono due cavalcature. Di notte i contendenti si separano
ed egli rientra in San Giovanni in Persiceto. |
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Giu. |
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Capitano g.le |
Emilia |
Occupa Piumazzo,
Sant'Agata Bolognese, Manzolino e Crevalcore. Decide con il
dal Verme di attaccare gli avversari a Casalecchio di Reno;
si pone al comando della quinta colonna forte di 3000 cavalli
ed assale da più parti il campo nemico. Bernardo della Serra
è fatto prigioniero; il Bentivoglio fugge in Bologna. Il popolo
insorge ed i partigiani dei Gozzadini aprono le porte alla cavalleria
del dal Verme; subito dopo vi entra anch'egli per porta Saragozza,
che gli è consegnata da un fautore dello stesso Bentivoglio,
il macellaio Lando d'Ambrogino. La città è messa a sacco, i
soldati della Compagnia della Rosa sono svaligiati nei loro
alloggiamenti posti all' albergo della Luna, presso porta Santo
Stefano. Il Bentivoglio, dopo avere combattuto, si rifugia nel
palazzo dei Notai; ne esce travestito per rifugiarsi in una
casupola presso il ponte di Sant'Arcangelo, sulla Aposa, dove
abita la sua vecchia nutrice. E' messa una taglia sulla testa
dell'ex signore di Bologna; Domenico di Procolo scopre dove
si è nascosto e lo fa arrestare. Il Barbiano fa trascinare
il Bentivoglio al palazzo della Reggenza; costui è insultato
e minacciato di morte; viene forzato a chiedere perdono al Barbiano
ed a Nanne Gozzadini. Interviene, infine, mosso a pietà,
il Gozzadini che ordina la custodia del suo antico rivale in
una camera lontano dagli insulti. Nel frattempo la città
cade ufficialmente sotto il controllo del duca di Milano, grazie
alle pressioni messe in essere con il Gonzaga che permettono
di vanificare le ambizioni del Gozzadini; il Barbiano fa allora
uscire il Bentivoglio dalla camera in cui è sorvegliato,
lo accompagna nella piazza ed aizza il popolo ai suoi danni:
il corpo dell'ex-signore è fatto a pezzi, un barbiere gli taglia
un orecchio: i resti dopo lo scempio saranno messi in un mastello
per essere portati, senza preghiere né funerali, nella
chiesa di San Giacomo. Da ultimo il Barbiano invia in ostaggio
40 cittadini a Pavia (10 cavalieri, 10 dottori, 10 gentiluomini
e 10 mercanti). E' infeudato di Castel Bolognese ed il figlio
Manfredo ne è nominato conte. |
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Lug. ago. |
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Toscana |
Irrompe in Toscana con 12000
cavalli e 18000 fanti; conduce la guerra con un' asprezza tale che nessuno
può entrare o uscire in Firenze. E' chiamato a far parte del consiglio
ducale con Carlo e Pandolfo Malatesta, i vescovi di Pavia, di Novara,
di Pisa e di Feltre; il Gonzaga, il Montefeltro, Giovanni Colonna, il
Savelli, Baldassarre Spinola, Leonardo Doria, il dal Verme, il camerlengo
Francesco Barbavara, il cancelliere Giovanni da Carnago, i consiglieri
Pietro di Corte e Filippo dei Migli. |
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Sett. |
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Lombardia |
Gian Galeazzo Visconti muore
a Melegnano; il Barbiano si porta a Milano e presenzia ai suoi funerali
nel duomo. Si trova a fianco della bara sul lato sinistro con Antonio
da Montefeltro, il Savelli ed il dal Verme. |
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1403 |
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Gen. |
Firenze |
Milano |
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Emilia |
Cambia partito
a motivo dei suoi contrasti con il Barbavara e per la protezione
accordata dalle autorità milanesi ad Astorre Manfredi. Gli sono
consegnati dai fiorentini 50000 fiorini per due mesi di ferma.
Si pone all'assedio di Bologna. |
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Feb. |
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Emilia |
Restituisce ai viscontei Montecchio
Emilia e si reca a Ferrara per persuadere Niccolò d'Este a passare anch'egli
al soldo dei pontifici. |
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Mar. |
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Emilia |
Si incontra ancora a Ferrara
con il marchese d'Este. |
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Apr. |
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Emilia |
Contrasta i viscontei comandati
da Facino Cane e da Galeazzo Pio; tenta, invano, di impadronirsi di
Castel San Pietro Terme ed occupa Castel Bolognese. |
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Mag. |
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Emilia |
I fiorentini gli consegnano
50000 fiorini. Ha per trattato anche Castel San Pietro Terme, giunge
al ponte del Sillaro e ne viene respinto da una sortita dei difensori. |
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Giu. |
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Emilia |
Si trova a Ferrara e presenzia
nella cattedrale alla cerimonia nella quale viene consegnato a Niccolò
d'Este il bastone di capitano generale. Si trasferisce nel parmense
con l'Orsini e Carlo Malatesta alla testa di 2200 lance e di 1000 fanti,
senza contare i fautori dei Rossi, dei da Correggio e dei da Fogliano. |
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Lug. |
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Capitano g.le
500 lance |
Emilia e Romagna |
Il papa lo nomina anche gonfaloniere
della Chiesa. In Romagna è raggiunto da ambasciatori del signore di
Cremona Ugolino Cavalcabò, che lo inducono a tentare un' azione diversiva
in Lombardia. |
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Ago. |
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Lombardia Romagna |
E' con 600 lance e 400 fanti
tra Lodi e Cremona. Con l'Orsini, Carlo Malatesta e Niccolò d'Este, muove
direttamente contro Milano; contribuisce alla devastazione di Pavia.
Allorché Carlo Malatesta firma per conto dei pontifici la pace di Caledio
con i viscontei, il Barbiano se ne ritorna in Romagna, con la conferma
da parte del pontefice dei suoi possedimenti di Tossignano e di
Castel Bolognese. |
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Nov. |
Firenze |
Milano |
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Romagna Veneto Lombardia |
Riprendono
le ostilità. I fiorentini lo inviano con 400/600 lance in soccorso
del Cavalcabò: dalla Romagna tocca Ferrara, Padova, il veronese
e raggiunge il Cavalcabò a Cremona con 2000 cavalli e 1500 fanti.
Partecipa alla difesa di Crema. |
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1404 |
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Lug. |
Ferrara |
Venezia |
Capitano g.le 1500 cavalli |
Lombardia ed Emilia |
Raduna a Cremona 1200 cavalli,
attraversa il mantovano con un salvacondotto di Francesco Gonzaga e
per la via di Serravalle entra nell'estense. |
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Sett. |
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Veneto |
Si trova a Ficarolo nel Polesine,
caccia i rettori veneziani da Lendinara e da Badia Polesine; occupa
i borghi di Rovigo ed assedia la città con l'Este ed Uguccione
Contrari. Si muove per venire a Padova
a sostegno dei carraresi; attacca a Limena il campo del Savelli
e disperde l'esercito nemico (cattura di 600 cavalli e 200 fanti). |
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Ott. |
Cunio |
Faenza Chiesa |
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Veneto
Romagna ed Emilia |
Ritorna ad assediare Rovigo,
dove affianca il figlio Manfredo; alla notizia che il castello di Sant'Alberto,
nel ravennate, è assalito da Azzo d'Este, lascia il campo per rientrare
in Romagna e riprendere il conflitto con il Manfredi. Riduce quest'ultimo
ad un punto tale, che il signore di Faenza è costretto a cedere la città per 25000 fiorini
al cardinale legato Baldassarre Cossa. Il Barbiano pone le sue truppe
tra Castel Bolognese ed Imola, mentre l'esercito nemico, capitanato
dal della Serra, si colloca sulla sponda del rio Sanguinario. Su consiglio
di Braccio di Montone, attacca i pontifici: i suoi sono all' inizio
respinti, finché l'intervento del Montone, che sta alla retroguardia,
capovolge l'esito dello scontro. Si dirige verso Bologna; la sua marcia
è bloccata dal Reno in piena. In difficoltà per l'avvicinarsi di milizie
nemiche, fa costruire, sempre su suggerimento del capitano perugino,
tre ponti di legno e si trincera vicino a questi capisaldi. La manovra
ha successo e dal bolognese si può spostare tra Modena e Castelfranco
Emilia. Da ultimo, si accorda con il Cossa per la somma di 25000 fiorini. |
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1405 |
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Feb. mar. |
Cunio |
Chiesa |
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Emilia |
Riprende il conflitto con il
Cossa, ora legato dell'antipapa. Impedisce il vettovagliamento di Bologna.
E' avvicinato da Niccolò Roberti, inviatogli dall'avversario: il Barbiano
gli chiede la signoria di Faenza e di Castel San Pietro Terme. A marzo
viene stipulata una tregua. |
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Apr. |
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Romagna |
Viene avvicinato da emissari dei
carraresi, che vogliono assoldarlo con la sua compagnia di 600 lance
e 300 fanti; anche i veneziani, tramite il Contrari, esercitano analoghe pressioni
nei suoi confronti. |
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Mag. |
Cunio |
Chiesa |
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Romagna ed Emilia |
In cambio di
14850 ducati si impegna con i veneziani a non militare per i
nemici della Serenissima per un periodo di tre mesi: nonostante
ciò invia alcune schiere comandate dal Montone, da Lorenzo Attendolo
e da Rosso dall'Aquila in soccorso dei carraresi. Richiama il
Montone, sospettato di tradimento, e cerca di farlo uccidere
dai suoi uomini. Il tentativo fallisce; capisce di essere stato
strumentalizzato dall'Attendolo e dall'Aquila e raccomanda il
Montone al Cossa. Il legato non rispetta le proprie obbligazioni
e per rappresaglia il Barbiano si appropria di molti carri di
grano che dalla marca di Ancona si stanno dirigendo su Bologna
per approvvigionare la città. Gli viene inviato il Roberti per
rabbonirlo; ha un colloquio diretto con il legato, cui chiede
la somma di 10000 ducati e l'investitura di Lugo, Barbiano,
Oriolo dei MIlle Fichi, Dozza, Tossignano, Castel Bolognese,
Pieve di Sant'Andrea, Fagnano e Liano. Gli è dichiarata guerra;
intervengono come pacieri Niccolò d'Este e Carlo Malatesta.
I capitoli non vengono rispettati dal Barbiano per l'inadempienza
del Cossa. |
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Giu. |
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Romagna |
I pontifici si impadroniscono
di molti suoi castelli; è scomunicato e la relativa bolla è appesa a
Bologna sulle porte di San Pietro Maggiore e di San Petronio.
Viene assalito da 7000 uomini ed in una scaramuccia restano uccisi 100
uomini delle sue compagnie. |
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Lug. |
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Emilia |
E' assediato in Castel Bolognese
da Paolo Orsini. |
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Ago. |
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Emilia |
Viene sfidato a battaglia campale;
gli sono tolte Liano e Fagnano. |
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Sett. |
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Romagna |
Perde Granarolo. Ne segue una
nuova tregua. |
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Ott. |
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Emilia |
Conclude la pace con il Cossa;
gli è riconosciuta la somma di 12000 fiorini e gli
sono confermati in feudo tutti i castelli da lui detenuti (Lugo,
Barbiano, Zagonara, Cotignola, Riolo Terme, Dozza, Tossignano, Granarolo,
Macincollo, Monte Catone, Fagnano, Pieve di Sant'Andrea, Liano); da
parte sua restuisce ai pontifici Castel Bolognese e Dozza e si impegna
ad aiutarli contro gli Ordelaffi. |
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.................. |
Chiesa |
Forlì |
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Romagna |
Si accampa a San Martino di
Villafranca ed assedia Forlì. |
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1406 |
Napoli |
Taranto |
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Puglia |
Richiamato da Ladislao d'Angiò,
contrasta in Puglia le milizie del principe di Taranto Raimondo Orsini
del Balzo; al comando di 7000 cavalli
e di molti fanti assedia per terra Taranto con Antonio Acquaviva, mentre
per mare la città è assalita da
5 galee e da 3 grosse navi. Dopo due mesi è obbligato a desistere dalle
operazioni per la forte mortalità fra i suoi uomini.
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1408 |
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.................. |
Napoli |
Firenze Antipapa |
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Favorisce l'alleanza
fra Guidantonio da Montefeltro ed il re di Napoli e combatte
i fiorentini e le truppe dell'antipapa Alessandro V, comandate
dal Cossa. Lascia la Puglia. |
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Dic. |
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Umbria |
Si reca a Perugia
con 800 cavalli; la città stanzia 44 fiorini per ospitarlo con
la sua comitiva. |
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1409 |
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Gen. |
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Puglia e Marche |
Si dirige verso
Bologna contrastato dai fuoriusciti perugini. I
Malatesta lo bloccano a Montefiore dell'Aso, per cui
si ferma in Urbino. |
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Apr. |
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Umbria |
Muore a Città della Pieve per
una malattia alla vescica. |
Valoroso capitano. Uno dei condottieri più in vista del suo
tempo.
Celebre condottiero del suo tempo. Capitano di grande fama.
Innovò il modo di combattere del suo tempo; introdusse la
ventaglia all'elmo degli uomini d'arme e munì il collo di una goletta; coprì i
destrieri di lunghe barde di cuoio sino al ginocchio ed ornò la fronte dei
cavalli con uno stilo di ferro aguzzo.
Seppe dare un nuovo assetto tattico, specie intorno
all'impiego tattico della cavalleria, la quale, secondo i suoi insegnamenti, in
una battaglia doveva sempre caricare con violenza e scompaginare le squadre
nemiche, rompendone l'unità e la coesione.
Astuto capitano. Stratega prudente e avveduto, valente
consigliere.
Fu ritenuto pari a Giovanni Acuto nell'arte militare.
Gloria della milizia italiana; restauratore della
milizia e della libertà italiana. Ammaestrato dall'esperienza di tedeschi
ed inglesi apportò notevoli innovazioni nella milizia del suo
tempo. "Percioche al tempo suo facendosi tutte le guerre in Italia
con soldati forestieri, la qual cosa havea ridotta l'Itaalia in bruttissima
servitù; egli fu il primo che cominciò armare gli huomini
italiani in quella maniera c'hoggidì s'usa anchora; e perseguitò,
e cacciò tutti i barbari fuor d'Italia." Domenichi
Uomo feroce.
Di volto asciutto e di giusta statura.