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Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1416 |
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Sett. |
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Abruzzi |
Viene dato
in ostaggio dal padre Jacopo alla regina Giovanna d'Angiò, a
seguito di una tregua stipulata con il grande connestabile di
Giacomo di Borbone, il Saligny. |
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1424 |
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Mag. |
Napoli |
Re d'Aragona |
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Campania |
Consegna al
padre lo stendardo di capitano generale della lega antiaragonese. |
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Giu. |
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Abruzzi |
Partecipa alla
battaglia dell'Aquila, inserito nella sesta colonna in cui ha
il coman do di 200/300 cavalli. |
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Nov. |
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Abruzzi |
Si unisce con
Pietro Navarrino. |
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1426 |
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Nov. |
Venezia |
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200
lance |
Puglia |
Si imbarca
a Manfredonia. |
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1427 |
Napoli |
San Severino |
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Campania |
Combatte i
San Severino. Costringe alla resa Francesco Mormile, che si
è asserragliato in Eboli. |
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1429 |
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Apr. |
Chiesa |
Bologna |
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Emilia |
Si trova tra
Castel San Pietro Terme e Bologna; gli avversari gli tolgono
3000 fiorini che sta portando al campo. |
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1434 |
Napoli Angiò |
Re d'Aragona |
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Puglia |
Contrasta le
milizie del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del
Balzo per conto di Renato d'Angiò e dei pontifici. |
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1435 |
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Primavera |
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Puglia |
E' in Puglia
con il fratello Berlingieri e Riccio da Montechiaro (4000 cavalli
e 1600 fanti). Si porta davanti a Rutigliano, si sposta a Turi
e sfida a battaglia campale gli avversari. Menicuccio dell'Aquila
e Giovanni Ventimiglia sconsigliano l'Orsini ad accettare il
confronto e si fortificano nella città: il Caldora è costretto
a ripiegare in Rutigliano, dove se ne resta inattivo per più
giorni. |
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Autunno |
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Campania |
Assedia il
principe di Taranto in Capua con Micheletto Attendolo. |
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1437 |
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Gen. |
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Campania |
Viene nominato
viceré d'Abruzzo. La regina Isabella d'Angiò gli dona a Napoli
un palazzo a Santa Chiara, confiscato al conte di Nola Romano
Orsini. |
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Feb. |
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Campania |
Si allontana
da Napoli e pone a sacco Airola su ordine di Isabella d'Angiò.
Recupera varie terre nelle valli del Sarno e di San Severino,
fra le quali Scafati e Salerno, che in precedenza si sono ribellate
a favore degli aragonesi. |
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................. |
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Campania e Molise |
Viene informato
dell'arrivo nel regno di Napoli dei rinforzi pontifici condotti
dal patriarca Giovanni Vitelleschi; gli è dato del denaro per
mettere in ordine le sue compagnie e raggiungere a Succivo Lionello
Accrocciamuro. Si reca, invece, a Carpinone dove sta la moglie:
l'Accrocciamuro è sorpreso e messo in fuga da Orso Orsini. |
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Estate |
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Campania |
Assedia nel
casertano San Martino e San Marco. |
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1438 |
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Molise |
Riacquista
Carpinone, che gli è stata tolta da Onorato Gaetani. |
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1439 |
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Nov. |
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Abruzzi |
Si trova a
Sulmona alle solenni esequie del padre Jacopo, che si svolgono
nella chiesa di Santo Spirito. Renato d'Angiò gli conferma il
ducato di Bari, è pure nominato viceré d'Abruzzo, mentre lo
zio Raimondo è creato gran camerlengo. |
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Dic. |
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Abruzzi |
E' chiamato
a Napoli dall'Angiò, affinché si ponga alla difesa di Aversa,
suo feudo; il Caldora preferisce non muoversi per la mancanza
di denaro e pretende, anzi, che il re si sposti negli Abruzzi. |
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1440 |
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Gen. |
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Abruzzi |
Invia Raimondo
Anichino da Renato d'Angiò invitandolo nuovamente a trasferirsi
con le sue truppe negli Abruzzi; minaccia anche di defezionare
nel campo aragonese. |
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Apr. |
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Abruzzi |
Assedia Sulmona
con il Montechiaro. |
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Mag. |
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Gran connestabile |
Abruzzi Campania e Molise |
Viene convocato
dall'Angiò a Castello di Dragonara nel foggiano; preferisce
non rispondere all'invito e trascorrere il periodo primaverile
a Carpinone. E' sollecitato di venire a Boiano e gli è fatto
avere del denaro. Si decide di entrare in campo con la visita
a Carpinone di Traiano Caracciolo. Si muove per prestare soccorso
ad Aversa, alla cui difesa si trova Santo da Maddaloni. Tocca
Lucera e chiede il soldo per i suoi uomini. Con il Montechiaro
si incontra a Boiano con Renato d'Angiò. |
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Giu. |
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Campania |
Entra nella
valle di Benevento e batte gli aragonesi al ponte di Tufara:
si oppone al loro inseguimento temendo di incappare in qualche
imboscata. Appoggia controvoglia l'Angiò verso Napoli. Viene
a Dogliuolo (Poggioreale) e pretende di rientrare nei suoi possedimenti
a causa della scarsità di vettovaglie; viene a Padula, dove
le sue truppe sono rifornite di viveri sbarcati da due galee
provenzali. Il suo operato solleva forti perplessità in Renato
d'Angiò; il Caldora, rimproverato davanti a tutti i capitani,
abbandona il campo per avviarsi in Terra di Lavoro. Molti condottieri
delle sue compagnie lo abbandonano; vi è un ammutinamento quasi
generale, per cui anch'egli prende la strada di Napoli e si
accampa con l'esercito fuori le mura. E' fatto arrestare durante
un banchetto offerto dall'Angiò al Caldora, all'Accrocciamuro,
al Caracciolo ed al Montechiaro. Ne seguono nuovi tumulti e
parte delle milizie pensa di disertare e di unirsi con gli aragonesi
ad Aversa; lo zio Raimondo interviene e fa in modo che i suoi
uomini giurino fedeltà al re nelle mani di Ottino Caracciolo.
Le truppe ricevono le paghe arretrate, egli viene liberato ed
è inviato negli Abruzzi con il titolo di viceré. Parte dal campo
con 100 cavalli e si reca contro ogni accordo a Poggioreale
ed al ponte della Maddalena
presso Napoli. Convince i suoi capitani a rimanergli
fedeli e spedisce l'Anichino dall'Angiò, affinché gli conceda
il suo perdono. Costui non è ascoltato ed il Caldora diserta
nel campo aragonese con il Montechiaro. Lascia le paludi attorno
a Napoli e viene a Pomigliano d'Arco per incontrarsi con il
Ventimiglia. Alfonso d'Aragona lo invita ad una partita di caccia
tra Arienzo ed Arpaia; il Caldora gli rende l'atto di omaggio,
il re d'Aragona lo abbraccia, gli fa grandi promesse, ma non
gli dà alcun soldo per non alienarsi l'animo del principe di
Taranto. |
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Lug. |
Re d'Aragona |
Angiò |
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Campania e Abruzzi |
Gli sono consegnati
10000 ducati, che deve consegnare a Santo da Maddaloni perché
ceda il castello di Aversa agli aragonesi. Nel frattempo l'Orsini
del Balzo, per mezzo di Marino da Norcia, lo spoglia di Bari,
di Acquaviva delle Fonti, di Conversano, di Noha, di Rutigliano,
di Martina Franca, di Noci, di Capurso, di Turi, di Castellana
Grotte, di Gioia del Colle e di Cassano Murge. Il Caldora manda
il figlio a corte e chiede di essere reintegrato nei
suoi possedimenti; si trasferisce negli Abruzzi e contrasta
l'avanzata di Alessandro Sforza. |
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Ago. |
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Puglia Abruzzi e Molise |
Vince a Troia
gli avversari; subito dopo spedisce Paolo di Sangro dal sovrano
spagnolo per domandare la restituzione dei suoi beni. Rientra
negli Abruzzi e se ne resta inattivo. Dà in preda ai suoi soldati
le terre di Francesco Pandone a Venafro e quelle di Abbazia
di San Vincenzo al Volturno. |
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Dic. |
Chiesa |
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Richiede che
gli sia reso il ducato di Bari. |
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1441 |
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Gen. |
Re d'Aragona |
Angiò |
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Consegna in
ostaggio ad Alfonso d'Aragona il figlio Restaino ed il nipote
Giovanni Antonio. |
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Lug. |
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Abruzzi |
Affronta a
Città Sant'Angelo Alessandro Sforza e lo obbliga a ritirarsi. |
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1442 |
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Mar. |
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Campania |
Gli si ribellano
Guglionesi e San Martino ad opera di Gurrello da Guglionesi.
Viene raggiunto da
un messaggio di Raimondo Caldora, prigioniero di Francesco Sforza, che lo induce a sostenere il partito angioino
contro gli aragonesi. Le trattative sono condotte da Francesco
Montagano; nel medesimo
tempo ottiene che il figlio possa allontanarsi dalla corte di
Napoli per rivedere la madre a Carpinone. |
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................. |
Sforza |
Re d'Aragona |
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Campania e Abruzzi |
Poiché l'Angiò
è sempre diffidente nei suoi confronti, il Caldora passa al
servizio di Francesco Sforza. Dalla Terra di Lavoro rientra
negli Abruzzi con Giosia Acquaviva ed il Montechiaro. |
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Giu. |
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Campania e Molise |
Muove con Giovanni
Sforza verso Napoli; alla caduta della città nelle mani degli
avversari, Giovanni Sforza è richiamato dal fratello nella marca
di Ancona. A metà mese il Caldora è a Sprondasino, nei pressi
di Pescolanciano) con 2000 cavalli allorché gli aragonesi assalgono
Carpinone alla cui difesa si trova Antonio Reale: costringe
allora Giovanni Sforza a seguirlo. Prepara le sue schiere a
battaglia a Pescolanciano, e, seppur colto in un'imboscata dal
Ventimiglia, mette in rotta le truppe catalane e siciliane.
Gli viene contro Jacopo Piccinino; Paolo di Sangro lo abbandona
per defezionare nel campo nemico ed il Caldora è disfatto e
catturato. Condotto dal re d'Aragona, è perdonato e gli sono
fatti restituire i suoi carriaggi. |
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Ott. |
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Campania |
Alfonso d'Aragona
gli concede in feudo i contadi di Palena, Pacentro, Monteodorisio,
Archi, Aversa, Valva, Eboli e Trivento. Il Caldora presta il
rituale giuramento di fedeltà nelle mani di Lopez Ximen d'Urrea:
il re rende alla moglie i gioielli sequestrati a Carpinone.
I suoi soldati passano direttamente nelle file aragonesi. |
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1443 |
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Feb. |
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Campania |
Si trova a
Napoli al solenne ingresso del re ed al parlamento generale
del regno. |
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1444 |
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Apr. |
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Campania e Abruzzi |
Si allontana
senza licenza da Napoli, alla notizia di una grave malattia
di Alfonso d' Aragona e si trasferisce negli Abruzzi. E' subito
sospettato per il suo operato. |
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1445 |
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Mag. |
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Campania |
ANapoli
per il matrimonio del duca di Calabria Ferrante d'Aragona con
Isabella Chiaromonte. |
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1452 |
Napoli |
Firenze |
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Toscana |
Affianca in
Toscana Ferrante d'Aragona con l'incarico di consigliere militare. |
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1458 |
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Ott. |
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Abruzzi e Campania |
E' convocato
a Sulmona dal nuovo re Ferrante d'Aragona,
cui fa atto di omaggio. Si trasferisce a corte, a Napoli. |
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1459 |
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Ott. |
Angiò |
Napoli |
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Abruzzi e Campania |
Si ribella
al re di Napoli in concomitanza della cattura di Raimondo Caldora
da parte di Alessandro Sforza e dell'arrivo nel regno di Giovanni
d'Angiò. Si porta a Sessa Aurunca. |
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Nov. |
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Campania |
Assedia Macchiagodena.
Si unisce con Giovanni Cossa ed assedia Calvi. |
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1460 |
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Gen. |
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Lazio |
Si porta nel
contado di Cassino e si impadronisce in un sol giorno dei castelli
di San Vittore del Lazio, di Cerbaro e di Terocolo; occupa anche
Vallorotonda, Acquafondata, Veticoso e Sant'Elia Fiumerapido. |
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................. |
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Campania e Puglia |
E' obbligato
a ritirarsi con la caduta di Calvi; raggiunge Giovanni d'Angiò
e per Venafro ed Isernia si dirige verso la Puglia. |
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Lug. |
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Abruzzi |
Partecipa alla
battaglia di San Fabiano. |
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1461 |
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Gen. |
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Abruzzi |
Viene battuto
da Alessandro Sforza e da Matteo da Capua, mentre sta tentando
di congiungersi con Jacopo Piccinino. |
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Ott. |
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Lazio |
Giunge a Sora
con Carlo Baglioni, al fine di soccorrervi Giovanpaolo Cantelmi;
si sposta verso Piedimonte San Germano, per distogliere Federico
da Montefeltro dall'assedio di Castelluccio: battuto nei pressi,
con la caduta di tale fortezza nelle mani degli avversari, lascia
Piedimonte e ripara a Cerbaro. |
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1462 |
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| Lug. |
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Abruzzi |
Con il nipote
Giovanni Antonio si prefigge di andare incontro a Sigismondo
Pandolfo Malatesta e Silvestro da Lucino in marcia verso gli
Abruzzi. |
|
Ott. |
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Puglia |
Perde Serracapriola
ad opera di Ferrante d'Aragona. |
| Nov. |
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Abruzzi e Campania |
Si incontra ad Archi con il Piccinino
ed a fine mese a Venafro con Giovanni d'Angiò. |
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1463 |
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|
Gen. |
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Abruzzi |
Appoggia il
Piccinino all'assedio di Sulmona. |
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Lug. |
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Abruzzi |
Si trova ad
Archi con il Piccinino allorché la pressione di Alessandro
Sforza induce il condottiero perugino a scendere a patti con
il re. |
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Ago. |
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Abruzzi |
Si fortifica
in Riparella a seguito della defezione del Piccinino nel campo
avversario. Assalito, costringe i nemici ad allontanarsi; si
porta a Vasto. |
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1464 |
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Ago. sett. |
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Abruzzi |
Si trova inizialmente
alla difesa di Civitaluparella. Attaccato in Vasto, si arrende
dopo un mese, a settembre. Vista l'inutilità di ogni resistenza,
invia il figlio Restaino dal re per trattare la resa. Hanno
inizio le trattative che si prolungano nel tempo. |
| Nov. |
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Abruzzi |
Lascia definitivamente le sue terre. |
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1465 |
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Apr. |
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Abruzzi |
Pietro, Tommaso
e Francesco dei Santi fanno ribellare Vasto: catturato, il Caldora
viene consegnato agli avversari e gran parte delle sue terre
sono confiscate a favore di Matteo da Capua. |
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Mag. |
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Campania |
Viene condotto
ad Aversa ed a Napoli, dove è rinchiuso in carcere a Castelnuovo.
Esce dalla prigione più tardi per l'intercessione di
Francesco Sforza. E' forzato a stabilirsi con i suoi familiari
a Napoli dove gli è assegnato un piccolo appannaggio. Fugge,
alfine, dalla capitale, ripara a Baia, a Roma, a Viterbo finché
- bandito da tutt e temendo sempre la vendetta del re - si riduce
a Jesi. |
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1466 |
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Marche |
Muore a Jesi,
nella capanna di un povero soldato che ha militato con il padre. |
Capitano valoroso. Audace e prode nel pericolo.
Di grande esperienza nell'arte della guerra.
Capitano imprudente.
Capitano sleale, lento e infingardo. Simulatore, infido.
Pronto a tradire tutti per il denaro.
Chiaro per bellezza di corpo.