| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1392 |
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Nov. |
Napoli |
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E' nominato
ciambellano da Ladislao d'Angiò assieme con altri nobili del
regno. |
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1401 |
Baroni |
Napoli |
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Abruzzi |
Si ribella
al re di Napoli; viene riammesso nelle sua grazie e gli vengono
restituite le terre confiscategli in precedenza. |
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1411 |
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Napoli |
Antipapa Angiò |
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Campania |
Contrasta le
truppe di Luigi d'Angiò. Esce da Capua. |
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Mag. |
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Lazio |
Partecipa alla
battaglia di Roccasecca. |
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1414 |
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Ago. |
Napoli |
Antipapa |
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Campania |
Alla morte
del re Ladislao, molti uomini d'arme si aggregano alla sua compagnia. |
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1415 |
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................. |
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Appoggia a
corte il favorito della regina Giovanna d'Angiò Pandolfo Alopo. |
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................. |
Baroni |
Napoli |
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Abruzzi |
Si ribella
a Giovanna d'Angiò ed assedia L'Aquila. |
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Giu. |
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Abruzzi |
Viene sconfitto
presso le mura dell'Aquila con Antonuccio dell'Aquila da Muzio
Attendolo Sforza. Si rappacifica con la sovrana ed è
nominato governatore dell'Aquila per i restanti mesi dell'anno. |
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1416 |
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................. |
Baroni |
Napoli |
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Abruzzi |
Si ribella
al marito di Giovanna d'Angiò, Giacomo di Borbone conte de la
Marche. |
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Sett. |
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Abruzzi |
Con Antonuccio
dell'Aquila e Conte da Carrara, stipula una tregua con il gran
connestabile del Borbone, il Saligny. Invia il figlia Antonio
in ostaggio a corte e restituisce le terre di cui si è impadronito;
in cambio, gli sono confermati i suoi beni ed al fratello Raimondo
viene concessa una condotta di 50 lance. |
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................. |
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Abruzzi |
Assolda molti
uomini negli Abruzzi ed impone un tributo ai feudatari confinanti. |
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1417 |
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Napoli |
Perugia |
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Umbria
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Viene inviato
da Giovanna d'Angiò in soccorso dei pontifici; milita con lo
Sforza. |
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Giu. |
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Lazio |
Giunge all'abbazia
di Casamala, nei pressi di Frosinone, con il conte di Monteodorisio
Perdicasso Barile ed apre dette trattative con il capitano avversario
Braccio di Montone. Lo Sforza sa del negoziato in corso, gli
invia il proprio segretario Buoso da Siena e lo invita a raggiungerlo
nelle vicinanze: per vincere ogni suo timore, lo Sforza offre
al Caldora l'invio in ostaggio del figlio Francesco e del nipote
Marco. Il Caldora è attaccato all'improvviso nelle ore più calde
della giornata ed è catturato con il Barile; è condotto prigioniero
a Salvaterra da Marco Attendolo. |
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Sett. |
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Campania |
Viene imprigionato
in Napoli. |
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1418 |
Napoli |
Perugia |
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Campania e Abruzzi |
E' liberato
nei primi mesi dell'anno dal gran siniscalco Giovanni Caracciolo,
che gli fa avere del denaro e lo avvia negli Abruzzi, con il
conte di Monteodorisio, al fine di radunare milizie a favore
di Giovanna d'Angiò. |
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1419 |
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................. |
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Campania e Puglia |
Recupera Agnone
con Marino da Somma e ne viene eletto capitano; è pure nominato
capitano di Minervino e castellano di Manfredonia. |
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Ott. |
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Campania |
A Napoli per
l'incoronazione della regina. |
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1420 |
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................. |
Napoli |
Angiò |
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Campania |
Contrasta le
truppe dello Sforza. |
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Sett. |
Angiò |
Napoli Re d'Aragona |
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Campania |
Viene assediato
in Napoli; all'avvicinarsi dell'esercito sforzesco a porta Marina,
esce dalla città con Bernardino degli Ubaldini ed Orso Orsini
e, dopo uno scontro di quattro ore, è obbligato a ritirarsi
verso la porta del Carmine. Nello stesso mese defeziona nel
campo avverso, a favore di Luigi d'Angiò, e ritorna negli Abruzzi. |
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1421 |
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Giu. |
Napoli Re d'Aragona |
Angiò |
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Abruzzi e Campania |
Si oppone all'avanzata
di Braccio di Montone, fa munire il suo castello di Pacentro
posto ai piedi della Maiella e costringe gli abitanti di Sulmona
a scacciare i magistrati
della regina. Con un buon numero di cavalli e di fanti, si muove
sui monti Peligni per sbarrare la strada a Braccio di Montone.
Perde il castello di Capogiogo ed è obbligato a ripiegare a Castel di Sangro: alla fine, anche questo cade nelle mani degli
avversari ed inalbera il vessillo di Giovanna d'Angiò. Il Caldora
si ritira in Terra di Lavoro e non tarda a mutare bandiera;
abbandona lo Sforza e si accorda con il Montone. Lo raggiunge
a Capua; viene a Santa Maria Maggiore (Santa Maria Capua Vetere)
e vi batte gli sforzeschi: il combattimento cessa con la cattura
dell'Attaccabriga e di Giannuzzo d'Itri. |
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Giu. |
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Campan |
Entra in Napoli
con il Montone e, contemporaneamente, sbarca la flotta aragonese. |
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1422 |
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................. |
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Abruzzi |
Occupa Montenerodomo
ed altre terre. |
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................. |
Napoli |
Angiò |
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Campania |
Segue Braccio
di Montone contro gli angioini e gli sforzeschi. |
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1423 |
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Giu. |
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Campania |
Viene a Capua
con l'Ubaldini, Arrigo della Tacca, Riccio da Montechiaro ed
Orso Orsini (1200 cavalli e 1000 fanti), per soccorrere le truppe
di Alfonso d'Aragona. Attraversa la foce del Volturno ed entra
in Napoli con 600 cavalli. |
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Ott. |
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Campania |
Alla notizia
dell'arrivo di rinforzi catalani provenienti da Barcellona,
esce da Napoli e si scontra sul Sebeto, al ponte della Maddalena,
con gli sforzeschi, che lo costringono a rientrare nella città.
Rimane alla guardia di Napoli, allorché Alfonso d' Aragona si
allontana dalla capitale con la flotta per puntare su Marsiglia. |
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................. |
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Gli viene data
in signoria Conversano. |
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1424 |
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................. |
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Campania |
Viene assediato
in Napoli con l'infante don Pietro d'Aragona, per terra da Francesco
Sforza e per mare dalla flotta viscontea di Guido Torelli. Reprime
nella città una sollevazione antiaragonese, mentre altri capitani
dell'esercito, quali l'Ubaldini, entrano in contatto con i nemici. |
|
Mar. |
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Campania |
Viene sospettato
anch'egli di tradimento. Apre, a sua volta, trattative segrete
con il Torelli: i colloqui avvengono per mezzo di Giovanni Caracciolo
e del suo capitano Raimondo Anichino, catturato negli stessi
giorni dagli sforzeschi. |
|
Apr. |
Napoli |
Re d'Aragona |
Gran connestabile |
Campania |
Gli è
consegnato del denaro da emissari del duca di Milano Filippo
Maria Visconti, per far fronte alle paghe arretrate dei suoi
uomini; spalanca la porta del Mercato al Torelli ed introduce
quest'ultimo con le sue truppe nella città. A seguito della
vittoria angioina, viene nominato gran connestabile al posto
del defunto Muzio Attendolo Sforza; vengono pure poste le premesse
per un duplice imparentamento della sua famiglia con quella
di Giovanni Caracciolo. Sempre in questo contesto, Francesco
Sforza diventa suo genero. |
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Mag. |
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Capitano g.le |
Campania e Abruzzi |
Si unisce con
Francesco Sforza, Micheletto Attendolo, Luigi da San Severino
e Ludovico Colonna e si avvia verso L'Aquila, per liberare la
città dall'assedio posto da più mesi da Braccio di Montone. |
|
Giu. |
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. |
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Abruzzi |
Discende da
San Lorenzo verso la pianura, dove sono accampati i bracceschi,
ed invia avanti i carriaggi. Il Montone rinuncia al controllo
dei passi ed attacca con 4000 cavalli il suo esercito forte
di 4800 cavalli (divisi in 16 squadre), di 300 fanti e di 1300
uomini tra celate e targoni. Il Caldora è in grado di contrattaccare
con efficacia i nemici; Niccolò Piccinino, che deve difendere
le spalle del Montone da eventuali assalti degli abitanti della
città assediata, abbandona la sua posizione per raddrizzare
le sorti della battaglia. Gli aquilani saccheggiano il campo
del Montone, la cui sconfitta risulta totale. Nel corso del
combattimento, il Caldora è per due volte abbattuto e gettato
da cavallo, di cui una dallo stesso Braccio di Montone e riesce
a salvarsi a stento dalla cattura. La tradizione perugina gli
attribuisce a torto l'uccisione, dopo l'imprigionamento, del
capitano avversario perché irato per il suo mutismo. A seguito
della vittoria, con lo Sforza assedia il Piccinino in Paganica
e lo forza ad arrendersi a patti: il denaro trovato nel castello
viene diviso fra i vari capitani. Il Caldora si reca, successivamente,
a Vasto ed ottiene varie località fra cui Ocre; lo Sforza si
dirige, invece, su Roma. |
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Lug. |
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1500 cavalli |
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Con Giovanni
Dentice, ha l'incarico da Giovanna d'Angiò di giudicare i baroni
ribelli. |
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1425 |
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Giu. |
Chiesa |
C.di Castello |
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Umbria |
Agli stipendi
del papa Martino V. Si spinge in Umbria, passa per Perugia e
punta su Città di Castello per togliere la località agli eredi
del Montone. |
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Lug. |
Chiesa |
Ascoli Piceno |
|
Marche |
Con il rettore
della Marca Pietro Colonna (3000 fanti e 1500 cavalli), muove
da Ancarano; guada l'Aso ed attacca Ascoli Piceno con l'aiuto
di Giosia Acquaviva. Alloggia a Passignano, si impadronisce
di Monte Brandone, Spinetoli, Monsampaolo del Tronto, Comunanza
e Mozzano. Si accampa a Parignano. |
|
Ago. |
Fuoriusciti |
Perugia |
|
Marche
Lazio ed Umbria |
Ottiene la
resa di Ascoli Piceno; anche Obizzo da Carrara abbandona la
rocca per raggiungere il fratello Ardizzone a Milano. Subito
dopo, il Caldora si porta a Roma con 30 cavalli e vi è ben accolto
dal pontefice. E' contattato dai fiorentini, che gli offrono
una condotta di 500 cavalli per un anno di ferma ed uno di beneplacito.
Il papa non gli dà il permesso di lasciare i suoi stipendi e
viene rimandato negli Abruzzi. Il Caldora si dirige, al contrario,
verso Perugia con Ludovico dei Michelotti, il Colonna ed Antonuccio
dell'Aquila: è contrastato da Giovanni da Varano, dal San Severino
e da Luigi dal Verme. Raggiunge Colfiorito, finché l'intervento
del papa e del conte di Urbino Guidantonio da Montefeltro lo
persuadono a desistere dall'iniziativa. |
|
Ott. |
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|
Gli è proposta
una condotta di 2000 cavalli da emissari del duca di Milano. |
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1426 |
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| Giu. |
Chiesa |
San Severino Marche |
1500 cavalli |
Marche |
Entra
nei territori di Ascoli Piceno con 1500 cavalli e 3000 fanti.
Assedia il secondo centro ed irrompe al suo interno, a metà
mese, per la porta del Mercato che gli è fatta trovare
aperta dagli abitanti. Antonio da San Severino gli viene consegnato
con i suoi famigliari; le case degli Smeducci e quelle dei loro
fautori sono poste a sacco. Di seguito, ottiene le rocche di
Bisaccia e della Torre e si accampa a Pitino; Apollonio Smeducci,
che ne è alla difesa, corre a Roma ad implorare la clemenza
del pontefice. |
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................. |
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Marche |
Viene contattato
nelle Marche dal collaterale veneziano Antonio Facino. |
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Nov. |
Chiesa |
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1428 |
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Lug. |
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Romagna |
Passa per Fano,
gli viene incontro Carlo Malatesta che lo accompagna a Cesena. |
|
Ott. |
Chiesa |
Bologna |
Capitano g.le |
Romagna Emilia |
Si accampa
a San Martino nel forlivese, ottiene Medicina, si trasferisce
nei pressi di Budrio e scorre il contado fin sulle porte di
Bologna. Si impossessa di Casalecchio di Reno e toglie l'acqua
del canale che entra nella città, utilizzata per macinare il
grano. Costruisce una bastia sul ponte di Corticella. |
|
Nov. |
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Emilia |
Occupa Bazzano
e la rocca di Monteveglio, che è data alle fiamme con la cattura
del commissario Gaspare Papazzoni. Vengono nelle sue mani Oliveto,
Crespellano, la valle di Samoggia e Piumazzo. Si fortifica al
ponte di San Felice sul Reno;
ritorna a Corticella e colpisce Bologna con le bombarde
dal lato di porta Galliera. |
|
Dic. |
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|
|
Emilia |
Ordina un assalto
generale a porta Galliera ed ha una scaramuccia con il San Severino.
Coglie in imboscata 200 fanti, usciti dalla città per dare fuoco
alle munizioni del suo esercito: i soldati fatti prigionieri
sono impiccati agli alberi vicini. Aggredisce il borgo di San
Giacomo: è respinto e 2 suoi militi, catturati dai difensori,
sono a loro volta impiccati. |
|
1429 |
|
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|
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|
|
Feb. |
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|
Emilia |
Si avvicina
alla porta delle Lame e fa sparare su Bologna con una bombarda. |
|
Mar. |
|
|
|
Emilia |
Conduce un
nuovo assalto a porta Galliera, dove è ordito un trattato a
favore dei pontifici. I congiurati sono scoperti, impiccati
per i piedi ed uno viene squartato: le membra di quest'ultimo
sono poste alla porta di San Felice. Il Caldora attua, allora,
una strategia terroristica e si mette a devastare il territorio
circostante. Assedia San Lorenzo in Collina ed obbliga alla
resa il commissario Antonio Gallucci. Si ferma a Borgo Panigale,
manda molti uomini a Santa Maria del Monte e ne fortifica la
chiesa: dalla cima bombarda la città. Antongaleazzo Bentivoglio
si accorda con il gonfaloniere del popolo Alberto dal Ferro,
che promette di consegnare ai pontifici la porta di San Vitale,
di cui è preposto alla guardia. Il Caldora invia alcuni soldati
a nascondersi nella vicina chiesa dei Santi Giacomo e Filippo:
costoro, ad un segnale convenuto devono impadronirsi della porta.
La congiura è però scoperta; 3 suoi membri sono attanagliati
e impiccati, un quarto è squartato.
|
|
Apr. |
|
|
|
Emilia |
Si impossessa
della torre di Buonconvento e di quella di Ponte Poledrano (Castel
Bentivoglio), che appartengono a Battista Canedoli; si sposta
a Borgo Panigale. |
|
Mag. |
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|
Emilia |
Abbandona Borgo
Panigale per Corticella. |
|
Giu. |
|
|
|
Emilia |
Attacca il
barracano del borgo di San Pietro; ributtato, si colloca con
tutte le truppe al ponte Maggiore e si stende sino alla Fossa
Cavallina ed a San Ruffillo. |
|
Ago. |
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|
Emilia |
I bolognesi
si accordano con il legato Rolando da Genazzano. |
|
Ott. |
|
|
|
Emilia Romagna e Marche |
A seguito della
stipula di una tregua lascia Bologna e sosta a Bagnacavallo,
Carpena e Cesena, sempre con il timore di essere assalito da
Guidantonio Manfredi con il quale è entrato a diverbio. Transita
per il territorio di Ferma e si accampa sul Tenna. |
|
1430 |
|
|
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|
Estate |
Chiesa |
Bologna |
|
Emilia |
Bologna si
ribella nuovamente ai pontifici ad opera dei Canedoli. Il Caldora
invia truppe al ponte sul Reno e toglie l'acqua alla città.
Si impadronisce di un barracano sul Cavadiccio, ma ne viene
subito respinto dagli abitanti. 4 suoi uomini sono fatti prigionieri
e vengono impiccati. Lascia Corticella e passa al ponte di Sant'
Antonio di fronte a San Vitale. Viene firmata una tregua fra
le parti. |
|
................. |
|
|
|
Emilia e Puglia |
Alla ripresa
del conflitto, esce dal bolognese e rientra nel regno di Napoli
per esigere da Giovanna d'Angiò il saldo dei suoi crediti. A
compensazione delle paghe arretrate, ottiene dal gran siniscalco
Nicola Caracciolo i castelli di Bari e di Carbonara: il Caldora
si intitola duca di Bari con il consenso della corte napoletana.
|
|
1431 |
|
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|
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................. |
Chiesa |
Colonna |
Capitano g.le |
Lazio |
Milita agli
stipendi del papa Eugenio IV contro Antonio Colonna. Riceve
le insegne del comando a Roma dallo stesso pontefice. Con 3000
cavalli e 1600 fanti, si avvia lungo la via Casilina; ottiene
Ripi, la Banca, Colleferro, Molara, Montecompatri, Borghetto;
si accampa sotto Genazzano per assediare la località. |
|
................. |
|
|
|
Lazio |
Si fa corrompere
con 13000 fiorini dal principe di Salerno e desiste temporaneamente
dalle operazioni; i pontifici gli consegnano altro denaro ed
egli torna subito ad assisterli militarmente. |
| 1432 |
|
|
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|
|
| Ott. |
|
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Ottiene da Giovanna d'Angiò
la signoria di Bari e di Bitonto. |
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1433 |
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................. |
Napoli |
Baroni |
|
Puglia |
Sottomette
in Puglia Serracapriola ed altre terre appartenenti a Francesco
Sforza. |
|
Nov. |
|
|
|
Puglia |
Ha facilmente
ragione degli intrighi di Ruggero e Jacopo Gaetani e delle armi
di Riccio da Montechiaro e di Cicco Antonio de Caris. |
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1434 |
|
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................. |
Napoli Angiò |
Taranto Re d'Aragona |
|
Campania e Puglia |
Contrasta il
principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo con Baldassarre
della Ratta, Marino Boffa ed Urbano Cimino. Occupa Acerra, Montefusco,
Vico Equense e Flumeri. Con Luigi d'Angiò conquista la Capitanata
alla testa di 14000 uomini; entra in Terra di Bari con 4000
cavalli e molti fanti ed ottiene Ascoli Satriano, feudo di Gabriele
Orsini del Balzo, da frà Ruffino da Mantova che ne è alla guardia
con 1000 cavalli ed altrettanti fanti. Di seguito, si impadronisce
di Andria (per trattato), di Bitonto, di Ruvo e di Corato; assedia,
invano, Altamura e con l'Angiò irrompe in Castellaneta dopo
alcuni furibondi assalti. Passa per Grottaglie, scende in Terra
d'Otranto e rinchiude l'Orsini del Balzo in Taranto. Trascorrono
alcuni giorni ed il Caldora lascia il campo; espugna Oria che
viene saccheggiata. Assedia Lecce e pone i suoi alloggiamenti
nella vicina badia dei Santi Niccolò e Cataldo: dopo undici
giorni si ritira anche perché si sono deteriorati i suoi rapporti
con l'Angiò. |
|
Nov. |
|
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|
Puglia |
Luigi d'Angiò
muore; il Caldora continua da solo nella campagna, assedia Gallipoli,
Brindisi e Canosa. A fronte delle forti spese sopportate per
la guerra ed il mantenimento di 12100 cavalli e di 1400 fanti,
chiede ed ottiene dalla regina di Napoli Ascoli Satriano in
Capitanata, Castellana Grotte in terra di Bari e Latiano in
Terra d'Otranto già appartenenti all'Orsini del Balzo;
è, inltre, infeudato di Salpi in Capitanata; di Loseto,
valenzano e Conversano nel barese; di Carovigno nel brindisino. |
|
Dic. |
|
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|
Puglia |
Occupa Brindisi
e vi lascia alla guardia il conte di Morcone Onorato Gaetani
e Menicuccio dell'Aquila con 1000 uomini d'arme; la città è
recuperata dagli avversari, per cui egli ripiega su Bari. Si
disinteressa presto della lotta in corso e manda buona parte
delle sue genti negli accampamenti invernali. |
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1435 |
|
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|
Feb. |
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Puglia e Campania |
Si ammala gravemente
in Andria. Con la morte di Giovanna d'Angiò è chiamato a far
parte del consiglio del reggimento. Nonostante la presenza della
peste a Napoli, si fa portare in barella nella città per seguire
a corte le vicende legate alla successione e per farsi consegnare
40000 ducati a saldo dei crediti pregressi. |
|
................. |
Angiò Chiesa |
Re d'Aragona |
|
Puglia e Campania |
Decide di appoggiare
la causa di Renato d'Angiò e dei pontifici contro le pretese
del re Alfonso d'Aragona e dei suoi partigiani, fra i quali
primeggia il principe di Taranto. Gli sono consegnati 120000
ducati per allestire un forte esercito. Sempre ammalato, si
ferma a Bitonto per cui le sue truppe (4000 cavalli e 1600 fanti)
sono comandate dai figli Berlingieri ed Antonio e da Riccio
da Montechiaro. I suoi capitani sono ripetutamente sconfitti
in Puglia; è costretto a partire dalla regione, a limitarsi ad ostacolare
l'avanzata di Giovanni Antonio Orsini del Balzo ed a trasferirsi
in Campania per unire le sue forze con quelle napoletane. |
|
................. |
|
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|
Campania |
Assedia Capua
ed è sospettato di non proseguire le operazioni con la necessaria
solerzia, perché gli è stata rifiutata dagli angioini la signoria
della città in caso di conquista. |
|
Ago. |
|
|
|
Campania e Lazio |
Subito dopo
la sconfitta di Ponza degli aragonesi ad opera dei genovesi,
sorprende gli alloggiamenti nemici e si impossessa di un grande
bottino. Scaccia Cristoforo Gaetani dal contado di Gaeta e devasta
la pianura di Sessa Aurunca. |
|
Sett. |
|
|
|
Campania |
Assedia
ancora Capua e costruisce un ponte sul Volturno: si colloca
su una sponda mentre sull'altro lato si pongono Antonio da Pontedera
e Micheletto Attendolo. |
|
Ott. |
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|
Gran connestabile |
Campania |
Capua è sul
punto di arrendersi; il Pontedera si fa subornare da 3000 ducati
ed abbandona il campo. L' Attendolo si ricongiunge con i caldoreschi. |
|
1436 |
|
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|
|
Gen. |
|
|
|
Abruzzi |
L'assedio di
Capua va per le lunghe, mentre le sue terre
sono infestate dal conte di Sora e dal conte di Loreto.
Lascia Napoli e ritorna negli Abruzzi. Mette subito in gravi difficoltà gli avversari. |
|
Feb. |
|
|
|
Campania |
Si unisce con
i pontifici del cardinale Giovanni Vitelleschi e muove su Capua,
alla cui difesa si posiziona Giovanni Ventimiglia. Assale in
Montesarchio il principe di Taranto; è nominato commissario
generale del regno ed impone alle varie comunità da lui controllate
taglie e pagamenti forzati di collette. |
|
Mar. |
|
|
|
Abruzzi |
Gli si ribellano
Sulmona, Chieti, Città Sant'Angelo e Penne. |
|
Apr. |
|
|
|
Abruzzi |
Assedia Sulmona
con l'aiuto degli aquilani e di Battista dei Camponeschi. |
|
Mag. |
|
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|
Abruzzi |
Ottiene la
resa di Sulmona; ha, poi, Popoli e Caramanico. |
|
Giu. |
|
|
|
Abruzzi |
Aiuta gli aquilani
ad impadronirsi di Penne, che viene messa a sacco. |
|
Lug. |
|
|
|
Puglia |
Attacca direttamente
l'Orsini del Balzo. |
|
Ago. |
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|
Basilicata e Puglia |
Occupa Lavello
dopo un assedio di trentasei giorni; cerca, inutilmente, di
avere Barletta e Venosa, di cui, peraltro, depreda i contadi.
Deve ritirarsi dal barlettano per la vicinanza di un esercito
nemico che si stanzia ad Andria; espugna e saccheggia Ruvo
di Puglia (di cui è signore Antonello Gesualdo) e Pescopagano.
A fine mese si attenda a Modugno con il genero, il conte di
Avellino Traiano Caracciolo, dopo avere dato il guasto a mandorleti
ed oliveti. |
|
Sett. |
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|
|
Puglia |
Conclude una
tregua con il principe di Taranto e rientra a Bari. |
|
Ott. |
|
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|
Puglia e Abruzzi |
Menicuccio
dell'Aquila e d il Montechiaro, che militano nelle file aragonesi,
occupano Pescara; anche Chieti si solleva al Caldora. Ciò lo
induce ad uscire da Bari, spostarsi a Vasto e da qui attaccare,
seppure con esito negativo, Chieti. Ne devasta il territorio
e proroga la tregua con l'Orsini del Balzo. |
|
1437 |
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|
|
................. |
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|
Abruzzi |
Assedia ancora
Sulmona; è avvicinato al campo di Pescara dal conte di Campobasso
Angelo di Monforte per conto del re d'Aragona: vengono promessi
a lui ed al figlio Antonio una condotta di 800 cavalli e di
1000 fanti, la conferma di tutte le signorie e di tutti gli
incarichi. Il Caldora rifiuta e resta fedele alla causa angioina. |
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Giu. lug. |
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Abruzzi |
Viene assalito
nottetempo negli alloggiamenti di Pescara da Francesco Piccinino
e da Sebastiano dell'Aquila, che gli catturano 200 uomini d'arme
e 600 fanti. Gli si ribellano ancora una volta, a causa della
sconfitta, Sulmona e Chieti, che tornano all' obbedienza aragonese;
anche molti capitani e connestabili lo abbandonano. |
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Ago. |
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Abruzzi Molise e Campania |
E' stabilita
una tregua fra il conte di Manoppello Antonuccio dell'Aquila
e Battista dei Camponeschi da un alto e Sulmona, dall'altro;
il Caldora può allora allontanarsi dagli Abruzzi per unirsi
con le truppe pontificie. Gli alleati battono il principe di
Taranto tra Montefusco e Montesarchio e lo catturano; alla notizia,
il Caldora si attenda ad Isernia, ha Longano (toglie l'acqua
all'abitato) ed ottiene a patti Roccamandolfi. Respinto da Morcone,
si trasferisce a San Giorgio della Molara (San Giorgio del Sannio)
con l'intenzione di mettere a sacco la località. Si accampa
fra Padula e Benevento con 4000 cavalli e 2000 fanti; si incontra
con il Vitelleschi al ponte di San Valentino. Il legato pontificio
fa in modo che si rappacifichi con il principe di Taranto in
cambio della tregua di un anno. |
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Campania |
Nel proseguimento
della campagna, il Caldora è respinto a San Marco; giunge a
Cancello, ove è liberato il principe di Taranto. Mette a sacco
Presenzano ed obbliga alla resa il conte di Venafro Francesco
Pandone. Entra, tuttavia, in urto con il cardinale Vitelleschi;
si reca a Napoli, dove è chiamato con urgenza dalla reggente
Isabella d'Angiò per la firma di una tregua tra pontifici ed aragonesi. |
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Dic. |
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Campania |
Perde Trani
e si riconcilia a Benevento con il Vitelleschi grazie alla mediazione
del vescovo della città Astorgio Agnese. La vigilia di Natale
si congiunge ad Arienzo con i pontifici; tocca Caivano con una
marcia notturna ed all'alba sorprende a Giugliano in Campania
Alfonso d'Aragona, il cui esercito è colto impreparato. Il re,
avvertito dell'insidia da un messo del signore di Montesarchio
Giacomo della Leonessa, si salva a Capua lasciando nelle mani
degli avversari 800 cavalli e le salmerie. Subito il Caldora
assale le terre del conte di Nola finché, a causa delle piogge
e del freddo, porta i suoi uomini a svernare ad Aversa. |
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1438 |
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Gen. |
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Campania e Abruzzi |
Si trova a
Napoli con il Vitelleschi; quest'ultimo chiede di potere disporre
di Aversa, suo feudo, fino alla conclusione della guerra. Il
Caldora si oppone e persuade Isabella d'Angiò ad offrire ai
pontifici, come base logistica, un altro centro scelto fra Teano,
Sessa Aurunca o Venafro. Rinasce un'inimicizia scoperta fra
i due, per cui preferisce ritornare negli Abruzzi. |
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Puglia |
Si trova a
Cerignola; chiamato a Bisceglie dal legato pontificio, si rifiuta
di combattere il principe di Taranto a causa della tregua che
il prelato gli ha fatto giurare pochi mesi prima. Il Vitelleschi
fugge da Trani per dirigersi ad Ancona ed a Venezia; il Caldora
si reca, invece, a Bitonto, consegna del denaro a Paolo Tedesco
ed a Lorenzo Attendolo; il suo capitano Marino da Norcia convince
i pontifici a militare ai suoi ordini. |
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Apr. |
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Campania |
Il Caldora
ritorna in Terra di Lavoro, allorché viene informato
che Renato d'Angiò, dopo una lunga prigionia, è stato liberato
dal duca di Borgogna. |
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Mag. |
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Campania e Abruzzi |
Si dirige a
Napoli con 3000 cavalli per accogliervi l'Angiò. Si vede con
il re in Castel Capuano; espugna, indi, Scafati e si impadronisce
di tutto il ducato di Amalfi. Chiede a Micheletto Attendolo
di raggiungerlo per passare insieme negli Abruzzi, che si sono
ribellati agli angioini: poiché costui dilaziona la sua partenza,
perviene da solo a Casacanditella, dove Alfonso d'Aragona ha
posto il suo campo. |
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Abruzzi |
Si vede inferiore
di forze agli avversari e ripiega su Pacentro. Attaccato con
vigore, perde Sulmona; il Caldora contatta, allora, il re d'Aragona
per guadagnare tempo. |
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Ago. |
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Abruzzi |
Raggiunto dall'Angiò
e dall'Attendolo, il suo esercito ascende a 18000 uomini. |
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Sett. |
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Abruzzi |
Aggredisce
Sulmona e Popoli; sfida a battaglia campale gli avversari che
accettano lo scontro in Terra di Lavoro. Gli aragonesi, da ultimo,
preferiscono puntare su Napoli per assediare la capitale, mentre
il Caldora si attarda attorno a Tussio, ove si impadronisce
di numerosi castelli. |
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Ott. |
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Abruzzi |
Assale Penne
con l'aiuto degli aquilani e ritorna ad assediare Sulmona. |
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Dic. |
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Campania |
Passa alla
difesa di Napoli assediata per trentasei giorni dagli aragonesi.
Rientra negli Abruzzi. |
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1439 |
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Gen. |
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Abruzzi |
Manda le sue
truppe alle stanze invernali. |
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Mar. |
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Abruzzi |
Viene chiamato
in aiuto da Renato d'Angiò a seguito della caduta di Caivano. |
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Apr. |
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Abruzzi |
Leva l'assedio
da Sulmona. Si trova senza denaro per il soldo delle milizie
e chiede al re angioino in pegno il castello di Aversa per la
somma a lui necessaria. L'Angiò consegna il castello al suo
capitano Santo da Maddaloni. Il Caldora invia allora Paolo di
Sangro con 2 squadre nel contado di Cerreto Sannita. |
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Autunno |
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Abruzzi |
Si ferma ad
assediare Pescara; recupera tale città. Ad essa seguono Loreto
Aprutino ed altre terre, che toglie in tre mesi al Montechiaro. |
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Sett. |
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Campania |
Punta sulla
Terra di Lavoro. Da Alife viene a Ducenta; poiché gli è bloccato
il passo sul Volturno a Limatola, fa costruire un ponte di legno
nelle vicinanze a quattro miglia: 300 fanti attraversano il
fiume, ma sono travolti dagli aragonesi.
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Nov. |
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Campania |
I suoi sforzi
si rivelano inutili; di conseguenza, cambia direzione, si volge
verso Benevento per dirigersi da qui su Napoli. Promette ai
suoi uomini il sacco di Colle Sannita, che appartiene a Giacomo
della Leonessa. Assale con successo Circello; mentre passeggia
a cavallo con il conte di Altavilla e Cola di Ofieri, è colto
da un attacco apoplettico. Viene portato al suo padiglione e
muore in poche ore. E' sepolto a Sulmona nella chiesa di Santo
Spirito: alle sue esequie sono presenti tutti i suoi capitani,
fra i quali si distinguono il figlio Antonio, Raimondo Caldora,
Lionello Accrocciamuro, Paolo di Sangro, Cola di Monforte, Carlo
di Campobasso, Matteo da Capua, Francesco Montagano, Raimondo
Anichino, Riccardo da Ortona. |
Capitano valoroso, eccellente. Fu considerato il maggiore
capitano italiano.
Uno dei più esperti capitani del regno di Napoli. Nessuno nel
regno lo avanzava per l'esperienza dell'arte militare.
Famosissimo capitano dei suoi tempi. Famoso capitano della
scuola di Braccio di Montone.
Era in lui orgoglio di barone ed indole di capitano
di ventura. Forte e magnanimo. "Magnanimo e strenuo nelle guerresche
imprese, costante nel consiglio, ponederato nell'eoloquio, nelle deliberazioni
provvido, nel condurre le guerre circospetto...Grande intelletto e
gran cuore di capitano fu Giacomo, e se non meritò intera lode,
fu la grande libidine di guadagno, che facealo or all'uno or all'altro
partito gittare." Petroni
Insaziabile acquisitore di domini. Avidissimo di signorie.
Restò costantemente fedele alla causa angioina contro gli
aragonesi.
Il più grande fra i traditori del suo tempo. Talora per
utilità sua e parzialità non condusse alcune imprese colla nota virtù e la
vigilanza di condottiero sperimentato. Capitano che prepose sempre l'avidità
di denaro alla lealtà.
Capitano insigne; si distinse perché la sua compagnia,
formata quasi esclusivamente da abruzzesi, non ebbe per programma servizi
mercenari, ma una grande e forte autonomia tendente alla conquista di una
potenza personale.
Scevro di personale vanità.
Temperato a tutte le fatiche, sia nella buona che
nell'avversa sorte.
La sua fama militare fu oscurata da spavalderie indecorose.
Vigilantissimo nelle armi. Astuto.
Uomo di grande nobiltà e potenza.
Di bella statura, parlava con facondia e professava le
lettere.