Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0336      JACOPO CALDORA  (Giacomo Candola) Di Castel del Giudice presso Isernia. Conte di Trivento, duca di Bari, marchese di Vasto, conte di Monteodorisio. Signore di Pacentro, Atri, Palena, Minervino, Conversano, Agnone, Manfredonia, Aversa. Padre di Antonio, suocero di Francesco Sforza.

              1369 - 1439 (novembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1392

 

 

 

 

 

Nov.

Napoli

 

 

 

E' nominato ciambellano da Ladislao d'Angiò assieme con altri nobili del regno.

1401

Baroni

Napoli

 

Abruzzi

Si ribella al re di Napoli; viene riammesso nelle sua grazie e gli vengono restituite le terre confiscategli in precedenza.

1411

 

 

 

 

 

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Napoli

Antipapa Angiò

 

Campania

Contrasta le truppe di Luigi d'Angiò. Esce da Capua.

Mag.

 

 

 

Lazio

Partecipa alla battaglia di Roccasecca.

1414

 

 

 

 

 

Ago.

Napoli

Antipapa

 

Campania

Alla morte del re Ladislao, molti uomini d'arme si aggregano alla sua compagnia.

1415

 

 

 

 

 

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Appoggia a corte il favorito della regina Giovanna d'Angiò Pandolfo Alopo.

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Baroni

Napoli

 

Abruzzi

Si ribella a Giovanna d'Angiò ed assedia L'Aquila.

Giu.

 

 

 

Abruzzi

Viene sconfitto presso le mura dell'Aquila con Antonuccio dell'Aquila da Muzio Attendolo Sforza. Si rappacifica con la sovrana ed è nominato governatore dell'Aquila per i restanti mesi dell'anno.

1416

 

 

 

 

 

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Baroni

Napoli

 

Abruzzi

Si ribella al marito di Giovanna d'Angiò, Giacomo di Borbone conte de la Marche.

Sett.

 

 

 

Abruzzi

Con Antonuccio dell'Aquila e Conte da Carrara, stipula una tregua con il gran connestabile del Borbone, il Saligny. Invia il figlia Antonio in ostaggio a corte e restituisce le terre di cui si è impadronito; in cambio, gli sono confermati i suoi beni ed al fratello Raimondo viene concessa una condotta di 50 lance.

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Abruzzi

Assolda molti uomini negli Abruzzi ed impone un tributo ai feudatari confinanti.

1417

 

 

 

 

 

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Napoli

Perugia

 

Umbria 

Viene inviato da Giovanna d'Angiò in soccorso dei pontifici; milita con lo Sforza.

Giu.

 

 

 

Lazio

Giunge all'abbazia di Casamala, nei pressi di Frosinone, con il conte di Monteodorisio Perdicasso Barile ed apre dette trattative con il capitano avversario Braccio di Montone. Lo Sforza sa del negoziato in corso, gli invia il proprio segretario Buoso da Siena e lo invita a raggiungerlo nelle vicinanze: per vincere ogni suo timore, lo Sforza offre al Caldora l'invio in ostaggio del figlio Francesco e del nipote Marco. Il Caldora è attaccato all'improvviso nelle ore più calde della giornata ed è catturato con il Barile; è condotto prigioniero a Salvaterra da Marco Attendolo.

Sett.

 

 

 

Campania

Viene imprigionato in Napoli.

1418

Napoli

Perugia

 

Campania e Abruzzi

E' liberato nei primi mesi dell'anno dal gran siniscalco Giovanni Caracciolo, che gli fa avere del denaro e lo avvia negli Abruzzi, con il conte di Monteodorisio, al fine di radunare milizie a favore di Giovanna d'Angiò.

1419

 

 

 

 

 

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Campania e Puglia

Recupera Agnone con Marino da Somma e ne viene eletto capitano; è pure nominato capitano di Minervino e castellano di Manfredonia.

Ott.

 

 

 

Campania

A Napoli per l'incoronazione della regina.

1420

 

 

 

 

 

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Napoli

Angiò

 

Campania

Contrasta le truppe dello Sforza.

Sett.

Angiò

Napoli Re d'Aragona

 

Campania

Viene assediato in Napoli; all'avvicinarsi dell'esercito sforzesco a porta Marina, esce dalla città con Bernardino degli Ubaldini ed Orso Orsini e, dopo uno scontro di quattro ore, è obbligato a ritirarsi verso la porta del Carmine. Nello stesso mese defeziona nel campo avverso, a favore di Luigi d'Angiò, e ritorna negli Abruzzi.

1421

 

 

 

 

 

Giu.

Napoli Re d'Aragona

Angiò

 

Abruzzi e Campania

Si oppone all'avanzata di Braccio di Montone, fa munire il suo castello di Pacentro posto ai piedi della Maiella e costringe gli abitanti di Sulmona a scacciare i  magistrati della regina. Con un buon numero di cavalli e di fanti, si muove sui monti Peligni per sbarrare la strada a Braccio di Montone. Perde il castello di Capogiogo ed è obbligato a ripiegare a  Castel di Sangro: alla fine, anche questo cade nelle mani degli avversari ed inalbera il vessillo di Giovanna d'Angiò. Il Caldora si ritira in Terra di Lavoro e non tarda a mutare bandiera; abbandona lo Sforza e si accorda con il Montone. Lo raggiunge a Capua; viene a Santa Maria Maggiore (Santa Maria Capua Vetere) e vi batte gli sforzeschi: il combattimento cessa con la cattura dell'Attaccabriga e di Giannuzzo d'Itri.

Giu.

 

 

 

Campan

Entra in Napoli con il Montone e, contemporaneamente, sbarca la flotta aragonese.

1422

 

 

 

 

 

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Abruzzi

Occupa Montenerodomo ed altre terre.

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Napoli

Angiò

 

Campania

Segue Braccio di Montone contro gli angioini e gli sforzeschi.

1423

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Campania

Viene a Capua con l'Ubaldini, Arrigo della Tacca, Riccio da Montechiaro ed Orso Orsini (1200 cavalli e 1000 fanti), per soccorrere le truppe di Alfonso d'Aragona. Attraversa la foce del Volturno ed entra in Napoli con 600 cavalli.

Ott.

 

 

 

Campania

Alla notizia dell'arrivo di rinforzi catalani provenienti da Barcellona, esce da Napoli e si scontra sul Sebeto, al ponte della Maddalena, con gli sforzeschi, che lo costringono a rientrare nella città. Rimane alla guardia di Napoli, allorché Alfonso d' Aragona si allontana dalla capitale con la flotta per puntare su Marsiglia.

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Gli viene data in signoria Conversano.

1424

 

 

 

 

 

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Campania

Viene assediato in Napoli con l'infante don Pietro d'Aragona, per terra da Francesco Sforza e per mare dalla flotta viscontea di Guido Torelli. Reprime nella città una sollevazione antiaragonese, mentre altri capitani dell'esercito, quali l'Ubaldini, entrano in contatto con i nemici.

Mar.

 

 

 

Campania

Viene sospettato anch'egli di tradimento. Apre, a sua volta, trattative segrete con il Torelli: i colloqui avvengono per mezzo di Giovanni Caracciolo e del suo capitano Raimondo Anichino, catturato negli stessi giorni dagli sforzeschi.

Apr.

Napoli

Re d'Aragona

Gran connestabile

Campania

Gli è consegnato del denaro da emissari del duca di Milano Filippo Maria Visconti, per far fronte alle paghe arretrate dei suoi uomini; spalanca la porta del Mercato al Torelli ed introduce quest'ultimo con le sue truppe nella città. A seguito della vittoria angioina, viene nominato gran connestabile al posto del defunto Muzio Attendolo Sforza; vengono pure poste le premesse per un duplice imparentamento della sua famiglia con quella di Giovanni Caracciolo. Sempre in questo contesto, Francesco Sforza diventa suo genero.

Mag.

 

 

Capitano g.le

Campania e Abruzzi

Si unisce con Francesco Sforza, Micheletto Attendolo, Luigi da San Severino e Ludovico Colonna e si avvia verso L'Aquila, per liberare la città dall'assedio posto da più mesi da Braccio di Montone.

Giu.

 

.

 

Abruzzi

Discende da San Lorenzo verso la pianura, dove sono accampati i bracceschi, ed invia avanti i carriaggi. Il Montone rinuncia al controllo dei passi ed attacca con 4000 cavalli il suo esercito forte di 4800 cavalli (divisi in 16 squadre), di 300 fanti e di 1300 uomini tra celate e targoni. Il Caldora è in grado di contrattaccare con efficacia i nemici; Niccolò Piccinino, che deve difendere le spalle del Montone da eventuali assalti degli abitanti della città assediata, abbandona la sua posizione per raddrizzare le sorti della battaglia. Gli aquilani saccheggiano il campo del Montone, la cui sconfitta risulta totale. Nel corso del combattimento, il Caldora è per due volte abbattuto e gettato da cavallo, di cui una dallo stesso Braccio di Montone e riesce a salvarsi a stento dalla cattura. La tradizione perugina gli attribuisce a torto l'uccisione, dopo l'imprigionamento, del capitano avversario perché irato per il suo mutismo. A seguito della vittoria, con lo Sforza assedia il Piccinino in Paganica e lo forza ad arrendersi a patti: il denaro trovato nel castello viene diviso fra i vari capitani. Il Caldora si reca, successivamente, a Vasto ed ottiene varie località fra cui Ocre; lo Sforza si dirige, invece, su Roma.

Lug.

 

 

1500 cavalli

 

Con Giovanni Dentice, ha l'incarico da Giovanna d'Angiò di giudicare i baroni ribelli.

1425

 

 

 

 

 

Giu.

Chiesa

C.di Castello

 

Umbria

Agli stipendi del papa Martino V. Si spinge in Umbria, passa per Perugia e punta su Città di Castello per togliere la località agli eredi del Montone.

Lug.

Chiesa

Ascoli Piceno

 

Marche

Con il rettore della Marca Pietro Colonna (3000 fanti e 1500 cavalli), muove da Ancarano; guada l'Aso ed attacca Ascoli Piceno con l'aiuto di Giosia Acquaviva. Alloggia a Passignano, si impadronisce di Monte Brandone, Spinetoli, Monsampaolo del Tronto, Comunanza e Mozzano. Si accampa a Parignano.

Ago.

Fuoriusciti

Perugia

 

Marche  Lazio ed Umbria

Ottiene la resa di Ascoli Piceno; anche Obizzo da Carrara abbandona la rocca per raggiungere il fratello Ardizzone a Milano. Subito dopo, il Caldora si porta a Roma con 30 cavalli e vi è ben accolto dal pontefice. E' contattato dai fiorentini, che gli offrono una condotta di 500 cavalli per un anno di ferma ed uno di beneplacito. Il papa non gli dà il permesso di lasciare i suoi stipendi e viene rimandato negli Abruzzi. Il Caldora si dirige, al contrario, verso Perugia con Ludovico dei Michelotti, il Colonna ed Antonuccio dell'Aquila: è contrastato da Giovanni da Varano, dal San Severino e da Luigi dal Verme. Raggiunge Colfiorito, finché l'intervento del papa e del conte di Urbino Guidantonio da Montefeltro lo persuadono a desistere dall'iniziativa.

Ott.

 

 

 

 

Gli è proposta una condotta di 2000 cavalli da emissari del duca di Milano.

1426

 

 

 

 

 

Giu. Chiesa San Severino Marche 1500 cavalli Marche
Entra nei territori di Ascoli Piceno con 1500 cavalli e 3000 fanti. Assedia il secondo centro ed irrompe al suo interno, a metà mese, per la porta del Mercato che gli è fatta trovare aperta dagli abitanti. Antonio da San Severino gli viene consegnato con i suoi famigliari; le case degli Smeducci e quelle dei loro fautori sono poste a sacco. Di seguito, ottiene le rocche di Bisaccia e della Torre e si accampa a Pitino; Apollonio Smeducci, che ne è alla difesa, corre a Roma ad implorare la clemenza del pontefice.

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Marche

Viene contattato nelle Marche dal collaterale veneziano Antonio Facino.

Nov.

Chiesa

 

 

 

 

1428

 

 

 

 

 

Lug.

 

 

 

Romagna

Passa per Fano, gli viene incontro Carlo Malatesta che lo accompagna a Cesena.

Ott.

Chiesa

Bologna

Capitano g.le

Romagna Emilia

Si accampa a San Martino nel forlivese, ottiene Medicina, si trasferisce nei pressi di Budrio e scorre il contado fin sulle porte di Bologna. Si impossessa di Casalecchio di Reno e toglie l'acqua del canale che entra nella città, utilizzata per macinare il grano. Costruisce una bastia sul ponte di Corticella.

Nov.

 

 

 

Emilia

Occupa Bazzano e la rocca di Monteveglio, che è data alle fiamme con la cattura del commissario Gaspare Papazzoni. Vengono nelle sue mani Oliveto, Crespellano, la valle di Samoggia e Piumazzo. Si fortifica al ponte di San Felice sul Reno;  ritorna a Corticella e colpisce Bologna con le bombarde dal lato di porta Galliera.

Dic.

 

 

 

Emilia

Ordina un assalto generale a porta Galliera ed ha una scaramuccia con il San Severino. Coglie in imboscata 200 fanti, usciti dalla città per dare fuoco alle munizioni del suo esercito: i soldati fatti prigionieri sono impiccati agli alberi vicini. Aggredisce il borgo di San Giacomo: è respinto e 2 suoi militi, catturati dai difensori, sono a loro volta impiccati.

1429

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Emilia

Si avvicina alla porta delle Lame e fa sparare su Bologna con una bombarda.

Mar.

 

 

 

Emilia

Conduce un nuovo assalto a porta Galliera, dove è ordito un trattato a favore dei pontifici. I congiurati sono scoperti, impiccati per i piedi ed uno viene squartato: le membra di quest'ultimo sono poste alla porta di San Felice. Il Caldora attua, allora, una strategia terroristica e si mette a devastare il territorio circostante. Assedia San Lorenzo in Collina ed obbliga alla resa il commissario Antonio Gallucci. Si ferma a Borgo Panigale, manda molti uomini a Santa Maria del Monte e ne fortifica la chiesa: dalla cima bombarda la città. Antongaleazzo Bentivoglio si accorda con il gonfaloniere del popolo Alberto dal Ferro, che promette di consegnare ai pontifici la porta di San Vitale, di cui è preposto alla guardia. Il Caldora invia alcuni soldati a nascondersi nella vicina chiesa dei Santi Giacomo e Filippo: costoro, ad un segnale convenuto devono impadronirsi della porta. La congiura è però scoperta; 3 suoi membri sono attanagliati e impiccati, un quarto è squartato.  

Apr.

 

 

 

Emilia

Si impossessa della torre di Buonconvento e di quella di Ponte Poledrano (Castel Bentivoglio), che appartengono a Battista Canedoli; si sposta a Borgo Panigale.

Mag.

 

 

 

Emilia

Abbandona Borgo Panigale per Corticella.

Giu.

 

 

 

Emilia

Attacca il barracano del borgo di San Pietro; ributtato, si colloca con tutte le truppe al ponte Maggiore e si stende sino alla Fossa Cavallina ed a San Ruffillo.

Ago.

 

 

 

Emilia

I bolognesi si accordano con il legato Rolando da Genazzano.

Ott.

 

 

 

Emilia Romagna e Marche

A seguito della stipula di una tregua lascia Bologna e sosta a Bagnacavallo, Carpena e Cesena, sempre con il timore di essere assalito da Guidantonio Manfredi con il quale è entrato a diverbio. Transita per il territorio di Ferma e si accampa sul Tenna.

1430

 

 

 

 

 

Estate

Chiesa

Bologna

 

Emilia

Bologna si ribella nuovamente ai pontifici ad opera dei Canedoli. Il Caldora invia truppe al ponte sul Reno e toglie l'acqua alla città. Si impadronisce di un barracano sul Cavadiccio, ma ne viene subito respinto dagli abitanti. 4 suoi uomini sono fatti prigionieri e vengono impiccati. Lascia Corticella e passa al ponte di Sant' Antonio di fronte a San Vitale. Viene firmata una tregua fra le parti.

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Emilia e Puglia

Alla ripresa del conflitto, esce dal bolognese e rientra nel regno di Napoli per esigere da Giovanna d'Angiò il saldo dei suoi crediti. A compensazione delle paghe arretrate, ottiene dal gran siniscalco Nicola Caracciolo i castelli di Bari e di Carbonara: il Caldora si intitola duca di Bari con il consenso della corte napoletana.

1431

 

 

 

 

 

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Chiesa

Colonna

Capitano g.le

Lazio

Milita agli stipendi del papa Eugenio IV contro Antonio Colonna. Riceve le insegne del comando a Roma dallo stesso pontefice. Con 3000 cavalli e 1600 fanti, si avvia lungo la via Casilina; ottiene Ripi, la Banca, Colleferro, Molara, Montecompatri, Borghetto; si accampa sotto Genazzano per assediare la località.

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Lazio

Si fa corrompere con 13000 fiorini dal principe di Salerno e desiste temporaneamente dalle operazioni; i pontifici gli consegnano altro denaro ed egli torna subito ad assisterli militarmente.

1432          
Ott.         Ottiene da Giovanna d'Angiò la signoria di Bari e di Bitonto.

1433

 

 

 

 

 

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Napoli

Baroni

 

Puglia

Sottomette in Puglia Serracapriola ed altre terre appartenenti a Francesco Sforza.

Nov.

 

 

 

Puglia

Ha facilmente ragione degli intrighi di Ruggero e Jacopo Gaetani e delle armi di Riccio da Montechiaro e di Cicco Antonio de Caris.

1434

 

 

 

 

 

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Napoli Angiò

Taranto Re d'Aragona

 

Campania e Puglia

Contrasta il principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo con Baldassarre della Ratta, Marino Boffa ed Urbano Cimino. Occupa Acerra, Montefusco, Vico Equense e Flumeri. Con Luigi d'Angiò conquista la Capitanata alla testa di 14000 uomini; entra in Terra di Bari con 4000 cavalli e molti fanti ed ottiene Ascoli Satriano, feudo di Gabriele Orsini del Balzo, da frà Ruffino da Mantova che ne è alla guardia con 1000 cavalli ed altrettanti fanti. Di seguito, si impadronisce di Andria (per trattato), di Bitonto, di Ruvo e di Corato; assedia, invano, Altamura e con l'Angiò irrompe in Castellaneta dopo alcuni furibondi assalti. Passa per Grottaglie, scende in Terra d'Otranto e rinchiude l'Orsini del Balzo in Taranto. Trascorrono alcuni giorni ed il Caldora lascia il campo; espugna Oria che viene saccheggiata. Assedia Lecce e pone i suoi alloggiamenti nella vicina badia dei Santi Niccolò e Cataldo: dopo undici giorni si ritira anche perché si sono deteriorati i suoi rapporti con l'Angiò.

Nov.

 

 

 

Puglia

Luigi d'Angiò muore; il Caldora continua da solo nella campagna, assedia Gallipoli, Brindisi e Canosa. A fronte delle forti spese sopportate per la guerra ed il mantenimento di 12100 cavalli e di 1400 fanti, chiede ed ottiene dalla regina di Napoli Ascoli Satriano in Capitanata, Castellana Grotte in terra di Bari e Latiano in Terra d'Otranto già appartenenti all'Orsini del Balzo; è, inltre, infeudato di Salpi in Capitanata; di Loseto, valenzano e Conversano nel barese; di Carovigno nel brindisino.

Dic.

 

 

 

Puglia

Occupa Brindisi e vi lascia alla guardia il conte di Morcone Onorato Gaetani e Menicuccio dell'Aquila con 1000 uomini d'arme; la città è recuperata dagli avversari, per cui egli ripiega su Bari. Si disinteressa presto della lotta in corso e manda buona parte delle sue genti negli accampamenti invernali.

1435

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Puglia e Campania

Si ammala gravemente in Andria. Con la morte di Giovanna d'Angiò è chiamato a far parte del consiglio del reggimento. Nonostante la presenza della peste a Napoli, si fa portare in barella nella città per seguire a corte le vicende legate alla successione e per farsi consegnare 40000 ducati a saldo dei crediti pregressi.

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Angiò Chiesa

Re d'Aragona

 

Puglia e Campania

Decide di appoggiare la causa di Renato d'Angiò e dei pontifici contro le pretese del re Alfonso d'Aragona e dei suoi partigiani, fra i quali primeggia il principe di Taranto. Gli sono consegnati 120000 ducati per allestire un forte esercito. Sempre ammalato, si ferma a Bitonto per cui le sue truppe (4000 cavalli e 1600 fanti) sono comandate dai figli Berlingieri ed Antonio e da Riccio da Montechiaro. I suoi capitani sono ripetutamente sconfitti in Puglia; è costretto a partire  dalla regione, a limitarsi ad ostacolare l'avanzata di Giovanni Antonio Orsini del Balzo ed a trasferirsi in Campania per unire le sue forze con quelle napoletane.

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Campania

Assedia Capua ed è sospettato di non proseguire le operazioni con la necessaria solerzia, perché gli è stata rifiutata dagli angioini la signoria della città in caso di conquista.

Ago.

 

 

 

Campania e Lazio

Subito dopo la sconfitta di Ponza degli aragonesi ad opera dei genovesi, sorprende gli alloggiamenti nemici e si impossessa di un grande bottino. Scaccia Cristoforo Gaetani dal contado di Gaeta e devasta la pianura di Sessa Aurunca.

Sett.

 

 

 

Campania

 Assedia ancora Capua e costruisce un ponte sul Volturno: si colloca su una sponda mentre sull'altro lato si pongono Antonio da Pontedera e Micheletto Attendolo.

Ott.

 

 

Gran connestabile

Campania

Capua è sul punto di arrendersi; il Pontedera si fa subornare da 3000 ducati ed abbandona il campo. L' Attendolo si ricongiunge con i caldoreschi.

1436

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Abruzzi

L'assedio di Capua va per le lunghe, mentre le sue terre  sono infestate dal conte di Sora e dal conte di Loreto. Lascia Napoli e ritorna negli Abruzzi.  Mette subito in gravi difficoltà gli avversari.

Feb.

 

 

 

Campania

Si unisce con i pontifici del cardinale Giovanni Vitelleschi e muove su Capua, alla cui difesa si posiziona Giovanni Ventimiglia. Assale in Montesarchio il principe di Taranto; è nominato commissario generale del regno ed impone alle varie comunità da lui controllate taglie e pagamenti forzati di collette.

Mar.

 

 

 

Abruzzi

Gli si ribellano Sulmona, Chieti, Città Sant'Angelo e Penne.

Apr.

 

 

 

Abruzzi

Assedia Sulmona con l'aiuto degli aquilani e di Battista dei Camponeschi.

Mag.

 

 

 

Abruzzi

Ottiene la resa di Sulmona; ha, poi, Popoli e Caramanico.

Giu.

 

 

 

Abruzzi

Aiuta gli aquilani ad impadronirsi di Penne, che viene messa a sacco.

Lug.

 

 

 

Puglia

Attacca direttamente l'Orsini del Balzo.

Ago.

 

 

 

Basilicata e Puglia

Occupa Lavello dopo un assedio di trentasei giorni; cerca, inutilmente, di avere Barletta e Venosa, di cui, peraltro, depreda i contadi. Deve ritirarsi dal barlettano per la vicinanza di un esercito nemico che si stanzia ad Andria; espugna e saccheggia Ruvo  di Puglia (di cui è signore Antonello Gesualdo) e Pescopagano. A fine mese si attenda a Modugno con il genero, il conte di Avellino Traiano Caracciolo, dopo avere dato il guasto a mandorleti ed oliveti.

Sett.

 

 

 

Puglia

Conclude una tregua con il principe di Taranto e rientra a Bari.

Ott.

 

 

 

Puglia e Abruzzi

Menicuccio dell'Aquila e d il Montechiaro, che militano nelle file aragonesi, occupano Pescara; anche Chieti si solleva al Caldora. Ciò lo induce ad uscire da Bari, spostarsi a Vasto e da qui attaccare, seppure con esito negativo, Chieti. Ne devasta il territorio e proroga la tregua con l'Orsini del Balzo.

1437

 

 

 

 

 

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Abruzzi

Assedia ancora Sulmona; è avvicinato al campo di Pescara dal conte di Campobasso Angelo di Monforte per conto del re d'Aragona: vengono promessi a lui ed al figlio Antonio una condotta di 800 cavalli e di 1000 fanti, la conferma di tutte le signorie e di tutti gli incarichi. Il Caldora rifiuta e resta fedele alla causa angioina.

Giu. lug.

 

 

 

Abruzzi

Viene assalito nottetempo negli alloggiamenti di Pescara da Francesco Piccinino e da Sebastiano dell'Aquila, che gli catturano 200 uomini d'arme e 600 fanti. Gli si ribellano ancora una volta, a causa della sconfitta, Sulmona e Chieti, che tornano all' obbedienza aragonese; anche molti capitani e connestabili lo abbandonano.

Ago.

 

 

 

Abruzzi Molise e Campania

E' stabilita una tregua fra il conte di Manoppello Antonuccio dell'Aquila e Battista dei Camponeschi da un alto e Sulmona, dall'altro; il Caldora può allora allontanarsi dagli Abruzzi per unirsi con le truppe pontificie. Gli alleati battono il principe di Taranto tra Montefusco e Montesarchio e lo catturano; alla notizia, il Caldora si attenda ad Isernia, ha Longano (toglie l'acqua all'abitato) ed ottiene a patti Roccamandolfi. Respinto da Morcone, si trasferisce a San Giorgio della Molara (San Giorgio del Sannio) con l'intenzione di mettere a sacco la località. Si accampa fra Padula e Benevento con 4000 cavalli e 2000 fanti; si incontra con il Vitelleschi al ponte di San Valentino. Il legato pontificio fa in modo che si rappacifichi con il principe di Taranto in cambio della tregua di un anno.

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Campania

Nel proseguimento della campagna, il Caldora è respinto a San Marco; giunge a Cancello, ove è liberato il principe di Taranto. Mette a sacco Presenzano ed obbliga alla resa il conte di Venafro Francesco Pandone. Entra, tuttavia, in urto con il cardinale Vitelleschi; si reca a Napoli, dove è chiamato con urgenza dalla reggente Isabella d'Angiò per la firma di una  tregua tra pontifici ed aragonesi. 

Dic.

 

 

 

Campania

Perde Trani e si riconcilia a Benevento con il Vitelleschi grazie alla mediazione del vescovo della città Astorgio Agnese. La vigilia di Natale si congiunge ad Arienzo con i pontifici; tocca Caivano con una marcia notturna ed all'alba sorprende a Giugliano in Campania Alfonso d'Aragona, il cui esercito è colto impreparato. Il re, avvertito dell'insidia da un messo del signore di Montesarchio Giacomo della Leonessa, si salva a Capua lasciando nelle mani degli avversari 800 cavalli e le salmerie. Subito il Caldora assale le terre del conte di Nola finché, a causa delle piogge e del freddo, porta i suoi uomini a svernare ad Aversa.

1438

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Campania e Abruzzi

Si trova a Napoli con il Vitelleschi; quest'ultimo chiede di potere disporre di Aversa, suo feudo, fino alla conclusione della guerra. Il Caldora si oppone e persuade Isabella d'Angiò ad offrire ai pontifici, come base logistica, un altro centro scelto fra Teano, Sessa Aurunca o Venafro. Rinasce un'inimicizia scoperta fra i due, per cui preferisce ritornare negli Abruzzi.

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Puglia

Si trova a Cerignola; chiamato a Bisceglie dal legato pontificio, si rifiuta di combattere il principe di Taranto a causa della tregua che il prelato gli ha fatto giurare pochi mesi prima. Il Vitelleschi fugge da Trani per dirigersi ad Ancona ed a Venezia; il Caldora si reca, invece, a Bitonto, consegna del denaro a Paolo Tedesco ed a Lorenzo Attendolo; il suo capitano Marino da Norcia convince i pontifici a militare ai suoi ordini.

Apr.

 

 

 

Campania

Il Caldora ritorna in Terra di Lavoro, allorché viene informato che Renato d'Angiò, dopo una lunga prigionia, è stato liberato dal duca di Borgogna.

Mag.

 

 

 

Campania e Abruzzi

Si dirige a Napoli con 3000 cavalli per accogliervi l'Angiò. Si vede con il re in Castel Capuano; espugna, indi, Scafati e si impadronisce di tutto il ducato di Amalfi. Chiede a Micheletto Attendolo di raggiungerlo per passare insieme negli Abruzzi, che si sono ribellati agli angioini: poiché costui dilaziona la sua partenza, perviene da solo a Casacanditella, dove Alfonso d'Aragona ha posto il suo campo.

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Abruzzi

Si vede inferiore di forze agli avversari e ripiega su Pacentro. Attaccato con vigore, perde Sulmona; il Caldora contatta, allora, il re d'Aragona per guadagnare tempo.

Ago.

 

 

 

Abruzzi

Raggiunto dall'Angiò e dall'Attendolo, il suo esercito ascende a 18000 uomini.

Sett.

 

 

 

Abruzzi

Aggredisce Sulmona e Popoli; sfida a battaglia campale gli avversari che accettano lo scontro in Terra di Lavoro. Gli aragonesi, da ultimo, preferiscono puntare su Napoli per assediare la capitale, mentre il Caldora si attarda attorno a Tussio, ove si impadronisce di numerosi castelli.

Ott.

 

 

 

Abruzzi

Assale Penne con l'aiuto degli aquilani e ritorna ad  assediare Sulmona.

Dic.

 

 

 

Campania

Passa alla difesa di Napoli assediata per trentasei giorni dagli aragonesi. Rientra negli Abruzzi.

1439

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Abruzzi

Manda le sue truppe alle stanze invernali.

Mar.

 

 

 

Abruzzi

Viene chiamato in aiuto da Renato d'Angiò a seguito della caduta di Caivano.

Apr.

 

 

 

Abruzzi

Leva l'assedio da Sulmona. Si trova senza denaro per il soldo delle milizie e chiede al re angioino in pegno il castello di Aversa per la somma a lui necessaria. L'Angiò consegna il castello al suo capitano Santo da Maddaloni. Il Caldora invia allora Paolo di Sangro con 2 squadre nel contado di Cerreto Sannita.

Autunno

 

 

 

Abruzzi

Si ferma ad assediare Pescara; recupera tale città. Ad essa seguono Loreto Aprutino ed altre terre, che toglie in tre mesi al Montechiaro.

Sett.

 

 

 

Campania

Punta sulla Terra di Lavoro. Da Alife viene a Ducenta; poiché gli è bloccato il passo sul Volturno a Limatola, fa costruire un ponte di legno nelle vicinanze a quattro miglia: 300 fanti attraversano il fiume, ma sono travolti dagli aragonesi. 

Nov.

 

 

 

Campania

I suoi sforzi si rivelano inutili; di conseguenza, cambia direzione, si volge verso Benevento per dirigersi da qui su Napoli. Promette ai suoi uomini il sacco di Colle Sannita, che appartiene a Giacomo della Leonessa. Assale con successo Circello; mentre passeggia a cavallo con il conte di Altavilla e Cola di Ofieri, è colto da un attacco apoplettico. Viene portato al suo padiglione e muore in poche ore. E' sepolto a Sulmona nella chiesa di Santo Spirito: alle sue esequie sono presenti tutti i suoi capitani, fra i quali si distinguono il figlio Antonio, Raimondo Caldora, Lionello Accrocciamuro, Paolo di Sangro, Cola di Monforte, Carlo di Campobasso, Matteo da Capua, Francesco Montagano, Raimondo Anichino, Riccardo da Ortona. 

QUARANTOTTO CITAZIONI

Capitano valoroso, eccellente. Fu considerato il maggiore capitano italiano.

Uno dei più esperti capitani del regno di Napoli. Nessuno nel regno lo avanzava per l'esperienza dell'arte militare.

Famosissimo capitano dei suoi tempi. Famoso capitano della scuola di Braccio di Montone.

Era in lui orgoglio di barone ed indole di capitano di ventura. Forte e magnanimo. "Magnanimo e strenuo nelle guerresche imprese, costante nel consiglio, ponederato nell'eoloquio, nelle deliberazioni provvido, nel condurre le guerre circospetto...Grande intelletto e gran cuore di capitano fu Giacomo, e se non meritò intera lode, fu la grande libidine di guadagno, che facealo or all'uno or all'altro partito gittare." Petroni

Insaziabile acquisitore di domini. Avidissimo di signorie.

Restò costantemente fedele alla causa angioina contro gli aragonesi.

Il più grande fra i traditori del suo tempo. Talora per utilità sua e parzialità non condusse alcune imprese colla nota virtù e la vigilanza di condottiero sperimentato. Capitano che prepose sempre l'avidità di denaro alla lealtà.

Capitano insigne; si distinse perché la sua compagnia, formata quasi esclusivamente da abruzzesi, non ebbe per programma servizi mercenari, ma una grande e forte autonomia tendente alla conquista di una potenza personale.

Scevro di personale vanità.

Temperato a tutte le fatiche, sia nella buona che nell'avversa sorte.

La sua fama militare fu oscurata da spavalderie indecorose.

Vigilantissimo nelle armi. Astuto.

Uomo di grande nobiltà e potenza.

Di bella statura, parlava con facondia e professava le lettere.