Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
Web www.condottieridiventura.it

0428      CASTRUCCIO CASTRACANI  (Castruccio degli Inteminelli, Castruccio degli Antelminelli)  Di Lucca. Di famiglia guelfa. Ghibellino. Duca. Signore di Lucca, Pistoia, Pisa, Sarzana, Carrara, Pontremoli,Lerici. Padre di Arrigo e di Valeriano, cugino di Francesco.

               1281 (marzo) - 1328 (settembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Toscana

Nasce a fine mese a Lucca da famiglia agiata, proprietaria di alcune miniere di ferro in Versilia, nella casa di San Benedetto in Gottella, così chiamata dai Gottelli che vi abitavano.

1296          
Ago.       Toscana
E' segnalato in un accordo commerciale fra i Castracani ed alcuni membri della società Riccardi in difficoltà finanziarie. Il padre, il fratello Coluccio e Castruccio si impegnano di pagare ai Riccardi la somma di 1000 lire tornesi e di 1000 fiorini.

1300

 

 

 

Toscana e Marche

A seguito delle discordie tra i guelfi bianchi (cui appartengono gli Antelminelli) ed i guelfi neri a Lucca (culminati con l'uccisione di Obizzone degli Obizzi), i suoi famigliari vengono mandati in esilio e sono loro confiscati i beni. Il padre Geri si rifugia ad Ancona con pochi denari e gioielli, mentre il fratello Coluccio ripara a Pisa. Castruccio segue il padre ad Ancona. Rimane presto orfano e si dedica anch'egli alla mercatura in spezie e seta; esercita pure l'arte del cambio.

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Milano

Guelfi

 

Lombardia

Il Castracani si dà al mestiere delle armi e fa le sue prime esperienze agli stipendi dei Visconti nella compagnia di Francesco Guinigi.

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Lombardia

E' segnalato alla riconquista del castello di Pavia.

1301

 

 

 

 

 

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Fuoriusciti

Lucca

 

Toscana

Tenta invano di rientrare in Lucca e viene bandito a sua volta.

1302

 

 

 

Inghilterra e Belgio

Si trasferisce in Inghilterra presso il parente Alderigo degli Antelminelli; frequenta la corte del re Enrico II dal quale è preso in simpatia per la comune passione al gioco della pallacorda. Percosso da un pugno di un nobile inglese o del lucchese Ciacco Roncini (secondo le fonti), il Castracani uccide con un colpo di pugnale l'offensore davanti al sovrano. La lite sarebbe avvenuta durante il gioco della palla, in cui il Castracani è molto abile. Viene arrestato e rinchiuso nella Torre di Londra; riesce a fuggire con l'aiuto dei famigliari, si imbarca per le Fiandre, dove, più tardi, (ottobre 1325) per l'intercessione del suo medico Pancio da Controne, Enrico II gli farà pervenire una carta di perdono.

1303

Francia

Inghilterra

 

Belgio e Francia

Alberto Scotti, signore di Piacenza e di Milano, raccoglie nelle Fiandre gente d'armi per il re di Francia Filippo il Bello. Il Castracani si arruola per combattere gli inglesi e gli viene affidato il comando di una piccola squadra. Acquista una notevole fama ed entra in dimestichezza con lo stesso re di Francia. Prende parte alla battaglia di saint Omer ed alla difesa di Thérouanne. Si distingue in particolare nella ritirata da tale città alla testa di un reparto di soldati lombardi, toscani e romagnoli, tutti ben armati con lunghe lance, aprendosi la strada per Arras e Tournon ed incutendo il terrore nelle popolazioni locali.

1304

 

 

 

 

 

Genn.

 

 

 

Toscana

Rientra a Pisa ricco di onori e con la fama di valente capitano. E' segnalato con lo zio Coluccio per fare una procura al fine di ritirare alcuni libri contabili dai figli di un mercante genovese morto di recente.

1305

Piacenza

Milano

400 cavalli e 1000 fanti

Lombardia

Milita ancora agli stipendi di Alberto Scotti contro i viscontei. Difende validamente Vaprio d'Adda, assalita da Matteo Visconti con 800 cavalli e 1500 fanti, ed obbliga gli avversari a ripiegare nel bresciano.

1306 Pistoia Firenze   Toscana
Probabilmente nel periodo prende parte alla difesa di Pistoia. In ogni caso è segnalato nel seguito del cardinale Napoleone Orsini, favorevole alla causa ghibellina, allorché il prelato si porta in Toscana con l'incarico di legato pontificio.
1307       Lombardia e Veneto
Si trova a Bergamo ed a Verona. Arricchitosi con il mestiere delle armi, in questo periodo deposita un'ingente somma di denaro presso un banchiere di San Gimignano, Muzzino Alberti.

1309

Verona

 

 

Veneto

Al soldo degli scaligeri.

1310

Venezia

 

 

Croazia

Ricopre l'incarico di connestabile a Capodistria per i veneziani.

1312

 

 

 

 

 

.................. Milano Guelfi   Lombardia Combatte i guelfi in Lombardia agli ordini di Guarnieri di Homberg.

Apr.

Impero

Firenze

 

Toscana

Da Milano raggiunge in Toscana l'imperatore Enrico di Lussemburgo; si trova al suo fianco a Pisa. Ottiene la nomina di vicario in Lunigiana.

Giu.

Verona

Padova

 

Veneto

E' agli stipendi di Cangrande della Scala e combatte i padovani nel vicentino.

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Verona

Guelfi

 

Lombardia

Lotta con i guelfi lombardi nel bresciano.

1313          
Ago.       Toscana
A fine mese è segnalato a Pisa per rilasciare una procura ad alcuni concittadini.

1314

 

 

 

 

 

Apr. mag.

 

 

 

Toscana

In Lucca lottano fra loro le fazioni dei guelfi e dei ghibellini. La prima è capitanata da Lucio degli Obizzi, la seconda da Arrigo Berarducci. Quest'ultimo cerca di rendersi amici gli esuli guelfi bianchi ed a fine aprile il castracani rientra nella città.

Giu.

Pisa

Lucca

 

Toscana

22 famiglie ghibelline di Lucca (tra cui gli Onesti, i Poggi, i Fatinelli, i Quartigiani e gli Antelminelli) organizzano una congiura ai danni degli avversari. Il Castracani chiede segretamente aiuto al signore di Pisa Uguccione della Faggiuola; assale i partigiani di Lucio degli Obizzi e si impadronisce a porta San Frediano della torre delle Tre Campane o delle Tre Cappelle, pronto ad aprirne la porta non appena si presenti il capitano ghibellino. I guelfi attaccano il Castracani, si impadroniscono del campanile di San Frediano e ne uccidono i difensori; mentre il Castracani combatte barricato nelle case degli Onesti e dei Faitinelli, arriva il della Faggiuola con la cavalleria pisana. Costui non trova resistenza, irrompe nella città e la mette a sacco. Anche il Castracani lo aiuta nell'operazione; penetra, infatti, nella sacrestia della chiesa di San Frediano e si impossessa del tesoro fattovi temporaneamente collocare dal cardinale Gentile da Montefiore, che doveva trasportarlo in Francia, ad Avignone, su ordine del papa Clemente V. I ghibellini di Lucca vorranno successivamente solennizzare la cacciata dei guelfi dalla città. Circa tre anni dopo, da parte di Guidotto da San Miniato, vicario del Castracani, e di dieci degli Anziani, sarà decretato di costruire nella chiesa di San Martino un altare in onore di San Vito, perché la vittoria sui guelfi era avvenuta la vigilia della festa di questo santo, e di offrire ogni anno per tale ricorrenza alla stessa chiesa 100 libbre di cera a spese del comune.

Lug.

 

 

 

Liguria e Toscana

Occupa Sarzana ed è nominato visconte e commissario generale della Lunigiana dal vescovo Gherardino Malaspina, rifugiatosi con altri guelfi a Fucecchio. Si porta verso Pontremoli con 1000 cavalli e 600 fanti e scaccia i Malaspina della fazione guelfa dalle loro terre. Dà il guasto al territorio fino alla Cravia. In breve controlla tutti i comuni del circondario quali Sarzanello, Santo Stefano di Magra, Albiano, Stradano, Castelnuovo Magra, Nicola, Ortonovo, Carrara ed Avenza.

Dic.

 

 

 

Liguria

Si fa nominare per due anni dai comuni di Sarzana e Castro vicario imperiale della Lunigiana.

1315

 

 

 

 

 

Ago.

Pisa

Firenze Napoli

40 cavalli e 1000 fanti

Toscana

Al comando di 40 cavalli e di 1000 fanti di Sarzana, si distingue nella battaglia di Montecatini contro gli angioini di Filippo di Taranto e di Piero d'Angiò: nel combattimento fra i fiorentini restano uccisi o muoiono annegati nelle paludi della Guisciana più di 10000 uomini, fra i pisani i morti sono 300/400. Nello scontro il Castracani rimane gravemente ferito ad una gamba. Rientra in Lunigiana dopo avere preso parte alla conquista di Montecatini Val di Nievole e di Monsummano. Molti fuoriusciti lucchesi, fatti prigionieri, sono giustiziati a Lucca. Sempre nel periodo, in contrapposizione al della Faggiuola dichiaratosi partigiano di Ludovico il Bavaro, invia un proprio ambasciatore all'altro aspirante al trono imperiale, Federico d'Asburgo. Ne ottiene un privilegio con la nomina di suo consigliere e famigliare: è, inoltre, eletto suo vicario per tutte le fortezze, i castelli, le città ed i villaggi, appartenenti all'impero, che si trovano sotto il suo controllo.

..................       Toscana
Nascono in Pontremoli nuovi tumulti fra guelfi e ghibellini. Per sedarli il Castracani fa demolire tutte le case circostanti la piazza principale e divide la città in due parti, separate da una saracinesca di ferro che impedisce il passaggio . I ghibellini occupano la zona inferiore di Pontremoli, i guelfi la superiore. Durante la sua permanenza coltiva l'amicizia del signore di Verona Cangrande della Scala inviandogli molti doni fra cui un leone, un'aquila, un cavallo selvatico e molti drappi di seta.

1316

 

 

 

 

 

Feb.       Toscana
Fa costruire in Pontremoli un castello con tre torri nella piazza principale nello stesso punto in cui sono state diroccate le case dei capifazione. La fortezza viene chiamata Cacciaguerra. Sempre nella città fa pure costruire un palazzo per la sua abitazione nella contrada San Colombano.

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Toscana

Aumenta la sua popolarità in Lucca ai danni dei della Faggiuola: Uguccione cerca un pretesto per sbarazzarsi della sua presenza: l'accusa è quella di alto tradimento per avere fatto giustiziare a Massa numerosi cittadini. Il Castracani, come vicario dell'imperatore Federico d'Asburgo, si è infatti recato in tale località ed a Massa e con altri membri della sua famiglia si è reso colpevole agli occhi del della Faggiuola di ruberie e di omicidi in quanto quest'ultimo non riconosce come valido il vicariato concesso da Federico d'Asburgo al Castracani. I pisani ordinano al podestà di Lucca Neri della Faggiuola di arrestarlo; per tutta risposta, il Castracani fa catturare a Camaiore 30 fuoriusciti lucchesi con il pretesto di avere attentato alla sua vita. Alcuni di costoro si fortificano in una chiesa: vi sono attaccati ed in 22 sono uccisi.

Apr.

Lucca

Firenze

 

Toscana

Neri della Faggiuola, secondo disposizioni del padre, lo invita a cena nel suo palazzo; durante il banchetto il Castracani è legato e messo in carcere a Lucca per esservi decapitato. Non ne ha tuttavia il coraggio perché teme la sommossa suscitata dai Quartigiani, dagli Onesti e dai Poggi.. Arrivano, nel frattempo, messaggeri inviatigli dal padre Uguccione che lo sollecitano ad eseguire l'ordine. Neri chiede rinforzi per potere controllare la situazione. Appena Uguccione si allontana da Pisa, sorge una ribellione nella città ed il della Faggiuola ne è espulso; alla notizia, anche Lucca si solleva ed il Castracani è consegnato ai suoi fautori ancora con i piedi e le mani incatenati. Liberato, assedia Neri della Faggiuola nella rocca cittadina e lo obbliga alla resa: gli salva la vita ed il figlio di Uguccione abbandona Lucca. Gli Anziani nominano il Castracani e Pagano Cristofori comandanti delle milizie ed arbitri della guerra per sei mesi. Castruccio si impegna di recuperare ai lucchesi tutte le terre riconquistate nel frattempo dai fiorentini. Ammalatosi, dà il comando delle milizie allo zio Niccolò Castracani che mette in rotta gli avversari infliggendo ad essi la perdita di 300 cavalli e di 1000 fanti (fra morti e prigionieri) e recupera Vinci.

Mag. giu.

 

 

 

Liguria e Toscana

Espugna Sarzana e vi costruisce la bastia di Sarzanello, occupa Massa e Carrara e riporta la pace in Lunigiana. Rientra a Lucca ed a metà mese il podestà in scadenza Umberto da Colle e gli Anziani lo nominano capitano generale e difensore della città per sei mesi. Gli è anche conferito nella medesima occasione anche la funzione di capitano del popolo, mentre al podestà, Pietro dal Verme, rimangono solamente le funzioni giudiziarie.

Nov.       Toscana
Riporta la quiete nella città; doma pure una ribellione in Coreglia, un castello della Garfagnana appartenente ai suoi famigliari. Ai primi di novembre gli Anziani gli prorogano i poteri per un altro anno.

1317

 

 

 

 

 

Mag.       Toscana
Su pressione di Federico d'Asburgo, imparentatosi con il re di Napoli Roberto d'Angiò, a nome dei lucchesi stipula due trattati di pace, uno con le città guelfe della Toscana (Firenze, Pistoia, Prato e San Miniato) ed un secondo con gli angioini. Con quest'ultimo sono promessi sussidi al re di Francia nell'occasione di una nuova crociata da indirsi da parte del papa Giovanni XXII; agli stessi angioini per la conquista della Sicilia ed altri ancora per una spedizione da effettuarsi in Grecia.
Giu.       Toscana
E' appianata a favore di Pisa una controversia riguardante il dominio di Sarzana; ai lucchesi rimane il possesso di Sarzanello.
Lug.       Toscana Forte di tali successi diplomatici, si fa confermare per altri dieci anni le cariche assegnategli in precedenza con uno stipendio annuo di 4000 fiorini.

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Lucca

Malaspina

 

Toscana

Alleato con il signore di Pisa Gaddo della Gherardesca, combatte vittoriosamente in Garfagnana i Malaspina ed Uguccione della Faggiuola.

Ago.

 

 

 

Toscana

Ottiene Fosdinovo, Verruca (Verrucolette) e Buosi.

1318          
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Lucca

Genova Napoli

 

Liguria

Sostiene Marco Visconti ed i ghibellini all'assedio di Genova. In breve tempo è forzato a fare ritorno in Toscana per le minacce dei fiorentini.

Sett.         E' scomunicato una prima volta a Firenze da delegati pontifici.
Dic.       Toscana
I fuoriusciti di Pistoia lo eleggono capitano generale della parte imperiale della loro città. Sempre nell'anno fa costruire nelle vicinanze di Lucca, a Massa Pisana, una villa circondata da vasti terreni e fornita di una cappella nominata San Giovanni a Schetto.

1319

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

E' nominato capitano di parte imperiale delle comunità di Vinacciano, Marliana, Castellina di Mulazzano, Casore, Serravalle, Montagnana, Momigno, Fugno e Lanciole.

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Lucca

Malaspina

 

Toscana e Liguria

Sottomette in Garfagnana i conti di Gragnano; estromette dalla regione i Malaspina della fazione guelfa ed ottiene il castello di Ponzano Superiore da Azzone Malaspina. cavalca in val di Nievole ed in Lunigiana.

1320

 

 

 

 

 

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Toscana

Viene avvicinato da Coscetto dal Colle, che gli propone l'acquisto di Pisa. La congiura è scoperta; per due volte il Castracani si avvicina secondo gli accordi al monte di San Giuliano e per due volte rientra a Lucca senza vedere i segnali promessi.

Apr.

Lucca

Firenze

 

Toscana

Muove guerra ai fiorentini con l'aiuto delle masnade pisane; conquista Cappiano, Montefalcone ed il ponte sulla Guisciana; devasta il contado intorno a Fucecchio, Vinci, Cerreto Guidi ed Empoli. Assedia Santa Maria a Monte. Negli stessi giorni viene nominato a Lucca capitano e signore generale della città a vita su proposta del suo vicario Ugolino da Celle. Il consiglio degli Anziani approva l'elezione con 209 voti favorevoli ed uno solo contrario. Al suo rientro in Lucca la famiglia Avogadro si rifiuta di obbedirgli: il Castracani procede contro i suoi membri che si asserragliano in Col di Pozzo. Dopo fiera resistenza, gli avversari che hanno ricercato l'aiuto di Neri della Gherardesca, sono costretti ad arrendersi a discrezione: la fortezza è distrutta dalle fondamenta e gli Avogadro sono incarcerati in Lucca.

Mag.

 

 

 

Toscana

Ai primi del mese Elzerbino di Genula gli consegna da parte di Federico d'Asburgo un diploma con il quale gli riconosce il vicariato imperiale (con mero e misto imperio) su Lucca, la Garfagnana, la valle Ariana e di Lima, la val di Nievole, le terre chiamate dei Bianchi, Verrucolette, Bosi, la Lunigiana, Massa e la Versilia, Serravalle ed altre terre della parte imperiale di Pistoia e di Valdarno. Il Castracani riprende la campagna in Valdarno. In dieci giorni ottiene a patti Santa Maria a Monte. Sono catturati Landuccio Salamoncelli, Bonifacio da Porcari e Spina degli Obizzi, che moriranno di fame in carcere.

Lug. sett.

Milano

Genova Napoli

Capitano g.le

Liguria

Con 500 cavalli e 1200 fanti si congiunge con i ghibellini nella riviera di Levante A agosto viene eletto capitano generale della riviera ligure orientale per sei mesi, con provvigione di 2000 fiorini mensili e la promessa di numerose terre. A settembre occupa, tragli altri castelli, quelli di Levanto e di Corvara; stringe d'assedio Corniglia; si accampa sul Bisagno con gli alleati. Deve rientrare in Toscana allorché i fiorentini inviano truppe in val di Nievole e minacciano Altopascio dopo averne devastato il territorio.

Ott. nov.

Lucca Milano

Firenze Genova

 

Toscana e Liguria

Alla notizia del suo arrivo il capitano di guerra di Firenze Guido della Petrella dà ordine alle sue truppe di ritirarsi nella fortezza di Fucecchio. Il Castracani si ferma a Cappiano sulla Guisciana. Le operazioni dureranno diversi giorni con continue scaramucce, finché l'inverno e le continue piogge persuaderanno i contendenti a desistere dal conflitto. A metà mese il condottiero ritorna nella riviera di Levante e costringe gli assediati di Corniglia alla resa.

Dic. Lucca Firenze   Toscana
I fiorentini inviano alla difesa di Pistoia Guglione dell'Oliva con 100 cavalli: costui compie numerose scorrerie ai danni dei lucchesi ed all'abbazia di San Baronto, controllata dai fuoriusciti pistoiesi, sconfigge le truppe del Castracani. Molti fuoriusciti sono uccisi o fatti prigionieri nel combattimento.

1321

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Si porta sotto Pistoia ed obbliga Pino della Tosa, che gli è mosso contro allo Sperone, a farvi rientro. Espugna il castello di Piuvica e tutti i difensori, un centinaio di uomini, vengono uccisi; sulla montagna pistoiese, in val di Lima, fa costruire tre ponti, restaura quello esistente sul fiume Verdiana verso Spignana (detto il Ponte a Firenze) per passare dal lucchese al pistoiese nei mesi invernali; viene sotto Cutigliano. Segue una devastazione del contado e l'avvio di inutili trattative con il capitano fiorentino.

Primavera

 

 

 

Toscana

Cavalca a Cerreto Guidi; è sorpreso in Lunigiana da 300 cavalli e 500 fanti fiorentini che, collegati con Spinetta Malaspina (100 cavalli), riconquistano in breve tempo tutti i castelli appartenenti ai Malaspina. Altri 800 cavalli fiorentini assediano Montevettolini. Il Castracani ricorre ai ghibellini che gli inviano rinforzi da Milano e da Parma (500 cavalli), da Pisa, da Arezzo tramite il vescovo Guido Tarlati e da altri toscani per 500 cavalli: ora è al comando di 1600 cavalli e può riprendere l'offensiva. Parte dalla Lunigiana e concentra le sue forze sui fiorentini, sempre comandati dal della Petrella, che ripiegano a Belvedere di Serravalle. Li coglie in disordine presso Fucecchio e li sconfigge. I lucchesi devastano le terre circostanti per una ventina di giorni.

Mag.

 

 

 

Toscana

Con la morte del vescovo di Luni Gherardino Malaspina avvenuta nei primi mesi dell'anno, si dà da fare per avere la conferma del suo viscontato in Lunigiana: questa gli è concessa per nove anni. Nel contempo Pontremoli gli si dà in signoria per cinque anni.

Giu.

 

 

 

Toscana

Soccorre in Anchiano Lippo d'Anchiano: 200 fiorentini muoiono nello scontro ed altri 300 annegano nell'Arno, mentre stanno cercando di fuggire. Il capitano degli avversari Guido della Petrella si accorge di essersi messo in una posizione indifendibile; viene ributtato un suo assalto; nottetempo fa accendere molti fuochi e falò come per attaccare nuovamente i lucchesi. Toglie, al contrario, il campo sotto una grande pioggia e ripara in Fucecchio, in Carmignano ed in altri castelli. Il Castracani si vendica sul territorio devastando i contadi vicini di Fucecchio, di Santa Croce sull'Arno, di Castelfranco di Sotto, di Montopoli in Val d'Arno, di Vinci e di Cerreto Guidi.

Lug.

 

 

 

Toscana

Occupa la Lunigiana allorchè i fiorentini richiamano le loro truppe; allontana Spinetta Malaspina da Pontremoli.

Ago.

 

 

 

Toscana

Contrasta Giacomo di Fontanabuona, che lo costringe sulla difensiva e gli impedisce di superare la Guisciana.

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Marche

Soccorre Federico da Montefeltro impegnato con i pontifici.

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Lucca

Genova

 

Liguria

Aiuta ancora i viscontei, sempre accampati sotto Genova; si impadronisce di Ameglia, di Lerici e di Sestri Ponente.

1322

 

 

 

 

 

Apr.

Lucca

Firenze

 

Toscana

Entra nel pistoiese con molti cavalli e fanti. Scorre giornalmente nella pianura per convincere gli avversari ad attaccarlo in battaglia campale; si impossessa di Serravalle Pistoiese, di Vinacciano, di Marliana, di Momigno, di Montagnana, di Lanciole e di Castellina. I pistoiesi si obbligano a riconoscergli ogni semestre una certa somma di denaro, purché non siano disturbati i lavori dei campi. Il Castracani inizia con i pistoiesi le trattative per una tregua. L'abate di Pacciana, Ormanno Tedici, che rappresenta il popolo minuto spinge in tal senso contro il parere dei nobili e dei popolani ricchi; con gli uomini della sua fazione, a metà mese, costui assale la piazza ed il Palazzo degli Anziani e si fa nominare signore della città. Il Castracani lascia Serravalle Pistoiese e si porta a San Pantaleo ad un miglio dalla città per puntare su Prato. Il Tedici espelle da Pistoia il vescovo ed i partigiani dei fiorentini, cosicché può incominciare le trattative con il condottiero lucchese.

Mag.

 

 

 

Toscana

Collegato con i pisani, invia 150 cavalli tedeschi in soccorso del vescovo di Arezzo che, con una forza complessiva di 600 cavalli, ha invaso il Casentino. Il Castracani manda pure proprie truppe sul monte di San Giuliano, al fine di proteggere Neri della Gherardesca in difficoltà con i suoi concittadini a Pisa.

Giu.

 

 

 

Toscana

Fa abbattere in Lucca al piano delle case 300 torri gentilizie; ne impiega i relativi materiali per la costruzione della fortezza dell'Augusta (Agusta) in cui  andrà ad abitare. La circonda di una muraglia di grossezza e di altezza notevoli, munita di 29 torrioni. La zona occupata è molto ampia, quasi la quinta parte di Lucca verso sud ovest Essa va dal prato delle corse lungo le case dei Lucchesini fino a San Giusto; di là per larghezza si estende fino alla via dei Fossi. Vi si entra per porte situate all'interno della città e verso la campagna; dentro di essa si trova oltre il palazzo del condottiero, anche caserme, stalle, arsenali e magazzini. Vi sono pure ampi spazi per esercitazioni nelle armi ed anche per battaglie navali.

Lug.

Milano

Chiesa

 

Piemonte

Si porta in Piemonte e con Marco Visconti vince a Bassignana Raimondo di Cardona.

Sett.

 

 

 

Liguria

Si muove a favore del marchese del Finale, dei fuoriusciti genovesi e di Federico d'Aragona, per combattere Genova ed il re di Napoli Roberto d'Angiò; assedia Portovenere ed entra in Albenga. A fine mese, in Germania, Ludovico il Bavaro sconfigge e fa prigioniero a Muhldorf il rivale Federico d'Asburgo: il Castracani non ha esitazioni e si volge dalla parte del Bavaro. Nella primavera dell'anno seguente un suo plenipotenziario presterà giuramento a tale imperatore.

Nov.       Lombardia
Galeazzo Visconti viene scacciato da Milano e ripara a Lodi. Richiesto il suo intervento, si dirige con molte truppe verso Milano. Gli abitanti gli aprono le porte ed il Visconti ritorna al potere. In questa spedizione il condottiero sostiene alcuni scontri da cui esce vincitore con notevoli perdite degli avversari.

1323

 

 

 

 

 

Gen. Lucca Firenze   Toscana
I fiorentini tentano di occupargli a tradimento alcune terre in val di Nievole e si alleano con i genovesi affinché costoro lo molestino dal mare. Gli avversari, tuttavia, non riescono ad impadronirsi di Cappiano e del ponte sulla Guisciana. Da parte sua, il Castracani compie una scorreria nel territorio di Empoli, sventa un trattato ai suoi danni a Buggiano, in val di Nievole, e vi fa impiccare 12 uomini.

Feb.

 

 

 

Toscana

Cavalca nel pistoiese. In breve tempo conquista Popiglio ed il territorio finitimo. Ormanno Tedici, sempre più in difficoltà nella sua signoria, finge di voler consegnare Pistoia al Castracani e lo invita ad avvicinarsi alle mura con 500 cavalli. A metà maggio l'abate di Pacciana farà radunare il consiglio cittadino che offrirà a lui la balìa della città e del contado di Pistoia. Al Castracani è promessa la somma di 4000 fiorini l'anno.

Mar.

 

 

 

Toscana

Riconquista in Garfagnana la rocca di Sommacolonia, sopra Barga, e rimane ferito da una grossa pietra, mentre ne sta assalendo i borghi. Assedia Lucchio, in cui sono entrati 75 cavalli e 400 fanti fiorentini: i difensori si arrendono a patti dopo alcuni giorni.

Giu.

 

 

 

Toscana

Corrompe il Fontanabuona e lo convince a trasferirsi al suo servizio con 200 cavalli friulani. Con questi rinforzi (al comando di 800 cavalli e 8000 fanti), attraversa la Guisciana a Cappiano, assedia Fucecchio e ne depreda il contado; stessa sorte subiscono Santa Croce sull'Arno e Castelfranco di Sotto. Guada l'Arno e, sempre non disturbato dagli avversari, molesta il territorio di Montopoli in val d'Arno. Risale l'Elsa e saccheggia i borghi attorno a San Miniato.  

Lug.

 

 

 

Toscana

Esce da Lucca, muove contro Prato e si attenda presso Aiuolo con 650 cavalli e 4000 fanti: alla difesa della città passano 1500 cavalli e 20000 fanti, con 4000 fuoriusciti, che possono in tal modo abbandonare l'esilio cui sono stati confinati. Il Castracani si vede inferiore di forze, per cui non osa attaccare battaglia: infesta invece talmente il pratese, che per un anno le comunità di Tobbiana, Sorniana, Vergaio, Galciana, Narnali, San Paolo ed Armignano saranno esentate da ogni tassa.

Ago.

 

 

 

Toscana

Lascia nottetempo Aiuolo, attraversa l'Ombrone e si riduce con le prede a Serravalle Pistoiese. Ritorna a Lucca, mentre i fiorentini ricevono rinforzi da Bologna (200 cavalli) e da Siena (450 cavalli). Le discordie che insorgono nell'esercito avversario, soprattutto per l'incapacità del vicario angioino Beltramone del Balzo (Novello del Balzo), fanno sì che i nemici ritornino a Firenze con un nulla di fatto.

Ott.

Lucca

Pisa

 

Toscana

Organizza a Pisa un complotto ai danni di Neri della Gherardesca allo scopo di avere la città. Questo viene scoperto e sono decapitati dai pisani Betto Malepo dei Lanfranchi ed alcuni connestabili tedeschi; il della Gherardesca, per vendetta, pone a sua volta una taglia di 6000 fiorini sulla testa del Castracani da destinarsi al suo uccisore; se poi il sicario dovesse risultare un fuoriuscito, a costui è promessa anche la cancellazione da ogni bando. Coloro che scoprono e denunciano la congiura, due fuoriusciti fiorentini che vivono a PIsa , un Guidi ed un Cerchi, ricevono per compenso una grossa somma di denaro.

Dic.

Lucca

Firenze

 

Toscana

Irrompe in Fucecchio con 150 cavalli e 500 fanti per una piccola porta, fattagli trovare aperta da un suo partigiano: nella notte occupa quasi tutto il centro con la rocca. Alla fine, richiamati dai segnali di richiesta di aiuto accesi su una torre, arriva Vanni Scornazzani con rinforzi  provenienti da Santa Croce sull'Arno, da Castelfranco di Sotto e da San Miniato. Il Castracani viene preso tra due fuochi: i terrazzani alle spalle ed i fiorentini davanti e sui fianchi; si scontra con i soccorritori alla bocca delle vie che danno sulla piazza. Le sue milizie sono sopraffatte dalla stanchezza; ferito al volto, riesce a stento a salvarsi a piedi, anche perché i fiorentini non se la sentono di inseguire i lucchesi in fuga, che lasciano sul terreno, fra morti e prigionieri, 150 uomini.

1324

 

 

 

 

 

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Sempre ostile ai pisani, per mezzo del cardinale Napoleone Orsini tenta di accordarsi con il re Giacomo d'Aragona in guerra con gli stessi per il possesso della Sardegna.

Apr.

 

 

 

Toscana

Viene con 500 cavalli a Serravalle Pistoiese per indurre il del Balzo a ritirarsi da Carmignano. A fine mese è scomunicato dalla curia avignonese.

Mag.

 

 

 

Toscana

220 cavalli fiorentini del del Balzo sconfiggono a Castelfranco di Sotto 150 cavalli lucchesi in uno scontro che dura più di tre ore. Il Castracani fa presto a prendersi una rivincita; mediante un trattato con un ufficiale di guardia alle porte di Serravalle Pistoiese, penetrano infatti nottetempo nel castello 400 cavalli; nella rocca è ucciso il castellano Manfredi Tedesco. Il Castracani lascia allora Montecarlo e nella mattinata raggiunge la località. La cavalleria fiorentina, ignara dell'accaduto, si muove verso Serravalle Pistoiese e si scontra con la fanteria lucchese, diretta anch'essa verso il castello: da esso ne escono i 400 cavalli, entrativi in precedenza, ed i fiorentini sono posti in fuga con la cattura di Bandino dei Rossi, di Francesco Brunelleschi e di Giovanni della Tosa. Con la vittoria, entra in contatto con il ghibellino Filippo Tedici, nipote dell'abate di Pacciana signore di Pistoia. Si porta al colle di Brandelli, a tre miglia dal capoluogo, e vi fa costruire una nuova fortezza, chiamata Bellosguardo o Berriguardo. A fine mese i fiorentini decidono di bloccare economicamente Lucca con l'aiuto dei comuni alleati: sono stabilite gravi pene contro i trasgressori ma l'obiettivo prefissato non viene raggiunto. Sempre negli stessi giorni il Bavaro gli conferma il vicariato imperiale su Lucca e gli altri territori già compresi nel diploma riconosciutogli da federico d'Asburgo; in più gli è concesso anche il vicariato di Pontremoli. Nella stessa data viene eletto anche vicario imperiale sopra la città. contea e distretto di Piostoia, mentre prima era soltanto vicario del partito imperiale, vale a dire dei fuoriusciti della città.

Lug. sett.

 

 

 

Toscana

Filippo Tedici con l'aiuto del conte Neruccio da Sarteano occupa le difese di Pistoia e si fa nominare a nome dei guelfi signore della città. I fiorentini credono di trovare in lui un alleato e gli inviano alcuni armati: costoro non sono fatti entrare in città. Di seguito riesce a sventare una congiura dello zio Ormanno ed a fine settembre lo fa arrestare.

1325

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Toscana

Tratta nascostamente con il Tedici la cessione di Pistoia tramite un frate agostiniano. Affinché i fiorentini non subodorino il trattato, si impossessa del forte castello di Sambuca Pistoiese; ne assale la rocca e questa gli è consegnata dal castellano, un cognato del Tedici: dei prigionieri, i guelfi, sono giustiziati a Lucca.

Mar.

 

 

 

Toscana

Invia a Pisa alcuni sicari affinché assassisino Neri della Gherardesca: i colpevoli vengono identificati e sono condannati a morte.

Apr.

 

 

 

Toscana

Promuove trattati a Firenze ed a Prato. Nel primo vi sono coinvolti un monaco confessore delle masnade francesi, un uomo d'arme della compagnia di Guglielmo di Noren (probabilmente con la connivenza di tale capitano) e Tommaso Frescobaldi, che dovrebbe fare ribellare al comune Capraia e Montelupo Fiorentino; della congiura di Prato il principale attore è Vito Pugliesi. Anche in questo caso, con l'eccezione del Frescobaldi, i cospiratori sono scoperti e giustiziati.

Mag.

 

 

 

Toscana

Sospetta il Tedici di doppio gioco; per prevenire i fiorentini offre al Tedici la mano della figlia Dialta in cambio della cessione di Pistoia. Ricevuti i contrassegni di tutte le rocche e le fortezze, entra in Pistoia con l'aiuto di Carlino Tedici, figlio di Filippo, che, dietro la somma di 6000 fiorini, gli consegna la porta di Ripalta. Il Castracani si ferma con le sue truppe al Prato a San Francesco, cavalca per tutta la città ed occupa la piazza maggiore. Molti guelfi fuggono dalla città ed i soldati fiorentini della guarnigione sono quasi tutti svaligiati di armi e di cavalli. I capitani fiorentini Lotto da Montecchio e Gabriele dei Pannocchieschi si barricano alla porta Caldatica salvo ad arrendersi a patti in breve tempo. Filippo Tedici rimane al governo di Pistoia come suo vicario; il Castracani gli dà in moglie la figlia e gli concede una provvigione di 2000 fiorini nonché il frutto di alcune gabelle comunali. A fine mese, dopo uno scontro con i terrazzani di Fucecchio, marcia alla volta di Castelfranco con 150 cavalli. I fiorentini gli si muovono contro con 120 cavalli. Giungono da Fucecchio altri 100 cavalli ed i lucchesi sono messi in fuga.

Giu.

 

 

 

Toscana

Rafforza il castello di Montale e si avvia contro i fiorentini, le cui truppe sono capitanate da Raimondo di Cardona (2100 cavalli, di cui 1600 mercenari, e 15000 fanti di Firenze e del contado). Il Castracani non ha a sua disposizione che 700 cavalli e molti fanti, con i quali si rinchiude in Pistoia.

Lug.

 

 

 

Toscana

Il Cardona assedia Cappiano ed attraversa la Guisciana. Alla caduta di tale località il Castracani si allontana da Pistoia per non vedersi tagliata la strada per Lucca, si trasferisce in val di Nievole e si accampa a Vivinaia. Si uniscono qui ai suoi uomini alcuni rinforzi inviatigli dai ghibellini, quali 300 cavalli del Tarlati, 200 cavalli dalla marca di Ancona e dalla Romagna, altri 150 dalla maremma, dai Santa Fiora e da altri nobili toscani. Si fortifica in Ceruglio (Montecarlo) con fosse e steccati fino al padule di Sesto poi chiamato di Bientina: negli stessi giorni cerca di subornare due connestabili francesi (Guglielmo di Noren e Miles d'Auxerre), i cui negoziati sono rivelati dal secondo capitano in punto di morte.

Ago.

 

 

 

Toscana

Mentre il Cardona assedia Altopascio, tenta due azioni diversive con 200 cavalli ed alcuni fanti sul contado di Prato (agli ordini del cognato Vanni Streghi) e verso Lecore nel fiorentino. Porta un altro tentativo su Carmignano con 150 cavalli e 1000 fanti: le sue truppe entrano nel borgo, ma vi sono sorprese dai Galgalandi e da 200 cavalli fiorentini e bolognesi, che uccidono 450 dei suoi uomini e ne catturano molti altri. Anche Altopascio a fine mese si arrende.

Sett.

 

 

 

Toscana

Diminuisce il numero degli effettivi ai suoi ordini, sia per le malattie che colpiscono le sue file, sia perché a corto di denaro. Nonostante ciò, continua a rafforzarsi sulle colline di Vivinaia, a Montechiaro, a Montecarlo, a Porcari per bloccare un'eventuale marcia verso Lucca da parte dei nemici. Il Cardona si accorge di essersi accampato all'abbazia di Pozzeveri in una posizione infelice rispetto ai lucchesi: invia Bornio di Borgogna ed Urlimbacca Tedesco tra Montechiaro e Porcari, affinché con gli zappatori facciano alcune spianate per trasferirvi il campo. Ha così inizio un primo combattimento presso Altopascio, della durata di tre ore, in cui interviene direttamente anche il Castracani: in esso rimane ferito e gettato da cavallo da Urlimbacca Tedesco. Avvicinandosi la notte, i fiorentini abbandonano il campo dopo avere perso, fra morti e prigionieri, 40 cavalli fra i quali lo stesso Urlimbacca, che è fatto prigioniero con 12 uomini della sua compagnia, fra cui i cavalieri bavaresi Heinrich ed Hermann, un signore austriaco di nome Dietrich, Nies di Strasburgo, Forbacher di Norimberga, 3 connestabili francesi ed i fiorentini Francesco Brunelleschi e Giovanni della Tosa. Allo scontro seguono trattative con il Cardona, che il Castracani inganna facendogli credere di essere disposto a consegnare ai fiorentini alcuni castelli della val di Nievole. La dilazione gli permette di rafforzarsi con 1000 cavalli, di cui 800 condotti da Azzone Visconti (per farli muovere da Lucca deve loro consegnare 6000 fiorini) ed altri 200 da Passerino Bonacolsi. L'esercito nemico ora è forte di 2000 cavalli e di 8000 fanti, quello lucchese di 1500 cavalli. Cala da Vivinaia ed opera varie schermaglie in attesa dei rinforzi del Visconti; con la venuta di quest'ultimo, scende nella pianura e la battaglia diviene generale. Dapprima il combattimento è incerto e 150 cavalli fiorentini e francesi resistono vigorosamente alla cavalleria viscontea; all'improvviso Bornio di Borgogna (che comanda la seconda schiera con 800 cavalli) si ritira senza ragione, per cui più tardi sarà accusato di tradimento. Anche il Cardona rimane sostanzialmente inattivo per cui appena la fanteria fiorentina si accorge di essere stata abbandonata dalla cavalleria pesante si dà ad una fuga disordinata. Nello scontro di parte fiorentina cadono 110 cavalli; più numerosi sono i prigionieri (770 uomini, senza contare i confederati ed i mercenari): fra essi vi sono anche il Cardona con il figlio Guglielmotto, due nipoti, 40 dei primi signori di Firenze, 30 signori di altre città della Toscana e 50 cavalieri tedeschi e francesi fra i quali Piero di Narsì. I prigioniei sono mandati a Lucca ed in piccola parte a Pistoia sotto la custodia del genero Filippo Tedici.

Ott.

 

 

 

Toscana

Il Castracani recupera i castelli di Cappiano, di Montefalcone e quello di Altopascio, i cui difensori (più di 500) sono condotti a Lucca. Per potere dare il soldo alle milizie almeno con le prede, si porta a Lecore e si accampa a Signa; devasta, poi, Campi Bisenzio, Brozzi, Careggi, Quaranta, Rifredo, San Moro (data alle fiamme). Sosta a Peretola per tre giorni e vi prende alloggio nel palazzo di Geri Spina: sempre in questa località, fa correre tre palii, uno per gli uomini d'arme, uno destinato ai fanti ed il terzo per le meretrici al seguito delle truppe. Espugna i castelli di Capalle e di Calenzano; rientra a Signa e depreda in val d'Arno i contadi di Galgalandi, di San Martino alla Palma, di Pulci, di Settimello; viene pure a Greve in Chianti e le sue schiere, sempre con i soliti metodi, toccano San Piero a Monticelli, Marignolle, Giogoli, Torri in val di Pesa, Montelupo Fiorentino e Pontorme (i cui borghi sono bruciati); espugna il castello di Torrebecchi, appartenente agli Strozzi, ed i 100 difensori, fatti prigionieri, sono tutti impiccati. Entra anche in Carmignano ed in Artimino; ne assedia la rocca; i difensori si arrendono a discrezione; parte sono impiccati e parte sono imprigionati in Pistoia. Ritorna a Lucca e, a compensazione anche delle taglie dei prigionieri, riconosce ad Azzone Visconti 25000 fiorini, presi ad usura da fuoriusciti genovesi che vivono a Pisa. Sempre con il Visconti, passa a Rifredo con 2000 cavalli e fa correre un altro palio su un'isola dell' Arno, a Rifredi, che può essere vista da Firenze. Molti fuggiaschi entrano nel capoluogo e vi portano la peste. Il Castracani consuma il resto del mese nel saccheggiare il contado di Prato, nonché quelli di Signa, di Rifredo, di Greve in Chianti e di Giogoli: molti centri del distretto riconoscono al signore di Lucca il pagamento di un tributo. E' in questo periodo che fa liberare con 50 compaesani un oste della val di Greve, fatto prigioniero durante le scorrerie, perché costui anni prima, quando era povero, aveva gratuitamente e con gentilezza dissetato con il suo vino il condottiero.

Nov.

 

 

 

Toscana

Penetra in val di Marina con 700 cavalli e 500 fanti e vi fa grandissimi danni. I fiorentini tentano di sorprenderlo a Calenzano con 200 cavalli e 2000 fanti: il Castracani viene a conoscere in anticipo tale insidia e si sposta a Signa dove fa battere moneta spicciola con l'immagine dell'imperatore Ottone (i castruccini). Iniziata la stagione delle piogge, ritorna a Lucca per la festa di San Martino dopo avere affidato Signa alla guardia dei fuoriusciti di Firenze e di 300 cavalli e avere fatto rientrare ad Arezzo altri 300 cavalli, che lo hanno accompagnato nelle sue incursioni. Fa il suo ingresso trionfale nella città tutta adornata di tappeti e di drappi di seta. Il corteo comincia alle prime ore della mattina; parte da Altopascio ed entra in Lucca dalla porta di San Gervasio. Esso è aperto dai vivandieri, dagli addetti al campo e dai guardiani del bestiame con animali e prede di guerra; quindi procede una grande quantità di prigionieri catturati in battaglia in ordine di grado e di importanza; viene successivamente un grande numero di cavalli da guerra, alcuni dei quali sono cavalcati da giovani lucchesi che portano gli elmi e le sopravvesti dei nemici prigionieri o morti; segue il carroccio preso ai fiorentini, tirato da bufali, con la campana senza battaglio con gli stendardi di Firenze trascinati per terra alla rovescia; precedono il carro del vincitore anche il Cardona con un figlio, con delle torce accese in mano da offrire al santo patrono della città (San Martino). Il carro del Castracani è trainato da quattro cavalli bianchi, bardati di drappi turchini guarniti d'oro e con armi ricamate. Il condottiero, coronato d'alloro, siede sulla parte più alta del carro ed è vestito di un manto di porpora e di oro. E' circondato da ambasciatori e dai familiar della sua corte. Dietro di lui, pure accompagnati da amici e da ambasciatori vengono i figli Arrigo e Valeriano. Chiude il corteo tutta la cavalleria e la fanteria nelle loro divise e con le insegne degli Antelminelli. Dal riscatto dei prigionieri il Castracani ricaverà 100000 fiorini.

Dic.

 

 

 

Toscana

Da Signa, 200 cavalli lucchesi scorrono sino a San Piero a Monticelli ed alla porta fiorentina di San Frediano: dalla città escono alcuni cavalli fiamminghi per contrastarli. 800 nemici si portano in disordine a Settimello, sicché i lucchesi possono riguadagnare la strada di Signa. Nel contempo, il Castracani ottiene a patti dagli Strozzi la fortezza di Chiavello che viene distrutta; conquista a forza la torre di Palugiano (parimenti abbattuta) ed assedia Montemurlo, alla cui guardia si trovano 150 fanti con Giovanni Adimari.

1326

 

 

 

 

 

Gen.

Lucca

Firenze Napoli

 

Toscana

Ha a patti Montemurlo, dopo avere fatto scavare delle cave sotto le mura per farle crollare: accresce le difese del castello e lo trasforma in un suo caposaldo nel conflitto con i fiorentini. Questi ultimi, per risposta, si danno in signoria al duca di Calabria Carlo d'Angiò per dieci anni e riconoscono a quest'ultimo la somma di 200000 fiorini, affinché assuma le difese del comune. Ora il Castracani combatte il nuovo capitano dei fiorentini Piero di Narsì, da lui liberato dopo la battaglia di Altopascio con la promessa che non avrebbe più militato contro i lucchesi. Il Narsì contatta alcuni dei suoi connestabili perché lo uccidano e facciano sollevare Signa e Carmignano. La congiura viene scoperta e sono decapitati 2 connestabili borgognoni, uno inglese e 6 tedeschi: il Castracani è costretto a licenziare tutti i francesi ed i borgognoni ai suoi ordini, fra i quali il Noren, anch'egli coinvolto nel complotto. 

Feb.

 

 

 

Toscana

Muove in soccorso di Signa contro il Narsì e vi cattura 7 connestabili; cavalca in val di Pesa con 700 cavalli e 2000 fanti e dà alle fiamme Torri e San Casciano in val di Pesa. Raduna nuove truppe (800 cavalli e 3000 fanti) ed è a Peretola, sempre senza trovare contrasto nei nemici. Alla fine, all'avvicinarsi delle milizie nemiche, fa ardere Signa e taglia il ponte sull'Arno. Prima di abbandonare tale località i ghibellini fiorentini eleggono il Castracani capo e signore a vita dalle loro fazione.

Mar.       Toscana
Lascia Carmignano per volgersi alla conquista di alcuni castelli. Con la loro presa questi vengono successivamente demoliti.

Apr.

 

 

 

Toscana

Ottiene per denaro dai Frescobaldi il piccolo castello di Creti; dà battaglia a Vinci, Cerreto Guidi e Montevettolini, guada l'Arno, si spinge verso Empoli e si impadronisce di Petroio.

Mag.

 

 

 

Toscana

Coglie in agguato il Narsì e lo cattura con altri 2 connestabili: il condottiero francese viene portato a Pistoia, dove è decapitato: 2 connestabili francesi, 11 cavalli tedeschi, 40 scudieri francesi ed altri 100 prigionieri italiani sono impiccati ai merli delle mura di Carmignano.

Giu.

 

 

 

Toscana

Distrugge il castello di Petroio per timore degli angioini del duca di Atene, Gualtieri di Brienne; si volge verso Prato e costruisce un battifolle in val di Bisenzio a Serracavallino (Serra Pistoiese), un altro sull'Ombrone nei pressi di Carmignano, un altro ancora ad Agliana. Tutte le fortezze sono abbattute con l'arrivo del Brienne, che il Castracani vince più volte in piccole scaramucce con i suoi cavalli.

Lug.

Lucca

Genova

 

Liguria

Si sposta in Liguria con i fuoriusciti di Genova, vi affronta il del Balzo e si impadronisce di Sestri Levante e di Lerici. Viene scomunicato dal cardinale Napoleone Orsini per conto del papa Giovanni XXII: un'infermità lo colpisce ad una gamba ed è anche in pericolo di vita.

Ago.

 

 

 

 

Apre dei negoziati con il legato pontificio e con il re di Napoli che tendono a staccarlo dal partito ghibellino: al loro fallimento, a Firenze, in piazza Santa Croce, viene dichiarato eretico, persecutore della Chiesa ed è scomunicato nuovamente con il vescovo di Arezzo Guido Tarlati. A presenziare alla cerimonia vi sono anche il duca di Calabria Carlo d'Angiò e le sue truppe.

Ott.

Lucca

Malaspina Firenze

 

Toscana

E' attaccato in Lunigiana da Spinetta Malaspina che, con gli aiuti fornitigli da angioini, da pontifici e da scaligeri, assedia i castelli di Verrucolette e di Buosi; altro colpo subisce nel pistoiese, dove i locali fuoriusciti fanno ribellare Ravignano (Gavinana) e Mammiano. Il Castracani assedia i due castelli, vi fa costruire nei pressi battifolli e bastie e si reca a Pistoia per fronteggiarvi l'avanzata di Carlo di Calabria. Ottiene la resa di Gavinana e di Mammiano; subito dopo, si getta in Garfagnana ed in Lunigiana ed obbliga il Malaspina a fuggire a Parma.

Dic.         Invia ambasciatori a Innsbruck all'imperatore Ludovico il Bavaro.

1327

 

 

 

 

 

Gen.

Lucca

Pisa

 

Toscana

Aiuta Benedetto Maccaione dei Lanfranchi nella sua azione ai danni di Vicopisano: il fuoriuscito è messo in fuga dagli abitanti. Contemporaneamente Beltramone del Balzo , alla testa di 800 cavalli, tenta una spedizione ai danni di Pistoia penetrando fino all'antiporta. Gli assalitori sono respinti e si sgogano guastando la campagna circostante.

Feb.

Lucca

Genova

 

Liguria

Soccorre ancora una volta i fuoriusciti genovesi. Invia ambasciatori a Trento incontro all'imperatore Ludovico il Bavaro.

Mar.

 

 

 

Toscana

E' una volta di più scomunicato a Firenze in Santa Reparata (Santa Maria del Fiore) dal cappellano della chiesa vescovile per incarico dell'inquisitore. La scomunica viene ripetuta la domenica successiva dopo che il Castracani è stato inutilmente invitato a presentarsi in un castello del pistoiese per discolparsi dei suoi errori sulla fede ortodossa. Anche il Tarlati è scomunicato una seconda volta.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Si trova a Milano per l'incoronazione nella basilica di Sant'Ambrogio di Ludovico il Bavaro a re d'Italia. Durante la sua assenza, Carlo di Calabria si accorda segretamente con i Quartigiani perché facciano ribellare Lucca, mentre i fiorentini avrebbero attaccato Pistoia.

Giu.

 

 

 

Toscana

Alcuni Quartigiani svelano al Castracani la trama: egli fa chiudere le porte di Lucca e cattura 22 membri di tale famiglia. Guerruccio Quartigiani e tre suoi figli sono impiccati con le insegne, inchiodate alla rovescia, di Firenze e della Chiesa trovate in casa loro; altri sono propagginati (sotterrati vivi con la testa all'ingiù). Tutti gli altri membri (più di cento) vengono espulsi da Lucca e dal contado. Poco dopo viene scoperta in Lucca un'altra congiura, organizzata dai Carincioni e da altri cittadini: tutti i congiurati, che sono catturati, sono messi a morte. Alcuni di costoro si erano rifugiati in una zona sopra Matraia, chiamata colle del Pozzo: assediati, sono fatti prigionieri e portati a Lucca. Sono fatti cavalcare alla rovescia, con le mani legate alla schiena, sopra alcuni asini. Tra di loro vi sono 4 cavalieri che sono impiccati. Da parte sua il Castracani istiga gli abitanti di Roma a scacciare dalla città i partigiani di Roberto d'Angiò.

Lug.

 

 

 

Toscana

1300 cavalli e 8000 fanti fiorentini si attendano con Carlo di Calabria a Signa, attraversano la Guisciana ed assediano Santa Maria a Monte; a costoro si uniscono nel frattempo altri 1200 cavalli e 4000 fanti, capitanati dal del Balzo, da Vergusio dei Landi e dal legato pontificio. Gli avversari conquistano la prima cerchia delle mura e, poco dopo, anche la seconda. In seguito ad un violento litigio per il bottino di guerra fra fiorentini e francesi, scoppia un incendio per cui case e prede bruciano in un grande falò assieme a diversi abitanti nascosti nelle loro abitazioni. La rocca perverrà nelle mani dei nemici nei primi giorni del mese successivo.

Ago.

 

 

 

Toscana

Pone i suoi alloggiamenti a Vivinaia, a Montecarlo ed a Montechiaro con 800 cavalli e 10000 fanti e rifiuta lo scontro frontale richiesto dagli avversari (accampatisi nel proseguio delle operazioni ai piedi dell'altura di Montecarlo). Non riesce ad impedire la caduta di Artimino, un castello della Valdarno tra Signa e Capraia. I difensori si arrendono a fine mese dopo tre giorni di lotta con la garanzia di avere salva la vita: cosa che non avviene perché molti dei soldati e degli abitanti sono uccisi. . Si avvicinano,alfine, in soccorso del Castracani le milizie di Ludovico il Bavaro; i fiorentini sono costretti a ripiegare dopo avere speso in una infruttuosa campagna di tredici mesi più di mezzo milione di fiorini.

Sett.

Lucca

Pisa

 

Toscana

Il Castracani supera il Serchio e si avvia verso Serra Pistoiese per accogliere l'imperatore a Pontremoli: nel frattempo, in tale località alcuni soldati imperiali hanno rapito e stuprato una giovane del luogo. Il padre di costei organizza la caccia e con l'aiuto della popolazione uccide i rapitori. Il Castracani, avvisato del fatto, si porta a Pescia; assale il castello di Serra Pistoiese e ne ottiene la resa a patti. Questi non sono mantenuti, perché i suoi soldati irrompono al suo interno e danno fuoco al castello ammazzando numerosi abitanti, senza fare distinzione di sesso o d'età. I sopravvissuti alla strage sono condotti legati davanti al Castracani e sono tutti decapitati. Si incontra nuovamente con il Bavaro a Pietrasanta: approffitta dell'occasione per catturare gli ambasciatori pisani, in urto con il vescovo di Arezzo. Con Ludovico il Bavaro assedia Pisa alla testa di 3000 cavalli, non perfetti dal punto di vista dell'armamento, e di moltissimi fanti del lucchese, della Lunigiana e del genovese. Conquista Porto Pisano e tutti i castelli del circondario; si immette nel borgo di San Marco a Pisa, fa scavare cave sotto le mura, conduce numerosi assalti, che si rivelano tutti infruttuosi.

Ott.

 

 

 

Toscana

Le discordie in Pisa fra coloro che, allettati dalle promesse del Castracani, vogliono la pace (Fazio della Gherradesca e Vanni Bonconti) e gli altri maggiorenti cittadini, inducono i pisani ad arrendersi nelle mani dell'imperatore in cambio di 60000 fiorini e della promessa che il signore di Lucca ed i fuoriusciti non sarebbero entrati nella città. In tre giorni i pisani cambiano parere ed il Castracani vi si introduce pacificamente facendo osservare ai suoi soldati la più severa disciplina.

Nov.

 

 

 

Toscana

Viene armato cavaliere dal Bavaro e, dietro l'esborso di 50000 fiorini, è nominato a Lucca duca di tale città, di Pistoia, di Luni, di Prato, di San Gimignano, di Colle di Val d'Elsa e di Volterra.

Dic.

 

 

 

Toscana

Ottiene dall'imperatore, contro gli interessi dei pisani, i castelli di Sarzana, di Rotina in Versilia, nonché quelli di Montecalvoli e di Pietracassa. Nello stesso tempo dà in sposa a Fazio della Gherardesca la figlia Bertecca.

1328

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lazio

Lascia buone guarnigioni a Lucca (1000 cavalli), Pistoia e Pisa e raggiunge il Bavaro a Viterbo con 300/500 cavalli e 1000 balestrieri genovesi e toscani. Affianca l'imperatore nel suo ingresso in Roma.

Feb.

 

 

 

Lazio e Toscana

Si trova a Roma ed assiste in San Pietro all'incoronazione ad imperatore del Bavaro; il Castracani viene nominato, a sua volta, senatore della città, conte palatino del Laterano e gonfaloniere dell'impero romano. Negli stessi giorni, tuttavia, Pistoia è occupata all'improvviso dai fiorentini capitanati da Filippo di Sangineto: alla notizia, si allontana in tutta fretta da Roma, supera la maremma con la scorta di soli 12 cavalli ed entra in Pisa precedendo di alcuni giorni l'arrivo dei suoi uomini e del conte Giovanni di Clermont. Si appropria delle entrate cittadine e cerca di avere per accordo Montopoli in val d'Arno.

Mar.

 

 

 

Toscana

Scorre il pistoiese; rifornisce di vettovaglie e di armati Montemurlo e rientra a Lucca. Dà il suo contributo alla rappacificazione fra Venezia da un lato e Savona ed i fuoriusciti genovesi dall'altro, che hanno incominciato a guerreggiarsi per atti di pirateria messi in atto dai secondi in Siria ed in Grecia. E' scomunicato, ancora una volta, dal pontefice con il Bavaro e Pier Saccone Tarlati.

Apr.

 

 

 

Toscana

Invia a Montemassi, in maremma, 400 cavalli e fanti che si impadroniscono della località precedendovi 250 cavalli fiorentini. Ne fa uscire Nellino e Bustaccio da Sticciano, che vi sono assediati da Guidoriccio da Fogliano; perde, invece,  Pozzo.

Mag. lug.

 

 

 

Toscana

Si reca a Pisa e si fa eleggere signore della città per due anni, dopo avere obbligato il vicario imperiale, il conte di Oettingen, ad andarsene a Roma: ne approfitta pure per liberarsi di alcuni personaggi ostili alla sua poltica quali Bavoso da Gubbio (Baverio dei Salinguerri), Filippo da Caprona ed altri nobili. La situazione è sanata con la sua nomina a vicario inperiale di Pisa da parte del conte Mainardo di Oftenburg e del burgravio Federico di Norimberga. Rientra a Lucca per assoldarvi numerosi armati e passa all'assedio di Pistoia, difesa da Simone della Tosa con 300 cavalli e 1000 fanti: nella città dominano i contrasti tra il Sangineto ed i fiorentini e non vi sono vettovaglie che per due mesi. Il Castracani si pone intorno a Pistoia con 700 cavalli (di cui 500 pisani e 200 stranieri) e 30000 fanti; si accampa al Ponte a Bonelle e dà il guasto alle campagne. Blocca con battifolli e steccati ogni via di accesso ad essa: colloca un presidio alla testa della via per Firenze di fronte alla chiesa di San Desiderio; uno di fronte alla Pusterla; uno tra la porta Lucchese e porta Ripalta; uno tra la porta di San Marco e quella di Ripalta e l'ultimo dirimpetto a San Leonardo. Frequenti sono le sortite dalla città, che terminano talora con l'incendio di macchine ossidionali o di bastite. Il Castracani non se ne dà per inteso conoscendo la penuria di vettovaglie in Pistoia; si impadronisce della pieve di Valdibura, da dove i difensori provocano gravi danni ai suoi uomini. Ne ottiene la resa per fame; li fa legare e condurre sotto le mura della città e qui sono tutti impiccati. Per rappresaglia, i parenti dei giustiziati assalgono il carcere, ne cavano fuori i prigionieri e li impiccano ai merli delle mura: fra costoro, sono squartati coloro che sono ritenuti più vicini al Castracani ed i loro lacerti sono gettati nei campi lucchesi. I fiorentini spediscono 600 cavalli in soccorso ai pistoiesi; tali truppe pongono i loro alloggiamenti ad Agliana. Il condottiero riunisce tuti i suoi soldati, lasciando solamente delle deboli guarnigioni alla guardia dei ripari, ed attacca gli avversari. La battaglia dura un giorno intero e termina con il ritiro dei fiorentini.

Ago.

 

 

 

Toscana

I difensori con Simone della Tosa non hanno viveri che per tre giorni e si arrendono a patti, a condizione di non ricevere soccorsi dalla lega entro il termine di cinque giorni. Ottenuta la resa, i guelfi che escono dalla città sono derubati dei loro averi dai ghibellini. Il Castracani ritorna a Pisa e vi è accolto con tutti gli onori.

Sett.

 

 

 

Toscana

Muore a Lucca nei primi giorni del mese per gli strapazzi sopportati durante l'assedio. Prima di morire dà disposizioni affinché il figlio Arrigo vada a Pisa con la cavalleria. E' sepolto a Lucca nella chiesa di San Francesco vestito con il saio dei frati minori. Una sua raffigurazione compariva su un muro della fortezza Augusta. Il dipinto fu distrutto alla sua morte in occasione dell'atterramento del fortilizio da parte dei suoi avversari. Un altro affresco, che si trovava nella villa di Massa Pisana del condottiero, è andato pure distrutto a seguito di una ristrutturazione dell'edificio. Nel "Trionfo della Morte", nel Camposanto di Pisa, il Vasari ravvisò in due punti la figura del Castracani. Un'altra effigie del condottiero è quella che compare nella cappella di palazzo Medici, a Firenze, ad opera di Benozzo Gozzoli ("Viaggio dei Re Magi"). Il Castracani in questo caso è raffigurato come un giovinetto, con i capelli inanellati, riccamente vestito sopra un cavallo bardato con una gualdrappa in cui compare una pantera, simbolo di Lucca. Non mancano, infine, medaglioni, medaglie, incisioni che riportano l'immagine del condottiero. le sue gesta sono cantate in un poema latino dal poeta pisano Ranieri de Granchis. Il Castracani viene pure menzionato nei loro scritti da Francesco Petrarca, Franco Sacchetti, Giovanni Cavalcanti e Giovanni Villani. Biografie intorno alla sua figura sono state scritte da Niccolò Tegrimi, da Niccolò Machiavelli e da Aldo Manuzio. Il mito del Castracani si diffonde anche fuori d'Italia durante il periodo rinascimentale. Del Condottiero (notizie tratte dal Lucarelli) si parla nella commedia spagnola "Vandos de Luca Y Pisa" del poeta Antonio fajardo de Acevedo e nella "Silva de varia leccion" di pedro Mexia. Del 1830 è invece un poema epico della poetessa lucchese Costanza Moschena e della fine del 1700 il dramma musicale "Castruccio" pubblicato da Giuseppe Rocchi. Sempre sulla fine del 1800 compaiono alcuni libri storici che trattano derlla sua figura, quali quelli di V. Bocci ("Castruccio"), di P. Dompé e di C. Gandolfi ("Castruccio castracani degli Antelminelli"), di C. Magnani ("Castruccio Castracani degli Antelminelli"), di Niccolò Tommaseo, di F. Winckler ("Castruccio Castracani herzog von Lucca. Historische studien"), del moglie del poeta Percy Shelley, Mary Godwin Shelley ("Valperga or her life and adventures of Castruccio prince of Lucca"). Durante tutta la sua signoria il Castracani oltre alla costruzione della fortezza Augusta e della sua villa a Massa Pisana, fece fare nei suoi territori molte opere di fortificazione e di abbellimento. Rafforzò le difese di Pietrasanta, di Massa e di Pontremoli; rifece il porto di Motrone; fece ricostruire la rocca di Viareggio, distrutta dai pisani, sistemandola anche per lo scarico di merci da parte di piccole imbarcazioni e da lì fece riassestare la strada che porta a Montramito. Risistemò e fortificò Monteggiori, dove era una sua abitazione; in Garfagnana unì con strade e ponti Castelnuovo ed i paesi vicini; a Ghivizzano, castello della sua famiglia, ingrandì il palazzo già esistente; sulla Lima fece costruire molti ponti e rocche; a Nozzano fece rifare la rocca fatta demolire a suo tempo da Uguccione della Faggiuola; nel castello di Lavenza fece edificare un nuovo palazzo. Oltre a queste costruzioni, il Castracani in tutti i suoi domini, per esigenze militari, curò molto l'efficienza delle strade, specie quelle battute dalla cavalleria, ed innalzò molti ponti per attraversare fiumi e torrenti. Lo stemma originario della famiglia degli Antelminelli è costituito da un levriero bianco con la parte superiore del corpo sollevata in alto; il collare è rosso guarnito d'oro in campo azzurro. Nella parte inferiore dell'animale sono presenti uno scudo, l'elmo, un cimiero con una testa coronata d'aquila. Il motto è "inexpugnabilis". Variazioni a questo tema saranno successivamente portate. L'imperatore Ludovico il Bavaro concede ad esempio al Castracani di aggiungere al cane i rombi azzurri e argento della casa Wittelsbach.

CINQUANTAQUATTRO CITAZIONI

Valoroso capitano. Il più grande capitano del suo tempo. Per valore uguale ai più famosi capitani.

Condottiero esperto nell'arte della guerra.

Famosissimo capitano.

A lui si deve in parte il ristabilimento della milizia italiana.

Tiranno magnanimo, saggio, prudente, sollecito. Uomo di parere avveduto. Seppe riunire ai pregi guerrieri la sapienza politica.

Le sue qualità personali e la sua fedeltà all'imperatore lo fanno distinguere per partigiano della causa imoperiale e restauratore della sua causa.

Crudele verso i suoi rivali; terribile con i suoi nemici.  Avventuriero senza scrupoli.

Grato con gli amici, giusto con i sudditi.

Oltre l'audacia e l'animo invitto, aveva molte altre qualità nel governo ed in tempo di pace. prediligeva dare incarichi pubblici a uomini dotti. Nelle sue deliberazioni si consigliava sempre con persone fedeli ed oneste. Era nemico capitale dei simulatori e dei bugiardi.

Sleale con gli avversari; univa l'astuzia e la dissimulazione al valore. Desideroso sempre di avere nuovi servitori e nuovi amici, non era riconoscente per i benefici ricevuti.

Audace ad entrare nei pericoli; il primo ad entrare in combattimento, fra gli ultimi ad uscirne.

Temuto dalla popolazione e caro ai soldati.

Pronto nelle decisioni. Spirito indomabile e freddo.

Instancabile nella fatica; resistente al caldo, al freddo ed a tutte le fatiche del campo.

Non fu mai avaro, generoso specie con i soldati. Diminuì imposte e gabelle ai suoi sudditi.

Di statura imponente, robusto, occhi neri o marroni, di capelli crespi e biondi, pallido di viso.

Amante della musica; teneva gran conto degli scienziati; si faceva viceversa beffe degli astrologi.

E' raffigurato una prima volta in una zona del Camposanto di Pisa come un giovane, con cappuccio azzurro intorno alla testa e con uno sparviero sopra il pugno di una mano. In un'altra area è rappresentato in un gruppo di cavalieri che, ritornando da una battuta di caccia con battitori e bracconieri, si imbattono in tre bare scoperchiate contenenti cadaveri putrefatti. Oltra al castracani fra questi personaggi sono rappresentati Uguccione della Gaggiuola e l'imperatore Ludovico il Bavaro.

"Era alto di statura, di bella corporatura, con arti proporzionati ed agili. Gli occhia aveva neri e grandi, con sguardo ora benevolo ora terribile. I capelli erano forse biondi ed anellati, il carnato bianco, tendente al pallido. La bocca aveva molto bella, il mento piuttosto lungo, così pure il naso, che tendeva all'aquilino. nella regione mascellare sinistra aveva una cicatrice, che non toglieva grazia all'aspetto del viso. castruccio appariva sempre pensoso, tanto da farlo sembrare malinconico. Il che non era." Lucarelli