0428 CASTRUCCIO CASTRACANI (Castruccio degli Inteminelli, Castruccio degli
Antelminelli) Di Lucca. Di
famiglia guelfa. Ghibellino. Duca. Signore di Lucca, Pistoia, Pisa,
Sarzana, Carrara, Pontremoli,Lerici. Padre di Arrigo e di Valeriano,
cugino di Francesco.
1281
(marzo) - 1328 (settembre)
| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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Toscana |
Nasce a fine
mese a Lucca da famiglia agiata, proprietaria di alcune miniere
di ferro in Versilia, nella casa di San Benedetto in Gottella,
così chiamata dai Gottelli che vi abitavano. |
| 1296 |
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| Ago. |
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Toscana |
E' segnalato
in un accordo commerciale fra i Castracani ed alcuni membri
della società Riccardi in difficoltà finanziarie.
Il padre, il fratello Coluccio e Castruccio si impegnano di
pagare ai Riccardi la somma di 1000 lire tornesi e di 1000 fiorini. |
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1300 |
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Toscana e Marche |
A seguito delle
discordie tra i guelfi bianchi (cui appartengono gli Antelminelli)
ed i guelfi neri a Lucca (culminati con l'uccisione di Obizzone
degli Obizzi), i suoi famigliari vengono mandati in esilio e
sono loro confiscati i beni. Il padre Geri si rifugia ad Ancona
con pochi denari e gioielli, mentre il fratello Coluccio ripara
a Pisa. Castruccio segue il padre ad Ancona. Rimane presto orfano
e si dedica anch'egli alla mercatura in spezie e seta; esercita
pure l'arte del cambio. |
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Milano |
Guelfi |
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Lombardia |
Il Castracani
si dà al mestiere delle armi e fa le sue prime esperienze agli
stipendi dei Visconti nella compagnia di Francesco Guinigi. |
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Lombardia |
E' segnalato
alla riconquista del castello di Pavia. |
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1301 |
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Fuoriusciti |
Lucca |
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Toscana |
Tenta invano
di rientrare in Lucca e viene bandito a sua volta. |
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1302 |
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Inghilterra e Belgio |
Si trasferisce
in Inghilterra presso il parente Alderigo degli Antelminelli;
frequenta la corte del re Enrico II dal quale è preso in simpatia
per la comune passione al gioco della pallacorda. Percosso da
un pugno di un nobile inglese o del lucchese Ciacco Roncini
(secondo le fonti), il Castracani uccide con un colpo di pugnale
l'offensore davanti al sovrano. La lite sarebbe avvenuta durante
il gioco della palla, in cui il Castracani è molto abile.
Viene arrestato e rinchiuso nella Torre di Londra; riesce a
fuggire con l'aiuto dei famigliari, si imbarca per le Fiandre,
dove, più tardi, (ottobre 1325) per l'intercessione del suo
medico Pancio da Controne, Enrico II gli farà pervenire
una carta di perdono. |
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1303 |
Francia |
Inghilterra |
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Belgio e Francia |
Alberto Scotti,
signore di Piacenza e di Milano, raccoglie nelle Fiandre gente
d'armi per il re di Francia Filippo il Bello. Il Castracani
si arruola per combattere gli inglesi e gli viene affidato il
comando di una piccola squadra. Acquista una notevole fama ed
entra in dimestichezza con lo stesso re di Francia. Prende parte
alla battaglia di saint Omer ed alla difesa di Thérouanne.
Si distingue in particolare nella ritirata da tale città
alla testa di un reparto di soldati lombardi, toscani e romagnoli,
tutti ben armati con lunghe lance, aprendosi la strada per Arras
e Tournon ed incutendo il terrore nelle popolazioni locali. |
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1304 |
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Genn. |
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Toscana |
Rientra a Pisa
ricco di onori e con la fama di valente capitano. E' segnalato
con lo zio Coluccio per fare una procura al fine di ritirare
alcuni libri contabili dai figli di un mercante genovese morto
di recente. |
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1305 |
Piacenza |
Milano |
400 cavalli e 1000 fanti |
Lombardia |
Milita ancora
agli stipendi di Alberto Scotti contro i viscontei. Difende
validamente Vaprio d'Adda, assalita da Matteo Visconti con 800
cavalli e 1500 fanti, ed obbliga gli avversari a ripiegare nel
bresciano. |
| 1306 |
Pistoia |
Firenze |
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Toscana |
Probabilmente
nel periodo prende parte alla difesa di Pistoia. In ogni caso
è segnalato nel seguito del cardinale Napoleone Orsini,
favorevole alla causa ghibellina, allorché il prelato
si porta in Toscana con l'incarico di legato pontificio. |
| 1307 |
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Lombardia e Veneto |
Si trova a
Bergamo ed a Verona. Arricchitosi con il mestiere delle armi,
in questo periodo deposita un'ingente somma di denaro presso
un banchiere di San Gimignano, Muzzino Alberti. |
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1309 |
Verona |
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Veneto |
Al soldo degli
scaligeri. |
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1310 |
Venezia |
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Croazia |
Ricopre l'incarico
di connestabile a Capodistria per i veneziani. |
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1312 |
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Milano |
Guelfi |
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Lombardia |
Combatte i guelfi in Lombardia agli
ordini di Guarnieri di Homberg. |
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Apr. |
Impero |
Firenze |
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Toscana |
Da Milano raggiunge
in Toscana l'imperatore Enrico di Lussemburgo; si trova al suo
fianco a Pisa. Ottiene la nomina di vicario in Lunigiana. |
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Giu. |
Verona |
Padova |
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Veneto |
E' agli stipendi
di Cangrande della Scala e combatte i padovani nel vicentino. |
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Verona |
Guelfi |
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Lombardia |
Lotta con i
guelfi lombardi nel bresciano. |
| 1313 |
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| Ago. |
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Toscana |
A fine mese
è segnalato a Pisa per rilasciare una procura ad alcuni
concittadini. |
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1314 |
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Apr. mag. |
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Toscana |
In Lucca lottano
fra loro le fazioni dei guelfi e dei ghibellini. La prima è
capitanata da Lucio degli Obizzi, la seconda da Arrigo Berarducci.
Quest'ultimo cerca di rendersi amici gli esuli guelfi bianchi
ed a fine aprile il castracani rientra nella città. |
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Giu. |
Pisa |
Lucca |
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Toscana |
22 famiglie
ghibelline di Lucca (tra cui gli Onesti, i Poggi, i Fatinelli,
i Quartigiani e gli Antelminelli) organizzano una congiura ai
danni degli avversari. Il Castracani chiede segretamente aiuto
al signore di Pisa Uguccione della Faggiuola; assale i partigiani
di Lucio degli Obizzi e si impadronisce a porta San Frediano
della torre delle Tre Campane o delle Tre Cappelle, pronto ad
aprirne la porta non appena si presenti il capitano ghibellino.
I guelfi attaccano il Castracani, si impadroniscono del campanile
di San Frediano e ne uccidono i difensori; mentre il Castracani
combatte barricato nelle case degli Onesti e dei Faitinelli,
arriva il della Faggiuola con la cavalleria pisana. Costui non
trova resistenza, irrompe nella città e la mette a sacco. Anche
il Castracani lo aiuta nell'operazione; penetra, infatti, nella
sacrestia della chiesa di San Frediano e si impossessa del tesoro
fattovi temporaneamente collocare dal cardinale Gentile da Montefiore,
che doveva trasportarlo in Francia, ad Avignone, su ordine del
papa Clemente V. I ghibellini di Lucca vorranno successivamente
solennizzare la cacciata dei guelfi dalla città. Circa
tre anni dopo, da parte di Guidotto da San Miniato, vicario
del Castracani, e di dieci degli Anziani, sarà decretato
di costruire nella chiesa di San Martino un altare in onore
di San Vito, perché la vittoria sui guelfi era avvenuta
la vigilia della festa di questo santo, e di offrire ogni anno
per tale ricorrenza alla stessa chiesa 100 libbre di cera a
spese del comune. |
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Lug. |
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Liguria e Toscana |
Occupa Sarzana
ed è nominato visconte e commissario generale della Lunigiana
dal vescovo Gherardino Malaspina, rifugiatosi con altri guelfi
a Fucecchio. Si porta verso Pontremoli con 1000 cavalli e 600
fanti e scaccia i Malaspina della fazione guelfa dalle loro
terre. Dà il guasto al territorio fino alla Cravia. In
breve controlla tutti i comuni del circondario quali Sarzanello,
Santo Stefano di Magra, Albiano, Stradano, Castelnuovo Magra,
Nicola, Ortonovo, Carrara ed Avenza. |
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Dic. |
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Liguria |
Si fa nominare
per due anni dai comuni di Sarzana e Castro vicario imperiale
della Lunigiana. |
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1315 |
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Ago. |
Pisa |
Firenze Napoli |
40 cavalli e 1000 fanti |
Toscana |
Al comando
di 40 cavalli e di 1000 fanti di Sarzana, si distingue nella
battaglia di Montecatini contro gli angioini di Filippo di Taranto
e di Piero d'Angiò: nel combattimento fra i fiorentini restano
uccisi o muoiono annegati nelle paludi della Guisciana più di
10000 uomini, fra i pisani i morti sono 300/400. Nello scontro
il Castracani rimane gravemente ferito ad una gamba. Rientra
in Lunigiana dopo avere preso parte alla conquista di Montecatini
Val di Nievole e di Monsummano. Molti fuoriusciti lucchesi,
fatti prigionieri, sono giustiziati a Lucca. Sempre nel periodo,
in contrapposizione al della Faggiuola dichiaratosi partigiano
di Ludovico il Bavaro, invia un proprio ambasciatore all'altro
aspirante al trono imperiale, Federico d'Asburgo. Ne ottiene
un privilegio con la nomina di suo consigliere e famigliare:
è, inoltre, eletto suo vicario per tutte le fortezze,
i castelli, le città ed i villaggi, appartenenti all'impero,
che si trovano sotto il suo controllo. |
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Toscana |
Nascono in
Pontremoli nuovi tumulti fra guelfi e ghibellini. Per sedarli
il Castracani fa demolire tutte le case circostanti la piazza
principale e divide la città in due parti, separate da
una saracinesca di ferro che impedisce il passaggio . I ghibellini
occupano la zona inferiore di Pontremoli, i guelfi la superiore.
Durante la sua permanenza coltiva l'amicizia del signore di
Verona Cangrande della Scala inviandogli molti doni fra cui
un leone, un'aquila, un cavallo selvatico e molti drappi di
seta. |
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1316 |
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| Feb. |
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Toscana |
Fa costruire
in Pontremoli un castello con tre torri nella piazza principale
nello stesso punto in cui sono state diroccate le case dei capifazione.
La fortezza viene chiamata Cacciaguerra. Sempre nella città
fa pure costruire un palazzo per la sua abitazione nella contrada
San Colombano. |
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Toscana |
Aumenta la
sua popolarità in Lucca ai danni dei della Faggiuola:
Uguccione cerca un pretesto per sbarazzarsi della sua presenza:
l'accusa è quella di alto tradimento per avere fatto
giustiziare a Massa numerosi cittadini. Il Castracani, come
vicario dell'imperatore Federico d'Asburgo, si è infatti
recato in tale località ed a Massa e con altri membri
della sua famiglia si è reso colpevole agli occhi del
della Faggiuola di ruberie e di omicidi in quanto quest'ultimo
non riconosce come valido il vicariato concesso da Federico
d'Asburgo al Castracani. I pisani ordinano al podestà di Lucca
Neri della Faggiuola di arrestarlo; per tutta risposta, il Castracani
fa catturare a Camaiore 30 fuoriusciti lucchesi con il pretesto
di avere attentato alla sua vita. Alcuni di costoro si fortificano
in una chiesa: vi sono attaccati ed in 22 sono uccisi. |
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Apr. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
Neri della
Faggiuola, secondo disposizioni del padre, lo invita a cena
nel suo palazzo; durante il banchetto il Castracani è legato
e messo in carcere a Lucca per esservi decapitato. Non ne ha
tuttavia il coraggio perché teme la sommossa suscitata
dai Quartigiani, dagli Onesti e dai Poggi.. Arrivano, nel frattempo,
messaggeri inviatigli dal padre Uguccione che lo sollecitano
ad eseguire l'ordine. Neri chiede rinforzi per potere controllare
la situazione. Appena Uguccione si allontana da Pisa, sorge
una ribellione nella città ed il della Faggiuola ne è espulso;
alla notizia, anche Lucca si solleva ed il Castracani è consegnato
ai suoi fautori ancora con i piedi e le mani incatenati. Liberato,
assedia Neri della Faggiuola nella rocca cittadina e lo obbliga
alla resa: gli salva la vita ed il figlio di Uguccione abbandona
Lucca. Gli Anziani nominano il Castracani e Pagano Cristofori
comandanti delle milizie ed arbitri della guerra per sei mesi.
Castruccio si impegna di recuperare ai lucchesi tutte le terre
riconquistate nel frattempo dai fiorentini. Ammalatosi, dà
il comando delle milizie allo zio Niccolò Castracani
che mette in rotta gli avversari infliggendo ad essi la perdita
di 300 cavalli e di 1000 fanti (fra morti e prigionieri) e recupera
Vinci. |
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Mag. giu. |
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Liguria e Toscana |
Espugna Sarzana
e vi costruisce la bastia di Sarzanello, occupa Massa e Carrara
e riporta la pace in Lunigiana. Rientra a Lucca ed a metà
mese il podestà in scadenza Umberto da Colle e gli Anziani
lo nominano capitano generale e difensore della città
per sei mesi. Gli è anche conferito nella medesima occasione
anche la funzione di capitano del popolo, mentre al podestà,
Pietro dal Verme, rimangono solamente le funzioni giudiziarie. |
| Nov. |
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Toscana |
Riporta la
quiete nella città; doma pure una ribellione in Coreglia,
un castello della Garfagnana
appartenente ai suoi famigliari. Ai primi di novembre gli Anziani
gli prorogano i poteri per un altro anno. |
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1317 |
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| Mag. |
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Toscana |
Su pressione
di Federico d'Asburgo, imparentatosi con il re di Napoli Roberto
d'Angiò, a nome dei lucchesi stipula due trattati di
pace, uno con le città guelfe della Toscana (Firenze,
Pistoia, Prato e San Miniato) ed un secondo con gli angioini.
Con quest'ultimo sono promessi sussidi al re di Francia nell'occasione
di una nuova crociata da indirsi da parte del papa Giovanni
XXII; agli stessi angioini per la conquista della Sicilia ed
altri ancora per una spedizione da effettuarsi in Grecia. |
| Giu. |
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Toscana |
E' appianata
a favore di Pisa una controversia riguardante il dominio di
Sarzana; ai lucchesi rimane il possesso di Sarzanello. |
| Lug. |
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Toscana |
Forte di tali successi diplomatici,
si fa confermare per altri dieci anni le cariche assegnategli
in precedenza con uno stipendio annuo di 4000 fiorini. |
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Lucca |
Malaspina |
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Toscana |
Alleato con
il signore di Pisa Gaddo della Gherardesca, combatte vittoriosamente
in Garfagnana i Malaspina ed Uguccione della Faggiuola. |
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Ago. |
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Toscana |
Ottiene Fosdinovo,
Verruca (Verrucolette) e Buosi. |
| 1318 |
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Lucca |
Genova Napoli |
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Liguria |
Sostiene Marco
Visconti ed i ghibellini all'assedio di Genova. In breve tempo
è forzato a fare ritorno in Toscana per le minacce dei fiorentini. |
| Sett. |
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E' scomunicato una prima volta a
Firenze da delegati pontifici. |
| Dic. |
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Toscana |
I fuoriusciti
di Pistoia lo eleggono capitano generale della parte imperiale
della loro città. Sempre nell'anno fa costruire nelle
vicinanze di Lucca, a Massa Pisana, una villa circondata da
vasti terreni e fornita di una cappella nominata San Giovanni
a Schetto. |
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1319 |
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Gen. |
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Toscana |
E' nominato
capitano di parte imperiale delle comunità di Vinacciano,
Marliana, Castellina di Mulazzano, Casore, Serravalle, Montagnana,
Momigno, Fugno e Lanciole. |
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Lucca |
Malaspina |
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Toscana e Liguria |
Sottomette
in Garfagnana i conti di Gragnano; estromette dalla regione
i Malaspina della fazione guelfa ed ottiene il castello di Ponzano
Superiore da Azzone Malaspina. cavalca in val di Nievole ed
in Lunigiana. |
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1320 |
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Toscana |
Viene avvicinato
da Coscetto dal Colle, che gli propone l'acquisto di Pisa. La
congiura è scoperta; per due volte il Castracani si avvicina
secondo gli accordi al monte di San Giuliano e per due volte
rientra a Lucca senza vedere i segnali promessi. |
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Apr. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
Muove guerra
ai fiorentini con l'aiuto delle masnade pisane; conquista Cappiano,
Montefalcone ed il ponte sulla Guisciana; devasta il contado
intorno a Fucecchio, Vinci, Cerreto Guidi ed Empoli. Assedia
Santa Maria a Monte. Negli stessi giorni viene nominato a Lucca
capitano e signore generale della città a vita su proposta
del suo vicario Ugolino da Celle. Il consiglio degli Anziani
approva l'elezione con 209 voti favorevoli ed uno solo contrario.
Al suo rientro in Lucca la famiglia Avogadro si rifiuta di obbedirgli:
il Castracani procede contro i suoi membri che si asserragliano
in Col di Pozzo. Dopo fiera resistenza, gli avversari che hanno
ricercato l'aiuto di Neri della Gherardesca, sono costretti
ad arrendersi a discrezione: la fortezza è distrutta
dalle fondamenta e gli Avogadro sono incarcerati in Lucca. |
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Mag. |
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Toscana |
Ai primi del
mese Elzerbino di Genula gli consegna da parte di Federico d'Asburgo
un diploma con il quale gli riconosce il vicariato imperiale
(con mero e misto imperio) su Lucca, la Garfagnana, la valle
Ariana e di Lima, la val di Nievole, le terre chiamate dei Bianchi,
Verrucolette, Bosi, la Lunigiana, Massa e la Versilia, Serravalle
ed altre terre della parte imperiale di Pistoia e di Valdarno.
Il Castracani riprende la campagna in Valdarno. In dieci giorni
ottiene a patti Santa Maria a Monte. Sono catturati Landuccio
Salamoncelli, Bonifacio da Porcari e Spina degli Obizzi, che
moriranno di fame in carcere. |
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Lug. sett. |
Milano |
Genova Napoli |
Capitano g.le |
Liguria |
Con 500 cavalli
e 1200 fanti si congiunge con i ghibellini nella riviera di
Levante A agosto viene eletto capitano generale della riviera
ligure orientale per sei mesi, con provvigione di 2000 fiorini
mensili e la promessa di numerose terre. A settembre occupa,
tragli altri castelli, quelli di Levanto e di Corvara; stringe
d'assedio Corniglia; si accampa sul Bisagno con gli alleati.
Deve rientrare in Toscana allorché i fiorentini inviano truppe
in val di Nievole e minacciano Altopascio dopo averne devastato
il territorio. |
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Ott. nov. |
Lucca Milano |
Firenze Genova |
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Toscana e Liguria |
Alla notizia
del suo arrivo il capitano di guerra di Firenze Guido della
Petrella dà ordine alle sue truppe di ritirarsi nella
fortezza di Fucecchio. Il Castracani si ferma a Cappiano sulla
Guisciana. Le operazioni dureranno diversi giorni con continue
scaramucce, finché l'inverno e le continue piogge persuaderanno
i contendenti a desistere dal conflitto. A metà mese
il condottiero ritorna nella riviera di Levante e costringe
gli assediati di Corniglia alla resa. |
| Dic. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
I fiorentini
inviano alla difesa di Pistoia Guglione dell'Oliva con 100 cavalli:
costui compie numerose scorrerie ai danni dei lucchesi ed all'abbazia
di San Baronto, controllata dai fuoriusciti pistoiesi, sconfigge
le truppe del Castracani. Molti fuoriusciti sono uccisi o fatti
prigionieri nel combattimento. |
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1321 |
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Gen. |
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Toscana |
Si porta sotto
Pistoia ed obbliga Pino della Tosa, che gli è mosso contro allo
Sperone, a farvi rientro. Espugna il castello di Piuvica e tutti
i difensori, un centinaio di uomini, vengono uccisi; sulla montagna
pistoiese, in val di Lima, fa costruire tre ponti, restaura
quello esistente sul fiume Verdiana verso Spignana (detto il
Ponte a Firenze) per passare dal lucchese al pistoiese nei mesi
invernali; viene sotto Cutigliano. Segue una devastazione del
contado e l'avvio di inutili trattative con il capitano fiorentino. |
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Primavera |
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Toscana |
Cavalca a Cerreto
Guidi; è sorpreso in Lunigiana da 300 cavalli e 500 fanti fiorentini
che, collegati con Spinetta Malaspina (100 cavalli), riconquistano
in breve tempo tutti i castelli appartenenti ai Malaspina. Altri
800 cavalli fiorentini assediano Montevettolini. Il Castracani
ricorre ai ghibellini che gli inviano rinforzi da Milano e da
Parma (500 cavalli), da Pisa, da Arezzo tramite il vescovo Guido
Tarlati e da altri toscani per 500 cavalli: ora è al comando
di 1600 cavalli e può riprendere l'offensiva. Parte dalla Lunigiana
e concentra le sue forze sui fiorentini, sempre comandati dal
della Petrella, che ripiegano a Belvedere di Serravalle. Li
coglie in disordine presso Fucecchio e li sconfigge. I lucchesi
devastano le terre circostanti per una ventina di giorni. |
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Mag. |
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Toscana |
Con la morte
del vescovo di Luni Gherardino Malaspina avvenuta nei primi
mesi dell'anno, si dà da fare per avere la conferma del
suo viscontato in Lunigiana: questa gli è concessa per
nove anni. Nel contempo Pontremoli gli si dà in signoria per
cinque anni. |
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Giu. |
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Toscana |
Soccorre in
Anchiano Lippo d'Anchiano: 200 fiorentini muoiono nello scontro
ed altri 300 annegano nell'Arno, mentre stanno cercando di fuggire.
Il capitano degli avversari Guido della Petrella si accorge
di essersi messo in una posizione indifendibile; viene ributtato
un suo assalto; nottetempo fa accendere molti fuochi e falò
come per attaccare nuovamente i lucchesi. Toglie, al contrario,
il campo sotto una grande pioggia e ripara in Fucecchio, in
Carmignano ed in altri castelli. Il Castracani si vendica sul
territorio devastando i contadi vicini di Fucecchio, di Santa
Croce sull'Arno, di Castelfranco di Sotto, di Montopoli in Val
d'Arno, di Vinci e di Cerreto Guidi. |
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Lug. |
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Toscana |
Occupa la Lunigiana
allorchè i fiorentini richiamano le loro truppe; allontana Spinetta
Malaspina da Pontremoli. |
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Ago. |
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Toscana |
Contrasta Giacomo
di Fontanabuona, che lo costringe sulla difensiva e gli impedisce
di superare la Guisciana. |
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.................. |
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Marche |
Soccorre Federico
da Montefeltro impegnato con i pontifici. |
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Lucca |
Genova |
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Liguria |
Aiuta ancora
i viscontei, sempre accampati sotto Genova; si impadronisce
di Ameglia, di Lerici e di Sestri Ponente. |
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1322 |
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Apr. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
Entra nel pistoiese
con molti cavalli e fanti. Scorre giornalmente nella pianura
per convincere gli avversari ad attaccarlo in battaglia campale;
si impossessa di Serravalle Pistoiese, di Vinacciano, di Marliana,
di Momigno, di Montagnana, di Lanciole e di Castellina. I pistoiesi
si obbligano a riconoscergli ogni semestre una certa somma di
denaro, purché non siano disturbati i lavori dei campi.
Il Castracani inizia con i pistoiesi le trattative per una tregua.
L'abate di Pacciana, Ormanno Tedici, che rappresenta il popolo
minuto spinge in tal senso contro il parere dei nobili e dei
popolani ricchi; con gli uomini della sua fazione, a metà
mese, costui assale la piazza ed il Palazzo degli Anziani e
si fa nominare signore della città. Il Castracani lascia
Serravalle Pistoiese e si porta a San Pantaleo ad un miglio
dalla città per puntare su Prato. Il Tedici espelle da
Pistoia il vescovo ed i partigiani dei fiorentini, cosicché
può incominciare le trattative con il condottiero lucchese. |
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Mag. |
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Toscana |
Collegato con
i pisani, invia 150 cavalli tedeschi in soccorso del vescovo
di Arezzo che, con una forza complessiva di 600 cavalli, ha
invaso il Casentino. Il Castracani manda pure proprie truppe
sul monte di San Giuliano, al fine di proteggere Neri della
Gherardesca in difficoltà con i suoi concittadini a Pisa. |
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Giu. |
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Toscana |
Fa abbattere
in Lucca al piano delle case 300 torri gentilizie; ne impiega
i relativi materiali per la costruzione della fortezza dell'Augusta
(Agusta) in cui andrà
ad abitare. La circonda di una muraglia di grossezza e di altezza
notevoli, munita di 29 torrioni. La zona occupata è molto
ampia, quasi la quinta parte di Lucca verso sud ovest Essa va
dal prato delle corse lungo le case dei Lucchesini fino a San
Giusto; di là per larghezza si estende fino alla via
dei Fossi. Vi si entra per porte situate all'interno della città
e verso la campagna; dentro di essa si trova oltre il palazzo
del condottiero, anche caserme, stalle, arsenali e magazzini.
Vi sono pure ampi spazi per esercitazioni nelle armi ed anche
per battaglie navali. |
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Lug. |
Milano |
Chiesa |
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Piemonte |
Si porta in
Piemonte e con Marco Visconti vince a Bassignana Raimondo di
Cardona. |
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Sett. |
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Liguria |
Si muove a
favore del marchese del Finale, dei fuoriusciti genovesi e di
Federico d'Aragona, per combattere Genova ed il re di Napoli
Roberto d'Angiò; assedia Portovenere ed entra in Albenga. A
fine mese, in Germania, Ludovico il Bavaro sconfigge e fa prigioniero
a Muhldorf il rivale Federico d'Asburgo: il Castracani non ha
esitazioni e si volge dalla parte del Bavaro. Nella primavera
dell'anno seguente un suo plenipotenziario presterà giuramento
a tale imperatore. |
| Nov. |
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Lombardia |
Galeazzo Visconti
viene scacciato da Milano e ripara a Lodi. Richiesto il suo
intervento, si dirige con molte truppe verso Milano. Gli abitanti
gli aprono le porte ed il Visconti ritorna al potere. In questa
spedizione il condottiero sostiene alcuni scontri da cui esce
vincitore con notevoli perdite degli avversari. |
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1323 |
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| Gen. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
I fiorentini
tentano di occupargli a tradimento alcune terre in val di Nievole
e si alleano con i genovesi affinché costoro lo molestino
dal mare. Gli avversari, tuttavia, non riescono ad impadronirsi
di Cappiano e del ponte sulla Guisciana. Da parte sua, il Castracani
compie una scorreria nel territorio di Empoli, sventa un trattato
ai suoi danni a Buggiano, in val di Nievole, e vi fa impiccare
12 uomini. |
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Feb. |
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Toscana |
Cavalca nel
pistoiese. In breve tempo conquista Popiglio ed il territorio
finitimo. Ormanno Tedici, sempre più in difficoltà
nella sua signoria, finge di voler consegnare Pistoia al Castracani
e lo invita ad avvicinarsi alle mura con 500 cavalli. A metà
maggio l'abate di Pacciana farà radunare il consiglio
cittadino che offrirà a lui la balìa della città
e del contado di Pistoia. Al Castracani è promessa la
somma di 4000 fiorini l'anno. |
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Mar. |
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Toscana |
Riconquista
in Garfagnana la rocca di Sommacolonia, sopra Barga, e rimane
ferito da una grossa pietra, mentre ne sta assalendo i borghi.
Assedia Lucchio, in cui sono entrati 75 cavalli e 400 fanti
fiorentini: i difensori si arrendono a patti dopo alcuni giorni. |
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Giu. |
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Toscana |
Corrompe il
Fontanabuona e lo convince a trasferirsi al suo servizio con
200 cavalli friulani. Con questi rinforzi (al comando di 800
cavalli e 8000 fanti), attraversa la Guisciana a Cappiano, assedia
Fucecchio e ne depreda il contado; stessa sorte subiscono Santa
Croce sull'Arno e Castelfranco di Sotto. Guada l'Arno e, sempre
non disturbato dagli avversari, molesta il territorio di Montopoli
in val d'Arno. Risale l'Elsa e saccheggia i borghi attorno a
San Miniato. |
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Lug. |
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Toscana |
Esce da Lucca,
muove contro Prato e si attenda presso Aiuolo con 650 cavalli
e 4000 fanti: alla difesa della città passano 1500 cavalli e
20000 fanti, con 4000 fuoriusciti, che possono in tal modo abbandonare
l'esilio cui sono stati confinati. Il Castracani si vede inferiore
di forze, per cui non osa attaccare battaglia: infesta invece
talmente il pratese, che per un anno le comunità di Tobbiana,
Sorniana, Vergaio, Galciana, Narnali, San Paolo ed Armignano
saranno esentate da ogni tassa. |
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Ago. |
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Toscana |
Lascia nottetempo
Aiuolo, attraversa l'Ombrone e si riduce con le prede a Serravalle
Pistoiese. Ritorna a Lucca, mentre i fiorentini ricevono rinforzi
da Bologna (200 cavalli) e da Siena (450 cavalli). Le discordie
che insorgono nell'esercito avversario, soprattutto per l'incapacità
del vicario angioino Beltramone del Balzo (Novello del Balzo),
fanno sì che i nemici ritornino a Firenze con un nulla di fatto.
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Ott. |
Lucca |
Pisa |
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Toscana |
Organizza a
Pisa un complotto ai danni di Neri della Gherardesca allo scopo
di avere la città. Questo viene scoperto e sono decapitati dai
pisani Betto Malepo dei Lanfranchi ed alcuni connestabili tedeschi;
il della Gherardesca, per vendetta, pone a sua volta una taglia
di 6000 fiorini sulla testa del Castracani da destinarsi al
suo uccisore; se poi il sicario dovesse risultare un fuoriuscito,
a costui è promessa anche la cancellazione da ogni bando. Coloro
che scoprono e denunciano la congiura, due fuoriusciti fiorentini
che vivono a PIsa , un Guidi ed un Cerchi, ricevono per compenso
una grossa somma di denaro. |
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Dic. |
Lucca |
Firenze |
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Toscana |
Irrompe in
Fucecchio con 150 cavalli e 500 fanti per una piccola porta,
fattagli trovare aperta da un suo partigiano: nella notte occupa
quasi tutto il centro con la rocca. Alla fine, richiamati dai
segnali di richiesta di aiuto accesi su una torre, arriva Vanni
Scornazzani con rinforzi provenienti
da Santa Croce sull'Arno, da Castelfranco di Sotto e da San
Miniato. Il Castracani viene preso tra due fuochi: i terrazzani
alle spalle ed i fiorentini davanti e sui fianchi; si scontra
con i soccorritori alla bocca delle vie che danno sulla piazza.
Le sue milizie sono sopraffatte dalla stanchezza; ferito al
volto, riesce a stento a salvarsi a piedi, anche perché i fiorentini
non se la sentono di inseguire i lucchesi in fuga, che lasciano
sul terreno, fra morti e prigionieri, 150 uomini. |
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1324 |
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| .................. |
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Sempre ostile
ai pisani, per mezzo del cardinale Napoleone Orsini tenta di
accordarsi con il re Giacomo d'Aragona in guerra con gli stessi
per il possesso della Sardegna. |
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Apr. |
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Toscana |
Viene con 500
cavalli a Serravalle Pistoiese per indurre il del Balzo a ritirarsi
da Carmignano. A fine mese è scomunicato dalla curia
avignonese. |
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Mag. |
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Toscana |
220 cavalli
fiorentini del del Balzo sconfiggono a Castelfranco di Sotto
150 cavalli lucchesi in uno scontro che dura più di tre ore.
Il Castracani fa presto a prendersi una rivincita; mediante
un trattato con un ufficiale di guardia alle porte di Serravalle
Pistoiese, penetrano infatti nottetempo nel castello 400 cavalli;
nella rocca è ucciso il castellano Manfredi Tedesco. Il Castracani
lascia allora Montecarlo e nella mattinata raggiunge la località.
La cavalleria fiorentina, ignara dell'accaduto, si muove verso
Serravalle Pistoiese e si scontra con la fanteria lucchese,
diretta anch'essa verso il castello: da esso ne escono i 400
cavalli, entrativi in precedenza, ed i fiorentini sono posti
in fuga con la cattura di Bandino dei Rossi, di Francesco Brunelleschi
e di Giovanni della Tosa. Con la vittoria, entra in contatto
con il ghibellino Filippo Tedici, nipote dell'abate di Pacciana
signore di Pistoia. Si porta al colle di Brandelli, a tre miglia
dal capoluogo, e vi fa costruire una nuova fortezza, chiamata
Bellosguardo o Berriguardo. A fine mese i fiorentini decidono
di bloccare economicamente Lucca con l'aiuto dei comuni alleati:
sono stabilite gravi pene contro i trasgressori ma l'obiettivo
prefissato non viene raggiunto. Sempre negli stessi giorni il
Bavaro gli conferma il vicariato imperiale su Lucca e gli altri
territori già compresi nel diploma riconosciutogli da
federico d'Asburgo; in più gli è concesso anche
il vicariato di Pontremoli. Nella stessa data viene eletto anche
vicario imperiale sopra la città. contea e distretto
di Piostoia, mentre prima era soltanto vicario del partito imperiale,
vale a dire dei fuoriusciti della città. |
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Lug. sett. |
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Toscana |
Filippo Tedici
con l'aiuto del conte Neruccio da Sarteano occupa le difese
di Pistoia e si fa nominare a nome dei guelfi signore della
città. I fiorentini credono di trovare in lui un alleato
e gli inviano alcuni armati: costoro non sono fatti entrare
in città. Di seguito riesce a sventare una congiura dello
zio Ormanno ed a fine settembre lo fa arrestare. |
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1325 |
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Feb. |
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Toscana |
Tratta nascostamente
con il Tedici la cessione di Pistoia tramite un frate agostiniano.
Affinché i fiorentini non subodorino il trattato, si
impossessa del forte castello di Sambuca Pistoiese; ne assale
la rocca e questa gli è consegnata dal castellano, un cognato
del Tedici: dei prigionieri, i guelfi, sono giustiziati a Lucca. |
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Mar. |
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Toscana |
Invia a Pisa
alcuni sicari affinché assassisino Neri della Gherardesca: i
colpevoli vengono identificati e sono condannati a morte. |
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Apr. |
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Toscana |
Promuove trattati
a Firenze ed a Prato. Nel primo vi sono coinvolti un monaco
confessore delle masnade francesi, un uomo d'arme della compagnia
di Guglielmo di Noren (probabilmente con la connivenza di tale
capitano) e Tommaso Frescobaldi, che dovrebbe fare ribellare
al comune Capraia e Montelupo Fiorentino; della congiura di
Prato il principale attore è Vito Pugliesi. Anche in questo
caso, con l'eccezione del Frescobaldi, i cospiratori sono scoperti
e giustiziati. |
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Mag. |
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Toscana |
Sospetta il
Tedici di doppio gioco; per prevenire i fiorentini offre al
Tedici la mano della figlia Dialta in cambio della cessione
di Pistoia. Ricevuti i contrassegni di tutte le rocche e le
fortezze, entra in Pistoia con l'aiuto di Carlino Tedici, figlio
di Filippo, che, dietro la somma di 6000 fiorini, gli consegna
la porta di Ripalta. Il Castracani si ferma con le sue truppe
al Prato a San Francesco, cavalca per tutta la città
ed occupa la piazza maggiore. Molti guelfi fuggono dalla città
ed i soldati fiorentini della guarnigione sono quasi tutti svaligiati
di armi e di cavalli. I capitani fiorentini Lotto da Montecchio
e Gabriele dei Pannocchieschi si barricano alla porta Caldatica
salvo ad arrendersi a patti in breve tempo. Filippo Tedici rimane
al governo di Pistoia come suo vicario; il Castracani gli dà
in moglie la figlia e gli concede una provvigione di 2000 fiorini
nonché il frutto di alcune gabelle comunali. A fine mese,
dopo uno scontro con i terrazzani di Fucecchio, marcia alla
volta di Castelfranco con 150 cavalli. I fiorentini gli si muovono
contro con 120 cavalli. Giungono da Fucecchio altri 100 cavalli
ed i lucchesi sono messi in fuga. |
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Giu. |
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Toscana |
Rafforza il
castello di Montale e si avvia contro i fiorentini, le cui truppe
sono capitanate da Raimondo di Cardona (2100 cavalli, di cui
1600 mercenari, e 15000 fanti di Firenze e del contado). Il
Castracani non ha a sua disposizione che 700 cavalli e molti
fanti, con i quali si rinchiude in Pistoia. |
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Lug. |
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Toscana |
Il Cardona
assedia Cappiano ed attraversa la Guisciana. Alla caduta di
tale località il Castracani si allontana da Pistoia per
non vedersi tagliata la strada per Lucca, si trasferisce in
val di Nievole e si accampa a Vivinaia. Si uniscono qui ai suoi
uomini alcuni rinforzi inviatigli dai ghibellini, quali 300
cavalli del Tarlati, 200 cavalli dalla marca di Ancona e dalla
Romagna, altri 150 dalla maremma, dai Santa Fiora e da altri
nobili toscani. Si fortifica in Ceruglio (Montecarlo) con fosse
e steccati fino al padule di Sesto poi chiamato di Bientina:
negli stessi giorni cerca di subornare due connestabili francesi
(Guglielmo di Noren e Miles d'Auxerre), i cui negoziati sono
rivelati dal secondo capitano in punto di morte. |
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Ago. |
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Toscana |
Mentre il Cardona
assedia Altopascio, tenta due azioni diversive con 200 cavalli
ed alcuni fanti sul contado di Prato (agli ordini del cognato
Vanni Streghi) e verso Lecore nel fiorentino. Porta un altro
tentativo su Carmignano con 150 cavalli e 1000 fanti: le sue
truppe entrano nel borgo, ma vi sono sorprese dai Galgalandi
e da 200 cavalli fiorentini e bolognesi, che uccidono 450 dei
suoi uomini e ne catturano molti altri. Anche Altopascio a fine
mese si arrende. |
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Sett. |
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Toscana |
Diminuisce
il numero degli effettivi ai suoi ordini, sia per le malattie
che colpiscono le sue file, sia perché a corto di denaro. Nonostante
ciò, continua a rafforzarsi sulle colline di Vivinaia, a Montechiaro,
a Montecarlo, a Porcari per bloccare un'eventuale marcia verso
Lucca da parte dei nemici. Il Cardona si accorge di essersi
accampato all'abbazia di Pozzeveri in una posizione infelice
rispetto ai lucchesi: invia Bornio di Borgogna ed Urlimbacca
Tedesco tra Montechiaro e Porcari, affinché con gli zappatori
facciano alcune spianate per trasferirvi il campo. Ha così inizio
un primo combattimento presso Altopascio, della durata di tre
ore, in cui interviene direttamente anche il Castracani: in
esso rimane ferito e gettato da cavallo da Urlimbacca Tedesco.
Avvicinandosi la notte, i fiorentini abbandonano il campo dopo
avere perso, fra morti e prigionieri, 40 cavalli fra i quali
lo stesso Urlimbacca, che è fatto prigioniero con 12 uomini
della sua compagnia, fra cui i cavalieri bavaresi Heinrich ed
Hermann, un signore austriaco di nome Dietrich, Nies di Strasburgo,
Forbacher di Norimberga, 3 connestabili francesi ed i fiorentini
Francesco Brunelleschi e Giovanni della Tosa. Allo scontro seguono
trattative con il Cardona, che il Castracani inganna facendogli
credere di essere disposto a consegnare ai fiorentini alcuni
castelli della val di Nievole. La dilazione gli permette di
rafforzarsi con 1000 cavalli, di cui 800 condotti da Azzone
Visconti (per farli muovere da Lucca deve loro consegnare 6000
fiorini) ed altri 200 da Passerino Bonacolsi. L'esercito nemico
ora è forte di 2000 cavalli e di 8000 fanti, quello lucchese
di 1500 cavalli. Cala da Vivinaia ed opera varie schermaglie
in attesa dei rinforzi del Visconti; con la venuta di quest'ultimo,
scende nella pianura e la battaglia diviene generale. Dapprima
il combattimento è incerto e 150 cavalli fiorentini e francesi
resistono vigorosamente alla cavalleria viscontea; all'improvviso
Bornio di Borgogna (che comanda la seconda schiera con 800 cavalli)
si ritira senza ragione, per cui più tardi sarà accusato di
tradimento. Anche il Cardona rimane sostanzialmente inattivo
per cui appena la fanteria fiorentina si accorge di essere stata
abbandonata dalla cavalleria pesante si dà ad una fuga
disordinata. Nello scontro di parte fiorentina cadono 110 cavalli;
più numerosi sono i prigionieri (770 uomini, senza contare i
confederati ed i mercenari): fra essi vi sono anche il Cardona
con il figlio Guglielmotto, due nipoti, 40 dei primi signori
di Firenze, 30 signori di altre città della Toscana e
50 cavalieri tedeschi e francesi fra i quali Piero di Narsì.
I prigioniei sono mandati a Lucca ed in piccola parte a Pistoia
sotto la custodia del genero Filippo Tedici. |
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Ott. |
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Toscana |
Il Castracani
recupera i castelli di Cappiano, di Montefalcone e quello di
Altopascio, i cui difensori (più di 500) sono condotti a Lucca.
Per potere dare il soldo alle milizie almeno con le prede, si
porta a Lecore e si accampa a Signa; devasta, poi, Campi Bisenzio,
Brozzi, Careggi, Quaranta, Rifredo, San Moro (data alle fiamme).
Sosta a Peretola per tre giorni e vi prende alloggio nel palazzo
di Geri Spina: sempre in questa località, fa correre tre palii,
uno per gli uomini d'arme, uno destinato ai fanti ed il terzo
per le meretrici al seguito delle truppe. Espugna i castelli
di Capalle e di Calenzano; rientra a Signa e depreda in val
d'Arno i contadi di Galgalandi, di San Martino alla Palma, di
Pulci, di Settimello; viene pure a Greve in Chianti e le sue
schiere, sempre con i soliti metodi, toccano San Piero a Monticelli,
Marignolle, Giogoli, Torri in val di Pesa, Montelupo Fiorentino
e Pontorme (i cui borghi sono bruciati); espugna il castello
di Torrebecchi, appartenente agli Strozzi, ed i 100 difensori,
fatti prigionieri, sono tutti impiccati. Entra anche in Carmignano
ed in Artimino; ne assedia la rocca; i difensori si arrendono
a discrezione; parte sono impiccati e parte sono imprigionati
in Pistoia. Ritorna a Lucca e, a compensazione anche delle taglie
dei prigionieri, riconosce ad Azzone Visconti 25000 fiorini,
presi ad usura da fuoriusciti genovesi che vivono a Pisa. Sempre
con il Visconti, passa a Rifredo con 2000 cavalli e fa correre
un altro palio su un'isola dell' Arno, a Rifredi, che può essere
vista da Firenze. Molti fuggiaschi entrano nel capoluogo e vi
portano la peste. Il Castracani consuma il resto del mese nel
saccheggiare il contado di Prato, nonché quelli di Signa, di
Rifredo, di Greve in Chianti e di Giogoli: molti centri del
distretto riconoscono al signore di Lucca il pagamento di un
tributo. E' in questo periodo che fa liberare con 50 compaesani
un oste della val di Greve, fatto prigioniero durante le scorrerie,
perché costui anni prima, quando era povero, aveva gratuitamente
e con gentilezza dissetato con il suo vino il condottiero. |
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Nov. |
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Toscana |
Penetra in
val di Marina con 700 cavalli e 500 fanti e vi fa grandissimi
danni. I fiorentini tentano di sorprenderlo a Calenzano con
200 cavalli e 2000 fanti: il Castracani viene a conoscere in
anticipo tale insidia e si sposta a Signa dove fa battere moneta
spicciola con l'immagine dell'imperatore Ottone (i castruccini).
Iniziata la stagione delle piogge, ritorna a Lucca per la festa
di San Martino dopo avere affidato Signa alla guardia dei fuoriusciti
di Firenze e di 300 cavalli e avere fatto rientrare ad Arezzo
altri 300 cavalli, che lo hanno accompagnato nelle sue incursioni.
Fa il suo ingresso trionfale nella città tutta adornata
di tappeti e di drappi di seta. Il corteo comincia alle prime
ore della mattina; parte da Altopascio ed entra in Lucca dalla
porta di San Gervasio. Esso è aperto dai vivandieri,
dagli addetti al campo e dai guardiani del bestiame con animali
e prede di guerra; quindi procede una grande quantità
di prigionieri catturati in battaglia in ordine di grado e di
importanza; viene successivamente un grande numero di cavalli
da guerra, alcuni dei quali sono cavalcati da giovani lucchesi
che portano gli elmi e le sopravvesti dei nemici prigionieri
o morti; segue il carroccio preso ai fiorentini, tirato da bufali,
con la campana senza battaglio con gli stendardi di Firenze
trascinati per terra alla rovescia; precedono il carro del vincitore
anche il Cardona con un figlio, con delle torce accese in mano
da offrire al santo patrono della città (San Martino). Il carro
del Castracani è trainato da quattro cavalli bianchi,
bardati di drappi turchini guarniti d'oro e con armi ricamate.
Il condottiero, coronato d'alloro, siede sulla parte più
alta del carro ed è vestito di un manto di porpora e
di oro. E' circondato da ambasciatori e dai familiar della sua
corte. Dietro di lui, pure accompagnati da amici e da ambasciatori
vengono i figli Arrigo e Valeriano. Chiude il corteo tutta la
cavalleria e la fanteria nelle loro divise e con le insegne
degli Antelminelli. Dal riscatto dei prigionieri il Castracani
ricaverà 100000 fiorini. |
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Dic. |
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Toscana |
Da Signa, 200
cavalli lucchesi scorrono sino a San Piero a Monticelli ed alla
porta fiorentina di San Frediano: dalla città escono alcuni
cavalli fiamminghi per contrastarli. 800 nemici si portano in
disordine a Settimello, sicché i lucchesi possono riguadagnare
la strada di Signa. Nel contempo, il Castracani ottiene a patti
dagli Strozzi la fortezza di Chiavello che viene distrutta;
conquista a forza la torre di Palugiano (parimenti abbattuta)
ed assedia Montemurlo, alla cui guardia si trovano 150 fanti
con Giovanni Adimari. |
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1326 |
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Gen. |
Lucca |
Firenze Napoli |
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Toscana |
Ha a patti
Montemurlo, dopo avere fatto scavare delle cave sotto le mura
per farle crollare: accresce le difese del castello e lo trasforma
in un suo caposaldo nel conflitto con i fiorentini. Questi ultimi,
per risposta, si danno in signoria al duca di Calabria Carlo
d'Angiò per dieci anni e riconoscono a quest'ultimo la somma
di 200000 fiorini, affinché assuma le difese del comune. Ora
il Castracani combatte il nuovo capitano dei fiorentini Piero
di Narsì, da lui liberato dopo la battaglia di Altopascio con
la promessa che non avrebbe più militato contro i lucchesi.
Il Narsì contatta alcuni dei suoi connestabili perché lo uccidano
e facciano sollevare Signa e Carmignano. La congiura viene scoperta
e sono decapitati 2 connestabili borgognoni, uno inglese e 6
tedeschi: il Castracani è costretto a licenziare tutti i francesi
ed i borgognoni ai suoi ordini, fra i quali il Noren, anch'egli
coinvolto nel complotto. |
|
Feb. |
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Toscana |
Muove in soccorso
di Signa contro il Narsì e vi cattura 7 connestabili; cavalca
in val di Pesa con 700 cavalli e 2000 fanti e dà alle fiamme
Torri e San Casciano in val di Pesa. Raduna nuove truppe (800
cavalli e 3000 fanti) ed è a Peretola, sempre senza trovare
contrasto nei nemici. Alla fine, all'avvicinarsi delle milizie
nemiche, fa ardere Signa e taglia il ponte sull'Arno. Prima
di abbandonare tale località i ghibellini fiorentini
eleggono il Castracani capo e signore a vita dalle loro fazione. |
| Mar. |
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|
Toscana |
Lascia Carmignano
per volgersi alla conquista di alcuni castelli. Con la loro
presa questi vengono successivamente demoliti. |
|
Apr. |
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Toscana |
Ottiene per
denaro dai Frescobaldi il piccolo castello di Creti; dà battaglia
a Vinci, Cerreto Guidi e Montevettolini, guada l'Arno, si spinge
verso Empoli e si impadronisce di Petroio. |
|
Mag. |
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|
Toscana |
Coglie in agguato
il Narsì e lo cattura con altri 2 connestabili: il condottiero
francese viene portato a Pistoia, dove è decapitato: 2 connestabili
francesi, 11 cavalli tedeschi, 40 scudieri francesi ed altri
100 prigionieri italiani sono impiccati ai merli delle mura
di Carmignano. |
|
Giu. |
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|
Toscana |
Distrugge il
castello di Petroio per timore degli angioini del duca di Atene,
Gualtieri di Brienne; si volge verso Prato e costruisce un battifolle
in val di Bisenzio a Serracavallino (Serra Pistoiese), un altro
sull'Ombrone nei pressi di Carmignano, un altro ancora ad Agliana.
Tutte le fortezze sono abbattute con l'arrivo del Brienne, che
il Castracani vince più volte in piccole scaramucce con i suoi
cavalli. |
|
Lug. |
Lucca |
Genova |
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Liguria |
Si sposta in
Liguria con i fuoriusciti di Genova, vi affronta il del Balzo
e si impadronisce di Sestri Levante e di Lerici. Viene scomunicato
dal cardinale Napoleone Orsini per conto del papa Giovanni XXII:
un'infermità lo colpisce ad una gamba ed è anche in pericolo
di vita. |
|
Ago. |
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|
Apre dei negoziati
con il legato pontificio e con il re di Napoli che tendono a
staccarlo dal partito ghibellino: al loro fallimento, a Firenze,
in piazza Santa Croce, viene dichiarato eretico, persecutore
della Chiesa ed è scomunicato nuovamente con il vescovo di Arezzo
Guido Tarlati. A presenziare alla cerimonia vi sono anche il
duca di Calabria Carlo d'Angiò e le sue truppe. |
|
Ott. |
Lucca |
Malaspina Firenze |
|
Toscana |
E' attaccato
in Lunigiana da Spinetta Malaspina che, con gli aiuti fornitigli
da angioini, da pontifici e da scaligeri, assedia i castelli
di Verrucolette e di Buosi; altro colpo subisce nel pistoiese,
dove i locali fuoriusciti fanno ribellare Ravignano (Gavinana)
e Mammiano. Il Castracani assedia i due castelli, vi fa costruire
nei pressi battifolli e bastie e si reca a Pistoia per fronteggiarvi
l'avanzata di Carlo di Calabria. Ottiene la resa di Gavinana
e di Mammiano; subito dopo, si getta in Garfagnana ed in Lunigiana
ed obbliga il Malaspina a fuggire a Parma. |
| Dic. |
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Invia ambasciatori a Innsbruck all'imperatore
Ludovico il Bavaro. |
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1327 |
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Gen. |
Lucca |
Pisa |
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Toscana |
Aiuta Benedetto
Maccaione dei Lanfranchi nella sua azione ai danni di Vicopisano:
il fuoriuscito è messo in fuga dagli abitanti. Contemporaneamente
Beltramone del Balzo , alla testa di 800 cavalli, tenta una
spedizione ai danni di Pistoia penetrando fino all'antiporta.
Gli assalitori sono respinti e si sgogano guastando la campagna
circostante. |
|
Feb. |
Lucca |
Genova |
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Liguria |
Soccorre ancora
una volta i fuoriusciti genovesi. Invia ambasciatori a Trento
incontro all'imperatore Ludovico il Bavaro. |
|
Mar. |
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|
Toscana |
E' una volta
di più scomunicato a Firenze in Santa Reparata (Santa
Maria del Fiore) dal cappellano della chiesa vescovile per incarico
dell'inquisitore. La scomunica viene ripetuta la domenica successiva
dopo che il Castracani è stato inutilmente invitato a
presentarsi in un castello del pistoiese per discolparsi dei
suoi errori sulla fede ortodossa. Anche il Tarlati è
scomunicato una seconda volta. |
|
Mag. |
|
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|
Lombardia |
Si trova a
Milano per l'incoronazione nella basilica di Sant'Ambrogio di
Ludovico il Bavaro a re d'Italia. Durante la sua assenza, Carlo
di Calabria si accorda segretamente con i Quartigiani perché
facciano ribellare Lucca, mentre i fiorentini avrebbero attaccato
Pistoia. |
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Giu. |
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|
Toscana |
Alcuni Quartigiani
svelano al Castracani la trama: egli fa chiudere le porte di
Lucca e cattura 22 membri di tale famiglia. Guerruccio Quartigiani
e tre suoi figli sono impiccati con le insegne, inchiodate alla
rovescia, di Firenze e della Chiesa trovate in casa loro; altri
sono propagginati (sotterrati vivi con la testa all'ingiù).
Tutti gli altri membri (più di cento) vengono espulsi da Lucca
e dal contado. Poco dopo viene scoperta in Lucca un'altra congiura,
organizzata dai Carincioni e da altri cittadini: tutti i congiurati,
che sono catturati, sono messi a morte. Alcuni di costoro si
erano rifugiati in una zona sopra Matraia, chiamata colle del
Pozzo: assediati, sono fatti prigionieri e portati a Lucca.
Sono fatti cavalcare alla rovescia, con le mani legate alla
schiena, sopra alcuni asini. Tra di loro vi sono 4 cavalieri
che sono impiccati. Da parte sua il Castracani istiga gli abitanti
di Roma a scacciare dalla città i partigiani di Roberto d'Angiò.
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Lug. |
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Toscana |
1300 cavalli
e 8000 fanti fiorentini si attendano con Carlo di Calabria a
Signa, attraversano la Guisciana ed assediano Santa Maria a
Monte; a costoro si uniscono nel frattempo altri 1200 cavalli
e 4000 fanti, capitanati dal del Balzo, da Vergusio dei Landi
e dal legato pontificio. Gli avversari conquistano la prima
cerchia delle mura e, poco dopo, anche la seconda. In seguito
ad un violento litigio per il bottino di guerra fra fiorentini
e francesi, scoppia un incendio per cui case e prede bruciano
in un grande falò assieme a diversi abitanti nascosti
nelle loro abitazioni. La rocca perverrà nelle mani dei
nemici nei primi giorni del mese successivo. |
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Ago. |
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Toscana |
Pone i suoi
alloggiamenti a Vivinaia, a Montecarlo ed a Montechiaro con
800 cavalli e 10000 fanti e rifiuta lo scontro frontale richiesto
dagli avversari (accampatisi nel proseguio delle operazioni
ai piedi dell'altura di Montecarlo). Non riesce ad impedire
la caduta di Artimino, un castello della Valdarno tra Signa
e Capraia. I difensori si arrendono a fine mese dopo tre giorni
di lotta con la garanzia di avere salva la vita: cosa che non
avviene perché molti dei soldati e degli abitanti sono
uccisi. . Si avvicinano,alfine, in soccorso del Castracani le
milizie di Ludovico il Bavaro; i fiorentini sono costretti a
ripiegare dopo avere speso in una infruttuosa campagna di tredici
mesi più di mezzo milione di fiorini. |
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Sett. |
Lucca |
Pisa |
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Toscana |
Il Castracani
supera il Serchio e si avvia verso Serra Pistoiese per accogliere
l'imperatore a Pontremoli: nel frattempo, in tale località
alcuni soldati imperiali hanno rapito e stuprato una giovane
del luogo. Il padre di costei organizza la caccia e con l'aiuto
della popolazione uccide i rapitori. Il Castracani, avvisato
del fatto, si porta a Pescia; assale il castello di Serra Pistoiese
e ne ottiene la resa a patti. Questi non sono mantenuti, perché
i suoi soldati irrompono al suo interno e danno fuoco al castello
ammazzando numerosi abitanti, senza fare distinzione di sesso
o d'età. I sopravvissuti alla strage sono condotti legati
davanti al Castracani e sono tutti decapitati. Si incontra nuovamente
con il Bavaro a Pietrasanta: approffitta dell'occasione per
catturare gli ambasciatori pisani, in urto con il vescovo di
Arezzo. Con Ludovico il Bavaro assedia Pisa alla testa di 3000
cavalli, non perfetti dal punto di vista dell'armamento, e di
moltissimi fanti del lucchese, della Lunigiana e del genovese.
Conquista Porto Pisano e tutti i castelli del circondario; si
immette nel borgo di San Marco a Pisa, fa scavare cave sotto
le mura, conduce numerosi assalti, che si rivelano tutti infruttuosi. |
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Ott. |
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Toscana |
Le discordie
in Pisa fra coloro che, allettati dalle promesse del Castracani,
vogliono la pace (Fazio della Gherradesca e Vanni Bonconti)
e gli altri maggiorenti cittadini, inducono i pisani ad arrendersi
nelle mani dell'imperatore in cambio di 60000 fiorini e della
promessa che il signore di Lucca ed i fuoriusciti non sarebbero
entrati nella città. In tre giorni i pisani cambiano parere
ed il Castracani vi si introduce pacificamente facendo osservare
ai suoi soldati la più severa disciplina. |
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Nov. |
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Toscana |
Viene armato
cavaliere dal Bavaro e, dietro l'esborso di 50000 fiorini, è
nominato a Lucca duca di tale città, di Pistoia, di Luni,
di Prato, di San Gimignano, di Colle di Val d'Elsa e di Volterra. |
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Dic. |
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Toscana |
Ottiene dall'imperatore,
contro gli interessi dei pisani, i castelli di Sarzana, di Rotina
in Versilia, nonché quelli di Montecalvoli e di Pietracassa.
Nello stesso tempo dà in sposa a Fazio della Gherardesca
la figlia Bertecca. |
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1328 |
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Gen. |
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Lazio |
Lascia buone
guarnigioni a Lucca (1000 cavalli), Pistoia e Pisa e raggiunge
il Bavaro a Viterbo con 300/500 cavalli e 1000 balestrieri genovesi
e toscani. Affianca l'imperatore nel suo ingresso in Roma. |
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Feb. |
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Lazio e Toscana |
Si trova a
Roma ed assiste in San Pietro all'incoronazione ad imperatore
del Bavaro; il Castracani viene nominato, a sua volta, senatore
della città, conte palatino del Laterano e gonfaloniere dell'impero
romano. Negli stessi giorni, tuttavia, Pistoia è occupata all'improvviso
dai fiorentini capitanati da Filippo di Sangineto: alla notizia,
si allontana in tutta fretta da Roma, supera la maremma con
la scorta di soli 12 cavalli ed entra in Pisa precedendo di
alcuni giorni l'arrivo dei suoi uomini e del conte Giovanni
di Clermont. Si appropria delle entrate cittadine e cerca di
avere per accordo Montopoli in val d'Arno. |
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Mar. |
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Toscana |
Scorre il pistoiese;
rifornisce di vettovaglie e di armati Montemurlo e rientra a
Lucca. Dà il suo contributo alla rappacificazione fra Venezia
da un lato e Savona ed i fuoriusciti genovesi dall'altro, che
hanno incominciato a guerreggiarsi per atti di pirateria messi
in atto dai secondi in Siria ed in Grecia. E' scomunicato, ancora
una volta, dal pontefice con il Bavaro e Pier Saccone Tarlati. |
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Apr. |
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Toscana |
Invia a Montemassi,
in maremma, 400 cavalli e fanti che si impadroniscono della
località precedendovi 250 cavalli fiorentini. Ne fa uscire Nellino
e Bustaccio da Sticciano, che vi sono assediati da Guidoriccio
da Fogliano; perde, invece,
Pozzo. |
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Mag. lug. |
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Toscana |
Si reca a Pisa
e si fa eleggere signore della città per due anni, dopo avere
obbligato il vicario imperiale, il conte di Oettingen, ad andarsene
a Roma: ne approfitta pure per liberarsi di alcuni personaggi
ostili alla sua poltica quali Bavoso da Gubbio (Baverio dei
Salinguerri), Filippo da Caprona ed altri nobili. La situazione
è sanata con la sua nomina a vicario inperiale di Pisa da parte
del conte Mainardo di Oftenburg e del burgravio Federico di
Norimberga. Rientra a Lucca per assoldarvi numerosi armati e
passa all'assedio di Pistoia, difesa da Simone della Tosa con
300 cavalli e 1000 fanti: nella città dominano i contrasti tra
il Sangineto ed i fiorentini e non vi sono vettovaglie che per
due mesi. Il Castracani si pone intorno a Pistoia con 700 cavalli
(di cui 500 pisani e 200 stranieri) e 30000 fanti; si accampa
al Ponte a Bonelle e dà il guasto alle campagne. Blocca
con battifolli e steccati ogni via di accesso ad essa: colloca
un presidio alla testa della via per Firenze di fronte alla
chiesa di San Desiderio; uno di fronte alla Pusterla; uno tra
la porta Lucchese e porta Ripalta; uno tra la porta di San Marco
e quella di Ripalta e l'ultimo dirimpetto a San Leonardo. Frequenti
sono le sortite dalla città, che terminano talora con
l'incendio di macchine ossidionali o di bastite. Il Castracani
non se ne dà per inteso conoscendo la penuria di vettovaglie
in Pistoia; si impadronisce della pieve di Valdibura, da dove
i difensori provocano gravi danni ai suoi uomini. Ne ottiene
la resa per fame; li fa legare e condurre sotto le mura della
città e qui sono tutti impiccati. Per rappresaglia, i
parenti dei giustiziati assalgono il carcere, ne cavano fuori
i prigionieri e li impiccano ai merli delle mura: fra costoro,
sono squartati coloro che sono ritenuti più vicini al
Castracani ed i loro lacerti sono gettati nei campi lucchesi.
I fiorentini spediscono 600 cavalli in soccorso ai pistoiesi;
tali truppe pongono i loro alloggiamenti ad Agliana. Il condottiero
riunisce tuti i suoi soldati, lasciando solamente delle deboli
guarnigioni alla guardia dei ripari, ed attacca gli avversari.
La battaglia dura un giorno intero e termina con il ritiro dei
fiorentini. |
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Ago. |
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Toscana |
I difensori
con Simone della Tosa non hanno viveri che per tre giorni e
si arrendono a patti, a condizione di non ricevere soccorsi
dalla lega entro il termine di cinque giorni. Ottenuta la resa,
i guelfi che escono dalla città sono derubati dei loro averi
dai ghibellini. Il Castracani ritorna a Pisa e vi è accolto
con tutti gli onori. |
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Sett. |
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Toscana |
Muore a Lucca
nei primi giorni del mese per gli strapazzi sopportati durante
l'assedio. Prima di morire dà disposizioni affinché il figlio
Arrigo vada a Pisa con la cavalleria. E' sepolto a Lucca nella
chiesa di San Francesco vestito con il saio dei frati minori.
Una sua raffigurazione compariva su un muro della fortezza Augusta.
Il dipinto fu distrutto alla sua morte in occasione dell'atterramento
del fortilizio da parte dei suoi avversari. Un altro affresco,
che si trovava nella villa di Massa Pisana del condottiero,
è andato pure distrutto a seguito di una ristrutturazione
dell'edificio. Nel "Trionfo della Morte", nel Camposanto
di Pisa, il Vasari ravvisò in due punti la figura del
Castracani. Un'altra effigie del condottiero è quella
che compare nella cappella di palazzo Medici, a Firenze, ad
opera di Benozzo Gozzoli ("Viaggio dei Re Magi").
Il Castracani in questo caso è raffigurato come un giovinetto,
con i capelli inanellati, riccamente vestito sopra un cavallo
bardato con una gualdrappa in cui compare una pantera, simbolo
di Lucca. Non mancano, infine, medaglioni, medaglie, incisioni
che riportano l'immagine del condottiero. le sue gesta sono
cantate in un poema latino dal poeta pisano Ranieri de Granchis.
Il Castracani viene pure menzionato nei loro scritti da Francesco
Petrarca, Franco Sacchetti, Giovanni Cavalcanti e Giovanni Villani.
Biografie intorno alla sua figura sono state scritte da Niccolò
Tegrimi, da Niccolò Machiavelli e da Aldo Manuzio. Il
mito del Castracani si diffonde anche fuori d'Italia durante
il periodo rinascimentale. Del Condottiero (notizie tratte dal
Lucarelli) si parla nella commedia spagnola "Vandos de
Luca Y Pisa" del poeta Antonio fajardo de Acevedo e nella
"Silva de varia leccion" di pedro Mexia. Del 1830
è invece un poema epico della poetessa lucchese Costanza
Moschena e della fine del 1700 il dramma musicale "Castruccio"
pubblicato da Giuseppe Rocchi. Sempre sulla fine del 1800 compaiono
alcuni libri storici che trattano derlla sua figura, quali quelli
di V. Bocci ("Castruccio"), di P. Dompé e di
C. Gandolfi ("Castruccio castracani degli Antelminelli"),
di C. Magnani ("Castruccio Castracani degli Antelminelli"),
di Niccolò Tommaseo, di F. Winckler ("Castruccio
Castracani herzog von Lucca. Historische studien"), del
moglie del poeta Percy Shelley, Mary Godwin Shelley ("Valperga
or her life and adventures of Castruccio prince of Lucca").
Durante tutta la sua signoria il Castracani oltre alla costruzione
della fortezza Augusta e della sua villa a Massa Pisana, fece
fare nei suoi territori molte opere di fortificazione e di abbellimento.
Rafforzò le difese di Pietrasanta, di Massa e di Pontremoli;
rifece il porto di Motrone; fece ricostruire la rocca di Viareggio,
distrutta dai pisani, sistemandola anche per lo scarico di merci
da parte di piccole imbarcazioni e da lì fece riassestare
la strada che porta a Montramito. Risistemò e fortificò
Monteggiori, dove era una sua abitazione; in Garfagnana unì
con strade e ponti Castelnuovo ed i paesi vicini; a Ghivizzano,
castello della sua famiglia, ingrandì il palazzo già
esistente; sulla Lima fece costruire molti ponti e rocche; a
Nozzano fece rifare la rocca fatta demolire a suo tempo da Uguccione
della Faggiuola; nel castello di Lavenza fece edificare un nuovo
palazzo. Oltre a queste costruzioni, il Castracani in tutti
i suoi domini, per esigenze militari, curò molto l'efficienza
delle strade, specie quelle battute dalla cavalleria, ed innalzò
molti ponti per attraversare fiumi e torrenti. Lo stemma originario
della famiglia degli Antelminelli è costituito da un
levriero bianco con la parte superiore del corpo sollevata in
alto; il collare è rosso guarnito d'oro in campo azzurro.
Nella parte inferiore dell'animale sono presenti uno scudo,
l'elmo, un cimiero con una testa coronata d'aquila. Il motto
è "inexpugnabilis". Variazioni a questo tema
saranno successivamente portate. L'imperatore Ludovico il Bavaro
concede ad esempio al Castracani di aggiungere al cane i rombi
azzurri e argento della casa Wittelsbach. |
CINQUANTAQUATTRO CITAZIONI
Valoroso capitano. Il più grande capitano del suo tempo. Per valore uguale ai più famosi capitani.
Condottiero esperto nell'arte della guerra.
Famosissimo capitano.
A lui si deve in parte il ristabilimento della milizia
italiana.
Tiranno magnanimo, saggio, prudente, sollecito. Uomo di parere
avveduto. Seppe riunire ai pregi guerrieri la sapienza politica.
Le sue qualità personali e la sua fedeltà all'imperatore lo fanno distinguere per partigiano della causa imoperiale e restauratore della sua causa.
Crudele verso i suoi rivali; terribile con i suoi
nemici. Avventuriero senza scrupoli.
Grato con gli amici, giusto con i sudditi.
Oltre l'audacia e l'animo invitto, aveva molte altre qualità nel governo ed in tempo di pace. prediligeva dare incarichi pubblici a uomini dotti. Nelle sue deliberazioni si consigliava sempre con persone fedeli ed oneste. Era nemico capitale dei simulatori e dei bugiardi.
Sleale con gli avversari; univa l'astuzia e la
dissimulazione al valore. Desideroso sempre di avere nuovi servitori e nuovi
amici, non era riconoscente per i benefici ricevuti.
Audace ad entrare nei pericoli; il primo ad entrare in
combattimento, fra gli ultimi ad uscirne.
Temuto dalla popolazione e caro ai soldati.
Pronto nelle decisioni. Spirito indomabile e freddo.
Instancabile nella fatica; resistente al caldo, al freddo
ed a tutte le fatiche del campo.
Non fu mai avaro, generoso specie con i soldati. Diminuì imposte e gabelle ai suoi sudditi.
Di statura imponente, robusto, occhi neri o marroni, di capelli
crespi e biondi, pallido di viso.
Amante della musica; teneva gran conto degli scienziati; si
faceva viceversa beffe degli astrologi.
E' raffigurato una prima volta in una zona del Camposanto
di Pisa come un giovane, con cappuccio azzurro intorno alla testa
e con uno sparviero sopra il pugno di una mano. In un'altra area è
rappresentato in un gruppo di cavalieri che, ritornando da una battuta
di caccia con battitori e bracconieri, si imbattono in tre bare scoperchiate
contenenti cadaveri putrefatti. Oltra al castracani fra questi personaggi
sono rappresentati Uguccione della Gaggiuola e l'imperatore Ludovico
il Bavaro.
"Era alto di statura, di bella corporatura,
con arti proporzionati ed agili. Gli occhia aveva neri e grandi, con
sguardo ora benevolo ora terribile. I capelli erano forse biondi ed
anellati, il carnato bianco, tendente al pallido. La bocca aveva molto
bella, il mento piuttosto lungo, così pure il naso, che tendeva
all'aquilino. nella regione mascellare sinistra aveva una cicatrice,
che non toglieva grazia all'aspetto del viso. castruccio appariva
sempre pensoso, tanto da farlo sembrare malinconico. Il che non era."
Lucarelli
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