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Stato. Comp. ventura |
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Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1502 |
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Dic. |
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Marche Umbria |
All' uccisione
dello zio Oliverotto da parte di Cesare Borgia, è salvato a
stento dalla madre (una Oddi) che lo porta a Perugia. |
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Toscana |
Vive alla corte
dei Medici in qualità di paggio del cardinale Giovanni dei Medici..
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1510 |
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Apr. |
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Marche |
Si trova a
Fano; con Adriano Ballioni, si scontra presso la chiesa di San
Giovanni della Chiavica con i fuoriusciti Ludovico Gabrielli,
Francesco Simonetti e Pietro
Negusanti. Nella rissa resta ucciso Francesco Negusanti;
da Pesaro interviene subito Galeazzo Sforza che scaccia i ribelli
dalla città. |
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1513 |
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Feb. |
Fuoriusciti |
Fermo |
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Marche |
Alla morte
del papa Giulio II, lascia San Severino Marche con 15 cavalli
pronto ad entrare in Fermo; fa richiedere ai notabili cittadini
il permesso di rientrare nella città. La sua istanza
è presentata dal cardinale Farnese, legato della Marca,
e da Giampaolo Baglioni. I fermani si oppongono alla richiesta.
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Mar. |
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Marche |
Entra in Falerone
con i suoi fautori (100 cavalli); gli vengono contro 4000 uomini
di Fermo per cui è costretto, dopo tre giorni, ad abbandonare
il castello. |
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Lug. |
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Marche |
Diviene papa
il cardinale Giovanni dei Medici con il nome di Leone X. Fiducioso
nella sua protezione, l'Euffreducci organizza una congiura per
rientrare in Fermo. Il complotto è scoperto e molti dei suoi
partigiani sono impiccati. |
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1514 |
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Mar. |
Fuoriusciti |
Fermo |
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Marche |
Riceve soccorsi
dai Baglioni e può rientrare in Fermo con 3000 uomini; lo accompagnano
Brancadoro da Fermo e Cesare Giosia. Sono saccheggiate dai suoi
alcune case: al suo ingresso in Fermo fa ammazzare due cittadini
e tale fatto convince a fuggire dalla città molti abitanti.
Gli sono resi i beni confiscatigli ed è emesso un perdono generale
fra le parti con il richiamo di tutte le persone bandite. |
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Apr. |
Fermo |
Sarnano |
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Marche |
Combatte i
cittadini di Sarnano, che molestano quelli di Gualdo, e li mette
in fuga. |
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Lug. |
Chiesa |
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200 cavalli leggeri |
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Francia |
Affianca Giuliano
dei Medici nel suo viaggio in Francia. |
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1515 |
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Chiesa |
Francia |
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Emilia |
Segue a Bologna
Lorenzo dei Medici ed il cardinale Giulio dei Medici. |
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Estate |
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Emilia |
Si trova nel
piacentino e con 200 cavalli leggeri controlla le mosse dei
francesi nel ducato di Milano. |
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Ott. |
Fermo |
Fuoriusciti |
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Toscana e Marche |
Lascia Firenze
e costringe i fuoriusciti di Fermo ad allontanarsi dalle vicinanze
della città. |
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Chiesa |
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Francia |
Affianca Giuliano dei Medici
in un'ambasciata pontificia al re di Francia. |
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1516 |
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Chiesa |
Urbino |
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Lazio e Marche |
A Roma. Fronteggia
successivamente le truppe del duca di Urbino Francesco Maria
della Rovere: gli abitanti di Fermo gli consegnano 1600 ducati
al fine di dare il soldo ai suoi uomini. |
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Lug. |
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Marche |
Si trova alla
conquista di Urbino con 2000 fanti e 200 cavalli. |
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1517 |
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Feb. |
Chiesa |
Comp. ventura |
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Romagna e Marche |
Contrasta ancora
le milizie del della Rovere. Raggiunge Rimini con 100 fanti.
Si congiunge con Renzo di Ceri, tenta di muoversi verso Urbino
ma ne viene bloccato da forze soverchianti. Non riesce a persuadere
Lorenzo dei Medici, il Ceri e Vitello Vitelli ad assalire gli
avversari a Tavernelle, dove si è rifugiato il della Rovere;
assale inutilmente il castello di Polverigi e si avvicina ad
Ancona. Gli abitanti non lo vogliono fare entrare e per poco
non nasce uno scontro fra fermani ed anconetani. Il Medici fa
sì che alloggi con le sue truppe a qualche miglio dalla città. |
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Mar. |
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Marche |
Punta su Mombaroccio,
per unirsi con l'esercito pontificio e partecipa all'omonima
battaglia; subito dopo, viene abbandonato da 3000 fanti di Fermo,
Ascoli Piceno ed altri comandati, che si sono recentemente aggregati
alle sue truppe. |
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Mag. |
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Marche |
Asseconda Camillo
Orsini nello scontro di San Remulo, dove Camillo da Trivulzio
si trova a mal partito per la defezione dei fanti guasconi a
favore dei nemici. |
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Lug. |
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Marche |
Viene disfatto
a Chiaravalle da Federico Gonzaga da Bozzolo e da Carlo Baglioni:
fra i suoi uomini, 300 rimangono uccisi sul campo. Carlo Baglioni
approfitta del panico che prende i fermani, assale improvvisamente
la città e la mette a sacco. L'Euffreducci è imputato del rovescio;
è accusato dai membri della famiglia Brancadoro di non aversi
voluto difendere di fronte all'avversario, suo parente, al fine
di diventare signore della città. In Fermo sorgono così due
fazioni in continua lotta fra loro. Durante la sua assenza dalla
città i fuoriusciti, con alla testa Brancadoro da Fermo,
danno alle fiamme le porte cittadine e se ne impadroniscono.
Il vicelegato pontificio ristabilisce la pace per un breve periodo.
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1518 |
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Marche |
Leone X convoca
a Roma le due famiglie, ma entrambe si rifiutano di obbedire.
L' Euffreducci sfida sempre più apertamente i rivali. |
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1519 |
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Lug.
ago. |
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Marche |
Si fa sempre
più viva la contesa con Brancadoro da Fermo. Attacca i rivali;
intervengono il comune ed Orazio Baglioni che forzano i contendenti
ad accordarsi. A metà mese, infatti, l'Euffreducci, Bartolomeo
Brancadoro e Brancadoro da Fermo si recano al palazzo dei priori;
dinanzi al vescovo, agli ambasciatori di Recanati e del Baglioni,
giunto appositamente da Perugia, si abbracciano e giurano la
pace vicendevole. Si sposta ad Amandola. |
| Dic. |
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Marche |
Si muove sui
confini del fermano ai danni dei pontifici. Gli viene contro
il commissario pontificio, il vescovo di Chiusi Niccolò
Bonafede. |
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1520 |
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Gen. |
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Marche e Lazio |
Non osserva
i capitoli con la protezione degli Orsini e dei Baglioni; Leone
X gli intima di portarsi
a Roma per ratificare il trattato alla sua presenza. Si piega
alla partenza; durante il viaggio viene a sapere che i Brancadoro
si sono ribellati; si ferma in un castello degli Orsini, tende
tranelli ai rivali e fa uccidere dai suoi sicari, alla prima
stazione di posta di Roma, Bartolomeo Brancadoro, uno dei più
autorevoli membri della famiglia rivale. |
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Feb. |
Euffreducci |
Chiesa |
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Marche |
Fermo lo dichiara
nemico pubblico, ribelle alla città ed alla Chiesa. Si allea
con Amadio da Recanati e Zibicchio da Fabriano per mirare alla
conquista di tutta la regione. Raccoglie da ogni parte fuoriusciti
e venturieri con i quali espugna Carnasciale; abbandona il castello
e si impadronisce di San Benedetto del Tronto con la rocca; vi si rafforza. Giunge a Fermo il Bonafede
con le milizie pontificie. Il legato gli spedisce contro Brancadoro
da Fermo e Carlo da Offida. Paolo Ciasca entra con la sua compagnia
nel capoluogo e raccoglie 500 fanti nelle terre vicine. L'Euffreducci
si allontana da San Benedetto del Tronto, occupa nottetempo
Falerone (i cui abitanti sono dichiarati ribelli dalla Santa
Sede) e Servigliano. Inizia a saccheggiare il fermano. Nelle
sue azioni è appoggiato da Alessandro da Carnasciale;
si uniscono con i suoi uomini anche i fuoriusciti di San Ginesio
e lo raggiungono dall'ascolano i fautori di Giovanni Francesco
di Astolto. |
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Mar. |
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Marche |
E' fatto contattare
dal Bonafede che gli promette il perdono in caso di resa. Al
suo rifiuto il legato esce da Fermo, seguito da un priore della
città con lo stendardo del comune, e raggiunge Grottazzolina.
I pontifici si spostano a Santa Maria del Piano nei pressi di
Falerone. L'Euffreducci vi viene assediato da Giovanni dei Medici:
ai suoi ordini militano 200 cavalli e 2000 fanti contro i 1000
cavalli ed i 4000 fanti a disposizione del capitano pontificio.
Esce da Falerone, marcia verso San Ginesio e Fermo; è nel piano
di Grottazzolina, punta su Montegiorgio e viene a battaglia
sul fiume Tenna. Vi è un aspro combattimento che dura alcune
ore; allorché vede i suoi fanti in fuga a causa del tiro
di alcune spingarde, si getta con il Pelliccione ed i suoi cavalli
leggeri contro le linee nemiche. Viene ferito mortalmente al
collo da un colpo di picca infertogli da Girolamo Corso o da
Brancadoro da Fermo: seguita a combattere finché un fante lo
getta giù da cavallo. Il legato Bonafede lo benedice in punto
di morte e lo assolve dai suoi peccati dopo avergli messo un
granello di terra in bocca. Con lui sono uccisi 100 suoi seguaci. Il cadavere è portato in un
primo momento a Montegiorgio per essere deposto nella chiesa
principale di tale località; in un secondo momento è
inviato a Fermo per essere esposto esposto nella piazza per
otto giorni. L' Euffreducci viene sepolto inizialmente fuori
la città non si sa da chi; dopo dieci anni sarà riposto
nella tomba di famiglia nella chiesa di San Francesco. I suoi
beni sono confiscati per essere ceduti a Giovanni dei Medici
il quale, a sua volta, ne dividerà fra i suoi soldati,
fra cui Paolo Luzzasco. |
Capitano di valore. Valoroso in guerra.
Di grande esperienza nelle cose della guerra.
Tiranno nel governo. Uomo arrogante e di natura crudele.