Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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0634      UGUCCIONE DELLA FAGGIUOLA  Di Faggiuola (Casteldelci) o di Faggiuola presso Carpegna. Ghibellino. Signore di  Pisa, Lucca, Sansepolcro, Lugo. Dei conti di Carpegna; secondo alcune fonti è invece figlio di un contadino. Padre di Neri.

               1250 – 1319 (novembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

 

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……...........

Faenza

 

 

Romagna

Milita agli ordini di Maghinardo da Susinana.

1275

 

 

 

 

 

Giu.

Forlì

Bologna

 

Romagna

E’ al fianco di Guido da Montefeltro sul Senio.

1281

Forlì

Chiesa

 

 

 

1282

 

 

 

Marche

Dà alle fiamme Mercatello sul Metauro e Pietrarubbia per vendicare la morte in battaglia di Taddeo da Montefeltro.

1286

 

 

 

Umbria

Si trova a Città di Castello e presenzia, come testimone, alla  vendita di alcuni beni da parte di Tano degli Ubaldini.

1287

C.di Castello

Arezzo

 

 

Appoggia l’arcivescovo di Pisa Ruggeri degli Ubaldini.

1293

 

 

 

 

 

……...........

 

 

 

Toscana

Succede a Galasso da Montefeltro nella podesteria di Arezzo e manterrà tale incarico per quattro anni. Permuta con i monaci della città alcuni beni e gli vengono dati il castello di Manciano e Vertola.

Dic.

 

 

 

Umbria

Accorre in difesa dell’abate del monastero di Trevi.

1296

 

 

 

 

 

……...........

Forlì

Chiesa

 

Romagna

Con Ribaldo della Faggiuola, soccorre in Forlì Scarpetta Ordelaffi, capitano generale dei ghibellini romagnoli contro i pontifici.

Mar.

 

 

 

 

Viene scomunicato da Bonifacio VIII con altri due capitani.

Apr.

 

 

 

Romagna

Riconquista il castello di Roversano con il Susinana e Galasso da Montefeltro; si reca a Faenza e da qui punta verso il Santerno in soccorso del marchese Azzo d’Este. Guada il fiume, attacca i bolognesi, forti di 4000 fanti e di molti cavalli, che sotto la guida di Jacopo del Cassero, si stanno muovendo in aiuto di Imola. I nemici sono posti in rotta con la cattura di 2000 uomini.

Mag.

 

 

 

Romagna

Ottiene Imola.

Lug.

 

 

 

Emilia

Viene riconosciuto come il principale esponente della fazione ghibellina a seguito del ritiro in un chiostro di Guido da Montefeltro. Staziona ad Argenta.

……...........

 

 

 

Romagna

Alla testa di molti fuoriusciti, ottiene a patti Lugo; se ne fa signore, rafforza le difese del castello ed aggiunge nuovi bastioni alla rocca.

……...........

 

 

 

Romagna

 

Continua a guerreggiare i bolognesi capitanati da Ugolino di Panico.

1297          
Gen.     Capitano g.le

Romagna

Viene eletto capitano generale della lega ghibellina al posto di Maghinardo da Susinana.
Feb.       Romagna
A fine mese, si trova a Forlì a prendere le insegne del suo comando. Da qui si sposta a Faenza ed a Imola.
Primavera       Emilia Inizia a scorrere nel bolognese.
Mag.       Emilia
Si accampa nelle vicinanze di Castel San Pietro Terme di fronte agli avversari. I rivali non accettano la battaglia campale e si ritirano sulle rive del fiume Sellaro. I collegati rientrano ad Imola.

1298

 

 

 

 

 

……...........

 

 

 

Emilia

Ritorna a depredare il bolognese. Gli avversari lo contrastano con un aspro combattimento sul Sellaro.

……...........

 

 

 

Marche

Al termine del conflitto, rientra nel Montefeltro.

1299

 

 

 

Romagna

E’ costretto a cedere Lugo all’arcivescovo di Ravenna.

1300

 

 

 

 

 

……...........

 

 

 

Toscana

Capitano ad Arezzo.

Mag.

Ghibellini

Gubbio

 

Marche e Umbria

Con Galasso da Montefeltro, espugna il castello di Piega, presso Secchiano, ed annienta la famiglia degli Olivieri signori del luogo. Con Federico da Montefeltro ed il conte di Ghiaggiolo Uberto Malatesta, si impadronisce di Gubbio, ove entra per il monte di Sant’Ubaldo.

Giu.

Gubbio

Chiesa Perugia

 

Umbria

Intervengono Cante Gabrielli, il cardinale legato Napoleone Orsini ed i perugini e costoro obbligano Gubbio alla capitolazione.

……...........

Cesena

Chiesa

 

Romagna

Diviene  capitano di Cesena con Federico da Montefeltro e Ciappettino degli Ubertini. Espugna  la fortezza cittadina con i mangani e fa mettere a sacco le case dei guelfi; depreda, infine, le campagne vicine facendo prigionieri e razziando bestiame.

1301

 

 

 

 

 

Mag.

Cesena

Fuoriusciti

 

Romagna

E' scacciato da Cesena da Raule dei Mazzolini.

1302

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Con il Montefeltro ed i fratelli Ugo e Ribaldo, firma la pace con Malatesta da Verucchio e Guido da Polenta; è assolto dalle censure ecclesiastiche. Viene nominato podestà di Arezzo per la sesta volta ed attende a pacificare ed a riordinare la città. Nel periodo conosce  Dante Alighieri.

Apr. Ghibellini Firenze Lucca   Romagna Toscana
A Cesena viene organizzato dal vicario del conte di Romagna Carlo d'Angiò, Andrea da Cereta, il parlamento generale cui partecipano i ghibellini dell'alta Italia ed i guelfi bianchi. Avversari sono i fiorentini ed i lucchesi. E' messo a sacco il pistoiese; i collegati si spostano, successivamente, nel Mugello ove occupano gran parte dei beni degli Ubaldini. Segue una vana azione su Pistoia ed il rientro in Romagna.

……...........

 

 

 

Toscana

Impedisce ai guelfi bianchi, scacciati da Firenze dai guelfi neri, di rifugiarsi in Arezzo: il papa, infatti, gli ha dato la speranza di nominare cardinale un figlio. Sempre  tramite Bonifacio VIII, concorre ad un accordo tra i ghibellini moderati, i verdi, e  quelli più strettamente legati all’impero, i secchi.

Ott.

Ravenna

Cesena

 

Romagna

Con il Montefeltro, accorre in aiuto di Bernardino da Polenta signore di Ravenna; assedia Cesena, occupa tutti i castelli del contado con l’eccezione di Roversano e di Fermignano, ha per trattato Cesenatico e ne fa interrare il porto.

1303

 

 

 

 

 

……...........

 

 

 

Toscana

E’ podestà di Arezzo per la settima volta. Conduce un’ambasceria al papa e ne è ricevuto magnificamente.

……...........

Arezzo

Firenze

 

Toscana

Asseconda Scarpetta Ordelaffi contro i fiorentini; assedia Pulicciano nel Mugello: assalito da Fulceri da Calboli, è costretto a desistere dalle operazioni; per rivalsa si impossessa di Castiglion Fiorentino.

Lug.

 

 

 

Toscana

Il Montefeltro e Ciappettino degli Ubertini lo sostituiscono nella podesteria di Arezzo: è divenuto, infatti, sospetto per le sue esitazioni a combattere i nemici.

……...........

Fuoriusciti

Arezzo

 

Toscana

Si pone alla testa dei verdi e contrasta i secchi, che sono capeggiati dai Tarlati di Pietramala.

1305

 

 

 

Romagna e Marche

Alla morte di Bonifacio VIII, ritorna in Romagna ed ingrandisce i suoi domini con pacifici acquisti nella contea di Bobbio, nella Massa Trabaria e nel Montefeltro.

1308

 

 

 

 

 

Ott.

Donati

Firenze

 

Toscana

Appoggia il genero Corso Donati, che vuole impadronirsi del potere in Firenze ai danni dei guelfi neri. Quando sa che il Donati si è asserragliato nelle sue case nel sestiere di porta San Piero e vi è assediato dal popolo, comprende che non può fare più nulla e si ferma a Remole verso Pontassieve. Nel periodo, con il fratello Fondazza ed il nipote Paolozzo, prende in enfiteusi dal monastero di San Donato a Pulpiano i castelli di Maiolo e di Rocca di Maioletto vicini a San Leo.

Ott.

Fuoriusciti

Arezzo

 

Toscana

Rientra in Arezzo con Francesco degli Ubaldini e  ne vengono allontanati i Tarlati. Si rappacifica con i fiorentini.

1309

 

 

 

 

 

……...........

 

 

 

Toscana

I guelfi sono riammessi in Arezzo.

Primavera

Arezzo

Tarlati

 

Toscana

L’Alighieri gli fa avere ad Arezzo la cantica dell’Inferno, che secondo il Boccaccio è a lui dedicato. Lascia la carica di podestà e con Ciappetta da Montacuto combatte i Tarlati; colloca due battifolli, uno verso Pietramala ed uno verso Penna. Viene in discordia con il Montacuto; vi sono tumulti in Arezzo al cui termine, a fine aprile, riassume in sé le cariche di podestà e di capitano del popolo, fa rientrare in Arezzo i Tarlati e ne scaccia verdi e guelfi.

……...........

Arezzo

Firenze

 

Toscana

Fronteggia, con scarsi risultati, i fiorentini e 300 cavalli catalani, inviati in soccorso dei primi dal re di Napoli Roberto d’Angiò.

1310

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Podestà ad Arezzo; bandisce dalla città due gonfalonieri del popolo ed un gonfaloniere di giustizia a lui ostili.

Feb.

 

 

 

Toscana

Contrasta Diego della Ratta, che dalla Valdarno devasta il territorio con 400 cavalli e 6000 fanti. Cerca di sorprendere gli avversari verso Cortona; sconfitto, deve lasciare nelle mani dei nemici 3 bandiere.

1311

 

 

 

 

 

Feb.

Impero

 

 

Liguria

Viene nominato dall’imperatore Enrico di Lussemburgo suo vicario a Genova, al posto del tedesco Aspromonte.

1312

 

 

 

 

 

Apr.

Impero

Firenze

 

Toscana

Si trova a Pisa al fianco dell’imperatore.

Sett.

 

 

 

Toscana

Al campo di San Salvi per assediare Firenze.

Dic.

 

 

 

Toscana

Con il Montefeltro e Roberto di Fiandra (700 cavalli), conquista la rocca di Casole d’Elsa: vi è subito assediato da fiorentini e da senesi. La rilassata vigilanza dei fiorentini consentirà agli assediati, agli inizi del mese successivo, di riparare senza problemi al campo imperiale.

1313

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Viene sorpreso dai fiorentini alla torre di Cangaretto, mentre si sta dirigendo contro il conte di Battifolle: fra i suoi, vengono uccisi o sono catturati più di 150 uomini.

Apr.

 

 

 

Toscana

E' trasferito a Pisa. Opera ai danni di Pontremoli con Spinetta Malaspina.

Ago.

 

 

 

Toscana

Sempre con il Montefeltro, raggiunge a Montaperti, con 200 cavalli e 2000 fanti aretini, l’imperatore che gli dà in signoria Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Devasta il senese con i suoi uomini, che conducono in Arezzo un bottino valutato sui 20000 fiorini. A fine mese, muore a Buonconvento l'imperatore e l'esercito ghibellino si sbanda. Il Montefeltro rientra ad Arezzo ed egli si porta a Pisa.

Sett.

Pisa

Lucca Firenze

 

Toscana

E’ nominato podestà e capitano di guerra di Pisa per dieci anni con uno stipendio di 6000 fiorini l’anno. Ai suoi ordini, vi sono un migliaio di mercenari tedeschi,  brabantesi e fiamminghi con i due capitani Baldovino di Moncorneto e Tommaso da Sette Fontane. Enrico di Fiandra si offre, invano, di capitanare le truppe ed è costretto ad abbandonare la città. Il della Faggiuola combatte i lucchesi in modo continuo ed asfissiante. Gli avversari gli inviano ambasciatori a Quota per trattare la pace: i negoziati si arenano sulla consegna ai pisani di Asciano. Il della Faggiuola si allontana dalla località dopo pochi giorni e, pur di proseguire nella campagna, dà in prestito ai pisani 1000 fiorini per garantire il soldo ai cavalli tedeschi. Occupa Asciano, attacca San Miniato, saccheggia Santa Maria del Giudice, brucia Massa Pisana  e ne devasta il contado per otto giorni: per mantenere la disciplina fra i suoi uomini, fa tagliare il piede a 12 cavalieri, che sono usciti fuori dai ranghi per azioni individuali.

Ott.

 

 

 

Toscana

Compie una scorreria a Buti ed espugna due castelli.

Nov.

 

 

 

Toscana

Esce da Pisa e punta direttamente su Lucca alla testa dei ghibellini e di numerosi cavalli tedeschi; penetra nella valle di Compito, tocca Vorno e Massa: sono distrutti 80 mulini ed il campanile di Guamo; supera il monte di San Giuliano, devasta Gattaiola e si accampa a Pontetetto. I lucchesi, con le forze della lega guelfa, si dirigono contro gli avversari; il della Faggiuola vince a Pontemaggiore Pagano dei Quartigiani, cui è inflitta la perdita di 200 uomini. I guelfi toscani predispongono una linea difensiva sull’Ozzori, ultima linea difensiva dinanzi alle mura cittadine; il della Faggiuola fa passare a guado il torrente da molti cavalli pisani e toscani, che portano con sé anche un fante, ed il giorno di San Frediano assale i nemici con 500 cavalli e 2000 fanti. Divide le sue truppe in due schiere e piomba alle spalle dei lucchesi. E' un altro massacro (restano uccisi 300 difensori); il condottiero insegue gli avversari sino all’antiporto di San Piero Maggiore. Corre sotto le mura di Lucca e dà alle fiamme il borgo di San Piero a Grado. In segno di vittoria i pisani battono con la punta delle lance le porta della cinta muraria; si allontanano dopo avere lasciato infissi a due lunghe antenne due grossi specchi, nel cui bordo inferiore è attaccato un cartello con la scritta: Hor ti specchia Bontur Dati/ch'é lucchesi hai consigliati/lo die di S. Fridiano/alle porte di Lucca fu il pisano. Il Dati, in precedenza, aveva convinto i lucchesi a non cedere Asciano, aggiungendo con disprezzo che i lucchesi da tempo avevano messo sulle torri di tale località degli specchi perché, con il sole alto in cielo, i pisani potessero più facilmente vedervi la loro vergogna. Da ultimo, a fine mese, il della Faggiuola, respinto dalle fortificazioni e dall'arrivo in soccorso dei difensori di milizie senesi, anche a causa del rigore dell’inverno, fa ritorno a Pisa. I lucchesi, indignati, tentano di uccidere il Dati che, a stento, riesce a salvarsi nella chiesa di San Romano.

1314

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Si accampa sul Serchio distruggendo case, vigneti, piantagioni. Ha a patti Ponte al Serchio e lo dà alle fiamme nonostante sue precedenti assicurazioni. Viene assalito dai nemici. Fa vestire i cavalli tedeschi con la sopravveste dei pisani: i  lucchesi si muovono loro incontro fiduciosi e sono messi facilmente in rotta. Roberto d’Angiò gli invia contro Gherardo da Sant’Elpidio;  egli prosegue nella sua azione ed ottiene la resa a discrezione del castello di Avane. Rimane in val di Serchio per trentaquattro giorni e se ne impossessa senza che venga alcuno a molestarlo.

Feb.

Pisa

Lucca Firenze Siena

 

Toscana

Occupa Stibbio e porta la guerra anche ai senesi. Corre in maremma fino a Massa Marittima, porta ovunque la desolazione, conquista il castello di Campopetroso. A Pisa, tuttavia, non tutti approvano il suo operato; un gruppo di cittadini, guidato da Banduccio Buonconti, teme un attacco da parte degli angioini. I consoli del mare e gli Anziani mandano pertanto un’ambasceria a Napoli che conclude un trattato di pace: quest'ultimo prevede la restituzione dei prigionieri ed il rispetto dello stato di fatto nelle terre controllate, nonché la consegna mensile di 5000 fiorini al re di Napoli per il finanziamento di una spedizione in Sicilia contro gli aragonesi. E’ un trattato disonorevole per Pisa ed è stato stipulato ad insaputa del della Faggiuola. Il condottiero, coadiuvato in ciò anche da Castruccio Castracani con i seguaci della parte ghibellina, si reca immediatamente a Pisa. Muove a tumulto il popolo, mentre le sue masnade, con l'insegna dell'aquila imperiale, scorrono nelle vie della città a caccia dei guelfi. Banduccio e Pietro Buonconti si oppongono all'iniziativa a nome del consiglio degli Anziani. Il della Faggiuola affronta i fautori della pace, li accusa di tradimento e li fa arrestare.

Mar.

 

 

 

Toscana

Banduccio Buonconti ed il figlio Pietro sono decapitati alle Piagge: lo stesso giorno, il della Faggiuola riforma l’ufficio degli Anziani, di cui ora potranno farne parte solo i ghibellini di fede provata. Il suo governo diventa sempre più tirannico; è accusato di appropriarsi delle ricchezze altrui e di attentare senza ritegno alla vita ed alla libertà dei cittadini (i guelfi).

Apr.

 

 

 

Toscana

Propone ai lucchesi un convegno a Ripafratta per modificare gli accordi di Napoli. I ghibellini ed i fuoriusciti di Lucca devono rientrare nella loro città; anche i pisani si sarebbero nello stesso modo con i fuoriusciti e gli esuli guelfi. Tutti avrebbero dovuto essere reintegrati nei loro beni; infine, ai pisani sarebbe subito spettata la restituzione di Asciano e di Viareggio; a queste avrebbe dovuto seguire, in un secondo momento, la consegna di Buti e di Bientina. Il tutto attraverso il favore di matrimoni da contrarsi tra membri delle due fazioni. Subito il condottiero non rispetta i patti e pretende che, tra i ghibellini da riammettere in Lucca, vi siano anche coloro che siano stati dichiarati ribelli dalla cittadinanza, i traditori ed i banditi in perpetuo. A questa richiesta ne segue un'altra riguardante la consegna immediata ai pisani anche di Buti e di Bientina. I lucchesi si oppongono.

Giu.

 

 

 

Toscana

Il comune di Pisa gli riconosce, per tutta la durata della guerra con Lucca, 13 fiorini al giorno senza la gabella, oltre allo stipendio spettantegli per gli incarichi già ricoperti di podestà e di capitano del popolo. A metà mese il della Faggiuola esce da Pisa per la porta al Parlascio con 1400 cavalli tedeschi e toscani e buona parte della popolazione, supera i colli di Asciano e raggiunge Pontetetto, l’antiporto di San Piero Maggiore ed il prato di San Donato. Gli viene fatto un segnale di avanzare dai ghibellini: un lenzuolo bianco in cima della torre del Veglio, ora mozzata, che si trova in piazza San Salvatore in angolo con via Calderia. Secondo altre fonti il segnale consiste in un fuoco notturno. I guelfi con Lucio degli Obizzi assalgono le case dei ghibellini asserragliatisi vicino alla chiesa di San Frediano, quelle degli Onesti e dei Faitinelli. Il Castracani entra nella torre delle Tre Cappelle. Nasce uno scontro furioso all'interno della città; viene attaccato anche il portico della chiesa ed il campanile cui i guelfi danno fuoco causando la morte della maggior parte che vi si trovano dentro. nel frattempo il della Faggiuola, nottetempo, con Matteo della Gherardesca, fa dare fuoco alle porte di San Frediano e di San Giorgio, ed irrompe in Lucca. Il resto dell'esercito pisano entra per la porta di San Pietro e per quella di San Giorgio, detta imperiale. Il vicario angioino Gherardo da Sant'Elpidio fugge con il presidio per la porta di San Gervasio. La città è sottoposta al sacco per tre o otto giorni secondo le fonti: viene anche rubato nella sacrestia della chiesa di San Frediano il tesoro pontificio, valutato un milione di fiorini, collocatovi  temporaneamente per essere trasportato in Francia, ad Avignone. Gli oggetti preziosi sono inviati a Pisa per esservi venduti; tra essi sono i resti del presunto trono d'argento dell'imperatore Costantino. Alcuni mesi dopo ci si ricorderà pure dei beni lasciati dal defunto cardinale Gentile da Montefiore: il figlio di Uguccione, Francesco, invierà infatti il notaio Ventura dai frati del convento di San Romano a chiedere la consegna delle 15 casse di oggetti preziosi. A nulla varranno le proteste dei frati. Le truppe pisane danno alle fiamme in Lucca, con morte di grandi quantità di uomini, a 1400 abitazioni; sono distrutte dalle fondamenta quelle degli Obizzi, dei Chiavari, dei Raffanelli, dei Porcaresi. Nel saccheggio si distinguono i ghibellini pistoiesi che così si vendicano sui lucchesi per il sacco subito dalla loro città nel 1306 da parte dei guelfi. Degli scampati alla strage molti fuggono; altri, circa 300 famiglie con gli Obizzi in testa, si danno alla fuga e si rifugiano in val di Nievole, in Valdarno, a Firenze, Bologna e Venezia. Grande è l'esultanza dei pisani per la vittoria: sono accesi fuochi in tutta Pisa, specie nell'odierna piazza dei Cavalieri, dove allora risiedono gli Anziani; come ringraziamento a Dio ed alla Beata vergine è stabilito di liberare tutti i carcerati delle prigioni delle Sette Vie. Alla fine delle operazioni il della Faggiuola riforma le istituzioni cittadine, insignorisce di Lucca il figlio Francesco e ritorna a Pisa. Gli abitanti in segno di gratitudine decidono di riconoscergli oltre lo stipendio di podestà un aumento della somma straordinaria già concessagli ai primi del mese; gli assegnano, infine, come cavaliere e compagno di guerra Vanni di Poppi da retribuire parimenti a spese del comune. Il condottiero entra in Pisa in trionfo per la porta d’Oro preceduto dai prigionieri. I lucchesi sono forzati a restituire ai pisani i castelli di Asciano, di Cuosi, di Avane, di Castiglione in val di Serchio, di Nozzano, di Cotone, di Aquilata e Castel Passerino che sono tutti demoliti; i pisani si tengono quelli di Ripafratta, di Motrone, di Viareggio, di Rotaia ed il borgo di Sarzana. 

Lug.

 

 

Capitano g.le

Toscana

A metà mese è eletto capitano generale della lega tra Pisa e Lucca: per le cariche accumulate gli sono assegnati 6000 ducati l'anno. Sistema le cose a Lucca lasciandovi come vicario il figlio Francesco, mentre all'altro figlio Neri spetta il vicariato di Pisa. Nel proseguimento della guerra Uguccione marcia contro i pistoiesi fino a Carmignano e contro i volterrani. Assale Buggiano e Serravalle Pistoiese; ottiene la seconda località dal castellano, cui fa consegnare del denaro e lo presidia con Castellina, Casore del Monte, Marliana, Momigno, Montagnana e Vinacciano. I suoi soldati desolano le campagne aggravando lo stato di carestia già esistente nel capoluogo. Il della Faggiuola stringe di assedio Montecatini Val di Nievole con molti battifolli.

Ott.

 

 

 

Toscana

Espugna la fortezza di Gallena: sono impiccati 80 uomini fatti prigionieri.

Dic.

 

 

 

Toscana

Al comando di 1000 cavalli e di 4000 fanti accompagnati da molti fuoriusciti, cerca di avere nottetempo, mediante un trattato con alcuni ghibellini, la porta di Ripalta a Pistoia. Questa viene occupata da 50 suoi soldati; nella città irrompono 300 fanti e 70 cavalli. Suonano le campane per avvisare gli abitanti dell'aggressione; il vicario angioino della città, il catalano Simone della Culla, interviene  per bloccare l’ingresso degli attaccanti che, non sostenuti dal resto delle truppe, vengono facilmente respinti. Il della Faggiuola, protetto da una folta nebbia, giunge, alfine in ritardo, sotto le mura di Pistoia; vede in azione i difensori, per cui preferisce ritirarsi e rientrare a Lucca.

1315

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Toscana

Assedia ancora Montecatini Val di Nievole alla cui difesa si sono posti 2000 guelfi. Decide di circondare la città e di tagliarne ogni comunicazione con le zone vicine per impedirne il vettovagliamento e prendere la città per fame. Durante le operazioni il della Faggiuola deve reccarsi a Pisa perché i cittadini protestano per le ristrettezze economiche, per la pressione fiscale e per la mancanza di libertà: riesce a calmare il popolo. Negli stessi giorni si schiera per Ludovico il Bavaro di Wittelsbach contro Federico il Bello d'Asburgo, anch'egli aspirante al trono imperiale. ottiene in compenso un diploma di investitura; viene pure infeudato di Fucecchio, di Castelfranco, di Santa Croce, di Santa Maria in Monte e di Montecalvoli.

Apr.

 

 

 

Toscana

Entra nel contado di Montopoli in Val d’Arno con 2000 cavalli e 2500 fanti: sono tagliati alberi, vigneti, e foraggi; si avvicina a San Miniato, assedia Ciolo e si impossessa a patti della torre di San Romano; conquista Stibbio ed infesta il contado vicino a Santa Gonda.

Mag.

 

 

 

Toscana

Costringe alla resa il castellano di Civoli Benedetto Mangiadori; gli si arrende a patti Montecalvoli e fa disporre 5 battifolli attorno a Montecatini Val di Nievole.

Giu.        
Si muovono da Napoli in soccorso dei fiorentini il fratello del re Roberto d'Angiò Filippo di Taranto ed il figlio diciottenne di quest'ultimo Carlo d'Angiò.

Lug.

 

 

 

Toscana

Raduna 1300 mercenari stranieri, 600 fuoriusciti italiani ed arma 20000 pisani per muovere guerra ai fiorentini.

Ago.

 

 

 

Toscana

Filippo di Taranto e Carlo d'Angiò si collegano a Firenze con il vicario Piero d'Angiò, altro fratello del re di Napoli. A metà mese le milizie guelfe si muovono contro i pisani (4000/5000 cavalli e 50000 fanti provenienti non solo da Firenze, ma anche da Bologna, Siena, Perugia, Città di Castello, Gubbio, dalla Romagna, da Pistoia, da Volterra e da Prato). Il della Faggiuola si accampa, come fanno peraltro anche gli avversari, sul Nievole e, con i rinforzi giunti da Arezzo, dai conti di Santa Fiora, dai ghibellini toscani e dai milanesi capitanati da Marco Visconti, si trova ad avere ai suoi ordini 3000 cavalli e 30000 fanti. I nemici occupano Vivinaia e tagliano in tal modo non solo il flusso dei rifornimenti al suo campo, ma anche ogni via di comunicazione con Lucca. Tale movimento tende anche a sbarrare la strada ai rinforzi, segnalati sugli Appennini, che sta portando in suo soccorso Cangrande della Scala. Filippo di Taranto intercetta una sua colonna avanzata a San Martino in Colle e si appropria di 40 carri di viveri e di molti buoi. Il febbricitante della Faggiuola è consapevole del pericolo crescente e non vuole tentare la giornata, perché inferiore di numero rispetto agli avversari; decide di abbandonare l’assedio, di bruciare i battifolli e di muoversi verso Pisa. Le milizie di Filippo di Taranto lo attaccano disordinatamente dopo avere attraversato il corso d'acqua. Carlo d'Angiò ha il comando del primo contingente; Pietro d'Angiò ha ai suoi ordini il secondo e Filippo di Taranto, che quel giorno è malato e febbricitante, si tiene il comando del terzo. Il della Faggiuola divide invece il suo esercito in quattro schiere, una delle quali è ai suoi ordini; le altre tre sono affidate, rispettivamente, ai figli Francesco e Neri ed a Castruccio Castracani. Secondo altre fonti, il condottiero dà il comando dell'avanguardia al figlio Francesco; quella di un'altra, costituita dalla cavalleria pesante straniera, ad un cavaliere francese cugino dell'imperatore Enrico di Lussemburgo, mentre il resto delle truppe rimane ai suoi ordini. Il della Faggiuola capisce che gli si presenta un’occasione unica, si ferma e con azione fulminea fa assalire i senesi e le truppe di Colle di Val d’Elsa, che difendono alcuni argini, da 150 cavalli guidati da Giovanni Giacotti Malespini e dal figlio Francesco che ha con sé la bandiera imperiale di casa Wittelsbach. Costoro rompono gli avversari, arrivano fino alla cavalleria fiorentina di Piero d’Angiò: muoiono nella mischia Carlo d'Angiò e Francesco della Faggiuola. Alla fine della battaglia le loro salme sono trovate una accanto all'altra, per cui si disse che si erano uccisi vicendevolmente. Alla notizia della morte del figlio, il della Faggiuola si getta anch’egli nella mischia, fa richiamare 800 cavalli tedeschi e 4000 pisani armati di balestre e di lunghe lance; le sue truppe sbaragliano i fanti nemici, colti in disordine, così come parte della cavalleria angioina non ancora del tutto preparata all’attacco. Nella battaglia, solo di parte fiorentina, muoiono 2000 uomini ed altri 1500 sono fatti prigionieri; molti soldati muoiono annegati nelle paludi che allora circondavano Montecatini. Muore pure Piero d'Angiò ed il suo cadavere non viene trovato: sembra che sia annegato anch'egli nella palude nel tentativo di riparare a Fucecchio. Filippo di Taranto riesce a mettersi in salvo nel castello di Monsummano. Per circa 21 chilometri i vincitori inseguono i fuggiaschi. Dopo la battaglia (cominciata la mattina e finita prima del termine della sera) il della Faggiuola viene armato cavaliere, davanti al cadavere dell'erede al trono angioino, da Rinieri della Gherardesca. Con la vittoria si arrendono nelle sue mani Montecatini Val di Nievole, Monsummano a patti (dove alcuni prigionieri sono mandati a morte) e Motrone; ottiene Vinci; blocca Prato e Serravalle Pistoiese ed ottiene, da ultimo, anche Buggiano. Si fa consegnare Ubaldo degli Obizzi e costui è decapitato sulla porta del castello di Monsummano su un mucchio di letame. I fiorentini, con il loro nuovo capitano generale Beltramone del Balzo, se ne restano inattivi. Il della Faggiuola nomina podestà di Lucca il figlio Neri e fa ritorno a Pisa dove è accolto in trionfo.

Sett.       Toscana
Ai primi del mese arrivano in suo soccorso le truppe scaligere: queste sono utilizzate per controllare le vie di comunicazione, al fine di impedire eventuali sortite da parte guelfa mentre le sue truppe sono intente a depredare il territorio. In sostanza dopo la vittoria non sa approfittare della situazione a lui favorevole. Si accontenta di impadronirsi del maggior numero possibile di prede e di porre taglie ai prigionieri.
...................       Lazio
Invia 700 cavalli, per lo più tedeschi, in soccorso dei Filippeschi e di altri fuoriusciti di Orvieto. A tali truppe si uniscono quelle del prefetto di Vico, di Sciarra Colonna, del conte dell'Anguillara, del conte di Santa Fiora, del signore di Bisenzo, dei Baschi e quelle di altri ghibellini del Patrimonio e di Todi. Le milizie puntano alla volta di Acquapendente, alla cui difesa si trovano Pietro Farnese e Monaldo Monaldeschi. Da ultimo, i ghibellini, delusi nelle loro aspettative di rapido successo, si volgono su Torre Alfina, il cui castello viene espugnato. Tutto il territorio circostante è messo a ferro e fuoco.

1316

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Cavalca verso Fucecchio con 3000 soldati per avere il centro per trattato: il complotto è scoperto, 16 uomini sono impiccati e molti sono fra i pisani i caduti nel successivo scontro.

Feb.       Toscana
Irrompe nel senese devastandolo. Espugna ed incendia Torranieri: parte dei difensori rimangono uccisi nel combattimento; i rimanenti sono condotti via come prigionieri. Delle donne, le più belle e le più giovani sono costrette a seguire i vincitori; le altre sono abbandonate seminude nella località. Sulla via del ritorno, sono date alle fiamme Montesoulo Grisi, Corsignano (Pienza), Buonconvento, Castel Rozzi e più di 600 case. Il della Faggiuola fa rientro a Pisa con grandissime prede.

Apr.

 

 

 

Toscana

Il figlio Neri, su suo ordine, condanna a morte a Lucca Castruccio Castracani e richiede il suo aiuto per eseguire la sentenza. Il condottiero lucchese, in effetti, è diventato troppo popolare in Lucca e, inoltre, come vicario dell'aspirante al trono imperiale Federci d'Asburgo attua una politica differente dalla sua. Il figlio richiede il suo intervento per potere eseguire la condanna a morte del rivale. Il della Faggiuola si avvia verso Lucca alla testa di 400 cavalli; supera il monte di San Giuliano e si ferma a pranzo nel paese di Santa Maria; mentre è a tavola viene a conoscenza che Pisa si è ribellata alla sua signoria su istigazione di Coscetto dal Colle e di altri cittadini. Decide di rientrare subito in Pisa ma trova le porte sbarrate. Gli avversari hanno corrotto i suoi mercenari ed hanno saccheggiato il suo palazzo facendovi strage dei familiari. In questo frangente il conte Neri della Gherardesca, da un lato, invia a Lucca ad Uguccione un messaggio urgente, dall'altro, si accorda con gli abitanti e si fa nominare prima podestà e, successivamente, capitano del popolo.Il della Faggiuola decide allora di continuare la strada per Lucca dove, peraltro, si ripete una situazione analoga ai danni del figlio Neri. Il condottiero è costretto a rifugiarsi nelle terre di Spinetta Malaspina.

……...........

Verona

 

Capitano g.le

Emilia e Veneto

A Modena e nel Montefeltro; da ultimo, passa al servizio di Cangrande della Scala, a Verona. Viene nominato capitano generale delle truppe scaligere.

1317

 

 

 

 

 

……...........

Verona

Brescia

 

Lombardia

Infesta il bresciano, dà alle fiamme Castiglione delle Stiviere e pone il campo a Lonato. Assedia Brescia.

Mag.

Verona

Padova

 

Veneto

Quando sa che i padovani sono sotto Vicenza, al fine di avere la città per trattato, si allontana da Brescia ed entra travestito in Vicenza. Si nasconde nel palazzo dei Nogarola, convince i traditori a mutare partito e li spinge a persuadere i padovani ad assalire la città. Fa calare i ponti levatoi ed assale nel borgo di porta Berica le truppe nemiche: le mette in fuga e le insegue di notte sino a Montegalda facendone strage. Sono uccisi tutti coloro che non conoscono la risposta alla parola d’ordine degli scaligeri (San Giorgio); molti, infine, sono quelli che annegano nel Bacchiglione. Nello scontro viene catturato Vanni Scornazzani ed è ferito mortalmente Vinciguerra di San Bonifacio.

Lug.

 

 

 

Veneto

E’ eletto podestà e rettore di Vicenza al posto di Bernardino Nogarola: indice un processo contro i fuoriusciti fatti prigionieri. 52  sono trascinati per le vie cittadine a coda di cavallo e, successivamente, vengono impiccati; molti altri sono rinchiusi in carcere duro a Verona

Ago.

Faggiuola

Pisa

 

Toscana

Con l’aiuto di Spinetta Malaspina e dei Lanfranchi, tenta di rientrare a Pisa. Costoro sono scoperti e 4 membri della famiglia sono fatti uccidere da Gaddo della Gherardesca, alleatosi per l’occasione con il Castracani. I lucchesi scacciano il Malaspina dai suoi possedimenti e gli tolgono Fosdinovo, Verruca (Verrucolette) e Buosi.

Dic.

Verona

Padova

 

Veneto

Esce da Vicenza per la strada di Lonigo con il conte Enrico di Gorizia ed il Nogarola; supera nottetempo Teolo, Carbonara ed Arquà Petrarca, per presentarsi all’alba davanti a Monselice. Gli scaligeri trovano una porta aperta; il podestà Bresciano Buzzaccarini si rifugia nel castello e si arrende alcuni giorni dopo.

1318

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Si dirige segretamente verso Piove di Sacco; respinto da Roncaglia, guada il Brenta e mette in fuga i nemici, che insegue fin sulle porte di Padova. Si attenda a Ponte San Niccolò, entra nel borgo di San Giovanni e lo dà alle fiamme (500 fra case e palazzi sono così distrutti).

Feb.

 

 

 

Veneto

Decide di attaccare Padova; gli abitanti, tramite Giacomo da Carrara, si arrendono.

Sett.

Verona

Treviso

 

Veneto

Si incontra in segreto a Fontaniva con i ghibellini di Treviso.

Ott.

 

 

 

Veneto

Esce nottetempo da Vicenza con 500 cavalli e si apposta sotto Treviso, perché gli è stata promessa l’apertura della porta di Santi Quaranta. Una forte nebbia impedisce l’arrivo nei tempi programmati di 1000 fanti, condotti dal ghibellino Artico Tempesta al luogo di incontro, una chiesa nei pressi della porta. Il della Faggiuola è avvistato all'alba dalle guardie mentre sta aspettando i rinforzi;  teme di cadere in un qualche inganno, per cui preferisce ripiegare a Quinto di Treviso e da qui ritornare a Vicenza. Dopo qualche giorno, rientra nel trevigiano ed occupa senza colpo ferire Noale, Brusaporco, Asolo e Montebelluna, che gli sono consegnate dai ghibellini.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Si reca a Soncino, dove i capi del partito ghibellino si incontrano per costituire una lega e per fare in modo che Cangrande della Scala ne sia eletto capitano generale.

1319

 

 

 

 

 

Primavera

 

 

 

 

Il papa Giovanni XXIII emette un breve nei suoi confronti.

Giu.

Verona

Padova Treviso

 

Veneto

Riconquista Monselice.

Lug.

 

 

 

Veneto

Leva l’assedio da Treviso, a seguito dell’ingresso nella città del suo nuovo signore, il conte Enrico di Gorizia.

Ott.

 

 

 

Veneto

Passa all’assedio di Padova, che viene parimenti soccorsa dal conte di Gorizia.

Nov.

 

 

 

Veneto

Sempre all’assedio di Padova. Si ammala di malaria nelle paludi del Brenta e viene portato a Vicenza ove muore. E’ sepolto a Verona nella chiesa dei domenicani di Sant’Anastasia; per altre fonti in quella dei frati minori di San Fermo. Una sua effigie compare nel Camposanto di Pisa con Castruccio Castracani e l'imperatore Ludovico il Bavaro.

CINQUANTANOVE CITAZIONI

Valoroso capitano. Grande maestro di guerra. Un grande capitano, il maggiore e il migliore condottiero della sua epoca.

Espertissimo e diligente nel mestiere delle armi.

Capitano assai famoso in quel tempo.

Pugnace e valoroso predatore. Prode nonché astuto ghibellino.

Attivo, ambizioso ed alla ricerca di gloria.

Audacissimo in campo, lasciò dubitare se in lui la fortuna superasse l’arte o l’industria.

Compì luminose imprese finché tenne in esercizio la sua virtù; con il successo incominciò ad impazzare.

Uno dei più potenti capi della fazione ghibellina.

Vigoroso e di buon consiglio. Vigilante ed accorto. Probo.

Di astuzia incredibile. Di cuore fallace ed accorto.

Fu allegro il volto di lui e la straordinaria robustezza del corpo si congiungeva in esso all’ingegno ed alle arti del favellare. La somma ilarità dell’aspetto impediva che altri lo giudicassero capace di alcuna dissimulazione.

Uomo terribile. Orribili e dei maggiori in tutta la storia del medio evo sono i saccheggi, i guasti, le rovine che ebbero luogo per opera sua e della sua masnada. Di animo feroce e crudele.

Molto grande e robusto, adoperava armi grandissime e di maggiore peso. Di lui si ricordava il seguente aneddoto: nella battaglia di Cerone si trovò ferito ad una gamba ed abbandonato dai suoi; non si perse d’animo e si ritirò sempre combattendo. Sul suo grande scudo da fante vi erano ancora infisse quattro partigiane e tredici verrettoni. Di volto colorito, occhi azzurri e capelli neri.

" Uguccione della Faggiuola certamente è stato uno dei più famosi guerrieri del secolo XIV. Forte, astuto, valentissimo nel condurre la guerra, è stato lodato, specie per questo, dagli storici. Il suo straordinario valore personale era leggendario: a Cerone, durante una lotta accanita, abbandonato dai suoi, colpito sul suo scudo da quattro dardi e tredici verrettoni. ferito ad una gamba e con la celata ammaccata dai colpi, era riuscito a ritirarsi nelle sue schiere. Egli più che ad un principe condottiero somigliava ad uno di quei capitani di ventura che negli anni successivi diventeranno famosi. Di essi aveva la crudeltà ed il modo di comportarsi. Non si era fermato mai a lungo in un luogo; dei capitani di ventura aveva anche il modo di guerreggiare e di devastare. I saccheggi e le rovine portate dalle sue soldatesche furono le peggiori nella storia di quel periodo. Albertino Mussato, che pure era ghibellino, scrive che Uguccione della faggiuola, in poco più di due anni, aveva mandato in rovina, devastandola tutta, la provincia della Toscana. Molti storici del tempo lo lodarono; lo chiamarono: virum acrem et strenuum, da non poter dire se fosse più pronto ad intraprendere cose grandi o più moderate dopo averle prosperamente condotte, sagax, avvisato saggio e valoroso signore e così via nelle lodi, mentre altri, dopo la cacciata da Pisa e specie se di colore diverso, mettevano in risalto le sue qualità negative di tiranno crudele e grossolano. Storici successivi al periodo delle gesta del Faggiolano hanno dati giudizi anche positivi sulle sue qualità di governante, a parte il valore militare da tutti riconosciuto notevole. Così Ranieri Sardo lo chiama "buon podestà di Pisa", il Manuzio "persona di molto ingegno ed accorto", Giovanni Villani considera le gesta di Uguccione grandissime. Aveva impressionato in modo particolare gli storici il terrore che Uguccione aveva provocato in Firenze, tanto che alcuni lo consideravano un vero e valente continuatore dell'opera di Arrigo VII. Stando però ai fatti e al di fuori della passione politica dei tempi, Uguccione non può essere considerato un condottiero, tale da dare un fine concreto a tutte le sue imprese guerriere e un politico capace di ideare e compiere un disegno programmato. per quanto riguarda poi il reggimento delle città, affidate alla sua amministrazione o prese con la forza, non possiamo considerarlo un amministratore sagace e prudente. Non aveva le qualità per reggere con diplomazia uno Stato ed amministrarlo con giustizia. Le ribellioni delle città da lui governate e le ragioni delle sue cacciate lo confermano." Lucarelli.