0663
OLIVEROTTO DA FERMO
(Oliverotto Euffreducci)
Signore di Fermo. Cognato di Vitellozzo Vitelli, zio di Ludovico
Euffreducci
1473-1502 (dicembre)
| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
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Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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……...... |
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Marche ed Umbria |
E' allevato
da bambino dallo zio materno Giovanni Fogliani (Frangiani).
Il congiunto lo affida alle cure di Paolo e Camillo Vitelli
dai quali apprende il mestiere delle armi. |
| 1489 |
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| Dic. |
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Marche |
Viene nominato console della sua contrada a Fermo. |
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1496 |
Francia |
Napoli |
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Regno di Napoli |
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| 1497 |
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Apr. lug. |
Fermo |
Ascoli Piceno |
50 cavalli leggeri |
Marche |
Muove contro
gli ascolani con il fratello Tommaso al comando di 50 balestrieri
a cavallo e di alcuni fanti. Il suo esordio nel conflitto è
poco fortunato perché gli uomini della sua compagnia
si danno al saccheggio del territorio a causa del ritardo delle
paghe. A giugno viene inviato con Giacomo da Matelica alla guardia
di Ripatransone; più volte respinge i nemici fin sotto le mura
di Offida alla cui difesa si trova Ettore Fieramosca. Alla fine
delle ostilità ritorna a militare per i Vitelli. A luglio è
nominato dai fermani commissario generale. |
| 1498 |
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| Gen. |
Firenze |
Venezia |
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Marche e Toscana |
Raccoglie truppe e lascia
Fermo. Si collega con i Vitelli in Toscana per contrastare i
veneziani per conto dei fiorentini nella guerra di Pisa. |
| Feb. |
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Marche |
A Fermo viene nominato regolatore
della contrada Fiorenza. Presta giuramento nelle mani dei priori;
subentra al posto del fratello Tommaso morto da poco in battaglia
contro gli ascolani. |
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Lug. |
Firenze |
Venezia |
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Toscana |
Combatte nel
Casentino. A luglio, alla morte in combattimento del fratello
contro gli ascolani, subentra a quest'ultimo in Fermo nella
carica di regolatore per la contrada Fiorenza. |
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1499 |
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Gen. |
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Romagna |
Viene catturato
in una scaramuccia da Melchiorre Ramazzotto a Verghereto. E'
liberato quasi subito. |
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Feb. |
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E’ rilasciato
in cambio della liberazione di Marco di Santi, funzionario della
repubblica veneta. |
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Ott. |
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Toscana |
Paolo Vitelli
è giustiziato dai fiorentini con l’accusa di tradimento; anche
Oliverotto da Fermo, viene arrestato; è tradotto a Firenze.
I provveditori di Fermo intervengono a suo favore sulle autorità
della repubblica per ottenerne il rilascio. Riacquistata la
libertà, si ricongiunge con Vitellozzo Vitelli e passa al servizio
dei pisani contro i fiorentini. |
| 1500 |
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| Sett. |
Chiesa |
Pesaro |
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Marche |
Milita
agli stipendi di Cesare Borgia. Si trova all'occupazione di
Pesaro ai danni di Giovanni Sforza. |
| Nov. |
Chiesa |
Faenza |
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Romagna |
Prende
parte all'assedio di Faenza. Ai primi del mese partecipa a Forlì
ad un consiglio di guerra. |
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1501 |
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| Feb. |
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Marche |
Rientra a Fermo ed a fine
mese presta giuramento come regolatore della contrada Fiorenza. |
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Mar. |
Chiesa |
Piombino |
500 fanti |
Emilia e Toscana |
Lascia Fermo
alla testa di 200 cavalli leggeri; transita per Modena dove
si incontra con Masino dal Forno; si dirige verso Piombino con
500 fanti. Si porta a Lucca dove è accolto con favore
ed ottiene le necessarie vettovaglie. |
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Apr. |
Chiesa |
Firenze |
100 cavalli leggeri |
Toscana |
Viene inviato
in soccorso dei pisani contro i fiorentini. Ai primi del mese
entra nella città con 150 cavalli leggeri. Con il sostegno
dei lucchesi, opera alcune scorrerie verso Volterra e Cerbaia
con Rinieri della Sassetta e Piero Gambacorta. Alcuni prigionieri
sfuggono al suo controllo: i lucchesi si dolgono di tale fatto
con i pisani. Il fatto non ha alcuna conseguenza nei suoi rapporti
con tale repubblica. Sempre nel mese depreda la val di Nievole,
sconfigge gli avversari e conduce a Pisa 80 prigionieri. Le
truppe si disordinano a causa del ritardo delle paghe finché
non vengono consegnati al condottiero dai pontifici 403 ducati.
Assale Ripomarance: in un attacco al castello è ferito
gravemente. Si sparge la voce della sua morte; i priori di Fermo
ne richiedono il cadavere per onorarlo di degni funerali. Costretto
a ritirarsi, si ferma a Pisa per qualche tempo. |
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Giu. lug. |
Chiesa Chiesa |
Napoli Piombino |
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Campania Marche e Toscana |
Gli sono consegnati
200 ducati. E’ presente all’espugnazione di Capua. Al ritorno
dal regno di Napoli prosegue con il Vitelli verso Piombino ed
assedia la località. Passando nel territorio di Camerino
i due condottieri mettono a sacco il castello di Casavecchia.
Giulio Cesare da Varano chiede al comune di Fermo la restituzione
del bottino. Gli abitanti inviano ad Oliverotto da Fermo lo
zio materno Giovanni Fogliani e Fabrizio Vagnozzi dal luogotenente
della Marca per accomodare la questione. |
| Sett. |
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Toscana e Lazio |
I difensori di Piombino si
arrendono per fame e Jacopo d'Appiano, abbandonato da tutti,
perde il suo stato. Oliverotto si reca a Roma per presenziare
al matrimonio di Lucrezia Borgia. |
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Dic. |
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Sverna con
le truppe pontificie nella Marca. Scrive allo zio materno di
volere ritornare a Fermo. La sua richiesta è accettata. |
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1502 |
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Gen. |
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Lazio e Marche |
Si reca a Roma,
probabilmente per prendere accordi con il duca Valentino e,
successivamente, rientra a Fermo ai primi del mese con 100 cavalli;
è accolto solennemente nella città. Prende alloggio
nel suo palazzo di contrada Fiorenza (futura sede dei gesuiti);
visita lo zio materno la cui abitazione è di fronte alla
chiesa di San Zenone. Organizza uno splendido convito e vi invita
il congiunto con altri cittadini fra i principali della città.
Con la scusa di voler parlare in segreto con lo zio e gli altri
notabili intorno al papa Alessandro VI ed a Cesare Borgia, conduce
costoro in un' altra stanza dove sono tutti uccisi dai suoi
sicari. Nell'occasione, oltre al Fogliani, sono anche uccisi
il genero di costui, Raffaele della Rovere, figlio naturale
del cardinale Giuliano, ed altri cittadini. Questa, la versione
del Machiavelli I cronisti fermani presentano un'altra versione:
all' arrivo di Oliverotto in città vengono a visitarlo
per cortesia lo zio materno, il della Rovere, Giacomo Bongiovanni,
Pier Leonardo Paccaroni con due figli, Pier Ludovico del Papa
e Pietro Gualteroni. Tutti sono uccisi nel suo palazzo. Compiuta
la strage, esce con furia dal palazzo a cavallo con i suoi fautori
e sottomette alla sua volontà le più alte autorità
del comune. L'Euffreducci fa pure ammazzare due figli del Fogliani
e due del della Rovere: ai primi è schiacciato il cervello
sulla porta della loro casa e, dei secondi, uno è gettato
a terra dalla finestra del palazzo di famiglia, l'altro è
massacrato fra le braccia della madre (sua cugina); alla porta
di San Francesco, da ultimo, è ucciso un ragazzo di dodici
anni, Giovanni Battista Paccaroni. Nei giorni seguenti, si libera
altresì di tutti coloro che possono eccitare la sua gelosia,
parte facendoli pugnalare dai propri sicari, parte avvelenandoli
dopo averli invitati a pranzo. Spaventata in tal modo la cittadinanza,
cavalca per la città ed assedia le autorità nel
palazzo: viene formato un nuovo governo, che lo nomina signore
di Fermo. Le abitazioni degli avversari politici sono messe
a sacco; molti, infine, sono coloro che sono costretti a prendere
la strada dell'esilio. L'Euffreducci, inoltre, persegue nella
città la sua campagna di "pacificazione" facendo
uccidere alcuni cittadini e confiscando i beni a tutti i suoi
oppositori. Dalla vendita di quelle del Bongiovanni ricava 6500
ducati; 4100 gli sono riconosciuti da Giovanni Francesco Assalti
per riscattarsi dal carcere con i suoi figli; 14000 ducati ottiene
dall'acquisto dei beni dello zio materno di cui si dichiara
legittimo erede. Ai suoi complici ed ai suoi partiigiani vanno
altri beni; ad esempio tutti quelli appartenenti al della Rovere
sono concessi ad Ercole Aceti. Poiché la prefettessa
Giovanna della Rovere fa arrestare un suo ambasciatore (Francesco
di Leonardo diretto a Venezia per riscuotere un credito del
Fogliani) mentre sta attraversando il territorio di Senigallia,
sfoga il suo odio nei confronti dei della Rovere facendo rapire
una nipote del cardinale Giuliano della Rovere e forzandola
a sposarsi con il fratello Giambattista. Il condottiero si rivolge
anche ai pisani per ottenere del denaro anche da costoro con
il pretesto che nella sua ultima andata a Pisa gli è
stata rubata una cavalcatura da lui lasciata a riposare in una
stalla vicina all'osteria dove ha alloggiato. Con il ricavato
incomincia a rafforzare le mura di Fermo per difendersi dagli
attacchi dei fuoriusciti; a riedificare la rocca del Girifalco;
a raccogliere truppe per le nuove campagne ed a gettare le fondamenta
del palazzo posto in testa della piazza di San Martino al posto
di un convento dei frati degli Apostoli, trasferiti a loro volta
nel monastero di Santa Croce. Istituisce, da ultimo, una fonderia
di cannoni a Grottazzolina; vara una fusta per la guerra da
corsa contro i turchi; pensa anche di costruire un porto alla
foce del fiume. Rivolge, da ultimo, tutta la sua cura alla milizia
scegliendo nel fermano i giovani più robusti ed adatti
alle armi; mette in ordine 200 cavalli leggeri e 1000 fanti
distinti in cinque bandiere con cinque livree, con caporali
e connestabili, forniiti di armi acquistate a Milano ed a Venezia.
In pari tempo si ingrazia l'animo del papa inviandogli varie
ambascerie (Girolamo Montano, Antonio Euffreducci, alcuni notabili
cittadini) per cui viene perdonato grazie anche alla pressione
esercitata a suo favore dagli Orsini. |
| Feb. |
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Marche |
A metà mese stringe
alleanza con il comune di Offida e Carlo da Offida per contrastare
i fuoriusciti di Fermo. Il breve dominio dell'Euffreducci è
un seguito di crudeltà che provoca anche una cospirazione
ai suoi danni. Giulio Cesare da Varano, Giovanna della Rovere
e Giovanni Antonio Acquaviva si collegano con alcuni fuoriusciti
di Fermo per togliergli la signoria della città. La congiura
viene scoperta e Bernardino del Gualdo, il suo rivelatore, è
giustiziato; nel mese è anche catturato Piersante Evangelisti,
bandito dal comune ed uomo di collegamento con i da Varano,
che è impiccato nella pubblica piazza. |
| Mar. |
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Marche |
Si prepara a combattere i
da Varano alla testa di 200 cavalli leggeri e di 1000 fanti. |
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Mag. |
Chiesa |
Urbino
Camerino |
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Marche |
Dopo la mostra
effettuata nella pianura di San Claudio entra nel territorio
di Camerino; devasta lle cxampagne nell'attesa dell'arrivo delle
compagnie del Vitelli e di Francesco Orsini. Assedia la località
con i due condottieri. Il commissario pontificio Niccolò
Bonafede accusa i loro uomini di introdurre nella città,
a caro prezzo, notevoli quantità di frumento a favore
degli assediati. I tre capitani vengono tutti redarguiti con
un breve dal papa. Nel gioco delle parti i condottieri ritorcono
l'accusa contro il Bonafede scrivendo ad Alessandro VI che Camerino
avrebbe già ceduto per fame senza i soccorsi alimentari
approntati dal presule ed ammontanti a 10000 some di grano.
D'altra parte Oliverotto da Fermo è il maggiore indiziato
di tale pratica, perché è dal fermano che proviene
la maggior parte delle provviste dirette agli abitanti ed ai
difensori di Camerino. L'Euffreducci si impadronisce di Castelraimondo
con Francesco Orsini. |
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Giu. |
Chiesa |
Firenze
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Umbria e Toscana |
Con Saccoccio
da Spoleto forma un corpo di 4000 uomini, che imperversano sui
monti e danno il guasto alle campagne bruciando i villaggi.
Assedia Montesanto. Si collega, successivamente, ad Erchio,
tra Città di Castello e Citerna, con Giampaolo Baglioni
alla testa di 1000 fanti e 400 cavalli leggeri. Entra in Arezzo
preceduto nella città dal Baglioni con 600 fanti: il
suo cammino è segnato da nuove crudeltà perché
a Citerna uccide, dopo averlo fatto uscire dalla rocca in cui
è stato rinchiuso in precedenza dal Vitelli, Vincenzo
Bongiovanni, figlio di Giacomo, una delle vittime di gennaio.
Si appropria dei beni di quest'ultimo. |
| Lug. |
Chiesa |
Camerino |
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Umbria Marche |
Si avvia
nuovamente contro Camerino. Alla testa di un migliaio di fanti
e di numerosi armati irregolari, sempre provenienti dal ducato
di Spoleto, muove da Foligno verso le Marche. Su pressione del
Bonafede deve rinunciare ad un tentativo di saccheggio di Matelica,
controllata dagli Ottoni, suoi parenti per parte dello zio Fogliani.
A metà mese è conquistato il borgo di Camerino
e dopo pochi giorni la città si arrende a discrezione.
Oliverotto rientra a Fermo e, per rifarsi delle spese, invita
ad un banchetto Girolamo Azzolino e Paolo Tabor: entrambi sono
avvelenati al fine di impossessarsi dei loro beni. |
| Ago.
sett. |
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Marche |
Suoi soldati sono fatti imprigionare
dal Borgia per varie malversazioni da essi compiute nel recente
conflitto. Il governatore di Camerino pretende che i fermani
restituiscano le prede; al rifiuto, per rappresaglia gli abitanti
di Camerino scorrono nel fermano e razziano alcune mandrie di
bestiame nei pressi di Mogliano. |
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Ott. |
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Umbria e Marche |
Partecipa alla
congiura contro il Borgia e si trova a Magione con gli Orsini,
Ermes Bentivoglio, il Vitelli, Giampaolo Baglioni, Ottaviano
Fregoso per Guidobaldo da Montefeltro, Guido Pecci ed Antonio
da Venafro per Pandolfo Petrucci signore di Siena. Ha l’incarico
di raccogliere 500 fanti e 200 cavalli leggeri; a fine mese
con il Vitelli assale 40 soldati del Borgia, che escono da Fossombrone
con un salvacondotto. Tutti sono uccisi ed i loro beni, caricati
in precedenza su molti muli, sono divisi fra gli assalitori.
Batte gli avversari a Calmazzo. Non accetta il trattato concluso
da Paolo Orsini con il duca
Valentino; scende verso Fano con Paolo e Francesco Orsini,
il Baglioni ed il Vitelli, occupa Mombaroccio ed altri castelli.
Guidobaldo da Montefeltro ottiene per accordo la rocca di Fossombrone
salve le persone e le loro robe. 40 uomini ne escono con i loro
carriaggi sui quali sono caricati beni per 4000 ducati. Fuori
dall'urbinate costoro sono assaliti dai soldati di Oliverotto
e vengono tutti uccisi.; lo stesso giorno entra in Camerino
con Giovanni Maria da Varano e vi fa strage di tutti gli spagnoli
della guarnigione. Si riconcilia con quest'ultimo ed ottiene
la liberazione di un suo parente, Angelo di Melchiorre, messo
in carcere con l'accusa di cospirazione e di infedeltà.
L'Euffreducci, da ultimo, si dirige verso Senigallia nell'attesa
dell'esito delle trattative condotte ancora dall'Orsini; non
può attraversare il fiume Mise perché in piena.
Fa allora venire da Fermo la fusta che gli permette di superare
tale ostacolo. |
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Nov. |
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Marche |
Si trova nei
pressi di Fano con 2000 fanti e 200 cavalli leggeri e si impadronisce
di grandi quantità di frumento. |
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Dic. |
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Marche e Romagna |
Si incontra
con Paolo Orsini nel contado di Fano e viene convinto a rappacificarsi
con il Borgia. Ritorna agli stipendi dei pontifici con una condotta
di 1400 fanti e di 600 cavalli leggeri. Si muove contro Camerino
per scacciarvi il da Varano ed entra in tale località
con l'Orsini. Lascia Pesaro; perviene a Cesena ed a Imola, dove
si incontra con Michelotto Coreglia ed il Borgia per persuadere
quest’ultimo a scacciare da Senigallia Francesco Maria della
Rovere, cugino di Raffaele che egli ha ucciso in Fermo. Entra
in Senigallia ed obbliga Andrea Doria a rinchiudersi nella rocca;
lo assedia con 1000 fanti e 50 cavalli. Il Borgia viene chiamato
dai condottieri, già ribelli, a recarsi nella città con il pretesto
che i difensori si vogliono arrendere solo nelle sue mani. Il
Borgia probabilmente li precede nelle loro intenzioni e cattura
senza problemi Paolo e Francesco Orsini ed il Vitelli; il Coreglia
viene a trovare Oliverotto da Fermo e lo trova in mezzo alle
sue schiere intento alla loro rassegna. L'Euffreducci è
invitato ad unirsi con gli altri tre condottieri, accetta e
si accompagna con costoro. Entra in Senigallia; sceso al palazzo
del duca Valentino, è invitato a salire con i suoi compagni.
Tutti sono subito fatti prigionieri. Il Vitelli sfodera lo stocco
e ferisce uno degli assalitori; l'Euffreducci tra da sotto le
vesti un pugnale e tenta di uccidersi; è fermato e viene condotto
nella chiesa di San Martino dove è spogliato delle sue vesti.
E’ strangolato con una corda di violone con il Vitelli dal Coreglia
la sera dell’ultimo giorno dell’anno mentre, si dice, stia implorando
pietà. I cadaveri dei due condottieri sono esibiti sulla piazza
di Senigallia per tre giorni prima di essere tumulati nella
chiesa di Santa Maria della Misericordia. Le compagnie di Oliverotto,
colte all'imèprovviso, sono svaligiate con l'uccisione
di 10 soldati: molti sono i prigionieri (detenuti in Pesaro
otterranno la liberazione solo dietro il pagamento di una taglia)
e coloro che si danno alla fuga per rifugiarsi in tutte le città
marchigiane. Gli abitanti di Fermo, alla notizia della sua morte,
saccheggiano il suo palazzo, le case dei suoi parenti
e quelle dei suoi fautori. |
DIRCI CITAZIONI
Capitano egregio. Il migliore dei Vitelli. Coraggioso.
Condottiero famoso.
Di grande ingegno e valore.
Ambizioso. Indurito avventuriero, fattosi tiranno
nel suo staterello grazie all'assassinio dello zio. Non fu piccolo
il suo merito se riuscì da semplice soldato, col valore personale,
a levarsi dalla serie innumerevole dei capitani inferiori ed a diventare
uno dei primi.
Gagliardo fisicamente.
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