| Anno,
mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed
altri fatti salienti |
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……...... |
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Umbria |
Paggio
di un uomo d’arme. |
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……...... |
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10
lance |
Umbria |
Milita
nelle compagnie di Ceccolo Broglia, signore di Assisi. Si fa notare
da tale condottiero che gli dona la propria lorica (corazza di cuoio).
Gli è data una condotta di 10 lance e partecipa ai consigli di guerra. |
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……...... |
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Combatte
nelle compagnie del signore di Perugia Braccio di Montone, che gli concede
di usare il suo stemma ed i colori delle sue sopravvesti che il Gattamelata
non lascerà mai. Indossa una corazza di 124 pezzi, alta 206 centimetri
per 122 centimetri di torace e 74 di spalle, pesante 49 chilogrammi. |
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1416 |
Perugia |
Antipapa |
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Umbria |
Preda
il territorio di Spoleto. |
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1418 |
Perugia |
Chiesa |
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Umbria |
Devasta
il contado di Norcia. Con Niccolò Piccinino conquista la rocca di Spoleto. |
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1419 |
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Giu. |
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Lazio |
Partecipa
alla battaglia di Montefiascone ed affianca il Montone nell’assediare
in Viterbo Muzio Attendolo Sforza. |
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Ott. |
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Umbria |
Alla
guardia di Capitone con Brandolino Brandolini, è sconfitto e catturato
a San Gemini da Muzio Attendolo Sforza e dal Tartaglia. |
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……...... |
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Umbria |
Si
libera con uno stratagemma e da questo momento verrà soprannominato Gattamelata. |
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1423 |
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Lug. |
Re
d’Aragona |
Napoli |
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Abruzzi |
Viene
lasciato dal Montone all’assedio dell’Aquila. |
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1424 |
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Feb. mag. |
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Abruzzi |
E’
ancora impegnato all’assedio dell’Aquila. |
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Giu. |
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Abruzzi |
Partecipa
alla battaglia dell’Aquila. Il Montone non vuole ascoltare il suo consiglio
di assalire i nemici, mentre essi sono in movimento lungo la strada che da
Rocca di Mezzo conduce alla volta dell’Aterno; preferisce, bensì, aspettarli
nella pianura. Il Gattamelata ha il comando con il Brandolini
della quinta squadra e
con Niccolò Fortebraccio assale l’avanguardia condotta da Ludovico Colonna
e da Menicuccio dell’ Aquila: in soccorso di tali condottieri giunge
Federico da Matelica con molti cavalli, per cui i bracceschi sono costretti
a ripiegare. Fatto prigioniero, è rinchiuso nel castello cittadino.
Ne fugge, ripara ad Ocre con il Piccinino e da qui pervienea Paganica. |
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Lug. |
Chiesa |
Conti |
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Umbria
e Lazio |
Si trova
a Narni e passa agli stipendi dei pontifici. Con Andrea della Serra
e Pietro Navarrino, si dirige verso Valmontone ai danni di Avernino Conti. |
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Ott. |
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Lazio |
Staziona sempre
nel territorio di Valmontone. |
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1425 |
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Feb. |
Firenze |
Milano |
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Romagna |
Combatte
i viscontei agli ordini del Piccinino e di Oddo di Montone. E’ sconfitto
dai Manfredi in val di Lamone; nello scontro di Pieve d’Ottavo si salva
dalla cattura anche se viene ferito alla gamba sinistra. |
|
Mag. |
Chiesa |
S.
Severino Marche |
|
Marche |
Di
stanza a Macerata. Recupera allo stato della Chiesa
San Severino Marche e ne scaccia Antonio da San Severino. |
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Sett. |
Firenze |
Milano |
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Romagna |
Si
scontra nell’imolese con Francesco Sforza. |
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Ott. |
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Toscana |
E’
battuto ad Anghiari. |
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Nov. |
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Resta
al soldo dei fiorentini anche quando il Piccinino passa a quello dei
ducali. |
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1426 |
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1427 |
Chiesa
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| Feb.
mar. |
Chiesa |
S. Severino Marche |
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Marche |
Milita agli stipendi dei pontifici con il Brandolini.
San Severino Marche si ribella al papa Martino V: il Gattamelata è mandato con
Sante Carillo e Francesco da San Severino contro la città. Questa
viene espugnata ai primi di marzo dopo un breve assedio. Per punizione
le mura sono smantellate in più punti e sette capi della rivolta sono
impiccati. |
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1428 |
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Gen. |
Chiesa |
C.di
Castello |
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Umbria |
Combatte
i da Varano, che sono alla difesa di Città di Castello per conto
dei figli minori del Montone. Raggiunge con 200 cavalli sotto
la città il governatore di Perugia, il vescovo Piero Donato;
si unisce con l’esercito del prelato (2000 fanti e pochi cavalli),
giunge a Fratta Todina e recupera Monte Castello di Vibio, che
si è ribellata ai pontifici. Narra la leggenda, che scaccia
da Montone la vedova di Braccio Nicolina da Varano. In una sala
del castello trova la donna che lo attende impavida, con accanto
il figlioletto Oddo: costui gli si avventa sddosso. Gli si attacca
con i denti alla sua mano sinistra così furiosamente
che il Gattamelata sollevando d'istinto il braccio, lo alza
di peso in aria con i denti confitti fino all'osso. |
|
Apr. |
Chiesa |
Bologna |
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Emilia |
Con Micheletto Attendolo, ha l'ordine di levare il campo e di trasferirsi a
Bologna e di muovere contro la città, insorta ai danni dello stato della Chiesa. |
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Ago. |
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Romagna |
Raggiunto
ad Imola da Antongaleazzo Bentivoglio, dall’Attendolo, da Niccolò da
Tolentino e da Jacopo Caldora, combatte i bolognesi. |
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1429 |
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Apr. |
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Romagna |
Scorta
a Forlì con 100 cavalli il legato, il cardinale Domenico di Capranica. |
|
Ago. |
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|
Emilia |
Bologna
si arrende ai pontifici. |
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Ott. |
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|
Romagna |
Con
la firma del trattato di pace, si ritira dal contado e si sposta nel forlivese. |
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1430 |
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Lug. |
Chiesa |
Bologna |
|
Emilia |
Si trova
nelle vicinanze di Bologna, allorché nella città si accendono nuove ostilità
nei confronti dei pontifici ad opera dei Canedoli. Agli ordini del Caldora
e del vescovo di Tarpeja, si ferma a Corticella ed a San Giovanni in
Persiceto. |
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1431 |
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Mar. |
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Emilia |
Al
termine del conflitto, con l’Attendolo ed il Brandolini sorprende sui
confini tra Bologna e Modena un condottiero, licenziato negli stessi
giorni dai fiorentini, che gode di un salvacondotto del marchese
di Ferrara. Il condottiero è catturato con la scusa che sta per passare
al soldo dei bolognesi: interviene Niccolò d’Este, che lo fa liberare
e gli fa restituire parte dei beni di cui è stato derubato. |
|
Apr. |
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|
Emilia |
Accompagna
a Bologna il nuovo governatore pontificio, Giovanni Bosco, con 150 cavalli
e 80 fanti. |
|
……...... |
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|
Romagna
ed Emilia |
Soccorre
a Forlì il governatore Tommaso Paruta, che ha scoperto una congiura
ordita dai partigiani degli Ordelaffi. Ritorna a Bologna ancora in subbuglio
per i disordini provocati dai Canedoli. |
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1432 |
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Apr. |
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Romagna |
A
Forlì. |
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Mag. |
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Romagna |
Esce
da Villafranca e da Casemurate con il Brandolini,
entra in Forlì per la porta di Schiavonia e da qui penetra nella
rocca di Ravaldino. E’, successivamente, segnalato a Forlimpopoli con 300 cavalli.
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|
Giu. |
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Romagna |
Esce da Forlimpopoli e si porta in val di Lamone, al fine di impedire una guerra privata
tra Francesco del Malandrino ed i suoi rivali. Intercetta costui a Feragano
ed ha uno scontro in cui rimane ferito ad una coscia: anche alcuni suoi
uomini d’arme subiscono la stessa sorte. Cattura il Malandrino, lo conduce
a Forlimpopoli e, seppure a gran fatica, lo rappacifica con i suoi nemici.
Viene chiamato a Bologna dove, con l’aiuto di un nipote del governatore
pontificio Fantino Dandolo, deve occupare la porta di Santo Stefano:
la città è sempre tormentata dai tumulti provocati dai partigiani dei
Canedoli e da quelli degli Zambeccari. Il Gattamelata giunge in ritardo;
Ludovico Canedoli ne controlla infatti l’entrata, per cui il condottiero non può che
ritornare ad Imola. Il Dandolo è forzato ad abbandonare la città. |
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Lug. |
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Lazio |
Si reca
a Roma dal papa Eugenio IV con alcuni ambasciatori di Forlì. |
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Ott. |
Chiesa |
Urbino |
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Romagna |
Parte
da Villafranca con i suoi uomini ed entra in Imola con il Brandolini,
per impedire che la località cada nelle mani dei ribelli della Chiesa:
avverte il castellano, sospettato di tradimento, di essere venuto per
pagare il riscatto di alcuni prigionieri. Costui fa abbassare il ponte
levatoio ed il Gattamelata entra nel castello con la piccola scorta
con cui si è presentato. Una volta di fronte al funzionario, gli rovescia
addosso del denaro: l’uomo si precipita a contarlo ed è arrestato dai
suoi uomini. Si sposta, quindi, nel riminese molestato dalle scorrerie
di Bernardino degli Ubaldini, vi contrasta
Guidantonio da Montefeltro: è obbligato a rientrare a Forlì con un nulla
di fatto, per l’avvicinarsi in Romagna del condottiero visconteo Francesco
Sforza |
|
Nov. |
Chiesa |
Milano |
|
Romagna |
E’
ancora nel riminese; alla notizia di un possibile tentativo di Antonio
Ordelaffi di rientrare in Forlì, ritorna in tale città. Dopo un giorno,
si porta con 100 cavalli alla Cosina, un fiumicello che segna il confine
con il faentino; il Brusco, un capitano di Astorre Manfredi, retrocede
per un miglio al fine di farlo cadere in un’imboscata. Il Gattamelata
fiuta l’inganno e si ritira. Tocca prima Forlì e, poi, Imola. |
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1433 |
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Gen. |
Chiesa |
Fuoriusciti |
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Romagna e Emilia |
Si
allontana nottetempo da Forlì e si avvicina a Bologna: i Canedoli gli
ostacolano l’ingresso. Appoggia allora l’abate Carlo Zambeccari, i Griffoni
ed il Bentivoglio e rientra ad Imola solo alla conclusione di un accordo
fra le parti. |
|
Apr. |
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|
|
Emilia |
Penetra
nella rocca di Castelfranco Emilia con l’astuzia e si fa aprire la porta
con la scusa di dovervi giudicare due suoi uomini d’arme accusati di tradimento;
entra ed imprigiona il castellano con i suoi famigliari. Giorni
dopo, fa bruciare di nascosto alcune case poste fuori del castello sulla
strada verso Modena; nel trambusto generale gli abitanti ne escono fuori
per spegnere l’incendio. Il Gattamelata introduce nella fortezza molti
soldati e ne fa chiudere le porte: le case dei terrazzani sono poste
a sacco dai suoi uomini e Castelfranco Emilia perviene in suo potere. |
|
Lug. |
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|
Romagna
e Emilia |
E’
ad Imola; si accorda con i Griffoni, si allontana dalla città con 600
cavalli e cerca di entrare in Bologna. Arriva in ritardo all’appuntamento
dato ai “Crociari” ed è costretto a fare rientro a Imola.
|
|
Sett. |
Chiesa |
Bentivoglio |
|
Emilia |
Nel
continuo rivolgimento delle alleanze, è ora il Bentivoglio a divenire
nemico dello stato della Chiesa. Il Gattamelata esce da Castelfranco Emilia con il
Brandolini e giunge a Monteveglio, alla cui guardia è preposto con 200 fanti Giovanni
Bianchetti, suo amico. Egli lo persuade ad arrendersi a patti, facendogli
credere che esiste un trattato ai suoi danni all’interno del castello.
La località è messa a sacco ed il Bianchetti, sulla strada per Bologna, viene ucciso dagli
uomini del Bentivoglio, uscito anch’egli da Monteveglio con Bolognanino
dalle Fiubbe. |
|
Nov. |
Chiesa |
Milano |
|
Emilia |
Si trova
a Monteveglio e sorveglia le schiere del Piccinino (1000 cavalli viscontei)
in marcia dal Panaro verso il Samoggia. |
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1434 |
|
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|
Feb. |
Chiesa |
Sforza |
|
Emilia |
Tenta
di porre in difficoltà lo Sforza, teso al tentativo di ritagliarsi un
suo stato nella marca di Ancona a spese dei pontifici. Il Gattamelata si colloca alla bastia
di Castelfranco. Informa il popolo di Imola delle trattative portate
avanti da Troilo da Rossano, che milita con il condottiero avversario,
con il castellano cittadino. |
|
Apr. |
Venezia |
|
400
lance e 400 fanti |
|
Rifiuta
le offerte del duca di Milano e del principe di Salerno Antonio Colonna
e passa con il Brandolini agli stipendi dei veneziani. Eugenio IV accetta
la situazione, anche perché debitore nei confronti dei due capitani di
10000 ducati. E’ loro data una condotta di 400 lance e di 400 fanti,
che sei mesi più tardi è ampliata di altri 100 uomini d’arme, per fare
fronte alle esigenze dei loro figli Giovannantonio e Tiberto. I veneziani
si impegnano anche a pagare loro i 10000 ducati vantati verso il pontefice:
a malleveria del credito, i due condottieri possono tenersi la bastia di Castelfranco (custodita
da 100 fanti) fino al momento in cui la camera apostolica non paghi
il debito alla Serenissima.
La condotta è stabilita in un anno di ferma ed in uno di rispetto e
prevede la loro presenza in ogni parte d’Italia. |
|
Mag. |
Venezia |
Milano |
|
Emilia |
A
Bologna con il Brandolini. Difende la città dal Piccinino e d Gaspare
Canedoli. |
|
Giu. |
Venezia |
Bologna |
|
Emilia |
Viene
soccorso da 800 uomini, tra cavalli e fanti, condotti da Taddeo d’Este;
occupa Piumazzo e Manzolino ed intima ai bolognesi di liberare il
governatore della città, il vescovo di Avignone. Riconquista, di seguito, al
Canedoli il castello di San Giovanni in Persiceto con il sostegno di
alcuni abitanti della località, che lo aiutano a penetrarvi ed a catturarvi
con facilità l’avversario con tutto il presidio. Bologna, tuttavia,
insorge su istigazione di Battista Canedoli. Il Gattamelata riceve nuovi
rinforzi portatigli da Giovanni Malavolti, da Guerriero da Marsciano
e da Marino di Canaruto; può così riprendere l’iniziativa nel circondario. |
|
Lug. |
|
|
|
Emilia
e Romagna |
E’
respinto da San Giorgio di Piano; con Guidantonio Manfredi conquista,
invece, Castel San Pietro Terme, Castel Bolognese e Sant’Agata Bolognese.
Da ultimo, entra in Bologna con il nuovo governatore, l’arcivescovo
Bartolomeo Zabarella. Attacca anche i viscontei nell’imolese e rifiuta
l’idea prospettatagli da qualcuno di divenire signore di Imola: preferisce
esercitare l'attività di condottiero. |
|
Ago. |
|
|
|
Romagna |
Nuovo
legato pontificio è il vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi. Anche
il Piccinino si trasferisce in Romagna ed ha ai suoi ordini 6000 cavalli e
3000 fanti; si fortifica a San Lazzaro di Savena mentre l’esercito alleato,
che è di pari forze, staziona a Castel Bolognese. Il Gattamelata cade
nella trappola tesagli dal comandante avversario, che in una scaramuccia
iniziale si fa catturare 200 cavalli: i capitani della lega si imbaldanziscono
ed accettano la battaglia campale, che avviene sulla strada maestra,
che da Imola porta a Castel Bolognese. Veneziani, fiorentini e pontifici
sono totalmente sconfitti sulle ghiaie del rio Sanguinario e subiscono
la cattura di 3500 cavalli e di 1000 fanti: dei capitani, solo il Vitelleschi,
Guidantonio Manfredi, il Brandolini ed il Gattamelata (nonostante le
ferite riportate al torace ed a una
gamba) non sono fatti prigionieri. |
|
Sett. |
|
|
|
Romagna |
Viene
obbligato da Erasmo da Trivulzio a fortificarsi in San Giovanni in Persiceto. |
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Nov. dic. |
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500
lance e 400 fanti |
Romagna |
E’
assediato dai bolognesi in Castelfranco: a costoro si congiunge, anche
il Piccinino: le forti piogge dei primi giorni di dicembre inducono
gli avversari ad abbandonare le operazioni. Sempre a novembre, presso
Marsciano, è rapita e rapinata dei suoi bagagli (valore 3000 fiorini)
la moglie Giacoma Beccarini, sorella di Gentile da Leonessa, da Antonio da Marsciano. |
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1435 |
|
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|
Apr. mag. |
|
|
|
Romagna |
Si
collega con il Manfredi e Pietro Testa e supera il Savio su un ponte
di barche; ostacola in tale modo il passo al Piccinino, lo costringe
ad abbandonare le sue posizioni ed a portarsi alle Canove. |
|
Giu. |
|
|
|
Emilia |
Affidata
la guardia di San Giovanni in Persiceto e di Castelfranco a 600 cavalli
ed a 700 fanti, muove con il Bentivoglio verso Bologna ed assale la
città alla porta di Santo Stefano: alcuni suoi uomini rompono le chiavarde
esterne ed abbassano il ponte levatoio; Pietro Alberto da Modena cerca
di scardinare le serrature dall’interno. Il tentativo viene scoperto; il suono delle
campane a stormo della chiesa di San Giuliano richiama alle mura molti
difensori, per cui l’attacco è facilmente respinto. Il Gattamelata si
ritira allora con il Bentivoglio a Sant’Agata Bolognese con 300 fanti,
per lo più cernite, e 300 cavalli; con il Brandolini, si collega allo
Sforza, fermo nel cesenate. |
|
Lug. |
|
|
|
Emilia
e Romagna |
Il
Piccinino tenta di sorprendere il Gattamelata a Piumazzo; il condottiero si congiunge con il Brandolini
e lo Sforza nel cesenate. Alla conclusione di una tregua, è inviato
nelle Marche in soccorso dei pontifici contro il Fortebraccio. Prende la strada di Ravenna, ritenuta più sicura. |
|
Ago. |
Venezia |
Fortebraccio |
|
Marche |
Scende per la via di Visso con 800 cavalli e si
scontra con il Fortebraccio a Fiordimonte, nei pressi di Camerino: il
capitano avversario muore in combattimento. |
|
Ott. |
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|
|
Lombardia |
Richiamato
in Lombardia, si accampa nel bresciano. |
|
Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Restituisce
ai pontifici i castelli di San Giovanni in Persiceto, di Sant’Agata Bolognese
e di Manzolino, da lui custoditi. |
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1436 |
|
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|
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|
|
Feb. |
|
|
400
lance e 200 fanti |
Lombardia
e Veneto |
Da
Brescia si reca a Venezia nel collegio dei Pregadi; vi è accolto con
attestazioni di stima e di affabile cordialità; è riconfermato con il
Brandolini nella ferma per due anni con uno di rispetto: la condotta
è ridotta da 500 a 400 lance e da 400 a 200 i fanti. Nello stesso tempo
viene concesso ai due condottieri il feudo di Valmareno (due castelli
e venti villaggi) nel trevigiano, dietro la consegna di un cero di 10 libbre
da consegnare ogni fine aprile alla chiesa di San Marco a Venezia. Peggiorano, nel frattempo,
i suoi rapporti con il Brandolini a causa della gelosia di quest'ultimo. |
|
1437 |
|
|
|
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|
Mar. apr. |
Venezia |
Milano |
|
Toscana Lombardia |
Affianca
lo Sforza all’assedio di Lucca per conto dei fiorentini. Il Piccinino
si vede chiusi i passi, che dal capoluogo portano alle alture vicine,
da un triplice schieramento di forze appoggiate da grosse artiglierie.
L’urto è violentissimo ed i viscontei devono allontanarsi dalla lucchesia
e cercare la salvezza oltre gli Appennini. Il Gattamelata ritorna in
Lombardia per muovere, agli ordini di Gian Francesco Gonzaga, direttamente
contro Milano. Suggerisce di costruire nottetempo un ponte di barche
per attraversare l’Adda; con alcuni soldati guada il fiume presso Medolago
e prende terra sulla sponda opposta: già le due teste di ponte stanno
per unirsi allorché una violenta fiumana, cagionata dalle forti piogge
del giorno e della notte, ostacola la continuazione dell’opera. Il Gattamelata
non può più ricongiungersi con il resto dell’esercito: è attaccato all’alba
da Luigi da San Severino e da numerosi abitanti del luogo. Consiglia
i suoi a guadare l’Adda, anziché impegnarsi in un combattimento perso
in partenza per la disparità delle forze: con pochi uomini copre la
ritirata ai suoi che si gettano nel fiume; alla fine, sprona il cavallo,
si precipita anch’egli nell’Adda e supera nel guado le difficoltà date dal
peso dell’armatura e dalla forza della corrente. |
|
Mag. |
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|
Lombardia |
Si
accorge presto delle intese del Gonzaga con i nemici e ne avverte la
Serenissima; si allontana, anzi, dal campo per comportarsi come ritiene
più opportuno. |
|
Giu. |
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|
|
Lombardia |
Si
rafforza sull’Oglio con trincee e steccati. |
|
Sett. |
|
|
|
Lombardia |
Cade
in un agguato tesogli dal Piccinino; salvatosi a stento ed inferiore di forze, abbandona il
campo, invia a Palazzolo sull’Oglio i carriaggi e subito gli avversari si avventano su questi. Il Gattamelata ne approfitta e si porta, invece, a Pontoglio.
I viscontei si fermano a Caleppio per assediare tale castello. Il Gattamelata può così uscire anche da Pontoglio, punta sul mantovano
e si dirige su Brescia. Elude le insidie portategli dal Gonzaga e le nuove
imboscate proposte dal Piccinino ai suoi danni a Soncino. |
|
Nov. |
|
|
Governatore
g.le |
Lombardia |
Raccoglie
a Brescia 3000 cavalli e mantiene saldo l’esercito quando il marchese
di Mantova diserta ufficialmente dal campo veneziano con 400 cavalli.
A seguito del la rottura definitiva dei suoi rapporti con il Brandolini,
il Gattamelata ha l’intera condotta di 400 lance e 200 fanti; gli è riconosciuto uno
stipendio mensile di 300 ducati ed è nominato governatore generale,
anziché capitano generale, perché agli stipendi della Serenissima milita
ancora con tale titolo il Manfredi. |
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1438 |
|
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|
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|
|
Feb. |
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|
Lombardia |
I
bresciani gli presentano le proprie felicitazioni e gli donano formaggi,
cere, confetture, dolci e spelta per i cavalli. |
|
Mar. apr. |
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|
Lombardia |
Approfitta
dell’assenza del Piccinino ed in breve tempo recupera le terre conquistate
dai ducali nel bresciano e nel bergamasco, quali Ponte San Pietro e la
valle di San Martino; nel cremonese ottiene il forte di Menala, dove cattura
l’intera guarnigione. |
|
Giu. |
|
|
|
Lombardia |
Staziona
sull’Oglio ad Acquanegra sul Chiese con 9000 cavalli e 6000 fanti, accampati
tra Mariana Mantovana, Gazzuolo, Baschi, Canneto sull’Oglio, Casalmoro,
Volongo e Castelnuovo. Impedisce il passo al Piccinino. |
|
Lug. |
|
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|
Lombardia |
Il
Piccinino getta un ponte di barche di fronte al campo del Gattamelata
e simula un attacco diretto; contemporaneamente, fa attraversare il
fiume al grosso delle sue truppe nottetempo su tre ponti di barche allestiti
dal Gonzaga tra Marcaria e Canneto sull’Oglio: la manovra ha successo
perché i veneziani fino all’ultimo non vogliono credere al voltafaccia
del Gonzaga, tanto da fare inchiodare sulla piazza di Brescia un povero
fante per gli orecchi, perché costui li ha avvisati dei movimenti gonzagheschi
ai danni della Serenissima. I ducali cercano di sorprendere il Gattamelata
nei suoi alloggiamenti: il governatore generale riesce fortunosamente a prevenire le loro mosse
grazie alle rivelazioni di un disertore, catturato dai suoi fanti, un
certo Beretta di Gottolengo, che per salvare la vita, in quanto nel
passato ha anche defezionato dalle file veneziane, gli rivela ogni cosa.
Fa levare nottetempo il campo e punta con una veloce marcia su Bagnolo
Mella e Brescia; il Piccinino cerca di tagliargli le comunicazioni con
il Garda e Verona; il Gattamelata, per ovviare alla nuova situazione,
si sposta su Gussago e Gardone Riviera, per difendere Gavardo e Salò.
Il Piccinino a metà mese è raggiunto da 2000/ 4000 cavalli e da 2000
fanti condotti dal Gonzaga, per cui riprende l’offensiva ed attacca
Gardone Riviera. Il Gattamelata non accetta la battaglia campale e ripiega
su Brescia; i suoi uomini lasciano il campo di Bagnolo Mella e pongono
i loro alloggiamenti nei borghi cittadini di San Giovanni, di Sant’ Alessandro e delle Pile.
Il Gattamelata affida a Taddeo d’Este l’incarico della difesa di Sant’Alessandro, ad
Antonio da Martinengo quello di provvedere alla guardia delle Pile;
il Navarrino è inviato ad Orzinuovi e Bartolomeo Colleoni a Palazzolo
sull’Oglio. |
|
Ago. |
|
|
|
Lombardia |
Con
il governatore di Brescia Francesco Barbaro, è costretto a sedare un
tentativo di insurrezione nella città, causato dagli scontri tra i fautori
della causa guelfa e quelli della fazione ghibellina, che propendono
per i ducali: di questi ultimi, alcuni sono
giustiziati. L’esercito veneziano, in effetti, si trova in forti
angustie non solo per la presenza di un nemico quanto mai agguerrito,
ma anche per la mancanza di vettovaglie, per la presenza della peste e per le frequenti diserzioni
di soldati. Chiari è conquistata dagli avversari: il Gattamelata invia
Guerriero da Marsciano e Michele Gritti (300 fanti e 150 cavalli) alla
sua riconquista, ma anche tali capitani sono catturati. Il Piccinino
assedia Rovato; decide di soccorrere la località e parte da Brescia.
Lo seguono verso Passirano, Paderno Franciacorta e Bornato molti guastatori
con Leonardo da Martinengo e 2000 abitanti del contado. Il Piccinino,
di fronte all’improvvisa sortita, manda 2000 uomini sui monti di Calino
che, sebbene cadano in un’imboscata, impegnano i veneziani in una battaglia
che dura molte ore: alla fine, i viscontei sono battuti con la perdita
di 400 uomini e la cattura di altri 400. Fra i veneziani gli uccisi
sono 200 (100 cavalli e 100 fanti) con il provveditore Federico Contarini.
I ducali ripiegano a Calogna; la vittoria non porta, tuttavia, alcun giovamento
ai veneziani. |
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Sett. |
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Lombardia Trentino
e Veneto |
Il
Barbaro, a causa della crescente penuria di viveri, convince il Gattamelata
ad allontanarsi da Brescia e di spostarsi nel veronese in ausilio della
città. Tenta dapprima di guadare il Mincio; il fiume in piena e le squadre
del Gonzaga e di Luigi dal Verme lo persuadono a desistere dall’impresa
ed a rientrare nella città prima che il Piccinino gli precluda ogni
via di ritirata. In quaranta ore, senza cibo e senza riposo, i soldati guadagnano
la via di Brescia. A fine mese, il Gattamelata ripete il tentativo; lascia nella città
Taddeo d’Este con 600 cavalli e 1000 fanti e si avvia a marce forzate
verso est con 3000 cavalli, 2000 fanti e 200 esperti guastatori. Mandati
in avanscoperta Giacomo Antonio Marcello e Giovanni Villano, si sottrae
alla sorveglianza nemica girando a nord del lago di Garda per la val
di Sabbia (Nave) e per le montagne di Lodrone: Paride di Lodrone gli
dà il passo dietro l’esborso di 1500 ducati. Si tratta, in effetti, di
una strada mai praticata fino ad allora da grosse formazioni militari
e non tenuta sotto stretto controllo dai ducali. Lungo il percorso sono
sconfitti i posti di blocco delle truppe del vescovo di Trento, che gettano sui soldati che avanzano numerosi
massi dalle montagne: 300 fanti agli ordini di Guglielmo Cavalcabò e
di Guido Rangoni respingono i montanari dalle cime. Giunti in pianura,
i veneziani si trovano la via sbarrata al salto Petrano, vicino ad Arco,
dalle milizie del dal Verme e da quelle di Antonio, Galeazzo e Vinciguerra
d’Arco. Il Gattamelata spedisce nottetempo all’avanguardia Girolamo
Piloso con 400 o 1000 fanti, che fingono di attaccare i nemici. Nel contempo,
il Piloso colloca altri fanti in una parte del bosco presso la cima
del monte che sa male sorvegliata. Quando i difensori del passo sono
assaliti, gli umini di guardia del bosco abbandonano le loro posizioni
e si spingono a dar man forte ai loro compagni. Il Piloso fa accendere
delle lanterne sulle punte delle lance dei suoi uomini e fa credere
di ritirarsi; gli avversari si allontanano per sorvegliare i movimenti dei veneziani,
permettendo ai fanti appostati nel bosco di impadronirsi del sentiero.
Il Gattamelata guada così il Sarca ed entra in Rovereto, dopo avere subito molte perdite
nei cavalli (300) e nei bagagli. I disagi cessano solo con il raggiungimento
del Monte Baldo, che segna il confine fra il Trentino ed il Veneto;
il quinto giorno, dall’inizio della ritirata, perviene a Verona. |
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Ott. |
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Capitano
g.le 1500 cavalli |
Veneto |
Il
doge Francesco Foscari lo nomina capitano generale; la provvigione mensile
gli è aumentata da 300 a 500 ducati e gli è regalata una casa a Venezia
nel campo dei Santi Giovanni e Paolo, già appartenente al dal Verme.
Nel proseguio delle operazioni, scaccia il Gonzaga dal veronese, penetra
nel mantovano e dà il guasto a tale territorio; si avvicina al Po, per affiancare
l’azione della flotta di Piero Loredan forte di 6 galeoni, di 6 galee e di
150 altre barche. |
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……...... |
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Veneto
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Per
tutto l’inverno tenta di alleviare le pene dei bresciani assediati dal
Piccinino: invia ad essi di continuo convogli di vettovaglie ed appoggia
dall’esterno la loro resistenza. Si fortifica sulla riva orientale del
lago di Garda. |
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1439 |
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Gen. |
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Trentino
e Veneto |
Occupa
Peneda e Torbole; si accorda con Paride di Lodrone per l’invio a Brescia
di un grande quantitativo di frumento. Prende la strada della val d'Adige, piega per Mori e punta su Lodrone. Da tale località si porta ad Arco ed
a Tenno: appena viene a sapere che in questi castelli è stato preceduto
dal Gonzaga e dal Piccinino, retrocede verso Peneda
e spedisce 400 uomini di scorta al frumento per i monti di Tenno.
Costoro sono intercettati e sbaragliati da 600 cavalli e 1000 fanti
capitanati da Taliano Furlano: il Gattamelata, però, non si perde d’animo
e riesce spesso, ora con l’astuzia, ora con altri mezzi (incursioni diversive
nel mantovano) a sfondare i posti di blocco posti dagli avversari. |
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Mag. |
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Veneto |
Di
fronte ad una nuova offensiva del Piccinino, si ritira con 9000 cavalli
e poco meno di 6000 fanti nel serraglio di Padova; mette a sacco Montagnana,
caduta nelle mani dei partigiani dei Visconti, e si rinserra nella chiusa
del Brenta. |
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Giu. |
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Veneto |
Viene
raggiunto dal capitano generale della lega, lo Sforza, e con lui si accorda
sul piano di guerra. I due condottieri vengono a Cologna Veneta ed ai loro
ordini vi sono ora 14000 cavalli e 8000 fanti. Il Piccinino si fortifica
a Soave; Sforza e Gattamelata si portano a Roncà. Una sortita di Troilo
da Rossano e di Niccolò da Pisa spinge i viscontei a lasciare quest'ultima posizione.
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Lug. |
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E’
insignito del diploma di nobiltà distinto con bolla d’oro. |
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Ago. |
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Veneto |
Supera
l’Adige per soccorrere Brescia; trova la via chiusa a Peschiera del
Garda. |
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Sett. |
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Trentino |
Costruisce
una linea difensiva dal Garda ai monti soprastanti Riva. Per contendere
ai viscontei il dominio del lago, i provveditori veneziani trasportano
su carri, attraverso la catena del Baldo, alcuni barconi dall’Adige al Garda
stesso, venendo in tal modo a disporre di una flottiglia lacuale: il Gattamelata ha la responsabilità delle
misure protettive dell’operazione, soprattutto durante il trasporto
delle navi dall’Adige al lago. |
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Ott. |
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Trentino |
Si
collega con il Rossano, si trasferisce in val di Ledro e prende la strada di Tenno. |
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Nov. |
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Trentino
e Veneto |
Assedia
la rocca di Tenno, che è soccorsa dal Piccinino: la battaglia (in cui
cattura Sacramoro da Parma) è decisa dall’intervento dei bresciani,
che fugano i ducali e li obbligano a ritirarsi nella fortezza. I difensori
si arrendono a discrezione; il Piccinino sfugge ai veneziani nascosto in un sacco
trasportato da un soldato. Subito dopo, il Gattamelata si getta al soccorso di Brescia;
è presto richiamato con lo Sforza quando, alcuni giorni dopo, i viscontei
si impadroniscono di sorpresa di Verona. Da Torbole attraversa l’Adige
sopra Brentonico, fino ad arrivare alla Chiusa; supera la resistenza
dei nemici, volti a bloccare ogni uscita dalle valle e si accosta nottetempo
alla città per il castello di San Felice, mentre i ducali sono ancora
intenti al saccheggio. Con Alessandro Sforza, recupera porta Oriello,
difesa dalle milizie mantovane, e porta Vescovo, sorvegliata da soldati
veronesi che si arrendono quasi subito. Gli abitanti, a titolo di ringraziamento,
gli regalano un podere a Montorio Veronese appartenente a Marino Contarini:
all’opposizione di quest’ultimo, i veronesi gli consegnano 4000 ducati. |
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Dic. |
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Trentino |
Riconquista
i castelli di Peneda e di Torbole. Sempre nel mese, rinuncia ai propri
diritti su Valmareno in cambio di 3000 ducati riconosciutigli dal Brandolini. |
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1440 |
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Gen. |
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Trentino
e Veneto |
E’
colto da un attacco apoplettico sulla montagna di Tenno; è trasportato
su un burchiello da Lazise a Venezia. |
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Feb. |
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Veneto |
Si
fa condurre a Montegrotto Terme. |
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…….. |
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Toscana |
Si
reca nel senese per curarsi, come ha già fatto nel passato per un analogo
malore. |
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…….. |
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Ritorna
sui campi di battaglia anche se non perfettamente guarito. |
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1441 |
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Feb. |
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Veneto |
Si trova
a Venezia per le nozze del figlio del doge Foscari, Jacopo, con la figlia
di Leonardo Loredan. Nella città è accolto con il bucintoro; sue compagnie
partecipano ad una giostra durata due giorni assieme con truppe scelte
dello Sforza e dell’Este. |
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Apr. |
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Veneto |
Con
il progredire della malattia, lascia l’esercito e si ritira a Padova
(palazzo Lion). I veneziani gli riconoscono una pensione annua di 1000
ducati in caso di non guarigione ed una condotta di 450 lance e di 350
fanti nel caso di sua ripresa: in tale circostanza dovrebbe godere anche di
una provvigione mensile di 250 ducati. |
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1443 |
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Gen. |
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Veneto |
Muore
a Padova nella sua casa vicino al duomo (via Vescovado). I veneziani
per il suo funerale spendono la somma di 250 ducati. Il figlio
Giovannantonio e la moglie gli faranno innalzare a Padova un
monumento equestre, opera del Donatello, nella piazza antistante
la basilica di Sant’Antonio. La statua del Gattamelata a cavallo
sarà ultimata sulla fine del 1453 e costerà 1650
ducati. Nel medesimo tempo che il Donatello lavora a Padova
al monumento del Gattamelata, due altri artisti fiorentini sono
impegnati a Ferrara nell'esecuzione di due statue equestri di
bronzo: Antonio di Cristofano a quella del marchese Niccolò
d'Este; Niccolò Baroncelli, allievo del Brunelleschi,
all'altra del marchese Borso d'Este. Ventisei anni dopo nel
1479 Andrea del Verrocchio è invitato a Venezia per costruire
la figura di bronzo a cavallo di Bartolomeo Colleoni, opera
sorta non tanto per onorare il valore di tale condottiero, quanto
per incoraggiare gli altri capitani al servizio della Serenissima.
Delle quattro statue ne rimangono solo due in quanto quelle
dei marchesi d'Este sono state distrutte nel 1796. Il Gattamelata
è sepolto nella basilica di Sant'Antonio in una cappella
di fronte al figlio; l'arca è opera di maestro Gregorio.
Particolari sono le caratteristiche del suo stemma che
nel corso della sua lunga carriera di venturiere assumono quattro
fogge diverse, anche se sempre impostate su due motivi, tre
cappi (che potrebbero essere tre trecce di cavallo o corregge
di cuoio) e una gatta. Secondo alcuni nel suo stemma potrebbero
essere rappresentate tre funi, implicando quindi che forse il
padre del Gattamelata fosse un cordaio. nella sua casa di Narni
è posta una lapide con la scritta "Narnia me genuit/Gattamelata
fui". |