Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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0759      GATTAMELATA  (Erasmo Stefano da Narni) Di Narni. Signore di Valmareno. Padre di Giovannatonio, cognato di Gentile da Leonessa, suocero di Tiberto Brandolini, di Leonardo da Martinengo e di Antonio da Marciano. Fu soprannominato Gattamelata per la dolcezza dei suoi modi unita alla sua astuzia; secondo altre fonti il soprannome gli deriva semplicemente dal cognome della madre Melania Gattelli. Figlio di un fornaio.

               1370 – 1443 (gennaio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……......

 

 

 

Umbria

Paggio di un uomo d’arme.

……......

 

 

10 lance

Umbria

Milita nelle compagnie di Ceccolo Broglia, signore di Assisi. Si fa notare da tale condottiero che gli dona la propria lorica (corazza di cuoio). Gli è data una condotta di 10 lance e partecipa ai consigli di guerra.

……......

 

 

 

 

Combatte nelle compagnie del signore di Perugia Braccio di Montone, che gli concede di usare il suo stemma ed i colori delle sue sopravvesti che il Gattamelata non lascerà mai. Indossa una corazza di 124 pezzi, alta 206 centimetri per 122 centimetri di torace e 74 di spalle, pesante 49 chilogrammi.

1416

Perugia

Antipapa

 

Umbria

Preda il territorio di Spoleto.

1418

Perugia

Chiesa

 

Umbria

Devasta il contado di Norcia. Con Niccolò Piccinino conquista la rocca di Spoleto.

1419

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Lazio

Partecipa alla battaglia di Montefiascone ed affianca il Montone nell’assediare in Viterbo Muzio Attendolo Sforza.

Ott.

 

 

 

Umbria

Alla guardia di Capitone con Brandolino Brandolini, è sconfitto e catturato a San Gemini da Muzio Attendolo Sforza e dal Tartaglia.

……......

 

 

 

Umbria

Si libera con uno stratagemma e da questo momento verrà soprannominato Gattamelata.

1423

 

 

 

 

 

Lug.

Re d’Aragona

Napoli

 

Abruzzi

Viene lasciato dal Montone all’assedio dell’Aquila.

1424

 

 

 

 

 

Feb. mag.

 

 

 

Abruzzi

E’ ancora impegnato all’assedio dell’Aquila.

Giu.

 

 

 

Abruzzi

Partecipa alla battaglia dell’Aquila. Il Montone non vuole ascoltare il suo consiglio di assalire i nemici, mentre essi sono in movimento lungo la strada che da Rocca di Mezzo conduce alla volta dell’Aterno; preferisce, bensì, aspettarli nella pianura. Il Gattamelata ha il comando con il Brandolini  della quinta squadra  e con Niccolò Fortebraccio assale l’avanguardia condotta da Ludovico Colonna e da Menicuccio dell’ Aquila: in soccorso di tali condottieri giunge Federico da Matelica con molti cavalli, per cui i bracceschi sono costretti a ripiegare. Fatto prigioniero, è rinchiuso nel castello cittadino. Ne fugge, ripara ad Ocre con il Piccinino e da qui pervienea Paganica.

Lug.

Chiesa

Conti

 

Umbria e Lazio

Si trova a Narni e passa agli stipendi dei pontifici. Con Andrea della Serra e Pietro Navarrino, si dirige verso Valmontone ai danni di Avernino Conti.

Ott.

 

 

 

Lazio

Staziona sempre nel territorio di Valmontone.

1425

 

 

 

 

 

Feb.

Firenze

Milano

 

Romagna

Combatte i viscontei agli ordini del Piccinino e di Oddo di Montone. E’ sconfitto dai Manfredi in val di Lamone; nello scontro di Pieve d’Ottavo si salva dalla cattura anche se viene ferito alla gamba sinistra.

Mag.

Chiesa

S. Severino Marche

 

Marche

Di stanza a  Macerata. Recupera allo stato della Chiesa San Severino Marche e ne scaccia Antonio da San Severino.

Sett.

Firenze

Milano

 

Romagna

Si scontra nell’imolese con Francesco Sforza.

Ott.

 

 

 

Toscana

E’ battuto ad Anghiari.

Nov.

 

 

 

 

Resta al soldo dei fiorentini anche quando il Piccinino passa a quello dei ducali.

1426

 

 

 

 

 

1427

Chiesa

 

 

 

Feb. mar. Chiesa S. Severino Marche   Marche
Milita agli stipendi dei pontifici con il Brandolini. San Severino Marche si ribella al papa Martino V: il Gattamelata è mandato con Sante Carillo e Francesco da San Severino contro la città. Questa viene espugnata ai primi di marzo dopo un breve assedio. Per punizione le mura sono smantellate in più punti e sette capi della rivolta sono impiccati.

1428

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

C.di Castello

 

Umbria

Combatte i da Varano, che sono alla difesa di Città di Castello per conto dei figli minori del Montone. Raggiunge con 200 cavalli sotto la città il governatore di Perugia, il vescovo Piero Donato; si unisce con l’esercito del prelato (2000 fanti e pochi cavalli), giunge a Fratta Todina e recupera Monte Castello di Vibio, che si è ribellata ai pontifici. Narra la leggenda, che scaccia da Montone la vedova di Braccio Nicolina da Varano. In una sala del castello trova la donna che lo attende impavida, con accanto il figlioletto Oddo: costui gli si avventa sddosso. Gli si attacca con i denti alla sua mano sinistra così furiosamente che il Gattamelata sollevando d'istinto il braccio, lo alza di peso in aria con i denti confitti fino all'osso.

Apr.

Chiesa

Bologna

 

Emilia

Con Micheletto Attendolo, ha l'ordine di levare il campo e di trasferirsi a Bologna e di muovere contro la città, insorta ai danni dello stato della Chiesa.

Ago.

 

 

 

Romagna

Raggiunto ad Imola da Antongaleazzo Bentivoglio, dall’Attendolo, da Niccolò da Tolentino e da Jacopo Caldora, combatte i bolognesi.

1429

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Romagna

Scorta a Forlì con 100 cavalli il legato, il cardinale Domenico di Capranica.

Ago.

 

 

 

Emilia

Bologna si arrende ai pontifici.

Ott.

 

 

 

Romagna

Con la firma del trattato di pace, si ritira dal contado e si sposta nel forlivese.

1430

 

 

 

 

 

Lug.

Chiesa

Bologna

 

Emilia

Si trova nelle vicinanze di Bologna, allorché nella città si accendono nuove ostilità nei confronti dei pontifici ad opera dei Canedoli. Agli ordini del Caldora e del vescovo di Tarpeja, si ferma a Corticella ed a San Giovanni in Persiceto.

1431

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Emilia

Al termine del conflitto, con l’Attendolo ed il Brandolini sorprende sui confini tra Bologna e Modena un condottiero, licenziato negli stessi giorni dai fiorentini,  che gode di un salvacondotto del marchese di Ferrara. Il condottiero è catturato con la scusa che sta per passare al soldo dei bolognesi: interviene Niccolò d’Este, che lo fa liberare e gli fa restituire parte dei beni di cui è stato derubato.

Apr.

 

 

 

Emilia

Accompagna a Bologna il nuovo governatore pontificio, Giovanni Bosco, con 150 cavalli e 80 fanti.

……......

 

 

 

Romagna ed Emilia

Soccorre a Forlì il governatore Tommaso Paruta, che ha scoperto una congiura ordita dai partigiani degli Ordelaffi. Ritorna a Bologna ancora in subbuglio per i disordini provocati dai Canedoli.

1432

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Romagna

A Forlì.

Mag.

 

 

 

Romagna

Esce da Villafranca e da Casemurate con il Brandolini,  entra in Forlì per la porta di Schiavonia e da qui penetra nella rocca di Ravaldino. E’, successivamente, segnalato a Forlimpopoli con 300 cavalli.

Giu.

 

 

 

Romagna

Esce da Forlimpopoli e si porta in val di Lamone, al fine di impedire una guerra privata tra Francesco del Malandrino ed i suoi rivali. Intercetta costui a Feragano ed ha uno scontro in cui rimane ferito ad una coscia: anche alcuni suoi uomini d’arme subiscono la stessa sorte. Cattura il Malandrino, lo conduce a Forlimpopoli e, seppure a gran fatica, lo rappacifica con i suoi nemici. Viene chiamato a Bologna dove, con l’aiuto di un nipote del governatore pontificio Fantino Dandolo, deve occupare la porta di Santo Stefano: la città è sempre tormentata dai tumulti provocati dai partigiani dei Canedoli e da quelli degli Zambeccari. Il Gattamelata giunge in ritardo; Ludovico Canedoli ne controlla infatti l’entrata, per cui il condottiero non può che ritornare ad Imola. Il Dandolo è forzato ad abbandonare la città.

Lug.

 

 

 

Lazio

Si reca a Roma dal papa Eugenio IV con alcuni ambasciatori di Forlì.

Ott.

Chiesa

Urbino

 

Romagna

Parte da Villafranca con i suoi uomini ed entra in Imola con il Brandolini, per impedire che la località cada nelle mani dei ribelli della Chiesa: avverte il castellano, sospettato di tradimento, di essere venuto per pagare il riscatto di alcuni prigionieri. Costui fa abbassare il ponte levatoio ed il Gattamelata entra nel castello con la piccola scorta con cui si è presentato. Una volta di fronte al funzionario, gli rovescia addosso del denaro: l’uomo si precipita a contarlo ed è arrestato dai suoi uomini. Si sposta, quindi, nel riminese molestato dalle scorrerie di Bernardino degli Ubaldini, vi  contrasta Guidantonio da Montefeltro: è obbligato a rientrare a Forlì con un nulla di fatto, per l’avvicinarsi in Romagna del condottiero visconteo Francesco Sforza

Nov.

Chiesa

Milano

 

Romagna

E’ ancora nel riminese; alla notizia di un possibile tentativo di Antonio Ordelaffi di rientrare in Forlì, ritorna in tale città. Dopo un giorno, si porta con 100 cavalli alla Cosina, un fiumicello che segna il confine con il faentino; il Brusco, un capitano di Astorre Manfredi, retrocede per un miglio al fine di farlo cadere in un’imboscata. Il Gattamelata fiuta l’inganno e si ritira. Tocca prima Forlì e, poi, Imola.

1433

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

Fuoriusciti

 

Romagna  e Emilia

Si allontana nottetempo da Forlì e si avvicina a Bologna: i Canedoli gli ostacolano l’ingresso. Appoggia allora l’abate Carlo Zambeccari, i Griffoni ed il Bentivoglio e rientra ad Imola solo alla conclusione di un accordo fra le parti.

Apr.

 

 

 

Emilia

Penetra nella rocca di Castelfranco Emilia con l’astuzia e si fa aprire la porta con la scusa di dovervi giudicare due suoi uomini d’arme accusati di tradimento; entra ed imprigiona il castellano con i suoi famigliari. Giorni dopo, fa bruciare di nascosto alcune case poste fuori del castello sulla strada verso Modena; nel trambusto generale gli abitanti ne escono fuori per spegnere l’incendio. Il Gattamelata introduce nella fortezza molti soldati e ne fa chiudere le porte: le case dei terrazzani sono poste a sacco dai suoi uomini e Castelfranco Emilia perviene in suo potere.

Lug.

 

 

 

Romagna e Emilia

E’ ad Imola; si accorda con i Griffoni, si allontana dalla città con 600 cavalli e cerca di entrare in Bologna. Arriva in ritardo all’appuntamento dato ai “Crociari” ed è costretto a fare rientro a Imola.  

Sett.

Chiesa

Bentivoglio

 

Emilia

Nel continuo rivolgimento delle alleanze, è ora il Bentivoglio a divenire nemico dello stato della Chiesa. Il Gattamelata esce da Castelfranco Emilia con il Brandolini e giunge a Monteveglio, alla cui guardia è preposto con 200 fanti Giovanni Bianchetti, suo amico. Egli lo persuade ad arrendersi a patti, facendogli credere che esiste un trattato ai suoi danni all’interno del castello. La località è messa a sacco ed il Bianchetti, sulla strada per Bologna, viene ucciso dagli uomini del Bentivoglio, uscito anch’egli da Monteveglio con Bolognanino dalle Fiubbe.

Nov.

Chiesa

Milano

 

Emilia

Si trova a Monteveglio e sorveglia le schiere del Piccinino (1000 cavalli viscontei) in marcia dal Panaro verso il Samoggia.

1434

 

 

 

 

 

Feb.

Chiesa

Sforza

 

Emilia

Tenta di porre in difficoltà lo Sforza, teso al tentativo di ritagliarsi un suo stato nella marca di Ancona a spese dei pontifici. Il Gattamelata si colloca alla bastia di Castelfranco. Informa il popolo di Imola delle trattative portate avanti da Troilo da Rossano, che milita con il condottiero avversario, con il castellano cittadino.

Apr.

Venezia

 

400 lance e 400 fanti

 

Rifiuta le offerte del duca di Milano e del principe di Salerno Antonio Colonna e passa con il Brandolini agli stipendi dei veneziani. Eugenio IV accetta la situazione, anche perché debitore nei confronti dei due capitani di 10000 ducati. E’ loro data una condotta di 400 lance e di 400 fanti, che sei mesi più tardi è ampliata di altri 100 uomini d’arme, per fare fronte alle esigenze dei loro figli Giovannantonio e Tiberto. I veneziani si impegnano anche a pagare loro i 10000 ducati vantati verso il pontefice: a malleveria del credito, i due condottieri possono tenersi la bastia di Castelfranco (custodita da 100 fanti) fino al momento in cui la camera apostolica non paghi  il debito alla Serenissima. La condotta è stabilita in un anno di ferma ed in uno di rispetto e prevede la loro presenza in ogni parte d’Italia.

Mag.

Venezia

Milano

 

Emilia

A Bologna con il Brandolini. Difende la città dal Piccinino e d Gaspare Canedoli.

Giu.

Venezia

Bologna

 

Emilia

Viene soccorso da 800 uomini, tra cavalli e fanti, condotti da Taddeo d’Este; occupa Piumazzo e Manzolino ed intima ai bolognesi di liberare il governatore della città, il vescovo di Avignone. Riconquista, di seguito, al Canedoli il castello di San Giovanni in Persiceto con il sostegno di alcuni abitanti della località, che lo aiutano a penetrarvi ed a catturarvi con facilità l’avversario con tutto il presidio. Bologna, tuttavia, insorge su istigazione di Battista Canedoli. Il Gattamelata riceve nuovi rinforzi portatigli da Giovanni Malavolti, da Guerriero da Marsciano e da Marino di Canaruto; può così riprendere l’iniziativa nel circondario.

Lug.

 

 

 

Emilia e Romagna

E’ respinto da San Giorgio di Piano; con Guidantonio Manfredi conquista, invece, Castel San Pietro Terme, Castel Bolognese e Sant’Agata Bolognese. Da ultimo, entra in Bologna con il nuovo governatore, l’arcivescovo Bartolomeo Zabarella. Attacca anche i viscontei nell’imolese e rifiuta l’idea prospettatagli da qualcuno di divenire signore di Imola: preferisce esercitare l'attività di condottiero.

Ago.

 

 

 

Romagna

Nuovo legato pontificio è il vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi. Anche il  Piccinino si trasferisce in Romagna ed ha ai suoi ordini 6000 cavalli e 3000 fanti; si fortifica a San Lazzaro di Savena mentre l’esercito alleato, che è di pari forze, staziona a Castel Bolognese. Il Gattamelata cade nella trappola tesagli dal comandante avversario, che in una scaramuccia iniziale si fa catturare 200 cavalli: i capitani della lega si imbaldanziscono ed accettano la battaglia campale, che avviene sulla strada maestra, che da Imola porta a Castel Bolognese. Veneziani, fiorentini e pontifici sono totalmente sconfitti sulle ghiaie del rio Sanguinario e subiscono la cattura di 3500 cavalli e di 1000 fanti: dei capitani, solo il Vitelleschi, Guidantonio Manfredi, il Brandolini ed il Gattamelata (nonostante le ferite riportate al torace ed a una   gamba) non sono fatti prigionieri.

Sett.

 

 

 

Romagna

Viene obbligato da Erasmo da Trivulzio a fortificarsi in San Giovanni in Persiceto.

Nov. dic.

 

 

500 lance e 400 fanti

Romagna

E’ assediato dai bolognesi in Castelfranco: a costoro si congiunge, anche il Piccinino: le forti piogge dei primi giorni di dicembre inducono gli avversari ad abbandonare le operazioni. Sempre a novembre, presso Marsciano, è rapita e rapinata dei suoi bagagli (valore 3000 fiorini)  la moglie Giacoma Beccarini, sorella di Gentile da Leonessa, da Antonio da Marsciano.

1435

 

 

 

 

 

Apr. mag.

 

 

 

Romagna

Si collega con il Manfredi e Pietro Testa e supera il Savio su un ponte di barche; ostacola in tale modo il passo al Piccinino, lo costringe ad abbandonare le sue posizioni ed a portarsi alle Canove.

Giu.

 

 

 

Emilia 

Affidata la guardia di San Giovanni in Persiceto e di Castelfranco a 600 cavalli ed a 700 fanti, muove con il Bentivoglio verso Bologna ed assale la città alla porta di Santo Stefano: alcuni suoi uomini rompono le chiavarde esterne ed abbassano il ponte levatoio; Pietro Alberto da Modena cerca di scardinare le serrature dall’interno. Il tentativo viene scoperto; il suono delle campane a stormo della chiesa di San Giuliano richiama alle mura molti difensori, per cui l’attacco è facilmente respinto. Il Gattamelata si ritira allora con il Bentivoglio a Sant’Agata Bolognese con 300 fanti, per lo più cernite, e 300 cavalli; con il Brandolini, si collega allo Sforza, fermo nel cesenate.

Lug.

 

 

 

Emilia e Romagna

Il Piccinino tenta di sorprendere il Gattamelata a Piumazzo; il condottiero si congiunge con il Brandolini e lo Sforza nel cesenate. Alla conclusione di una tregua, è inviato nelle Marche in soccorso dei pontifici contro il Fortebraccio. Prende la strada di Ravenna, ritenuta più sicura.

Ago.

Venezia

Fortebraccio

 

Marche

Scende  per la via di Visso con 800 cavalli e si scontra con il Fortebraccio a Fiordimonte, nei pressi di Camerino: il capitano avversario muore in combattimento.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Richiamato in Lombardia, si accampa nel bresciano.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Restituisce ai pontifici i castelli di San Giovanni in Persiceto, di Sant’Agata Bolognese e di Manzolino, da lui custoditi.

1436

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

400 lance e 200 fanti

Lombardia e Veneto

Da Brescia si reca a Venezia nel collegio dei Pregadi; vi è accolto con attestazioni di stima e di affabile cordialità; è riconfermato con il Brandolini nella ferma per due anni con uno di rispetto: la condotta è ridotta da 500 a 400 lance e da 400 a 200 i fanti. Nello stesso tempo viene concesso ai due condottieri il feudo di Valmareno (due castelli e venti villaggi) nel trevigiano, dietro la consegna di un cero di 10 libbre da consegnare ogni fine aprile alla chiesa di San Marco a Venezia. Peggiorano, nel frattempo, i suoi rapporti con il Brandolini a causa della gelosia di quest'ultimo.

1437

 

 

 

 

 

Mar. apr.

Venezia

Milano

 

Toscana  Lombardia

Affianca lo Sforza all’assedio di Lucca per conto dei fiorentini. Il Piccinino si vede chiusi i passi, che dal capoluogo portano alle alture vicine, da un triplice schieramento di forze appoggiate da grosse artiglierie. L’urto è  violentissimo ed i viscontei devono allontanarsi dalla lucchesia e cercare la salvezza oltre gli Appennini. Il Gattamelata ritorna in Lombardia per muovere, agli ordini di Gian Francesco Gonzaga, direttamente contro Milano. Suggerisce di costruire nottetempo un ponte di barche per attraversare l’Adda; con alcuni soldati guada il fiume presso Medolago e prende terra sulla sponda opposta: già le due teste di ponte stanno per unirsi allorché una violenta fiumana, cagionata dalle forti piogge del giorno e della notte, ostacola la continuazione dell’opera. Il Gattamelata non può più ricongiungersi con il resto dell’esercito: è attaccato all’alba da Luigi da San Severino e da numerosi abitanti del luogo. Consiglia i suoi a guadare l’Adda, anziché impegnarsi in un combattimento perso in partenza per la disparità delle forze: con pochi uomini copre la ritirata ai suoi che si gettano nel fiume; alla fine, sprona il cavallo, si precipita anch’egli nell’Adda e supera nel guado le difficoltà date dal  peso dell’armatura e dalla forza della corrente.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Si accorge presto delle intese del Gonzaga con i nemici e ne avverte la Serenissima; si allontana, anzi, dal campo per comportarsi come ritiene più opportuno.

Giu.

 

 

 

Lombardia

Si rafforza sull’Oglio con trincee e steccati.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Cade in un agguato tesogli dal Piccinino; salvatosi a stento ed inferiore di forze, abbandona il campo, invia a Palazzolo sull’Oglio i carriaggi e subito gli avversari si avventano su questi. Il Gattamelata ne approfitta e si porta, invece, a Pontoglio. I viscontei si fermano a Caleppio per assediare tale castello. Il Gattamelata può così uscire anche da Pontoglio, punta sul mantovano e si dirige su Brescia. Elude le insidie portategli dal Gonzaga e le nuove imboscate proposte dal Piccinino ai suoi danni a Soncino.

Nov.

 

 

Governatore g.le

Lombardia

Raccoglie a Brescia 3000 cavalli e mantiene saldo l’esercito quando il marchese di Mantova diserta ufficialmente dal campo veneziano con 400 cavalli. A seguito del la rottura definitiva dei suoi rapporti con il Brandolini, il Gattamelata ha l’intera condotta di 400 lance e 200 fanti; gli è riconosciuto uno stipendio mensile di 300 ducati ed è nominato governatore generale, anziché capitano generale, perché agli stipendi della Serenissima milita ancora con tale titolo il Manfredi.

1438

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Lombardia

I bresciani gli presentano le proprie felicitazioni e gli donano formaggi, cere, confetture, dolci e spelta per i cavalli.

Mar. apr.

 

 

 

Lombardia

Approfitta dell’assenza del Piccinino ed in breve tempo recupera le terre conquistate dai ducali nel bresciano e nel bergamasco, quali Ponte San Pietro e la valle di San Martino; nel cremonese ottiene il forte di Menala, dove cattura l’intera guarnigione.

Giu.

 

 

 

Lombardia

Staziona sull’Oglio ad Acquanegra sul Chiese con 9000 cavalli e 6000 fanti, accampati tra Mariana Mantovana, Gazzuolo, Baschi, Canneto sull’Oglio, Casalmoro, Volongo e Castelnuovo. Impedisce il passo al Piccinino.

Lug.

 

 

 

Lombardia

Il Piccinino getta un ponte di barche di fronte al campo del Gattamelata e simula un attacco diretto; contemporaneamente, fa attraversare il fiume al grosso delle sue truppe nottetempo su tre ponti di barche allestiti dal Gonzaga tra Marcaria e Canneto sull’Oglio: la manovra ha successo perché i veneziani fino all’ultimo non vogliono credere al voltafaccia del Gonzaga, tanto da fare inchiodare sulla piazza di Brescia un povero fante per gli orecchi, perché costui li ha avvisati dei movimenti gonzagheschi ai danni della Serenissima. I ducali cercano di sorprendere il Gattamelata nei suoi alloggiamenti: il governatore generale riesce fortunosamente a prevenire le loro mosse grazie alle rivelazioni di un disertore, catturato dai suoi fanti, un certo Beretta di Gottolengo, che per salvare la vita, in quanto nel passato ha anche defezionato dalle file veneziane, gli rivela ogni cosa. Fa levare nottetempo il campo e punta con una veloce marcia su Bagnolo Mella e Brescia; il Piccinino cerca di tagliargli le comunicazioni con il Garda e Verona; il Gattamelata, per ovviare alla nuova situazione, si sposta su Gussago e Gardone Riviera, per difendere Gavardo e Salò. Il Piccinino a metà mese è raggiunto da 2000/ 4000 cavalli e da 2000 fanti condotti dal Gonzaga, per cui riprende l’offensiva ed attacca Gardone Riviera. Il Gattamelata non accetta la battaglia campale e ripiega su Brescia; i suoi uomini lasciano il campo di Bagnolo Mella e pongono i loro alloggiamenti  nei borghi cittadini di San  Giovanni, di Sant’ Alessandro e delle Pile. Il Gattamelata affida a Taddeo d’Este l’incarico della difesa di Sant’Alessandro, ad Antonio da Martinengo quello di provvedere alla guardia delle Pile; il Navarrino è inviato ad Orzinuovi e Bartolomeo Colleoni a Palazzolo sull’Oglio.  

Ago.

 

 

 

Lombardia

Con il governatore di Brescia Francesco Barbaro, è costretto a sedare un tentativo di insurrezione nella città, causato dagli scontri tra i fautori della causa guelfa e quelli della fazione ghibellina, che propendono per i ducali: di questi ultimi, alcuni sono  giustiziati. L’esercito veneziano, in effetti, si trova in forti angustie non solo per la presenza di un nemico quanto mai agguerrito, ma anche per la mancanza di vettovaglie, per la presenza della peste e per le frequenti diserzioni di soldati. Chiari è conquistata dagli avversari: il Gattamelata invia Guerriero da Marsciano e Michele Gritti (300 fanti e 150 cavalli) alla sua riconquista, ma anche tali capitani sono catturati. Il Piccinino assedia Rovato; decide di soccorrere la località e parte da Brescia. Lo seguono verso Passirano, Paderno Franciacorta e Bornato molti guastatori con Leonardo da Martinengo e 2000 abitanti del contado. Il Piccinino, di fronte all’improvvisa sortita, manda 2000 uomini sui monti di Calino che, sebbene cadano in un’imboscata, impegnano i veneziani in una battaglia che dura molte ore: alla fine, i viscontei sono battuti con la perdita di 400 uomini e la cattura di altri 400. Fra i veneziani gli uccisi sono 200 (100 cavalli e 100 fanti) con il provveditore Federico Contarini. I ducali ripiegano a Calogna; la vittoria non porta, tuttavia, alcun giovamento ai veneziani.

Sett.

 

 

 

Lombardia Trentino e Veneto

Il Barbaro, a causa della crescente penuria di viveri, convince il Gattamelata ad allontanarsi da Brescia e di spostarsi nel veronese in ausilio della città. Tenta dapprima di guadare il Mincio; il fiume in piena e le squadre del Gonzaga e di Luigi dal Verme lo persuadono a desistere dall’impresa ed a rientrare nella città prima che il Piccinino gli precluda ogni via di ritirata. In quaranta ore, senza cibo e senza riposo, i soldati guadagnano la via di Brescia. A fine mese, il Gattamelata ripete il tentativo; lascia nella città Taddeo d’Este con 600 cavalli e 1000 fanti e si avvia a marce forzate verso est con 3000 cavalli, 2000 fanti e 200 esperti guastatori. Mandati in avanscoperta Giacomo Antonio Marcello e Giovanni Villano, si sottrae alla sorveglianza nemica girando a nord del lago di Garda per la val di Sabbia (Nave) e per le montagne di Lodrone: Paride di Lodrone gli dà il passo dietro l’esborso di 1500 ducati. Si tratta, in effetti, di una strada mai praticata fino ad allora da grosse formazioni militari e non tenuta sotto stretto controllo dai ducali. Lungo il percorso sono sconfitti i posti di blocco delle truppe del vescovo di Trento, che gettano sui soldati che avanzano numerosi massi dalle montagne: 300 fanti agli ordini di Guglielmo Cavalcabò e di Guido Rangoni respingono i montanari dalle cime. Giunti in pianura, i veneziani si trovano la via sbarrata al salto Petrano, vicino ad Arco, dalle milizie del dal Verme e da quelle di Antonio, Galeazzo e Vinciguerra d’Arco. Il Gattamelata spedisce nottetempo all’avanguardia Girolamo Piloso con 400 o 1000 fanti, che fingono di attaccare i nemici. Nel contempo, il Piloso colloca altri fanti in una parte del bosco presso la cima del monte che sa male sorvegliata. Quando i difensori del passo sono assaliti, gli umini di guardia del bosco abbandonano le loro posizioni e si spingono a dar man forte ai loro compagni. Il Piloso fa accendere delle lanterne sulle punte delle lance dei suoi uomini e fa credere di ritirarsi; gli avversari si allontanano  per sorvegliare i movimenti dei veneziani, permettendo ai fanti appostati nel bosco di impadronirsi del sentiero. Il Gattamelata guada così il Sarca ed entra in Rovereto, dopo avere subito molte perdite nei cavalli (300) e nei bagagli. I disagi cessano solo con il raggiungimento del Monte Baldo, che segna il confine fra il Trentino ed il Veneto; il quinto giorno, dall’inizio della ritirata, perviene a Verona.

Ott.

 

 

Capitano g.le 1500 cavalli

Veneto

Il doge Francesco Foscari lo nomina capitano generale; la provvigione mensile gli è aumentata da 300 a 500 ducati e gli è regalata una casa a Venezia nel campo dei Santi Giovanni e Paolo, già appartenente al dal Verme. Nel proseguio delle operazioni, scaccia il Gonzaga dal veronese, penetra nel mantovano e dà il guasto a tale territorio; si avvicina al Po, per affiancare l’azione della flotta di Piero Loredan forte di 6 galeoni, di 6 galee e di 150 altre barche.

……......

 

 

 

Veneto

Per tutto l’inverno tenta di alleviare le pene dei bresciani assediati dal Piccinino: invia ad essi di continuo convogli di vettovaglie ed appoggia dall’esterno la loro resistenza. Si fortifica sulla riva orientale del lago di Garda.

1439

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Trentino e Veneto

Occupa Peneda e Torbole; si accorda con Paride di Lodrone per l’invio a Brescia di un grande quantitativo di frumento. Prende la strada della val d'Adige, piega per Mori e punta su Lodrone. Da tale località si porta ad Arco ed a Tenno: appena viene a sapere che in questi castelli è stato preceduto dal Gonzaga e dal Piccinino, retrocede verso Peneda  e spedisce 400 uomini di scorta al frumento per i monti di Tenno. Costoro sono intercettati e sbaragliati da 600 cavalli e 1000 fanti capitanati da Taliano Furlano: il Gattamelata, però, non si perde d’animo e riesce spesso, ora con l’astuzia, ora con altri mezzi (incursioni diversive nel mantovano) a sfondare i posti di blocco posti dagli avversari.

Mag.

 

 

 

Veneto

Di fronte ad una nuova offensiva del Piccinino, si ritira con 9000 cavalli e poco meno di 6000 fanti nel serraglio di Padova; mette a sacco Montagnana, caduta nelle mani dei partigiani dei Visconti, e si rinserra nella chiusa del Brenta.

Giu.

 

 

 

Veneto

Viene raggiunto dal capitano generale della lega, lo Sforza, e con lui si accorda sul piano di guerra. I due condottieri vengono a Cologna Veneta ed ai loro ordini vi sono ora 14000 cavalli e 8000 fanti. Il Piccinino si fortifica a Soave; Sforza e Gattamelata si portano a Roncà. Una sortita di Troilo da Rossano e di Niccolò da Pisa spinge i viscontei a lasciare quest'ultima posizione.

Lug.

 

 

 

 

E’ insignito del diploma di nobiltà distinto con bolla d’oro.

Ago.

 

 

 

Veneto

Supera l’Adige per soccorrere Brescia; trova la via chiusa a Peschiera del Garda.

Sett.

 

 

 

Trentino

Costruisce una linea difensiva dal Garda ai monti soprastanti Riva. Per contendere ai viscontei il dominio del lago, i provveditori veneziani trasportano su carri, attraverso la catena del Baldo, alcuni barconi dall’Adige al Garda stesso, venendo in tal modo a disporre di una flottiglia lacuale: il Gattamelata ha la responsabilità delle misure protettive dell’operazione, soprattutto durante il trasporto delle navi dall’Adige al lago.

Ott.

 

 

 

Trentino

Si collega con il Rossano, si trasferisce in val di Ledro e prende la strada di Tenno.

Nov.

 

 

 

Trentino e Veneto

Assedia la rocca di Tenno, che è soccorsa dal Piccinino: la battaglia (in cui cattura Sacramoro da Parma) è decisa dall’intervento dei bresciani, che fugano i ducali e li obbligano a ritirarsi nella fortezza. I difensori si arrendono a discrezione; il Piccinino sfugge ai veneziani nascosto in un sacco trasportato da un soldato. Subito dopo, il Gattamelata si getta al soccorso di Brescia; è presto richiamato con lo Sforza quando, alcuni giorni dopo, i viscontei si impadroniscono di sorpresa di Verona. Da Torbole attraversa l’Adige sopra Brentonico, fino ad arrivare alla Chiusa; supera la resistenza dei nemici, volti a bloccare ogni uscita dalle valle e si accosta nottetempo alla città per il castello di San Felice, mentre i ducali sono ancora intenti al saccheggio. Con Alessandro Sforza, recupera porta Oriello, difesa dalle milizie mantovane, e porta Vescovo, sorvegliata da soldati veronesi che si arrendono quasi subito. Gli abitanti, a titolo di ringraziamento, gli regalano un podere a Montorio Veronese appartenente a Marino Contarini: all’opposizione di quest’ultimo, i veronesi gli consegnano 4000 ducati.

Dic.

 

 

 

Trentino

Riconquista i castelli di Peneda e di Torbole. Sempre nel mese, rinuncia ai propri diritti su Valmareno in cambio di 3000 ducati riconosciutigli dal Brandolini.

1440

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Trentino e Veneto

E’ colto da un attacco apoplettico sulla montagna di Tenno; è trasportato su un burchiello da Lazise a Venezia.

Feb.

 

 

 

Veneto

Si fa condurre a Montegrotto Terme.

……..

 

 

 

Toscana

Si reca nel senese per curarsi, come ha già fatto nel passato per un analogo malore.

……..

 

 

 

 

Ritorna sui campi di battaglia anche se non perfettamente guarito.

1441

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto

Si trova a Venezia per le nozze del figlio del doge Foscari, Jacopo, con la figlia di Leonardo Loredan. Nella città è accolto con il bucintoro; sue compagnie partecipano ad una giostra durata due giorni assieme con truppe scelte dello Sforza e dell’Este.

Apr.

 

 

 

Veneto

Con il progredire della malattia, lascia l’esercito e si ritira a Padova (palazzo Lion). I veneziani gli riconoscono una pensione annua di 1000 ducati in caso di non guarigione ed una condotta di 450 lance e di 350 fanti nel caso di sua ripresa: in tale circostanza dovrebbe godere anche di  una provvigione mensile di 250 ducati.

1443

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Muore a Padova nella sua casa vicino al duomo (via Vescovado). I veneziani per il suo funerale  spendono la somma di 250 ducati. Il figlio Giovannantonio e la moglie gli faranno innalzare a Padova un monumento equestre, opera del Donatello, nella piazza antistante la basilica di Sant’Antonio. La statua del Gattamelata a cavallo sarà ultimata sulla fine del 1453 e costerà 1650 ducati. Nel medesimo tempo che il Donatello lavora a Padova al monumento del Gattamelata, due altri artisti fiorentini sono impegnati a Ferrara nell'esecuzione di due statue equestri di bronzo: Antonio di Cristofano a quella del marchese Niccolò d'Este; Niccolò Baroncelli, allievo del Brunelleschi, all'altra del marchese Borso d'Este. Ventisei anni dopo nel 1479 Andrea del Verrocchio è invitato a Venezia per costruire la figura di bronzo a cavallo di Bartolomeo Colleoni, opera sorta non tanto per onorare il valore di tale condottiero, quanto per incoraggiare gli altri capitani al servizio della Serenissima. Delle quattro statue ne rimangono solo due in quanto quelle dei marchesi d'Este sono state distrutte nel 1796. Il Gattamelata è sepolto nella basilica di Sant'Antonio in una cappella di fronte al figlio; l'arca è opera di maestro Gregorio. Particolari sono le caratteristiche del suo stemma che nel corso della sua lunga carriera di venturiere assumono quattro fogge diverse, anche se sempre impostate su due motivi, tre cappi (che potrebbero essere tre trecce di cavallo o corregge di cuoio) e una gatta. Secondo alcuni nel suo stemma potrebbero essere rappresentate tre funi, implicando quindi che forse il padre del Gattamelata fosse un cordaio. nella sua casa di Narni è posta una lapide con la scritta "Narnia me genuit/Gattamelata fui".

QUARANTUNO  CITAZIONI

Capitano valoroso e modesto. Bellicoso.

Capitano esperto. Peritissimo dell’arte della guerra. Tra i primi capitani del suo tempo.

Famosissimo nella milizia.

Avveduto. Uomo di grande ardire e di ingegno.

Desideroso di gloria. Nemico dell’ozio. Tenace nel condurre l’azione intrapresa.

Capitano più accorto che bellicoso. Prudente nelle imprese. Avveduto. Astuto.

Mai superbo nella vittoria.

Capitano fedele.

Grande di persona, volto colorito, occhi e capelli castani.