Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0783      CARLO GONZAGA  Signore di Tortona, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Sabbioneta, Viadana, Luzzara, Suzzara. Figlio di Gian Francesco, fratello di Ludovico, genero di Niccolò d’Este e di Guidantonio Manfredi.

               + 1456 (dicembre)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area sttività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1432

 

 

 

 

 

Mag.

Venezia

Milano

 

 

Alla morte del Carmagnola viene biasimato dai veneziani per il suo operato.

1433

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

Lombardia

E’ armato in Mantova cavaliere dall’imperatore Sigismondo d’Ungheria.

1435

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

Lombardia

Partecipa ad una giostra bandita da Filippo Maria Visconti: abbatte vari torneatori e, alla fine, è scavalcato da Venturino Benzoni.

1436

 

 

 

 

 

Nov.

 

 

 

 

Il padre lo riconosce come erede al marchesato, al posto del fratello Ludovico.

1439

 

 

 

 

 

Primavera

Milano

Venezia

 

Veneto

Attraversa l’Adige ed attacca Legnago.

Giu.

 

 

 

Veneto

Viene sconfitto a Soave ed è ferito leggermente sopra un occhio.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Affianca Taliano Furlano a Toscolano- Maderno: nello scontro è catturato Taddeo d’Este ed è distrutta parte della flotta veneziana.

Nov.

 

 

 

Trentino

Partecipa alla battaglia di Tenno; salva Niccolò Piccinino dalla cattura, mentre egli è fatto prigioniero con 200 cavalli e 300 fanti da Francesco Sforza e dal Gattamelata (60 morti fra i veneziani e più di 300 fra i viscontei). Condotto a Verona, è rinchiuso in Castelvecchio: viene rilasciato poco dopo in cambio di Domenico Malatesta.

1440

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Lombardia

Su pressione del duca di Milano, si riconcilia in Mantova con il fratello Ludovico  (rappacificatosi con il padre l’anno precedente).

Giu.

 

 

 

Lombardia

Rompe le vie di comunicazione tra Salò e Brescia; è sconfitto a Soncino.

1441

 

 

 

 

 

Dic.

 

 

 

Emilia

Assiste a Ferrara alla cerimonia in cui il cognato Leonello d’Este è chiamato alla guida dello stato estense.

1442

Milano

 

300 lance e 157 fanti

 

E’ condotto dai ducali per un anno di ferma ed uno di rispetto.

1443

 

 

 

 

 

Ago.

Milano

Bologna

 

Emilia

Con Luigi dal Verme, è battuto dai bolognesi a San Giorgio di Piano.

1444

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Attraversa il forlivese con Bartolomeo Colleoni alla testa di 2000 cavalli e di 1000 fanti. Durante la sua marcia tocca Villafranca, Ronco, Fornovo, Carpena e Magliano.

Feb.

 

 

 

Romagna

Si trasferisce nel cesenate. Raggiunge il dal Verme a Mercato Saraceno.

Lug.

 

 

 

Romagna

Lascia Faenza ed è ospitato in Forlì da Antonio Ordelaffi.

Ago.

 

 

 

Romagna

Ritorna a Faenza con il dal Verme.

Sett.

 

 

 

Romagna

Si trova ad Imola.

……........

 

 

 

 

Si inimica nuovamente con il fratello Ludovico e gli viene tolta ogni signoria.

1445

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

400 lance

 

Gli è rinnovata la condotta dal duca di Milano: essa viene portata a 400 lance.

……........

 

 

 

Emilia

A Mirandola.

Lug.

 

 

 

Emilia

Con Luigi da San Severino (5000 cavalli), invade il bolognese alla notizia dell’assassinio di Annibale Bentivoglio: ai ducali si congiungono anche 400 partigiani dei Canedoli. Con costoro, il Gonzaga attacca, invano, San Giovanni in Persiceto; assedia Monterone ed entra a forza in Sant’Agata Bolognese, Crevalcore ed in molti altri castelli. Ripiega, dopo avere saccheggiato le campagne intorno a Bologna.

……........

Milano

Sforza

 

Marche

Si muove verso la marca di Ancona. Lo contrastano Simonetto da Castel San Pietro ed i fiorentini, che pongono un freno alle sue scorrerie.

1446

 

 

 

 

 

……........

 

 

 

Emilia

Si unisce con Guglielmo di Monferrato ed irrompe nel bolognese.

Mag.

Milano

Venezia

 

Emilia

Soccorre con 1000 cavalli San Giovanni in Persiceto; obbliga in tal modo Taddeo d’Este, Pietro Navarrino, il San Pietro e Tiberto Brandolini a desistere dall’assedio ed a ritirarsi a Budrio. Entra in discordia con il Monferrato per motivi di precedenza.

Lug.

 

 

 

Emilia

I veneziani convincono il Monferrato a disertare nel loro campo: il Brandolini entra all’improvviso in San Giovanni in Persiceto con l’aiuto prestato degli uomini del Monferrato. Alla notizia, il Gonzaga fa armare le sue lance. I terrazzani non lo vogliono però seguire, per cui si trova isolato: è messo in fuga da Taddeo d’Este dopo avere subito numerose perdite. 700 cavalli sono catturati; raggiunge Modena con i fuoriusciti e soli 6 cavalli della sua compagnia.

Sett.

 

 

 

Toscana Lombardia

Con il San Severino, assale Pontremoli. Trasferito in Lombardia, é battuto da Micheletto Attendolo nella battaglia del Mezzano.

Ott.

Milano

Firenze

 

Marche e Toscana

Si trova a Recanati con Cristoforo da Tolentino. Si collega con Luigi da San Severino ed assale Pontremoli, feudo dello Sforza, che viene difesa, nell’occasione, dai fiorentini.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Alla guardia di Crema, scopre un trattato a favore della Serenissima: esso termina con l’impiccagione e la confisca dei beni di tre congiurati. Il Gonzaga promulga un decreto, che  porta all’espulsione dei guelfi ed al saccheggio dei loro beni.

1447

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

1000 cavalli e 200 fanti

 

Il Visconti gli rinnova la condotta; in caso di richiesta deve fingere di essere stato licenziato e di portare la guerra per i ducali come condottiero indipendente.

Giu.

 

 

 

Lombardia

Con Francesco Piccinino ed il dal Verme (8000 uomini tra fanti e cavalli raccogliticci), è sconfitto dall’Attendolo al monte di Brianza.

Ago.

 

 

 

Lombardia

Giunge a Milano alla morte del Visconti. Sul castello cittadino compaiono le insegne del re di Napoli Alfonso d’Aragona, indicato quale suo erede dal duca. Il Gonzaga si incontra con il luogotenente del sovrano Raimondo Boilo e gli giura obbedienza con Guidantonio Manfredi, Guido Torelli, il dal Verme ed i figli di Luigi da San Severino Francesco, Amerigo e Bernabò. All’uscita dalla fortezza, viene trascinato dalla popolazione a riconoscere la Repubblica Ambrosiana, appena costituita, ed a porsi al suo soldo. Svaligia gli uomini d’arme del capitano aragonese e saccheggia i beni dei suoi uomini che si trovano nel monastero di Sant’Ambrogio; ha per denaro il castello di porta Giovia, che viene abbattuto dal popolo. Mentre è intento a questa operazione, i suoi uomini sono espulsi da Lodi dagli abitanti in rivolta.

Sett.

Milano

Venezia

 

Lombardia

Assedia San Colombano al Lambro con il Manfredi.

Ott. dic.

 

 

 

Emilia

Asseconda lo Sforza all’assedio di Piacenza e blocca la città dalla parte della porta Fausta. Ha il comando della flotta nell’attacco finale alle mura: non è sempre in sintonia con il suo capitano generale, in quanto più volte, per mancanza di denari,  lo minaccia  di trasferirsi con i suoi uomini nei campi invernali. Né la sua immagine ci guadagna con il suo ingresso  in Piacenza: partecipa come tutti al sacco della città e per di più chiede che gli siano dati in premio 500 cittadini, che si sono rinchiusi in una torre, ai quali imporre una taglia.

1448

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lombardia

Pone i suoi alloggiamenti invernali nel mantovano.

Lug.

 

 

 

Lombardia

Appoggia lo Sforza nelle sue ambizioni; esce con lui dal lodigiano contro il parere di Francesco e di Jacopo Piccinino e muove in soccorso di Cremona. Partecipa alla battaglia del Mezzano, in cui è disfatta la flotta di Andrea Querini. Assedia il castello di Caravaggio; con il Monferrato, Cristoforo Torelli ed il dal Verme si colloca a sinistra rispetto alla porta orientale, mentre a destra si pongono i condottieri bracceschi. Molesta sempre lo Sforza per il ritardo del pagamento del soldo e gli chiede licenza.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Caravaggio. Ha l’incarico di difendere un ponte con Alessandro Sforza, Manno Barile e Fiasco da Giraso: è ributtato e si salva a stento dalla cattura. Ferito ad un occhio, si dà alla fuga e raggiunge Milano portando la notizia della sconfitta. Ritorna al campo, asseconda lo Sforza nel suo piano di attraversamento dell’Oglio e della successiva invasione del veneziano; lo affianca pure all’assedio di Brescia. E’ nominato dallo Sforza podestà di Asola, tolta negli stessi giorni alla Serenissima.

Ott.

Sforza

Milano

 

Lombardia

All’assedio di Brescia. Su pressione di Alessandro Sforza, segue ancora Francesco Sforza dopo il trattato di Rivoltella, in cui si delinea un’alleanza con i veneziani.

Nov.

Milano

Sforza Venezia

1200 cavalli e 500 fanti

Lombardia

Abbandona nottetempo il campo sforzesco con 1200 cavalli e 500 fanti e raggiunge a spron battuto i  suoi castelli sull’Oglio in prossimità del mantovano; ritorna a Milano ed è nominato dagli abitanti capitano del popolo. Controlla in tal modo il governo della repubblica.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Mosso dall’ambizione o dal desiderio di avere la signoria di Milano al posto dello Sforza, favorisce i cittadini di parte guelfa contro i ghibellini. Viene in possesso di messaggi cifrati inviati dallo Sforza ai capi ghibellini Teodoro Bossi e Giorgio Lampugnani; cattura costoro con uno stratagemma e li fa condurre nelle prigioni di Monza dove il Lampugnani è decapitato: la sua testa è portata a Milano ed è esposta in pubblico. Il Bossi, sottoposto a tortura, denuncia molti complici che sono imprigionati; sette di costoro sono decapitati in piazza del Broletto (piazza Mercanti). I beni dei congiurati sono confiscati e donati al popolo. Il Gonzaga con Antonio da Trivulzio ed Innocenzo Cotta forma un nuovo governo ed è ancora eletto capitano del popolo. I nuovi magistrati non lo seguono nella sua ambizione e la sua trama di impossessarsi della signoria milanese fallisce.

1449

 

 

 

 

 

Gen. feb.

 

 

 

Lombardia

Viene assediato duramente in Milano. Pensa di riconciliarsi con lo Sforza e lo informa sugli avvenimenti cittadini: gli chiede una condotta di cavalli pari a quella del Monferrato, una provvigione mensile di 2000 ducati, una casa a Pavia, i feudi di Bassignana, di Borgofranco e di Sartirana Lomellina, il riconoscimento dei beni concessigli dalla Repubblica Ambrosiana a Monza (per una rendita annua di 600 ducati), Sant’Angelo Lodigiano, la casa di Milano a porta Romana già di Guido Torelli.

Mar.

 

 

 

Lombardia

Diventa sempre più sospetto agli occhi della Repubblica Ambrosiana; i suoi uomini di stanza a porta Romana, a Milano, sono svaligiati dagli stessi abitanti e riottengono le loro cose solo il giorno seguente. Il Gonzaga approfitta dell’inazione di Francesco Piccinino, da poco passato nel campo avverso, ed entra in Monza, assediata dallo Sforza, con molte squadre di cavalli e di fanti guidati da Michele di Piemonte. Giorni dopo, esce dalla città all’alba ed assale i nemici, che non hanno approntato validi sistemi di sorveglianza. Giovanni Ventimiglia chiede soccorsi a Francesco Piccinino; contrasta il Gonzaga ed in un primo  momento respinge i suoi soldati. Un contrattacco dei milanesi ha presto la meglio e mette a ferro e fuoco l’accampamento sforzesco; il Ventimiglia viene forzato alla fuga, Dolce dell’Anguillara è ferito mortalmente; anche il dal Verme è ferito in modo  grave. Il Gonzaga cattura 300 cavalli con tutti i pezzi di artiglieria ed i carriaggi.

Apr.

 

 

 

Lombardia

A Milano è raggiunto da Francesco e da Jacopo Piccinino che continuano con i loro voltafaccia. Con costoro, marcia alla volta di Crema e costringe i veneziani di Sigismondo Pandolfo Malatesta, che sta assediando la città, a retrocedere a Fontanella. Conquista   Melegnano.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Muove con i due Piccinino in soccorso di Melegnano alla testa di 6000 cavalli, 4000 fanti e 20000 milanesi armati per lo più di schioppetto. La fanteria cittadina non ha il coraggio di fronteggiare la cavalleria pesante sforzesca; il Gonzaga si ferma allora a San Giuliano Milanese e rientra a Milano.

Giu.

 

 

 

Lombardia

Lo Sforza ora passa all’assedio di Vigevano; il Gonzaga con Jacopo Piccinino  scorre sulla riva sinistra del Po, preda vari centri e brucia Villanterio. La flotta pavese lo obbliga al ritiro.

Ago.

 

 

 

Lombardia

Soccorre Crema dagli attacchi portati dal Malatesta.

Sett.

Sforza

Milano

2100 cavalli e 1000 fanti

Lombardia

Nascono nuovi disordini in Milano, che culminano con l’uccisione del suo amico Galeotto Toscano; i suoi disegni trovano sempre più opposizione in alcuni potenti aristocratici, nel legato imperiale Enea Silvio Piccolomini e nei due Piccinino. Ciò  lo porta a riavvicinarsi allo Sforza tramite Francesco Capra, a tradire la causa dei milanesi ed a consegnare agli sforzeschi la rocca di Lodi e quella di Crema ai veneziani. In cambio ottiene una condotta di 2100 cavalli e di 1000 fanti: la ferma è stabilita in un anno ed è previsto il suo rinnovo; altre modalità riguardano una provvigione annua di 48000 ducati, di cui gliene sono anticipati 12000, la signoria di Tortona, di Pontecurone, di Vighizzolo, di Pozzolo e di Casale; gli è riconosciuto il possesso della casa di porta Romana nella parrocchia di San Nazario e Celso e di un’altra a Pavia. Alla moglie sono concesse entrate nel pavese per 1000 ducati l’anno; con la conquista di Milano gli sono, infine, promessi altri 23000/24000 ducati da prelevarsi dall’erario cittadino. Abbandona Lodi e, per non fare sembrare troppo grande il suo tradimento, fa sollevare la città contro Milano per mezzo di  suoi fautori.

……........

Sforza

Milano Venezia

 

Lombardia

Con l’alleanza di milanesi e di veneziani in funzione antisforzesca, transita nel cremonese. Raccoglie 1000 cavalli che hanno disertato dalle file braccesche e raggiunge lo Sforza all’assedio di Milano.

1450

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lombardia

E’ disfatto ad Erba dal Colleoni.

Feb.

 

 

 

Lombardia

Con Giovanni da Landriano ed il Ventimiglia, tenta di sorprendere Monza: l’azione fallisce perché la sua guida, a causa della forte pioggia, perde la strada e conduce gli sforzeschi a Carate Brianza. Lo Sforza entra in Milano ed il Gonzaga ne è eletto governatore, con il mandato di  proibirvi ogni tumulto o rapina.

Mar.

 

 

 

Lombardia

Ripulisce Milano degli elementi più ostili alla casa sforzesca.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Viene incarcerato nella rocchetta di porta Romana a Milano e nella rocca di Binasco,  per le sue proteste conseguenti l’accordo dello  Sforza con il fratello Ludovico.

1451

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Emilia

Torturato, rinuncia ai ricchi possessi ottenuti a suo tempo (Tortona) e paga una penale di 60000 fiorini: è confinato a Corano.

Giu. lug.

 

 

 

Piemonte

Quando il fratello si porta a Milano, fugge nelle terre del duca di Savoia; a fine luglio si rifugia a Venezia. Gli viene concessa per le sue necessità una provvigione mensile di 1000 ducati.

1452

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

 

400 lance e 200 fanti

 

E’ condotto per un anno di ferma ed uno di beneplacito; gli è dato il comando delle lance spezzate del trevigiano e gli è riconosciuta una provvigione mensile di 400 ducati: da parte sua, si impegna alla mostra dei suoi uomini ed a restituire ai veneziani quei possedimenti del veronese e del cremonese che si trovano ancora nelle sue mani.

Apr.

Venezia

Milano

 

Veneto

Agli ordini di Gentile da Leonessa, muove guerra dal veronese allo Sforza.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Giunge a Manerbio con 350 cavalli; attraversa l’Adda a Rivolta su un ponte di barche e scorre fino al canale Muzza, nei pressi di Melzo. Assale alcune bastie.

Lug.

 

 

 

Lombardia

Supera ancora l’Adda con Carlo di Montone e Matteo da Capua, per devastare il lodigiano. Viene loro contro Alessandro Sforza, che è battuto ad Abbadia Cerreto con la cattura di 400 cavalli e di tutti i carriaggi. Il Gonzaga partecipa ad un consiglio di guerra.

Sett.

 

 

 

Lombardia

A metà mese sono catturati 50 uomini della sua compagnia, che stanno sorvegliando alcune mandrie di cavalli al pascolo: soccorso dai veneziani, recupera le bestie razziate. E’, quindi, a Villachiara, dove, con Antonello da Forlì ed il Leonessa, si scontra con gli sforzeschi (cattura di 8 uomini d’arme).

Ott.

 

 

 

Lombardia

Contrasta a Leno Gaspare da Vimercate: interviene il Colleoni, che è ferito da una freccia a seguito della pronta risposta degli uomini del Piccinino.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Attacca con le bombarde Leno. Si muovetra Gottolengo ed Iseo con il Piccinino, per bloccare il flusso dei rifornimenti al campo nemico: attacca una colonna ed è messo in difficoltà finché non interviene a suo favore il Leonessa. Si trova al campo di Ghedi con 4 compagnie di cavalli e 200 fanti.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Affianca il Leonessa nel domare a Ghedi alcuni disordini sorti nel campo veneziano e provocati dai saccomanni: fa uccidere 2 di costoro dai suoi arcieri e l’ammutinamento ha subito fine. Sorveglia le rive dell’Adda; da ultimo, è richiamato a Crema  per la perdita di alcune delle bastie di Abbadia Cerreto.

1453

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

1500 cavalli

Lombardia

Gli è rinnovata la condotta per un anno di ferma ed uno di rispetto; oltre la solita provvigione, gli sono garantiti 25000 fiorini per lo stipendio delle sue milizie. E’ nominato capitano del veronese e gli è promessa la signoria di Mantova in caso di conquista del marchesato: Ostiglia, Borgoforte, Goito e Belforte andranno in tal caso ai veneziani. 

Mag.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Penetra nel mantovano, per riprendersi alcuni castelli toltigli dal fratello; in breve, occupa Belforte e Piuforte (Bigarello). Ludovico Gonzaga, che si trova ad Ostiglia, accorre e con un contingente di truppe sforzesche lo assale alle spalle e lo mette in fuga a Castel d’Ario. E’ inseguito verso Legnago ed oltre l’Adige.

Giu.

 

 

 

Lombardia e Veneto

Alla testa di 3000 cavalli e di 500 fanti, si scontra ancora con il fratello Ludovico ed il Brandolini (che ora milita per il duca di Milano) a Villabona dove subisce, in uno scontro che dura cinque ore, una sanguinosa disfatta (cattura di 1000 cavalli e di alcuni capitani). Si riduce a Vigasio con il provveditore Marino Capello.

Lug.

 

 

 

Lombardia e Veneto

Staziona con Antonello da Forlì in una bastia nei pressi di Ghedi: ne è scacciato dal fratello Ludovico. Rientra a Verona e tenta un’azione diversiva a Montichiari. Assale di notte il campo sforzesco e si impadronisce di 100 cavalcature.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Si trova alla guardia di Lonato con 8 squadre di cavalli e 300 fanti; raggiunge il Piccinino a Ghedi e tocca Manerbio con Pietro Brunoro. Rientra a Lonato. 

Nov.

 

 

 

Lombardia

Sempre a Lonato.

Dic.

 

 

 

Emilia

Si trasferisce a Ferrara.

1454

 

 

 

 

 

……........

 

 

 

 

Con la pace di Lodi, recupera i beni che gli sono stati confiscati dal fratello.

Ago.

Siena

Pitigliano

1000 cavalli

Toscana

E’ condotto dai senesi, con il permesso dei veneziani, per combattere il conte di Pitigliano Aldobrandino Orsini.

Nov.

 

 

 

Toscana

Assedia Sorano e si accampa verso il monte con 3 pezzi di artiglieria.

Dic.

 

 

 

Toscana

Il Malatesta, capitano generale dei senesi, firma con gli avversari una tregua non autorizzata dalla repubblica, proprio quando Sorano sta per cedere. Gli è dato l’incarico di uccidere il condottiero, sospettato di tradimento; è, a sua volta, accusato di essere stato consapevole del trattatto e di non avere fatto nulla. Il Gonzaga si allontana dal castello, lascia incustodite le artiglierie e scorre nel senese. Ottiene Orbetello e la mette a sacco: giunge nella località il commissario Antonio Petrucci con la maggior parte della fanteria senese. Si incontra con costui e cerca di giustificare il proprio comportamento. Ammalatosi, viene pure a trovarlo l’ambasciatore della Serenissima, che pure lo riprende acerbamente: come risultato restituisce Orbetello ed è perdonato dai senesi per le sue malefatte. Ha il compito di occupare Marsiliana.  

1455

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Nel marasma generale, entra a contesa con Giberto da Correggio; gli toglie 2 bombarde, che conduce a Castell’Ottieri.

Giu.

Siena

Comp. ventura

 

Toscana

E' contattato da Silvestro da Lucino affinché si unisca con la compagnia di Jacopo Piccinino per invadere il senese. Non aderisce all'invito; si oppone anzi alle minacce portate a tale territorio dal Piccinino. Si unisce con il Correggio ed il Brunoro; con tali capitani contrasta l’avversario a Magliano in Toscana.

1456

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Romagna

Lascia Faenza e si recaa Forlì con 20 cavalli, dove è ospitato da Cecco e Pino Ordelaffi. Alla fine del pranzo, rientra a Faenza.

Dic.

 

 

 

Emilia

Muore a Ferrara.

DIECI CITAZIONI

Di molto valore.

Famoso capitano  di cavalleria.

Capitano prudentissimo.

Uomo turbolento. Corto di intelletto.

Corrotto da insaziabile sete di dominio. Di poca fede.

Eloquente.

Grande di corpo, di forza.

Amante delle lettere.