| Anno,
mese |
Stato. Comp.
ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese
ed altri fatti salienti |
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1496 |
Francia |
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Campania
e Francia |
Giovanissimo,
alla morte del padre viene inviato a Napoli presso il re Carlo
VIII. Segue il sovrano nella sua ritirata in Francia. Eredita
con i fratelli la signoria di San Martino dell'Argine e solo
con il fratello la signoria di Bozzolo, Rivarolo Mantovano ed
Isola Dovarese. |
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1497 |
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| Giu. |
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Lombardia |
Rientra dalla Francia in Lombardia
con il fratello Ludovico. |
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Sett. |
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Veneto |
E’
investito di Bozzolo dall’imperatore Massimiliano d’Austria
che gli concede pure il diritto di battere moneta. Nello stesso
mese, si reca a Venezia per i funerali dell’ambasciatore sforzesco
Battista Sfondrato. |
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1502 |
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Ago. |
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Lombardia |
Si
porta a Pavia e davanti a Luigi XII si batte a duello con Pirro
Gonzaga, da lui accusato di avere diffamato Francesco Gonzaga.
Lo Chaumont, Gian Giacomo da Trivulzio, ed il maresciallo di Gié cercano
di fare cessare il combattimento: solo il re di Francia riesce
in tale intento. |
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1503 |
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Ott. |
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Veneto |
Si
reca a Venezia con il fratello Ludovico. Nella città alloggia
a Cà Turlon in San Girolamo; è alla vana ricerca di una condotta. |
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1509 |
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Giu. |
Impero |
Venezia |
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Veneto |
Entra
in Padova con 700 lanzichenecchi. |
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Lug. |
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Veneto |
Si
trova a Bassano del Grappa; con il fratello Ludovico (650 cavalli)
va incontro all’ imperatore. Si sposta a Cittadella. |
|
Ago. |
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Veneto |
Ottiene
la rocca di Camposampiero e fa prigioniero il provveditore Antonio
Querini; passa all’assedio di Padova con 150 uomini d’arme.
Deve assicurare i rifornimenti da Vicenza al campo, condurvi
le artiglierie e cercare di deviare le acque del Bacchiglione. Viene sorpreso nottetempo
a San Martino, vicino a Longare, dagli uomini di Giano Fregoso,
di Giovanni Greco e di Dimitri Megaduca (150 uomini d’arme,
120 balestrieri a cavallo e 120 stradiotti). Nel combattimento
è catturato Filippo dei Rossi con 300 cavalli: egli riesce a
fuggire per la montagna, senza che i veneziani si preoccupino
molto ad inseguirlo, perché occupati nella ricerca del bottino.
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Sett. |
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Veneto |
Ritorna
a Longare con il fratello Ludovico, al fine di deviare le acque
del Bacchiglione. |
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Ott. |
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Veneto |
Segue
il cardinale Ippolito d’Este alla difesa di Montagnana. |
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Nov. |
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Veneto |
Alla
guardia di Verona. |
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Dic. |
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30
lance |
Veneto |
Ancora
a Verona: pone il suo campo
a San Nazzaro. |
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1510 |
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Gen. |
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Veneto |
A
Verona. Tenta una sortita con Carlo Baglioni e Sacramoro Visconti;
è sconfitto a San Bonifacio dai cavalli leggeri di frà
Leonardo Prato: fra gli imperiali sono uccisi 60 balestrieri
a cavallo e sono catturati 50 uomini d’arme e 200 cavalli leggeri
italiani. Si salva su un cavallo turco con l’aiuto dei francesi,
usciti in suo soccorso da Verona. Esce ancora dalla città con
Giovanni Gonzaga; è ancora battuto a Villanova dal Prato (cattura
di 100 cavalli, fra i quali 40 uomini d’arme borgognoni). |
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Mag. |
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Veneto |
Lascia
Verona per porta Vescovo con Giovanni Gonzaga ed il fratello
Ludovico per depredare il territorio circostante: razzia numerosi
capi di bestiame e fa numerosi prigionieri. |
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Giu. |
Impero |
Venezia
Chiesa |
|
Veneto |
Parte
da Vicenza con il fratello Ludovico e 600 cavalli: è una volta
di più sconfitto da Taddeo della Volpe, da Meleagro da Forlì e da Giovanni
Greco, che gli fanno prigionieri 100 cavalli. |
|
Lug. |
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Veneto |
Staziona
tra Rosà, San Giorgio in Bosco e Cittadella; conquista Monselice. |
|
Ago. |
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Veneto |
Si
trova a Vicenza : senza denari, è costretto ad abbandonare il
campo di Olmo ed a riparare a Verona, allorché la città è attaccata
dai veneziani. |
|
Nov. |
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Lombardia
ed Emilia |
Si
apre il passo nel mantovano fra le truppe pontificie e veneziane;
alla testa di 7000 uomini, giunge a Ferrara in soccorso di Alfonso
d’Este. Lavora al rafforzamento delle fortificazioni della città. |
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1511 |
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Feb. |
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Romagna |
Con
Alfonso d’Este, lo Chatillon ed Annibale Bentivoglio, sorprende
e sbaraglia sul Santerno i nemici condotti dal vescovo Antonio
Orfeo di Caricola (Guido Vaina, Meleagro da Forlì e lo spagnolo
Verdejo), venuti per assediare la bastia del Genivolo con 600
cavalli, 500 cavalli leggeri e 400 fanti (5000 fanti e 400 cavalli
leggeri per altre fonti). Nello scontro sono uccisi 3000 uomini,
in gran parte veneziani, ed è fatto a pezzi il contingente spagnolo
del Verdejo. Il Gonzaga rientra a Verona con 200 cavalli e porta
con sé 20 carri di vettovaglie. |
|
Mag. |
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|
Emilia |
Fa
liberare a Ferrara alcuni fanti veneziani, catturati dagli estensi
a Casalecchio di Reno, che il duca Alfonso d’Este vuole fare
giustiziare per le loro devastazioni. In città, assiste al duello
che vede impegnati i due capitani spagnoli Azevedo e Giovanni
di Santacroce. |
|
Ago. |
Francia |
Venezia
Chiesa |
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|
Con
il fratello Ludovico, raccoglie 2000 fanti e 300 lance: i denari
necessari per il loro arruolamento sono forniti dai francesi.
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1512 |
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Apr. mag. |
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1000
fanti |
Romagna |
Partecipa
alla battaglia di Ravenna al comando di 1000 fanti italiani:
è posto alla retroguardia. L’esercito francese è comandato da
Gastone di Foix, dal la Palisse, da Ivo di Allègre, dal Baiardo,
da Jacopo di Ems e da Filippo di Freiberg; esso è composto di
1900 lance, 5000 fanti tedeschi, 8000 fanti fra guasconi e piccardi,
5000 fanti italiani, 3000 fra arcieri e cavalli leggeri. Nel
combattimento il Gonzaga riporta sei ferite; cattura il legato
del papa Giulio II, il cardinale Giovanni dei Medici (il futuro
Leone X) e lo libera da alcuni cavalieri epiroti, che lo hanno
circondato, per consegnarlo al cardinale Federico da San Severino,
vecchio amico del prelato. Assedia con 800 fanti la cittadella
di Ravenna, dove si è rinchiuso Marcantonio Colonna; lo costringe,
in breve tempo, alla resa a patti. Con 1000 fanti, obbliga ad
arrendersi anche Giulio Vitelli, che si è asserragliato nella
rocca. In un assalto rimane nuovamente ferito da un sasso. |
|
Giu. |
|
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|
|
Con
l’arrivo di 20000 svizzeri assoldati da veneziani e da pontifici,
arruola in fretta 6000 fanti italiani per sostenere l’azione
del la Palisse. |
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1513 |
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Inverno |
Impero |
Venezia
Francia |
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Emilia |
Soccorre
i guelfi del piacentino, minacciati dai ghibellini locali comandati
da Pietro Buso Scotti. |
|
Mag. |
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|
Veneto |
Alla
difesa di Verona con 200 cavalli. |
|
Giu. |
|
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|
Veneto |
Esce
da Verona con Guglielmo di Rogendorf (600 cavalli e 2000 fanti)
e sorprende a San Bonifacio 300 cavalli leggeri e 600 fanti
veneziani, condotti dal provveditore Sigismondo Cavalli e da
Giovanni Forti. Con la fuga degli avversari, saccheggia la località
e fa prigionieri tutti i soldati. Mette pure a sacco Soave,
dopo avere dato alle fiamme un ponte sull’Adige, e tenta inutilmente
Vicenza, alla cui difesa si portano molti contadini del territorio. |
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1514 |
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|
|
Feb. |
Guelfi |
Ghibellini |
|
Emilia |
Con
Troilo dei Rossi, attacca nel piacentino i ghibellini di Pietro
Buso Scotti e lo costringe a rifugiarsi in Carpaneto Piacentino. |
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1515 |
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|
……...... |
Chiesa |
|
Capitano
g.le fanteria |
|
Milita
al servizio del papa Leone X. Giuliano dei Medici lo nomina
capitano generale della fanteria pontificia. |
|
Lug. |
|
|
|
Lazio |
E’
segnalato a Roma, alla cerimonia in cui vengono consegnati al
Medici il gonfalone della Chiesa ed il bastone di capitano generale.
Giuliano dei Medici si ammala ed il suo successore, Lorenzo
dei Medici, non rinnova al Gonzaga il mandato. |
|
Sett. |
Francia |
Spagna |
|
|
Contatta
Bartolomeo d’Alviano ed i veneziani; ritorna, viceversa, agli
stipendi dei francesi. |
|
Nov. |
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|
Lombardia |
Si
trova a Milano a rendere omaggio al nuovo re Francesco I. |
|
1516 |
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|
Apr. |
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|
Lombardia |
A
Pavia con 3000 fanti. |
|
Ago. |
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|
|
Il
Lautrec gli dà l’incarico di radunare 1000 fanti italiani, con
i quali unirsi ai veneziani all’assedio di Verona. |
|
Sett. |
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|
1266
fanti |
Veneto |
All’assedio
di Verona: a ciascuno dei suoi uomini è anticipata la paga di
un mese (due scudi e mezzo a testa). Prende parte ad un consiglio
di guerra con il provveditore generale Andrea Gritti e conduce
i primi assalti alle mura della città. Con Rizino d’Asola, entra
nottetempo in un bastione e ributta alcuni cavalli e fanti usciti
dalla trincea prospiciente il Campo di Marte. |
|
Ott. |
|
|
|
Veneto |
Giungono
ai difensori di Verona notevoli rinforzi, inviati dall’imperatore
Massimiliano d’Austria, ed il Gonzaga si trasferisce al campo
di Villafranca di Verona. Con Mercurio Bua, intercetta a Peri
un convoglio di vettovaglie diretto al capoluogo: nello scontro sono uccisi 25 veneziani contro
70 tedeschi. Con i suoi fanti, 200 uomini d’arme e 3 sagri è
inviato in soccorso di Babone Naldi, che ha dovuto abbandonare
Groara. Recupera il centro e fa ritorno a Povegliano Veronese.
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|
Nov. |
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1008
fanti |
Veneto |
A
Villafranca di Verona, per la mostra dei suoi uomini. |
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1517 |
|
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|
|
Gen. |
Comp.
ventura |
Chiesa |
|
Lombardia
Emilia e Marche |
Alla
fine del conflitto, i suoi uomini sono licenziati. Tratta con
i fanti spagnoli impegnati all’assedio di Verona e li assolda
per conto di Francesco Maria della Rovere, per riconquistare
il ducato di Urbino ai danni di Lorenzo dei Medici. Giunge a
Sermide con 1000 soldati tra uomini d’armi e cavalli leggeri
e lascia tale località nonostante gli inviti del Lautrec
a non muoversi. Nell’attraversare il bolognese mette a sacco
Budrio; arriva presto nelle Marche ed assedia Mondavio. Lorenzo
dei Medici deve ritirarsi |
|
Feb. |
|
|
|
Marche |
Entra
in Urbino; punta su Fano e ne è respinto da Troilo Savelli in
quanto dispone di soli 5 pezzi di artiglieria e di scarse munizioni.
In un assalto perde 150 uomini; un altro attacco viene respinto
dalla resistenza opposta da Fabio da Gallese. L’arrivo via mare
da Pesaro di 500 fanti inviati da Renzo di Ceri, lo inducono,
da ultimo, a rifugiarsi con il della Rovere a Mombaroccio. |
|
Mar. |
|
|
|
Marche |
I
pontifici si presentano nei pressi di Mombaroccio: dopo un primo
scontro, i nemici si volgono verso Fossombrone inseguiti dai
feltreschi; giunti sul Metauro, costoro ritornano indietro per
occupare le sue basi di partenza. Il Gonzaga comprende il pericolo
insito nella manovra, abbandona i bagagli e si porta a Tavernelle. |
|
Apr. |
|
|
|
Marche |
Il
Gonzaga è scomunicato dal pontefice come ribelle allo stato
della Chiesa. |
|
Mag. |
|
|
|
Marche Umbria e Toscana |
Si
trova tra Fossombrone, Cagli e Gubbio. Blocca ad Apecchio Gentile
Baglioni, che fa cadere in un’imboscata. Si sposta in Umbria
con il della Rovere; a Ponte Valleceppi ha il compito di l’istruttoria
della condanna a morte di Pietro Maldonado, trovato colpevole
di tradimento. Obbliga i perugini a pagare una taglia di 10000
ducati ai feltreschi; si trasferisce in Toscana; la pressione
dei pontifici lo forza a rientrare nelle Marche. |
|
Giu. |
|
|
|
Marche |
Si
trova sotto Ancona e si volta verso Fermo. |
|
Lug. |
|
|
|
Marche |
Con
Carlo Baglioni (alla testa di fanti guasconi e di 2 compagnie
di cavalli), si imbatte a Chiaravalle in Ludovico Euffreducci,
che conduce 6000 fanti: ordina alla cavalleria
di arretrare e di farsi inseguire dal nemico, che viene
attratto in un agguato dove sono appostati i suoi fanti. Vince
e si appropria di 22 insegne. |
|
Ago. sett. |
|
|
|
Romagna |
Costretto
a ritirarsi con il della Rovere per l’intervento di 300 lance
francesi del Lescun (Tommaso di Foix) e di 6000 fanti
(2000 svizzeri e 4000 fra grigioni ed italiani), è sconfitto
dai pontifici a Rimini al borgo di San Giuliano; nello scontro
rimane ferito leggermente al petto. Alla fine, è raggiunto l’accordo
con i pontifici; liberato da ogni censura ecclesiastica, ripara
a Mantova con le truppe italiane (100 cavalli e 600 fanti). |
|
1518 |
|
|
|
|
|
| .............. |
|
|
|
Lombardia |
A Casalmaggiore
per le nozze della nipote Camilla, figlia del fratello Ludovico,
con il marchese di Atripalda Alfonso Castriota. |
|
Sett. |
|
|
|
Piemonte
|
Accompagna
Francesco Gonzaga a Casale Monferrato. |
|
1519 |
|
|
|
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|
|
Mag. |
Francia |
|
|
|
Deve
raccogliere 6000 fanti per i francesi. |
|
Nov. |
Concordia
|
Mirandola
|
|
Emilia |
Difende
Concordia dalle mire di Giovan Francesco della Mirandola. |
|
1520 |
|
|
|
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|
|
Mag. |
|
|
|
Lombardia |
Compra
nel bresciano 250 palle di ferro, destinate alle artiglierie
dei suoi castelli. |
|
Giu. |
|
|
|
Emilia |
Contrasta
Giovan Francesco della Mirandola. |
|
Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Viene
insignito dal re di Francia dell’ordine di San Michele: l’onorificenza
gli è conferita a Milano dal Lautrec nella chiesa di San Francesco. |
|
1521 |
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|
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|
|
Mar. |
Francia |
Impero
Chiesa |
|
|
Raduna
molti fanti per i francesi. |
|
Apr. |
|
|
50
lance |
Lombardia |
A
Milano, per un consiglio di guerra con il Lautrec ed il provveditore
generale Gritti: sono concordati i piani per il prossimo conflitto.
Ha il compito, con Pietro Navarro e Giulio da San Severino,
di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia
e delle terre della Serenissima. |
|
Giu. |
|
|
|
Emilia |
Informa
il Lescun di movimenti di truppe imperiali da Trento e dalla
Brianza contro Milano e Como. Passa alla difesa di Parma; da
qui con 1300/1400 fanti appoggia il Lescun, che cerca di sorprendere
Reggio Emilia ove si trovano pochi soldati con il commissario
Francesco Guicciardini. Il capitano francese è fatto prigioniero
in un tafferuglio, sorto mentre pontifici e francesi stanno
parlamentando. Il Gonzaga ferma gli uomini d’arme francesi,
che si sono dati alla fuga a seguito del fatto ed impedisce
che il panico dilaghi in tal modo in Lombardia; occupa per otto
giorni Cavriago e ritorna alla difesa di Parma.
|
|
Lug. |
|
|
|
|
Raduna per i francesi molti fanti con Pietro Francesco
Barbiano da Belgioioso. |
|
Ago. |
|
|
|
Emilia |
Si
trova alla difesa di Parma, che viene attaccata dalle milizie
di Prospero Colonna: ha ai suoi ordini 5000 fanti italiani (il
Lescun guida 400 lance francesi), resiste vigorosamente ed ha
anche l’opportunità di soccorrere con 1000 fanti Piacenza, allorché
tale centro viene investito dagli avversari. Con il Buonavalle,
sconfigge i fuoriusciti capitanati da Ettore Visconti, che sono
posti in fuga sui monti con la perdita di 500 fanti della retroguardia.
A fine mese, rimane ferito da un colpo di schioppetto al braccio,
durante un sanguinoso attacco portato dagli imperiali: viene
respinto un primo assalto ad un bastione diroccato dalle artiglierie
ed il Gonzaga si trasferisce con tutte le artiglierie al di
là del Po, al fine di diminuire la lunghezza delle proprie linee
difensive. |
|
Sett. |
|
|
|
Emilia |
L’avvicinarsi
di rinforzi, portati dal Lautrec al Taro e da Alfonso d’Este
a Finale Emilia ed a San Felice sul Panaro, convincono gli imperiali
a ritirarsi da Parma. |
|
Ott. |
|
|
|
Lombardia |
Raduna
4000 fanti e si porta alla guardia di Milano. |
|
Nov. |
|
|
|
Emilia |
Muove
da Parma con 1500 fanti, 120 lance e 17 pezzi di artiglieria
e si dirige verso Piacenza, che ha aperto le porte ai pontifici
di Vitello Vitelli. Durante la sua assenza il Vitelli ed il
vescovo di Pistoia Antonio Pucci si impadroniscono anche di
Parma. |
|
Dic. |
|
|
|
Emilia
e Lombardia |
Attacca
vanamente Parma con Marcantonio Colonna. Alla morte del papa
Leone X lascia Cremona. |
|
1522 |
|
|
|
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|
|
Gen. |
|
|
|
Emilia |
Punta
al recupero di Parma con il Buonavalle e Marcantonio Colonna
(5000 fanti e 600 lance). La città, alla cui difesa si trovano
il marchese di Mantova Federico Gonzaga ed il governatore Guicciardini con
700 fanti italiani e 50 uomini d’arme, è attaccata all’improvviso
con le scale. Federico Gonzaga entra in Codiponte; è condotto
un feroce assalto dalla parte verso il Po e verso porta San
Michele che dura quattro ore. Da ultimo, la stanchezza prende
gli assalitori ed il mattino seguente l’esercito franco-veneziano
abbandona Parma per ritornare al di là del Po. Il Gonzaga attraversa
il fiume e scorre il territorio; è affrontato dai Pallavicini,
che gli catturano 60 cavalli e mettono in fuga 200 fanti. |
|
Mar. |
|
|
|
Lombardia
Piemonte |
All’assedio
di Milano. Cerca di far disertare con un trattato 2200 fanti,
che militano nel campo imperiale. E’ ferito da un colpo di schioppetto
fra il gomito e la mano sinistra, mentre sta ispezionando alcune
trincee. Si congiunge ancora con il Lescun (400 lance e 7000
fanti svizzeri ed italiani) e costringe a rinchiudersi in Pavia
Federico Gonzaga, che cerca di bloccargli il passo
a Gambolò. Muove, successivamente, su Novara, batte la città
con le artiglierie e la conquista con tre assalti: sono catturati,
oltre Filippo Tornielli, anche alcuni fuoriusciti milanesi. |
|
Apr. |
|
|
|
Lombardia |
Assedia
Pavia con Giovanni dei Medici e si impadronisce del tratto di
terreno che intercorre tra Borgoratto e la porta Calcinaria:
abbattute con le artiglierie quaranta braccia di mura, si prepara all’assalto finale,
che non ha alcun esito sia per la mancanza di denaro che frena
lo slancio dei soldati, sia per le fortissime piogge che impediscono
un corretto proseguimento delle operazioni. Il Gonzaga partecipa
alla battaglia della Bicocca, in cui è battuto da Prospero Colonna
e da Ferdinando d’Avalos; dopo la sconfitta, si avvia alla guardia
di Lodi con il Buonavalle e Giovanni dei Medici (300 lance e
3000 fanti). Viene assalito dal d’Avalos, mentre le sue truppe
stanno prendendo posizione nella città: Lodi è messa a sacco
dagli imperiali. |
|
Mag. |
|
|
|
Lombardia
|
Ripara
a Crema; nel contempo i suoi possessi allodiali e feudali gli
sono confiscati a favore del marchese di Mantova. Il Gonzaga
si trasferisce con Giovanni dei Medici alla difesa di Cremona
con 3000 fanti. A metà mese, il Lescun e gli altri capitani
francesi si arrendono a patti nelle mani di Prospero Colonna;
anche il Gonzaga li segue in tale scelta, alla condizione che
non arrivino soccorsi dalla Francia entro il termine di pochi
giorni. Allo scadere di tale data rientra nel mantovano. |
|
Lug. |
Ferrara |
|
|
|
Agli
stipendi di Alfonso d’Este. |
|
1523 |
|
|
|
|
|
|
Sett. |
Francia |
Impero
Milano Venezia |
50
lance |
Lombardia |
Ritorna
al soldo dei francesi. Raccoglie con il Ceri 4000 fanti nel
ducato di Ferrara e nel mantovano, si congiunge sull’Adda con
1000 fanti, 400 uomini d’arme e 10 pezzi di artiglieria condotti
dal Baiardo. Rioccupa Lodi e ne scaccia Federico Gonzaga, che
ne è preposto alla difesa con 500 cavalli e 500 fanti. Attraversa
l’Adda su un ponte di barche e soccorre i difensori del castello
di Cremona, che si devono arrendere, secondo patti da essi sottoscritti,
entro la fine del mese se non ricevano soccorsi dall’esterno.
Vi introduce vettovaglie e munizioni e decide di attaccare la
città la cui guarnigione, negli stessi giorni, viene rinforzata
da 100 uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e 400 fanti inviati
dal marchese di Mantova. Bombarda le mura con l’artiglieria
e dà battaglia inutilmente; si ritira a San Martino al Lago
ove aspetta il Ceri che sta provenendo dal reggiano con 2000
fanti e 200 cavalli. |
|
Ott. |
|
|
|
Lombardia |
Sono
colpite con le artiglierie le mura di Cremona alla porta di
San Luca e vi è fatto un largo varco: il Gonzaga ed il Ceri
si preparano a dare il colpo finale ai difensori, allorché
incomincia a cadere per quattro giorni una pioggia torrenziale
che ingrossa torrenti e fiumi ed ostacola il flusso dei rifornimenti
al campo. Gli assalitori sono così indotti a ritirarsi, per
non incorrere in mali peggiori. Il Gonzaga saccheggia Gramignana
e ripara a Pizzighettone, dopo avere subito un assalto dei veneziani
di Mercurio Bua, uscito da Pontevico. Si trasferisce, quindi,
a Soncino e, con il Baiardo, ottiene a patti dal castellano
Leonardo Tortora la rocca di Caravaggio. Si trova all’assedio
di Milano; viene ripreso dai francesi a
male parole con il Ceri per il cattivo esito dell’impresa
di Cremona. Impedisce ai veneziani di prestare aiuto a Prospero
Colonna. |
|
Nov. |
|
|
|
Lombardia
e Francia |
Gli
è concesso un salvacondotto e tenta di trattare una tregua
di sei mesi tra le parti. Si reca in Francia, per avere direttive
sulla conduzione della guerra; al rientro raggiunge Abbiategrasso,
dove con il Bonnivet e Galeazzo Visconti deve fare da paciere
tra le truppe francesi ed italiane a seguito dell’uccisione
di Carlo da San Severino da parte di un luogotenente dello Chandée.
|
|
Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Entra
in Lodi con la sua compagnia e 500 schioppettieri: rafforza
le difese cittadine |
|
1524 |
|
|
|
|
|
|
Gen. |
|
|
|
Lombardia |
Incominciano
le diserzioni fra i suoi fanti; si uniscono, viceversa, ai suoi
uomini 80 cavalli leggeri, licenziati dal marchese di Mantova.
Il Gonzaga sorprende nottetempo a Gorgonzola, in disordine,
400 fanti e 400 cavalli guidati da Bartolomeo da Villachiara
e Francesco Masino. |
|
Feb. mar. |
|
|
|
Lombardia |
Si
impadronisce per trattato di Castelleone e la città viene messa
a sacco; i suoi cavalli leggeri occupano, inoltre, Caravaggio:
fa restituire ai veneziani le prede trafugate dai suoi uomini
nel cremasco. Si accampa nelle vicinanze di Abbiategrasso; da
Lodi effettua continue scorrerie nel territorio per impedire
il vettovagliamento agli imperiali che controllano Milano. A
marzo lascia Lodi con il fratello Pirro alla testa di 1000 fanti
e di 500 cavalli per sostenere i soldati del castello di Cremona
giunti all’estremo della resistenza. Saccheggia per strada Sambedo
ed invia in avanscoperta un suo esploratore per avvertire i
difensori del suo prossimo arrivo: costui è scoperto, il Gonzaga
cade in un agguato preparato dagli sforzeschi e deve ritirarsi
abbandonando nelle mani dei nemici le vettovaglie allestite.
Per rivalsa, i suoi uomini sulla strada del ritorno distruggono
tutto ciò che possono, fanno molti prigionieri e predano molti
capi di bestiame. |
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Apr. |
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Lombardia |
Esce
nuovamente da Lodi con 1500 cavalli e diversi cavalli, per congiungersi
con l’esercito francese: è intercettato a Lacchiarella da 10000
uomini, usciti da Milano, e deve pertanto rientrare. Invia,
allora, a Stradella 500 schioppettieri, per tagliare le linee
di rifornimento al campo imperiale di Gambolò: la località è
assalita da 2000 fanti spagnoli ed i suoi soldati sono costretti
ad arrendersi a patti. Assale Pizzighettone, dove è castellano
Marco Antonio Cipello con soli 13 terrazzani: il Cipello si
accorda con il Gonzaga e lo fa entrare. Con la disfatta del
Bonnivet a Romagnano
Sesia, si rinserra in Lodi con 2000 fanti, che non ricevono
le loro paghe da tempo. |
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Mag. |
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Lombardia |
Si
arrende a patti ai veneziani entro il termine di quindici giorni
al fine di verificare l’effettivo ritiro in Francia del Bonnivet.
Si incontra con Alessandro Donato; un suo emissario attesta
la partenza dei francesi dal pavese; ha nuovi colloqui con Luigi
Gonzaga, che milita per i veneziani, e si arrende, alfine, nelle
mani del marchese di Mantova e di Francesco Maria della Rovere,
cui consegna le artiglierie. |
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Giu. |
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Lombardia
Piemonte e Francia |
Abbandona
Lodi, a bandiere spiegate,con 80 uomini d’arme, 200 cavalli
leggeri, 1000 fanti e tutti i carriaggi; raggiunge Torino e
Susa con la scorta dei veneziani del della Rovere. Mette a sacco
la città perché gli abitanti si sono rifiutati
di aprire le porte alle sue truppe. Con il Ceri e Giulio da
San Severino conduce in Francia 5000 uomini, compresi altri
fanti italiani che provengono da Alessandria. |
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Lug. |
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Francia |
Si
trova in Provenza e passa con 1500 fanti alla difesa di Aix-en-
Provence e Tolone. |
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Ago. |
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Francia |
Si
sposta alla guardia di Arles con 1600 fanti e da Aix-en-Provence
cerca di soccorrere più volte il Ceri, assediato in Marsiglia
dagli imperiali. |
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Sett. |
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Francia |
Gli
avversari sono forzati a lasciare il campo all’arrivo da Avignone
di 6000 svizzeri assoldati da Francesco I: con il la Palisse
ed Anna di Montmorency, tallona da vicino il Connestabile di
Borbone, che ripiega su Savona. |
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Ott. |
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Lombardia |
Ha
il castello di Sant’Angelo Lodigiano con la sua compagnia
e 2000 fanti e si muove attorno
a Lodi. Supera il Ticino e punta su Pavia, alla cui difesa
si trova Antonio di Leyva. Alla testa dei suoi fanti italiani,
si accampa con il maresciallo di Montmorency nell’isola formata
a sud da due bracci del Ticino. |
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Nov. |
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Lombardia |
Inizia
a bombardare Pavia con 6 pezzi di artiglieria; conduce un primo
assalto alla città, cui segue un secondo portato vicino
al monastero di Sant’Angelo. |
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Dic. |
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Lombardia
ed Emilia |
A
Pavia. Fa costruire un cavaliere dalla parte del Ticino, per
riprendere a bombardare alcuni tratti delle mura; la sua compagnia
perde molti effettivi a causa del ritardo delle paghe. Attraversa
il Po ed accompagna Giovanni dei Medici nel prelevare a Rubiera
molti carri di munizioni e 50000 ducati inviati da Alfonso d’Este
ai francesi. Scorre nel piacentino a Pontenure ed affianca Giovanni
dei Medici a Borgo San Donnino (Fidenza); conquista Fiorenzuola
d’Arda con i cavalli leggeri e si incontra con il duca di Albany,
Giovanni Stuart, diretto verso il regno di Napoli. Rientra all’
assedio di Pavia ed effettua la rassegna dei suoi uomini. |
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1525 |
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Gen. |
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Lombardia |
A
Pavia. Attacca il bastione di Santa Margherita, o di messer
Torrello, dopo che le artiglierie hanno aperto nelle mura un
varco di sessanta braccia; l’attacco è respinto in tre ore con
la perdita di 400 fanti fra i francesi e di 20, con molti feriti,
fra gli imperiali. Si allontana allora temporaneamente dal pavese
con il la Palisse e Giovanni dei Medici, per impedire che Melegnano
cada nelle mani dei nemici. |
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Feb. |
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Lombardia |
Gli
imperiali riescono ad entrare dentro il parco di Mirabello,
di Pavia: al Gonzaga è dato l’incarico di assalire con Filippo
di Brion la retroguardia rimasta ancora fuori. Incomincia un
crudele combattimento, in cui i fanti nemici sono inizialmente
obbligati a riparare in un bosco vicino sotto l’incalzare della
cavalleria e del fuoco dell’artiglieria.
Il Gonzaga entra anche nel bosco: alla fine, la battaglia è
vinta dagli avversari ed il condottiero, una volta di più
ferito, è fatto prigioniero con lo stesso sovrano ed altri capitani
quali Enrico d’Albret, Renato di Savoia, il Montmorency, il
Saint-Pol, il Brion, Galeazzo e Bernabò Visconti; perdono la
vita, invece, venti capitani francesi fra i quali Giacomo d’Amboise,
il Lescun, il Bonnivet, il la Palisse, il la Trémouille, l’Aubigny
e Galeazzo da San Severino. Nella battaglia muoiono di parte
francese 8000 uomini
e 700 di parte spagnola, fra cui un solo capitano, il marchese
di Sant’Angelo Ferrando Castriota. Altri 1300 uomini muoiono
annegati nel Ticino durante gli scontri, di cui 400 fra gli
imperiali. Il Gonzaga è condotto prima nel castello di Pa via
e poi nel palazzo della marchesa di Scaldasole, da lui molto
amata. |
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Mar. |
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Lombardia |
Gli
è imposta una taglia di 3000 scudi (che il della Rovere si offre
di pagare in sua vece). Durante la sua detenzione, ha una disputa
con lo Zuchero sulla conduzione della battaglia di Pavia. |
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Mag. |
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Lombardia
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Gode
di un regime di semilibertà e segue il Connestabile di Borbone
a Voghera. |
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Giu. |
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Lombardia
e Liguria |
E’
anche a Crema ed a Milano; affianca il Borbone verso Savona
Corrompe alcuni soldati spagnoli e decide di fuggire con il
Saint-Pol (Francesco di Borbone), quando si paventa la possibilità
di un loro trasferimento in Spagna. |
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Dic. |
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Si
parla di una sua assunzione da parte dei veneziani come capitano
generale della fanteria con una condotta di 100 lance. |
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1526 |
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Feb. |
Francia |
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50
lance |
Emilia
Veneto Lombardia e Francia
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Si
trova dapprima a Colorno, dove con Roberto da San Severino presenzia
alla pace generale firmata dai Dovara, da un lato, e dai Moreschi
e Chiozzi, dall'altro, per porre termine alla sequela di omicidi
che hanno dilaniato la vita di Casalmaggiore negli ultimi anni.
Di seguito raggiunge a Legnago il della Rovere; tocca Verona,
Milano e Lione con un salvancondotto degli imperiali. |
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Apr. |
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Francia |
Si
ammala a Bordeaux. |
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Giu. |
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40
lance |
Francia |
Gli
viene ridotto dai francesi a 40 il numero delle lance a sua
disposizione. |
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Ago. |
Francia |
Impero |
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Piemonte |
Ha
il comando di 1000 fanti svizzeri. Entra in Valenza con Giovanni
da Birago alla testa di 700 fanti; passa a Carmagnola e si dirige
verso Asti, per collegarsi con le truppe del marchese di Saluzzo
Michelantonio. |
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Sett. |
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Lombardia |
Si
trova al campo di Lambrate; si reca a Crema e si incontra con
il duca di Milano Francesco Sforza e con il della Rovere. |
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Ott. |
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Lombardia |
Il
della Rovere cerca di farlo nominare capitano generale delle
fanterie della lega, con una provvigione mensile di 200 ducati.
Non può raggiungere Monza, per alcuni disordini sorti nel campo
ad opera dei fanti grigioni. |
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Nov. |
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Lombardia |
Al
campo di Vaprio d’Adda. |
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Dic. |
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Lombardia
ed Emilia |
Partecipa
un consiglio di guerra con il provveditore generale Giovanni
Vitturi. E’ presa la decisione di attraversare il Po: il Gonzaga,
con la sua compagnia, una compagnia di scozzesi e 200 archibugieri,
prende la strada dei monti e si dirige a Piacenza, con l’ obiettivo di tagliare il flusso dei rifornimenti
ai lanzichenecchi: sono uccisi 70 nemici per strada e ne sono
catturati solo 3 per avere informazioni. Passa a Cortemaggiore ed a Fidenza; i lanzichenecchi stanno fermi a Fiorenzuola d’Arda. |
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1527 |
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Gen. |
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Emilia |
A
Sissa vi è un nuovo consiglio di guerra, cui prendono parte
anche Paolo Camillo da Trivulzio, Ugo Pepoli, il Saluzzo, il
Vitturi ed il commissario pontificio Guicciardini; di seguito,
si sposta a Parma ed a Modena, dove è ospitato nel palazzo di
Guido Rangoni; si trasferisce alla guardia di Bologna e raggiunge
la città dopo avere ottenuto in prestito 200 ducati dal
provveditore veneziano. I suoi soldati, d’altra parte, a causa
del ritardo delle paghe si comportano verso i cittadini come
i lanzichenecchi. |
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Feb. |
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Emilia
e Toscana |
E’
inizialmente a Modena ed a Parma; viene inviato a Firenze dal
Guicciardini per supervisionarne le difese. |
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Mar. |
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Toscana Emilia |
Da
Firenze si portaa Pistoia; è inviato a Faenza con 3000 fanti,
perché sembra che i lanzichenecchi puntino sulla Romagna. L’ordine
viene revocato ed il Gonzaga si ferma a Sasso Marconi, per ostacolare
il transito ai nemici. |
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Apr. |
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RomagnaToscana |
Si
incontra ad Imola con Guido Rangoni, il Saluzzo ed il Guicciardini.
Prosegue per Firenze, per precedervi gli avversari; invia 500
cavalli nel senese per rovinarvi i mulini; ha un ulteriore consiglio
di guerra a Barberino di Mugello con il Saluzzo, il Guicciardini
ed il della Rovere. Rientra a Firenze e trova la città in rivolta
contro i Medici. Si ferma all’Orto di San Michele e sa che piazza
della Signoria è in mano ai rivoltosi. Con i suoi armati, irrompe
anch’egli nella piazza, penetra nel palazzo con Lorenzo Cybo
e riesce a convincere i rivoltosi a desistere dai loro propositi.
Costoro sono perdonati dal legato pontificio ed i
relativi atti sono siglati anche dal della Rovere e dai provveditori
veneziani. |
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Mag. |
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Toscana
Umbria e Lazio |
A
San Casciano in Val di Pesa; si trasferisce ad Orvieto ed a
Otricoli : sa in tale località della caduta di Roma nelle mani
dei lanzichenecchi. Dopo una vivace e contrastata riunione con
gli altri capitani, si muove verso Roma con il Pepoli ed il
Saluzzo, per soccorrere con 500 cavalli e 2000 fanti il papa
Clemente VII assediato in Castel Sant’Angelo. Da Castiglione
in Teverina passa fra Corciano e Fabrica di Roma,
tocca Civita Castellana, Magliano Sabina, Formello. Nel
viaggio cade da cavallo e la sella di ferro gli fracassa il
petto: il Gonzaga non può pertanto proseguire la sua marcia
ed è portato come morto a Viterbo. |
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Giu. |
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Lazio |
Viene
a trovarlo a Viterbo, di cui è stato nominato governatore, il
della Rovere. |
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Ago. |
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Umbria |
Cattura
a Perugia Gentile Baglioni, mentre sta pranzando, perché sospettato
di tradimento; lo consegna alla custodia di Gigante Corso. Nonostante
ciò, il Baglioni è ucciso la sera stessa con due nipoti da sicari
di Orazio Baglioni. |
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Sett. |
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Umbria |
Con
il marchese Michelantonio di Saluzzo ed il della Rovere (400
cavalli e 500 fanti), sconfigge nei pressi di Perugia 300
cavalli e 500 fanti italiani: costoro si trincerano nell’abbazia
di San Pietro in Valle presso Trevi. Piermaria dei Rossi, Braccio
Baglioni ed Alessandro Vitelli sono assaliti nottetempo: dopo
una difesa di alcune ore, i nemici si arrendono a discrezione
con l’eccezione dei tre capitani, che ne possono uscire senza
danni. |
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Ott. |
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Umbria |
A
Narni. Sempre con il marchese di Saluzzo ed il duca di Urbino
(600 cavalli e 2500 fanti), tenta di svaligiare di sorpresa
700 cavalli leggeri spagnoli, fermi a Monterotondo ed a Mentana
senza l’opportuna sorveglianza. L’azione non ha successo. |
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Dic. |
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Umbria |
Si
trova a Narni ed a Todi. Incontra ad Orvieto il pontefice uscito
da Castel Sant’Angelo e con il Saluzzo ed il della Rovere riceve
il fermo invito ad allontanarsi con le truppe dallo stato della
Chiesa. Parte da Bevagna per recarsi a Todi: nel viaggio il
freddo acuisce il dolore procuratogli dalle coliche di cui soffre.
Muore a Todi in tre giorni, dopo avere fatto testamento a favore
del fratello Pirro, di Luigi Rodomonte Gonzaga e di Cagnino
Gonzaga ed avere preso gli ultimi sacramenti. E’ sepolto a Bozzolo. |