| Anno,
mese |
Stato. Comp.
ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese
ed altri fatti salienti |
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1480 |
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Giu. |
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Emilia |
E’
accolto con il bucintoro a Ferrara da Ercole d’Este e dal cardinale
Ascanio Sforza: si sposa con Isabella d’Este figlia del duca.
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Lug. |
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Emilia |
A
Ferrara. Viene incontro a Roberto da San Severino ed al signore
di Bologna Giovanni Bentivoglio. Ha modo anche di assistere
ad una giostra svoltasi nella piazza. |
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1481 |
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Gen. |
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Emilia |
Visita
a Ferrara Antonia Malatesta, moglie dello zio Rodolfo. |
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Feb. |
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Lombardia |
Ritorna
a Mantova per le nozze della sorella Chiara con Gilberto di
Montpensier. |
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Nov. |
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Emilia |
Presenzia,
sempre a Ferrara, ad una giostra vinta da Gaspare da San Severino. |
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1483 |
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Sett. |
Milano |
Venezia |
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Lombardia |
Partecipa
a Mantova alla cerimonia in cui Alfonso d’Aragona fa benedire
nella chiesa di San Francesco le bandiere dell’esercito
alleato contro i veneziani. |
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Ott. |
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Lombardia |
Affianca
Francesco Secco all’assedio ed alla conquista di Asola. |
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1484 |
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Ago. |
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Lombardia |
Tenta
inutilmente di mantenere il possesso dei territori conquistati
durante il conflitto con i veneziani. Deve restituire Asola
alla Serenissima. |
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1485 |
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Feb. |
Milano |
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Rinnova
la condotta che il padre aveva con gli sforzeschi. |
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Mar. |
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Emilia |
Trascorre
un mese a Ferrara con l’Este dedicandosi solo a tornei e cacce. |
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Mag. |
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Concede
al Secco gli stessi poteri dei quali godeva con il padre e può,
in tal modo, trascorrere il proprio tempo tranquillamente, lontano
dalle fatiche del governo. |
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Giu. |
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Lombardia |
Ottiene
l’investitura di Castel d’Ario dal vescovo di Trento, cui seguirà,
nel mese successivo, l’investitura imperiale. |
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……...... |
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Lombardia |
Il
Secco sostiene validamente il Gonzaga, allorché, nello stesso
periodo, gli zii Giovanni Francesco, Rodolfo e Ludovico (vescovo
di Mantova), uniti con Evangelista Gonzaga, organizzano una
congiura ai suoi danni per farlo uccidere dal suo cameriere
Paolo Erba. |
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1486 |
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Gen. |
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Emilia
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Anche
quest’anno si presenta per il Gonzaga molto caratterizzato da
momenti conviviali. A Ferrara, per la rappresentazione di una
commedia di Plauto ed a caccia di cinghiali a Codigoro. |
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Lug. |
Milano |
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Rinnova
la condotta con gli sforzeschi in senso antiveneziano: gli vengono
promesse Verona, Vicenza, Brescia, Bergamo, Asola, Lonato e
Peschiera del Garda. |
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Ago. |
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Lombardia |
Ospita
a Mantova il suocero Ercole d’Este ed il Bentivoglio. |
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Sett. |
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Emilia
e Romagna |
Rientra
con l’Este ed il Bentivoglio al Barco, per assistere ad alcune
corse di cavalli: il palio è vinto da un suo puledro. Segue
Alfonso d’Aragona a Forlì. |
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1487 |
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Gen. |
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Emilia |
A
Ferrara, per assistere ad una commedia di Niccolò da Correggio
(il Cefalo) e, poi, a Bologna per il matrimonio di Annibale
Bentivoglio con una figlia dell’Este. Durante i festeggiamenti
partecipa anche ad una giostra. |
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Sett. |
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Emilia |
A
Ferrara. |
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Nov. |
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Lombardia |
A
Mantova. |
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1488 |
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Giu. |
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Emilia |
A
Ferrara. E’ segnalato con Giulio Tassoni in occasione di una
giostra. |
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1489 |
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Mag. |
Venezia |
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300
lance 400 cavalli leggeri e 220 fanti |
Veneto |
Passa
agli stipendi dei veneziani con il Secco, per una condotta complessiva
di 300 uomini d’arme, di 400 balestrieri a cavallo e di 220
fanti in tempo di guerra; di 210 uomini d’arme da 4 cavalli
ciascuno, di 25 balestrieri a cavallo e di 175 fanti in tempo
di pace. La ferma è stabilita in cinque anni più uno di rispetto;
lo stipendio è convenuto in 30000 ducati l’anno in pace ed in
40000 ducati in guerra. Il Gonzaga si impegna a combattere contro
chiunque in Italia e la Serenissima, da parte sua, è obbligata
a proteggere i suoi stati. Si imbarca su una fusta e si reca
a Venezia con 600 famigli; il doge Agostino Barbarigo gli va
incontro con il bucintoro. Nella città viene alloggiato nel
Palazzo Ducale. |
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Giu. |
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Veneto |
Lascia
Venezia e prende la strada di Padova con Sigismondo ed Alberto
d’Este. |
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Nov. |
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Lombardia |
A
Venezia ed a Ferrara; conduce il suocero nel mantovano a caccia
con il falcone. |
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Dic. |
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Emilia |
A
Ferrara. |
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1490 |
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Gen. |
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Emilia
e Lombardia |
Organizza
a Ferrara, nel palazzo del Tassoni, una festa in maschera. Si
porta a Milano, dove prende parte ad una solenne giostra vinta
da Galeazzo da San Severino e da Giberto Borromeo. |
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Feb. |
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|
Lombardia |
Con
la moglie Isabella d’Este a Belgioioso. |
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Giu. |
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Veneto |
In
visita a Belluno. |
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1491 |
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Feb. |
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Emilia |
A
Ferrara, per le nozze di Alfonso d’Este con Anna Sforza. |
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Mar. mag. |
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Emilia
e Veneto |
Si
incontra a Ferrara con gli zii Giovanni Francesco, Rodolfo e
Ludovico e si creano le premesse per il dissidio con l’altro
zio Francesco Secco. Sono entrambi convocati, separatamente,
a Venezia dal consiglio dei Dieci. Inviati alla rassegna delle
truppe che si svolge a Verona, scoppia tra i due il litigio
definitivo, che trascenderà in atti di vera e propria
ostilità con imprigionamento reciproco di dipendenti. Il Gonzga
ritorna con il Secco a Venezia; il doge Agostino Barbarigo sembra
ottenere una loro rappacificazione. Il Gonzaga parte per Ferrara,
mentre il Secco si rifugia a San Martino di Gusnago, da dove
fa svuotare il palazzo di Mantova e le ville di campagna di
tutti i loro arredi. |
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Giu. |
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|
Lombardia
ed Emilia |
Si
reca a trovare il Secco a Marmirolo con il suocero. A Bologna,
per le nozze del fratello Giovanni con Laura Bentivoglio. |
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Lug. |
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|
Lombardia
e Marche |
Il
Secco fugge dal mantovano per condursi al soldo dei fiorentini:
egli fa mettere a sacco dai suoi servi le ville di Bandanello
e di San Martino di Gusnago e gli confisca i beni: chiede ed
ottiene pure che i veneziani paghino a lui, anziché allo zio,
lo stipendio di 6000 ducati che sarebbe spettato al Secco. Si
reca ad Urbino. |
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Ago. sett. |
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|
Lombardia |
Fa
istruire a Mantova un processo di alto tradimento per falso
e lesa maestà, che si fonda su confessioni estorte con la tortura,
e che si conclude con la condanna di Francesco e Stefano Secco e l’uccisione di
Paolo Erba. |
|
Dic. |
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|
Lombardia |
A
Milano. In queste occasioni il Gonzaga non si limita a prendere
parte alle cerimonie, ne approfitta anzi per iniziare preziose
relazioni personali. |
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1492 |
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……...... |
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|
Lombardia |
Ha
rapporti diplomatici con i turchi. Dona al sultano corazzine,
panciere, muli ed invia come suo ambasciatore a Costantinopoli
Alessio Beccagnolo, con il compito di ottenere
il permesso di importare cavalli arabi per i suoi allevamenti. |
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Mag. |
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|
Lombardia |
Si
lamenta con i veneziani per la scarsa puntualità nella corresponsione
dello stipendio convenuto: gli sono dati 2500 ducati ed in cambio
deve tenere a Mantova una rivista militare. Organizza pure una
splendida giostra, in cui si distingue Galeazzo da San Severino.
Si rimette ai veneziani in una controversia di tipo amministrativo
con Galeotto della Mirandola, sostenuto viceversa da Ludovico
Sforza; rifiuta di prendere parte ad un torneo indetto a Milano,
né permette che cavalieri mantovani
siano presenti alle feste milanesi. |
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Giu. |
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|
Emilia
|
A
Ferrara, Venezia e Bologna. |
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Lug. |
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|
Francia |
A
Firenze e da qui si trasferisce in Francia. |
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Sett. |
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Veneto |
Ancora
a Venezia. |
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1493 |
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|
Apr. |
Venezia
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Milano |
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Viene
compreso nella lega formata dal papa Alessandro VI, dagli Sforza,
dagli estensi e dai veneziani. E’ anche agli stipendi del duca
di Milano. |
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Mag. |
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|
Emilia |
A
Venezia, per la festa dello ”sposalizio del mare”. Accoglie
a Ferrara lo Sforza. |
|
Ago. |
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Toscana |
A
Bologna ed a Firenze. |
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1494 |
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|
Mar. |
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|
Su
pressione dei veneziani, non accetta di condursi agli stipendi
degli aragonesi per contrastare i francesi. |
|
Apr. |
Milano |
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150
lance |
|
Non
accetta, sempre per lo stesso motivo, la proposta del Montpensier,
suo cognato, di Perone da Baschi, dell’Aubigny e del Briçonnet
di militare per i francesi contro gli aragonesi: gli vengono
promessi dai transalpini aumenti territoriali, una condotta
di 100 uomini d’arme ed il titolo di capitano generale. Il Gonzaga
si comporta in ogni caso ambiguamente perché, mentre da un lato
chiede indicazioni politiche ai veneziani, dall’altro spedisce
propri ambasciatori in Francia ed il fratello Giovanni milita
nell’ esercito aragonese. |
|
Ago. |
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|
Lombardia |
I
veneziani, perplessi, non desiderano che egli vada a trovare
il suocero scopertamente filofrancese; da parte sua, agevola
nel modenese l’avanzata di Giovan Francesco da San Severino.
|
|
Ott. |
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|
|
Si
incontra con il re Carlo VIII: si giustifica con i veneziani
per tale fatto. Informa la Serenissima sugli approcci avanzati
da Ludovico Sforza nei suoi confronti affinché aderisca al partito
francese; nel contempo, mantiene un suo agente nell’esercito
regio, per potere essere meglio informato (e riferire a chi
di dovere). |
|
Nov. |
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|
Lombardia |
Ospita
a Mantova l’ambasciatore del sultano di Costantinopoli, sfuggito
nei pressi di Ancona ad un’imboscata tesagli da Giovanni della
Rovere. Gli dona 1000 ducati per ritornare in Turchia. |
|
Dic. |
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|
|
I
veneziani trattano per un rinnovo della condotta del Gonzaga
con un periodo di beneplacito di quattro mesi. |
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1495 |
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Gen. |
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|
Inizia
con i veneziani le trattative per il rinnovo della condotta
e pretende il titolo di capitano generale. |
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Feb. |
Venezia |
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440
lance 67 cavalli leggeri e 367 fanti |
|
Gli
viene rinnovata la condotta per altri cinque anni. Ha sempre
l’obbligo di combattere chiunque in Italia; gli sono riconosciuti
ufficialmente 44000 ducati (nella realtà 40000 per salvare il
suo prestigio) in tempo di pace e di 66000 in tempo di guerra
(53333, reali). La condotta è stabilita in 330 uomini d’arme
(di 4 cavalli ciascuno), 50 balestrieri a cavallo e 275 fanti
in tempo di pace e di 440 uomini d’ arme, 67 balestrieri a cavallo
e 367 fanti in caso di conflitto. Nella condotta sono pure compresi
gli uomini d’armi e lo stipendio dello zio Rodolfo. |
|
Mag. |
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|
Lombardia |
E’
presente alla manifestazione in cui Ludovico Sforza viene investito
ufficialmente del ducato di Milano. |
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Giu. |
Venezia |
Francia |
Governatore
g.le |
Lombardia |
I
commissari veneziani Piero Marcello e Giorgio Emo gli portano
le insegne di governatore generale dell’esercito della Serenissima.
Parte da Mantova con 500 cavalli per affrontare i francesi;
è seguito dallo zio Rodolfo che conduce il resto delle truppe.
Giunge a Seniga sull’Oglio ed ha ai suoi ordini 6000 cavalli
e 6000 fanti, senza contare le cernite, i guastatori e gli schioppettieri. |
|
Lug. |
|
|
Capitano
g.le |
Lombardia Emilia e Piemonte |
Si
accampa a Gerolanuova e sfida vanamente a battaglia i nemici;
getta un ponte sull’Oglio e lo attraversa con 1000 uomini d’arme
e 10000 fanti; supera, successivamente, il Po e per il parmense
perviene a Borgo Val di Taro. Vi si fortifica ed aspetta le
squadre sforzesche capitanate da Giovan Francesco da San Severino;
manda pure alcuni fanti a Pontremoli, 500 a Genova ed altri
1000 li colloca sugli Appennini a Fornovo. Decide di attirare
i francesi in campo aperto, invece che limitarsi a contrastarli
presidiando i passi appenninici. Gli avversari varcano i monti
tra Sarzana e Parma, superano il passo della Cisa e scendono
nella valle del Taro a Fornovo. Il Gonzaga blocca loro il passo:
pone Giovan Francesco da San Severino alla destra con 400 uomini
d’arme e 2000 fanti (300 tedeschi e 1700 italiani), egli si
colloca al centro con 500 uomini d’arme, 500/600 balestrieri a cavallo e
5000 fanti; alla sinistra, si trova Bernardino di Montone con
350 uomini d’arme (un totale di 25000 uomini, 5000 sforzeschi,
il resto veneziani). L’esercito francese, comandato dal maresciallo
di Gié, conta, viceversa, su 19000 uomini. La battaglia inizia
a metà pomeriggio, dopo una violenta pioggia che rende parzialmente
utilizzabile la polvere da sparo a causa dell’umidità; si ingrossa
anche il Taro e questa circostanza impaccia notevolmente il
piano italiano che prevede l’attraversamento del fiume. Il Gonzaga
assale l’avanguardia francese sulle sponde ghiaiose del Taro,
supera la resistenza di un’ insegna di fanti guasconi, posta
alla difesa delle artiglierie, ed una di arcieri a cavallo:
gli è ferita la cavalcatura ed a stento si sottrae alla furia
dei nemici. Attraversa il fiume con uno squadrone di 600 uomini
d’arme, una grossa banda di stradiotti, altri cavalli leggeri
e 5000 fanti e lascia, al di là del Taro, con truppe di riserva,
Antonio da Montefeltro. L’urto è feroce; gli stradiotti si danno
però al saccheggio dei carriaggi e gli sforzeschi non forzano
il loro attacco. E’ così costretto a lasciare libero il passo
agli avversari: è in grado solo di impedire la fuga dei suoi
verso Parma. In un’ora, il combattimento non dura di più, muoiono
di parte italiana più di 3500 soldati, di cui 300 uomini d’arme
con capitani quali Rodolfo Gonzaga e
Ranuccio Farnese; fra i francesi i morti sono un migliaio.
Sconfitto sul piano militare, il Gonzaga è vittorioso sul piano
politico, perché l’edificio costruito dal re Carlo VIII crolla
di colpo. Si impossessa di un enorme bottino valutato sui 300000
ducati: oltre ad armi, munizioni, provviste e oggetti d’arte,
razziati in palazzi, chiese e conventi, vi sono anche l’elmo,
la spada, il sigillo del sovrano ed un album che raffigura le
amanti reali. Nei giorni successivi,
Carlo VIII gli invia il Commynes, il cardinale di SaintMalo,
il Gié ed il Piennes, che gli promettono mare e monti nel caso
in cui non molesti i francesi durante la loro marcia: risponde negativamente e si accorge con
un giorno di ritardo che i nemici hanno già levato il
campo da Medesano. Pensa di fare sbarrare loro il transito alla
stretta di Stradella: i condottieri ducali, tuttavia, si oppongono
al suo disegno, per timore che scoppi qualche sollevazione antisforzesca
ad opera di Gian Giacomo da Trivulzio. Il Gonzaga si accampa
a San Giorgio di Lomellina e si sposta all’assedio di Novara.
Vi sono subito scaramucce con i francesi, che vengono respinti
nei borghi; invia 200 cavalli leggeri a Valenza, per obbligare
la marchesa Maria di Monferrato a non agevolare gli avversari
che si stanno ritirando alla volta di Asti. Trasferisce i suoi
alloggiamenti a Vespolate, dove si mette alla retroguardia a
copertura delle artiglierie. I veneziani lo nominano capitano
generale e gli mandano bastone e stendardo tramite Alvise Marcello;
gli sono pure consegnati 10000 ducati per ricostituire la compagnia
dello zio Rodolfo uscita malconcia dallo scontro; gli sono anche
riconosciuti 2000 ducati per il suo piatto ed altri 1000 per
la moglie. Viene accontentato in tutto, anche nel trasferimento
del provveditore degli stradiotti Piero Duodo, di cui ha avuto
modo di lamentarsi. Sospetta di Gaspare da San Severino, che
ritiene troppo amico dei francesi. In
un quadro che commissionerà più tardi al Mantegna
per ricordare il suo trionfo, il pittore lo rappresenta vestito
dell'armatura da lui indossata in battaglia, inginocchiato ai
piedi della Madonna che ha ai lati San Michele e San Giorgio.
Per ironia della sorte, l'ex-voto del preteso vincitore (la
"Madonna della Vittoria") si trova ora in Francia al
Louvre. |
|
Ago. |
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|
|
Piemonte |
Si
ammala al campo di Vespolate. Negli stessi giorni, è insignito
del titolo di capitano generale della Lega Italica. Lo viene
a trovare Ludovico Sforza ed egli lo accoglie con la sfilata
delle truppe ai suoi ordini. In breve, conquista il castello
di Briona, si rafforza in Camariano e Bolgari, da dove taglia
i flussi di rifornimento diretti da Vercelli a Novara: si muove
a Granozzo ed a Casalino; con Giovan Francesco da San Severino,
Niccolò Orsini e Pandolfo Malatesta intercetta un convoglio
di vettovaglie. Da Bolgari raggiunge a Lumellogno gli sforzeschi
di Galeazzo da San Severino; per stringere meglio i difensori
in Novara, espugna il monastero di San Francesco vicino alle
mura cittadine e vi colloca 200 uomini d’arme e 3000 fanti tedeschi.
Il giorno seguente penetra nel bastione fatto dai francesi intorno
alla chiesa di San Nazzaro, occupa tutto il borgo e l’altro
bastione contiguo la porta. La sua azione obbliga il duca d’
Orléans a dare fuoco ai sobborghi ed a arretrare entro la cinta
muraria. |
|
Sett. |
|
|
|
Piemonte |
A
causa di una donna, sorgono aspri disordini nel campo tedesco
tra soldati italiani e tedeschi: il risultato è costituito da
sette carri di morti d’ambo le parti. Il Gonzaga interviene
con altri capitani ed ottiene di placare gli animi con buone
parole e doni. E’ costretto a sedare nuovi tumulti sorti tra
fanti italiani che militano per i veneziani e fanti tedeschi:
vi sono ancora molti morti ed il Gonzaga fa fare la pace offrendo
a sue spese vino ai contendenti. |
|
Ott. |
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|
|
Piemonte Lombardia |
Sempre
all’assedio di Novara. Non si spaventa quando si sparge la notizia
dell’arrivo in soccorso ai difensori di 20000 svizzeri; si prepara
a riceverli e, nello stesso tempo, fa pressioni per la conclusione
di una pace a buone conclusioni. Contatta Gian Giacomo da Trivulzio
a Vercelli tramite Roberto Boschetti. Durante le trattative,
si incontra in Vercelli con Carlo VIII e libera il Bastardo
di Borbone, fatto prigioniero a Fornovo: il sovrano cerca di
averlo ai suoi stipendi affinché combatta nel regno di Napoli
gli aragonesi. Anche il duca d’ Orléans, il futuro Luigi XII,
viene a fargli visita al campo, come il suocero Ercole d’Este,
cui va incontro con 1000 cavalli. Novara è riconsegnata al duca
di Milano ed il Gonzaga, con Galeazzo da San Severino, scorta
le milizie dell’Orléans, che si allontanano dalla città per
passare a Vercelli. Alla firma della pace, ritorna a Mantova
con la scusa che la sorella, moglie del Montpensier, è ammalata
in città. |
|
Nov. |
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|
Lombardia
Emilia e Veneto |
Vengono
a trovare il Gonzaga nel castello di San Giorgio i provveditori
Luca Pisani e Marchionne Trevisan; di seguito, si porta, a Venezia
con un seguito di 300 persone. Si incontra a Pontelagoscuro
con Sigismondo d’Este; è a Chioggia ed a Venezia, dove è accolto
con il bucintoro. Viene ospitato nel palazzo già di Roberto
da san Severino e gli sono riconosciuti 40 ducati il giorno
per le sue spese. A Mantova. |
|
1496 |
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Gen. |
Venezia |
Francia |
|
Lombardia
e Veneto |
E'
inviato nel regno di Napoli in soccorso di Ferdinando d’Aragona.
Il Pisani gli consegna a Mantova 10000 ducati; il Gonzaga sollecita
altro denaro e si reca a Venezia: gli vengono erogati altri
15000 ducati dietro la promessa di una sua pronta partenza per
il nuovo teatro d’operazioni. |
|
Feb. |
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|
Lombardia Romagna |
Imbarca
su una fusta e su 50 grosse barche 1400 cavalli, carriaggi e
vettovagli, che per Po giungono a Ferrara e da qui a Sant’Alberto,
dove è fissata l’adunata generale. |
|
Mar. |
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|
|
Romagna
Marche Umbria e Lazio |
Parte
da Cesenatico, tocca per strada Rimini, Pesaro, Fano, Fossombrone
(dove si incontra con il cognato Guidobaldo da Montefeltro),
Cagli e Foligno. Entra in Roma per la porta del Popolo con 300
uomini d’arme e 200 cavalli leggeri. Attraversa Campo dei Fiori,
passa il ponte di Castel Sant'Angelo salutato dalle bombarde
della fortezza e giunge in Vaticano dove lo attende il papa
attorniato da otto cardinali. La domenica delle Palme occupa
il posto d'onore in una cerimonia religiosa. Riceve la prima
palma benedetta, quindi la rosa d’oro testimonianza del favore
eccezionale della Santa Sede. Il pontefice gli accorda un'udienza
privata per ascoltare direttamente da lui il resoconto della
battaglia di Fornovo. Il Gonzaga punta su Valmontone e San Germano
(Cassino). |
|
Apr. |
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|
|
Campania
e Puglia |
Si
trova a Capua con 400 uomini d’arme, 5000 fanti e 500 cavalli
leggeri; visita a Napoli il re Ferdinando d’Aragona. Si dirige
a Grottaminarda ed a Lucera: ha ora ai suoi ordini 1200 uomini
d’arme, 800 stradiotti e 8000 fanti fra svizzeri, tedeschi ed
italiani. Al suo arrivo è tenuto un consiglio di guerra, nel
quale si decide di non affrontare i francesi (fermi a San Severo)
in campo aperto, ma di procedere ad azioni di disturbo, per
cercare di approfittare delle discordie intestine all’esercito
nemico. Si allontana da Foggia e si accampa sulle alture attorno
a Lucera: recupera Monteverde, Rocchetta e Carbonara. |
|
Mag. |
|
|
|
Puglia
e Campania |
A
Monteleone di Puglia; si sposta verso Vallata, la espugna e
tratta i difensori con severità. Gli abitanti delle località
limitrofe si spaventano e si arrendono senza problemi i centri
di Carife, di Montenero di Bisaccia, di Guardia Lombardi, di
Lacedonia, di Orsara di Puglia e di Montaguto. Rientra a Lucera,
dove è raggiunto dal re di Napoli. Si dirige ora nella zona
tra il monte Torretta e Biccari ed arriva a Castelfranco in
Miscano, presidiato dai francesi. Ottenutane la resa, grazie
agli abitanti che scacciano il presidio, si incontra a Paduli
con Giovanni Sforza. |
|
Giu. |
|
|
|
Campania
Basilicata |
Assale,
invano, Circello con gli stradiotti; effettua alcune incursioni
nei territori di Fragneto Monforte, di Morcone, di Montecalvo
Irpino, di Gesualdo e di Andretta. Provoca inutilmente a battaglia
con 1700 cavalli leggeri i francesi a Masseria Finocchio; investe
ancora Fragneto Monforte e dopo venti ore di bombardamento ne
abbatte una torre e parte delle mura: la guarnigione si arrende
a patti ed i borghi vengono messi a sacco. Insegue i francesi
sotto Venosa e li sfida nuovamente a battaglia. L’esercito nemico
si sfalda, mentre ai suoi uomini si congiungono quelli di Consalvo
di Cordoba: la guerra si riduce a scorrerie di cavalli leggeri
ed in razzie di bestiame. |
|
Lug. |
|
|
|
Basilicata |
Gli
stradiotti ed i cavalli leggeri del Gonzaga (500) sbaragliano
una colonna di 150 uomini d’arme di Paolo Vitelli e di Paolo
Orsini, che si stanno dirigendo verso Venosa alla ricerca di
vettovaglie. Persuade il Montpensier, assediato in Atella, ad
arrendersi a patti, nel caso che non riceva soccorsi entro un
mese dal re di Francia. |
|
Ago. |
|
|
|
Basilicata Campania |
Allo
scadere dei termini pattuiti, scorta fino a Baia Domizia ed
a Castellammare di Stabia 1500 cavalli e 1500 fanti svizzeri,
che desiderano imbarcarsi per la Francia. Chiede il permesso
ai veneziani di rientrare nei suoi stati. |
|
Sett. |
|
|
|
Campania
Lazio e Marche |
Prende
la malaria a Teano; si reca a Napoli, rende visita a Somma Vesuviana
all'infermo Ferdinando d'Aragona, tocca Capua e raggiunge in
fretta Fondi, per sfuggire alle predizioni di alcuni astrologi
che prevedono la sua morte a Napoli. Sulla via del rientro fa
tappa a Loreto ed a Ancona. |
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Ott. |
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Romagna
Lombardia |
Tocca
Ravenna e Ferrara; da tale città, prosegue per fiume ad Ostiglia
ed a Mantova. Al suo fianco si trova Paolo Vitelli arresosi
nelle sue mani ad Atella. |
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Nov. |
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Veneto |
Sempre
per via fluviale, si reca a Chioggia ed a Venezia: con lui sono
anche Febo Gonga, Filippo dei Rossi, Giacomazzo da Venezia e
Piero Gentile, che hanno combattuto ai suoi ordini nel regno
di Napoli. Porta il lutto per la morte dello zio Giovanni Francesco
e per quella del re di Napoli: nella città alloggia nel palazzo
del San Severino. Si prospetta un suo viaggio in Francia presso
Carlo VIII. |
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Dic. |
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Lombardia
e Francia |
Incominciano
i primi screzi con la Serenissima che hanno l’andamento di un
crescendo rossiniano: la sorella Chiara, vedova del Montpensier,
è accompagnata in Framcia da un suo uomo di fiducia, il Gentile. |
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1497 |
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Gen. |
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Lombardia |
Libera
il Vitelli con affermazioni pretestuose, nonostante che i veneziani
gli abbiano dato l’ordine di tenerlo prigioniero nel castello
di San Giorgio. |
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Apr. |
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Emilia |
A
Ferrara. |
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Giu. |
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Lombardia
e Veneto |
Viene
licenziato all’improvviso dal consiglio dei Dieci che lo priva
del titolo di capitano generale e della provvigione annua a
seguito di sue trattative segrete per passare agli stipendi
dei francesi. Il duca di Milano, infatti, provvede ad informare
la Serenissima sul vero contenuto della missione del Gentile
in Francia; anche un frate agostiniano, Agostino di Rignano,
proveniente dalla Francia, conferma le pratiche in corso. Il
Gonzaga si precipita a Venezia per perorare la sua causa; non
è ricevuto e si trova sommerso dai debiti per anticipi ricevuti
sulla sua provvigione (20000 ducati), per forniture di sale
al marchesato (8000 ducati), per altre migliaia di ducati verso
mercanti padovani per la fornitura di spezie. Si difende addebitando
ogni colpa a Ludovico Sforza ed a Galeazzo da San Severino,
che hanno costruito lettere false nei suoi riguardi. I veneziani,
d’altronde, colgono la palla al balzo perché si liberano delle
considerevoli spese legate alla sua condotta (almeno 46500 ducati
in un anno). Nel dichiararsi innocente, il Gonzaga addebita
ogni colpa al Gentile e nella sua ipocrisia si veste a lutto
per manifestare pubblicamente il suo disappunto. |
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Sett. |
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Lombardia |
A
Brescia in incognito (è ospite li Luigi Avogadro): vi incontra
l’ex regina di Cipro Caterina Corner; partecipa a varie feste accompagnato
dall’ultima sua amante del momento. |
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1498 |
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Feb. |
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Lombardia |
I
veneziani non accettano le sue profferte volte a riottenere
la sua carica. |
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Mar. |
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Lombardia |
Tramite
il suo cortigiano Giovanni Battista Trevisan, corrompe un segretario
del consiglio dei Dieci (Antonio Landi) per essere
meglio informato sull'evoluzione delle sue vicende il fatto
è scoperto ed il Landi viene impiccato. |
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Apr. |
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Emilia
e Lombardia |
A Ferrara con 300 famigli: è ospite del suocero. Rientra a Mantova
ed è costretto a licenziare 100 uomini d’arme per mancanza di
denaro. |
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Mag. |
Milano |
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Lombardia |
Non
rompe con i veneziani e tratta con il duca di Milano. Si reca
a Milano e gli viene riconosciuta dallo Sforza una provvigione
annua di 30000 ducati. |
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Giu. |
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Lombardia
ed Emilia |
Ancora
a Milano nei primi giorni del mese. Di seguito ospita a Mantova
Ludovico Sforza, che gli consegna 10000 ducati con i quali può
consegnare due paghe ai suoi uomini. Successivamente si
reca a Ferrara. Nello stesso mese protegge nelle loro ragioni,
rispettivamente su Carpi
e Mirandola, Giberto Pio ed Antonio Maria della Mirandola. Rifiuta
anche di fornire di 40 uomini d'arme e di 60 cavalli leggeri
il cognato Guidobaldo da Montefeltro di cui ha richiesto l'impiego. |
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Ago. |
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Lombardia
e Marche |
Scontento
del trattamento (o meglio perché gli è richiesta dallo Sforza
la consegna di alcune piazzeforti), si riavvicina alla Serenissima
e riceve un nuovo rifiuto. Si reca in pellegrinaggio a
Loreto. |
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Sett. |
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Lombardia
e Veneto |
Invia
70 balestrieri a cavallo in soccorso della signora di Forlì
Caterina Sforza in guerra con i veneziani; nel contempo, rinnova
le pratiche di riavvicinamento alla Serenissima. Se ne discute in sede di consiglio
dei Dieci che, contro il parere del collegio dei Pregadi, decide
di condurlo con uno stipendio di 32000 ducati (20000 subito),
al fine di liberare Pisa dall’assedio dei fiorentini. Il Gonzaga
richiama i cavalli leggeri inviati giorni prima in Romagna;
si stabilisce, a seguito di trattative condotte dal fratello
Giovanni, che si porti in Garfagnana con 300 uomini d’arme,
compresi 200 balestrieri a cavallo. Si reca a Venezia in collegio
con il fratello; accetta le condizioni propostigli ed acconsente
di partire per Pisa con il provveditore Niccolò Foscarini; visita
anche l’arsenale, dove fa caricare su due chiatte artiglierie
ed armi da portare in Romagna via Po. Al suo rientro a Mantova,
pone delle riserve come una condotta per Ludovico della Mirandola,
per Cristoforo Torelli e per Francesco Torelli (risposta negativa)
e la richiesta di altri 5000 ducati per rimettere in ordine
le proprie compagnie. Lo Sforza lo fa avvicinare con la promessa
del capitanato generale; lo minaccia anche e ne fanno le spese
i Gonzaga di Novellara. Francesco continua il suo gioco al rialzo con i veneziani, chiede il
capitanato generale, trova che l’impresa pisana sia oltre modo
difficile e si lamenta perché i suoi parenti non hanno ricevuta
alcuna assistenza dalla Serenissima. Galeazzo da San Severino
a Milano rinuncia al comando delle truppe sforzesche a suo favore;
il Gonzaga si sente così autorizzato ad alzare il tiro delle
sue richieste, per cui rifiuta i 5000 ducati domandati in precedenza
e vuole che sia rivisto l’intero pacchetto economico. Nel credere
sempre più indispensabile la sua presenza, pretende una provvigione
annua di 70000 ducati per quattro anni, valida sia in tempo
di guerra che in pace, il titolo di capitano generale o di luogotenente,
il pagamento dilazionato per i suoi debiti a fronte alla fornitura
di sale, il cappello cardinalizio per il fratello e, quindi,
il necessario appoggio dei veneziani sul papa, una condotta
di 400 lance e di 200 cavalli leggeri. Per quanto offesa, la
Signoria si limita a reiterare l’invito al marchese di trasferirsi
in Romagna. La risposta veneziana non si fa attendere: sono
concluse le trattative con Gian Giacomo da Trivulzio ed è stilato
un accordo con il re di Francia ai danni del duca di Milano. A
fine mese l'imperatore Massimiliano d'Austria lo nomina capitano
generale delle truppe imperiali in Italia. La notizia gli sarà
recapitata il mese successivo a Mantova da Cesare da Birago. |
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Ott. |
Milano
Impero |
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Capitano
g.le 300 lance e 100 cavalli leggeri |
Lombardia
e Veneto |
Si
reca ancora a Venezia: al rientro si riconduce con il duca di
Milano, che gli riconosce uno stipendio di 54000 ducati, compresi
4000 ducati per il genero Enea da Cavriana. |
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Nov. |
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Lombardia |
I
veneziani, attraverso il vicecollaterale Girolamo del Monte,
gli richiedono 11000 ducati, che gli sono stati in precedenza
anticipati, con una tale insistenza che è costretto a restituirne
8000 non appena ne riceve 10000 dallo Sforza. Caccia poi il
falcone a Marmirolo. Da Milano vengono Galeazzo Visconti ed
Erasmo Brasca, che gli portano due stendardi ed il bastone d'argento
di capitano generale; invece dei 25000 ducati, gliene recapitano
solamente 6000 e gliene sono promessi altri 9000 per dicembre. |
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1499 |
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Gen. |
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|
Scontento della situazione, manda suoi emissari a Venezia per ricucire
lo strappo. |
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Feb. |
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Lombardia |
Lo
Sforza invita il Gonzaga a trasferirisi in Casentino, per opporsi
ai veneziani di Niccolò Orsini, che, negli stessi giorni ha
lasciato il bresciano per trasferirsi in Romagna. Il Gonzaga
spedisce, mal volentieri, 100 balestrieri a cavallo a Castrocaro
Terme ed invia spie a Peschiera del Garda,
per controllare le mosse del condottiero veneziano. |
| Mar. |
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|
|
Lombardia |
Assiste ad
una giostra in cui Rinieri della Sassetta si batte con Gherardo
Roberti. Il premio per il vincitore, il della Sassetta, sono
una cappa ed uno stocco del valore di 150 ducati. |
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Apr. |
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Emilia |
Si
incontra a Ferrara con Annibale Bentivoglio: gli sono consegnati
dal duca di Milano 15000 ducati. Anche Ludovico Sforza si rivela
sempre più scontento del suo operato e nomina suo capitano generale
Galeazzo da San Severino. |
|
……...... |
|
|
|
|
E’
ritardato il pagamento degli stipendi; sospettato di tradimento,
viene congedato dagli sforzeschi. |
|
Ago. |
|
|
|
|
Si
riavvicina ai francesi per mezzo del Trivulzio e, nel contempo,
tresca con i veneziani. |
|
Sett. |
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|
|
Lombardia |
Passa
in rassegna delle sue
compagnie; lo Sforza, nell’imminenza di una guerra con francesi
e veneziani, cerca di recuperarlo alla sua causa e gli invia
del denaro; gli è anche offerta la signoria, tramite Antonio
Costabili e Gaspare Stanga, di Casalmaggiore, di Piadena, di
Spineda e di altre località appartenenti a Gaspare da San Severino.
Rifiuta ogni approccio
e riprende le trattative con i veneziani, cui invia Antonio
di Ruberti e Donato di Preti: il consiglio dei Dieci dà risposta
negativa. Con la rapida sconfitta del duca di Milano, manda
il fratello Giovanni ed altri messi (Baldino Scarampo) a rendere
atto di omaggio al re Luigi XII. Si reca a Milano ed a Pavia:
è accolto con benevolenza dal re e dal duca di Savoia, con i
quali si porta a caccia di cervi e di daini nel parco di Mirabello.
E' visto anche con Cesare Borgia cacciare un cinghiale entro
una fitta macchia nella brughiera attorno alla certosa di Pavia.
|
|
Ott. |
Francia |
|
50
lance |
Lombardia |
Segue
Luigi XII nel suo ingresso in Milano e lo accompagna sotto il
baldacchino; in cambio dell’atto di sottomissione, gli viene
data una condotta di 50 lance, gli è concesso il collare dell’ordine
di San Michele ed una pensione di 6000/12000 ducati. Dona al
re dieci cavalli turchi e dieci cavalli da combattimento (“grossi”);
il sovrano contraccambia con un gioiello. I veneziani protestano;
i suoi rapporti con la Serenessima si fanno tanto tesi, che
è forzato ad impegnare dei gioielli per pagare le forniture
di sale. |
|
1500 |
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| Gen.
feb.
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|
Lombardia |
Lo
Sforza rientra in Lombardia per recuperare il ducato: il Gonzaga
si reca a Pavia per salutarlo; la sua politica, al solito, oscilla
secondo le circostanze e permette al fratello di militare con
gli sforzeschi. Raccoglie truppe sui confini con il veneziano.
Negli stessi giorni per ingraziarsi Cesare Borgia gli propone
di fare da padrino al figlio. |
|
Mar. |
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|
Lombardia |
I
veneziani, a loro volta, destinano forti contingenti di truppe
nel veronese. |
|
Mag. |
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|
I
francesi gli chiedono 50000 ducati e di giustificare il suo
comportamento. |
|
Giu. |
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|
Lombardia |
Cerca
aiuto presso il cardinale di Rouen, cui manda preziosi doni. |
|
Lug. Ago. |
|
|
|
Lombardia
ed Emilia |
Si
offre ai fiorentini ed ai veneziani per combattere i turchi
(400 uomini d’arme e 300 cavalli leggeri). Accoglie a Mantova
Galeazzo e Gaspare da San Severino, che hanno militato con lo
Sforza, e ciò alimenta vieppiù le rimostranze dei francesi nei
suoi confronti. Si incontra allora di nascosto a Bondeno con
il suocero e lo incita ad intercedere a suo favore sui transalpini. |
|
Sett. |
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|
Lombardia |
Invia
in soccorso al cognato Giovanni Sforza 100 uomini che, agli
ordini di Giacomo Albanese, affrontano le milizie pontificie.
Allorché il congiunto è scacciato da Pesaro, lo ospita a Mantova. |
|
Ott. |
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|
|
Lombardia |
Si
trova a Sermide. |
|
Nov. |
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|
Emilia |
Ha
colloqui a Ferrara con Alfonso d’Este. |
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1501 |
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Sett. |
Impero |
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|
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Ottiene
da Massimiliano d’Austria il permesso di assoldare nei territori
dell’impero dai 6000 agli 8000 uomini. |
|
……...... |
|
|
|
Lombardia |
Si
premunisce contro le mire espansionistiche di Cesare Borgia
e si avvicina ancora una volta al re di Francia: provvede a
fare partire dai suoi stati tutti i fuoriusciti milanesi e fortifica
i confini del suo stato (il serraglio) con i relativi castelli. |
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1502 |
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|
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Lug. |
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|
Lombardia |
Viene
chiamato a Vigevano da Luigi XII. |
|
Ago. |
Francia |
|
100
lance |
Lombardia |
Condotta
e provvigione (18000 franchi) offertegli dai francesi, sono
considerate dagli osservatori più un fatto onorario che
effettivo, un modo come un altro per salvargli la faccia. Si
trova a Milano al fianco del sovrano francese con il Trivulzio,
il Montefeltro e Giovanni Sforza: come altri attacca il Borgia.
A Pavia è sfidato a duello da costui: un energico intervento
regio è sufficiente ad acquietare gli animi. |
|
Sett. |
|
|
|
Liguria
e Lombardia |
Segue
il re a Genova; Luigi XII va in Francia ed il Gonzaga ottiene
il permesso di rientrare a Mantova per il timore della peste.
A Genova, imbarcato sulla nave regia, ha un colloquio con il
Borgia, che sfocia con la promessa di matrimonio tra il figlio
Federico e la neonata figlia del duca Valentino e nella concessione,
dietro la consegna di 25000 ducati del cappello cardinalizio
(nonché di alcuni benefici ecclesiastici legati all’abbazia
di San Benedetto a Mantova) per il fratello Sigismondo. I francesi
si oppongono ad una sua condotta con i fiorentini (200 uomini
d’arme e stipendio di 25000 ducati). |
|
Ott. |
|
|
|
Francia |
Viene
convocato in Francia e raggiunge il paese con 50 cavalli; la
sua compagnia viene trasferita nel regno di Napoli per combattervi
gli spagnoli. |
|
Dic. |
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|
Lombardia |
Ha
il permesso di rientrare nei suoi stati, che raggiunge passando
per Torino e da qui proseguendo via Po. |
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1503 |
|
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Mar. |
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Lombardia |
Invia
nel regno di Napoli, come vassallo del re di Francia, 150 stradiotti. |
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Giu. |
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|
Emilia |
A
Reggio Emilia, con il la Trémouille ed il Trivulzio per un consiglio
di guerra. |
|
Lug. |
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Emilia |
Alessandro
VI lo nomina capitano generale della Chiesa. E' segnalato
a Parma con il la Trémouille ed il Trivulzio. |
|
Ago. |
Francia |
Spagna |
Luogo
tenente g.le |
Lombardia
ed Emilia |
Con
la malattia del la Trémouille, è nominato luogotenente generale
dal re Luigi XII ed ha il comando delle truppe italiane nel
regno di Napoli contro gli spagnoli. Parte da Mantova e giunge
a Bologna con 50 uomini d’arme e 200 fra cavalli leggeri e stradiotti:
nella città viene ospitato da Giovanni Bentivoglio. Denuncia
i sintomi della malaria. |
|
Sett. |
|
|
|
Toscana
e Lazio |
Transita
per Siena e si ferma tra Buonconvento e Viterbo con il balivo
di Caen ed il Sandricourt: i mercanti, a causa dei disordini
sorti in Roma per la morte del pontefice, hanno difficoltà ad
accettare le lettere di cambio francesi e gli svizzeri non vogliono
marciare se non dopo che siano loro saldate le paghe. |
|
Ott. |
|
|
|
Lazio |
Si
accampa nei pressi di Roma, fra Nepi ed Isola Farnese, per fare
pressioni sul conclave, affinché sia eletto un papa francese.
Con la nomina di Pio III, prosegue la marcia, attraversa ponte
Milvio e sfiora Roma. Tocca Albano, Frascati, Valmontone, terre dei colonnesi che gli concedono volontariamente
le vettovaglie; lambisce Ferentino e Frosinone e si dirige su
Cassino, ove si è fermato Consalvo di Cordoba. |
|
Nov. |
|
|
|
Lazio |
A
Pontecorvo; a Ceprano è raggiunto dal marchese Ludovico di Saluzzo,
che proviene da Gaeta. Tenta di espugnare Roccasecca, alla cui
difesa si trovano 1200 fanti spagnoli agli ordini del Villalba.
Manda un trombetta per spaventare il presidio, e minaccia la
guarnigione di morte in caso di sua vittoria. Pietro Navarro
intimorisce a sua volta l’araldo nel caso in cui costui si faccia
nuovamente vedere. Il Gonzaga lo rimanda e costui viene impiccato.
Sono condotti in tre giorni furiosi bombardamenti e sanguinosi
assalti: all’ apparire di soccorsi portati da Prospero Colonna, dal Navarro e da Diego di Mendoza,
il Gonzaga fa levare di notte
il campo e si volge verso Aquino ed il Garigliano. Lascia
700 fanti alla guardia di Roccaguglielma e ritorna a Pontecorvo,
dove perde sette giorni. Per Fondi giunge al Garigliano, nei
pressi di Minturno, al fine di attraversare il fiume: getta
un ponte di barche e con le artiglierie crea una piccola testa
di ponte (la torre della Scafa), da cui scaccia il presidio
spagnolo. |
|
Dic. |
|
|
|
Campania
Lazio e Lombardia |
Il
Baiardo difende la testa di ponte sul Garigliano contro la cavalleria
leggera di Fabrizio Colonna e la fanteria di Garcia di Paredes
e del Villalba. Il Gonzaga concepisce il disegno di costruire
un altro ponte, facendo venire dal mare alcuni battelli da carico;
il campo francese non è però tranquillo, sono in aumento le
diserzioni ed egli non è in grado di opporsi con energia alle
pretese dei capitani francesi che gli stanno vicino: il Sandricourt,
anzi, gli dà il soprannome di "buggiarone" (cioè amante
di fanciulli, come spesso sono chiamati per dileggio i soldati
italiani dai francesi) perché non vuole assalire Rocca d’Evandro.
Sfiduciato e depresso, con la scusa di una sopraggiunta febbre,
abbandona il comando e si fa sostituire nel comando dal marchese
di Saluzzo. Passa per Fondi, Roma e rientra a Mantova. A Marmirolo
alcuni dei suoi uomini muoiono di peste. |
|
1504 |
|
|
|
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|
|
Gen. |
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|
Lombardia |
Viene
contattato dai fiorentini; Luigi XII lo vuole in Francia; egli
cerca di avviare delle trattative con i veneziani. |
|
Apr. |
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|
Emilia |
Si
reca a Ferrara, per fare da paciere tra Ercole d’Este ed il
figlio Ippolito, cardinale. Il Gonzaga è ora in disgrazia dei
francesi: alcuni suoi soldati sono svaligiati dal duca di Trivento,
se ne lamenta, ma il suo ambasciatore non è neppure ricevuto. |
|
1505 |
|
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|
|
|
apr.
ago. |
|
|
|
|
Ha
contatti con i fiorentini per combattere i pisani (condotta
di 200 uomini d’arme e di 400 cavalli leggeri con titolo di
capitano generale. Costo complessivo, 33000 ducati il mese).
Le trattative durano più mesi per la sua pretesa di non
voler combattere il re di Francia e quello di Spagna. Da ultimo,
la condotta è ratificata dai fiorentini ed il Gonzaga, a fine
giugno, si reca a Firenze con 50 armati. La vigilia di San Giovanni
uno dei suoi cavalli vince il palio e, subito dopo, un altro
suo cavallo vincerà il palio di Sant'Egidio. Rientra
successivamente a Mantova mentre la sua compagnia dovrebbe restare
in Toscana. Alla fine Luigi XII non dà la sua approvazione per
tale condotta, cosicché il marchese è costretto a rifiutare
l'acconto propostogli di 4000 ducati che ha ritenuto, peraltro,
inadeguato. |
|
……...... |
|
|
|
|
Si
interpone, invano, sul papa Giulio II per ottenere la liberazione
di Cesare Borgia. |
|
1506 |
|
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|
|
Apr. |
|
|
|
|
Respinge
una nuova offerta dei fiorentini, che prevede, con l’incarico
di capitano generale, una condotta di 250 uomini d’arme ed una
provvigione di 33000 scudi l’anno, comprensiva del suo piatto.
Come condizioni supplementari sono poste la possibilità di un
aumento di 50 uomini d’arme su richiesta della repubblica e
l’obbligo della rassegna a due mesi dalla firma del contratto. |
|
Ago. |
Chiesa |
Bologna |
Capitano
g.le 200 cavalli leggeri |
Lombardia
Emilia Romagna Marche |
Rifiuta
inizialmente di consegnare ad Alfonso d’Este il fratello di
costui Giulio, che ha attentato alla vita del duca di Ferrara:
lo farà il mese successivo, quando gli saranno portate
da Niccolò da Correggio le prove della colpevolezza. Il prigioniero
sarà rilasciato dal carcere dopo cinquantatre anni (l’altro
fratello Ferrante morrà viceversa in prigione dopo trentasette
anni). Il Gonzaga si incontra a Sermide con il cognato. Passa agli stipendi dello
stato della Chiesa per combattere i Bentivoglio, che pur in
un primo momento ha cercato di salvare dalla furia pontificia.
E’ segnalato a Ferrara (dove si incontra con il vicedomino veneziano)
ed a Ravenna. Ad Urbino fa atto di omaggio a Giulio II. |
|
Sett. |
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|
|
Umbria |
Si
reca a Perugia (è ospite
del tesoriere pontificio) per rendere omaggio al papa; si avvia
a Gubbio con Francesco Maria della Rovere scortato da 100 balestrieri
a cavallo condotti da Mantova. |
|
Ott. |
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Romagna ed Emilia |
Tocca
Forlì. Muove contro Bologna con Giulio II ed il Montefeltro;
raggiunge ad Imola l’esercito, che conta 400 uomini d’arme e
200 cavalli leggeri, ed a Cesena presenzia alla sua rassegna. In un’azione sorprende 40 cavalli
nemici.; assale Castel San Pietro Terme con il commissario pontificio
Niccolò Bonafede: la località si arrende in breve
tempo a causa della fuga della guarnigione. Subito dopo ottiene
a patti Medicina, San Giovanni in Persiceto e castel Guelfo
di Bologna (dove cattura altri 40 cavalli, sui 60 usciti per
una sortita). Fallisce, viceversa, un analogo tentativo su Budrio.
Chiede denari al papa e ne ottiene solo risposte dilatorie.
|
|
Nov. |
|
|
|
Emilia
e Romagna |
Gli
si arrende Budrio; alla fine, con il Montefeltro ed il cardinale
di Narbona, procura una tregua con i Bentivoglio. Ad Imola per
un pontificale e, subito dopo, entra in Bologna. Salva i beni
di Giovanni Bentivoglio, cui spedirà più tardi 170 carri
di mobilia e gioielli. Parte dalla città con il dono di un palazzo
confiscato ai Bentivoglio stessi, nel quale vi sono raccolte
100000 corbe di frumento ed altre vettovaglie; passa per Modena
e rientra nei suoi possedimenti. |
|
Dic. |
|
|
|
|
Rappacificatosi
con i francesi, ha in signoria da Luigi XII, nel parmense, un
castello che gli procura una rendita annua di 600/700 ducati. |
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1507 |
|
|
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|
|
Gen. apr. |
|
|
|
Lombardia
Emilia Piemonte |
Gli
sono consegnati a Mantova due stendardi che gli sono inviati
dal pontefice; si reca a Bologna e da qui, transitando per Colorno,
si trasferisce con 200 cavalli ad Asti ed Alessandria: si incontra
nella seconda località con il re di Francia e ritorna
ai suoi stipendi. |
|
Giu. |
Francia |
Genova |
50
lance |
Lombardia
e Liguria |
Si
trova a Milano con il
sovrano: regala a Luigi XII un bel cavallo ed il re si sente
in dovere di contraccambiare in modo adeguato. Viene dichiarato
capo dell’ ordine di San Michele. Segue i francesi contro i
genovesi in una campagna che dura pochi giorni. E’ al campo
con Gian Giordano Orsini ed asseconda Mercurio Bua in un’azione
su Sampierdarena; entra in Genova, rafforza le guarnigioni del
Casteletto e del Castellaccio per l’incontro che avviene tra
i re di Francia e di Spagna; accompagna Luigi XII a Milano nel
suo solenne ingresso nella città. Il giorno del Corpus Domini
organizza con il Trivulzio una comparsa militante, che consiste
nel mostrare un attacco simulato ad una fortezza (il palazzo
del governatore Chaumont), alla cui difesa si trovano il Gonzaga
stesso, il Trivulzio, lo Chaumont e 100 uomini d’arme armati
di grossi bastoni. Il torneo termina con la morte di alcuni
uomini d’arme ed il re è costretto ad intervenire per fare cessare
la lotta. |
|
Lug. |
|
|
|
Emilia
e Lombardia |
Si
ferma a Parma ospite di Luigi dei Rossi. Si porta al castello
di Poviglio, confiscato ai dal Verme ed a lui donato dal re
di Francia. Al suo rientro a Mantova condanna a morte Benedetto
ed Alessandro Gonzaga, partecipi di una congiura ai suoi danni. |
|
Ott. |
|
|
|
Veneto |
A
Venezia: alloggia in Santa Maria delle Grazie. |
| Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Si incontra a Viadana con Gian Giacomo
da Trivulzio. |
|
1509 |
|
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|
|
|
|
Feb. |
|
|
|
Lombardia |
Viene
contattato da Carlo Valier,
per militare agli stipendi della Serenissima nell' imminenza
della guerra contro la lega di Cambrai: rifiuta, per non inimicarsi
il papa. Nel contempo, colloca a Viadana un presidio di 50 provvigionati
e di 50 balestrieri e rifornisce di vettovaglie i suoi castelli
sull’Oglio. |
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Mar. |
Francia |
Venezia |
100
lance |
Lombardia |
Continua
a rafforzare le difese di Mantova ed invia 200 cavalli francesi
a Viadana. A Venezia ci si illude ancora di poterlo avere ai
propri stipendi e gli è proposta, tramite l’amico Valier, una
condotta di 150 uomini d’arme, una provvigione di 60000 ducati
in tempo di guerra e di 45000 in tempo di pace ed il titolo
di luogotenente: il Gonzaga si accorda, viceversa, con i francesi,
che gli promettono il possesso di Peschiera del Garda, di Asola
e di Lonato. |
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Apr. |
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Lombardia |
Ottiene
a patti Casalmaggiore senza trovare resistenza nel provveditore
Alvise Bon, che egli fa condurre prigioniero a Mantova. La città
è messa a sacco; ricevuti dagli alleati 700 lance e 6000 fanti,
tenta di impadronirsi di Asola: Bartolomeo d’Alviano si porta
a Ponte Molino e distrugge il ponte sul Tartaro. Il Gonzaga
si ritira ed abbandona anche Casalmaggiore. |
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Mag. |
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Lombardia
ed Emilia |
Si
trova a Canneto sull’Oglio con 5000 fanti guasconi, 200 uomini
d’arme e 200 cavalli leggeri. Recupera Casalmaggiore, si ferma
a Colorno ospite della vedova di Giovan Francesco da San Severino,
tocca Zibello, Cortemaggiore e giunge al campo francese di Cassano
d’Adda: vittima della lue che gli mina le forze fisiche, non
può partecipare alla battaglia di Agnadello. Ripresosi, assale
Casaloldo con 250 cavalli, 1200 cernite ed alcuni pezzi di artiglieria;
gli viene contro da Asola Matteo dal Borgo, si scontra con gli
avversari a Sant’Emiliano ed i suoi hanno la peggio. Nei giorni
seguenti ottiene in feudo dai francesi Asola e Lonato: gli alleati
pretendono di tenere un presidio francese nelle due fortezze.
A fine mese entra in Brescia al seguito del re di Francia. |
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Giu. |
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Lombardia |
Ritorna
a Mantova per le sue cattive condizioni di salute ed approfitta
della situazione, per mantenersi fuori dalla guerra e rispondere
in modo negativo alla richiesta dell’imperatore e del vescovo
di Trento di occupare Legnago. |
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Lug. |
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Veneto |
Entra
in Verona. Rifiuta il governo della città, ma si fa consegnare
dagli abitanti 6000 ducati prelevati dal Monte di Pietà; si
dirige con il della Mirandola (900 cavalli) verso Isola della
Scala, al fine di fare disertare alcuni stradiotti veneziani.
Costoro fingono di acconsentire ed informano dell’accaduto Lucio
Malvezzi e Zitolo da Perugia. I due condottieri escono da Padova
e lo sorprendono nottetempo nel suo campo. Il Gonzaga si dà
alla fuga seminudo e si nasconde in un campo di saggina: un
contadino lo scopre, rinuncia al grosso premio offertogli per
il suo silenzio (6000 ducati) e lo segnala ai veneziani che
lo stanno cercando. Nelle mani dei nemici cadono cavalli, artiglierie,
gioielli, armi per un valore di 20000 ducati; fra i gonzagheschi
sono uccisi nello scontro 150/200 uomini. E’ condotto a Legnago,
Este; a Padova è accolto dal provveditore Cristoforo Moro, da
Antonio Pio e da altri capitani che gli vanno incontro al Bassanello.
Entra nella città per la porta di Santa Croce al fianco del
Malvezzi; è imbarcato al Portello ed è portato a Venezia. Pur
essendo solo le tre del mattino, la barca su cui si trova deve
passare attraverso canali affollati di gente festante che lo
ricopre di insulti. Viene esaminato dal consiglio dei Dieci
ed è imprigionato da solo in una cella. Per motivi di sicurezza
la sua cella viene sorvegliata da nove cittadini ricchi e potenti
in città. |
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Ago. |
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Veneto |
In
carcere è vinto dalla depressione ed i veneziani acconsentono
che riceva visite da persone di sua fiducia e da nobili della
Serenissima. 120 ducati al mese sono deputati per la spesa del
suo mantenimento, dal momento che la moglie Isabella d’Este
rifiuta ogni intervento a suo favore. |
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1510 |
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Feb. |
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Veneto |
Viene
aumentata la sorveglianza nei suoi confronti a seguito della
fuga dal carcere di cinque capitani tedeschi. |
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Apr. |
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Veneto |
Il
consiglio dei Savi, a maggioranza, decide di dargli il comando
delle truppe. |
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Mag. |
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Veneto |
Compare
in collegio e si incontra con il doge Leonardo Loredan. Pur
di essere liberato abbonda in ogni tipo di promesse; accusa
moglie e cognato, il cardinale Ippolito d’Este, di essere filofrancesi;
intercedono a suo favore il della Rovere, il sultano di Costantinopoli
ed il papa. E’ presente pure ad una solenne processione in San
Marco ed a una seduta del Gran Consiglio in suo onore: nell’occasione
vengono a salutarlo Zitolo da Perugia e Chiappino Vitelli. |
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Lug. ago. |
Chiesa |
Francia
Ferrara |
Gonfaloniere |
Veneto
Romagna Emilia e Lombardia |
Viene
liberato sulla parola
dopo che la moglie ha accettato di inviare in ostaggio a Roma
il figlio Federico. Si reca un’ultima volta in collegio con
Ludovico da Fermo e si imbarca su una galea per portarsi a Rimini:
al momento della partenza, vengono a salutarlo il doge con i
membri del Senato. A Rimini prende la strada per Faenza, giunge
a Bologna con la scorta di 20 cavalli pontifici e vi aspetta
il figlio Federico che deve essere consegnato in ostaggio a
Giulio II. Si reca quindi a Roma e, solo con l'arrivo nella
città del figlio, può rientrare a Mantova con la scorta
di 50 stradiotti e di 500 balestrieri comandati, rispettivamente,
da Battista Petretini e da Pietro Margano. Si scusa con imperiali
e francesi di non ritornare al loro servizio contro veneziani
e pontifici; accetta, viceversa, la carica di gonfaloniere dello
stato della Chiesa tolta allo scomunicato Alfonso d’Este,
ed il capitanato generale della Serenissima. Gli sono concessi
50000 ducati in tempo di guerra, con 350 uomini d’arme, 50 balestrieri
a cavallo e 200 provvigionati; in tempo di pace la condotta
si riduce a 300 uomini d’arme, 40 balestrieri a cavallo e 50
provvigionati. La ferma è stabilita in cinque anni più uno di
rispetto; è accettata pure la sua condizione di non combattere
contro il papa ed il re di Francia. Gli viene ordinato di attaccare
gli estensi; esce da Mantova, giunge a Correggio e rientra nella
sua città con un nulla di fatto. |
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Sett. |
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Lombardia |
Cerca
secondo il solito di sottrarsi ai suoi obblighi, ora adducendo
il fatto di essere vassallo dell’imperatore, ora facendo presente
di essere ammalato di mal francese e di non potere muoversi;
ha la spudoratezza di chiedere ai veneziani più quattrini, una
maggiore condotta e compensi territoriali quali Peschiera del
Garda e Lonato. Il consiglio dei Savi gli aumenta la provvigione
annua a 54000 ducati e gli invia un anticipo di 8000 ducati. |
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Ott. |
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Emilia Lombardia e Veneto |
Si
trova a Bologna, per ricevere le insegne del gonfalonierato
ed un acconto di 4000 ducati. Nel ritornare a Mantova, non si
porta a Chioggia, dove è previsto un suo incontro con Andrea
Trevisan e Francesco Capello. Ha un colloquio a Sermide con
il provveditore generale Paolo Capello, ma non fornisce alcuna
collaborazione alla flotta di Giovanni Moro che agisce nel Po.
I veneziani gli fanno avere altri 6000 ducati e gli raccomandano
di raccogliere 2000 fanti; viene a Ficarolo a supervisionare
un ponte di barche gettato di fronte a Stellata e ritorna a
Mantova per la mostra delle sue lance. Finge un’incursione contro
gli estensi a San Felice sul Panaro, salvo a ritornare a Mantova
per timore di un probabile attacco dei francesi dello Chaumont.
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Nov. |
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Invia
2000 fanti ai veneziani: costoro si muovono solo dopo avere
ricevuto anche la paga per il secondo mese di ferma. Veneziani
e pontifici sono sempre più convinti della sua malafede.
Nel contempo i francesi gli tolgono Poviglio perché aderente
alla causa di Giulio II. |
| Dic. |
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Lombardia |
E' segnalato ad Ostiglia. |
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1512 |
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Feb. |
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Lombardia |
Viene
accusato dai veneziani di avere fatto svaligiare nei suoi territori
le truppe in fuga da Brescia e di avere sostanzialmente aiutato
i francesi a conquistare la città. |
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Apr. |
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Lombardia |
Dopo
la battaglia di Ravenna si offre di ritornare al servizio della
Serenissima. |
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Ago. |
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Lombardia |
Con
Fabrizio Colonna ed il re di Spagna, perora la causa di Alfonso
d’Este presso Giulio II. Chiede, invano, al pontefice la conferma
nel gonfalonierato con la relativa prebenda di 4000 ducati. |
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1513 |
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