Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0952      ROBERTO MALATESTA  (Roberto il Magnifico) Signore di Rimini, Cesena, Meldola, Sarsina, Bertinoro, Bellaria, Rocca delle Caminate. Figlio naturale di Sigismondo Pandolfo, padre di Pandolfo e di Carlo, nipote di Domenico, genero di Federico da Montefeltro, cognato di Carlo di Montone e di Rodolfo Gonzaga.

                1437 (settembre) – 1482 (settembre)                                                                

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……......

 

 

 

Marche

Vive a Fano con la madre Vanna Toschi in casa dello zio Domenico.

……......

 

 

 

Romagna

E’ dal padre avviato alle faccende dello stato; ricopre l'incarico di luogotenente di Rimini durante le sue assenze.

1457

 

 

 

 

 

……......

Rimini

Napoli

 

 

Fa il suo tirocinio militare in difesa dei possedimenti malatestiani contro Federico da Montefeltro e Jacopo Piccinino.

Dic.

 

 

 

Campania

Si trova a Napoli presso il re Alfonso d’Aragona per trattative di pace.

1458

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Campania

Ritorna a Napoli: il re chiede la restituzione di 27000 ducati dati a suo tempo al padre e la consegna di altri 25000 ducati come indennizzo di guerra. Il Malatesta si incontra con gli emissari del Montefeltro Buonconte da Montefeltro e Bernardino degli Ubaldini della Carda. Durante il suo soggiorno, i fratelli di Fiucio Spina cercano di ucciderlo per vendicare la morte del congiunto, fatto (forse) avvelenare da Sigismondo Pandolfo.

1459

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Marche

Si incontra a Fano con Roberto da San Severino, reduce da un viaggio di pellegrinaggio in Terrasanta.

……......

 

 

 

Campania

Ritorna a Napoli per la continuazione delle trattative.

1460

 

 

 

 

 

Feb. mar.

 

 

 

Campania

A febbraio rientra a Napoli ed a marzo lascia definitivamente la città senza alcun risultato.

Estate

Ancona

Jesi

Chiesa

 

Marche

Sono consegnati al padre dagli anconetani 3000 ducati ed è inviato in soccorso di costoro per contrastare gli abitanti di Jesi e rispondere, in tal modo, ad una loro incursione nel territorio di Camerata Picena.. Devasta lo jesino; fatti molti prigionieri ed impadronitosi di un grosso bottino, si spinge sino alle porte del capoluogo.

Nov.

 

 

 

Marche

Lascia Fano con 1200 cavalli e 500 fanti. Si volge contro Mosciano, cattura 80 uomini nei pressi ed ottiene a patti il castello che viene messo a sacco. I prigionieri sono inviati legati ad Ancona. Il Malatesta assale il castello di Barbara.

Dic.

 

 

 

Marche

Attacca Morro e non è in grado di impadronirsi del centro perché le sue milizie si disperdono alla caccia di bottino: è fronteggiato da Cicco Brandolini e da Ludovico Malvezzi, che lo obbligano ad abbandonare il campo presso Morro.

1461

 

 

 

 

 

Lug.

Rimini

Chiesa

 

Marche

Partecipa alla battaglia di Nidastore dove ha il comando dell’undicesima squadra: mette in rotta gli avversari e ne depreda gli accampamenti.

Ago.

Angiò

Napoli

 

Abruzzi

Viene assoldato da Giovanni d’Angiò ed è inviato in soccorso di Giosia Acquaviva al fine di combattere gli aragonesi.

1462

 

 

 

 

 

Ago.

Rimini

Chiesa

 

Marche

Battuto dal Montefeltro al guado del fiume Cesano, ripara con il Brandolini (che ora milita nel campo avverso) e Guido Benzoni nella rocca di Mondolfo dopo avere opposto una accanita resistenza. E’ assediato nella rocca di Mondavio, con 65 uomini d’arme e 120 fanti forestieri, dal Montefeltro e da Napoleone Orsini; si sposta, infine, alla difesa di Fano.

Sett.

 

 

 

Marche

Effettua da Fano varie sortite ai danni degli avversari.

1463

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Marche

A Fano. Sventa un complotto messo in atto dai suoi nemici: alcuni congiurati sono impiccati, altri sono incarcerati o riescono a fuggire.

Ago.

 

 

 

Marche

Una nave (noleggiata a Venezia) si sposta da Rimini con a bordo numerosi fanti (arruolati negli Abruzzi), munizioni e vettovaglie. E' scortata da 2 fuste e da altre barche. Una galea ed una fusta pontificie intercettano il loro cammimo; dopo un aspro combattimento sono catturate la nave ed una fusta, mentre l'altra riesce a riparare in Fano. Si decide che la nave catturata deve essere inviata ad Ancona; l'equipaggio si ferma nei pressi di Fano per la notte; vi salgono 50 uomini d'arme mentre i fanti fatti prigionieri sono trattenuti sotto coperta. All'alba giungono 4 galee veneziane; si accostano a tale fusta e fanno prigionieri equipaggio ed uomini d'arme. I fanti, liberati, vettovaglie e munizioni sono introdotti nella città assediata. Invano protestano a Venezia il vescovo di Teano, il cardinale Niccolò Forteguerra, ed il Montefeltro per ottenere la liberazione degli uomini d'arme.

Sett.

 

 

 

Marche

E’ condotto dal Montefeltro e dal cardinale legato un attacco  generale ai danni di Fano: esso termina solo perché ai pontifici vengono a mancare le frecce. Il Malatesta riceve alcuni rinforzi e guida 150 fanti cittadini in un’energica sortita contro una bastia posta verso San Patrignano. L’assedio si fa sempre più stretto, i pontifici irrompono nella città e gli abitanti si arrendono: si rifugia nella rocca e la consegna al Montefeltro dopo tre giorni.

Ott.

 

 

 

Marche

Nell’uscire dalla rocca di Fano, gli viene incontro cavallerescamente il Montefeltro, che si offre di proteggere lui ed i suoi famigliari: la madre, le sorelle si imbarcano con i loro beni per Ravenna, per sfuggire, come riportano i contemporanei, all’ira di Sigismondo Pandolfo.

1464          

Nov.

Milano

 

 

Lombardia

Si pone al servizio degli Sforza. A Milano è raggiunto da lettere dello zio Domenico che lo nominano suo erede.

1465

 

 

 

 

 

Inverno

 

 

 

Lombardia  Romagna e Lazio

Si propala la notizia della morte in Morea del padre: parte subito da Milano e si reca a Cesena, da dove spera di potere rientrare in Rimini con il favore dello zio. Netta è l’ opposizione della moglie del padre, Isotta degli Atti, che fa arrestare il cancelliere Giacomo dal Borgo ed ottiene la confessione di alcuni congiurati, che si sono mossi a suo favore per fargli ottenere la signoria della città. Allorché viene a conoscenza che, contrariamente alle sue aspettative, il padre è vivo, si porta a Roma e ritorna a Milano agli stipendi degli Sforza. Rifiuta l’ offerta di condotta fattagli dai veneziani.

Ago.

 

 

 

Romagna

A Cesena, alla notizia che lo zio Domenico sta morendo.

Nov. dic.

Cesena

Chiesa

 

Romagna

Alla morte dello zio si impossessa di Cesena e di Bertinoro. Il Montefeltro lo assedia in Cesena: si arrende quando si vede abbandonato dai potenziali alleati (fiorentini e veneziani). Restituisce la rocca allo stato della Chiesa ed in cambio ha la concessione di una piccola signoria tra le valli del Bidente e del Ronco ( Sarsina, Meldola, Dogura, Tarcino, Montevecchio, Rocca delle Caminate, Coglianello/Collinello, Ranchio, Gaibana, Turrito, Perticara, Sapigno, Casalbono e Polenta), una provvgione di 3000 ducati ed altri 2500 ducati a titolo di controvalore delle munizioni contenute nella rocca di Cesena.

1466

 

 

 

 

 

Ott.

Chiesa

 

 

Lazio

E’ segnalato a Pontecorvo.

1467

 

 

 

 

 

Giu.

Chiesa

Venezia

 

Emilia

Affianca il Montefeltro contro Bartolomeo Colleoni.

1468

 

 

 

 

 

Ott.

 

 

 

Lazio e Romagna

Alla morte del padre Sigismondo Pandolfo si presenta dal papa con una lettera della vedova del padre e del fratellastro Sallustio, che lo pregano di ritornare a Rimini per assumere la difesa della città contro le mire pontificie. Si offre, invece, di consegnare la città allo stato della Chiesa senza ricorrere alla guerra: chiede solo di potervi rientrare per cacciarne Isotta degli Atti. Paolo II acconsente e gli promette la signoria di Senigallia e di Mondavio in caso di successo della sua missione: gli sono anche dati 1000 fiorini per le spese. Il Malatesta viene così a Rimini, entra con Raimondo Malatesta ed il castellano Pietro dei Gennari in Castel Gismondo, si libera in breve tempo del presidio veneziano e si impossessa della rocca.

1469

 

 

 

 

 

Giu.

Rimini

Chiesa

 

Romagna

Viene assalito da 5000 uomini (2500 cavalli ed altrettanti fanti), che lo stringono d’assedio in Rimini agli ordini di Alessandro Sforza e di Napoleone Orsini. Esce con pochi uomini dalla porta di San Giorgio ed attacca all’alba i pontifici, che stanno per entrare in Rimini: fra i nemici sono uccisi 50 fanti; più numerosi sono i feriti.  Gli avversari, tuttavia, si impadroniscono del borgo di San Giuliano. Per guadagnare tempo, il Malatesta si incontra di notte ed in segreto con lo Sforza e tratta la resa.

Ago.

 

 

 

Romagna

Giungono finalmente gli attesi soccorsi, inviati da Milano, da Firenze e da Napoli, che sono  condotti dal Montefeltro; può uscire da Rimini ed in pochi giorni si impossessa con le bombarde di nove castelli. Il Montefeltro gli fa capire che ha le mani legate e che non può attaccare lo Sforza per i vincoli che gli sono stati imposti dalla lega: il Malatesta assedia allora Mulazzano, per farsi attaccare e provocare in tal modo la reazione degli alleati. Alessandro Sforza cade nella trappola, riceve alcuni rinforzi dai veneziani ed assale il Montefeltro. Lo scontro dura dall’alba al tramonto ed è contrassegnato dall’intervento decisivo del Malatesta, che porta la sua azione quando gli avversari danno segni di stanchezza: fra i pontifici sono catturati 300 uomini d’arme, fra i  quali vi sono Virginio Orsini e Gian Francesco da Piagnano. Con la vittoria, cadono in suo potere Montescudo, Gemmano, Monte Colombo, Albereto, Saludecio, San Clemente, San Giovanni in Marignano, Cerreto, Cerasolo.

Ott.

 

 

 

Marche

Occupa Mondavio, Coriano, Montegridolfo e Meleto. La guerra ha termine con la restituzione dei castelli da lui conquistati.

1470

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

Romagna

E’ ucciso il fratellastro Sallustio, il cui cadavere è deposto su una massa di letame accanto alla porta del palazzo dei Marcheselli, dove abita l’amante di quest'ultimo. La spada è trovata nella casa; Giovanni Marcheselli è ucciso dalla folla inferocita, mentre sta per essere condotto al castello. Si sospetta che mandante dell’omicidio sia stato Roberto.

Sett.

 

 

 

Campania

Viene invitato a Napoli da Ferrante d’Aragona; stipula, alfine, una tregua di quarantotto giorni con i pontifici.

Nov.

 

 

 

Romagna

Il fratellastro Valerio è assalito ed ucciso da suoi sicari, mentre si sta recando a Longiano. Roberto è anche accusato di avere fatto avvelenare la matrigna Isotta degli Atti. Nello stesso anno viene contattato dagli sforzeschi per passare al servizio del duca di Milano.

1471

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Marche e Romagna

Si reca ad Urbino e definisce i termini della parentela fra i Malatesta ed i Montefeltro: al suo ritorno a Rimini, sono organizzate nella città feste e giostre.

Lug.

 

 

 

Romagna e Marche

Alla morte del papa corre ancora il contado di Rimini ed il vicariato di Mondavio: in pochi giorni si impossessa di sedici castelli fra i quali Sant’Arcangelo di Romagna, Scorticata, Montebello, Bellaria, Mondaino. Si interpone il Montefeltro ed il Malatesta li restituisce al nuovo pontefice Sisto IV.

Nov.

Napoli

 

 

Campania

Si reca a Napoli, dove è bene accolto dal re Ferrante d’Aragona; viene armato cavaliere e gli è concessa una condotta.

1472

Firenze

Volterra

 

Toscana

 

1473

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Umbria

Su richiesta del re di Napoli e del futuro suocero, il duca di Urbino, ottiene ufficialmente dal pontefice il riconoscimento della sua signoria su Rimini e Bellaria. Si trova a Gubbio con Costanzo Sforza ed il Montefeltro, per rendere omaggio al cardinale di San Sisto Pietro Riario.

1474

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Accoglie in Rimini Bartolomeo Colleoni, che è diretto al santuario di Loreto.

Giu.

Chiesa

C.di Castello

 

Umbria

 

Lug.

 

 

 

Marche

A Fano per un consiglio di guerra.

1475

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Romagna

Si sposa con la figlia di Federico da Montefeltro, Elisabetta: fra i festeggiamenti è organizzata anche la battaglia del castello, in cui una squadra, guidata da Giovanni della Rovere, cerca di impossessarsi di un castello, difeso da Baldaccio da Pontoglio e dallo stesso Malatesta. I difensori del castello indossano tutti una livrea verde.

Ott.

Chiesa

Vitelli

 

Umbria

Agli ordini del Montefeltro, con Costanzo Sforza respinge da Città di Castello un’ incursione portata da Niccolò Vitelli.

1476

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

Romagna

Festeggia in Rimini il corteo inviato dal re Tommaso d’Ungheria e diretto a Napoli.

1477

 

 

 

 

 

Ago. sett.

Chiesa

Comp. ventura

 

Umbria

Impugna le armi contro il cognato Carlo di Montone ed assedia Montone per trenta giorni. Convince la sorella Margherita, moglie del condottiero avversario, a sottomettersi al papa ed a cedergli castello e rocca un giorno in cui Bernardino di Montone è accampato fuori le mura. I patti non vengono mantenuti dai pontifici.

Ott.

Chiesa

Manfre di

 

Romagna

Staziona nel faentino in soccorso del signore di Faenza Carlo Manfredi, attaccato dai fratelli Galeotto e Lancillotto. Si reca a Granarolo con 5 squadre di cavalli, per impadronirsi della località: prende alloggio a Donegaglia con gli uomini di Girolamo Riario e depreda il territorio. Alla fine, lascia l’impresa e ritorna a Rimini.

1478

 

 

 

 

 

Lug.

Chiesa

Firenze

 

Umbria

A Perugia, pronto ad invadere la Toscana per conto dei pontifici.

Ago.

 

 

 

Toscana

Assale furiosamente Brolio ed ottiene la resa a patti dai difensori: gli alleati, guidati dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona, mettono, invece, a sacco la località. Ciò è causa di una sua forte irritazione.

Sett.

 

 

 

Toscana

Asseconda il Montefeltro all’assedio di Monte San Savino.

Ott. nov.

 

 

 

Toscana Romagna

E’ segnalato al campo ed a novembre rientra a Rimini.

1479

 

 

 

 

 

Feb.

Firenze

Chiesa Napoli

 

 

Viene indotto dai fiorentini, con Costanzo Sforza ed Antonello da Forlì, a mutare partito a causa dell'odio che porta nei confronti del duca di Calabria: costui, infatti, non solo ha offeso i tre condottieri, ma li ha anche defraudati della loro parte di bottino. Al Malatesta viene raddoppiata la condotta e gli è riconosciuto uno stipendio annuo di 44000 ducati in tempo di guerra e di 36000 in tempo di pace; anche i suoi possedimenti godono della protezione da parte degli alleati.

Apr.

 

 

Capita no g.le

Toscana

A Firenze. In Santa Colomba gli sono date le insegne del comando. Alla cerimonia presenziano i suoi capitani Pietro d’ Erba, Giorgio Albanese, Giovanni da Gradara, Buglione da Fano, Castellano da Castello e Pietruccio da Sant’Arcangelo.

Mag.

 

 

 

Romagna e Umbria

Ha ai suoi ordini 12 squadre di uomini d’arme. Con Costanzo Sforza assedia Sant’ Arcangelo di Romagna; si allontana e si trasferisce a Città di Castello con 400 uomini d’arme e 3000 fanti.

Giu.

 

 

 

Toscana e Umbria

Si unisce con Carlo di Montone e dalla val di Chiana penetra con un'azione diversiva nel perugino alla testa di 40 squadre di cavalli e di molti fanti. In pochi giorni, più di venti castelli si arrendono senza colpo ferire; Perugia, tuttavia, non si solleva e, per di più, muore a Cortona il Montone. Il Malatesta viene respinto da Braccio Baglioni. Il Montefeltro lascia il teatro delle operazioni; il condottiero approfitta della nuova situazione, occupa il castello di Borghetto, assedia Passignano sul Trasimeno e nei pressi, a Magione, assale Matteo da Capua, Giulio Cesare da Varano e Giovanni Francesco da Bagno, che si sono attendati a Monte Colonna. Le forze che si scontrano sono di pari entità; il comandante avversario, il Capua, vuole risparmiare alcune schiere per il momento decisivo; le sue squadre sono in tal modo sopraffatte in due ore e messe in fuga. I vincitori irrompono nell’accampamento, lo saccheggiano e fanno un grande numero di prigionieri che, privati di armi e di cavalli, vengono rimessi  in libertà. Le perdite per gli aragonesi ammontano a 160 uomini fra morti e feriti. Per la vittoria i fiorentini regalano al Malatesta 25000 fiorini.

Lug. sett.

 

 

 

Umbria e Toscana

Si collega con Ludovico Gonzaga, espugna e dà alle fiamme i castelli di Romazzano e di Fratta Todina. Si sposta nel contado di Gubbio, tocca Ponte San Giovanni, ha a forza il castello di Assisi ed occupa Cannara, Bastia Umbra e Spello che appartengono ai Baglioni. Incendiati pure tre mulini ed alcune case vicino a Perugia, ritorna al campo con 150 prigionieri di taglia e 500 capi di bestiame grosso e molti altri di minuto. Con Bernardino di Montone, devasta il Chiugi e mette a ferro e fuoco altri castelli; assale Castiglione del Lago, alla cui difesa vi è Carlo da Pian di Meleto; inizia ad assediare la rocca di Cortona. Si trasferisce verso San Casciano in Val di Pesa, si congiunge con lo Sforza, ma non riesce ad impedire che il Montefeltro passi a sua volta in val d’Elsa. Costretto a ripiegare a causa dell'inferiorità numerica delle forze a sua dsposizione, raggiunge a Montepulciano il resto delle truppe fiorentine scampate alla disfatta di Poggio Imperiale (Poggibonsi).  Si avvicina a quest'ultima località e da qui si muove per soccorrere i difensori di Colle di Val d'Elsa.

Ott.

 

 

 

Toscana

La mancanza di accordo fra i vari capitani, gelosi nei suoi confronti, ed i disordini insorti nel campo non portano ad alcun risultato per gli alleati.

Nov.

Venezia

 

Capitano g.le

 

La guerra ha termine; il Montefeltro si interpone nuovamente a suo favore presso lo stato della Chiesa; gli è tolta la scomunica. A fine mese, a Venezia, nel collegio dei Pregadi, si decide la sua assunzione e la sua nomina a capitano generale, con uno stipendio di 40000 fiorini in tempo di pace e di 60000 in tempo di guerra. La condotta è stabilita in 360 uomini d’arme di 4 cavalli, in 50 balestrieri a cavallo ed in 300 provvigionati, dei quali 200 sono destinati alla difesa di Rimini. La ferma è di due anni più uno di rispetto; è obbligato ad una sola mostra,  solo su richiesta della Serenissima.

Dic.

 

 

 

Romagna

Riceve segretamente a Ravenna, da Antonio Donato, lo stendardo ed il bastone del comando; manda anche a Firenze un suo emissario per riscuotere 1000 ducati di paghe residue. Lorenzo dei Medici gli rivela di essere a conoscenza dei  suoi contatti con i veneziani.

1480

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Veneto

Il senato concede al Malatesta la cittadinanza veneziana e lo iscrive alla nobiltà della repubblica, a condizione che riceva a Rimini un nobile con il titolo di podestà. Si reca a Venezia e vi è accolto dal doge Giovanni Mocenigo con il bucintoro. Per ogni giorno di permanenza nella città gli sono riconosciuti 50 ducati per le spese di rappresentanza. Il doge gli consegna il bastone del comando e Renato da Trivulzio lo stendardo.

Giu.

 

 

 

Marche e Friuli.

Tenta di impadronirsi di Gradara tramite l’operato di  Gianni da Gradara. Viene inviato dai veneziani in Friuli, per contrastare nella regione eventuali incursioni dei turchi.

Ago.

Venezia

Chiesa

 

Romagna

Si trova in Romagna per difendere Forlì che, alla morte di Pino Ordelaffi, è minacciata dalle armi di Girolamo Riario.

Ott.

 

 

 

Friuli

Ritorna a Venezia ed è  rimandato nel Friuli, per controllare le mosse dei turchi.

Dic.

 

 

 

Romagna

A Venezia ed a Rimini.

1481

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

Ottiene che il pontefice tolga a Rimini l’interdetto scagliato sulla città nel settembre di due anni prima.

1482

 

 

 

 

 

……..

 

 

 

 

I veneziani conducono ai loro stipendi Roberto da San Severino: il Malatesta non prende bene la notizia; il provveditore Giacomo di Mezzo gli raccomanda di prepararsi per la prossima campagna contro gli estensi.  Vi sono da parte sua alcune dilazioni, che cerca di giustificare con il ritardo nel pagamento delle sue spettanze.

Apr.

Venezia

Ferrara Firenze  Napoli

Capitano g.le

Veneto e Romagna

A Padova gli è donato dalla Signoria un cavallo del valore di 200 ducati. Ha il comando delle truppe in Romagna. Gli sono inviati 11000 ducati, per mettere in ordine le sue compagnie. Esce da Ravenna ed assale con il provveditore Bagnacavallo, che è difesa da Giovanni Vitelli e da Pasquale d’Arezzo. Respinto, ne depreda il contado; sorprende alcuni cavalli estensi usciti dalla località, per scorrere a Vescocado nel ravennate. Cerca di impadronirsi di Traversara, dà un improvviso assalto a Fusignano e ne è ributtato da Teofilo Calcagnini.

Mag.

 

 

 

Romagna

Analogo insuccesso ha un suo attacco portato a Lugo; fa costruire un bastione di legno alla punta del Mezzanino verso Ferrara e ripiega dal territorio estense. E’ chiamato a Roma dal pontefice, in difficoltà ad affrontare le milizie di Alfonso d’Aragona ed i colonnesi che hanno invaso lo stato della Chiesa. Parte dalla Romagna con 2400 cavalli, 200 balestrieri veneziani ed il provveditore Piero Diedo.

Giu.

 

 

 

Umbria

Lungo il cammino si attarda nei pressi di Città di Castello, ove è rientrato Niccolò Vitelli; conquista alcuni castelli di scarso valore, mentre di fronte ad altri (Verna, Montemiggiano, Montone) deve constatare la propria impotenza a tempo breve.

Lug.

 

 

Gonfaloniere 

Lazio

Entra in Roma; molti cardinali si fanno trovare al suo ingresso nella città a porta del Popolo: si reca in Vaticano, a San Pietro e Sisto IV lo fa alloggiare nella basilica di Santa Maria Maggiore. Viene nominato gonfaloniere della Chiesa al posto di Giovanni della Rovere.

Ago.

 

 

 

Lazio

Muove da Roma alla testa di 34 squadre di cavalli, di 2 squadroni di balestrieri a cavallo e più di 9000 fanti. Si allontana dal campo posto vicino agli acquedotti situati fuori porta San Giovanni, fa la rassegna delle truppe alla tomba di Cecilia Metella, si dirige verso i colli Albani. Recupera per strada Albano e Castelgandolfo; da Lanuvio, Alfonso d’Aragona marcia alla volta di Torre Astura e pianta le tende nei pressi di San Pietro in Formis, protetto da pianure boscose, da paludi e da due torrenti. La battaglia avviene a Campomorto, dove si scontrano da una parte 4500 cavalli, fra cui 300 arcieri, e 6000 fanti e da quella aragonese 2500 cavalli e 1500 fanti. Il Malatesta divide l’esercito in sette squadroni e si pone al comando della sesta schiera; il duca di Calabria colloca la cavalleria al centro, la fanteria alle ali e l’artiglieria sui rialzi del terreno. La mattina sono respinti gli attacchi portati dalla fanteria pontificia prima e dalla cavalleria successivamente; il Malatesta sostituisce le schiere stanche del combattimento con altre fresche e piomba nuovamente sul nemico. Gli aragonesi contrattaccano, ma sono costretti a ripararsi dietro il secondo torrentello: a questo punto si ha la fase decisiva della battaglia. 200 cavalli leggeri e 1500 fanti, condotti da Jacopo Conti, riescono, infatti, ad attraversare la zona paludosa e boscosa ed a prendere di fianco ed alle spalle i napoletani. Lo scontro, che dura sei ore, risulta uno dei più sanguinosi della seconda metà del Quattrocento in quanto rimangono sul terreno circa 1200 morti: gli aragonesi, in particolare, subiscono la perdita di 1000 uomini tra morti e feriti, 300 uomini d’arme sono inoltre catturati. Alcune compagnie di turchi sono costrette alla resa: passano immediatamente al soldo dei pontifici e sono impiegati a Roma in compiti di ordine pubblico. Il duca di Calabria si salva con 100 cavalli a Terracina o a Nettuno; il Malatesta, cui in combattimento è stato ucciso il cavallo da un colpo di artiglieria, si porta, invece, a Velletri, vi lascia i feriti e ristora l’esercito affaticato per le marce e la battaglia.

Sett.

 

 

 

Lazio

Assedia Cave; ammalatosi presto, si reca a Valmontone a curarsi. Da qui ritorna a Roma, dove è ospitato nel palazzo del cardinale di Milano Stefano Nardini, o del  Governo Vecchio. Nella città è accolto con trionfo dal papa Sisto IV. Muore di febbre, o come si dice di veleno fattogli propinare per invidia dal Riario, lo stesso giorno in cui conclude la sua vita anche il suocero Federico da Montefeltro. Dopo solenni esequie in San Pietro, è sepolto nelle grotte del Vaticano in mezzo a molte bandiere, fra le quali spicca uno stendardo con il seguente motto “Veni, vidi et vici, victoriam Sixto dedi, mors invidit gloriae”.

VENTINOVE CITAZIONI

Uno dei migliori capitani del secolo. Capitano valorosissimo.

Se fosse vissuto più a lungo avrebbe rinnovato l’arte militare in Italia.

Famoso comandante.

Generoso e virtuoso.

Molto umano con i soldati.

Molto intelligente ed amante del bene comune.

Intelligente diplomatico. Conversatore acuto.

Fu il più simile a Sigismondo di tutti i suoi figli, quello che con le migliori ragioni poteva proclamarsi il suo erede: nella virtù e nell’abominazione.

Fu molto dissimile dal padre, ma simile nel maneggiare le armi.

Di media statura, volto bianco, occhi azzurri e capelli castani.

Dilettante entusiasta dell’arte e della cultura.