| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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……...... |
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Marche |
Vive a Fano
con la madre Vanna Toschi in casa dello zio Domenico. |
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……...... |
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Romagna |
E’ dal padre
avviato alle faccende dello stato; ricopre l'incarico di luogotenente
di Rimini durante le sue assenze. |
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1457 |
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……...... |
Rimini |
Napoli |
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Fa il suo tirocinio
militare in difesa dei possedimenti malatestiani contro Federico
da Montefeltro e Jacopo Piccinino. |
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Dic. |
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Campania |
Si trova a
Napoli presso il re Alfonso d’Aragona per trattative di pace. |
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1458 |
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Feb. |
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Campania |
Ritorna a Napoli:
il re chiede la restituzione di 27000 ducati dati a suo tempo
al padre e la consegna di altri 25000 ducati come indennizzo
di guerra. Il Malatesta si incontra con gli emissari del Montefeltro
Buonconte da Montefeltro e Bernardino degli Ubaldini della Carda.
Durante il suo soggiorno, i fratelli di Fiucio Spina cercano
di ucciderlo per vendicare la morte del congiunto, fatto (forse)
avvelenare da Sigismondo Pandolfo. |
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1459 |
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Gen. |
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Marche |
Si incontra
a Fano con Roberto da San Severino, reduce da un viaggio di
pellegrinaggio in Terrasanta. |
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……...... |
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Campania |
Ritorna a Napoli
per la continuazione delle trattative. |
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1460 |
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Feb.
mar. |
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Campania |
A febbraio
rientra a Napoli ed a marzo lascia definitivamente la città
senza alcun risultato. |
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Estate |
Ancona |
Jesi
Chiesa |
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Marche |
Sono consegnati
al padre dagli anconetani 3000 ducati ed è inviato in
soccorso di costoro per contrastare gli abitanti di Jesi e rispondere,
in tal modo, ad una loro incursione nel territorio di Camerata
Picena.. Devasta lo jesino; fatti molti prigionieri ed impadronitosi
di un grosso bottino, si spinge sino alle porte del capoluogo. |
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Nov. |
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Marche |
Lascia Fano
con 1200 cavalli e 500 fanti. Si volge contro Mosciano, cattura
80 uomini nei pressi ed ottiene a patti il castello che viene
messo a sacco. I prigionieri sono inviati legati ad Ancona.
Il Malatesta assale il castello di Barbara. |
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Dic. |
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Marche |
Attacca Morro
e non è in grado di impadronirsi del centro perché le
sue milizie si disperdono alla caccia di bottino: è fronteggiato
da Cicco Brandolini e da Ludovico Malvezzi, che lo obbligano
ad abbandonare il campo presso Morro. |
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1461 |
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Lug. |
Rimini |
Chiesa |
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Marche |
Partecipa alla
battaglia di Nidastore dove ha il comando dell’undicesima squadra:
mette in rotta gli avversari e ne depreda gli accampamenti. |
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Ago. |
Angiò |
Napoli |
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Abruzzi |
Viene assoldato
da Giovanni d’Angiò ed è inviato in soccorso di Giosia Acquaviva
al fine di combattere gli aragonesi. |
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1462 |
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Ago. |
Rimini |
Chiesa |
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Marche |
Battuto dal
Montefeltro al guado del fiume Cesano, ripara con il Brandolini
(che ora milita nel campo avverso) e Guido Benzoni nella rocca
di Mondolfo dopo avere opposto una accanita resistenza. E’ assediato
nella rocca di Mondavio, con 65 uomini d’arme e 120 fanti forestieri,
dal Montefeltro e da Napoleone Orsini; si sposta, infine, alla
difesa di Fano. |
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Sett. |
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Marche |
Effettua da
Fano varie sortite ai danni degli avversari. |
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1463 |
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Giu. |
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Marche |
A Fano. Sventa
un complotto messo in atto dai suoi nemici: alcuni congiurati
sono impiccati, altri sono incarcerati o riescono a fuggire. |
| Ago. |
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Marche |
Una nave (noleggiata
a Venezia) si sposta da Rimini con a bordo numerosi fanti (arruolati
negli Abruzzi), munizioni e vettovaglie. E' scortata da 2 fuste
e da altre barche. Una galea ed una fusta pontificie intercettano
il loro cammimo; dopo un aspro combattimento sono catturate
la nave ed una fusta, mentre l'altra riesce a riparare in Fano.
Si decide che la nave catturata deve essere inviata ad Ancona;
l'equipaggio si ferma nei pressi di Fano per la notte; vi salgono
50 uomini d'arme mentre i fanti fatti prigionieri sono trattenuti
sotto coperta. All'alba giungono 4 galee veneziane; si accostano
a tale fusta e fanno prigionieri equipaggio ed uomini d'arme.
I fanti, liberati, vettovaglie e munizioni sono introdotti nella
città assediata. Invano protestano a Venezia il vescovo
di Teano, il cardinale Niccolò Forteguerra, ed il Montefeltro
per ottenere la liberazione degli uomini d'arme. |
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Sett. |
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Marche |
E’ condotto
dal Montefeltro e dal cardinale legato un attacco
generale ai danni di Fano: esso termina solo perché ai
pontifici vengono a mancare le frecce. Il Malatesta riceve alcuni
rinforzi e guida 150 fanti cittadini in un’energica sortita
contro una bastia posta verso San Patrignano. L’assedio si fa
sempre più stretto, i pontifici irrompono nella città e gli
abitanti si arrendono: si rifugia nella rocca e la consegna
al Montefeltro dopo tre giorni. |
|
Ott. |
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Marche |
Nell’uscire
dalla rocca di Fano, gli viene incontro cavallerescamente il
Montefeltro, che si offre di proteggere lui ed i suoi famigliari:
la madre, le sorelle si imbarcano con i loro beni per Ravenna,
per sfuggire, come riportano i contemporanei, all’ira di Sigismondo
Pandolfo. |
| 1464 |
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Nov. |
Milano |
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Lombardia |
Si pone al
servizio degli Sforza. A Milano è raggiunto da lettere dello
zio Domenico che lo nominano suo erede. |
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1465 |
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Inverno |
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Lombardia
Romagna e Lazio |
Si propala
la notizia della morte in Morea del padre: parte subito da Milano
e si reca a Cesena, da dove spera di potere rientrare in Rimini
con il favore dello zio. Netta è l’ opposizione della moglie
del padre, Isotta degli Atti, che fa arrestare il cancelliere
Giacomo dal Borgo ed ottiene la confessione di alcuni congiurati,
che si sono mossi a suo favore per fargli ottenere la signoria
della città. Allorché viene a conoscenza che, contrariamente
alle sue aspettative, il padre è vivo, si porta a Roma e ritorna
a Milano agli stipendi degli Sforza. Rifiuta l’ offerta di condotta
fattagli dai veneziani. |
|
Ago. |
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Romagna |
A Cesena, alla
notizia che lo zio Domenico sta morendo. |
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Nov. dic. |
Cesena |
Chiesa |
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Romagna |
Alla morte
dello zio si impossessa di Cesena e di Bertinoro. Il Montefeltro
lo assedia in Cesena: si arrende quando si vede abbandonato
dai potenziali alleati (fiorentini e veneziani). Restituisce
la rocca allo stato della Chiesa ed in cambio ha la concessione
di una piccola signoria tra le valli del Bidente e del Ronco
( Sarsina, Meldola, Dogura, Tarcino, Montevecchio, Rocca delle
Caminate, Coglianello/Collinello, Ranchio, Gaibana, Turrito,
Perticara, Sapigno, Casalbono e Polenta), una provvgione di
3000 ducati ed altri 2500 ducati a titolo di controvalore delle
munizioni contenute nella rocca di Cesena. |
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1466 |
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Ott. |
Chiesa |
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Lazio |
E’ segnalato
a Pontecorvo. |
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1467 |
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Giu. |
Chiesa |
Venezia |
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Emilia |
Affianca il
Montefeltro contro Bartolomeo Colleoni. |
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1468 |
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Ott. |
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Lazio e Romagna |
Alla morte
del padre Sigismondo Pandolfo si presenta dal papa con una lettera
della vedova del padre e del fratellastro Sallustio, che lo
pregano di ritornare a Rimini per assumere la difesa della città
contro le mire pontificie. Si offre, invece, di consegnare la
città allo stato della Chiesa senza ricorrere alla guerra: chiede
solo di potervi rientrare per cacciarne Isotta degli Atti. Paolo
II acconsente e gli promette la signoria di Senigallia e di
Mondavio in caso di successo della sua missione: gli sono anche
dati 1000 fiorini per le spese. Il Malatesta viene così a Rimini,
entra con Raimondo Malatesta ed il castellano Pietro dei Gennari
in Castel Gismondo, si libera in breve tempo del presidio veneziano
e si impossessa della rocca. |
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1469 |
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Giu. |
Rimini |
Chiesa |
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Romagna |
Viene assalito
da 5000 uomini (2500 cavalli ed altrettanti fanti), che lo stringono
d’assedio in Rimini agli ordini di Alessandro Sforza e di Napoleone
Orsini. Esce con pochi uomini dalla porta di San Giorgio ed
attacca all’alba i pontifici, che stanno per entrare in Rimini:
fra i nemici sono uccisi 50 fanti; più numerosi sono i feriti. Gli avversari, tuttavia, si impadroniscono
del borgo di San Giuliano. Per guadagnare tempo, il Malatesta
si incontra di notte ed in segreto con lo Sforza e tratta la
resa. |
|
Ago. |
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|
Romagna |
Giungono finalmente
gli attesi soccorsi, inviati da Milano, da Firenze e da Napoli,
che sono condotti dal
Montefeltro; può uscire da Rimini ed in pochi giorni si impossessa
con le bombarde di nove castelli. Il Montefeltro gli fa capire
che ha le mani legate e che non può attaccare lo Sforza per
i vincoli che gli sono stati imposti dalla lega: il Malatesta
assedia allora Mulazzano, per farsi attaccare e provocare in
tal modo la reazione degli alleati. Alessandro Sforza cade nella
trappola, riceve alcuni rinforzi dai veneziani ed assale il
Montefeltro. Lo scontro dura dall’alba al tramonto ed è contrassegnato
dall’intervento decisivo del Malatesta, che porta la sua azione
quando gli avversari danno segni di stanchezza: fra i pontifici
sono catturati 300 uomini d’arme, fra i quali vi sono Virginio Orsini e Gian Francesco da Piagnano. Con
la vittoria, cadono in suo potere Montescudo, Gemmano, Monte
Colombo, Albereto, Saludecio, San Clemente, San Giovanni in
Marignano, Cerreto, Cerasolo. |
|
Ott. |
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Marche |
Occupa Mondavio,
Coriano, Montegridolfo e Meleto. La guerra ha termine con la
restituzione dei castelli da lui conquistati. |
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1470 |
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|
Ago. |
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Romagna |
E’ ucciso il
fratellastro Sallustio, il cui cadavere è deposto su una massa
di letame accanto alla porta del palazzo dei Marcheselli, dove
abita l’amante di quest'ultimo. La spada è trovata nella casa;
Giovanni Marcheselli è ucciso dalla folla inferocita,
mentre sta per essere condotto al castello. Si sospetta che
mandante dell’omicidio sia stato Roberto. |
|
Sett. |
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Campania |
Viene invitato
a Napoli da Ferrante d’Aragona; stipula, alfine, una tregua
di quarantotto giorni con i pontifici. |
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Nov. |
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Romagna |
Il fratellastro
Valerio è assalito ed ucciso da suoi sicari, mentre si sta recando
a Longiano. Roberto è anche accusato di avere fatto avvelenare
la matrigna Isotta degli Atti. Nello stesso anno viene contattato
dagli sforzeschi per passare al servizio del duca di Milano. |
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1471 |
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Apr. |
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Marche e Romagna |
Si reca ad
Urbino e definisce i termini della parentela fra i Malatesta
ed i Montefeltro: al suo ritorno a Rimini, sono organizzate
nella città feste e giostre. |
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Lug. |
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Romagna e Marche |
Alla morte
del papa corre ancora il contado di Rimini ed il vicariato di
Mondavio: in pochi giorni si impossessa di sedici castelli fra
i quali Sant’Arcangelo di Romagna, Scorticata, Montebello, Bellaria,
Mondaino. Si interpone il Montefeltro ed il Malatesta li restituisce
al nuovo pontefice Sisto IV. |
|
Nov. |
Napoli |
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|
Campania |
Si reca a Napoli,
dove è bene accolto dal re Ferrante d’Aragona; viene armato
cavaliere e gli è concessa una condotta. |
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1472 |
Firenze |
Volterra |
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Toscana |
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1473 |
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Mag. |
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Umbria |
Su richiesta
del re di Napoli e del futuro suocero, il duca di Urbino, ottiene
ufficialmente dal pontefice il riconoscimento della sua signoria
su Rimini e Bellaria. Si trova a Gubbio con Costanzo Sforza
ed il Montefeltro, per rendere omaggio al cardinale di San Sisto
Pietro Riario. |
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1474 |
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Gen. |
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Romagna |
Accoglie in
Rimini Bartolomeo Colleoni, che è diretto al santuario di Loreto. |
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Giu. |
Chiesa |
C.di Castello |
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Umbria |
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Lug. |
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Marche |
A Fano per
un consiglio di guerra. |
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1475 |
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Giu. |
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Romagna |
Si sposa con
la figlia di Federico da Montefeltro, Elisabetta: fra i festeggiamenti
è organizzata anche la battaglia del castello, in cui una squadra,
guidata da Giovanni della Rovere, cerca di impossessarsi di
un castello, difeso da Baldaccio da Pontoglio e dallo stesso Malatesta. I difensori del
castello indossano tutti una livrea verde. |
|
Ott. |
Chiesa |
Vitelli |
|
Umbria |
Agli ordini
del Montefeltro, con Costanzo Sforza respinge da Città di Castello
un’ incursione portata da Niccolò Vitelli. |
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1476 |
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|
Ago. |
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Romagna |
Festeggia in
Rimini il corteo inviato dal re Tommaso d’Ungheria e diretto
a Napoli. |
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1477 |
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|
Ago.
sett. |
Chiesa |
Comp. ventura |
|
Umbria |
Impugna le
armi contro il cognato Carlo di Montone ed assedia Montone per
trenta giorni. Convince la sorella Margherita, moglie del condottiero
avversario, a sottomettersi al papa ed a cedergli castello e
rocca un giorno in cui Bernardino di Montone è accampato fuori
le mura. I patti non vengono mantenuti dai pontifici. |
|
Ott. |
Chiesa |
Manfre di |
|
Romagna |
Staziona nel
faentino in soccorso del signore di Faenza Carlo Manfredi, attaccato
dai fratelli Galeotto e Lancillotto. Si reca a Granarolo con
5 squadre di cavalli, per impadronirsi della località: prende
alloggio a Donegaglia con gli uomini di Girolamo Riario e depreda
il territorio. Alla fine, lascia l’impresa e ritorna a Rimini. |
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1478 |
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Lug. |
Chiesa |
Firenze |
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Umbria |
A Perugia,
pronto ad invadere la Toscana per conto dei pontifici. |
|
Ago. |
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|
Toscana |
Assale furiosamente
Brolio ed ottiene la resa a patti dai difensori: gli alleati,
guidati dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona, mettono, invece,
a sacco la località. Ciò è causa di una sua forte irritazione. |
|
Sett. |
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|
Toscana |
Asseconda il
Montefeltro all’assedio di Monte San Savino. |
|
Ott. nov. |
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Toscana Romagna |
E’ segnalato
al campo ed a novembre rientra a Rimini. |
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1479 |
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Feb. |
Firenze |
Chiesa Napoli |
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Viene indotto
dai fiorentini, con Costanzo Sforza ed Antonello da Forlì, a
mutare partito a causa dell'odio che porta nei confronti del
duca di Calabria: costui, infatti, non solo ha offeso i tre
condottieri, ma li ha anche defraudati della loro parte di bottino.
Al Malatesta viene raddoppiata la condotta e gli è riconosciuto
uno stipendio annuo di 44000 ducati in tempo di guerra e di
36000 in tempo di pace; anche i suoi possedimenti godono della
protezione da parte degli alleati. |
|
Apr. |
|
|
Capita no g.le |
Toscana |
A Firenze.
In Santa Colomba gli sono date le insegne del comando. Alla
cerimonia presenziano i suoi capitani Pietro d’ Erba, Giorgio
Albanese, Giovanni da Gradara, Buglione da Fano, Castellano
da Castello e Pietruccio da Sant’Arcangelo. |
|
Mag. |
|
|
|
Romagna e Umbria |
Ha ai suoi
ordini 12 squadre di uomini d’arme. Con Costanzo Sforza assedia
Sant’ Arcangelo di Romagna; si allontana e si trasferisce a
Città di Castello con 400 uomini d’arme e 3000 fanti. |
|
Giu. |
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|
|
Toscana e Umbria |
Si unisce con
Carlo di Montone e dalla val di Chiana penetra con un'azione
diversiva nel perugino alla testa di 40 squadre di cavalli e
di molti fanti. In pochi giorni, più di venti castelli si arrendono
senza colpo ferire; Perugia, tuttavia, non si solleva e, per
di più, muore a Cortona il Montone. Il Malatesta viene respinto
da Braccio Baglioni. Il Montefeltro lascia il teatro delle operazioni;
il condottiero approfitta della nuova situazione, occupa il
castello di Borghetto, assedia Passignano sul Trasimeno e nei
pressi, a Magione, assale Matteo da Capua, Giulio Cesare da
Varano e Giovanni Francesco da Bagno, che si sono attendati
a Monte Colonna. Le forze che si scontrano sono di pari entità;
il comandante avversario, il Capua, vuole risparmiare alcune
schiere per il momento decisivo; le sue squadre sono in tal
modo sopraffatte in due ore e messe in fuga. I vincitori irrompono
nell’accampamento, lo saccheggiano e fanno un grande numero
di prigionieri che, privati di armi e di cavalli, vengono rimessi in libertà. Le perdite per gli aragonesi ammontano a 160 uomini
fra morti e feriti. Per la vittoria i fiorentini regalano al
Malatesta 25000 fiorini. |
|
Lug. sett. |
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|
|
Umbria e Toscana |
Si collega
con Ludovico Gonzaga, espugna e dà alle fiamme i castelli di
Romazzano e di Fratta Todina. Si sposta nel contado di Gubbio,
tocca Ponte San Giovanni, ha a forza il castello di Assisi ed
occupa Cannara, Bastia Umbra e Spello che appartengono ai Baglioni.
Incendiati pure tre mulini ed alcune case vicino a Perugia,
ritorna al campo con 150 prigionieri di taglia e 500 capi di
bestiame grosso e molti altri di minuto. Con Bernardino di Montone,
devasta il Chiugi e mette a ferro e fuoco altri castelli; assale
Castiglione del Lago, alla cui difesa vi è Carlo da Pian di
Meleto; inizia ad assediare la rocca di Cortona. Si trasferisce
verso San Casciano in Val di Pesa, si congiunge con lo Sforza,
ma non riesce ad impedire che il Montefeltro passi a sua volta
in val d’Elsa. Costretto a ripiegare a causa dell'inferiorità
numerica delle forze a sua dsposizione, raggiunge a Montepulciano
il resto delle truppe fiorentine scampate alla disfatta di Poggio
Imperiale (Poggibonsi). Si
avvicina a quest'ultima località e da qui si muove per
soccorrere i difensori di Colle di Val d'Elsa. |
|
Ott. |
|
|
|
Toscana |
La mancanza
di accordo fra i vari capitani, gelosi nei suoi confronti, ed
i disordini insorti nel campo non portano ad alcun risultato
per gli alleati. |
|
Nov. |
Venezia |
|
Capitano g.le |
|
La guerra ha
termine; il Montefeltro si interpone nuovamente a suo favore
presso lo stato della Chiesa; gli è tolta la scomunica.
A fine mese, a Venezia, nel collegio dei Pregadi, si decide
la sua assunzione e la sua nomina a capitano generale, con uno
stipendio di 40000 fiorini in tempo di pace e di 60000 in tempo
di guerra. La condotta è stabilita in 360 uomini d’arme di 4
cavalli, in 50 balestrieri a cavallo ed in 300 provvigionati,
dei quali 200 sono destinati alla difesa di Rimini. La ferma
è di due anni più uno di rispetto; è obbligato ad una sola mostra,
solo su richiesta della Serenissima. |
|
Dic. |
|
|
|
Romagna |
Riceve segretamente
a Ravenna, da Antonio Donato, lo stendardo ed il bastone del
comando; manda anche a Firenze un suo emissario per riscuotere
1000 ducati di paghe residue. Lorenzo dei Medici gli rivela
di essere a conoscenza dei
suoi contatti con i veneziani. |
|
1480 |
|
|
|
|
|
|
Apr. |
|
|
|
Veneto |
Il senato concede
al Malatesta la cittadinanza veneziana e lo iscrive alla nobiltà
della repubblica, a condizione che riceva a Rimini un nobile
con il titolo di podestà. Si reca a Venezia e vi è accolto dal
doge Giovanni Mocenigo con il bucintoro. Per ogni giorno di
permanenza nella città gli sono riconosciuti 50 ducati per le
spese di rappresentanza. Il doge gli consegna il bastone del
comando e Renato da Trivulzio lo stendardo. |
|
Giu. |
|
|
|
Marche e Friuli. |
Tenta di impadronirsi
di Gradara tramite l’operato di Gianni da Gradara. Viene inviato dai veneziani
in Friuli, per contrastare nella regione eventuali incursioni
dei turchi. |
|
Ago. |
Venezia |
Chiesa |
|
Romagna |
Si trova in
Romagna per difendere Forlì che, alla morte di Pino Ordelaffi,
è minacciata dalle armi di Girolamo Riario. |
|
Ott. |
|
|
|
Friuli |
Ritorna a Venezia
ed è rimandato nel Friuli,
per controllare le mosse dei turchi. |
|
Dic. |
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|
Romagna |
A Venezia ed
a Rimini. |
|
1481 |
|
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|
Mar. |
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|
Ottiene che
il pontefice tolga a Rimini l’interdetto scagliato sulla città
nel settembre di due anni prima. |
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1482 |
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|
…….. |
|
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|
|
I veneziani
conducono ai loro stipendi Roberto da San Severino: il Malatesta
non prende bene la notizia; il provveditore Giacomo di Mezzo
gli raccomanda di prepararsi per la prossima campagna contro
gli estensi. Vi sono
da parte sua alcune dilazioni, che cerca di giustificare con
il ritardo nel pagamento delle sue spettanze. |
|
Apr. |
Venezia |
Ferrara Firenze
Napoli |
Capitano g.le |
Veneto e Romagna |
A Padova gli
è donato dalla Signoria un cavallo del valore di 200 ducati.
Ha il comando delle truppe in Romagna. Gli sono inviati 11000
ducati, per mettere in ordine le sue compagnie. Esce da Ravenna
ed assale con il provveditore Bagnacavallo, che è difesa da
Giovanni Vitelli e da Pasquale d’Arezzo. Respinto, ne depreda
il contado; sorprende alcuni cavalli estensi usciti dalla località,
per scorrere a Vescocado nel ravennate. Cerca di impadronirsi
di Traversara, dà un improvviso assalto a Fusignano e ne è ributtato
da Teofilo Calcagnini. |
|
Mag. |
|
|
|
Romagna |
Analogo insuccesso
ha un suo attacco portato a Lugo; fa costruire un bastione di
legno alla punta del Mezzanino verso Ferrara e ripiega dal territorio
estense. E’ chiamato a Roma dal pontefice, in difficoltà ad
affrontare le milizie di Alfonso d’Aragona ed i colonnesi che
hanno invaso lo stato della Chiesa. Parte dalla Romagna con
2400 cavalli, 200 balestrieri veneziani ed il provveditore Piero
Diedo. |
|
Giu. |
|
|
|
Umbria |
Lungo il cammino
si attarda nei pressi di Città di Castello, ove è rientrato
Niccolò Vitelli; conquista alcuni castelli di scarso valore,
mentre di fronte ad altri (Verna, Montemiggiano, Montone) deve
constatare la propria impotenza a tempo breve. |
|
Lug. |
|
|
Gonfaloniere
|
Lazio |
Entra in Roma;
molti cardinali si fanno trovare al suo ingresso nella città
a porta del Popolo: si reca in Vaticano, a San Pietro e Sisto
IV lo fa alloggiare nella basilica di Santa Maria Maggiore.
Viene nominato gonfaloniere della Chiesa al posto di Giovanni
della Rovere. |
|
Ago. |
|
|
|
Lazio |
Muove da Roma
alla testa di 34 squadre di cavalli, di 2 squadroni di balestrieri
a cavallo e più di 9000 fanti. Si allontana dal campo posto
vicino agli acquedotti situati fuori porta San Giovanni, fa
la rassegna delle truppe alla tomba di Cecilia Metella, si dirige
verso i colli Albani. Recupera per strada Albano e Castelgandolfo;
da Lanuvio, Alfonso d’Aragona marcia alla volta di Torre Astura
e pianta le tende nei pressi di San Pietro in Formis, protetto
da pianure boscose, da paludi e da due torrenti. La battaglia
avviene a Campomorto, dove si scontrano da una parte 4500 cavalli,
fra cui 300 arcieri, e 6000 fanti e da quella aragonese 2500
cavalli e 1500 fanti. Il Malatesta divide l’esercito in sette
squadroni e si pone al comando della sesta schiera; il duca
di Calabria colloca la cavalleria al centro, la fanteria alle
ali e l’artiglieria sui rialzi del terreno. La mattina sono
respinti gli attacchi portati dalla fanteria pontificia prima
e dalla cavalleria successivamente; il Malatesta sostituisce
le schiere stanche del combattimento con altre fresche e piomba
nuovamente sul nemico. Gli aragonesi contrattaccano, ma sono
costretti a ripararsi dietro il secondo torrentello: a questo
punto si ha la fase decisiva della battaglia. 200 cavalli leggeri
e 1500 fanti, condotti da Jacopo Conti, riescono, infatti, ad
attraversare la zona paludosa e boscosa ed a prendere di fianco
ed alle spalle i napoletani. Lo scontro, che dura sei ore, risulta
uno dei più sanguinosi della seconda metà del Quattrocento in
quanto rimangono sul terreno circa 1200 morti: gli aragonesi,
in particolare, subiscono la perdita di 1000 uomini tra morti
e feriti, 300 uomini d’arme sono inoltre catturati. Alcune compagnie
di turchi sono costrette alla resa: passano immediatamente al
soldo dei pontifici e sono impiegati a Roma in compiti di ordine
pubblico. Il duca di Calabria si salva con 100 cavalli a Terracina
o a Nettuno; il Malatesta, cui in combattimento è stato ucciso
il cavallo da un colpo di artiglieria, si porta, invece, a Velletri,
vi lascia i feriti e ristora l’esercito affaticato per le marce
e la battaglia. |
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Sett. |
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Lazio |
Assedia Cave;
ammalatosi presto, si reca a Valmontone a curarsi. Da qui ritorna
a Roma, dove è ospitato nel palazzo del cardinale di Milano
Stefano Nardini, o del Governo
Vecchio. Nella città è accolto con trionfo dal papa Sisto IV.
Muore di febbre, o come si dice di veleno fattogli propinare
per invidia dal Riario, lo stesso giorno in cui conclude la
sua vita anche il suocero Federico da Montefeltro. Dopo solenni
esequie in San Pietro, è sepolto nelle grotte del Vaticano in
mezzo a molte bandiere, fra le quali spicca uno stendardo con
il seguente motto “Veni, vidi et vici, victoriam Sixto dedi,
mors invidit gloriae”. |
Uno dei migliori capitani del secolo. Capitano
valorosissimo.
Se fosse vissuto più a lungo avrebbe rinnovato l’arte
militare in Italia.
Famoso comandante.
Generoso e virtuoso.
Molto umano con i soldati.
Molto intelligente ed amante del bene comune.
Intelligente diplomatico. Conversatore acuto.
Fu il più simile a Sigismondo di tutti i suoi figli, quello
che con le migliori ragioni poteva proclamarsi il suo erede: nella virtù e
nell’abominazione.
Fu molto dissimile dal padre, ma simile nel maneggiare le
armi.
Di media statura, volto bianco, occhi azzurri e capelli
castani.
Dilettante entusiasta dell’arte e della cultura.