| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1427. |
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Inverno |
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Marche e Romagna |
Trascorre i
primi anni della sua vita a Fano. Alla morte del padre, si trasferisce
a Rimini presso lo zio Carlo, che provvede alla sua educazione. |
| 1429 |
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Marche |
Per sostenere le spese di
guerre con i Montefeltro vende Corinaldo agli stessi abitanti.
Il fratello Domenico non è d'accordo con tale decisione.
I cittadini, di conseguenza, per timore di essere assaliti da
quest'ultimo, chiedono ed ottengono di essere protetti dalla
Santa Sede. |
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1430 |
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Mag. |
Rimini |
Pesaro |
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Romagna |
Giovanni Malatesta
si allea con i Malatesta di Pesaro per sollevare Rimini. Sigismondo
esce dalla città travestito, a seguito della ribellione della
popolazione; con il fratello Domenico raccoglie in poco tempo
fautori e seguaci (dai 3000 ai 7000 uomini) e previene in Rimini
Carlo Malatesta (signore di Pesaro), che vorrebbe dare man forte
ai ribelli. |
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Giu. |
Rimini |
Comp. ventura |
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Marche |
Si avvia di
notte oltre il Foglia verso Serrungarina e, con mirabile prontezza,
colpisce di sorpresa i condottieri Sante Carillo, Andrea della
Serra, Luca da Castello e Ranieri Vibi del Frogia i quali, spinti
da Guidantonio da Montefeltro e da Galeazzo Malatesta, stanno
devastando il contado di Fano: gli avversari lasciano sul campo
molti morti e 300 cavalli, che sono catturati con i loro capisquadra.
Il Malatesta prosegue la sua marcia e si impadronisce di Sant’Ippolito,
che si è ribellata a Carlo Malatesta. |
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……......... |
Rimini |
Urbino |
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Marche |
Contrasta anche
i Montefeltro e, con aiuti ricevuti dagli Ordelaffi, impedisce
al conte di Urbino di occupare Sassocorvaro. |
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1431 |
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……......... |
Chiesa |
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200 lance |
Romagna |
Ottiene una
condotta di 200 lance dai pontifici: la ferma è stabilita in
sei mesi ed è rinnovabile: ha il compito di persuadere i piccoli
signori romagnoli a pagare il dovuto censo allo stato della
Chiesa. |
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Mar. |
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Veneto |
Si reca a Venezia
e viene aggregato con i suoi famigliari al Maggior Consiglio. |
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Ott. |
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Marche |
Accorre in
Fano con 300 fanti per sedare alcuni tumulti sorti nella città.
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Nov. |
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Veneto |
Ritorna a Venezia.
Si fidanza con Luciana Bussone figlia del Carmagnola. Quest'ultimo
gli invia, come anticipo della dote, del denaro, una pezza di
broccato fino ed un elmo d’argento. |
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Dic. |
Rimini |
Rivoltosi |
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Marche |
Deve intervenire
nuovamente a Fano, per domarvi una rivolta che il fratello Domenico
non è riescito a controllare: nella podesteria è assalito
da 300 contadini sobillati da un prete, Matteo Buratelli, parroco
di Cuccurano. Nello scontro è ucciso Giovanni di Carpegna e
sono feriti, sempre fra i suoi uomini, Bartolomeo da Brescia,
Atto degli Atti e Marcovaldo Argolanti, che conducono 4000 fanti
e molti cavalli. Interviene pure da Pesaro Carlo Malatesta che,
con una valida schiera di soldati, contribuisce a liberarlo
dai rivoltosi, ad occupare la rocca e si adoperara ristabilire
l’ordine nella città. Sigismondo Pandolfo è ferito al
costato da una pugnalata, che non gli permette di presenziare
all’esemplare punizione, che seguirà la fine della sedizione.
Secondo una leggenda, il Malatesta avrebbe sodomizzato il parroco
davanti a testimoni, prima di avviare il colevole alla giustizia
del podestà. Nella realtà, il Buratelli viene degradato da un
consesso di sette vescovi, consegnato alla giustizia secolare
ed impiccato nella piazza della fontana di Rimini con quattordici
suoi compagni. |
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1432 |
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Mag. |
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Alla condanna
e decapitazione del Carmagnola da parte dei veneziani, il Malatesta
non solo rompe il fidanzamento con la figlia di tale condottiero,
ma si rifiuta anche di restituire la dote con la scusa che,
in ogni caso, essa non sarebbe andata ai famigliari ma alla
Serenissima: la repubblica, infatti, ha confiscato i beni del
Carmagnola. I veneziani intervengono sul Malatesta; dovrà
restituire la dote in rate annuali di 2000 ducati a cominciare
dal gennaio 1434. |
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Lug. |
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Romagna |
Fa probabilmente
uccidere la vedova dello zio Carlo, Elisabetta Gonzaga, che
ha dato alla luce una bambina, Margherita, sospettata di essere
frutto di un suo amore illecito con la congiunta. |
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Ott. |
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Romagna |
E’ accusato
di avere avvelenato il fratello Galeotto Roberto: gli succede
nella signoria di Rimini, in quella di Fano ed in alcune terre
del Montefeltro. |
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1433 |
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Sett. |
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Romagna |
Accoglie in
Rimini l'imperatore Sigismondo d’Ungheria e gli consegna le
chiavi della città. Al seguito del sovrano si trovano
Marsilio da Carrara, Brunoro della Scala ed il duca di Baviera
con 2500 cavalli e 400 fanti. Il baldacchino di broccato d'oro
con perle e pietre preziose è portato, fra gli altri,
da Cocco Malatesta, da Francesco di Carpegna, da Gian Francesco
da Piagnano, da Antonio da Montesecco e da Carlo da Montalboddo.
Nell'occasione, Sigismondo Pandolfo, con il fratello Domenico,
viene armato cavaliere dall'imperatore. |
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Ott. |
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Romagna |
Concede a Ramberto
Malatesta, conte di Ghiaggiolo, il castello di Monlione e la
Tomba di Gambettola a compenso dei servizi prestatigli. |
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Dic. |
Rimini |
Chiesa |
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Romagna |
Si impadronisce
di Cervia e delle sue saline: il rettore della Romagna, il veneziano
Tommaso da Traù, non ha forze sufficienti per farsi rispettare
e la Serenissima si mostra favorevole al Malatesta. Il papa
Eugenio IV lo dichiara ribelle.
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1434 |
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Gen. feb.
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Emilia e Romagna |
Si reca a Ferrara
a prendervi Ginevra d’Este, sua sposa, con la quale entra solennemente
in Rimini ai primi di febbraio. Il matrimonio durerà
sei anni, finché il Malatesta non la farà avvelenare
perché si è innamorato di un’altra donna. Migliore sorte
non avranno gli sponsali con la figlia di Francesco Sforza,
Polissena, che sarà soffocata
anni dopo (giugno 1449) con un asciugamano attorno al collo
in Castel Sismondo, a Rimini, nel convento della Scolca; nell’occasione
farà pure uccidere un francescano, fatto da lui rinchiudere
in una torre, dove morirà di fame perché non ha voluto tradire
il segreto della confessione. Il matrimonio più felice sarà
l’ultimo, quello con Isotta degli Atti. |
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……......... |
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Romagna |
Cede Cervia
e le sue saline al fratello Domenico. |
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Nov. |
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Marche e Romagna |
Si reca ad
Urbino e sono concluse le trattative per le nozze del fratello
Domenico con Violante da Montefeltro, figlia di Guidantonio.
Ritorna a Rimini e vi accoglie la sposa con tutti gli onori
del caso. |
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1435 |
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Mar. |
Chiesa |
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200 lance |
Toscana |
A Firenze,
a rendere omaggio al
papa Eugenio IV. Ottiene la riconferma del vicariato di Cervia. Viene condotto con 200 lance per sei
mesi; gli è riconosciuta una provvigione mensile di 100 fiorini. |
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Apr. |
Chiesa |
Milano |
Capitano g.le |
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Ha dal pontefice
il comando delle sue truppe in Romagna e nelle Marche. Nelle
sue compagnie militano molti riminesi appartenenti alle
maggiori famiglie cittadine. |
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Mag. |
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Romagna |
Compie alcune
scorrerie nel forlivese con il fratello; batte nei pressi di
Ronco, con 500 cavalli e molte cernite, le milizie di Antonio
Ordelaffi. |
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Giu. |
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Toscana
Romagna |
Favorisce un
trattato in Borgo San Sepolcro (Sansepolcro), per fare ribellare
la città a Niccolò Fortebraccio: arriva nei pressi e corre il
rischio di essere sopraffatto dalle forze preponderanti di Niccolò
e Francesco Piccinino. Viene raggiunto a Cesena dallo Sforza
con 3000 cavalli. |
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Ago. |
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Umbria |
Si muove sotto
Assisi; in un'azione sta per essere catturato da alcuni fuoriusciti
perugini, che combattono con Taliano Furlano, i quali lo inseguono
sino a Spello. |
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Sett. |
Chiesa |
Milano |
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Romagna |
Continua a
contrastare l’Ordelaffi con lo Sforza; occupa Forlimpopoli e
semina incendi e devastazioni in tutto il territorio. Entra
in Forlì e si installa nella chiesa di San Mercuriale. |
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Ott. |
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Emilia |
E’ chiamato
dal governatore pontificio di Bologna Daniele da Treviso ed
entra nella città con 600 cavalli per la porta di San Mammolo.
Prende alloggio nella contrada di San Paolo; a Bologna fa impiccare
alcuni notabili. |
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Nov. dic. |
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Emilia |
Rimane a Bologna
con Francesco ed Alessandro Sforza: ha l'incariico di governatore
delle truppe. |
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1436 |
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Mar. |
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Toscana |
Si trova a
Firenze alla consacrazione di Santa Maria del Fiore, avvenuta
alla presenza di Eugenio IV: nell’occasione, su incarico del
pontefice, insignisce dell’ordine della cavalleria il gonfaloniere
Davanzati. |
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Giu. |
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Romagna |
Si accampa
a San Martino con il Furlano ed il fratello Domenico; depreda
nuovamente il forlivese. |
|
Ago. |
Chiesa |
Cunio |
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Romagna |
Assale in Lugo
i conti di Cunio e li costringe in pochi giorni alla resa. |
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Sett. |
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Emilia |
Ritorna a Bologna;
con il fratello abbandona a Riccardina il governatore pontificio
Baldassarre da Offida in balia delle truppe dello Sforza. |
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Ott. |
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Emilia |
Alla guardia
di Bologna con Alessandro e Francesco Sforza. |
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1437 |
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Apr. |
Venezia |
Milano |
200 lance |
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E’ condotto
dai veneziani per una ferma di sei mesi ed altri sei di rispetto:
gli è data la possibilità di non dover contrastare le truppe
dello stato della Chiesa. |
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Mag. |
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Emilia |
Viene cacciato
da Bologna dal Piccinino |
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Sett. |
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Lombardia |
E’ ancora sconfitto
dal Piccinino a Calcinato sull’Oglio. |
| Dic. |
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Lombardia |
Durante il periodo invernale
i suoi uomini, come quelli del Colleoni, danno il guasto ai
raccolti nel contado di Gorle. Il danno è valutato in
225 ducati. Il doge Francesco Foscari si lamenta per l' operato
dei due condottieri. |
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1438 |
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Apr. |
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Marche |
Parte da Bergamo
e rientra nella marca di Ancona. |
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1439 |
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Apr. |
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Marche |
Esce da Rimini
con Pietro Giampaolo Orsini; ottiene Pergola in cui entra a
metà mese con Baldovino da Tolentino e Scariotto da Faenza;
assedia Rocca Contrada (Arcevia). |
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Mag. |
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600 cavalli |
Romagna |
Giunge a Magliano
nel forlivese; si sposta con lo Sforza alla difesa di Forlì
con 200 cavalli e 200 fanti. |
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Ott. |
Rimini |
Urbino |
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Marche |
Toglie a Federico
da Montefeltro tre castelli sull’alto corso del Senatello: Casteldelci,
Senatello e Faggiuola. |
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Nov. |
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Marche |
Perde Tavoleto
che è messa a sacco dal Montefeltro e da Baldaccio d’Anghiari.
Il Malatesta irrompe a sua volta nel Montefeltro e vi conquista
otto castelli (Castelnuovo, Montefotogno, Piatramaura, Pennarossa,
Viano, Savignano di Rigo, Rontagnano e Tivizzano, che è devastato) |
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Dic. |
Venezia |
Milano |
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Romagna |
Si accampa
a Montegelli con le bombarde e si impadronisce della località
in tre giorni: sono catturati 15 fanti, inviati in soccorso
ai difensori da Guidantonio Manfredi. Costoro sono tutti impiccati
alla porta del castello. |
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1440 |
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Mar. |
Rimini
Milano |
Urbino
Firenze |
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Marche |
Perde Ruoppolo
(Rupoli), terra del vicariato di Fano, che viene saccheggiata
come avviene per il castello di Fossa da parte dell’Anghiari.
Gli viene contro il Piccinino; è persuaso a passare agli
stipendi dei viscontei contro i fiorentini. |
|
Apr. |
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Marche |
Su pressione
del Piccinino si reca ad Urbino e vi si ferma quattro giorni:
è accolto magnificamente
da Guidantonio da Montefeltro. |
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Mag. |
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Marche Romagna |
Esce da Fano
e si attenda vicino a Cervia con 800 cavalli e 400 fanti. Partecipa
all’ espugnazione di Modigliana. |
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Giu. |
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Romagna |
Il Piccinino
è pesantemente sconfitto da Micheletto Attendolo e da Pietro
Giampaolo Orsini ad Anghiari: il Malatesta cerca di correre ai ripari ed ospita a Rimini Oddantonio
da Montefeltro. |
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Lug. |
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Romagna |
Stipula un
trattato di alleanza con il signore di Faenza Guidantonio Manfredi;
si incontra sulla porta di Cotogni con Pietro Giampaolo Orsini. |
|
Ago. |
Firenze |
Milano |
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Romagna |
Combatte i
ducali agli ordini dello Sforza, mentre il fratello Domenico
si conduce al soldo dei Visconti. Pone il campo a Ronco ed assedia
Forlimpopoli: i difensori hanno spesso la meglio sui suoi uomini.
Si accampa a Selbagnone ed assedia Forlì. |
|
Sett.ott. |
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Romagna |
Occupa Bagnacavallo,
Massa Lombarda ed altre terre dell’imolese; non può, o non vuole,
impedire a Francesco Piccinino l’ingresso in Forlì. Danneggia
molti villaggi e tenta di espugnare il capoluogo. Vista l'inanità
dell'impresa, si sposta prima a Forlimpopoli con gli altri condottieri.
A metà ottobre, i fiorentini prendono la strada di Capodicolle
e della val di Savio: il Malatesta si ferma a San Vittore perché
trattenuto dai fiumi in piena. Le milizie fiorentine proseguono
per la Toscana; egli deve, invece, fermarsi per qualche giorno,
in quanto non può trovare riparo a Cesena, dal momento che il
fratello milita al soldo del duca di Milano. Rientra a Rimini. |
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1441 |
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Feb. |
Venezia |
Milano |
500 lance e 300 fanti |
Lombardia
Romagna |
Viene condotto
dai veneziani per un anno di ferma e sei mesi di beneplacito.
Lascia la Lombardia e si ferma a Santarcangelo di Romagna con
Giovanni Sforza. |
|
Apr. |
Rimini |
Pesaro Urbino |
|
Marche |
Minaccia Pesaro
e Fossombrone, soccorse dal Montefeltro che si muove con 200
cavalli e 300 fanti in aiuto di Galeazzo Malatesta. |
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Mag. |
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Marche |
Combatte nuovamente
il cugino Galeazzo ed i Montefeltro. E’ segnalato a Macerata
ed a Fermo. |
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Giu. |
Venezia |
Milano |
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Romagna |
Parte da Ruffio,
nel ravennate, con 1500 cavalli e 500 fanti, giunge a Forlimpopoli
ed al campo di San Benedetto presso Bertinoro; rientra nel ravennate.
A metà mese, si avvicina alla porta di Cotogni di Forlì,
senza che gli abitanti se ne accorgano, ed ha una scaramuccia
nel borgo. Ferito, è respinto con i fuoriusciti che lo accompagnano:
costoro gli hanno promesso 3000 fiorini al fine di depredare
il contado per tre giorni. Il Malatesta rientra a Cesena al
servizio dei veneziani. |
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Lug. |
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Romagna |
A Magliano;
continua sempre a danneggiare il forlivese. Si incontra sulla
porta di Cotogni con l’Orsini, un cancelliere dello Sforza ed
Antonio Ordelaffi, ormai alleato della lega antiviscontea, e
si allontana dal territorio. |
|
Ago. |
Rimini |
Urbino |
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Marche |
Aizza Alberigo
Brancaleoni contro il Montefeltro (con il quale è in contrasto per motivi
di interesse) e gli fornisce truppe: l'alleato si impossessa
di parecchie fortezze, fra le quali spiccano Santa Croce, presso
Sassocorvaro, e Montelocco. Il Montefeltro giunge sotto Montelocco
ed il Malatesta gli invia un messaggio con il quale gli assicura
la sua neutralità ed anche il suo intervento contro il Brancaleoni. |
|
Sett. |
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|
Marche |
Cala nottetempo
con tutte le sue forze su un accampamento feltresco; disperde
le schiere di Giovanni da Caravaggio; Federico è circondato
nei suoi alloggiamenti; ferito da una freccia, ha appena il
tempo di rifugiarsi nel suo terzo campo. Alla fine, sopraggiungono
3000 fanti che, condotti da Matteo da Sant’Angelo, obbligano
il Malatesta a ripiegare. Sigismondo Pandolfo si impossessa
di Tavoleto e perde Santa Croce. Transita per Macerata; è
diretto a Fermo dove si sposa con Polissena Sforza. le nozze
avvengono nella rocca del Girifalco. |
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Ott. |
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Marche |
Gli viene tolta
anche San Leo ad opera del Sant’Angelo. |
|
Nov. |
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E’ forzato
dallo Sforza a fare la pace con il Montefeltro. |
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Dic. |
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Lombardia |
Si trova a
Cremona al matrimonio del suocero con Bianca Maria Visconti.
Rimarrà nella città un mese e mezzo. |
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1442 |
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Feb. |
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Romagna e Marche |
Rientra dalla
Lombardia ed arriva a Sant’Arcangelo di Romagna con lo Sforza.
Si sposta, quindi, a Fermo ed a Fano con la moglie Polissena:
sono organizzati banchetti, giochi e giostre per tre giorni;
anche le botteghe cittadine restano chiuse. |
|
Mar. |
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|
Marche |
Si trasferisce
a Fermo a prendervi la moglie. |
|
Apr. |
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Marche |
Lascia Fano
con un seguito di 160 cavalli e visita con la moglie Loreto.
A Rimini. |
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Mag. giu. |
Sforza |
Chiesa Napoli |
|
Marche |
Ospita il suocero
a Gradara e lo aiuta contro pontifici ed aragonesi. Esce da
Rimini con 1600 cavalli e 400 fanti; si porta ad Jesi ed invia
800 cernite alla guardia di Forlì. |
|
Ago. |
|
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|
Marche |
Sconfigge ad
Amandola il Piccinino. |
|
Ott. |
|
|
|
Marche |
Si trova alla
difesa di Fabriano ed ostacola gli avversari che vogliono spostarsi
dall’Umbria nelle Marche. Troilo da Rossano è battuto da un
attacco improvviso di Roberto da Montalboddo: il Malatesta interviene
con il Brunoro e mette in fuga l’avversario. |
|
Dic. |
|
|
|
Romagna |
Rientra a Rimini.
Nell’anno cerca di fare uccidere a San Marino il senese frà
Paolo Spannocchi, che vuole fondare a Valdragone un monastero
dell’ordine dei serviti, perché lo contrasta nella sua politica. |
|
1443 |
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|
Gen. |
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|
Romagna |
Si incontra
a Cesena con il fratello Domenico e si riconcilia con lui. |
|
Mar. |
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|
Marche |
Si incontra
ancora con il fratello tra Fano e Rimini. |
|
Apr. |
Rimini |
Pesaro |
|
Marche |
Cerca di impossessarsi
per trattato di Pesaro ai danni di Galeazzo Malatesta. Fa entrare
nella città alcuni suoi uomini d’arme; 7 di costoro sono
scoperti e vengono immediatamente impiccati. Analogo insuccesso
ha un suo tentativo di avere Frontone. |
|
Mag. |
Sforza |
Chiesa Napoli |
|
Marche e Romagna |
Aiuta ancora
lo Sforza che è assediato in Fano. Rompe l’accerchiamento nemico
ed entra nella città con rinforzi per il suocero; sale, indi,
su una galea e ritorna a Rimini eludendo la sorveglianza della
flotta aragonese. |
|
Giu. |
|
|
|
Marche |
Si impadronisce
di Sant’Anatolia (Esanatoglia): nello scontro è ucciso il Pazzaglia
colpevole di avere sparlato nei suoi confronti. |
|
Lug. |
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|
|
Marche |
Conquista Castelraimondo
e si accampa sotto Tolentino. Allorché il Piccinino giunge
nei pressi di Visso
si muove da San Severino Marche e, al comando di 3000/4000 fanti
e di diversi cavalli, assale nottetempo con Pietro Brunoro il
campo nemico. Fra gli sforzeschi è ucciso Federico da Sassoferrato
con alcuni fanti. Il capitano perugino deve abbandonare l’assedio
e retrocedere a Norcia. |
|
Ago. |
|
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|
Marche |
Sembra che
sia contattato da emissari di Alfonso d’Aragona cui dà speranza
di tradire lo Sforza: in ogni caso la cosa non ha esito. E'
segnalato alla difesa di Fano. |
|
Sett. |
|
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|
Romagna |
Ha colloqui
a Rimini con lo Sforza ed il Sarpellione; subito dopo esce dalla
città e fronteggia gli avversari a Mondaino. |
|
Nov. |
|
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Capitano g.le |
Marche e Romagna |
E' inviato
dallo Sforza in avanguardia a Montelauro a porvi il campo; dà
inizio all’ attacco e sconfigge il Piccinino sotto un’acquerugiola
fina ed uggiosa. Uccide Gianninoda Caravaggio; egli stesso resta
ferito nello scontro. La vittoria non si completa, perché il
Malatesta non insegue i nemici in fuga, ma si disperde, peraltro
secondo gli accordi precedenti, in piccole azioni tese a strappare
agli avversari alcuni castelli del distretto di Pesaro. Alla
difesa della località si è collocato il Montefeltro. Il Malatesta ottiene in pochi
giorni Montelauro, Granarola, Pozzo del Piano, la Tomba di Pesaro;
gli si arrendono a patti, dopo un breve assedio, Candelara e
Novilara; ad essi seguono Montelabbate e Gradara. Lo Sforza
gli promette Pesaro; rientra a Rimini. |
|
Dic. |
|
|
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Marche |
Allorché lo
Sforza si trasferisce nella marca di Ancona, fa entrare alcuni
soldati in Montalboddo (Ostra), con il pretesto di comprarvi
delle vettovaglie; si impossessa in tal modo del castello. Distribuisce
le truppe negli accampamenti invernali di Fano e di Rimini e
si sposta all’assedio di Monte San Pietrangeli, difese rispettivamente
da Giacomo da Caivana e da Antonello della Torre. |
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1444 |
|
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|
Gen. |
|
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Marche |
Si scontra
nei pressi di Monte San Pietrangeli con il Montefeltro e Francesco
Piccinino; sconfigge gli avversari in un duro combattimento
sotto la neve. A Rimini. |
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Feb. mar. |
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|
|
Marche |
Riprende la
campagna nel pesarese; ha Montegaudio, Frontone e Casteldelci. |
|
Apr. |
|
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Veneto |
Firma una tregua
di quindici giorni con Galeazzo Malatesta e si reca a Venezia
alla ricerca di soccorsi. Lo Sforza, per farlo muovere, impegna
a favore del Malatesta le sue argenterie, che sono riscattate
dall’ebreo Giuseppe e, persino, i gioielli della moglie. Il
Malatesta viene scomunicato dal papa Eugenio IV con il suocero.
|
|
Giu. |
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|
|
Marche |
I pontifici
passano all’offensiva e gli sono tolte Montelabbate e la Tomba
di Pesaro; Montefeltro e Sant’Angelo scorrono a Riccione, Scanzano
e Saludecio. E’ bandita una tregua di sei mesi con Oddantonio
da Montefeltro. |
|
Lug. |
|
|
|
Marche |
Peggiorano,
nel frattempo, i suoi rapporti con lo Sforza: d’altra parte
quando è ritornato da Venezia con 35000 ducati, dovuti
dalla Serenissima al suocero, si è trattenuto parte della
somma per le sue paghe, per gli alloggi e per le vettovaglie
somministrategli in precedenza. Lo Sforza gli chiede di muoversi
verso Osimo e Recanati al fine di impedire che arrivino rinforzi al Piccinino; il Malatesta
si attarda, al contrario, a riconquistare Tomba. Lascia, successivamente,
Fano e vi rientra dopo tre giorni, con il pretesto di respingere
un attacco del Montefeltro su Rimini. |
|
Ago. |
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|
Marche |
Prende parte
alla battaglia di Montolmo (Corridonia) e sin dagli inizi si
dà alla fuga di fronte al Piccinino. Aiuta a rientrare in Frontone
Giovanni Gabrielli: gli uomini dello Sforza mettono a sacco
il castello, gli abitanti si ribellano e gli sforzeschi ne sono
espulsi. |
|
Sett. |
|
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|
|
Chiede allo
Sforza che non gli sia rinnovato l’anno di beneplacito: è accontentato.
|
|
Ott. |
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|
Marche |
Fa impiccare
a Fano, alle finestre del palazzo del podestà, il suo cancelliere
Gaspare da Sassoferrato. Decide, di seguito, di mutare politica
nei confronti del suocero; lo va a trovare a Fermo, si scusa
ed è perdonato. |
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Nov. |
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Marche |
Viene compreso
nel trattato di pace siglato dai contendenti come aderente dello
Sforza. Ottiene dallo stato della Chiesa la signoria di Gradara,
di Montelauro, di Granarola e di Pozzo del Piano. |
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1445 |
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Gen. |
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Già in allarme
perché il Montefeltro è passato agli stipendi dello Sforza,
si allontana nuovamente dal suocero allorché Galeazzo
Malatesta vende Pesaro e Fossombrone, rispettivamente, ad Alessandro
Sforza ed al suo rivale di sempre. |
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Feb. |
Chiesa |
Sforza |
Capitano g.le |
Marche |
Invia a Galeazzo
Malatesta un cartello di sfida che non ha alcun seguito; si
avvicina al duca di Milano Filippo Maria Visconti, che si dà
da fare per inasprire il suo sdegno. Si allea, da ukltimo, con
il re di Napoli e con il pontefice ( passa agli stipendi di
quest'ultimo), per spogliare lo Sforza dei suoi possedimenti
nella marca di Ancona. Si attenda a Tavoleto; è, invano, sfidato
a battaglia campale dallo Sforza. |
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Mar. apr. |
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Nell’attesa
di essere raggiunto dalle truppe ducali guidate da Taliano Furlano,
da Giacomo da Caivana e dal Montalboddo, stipula una tregua
con il Montefeltro, di cui si fa garante lo stesso Sforza. |
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Giu. lug. |
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Marche |
Con il fratello
Domenico assale in Fano Alessandro Sforza; si congiunge
con il Furlano ed aggredisce nel pesarese e nel fanese
lo Sforza, che ha espugnato ed incendiato diversi suoi castelli.
Tenta di impadronirsi di Pesaro con un colpo di mano. |
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Ago. |
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Marche e Romagna |
Concentra le
truppe tra Fano e Senigallia. Conquista con un assalto notturno
Montelicciano, che viene messo a sacco e dato alle fiamme; ha
Monte, frazione di San Leo, e si appropria del frumento di Ugolino
Bandi. Si incontra a Rimini con
Carlo di Montone ed il Montalboddo al solenne ingresso
del nuovo vescovo della città Bartolomeo Malatesta; parte da
San Salvatore e punta di nuovo su Fano. Costringe lo Sforza
ad allontanarsi da Carignano ed a ripiegare su Fermo. |
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Sett. |
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Marche e Abruzzi |
Si imbarca
su una galea e si porta negli Abruzzi, per sollecitare Alfonso
d’Aragona a trasferirsi nelle Marche. Rientrato con il fratello
Domenico, il Furlano e Baldovino da Tolentino, riprende l’offensiva
nella marca di Ancona: occupa Offida con otto giorni di assedio,
riconquista Sassoferrato, Piandimeleto e Montirone.
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Ott. |
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Marche e Romagna |
Lascia Recanati
(dove gli sono donati dagli abitanti 500 ducati) e marcia vittoriosamente
su Osimo. Con il Furlano, Antonio Rido ed il Montalboddo, tenta
pure un colpo di sorpresa su Ancona; conduce un attacco alla
porta di Capodimonte ed a quella di San Giovanni. Ottiene a
patti Montesanto (Potenza Picena) ed assedia Civitanova Marche.
Entra per trattato in Arcevia e la località gli è data in signoria
dal papa; dopo tre giorni, si
impadronisce della rocca e di altri castelli in cui fanno
irruzione i pontifici. A metà mese, è segnalato
nel forlivese con il Rido ed il cardinale Ludovico Scarampo:
le truppe ricevono dal capoluogo le vettovaglie necessarie per
le truppe ed il foraggio per la cavalleria. |
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Nov. |
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Marche |
Si trova a
Sassoferrato con il legato, il cardinale Scarampo. Penetra in
Fermo, ribellatasi ad Alessandro Sforza; il suo rientro a Rimini
è trionfale. |
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Dic. |
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Romagna e Lazio |
Si reca a Forlì,
ove si incontra con l'Ordelaffi: si ferma a pranzo con il signore
della città. Gli viene costruito appositamente un ponte
di barche a Villafranca, per permettergli di transitare con
le sue truppe verso Bologna. Di seguito, prosegue il suo viaggio
per Roma per rendere il dovuto atto di omaggio al papa. |
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1446 |
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Feb. |
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Emilia e Lombardia |
E’ invitato
a Milano dal Visconti. Si mette in cammino con 40 cavalli e,
nei pressi di Cotignola, sfugge ad un agguato tesogli da Astorre
Manfredi, che milita al soldo dei fiorentini. Ripara in una
palude nelle vicinanze di Russi; giunge a Ferrara ed a
Milano. |
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Mar. |
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Marche |
Ritorna a Fano.
Promuove una congiura ad Urbino, che viene sventata dal Montefeltro:
tutti gli scampati (e coloro che sono banditi dalla città
a seguito della ribellione) trovano rifugio a Rimini ed a Cesena.
Tra questi si trovano in particolare Niccolò Perfetti ed il
fratello Battista, che cedono al Malatesta le rocche di Casteldelci,
di Senatello e di Faggiuola. |
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Lug. |
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Marche |
Si muove tra
Fossombrone e Fano; prende parte al consiglio di guerra in cui
si decide di proseguire la campagna e di scacciare lo Sforza
da tutta la marca di Ancona. Ottiene Pergola con la rocca che
gli è consegnata dal castellano Guastalamarca, e Monte Gherardo;
distoglie le milizie sforzesche da Isola di Fano e si avvicina
a Montefabbri. Perviene nelle sue mani gran parte del contado
di Cagli. |
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Ago. |
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Marche |
Gli si arrende
Montefabbri, ha Talacchio, mette a sacco ed incendia Colbordolo
(25 difensori sono uccisi
nel combattimento e molti sono i feriti). Assedia il Montefeltro
in Urbino ed ha a patti
Sassocorvaro, Montegrimano e Monte Cerignone. |
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Sett. |
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Marche e Romagna |
Gli si arrende
Monte Cerignone con la rocca; ottiene pure Soanne e Montegelli.
Rientra a Rimini e vi riceve lo Scarampo, cui va incontro a
Santo Spirito. Invia truppe ai
ducali impegnati in guerra contro i veneziani. |
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Ott. |
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Marche |
Batte a Montelauro
Dolce dell’Anguillara: fra i nemici sono catturati 40 uomini
d’ arme con 3 capisquadra (sono pure uccisi 40 fanti). Vengono
in soccorso dello Sforza 3000 cavalli e 1000 fanti fiorentini, condotti da Guidantonio
Manfredi, da Simonetto da Castel San Pietro e da Gregorio d’Anghiari.
Il loro intervento capovolge il corso del conflitto. Il Malatesta
deve abbandonare l’assedio di Urbino con lo Scarampo; viene
sfidato a battaglia campale dal Montefeltro con l’invio di un
guanto insanguinato. Accetta apparentemente; nella realtà non
esce in combattimento e preferisce porsi sulla difensiva. Alessandro
Sforza ed il Montefeltro si impadroniscono dei castelli di Pozzo
del Piano, di Tomba e di Montelauro ed iniziano ad assediare
Gradara. |
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Nov. dic. |
Milano |
Venezia |
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Marche
Romagna Emilia e Lombardia |
Gradara è assediata
fino ai primi giorni di dicembre; il Malatesta soccorre la fortezza
dall’esterno e dimostra ampiamente la sua competenza nel campo
dell’ingegneria militare. Riesce a farvi penetrare, attraverso
un sotterraneo segreto, messaggi ai difensori e molesta senza
interruzione alle spalle gli assedianti. Le ostilità hanno termine
con una tregua, allorché egli si fa parte attiva nel riconciliare
il duca di Milano con lo Sforza. Accoglie a Rimini Guidantonio
Manfredi, che ritorna a Faenza dopo avere abbandonato l’assedio
di Gradara. Da parte sua, attraversa il forlivese con le sue
truppe ( a Forlì ha un abboccamento con l’Ordelaffi), attraversa
il bolognese e giunge in Lombardia, per soccorrervi il Visconti
in difficoltà con i veneziani. Il duca di Milano gli offre il
capitanato generale delle sue milizie; rifiuta l’incarico, per
non accrescere la gelosia dello Sforza nei suoi confronti. |
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1447 |
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Feb. mar. |
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Lombardia Emilia e
Romagna |
Da Milano ritorna
nei suoi territori. A Ferrara si incontra con il visdomino veneziano
per offrire i suoi servizi alla lega. Tramite lo Sforza, viene
bandita una tregua tra lui ed il fratello Domenico da un lato
ed Alessandro Sforza (che egli ha tentato di fare uccidere)
ed il Montefeltro dall’altro. |
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Lug. |
Napoli |
Firenze |
600 lance e 600 fanti |
|
Si avvicina
al re di Napoli e suoi emissari firmano la condotta: la
durata è stabilita in un anno più uno di beneplacito.
Gli è data una provvigione annua di 4000 ducati; ottiene pure
per le prime necessità una prestanza di 50 ducati per lancia
e di 4 ducati per fante. I 32400 ducati relativi alla prestanza
gli dovrebbero essere pagati in quattro rate dal giorno in cui
il re di Napoli sarà in grado di riscuotere i suoi crediti verso
il papa ed i Visconti. Il Montefeltro è, invece, assoldato dai
fiorentini per combattere gli aragonesi in Toscana. |
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Sett. |
Rimini |
Urbino |
|
Marche |
Contro i patti
stipulati in precedenza fa ribellare Fossombrone e ne assedia
la rocca: al terzo giorno il Montefeltro interviene e lo sconfigge.
La città è messa a sacco. Il Malatesta rientra a Rimini e vi
riceve Raimondo Boilo, rappresentante di Alfonso d’Aragona,
che dalla Lombardia si sta portando a Napoli. Lo accompagna
per un pezzo fuori della porta di San Bartolomeo. |
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Nov. |
Rimini |
Urbino |
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Romagna |
Ospita a Rimini
Galeazzo Malatesta, Antonio e Cecco Ordelaffi. Con il
cugino, spinge i fuoriusciti di Fossombrone ad assalire alcuni
castelli, quali Montalto, Bellaguarda, San Biagio, Casaspessa,
Torricella e Sant’Ippolito. Scrive al re di Napoli che la sua
offensiva nelle Marche ha l’obiettivo di richiamare il Montefeltro
dalla Toscana. Alfonso d’Aragona gli intima di occuparsi delle
faccende per le quali è stato condotto, invece che delle proprie
personali: riceve l’ordine di unirsi con gli aragonesi a Montepulciano.
Si rifiuta di obbedire, perché gli sono stati consegnati fino
a quel momento 22000 o tutt’al più 25000 ducati della sola prestanza.
Invia al re un suo emissario, per chiedere il saldo della condotta:
costui viene incarcerato in Castel Sant’Ermo; altri due ambasciatori
sono parimenti maltrattati. Il Malatesta ha ora una motivazione
per giustificare la defezione che sta meditando e riprende le
trattative con fiorentini e veneziani. Alfonso d’Aragona gli
manda altri 2000 ducati. |
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Dic. |
Firenze
Rimini |
Napoli
Urbino Pesaro |
600
lance e 400 fanti |
Toscana e Marche |
Si incontra
con Angelo della Stufa e Giannozzo Manetti, si reca a Firenze
e stipula la condotta: i denari avuti dagli aragonesi se li
trattiene a titolo di stipendio per i
mesi trascorsi. Chiede inizialmente una condotta di 600
lance e di 400 fanti (contro l’offerta di 500 lance e di 300
fanti) ed il comando generale delle truppe; si frappongono i
veneziani; pretende la clausola di non essere sottoposto ad
alcuna mostra durante i periodi di pace. Finalmente accetta
la condotta di 600 lance e di 400 fanti per un anno di ferma
ed uno di beneplacito. Ha il comando di tutte le milizie ad
eccezione di quelle del Montefeltro: fra le condizioni a suo
favore vi sono il permesso di non dovere fronteggiare le truppe
del fratello, né quelle pontificie. Tutto ciò non gli impedisce
di continuare a molestare il Montefeltro. Persuade, infatti,
Alessandro Sforza che il Montefeltro sta per attaccare Pesaro;
costui chiede il suo aiuto; nello stesso tempo il Malatesta
mostra al suo rivale di sempre la lettera ed insieme stabiliscono
di anticipare le mosse del signore di Pesaro. Da alcuni segnali
il Montefeltro si accorge di essere vittima di un inganno; entra
in Pesaro e difende la città dalle truppe del Malatesta. Sigismondo
Pandolfo irrompe nell’urbinate e vi occupa più di trenta castelli.
I fiorentini protestano. |
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1448 |
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Gen. |
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Marche |
Gli è inviato
il denaro delle paghe dai fiorentini; il Malatesta continua
imperterrito a devastare il Montefeltro. I fiorentini propongono
ai veneziani uno scambio che preveda l’invio di Micheletto Attendolo
in Toscana ed il trasferimento del Malatesta in Lombardia contro
i viscontei. Sigismondo Pandolfo promette di non molestare il
suo emulo; aiuta, al contrario, Galeazzo Malatesta ad assalire
Alessandro Sforza nel pesarese ed a occupare Montelauro. Vi
sono nuove pressioni dei fiorentini nei suoi confronti. |
|
Feb. |
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Marche e Romagna |
Si ferma a
Sassoferrato per la comparsa nei pressi di alcune compagnie
aragonesi. Arma cavaliere a Rimini Antonio degli Atti, fratello
della sua amante Isotta. |
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Mar. |
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Romagna Umbria e Toscana |
Ricevuta la
paga anche dai veneziani, parte da Rimini con 2000 uomini; arriva
a Sant’ Arcangelo di Romagna, segue il corso del Marecchia e
dell’alto Tevere, giunge a Pieve Santo Stefano, Sansepolcro
ed Arezzo per la rassegna dei suoi uomini. Alla notizia che
Alessandro Sforza con milizie feltresche gli ha tolto alcuni
castelli, minaccia di abbandonare subito la Toscana. Questa
volta i fiorentini intervengono sul Montefeltro e fra i due
condottieri è stabilita una nuova tregua. |
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Apr. mag. |
Firenze |
Napoli |
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Toscana |
Esce da Castiglion
Fiorentino e conduce l’esercito a Cortona; da qui, attraverso
la val di Chiana, si avvia per la val d’Orcia, non mancando
di predare il territorio e di razziare il bestiame relativo.
Assale Montebenichi, si avvicina a Monticchiello e capita sotto
Perignano. I senesi (maggio) pretendono la restituzione delle
prede. |
|
Giu. |
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Capitano g.le |
Toscana |
Viene inviato
alle Poggiole, per aiutare gli alleati senesi. Tocca Certaldo,
Castelfiorentino e San Miniato, giunge a Firenze ed è nominato
capitano generale. Ritorna al campo, si dirige verso Peccioli
ed avanza sino a Massa Marittima. |
|
Lug.
ago. |
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Toscana |
Contro il suo
parere i fiorentini seguono il consiglio del Montefeltro e si
accampano nei pressi di Campiglia Marittima, in un luogo paludoso
ricoperto di pietre e sabbia, detto le Caldane, per certe sorgenti
d’acqua calda che vi scaturiscono. In breve la malaria, l’acqua
pessima, la mancanza di vino e le continue privazioni si abbattono
sull’esercito, provocandone diserzioni su larga scala. Il Malatesta
supera tutte le difficoltà e, con il suo esempio, rafforza il morale
delle forze a sua disposizione; con impreviste cariche di cavalleria
e sortite notturne ai campi aragonesi, si mette in contatto
con Rinaldo Orsini, assediato dagli avversari in Piombino. |
|
Sett. |
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|
|
Toscana
Lombardia |
All’alba attacca
con vigore alle spalle gli aragonesi, che si accingono ad assalire
le mura di Piombino con l’appoggio, dal mare, della flotta.
Rinaldo Orsini esce a sua volta dalla città ed incendia le macchine
da guerra: Alfonso d’Aragona è costretto ad abbandonare le operazioni
dopo varie ore di combattimento, nel cui svolgimento si segnala
fra gli aragonesi la perdita di quasi 2000 uomini fra morti
e feriti. |
|
Ott. |
Venezia |
Milano |
|
Lombardia |
Viene inviato,
con Gregorio d’Anghiari (2000 cavalli e 1000 fanti) in Lombardia
allo scopo di soccorrervi i veneziani in difficoltà. |
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Nov. |
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Romagna |
Parte da Rimini
con 3000 cavalli e 2000 fanti ed è diretto in Lombardia. |
|
Dic. |
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|
Lombardia |
Si trova ad
Orzinuovi. |
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1449 |
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|
|
Gen. |
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Lombardia |
Si avvicina
a Crema con il provveditore Giacomo Loredan; minaccia di bombardare
Treviglio e la città gli si arrende a patti. |
|
Feb. |
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Capitano g.le 2000 cavalli
e 400 fanti |
Lombardia |
Gli è rinnovata
la condotta dai soli veneziani (2000 cavalli e 400 fanti), con
uno stipendio mensile complessivo di 7040 ducati. |
|
Apr. |
|
|
|
Lombardia |
Si trova in
Ghiaradadda con 6000 cavalli. Si accampa sotto Crema; si pone
con il provveditore Loredan a San Bartolomeo, tra le porte di
Ripalta e di Serio, e non cessa di colpire le mura con le artiglierie.
Una sortita degli abitanti, agli ordini di Gaspare da Vimercate,
inchioda le bombarde, brucia due bastie costruite dai veneziani
e distrugge le trincee. Carlo Gonzaga è, alfine, rafforzato
dalle milizie di Francesco e Jacopo Piccinino, per cui il Malatesta
è costretto a ritirarsi a Fontanella. Si unisce con Bartolomeo
Colleoni nella valle di
San Martino. |
|
Ago. |
|
|
|
Lombardia |
Sempre contrastato
dal Gonzaga, corre sotto Crema e si ferma a due miglia dalla
città. Attraversa il Serio, colloca i suoi alloggiamenti sulla
strada che porta ad Ombriano e fa costruire il canale della
Marchesa, per levare l’acqua ai fossati cittadini. In sessanta
giorni sono lanciate contro le mura 1833 colpi di bombarda.
A metà mese, entra nella località con il provveditore Andrea
Dandolo, Gentile della Leonessa e Cesare da Martinengo preceduto
da venti araldi. |
|
Ott. |
Venezia |
Sforza |
|
Lombardia |
Cerca di aiutare
i milanesi della Repubblica Ambrosiana, che nel rivolgimento
delle alleanze ora combattono lo Sforza: gli è regalata una
casa a Milano nella parrocchia di San Protaso ed i veneziani
gli promettono di aiutarlo nella conquista di Pesaro. |
|
Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Supera l’Adda
a Brivio su un ponte di barche, si attenda presso Lecco nelle
campagne del monte di Brianza ed è vanamente fronteggiato da
Giovanni Sforza e da Giovanni Ventimiglia. Chiama Jacopo Piccinino,
affinché si congiunga con i veneziani e raggiunge Matteo da
Sant’Angelo a Monte Calco, dove attacca inutilmente una torre.
Battuto dallo Sforza al monte di Brianza (molti sono i prigionieri
fra i suoi uomini), dispera di avere migliori risultati e ripiega
al di là del fiume. |
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1450 |
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|
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Gen. |
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|
2000 cavalli e 500 fanti |
Romagna
Lombardia |
Sverna in Romagna;
i veneziani lo riconfermano nel capitanato generale delle truppe:
gli è riconosciuta una provvigione mensile di 600 ducati ed
una condotta di 2000 cavalli e di 500 fanti. La ferma è stabilita
in un anno più sei mesi di rispetto; è accordata la protezione
ai suoi possedimenti da parte della Serenissima e nei pagamenti
gli è assicurata la clausola del condottiero più favorito. Raduna
con il Colleoni ragguardevoli scorte di viveri, che cerca di
fare arrivare a Milano. Attacca cinque bastie nemiche poste
sui monti, ne espugna due e le dà alle fiamme: interviene lo
Sforza che lo obbliga a riattraversare l’Adda con alcune
perdite. Ad un certo punto, il Malatesta si trova ad avere forze
superiori a quelle dell’avversario allorché viene raggiunto
a Galbiate da Jacopo Piccinino; nonostante ciò, non osa portare
alcun attacco. |
|
Feb. |
|
|
|
Lombardia |
Comanda a tutti
i soldati di procurarsi vettovaglie per cinque giorni e di trasportare
da Bergamo, con destinazione Milano, una grande quantità di
frumento. Negli stessi giorni, lo Sforza entra in Milano da
vincitore, per cui egli deve ancora una volta retrocedere oltre
l’Adda. |
|
Apr. |
|
|
|
Veneto |
Lascia il bresciano
e si reca a Venezia; è accolto apparentemente in trionfo. |
|
Mag. |
|
|
|
Lombardia |
|
|
Giu. lug. |
Rimini |
Pesaro |
|
Veneto
Romagna e Marche |
E’ in questo
periodo che accade nel veronese l’episodio dell’atto di violenza
perpetrato dal Malatesta (o da alcuni suoi uomini) ai danni
di una nobildonna tedesca, o borgognona, che si sta recando
a Roma per un pellegrinaggio con una comitiva di 200 cavalli.
Costoro sono uccisi; la donna non vuole consentire alla lussuria
del Malatesta, viene violentata prima da lui e, poi, dai suoi uomini
e per il dolore muore in pochi giorni a Verona. Sospettato del
fatto, il Malatesta invia a Venezia 4 uomini d’arme, a suo dire
responsabili dell'episodio: costoro sono torturati e vengono
presto rilasciati perché ritenuti dalle autorità innocenti.
Egli ritorna subito in Romagna; si trova a Ravenna con Cecco
Ordelaffi e si reca a Rimini. Dopo alcuni giorni, si mette in
marcia contro Pesaro che, per accordi presi con il Montefeltro,
dovrebbe pervenire nelle sue mani. Si ferma sul fiume Marano
e pone i suoi alloggiamenti nel casamento dell’ospedale del
Terzo detto di San Lazzaro. Invia Gaspare Broglio dal conte
di Urbino, per sollecitarne l’aiuto; costui, dopo un colloquio
con il Montefeltro, gli riferisce che è stato ingannato dal
rivale. Invia allora il Broglio a Montefiore Conca per raccogliervi
300 uomini ed invita Gian Francesco da Piagnano, fermo a Macerata
Feltria, di spostarsi a Pietrarubbia per esservi raggiunto dal
Broglio. Tutto ciò non impedisce che 500 fanti sforzeschi,
comandati da Guido d'Ascoli, riescano ad entrare in Pesaro rafforzandovi
la guarnigione. Il Malatesta si muove nel pesarese, si accampa
alla Torre del Boncio e si appresta ad assalire il capoluogo.
Il Montefeltro lo forza a ritirarsi. |
|
Nov. |
|
|
|
|
I veneziani
gli notificano ufficialmente il mancato rinnovo della condotta. |
|
1451 |
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|
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|
|
Gen. |
Rimini |
Urbino |
|
Romagna |
Accoglie a
Rimini il fratello dell’imperatore Alberto d’Austria e gli regala
un corsiero. Invia Antonello da Narni ad occupare il castello
di Frantico. |
|
Lug. |
|
|
|
Marche |
Ha a Fabriano
un colloquio privato con il papa. |
|
Ago. |
|
|
|
Marche |
E’ ancora a
Fabriano dove Niccolò V gli rinnova la concessione dei vicariati
su Rimini, Cesena, Fano, Bertinoro, Cervia, San Leo, Sant’Agata
Feltria, Sestino, Pennabilli, Senigallia, Pergola, Gradara,
Mondaino e Talamello e gli rilascia le bolle di legittimazione
dei figli naturali Roberto e Sallustio. Gli è ridotto il censo
da 6000 a 4000 fiorini l’anno. |
|
Sett. |
Milano |
|
|
|
Passa al servizio
dello Sforza. La condotta durerà fino al settembre del
1452; gli è concessa una provvigione di 25000 ducati l’anno. |
|
Dic. |
Rimini |
Urbino |
|
Marche |
Riprende la
lotta contro il Montefeltro e fa invadere dai suoi l’agro di
Montefotogno, di Colbordolo, di San Donato e di Montecopiolo.
I feltreschi non sono colti impreparati; con l’aiuto di 300
fanti e 200 cavalli che si avvicinano a Cagli e di una squadra
di cavalli, condotta dal napoletano Giacomo Ferrari, mettono
in fuga i malatestiani. |
|
1452 |
|
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|
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|
|
Apr. |
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|
|
Campania |
Si reca a Napoli
e prende parte ad una giostra organizzata per la nascita di
Federico d’Aragona, figlio del duca di Calabria Ferrante e tenuto
a battesimo dall’imperatore Federico d’Austria. E’ contattato
dagli aragonesi (un frate di nome Puccio) e dai veneziani (Zaccaria
Valaresso) ed a tutti dà buone parole. E’ respinto da Fano un
tentativo del Montefeltro di impadronirsi della città. |
|
Ago. |
Firenze |
Napoli |
1700 cavalli |
Toscana |
Passa agli
stipendi dei fiorentini. Gli è concesso un soldo di 15000 ducati
per contrastare gli aragonesi comandati dal Montefeltro. |
|
……......... |
|
|
|
Toscana |
Combatte il
Montefeltro a Castellina. Non punta sulle battaglie campali;
impegna bensì il nemico con varie azioni diversive e lo obbliga
a collocare gli accampamenti invernali fuori della Toscana. |
|
1453 |
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|
|
Mag. |
|
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|
|
Tratta ancora
con veneziani ed aragonesi. |
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Giu. |
Firenze |
Napoli |
1400 cavalli e 400 fanti |
Toscana |
Accetta l’offerta
dei fiorentini (gli sono riconosciuti 32000 fiorini) e ritorna
in Toscana. |
|
Ago. |
|
|
|
Toscana |
Occupa Rincine
e Foiano della Chiana con Alessandro Sforza; assedia la rocca
di Vada, alla cui difesa è Carlo di Campobasso. Pianta le artiglierie
e con le sue bombarde impedisce alle galee genovesi di rifornire
la località. Contrasta 1000 cavalli condotti da Ignazio di Guevara. |
|
Sett. |
|
|
|
Toscana |
Si accampa
a Colle di Val d’Elsa. Allo scadere della ferma tenta di passare
al soldo della Serenissima e degli aragonesi: il Broglio ratifica
gli accordi con il re di Napoli che offre la mano della nipote
Eleonora d’Aragona al primogenito Roberto. Il Malatesta, spinto
da Giacomo Anastagi, tiene sospesa la trattativa, per ottenere
condizioni migliori ed invia a Napoli nuovi ambasciatori con
l’obiettivo di temporeggiare. Si rinnova nei suoi confronti
l’odio di Alfonso d’Aragona. |
|
Nov. |
|
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|
|
Viene investito
dal papa di Montecassiano e di Montemarciano. |
|
Dic. |
|
|
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Riapre le trattative
con i veneziani: esse dureranno a lungo e saranno condotte da
entrambe le parti senza eccessivo impegno. |
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1454 |
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|
|
Gen. |
|
|
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Romagna |
Si incontra
a Rimini con l’ambasciatore veneziano Francesco Contarini che
lo sollecita a trasferirsi in Toscana con gli aragonesi: fallisce
anche tale prospettiva per la sua pretesa di sposare una figlia
legittima di Alfonso d’Aragona, anziché una naturale come gli
è stato proposto. |
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Apr. |
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I veneziani
firmano la pace con fiorentini e sforzeschi. |
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Ago. |
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Alfonso d’Aragona
aderisce alla pace di Lodi: non vuole che ne siano compresi
nei benefici i genovesi, Astorre Manfredi ed il Malatesta ai
quali non sono perdonati gli antichi torti.Sigismondo cerca
soccorsi nella situazione: poiché i veneziani si rifiutano
di intervenire a suo favore, è costretto ad inviare alcuni ambasciatori
a Napoli con il compito di promettere la restituzione delle
somme a suo tempo trattenute. Tenta di fare causa comune con
il Manfredi e di farsi amico Jacopo Piccinino tramite il fratello
Domenico. |
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Autunno |
Siena |
Pitigliano |
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Romagna |
Contattato
dai senesi tramite Gaspare Broglio, è assunto con Giberto da
Correggio e Giulio Cesare da Varano, per contrastare il conte
di Pitigliano Aldobrandino Orsini. Gli è assicurato uno stipendio
di 16000 ducati. Lascia San Salvatore. |
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Nov. |
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Capitano g.le |
Toscana |
Si porta a
Siena e gli sono date le insegne del capitanato generale. Passa
all’assedio di Sorano. Si accampa di fronte alla fortezza con
12000 uomini, senza contare i numerosissimi volontari. Bombarda
la rocca con 2 pezzi di artiglieria; dopo inutili assalti i
senesi lo invitano a reiterare gli attacchi con forza e per
convincerlo gli mandano un cavallo in dono. Allorché le testuggini
si avvicinano alle mura per rompere una porta, vi è una sortita
diversiva di 100 cavalli al campo del Correggio, i nemici sono
circondati e costretti alla resa; sono, tuttavia, lasciati andare
con la promessa di non unirsi più con la guarnigione. Si acuiscono
nel frattempo i contrasti del Malatesta con il commissario Antonio
Petrucci, alimentati anche da una storia dal sapore boccaccesco:
il senese, infatti, si innamora di un paggio di Giberto da Correggio,
il Milanese. Un provvigionato riminese scopre i due amanti nel
padiglione e fa in modo che siano bastonati dai malatestiani
i famigli del Petrucci che, per nascondere il fatto, hanno inseguito
il paggio, uscito di nascosto dalla tenda, con l’accusa di furto.
Come risultato, il Petrucci ora favorisce il Correggio ai danni
del signore di Rimini, accusato di trattare con Everso dell’Anguillara. |
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Dic. |
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Toscana |
Sorano è sul
punto di capitolare ed i senesi fanno avere al Malatesta 12000
ducati, affinché prosegui nelle operazioni. Il condottiero si
fa, invece, corrompere dall’Orsini e stipula senza alcuna autorizzazione una tregua di un mese con gli avversari.
Si fa consegnare un figlio in ostaggio dal conte di Pitigliano
e si allontana dal campo con Carlo dell’Anguillara ed il Varano,
facendo ritirare truppe ed artiglierie. Prende la strada di
Montemerano, si porta a Magliano in Toscana e tenta di conquistare
tale centro; fallito un analogo tentativo su Saturnia, compie una scorreria nella maremma
grossetana e si impadronisce di una grande quantità di bestiame
che fa condurre a Pisa. Il Varano inizia a sospettare del suo
comportamento, si reca a Siena e riferisce in segreto i suoi
timori ad un amico che ne informa, a sua volta, le autorità.
I senesi decidono di inviare due cittadini da Carlo Gonzaga
o dal Correggio, per verificare la disponibilità di uno dei
due capitani ad uccidere il Malatesta. |
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1455 |
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Gen. |
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Toscana |
Allo scadere
della tregua, Pietro Brunoro, Ceccone d’India, Leonetto Corso,
Padovano Calabrese, Fusco da Napoli, Antonio Foresta lasciano
Sorano agli ordini del Correggio per intercettare il Malatesta:
lo raggiungono a Giuncarico e lo forzano ad abbandonare il bottino
in cambio di un via libera su un ponte. I senesi si accorgono
che il signore di Rimini non mantiene i patti, lo assalgono
e gli catturano tre compagnie su quindici. Nel proseguimento
della sua marcia nel fiorentino, il Malatesta cerca di impadronirsi
di Castel Pasquale, ripara a Piombino ed a Scarlino, ottiene
il passo dai fiorentini, valica gli Appennini e cala in Romagna.
Negli stessi giorni è informato da Jacopo Piccinino di
una probabile scorreria di quest'ultimo con la sua compagnia
nel senese. |
| Feb. |
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Romagna |
A fine mese è contattato
dal papa Niccolò V e dallo Sforza affinché, con
le sue truppe stanziate in Romagna, impedisca il passo alla
compagnia del Piccinino in marcia verso Bologna. |
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……......... |
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Rispettoso
delle forme, ha il coraggio di chiedere ai senesi un congedo
regolare: la repubblica glielo concede, ma non manca di informare
tutti gli stati della sua perfidia. |
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Estate |
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Romagna |
Jacopo Piccinino
invade il senese con la sua compagnia; il Malatesta si colloca
a Savignano sul Rubicone e riceve alcuni soccorsi dallo Sforza.
Tratta pure con i venturieri. |
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1456 |
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Giu. |
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Romagna |
Organizza a
Rimini dei festeggiamenti in onore di un marchese d’Este in
visita alla città. Nell’occasione, si svolge un combattimento
in cui 50 uomini, armati di mazze e di bastoni, difendono un
castello, mentre altri 50 lo assalgono con le stesse armi: nella
mischia entra anche il Malatesta, che corre il pericolo di restare
ucciso. |
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Lug. |
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Romagna |
Si rappacifica
a Cesenatico con il fratello Domenico. |
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……........ |
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Allorché
gli aragonesi assalgono in Genova il doge Pietro Campofregoso,
si sente in pericolo, anche perché si vede abbandonato dallo
Sforza, che, nello stesso tempo, si è legato con vincoli
di parentela con gli avversari. Il Malatesta invia propri ambasciatori
al doge ed a Renato d’Angiò, affinché Genova pervenga nelle
mani del re di Provenza. |
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1457 |
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Mag. |
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Emilia |
Borso d’Este
prende l’iniziativa per riconciliarlo con il Montefeltro. L’incontro
avviene nella villa di Belfiore e finisce con contumelie reciproche. |
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Ott. |
Rimini |
Napoli Urbino |
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Alfonso d’Aragona
gli invia contro il Montefeltro e Jacopo Piccinino per vendicarsi
delle passate ingiurie. Ritira inutilmente a Venezia un suo
gioiello per risarcire il re di Napoli del denaro truffatogli
anni prima. Chiede invano soccorsi al genero Carlo di Montone.
Per guadagnare tempo sfida a duello il Montefeltro ed il duca
Ludovico di Savoia-Acaia dà il proprio assenso alla sua effettuazione. |
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Nov. dic. |
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Marche |
Montefeltro
e Piccinino gli conquistano diverse terre nel vicariato di Fano
(Reforzate, Montalbo, Isola di Fano, Casaspessa, la Valle) ed
iniziano ad assediare Senigallia. Nonostante le continue contese
che sorgono tra i due capitani rivali, il Malatesta è ridotto
presto a cattivo partito. Invia a Napoli il figlio Roberto,
per avviare trattative con Alfonso d’Aragona. Il sovrano in
un primo momento dice di accontentarsi di 27000 ducati, più
il riconoscimento delle spese sostenute per la spedizione del
Piccinino e del conte di Urbino; eleva progressivamente le sue
richieste a 40000 ducati, più altri 15000 per altri interessi.
Il Malatesta riceve soccorsi da Everso dell’Anguillara e dai
colonnesi, che gli permettono una qualche resistenza. |
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1458 |
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Feb. |
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Il re di Napoli
chiede al figlio Roberto la somma di 50000 ducati, un gioiello
che gli è già stato promesso ed alcuni possedimenti. |
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Apr. |
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Marche |
Il Malatesta
si oppone agli avversari a Mondavio. |
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Mag. |
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Emilia |
Si reca a Ferrara
e vi attende il papa Callisto III, che deve andare a Mantova
per il concilio, per accompagnarlo al monastero di Sant’Antonio.
Nel contempo, si mette in contatto con Giovanni d’Angiò, per combattere assieme gli aragonesi. |
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Giu. |
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Sul fronte
bellico respinge nel miglior modo gli assalti nemici, li affronta
e tenta di riacquistare le terre perdute; espugna il castello
delle Fratte, alla cui difesa si trovano 200 bracceschi. |
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Lug. |
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Marche |
I suoi condottieri
Antonello da Forlì e Marco Pio vengono sconfitti a Carpegna
dagli avversari; Tavoleto è espugnata e messa a sacco.
A tali notizie, occupa Sassocorvaro e si muove alla volta di
Carpegna. Si impossessa del Castellaccio, con l'eccezione della
rocca; ne inizia il bombardamento. Interviene il Montefeltro
che raduna i suoi uomini a Belforte all'Isauro, si congiunge
con 6 squadre del Piccinino e punta su carpegna. Il Malatesta
leva l'assedio, invia i suoi pezzi di artiglieria a Macerata
Feltria, mentre egli con le sue truppe si mette in salvo nella
rocca di Pietrarubbia. Ne esce con gli uomini in disordine ed
al Molinaccio è colto in imboscata da Alessandro Gambacorta,
proveniente da Montecopiolo. |
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Ago. ott. |
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La quasi contemporanea
morte del pontefice e di quella del re di Napoli, illudono il
Malatesta nelle sue speranze. Lo Sforza e Borso d’Este gli danno
del denaro, per cui è in grado di assoldare nuove truppe.
Quando sa che il Piccinino abbandona il campo per tentare di
ritagliarsi un proprio stato in Umbria, rioccupa Sassocorvaro
e punta su Carpegna, da dove è respinto dallo Scalogna e da
6 squadre del Piccinino. Subisce forti perdite; si avvia allora
nottetempo nel Montefeltro e dà il guasto a Secchiano ed a Uffogliano.
Apre pure nuove trattative di pace con Ferrante d’Aragona e
non manca di contattare i nemici del re, quali il principe di
Taranto Giovanni Antonio Orsini dal Balzo e l’Angiò. Ordina
ad Antonello da Forlì di soccorrere Tavoleto: il castello è
espugnato e messo ancora una volta a sacco dagli avversari.
Nei giorni seguenti, più di altri venti castelli, fra i quali
Maiolo, Macerata Feltria, Pennabilli e Sant’Agata Feltria, subiscono
la medesima sorte. Alla fine l’inclemenza del tempo e la stagione
fredda, persuadono il Montefeltro ed il Piccinino a ritirarsi. |
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1459 |
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Gen. |
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Lombardia |
Ancora attaccato
dal Montefeltro e dal Piccinino, si dà da fare per cercare la
pace. Si reca a Mantova ed a Milano; lo Sforza gli viene incontro
quattro o cinque miglia fuori il capoluogo meneghino. A febbraio
ripassa per Mantova. |
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Apr. |
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Toscana |
Si trova a
Firenze, al seguito del papa Pio II, e con altri signori romagnoli
(Astorre e Taddeo Manfredi , Cecco Ordelaffi) regge fino al
palazzo di Santa Maria Novella la lettiga con la quale viene
trasportato il pontefice. Il Malatesta implora Pio II di portare
la pace fra lui e Ferrante. |
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Lug. |
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Firma la pace
di Mantova voluta dal pontefice. |
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Sett. |
Rimini |
Comp. ventura |
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Romagna |
Il Montefeltro
ed il Piccinino nella loro campagna hanno devastato nel complesso
centoquindici castelli localizzati nei suoi territori. Il Piccinino,
tuttavia, continua a desolare i suoi stati, fino al momento
in cui non viene raggiunta una tregua anche con tale condottiero. |
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Ott. |
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