Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0955      SIGISMONDO PANDOLFO MALATESTA Di Brescia. Signore di Rimini, Senigallia, Gradara, Cervia, Fano, San Leo, Macerata Feltria, Mondaino, Casteldelci, Sassocorvaro, Montemarciano, Pergola, Nidastore, Ostra, Morro, Mondavio, Mondolfo, Arcevia, Petrella Guidi, Montecassiano, Corinaldo. Figlio naturale di Pandolfo, fratello di Domenico; padre di Roberto, genero di Francesco Sforza; suocero di Carlo di Montone, Cristoforo da Forlì, Cecco Ordelaffi e di Giulio Cesare da Varano.           

               1417 (giugno) – 1468 (ottobre) 

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1427.

 

 

 

 

 

Inverno

 

 

 

Marche e Romagna

Trascorre i primi anni della sua vita a Fano. Alla morte del padre, si trasferisce a Rimini presso lo zio Carlo, che provvede alla sua educazione.

1429       Marche
Per sostenere le spese di guerre con i Montefeltro vende Corinaldo agli stessi abitanti. Il fratello Domenico non è d'accordo con tale decisione. I cittadini, di conseguenza, per timore di essere assaliti da quest'ultimo, chiedono ed ottengono di essere protetti dalla Santa Sede.

1430

 

 

 

 

 

Mag.

Rimini

Pesaro

 

Romagna

Giovanni Malatesta si allea con i Malatesta di Pesaro per sollevare Rimini. Sigismondo esce dalla città travestito, a seguito della ribellione della popolazione; con il fratello Domenico raccoglie in poco tempo fautori e seguaci (dai 3000 ai 7000 uomini) e previene in Rimini Carlo Malatesta (signore di Pesaro), che vorrebbe dare man forte ai ribelli.

Giu.

Rimini

Comp. ventura

 

Marche

Si avvia di notte oltre il Foglia verso Serrungarina e, con mirabile prontezza, colpisce di sorpresa i condottieri Sante Carillo, Andrea della Serra, Luca da Castello e Ranieri Vibi del Frogia i quali, spinti da Guidantonio da Montefeltro e da Galeazzo Malatesta, stanno devastando il contado di Fano: gli avversari lasciano sul campo molti morti e 300 cavalli, che sono catturati con i loro capisquadra. Il Malatesta prosegue la sua marcia e si impadronisce di Sant’Ippolito, che si è ribellata a Carlo Malatesta.

…….........

Rimini

Urbino

 

Marche

Contrasta anche i Montefeltro e, con aiuti ricevuti dagli Ordelaffi, impedisce al conte di Urbino di occupare Sassocorvaro.

1431

 

 

 

 

 

…….........

Chiesa

 

200 lance

Romagna

Ottiene una condotta di 200 lance dai pontifici: la ferma è stabilita in sei mesi ed è rinnovabile: ha il compito di persuadere i piccoli signori romagnoli a pagare il dovuto censo allo stato della Chiesa.

Mar.

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia e viene aggregato con i suoi famigliari al Maggior Consiglio.

Ott.

 

 

 

Marche

Accorre in Fano con 300 fanti per sedare alcuni tumulti sorti nella città.

Nov.

 

 

 

Veneto

Ritorna a Venezia. Si fidanza con Luciana Bussone figlia del Carmagnola. Quest'ultimo gli invia, come anticipo della dote, del denaro, una pezza di broccato fino ed un elmo d’argento.

Dic.

Rimini

Rivoltosi

 

Marche

Deve intervenire nuovamente a Fano, per domarvi una rivolta che il fratello Domenico non è riescito a controllare: nella podesteria è assalito da 300 contadini sobillati da un prete, Matteo Buratelli, parroco di Cuccurano. Nello scontro è ucciso Giovanni di Carpegna e sono feriti, sempre fra i suoi uomini, Bartolomeo da Brescia, Atto degli Atti e Marcovaldo Argolanti, che conducono 4000 fanti e molti cavalli. Interviene pure da Pesaro Carlo Malatesta che, con una valida schiera di soldati, contribuisce a liberarlo dai rivoltosi, ad occupare la rocca e si adoperara ristabilire l’ordine nella città. Sigismondo Pandolfo è ferito al costato da una pugnalata, che non gli permette di presenziare all’esemplare punizione, che seguirà la fine della sedizione. Secondo una leggenda, il Malatesta avrebbe sodomizzato il parroco davanti a testimoni, prima di avviare il colevole alla giustizia del podestà. Nella realtà, il Buratelli viene degradato da un consesso di sette vescovi, consegnato alla giustizia secolare ed impiccato nella piazza della fontana di Rimini con quattordici suoi compagni. 

1432

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

Alla condanna e decapitazione del Carmagnola da parte dei veneziani, il Malatesta non solo rompe il fidanzamento con la figlia di tale condottiero, ma si rifiuta anche di restituire la dote con la scusa che, in ogni caso, essa non sarebbe andata ai famigliari ma alla Serenissima: la repubblica, infatti, ha confiscato i beni del Carmagnola. I veneziani intervengono sul Malatesta; dovrà restituire la dote in rate annuali di 2000 ducati a cominciare dal gennaio 1434.

Lug.

 

 

 

Romagna

Fa probabilmente uccidere la vedova dello zio Carlo, Elisabetta Gonzaga, che ha dato alla luce una bambina, Margherita, sospettata di essere frutto di un suo amore illecito con la congiunta.

Ott.

 

 

 

Romagna

E’ accusato di avere avvelenato il fratello Galeotto Roberto: gli succede nella signoria di Rimini, in quella di Fano ed in alcune terre del Montefeltro.

1433

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

Romagna

Accoglie in Rimini l'imperatore Sigismondo d’Ungheria e gli consegna le chiavi della città. Al seguito del sovrano si trovano Marsilio da Carrara, Brunoro della Scala ed il duca di Baviera con 2500 cavalli e 400 fanti. Il baldacchino di broccato d'oro con perle e pietre preziose è portato, fra gli altri, da Cocco Malatesta, da Francesco di Carpegna, da Gian Francesco da Piagnano, da Antonio da Montesecco e da Carlo da Montalboddo. Nell'occasione, Sigismondo Pandolfo, con il fratello Domenico, viene armato cavaliere dall'imperatore.

Ott.

 

 

 

Romagna

Concede a Ramberto Malatesta, conte di Ghiaggiolo, il castello di Monlione e la Tomba di Gambettola a  compenso dei servizi prestatigli.

Dic.

Rimini

Chiesa

 

Romagna

Si impadronisce di Cervia e delle sue saline: il rettore della Romagna, il veneziano Tommaso da Traù, non ha forze sufficienti per farsi rispettare e la Serenissima si mostra favorevole al Malatesta. Il papa Eugenio IV lo dichiara ribelle. 

1434

 

 

 

 

 

Gen. feb.

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Si reca a Ferrara a prendervi Ginevra d’Este, sua sposa, con la quale entra solennemente in Rimini ai primi di febbraio. Il matrimonio durerà sei anni, finché il Malatesta non la farà avvelenare perché si è innamorato di un’altra donna. Migliore sorte non avranno gli sponsali con la figlia di Francesco Sforza, Polissena, che sarà  soffocata anni dopo (giugno 1449) con un asciugamano attorno al collo in Castel Sismondo, a Rimini, nel convento della Scolca; nell’occasione farà pure uccidere un francescano, fatto da lui rinchiudere in una torre, dove morirà di fame perché non ha voluto tradire il segreto della confessione. Il matrimonio più felice sarà l’ultimo, quello con Isotta degli Atti.

…….........

 

 

 

Romagna

Cede Cervia e le sue saline al fratello Domenico.

Nov.

 

 

 

Marche e Romagna

Si reca ad Urbino e sono concluse le trattative per le nozze del fratello Domenico con Violante da Montefeltro, figlia di Guidantonio. Ritorna a Rimini e vi accoglie la sposa con tutti gli onori del caso.

1435

 

 

 

 

 

Mar.

Chiesa

 

200 lance

Toscana

A Firenze, a rendere  omaggio al papa Eugenio IV. Ottiene la riconferma  del vicariato di Cervia. Viene condotto con 200 lance per sei mesi; gli è riconosciuta una provvigione mensile di 100 fiorini.

Apr.

Chiesa

Milano

Capitano g.le

 

Ha dal pontefice il comando delle sue truppe in Romagna e nelle Marche. Nelle  sue compagnie militano molti riminesi appartenenti alle maggiori famiglie cittadine.

Mag.

 

 

 

Romagna

Compie alcune scorrerie nel forlivese con il fratello; batte nei pressi di Ronco, con 500 cavalli e molte cernite, le milizie di Antonio Ordelaffi.

Giu.

 

 

 

Toscana  Romagna

Favorisce un trattato in Borgo San Sepolcro (Sansepolcro), per fare ribellare la città a Niccolò Fortebraccio: arriva nei pressi e corre il rischio di essere sopraffatto dalle forze preponderanti di Niccolò e Francesco Piccinino. Viene raggiunto a Cesena dallo Sforza con 3000 cavalli.

Ago.

 

 

 

Umbria

Si muove sotto Assisi; in un'azione sta per essere catturato da alcuni fuoriusciti perugini, che combattono con Taliano Furlano, i quali lo inseguono sino a Spello.

Sett.

Chiesa

Milano

 

Romagna

Continua a contrastare l’Ordelaffi con lo Sforza; occupa Forlimpopoli e semina incendi e devastazioni in tutto il territorio. Entra in Forlì e si installa nella chiesa di San Mercuriale.

Ott.

 

 

 

Emilia

E’ chiamato dal governatore pontificio di Bologna Daniele da Treviso ed entra nella città con 600 cavalli per la porta di San Mammolo. Prende alloggio nella contrada di San Paolo; a Bologna fa impiccare alcuni notabili.

Nov. dic.

 

 

 

Emilia

Rimane a Bologna con Francesco ed Alessandro Sforza: ha l'incariico di governatore delle truppe.

1436

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Toscana

Si trova a Firenze alla consacrazione di Santa Maria del Fiore, avvenuta alla presenza di Eugenio IV: nell’occasione, su incarico del pontefice, insignisce dell’ordine della cavalleria il gonfaloniere Davanzati.

Giu.

 

 

 

Romagna

Si accampa a San Martino con il Furlano ed il fratello Domenico; depreda nuovamente il forlivese.

Ago.

Chiesa

Cunio

 

Romagna

Assale in Lugo i conti di Cunio e li costringe in pochi giorni alla resa.

Sett.

 

 

 

Emilia

Ritorna a Bologna; con il fratello abbandona a Riccardina il governatore pontificio Baldassarre da Offida in balia delle truppe dello Sforza.

Ott.

 

 

 

Emilia

Alla guardia di Bologna con Alessandro e Francesco Sforza.

1437

 

 

 

 

 

Apr.

Venezia

Milano

200 lance

 

E’ condotto dai veneziani per una ferma di sei mesi ed altri sei di rispetto: gli è data la possibilità di non dover contrastare le truppe dello stato della Chiesa.

Mag.

 

 

 

Emilia

Viene cacciato da Bologna dal Piccinino

Sett.

 

 

 

Lombardia

E’ ancora sconfitto dal Piccinino a Calcinato sull’Oglio.

Dic.       Lombardia
Durante il periodo invernale i suoi uomini, come quelli del Colleoni, danno il guasto ai raccolti nel contado di Gorle. Il danno è valutato in 225 ducati. Il doge Francesco Foscari si lamenta per l' operato dei due condottieri.

1438

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Marche

Parte da Bergamo e rientra nella marca di Ancona.

1439

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Marche

Esce da Rimini con Pietro Giampaolo Orsini; ottiene Pergola in cui entra a metà mese con Baldovino da Tolentino e Scariotto da Faenza; assedia Rocca Contrada (Arcevia).

Mag.

 

 

600 cavalli

Romagna

Giunge a Magliano nel forlivese; si sposta con lo Sforza alla difesa di Forlì con 200 cavalli e 200 fanti.

Ott.

Rimini

Urbino

 

Marche

Toglie a Federico da Montefeltro tre castelli sull’alto corso del Senatello: Casteldelci, Senatello e Faggiuola.

Nov.

 

 

 

Marche

Perde Tavoleto che è messa a sacco dal Montefeltro e da Baldaccio d’Anghiari. Il Malatesta irrompe a sua volta nel Montefeltro e vi conquista otto castelli (Castelnuovo, Montefotogno, Piatramaura, Pennarossa, Viano, Savignano di Rigo, Rontagnano e Tivizzano, che è devastato)

Dic.

Venezia

Milano

 

Romagna

Si accampa a Montegelli con le bombarde e si impadronisce della località in tre giorni: sono catturati 15 fanti, inviati in soccorso ai difensori da Guidantonio Manfredi. Costoro sono tutti impiccati alla porta del castello.

1440

 

 

 

 

 

Mar.

Rimini

Milano

Urbino

Firenze

 

Marche

Perde Ruoppolo (Rupoli), terra del vicariato di Fano, che viene saccheggiata come avviene per il castello di Fossa da parte dell’Anghiari. Gli viene contro il Piccinino; è persuaso a passare agli stipendi dei viscontei contro i fiorentini.

Apr.

 

 

 

Marche

Su pressione del Piccinino si reca ad Urbino e vi si ferma quattro giorni: è accolto magnificamente da Guidantonio da Montefeltro.

Mag.

 

 

 

Marche Romagna

Esce da Fano e si attenda vicino a Cervia con 800 cavalli e 400 fanti. Partecipa all’ espugnazione di Modigliana.

Giu.

 

 

 

Romagna

Il Piccinino è pesantemente sconfitto da Micheletto Attendolo e da Pietro Giampaolo Orsini ad Anghiari:  il Malatesta cerca di correre ai ripari ed ospita a Rimini Oddantonio da Montefeltro.

Lug.

 

 

 

Romagna

Stipula un trattato di alleanza con il signore di Faenza Guidantonio Manfredi; si incontra sulla porta di Cotogni con Pietro Giampaolo Orsini.

Ago.

Firenze

Milano

 

Romagna

Combatte i ducali agli ordini dello Sforza, mentre il fratello Domenico si conduce al soldo dei Visconti. Pone il campo a Ronco ed assedia Forlimpopoli: i difensori hanno spesso la meglio sui suoi uomini. Si accampa a Selbagnone ed assedia Forlì.

Sett.ott.

 

 

 

Romagna

Occupa Bagnacavallo, Massa Lombarda ed altre terre dell’imolese; non può, o non vuole, impedire a Francesco Piccinino l’ingresso in Forlì. Danneggia molti villaggi e tenta di espugnare il capoluogo. Vista l'inanità dell'impresa, si sposta prima a Forlimpopoli con gli altri condottieri. A metà ottobre, i fiorentini prendono la strada di Capodicolle e della val di Savio: il Malatesta si ferma a San Vittore perché trattenuto dai fiumi in piena. Le milizie fiorentine proseguono per la Toscana; egli deve, invece, fermarsi per qualche giorno, in quanto non può trovare riparo a Cesena, dal momento che il fratello milita al soldo del duca di Milano. Rientra a Rimini.

1441

 

 

 

 

 

Feb.

Venezia

Milano

500 lance e 300 fanti

Lombardia  Romagna

Viene condotto dai veneziani per un anno di ferma e sei mesi di beneplacito. Lascia la Lombardia e si ferma a Santarcangelo di Romagna con Giovanni Sforza.

Apr.

Rimini

Pesaro Urbino

 

Marche

Minaccia Pesaro e Fossombrone, soccorse dal Montefeltro che si muove con 200 cavalli e 300 fanti in aiuto di Galeazzo Malatesta.

Mag.

 

 

 

Marche

Combatte nuovamente il cugino Galeazzo ed i Montefeltro. E’ segnalato a Macerata ed a Fermo.

Giu.

Venezia

Milano

 

Romagna

Parte da Ruffio, nel ravennate, con 1500 cavalli e 500 fanti, giunge a Forlimpopoli ed al campo di San Benedetto presso Bertinoro; rientra nel ravennate. A metà mese, si avvicina alla porta di Cotogni di Forlì, senza che gli abitanti se ne accorgano, ed ha una scaramuccia nel borgo. Ferito, è respinto con i fuoriusciti che lo accompagnano: costoro gli hanno promesso 3000 fiorini al fine di depredare il contado per tre giorni. Il Malatesta rientra a Cesena al servizio dei veneziani.

Lug.

 

 

 

Romagna

A Magliano; continua sempre a danneggiare il forlivese. Si incontra sulla porta di Cotogni con l’Orsini, un cancelliere dello Sforza ed Antonio Ordelaffi, ormai alleato della lega antiviscontea, e si allontana dal territorio.

Ago.

Rimini

Urbino

 

Marche

Aizza Alberigo Brancaleoni  contro il Montefeltro (con il quale è in contrasto per motivi di interesse) e gli fornisce truppe: l'alleato si impossessa di parecchie fortezze, fra le quali spiccano Santa Croce, presso Sassocorvaro, e Montelocco. Il Montefeltro giunge sotto Montelocco ed il Malatesta gli invia un messaggio con il quale gli assicura la sua neutralità ed anche il suo intervento contro il Brancaleoni.

Sett.

 

 

 

Marche

Cala nottetempo con tutte le sue forze su un accampamento feltresco; disperde le schiere di Giovanni da Caravaggio; Federico è circondato nei suoi alloggiamenti; ferito da una freccia, ha appena il tempo di rifugiarsi nel suo terzo campo. Alla fine, sopraggiungono 3000 fanti che, condotti da Matteo da Sant’Angelo, obbligano il Malatesta a ripiegare. Sigismondo Pandolfo si impossessa di Tavoleto e perde Santa Croce. Transita per Macerata; è diretto a Fermo dove si sposa con Polissena Sforza. le nozze avvengono nella rocca del Girifalco.

Ott.

 

 

 

Marche

Gli viene tolta anche San Leo ad opera del Sant’Angelo.

Nov.

 

 

 

 

E’ forzato dallo Sforza a fare la pace con il Montefeltro.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Si trova a Cremona al matrimonio del suocero con Bianca Maria Visconti. Rimarrà nella città un mese e mezzo.

1442

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Romagna e Marche

Rientra dalla Lombardia ed arriva a Sant’Arcangelo di Romagna con lo Sforza. Si sposta, quindi, a Fermo ed a Fano con la moglie Polissena: sono organizzati banchetti, giochi e giostre per tre giorni; anche le botteghe cittadine restano chiuse.

Mar.

 

 

 

Marche

Si trasferisce a Fermo a prendervi la moglie.

Apr.

 

 

 

Marche

Lascia Fano con un seguito di 160 cavalli e visita con la moglie Loreto. A Rimini.

Mag. giu.

Sforza

Chiesa Napoli

 

Marche

Ospita il suocero a Gradara e lo aiuta contro pontifici ed aragonesi. Esce da Rimini con 1600 cavalli e 400 fanti; si porta ad Jesi ed invia 800 cernite alla guardia di Forlì.

Ago.

 

 

 

Marche

Sconfigge ad Amandola il Piccinino.

Ott.

 

 

 

Marche

Si trova alla difesa di Fabriano ed ostacola gli avversari che vogliono spostarsi dall’Umbria nelle Marche. Troilo da Rossano è battuto da un attacco improvviso di Roberto da Montalboddo: il Malatesta interviene con il Brunoro e mette in fuga l’avversario.

Dic.

 

 

 

Romagna

Rientra a Rimini. Nell’anno cerca di fare uccidere a San Marino il senese frà Paolo Spannocchi, che vuole fondare a Valdragone un monastero dell’ordine dei serviti, perché lo contrasta nella sua politica.

1443

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Si incontra a Cesena con il fratello Domenico e si riconcilia con lui.

Mar.

 

 

 

Marche

Si incontra ancora con il fratello tra Fano e Rimini.

Apr.

Rimini

Pesaro

 

Marche

Cerca di impossessarsi per trattato di Pesaro ai danni di Galeazzo Malatesta. Fa entrare nella città alcuni suoi uomini d’arme; 7 di costoro sono scoperti e vengono immediatamente impiccati. Analogo insuccesso ha un suo tentativo di avere Frontone.

Mag.

Sforza

Chiesa Napoli

 

Marche e Romagna

Aiuta ancora lo Sforza che è assediato in Fano. Rompe l’accerchiamento nemico ed entra nella città con rinforzi per il suocero; sale, indi, su una galea e ritorna a Rimini eludendo la sorveglianza della flotta aragonese.

Giu.

 

 

 

Marche

Si impadronisce di Sant’Anatolia (Esanatoglia): nello scontro è ucciso il Pazzaglia colpevole di avere sparlato nei suoi confronti.

Lug.

 

 

 

Marche

Conquista Castelraimondo e si accampa sotto Tolentino. Allorché il Piccinino giunge nei pressi di  Visso si muove da San Severino Marche e, al comando di 3000/4000 fanti e di diversi cavalli, assale nottetempo con Pietro Brunoro il campo nemico. Fra gli sforzeschi è ucciso Federico da Sassoferrato con alcuni fanti. Il capitano perugino deve abbandonare l’assedio e retrocedere a Norcia.

Ago.

 

 

 

Marche

Sembra che sia contattato da emissari di Alfonso d’Aragona cui dà speranza di tradire lo Sforza: in ogni caso la cosa non ha esito. E' segnalato alla difesa di Fano.

Sett.

 

 

 

Romagna

Ha colloqui a Rimini con lo Sforza ed il Sarpellione; subito dopo esce dalla città e fronteggia gli avversari a Mondaino.

Nov.

 

 

Capitano g.le

Marche e Romagna

E' inviato dallo Sforza in avanguardia a Montelauro a porvi il campo; dà inizio all’ attacco e sconfigge il Piccinino sotto un’acquerugiola fina ed uggiosa. Uccide Gianninoda Caravaggio; egli stesso resta ferito nello scontro. La vittoria non si completa, perché il Malatesta non insegue i nemici in fuga, ma si disperde, peraltro secondo gli accordi precedenti, in piccole azioni tese a strappare agli avversari alcuni castelli del distretto di Pesaro. Alla difesa della località si è collocato il  Montefeltro. Il Malatesta ottiene in pochi giorni Montelauro, Granarola, Pozzo del Piano, la Tomba di Pesaro; gli si arrendono a patti, dopo un breve assedio, Candelara e Novilara; ad essi   seguono Montelabbate e Gradara. Lo Sforza gli promette Pesaro; rientra a Rimini.

Dic.

 

 

 

Marche

Allorché lo Sforza si trasferisce nella marca di Ancona, fa entrare alcuni soldati in Montalboddo (Ostra), con il pretesto di comprarvi delle vettovaglie; si impossessa in tal modo del castello. Distribuisce le truppe negli accampamenti invernali di Fano e di Rimini e si sposta all’assedio di Monte San Pietrangeli, difese rispettivamente da Giacomo da Caivana e da Antonello della Torre.

1444

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Marche

Si scontra nei pressi di Monte San Pietrangeli con il Montefeltro e Francesco Piccinino; sconfigge gli avversari in un duro combattimento sotto la neve. A Rimini.

Feb. mar.

 

 

 

Marche

Riprende la campagna nel pesarese; ha Montegaudio, Frontone e Casteldelci.

Apr.

 

 

 

Veneto

Firma una tregua di quindici giorni con Galeazzo Malatesta e si reca a Venezia alla ricerca di soccorsi. Lo Sforza, per farlo muovere, impegna a favore del Malatesta le sue argenterie, che sono riscattate dall’ebreo Giuseppe e, persino, i gioielli della moglie. Il Malatesta viene scomunicato dal papa Eugenio IV con il suocero.

Giu.

 

 

 

Marche

I pontifici passano all’offensiva e gli sono tolte Montelabbate e la Tomba di Pesaro; Montefeltro e Sant’Angelo scorrono a Riccione, Scanzano e Saludecio. E’ bandita una tregua di sei mesi con Oddantonio da Montefeltro.

Lug.

 

 

 

Marche

Peggiorano, nel frattempo, i suoi rapporti con lo Sforza: d’altra parte quando è ritornato da Venezia con 35000 ducati, dovuti dalla Serenissima al suocero, si è trattenuto parte della somma per le sue paghe, per gli alloggi e per le vettovaglie somministrategli in precedenza. Lo Sforza gli chiede di muoversi verso Osimo e Recanati al fine di impedire che arrivino rinforzi al Piccinino; il Malatesta si attarda, al contrario, a riconquistare Tomba. Lascia, successivamente, Fano e vi rientra dopo tre giorni, con il pretesto di respingere un attacco del Montefeltro su Rimini.

Ago.

 

 

 

Marche

Prende parte alla battaglia di Montolmo (Corridonia) e sin dagli inizi si dà alla fuga di fronte al Piccinino. Aiuta a rientrare in Frontone Giovanni Gabrielli: gli uomini dello Sforza mettono a sacco il castello, gli abitanti si ribellano e gli sforzeschi ne sono espulsi.

Sett.

 

 

 

 

Chiede allo Sforza che non gli sia rinnovato l’anno di beneplacito: è accontentato.

Ott.

 

 

 

Marche

Fa impiccare a Fano, alle finestre del palazzo del podestà, il suo cancelliere Gaspare da Sassoferrato. Decide, di seguito, di mutare politica nei confronti del suocero; lo va a trovare a Fermo, si scusa ed è perdonato.

Nov.

 

 

 

Marche

Viene compreso nel trattato di pace siglato dai contendenti come aderente dello Sforza. Ottiene dallo stato della Chiesa la signoria di Gradara, di Montelauro, di Granarola e di Pozzo del Piano.

1445

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

Già in allarme perché il Montefeltro è passato agli stipendi dello Sforza, si allontana nuovamente dal suocero allorché Galeazzo Malatesta vende Pesaro e Fossombrone, rispettivamente, ad Alessandro Sforza ed al suo rivale di sempre.

Feb.

Chiesa

Sforza

Capitano g.le

Marche

Invia a Galeazzo Malatesta un cartello di sfida che non ha alcun seguito; si avvicina al duca di Milano Filippo Maria Visconti, che si dà da fare per inasprire il suo sdegno. Si allea, da ukltimo, con il re di Napoli e con il pontefice ( passa agli stipendi di quest'ultimo), per spogliare lo Sforza dei suoi possedimenti nella marca di Ancona. Si attenda a Tavoleto; è, invano, sfidato a battaglia campale dallo Sforza.

Mar. apr.

 

 

 

 

Nell’attesa di essere raggiunto dalle truppe ducali guidate da Taliano Furlano, da Giacomo da Caivana e dal Montalboddo, stipula una tregua con il Montefeltro, di cui si fa garante lo stesso Sforza.

Giu. lug.

 

 

 

Marche

Con il fratello Domenico assale in Fano Alessandro Sforza; si congiunge  con il Furlano ed aggredisce nel pesarese e nel fanese lo Sforza, che ha espugnato ed incendiato diversi suoi castelli. Tenta di impadronirsi di Pesaro con un colpo di mano.

Ago.

 

 

 

Marche e Romagna

Concentra le truppe tra Fano e Senigallia. Conquista con un assalto notturno Montelicciano, che viene messo a sacco e dato alle fiamme; ha Monte, frazione di San Leo, e si appropria del frumento di Ugolino Bandi. Si incontra a Rimini con  Carlo di Montone ed il Montalboddo al solenne ingresso del nuovo vescovo della città Bartolomeo Malatesta; parte da San Salvatore e punta di nuovo su Fano. Costringe lo Sforza ad allontanarsi da Carignano ed a ripiegare su Fermo.

Sett.

 

 

 

Marche e Abruzzi

Si imbarca su una galea e si porta negli Abruzzi, per sollecitare Alfonso d’Aragona a trasferirsi nelle Marche. Rientrato con il fratello Domenico, il Furlano e Baldovino da Tolentino, riprende l’offensiva nella marca di Ancona: occupa Offida con otto giorni di assedio, riconquista Sassoferrato, Piandimeleto e Montirone. 

Ott.

 

 

 

Marche e Romagna

Lascia Recanati (dove gli sono donati dagli abitanti 500 ducati) e marcia vittoriosamente su Osimo. Con il Furlano, Antonio Rido ed il Montalboddo, tenta pure un colpo di sorpresa su Ancona; conduce un attacco alla porta di Capodimonte ed a quella di San Giovanni. Ottiene a patti Montesanto (Potenza Picena) ed assedia Civitanova Marche. Entra per trattato in Arcevia e la località gli è data in signoria dal papa; dopo tre giorni, si impadronisce della rocca e di altri castelli in cui fanno irruzione i pontifici. A metà mese, è segnalato nel forlivese con il Rido ed il cardinale Ludovico Scarampo: le truppe ricevono dal capoluogo le vettovaglie necessarie per le truppe ed il foraggio per la cavalleria.

Nov.

 

 

 

Marche

Si trova a Sassoferrato con il legato, il cardinale Scarampo. Penetra in Fermo, ribellatasi ad Alessandro Sforza; il suo rientro a Rimini è trionfale.

Dic.

 

 

 

Romagna e Lazio

Si reca a Forlì, ove si incontra con l'Ordelaffi: si ferma a pranzo con il signore della città. Gli viene costruito appositamente un ponte di barche a Villafranca, per permettergli di transitare con le sue truppe verso Bologna. Di seguito, prosegue il suo viaggio per Roma per rendere il dovuto atto di omaggio al papa.

1446

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Emilia e Lombardia

E’ invitato a Milano dal Visconti. Si mette in cammino con 40 cavalli e, nei pressi di Cotignola, sfugge ad un agguato tesogli da Astorre Manfredi, che milita al soldo dei fiorentini. Ripara in una palude nelle vicinanze di Russi; giunge a Ferrara ed a  Milano.

Mar.

 

 

 

Marche

Ritorna a Fano. Promuove una congiura ad Urbino, che viene sventata dal Montefeltro: tutti gli scampati (e coloro che sono banditi dalla città a seguito della ribellione) trovano rifugio a Rimini ed a Cesena. Tra questi si trovano in particolare Niccolò Perfetti ed il fratello Battista, che cedono al Malatesta le rocche di Casteldelci, di Senatello e di Faggiuola.

Lug.

 

 

 

Marche

Si muove tra Fossombrone e Fano; prende parte al consiglio di guerra in cui si decide di proseguire la campagna e di scacciare lo Sforza da tutta la marca di Ancona. Ottiene Pergola con la rocca che gli è consegnata dal castellano Guastalamarca, e Monte Gherardo; distoglie le milizie sforzesche da Isola di Fano e si avvicina a Montefabbri. Perviene nelle sue mani gran parte del contado di Cagli.

Ago.

 

 

 

Marche

Gli si arrende Montefabbri, ha Talacchio, mette a sacco ed incendia Colbordolo (25 difensori  sono uccisi nel combattimento e molti sono i feriti). Assedia il Montefeltro in Urbino ed  ha a patti Sassocorvaro, Montegrimano e Monte Cerignone.

Sett.

 

 

 

Marche e Romagna

Gli si arrende Monte Cerignone con la rocca; ottiene pure Soanne e Montegelli. Rientra a Rimini e vi riceve lo Scarampo, cui va incontro a Santo Spirito. Invia truppe ai  ducali impegnati in guerra contro i veneziani.

Ott.

 

 

 

Marche

Batte a Montelauro Dolce dell’Anguillara: fra i nemici sono catturati 40 uomini d’ arme con 3 capisquadra (sono pure uccisi 40 fanti). Vengono in soccorso dello Sforza 3000 cavalli  e 1000 fanti fiorentini, condotti da Guidantonio Manfredi, da Simonetto da Castel San Pietro e da Gregorio d’Anghiari. Il loro intervento capovolge il corso del conflitto. Il Malatesta deve abbandonare l’assedio di Urbino con lo Scarampo; viene sfidato a battaglia campale dal Montefeltro con l’invio di un guanto insanguinato. Accetta apparentemente; nella realtà non esce in combattimento e preferisce porsi sulla difensiva. Alessandro Sforza ed il Montefeltro si impadroniscono dei castelli di Pozzo del Piano, di Tomba e di Montelauro ed iniziano ad assediare Gradara.

Nov. dic.

Milano

Venezia

 

Marche  Romagna Emilia e Lombardia

Gradara è assediata fino ai primi giorni di dicembre; il Malatesta soccorre la fortezza dall’esterno e dimostra ampiamente la sua competenza nel campo dell’ingegneria militare. Riesce a farvi penetrare, attraverso un sotterraneo segreto, messaggi ai difensori e molesta senza interruzione alle spalle gli assedianti. Le ostilità hanno termine con una tregua, allorché egli si fa parte attiva nel riconciliare il duca di Milano con lo Sforza. Accoglie a Rimini Guidantonio Manfredi, che ritorna a Faenza dopo avere abbandonato l’assedio di Gradara. Da parte sua, attraversa il forlivese con le sue truppe ( a Forlì ha un abboccamento con l’Ordelaffi), attraversa il bolognese e giunge in Lombardia, per soccorrervi il Visconti in difficoltà con i veneziani. Il duca di Milano gli offre il capitanato generale delle sue milizie; rifiuta l’incarico, per non accrescere la gelosia dello Sforza nei suoi confronti.

1447

 

 

 

 

 

Feb. mar.

 

 

 

Lombardia Emilia e  Romagna

Da Milano ritorna nei suoi territori. A Ferrara si incontra con il visdomino veneziano per offrire i suoi servizi alla lega. Tramite lo Sforza, viene bandita una tregua tra lui ed il fratello Domenico da un lato ed Alessandro Sforza (che egli ha tentato di fare uccidere) ed il Montefeltro dall’altro.

Lug.

Napoli

Firenze

600 lance e 600 fanti

 

Si avvicina al re di Napoli e suoi emissari firmano la condotta: la  durata è stabilita in un anno più uno di beneplacito. Gli è data una provvigione annua di 4000 ducati; ottiene pure per le prime necessità una prestanza di 50 ducati per lancia e di 4 ducati per fante. I 32400 ducati relativi alla prestanza gli dovrebbero essere pagati in quattro rate dal giorno in cui il re di Napoli sarà in grado di riscuotere i suoi crediti verso il papa ed i Visconti. Il Montefeltro è, invece, assoldato dai fiorentini per combattere gli aragonesi in Toscana.

Sett.

Rimini

Urbino

 

Marche

Contro i patti stipulati in precedenza fa ribellare Fossombrone e ne assedia la rocca: al terzo giorno il Montefeltro interviene e lo sconfigge. La città è messa a sacco. Il Malatesta rientra a Rimini e vi riceve Raimondo Boilo, rappresentante di Alfonso d’Aragona, che dalla Lombardia si sta portando a Napoli. Lo accompagna per un pezzo fuori della porta di San Bartolomeo.

Nov.

Rimini

Urbino

 

Romagna

Ospita a Rimini  Galeazzo Malatesta, Antonio e Cecco Ordelaffi. Con il cugino, spinge i fuoriusciti di Fossombrone ad assalire alcuni castelli, quali Montalto, Bellaguarda, San Biagio, Casaspessa, Torricella e Sant’Ippolito. Scrive al re di Napoli che la sua offensiva nelle Marche ha l’obiettivo di richiamare il Montefeltro dalla Toscana. Alfonso d’Aragona gli intima di occuparsi delle faccende per le quali è stato condotto, invece che delle proprie personali: riceve l’ordine di unirsi con gli aragonesi a Montepulciano. Si rifiuta di obbedire, perché gli sono stati consegnati fino a quel momento 22000 o tutt’al più 25000 ducati della sola prestanza. Invia al re un suo emissario, per chiedere il saldo della condotta: costui viene incarcerato in Castel Sant’Ermo; altri due ambasciatori sono parimenti maltrattati. Il Malatesta ha ora una motivazione per giustificare la defezione che sta meditando e riprende le trattative con fiorentini e veneziani. Alfonso d’Aragona gli manda altri 2000 ducati.

Dic.

Firenze

Rimini

Napoli

Urbino Pesaro

 600 lance e 400 fanti     

Toscana e Marche

Si incontra con Angelo della Stufa e Giannozzo Manetti, si reca a Firenze e stipula la condotta: i denari avuti dagli aragonesi se li trattiene a titolo di stipendio per i  mesi trascorsi. Chiede inizialmente una condotta di 600 lance e di 400 fanti (contro l’offerta di 500 lance e di 300 fanti) ed il comando generale delle truppe; si frappongono i veneziani; pretende la clausola di non essere sottoposto ad alcuna mostra durante i periodi di pace. Finalmente accetta la condotta di 600 lance e di 400 fanti per un anno di ferma ed uno di beneplacito. Ha il comando di tutte le milizie ad eccezione di quelle del Montefeltro: fra le condizioni a suo favore vi sono il permesso di non dovere fronteggiare le truppe del fratello, né quelle pontificie. Tutto ciò non gli impedisce di continuare a molestare il Montefeltro. Persuade, infatti, Alessandro Sforza che il Montefeltro sta per attaccare Pesaro; costui chiede il suo aiuto; nello stesso tempo il Malatesta mostra al suo rivale di sempre la lettera ed insieme stabiliscono di anticipare le mosse del signore di Pesaro. Da alcuni segnali il Montefeltro si accorge di essere vittima di un inganno; entra in Pesaro e difende la città dalle truppe del Malatesta. Sigismondo Pandolfo irrompe nell’urbinate e vi occupa più di trenta castelli. I fiorentini protestano.

1448

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Marche

Gli è inviato il denaro delle paghe dai fiorentini; il Malatesta continua imperterrito a devastare il Montefeltro. I fiorentini propongono ai veneziani uno scambio che preveda l’invio di Micheletto Attendolo in Toscana ed il trasferimento del Malatesta in Lombardia contro i viscontei. Sigismondo Pandolfo promette di non molestare il suo emulo; aiuta, al contrario, Galeazzo Malatesta ad assalire Alessandro Sforza nel pesarese ed a occupare Montelauro. Vi sono nuove pressioni dei fiorentini nei suoi confronti.

Feb.

 

 

 

Marche e Romagna

Si ferma a Sassoferrato per la comparsa nei pressi di alcune compagnie aragonesi. Arma cavaliere a Rimini Antonio degli Atti, fratello della sua amante Isotta.

Mar.

 

 

 

Romagna Umbria e Toscana

Ricevuta la paga anche dai veneziani, parte da Rimini con 2000 uomini; arriva a Sant’ Arcangelo di Romagna, segue il corso del Marecchia e dell’alto Tevere, giunge a Pieve Santo Stefano, Sansepolcro ed Arezzo per la rassegna dei suoi uomini. Alla notizia che Alessandro Sforza con milizie feltresche gli ha tolto alcuni castelli, minaccia di abbandonare subito la Toscana. Questa volta i fiorentini intervengono sul Montefeltro e fra i due condottieri è stabilita una nuova tregua.

Apr. mag.

Firenze

Napoli

 

Toscana

Esce da Castiglion Fiorentino e conduce l’esercito a Cortona; da qui, attraverso la val di Chiana, si avvia per la val d’Orcia, non mancando di predare il territorio e di razziare il bestiame relativo. Assale Montebenichi, si avvicina a Monticchiello e capita sotto Perignano. I senesi (maggio) pretendono la restituzione delle prede.

Giu.

 

 

Capitano g.le

Toscana

Viene inviato alle Poggiole, per aiutare gli alleati senesi. Tocca Certaldo, Castelfiorentino e San Miniato, giunge a Firenze ed è nominato capitano generale. Ritorna al campo, si dirige verso Peccioli ed avanza sino a Massa Marittima.

Lug. ago.

 

 

 

Toscana

Contro il suo parere i fiorentini seguono il consiglio del Montefeltro e si accampano nei pressi di Campiglia Marittima, in un luogo paludoso ricoperto di pietre e sabbia, detto le Caldane, per certe sorgenti d’acqua calda che vi scaturiscono. In breve la malaria, l’acqua pessima, la mancanza di vino e le continue privazioni si abbattono sull’esercito, provocandone diserzioni su larga scala. Il Malatesta supera tutte le difficoltà  e, con il suo esempio, rafforza il morale delle forze a sua disposizione; con impreviste cariche di cavalleria e sortite notturne ai campi aragonesi, si mette in contatto con Rinaldo Orsini, assediato dagli avversari in Piombino.

Sett.

 

 

 

Toscana  Lombardia

All’alba attacca con vigore alle spalle gli aragonesi, che si accingono ad assalire le mura di Piombino con l’appoggio, dal mare, della flotta. Rinaldo Orsini esce a sua volta dalla città ed incendia le macchine da guerra: Alfonso d’Aragona è costretto ad abbandonare le operazioni dopo varie ore di combattimento, nel cui svolgimento si segnala fra gli aragonesi la perdita di quasi 2000 uomini fra morti e feriti.

Ott.

Venezia

Milano

 

Lombardia

Viene inviato, con Gregorio d’Anghiari (2000 cavalli e 1000 fanti) in Lombardia allo scopo di soccorrervi i veneziani in difficoltà.

Nov.

 

 

 

Romagna

Parte da Rimini con 3000 cavalli e 2000 fanti ed è diretto in Lombardia.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Si trova ad Orzinuovi.

1449

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lombardia

Si avvicina a Crema con il provveditore Giacomo Loredan; minaccia di bombardare Treviglio e la città gli si arrende a patti.

Feb.

 

 

Capitano g.le 2000 cavalli e 400 fanti

Lombardia

Gli è rinnovata la condotta dai soli veneziani (2000 cavalli e 400 fanti), con uno stipendio mensile complessivo di 7040 ducati.

Apr.

 

 

 

Lombardia

Si trova in Ghiaradadda con 6000 cavalli. Si accampa sotto Crema; si pone con il provveditore Loredan a San Bartolomeo, tra le porte di Ripalta e di Serio, e non cessa di colpire le mura con le artiglierie. Una sortita degli abitanti, agli ordini di Gaspare da Vimercate, inchioda le bombarde, brucia due bastie costruite dai veneziani e distrugge le trincee. Carlo Gonzaga è, alfine, rafforzato dalle milizie di Francesco e Jacopo Piccinino, per cui il Malatesta  è costretto a ritirarsi a Fontanella. Si unisce con Bartolomeo Colleoni nella valle  di San Martino.

Ago.

 

 

 

Lombardia

Sempre contrastato dal Gonzaga, corre sotto Crema e si ferma a due miglia dalla città. Attraversa il Serio, colloca i suoi alloggiamenti sulla strada che porta ad Ombriano e fa costruire il canale della Marchesa, per levare l’acqua ai fossati cittadini. In sessanta giorni sono lanciate contro le mura 1833 colpi di bombarda. A metà mese, entra nella località con il provveditore Andrea Dandolo, Gentile della Leonessa e Cesare da Martinengo preceduto da venti araldi.

Ott.

Venezia

Sforza

 

Lombardia

Cerca di aiutare i milanesi della Repubblica Ambrosiana, che nel rivolgimento delle alleanze ora combattono lo Sforza: gli è regalata una casa a Milano nella parrocchia di San Protaso ed i veneziani gli promettono di aiutarlo nella conquista di Pesaro.

Dic.

 

 

 

Lombardia

Supera l’Adda a Brivio su un ponte di barche, si attenda presso Lecco nelle campagne del monte di Brianza ed è vanamente fronteggiato da Giovanni Sforza e da Giovanni Ventimiglia. Chiama Jacopo Piccinino, affinché si congiunga con i veneziani e raggiunge Matteo da Sant’Angelo a Monte Calco, dove attacca inutilmente una torre. Battuto dallo Sforza al monte di Brianza (molti sono i prigionieri fra i suoi uomini), dispera di avere migliori risultati e ripiega al di là del fiume.  

1450

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

2000 cavalli e 500 fanti

Romagna  Lombardia

Sverna in Romagna; i veneziani lo riconfermano nel capitanato generale delle truppe: gli è riconosciuta una provvigione mensile di 600 ducati ed una condotta di 2000 cavalli e di 500 fanti. La ferma è stabilita in un anno più sei mesi di rispetto; è accordata la protezione ai suoi possedimenti da parte della Serenissima e nei pagamenti gli è assicurata la clausola del condottiero più favorito. Raduna con il Colleoni ragguardevoli scorte di viveri, che cerca di fare arrivare a Milano. Attacca cinque bastie nemiche poste sui monti, ne espugna due e le dà alle fiamme: interviene lo  Sforza che lo obbliga a riattraversare l’Adda con alcune perdite. Ad un certo punto, il Malatesta si trova ad avere forze superiori a quelle dell’avversario allorché viene raggiunto a Galbiate da Jacopo Piccinino; nonostante ciò, non osa portare alcun attacco.

Feb.

 

 

 

Lombardia

Comanda a tutti i soldati di procurarsi vettovaglie per cinque giorni e di trasportare da Bergamo, con destinazione Milano, una grande quantità di frumento. Negli stessi giorni, lo Sforza entra in Milano da vincitore, per cui egli deve ancora una volta retrocedere oltre l’Adda.

Apr.

 

 

 

Veneto

Lascia il bresciano e si reca a Venezia; è accolto apparentemente in trionfo.

Mag.

 

 

 

Lombardia

 

Giu. lug.

Rimini

Pesaro

 

Veneto  Romagna e Marche

E’ in questo periodo che accade nel veronese l’episodio dell’atto di violenza perpetrato dal Malatesta (o da alcuni suoi uomini) ai danni di una nobildonna tedesca, o borgognona, che si sta recando a Roma per un pellegrinaggio con una comitiva di 200 cavalli. Costoro sono uccisi; la donna non vuole consentire alla lussuria del   Malatesta, viene violentata prima da lui e, poi, dai suoi uomini e per il dolore muore in pochi giorni a Verona. Sospettato del fatto, il Malatesta invia a Venezia 4 uomini d’arme, a suo dire responsabili dell'episodio: costoro sono torturati e vengono presto rilasciati perché ritenuti dalle autorità innocenti. Egli ritorna subito in Romagna; si trova a Ravenna con Cecco Ordelaffi e si reca a Rimini. Dopo alcuni giorni, si mette in marcia contro Pesaro che, per accordi presi con il Montefeltro, dovrebbe pervenire nelle sue mani. Si ferma sul fiume Marano e pone i suoi alloggiamenti nel casamento dell’ospedale del Terzo detto di San Lazzaro. Invia Gaspare Broglio dal conte di Urbino, per sollecitarne l’aiuto; costui, dopo un colloquio con il Montefeltro, gli riferisce che è stato ingannato dal rivale. Invia allora il Broglio a Montefiore Conca per raccogliervi 300 uomini ed invita Gian Francesco da Piagnano, fermo a Macerata Feltria, di spostarsi a Pietrarubbia per esservi raggiunto dal Broglio. Tutto ciò non impedisce che 500 fanti sforzeschi, comandati da Guido d'Ascoli, riescano ad entrare in Pesaro rafforzandovi la guarnigione. Il Malatesta si muove nel pesarese, si accampa alla Torre del Boncio e si appresta ad assalire il capoluogo. Il Montefeltro lo forza a ritirarsi.

Nov.

 

 

 

 

I veneziani gli notificano ufficialmente il mancato rinnovo della condotta.

1451

 

 

 

 

 

Gen.

Rimini

Urbino

 

Romagna

Accoglie a Rimini il fratello dell’imperatore Alberto d’Austria e gli regala un corsiero. Invia Antonello da Narni ad occupare il castello di Frantico.

Lug.

 

 

 

Marche

Ha a Fabriano un colloquio privato con il papa.

Ago.

 

 

 

Marche

E’ ancora a Fabriano dove Niccolò V gli rinnova la concessione dei vicariati su Rimini, Cesena, Fano, Bertinoro, Cervia, San Leo, Sant’Agata Feltria, Sestino, Pennabilli, Senigallia, Pergola, Gradara, Mondaino e Talamello e gli rilascia le bolle di legittimazione dei figli naturali Roberto e Sallustio. Gli è ridotto il censo da 6000 a 4000 fiorini l’anno.

Sett.

Milano

 

 

 

Passa al servizio dello Sforza. La condotta durerà fino al settembre del 1452; gli è concessa una provvigione di 25000 ducati l’anno.

Dic.

Rimini

Urbino

 

Marche

Riprende la lotta contro il Montefeltro e fa invadere dai suoi l’agro di Montefotogno, di Colbordolo, di San Donato e di Montecopiolo. I feltreschi non sono colti impreparati; con l’aiuto di 300 fanti e 200 cavalli che si avvicinano a Cagli e di una squadra di cavalli, condotta dal napoletano Giacomo Ferrari, mettono in fuga i malatestiani.

1452

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Campania

Si reca a Napoli e prende parte ad una giostra organizzata per la nascita di Federico d’Aragona, figlio del duca di Calabria Ferrante e tenuto a battesimo dall’imperatore Federico d’Austria. E’ contattato dagli aragonesi (un frate di nome Puccio) e dai veneziani (Zaccaria Valaresso) ed a tutti dà buone parole. E’ respinto da Fano un tentativo del Montefeltro di impadronirsi della città.

Ago.

Firenze

Napoli

1700 cavalli

Toscana

Passa agli stipendi dei fiorentini. Gli è concesso un soldo di 15000 ducati per contrastare gli aragonesi comandati dal Montefeltro.

…….........

 

 

 

Toscana

Combatte il Montefeltro a Castellina. Non punta sulle battaglie campali; impegna bensì il nemico con varie azioni diversive e lo obbliga a collocare gli accampamenti invernali fuori della Toscana.

1453

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

 

Tratta ancora con veneziani ed aragonesi.

Giu.

Firenze

Napoli

1400 cavalli e 400 fanti

Toscana

Accetta l’offerta dei fiorentini (gli sono riconosciuti 32000 fiorini) e ritorna in Toscana.

Ago.

 

 

 

Toscana

Occupa Rincine e Foiano della Chiana con Alessandro Sforza; assedia la rocca di Vada, alla cui difesa è Carlo di Campobasso. Pianta le artiglierie e con le sue bombarde impedisce alle galee genovesi di rifornire la località. Contrasta 1000 cavalli condotti da Ignazio di Guevara.

Sett.

 

 

 

Toscana

Si accampa a Colle di Val d’Elsa. Allo scadere della ferma tenta di passare al soldo della Serenissima e degli aragonesi: il Broglio ratifica gli accordi con il re di Napoli che offre la mano della nipote Eleonora d’Aragona al primogenito Roberto. Il Malatesta, spinto da Giacomo Anastagi, tiene sospesa la trattativa, per ottenere condizioni migliori ed invia a Napoli nuovi ambasciatori con l’obiettivo di temporeggiare. Si rinnova nei suoi confronti l’odio di Alfonso d’Aragona.

Nov.

 

 

 

 

Viene investito dal papa di Montecassiano e di Montemarciano.

Dic.

 

 

 

 

Riapre le trattative con i veneziani: esse dureranno a lungo e saranno condotte da entrambe le parti senza eccessivo impegno.

1454

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Si incontra a Rimini con l’ambasciatore veneziano Francesco Contarini che lo sollecita a trasferirsi in Toscana con gli aragonesi: fallisce anche tale prospettiva per la sua pretesa di sposare una figlia legittima di Alfonso d’Aragona, anziché una naturale come gli è stato proposto.

Apr.

 

 

 

 

I veneziani firmano la pace con fiorentini e sforzeschi.

Ago.

 

 

 

 

Alfonso d’Aragona aderisce alla pace di Lodi: non vuole che ne siano compresi nei benefici i genovesi, Astorre Manfredi ed il Malatesta ai quali non sono perdonati gli antichi torti.Sigismondo cerca soccorsi nella situazione: poiché i veneziani si rifiutano di intervenire a suo favore, è costretto ad inviare alcuni ambasciatori a Napoli con il compito di promettere la restituzione delle somme a suo tempo trattenute. Tenta di fare causa comune con il Manfredi e di farsi amico Jacopo Piccinino tramite il fratello Domenico.

Autunno

Siena

Pitigliano

 

Romagna

Contattato dai senesi tramite Gaspare Broglio, è assunto con Giberto da Correggio e Giulio Cesare da Varano, per contrastare il conte di Pitigliano Aldobrandino Orsini. Gli è assicurato uno stipendio di 16000 ducati. Lascia San Salvatore.

Nov.

 

 

Capitano g.le

Toscana

Si porta a Siena e gli sono date le insegne del capitanato generale. Passa all’assedio di Sorano. Si accampa di fronte alla fortezza con 12000 uomini, senza contare i numerosissimi volontari. Bombarda la rocca con 2 pezzi di artiglieria; dopo inutili assalti i senesi lo invitano a reiterare gli attacchi con forza e per convincerlo gli mandano un cavallo in dono. Allorché le testuggini si avvicinano alle mura per rompere una porta, vi è una sortita diversiva di 100 cavalli al campo del Correggio, i nemici sono circondati e costretti alla resa; sono, tuttavia, lasciati andare con la promessa di non unirsi più con la guarnigione. Si acuiscono nel frattempo i contrasti del Malatesta con il commissario Antonio Petrucci, alimentati anche da una storia dal sapore boccaccesco: il senese, infatti, si innamora di un paggio di Giberto da Correggio, il Milanese. Un provvigionato riminese scopre i due amanti nel padiglione e fa in modo che siano bastonati dai malatestiani i famigli del Petrucci che, per nascondere il fatto, hanno inseguito il paggio, uscito di nascosto dalla tenda, con l’accusa di furto. Come risultato, il Petrucci ora favorisce il Correggio ai danni del signore di Rimini, accusato di trattare con Everso dell’Anguillara.

Dic.

 

 

 

Toscana

Sorano è sul punto di capitolare ed i senesi fanno avere al Malatesta 12000 ducati, affinché prosegui nelle operazioni. Il condottiero si fa, invece, corrompere dall’Orsini e stipula senza alcuna autorizzazione  una tregua di un mese con gli avversari. Si fa consegnare un figlio in ostaggio dal conte di Pitigliano e si allontana dal campo con Carlo dell’Anguillara ed il Varano, facendo ritirare truppe ed artiglierie. Prende la strada di Montemerano, si porta a Magliano in Toscana e tenta di conquistare tale centro; fallito un analogo tentativo su  Saturnia, compie una scorreria nella maremma grossetana e si impadronisce di una grande quantità di bestiame che fa condurre a Pisa. Il Varano inizia a sospettare del suo comportamento, si reca a Siena e riferisce in segreto i suoi timori ad un amico che ne informa, a sua volta, le autorità. I senesi decidono di inviare due cittadini da Carlo Gonzaga o dal Correggio, per verificare la disponibilità di uno dei due capitani ad uccidere il Malatesta.

1455

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Allo scadere della tregua, Pietro Brunoro, Ceccone d’India, Leonetto Corso, Padovano Calabrese, Fusco da Napoli, Antonio Foresta lasciano Sorano agli ordini del Correggio per intercettare il Malatesta: lo raggiungono a Giuncarico e lo forzano ad abbandonare il bottino in cambio di un via libera su un ponte. I senesi si accorgono che il signore di Rimini non mantiene i patti, lo assalgono e gli catturano tre compagnie su quindici. Nel proseguimento della sua marcia nel fiorentino, il Malatesta cerca di impadronirsi di Castel Pasquale, ripara a Piombino ed a Scarlino, ottiene il passo dai fiorentini, valica gli Appennini e cala in Romagna. Negli stessi giorni è informato da Jacopo Piccinino di una probabile scorreria di quest'ultimo con la sua compagnia nel senese.

Feb.       Romagna
A fine mese è contattato dal papa Niccolò V e dallo Sforza affinché, con le sue truppe stanziate in Romagna, impedisca il passo alla compagnia del Piccinino in marcia verso Bologna.

…….........

 

 

 

 

Rispettoso delle forme, ha il coraggio di chiedere ai senesi un congedo regolare: la repubblica glielo concede, ma non manca di informare tutti gli stati della sua perfidia.

Estate

 

 

 

Romagna

Jacopo Piccinino invade il senese con la sua compagnia; il Malatesta si colloca a Savignano sul Rubicone e riceve alcuni soccorsi dallo Sforza. Tratta pure con i venturieri.

1456

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Romagna

Organizza a Rimini dei festeggiamenti in onore di un marchese d’Este in visita alla città. Nell’occasione, si svolge un combattimento in cui 50 uomini, armati di mazze e di bastoni, difendono un castello, mentre altri 50 lo assalgono con le stesse armi: nella mischia entra anche il Malatesta, che corre il pericolo di restare ucciso.

Lug.

 

 

 

Romagna

Si rappacifica a Cesenatico con il fratello Domenico.

……........

 

 

 

 

Allorché gli aragonesi assalgono in Genova il doge Pietro Campofregoso, si sente in pericolo, anche perché si vede abbandonato dallo Sforza, che, nello stesso tempo, si è legato con vincoli di parentela con gli avversari. Il Malatesta invia propri ambasciatori al doge ed a Renato d’Angiò, affinché Genova pervenga nelle mani del re di Provenza.

1457

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Emilia

Borso d’Este prende l’iniziativa per riconciliarlo con il Montefeltro. L’incontro avviene nella villa di Belfiore e finisce con contumelie reciproche.

Ott.

Rimini

Napoli Urbino

 

 

Alfonso d’Aragona gli invia contro il Montefeltro e Jacopo Piccinino per vendicarsi delle passate ingiurie. Ritira inutilmente a Venezia un suo gioiello per risarcire il re di Napoli del denaro truffatogli anni prima. Chiede invano soccorsi al genero Carlo di Montone. Per guadagnare tempo sfida a duello il Montefeltro ed il duca Ludovico di Savoia-Acaia dà il proprio assenso alla sua effettuazione.

Nov. dic.

 

 

 

Marche

Montefeltro e Piccinino gli conquistano diverse terre nel vicariato di Fano (Reforzate, Montalbo, Isola di Fano, Casaspessa, la Valle) ed iniziano ad assediare Senigallia. Nonostante le continue contese che sorgono tra i due capitani rivali, il Malatesta è ridotto presto a cattivo partito. Invia a Napoli il figlio Roberto, per avviare trattative con Alfonso d’Aragona. Il sovrano in un primo momento dice di accontentarsi di 27000 ducati, più il riconoscimento delle spese sostenute per la spedizione del Piccinino e del conte di Urbino; eleva progressivamente le sue richieste a 40000 ducati, più altri 15000 per altri interessi. Il Malatesta riceve soccorsi da Everso dell’Anguillara e dai colonnesi, che gli permettono una qualche resistenza.

1458

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

Il re di Napoli chiede al figlio Roberto la somma di 50000 ducati, un gioiello che gli è già stato promesso ed alcuni possedimenti.

Apr.

 

 

 

Marche

Il Malatesta si oppone agli avversari a Mondavio.

Mag.

 

 

 

Emilia

Si reca a Ferrara e vi attende il papa Callisto III, che deve andare a Mantova per il concilio, per accompagnarlo al monastero di Sant’Antonio. Nel contempo, si mette in contatto  con Giovanni d’Angiò, per combattere assieme gli aragonesi.

Giu.

 

 

 

 

Sul fronte bellico respinge nel miglior modo gli assalti nemici, li affronta e tenta di riacquistare le terre perdute; espugna il castello delle Fratte, alla cui difesa si trovano 200 bracceschi.

Lug.

 

 

 

Marche

I suoi condottieri Antonello da Forlì e Marco Pio vengono sconfitti a Carpegna dagli avversari; Tavoleto è espugnata e messa a sacco.  A tali notizie, occupa Sassocorvaro e si muove alla volta di Carpegna. Si impossessa del Castellaccio, con l'eccezione della rocca; ne inizia il bombardamento. Interviene il Montefeltro che raduna i suoi uomini a Belforte all'Isauro, si congiunge con 6 squadre del Piccinino e punta su carpegna. Il Malatesta leva l'assedio, invia i suoi pezzi di artiglieria a Macerata Feltria, mentre egli con le sue truppe si mette in salvo nella rocca di Pietrarubbia. Ne esce con gli uomini in disordine ed al Molinaccio è colto in imboscata da Alessandro Gambacorta, proveniente da Montecopiolo.

Ago. ott.

 

 

 

 

La quasi contemporanea morte del pontefice e di quella del re di Napoli, illudono il Malatesta nelle sue speranze. Lo Sforza e Borso d’Este gli danno del denaro, per cui è in grado di assoldare nuove truppe. Quando sa che il Piccinino abbandona il campo per tentare di ritagliarsi un proprio stato in Umbria, rioccupa Sassocorvaro e punta su Carpegna, da dove è respinto dallo Scalogna e da 6 squadre del Piccinino. Subisce forti perdite; si avvia allora nottetempo nel Montefeltro e dà il guasto a Secchiano ed a Uffogliano. Apre pure nuove trattative di pace con Ferrante d’Aragona e non manca di contattare i nemici del re, quali il principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini dal Balzo e l’Angiò. Ordina ad Antonello da Forlì di soccorrere Tavoleto: il castello è espugnato e messo ancora una volta a sacco dagli avversari. Nei giorni seguenti, più di altri venti castelli, fra i quali Maiolo, Macerata Feltria, Pennabilli e Sant’Agata Feltria, subiscono la medesima sorte. Alla fine l’inclemenza del tempo e la stagione fredda, persuadono il Montefeltro ed il Piccinino a ritirarsi.

1459

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Lombardia

Ancora attaccato dal Montefeltro e dal Piccinino, si dà da fare per cercare la pace. Si reca a Mantova ed a Milano; lo Sforza gli viene incontro quattro o cinque miglia fuori il capoluogo meneghino. A febbraio ripassa per Mantova.

Apr.

 

 

 

Toscana

Si trova a Firenze, al seguito del papa Pio II, e con altri signori romagnoli (Astorre e Taddeo Manfredi , Cecco Ordelaffi) regge fino al palazzo di Santa Maria Novella la lettiga con la quale viene trasportato il pontefice. Il Malatesta implora Pio II di portare la pace fra lui e Ferrante.

Lug.

 

 

 

 

Firma la pace di Mantova voluta dal pontefice.

Sett.

Rimini

Comp. ventura

 

Romagna

Il Montefeltro ed il Piccinino nella loro campagna hanno devastato nel complesso centoquindici castelli localizzati nei suoi territori. Il Piccinino, tuttavia, continua a desolare i suoi stati, fino al momento in cui non viene raggiunta una tregua anche con tale condottiero.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Per accedere alla pace, il Malatesta deve riconoscere al re di Napoli il pagamento di una somma fra i 50000 ed i 60000 ducati da effettuarsi entro un anno: fino a tale termine, deve consegnare in pegno allo stato della Chiesa le terre di Senigallia, di Montemarciano, di Mondavio, di Morro, di Pergola, di Sant’Ippolito e di Sassocorvaro; deve cedere Monte Cerignone, Casteldelci, Senatello, Faggiuola al Montefeltro, quale compenso a fronte dei danni arrecati; sempre al Montefeltro, deve dare Fonte Avellana , Monte del  Raniero ed altri due castelli a titolo di interessi. Promette, inoltre, di non  combattere gli aragonesi per il successivo biennio. Ottempera ai patti e tutte le località sono rimesse secondo gli accordi, con l’eccezione di Pietrarubbia, dove gli abitanti, su sua istigazione, si sono ribellati al conte di Urbino.

Nov.

 

 

 

 

Lo Sforza lo invita a spedire sue truppe nella marca di Ancona, per ostacolare il passo al Piccinino che dal cesenate si sta muovendo verso il regno di Napoli per combattervi a favore di Giovanni d’Angiò e dei baroni ribelli a Ferrante d’Aragona. Il Malatesta si incontra con il Montefeltro a Mondaino, per scegliere un opportuno piano di azione.

1460

 

 

 

 

 

Gen. feb.

 

 

 

Romagna

Si abbocca anche con il Piccinino durante una partita di caccia; nel contempo invia il figlio Roberto a Napoli e propri ambasciatori a Milano ed a Roma.

Mar.

 

 

 

Romagna

Ha nuovi colloqui con Alessandro Sforza a Mondaino, sempre per predisporre un’ iniziativa comune contro il Piccinino. Quest'ultimo parte dalla Romagna; il Malatesta lo tallona con 200 cavalli e molti fanti, non tanto per impedirgli il transito, quanto per prestargli soccorso in caso di necessità.

Mag.

Rimini

Urbino

 

Marche e Romagna

Molesta le terre del Montefeltro; il papa  esige da parte sua il pagamento di censi arretrati per 10000 ducati. Nella sua disputa non vuole la mediazione dello Sforza. Sempre nel mese, si reca a Forlì in occasione di alcune feste date per la nascita del figlio di Cecco Ordelaffi, Antonio Maria.

Giu.

 

 

 

Marche

Respinge i feltreschi da Uffogliano (oggetto di controversie) e li costringe ad abbandonare i lavori di riattamento delle mura.

Lug.

Rimini Ancona

Chiesa

 

Marche

Con la vittoria del Piccinino a San Fabiano, rompe gli indugi e si allea con Giovanni d’Angiò. Cattura con l’inganno il prefetto della rocca di Montemarciano con il pretesto delle sue prepotenze e disonestà; occupa la fortezza ed il borgo: Pio II minaccia di bandirlo come nemico della Chiesa, gli intima il pagamento dei censi arretrati e condona (nel medesimo tempo) i tre-quarti del loro ammontare ai pari inadempienti Alessandro Sforza e Montefeltro per quattro anni. Sigismondo Pandolfo riceve soccorsi dal principe di Taranto, dagli angioini, dal Piccinino e dal fratello e può aprire un nuovo fronte contro i pontifici nelle Marche. Ancona gli fa avere 3000 ducati a seguito di un'incursione degli abitanti di Jesi nel territorio di Camerata Picena. Invia in soccorso degli anconetani il figlio Roberto.

…….........

 

 

 

Marche

Penetra nello jesino e si scontra a Pergola con i pontifici di Ludovico Malvezzi.

Nov.

 

 

 

Marche

Corrompe il castellano di Mondavio, che lo fa entrare nella rocca.

Dic.

 

 

 

Marche

Assedia il castello di Morro e ne è scacciato dal Malvezzi; è ancora battuto da tale capitano nei pressi di Fano. Tenta di avere con l’inganno Senigallia: la manovra non ha successo ed egli fa distruggere i mulini attorno alla città. Il giorno di Natale è scomunicato una prima volta e viene privato dei suoi domini.

1461

 

 

 

 

 

…….........

 

 

 

Marche

Si spinge nuovamente nello jesino; conquista Musciano ed assedia Barbara.

Apr.

 

 

 

 

Gli è confermata la scomunica.

Lug.

 

 

 

Marche

Vuole assicurare il raccolto del grano nell’anconetano, si accampa silenziosamente a Castelleone di Suasa e, alla testa di 1300 cavalli e di1000 fanti, assale nottetempo i pontifici comandati dal Malvezzi e da Pietro Paolo Nardini (3000 fanti e molti cavalli). Nel combattimento, che dura cinque ore, cade fra gli avversari il Nardini e  sono catturati più di 1500 cavalli, fra i quali si trovano Giovanni Francesco da Bagno ed Alessandro Ottoni. Con la vittoria, il Malatesta (che pure è rimasto ferito) punta su Nidastore, la ottiene a patti, ne fa uscire i soldati della guarnigione e li fa svaligiare contro gli accordi di armi, cavalli e bagagli. Si impossessa di altre due terre che sono parimenti  messe a sacco contro le condizioni di resa stabilite in precedenza. Si avvia, quindi, con 1000 uomini verso il Potenza, dove il Piccinino gli ha promesso di farglisi incontro, si spinge a Montelupone (ne è respinto) ed a Potenza Picena. Alla notizia del prossimo arrivo di Napoleone Orsini, rientra indietro nei propri possedimenti.

Ago.

 

 

 

 

Intavola vanamente trattative con il pontefice, che sta a Tivoli, e chiede, sempre inutilmente, la mediazione dei veneziani. Impegna Montemarciano al veneziano Marco Corner per 5000/12000 ducati (o per un gioiello) ed arruola 1200 uomini provenienti da Venezia, da Imola, da Ferrara, da Mirandola e da Cesena.

Dic.

 

 

 

 

Con l’aiuto di Borso d’Este, si allea con il signore di Imola Taddeo Manfredi.

1462

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

 

Pio II emana la bolla “Cum ex iniunctu”, con la quale scioglie i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Il Malatesta continua nei suoi comportamenti: riceve altri 6000 ducati dal re di Francia Luigi XI, fa nuove leve fra i sudditi, invia il Broglio dal principe di Taranto e costui gli fa avere 16000 ducati, per affiancare negli Abruzzi il Piccinino.

Mar.

 

 

 

Marche

Promuove un trattato in Pesaro e si presenta invano davanti alla città.

Apr.

 

 

 

Marche

Assale le terre del Montefeltro ed occupa Carpegna e Castellaccio. Si muove verso Sassoferrato, tenta Monterotondo, ha Castel San Pietro e qualche piccola terra: è sempre controllato da vicino dai pontifici. Invia Guido Benzoni nei contadi di Sassoferrato e di Jesi,  per sostenere l’azione di Carlo di Montone contro Perugia. A fine mese, il papa convoca un concistoro segreto, al cui termine il cardinale Niccolò Cusano legge la sua sentenza di condanna. Non gli è risparmiata alcuna accusa: il campionario va dalla rapina, all’incendio, alla violenza, all’adulterio, all’incesto con una figlia, al parricidio, all’uxoricidio, al sacrilegio ed all’eresia. E’ scomunicato e dichiarato eretico; viene condannato ad essere bruciato vivo ed i suoi sudditi sono sciolti da ogni vincolo di sudditanza. Paolo Romano lo effigia in tre manichini in legno e cera, che  sono dati alle fiamme a Roma in Campo dei Fiori, sulla spianata del Campidoglio e sulle scalinate che portano a San Pietro.

…….........

 

 

 

Marche

Raccoglie un forte esercito (23 o 32 squadre di cavalli, secondo le fonti e 2000 fanti) con l’aiuto di Silvestro da Lucino, di Giovan Francesco della Mirandola e di Pino Ordelaffi; entra nel Piceno, giunge a Pausola e devasta il territorio, tallonato da vicino da Napoleone Orsini.

Lug.

 

 

 

Marche

Viene bloccato sul Tronto dalle difese apprestate dal Malvezzi e da Matteo da Capua. Lo Sforza, per indurlo a rientrare ed a non proseguire verso il regno di Napoli, organizza a suo favore un trattato in Senigallia: il Malatesta segue il suo istinto ed a rapide marce si porta sotto le mura della città. Pone le bombarde tra la torre di San Giovanni ed il torrione della porta: in breve tempo è aperta una grossa breccia e sono intercettate le condutture degli acquedotti cittadini.

Ago.

 

 

 

Marche  Romagna e Puglia

Senigallia si arrende prima della scadenza di una tregua per l’indecisione dei nemici fermi a Montalboddo e per il tradimento del comandante della rocca, il senese Dota. Arriva nel frattempo dal Chienti anche il Montefeltro; i pontifici si fermano ad Ostra. Il Malatesta carica su 7 fuste del principe di Taranto gran parte dei carriaggi e decide di lasciare nottetempo la città, per non esservi assediato. Una spia nemica viene a conoscere le sue intenzioni: quando abbandona Senigallia, il Fantaguzzo avvista la sua colonna ed allerta i pontifici. Per strada è assalito al guado del fiume Cesano nel piano di Marotta: è attaccato inizialmente da Antonello da Forlì e da Corrado d’Alviano che impegnano le sue truppe; indi, da Napoleone Orsini e dal Montefeltro, che lo mettono in fuga nonostante una vigorosa difesa. Sono catturati il della Mirandola con 500 cavalli e 150 fanti; il figlio Roberto, Cicco Brandolini ed il Benzoni riparano in tutta fretta a Mondolfo. Il Malatesta si rifugia invece a Fano, invia propri agenti a Venezia, a Firenze, a Modena ed a Milano per chiedere soccorsi, denaro e consigli; domanda pure al Varano ed al Piagnano di accorrere a difesa dei suoi stati. Incarica i figli Sallustio e Valerio di reggere le sorti dello stato durante la sua assenza. Con il Lucino, si mette infatti in mare con un seguito di quindici persone, per raggiungere la Puglia e cercare soccorsi da Giovanni Antonio Orsini del Balzo e dagli alleati angioini.  

Sett.

 

 

 

Puglia   e Romagna

Giunge a Bisceglie ed a Trani. I suoi potenziali alleati sono anch’essi in crisi per la quasi contemporanea sconfitta patita a Troia: anzi, il principe di Taranto viene sospettato di volere stipulare una pace separata con gli avversari. Dalla Puglia il Malatesta sbarca ad Ortona e rientra in Romagna.

Ott.

 

 

 

Romagna

Perde in breve tempo Mondaino, Montefiore Conca, Verucchio, San Giovanni in Galilea, Sant’Arcangelo di Romagna, Mondavio. Trova in ogni caso del denaro e ritorna con il Lucino alla difesa di Rimini.

Nov.       Veneto
Ai primi del mese raggiunge Venezia alla ricerca di soccorsi diplomatici e militari.
Dic.       Romagna e Marche
Viene a trovarlo a Rimini il commissario sforzesco Bartolomeo Pusterla. Nel periodo la diplomazia del duca di Milano e quella della Serenissima esercitano inutili pressioni sul papa Pio II a suo favore. Recupera alcune terre nel contado di Fano: in uno scontro cattura 4 squadre di uomini d'arme del Montefeltro. Analogo successo hanno i suoi uomini con Antonello da Forlì.

1463

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

E' assediato in Rimini. Per guadagnare tempo invia a Roma il suo ambasciatore Giovanni dal Borgo a cercare il perdono del pontefice.

Feb.        
Stipula una tregua di due mesi con i pontifici che prevede, fra l'altro, il rilascio dei prigionieri d'ambo le parti.
Apr.       Romagna
Allo scadere della tregua spedisce a Venezia il dal Borgo per cercare di convincere la Serenissima ad esercitare pressioni a suo favore sul papa.
Giu.       Marche
Cerca di soccorrere in Fano il figlio Roberto e gli invia armati ed alcune navi cariche di grano rompendo il blocco pontificio. Attua numerose azioni diversive; attacca Pesaro, razzia bestiame e fa numerosi prigionieri sicché il Montefeltro è costretto ad allentare le operazioni di assedio della città marchigiana specie per proteggere i raccolti del territorio.
Lug.       Marche
Riesce a fare entrare in Fano per tre volte, nonostante il blocco navale di una galea e di due fuste, alcuni soccorsi in termini di truppe e di vettovaglie. Attacca il pesarese razziando bestiame e facendo prigionieri. Per prevenire le sue scorrerie il Montefeltro è costretto ad impegnare numerosi soldati a difendere i contadini impegnati nei lavori legati alla mietitura.

Ago. sett.

 

 

 

Marche

Riceve rinforzi dal Piccinino; prega due sopracomiti veneziani (Alvise Morosini ed Antonio Malipiero) di scortare alcune imbarcazioni: costoro si rifiutano; nondimeno le navi partono e sono intercettate presso Pesaro con un naviglio inviato dal Piccinino: altri convogli, con il favore più o meno aperto dei veneziani, possono peraltro giungere a destinazione. A settembre, il Malatesta si imbarca e porta nuovamente soccorsi a Fano con 2 galee provenzali: tutto inutile, perché anche il figlio Roberto è costretto alla resa. A fine mese attraversa l’Adriatico, forse per cercare un sostegno dal sultano di Costantinopoli; una tempesta spinge la sua nave sulle coste dalmate.

Ott.

 

 

 

Croazia Friuli Veneto

Sbarca a Ragusa e prosegue il viaggio per terra travestito e con pochi compagni. Arriva in Friuli ed a Venezia, dove perora la sua causa. La Serenissima si interpone e lo prende sotto la sua protezione con il fratello Domenico; anche il duca di Milano, il duca di Ferrara e Firenze fanno pressioni sul pontefice per tutelare la sua causa. Invia a Roma Sagramoro Sagramori ed il Broglio a trattare le condizioni della sua resa. 

Nov.

 

 

 

Romagna

Pio II  vuole che abbandoni Rimini in cambio di Spoleto e di Camerino; in un secondo momento, gli è concessa la sola signoria di Rimini con i castelli di Coriano, di Mulazzano, di Ceresolo e dei borghi di Santa Cristina e di Corpolò; deve pagare allo stato della Chiesa i censi pregressi e riconoscere per i nuovi possedimenti un censo di 1000 fiorini l’anno.

Dic.

 

 

 

Romagna

Nella chiesa di Santa Colomba (anziché nella cattedrale di Rimini come gli è stato richiesto), dinanzi al vescovo di Sessa Angelo Geraldini, il Malatesta confessa i suoi errori e domanda perdono. Senigallia, Mondavio e Montemarciano vanno al nipote del pontefice Antonio Piccolomini; a San Marino vanno Mongardino, Fiorentino e Serravalle; ad Antonello da Forlì è assegnato il castello di San Mauro Pascoli con alcune terre vicine a tale località poste nella diocesi di Rimini; a Giovanni Francesco da Bagno ed al fratello di quest'ultimo Guido Guerra,  sono concesse le terre di Montebello, di Sogliano al Rubicone, di Ginestreto e poche altre; a Carlo Malatesta da Sogliano, il vicariato di San Giovanni di Galilea; ad Alessandro Sforza Gradara e Castelnuovo; al Montefeltro, Macerata Feltria, Sant’Agata Feltria, Maiolo, Sartiano, Torricella, Lebiano, Rocchi, Cagoleto, Fragheto, Pereto, Scavolino, San Donato, Maiano, Monte Pietra, Ugrigno, Monterotondo, Pagno, Massella dei Rustici, Casalecchio, Pennabilli, Auditore, Maciano, Pietrarubbia, Monte Santa Maria, Montedagone, Castellina, Chierignano, Fossa, Ripamassana, Ripapetrosa, Sasso, Torre, Pian di Castello, Tavoleto, Girone, Gesso, Petrella Guidi, Certalto per un censo di 1340 fiorini.  

1464

 

 

 

 

 

Mar.

Venezia

Impero Ottomano

Capitano g.le 400 lance 100 cavalli e 300 fanti

 

Viene nominato capitano generale in Morea; gli è concessa una provvigione mensile di 300 fiorini ed una condotta di 1200 cavalli. Per la leva delle truppe riceve una prestanza di 80 fiorini per lancia, di 20 fiorini per ogni cavallo leggero e di 3 fiorini per ciascun fante. La ferma è stabilita in due anni. Il cardinale Bessarione ufficia la solenne messa cantata nella basilica di San Marco, alla fine della quale si procede alla consegna delle bandiere e del bastone di comando.

Mag.

 

 

 

Romagna

Incominciano i primi imbarchi per la Morea; da Rimini salpano prima 7 marani e dopo pochi giorni altri 6 carichi di soldati, per un migliaio di cavalli. Altre genti, assoldate nel padovano, sono caricate nei porti di Conche e di Chioggia.

Giu. lug.

 

 

 

 Grecia

Si imbarca sulla galea del sopracomito Baldassarre Trevisan con una quarantina di giovani delle più note famiglie di Rimini in qualità di “squadrieri”, in realtà come ostaggi e pegno di fedeltà datigli dai cittadini. La dilazione della sua partenza è dovuta ad una congiura ordita da alcuni fuoriusciti con la connivenza del vescovo di Sessa, governatore pontificio della Romagna. Prima di allontanarsi dall’Italia, il Malatesta manifesta il desiderio che Venezia si interponga sul papa affinché gli siano restituite alcune terre nel contado di Rimini, come promessogli a suo tempo: la risposta è ovviamente negativa. Dopo un viaggio di quattordici giorni, in cui tocca Pescara e Brindisi, attraversa il canale di Otranto e raggiunge il porto di Kalamata. A metà luglio è a Modone. Assale Mitilene per terra e per mare: i turchi hanno la meglio e fra i veneziani sono uccisi il capitano del Golfo Angelo Pesaro ed altri sopracomiti. Il Malatesta ha ai suoi ordini 4000 uomini tra cavalli e fanti, invece dei previsti 3000 cavalli e 5000 fanti. I soldati, che ha a disposizione, hanno il morale basso per il ritardo delle paghe, la mancanza di vettovaglie e di foraggio: inevitabili sono, pertanto, le violenze ai danni della popolazione locale che, spesso, invoca la protezione dei turchi a sua difesa.

Ago.

 

 

 

Grecia

Presto si rende edotto della reale situazione delle sue truppe: non può riprendere le operazioni dal punto in cui le ha lasciate Bertoldo d’Este e cingere di assedio Corinto, perché gli mancano i mezzi necessari; si deve limitare a restaurare la disciplina facendo impiccare una ventina dei colpevoli dei maggiori crimini. Fa imprigionare più di un centinaio di soldati riottosi agli ordini e rispedisce a Venezia in catene alcuni capitani; addestra all’azione le truppe per niente allenate e disposte alle fatiche ed ai disagi della guerra. Alletta, in particolare, i suoi uomini mandandoli a saccheggiare qualche borgata o castello controllato dai turchi; con successive incursioni recupera il braccio di Maina e, con un fortunato colpo di mano, si impadronisce di Misistra, l’antica Sparta, sede del despota della Morea.

Sett.

 

 

 

Grecia

Assedia la rocca di Misistra; l’intervento di Omar bey lo obbliga ad uscire dalla città ed a trincerarsi in un posto vicino con terrapieni, fossati e con vari ostacoli o  sbarre, tra alte scarpate di roccia viva. Il Malatesta, inferiore di forze agli avversari, permane costante sulla difensiva e permette ai suoi uomini solo qualche scaramuccia.

Dic.

 

 

 

Grecia

Decide di ripiegare da Misistra, per una serie di concause che vanno dallo scarseggiare di vettovaglie e di munizioni, alle malattie, all’avvicinarsi del freddo ed al rafforzamento dell’esercito nemico, che minaccia di chiudergli le vie del ritorno. Fa trasportare in Italia le ceneri di Giorgio Gemisto Pletone, il filosofo della rinascita pagana e della cultura greca, che saranno inumate a Rimini. Sotto una pioggia battente ed in condizioni climatiche altamente sfavorevoli, effettua la ritirata delle sue milizie per vie inusuali e meno sorvegliate dai turchi. Per strada attacca Patimo, espugna il castello e ne fa a pezzi il presidio;  fra le sue truppe, più di metà dei sopravvissuti si ammala di malaria; molti soldati muoiono per il freddo e la fame.

1465

 

 

 

 

 

Gen. feb.

 

 

 

Grecia

Si salva a Modone ed anch’egli è affetto dalla malaria. Seguono aspri contrasti con il provveditore Andrea Dandolo, finché costui è revocato dal suo incarico per essere sostituito con Giacomo Barbarigo. La contesa con il Dandolo, d’altra parte, non è nuova, ma risale a dieci anni prima per una relazione sentimentale del Malatesta con la moglie di costui Aritea Malatesta e per il mancato pagamento della dote della donna, nonostante i suoi impegni formali. Si ferma a Napoli di Romania (Nauplia) a curarsi.

Primavera

 

 

 

 

Sorgono disordini a Rimini, alimentati dalle notizie del suo cattivo stato di salute. Cerca pretesti per lamentarsi della situazione militare e protesta per la mancanza di mezzi per affrontare i turchi in modo adeguato. Guarito, non compie altro che una infruttuosa scorreria verso Corinto. Rapporti conflittuali, peraltro, il Malatesta ha anche con il nuovo capitano generale della flotta Giacomo Loredan.

Lug.

 

 

 

Grecia

Chiede di rientrare in Italia per un breve periodo ed ottiene un netto rifiuto. A Kalamata, dove si trova trincerato da quasi un mese, decide di attaccare nuovamente Misistra : non ne sortisce nulla per la troppa disparità di forze in campo a favore dei turchi. Si sposta a Mantinea, dove sorprende un contingente di 1000 uomini in un accampamento presso la Caritina: sono uccisi e fatti prigionieri molti soldati. Il bottino ascende a 10 padiglioni, 120 cavalli, 600 tra buoi e vacche, 2000 castrati e molti animali tra somari, muli e maiali. Ritorna a Mantinea per la mancanza di foraggio per la cavalleria; contro il parere del Barbarigo, trasferisce il campo a San Sion, Kalamata, Castel Leone presso Corone, e, infine, a La Cosura verso Castelfranco.

Ago.

 

 

 

Grecia

Porta più avanti le sue linee e giunge a Castri nei pressi di Misistra: gli vengono contro 14000 turchi, si ritira a Corone e provvede al rafforzamento dei passi di accesso al braccio di Maina con alcune guarnigioni. Respinge da Longanico le truppe di Omar bey, che hanno iniziato ad assediare il locale castello.

Sett. nov.

 

 

 

Grecia

Ha a sua disposizione solo 1000 uomini fra cavalli e fanti: la maggior parte delle sue truppe, infatti, di fronte agli avversari sembra essersi quasi volatilizzata. L’evoluzione della guerra è tale che il Malatesta perde sempre più la stima dei veneziani; i rettori di Nauplia lo accusano di viltà e di corruzione. Le rimostranze hanno successo, per cui viene accettata la sua richiesta di licenza, nonché la domanda per la riduzione della condotta da due anni a diciotto mesi.

Dic.

 

 

 

 

Rientra in Italia con 30 o 40 uomini : il resto delle truppe da lui raccolte lascerà la Grecia solo all’arrivo in Morea del nuovo governatore Girolamo Novello.

1466

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

I veneziani trattengono in Grecia i cavalli ancora in buone condizioni ed atti a proseguire nella campagna.

Mar.

 

 

 

Veneto e Romagna

Il Malatesta arriva a Venezia, si portaa Grancona nei colli Berici a trovarvi il genero Carlo di Montone, rientra a Venezia e riceve dal senato un’attestazione di stima per il suo operato in Morea. Non gli è rinnovata la condotta e gli si assicura il saldo delle paghe pregresse, una volta che si siano esaminati tutti i conti. In Romagna.

Apr.

 

 

 

Lazio

Effettua un primo viaggio a Roma, per chiedere la restituzione dei suoi possessi al nuovo papa Paolo II: gli viene concessa la rosa d’oro.

Lug.

 

 

 

Lazio

Si reca ancora a Roma e non viene neppure ricevuto in udienza. Si incontra con un emissario pontificio e con il genero Giulio Cesare da Varano, che gli chiede il  possesso di Rimini a nome dello stato della Chiesa in cambio di Foligno e di Spoleto.

Sett.

 

 

 

Lazio

Si porta Roma per una terza volta con l’intenzione (sembra) di ammazzare il pontefice. Prende alloggio in palazzo Brunaldi; nell’udienza getta la spada, si umilia ed implora che non gli sia tolta la signoria di Rimini. Sulla strada del ritorno, la malaria torna a colpirlo in una misera locanda nei pressi di Rieti. E’ condotto nella sua città ed il papa Paolo II la fa visitare dal medico Niccolò da Rimini.

1468

 

 

 

 

 

Gen.

Chiesa

 

 

Lazio e Umbria

Ancora a Roma. Domanda una condotta al pontefice: gli sono assegnati compiti di polizia a Norcia, dove riesce a riportare la pace fra le fazioni.

Giu.

 

 

64 lance

Romagna

Gli viene concessa una prestanza di 4000 fiorini; la ferma è stabilita in un anno. La malattia lo riduce presto all’inattività.

Ott.

 

 

 

Romagna

Muore a Rimini a metà mese in Castel Gismondo. E’ sepolto nella città nella chiesa di San Francesco, da lui trasformata nel Tempio Malatestiano con la collaborazione di Leon Battista Alberti. E' presente nell'affresco di Benozzo Gozzoli "La cavalcata dei Magi" all'interno del palazzo Medici Riccardi a Firenze: è rappresentato con Galeazzo Maria Sforza un pò arretrato rispetto a Cosimo ed a Piero dei Medici, dipinti in primo piano.Parole a lui favorevoli si trovano nel volume "Esperidi" di Basinio Parmense. Ezra Pound lo ricordò come "il miglior perdente della storia".

CINQUANTUNO CITAZIONI

Avido di guerra. Degno di essere collocato tra i più grandi capitani. Uomo bellicoso.

Espertissimo nell’arte militare. Dotato di grande abilità militare.

Scaltro quanto prode. Grande maestro di astuzie militari.

Principe valente ed energico, fu molto amato e molto temuto. Ambizioso com’era si studiò di accrescere sempre il suo dominio, si attirò le inimicizie e l’odio di molti signori che si sentirono minacciati dalla sua prepotenza.

Non solo la passione, ma anche l’arte della guerra è in lui una seconda natura, un istinto che egli ha coltivato e rassodato con la pratica e con lo studio: sa preparare accortamente le battaglie e valorosamente condurle; sa, al momento del pericolo o dell’imprevisto trovare rimedio con rapidità.

Intelligentissimo delle cose di guerra fu l’inventore delle prime bombe a mano, da lui fatte fabbricare nel 1460 di bronzo, in due semisfere riunite.

Valentissimo nel maneggiare le artiglierie per quanto lo comportasse l’infanzia dell’arte; a lui si attribuisce il ritrovamento di un nuovo metodo di puntamento in posizioni malagevoli e disadatte.

Uno dei più stimati capitani del suo tempo.

Molto paziente nella fatica, pronto ed ardito.

Fu riverito e amato dai soldati cui sapeva infondere il proprio coraggio con l’eloquenza e con il proprio esempio. Non vi è cibo o riposo per lui: la fame, il freddo, il clima malsano, il terreno paludoso, nulla gli dà noia, pur di giungere allo scopo che si è proposto;  è esempio ai soldati ed esercita su di essi l’autorità ed il fascino proprio di coloro che sanno condividerne fatiche e disagi.

Paradigmatico è il suo confronto con Federico da Montefeltro. Mentre Sigismondo Pandolfo è un personaggio violento ed imprevedibile che possiede una certa genialità per le cose della guerra, il conte di Urbino è di indole prudente, un calcolatore e soprattutto è affidabile.

Biografia estremamente controversa: lodato da umanisti come il Porcellio, accusato di ogni vizio dal papa Pio II.

Indole fiera ed irrequieta. Superbo ed altero.

Molto vigoroso nel corpo e nella mente.

Uomo diffamato per tutti i vizi. Qualsiasi cosa si accingesse a fare sembrava nato per essa. Le cattive inclinazioni, tuttavia, ebbero sempre il sopravvento in lui.

Amante del fasto e della gloria.

Dotato di grande eloquenza.

Schiavo dell’avarizia. Cupidissimo di denaro.

Magnanimo.

Sfrenato nella lussuria; arrivò a commettere violenze contro le sue figlie ed i suoi generi. Non c’era matrimonio sacro per lui. I fanciulli e le fanciulle che non consentivano ai suoi desideri li faceva uccidere oppure frustare crudelmente.

Crudele. Le sue mani cruente inflissero punizioni efferate a colpevoli ed innocenti.

Oppresse i poveri, strappò i beni ai ricchi e non risparmiò neppure vedove ed orfani.

Maestro eccellente nel simulare e dissimulare. Perfido e spergiuro. Senza fede. Fedifrago e sleale.

Fu terribile nelle ire, negli odi e nei sospetti; sicché lo avevi nemico pericoloso e crudo, e amico mal fido.

La sua figura non può essere considerata solo come quella di un mostro di perfidia, di crudeltà, di libidine: è ben più complessa e va giudicata anche alla stregua del suo tempo e del suo ambiente.

Come tutti i perdenti, non è un protagonista della storia; è sopravvissuto a malapena alla leggenda maledetta che lo presenta come un archetipo di protervia e d’infamia.

Di statura grande, forte di corporatura; di carnagione bianca. Di naso aquilino, occhi azzurri chiari e capelli rossi. L’aspetto suo era feroce e rigido.

Animo eletto di guerriero, di filosofo e di artista. Poeta.