Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
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0997      GALEAZZO DA MANTOVA  (Galeazzo Cattaneo dei Grumelli, Galeazzo Gonzaga) Di Mantova. Secondo alcune fonti, di Grumello nel pavese.

               +1406 (aprile)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……......

 

 

 

Francia

Si batte a duello, davanti al re di Francia, con l’inglese Rubino e getta l'avversario a terra con la sua mazza: ottiene la vittoria e, grazie ad essa, gli è concesso un vitalizio annuo di 60 ducati.

1393

 

 

 

Lombardia

Si trova a Pavia per il matrimonio di Elisabetta Visconti con il duca Ernesto di Baviera.

1395

 

 

 

 

 

Ago.

 

 

 

Veneto

Si batte una prima volta a duello a Padova con il Boucicaut: costui, infatti, trovandosi a mensa con lui, accusa di viltà gli italiani; da qui ne segue la sfida, che si svolge davanti al signore di Padova Francesco Novello da Carrara ed a Francesco Gonzaga, signore di Mantova. I due cavalieri combattono a piedi e si colpiscono vicendevolmente con le lance. Intervengono i due signori a rappacificare gli animi.

Sett.

 

 

 

Lombardia

Presenzia alla cerimonia in cui Gian Galeazzo Visconti è nominato duca di Milano dall’imperatore Venceslao di Boemia: partecipa nella piazza di Sant’Ambrogio ad una giostra nella quale, con il boemo Benezio di Cumsich, vince il premio in palio, la somma di 1000 fiorini.

1397

 

 

 

 

 

Mar.

Milano

Firenze

 

Veneto

Si muove nel veronese con Ugolotto Biancardo ed Antonio Balestrazzo.

Giu.

 

 

 

Toscana

Si trova nel pisano con Giovanni da Barbiano. Tocca Capannoli, San Lorenzo alle Corti, Asciano, Santa Maria del Giudice; lascia il ponte sul Serchio.

Lug.

 

 

 

Toscana

Si dirige a Ponte San Piero e vi provoca gravi danni; si pone nel borgo di Ripafratta, si congiunge con Carlo Ronghi e punta con 600 cavalli su Lupocavo. Assalito, è sconfitto e fatto prigioniero dai nemici.Viene subito liberato con il Ronghi dal Barbiano, che sorprende i fiorentini intenti al saccheggio.

Ago.

 

 

 

Veneto e Lombardia

Contrasta i nemici nel mantovano agli ordini di Jacopo dal Verme: con Antonio Porro ed il Balestrazzo, cerca invano di entrare nel serraglio da Pontepossero e da Erbè; da qui si porta ad Ostiglia, dove fa preparare un grande numero di galeoni.

1399

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Toscana

Entra in Pisa con Corrado Lando alla testa di 3000 cavalli e 1500 fanti. Prende possesso della città, cui Gherardo d’Appiano ha rinunciato a favore del duca di Milano.

1400

 

 

 

 

 

……......

Milano

Malaspina

 

Toscana

Viene inviato dal Visconti in Lunigiana con 900 cavalli e 2000 fanti: aggredisce le terre di Riccardo Malaspina, lo forza ad arrendersi, a passare al sevizio del duca ed a fare entrare guarnigioni viscontee alla guardia dei suoi castelli, in cambio di una provvigione annua di 800 ducati.

Lug.

Conte Savoia

Cane

 

Piemonte

Combatte al soldo del conte di Savoia contro la compagnia di Facino Cane con Rodolfo di Gruyères, Giovanni di Verney, Amedeo di Challant ed il conte Ugo di Monforte. Alla testa di 800 cavalli, sconfigge a Caravino 1000 cavalli dell’avversario; nel ritorno, mentre le sue truppe si stanno ritirando in disordine, è assalito dal Cane ed è fatto prigioniero con tutti i capitani e 600 cavalli. A Caravino ed a Settimo Rottaro.

1401

 

 

 

 

 

Ott.

Milano

Firenze

 

Lombardia

Con Alberico da Barbiano, Pandolfo Malatesta, il dal Verme, il Cane ed Ottobono Terzi (4500 lance tutte italiane), batte a Nave i tedeschi di Roberto di Baviera.

1402

 

 

 

 

 

Feb.

Bologna

Milano

 

Emilia

Prende parta alla battaglia di Massumatico.

Mag.

Milano

Bologna

 

Emilia

Scorre nel bolognese.

Giu.

 

 

 

Emilia

Inquadrato nella terza squadra con il dal Verme, è il primo ad attaccare gli avversari nella battaglia di Casalecchio di Reno; con parte dei cavalli e dei balestrieri, occupa una forte bastia che controlla il ponte sul fiume. Entra in Bologna con il  Cane per la porta di San Donato.

Sett.

 

 

 

Emilia e Lombardia

Alla notizia di una grave malattia del Visconti, transita per Parma e si dirige in gran fretta in Lombardia con Francesco Gonzaga.

1403

 

 

 

 

 

……......

Milano

Chiesa

 

Emilia

Combatte ancora nel bolognese contro i pontifici, guidati dal Barbiano, da Carlo  Malatesta e da Paolo Orsini; con il Cane, difende il capoluogo dagli assalti portati dalle truppe del cardinale legato Baldassarre Cossa.

Lug.

 

 

 

Emilia

E’ determinante il suo contributo nel respingere un attacco nemico a Bologna: sale con i suoi uomini sulle mura e ributta  i pontifici. Dei soldati entrati dentro le mura, 22 sono uccisi dai suoi uomini.

Sett.

Milano

Milano

Guelfi

Padova 

 

Emilia e Lombardia

Allorché Bologna viene consegnata dai viscontei ai pontifici, con Paolo Savelli favorisce la fazione dei maltraversi ai danni dei Gozzadini. Rientra in Lombardia e fronteggia i guelfi nel bergamasco. Entra nel territorio di Martinengo contro Gerardino Colleoni, fa 45 prigionieri, uccide 18 uomini e razzia 300 capi di bestiame. A Milano, successivamente, è presente all’atto di perdono dei guelfi lombardi. Al comando di 1000  cavalli e di 500 fanti, si collega con il dal Verme ed il Terzi, per liberare la cittadella di Brescia dall’assedio posto dai carraresi. I difensori si arrendono a patti, se entro il termine di otto giorni non ricevano soccorsi dai viscontei. Galeazzo da Mantova arriva a porta San Giovanni ed è respinto con gli altri condottieri; sennonché il Terzi ripiega su porta Pile, vi entra con l’aiuto dei ghibellini e rifornisce di armi e di vettovaglie la cittadella. Dopo due giorni i carraresi abbandonano nottetempo Brescia.

Ott.

Milano

Crema

 

Lombardia

Con Giovanni Suardi e Perzino Lanzi, compie una scorreria fin sulle porte di Crema: gli abitanti escono dalla città per respingerlo.Gli uccisi sono 30, i prigionieri 180 e tutti sono condotti a Romano di Lombardia; il bestiame razziato ascende a 1300 capi bovini.

1404

 

 

 

 

 

Apr.

Milano

Padova

 

Veneto

Difende Verona da Francesco Novello da Carrara, da Niccolò d’Este, da Guglielmo,  Brunoro ed Antonio della Scala: allorché Galeazzo viene a sapere dell’assalto alle mura degli  avversari, monta a cavallo con gli uomini d’arme ed il Biancardo. I balestrieri a difesa della cinta insorgono e gridano a favore degli scaligeri. I carraresi approfittano del momento di smarrimento ed irrompono nella città. Galeazzo da Mantova raccoglie con il Biancardo tutte le sue milizie per tentare la sorte. Vi è uno scontro che dura fino alle prime luci dell’alba: a seguito di esso è costretto ad attraversare l’Adige ed a riparare nella cittadella. Segue poco dopo la resa dei viscontei.

Ott. nov.

Venezia

Padova

 

Veneto

Con il Terzi ed il Biancardo, si accampa a Bussolengo e chiude tutti i passi della Valpolicella, in modo da tagliare ai nemici le vie di vettovagliamento.

1405

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Veneto

Si impadronisce per trattato della rocca di Garda; saccheggia tutto il territorio fino al monte Tomba, si ferma prima ad Isola della Scala e poi ad Oppeano. Forza Cologna Veneta alla resa e supplica il doge, affinché tale contado sia tolto alla giurisdizione di Verona per passare a quella di Vicenza.

Mag.

 

 

 

Veneto

Parte di notte da Oppeano e si avvicina a Verona; fa appoggiare le scale dalla parte del monte, al fine di impadronirsi della porta di San Gregorio (detta di San Grigolo). Le truppe iniziano la scalata: le guardie si accorgono della loro presenza, per cui è forzato a ritirarsi a Pescantina con la perdita di 200 uomini. Si rifà assalendo con una flottiglia veneziana, capitanata da Rosso Marin, la fortezza di Castelcarro, alla cui guardia si trova Francesco Buzzaccarini : fra i padovani, sono fatti prigionieri 40  uomini, di cui di 20 di taglia, i morti sono 12, 150 i fuggitivi. Nel castello sono trovate molte armi, una ventina di grosse bombarde, delle quali tre o quattro possono lanciare ciascuna da 4 a 500 libbre, 200 corazze, pochi verrettoni, molte balestre, spingarde, schioppi da  mano e vettovaglie per sei mesi, molto vino e pane cattivo. Sono scoperte, nascoste nel fossato, molte donne con i loro bambini e tutti vengono rilasciati.

Giu.

 

 

 

Veneto

Tocca Bussolengo, giunge quindi a Villafranca di Verona ed ovunque è bene accolto dalla popolazione locale. Decide di portare un nuovo assalto a Verona, alla porta di Santa Croce: vi sale, ma i suoi uomini sono ancora scoperti. Iniziano a suonare a martello le campane di Santa Croce, di San Francesco e quelle della Trinità; Giacomo da Carrara e Ludovico degli Obizzi respingono il tentativo. Pari esito ha l’iniziativa condotta  all’Acquaccio dal Gonzaga, che viene ributtato da Cecco da San Severino.

Lug.

 

 

 

Veneto

Si impossessa della rocca di Soave, alla cui difesa è Ludovico di Saluzzo con 50 balestrieri ed altri fanti.

Ago.

 

 

 

Veneto

Assedia Padova e si attenda alle Maddalene verso San Francesco. Si aprono trattative di pace tra Carlo Zeno e Francesco Novello da Carrara: a fine mese, tuttavia, il signore di Padova attacca con la forza della disperazione (7400 uomini) il campo di Paolo Savelli. La vittoria sembra arridere ai carraresi, che catturano anche il capitano avversario. L' arrivo di Galeazzo da Mantova con 400 lance (è reduce da una scorreria) permette ai  veneziani di capovolgere solo in parte l’esito della giornata, in quanto le loro perdite  economiche sono superiori ai 100000 ducati.

Sett.

 

 

 

Veneto

Vi è una breve tregua fra le parti per sotterrare i morti; si riaprono alcuni negoziati tra il Savelli, lo Zeno e Roberto Morosini da un lato ed il  Carrara con Michele da Rabatta dall’altro. I capitolati stanno per essere firmati, quando arrivano da Firenze notizie tali da convincere il signore di Padova a riprendere le ostilità.

Ott.

 

 

Capitano g.le

Veneto

Muore il Savelli e viene assegnato a Galeazzo da Mantova il comando delle truppe, a seguito del rifiuto del dal Verme che si è ritirato a Vicenza. Ottiene per denaro la  fortezza di San Martino della Vanezza ed il castello di Arlesega e passa all’attacco finale contro Padova. Per prima cosa, impedisce il vettovagliamento della città da Piove di Sacco: sono condannati a morte (all’impiccagione gli uomini ed al rogo le donne) tutti coloro scoperti in tale attività di contrabbando.

Nov.

 

 

 

Veneto

Conduce un assalto generale a Padova con 8000 uomini divisi in quattro schiere: Francesco Bembo con Peraghino e Marino da Peraga (2000 cavalli e molti fanti) devono puntare sul lato del Carmine; Giannino, Battista e Francesco Sanguinazzi, con Niccolò di Lazara, devono convergere sul fossato di Santa Giustina, la posizione più debole della cinta difensiva; lo Sparapano, che da poco ha disertato dai carraresi, deve premere sul tratto di mura che da Ognissanti porta alla Porciglia piccola; la quarta schiera si indirizza, invece, contro il ponte detto dei Graticci dei Cesti. Egli si unisce con lo Sparapano, sale sulle mura e viene ferito. L’attacco dura da due ore prima dell’alba fino a sera ed è respinto da Francesco Terzo da Carrara: i veneziani sono forzati a rientrare nelle trincee, abbandonando le scale ed altre macchine da guerra che sono portate dentro la città. Galeazzo prosegue nella sua offensiva, si accampa a Terranegra, dove l’ingegnere Domenico da Firenze gli consiglia di costruire una strada coperta dal muro della porta dei Leoni verso il portello di Ognissanti. I carraresi gli oppongono un profondo e lungo fossato e rinforzano le mura. Ha a patti dal Trapolino il castello di Limena: la città insorge e Giovanni Beltramini riesce a guadagnare con larghe promesse le guardie del barbacane della porta di Santa Croce, che acconsentono ai suoi uomini di scalare le mura e di entrare nel borgo. Le campane suonano a martello; sono pochi coloro che si muovono a favore dei carraresi, la cui sorte ora è segnata. Il Carrara domanda al condottiero un colloquio, per trattare con il Morosini, Leonardo Dandolo e Francesco da Molin le condizioni della sua resa. Egli entra nella città con la bandiera di San Marco per la porta di Ognissanti, dove arma cavalieri i transfughi padovani Peraghino da Peraga, Palamino dei Vitaliani ed il Beltramini. Sempre fuori della porta, si incontra con il  Carrara; a Padova prende alloggio nel palazzo di corte. Convince l’ex signore della città a recarsi a Venezia con il figlio Francesco Terzo e gli fa credere che non gli saranno poste condizioni impossibili da ottemperare: nel contempo, contro i patti, si impadronisce del castello cittadino.  Scorta i due carraresi, con il da Molin e molti uomini d’arme ad Oriago, dove sono prelevati da 5 barche armate per essere condotti a Venezia. Qui, poco dopo, padre e figlio saranno strozzati. Per i suoi meriti è insignito della nobiltà veneziana dal doge Michele Steno e gli è concesso un vitalizio annuo di 1000 ducati. 

1406

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Trento Venezia

 

Trentino e Veneto

Al termine del conflitto, con il Farina e Pietro dei Proti, raduna 3000 cavalli con i quali si sposta in Valsugana, dove viene raggiunto da Sicco da Caldonazzo. Insieme saccheggiano gravemente il Trentino: ricevuta una taglia di 5000 ducati dal vescovo di Trento Giorgio, si getta nel veronese e nel vicentino con la scusa di essere creditori verso Venezia di 30000 ducati. E’ trovata la composizione fra i venturieri ed i veneziani per cui sono loro consegnati in due rate 15000 ducati.

Feb.

 

 

 

Friuli Veneto e Lombardia

Accetta dalla Serenissima il pagamento di quattro mesi e mezzo, dà gli ostaggi richiesti, si allontana dal Veneto e rientra in Lombardia al servizio del duca di Milano con 1000 cavalli ed altrettanti fanti.

Mar.

Milano

Genova

1000 cavalli e 1000 fanti

 

Affronta il Boucicaut, che da Genova si è mosso contro i ducali: è probabile che in tale periodo abbia luogo un secondo duello con il capitano francese, causato sempre dal suo disprezzo per le armi italiane. Il Boucicaut è vinto e per la vergogna delibera di non portare più elmetto o celata in testa.

Apr.

Milano

Guelfi

 

Lombardia

Con il dal Verme, assale in Trezzo sull’Adda Giovanni, Paolo e Pietro Colleoni: ha con sé 5000 cavalli, una grande quantità di fanti (comprese molte cernite) e più di 1000 guastatori; dispone, inoltre, di numerosi carri carichi di legname (atto alla costruzione di bastie e di un ponte al fine di attraversare l'Adda) e di molte bombarde. Entra nel bergamasco; ha a patti il castello di Marne da Andriolo Avogadro, di seguito quelli di Suisio e di Chignolo d’Isola, in cui sono trovate farine, vino e molte masserizie. Da ultimo, dà battaglia a Medolago dove incontra maggiore resistenza. I difensori gli chiedono un incontro: si presenta davanti alle mura, alza la visiera ed è ucciso da un verrettone, lanciatogli dal castello, che gli trapassa un occhio ed il cervello. Secondo un'altra versione, viene ucciso mentre alza la visiera per rincuorare i suoi uomini. Il suo corpo è recuperato dai ghibellini solo a prezzo di alcune perdite.

VENTUNO CITAZIONI

Uno dei più prodi condottieri italiani del suo tempo. Capitano animoso. Bellicoso.

Esperto.

Fedelissimo.

Di grande virtù. Gentile cavaliere.

Famoso per i suoi duelli con il Boucicaut.

Piccolo di statura. Fortissimo. Di grande forza. Robustissimo.