0997 GALEAZZO
DA MANTOVA (Galeazzo Cattaneo dei
Grumelli, Galeazzo Gonzaga) Di Mantova. Secondo alcune fonti, di Grumello nel pavese.
+1406
(aprile)
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Anno, mese
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Stato. Comp. ventura
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Avversario
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Condotta
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Area attività
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Azioni intraprese ed altri fatti salienti
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……......
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Francia
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Si batte a duello, davanti al re di Francia, con l’inglese
Rubino e getta l'avversario a terra con la sua mazza: ottiene la vittoria e, grazie ad essa,
gli è concesso un vitalizio annuo di 60 ducati.
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1393
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Lombardia
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Si trova a Pavia per il matrimonio di Elisabetta Visconti con il
duca Ernesto di Baviera.
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1395
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Ago.
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Veneto
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Si batte una prima volta a duello a Padova con il
Boucicaut: costui, infatti, trovandosi a mensa con lui, accusa di viltà gli
italiani; da qui ne segue la sfida, che si svolge davanti al signore di Padova
Francesco Novello da Carrara ed a Francesco Gonzaga, signore di Mantova. I
due cavalieri combattono a piedi e si colpiscono vicendevolmente con le
lance. Intervengono i due signori a rappacificare gli animi.
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Sett.
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Lombardia
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Presenzia alla cerimonia in cui Gian Galeazzo Visconti è
nominato duca di Milano dall’imperatore Venceslao di Boemia: partecipa nella
piazza di Sant’Ambrogio ad una giostra nella quale, con il boemo Benezio di
Cumsich, vince il premio in palio, la somma di 1000 fiorini.
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1397
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Mar.
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Milano
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Firenze
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Veneto
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Si muove nel veronese con Ugolotto Biancardo ed Antonio
Balestrazzo.
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Giu.
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Toscana
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Si trova nel pisano con Giovanni da Barbiano. Tocca
Capannoli, San Lorenzo alle Corti, Asciano, Santa Maria del Giudice; lascia
il ponte sul Serchio.
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Lug.
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Toscana
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Si dirige a Ponte San Piero e vi provoca gravi danni; si
pone nel borgo di Ripafratta, si congiunge con Carlo Ronghi e punta con 600
cavalli su Lupocavo. Assalito, è sconfitto e fatto prigioniero dai nemici.Viene
subito liberato con il Ronghi dal Barbiano, che sorprende i fiorentini
intenti al saccheggio.
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Ago.
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Veneto e Lombardia
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Contrasta i nemici nel mantovano agli ordini
di Jacopo dal Verme: con Antonio Porro ed il Balestrazzo, cerca
invano di entrare nel serraglio da Pontepossero e da Erbè; da
qui si porta ad Ostiglia, dove fa preparare un grande numero
di galeoni.
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1399
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Feb.
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Toscana
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Entra in Pisa con Corrado Lando alla testa di 3000 cavalli
e 1500 fanti. Prende possesso della città, cui Gherardo d’Appiano ha rinunciato a
favore del duca di Milano.
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1400
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……......
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Milano
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Malaspina
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Toscana
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Viene inviato dal Visconti in Lunigiana con 900 cavalli e
2000 fanti: aggredisce le terre di Riccardo Malaspina, lo forza ad
arrendersi, a passare al sevizio del duca ed a fare entrare guarnigioni
viscontee alla guardia dei suoi castelli, in cambio di una provvigione annua
di 800 ducati.
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Lug.
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Conte Savoia
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Cane
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Piemonte
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Combatte al soldo del conte di Savoia contro la compagnia
di Facino Cane con Rodolfo di Gruyères, Giovanni di Verney, Amedeo di
Challant ed il conte Ugo di Monforte. Alla testa di 800 cavalli, sconfigge a
Caravino 1000 cavalli dell’avversario; nel ritorno, mentre le sue truppe si stanno
ritirando in disordine, è assalito dal Cane ed è fatto prigioniero con tutti i
capitani e 600 cavalli. A Caravino ed a Settimo Rottaro.
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1401
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Ott.
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Milano
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Firenze
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Lombardia
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Con Alberico da Barbiano, Pandolfo Malatesta, il dal
Verme, il Cane ed Ottobono Terzi (4500 lance tutte italiane), batte a Nave i
tedeschi di Roberto di Baviera.
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1402
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Feb.
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Bologna
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Milano
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Emilia
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Prende parta alla battaglia di Massumatico.
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Mag.
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Milano
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Bologna
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Emilia
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Scorre nel bolognese.
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Giu.
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Emilia
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Inquadrato nella terza squadra con il dal Verme, è il
primo ad attaccare gli avversari nella battaglia di Casalecchio di Reno; con
parte dei cavalli e dei balestrieri, occupa una forte bastia che controlla il
ponte sul fiume. Entra in Bologna con il
Cane per la porta di San Donato.
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Sett.
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Emilia e Lombardia
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Alla notizia di una grave malattia del Visconti, transita per
Parma e si dirige in gran fretta in Lombardia con Francesco Gonzaga.
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1403
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……......
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Milano
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Chiesa
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Emilia
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Combatte ancora nel bolognese contro i pontifici, guidati
dal Barbiano, da Carlo Malatesta e da
Paolo Orsini; con il Cane, difende il capoluogo dagli assalti portati dalle
truppe del cardinale legato Baldassarre Cossa.
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Lug.
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Emilia
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E’ determinante il suo contributo nel respingere un
attacco nemico a Bologna: sale con i suoi uomini sulle mura e ributta i pontifici. Dei soldati entrati dentro le
mura, 22 sono uccisi dai suoi uomini.
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Sett.
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Milano
Milano |
Guelfi
Padova |
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Emilia e Lombardia
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Allorché Bologna viene consegnata dai viscontei
ai pontifici, con Paolo Savelli favorisce la fazione dei maltraversi
ai danni dei Gozzadini. Rientra in Lombardia e fronteggia i
guelfi nel bergamasco. Entra nel territorio di Martinengo contro
Gerardino Colleoni, fa 45 prigionieri, uccide 18 uomini e razzia
300 capi di bestiame. A Milano, successivamente, è presente
all’atto di perdono dei guelfi lombardi. Al comando di 1000 cavalli e di 500 fanti, si collega con il dal Verme ed il Terzi,
per liberare la cittadella di Brescia dall’assedio posto dai
carraresi. I difensori si arrendono a patti, se entro il termine
di otto giorni non ricevano soccorsi dai viscontei. Galeazzo
da Mantova arriva a porta San Giovanni ed è respinto con gli
altri condottieri; sennonché il Terzi ripiega su porta Pile,
vi entra con l’aiuto dei ghibellini e rifornisce di armi e di
vettovaglie la cittadella. Dopo due giorni i carraresi abbandonano
nottetempo Brescia.
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Ott.
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Milano
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Crema
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Lombardia
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Con Giovanni Suardi e Perzino Lanzi, compie una scorreria
fin sulle porte di Crema: gli abitanti escono dalla città per respingerlo.Gli uccisi sono 30, i prigionieri 180 e tutti sono
condotti a Romano di Lombardia; il bestiame razziato ascende a 1300 capi
bovini.
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1404
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Apr.
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Milano
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Padova
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Veneto
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Difende Verona da Francesco Novello da Carrara, da Niccolò
d’Este, da Guglielmo, Brunoro ed
Antonio della Scala: allorché Galeazzo viene a sapere dell’assalto alle mura degli avversari, monta a cavallo con gli uomini
d’arme ed il Biancardo. I balestrieri a difesa della cinta insorgono e
gridano a favore degli scaligeri. I carraresi approfittano del momento di
smarrimento ed irrompono nella città. Galeazzo da Mantova raccoglie con il
Biancardo tutte le sue milizie per tentare la sorte. Vi è uno scontro che dura fino
alle prime luci dell’alba: a seguito di esso è costretto ad attraversare
l’Adige ed a riparare nella cittadella. Segue poco dopo la resa dei
viscontei.
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Ott. nov.
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Venezia
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Padova
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Veneto
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Con il Terzi ed il Biancardo, si accampa a Bussolengo e
chiude tutti i passi della Valpolicella, in modo da tagliare ai nemici le vie
di vettovagliamento.
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1405
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Apr.
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Veneto
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Si impadronisce per trattato della rocca di Garda; saccheggia tutto il
territorio fino al monte Tomba, si ferma prima ad Isola della Scala e poi ad
Oppeano. Forza Cologna Veneta alla resa e supplica il doge, affinché tale
contado sia tolto alla giurisdizione di Verona per passare a quella di
Vicenza.
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Mag.
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Veneto
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Parte di notte da Oppeano e si avvicina a Verona; fa
appoggiare le scale dalla parte del monte, al fine di impadronirsi della porta di San
Gregorio (detta di San Grigolo). Le truppe iniziano la scalata: le guardie si
accorgono della loro presenza, per cui è forzato a ritirarsi a Pescantina con
la perdita di 200 uomini. Si rifà assalendo con una flottiglia veneziana,
capitanata da Rosso Marin, la fortezza di Castelcarro, alla cui guardia si
trova Francesco Buzzaccarini : fra i padovani, sono fatti prigionieri 40 uomini, di cui di 20 di taglia, i morti sono
12, 150 i fuggitivi. Nel castello sono trovate molte armi, una ventina di
grosse bombarde, delle quali tre o quattro possono lanciare ciascuna da 4 a 500
libbre, 200 corazze, pochi verrettoni, molte balestre, spingarde, schioppi da mano e vettovaglie per sei mesi, molto
vino e pane cattivo. Sono scoperte, nascoste nel fossato, molte donne con i loro
bambini e tutti vengono rilasciati.
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Giu.
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Veneto
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Tocca Bussolengo, giunge quindi a Villafranca di Verona ed ovunque
è bene accolto dalla popolazione locale. Decide di portare un nuovo assalto a
Verona, alla porta di Santa Croce: vi sale, ma i suoi uomini sono ancora
scoperti. Iniziano a suonare a martello le campane di Santa Croce, di San
Francesco e quelle della Trinità; Giacomo da Carrara e Ludovico degli Obizzi
respingono il tentativo. Pari esito ha l’iniziativa condotta all’Acquaccio dal Gonzaga, che viene
ributtato da Cecco da San Severino.
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Lug.
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Veneto
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Si impossessa della rocca di Soave, alla cui difesa è
Ludovico di Saluzzo con 50 balestrieri ed altri fanti.
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Ago.
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Veneto
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Assedia Padova e si attenda alle Maddalene verso San
Francesco. Si aprono trattative di pace tra Carlo Zeno e Francesco Novello da
Carrara: a fine mese, tuttavia, il signore di Padova attacca con la forza
della disperazione (7400 uomini) il campo di Paolo Savelli. La vittoria
sembra arridere ai carraresi, che catturano anche il capitano avversario. L' arrivo di Galeazzo da Mantova con 400 lance (è reduce da una scorreria) permette ai veneziani di capovolgere solo in parte
l’esito della giornata, in quanto le loro perdite economiche sono superiori ai 100000 ducati.
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Sett.
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Veneto
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Vi è una breve tregua fra le parti per sotterrare i morti;
si riaprono alcuni negoziati tra il Savelli, lo Zeno e Roberto Morosini da un
lato ed il Carrara con Michele da
Rabatta dall’altro. I capitolati stanno per essere firmati, quando arrivano
da Firenze notizie tali da convincere il signore di Padova a riprendere le
ostilità.
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Ott.
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Capitano g.le
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Veneto
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Muore il Savelli e viene assegnato a Galeazzo da Mantova
il comando delle truppe, a seguito del rifiuto del dal Verme che si è
ritirato a Vicenza. Ottiene per denaro la
fortezza di San Martino della Vanezza ed il castello di Arlesega e
passa all’attacco finale contro Padova. Per prima cosa, impedisce il
vettovagliamento della città da Piove di Sacco: sono condannati a morte
(all’impiccagione gli uomini ed al rogo le donne) tutti coloro scoperti in
tale attività di contrabbando.
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Nov.
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Veneto
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Conduce un assalto generale a Padova con 8000 uomini
divisi in quattro schiere: Francesco Bembo con Peraghino e Marino da Peraga (2000
cavalli e molti fanti) devono puntare sul lato del Carmine; Giannino,
Battista e Francesco Sanguinazzi, con Niccolò di Lazara, devono convergere sul
fossato di Santa Giustina, la posizione più debole della cinta difensiva; lo
Sparapano, che da poco ha disertato dai carraresi, deve premere sul tratto di
mura che da Ognissanti porta alla Porciglia piccola; la quarta schiera si
indirizza, invece, contro il ponte detto dei Graticci dei Cesti. Egli si unisce con
lo Sparapano, sale sulle mura e viene ferito. L’attacco dura da due ore prima
dell’alba fino a sera ed è respinto da Francesco Terzo da Carrara: i
veneziani sono forzati a rientrare nelle trincee, abbandonando le scale ed
altre macchine da guerra che sono portate dentro la città. Galeazzo prosegue
nella sua offensiva, si accampa a Terranegra, dove l’ingegnere Domenico da
Firenze gli consiglia di costruire una strada coperta dal muro della porta
dei Leoni verso il portello di Ognissanti. I carraresi gli oppongono un
profondo e lungo fossato e rinforzano le mura. Ha a patti dal Trapolino il
castello di Limena: la città insorge e Giovanni Beltramini riesce a
guadagnare con larghe promesse le guardie del barbacane della porta di Santa
Croce, che acconsentono ai suoi uomini di scalare le mura e di entrare nel
borgo. Le campane suonano a martello; sono pochi coloro che si muovono a
favore dei carraresi, la cui sorte ora è segnata. Il Carrara domanda al condottiero un
colloquio, per trattare con il Morosini, Leonardo Dandolo e Francesco da Molin
le condizioni della sua resa. Egli entra nella città con la bandiera di San
Marco per la porta di Ognissanti, dove arma cavalieri i transfughi padovani
Peraghino da Peraga, Palamino dei Vitaliani ed il Beltramini. Sempre fuori
della porta, si incontra con il
Carrara; a Padova prende alloggio nel palazzo di corte. Convince l’ex
signore della città a recarsi a Venezia con il figlio Francesco Terzo e gli
fa credere che non gli saranno poste condizioni impossibili da ottemperare:
nel contempo, contro i patti, si impadronisce del castello cittadino. Scorta i due carraresi, con il da Molin e
molti uomini d’arme ad Oriago, dove sono prelevati da 5 barche armate per
essere condotti a Venezia. Qui, poco dopo, padre e figlio saranno strozzati.
Per i suoi meriti è insignito della nobiltà veneziana dal doge Michele Steno
e gli è concesso un vitalizio annuo di 1000 ducati.
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1406
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Gen.
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Comp. ventura
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Trento Venezia
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Trentino e Veneto
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Al termine del conflitto, con il Farina e
Pietro dei Proti, raduna 3000 cavalli con i quali si sposta
in Valsugana, dove viene raggiunto da Sicco da Caldonazzo. Insieme
saccheggiano gravemente il Trentino: ricevuta una taglia di
5000 ducati dal vescovo di Trento Giorgio, si getta nel veronese
e nel vicentino con la scusa di essere creditori verso Venezia
di 30000 ducati. E’ trovata la composizione fra i venturieri
ed i veneziani per cui sono loro consegnati in due rate 15000
ducati.
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Feb.
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Friuli Veneto e Lombardia
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Accetta dalla Serenissima il pagamento di quattro mesi e
mezzo, dà gli ostaggi richiesti, si allontana dal Veneto e rientra in
Lombardia al servizio del duca di Milano con 1000 cavalli ed altrettanti
fanti.
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Mar.
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Milano
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Genova
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1000 cavalli e 1000 fanti
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Affronta il Boucicaut, che da Genova si è mosso contro i
ducali: è probabile che in tale periodo abbia luogo un secondo duello con il
capitano francese, causato sempre dal suo disprezzo per le armi italiane. Il
Boucicaut è vinto e per la vergogna delibera di non portare più elmetto o
celata in testa.
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Apr.
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Milano
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Guelfi
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Lombardia
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Con il dal Verme, assale in Trezzo sull’Adda
Giovanni, Paolo e Pietro Colleoni: ha con sé 5000 cavalli, una
grande quantità di fanti (comprese molte cernite) e più
di 1000 guastatori; dispone, inoltre, di numerosi carri carichi
di legname (atto alla costruzione di bastie e di un ponte al
fine di attraversare l'Adda) e di molte bombarde. Entra nel
bergamasco; ha a patti il castello di Marne da Andriolo Avogadro,
di seguito quelli di Suisio e di Chignolo d’Isola, in cui sono
trovate farine, vino e molte masserizie. Da ultimo, dà battaglia
a Medolago dove incontra maggiore resistenza. I difensori gli
chiedono un incontro: si presenta davanti alle mura, alza la
visiera ed è ucciso da un verrettone, lanciatogli dal castello,
che gli trapassa un occhio ed il cervello. Secondo un'altra
versione, viene ucciso mentre alza la visiera per rincuorare
i suoi uomini. Il suo corpo è recuperato dai ghibellini solo
a prezzo di alcune perdite.
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VENTUNO CITAZIONI
Uno dei più prodi condottieri italiani del suo tempo.
Capitano animoso. Bellicoso.
Esperto.
Fedelissimo.
Di grande virtù. Gentile cavaliere.
Famoso per i suoi duelli con il Boucicaut.
Piccolo di statura. Fortissimo. Di grande forza.
Robustissimo.
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