GIANNETTO DI MAGNAMONTE Francese.

+ 1425 ca.

Anno, mese

Stato, Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Comp. ventura

 

 

 

Milita nella compagnia dei Bretoni di bernardo della Sala, inizialmente come cancelliere della stessa.

1391

 

 

 

Lazio

Ha il comando della compagnia dei Bretoni allorché il della Sala lascia il Lazio per rientrare in Francia.

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Lazio e Toscana

Si rifugia a Soriano nel Cimino con gli ultimi bretoni rimasti in Italia. Da qui compie continue scorrerie nei territori vicini, specie nel viterbese e nel senese.

1404

Comp. ventura

Chiesa

 

Lazio

Gli viene contro Mostarda da Forlì: è assediato nelò castello di Soriano nel Cimino. Il condottiero pontificio fa molti prigionieri e li invia nelle carceri di Viterbo, dove saranno imprigionati nel fondo della torre del podestà, ora torre del Comune.

1409

Antipapa

Chiesa

 

Lazio

Sempre fermo a Soriano nel Cimino, parteggia per l'antipapa Benedetto XIII. Il cardinale Bartolomeo Cossa compra la sua neutralità mediante la promessa di 250 ducati da pagarglisi da parte della Camera Apostolica. Nel frattempo il Cossa viene eletto pontefice (l'antipapapa Giovanni XXIII): più volte il Magnamontereclama il compenso pattuito.

1410

Comp. ventura

Antipapa

 

Lazio

Cavalca all'improvviso nel viterbese effettuandovi alcune rappresaglie sul credito vantato. Gli abitanti sono obbligati a versargli 250 ducati, più altri 50 a compensazione delle spese sopportate per la campagna relativa alle ultime scorribande.

1420

 

 

 

 

 

Feb.

Comp. ventura

Chiesa

 

Lazio

Staziona sempre sui monti del Cimino. Il papa Martino V gli riconosce una taglia di 1800 fiorini, da pagarsi da parte dei principali feudatari del Patrimonio: come condizione è posta quella di non scorrere nel viterbese con i suoi venturieri. Le incursioni non cessano.

Giu. lug.

 

 

 

Lazio e Toscana

Viene attaccato dal Tartaglia. Assediato in Soriano nel Cimino, a luglio è costretto a venire a patti. Consegna la rocca in cambio del deposito a Firenze, presso alcuni banchieri, della somma di 9000 fiorini che gli è riconosciuta dal pontefice. Allo stesso Magnamonte, inoltre, sono forniti ampi salvacondotti del Tartaglia, di Braccio di Montone e delle repubbliche di Firenze e di Siena per la sicurezza sua e quella dei suoi famigliari. Deve essergli anche dato in ostaggio un figlio dello stesso Tartaglia. Il patto prevede, da ultimo, piena amnistia per i suoi uomini e per gli abitanti di Soriano nel Cimino. Il condottiero esce dalla rocca con la scorta di 10 suoi commilitoni; viene accompagnato al confine toscano dal rettore del Patrimonio, il vescovo di Apta. Tocca Siena e Firenze.

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Toscana

Vive a Firenze, dove investe il suo denaro frutto di tante devastazioni.

1425

 

 

 

Toscana

Colto da improvvisi rovesci finanziari, cade in povertà. Muore a Firenze nell'ospedale maggiore.

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