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Anno, mese
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Stato. Comp. ventura
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Avversario
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Condotta
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Area attività
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Azioni intraprese ed altri fatti salienti
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1488
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Mag.
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Firenze
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Bologna
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Romagna
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A seguito dell'assassinio in Faenza di Galeotto Manfredi,
favorisce i fiorentini ai danni di Giovanni Bentivoglio che vuole
impadronirsi di tale città.
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1494
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Sett.
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Napoli
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Francia
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Romagna
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Milita in Romagna agli ordini del duca di Calabria
Ferdinando d'Aragona e di Niccolò Orsini.
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..............
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Romagna
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Viene espulso da Brisighella perché contrario
alla politica dei Manfredi.
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1495
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Dic.
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Manfredi
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Faenza
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Romagna
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Aiuta Ottaviano Manfredi nella sua lotta contro Astorre
Manfredi: costretto a ritirarsi per l'intervento della Serenissima, il
provveditore veneziano cerca in ogni maniera di catturarlo. Sono bruciate le
sue case ed è dichiarato ribelle.
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1496
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Gen.
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Romagna
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Il nuovo provveditore veneziano Domenico Trevisan fa
revocare la taglia ed il bando posti nei suoi confronti.
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1498
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Lug.
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Firenze
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Venezia
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500 fanti
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Toscana
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Combatte nella guerra di Pisa. Attacca gli avversari con
alcuni balestrieri a cavallo: dopo un lungo combattimento affrontato all'arma
bianca, è obbligato con i suoi uomini a scendere da cavallo per la stanchezza. Nello
scontro uccide per errore, con un colpo di balestra, uno dei suoi amici (il faentino
Benedetto Macarone): costui, infatti, insegue gli uomini della compagnia di
Giovanni Gradenigo e nel ritornare indietro, per venire in soccorso del Naldi,, viene
scambiato dal condottiero per un veneziano.
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Sett.
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Toscana Romagna
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Difende con ostinazione, alla testa di 150 fanti, la rocca
di Castiglione nei pressi di Marradi e dà tempo ai fiorentini di inviare in soccorso di
tale località un numero sufficiente di truppe. Il valore del Naldi e le forti piogge obbligano gli avversari
ad una ritirata precipitosa. Riceve l'ordine di portarsi a Modigliana con 200
uomini di Forlì, ed altrettanti dei castelli vicini, per raggiungervi Gaspare
da San Severino: nell'arco di pochi
giorni la maggior parte dei suoi fanti se ne ritorna a casa. Si trasferisce a
Ravenna in quanto al signore di Faenza Astorre Manfredi, condotto negli
stessi giorni dalla Serenissima, non desidera la sua presenza nel faentino.
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Ott.
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Romagna
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Con Ottaviano Manfredi, cerca di fare ribellare Brisighella
ai veneziani.
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Nov.
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Romagna
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Si congiunge con il San Severino, penetra nel ravennate,
vi fa alcuni prigionieri e dà alle fiamme ventotto case di un piccolo villaggio. Combatte i
nemici a San Piero in Bagno.
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Dic.
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500 fanti
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Toscana
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Giunge a Pieve Santo Stefano; si unisce con Pretone da
Modigliana per impadronirsi del monte della Verna. Lascia la località per il
ritardo delle paghe (cinquanta giorni) e si reca ad Arezzo: la città gli chiude le
porte in faccia, per cui ritorna a
Castrocaro Terme.
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1499
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Feb.
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Firenze
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Venezia
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Romagna e Marche
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Non vuole trasferirsi all'assedio di Bibbiena: preferisce,
invece, unirsi con Ottaviano Manfredi ed Achille Tiberti per attaccare, con 400
uomini, Sogliano al Rubicone e favorirvi il rientro di Malatesta Malatesta da
Sogliano a spese del fratello Ramberto, alleato dei veneziani. Di seguito,
sbarra la strada a Niccolò Orsini che vuole soccorrere Bartolomeo d'Alviano
assediato in Bibbiena: nell'occasione molti sono i cittadini recalcitranti a
compiere il servizio militare imposto dalle autorità forlivesi, sicché è
comminata una multa di 10 ducati a chiunque non si presenti al punto assegnato. Il Naldi viene
sospettato di avere fatto uccidere nel forlivese, per conto della signora di
Forlì, Corbizzo Corbizzi di Castrocaro Terme, appartenente ad un'antica famiglia
fiorentina. Gli è data la caccia dai fiorentini per incarcerarlo nelle Stinche a
Firenze: fugge a Sant'Angelo in Vado; catturato dai feltreschi, è rinchiuso
nella rocca di Urbino, dalla quale viene rilasciato per l'intervento di Caterina
Sforza.
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Apr.
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Romagna
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Si trova a Forlì per i funerali dell'amico Ottaviano
Manfredi che si svolgono nella chiesa di San Girolamo.
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Lug.
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Forlì
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Francia Venezia
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500 fanti
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Romagna
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Prende parte a Forlì alla mostra dei suoi uomini, che conduce in
Lombardia per prestare ausilio al duca di Milano Ludovico Sforza contro
francesi e veneziani. Fa uccidere a Castrocaro Terme Galeotto e Carlo dei
Bosi per vendicare l'assassinio dell' amico Ottaviano: la testa e la mano
destra del primo sono consegnate alla Sforza.
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Sett.
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Romagna
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Si trasferisce con 600 fanti alla difesa di Cotignola, che
appartiene al duca di Milano; conquista Granarolo e respinge più attacchi condotti
da Alvise Venier.
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Ott.
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Forlì
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Chiesa
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Romagna
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Forlì è minacciata dai pontifici di Cesare Borgia; il Naldi entra
nella rocca di Imola con 180 uomini (di cui dodiici gli sono parenti) e dà in ostaggio alla
Sforza la moglie e due figli.
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Nov.
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Romagna
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Alla difesa di Imola con Giovanni da Landriano.
Ributta più attacchi di fanti svizzeri e guasconi, che cercano
di penetrare all'interno del cortile del castello a seguito
di un intenso bombardamento. Allorché Imola si ribella
a Caterina Sforza, fa rinchiudere nella rocca il governatore
della città Giovanni Corradini; fa pure incarcerare un
parente di costui, castellano a Tossignano. Bombarda la città.
E' minacciato di impiccagione dal Borgia nel caso in cui persista
nella resistenza.
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Dic.
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Romagna
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Dalla rocca fugge un un falegname, che indica agli avversari i punti deboli della rocca d'Imola. Inizia un nuovo intenso bombardamento; crolla un'opera esterna sotto i colpi mirati
delle artiglierie; segue un assalto, che termina con la conquista di un rivellino da parte dei pontifici. Il Naldi è ferito alla testa; invia al Borgia un fratello e
Giovanni da Landriano, chiede una tregua di tre giorni e si impegna a
consegnare la fortezza nel caso in cui non riceva soccorsi entro tale termine.
Passato il periodo, si arrende a patti ed esce dalla rocca, dopo che gli sono stati tributati gli onori
militari, assieme con i suoi uomini ed i bagagli. Il Naldi si ritira a Cotignola.
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1500
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..............
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Chiesa
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1500 fanti
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Romagna
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Con la caduta della Sforza, passa al servizio
del duca Valentino cui consegna alcune fortezze della val di
Lamone.
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Nov.
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Chiesa
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Faenza
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Romagna
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Occupa Brisighella con Vitellozzo Vitelli,
Vincenzo Naldi e Pietro di Murcia e
si impadronisce dei borghi e di una delle rocche; brucia
alcune case dei Buosi e quelle di Castagnino da Castagneto;
nelle prime uccide quattro uomini, forse per vendicare la morte
del Manfredi. Nuovamente sotto Brisighella, alcuni Naldi, suoi
avversari politici, si pongono alla difesa dell'altra rocca,
ma il giorno seguente sono costretti ad abbandonarla in potere
dei pontifici. Si incontra a Forlì con il Borgia, si sposta
all'assedio di Faenza ai danni di Astorre Manfredi; dopo dieci
giorni è costretto a ritirarsi a Forlì con Giulio e
Paolo Orsini, Giampaolo Baglioni e Vitellozzo Vitelli.
La grande resistenza opposta dagli abitanti e le cattive condizioni
atmosferiche spingono in tal senso.
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Dic.
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Romagna
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Cerca di ingannare i faentini facendo credere
necessario un loro intervento in val di Lamone dove gli abitanti,
ribellatisi ai pontifici, starebbero reclamando la presenza
di Astorre Manfredi. Si scontra in val di Lamone con Bernardino
da Marciano che fa fallire il suo progetto.
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1501
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Gen. feb.
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Chiesa
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Firenze
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Romagna
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Affianca il duca Valentino da Cesenatico
a Cesena. Scorre nel territorio di Castrocaro Terme ai danni
dei fiorentini.
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Mar.
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2000 fanti
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Romagna
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Raggiunge il Borgia con 2000 provvigionati
per ritornare all'assedio di Faenza; con il pretesto di vendicarsi
dei suoi avversari politici, danneggia nuovamente il territorio
di Castrocaro Terme con il consenso tacito del duca Valentino.
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Apr.
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Romagna
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Scorre ancora il faentino e si imbatte nella
squadra di Ettore Galli, un prete della val di Lamone, suo nemico
personale, famoso per la sua forza fisica perché con
le mani riesce a piegare un ferro da cavallo: disarcionato da
quest'ultimo nel corso di una scaramuccia, viene salvato dalla
morte dal pronto intervento dei suoi fanti.
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Mag.
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Chiesa
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Piombino
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Toscana
|
Alla conquista di Piombino. Allorché
il Borgia lascia il campo per recarsi a Roma, anche il Naldi
lascia l'esercito con 150 cavalli per rientrare in Romagna con
Ramiro di Lorca e Piero Gambacorta. Transita per la Valdarno;
è svaligiato e fatto prigioniero dai
fiorentini, nei pressi di Montevarchi, su richiesta di
Caterina Sforza, che si ritiene creditrice nei suoi confronti.
Condotto a Firenze, viene consegnato dal podestà agli
Otto di Balia. Interrogato, è torturato e rinchiuso nel
carcere delle Stinche. Alla fine viene rilasciato.
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1502
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Giu.
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Chiesa
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Urbino
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Romagna
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A Cesena, per la rassegna della sua compagnia. Fa uccidere
a Rimini un oste, suo nemico di fazione.
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Lug.
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Romagna
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Passa per Cesena con 300 fanti; si porta a Forlì pronto a marciare contro Urbino. Si impadronisce di Sant'Arcangelo di Romagna e di Verucchio. Recluta numerosi fanti (rudi montanari dall'uniforme gialla e cremisi) e li addestra ad Imola.
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Ott.
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Chiesa
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Condottieri
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600 fanti
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Romagna
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Paolo e Francesco Orsini, il Baglioni ed il Vitelli si
ribellano allo stato della Chiesa. Il Naldi si reca a Rimini con 600 fanti ed impedisce
l'ingresso nella città a Pandolfo Malatesta: nella calca è ferito alla testa
da una donna, che gli scaglia una pietra da una finestra. Svenuto, è portato
a Cesena a curarsi e nella città prende alloggio nelle case di Stefano
Fantaguzzi. Ripresosi, presta soccorso a Verucchio ed a Serravalle contro gli
abitanti di San Marino ed invia 50 fanti alla difesa di Gradara: i suoi
uomini sono odiati per le depredazioni cui danno corso nel riminese.
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Ott.
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Marche
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Contrasta Guidobaldo da Montefeltro con 700 fanti.
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Nov.
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Marche
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Staziona nel Montefeltro per raccogliervi uomini d'arme e 1000
fanti: l'accordo del Borgia con i condottieri ribelli mette termine al
reclutamento. Chiede denari.
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1503
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Gen.
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Marche
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E' posto alla guardia della rocca di Senigallia, allorché
Giovanna da Montefeltro è costretta ad arrendersi ai pontifici.
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Mag.
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Lazio Romagna e Marche
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Torna da Roma a Cesena. Il Borgia gli regala
un giubbone e la sua divisa. Consegna mezzo ducato ad ogni uomo
della sua compagnia e si trasferisce all'assedio di San Leo
con Pietro Remiro.
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Ago.
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Marche e Romagna
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Alla morte del papa Alessandro VI, lascia l'assedio di San
Leo e rientra a Forlì; si impadronisce con 1000 fanti della val di Lamone e
tratta sia con i fiorentini che con i
veneziani per cedere tale territorio. La spunta la Serenissima.
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Sett.
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Romagna
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E' segnalato alla guardia di Cesena per conto del Borgia con 400
fanti. Alloggia nel palazzo dei conservatori e provoca gravi disordini in
città.
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Ott.
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Romagna
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Si incontra in val di Lamone con Giampaolo Manfrone e
Giacomazzo da Venezia.
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Nov.
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Naldi
Venezia |
Faenza Forlì
Faenza |
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Romagna
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Impedisce che in Faenza vi rientrino i Manfredi
e con il suo operato induce il castellano della rocca a venderla
ai veneziani. Conquista Oriolo (Oriolo dei Mille Fichi) ma non
riesce ad impadronirsi della rocca alla cui difesa si trova
Tommaso Numai; scorre, successivamente, il territorio fino al
castello di Russi. Da ultimo, anche il Numai cede il castello
in cambio di una pensione, allorché non si vede soccorso dal
signore di Forlì Antonio Maria Ordelaffi. Dionigi ritorna a
Brisighella e con Vincenzo Naldi sostiene la candidatura di
Sigismondo Manfredi alla signoria di Faenza, contro quella di
Astorre (Francesco) Manfredi; nel contempo, corteggiato dal
provveditore veneziano Cristoforo Moro, gli consegna le rocche
da lui controllate. Passato agli stipendi della Serenissima,
assedia Faenza e con il congiunto Vincenzo, il Manfrone
e Giulio Vitelli esprime l'opinione di un attacco alla città
da condursi su tre lati con 2000 fanti e gli uomini della val
di Lamone (verso la porta di Imola dopo avere piazzato 2 cannoni;
dalla rocca previo riempimento dei fossati con fascine e terra;
verso porta Montanara). Una tattica più attendista viene, viceversa,
formulata da altri capitani quali Giovambattista Caracciolo,
Antonio Pio e Lazzaro Grasso. Con la resa di Faenza, è inviato
ad Imola per vedere se anche tale centro possa entrare nell'orbita
veneziana.
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Dic.
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Romagna
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Ad Imola: conduce un trattato per occupare la fortezza
cittadina approfittando delle divisioni interne: la cosa non ha alcun esito.
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1504
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Feb.
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Romagna
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Si trova alla guardia di Tossignano.
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Mag.
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Veneto
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A Venezia, con il cugino Vincenzo al consiglio dei Savi.
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Giu.
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Veneto
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Viene armato cavaliere a Venezia dal doge Leonardo
Loredan: gli è concessa una
provvigione annua di 500 ducati ed è esentato dalle tasse con il
cugino Vincenzo.
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Dic.
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Romagna
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Con Giovanni da Sassatello, è contattato dal papa Giulio
II al fine di fare ribellare ai veneziani la val di Lamone e Faenza.
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1505
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Ago.
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Martinelli
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Tiberti
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Romagna
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Aiuta i Martinelli contro i Tiberti e facilita il loro
rientro in Cesena.
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1506
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Mar.
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Veneto
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A Venezia, per verificare quali fortezze della val di
Lamone possano essere custodite e quali distrutte.
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Apr.
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Veneto
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Litiga con Vincenzo Naldi: il provveditore di Faenza lo
obbliga a rappacificarsi con il cugino. Negli stessi giorni acquista dalla
Serenissima Torre di Calamello.
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Sett.
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Veneto e Friuli
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Raccoglie 500 provvigionati della val di Lamone, effettua la
mostra dei suoi uomini in piazza San Marco a Venezia davanti al doge e si
trasferisce in Friuli.
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Ott.
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Friuli
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Si ammala a Gradisca d'Isonzo.
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Nov.
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Chiesa
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Bologna
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Friuli Romagna
Emilia
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Cessato il pericolo rappresentato dagli imperiali di
Massimiliano d'Austria, licenzia le truppe e rientra in Romagna: transita per
Venezia. Combatte i Bentivoglio per conto dei pontifici; alla fine delle
operazioni, è licenziato dal papa Giulio II.
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1508
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Mar.
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Venezia
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Impero
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700 fanti
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Veneto e Trentino
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Gli è confermata la provvigione annua di
500 ducati e gli è dato il comando prima di 500 e, di seguito,
di altri 200 fanti. Si muove nel veronese ed è posto alla guardia
di Brentonico, verso Rovereto. Al comando di 3000 fanti, respinge
inizialmente un attacco tedesco; ributta pure in Agresta alcuni
fanti usciti da tale castello per rifornirsi di vettovaglie;
scopre pure che alcuni spagnoli, che militano al servizio dei
veneziani, informano segretamente i difensori di Agresta sui
movimenti delle sue milizie. E' assalito da 8000/10000 uomini
(compresi 2000 cavalli): con Vitello Vitelli e Jacopo Corso
abbandona le posizioni fortificate dopo avere dato alle fiamme
numerose abitazioni e si rifugia sul Monte Baldo. I nemici incendiano,
a loro volta, altre case e rientrano a Calliano.
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Apr.
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Trentino
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Ritorna verso Brentonico e si avvicina con gli stradiotti
agli steccati che difendono il campo degli avversari: organizza varie
imboscate, in una delle quali cattura 3 capitani, uno dei quali comanda 400 fanti
e gli altri due 200 fanti ciascuno. Con i suoi fanti e 200 cavalli leggeri, ha
una nuova scaramuccia sotto Agresta: sono bruciati 3 borghi e razziati 200 capi di bestiame
grosso e 300 di minuto. In un agguato da lui predisposto sono uccisi 200
tedeschi.
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Mag.
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Trentino
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Lascia Brentonico ed appoggia l'azione del Caracciolo (ha
il comando della retroguardia) nell'attacco a Castel Pietra. Allorché gli
imperiali con una sortita notturna cercano di danneggiare le artiglierie
veneziane, si unisce con il francese Imbault e con 1000 fanti li respinge con
la perdita di un solo falconetto e di una colubrina che vengono inchiodati (messi fuori uso) dagli
avversari. Il combattimento termina con l'uccisione di 100 tedeschi e di 50
soldati della Serenissima.
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Lug.
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1000 fanti
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Veneto
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Alla fine della guerra, rientra nel veronese con i suoi
uomini; si reca a Venezia, dove è accolto dal doge.
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Nov.
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Romagna
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A Faenza, per controllare i movimenti dei pontifici.
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Dic.
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Romagna
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E' prima a Rimini con 300 fanti; rientra a Faenza con
Carlino Naldi e riferisce ai veneziani che è in grado di raccogliere più di
1000 provvigionati.
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1509
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Gen.
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Romagna
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Sono spediti a lui ed al cugino Vincenzo 10000 ducati per
arruolare nuovi fanti: il denaro viene perso con il naufragio del naviglio su cui
è stato imbarcato.
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Apr.
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Venezia
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Francia
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1000 fanti
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Lombardia
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E' segnalato a Cremona con i suoi uomini; da qui invia a Piacenza
Pietro di Navarro, maestro di casa del congiunto Vincenzo catturato con lui a
Treviglio e poi liberato, per controllare i movimenti dei nemici. Il Naldi si sposta, indi,
al campo di Pontevico con 3000 fanti ed è inquadrato nella prima colonna
comandata da Niccolò Orsini.
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Mag.
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Capitano g.le fanteria
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Lombardia
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Sa che la sua casa di Brisighella è stata messa a sacco
dai pontifici; alla prima occasione si vendica del fatto. Si impadronisce di
una porta di Treviglio e batte i francesi davanti una seconda porta; la città
si arrende a patti: sono lasciati liberi
senza armi 1500 fanti guasconi e gli uomini d'arme, con la promessa di
non combattere i veneziani; sono trattenuti prigionieri 51 capitani. Viene
concesso ai suoi uomini di mettere a sacco la città, affinché essi si rivalgano
delle perdite subite ad opera dei
pontifici in val di Lamone: la cosa desta scalpore negli stessi veneziani che
si scandalizzano per il comportamento dei suoi fanti nell'occasione.
Partecipa alla battaglia di Agnadello, ove si segnala con i suoi per il valore; con la sconfitta, si sposta alla difesa
del monte di Brianza. Il consiglio dei Savi lo nomina capitano generale della
fanteria, al posto del morto Piero del Monte a Santa Maria.
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Giu.
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Veneto
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Segue l'Orsini nella sua ritirata verso est, guada il
Brenta a Sambruson e si accampa a Mestre: per mantenere la disciplina nelle sue file, fa
impiccare ad una pianta un fante, sorpreso a rubare del frumento nei campi.
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Lug.
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831 fanti e 44 cavalli leggeri
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Veneto
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Tocca Treviso e Noale; provvede a fortificare la seconda
località con bastioni di terra e legname. Con Meleagro da Forlì (500 cavalli
e fanti), occupa Castelfranco Veneto: la resistenza dei soldati spagnoli
viene meno a causa di una rivolta degli abitanti. I difensori (150 uomini) si
arrendono a patti: sono fatti transitare uno ad uno su un ponte e qui fatti
passare per le picche; i loro cadaveri sono gettati nel fossato e la città è messa a sacco. Il Naldi si volge, successivamente, contro Cittadella con 3000 fanti e 1500 cavalli: i difensori (500 soldati
spagnoli) chiedono la resa a condizioni; non accetta e così viene persa dai veneziani
l'opportunità di impadronirsi della località. E' richiamato a Treviso ed entra con le sue truppe alla difesa
di Padova con l'Orsini, alla notizia che a Vicenza sono arrivati 7000
fanti imperiali e 300 lance francesi.
Si porta a Venezia nel collegio dei Pregadi; rientra a Padova e nel quartiere di San
Giovanni si trova ad avere il comando di un colonnello di 2031 fanti, cui si devono
aggiungere 44 balestrieri a cavallo sui 50 previsti dalla sua condotta.
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Ago.
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Veneto
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Esce dalla porta Codalunga di Padova con alcuni cavalli
leggeri e fanti, perché si sta avvicinando l'esercito nemico: per poco non viene
catturato in un'imboscata tesagli a Castelcarro da Andrea da Capua. Segue i
lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova; per il suo
comportamento il consiglio dei Savi gli regala una casa a Padova, gli concede
una rendita di 2000 ducati (sempre a valere su beni di ribelli alla
Serenissima); gli sono dati anche 500 ducati per la dote della figlia.
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Sett.
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Veneto
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Ha il compito di sorvegliare a Padova il tratto di mura
che va da San Giovanni al ponte del Bassanello.
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Nov.
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Veneto
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Con il ritiro degli imperiali dall'assedio di Padova,
si dirige a Camisano Vicentino e da qui muove verso alla conquista di Vicenza;
con 500 uomini supera i fossati (in cui muoiono annegati 40 fanti compreso un
nipote), penetra negli orti del monastero di San Bartolomeo e si impadronisce
del borgo di Pusterla. Entra con le sue genti per la porta, ne è respinto
dagli uomini d'arme avversari, specie pontifici, e si deve fermare vicino
alla chiesa di San Girolamo. Ricevuti soccorsi dall'Orsini, vi si fortifica e
chiede alcuni pezzi di artiglieria per battere la porta: un suo attacco è ora
respinto da Gaspare da San Severino con la perdita di numerosi uomini.
Vicenza si arrende a patti. Il Naldi punta contro Verona; tocca San Bonifacio e si
ferma a San Martino Buon Albergo. Con l'Orsini e Lattanzio da Bergamo, assale
il borgo di San Lazzaro; non sorgono disordini a favore della Serenissima, per cui
rientra a Colognola ai Colli.
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Dic.
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Veneto
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Si fortifica in Lonigo.
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1510
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Gen.
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868 fanti e 50 cavalli leggeri
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Veneto
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Da Lonigo effettua alcune sortite verso Villanova e
Monteforte d'Alpone; con l' Orsini e Lattanzio da Bergamo, stabilisce di
concentrare l'esercito sulla linea difensiva Soave-San Bonifacio. Fa liberare
due suoi amici, Stefano Fantaguzzo ed il
Meazo, catturati dai veneziani a San Bonifacio.
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Apr.
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Veneto
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Si lamenta con i veneziani per il ritardo delle paghe;
questo fatto, poi, con quello delle epidemie che provoca la morte in pochi
giorni di molti soldati, assottiglia le file dei veneziani. Cerca di
arruolare 1800 fanti, ma mancano anche i denari per gli anticipi.
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Mag.
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872 fanti e 50 cavalli leggeri
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Veneto
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Si incontra con i provveditori a San Bonifacio, perché i
francesi stanno per attaccare il Polesine; fa pressioni per riconquistare
Vicenza, persa dai veneziani nel frattempo. Si ammala. Con la caduta di
Legnago, è costretto a recedere da ogni obiettivo offensivo e ritorna al
campo di Brentelle vicino a Padova. Manifesta sempre più spesso il proprio
pensiero sulla situazione militare, caratterizzata dalla mancanza di denaro e
dalla politica di ricambio nella scelta dei connestabili: per cui quelli, paradossalmente, che hanno
combattuto alla difesa di Padova non hanno avuto la possibilità di completare
l'organico delle proprie compagnie, mentre, al contrario, se ne sono assunti molti di nuovi. I suoi
uomini si scontrano a Padova con quelli di Lattanzio da Bergamo; ha forti
contrasti con Zitolo da Perugia.
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Giu.
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Veneto
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Rimane a Padova alla guardia degli alloggiamenti con Lucio
Malvezzi, Antonio Pio ed il provveditore generale Paolo Capello; l'altro
provveditore generale Andrea Gritti tenta, al contrario, un'azione diversiva verso
Limena. Ispeziona le opere difensive di Monselice e ne fornisce, con altri
condottieri, un quadro sconfortante.
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Lug.
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Veneto
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E' favorevole alla nomina del Malvezzi come governatore
generale. A Padova ha l'incarico di rafforzare il bastione di Codalunga, ma presto
deve fermarsi per l'insufficienza di denaro per le spese militari. Si ammala,
alfine, gravemente ed è condotto febbricitante a Venezia: i veneziani gli
inviano per curarlo i due medici Bartolomeo da Montagnana e Bernardino
Speroni. Vengono a trovarlo il Gritti e Vincenzo Naldi: muore nello steso
mese. E' sepolto a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a fianco
dell'Orsini. Nell'agosto 1512 il consiglio dei Dieci riconfermerà alla moglie
ed ai figli le agevolazioni concesse a Dionigi (casa a Padova e rendita annua
di 2000 ducati).
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Capitano valoroso. Coraggioso. Uomo forte.
Condottiero espertissimo.
Celebre capitano di fanteria. Uno dei più famosi capitani
del suo tempo.
Con il cugino Vincenzo, fra i riformatori della fanteria
alla quale i due Naldi diedero un più grande sviluppo di azione rispetto alla
cavalleria.
Fedele capitano.
Uomo perfido ed ingratissimo. E' un capo della Romagna
ed è uomo pieno di tradimenti e di falsità.
Infaticabile nelle armi e nei negozi civili. Capo di parte
in val di Lamone.