| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1488 |
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Mag. |
Firenze |
Bologna |
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Romagna |
A seguito dell'assassinio
in Faenza di Galeotto Manfredi, favorisce i fiorentini ai danni
di Giovanni Bentivoglio che vuole impadronirsi di tale città. |
| 1492 |
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Romagna |
Con i congiunti
Vincenzo e Carlino fonda la compagnia di ventura dei "Brisighelli". |
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1494 |
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Sett. |
Napoli |
Francia |
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Romagna |
Milita in Romagna
agli ordini del duca di Calabria Ferdinando d'Aragona e di Niccolò
Orsini. |
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.............. |
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Romagna |
Viene espulso
da Brisighella perché contrario alla politica dei Manfredi. |
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1495 |
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Dic. |
Manfredi |
Faenza |
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Romagna |
Aiuta Ottaviano
Manfredi nella sua lotta contro Astorre Manfredi: costretto
a ritirarsi per l'intervento della Serenissima, il provveditore
veneziano cerca in ogni maniera di catturarlo. Sono bruciate
le sue case ed è dichiarato ribelle. |
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1496 |
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Gen. |
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Romagna |
Il nuovo provveditore
veneziano Domenico Trevisan fa revocare la taglia ed il bando
posti nei suoi confronti. |
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1498 |
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Lug. |
Firenze |
Venezia |
500 fanti |
Toscana |
Combatte nella
guerra di Pisa. Attacca gli avversari con alcuni balestrieri
a cavallo: dopo un lungo combattimento affrontato all'arma bianca,
è obbligato con i suoi uomini a scendere da cavallo per la stanchezza.
Nello scontro uccide per errore, con un colpo di balestra, uno
dei suoi amici (il faentino Benedetto Macarone): costui, infatti,
insegue gli uomini della compagnia di Giovanni Gradenigo e nel
ritornare indietro, per venire in soccorso del Naldi,, viene
scambiato dal condottiero per un veneziano. |
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Sett. |
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Toscana Romagna |
Difende con
ostinazione, alla testa di 150 fanti, la rocca di Castiglione
nei pressi di Marradi e dà tempo ai fiorentini di inviare in
soccorso di tale località un numero sufficiente di truppe. Il
valore del Naldi e le forti piogge obbligano gli avversari ad
una ritirata precipitosa. Riceve l'ordine di portarsi a Modigliana
con 200 uomini di Forlì, ed altrettanti dei castelli vicini,
per raggiungervi Gaspare da San Severino:
nell'arco di pochi giorni la maggior parte dei suoi fanti
se ne ritorna a casa. Si trasferisce a Ravenna in quanto al
signore di Faenza Astorre Manfredi, condotto negli stessi giorni
dalla Serenissima, non desidera la sua presenza nel faentino. |
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Ott. |
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Romagna |
Con Ottaviano
Manfredi cerca di fare ribellare Brisighella ai veneziani. |
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Nov. |
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Romagna |
Si congiunge
con il San Severino, penetra nel ravennate, vi fa alcuni prigionieri
e dà alle fiamme ventotto case di un piccolo villaggio.
Combatte i nemici a San Piero in Bagno. |
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Dic. |
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500 fanti |
Toscana |
Giunge a Pieve
Santo Stefano; si unisce con Pretone da Modigliana per impadronirsi
del monte della Verna. Lascia la località per il ritardo delle
paghe (cinquanta giorni) e si reca ad Arezzo: la città gli chiude
le porte in faccia, per cui
ritorna a Castrocaro Terme. |
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1499 |
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Feb. |
Firenze |
Venezia |
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Romagna e Marche |
Non vuole trasferirsi
all'assedio di Bibbiena: preferisce, invece, unirsi con Ottaviano
Manfredi ed Achille Tiberti per attaccare, con 400 uomini, Sogliano
al Rubicone e favorirvi il rientro di Malatesta Malatesta da
Sogliano a spese del fratello Ramberto, alleato dei veneziani.
Di seguito, sbarra la strada a Niccolò Orsini che vuole soccorrere
Bartolomeo d'Alviano assediato in Bibbiena: nell'occasione molti
sono i cittadini recalcitranti a compiere il servizio militare
imposto dalle autorità forlivesi, sicché è comminata una multa
di 10 ducati a chiunque non si presenti al punto assegnato.
Il Naldi viene sospettato di avere fatto uccidere nel forlivese,
per conto della signora di Forlì, Corbizzo Corbizzi di Castrocaro
Terme, appartenente ad un'antica famiglia fiorentina.
Gli è data la caccia dai fiorentini per incarcerarlo
nelle Stinche a Firenze: fugge a Sant'Angelo in Vado; catturato
dai feltreschi, è rinchiuso nella rocca di Urbino, dalla quale
viene rilasciato per l'intervento di Caterina Sforza. |
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Apr. |
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Romagna |
Si trova a
Forlì per i funerali dell'amico Ottaviano Manfredi che si svolgono
nella chiesa di San Girolamo. |
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Lug. |
Forlì |
Francia Venezia |
500 fanti |
Romagna |
Prende parte
a Forlì alla mostra dei suoi uomini, che conduce in Lombardia
per prestare ausilio al duca di Milano Ludovico Sforza contro
francesi e veneziani. Fa uccidere a Castrocaro Terme Galeotto
e Carlo dei Bosi per vendicare l'assassinio dell' amico Ottaviano:
la testa e la mano destra del primo sono consegnate alla Sforza. |
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Sett. |
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Romagna |
Si trasferisce
con 600 fanti alla difesa di Cotignola, che appartiene al duca
di Milano; conquista Granarolo e respinge più attacchi condotti
da Alvise Venier. |
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Ott. |
Forlì |
Chiesa |
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Romagna |
Forlì è minacciata
dai pontifici di Cesare Borgia; il Naldi entra nella rocca di
Imola con 180 uomini (di cui dodiici gli sono parenti) e dà
in ostaggio alla Sforza la moglie e due figli. |
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Nov. |
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Romagna |
Alla difesa
di Imola con Giovanni da Landriano. Ributta più attacchi di
fanti svizzeri e guasconi, che cercano di penetrare all'interno
del cortile del castello a seguito di un intenso bombardamento.
Allorché Imola si ribella a Caterina Sforza, fa rinchiudere
nella rocca il governatore della città Giovanni Corradini;
fa pure incarcerare un parente di costui, castellano a Tossignano.
Bombarda la città. E' minacciato di impiccagione dal
Borgia nel caso in cui persista nella resistenza. |
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Dic. |
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Romagna |
Dalla rocca
fugge un un falegname, che indica agli avversari i punti deboli
della rocca d'Imola. Inizia un nuovo intenso bombardamento;
crolla un'opera esterna sotto i colpi mirati delle artiglierie;
segue un assalto, che termina con la conquista di un rivellino
da parte dei pontifici. Il Naldi è ferito
alla testa; invia al Borgia un fratello e Giovanni da Landriano,
chiede una tregua di tre giorni e si impegna a consegnare la
fortezza nel caso in cui non riceva soccorsi entro tale termine.
Passato il periodo, si arrende a patti ed esce dalla rocca,
dopo che gli sono stati tributati gli onori militari, assieme
con i suoi uomini ed i bagagli. Il Naldi si ritira a Cotignola.
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1500 |
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.............. |
Chiesa |
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1500 fanti |
Romagna |
Con la caduta
della Sforza, passa al servizio del duca Valentino cui consegna
alcune fortezze della val di Lamone. |
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Nov. |
Chiesa |
Faenza |
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Romagna |
Occupa Brisighella
con Vitellozzo Vitelli, Vincenzo Naldi e Pietro di Murcia e
si impadronisce dei borghi e di una delle rocche; brucia
alcune case dei Buosi e quelle di Castagnino da Castagneto;
nelle prime uccide quattro uomini, forse per vendicare la morte
del Manfredi. Nuovamente sotto Brisighella, alcuni Naldi, suoi
avversari politici, si pongono alla difesa dell'altra rocca,
ma il giorno seguente sono costretti ad abbandonarla in potere
dei pontifici. Si incontra a Forlì con il Borgia, si sposta
all'assedio di Faenza ai danni di Astorre Manfredi; dopo dieci
giorni è costretto a ritirarsi a Forlì con Giulio e
Paolo Orsini, Giampaolo Baglioni e Vitellozzo Vitelli.
La grande resistenza opposta dagli abitanti e le cattive condizioni
atmosferiche spingono in tal senso. |
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Dic. |
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Romagna |
Cerca di ingannare
i faentini facendo credere necessario un loro intervento in
val di Lamone dove gli abitanti, ribellatisi ai pontifici, starebbero
reclamando la presenza di Astorre Manfredi. Si scontra in val
di Lamone con Bernardino da Marciano che fa fallire il suo progetto. |
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1501 |
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Gen. feb. |
Chiesa |
Firenze |
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Romagna |
Affianca il
duca Valentino da Cesenatico a Cesena. Scorre nel territorio
di Castrocaro Terme ai danni dei fiorentini. |
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Mar. |
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2000 fanti |
Romagna |
Raggiunge il
Borgia con 2000 provvigionati per ritornare all'assedio di Faenza;
con il pretesto di vendicarsi dei suoi avversari politici, danneggia
nuovamente il territorio di Castrocaro Terme con il consenso
tacito del duca Valentino. |
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Apr. |
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Romagna |
Scorre ancora
il faentino e si imbatte nella squadra di Ettore Galli, un prete
della val di Lamone, suo nemico personale, famoso per la sua
forza fisica perché con le mani riesce a piegare un ferro
da cavallo: disarcionato da quest'ultimo nel corso di una scaramuccia,
viene salvato dalla morte dal pronto intervento dei suoi fanti. |
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Mag. |
Chiesa |
Piombino |
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Toscana |
Alla conquista
di Piombino. Allorché il Borgia lascia il campo per recarsi
a Roma, anche il Naldi lascia l'esercito con 150 cavalli per
rientrare in Romagna con Ramiro di Lorca e Piero Gambacorta.
Transita per la Valdarno; è svaligiato e fatto prigioniero dai
fiorentini, nei pressi di Montevarchi, su richiesta di
Caterina Sforza, che si ritiene creditrice nei suoi confronti.
Condotto a Firenze, viene consegnato dal podestà agli
Otto di Balia. Interrogato, è torturato e rinchiuso nel
carcere delle Stinche. Alla fine viene rilasciato. |
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1502 |
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Giu. |
Chiesa |
Urbino |
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Romagna |
A Cesena, per
la rassegna della sua compagnia. Fa uccidere a Rimini un oste,
suo nemico di fazione. |
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Lug. |
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Romagna |
Passa per Cesena
con 300 fanti; si porta a Forlì pronto a marciare contro Urbino.
Si impadronisce di Sant'Arcangelo di Romagna e di Verucchio.
Recluta numerosi fanti (rudi montanari dall'uniforme gialla
e cremisi) e li addestra ad Imola. |
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Ott. |
Chiesa |
Condottieri |
600 fanti |
Romagna |
Paolo e Francesco
Orsini, il Baglioni ed il Vitelli si ribellano allo stato della
Chiesa. Il Naldi si reca a Rimini con 600 fanti ed impedisce
l'ingresso nella città a Pandolfo Malatesta: nella calca è ferito
alla testa da una donna, che gli scaglia una pietra da una finestra.
Svenuto, è portato a Cesena a curarsi e nella città prende alloggio
nelle case di Stefano Fantaguzzi. Ripresosi, presta soccorso
a Verucchio ed a Serravalle contro gli abitanti di San Marino
ed invia 50 fanti alla difesa di Gradara: i suoi uomini sono
odiati per le depredazioni cui danno corso nel riminese. |
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Ott. |
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Marche |
Contrasta Guidobaldo
da Montefeltro con 700 fanti. |
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Nov. |
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Marche |
Staziona nel
Montefeltro per raccogliervi uomini d'arme e 1000 fanti: l'accordo
del Borgia con i condottieri ribelli mette termine al reclutamento.
Chiede denari. |
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1503 |
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Gen. |
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Marche |
E' posto alla
guardia della rocca di Senigallia, allorché Giovanna da Montefeltro
è costretta ad arrendersi ai pontifici. |
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Mag. |
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Lazio Romagna e Marche |
Torna da Roma
a Cesena. Il Borgia gli regala un giubbone e la sua divisa.
Consegna mezzo ducato ad ogni uomo della sua compagnia e si
trasferisce all'assedio di San Leo con Pietro Remiro. |
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Ago. |
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Marche e Romagna |
Alla morte
del papa Alessandro VI, lascia l'assedio di San Leo e rientra
a Forlì; si impadronisce con 1000 fanti della val di Lamone
e tratta sia con i fiorentini che
con i veneziani per cedere tale territorio. La spunta
la Serenissima. |
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Sett. |
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Romagna |
E' segnalato
alla guardia di Cesena per conto del Borgia con 400 fanti. Alloggia
nel palazzo dei conservatori e provoca gravi disordini in città.
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Ott. |
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Romagna |
Si incontra
in val di Lamone con Giampaolo Manfrone e Giacomazzo da Venezia. |
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Nov. |
Naldi
Venezia |
Faenza Forlì
Faenza |
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Romagna |
Impedisce che
in Faenza vi rientrino i Manfredi e con il suo operato induce
il castellano della rocca a venderla ai veneziani. Conquista
Oriolo (Oriolo dei Mille Fichi) ma non riesce ad impadronirsi
della rocca alla cui difesa si trova Tommaso Numai; scorre,
successivamente, il territorio fino al castello di Russi. Da
ultimo, anche il Numai cede il castello in cambio di una pensione,
allorché non si vede soccorso dal signore di Forlì Antonio Maria
Ordelaffi. Dionigi ritorna a Brisighella e con Vincenzo Naldi
sostiene la candidatura di Sigismondo Manfredi alla signoria
di Faenza, contro quella di Astorre (Francesco) Manfredi; nel
contempo, corteggiato dal provveditore veneziano Cristoforo
Moro, gli consegna le rocche da lui controllate. Passato agli
stipendi della Serenissima,
assedia Faenza e con il congiunto Vincenzo, il Manfrone
e Giulio Vitelli esprime l'opinione di un attacco alla città
da condursi su tre lati con 2000 fanti e gli uomini della val
di Lamone (verso la porta di Imola dopo avere piazzato 2 cannoni;
dalla rocca previo riempimento dei fossati con fascine e terra;
verso porta Montanara). Una tattica più attendista viene, viceversa,
formulata da altri capitani quali Giovambattista Caracciolo,
Antonio Pio e Lazzaro Grasso. Con la resa di Faenza, è inviato
ad Imola per vedere se anche tale centro possa entrare nell'orbita
veneziana. |
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Dic. |
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Romagna |
Ad Imola: conduce
un trattato per occupare la fortezza cittadina approfittando
delle divisioni interne: la cosa non ha alcun esito. |
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1504 |
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Feb. |
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Romagna |
Si trova alla
guardia di Tossignano. |
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Mag. |
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Veneto |
A Venezia,
con il cugino Vincenzo al consiglio dei Savi. |
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Giu. |
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Veneto |
Viene armato
cavaliere a Venezia dal doge Leonardo Loredan: gli è concessa
una provvigione annua
di 500 ducati ed è esentato dalle tasse con il cugino Vincenzo. |
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Dic. |
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Romagna |
Con Giovanni
da Sassatello, è contattato dal papa Giulio II al fine di fare
ribellare ai veneziani la val di Lamone e Faenza. |
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1505 |
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Ago. |
Martinelli |
Tiberti |
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Romagna |
Aiuta i Martinelli
contro i Tiberti e facilita il loro rientro in Cesena. |
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1506 |
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Mar. |
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Veneto |
A Venezia,
per verificare quali fortezze della val di Lamone possano essere
custodite e quali distrutte. |
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Apr. |
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Veneto |
Litiga con
Vincenzo Naldi: il provveditore di Faenza lo obbliga a rappacificarsi
con il cugino. Negli stessi giorni acquista dalla Serenissima
la torre di Calamello con l'annesso titolo di signore. |
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Sett. |
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Veneto e Friuli |
Raccoglie 500
provvigionati della val di Lamone, effettua la mostra dei suoi
uomini in piazza San Marco a Venezia davanti al doge e si trasferisce
in Friuli. |
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Ott. |
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Friuli |
Si ammala a
Gradisca d'Isonzo. |
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Nov. |
Chiesa |
Bologna |
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Friuli
Romagna Emilia |
Cessato il
pericolo rappresentato dagli imperiali di Massimiliano d'Austria,
licenzia le truppe e rientra in Romagna: transita per Venezia.
Combatte i Bentivoglio per conto dei pontifici; alla fine delle
operazioni, è licenziato dal papa Giulio II. |
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1508 |
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Mar. |
Venezia |
Impero |
700 fanti |
Veneto e Trentino |
Gli è confermata
la provvigione annua di 500 ducati e gli è dato il comando prima
di 500 e, di seguito, di altri 200 fanti. Si muove nel veronese
ed è posto alla guardia di Brentonico, verso Rovereto. Al comando
di 3000 fanti, respinge inizialmente un attacco tedesco; ributta
pure in Agresta alcuni fanti usciti da tale castello per rifornirsi
di vettovaglie; scopre pure che alcuni spagnoli, che militano
al servizio dei veneziani, informano segretamente i difensori
di Agresta sui movimenti delle sue milizie. E' assalito da 8000/10000
uomini (compresi 2000 cavalli): con Vitello Vitelli e Jacopo
Corso abbandona le posizioni fortificate dopo avere dato alle
fiamme numerose abitazioni e si rifugia sul Monte Baldo. I nemici
incendiano, a loro volta, altre case e rientrano a Calliano. |
|
Apr. |
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Trentino |
Ritorna verso
Brentonico e si avvicina con gli stradiotti agli steccati che
difendono il campo degli avversari: organizza varie imboscate,
in una delle quali cattura 3 capitani, uno dei quali comanda
400 fanti e gli altri due 200 fanti ciascuno. Con i suoi fanti
e 200 cavalli leggeri, ha una nuova scaramuccia sotto Agresta:
sono bruciati 3 borghi e razziati 200 capi di bestiame grosso
e 300 di minuto. In un agguato da lui predisposto sono uccisi
200 tedeschi. |
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Mag. |
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Trentino |
Lascia Brentonico
ed appoggia l'azione del Caracciolo (ha il comando della retroguardia)
nell'attacco a Castel Pietra. Allorché gli imperiali con una
sortita notturna cercano di danneggiare le artiglierie veneziane,
si unisce con il francese Imbault e con 1000 fanti li respinge
con la perdita di un solo falconetto e di una colubrina che
vengono inchiodati (messi fuori uso) dagli avversari. Il combattimento
termina con l'uccisione di 100 tedeschi e di 50 soldati della
Serenissima. |
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Lug. |
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1000 fanti |
Veneto |
Alla fine della
guerra, rientra nel veronese con i suoi uomini; si reca a Venezia,
dove è accolto dal doge. |
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Nov. |
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Romagna |
A Faenza, per
controllare i movimenti dei pontifici. |
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Dic. |
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Romagna |
E' prima a
Rimini con 300 fanti; rientra a Faenza con Carlino Naldi e riferisce
ai veneziani che è in grado di raccogliere più di 1000 provvigionati. |
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1509 |
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Gen. |
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Romagna |
Sono spediti
a lui ed al cugino Vincenzo 10000 ducati per arruolare nuovi
fanti: il denaro viene perso con il naufragio del naviglio su
cui è stato imbarcato. |
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Apr. |
Venezia |
Francia |
1000 fanti |
Lombardia |
E' segnalato
a Cremona con i suoi uomini; da qui invia a Piacenza Pietro
di Navarro, maestro di casa del congiunto Vincenzo catturato
con lui a Treviglio e poi liberato, per controllare i movimenti
dei nemici. Il Naldi si sposta, indi, al campo di Pontevico
con 3000 fanti ed è inquadrato nella prima colonna comandata
da Niccolò Orsini. |
|
Mag. |
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Capitano g.le fanteria |
Lombardia |
Sa che la sua
casa di Brisighella è stata messa a sacco dai pontifici; alla
prima occasione si vendica del fatto. Si impadronisce di una
porta di Treviglio e batte i francesi davanti una seconda porta;
la città si arrende a patti: sono lasciati liberi
senza armi 1500 fanti guasconi e gli uomini d'arme, con
la promessa di non combattere i veneziani; sono trattenuti prigionieri
51 capitani. Viene concesso ai suoi uomini di mettere a sacco
la città, affinché essi si rivalgano delle
perdite subite ad opera dei pontifici in val di Lamone:
la cosa desta scalpore negli stessi veneziani che si scandalizzano
per il comportamento dei suoi fanti nell'occasione. Partecipa
alla battaglia di Agnadello, ove si segnala con i suoi per il valore; con la sconfitta, si sposta alla
difesa del monte di Brianza. Il consiglio dei Savi lo nomina
capitano generale della fanteria, al posto del morto Piero del
Monte a Santa Maria. |
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Giu. |
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Veneto |
Segue l'Orsini
nella sua ritirata verso est, guada il Brenta a Sambruson e
si accampa a Mestre: per mantenere la disciplina nelle sue file,
fa impiccare ad una pianta un fante, sorpreso a rubare del frumento
nei campi. |
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Lug. |
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831 fanti e 44 cavalli leggeri |
Veneto |
Tocca Treviso
e Noale; provvede a fortificare la seconda località con bastioni
di terra e legname. Con Meleagro da Forlì (500 cavalli e fanti),
occupa Castelfranco Veneto: la resistenza dei soldati spagnoli
viene meno a causa di una rivolta degli abitanti. I difensori
(150 uomini) si arrendono a patti: sono fatti transitare uno
ad uno su un ponte e qui fatti passare per le picche; i loro
cadaveri sono gettati nel fossato e la città è messa a sacco. Il Naldi
si volge, successivamente, contro Cittadella con 3000 fanti
e 1500 cavalli: i difensori (500 soldati spagnoli) chiedono
la resa a condizioni; non accetta e così viene persa dai veneziani
l'opportunità di impadronirsi della località. E' richiamato
a Treviso ed entra con le sue truppe alla difesa di Padova con
l'Orsini, alla notizia che a Vicenza sono arrivati 7000 fanti
imperiali e 300 lance francesi. Si porta a Venezia nel
collegio dei Pregadi; rientra a Padova e nel quartiere di San
Giovanni si trova ad avere il comando di un colonnello di 2031
fanti, cui si devono aggiungere 44 balestrieri a cavallo sui
50 previsti dalla sua condotta. |
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Ago. |
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Veneto |
Esce dalla
porta Codalunga di Padova con alcuni cavalli leggeri e fanti,
perché si sta avvicinando l'esercito nemico: per poco non viene
catturato in un'imboscata tesagli a Castelcarro da Andrea da
Capua. Segue i lavori di rafforzamento delle opere difensive
di Padova; per il suo comportamento il consiglio dei Savi gli
regala una casa a Padova, gli concede una rendita di 2000 ducati
(sempre a valere su beni di ribelli alla Serenissima); gli sono
dati anche 500 ducati per la dote della figlia. |
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Sett. |
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Veneto |
Ha il compito
di sorvegliare a Padova il tratto di mura che va da San Giovanni
al ponte del Bassanello. |
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Nov. |
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Veneto |
Con il ritiro
degli imperiali dall'assedio di Padova, si dirige a Camisano
Vicentino e da qui muove verso alla conquista di Vicenza; con
500 uomini supera i fossati (in cui muoiono annegati 40 fanti
compreso un nipote), penetra negli orti del monastero di San
Bartolomeo e si impadronisce del borgo di Pusterla. Entra con
le sue genti per la porta, ne è respinto dagli uomini d'arme
avversari, specie pontifici, e si deve fermare vicino alla chiesa
di San Girolamo. Ricevuti soccorsi dall'Orsini, vi si fortifica
e chiede alcuni pezzi di artiglieria per battere la porta: un
suo attacco è ora respinto da Gaspare da San Severino con la
perdita di numerosi uomini. Vicenza si arrende a patti. Il Naldi
punta contro Verona; tocca San Bonifacio e si ferma a San Martino
Buon Albergo. Con l'Orsini e Lattanzio da Bergamo, assale il
borgo di San Lazzaro; non sorgono disordini a favore della Serenissima,
per cui rientra a Colognola ai Colli. |
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Dic. |
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Veneto |
Si fortifica
in Lonigo. |
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1510 |
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Gen. |
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868 fanti e 50 cavalli leggeri |
Veneto |
Da Lonigo effettua
alcune sortite verso Villanova e Monteforte d'Alpone; con l'
Orsini e Lattanzio da Bergamo, stabilisce di concentrare l'esercito
sulla linea difensiva Soave-San Bonifacio. Fa liberare due suoi
amici, Stefano Fantaguzzo ed il
Meazo, catturati dai veneziani a San Bonifacio. |
|
Apr. |
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|
Veneto |
Si lamenta
con i veneziani per il ritardo delle paghe; questo fatto, poi,
con quello delle epidemie che provoca la morte in pochi giorni
di molti soldati, assottiglia le file dei veneziani. Cerca di
arruolare 1800 fanti, ma mancano anche i denari per gli anticipi. |
|
Mag. |
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872 fanti e 50 cavalli leggeri |
Veneto |
Si incontra
con i provveditori a San Bonifacio, perché i francesi stanno
per attaccare il Polesine; fa pressioni per riconquistare Vicenza,
persa dai veneziani nel frattempo. Si ammala. Con la caduta
di Legnago, è costretto a recedere da ogni obiettivo offensivo
e ritorna al campo di Brentelle vicino a Padova. Manifesta sempre
più spesso il proprio pensiero sulla situazione militare, caratterizzata
dalla mancanza di denaro e dalla politica di ricambio nella
scelta dei connestabili: per cui quelli, paradossalmente, che
hanno combattuto alla difesa di Padova non hanno avuto la possibilità
di completare l'organico delle proprie compagnie, mentre, al
contrario, se ne sono assunti molti di nuovi. I suoi
uomini si scontrano a Padova con quelli di Lattanzio da Bergamo;
ha forti contrasti con Zitolo da Perugia. |
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Giu. |
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Veneto |
Rimane a Padova
alla guardia degli alloggiamenti con Lucio Malvezzi, Antonio
Pio ed il provveditore generale Paolo Capello; l'altro provveditore
generale Andrea Gritti tenta, al contrario, un'azione diversiva
verso Limena. Ispeziona le opere difensive di Monselice e ne
fornisce, con altri condottieri, un quadro sconfortante. |
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Lug. |
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Veneto |
E' favorevole
alla nomina del Malvezzi come governatore generale. A Padova
ha l'incarico di rafforzare il bastione di Codalunga, ma presto
deve fermarsi per l'insufficienza di denaro per le spese militari.
Si ammala, alfine, gravemente ed è condotto febbricitante a
Venezia: i veneziani gli inviano per curarlo i due medici Bartolomeo
da Montagnana e Bernardino Speroni. Vengono a trovarlo il Gritti
e Vincenzo Naldi: muore nello steso mese. E' sepolto a Venezia
nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a fianco dell'Orsini.
Nell'agosto 1512 il consiglio dei Dieci riconfermerà alla moglie
ed ai figli le agevolazioni concesse a Dionigi (casa a Padova
e rendita annua di 2000 ducati). |
Capitano valoroso. Coraggioso. Uomo forte.
Condottiero espertissimo.
Celebre capitano di fanteria. Uno dei più famosi capitani
del suo tempo.
Con il cugino Vincenzo, fra i riformatori della fanteria
alla quale i due Naldi diedero un più grande sviluppo di azione rispetto alla
cavalleria.
Fedele capitano.
Uomo perfido ed ingratissimo. E' un capo della Romagna
ed è uomo pieno di tradimenti e di falsità.
Infaticabile nelle armi e nei negozi civili. Capo di parte
in val di Lamone.
"Fu uno dei più valorosi capitani del
suo tempo (anche se perfido e ingrato verso gli amici), ed è
considerato a tutt'oggi, con il cugino Vincenzo, tra i più
capaci riformatori della fanteria veneta, alla quale diede un grande
sviluppo di azione rispetto alla cavalleria. Dionigi dotò le
truppe di Brisighella di una propria divisa, costituita da una casacca
metà bianca e metà rossa, in un'epoca in cui gli esercitinon
erano ancora dotati di una vera e propria uniforme." www.wikipedia.condottieriitaliani