Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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1214      DIONIGI NALDI  (Naldo da Brisighella) Di Brisighella. Di umili origini. Signore di Torre di Calamello. Fratello di Carlino, cugino di Vincenzo, zio di Babone, Giovanni, Ottaviano e Guido, cognato di Perone.

               1465 - 1510 (luglio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1488

 

 

 

 

 

Mag.

Firenze

Bologna

 

Romagna

A seguito dell'assassinio in Faenza di Galeotto Manfredi, favorisce i fiorentini ai danni di Giovanni Bentivoglio che vuole impadronirsi di tale città.

1492       Romagna
Con i congiunti Vincenzo e Carlino fonda la compagnia di ventura dei "Brisighelli".

1494

 

 

 

 

 

Sett.

Napoli

Francia

 

Romagna

Milita in Romagna agli ordini del duca di Calabria Ferdinando d'Aragona e di Niccolò Orsini.

..............

 

 

 

Romagna

Viene espulso da Brisighella perché contrario alla politica dei Manfredi.

1495

 

 

 

 

 

Dic.

Manfredi

Faenza

 

Romagna

Aiuta Ottaviano Manfredi nella sua lotta contro Astorre Manfredi: costretto a ritirarsi per l'intervento della Serenissima, il provveditore veneziano cerca in ogni maniera di catturarlo. Sono bruciate le sue case ed è dichiarato ribelle.

1496

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Il nuovo provveditore veneziano Domenico Trevisan fa revocare la taglia ed il bando posti nei suoi confronti.

1498

 

 

 

 

 

Lug.

Firenze

Venezia

500 fanti

Toscana

Combatte nella guerra di Pisa. Attacca gli avversari con alcuni balestrieri a cavallo: dopo un lungo combattimento affrontato all'arma bianca, è obbligato con i suoi uomini a scendere da cavallo per la stanchezza. Nello scontro uccide per errore, con un colpo di balestra, uno dei suoi amici (il faentino Benedetto Macarone): costui, infatti, insegue gli uomini della compagnia di Giovanni Gradenigo e nel ritornare indietro, per venire in soccorso del Naldi,, viene scambiato dal condottiero per un veneziano.

Sett.

 

 

 

Toscana Romagna

Difende con ostinazione, alla testa di 150 fanti, la rocca di Castiglione nei pressi di Marradi e dà tempo ai fiorentini di inviare in soccorso di tale località un numero sufficiente di truppe. Il valore del Naldi e le forti piogge obbligano gli avversari ad una ritirata precipitosa. Riceve l'ordine di portarsi a Modigliana con 200 uomini di Forlì, ed altrettanti dei castelli vicini, per raggiungervi Gaspare da San Severino:  nell'arco di pochi giorni la maggior parte dei suoi fanti se ne ritorna a casa. Si trasferisce a Ravenna in quanto al signore di Faenza Astorre Manfredi, condotto negli stessi giorni dalla Serenissima, non desidera la sua presenza nel faentino.

Ott.

 

 

 

Romagna

Con Ottaviano Manfredi cerca di fare ribellare Brisighella ai veneziani.

Nov.

 

 

 

Romagna

Si congiunge con il San Severino, penetra nel ravennate, vi fa alcuni prigionieri e dà alle fiamme ventotto case di un piccolo villaggio. Combatte i nemici a San Piero in Bagno.

Dic.

 

 

500 fanti

Toscana

Giunge a Pieve Santo Stefano; si unisce con Pretone da Modigliana per impadronirsi del monte della Verna. Lascia la località per il ritardo delle paghe (cinquanta giorni) e si reca ad Arezzo: la città gli chiude le porte in faccia, per cui  ritorna a Castrocaro Terme.

1499

 

 

 

 

 

Feb.

Firenze

Venezia

 

Romagna e Marche

Non vuole trasferirsi all'assedio di Bibbiena: preferisce, invece, unirsi con Ottaviano Manfredi ed Achille Tiberti per attaccare, con 400 uomini, Sogliano al Rubicone e favorirvi il rientro di Malatesta Malatesta da Sogliano a spese del fratello Ramberto, alleato dei veneziani. Di seguito, sbarra la strada a Niccolò Orsini che vuole soccorrere Bartolomeo d'Alviano assediato in Bibbiena: nell'occasione molti sono i cittadini recalcitranti a compiere il servizio militare imposto dalle autorità forlivesi, sicché è comminata una multa di 10 ducati a chiunque non si presenti al punto assegnato. Il Naldi viene sospettato di avere fatto uccidere nel forlivese, per conto della signora di Forlì, Corbizzo Corbizzi di Castrocaro Terme, appartenente ad un'antica famiglia fiorentina.  Gli è data  la caccia dai fiorentini per incarcerarlo nelle Stinche a Firenze: fugge a Sant'Angelo in Vado; catturato dai feltreschi, è rinchiuso nella rocca di Urbino, dalla quale viene rilasciato per l'intervento di Caterina Sforza.

Apr.

 

 

 

Romagna

Si trova a Forlì per i funerali dell'amico Ottaviano Manfredi che si svolgono nella chiesa di San Girolamo.

Lug.

Forlì

Francia Venezia

500 fanti

Romagna

Prende parte a Forlì alla mostra dei suoi uomini, che conduce in Lombardia per prestare ausilio al duca di Milano Ludovico Sforza contro francesi e veneziani. Fa uccidere a Castrocaro Terme Galeotto e Carlo dei Bosi per vendicare l'assassinio dell' amico Ottaviano: la testa e la mano destra del primo sono consegnate alla Sforza.

Sett.

 

 

 

Romagna

Si trasferisce con 600 fanti alla difesa di Cotignola, che appartiene al duca di Milano; conquista Granarolo e respinge più attacchi condotti da Alvise Venier.

Ott.

Forlì

Chiesa

 

Romagna

Forlì è minacciata dai pontifici di Cesare Borgia; il Naldi entra nella rocca di Imola con 180 uomini (di cui dodiici gli sono parenti) e dà in ostaggio alla Sforza la moglie e due figli.

Nov.

 

 

 

Romagna

Alla difesa di Imola con Giovanni da Landriano. Ributta più attacchi di fanti svizzeri e guasconi, che cercano di penetrare all'interno del cortile del castello a seguito di un intenso bombardamento. Allorché Imola si ribella a Caterina Sforza, fa rinchiudere nella rocca il governatore della città Giovanni Corradini; fa pure incarcerare un parente di costui, castellano a Tossignano. Bombarda la città. E' minacciato di impiccagione dal Borgia nel caso in cui persista nella resistenza.

Dic.

 

 

 

Romagna

Dalla rocca fugge un un falegname, che indica agli avversari i punti deboli della rocca d'Imola. Inizia un nuovo intenso bombardamento; crolla un'opera esterna sotto i colpi mirati delle artiglierie; segue un assalto, che termina con la conquista di un rivellino da parte dei pontifici. Il Naldi è  ferito alla testa; invia al Borgia un fratello e Giovanni da Landriano, chiede una tregua di tre giorni e si impegna a consegnare la fortezza nel caso in cui non riceva soccorsi entro tale termine. Passato il periodo, si arrende a patti ed esce dalla rocca, dopo che gli sono stati tributati gli onori militari, assieme con i suoi uomini ed i bagagli. Il Naldi si ritira a Cotignola.

1500

 

 

 

 

 

..............

Chiesa

 

1500 fanti

Romagna

Con la caduta della Sforza, passa al servizio del duca Valentino cui consegna alcune fortezze della val di Lamone.

Nov.

Chiesa

Faenza

 

Romagna

Occupa Brisighella con Vitellozzo Vitelli, Vincenzo Naldi e Pietro di Murcia e  si impadronisce dei borghi e di una delle rocche; brucia alcune case dei Buosi e quelle di Castagnino da Castagneto; nelle prime uccide quattro uomini, forse per vendicare la morte del Manfredi. Nuovamente sotto Brisighella, alcuni Naldi, suoi avversari politici, si pongono alla difesa dell'altra rocca, ma il giorno seguente sono costretti ad abbandonarla in potere dei pontifici. Si incontra a Forlì con il Borgia, si sposta all'assedio di Faenza ai danni di Astorre Manfredi; dopo dieci giorni è costretto a ritirarsi a Forlì con Giulio e  Paolo Orsini, Giampaolo Baglioni e Vitellozzo Vitelli. La grande resistenza opposta dagli abitanti e le cattive condizioni atmosferiche spingono in tal senso.

Dic.

 

 

 

Romagna

Cerca di ingannare i faentini facendo credere necessario un loro intervento in val di Lamone dove gli abitanti, ribellatisi ai pontifici, starebbero reclamando la presenza di Astorre Manfredi. Si scontra in val di Lamone con Bernardino da Marciano che fa fallire il suo progetto.

1501

 

 

 

 

 

Gen. feb.

Chiesa

Firenze

 

Romagna

Affianca il duca Valentino da Cesenatico a Cesena. Scorre nel territorio di Castrocaro Terme ai danni dei fiorentini.

Mar.

 

 

2000 fanti

Romagna

Raggiunge il Borgia con 2000 provvigionati per ritornare all'assedio di Faenza; con il pretesto di vendicarsi dei suoi avversari politici, danneggia nuovamente il territorio di Castrocaro Terme con il consenso tacito del duca Valentino.

Apr.

 

 

 

Romagna

Scorre ancora il faentino e si imbatte nella squadra di Ettore Galli, un prete della val di Lamone, suo nemico personale, famoso per la sua forza fisica perché con le mani riesce a piegare un ferro da cavallo: disarcionato da quest'ultimo nel corso di una scaramuccia, viene salvato dalla morte dal pronto intervento dei suoi fanti.

Mag.

Chiesa

Piombino

 

Toscana

Alla conquista di Piombino. Allorché il Borgia lascia il campo per recarsi a Roma, anche il Naldi lascia l'esercito con 150 cavalli per rientrare in Romagna con Ramiro di Lorca e Piero Gambacorta. Transita per la Valdarno; è svaligiato e fatto prigioniero dai  fiorentini, nei pressi di Montevarchi, su richiesta di Caterina Sforza, che si ritiene creditrice nei suoi confronti. Condotto a Firenze, viene consegnato dal podestà agli Otto di Balia. Interrogato, è torturato e rinchiuso nel carcere delle Stinche. Alla fine viene rilasciato.

1502

 

 

 

 

 

Giu.

Chiesa

Urbino

 

Romagna

A Cesena, per la rassegna della sua compagnia. Fa uccidere a Rimini un oste, suo nemico di fazione.

Lug.

 

 

 

Romagna

Passa per Cesena con 300 fanti; si porta a Forlì pronto a marciare contro Urbino. Si impadronisce di Sant'Arcangelo di Romagna e di Verucchio. Recluta numerosi fanti (rudi montanari dall'uniforme gialla e cremisi) e li addestra ad Imola.

Ott.

Chiesa

Condottieri

600 fanti

Romagna

Paolo e Francesco Orsini, il Baglioni ed il Vitelli si ribellano allo stato della Chiesa. Il Naldi si reca a Rimini con 600 fanti ed impedisce l'ingresso nella città a Pandolfo Malatesta: nella calca è ferito alla testa da una donna, che gli scaglia una pietra da una finestra. Svenuto, è portato a Cesena a curarsi e nella città prende alloggio nelle case di Stefano Fantaguzzi. Ripresosi, presta soccorso a Verucchio ed a Serravalle contro gli abitanti di San Marino ed invia 50 fanti alla difesa di Gradara: i suoi uomini sono odiati per le depredazioni cui danno corso nel riminese.

Ott.

 

 

 

Marche

Contrasta Guidobaldo da Montefeltro con 700 fanti.

Nov.

 

 

 

Marche

Staziona nel Montefeltro per raccogliervi uomini d'arme e 1000 fanti: l'accordo del Borgia con i condottieri ribelli mette termine al reclutamento. Chiede denari.

1503

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Marche

E' posto alla guardia della rocca di Senigallia, allorché Giovanna da Montefeltro è costretta ad arrendersi ai pontifici.

Mag.

 

 

 

Lazio Romagna e Marche

Torna da Roma a Cesena. Il Borgia gli regala un giubbone e la sua divisa. Consegna mezzo ducato ad ogni uomo della sua compagnia e si trasferisce all'assedio di San Leo con Pietro Remiro.

Ago.

 

 

 

Marche e Romagna

Alla morte del papa Alessandro VI, lascia l'assedio di San Leo e rientra a Forlì; si impadronisce con 1000 fanti della val di Lamone e tratta sia con i fiorentini che  con i veneziani per cedere tale territorio. La spunta la Serenissima.

Sett.

 

 

 

Romagna

E' segnalato alla guardia di Cesena per conto del Borgia con 400 fanti. Alloggia nel palazzo dei conservatori e provoca gravi disordini in città.

Ott.

 

 

 

Romagna

Si incontra in val di Lamone con Giampaolo Manfrone e Giacomazzo da Venezia.

Nov.

Naldi

 

    Venezia

Faenza Forlì

    Faenza

 

Romagna

Impedisce che in Faenza vi rientrino i Manfredi e con il suo operato induce il castellano della rocca a venderla ai veneziani. Conquista Oriolo (Oriolo dei Mille Fichi) ma non riesce ad impadronirsi della rocca alla cui difesa si trova Tommaso Numai; scorre, successivamente, il territorio fino al castello di Russi. Da ultimo, anche il Numai cede il castello in cambio di una pensione, allorché non si vede soccorso dal signore di Forlì Antonio Maria Ordelaffi. Dionigi ritorna a Brisighella e con Vincenzo Naldi sostiene la candidatura di Sigismondo Manfredi alla signoria di Faenza, contro quella di Astorre (Francesco) Manfredi; nel contempo, corteggiato dal provveditore veneziano Cristoforo Moro, gli consegna le rocche da lui controllate. Passato agli stipendi della Serenissima,  assedia Faenza e con il congiunto Vincenzo, il Manfrone e Giulio Vitelli esprime l'opinione di un attacco alla città da condursi su tre lati con 2000 fanti e gli uomini della val di Lamone (verso la porta di Imola dopo avere piazzato 2 cannoni; dalla rocca previo riempimento dei fossati con fascine e terra; verso porta Montanara). Una tattica più attendista viene, viceversa, formulata da altri capitani quali Giovambattista Caracciolo, Antonio Pio e Lazzaro Grasso. Con la resa di Faenza, è inviato ad Imola per vedere se anche tale centro possa entrare nell'orbita veneziana.

Dic.

 

 

 

Romagna

Ad Imola: conduce un trattato per occupare la fortezza cittadina approfittando delle divisioni interne: la cosa non ha alcun esito.

1504

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Romagna

Si trova alla guardia di Tossignano.

Mag.

 

 

 

Veneto

A Venezia, con il cugino Vincenzo al consiglio dei Savi.

Giu.

 

 

 

Veneto

Viene armato cavaliere a Venezia dal doge Leonardo Loredan: gli è concessa una  provvigione annua di 500 ducati ed è esentato dalle tasse con il cugino Vincenzo.

Dic.

 

 

 

Romagna

Con Giovanni da Sassatello, è contattato dal papa Giulio II al fine di fare ribellare ai veneziani la val di Lamone e Faenza.

1505

 

 

 

 

 

Ago.

Martinelli

Tiberti

 

Romagna

Aiuta i Martinelli contro i Tiberti e facilita il loro rientro in Cesena.

1506

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Veneto

A Venezia, per verificare quali fortezze della val di Lamone possano essere custodite e quali distrutte.

Apr.

 

 

 

Veneto

Litiga con Vincenzo Naldi: il provveditore di Faenza lo obbliga a rappacificarsi con il cugino. Negli stessi giorni acquista dalla Serenissima la torre di Calamello con l'annesso titolo di signore.

Sett.

 

 

 

Veneto e Friuli

Raccoglie 500 provvigionati della val di Lamone, effettua la mostra dei suoi uomini in piazza San Marco a Venezia davanti al doge e si trasferisce in Friuli.

Ott.

 

 

 

Friuli

Si ammala a Gradisca d'Isonzo.

Nov.

Chiesa

Bologna

 

Friuli  Romagna Emilia

Cessato il pericolo rappresentato dagli imperiali di Massimiliano d'Austria, licenzia le truppe e rientra in Romagna: transita per Venezia. Combatte i Bentivoglio per conto dei pontifici; alla fine delle operazioni, è licenziato dal papa Giulio II.

1508

 

 

 

 

 

Mar.

Venezia

Impero

700 fanti

Veneto e Trentino

Gli è confermata la provvigione annua di 500 ducati e gli è dato il comando prima di 500 e, di seguito, di altri 200 fanti. Si muove nel veronese ed è posto alla guardia di Brentonico, verso Rovereto. Al comando di 3000 fanti, respinge inizialmente un attacco tedesco; ributta pure in Agresta alcuni fanti usciti da tale castello per rifornirsi di vettovaglie; scopre pure che alcuni spagnoli, che militano al servizio dei veneziani, informano segretamente i difensori di Agresta sui movimenti delle sue milizie. E' assalito da 8000/10000 uomini (compresi 2000 cavalli): con Vitello Vitelli e Jacopo Corso abbandona le posizioni fortificate dopo avere dato alle fiamme numerose abitazioni e si rifugia sul Monte Baldo. I nemici incendiano, a loro volta, altre case e rientrano a Calliano.

Apr.

 

 

 

Trentino

Ritorna verso Brentonico e si avvicina con gli stradiotti agli steccati che difendono il campo degli avversari: organizza varie imboscate, in una delle quali cattura 3 capitani, uno dei quali comanda 400 fanti e gli altri due 200 fanti ciascuno. Con i suoi fanti e 200 cavalli leggeri, ha una nuova scaramuccia sotto Agresta: sono bruciati 3  borghi e razziati 200 capi di bestiame grosso e 300 di minuto. In un agguato da lui predisposto sono uccisi 200 tedeschi.

Mag.

 

 

 

Trentino

Lascia Brentonico ed appoggia l'azione del Caracciolo (ha il comando della retroguardia) nell'attacco a Castel Pietra. Allorché gli imperiali con una sortita notturna cercano di danneggiare le artiglierie veneziane, si unisce con il francese Imbault e con 1000 fanti li respinge con la perdita di un solo falconetto e di una colubrina che vengono inchiodati (messi fuori uso) dagli avversari. Il combattimento termina con l'uccisione di 100 tedeschi e di 50 soldati della Serenissima.

Lug.

 

 

1000 fanti

Veneto

Alla fine della guerra, rientra nel veronese con i suoi uomini; si reca a Venezia, dove è accolto dal doge.

Nov.

 

 

 

Romagna

A Faenza, per controllare i movimenti dei pontifici.

Dic.

 

 

 

Romagna

E' prima a Rimini con 300 fanti; rientra a Faenza con Carlino Naldi e riferisce ai veneziani che è in grado di raccogliere più di 1000 provvigionati.

1509

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Romagna

Sono spediti a lui ed al cugino Vincenzo 10000 ducati per arruolare nuovi fanti: il denaro viene perso con il naufragio del naviglio su cui è stato imbarcato.

Apr.

Venezia

Francia

1000 fanti

Lombardia

E' segnalato a Cremona con i suoi uomini; da qui invia a Piacenza Pietro di Navarro, maestro di casa del congiunto Vincenzo catturato con lui a Treviglio e poi liberato, per controllare i movimenti dei nemici. Il Naldi si sposta, indi, al campo di Pontevico con 3000 fanti ed è inquadrato nella prima colonna comandata da Niccolò Orsini.

Mag.

 

 

Capitano g.le fanteria

Lombardia

Sa che la sua casa di Brisighella è stata messa a sacco dai pontifici; alla prima occasione si vendica del fatto. Si impadronisce di una porta di Treviglio e batte i francesi davanti una seconda porta; la città si arrende a patti: sono lasciati liberi  senza armi 1500 fanti guasconi e gli uomini d'arme, con la promessa di non combattere i veneziani; sono trattenuti prigionieri 51 capitani. Viene concesso ai suoi uomini di mettere a sacco la città, affinché essi si rivalgano delle  perdite subite ad opera dei pontifici in val di Lamone: la cosa desta scalpore negli stessi veneziani che si scandalizzano per il comportamento dei suoi fanti nell'occasione. Partecipa alla battaglia di Agnadello, ove si segnala con i suoi per il  valore; con la sconfitta, si sposta alla difesa del monte di Brianza. Il consiglio dei Savi lo nomina capitano generale della fanteria, al posto del morto Piero del Monte a Santa Maria.

Giu.

 

 

 

Veneto

Segue l'Orsini nella sua ritirata verso est, guada il Brenta a Sambruson e si accampa a Mestre: per mantenere la disciplina nelle sue file, fa impiccare ad una pianta un fante, sorpreso a rubare del frumento nei campi.

Lug.

 

 

831 fanti e 44 cavalli leggeri

Veneto

Tocca Treviso e Noale; provvede a fortificare la seconda località con bastioni di terra e legname. Con Meleagro da Forlì (500 cavalli e fanti), occupa Castelfranco Veneto: la resistenza dei soldati spagnoli viene meno a causa di una rivolta degli abitanti. I difensori (150 uomini) si arrendono a patti: sono fatti transitare uno ad uno su un ponte e qui fatti passare per le picche; i loro cadaveri sono gettati nel  fossato e la città è messa a sacco. Il Naldi si volge, successivamente, contro Cittadella con 3000 fanti e 1500 cavalli: i difensori (500 soldati spagnoli) chiedono la resa a condizioni; non accetta e così viene persa dai veneziani l'opportunità di impadronirsi della località. E' richiamato a Treviso ed entra con le sue truppe alla difesa di Padova con l'Orsini, alla notizia che a Vicenza sono arrivati 7000 fanti  imperiali e 300 lance francesi. Si porta a Venezia nel collegio dei Pregadi; rientra a Padova e nel quartiere di San Giovanni si trova ad avere il comando di un colonnello di 2031 fanti, cui si devono aggiungere 44 balestrieri a cavallo sui 50 previsti dalla sua condotta.

Ago.

 

 

 

Veneto

Esce dalla porta Codalunga di Padova con alcuni cavalli leggeri e fanti, perché si sta avvicinando l'esercito nemico: per poco non viene catturato in un'imboscata tesagli a Castelcarro da Andrea da Capua. Segue i lavori di rafforzamento delle opere difensive di Padova; per il suo comportamento il consiglio dei Savi gli regala una casa a Padova, gli concede una rendita di 2000 ducati (sempre a valere su beni di ribelli alla Serenissima); gli sono dati anche 500 ducati per la dote della figlia.

Sett.

 

 

 

Veneto

Ha il compito di sorvegliare a Padova il tratto di mura che va da San Giovanni al ponte del Bassanello.

Nov.

 

 

 

Veneto

Con il ritiro degli imperiali dall'assedio di Padova, si dirige a Camisano Vicentino e da qui muove verso alla conquista di Vicenza; con 500 uomini supera i fossati (in cui muoiono annegati 40 fanti compreso un nipote), penetra negli orti del monastero di San Bartolomeo e si impadronisce del borgo di Pusterla. Entra con le sue genti per la porta, ne è respinto dagli uomini d'arme avversari, specie pontifici, e si deve fermare vicino alla chiesa di San Girolamo. Ricevuti soccorsi dall'Orsini, vi si fortifica e chiede alcuni pezzi di artiglieria per battere la porta: un suo attacco è ora respinto da Gaspare da San Severino con la perdita di numerosi uomini. Vicenza si arrende a patti. Il Naldi punta contro Verona; tocca San Bonifacio e si ferma a San Martino Buon Albergo. Con l'Orsini e Lattanzio da Bergamo, assale il borgo di San Lazzaro; non sorgono disordini a favore della Serenissima, per cui rientra a Colognola ai Colli.

Dic.

 

 

 

Veneto

Si fortifica in Lonigo.

1510

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

868 fanti e 50 cavalli leggeri

Veneto

Da Lonigo effettua alcune sortite verso Villanova e Monteforte d'Alpone; con l' Orsini e Lattanzio da Bergamo, stabilisce di concentrare l'esercito sulla linea difensiva Soave-San Bonifacio. Fa liberare due suoi amici, Stefano Fantaguzzo ed il  Meazo, catturati dai veneziani a San Bonifacio.

Apr.

 

 

 

Veneto

Si lamenta con i veneziani per il ritardo delle paghe; questo fatto, poi, con quello delle epidemie che provoca la morte in pochi giorni di molti soldati, assottiglia le file dei veneziani. Cerca di arruolare 1800 fanti, ma mancano anche i denari per gli anticipi.

Mag.

 

 

872 fanti e 50 cavalli leggeri

Veneto

Si incontra con i provveditori a San Bonifacio, perché i francesi stanno per attaccare il Polesine; fa pressioni per riconquistare Vicenza, persa dai veneziani nel frattempo. Si ammala. Con la caduta di Legnago, è costretto a recedere da ogni obiettivo offensivo e ritorna al campo di Brentelle vicino a Padova. Manifesta sempre più spesso il proprio pensiero sulla situazione militare, caratterizzata dalla mancanza di denaro e dalla politica di ricambio nella scelta dei connestabili: per cui quelli, paradossalmente, che hanno combattuto alla difesa di Padova non hanno avuto la possibilità di completare l'organico delle proprie compagnie, mentre, al contrario,  se ne sono assunti molti di nuovi. I suoi uomini si scontrano a Padova con quelli di Lattanzio da Bergamo; ha forti contrasti con Zitolo da Perugia.

Giu.

 

 

 

Veneto

Rimane a Padova alla guardia degli alloggiamenti con Lucio Malvezzi, Antonio Pio ed il provveditore generale Paolo Capello; l'altro provveditore generale Andrea Gritti tenta, al contrario, un'azione diversiva verso Limena. Ispeziona le opere difensive di Monselice e ne fornisce, con altri condottieri, un quadro sconfortante.

Lug.

 

 

 

Veneto

E' favorevole alla nomina del Malvezzi come governatore generale. A Padova ha l'incarico di rafforzare il bastione di Codalunga, ma presto deve fermarsi per l'insufficienza di denaro per le spese militari. Si ammala, alfine, gravemente ed è condotto febbricitante a Venezia: i veneziani gli inviano per curarlo i due medici Bartolomeo da Montagnana e Bernardino Speroni. Vengono a trovarlo il Gritti e Vincenzo Naldi: muore nello steso mese. E' sepolto a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a fianco dell'Orsini. Nell'agosto 1512 il consiglio dei Dieci riconfermerà alla moglie ed ai figli le agevolazioni concesse a Dionigi (casa a Padova e rendita annua di 2000 ducati).

VENTUNO CITAZIONI

Capitano valoroso. Coraggioso. Uomo forte.

Condottiero espertissimo.

Celebre capitano di fanteria. Uno dei più famosi capitani del suo tempo.

Con il cugino Vincenzo, fra i riformatori della fanteria alla quale i due Naldi diedero un più grande sviluppo di azione rispetto alla cavalleria.

Fedele capitano.

Uomo perfido ed ingratissimo. E' un capo della Romagna ed è uomo pieno di tradimenti e di falsità.

Infaticabile nelle armi e nei negozi civili. Capo di parte in val di Lamone.

"Fu uno dei più valorosi capitani del suo tempo (anche se perfido e ingrato verso gli amici), ed è considerato a tutt'oggi, con il cugino Vincenzo, tra i più capaci riformatori della fanteria veneta, alla quale diede un grande sviluppo di azione rispetto alla cavalleria. Dionigi dotò le truppe di Brisighella di una propria divisa, costituita da una casacca metà bianca e metà rossa, in un'epoca in cui gli esercitinon erano ancora dotati di una vera e propria uniforme." www.wikipedia.condottieriitaliani