| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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.............. |
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Ha inizialmente l'incarico
di staffiere del cardinale di Aragona; solo in un secondo momento si
darà alla professione delle armi. |
| 1487 |
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| .............. |
Re d'Aragona |
Granada |
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Spagna |
Milita
agli stipendi del re d'Aragona Ferdinando il Cattolico contro
l'emiro Abou Abdallah, il Boabdil delle cronache. Il Navarro
appronta una mina che apre una breccia nei bastioni della fortezza
di Velez, nelle vicinanze di Malaga. |
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.............. |
Firenze |
Genova |
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Toscana
Liguria |
Passato al soldo dei fiorentini, combatte in Lunigiana agli
ordini di Piero del Monte a Santa Maria contro i genovesi. Si fa notare
per le sue doti di ingegnere militare e gli è concessa una provvigione
mensile di 30 ducati. E' segnalato a Sarzana. |
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1495 |
Napoli |
Francia |
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Al servizio del re di Napoli
Federico d'Aragona. |
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1497 |
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Gen. |
In proprio
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Sicilia |
Esercita la guerra di corsa
nelle acque siciliane presso Palermo; sulle coste africane si impossessa
di una nave veneziana "la Contarina". Si porta, indi, verso l'isola di
Favignana ed all'isola di Capo Passero alla ricerca di altre prede. |
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Mar. |
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Sicilia |
L'operato del Navarro viene
sconfessato dal re di Napoli. |
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Apr. |
In proprio |
Napoli |
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Toscana |
Attaccato dalla flotta aragonese,
perde un vascello nelle acque di Piombino: si rifà in breve tempo, recupera
la nave ed uccide molti nemici. |
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Mag. ago. |
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Calabria e Lazio |
Si porta a Napoli, dove arma un galeone
e due fuste per la guerra di corsa. La sua base di appoggio è ora in Calabria,
a Roccella, un feudo appartenente al marchese di Crotone Antonio di
Centelles. Si impadronisce nei pressi di Civitavecchia di un galeone
genovese carico di frumento e di altre merci di proprietà di Andrea
Lavagnino; anche navi veneziane pervengono nelle sue mani e spesso membri
degli equipaggi sono da lui fatti impiccare. Nel periodo sono pure affondati
dai corsari undici navi. |
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Sett. |
In proprio |
Venezia |
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Calabria |
Gli muovono contro da Cattaro
4 galee veneziane, comandate da Domenico Malipiero: in breve la sua
flottiglia è sgominata e le sue navi sono date alle fiamme. Il Navarro viene attaccato
in Roccella; dopo un combattimento di sei ore, in cui è aiutato anche
dal marchese di Crotone, è sconfitto: dei suoi, 17 uomini
sono uccisi ed altri 80 feriti. Seppure ferito alla coscia ed alla spalla,
riesce a sfuggire alla cattura e ripara presso il Centelles, che lo protegge
dai nemici. E' posta sulla sua testa una taglia di 100 ducati se consegnato
vivo, di 50 se morto; anche Consalvo di Cordoba fa sapere alla Serenissima
di un suo prossimo intervento per punire il Navarro. |
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1499 |
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Giu. |
In proprio
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Venezia
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Sicilia |
Scorre i mari per conto del
marchese di Crotone; ha una barza sulla quale sono imbarcati 400 uomini.
Presso Palermo si impossessa di un mercantile veneziano. Punta su Trapani
e minaccia altre navi della Serenissima. |
| Feb. |
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Fa incendiare nel porto di Trapani
una nave veneziana. |
| Mar. |
In proprio |
Genova |
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Sicilia |
Giunge all'isola di Favignana e si
appropria di un bastimento genovese, di 500 botti di stazza, carico di
frumento e di formaggi e diretto a Genova. Si trova a Capo Passero con
altri cinque corsari marsigliesi. |
| Mag. |
In proprio |
Genova Napoli |
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Francia Toscana |
Esce da Marsiglia con 2 barze e
si impossessa di una barza e di un galeone genovesi. Buono è il
bottino. Gli vengono contro le galee del re di Napoli; viene catturata
una sua nave nel mare di Piombino. Il Navarro, nel corso del combattimento,
riesce a recuperarla con l'uccisione degli aragonesi che sono trovati
a bordo. |
| Giu. |
In proprio |
Venezia |
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Grecia |
Esercita la guerra di corsa nelle
acque di Corfù con una propria flottiglia e 300 uomini ai suoi
ordini. Assale una nave veneziana, "la Marcella" e nell'attacco
gli è incendiata dagli avversari la caravella che viaggia di conserva con la sua barza;
nottetempo approfitta dell'oscurità per allontanarsi con la galea che è
riescito a catturare, la sua barza, una caravella ed un brigantino. |
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1500 |
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| Mag. |
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Il re di Napoli gli toglie la propria
protezione. Opera con una barza di 700 botti. |
| Giu. |
In proprio |
Ragusa |
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Campania |
Cattura nelle acque di Capri alcune
imbarcazioni di Ragusa. |
| Lug. |
In proprio |
Spagna |
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Sicilia Toscana |
Viene assalito da 4 barze spagnole;
deve abbandonare le acque di Palermo. Si trasferisce nel canale di Piombino. Il
fratello è vinto da una barza portoghese; muore e la nave affonda. |
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Nov. |
Spagna |
Impero Ottomano |
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Sicilia e Grecia |
Milita per gli spagnoli agli
ordini del Cordoba contro i turchi. Salpa da Messina e giunge a Corfù per soccorrervi i veneziani, la cui flotta è comandata dal provveditore generale Benedetto Pesaro. Espugna Cefalonia, grazie ad una mina fatta da lui brillare sotto la
rocca con Antonello da Trani. |
| 1501 |
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| Gen. |
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Sicilia |
Rientra in Sicilia. |
| Feb. |
In proprio |
Ragusa |
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Nel mare Adriatico si appropria
di una caravella ragusea. |
| Mar. |
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Naviga nelle acque di Parenzo. |
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1502 |
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Giu. |
Spagna |
Francia |
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Puglia |
Combatte in Puglia i francesi.
Viene lasciato dal Cordoba, con il Cuello e Fernando di Peralta, alla difesa
di Canosa di Puglia alla testa di 1200 uomini. |
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Lug. |
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Puglia |
E' assediato in Canosa di Puglia
dai francesi forti di 850 lance e di 5000 fanti, di cui 500 tedeschi e
800 svizzeri: le difese cittadine sono bombardate per quattro giorni continui.
Segue un violento attacco, sferrato da 150 uomini d'arme e da 1500 fanti
guasconi, che viene respinto. Vi sono nuovi bombardamenti e nuovi assalti,
anche più impetuosi, che portano tutti allo stesso risultato negativo.
Il Cordoba non può inviargli soccorsi e lo invita a lasciare la posizione:
il Navarro intavola trattative con il duca di Nemours ed accetta le condizioni
di resa offertegli dai francesi, che gli danno in ostaggio Andrea Giovanni
d'Arbouville ed il la Crote. 900 fanti escono da Canosa e sono scortati
dall'Aubigny fuori della città con le bandiere spiegate, a suon di trombe
e di tamburi. Raggiunge Barletta; porta con sé
anche i feriti che sono trasportati a cavallo. |
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Sett. ott. |
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Puglia |
Viene inviato con 600 spagnoli
(100 cavalli e 500 fanti) a Taranto. Si colloca nei pressi con Luigi
di Herrera ed a Pulsano sorprende Fabrizio Gesualdo e Giulio da Capua
con 33 uomini d'arme, 50 arcieri a cavallo e 10 stradiotti: dei nemici
solo 3 uomini sfuggono alla cattura o alla morte. Sempre con l'Herrera,
ottiene per trattato dai terrazzani Castellaneta: fra i nemici sono catturati
o uccisi altri 50 uomini d'arme e 100 arcieri a cavallo con il capitano
Saint-Bonnet. Conquista poi Massafra. Altre località della Terra d'Otranto
si danno agli spagnoli. |
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1503 |
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Feb. |
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Puglia |
Sollecitato dagli abitanti
di Rutigliano, tende un agguato presso Corato ad Andrea Matteo Acquaviva,
che vuole congiungersi con il duca di Nemours a Barletta con 56 lance,
150 cavalli leggeri e 300 fanti: il duca di Atri viene gravemente ferito
nello scontro ed è fatto
prigioniero. Negli stessi giorni, il Navarro lascia Taranto, di cui è stato nominato governatore, per assalire in mare la squadra di Prégeant de Bidoux, che ha tentato di opporsi all'avanzata della flotta aragonese comandata da Bernardo de Villamarin e da Juan de Lezcano. Il capitano francese deve fuggire verso Otranto. |
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Mar. |
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Puglia |
Parte da Taranto per unirsi
a Grottaglie con il Lezcano; sorprende un contingente francese in marcia
(200 uccisi e 50 prigionieri); tocca Otranto e vi raduna 1200 fanti
spagnoli, 60 lance e 300 cavalli leggeri; assale in Ostuni Luigi d'Ars,
che conduce 300 cavalli e 300 fanti: gli avversari sono forzati a riparare
ad Oria. Il Navarro è richiamato dal Cordoba a Barletta con l'Herrera
ed il Lezcano (400 uomini d' arme, 100 cavalli leggeri e 600 fanti). |
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Apr. |
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Puglia |
Prende parte alla battaglia
di Cerignola e vi si distingue con Garcia di Paredes: al comando delle
fanterie, si contrappone al quadrato dei picchieri svizzeri. Fra i francesi
restano uccisi una cinquantina di uomini d'arme e 3000 fanti, fra i
quali si annoverano il Nemours e lo Chandée; gli spagnoli lamentano
la perdita di un centinaio di uomini fra morti e feriti. |
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Giu. |
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Campania |
I fanti del Navarro, grazie
ad una poderosa mina, preparata con Antonello da Trani, si impadroniscono
di Castelnuovo a Napoli. Conquista, successivamente, la torre di San Vincenzo a seguito di
un intenso bombardamento portato da terra e dal mare. |
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Lug. |
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Campania |
Ottiene Castel dell'Ovo:
fa tagliare il monte su cui poggia la fortezza ed invia alcune barche con tetto rinforzato sotto le sue mura. I guastatori scavano in esse e vi collocano una mina dalla parte che guarda Pizzifalcone. A metà mese il castello salta in aria. |
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Ago. |
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Lazio |
Alla testa di 3000 fanti spagnoli
e di 500 cavalli leggeri, guida l'assalto generale contro Gaeta, dove
si sono asserragliati Ivo d'Allègre e Ludovico di Saluzzo con 3000 fanti:
anche in questa occasione utilizza le tecniche usate a Napoli scavando
cunicoli per le mine e facendo togliere le merlature dalle mura. Il
tiro preciso delle artiglierie francesi impedisce il progredire della
sua opera, provocando la morte di molti capitani spagnoli. A metà mese,
è superata la resistenza degli avversari; gli spagnoli penetrano
nella città e fanno strage dei soldati del presidio, come degli abitanti della località.
Si salvano solo 400 francesi, che sono inseguiti dai cavalli leggeri
spagnoli. |
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.............. |
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Lazio |
Scaccia i francesi da Roccaguglielma. |
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Nov. |
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Lazio |
Allorché il Villalba viene assediato
in Roccasecca da Francesco Gonzaga, è mandato in soccorso del centro
con Prospero Colonna e Diego di Mendoza: fa impiccare un trombetta venuto
ad intimare la resa che egli, in precedenza, ha diffidato a ripresentarsi. |
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Dic. |
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Lazio |
Comanda con il Paredes l'avanguardia
nella battaglia del Garigliano (3500 fanti spagnoli, 100 schioppettieri
e poche lance spezzate di Bartolomeo d'Alviano). Con i suoi fanti e
la cavalleria dell'Alviano, ha l'incarico di inseguire i nemici subito
dopo la colonna di cavalli leggeri del Colonna, inviata in avanscoperta.
Sorprende e sconfigge sulla via Appia alcuni francesi che vogliono occupare
Roccaguglielma; prosegue per Fondi e vi cattura alcune squadre di cavalli;
prende i borghi di Formia e monte Orlando, posto sopra Gaeta, abbandonato
dai nemici. Vi pianta alcuni piccoli pezzi di artiglieria spintivi a
mano dai soldati: la città si arrende a patti. |
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1504 |
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| Gen. |
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Campania |
A Napoli. E' nominato conte di Oliveto. |
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Feb. mar. |
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Puglia |
Si dirige verso la Puglia con
l'Alviano, per contrastarvi Luigi d'Ars che controlla Venosa ed Altamura. |
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Mag. |
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Campania |
Arresta a Napoli Cesare Borgia,
che vi si è rifugiato con un salvacondotto del Cordoba per sfuggire
alla sorveglianza del papa Giulio II. |
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1506 |
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Apr. |
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Spagna |
Parte de Napoli e si reca in
Spagna, dove è stato chiamato dal re Ferdinando. |
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Dic. |
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Puglia |
Ha l'ordine di trovare in Puglia
alloggiamenti per 5000 fanti. |
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1507 |
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Gen. |
Spagna |
Tunisi |
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Tunisia |
Assale a Gerbe i berberi
con 4000 fanti imbarcati su 6 galee e su 4 navi. |
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Mag. |
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Campania |
Rientra a Napoli; è investito
della contea di Alvito, tolta a Ristagno Cantelmi, che comprende Settefrati,
Posta, Gallinaro, Belmonte Castello, Vicalvi, Campoli Appennino, San
Donato Val di Comino, Atina e Picinisco. |
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Lug. |
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Campania
Liguria e Spagna |
Conduce la flotta spagnola (15 navi, 16 galee e molti fanti) da Napoli a Savona. A bordo si trova il re di Spagna, che si deve incontrare in tale città con il re di Francia Luigi XII. Il colloquio fra i due sovrani avviene sulla nave ammiraglia francese "La Générale". Ad esso presenziano tutti i capitani francesi e spagnoli, fra cui il Cordoba (caduto, peraltro, in disgrazia a corte per la sua ambizione), il Villamarin ed il Bidoux. Dopo tre giorni, il Navarro prosegue il suo viaggio per la Spagna. |
|
Dic. |
Spagna |
Ribelli spagnoli |
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Spagna |
Al comando di 10000 fanti e
di un buon numero di cavalli, fronteggia il duca di Nazara, che non vuole
cedere a Ferdinando il Cattolico le fortezze da lui controllate. |
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1508 |
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Mar. |
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Spagna |
Raccoglie 8000 fanti per comandare una
nuova spedizione africana. |
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Ago. |
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Sorveglia i mari, per impedire
che navi genovesi o veneziane possano rifornire di armi i berberi. |
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Nov. |
Spagna |
Tunisi |
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Algeria |
Parte per fronteggiare i nemici
su incarico del primate di Spagna Francesco Jimenéz de Cisneros; occupa
Velez de la Gomera, posta tra Ceuta ed Alcadia. |
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1509 |
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Algeria e Marocco |
Si impadronisce del porto di
Mazanchibir ed espugna Orano: il porto diviene la sua base per espandere
la sua azione contro Bugia e Tripoli. |
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1510 |
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Gen. |
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Tunisia |
Assale e conquista Bugia (Bougie) al comando di una flotta di 30 barze e di 9 galee. |
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Mag. |
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Tunisia |
Costringe il re di Tunisi a
dichiararsi vassallo del re di Spagna. |
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Giu. |
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Tunisia e Sicilia |
Lascia Bugia con 8000 uomini
e si dirige a Favignana, per attendervi la flotta spagnola ed attaccare
Tripoli. |
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Lug. |
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Sicilia Malta e Libia |
Si allontana da Favignana con
56 barze, 34 caravelle, 10 galee, 30 fuste, brigantini ed altri navigli;
sosta a Malta per raccogliervi altre 5 fuste: ha ora a disposizione
20000 uomini, di cui 15000 combattenti. Attacca Tripoli; sbarca con
6000 uomini, dei quali una metà assale la città, mentre l'altra metà
rimane alla guardia del campo per fronteggiare gli abitanti del territorio. Con
il concorso della flotta, conquista subito un tratto di mura e due torri;
si impadronisce, in un secondo momento, della torre sovrastante la porta degli Arabi. Gli
spagnoli la superano ed irrompono nella città che cade in loro potere
dopo un accanito combattimento strada per strada: fra i mori si registrano
2000/5000 morti e 6000 prigionieri, poche centinaia (150/170 per alcune
fonti), viceversa, sono le vittime fra gli spagnoli. Sono prese nel
porto una caravella, una galeotta, 2 fuste, varie barche; nei giorni
successivi cadono nelle mani degli spagnoli altre navi che provengono
da Alessandria e dal Levante. Quattro giorni dopo la conquista di Tripoli,
gli arabi delle campagne si presentano al Navarro per trattare la pace:
gli viene offerto il vettovagliamento per le truppe. |
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Ago. |
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Libia e Tunisia |
Per rendere più sicuro il possesso
di Tripoli, il Navarro si accinge ad una nuova spedizione contro
Gerbe (Djerba). Salpa con 8 galee e 4 navi: gli abitanti non vogliono cedere,
per cui rientra alla città di partenza. A metà mese, passa
in rassegna le sue truppe (15000 uomini); ne lascia di guarnigione 3000
a Tripoli ed il resto viene imbarcato su 15 navi e 3 vascelli con destinazione
Gerbe. La flotta raggiunge l'isola; segue uno sbarco nella mattinata
sotto un sole cocente. Il nemico aspetta gli spagnoli in un'oasi, dove
si trovano i pozzi d'acqua. E' tesa loro un'imboscata; gli spagnoli sono
sconfitti con la morte del duca d'Alba Garcia Alvarez di Toledo e di
3000 fanti. Il Navarro, l'ultimo giorno del mese, a causa di una tempesta
fa vela verso Tripoli dopo soli diciannove giorni di campagna. |
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Sett. |
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Libia |
Spedisce a Palermo 1400 schiavi,
che sono venduti all'asta per un prezzo variabile dai 3 ai 25 ducati
a testa. |
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Ott. |
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Libia |
Riprende il mare e lascia a
Tripoli Diego di Vera con 3000 fanti: la tempesta lo risospinge a Tripoli. |
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Nov. |
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Tunisia e Sicilia |
Abbandona nuovamente l'Africa:
alla difesa di Tripoli rimangono 4000 fanti, di cui 1000 ammalati, senza
denari e senza acqua per la mancanza della pioggia. Il navarro si ritira a Monastir
ed a Lampedusa, dove si fermerà fino al successivo gennaio. |
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1511 |
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Gen. |
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Sicilia |
A Lampedusa: raccoglie molta
calce per potere costruire una fortezza a Gerbe. |
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Apr. |
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Tunisia |
La flotta è ancorata alle isole
Qarganato o Kertene, che sono utilizzate come base di raccolta dell'acqua
necessaria per gli usi dei soldati impegnati all'impresa contro Gerbe.
Anche questa iniziativa ha un esito infelice: 400 armati, che
vi sono stati lasciati per purificare i pozzi, sono assaliti nottetempo
dai mori (probabilmente per il tradimento di un alfiere) e sono tutti
massacrati. Si trova con costoro anche il colonnello veneziano Girolamo Vianello che
dirige i lavori. |
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Lug. |
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Campania |
Richiamato dal re di Spagna,
raggiunge Capri con la flotta ridotta a 23 navi; l'organico dei combattenti
a sua disposizione è ora di 4000 fanti. Si porta a Napoli con 500 fanti
in attesa del resto delle truppe. |
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Sett. |
Spagna |
Francia Ferrara |
Capitano g.le fanteria |
Campania |
A Capri; i suoi uomini protestano
per il ritardo delle paghe. Ha il comando della fanteria spagnola (10000
uomini) con la quale si dispone a combattere nuovamente i francesi in
ausilio del papa Giulio II. |
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Ott. |
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Lazio |
Sbarca a Gaeta con 6000/8000
fanti, di cui molti sono di origine maghrebina. |
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Nov. |
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Abruzzi Romagna |
Staziona negli Abruzzi: i suoi
uomini sono piuttosto male in ordine e fra di essi vi sono molti schioppettieri.
Tocca, indi, Lugo e con Giovanni Vitelli assale la bastia del Genivolo,
alla cui difesa si trova Vestitello Pagani con 150 fanti. |
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Dic. |
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Romagna |
Si ferma a Coriano con 700
cavalli e 6000 fanti. Si muove nel forlivese e nel faentino, dove ha per
accordo Villafranca; la stessa cosa si ripete a Russi; transita per Imola
ed in tale centro si incontra con il legato pontificio, il cardinale Giovanni dei
Medici (il futuro Leone X). Bombarda di nuovo la fortezza del Genivolo
con 3 pezzi di artiglieria: i fanti nei danno l'assalto superando il
fossato su alcune travi; quasi tutti i difensori, con il loro
capitano, sono uccisi. Si allontana e gli estensi recuperano
la bastia dopo averla bombardata
con 9 pezzi di artiglieria. |
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1512 |
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Gen. |
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Emilia |
Si avvia a Budrio ed affianca il
viceré di Napoli Raimondo di Cardona e Fabrizio Colonna contro Bologna.
Le forze alleate non trovano subito un punto comune nel condurre l'
assedio. Sono piantate le artiglierie contro porta Santo Stefano; il
Navarro ha, invece, il compito di predisporre un cuniculo sotterraneo verso
porta Castiglione (all'altezza della cappella del Barracano). I bolognesi
adottano alcune contromisure per difendersi dall'insidia e collocano
sul terreno, lungo le mura, bacili di rame e sonagli vari in modo che
questi strumenti recepiscano le vibrazioni provocate dai lavori di scavo.
Il rumore permette, pertanto, ai difensori di individuare la direzione
presa dai guastatori nemici, di trivellare il terreno e di bloccare
le operazioni. |
|
Feb. |
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Emilia |
Fa dare il fuoco alla mina:
il tentativo fallisce perché le macerie della cappella e delle mura
ostruiscono il passaggio agli attaccanti. L'avvicinarsi, alfine, dei
francesi lo obbliga a ripiegare a Castel San Pietro Terme |
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Apr. |
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Romagna e Emilia |
Partecipa alla battaglia di
Ravenna contro Gastone di Foix. L'esercito della lega è composto di
1700 uomini d'arme, da 13500 fanti con 24 cannoni e da 1500 cavalli leggeri;
quello francese di 1900 lance, di 5000 fanti tedeschi, di 8000 fanti fra guasconi
e piccardi, di 5000 italiani, di 3000 fra arcieri e cavalli leggeri, 50 pezzi
di artiglieria. Data la loro inferiorità numerica di circa un terzo,
i collegati decidono di mettersi sulla difensiva, salvo a contrattaccare
energicamente al momento opportuno. Il Navarro sul fronte, dietro un
fossato, posiziona una cinquantina di carrette a due ruote, munite dalla
parte esterna di una picca e di un duplice ferro ricurvo a guisa di
falce. Queste trincee hanno il compito di ostacolare la carica della cavalleria e di rompere, nel contempo,
la compattezza della fanteria attaccante: fra una carretta e l'altra
sono posti un paio di archibugi a cavalletto. Le due artiglierie si
fronteggiano a centocinquanta metri di distanza l'una dall'altra; Alfonso d' Este
fa spostare in avanti i suoi cannoni verso l'ala destra spagnola ed
il suo tiro da frontale diviene incrociato. La cavalleria pesante spagnola
è particolarmente colpita perché senza possibilità di riparo; Fabrizio
Colonna inizia il suo attacco ed è seguito dalla fanteria. I fanti spagnoli
sembrano prevalere al centro: sui fianchi, viceversa, ha la meglio la
cavalleria francese che incontra una minore resistenza e, alla fine,
consegue la vittoria. Gli spagnoli addebitano la responsabilità della
sconfitta al Navarro, che ha fatto troppo avvicinare
i cavalli ed i fanti avversari prima di intervenire: il suo appoggio
si rivela così tardivo, perché si verifica proprio quando la cavalleria
ispano -pontificia sta per cedere. Nel complesso, sono uccisi 7000/12000
soldati dell'esercito della lega contro 3000/4000 di parte francese
con il Foix, l'Allègre, Jacopo di Ems ed il Molard. Il Navarro è catturato
da Vincenzo de la Fayette detto il Gran Diavolo; con lui sono fatti
prigionieri Fabrizio Colonna, Ferdinando d'Avalos, Giovanni Francesco
Acquaviva ed il cardinale legato. Viene condotto a Ferrara ed a Bologna,
dove presenzia ai funerali del Foix. |
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Mag. |
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Lombardia e Francia |
E' portato prima a Milano e, successivamente, in Francia dove, ad ottobre. è rinchiuso nel carcere di Lochies
con Bartolomeo d'Alviano. |
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1514 |
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Gen. |
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Francia |
Il re di Spagna chiede invano
la sua liberazione. |
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1515 |
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Mar. |
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10000 fanti |
Francia |
Il re di Francia Francesco
I paga il suo riscatto di 20000 scudi. Il Navarro, sdegnato con Ferdinando
il Cattolico perché il sovrano non ha voluto fare fronte alla sua taglia e, inoltre, gli
ha attribuito ogni responsabilità nella sconfitta, rinuncia al suo feudo
di Valle Siciliana negli Abruzzi e passa al servizio dei francesi con
l'incarico di capitano della fanteria guascona. Gli è dato anche
il comando di 12 galee; è nominato ciambellano e gli viene concessa
una rendita di 6000 franchi. |
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Mag. |
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Francia |
Dopo la conquista di Blessy,
si trova a Lione con 10000 fanti pronto a trasferirsi in Italia. |
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Lug. |
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Francia |
A Grenoble. |
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Ago. |
Francia |
Spagna Milano Impero Chiesa |
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Liguria e Piemonte |
Giunge a Genova per mare; da
qui si sposta in Piemonte ed ispeziona con il Lautrec
alcuni passi alpini, indicati ai francesi dal nobile sabaudo
il conte di Morette, in grado di fare attraversare le montagne all'esercito
e di eludere la sorveglianza delle milizie svizzere. In base al
rapporto dei due capitani, sono mandati avanti le truppe 4000 guastatori per preparare
la strada; il Navarro passa a guado il Durance e si avvia per l'Argentera
ed il passo di Gillestre, tocca la fortezza di Saint- Paul fra Embrun
e Barcelonette. Prosegue sul lato italiano della rocca di Piè di
Porco e punta verso Alessandria e Tortona. E' a Vercelli con 4500 fanti;
conquista il castello di Novara. |
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Sett. |
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10000 fanti |
Lombardia |
Si dirige su Milano e prende
parte alla battaglia di Melegnano, alla testa di 10000 fanti baschi
e guasconi. Tenta di difendere una batteria di 7 pezzi di artiglieria
dall' attacco della fanteria
svizzera: i suoi uomini vengono respinti dall'avanguardia nemica e l'assalto
è tamponato solo con l'intervento della
cavalleria di Gian Giacomo da Trivulzio e del Connestabile di
Borbone. Nel proseguimento del combattimento, il Navarro recupera 4
dei pezzi perduti inizialmente e costringe gli avversari a ritirarsi
in un boschetto: le sue sortite sono ributtate dagli svizzeri che, da ultimo, sono posti in fuga dall'intervento della cavalleria veneziana
dell'Alviano. Entra in Milano ed assedia con 8000 fanti guasconi il
Castello Sforzesco, dove si sono rinchiusi con 2000 uomini Giovanni
Gonzaga e Girolamo Morone. Tolta l'acqua agli assediati, si impadronisce
di una casamatta del fossato posta sul fianco del castello verso la
porta Comasina; si accosta al fossato con le macchine ossidionali (i
gatti) che proteggono i lavori dei guastatori e fa scavare un secondo
fossato; prepara mine sotto le mura della fortezza e fa puntellare queste
ultime in attesa del momento opportuno; si accinge, infine, a battere
il castello con le artiglierie (20 cannoni e 3 colubrine) dal lato del
convento dei frati del Carmine. |
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Ott. |
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Lombardia |
L'assedio termina rapidamente,
perché il Gonzaga si arrende nelle mani del Connestabile di Borbone:
il Navarro si ribella di fronte alla capitolazione perché si è impegnato
con il re di espugnare il Castello Sforzesco in trenta giorni dietro la
promessa di un premio di 30000 scudi. Protesta e, senza darsene per
inteso, continua il bombardamento con più forza; si spinge troppo in
avanti nel fossato per dirigere il tiro o per mostrare una miccia al
Vendome ed è colpito da due pezzi di un merlo staccatosi dalle mura
perché abbattuto da una palla di cannone. Tramortito dal colpo, è trasportato
su una barella in casa del senatore Girolamo Cusano ed è fatto curare
con ogni sollecitudine dal sovrano. Si riprende in pochi giorni. |
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Nov. |
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Lombardia ed Emilia |
Viene a trovarlo a Milano l'ambasciatore
veneziano Andrea Gritti, per indurlo a passare all'assedio di Brescia.
Parte da Milano con pochi uomini e corre il rischio di essere catturato
da una pattuglia spagnola; raggiunge il monte di Brianza e da qui tocca
Travagliato alla testa di 5000 fanti guasconi e di 3000 venturieri.
Accompagna con il Lautrec a Bologna il re Francesco I, che deve incontrarvisi
con il papa Leone X. Inizia le operazioni di assedio di Brescia con
Teodoro da Trivulzio. Appena giunto (è seguito anche dai suoi carriaggi
personali), vuole visionare le difese cittadine: è colto alla sprovvista
da un improvviso attacco della guarnigione che si appropria di 15 muli
delle sue masserizie; anche Gian Giacomo da Trivulzio ed il provveditore
generale Domenico Contarini corrono il rischio di essere vittime di
colpi di archibugio. I suoi ospiti vogliono dargli 500 ducati per rifonderlo
delle perdite subite: rifiuta. |
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Dic. |
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Lombardia |
Chiede ai veneziani che sia
liberato a Venezia un suo vecchio commilitone, lo spagnolo Rodrigo Alonso.
Intanto sotto Brescia incomincia ad usare le sue solite arti: si colloca
davanti a porta Pile, tra le chiese di Sant'Apollinare, di San Fiorano
e di San Salvatore, fa costruire una trincea sotterranea che deve portare
entro la città e vi colloca le mine; i difensori si accorgono
dai rumori della manovra, scavano alcune controtrincee, le riempiono
di polvere da sparo, vi appiccano il fuoco e rovinano il suo lavoro
procurando la morte a molti guastatori. E' portato l'assalto generale
alla città dai suoi fanti biscaglini e guasconi, ma pentole piene di
zolfo e di altre sostanze infiammabili ed i fuochi artificiati lanciati
dalle mura, spengono presto ogni velleità offensiva. Il fallimento dei
tentativi perpetrati e l'avvicinarsi di 8000 fanti tedeschi provenienti
dalla Germania, convincono i veneziani a ripiegare a Ghedi con le artiglierie
più grosse e quasi tutti i carriaggi; egli si reca a Milano ed i suoi
uomini sono alloggiati negli accampamenti invernali di Calvisano. |
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1516 |
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Gen. |
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Lombardia |
Ritorna al campo di Lonato
e presenzia ad un consiglio di guerra tenuto con Gian Giacomo da Trivulzio, il Contarini,
il Gritti ed il Lautrec. |
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Feb. |
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Lombardia |
Si trova a Rezzato con 5000 fanti
e con Teodoro da Trivulzio stringe sempre più da vicino Brescia su tutti
e quattro i lati; respinge una sortita di 500 fanti, la maggioranza
schioppettieri, usciti dalla città. |
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Mar. |
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Lombardia |
Staziona sul Po, nei pressi
di Cremona, per difenderne le sponde. Viene richiamato a Milano, allorché
la capitale del ducato è assalita dagli avversari; si scontra con
costoro e li ributta fino a Peschiera Borromeo. |
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Apr. |
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Lombardia |
Affianca il Lautrec verso Trezzo
sull'Adda e Melzo; sorveglia le rive dell'Adda nel momento in cui gli
svizzeri si ritirano da Lodi su Bergamo. |
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Mag. |
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Lombardia |
Occupa i passi delle valli
nelle prossimità di Brescia; ritorna all'assedio della città con 5000
fanti e si unisce a Mompiano con il Trivulzio. Brescia si arrende. |
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Giu. |
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Emilia |
Attraversa il Po con 2000 fanti
e si avvia verso Mirandola, per controllare le truppe di Prospero e di
Muzio Colonna che stanno rientrando nel regno di Napoli: negli stessi
giorni, i veneziani rilasciano su sua richiesta, 30 fanti spagnoli con
il capitano Cugnido, trattenuti prigionieri a Venezia. Allontana i pontifici
da Concordia. |
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Ago. |
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Francia |
Si trova a Marsiglia per armare una
flotta, con la quale deve assalire e predare le coste africane della
Barberia. Lascia la corte a Tours e gli sono consegnati 20000 ducati.
La spedizione africana, provocata dalla conquista di Algeri da parte di Arouj Barbarossa, prevede l'imbarco di 6000 fanti su 18 navi. |
| Ott. dic |
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Tunisia e Francia |
Salpa
da Marsiglia . Le condizioni climatiche sono pessime e le tempeste
si rivelano di rara intensità: 2 galee di Bernardino
d'Ornesan sono costrette a rientrare anzitempo in Francia. Durante
la navigazione, i suoi equipaggi sono tormentati dalla mancanza
di vettovaglie, dal freddo e dalle malattie. A fine novembre,
si presenta davanti al porto di Marsiglia: le condizioni in
cui versa la sua flotta è tale che il consiglio cittadino
ne impedisce l'entrata nel porto, non facendo abbassare la catena
di difesa. In quarantena. |
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1517 |
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| Gen. |
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Francia |
Vessato
dal cattivo tempo e dalle epidemie sorte a bordo della flotta,
deve riprendere il mare per puntare su Nizza, dove arriva ai
primi del mese. L'iniziativa in Africa si è conclusa
con un risultato decisamente negativo. |
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Feb. |
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Francia |
Rientra a Marsiglia. |
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Apr. |
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Francia |
A corte, a Parigi. |
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Mag. |
Francia |
Corsari barbareschi |
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Francia Liguria |
In Provenza, ove allestisce
un'altra flotta per fronteggiare i corsari barbareschi sulle coste africane. Lascia Marsiglia con 6/7 navi non bene in ordine. Nel passare per Genova, la sua squadra viene rafforzata da qualche imbarcazione cittadina. |
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Sett. |
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Sardegna |
Naviga al largo della Sardegna
con 1500 uomini imbarcati su 13 navi, un galeone ed una caravella. |
| Ott. |
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Algeria e |
Bombarda
Mehedia. I difensori con i loro pezzi di artiglieria affondano
una barza ed abbattono l'albero di un'altra ; al momento dello
sbarco, in secondo luogo, nascono alcune discordie fra le milizie
francesi ed i 1500 spagnoli trasportati dalla flotta. A causa
della esiguità delle forze a disposizione, infine, il
Navarro può condurre più che altro un'azione dimostrativa;
si indirizza, da ultimo, verso la Sicilia e l'isola di Favignana.
Punta su Marsiglia. |
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Nov. |
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Lazio |
Si incontra a Roma con il pontefice
e lo accompagna a Civitavecchia: si dichiara sempre disponibile a combattere
i turchi. |
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Dic. |
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Lazio |
Raduna 400 fanti nell'agro
romano e gli sono consegnati 4000 ducati. |
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1518 |
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Gen. |
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Lazio e Toscana |
Conduce le truppe raccolte
a Terracina ed è pronto a riprendere la lotta con i turchi. Lascia Porto
Santo Stefano con 5 navi ed alcuni brigantini. |
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Giu. lug. |
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Sicilia
Tunisia e Francia |
Salpa da Favignana con 9 galeoni,
5 brigantini e 2000 fanti per attaccare Monastir. Durante il tragitto
sosta a Lampedusa alla ricerca di prede; assale Monastir; a causa della
resistenza riscontrata, fa vela per Favignana, la Sardegna e Marsiglia,
nonostante che Ugo di Moncada cerchi un colloquio con lui. |
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Ott. |
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Lombardia |
Visita a Milano il Lautrec,
di cui è amico. |
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Dic. |
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Francia |
E' a Parigi ed il re gli assicura
una flotta di 12 galee per combattere i mori. |
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1519 |
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Feb. |
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Francia |
In Provenza, per visionare
i preparativi della flotta. |
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Mar. |
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Francia |
A Lione; è sempre occupato
nella predisposizione della flotta con cui combattere i barbareschi. |
| Mag. |
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Francia |
Francesco I gli dà il comando della squadra delle galee di Levante. L'armamento di tali navi procede a rilento per le difficoltà legate al reclutamento dei galeotti. |
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Lug. |
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Francia e Liguria |
Da Marsiglia a Genova, per raccogliervi un certo numero di fanti. Viaggia in ordinanza fino all'isola di Embiez: si solleva all'improvviso un forte mistral e le sue navi sono costrette ad andare alla deriva. Superato l'ostacolo, tocca Genova. |
|
Sett. |
Francia |
Corsari barbareschi
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Liguria
Toscana e Lazio |
Parte da Genova con la flotta
e punta su Piombino; giunge a Civitavecchia con 2 galee e viene accolto
da alcuni cavalli pontifici, che lo scortano a Roma per rendere omaggio
a Leone X. Dopo un lungo colloquio, rientra a Civitavecchia e salpa per Portovenere. |
|
Ott. |
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|
Francia |
Si colloca con 10 vascelli davanti a Mehedia per combattere il corsaro Sinan. I suoi sforzi si rivelano vani, per cui fa rientro in Provenza. Mette le sue navi nei bacini di carenaggio di Toussaint: parte degli equipaggi è stremata dalla fame e parte dalle malattie. |
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1520 |
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Lug. |
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Sicilia |
Naviga al largo dell'isola di Favignana
con la flotta francese. |
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Sett. |
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Attacca i corsari barbareschi
sulle coste africane con 2 galeoni e 2 caravelle. |
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Ott. |
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Francia |
Deve desistere dalle operazioni
e fare vela per la Provenza. |
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1521 |
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Apr. |
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Francia |
Lascia Nizza (città
in cui gode di una provvigione annua di 3000 ducati) e si reca a Milano,
dove è stato chiamato dal Lautrec. Prende parte ad un consiglio di guerra
e con Federico Gonzaga da Bozzolo e Giulio da San Severino ha l'incarico
di supervisionare le difese dei passi di confine della Lombardia e delle
terre della Serenissima. |
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Lug. |
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Lombardia |
Dalla corte francese ritorna a Milano. |
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Ago. |
Francia |
Impero |
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Emilia |
Si dirige sotto Busseto, castello
dei Pallavicini, con 300 lance e 2000 svizzeri ed è fronteggiato da
700 fanti e da 400 cavalli: si ritira per la pioggia insistente e per il
mancato arrivo dell'artiglieria. Si sposta a Cremona e partecipa con il
Lautrec, il marchese di Saluzzo ed il San Severino a vari consigli di
guerra. Entra in Parma con Marcantonio Colonna e Francesco Maria della
Rovere, per esaminarne lo stato delle fortificazioni cittadine. Gli imperiali attraversano
il Po a Brescello ed i francesi superano il fiume al ponte delle Torreselle,
vicino a Casalmaggiore. |
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Nov. |
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Lombardia |
Con la caduta di Milano in
potere degli imperiali, si porta a Ponte San Pietro ed a Palazzolo sull'Oglio
con il Lautrec, Marcantonio Colonna, il della Rovere ed il provveditore
generale Gritti, per studiare azioni congiunte atte a fronteggiare i
nemici. |
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1522 |
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.............. |
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Lombardia |
Tenta di liberare il Castello
Sforzesco di Milano dall'assedio postovi da Prospero Colonna; il tentativo
non ha successo; con il Lescun ed il Baiardo si trasferisce perciò in
Lomellina. Ottiene in un giorno la resa del castello di Vigevano. |
|
Apr. |
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Lombardia |
Assedia Pavia: le forti piogge
lo inducono ad allontanarsi ed a spostarsi a Lardirago, nelle vicinanze
del campo imperiale di Prospero Colonna. Tallona gli imperiali in ritirata
verso Milano; nel campo franco- veneziano sorgono da un lato contrasti
tra il Lautrec ed il Gritti, dall'altro gli svizzeri
protestano sempre più per il ritardo delle paghe. Questi ultimi
decidono di aspettare ancora solamente quattro giorni prima di ritornare
alle loro terre. I collegati si risolvono a dare battaglia alla Bicocca,
prima della prevedibile dissoluzione del loro esercito. Il Navarro si
oppone invano all'attacco frontale voluto dagli svizzeri, che si conclude
con una disfatta per il Lautrec. |
|
Mag. |
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Lombardia e Francia |
Passa con il Lescun e Giacomo
di Sainte-Colombe (400 lance), alla difesa di Cremona. Con la resa a
patti della città, rientra in Francia. Si reca a Marsiglia con Andrea Doria. A fine mese, parte dalla città con 8 galee per passare alla difesa di Genova, attaccata dal Colonna e dal d'Avalos. |
|
Giu. |
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Francia e Liguria |
Esce
da Marsiglia con 4 galee e si colloca alla difesa di Genova,
assediata dal Colonna e dal d'Avalos. Vi entra con 800 fanti;
vengono intavolate alcune trattative, durante le quali i fanti
spagnoli approfittano della negligenza dei difensori per conquistare
e saccheggiare la città. Il Navarro viene catturato con Ottaviano
Fregoso da Giovanni d'Urbina, che ha militato anni prima come
luogotenente ai suoi ordini diretti. E' fatto prigioniero, secondo
le fonti, nella sua camera o in piazza mentre sta combattendo:
trattato all'inizio con singolare umanità, è condotto a Napoli
da un partigiano degli Adorno, Bernardo Gallo, per essere dato
in consegna al viceré Carlo di Lannoy. Di seguito, è
fatto rinchiudere dal d'Avalos nel castello d'Ischia.
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1526 |
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Mar.
mag. |
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Campania
Lazio ed Emilia |
Viene liberato, a seguito della
pace tra il re di Francia e l'imperatore Carlo V, attraverso uno scambio di prigionieri (il principe d'Orange, Filiberto di Chalon). Si reca a Roma e si
incontra con il nuovo papa Clemente VII, che lo accoglie benevolmente:
si lamenta per il trattamento che gli è stato riservato dagli spagnoli.
Nel rientrare in Francia viene ospitato a Modena da Guido Rangoni. |
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Giu. |
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Francia |
Ha il comando della flotta di Levante. Si ferma all'abbazia di Saint-Victor, nei pressi di Avignone. |
|
Lug. |
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Francia e Liguria |
Giunge a Marsiglia ai primi del mese. Non tutti i capitani accettano di sottostare ai suoi ordini. Salpa dalla Provenza per unirsi
con la flotta degli alleati italiani che, da parte loro, gli riconoscono
una provvigione mensile di 200 ducati ciascuno. Affiancano la sua galea nella spedizione l'Ornesan con un galeone e 2 galee, il Saint-Blancard con 6 galee, Magdalon d'Ornesan e Maurice de Jonas con 2 galee a testa, Antonio Doria con una galea; altre 3 galee sono guidate da altri capitani. Suo luogotenente è l'Ornesan. Il Navarro, alla testa di 14 galee, di
4 galeoni e di alcuni legni minori conquista la rocca di Portovenere. |
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Ago. |
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Liguria |
Tocca Villafranca (Villefranche), vi sorprende alcune navi mercantili genovesi. Una di queste è affondata ed un'altra è catturata: i loro equipaggi sono avviati al remo. A metà mese, arriva a Savona, dove è accolto trionfalmente. Bblocca dal mare il flusso dei rifornimenti destinati a Genova.
Assale la città e la stringe d'assedio. Si impadronisce con il Doria e le galee veneziane di 32 navi cariche di frumento: le derrate sono sbarcate parte a Savona e parte a Livorno. A fine mese, fallisce un suo tentativo, portato con il Doria ed i veneziani, ai danni di Genova. |
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Sett. |
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Capitano g.le flotta |
Liguria |
Propone di anticipare le mosse del nemico per dare alle fiamme la flotta imperiale ferma a Cartagena: nonostante l'opposizione del Doria e del provveditore veneziano Alvise d'Armer, che gli fanno presente le difficoltà della navigazione nell'autunno inoltrato, lascia Savona e si porta alla volta di Villafranca, accompagnato da 2 galee veneziane e da 2 genovesi. Attende invano i rinforzi promessigli a Marsiglia da Annes de Montmorency, alcuni vascelli comandati da Claude Villiers d'Ancienville e le galee che gli devono essere condotte da Antonio Doria: i vascelli non sono ancora pronti ed Antonio Doria, deliberatamente, ha fatto ritardare l'ultimazione dei lavori delle sue 2 galee. Il Navarro rientra a Savona e riprende ad assediare Genova con 16 galee e 4 galeoni francesi, 13 galee veneziane e 11 pontificie. Richiede al della Rovere l'invio
di 4000 fanti, affinché coadiuvino la flotta nelle sue operazioni. Respinge con l'aiuto
dei veneziani e di Filippino Doria un attacco della fanteria nemica alla sua flotta ormeggiata a Portofino: non manca, come altre
volte nel passato, di qualche gesto di cavalleria nei confronti dei
suoi ex -commilitoni, come quando libera un figlio dell'amico Ferdinando
di Alarcon, catturato a bordo di una nave. |
|
Ott. nov. |
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|
Liguria |
E' raggiunto finalmente a Savona dai vascelli del Villiers d'Ancienville. Sa che la flotta imperiale, nella quale si trovano il Lannoy e Ferrante Gonzaga (20 galee, 22 navi da carico sulle quali sono imbarcati 4000 fanti), è stata colta da una tempesta ed ha dovuto fermarsi sulle coste della Corsica. Manda a chiamare Andrea
Doria, che staziona tra Lerici e La Spezia; lascia alla guardia di Savona 400 fanti, i vascelli del Villiers d'Ancienville e 2 galee di Magdalon d'Ornesan, e con il Saint-Blancard punta su La Spezia. Si dirige a Portofino; da qui, si muove con il Doria (6 galee francesi, 5 pontificie, 5 veneziane) per intercettare 24 navi imperiali a punta Chiappa. A fine novembre, si trova all'altezza di Sestri Levante; unj brigantino lo informa che l'armata avversaria naviga a poche miglia di distanza. Il Navarro decide nottetempo di cercare lo scontro con i nemici. Il combattimento dura quattro/cinque ore. La galea ammiraglia degli avversari, "la Portonda",
viene rasa come un pontone dall'artiglieria del Navarro; il Doria si getta
con la sua nave in mezzo a 2 vascelli, demolisce il primo con i falconetti
e le bombarde che sparano ad alzo zero e cola a picco il secondo con
un colpo di rostro: nella battaglia muoiono un migliaio di soldati e
molti galeotti e marinai della flotta imperiale. Si alza all'improvviso un vento impetuoso, che ostacola la navigazione alle galee. Le navi francesi sono obbligate a dirigersi su Civitavecchia; quelle veneziane riguadagnano Portofino. |
|
Dic. |
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Lazio e Toscana |
Si reca a Viterbo ed a Roma per essere ricevuto dal pontefice; è segnalato
a Firenze, dove provvede alle difese cittadine; raggiunge Pisa per acquistare
vettovaglie per la cambusa delle sue navi ed a Civitavecchia per preparare
una spedizione contro il regno di Napoli (all'ormeggio vi sono 28 galee
francesi, veneziane e pontificie). L'azione viene rimandata. |
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1527 |
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Gen. |
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Emilia |
Si trova alla difesa di Bologna,
che è minacciata dai lanzichenecchi. |
|
Feb. |
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Liguria |
Si sposta a Savona e ritorna
a bloccare Genova dal mare. Il ritardo delle paghe riduce cecisamente il numero degli uomini
a sua disposizione. |
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Mar. |
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Liguria |
Prosegue nel rafforzamento
delle opere difensive di Savona: gli abitanti protestano. |
|
Giu. |
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Liguria e Piemonte |
Esce da Savona e punta su Asti
per unirvisi con il Lautrec, che ha lasciato la Francia con 500 lance
e 10000 fanti. Si avvia nell'alessandrino ed assale Alessandria alla testa
di 7000 fanti: la città è difesa da 1500 lanzichenecchi e da 500 fanti
italiani agli ordini di Giovanni Battista di Lodrone e di Alberigo Barbiano
da Belgioioso. |
|
Lug. |
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|
Piemonte |
Sconfigge il Lodrone, scava
trincee ed allestisce una mina; in breve costringe gli avversari ad arrendersi
dietro la promessa di non militare per sei mesi contro l'esercito francese. |
|
Ago. |
|
|
|
Piemonte |
Assedia il castello di Bosco
Marengo con 10000 svizzeri ed altri 6000 fanti: nella località si trova
ancora il Lodrone con 1000 fanti, di cui 600/700 lanzichenecchi. Con
le sue mine rovina quasi tutta la cinta muraria del castello: gli avversari
si arrendono a discrezione e sono svaligiati. |
|
Ott. |
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Lombardia |
Assedia Pavia: un violento
fuoco di artiglieria (11 pezzi) abbatte la parte del castello volta
verso il Barco, ma l'altezza dell'acqua nel fossato ne ostacola l'attraversamento.
Nella notte successiva, il Navarro ordina di svuotarlo e di riempirlo con
fascine per arrivare con facilità sotto le mura. La città è presa d'assalto ed è messa a
sacco. Subito dopo, si allontana con 8000 fanti (3000 guasconi, 3000
fra lanzichenecchi e svizzeri, 2000 italiani) e blocca verso Abbiategrasso
un contingente imperiale uscito da Milano con 2000 fanti, 50 uomini
d'arme e 4 pezzi di artiglieria. Antonio di Leyva si impadronisce della
città; il Navarro si porta allora a Casalpusterlengo e giunge a Lodi.
Si collega con i veneziani comandati da Giano Fregoso ed insieme pongono
il campo a Casorate Primo. Con un breve fuoco di artiglieria i difensori
si arrendono a discrezione: la terra e la rocca sono date al saccheggio. |
|
Nov. |
|
|
|
Lombardia ed Emilia |
Passa a Lacchiarella e minaccia
Monza. 1600/1800 fanti guasconi si ammutinano per il ritardo delle paghe:
deve abbandonare il centro e puntare su Vigevano; supera l'Adda, tocca
Treviglio, muove su Parma per collegarsi con il Lautrec. |
|
Dic. |
|
|
Capitano g.le fanteria |
|
Ai suoi ordini militano 2690
fanti francesi, 4060 guasconi e 3633 italiani. |
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1528 |
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|
|
Gen. |
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|
|
Romagna |
Si trova a Bologna ed in Romagna. |
|
Feb. |
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Marche e Abruzzi |
Parte da Fermo con 12000 fanti,
la metà francesi, ed irrompe negli Abruzzi. Per via
gli si arrendono Teramo e Giulianova; prende la strada della
Leonessa seguito dal marchese di Saluzzo e, più lontano, da Orazio Baglioni
con 150 cavalli leggeri e 4000 fanti delle Bande Nere. Nell'aquilano
espugna Penne ed altri quattordici castelli. L'Aquila gli apre le porte, perché
il principe di Melfi Giovanni Caracciolo si ritira alla notizia del
suo arrivo. Si ferma di fronte a Castel di Sangro. |
|
Mar. |
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Puglia |
Si spinge in Puglia per riscuotere
80000 ducati, derivanti dalla dogana che pagano i pastori per trasferirsi
dalla regione ai pascoli abruzzesi. E' presto a Lucera ed a Foggia con
10000 uomini; aggredisce un colle vicino a Troia con 2000 archibugieri;
assale Melfi con i fanti veneziani di Camillo Orsini. Due attacchi
terminano con la morte di 500 uomini, che cadono sotto il fuoco degli
archibugi; la notte il Lautrec fa avere nuovi pezzi di artiglieria e
giungono anche i fanti del Baglioni. Gli abitanti tumultuano ed il Caracciolo
si ritira nel castello con 1000 uomini: i nemici si arrendono a discrezione
e la terra è saccheggiata con l'uccisione di 3000 persone, compresi
i soldati del presidio. |
|
Apr. |
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Puglia Basilicata Calabria |
E' a Venosa con 4000 fanti:
la rocca, difesa da 400 fanti tra spagnoli e lanzichenecchi, si arrende
a doscrezione in tre giorni: i capitani sono trattenuti prigionieri
ed i soldati sono rilasciati senza le armi. Conquista Ascoli Satriano ed
espugna Capistrano: durante l'assalto è ferito Biagio di Montluc. I
guasconi, che militano al suo servizio, per vendicare tale capitano
uccidono gli abitanti ed incendiano le loro case. |
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Giu. |
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Campania |
Passa all'assedio di Napoli
e si accampa a Poggioreale, sulle colline che guardano il monte di San
Martino (sorvegliato da Giovanni di Urbina con 1000 archibugieri e 4
pezzi di artiglieria) e la porta di San Germano. Incomincia a bombardare
la città dalla Montagnetta, ora Moiarello; costruisce un forte a San
Martino e scava trincee. In un giro di ispezione corre il rischio di
essere catturato dall'Urbina. |
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Lug. |
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Campania |
Deve interrompere i lavori
di scavo delle trincee allorché Filippino Doria defeziona nel campo avversario:
i marinai veneziani, che sostengono i suoi lavori dalla spiaggia, devono
tralasciare tali opere per potere svolgere dal mare le operazioni di
intercettamento dei rifornimenti a Napoli, prima svolte dalle galee
del Doria. In ogni caso, il Navarro affianca il Lautrec nella sua opposizione
a trasferire gli accampamenti dai luoghi paludosi, dove essi si trovano,
ad Aversa in un punto più salubre. La peste falcidia, nel frattempo,
l'esercito francese. |
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Ago. |
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Campania |
Si ammala di peste. Nonostante
la cattiva salute, cerca di recuperare Capua i cui abitanti hanno aperto
le porte agli imperiali. A fine mese, con il nuovo comandante dei francesi
(il Lautrec è morto) il marchese di Saluzzo, il Rangoni e Paolo Camillo
da Trivulzio, stabilisce di ritirarsi approfittando di una forte pioggia:
abbandona il monte di San Martino con 800 fanti e si colloca alla retroguardia.
Attaccato dall' Urbina sul monte Lanzata, tenta di raggiungere Aversa:
i suoi uomini, per lo più ammalati come lo stesso Navarro, non hanno la forza
di resistere e si arrendono: sono rilasciati senza le armi. Il capitano
spagnolo è catturato dagli stradiotti, mentre sta cercando di fuggire a dorso
di un mulo su una strada secondaria: viene condotto a Napoli ed è ospitato
nel palazzo di Fabrizio Giustiniani. |
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Campania |
L'imperatore Carlo V ordina
la sua decapitazione. Il governatore del castello Luigi Icardo lo fa
strozzare in prigione o lo fa soffocare a letto mentre dorme, per impedire
che sia pubblicamente giustiziato. E' sepolto con il Lautrec a Napoli
nella chiesa di Santa Maria Nuova. |
Capitano di grande valore.
Famoso capitano. Famoso capitano di fanti. Uno dei più
celebri capitani del suo secolo.
Stratega sprovvisto di intuizione.
Famoso corsaro: opera ai danni sia dei cristiani che dei mussulmani.
Peritissimo nelle fortificazioni. Ebbe la fama di essere il
più abile nell'arte della fortificazione.
Superiore a tutti gli altri capitani nella espugnazione
delle terre e nel maneggio delle artiglierie.
Esperto nell'allestire mine e contro mine. Ingegnere celebre
per le sue mine.
Sagace. Di grande spirito. Pronto ed accorto nel trovare
nelle difficoltà nuove soluzioni.
Personaggio antieroico. Ebbe una disposizione mezzo
contadina nell'abito e nel volto.
Alto e di carnagione scura; occhi, barba e capelli neri.