Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
Web www.condottieridiventura.it

1276      GIOVANNI ORDELAFFI  Di Forlì. Cugino di Pino Ordelaffi, nipote di Sinibaldo. Genero di Malatesta Malatesta.

              1355 ca. - 1399

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1377

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze con lo zio Sinibaldo e gli è concessa la cittadinanza del comune.

1380

Venezia

Padova Genova

 

Veneto

Combatte nella guerra di Chioggia e capitana con Francesco Inglese la Compagnia della Stella.

1381

 

 

 

 

 

Mar.

Fuorusciti

C.di Castello

 

Umbria

Si unisce con Giovanni degli Ubaldini: perviene nel contado di Città di Castello e con i fuoriusciti locali ne danneggia il territorio.

1382

 

 

 

 

 

Mar.

Siena

 

 

Toscana

E' nominato senatore di Siena. Durante il suo incarico, entra in lite con il podestà Luigi da Todi per un cane da caccia: nella successiva zuffa fra i suoi famigliari vi sono 5 feriti ed un morto. Intervengono i cittadini a rappacificare i due contendenti: giorni dopo, l'Ordelaffi fa uccidere un connestabile del podestà a  Sant'Agostino. Viene licenziato prima della scadenza del suo mandato.

..............

Rimini

 

 

 

Milita agli stipendi di Carlo e Pandolfo Malatesta.

..............

Napoli

Angiò

 

Regno di Napoli

Combatte nel regno di Napoli con Giannino della Treccia, suo fratello di sangue.

1385

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Bologna

 

Lombardia ed Emilia

Lascia la Lombardia con Guido da Correggio, l'Ubaldini e Riccardo Ramsey ed entra nel bolognese.

Feb.

 

 

 

Emilia e Romagna

Batte i bolognesi a San Prospero; si trasferisce a Barbiano presso Giovanni da Barbiano e perviene, successivamente, a Zagonara.

Mar.

Comp. ventura

Forlì

 

Romagna e Marche

Si fortifica in Barbiano, a seguito delle minacce dei bolognesi e dei loro alleati. Assediatovi, abbandona il castello e fugge verso Forlì: i forlivesi gli muovono contro ed egli si porta con gli altri venturieri sui monti sopra Bertinoro. Scende verso Cesena, razzia 300 capi di bestiame con gli altri condottieri e ripara nel Montefeltro.

Giu.

Comp. ventura

Bologna Milano

 

Romagna ed Emilia

Opera in Romagna e da qui ritorna nel bolognese: gli abitanti riconoscono alla compagnia una notevole somma di denaro, anche perché ai venturieri si sono congiunti altri capitani quali Boldrino da Panicale, Giovanni Acuto e Taddeo Pepoli. Viene costituita la Compagnia della Rosa: questa punta sulla Lombardia per liberare Bernabò Visconti, incarcerato di recente dal nipote Gian Galeazzo. La compagnia, bloccata dai viscontei, si scioglie.

Ago.

Padova

 

 

 

 

..............

Milano

 

 

 

 

1386

 

 

 

 

 

..............

Verona

Padova

300 lance e 800 fanti

Veneto

Gli scaligeri concedono all'Ordelaffi ed a Gualtiero Borgognone il comando di 300 lance, di 400 balestrieri e di 400 fanti. Parte da Mestre con Ostasio da Polenta e raggiunge a Quinto di Treviso l'esercito veronese. Il capitano di Treviso manda loro contro 100 lance per assalire alle spalle i suoi uomini: sono catturati 30 fanti, che sono portati nella città. Attraversa il Piave e divide le sue truppe in più schiere.

Apr.

 

 

 

Veneto

Nelle vicinanze di Conegliano, è attaccato da 250 lance, da 150 fanti di Conegliano e di Serravalle (Vittorio Veneto) e da 30 cavalli ungheri capitanati da Ugolino Ghislieri, da Antonio Balestrazzo e da Bartolomeo Boccanera: i carraresi, dopo un successo iniziale, vengono respinti, soprattutto per l'intervento del  Polenta.

Giu.

 

 

 

Veneto

E' sconfitto e fatto prigioniero con 9000 uomini alle Brentelle da Giovanni degli  Ubaldini, assieme con Cortesia da Serego, Facino Cane, il  Polenta ed Ugolino dal Verme. Viene liberato mediante il pagamento di una taglia: si impegna, inoltre, di non prendere le armi contro i carraresi per due mesi.

Lug.

Ordelaffi

Forlì

 

Romagna

Cerca di entrare di notte in Forlì con l'aiuto di Corrado Lando, Astorre Manfredi e dei suoi partigiani. Al fallimento dell'impresa, ritorna a militare per gli scaligeri.

Sett.

Verona

Padova

Capitano g.le

Veneto e Friuli

Assume temporaneamente il comando delle truppe in attesa che arrivi Lucio Lando, nominato da Antonio della Scala capitano generale. Parte da Marostica, supera il Brenta, cavalca fino al Montello e si dirige da Nervesa della Battaglia a Sacile: ai suoi ordini vi sono 1500 lance, 700 fanti e 200 balestrieri. E' raggiunto da soldatesche veneziane, friulane ed austriache: scarsa è la disciplina nell'esercito ed aspre contese si aprono fra italiani e tedeschi. I primi, più numerosi, aggrediscono i secondi, uccidendone molti e costringendo i superstiti a salvarsi nei castelli vicini a Sacile con la perdita di armi e cavalli: alla fine, i tedeschi abbandonano il campo  veronese, riparano a Cividale del Friuli e passano al soldo dei carraresi. Francesco da Carrara li accoglie volentieri e li arruola a mezzo soldo per depredare l'udinese. L'Ordelaffi ripassa il Piave, accosta il Montello dando alle fiamme nel suo passaggio tutti i villaggi, tocca Montebelluna, attraversa il Brenta e si ritira a Marostica, sua base logistica. 

Ott.

 

 

 

Veneto

Conduce le squadre scaligere alla volta di Mestre, per mettersi a disposizione di Lucio Lando: per strada, assale all'improvviso Treviso alla volta della porta dei Santi Quaranta; razzia molti capi di bestiame e vi fa numerosi prigionieri perché coglie i cittadini intenti tranquillamente alla vendemmia. A Mestre consegna il bastone di capitano generale al Lando, che gli riconferma il comando delle milizie italiane. Insieme prendono la via di Mirano e portano la guerra nel contado di Piove di Sacco: si spostano portando con sé grandi quantità di graticci per attraversare alcune paludi;  le difese apprestate dai carraresi li obbligano, tuttavia, a ritornare indietro. Guada il Brenta a Fontaniva; a metà mese 2500 barbute, 2000 fanti, molti arcieri ungheri e balestrieri transitano per il padovano con i consueti metodi di guerra, lasciando dietro di sé rovine e sangue. L'Ordelaffi si getta nuovamente sui villaggi nei pressi di Treviso e mette ogni cosa a ferro e fuoco; sosta ad Istrana ed a Ciano, ha a patti Oriago e ne distrugge dalle fondamenta il castello, devasta i territori di Valdobbiadene, di Cavaso del Tomba, di Asolo e di Bassano del Grappa.

Nov.

 

 

 

Veneto

L'esercito discende a Longare per attaccare da migliore posizione Padova; l'Ordelaffi non riesce ad impedire che l'Ubaldini soccorra le torri di Novaglia. Ne continua l'assedio, ricorrendo alle bombarde ed allo scavo di cunicoli per minarne le mura.

Dic.

 

 

 

Veneto

Le fortificazioni di Longare sono smantellate e gli scaligeri danno inizio ai lavori di deviazione del corso del Bacchiglione; si impadronisce  sul Brenta della fortezza di Cogolo.

1387

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Tenta di opporsi alla Fossa Imperiale, a Castelbaldo, all'avanzata dell'Ubaldini.

Feb.

 

 

Capitano g.le

Veneto

Le schiere condotte da Francesco Novello da Carrara si congiungono a Monselice con le bande dell'Acuto e di Giovanni Tedesco da Pietramala: il  Carrara è reduce da una scorreria nella bassa pianura veronese fronteggiata dall'Ordelaffi. L'esercito carrarese varca l'Adige e si collega a Cerea con l'Ubaldini: l'Ordelaffi obbliga gli avversari a ritirarsi e fa costruire una grossa bastia a Castagnaro. Con il  da Polenta, provvede a chiudere tutte le vie di rifornimento al campo nemico; spinge i carraresi a ripiegare su Bussolengo. Costoro vi si fermano per venti giorni mangiando rane e legumi al posto del pane; gli avverasri sono pure forzati ad uccidere i loro cavalli per potersi sfamare. Da Bussolengo le truppe carraresi, allo stremo delle forze, si ritraggono tallonate dagli scaligeri ed evitano di venire a battaglia campale. Giunti a Castalbaldo ed a Castagnaro, i padovani sono fermati dalle difese erette in precedenza.

Mar.

 

 

 

Veneto

Dispone di 9900 cavalli, di 1000 fanti, di 1600 arcieri e balestrieri e di 16000 contadini armati con mazze ferrate: il tutto a formare 12 schiere; l'Acuto ha ai suoi ordini soli 6900 cavalli, 600 arcieri inglesi e 1000 fanti suddivisi in 8 schiere. L'Ordelaffi fa  avanzare 3 carri a quattro piani ognuno dei quali è armato con 48 bombardelle (dodici per piano) che sparano piccole pietre; sono all'avanguardia anche altri soldati che sono dotati di una sorta di lanciafiamme per disordinare con il fuoco le schiere nemiche. L'Ordelaffi non ha però fretta di concludere le operazioni e chiama i suoi capitani per le ultime istruzioni prima dell'attacco. Gli eserciti sono separati da una spaziosa campagna, delimitata da un lato dall'Adige e dall'altro da una palude; nel mezzo vi è un fossato che spacca il campo in due parti. Il condottiero ha disposizione dal della Scala di assalire i nemici; attacca all'alba con la prima schiera il fossato che divide i due eserciti. L'Acuto manovra con i suoi arcieri; i carraresi contrattaccano al centro dello schieramento scaligero e contemporaneamente sui fianchi; il capitano Cermisone da Parma prende posizione su di un varco gettato sul fossato. L'Ordelaffi lancia i suoi contro queste ultime truppe e ne riesce a spezzare la resistenza. L' Acuto, con un ampio giro attorno alla palude, piomba alle spalle del suo esercito e  vi getta lo scompiglio. L'Ordelaffi inverte la direttiva d'attacco, riattraversa la fossa espugnata e si scontra con le truppe dell'Ubaldini, di Ugolotto Biancardo e di Conte da Carrara  sopraggiunte al momento giusto. Chiuso da ogni parte, lo schieramento scaligero si disperde: solo una schiera di fanti, condotti da Giovanni dell'Ischia, resiste per l'intera giornata allo scoperto su di un prato difeso da fossati. Nella battaglia si  contano 716 morti, 846 feriti e 4620 prigionieri fra i quali si annoverano lo stesso Ordelaffi, il da Polenta, il Cane e Benedetto da Malcesine. Il condottiero viene portato a Padova: nella città entra al seguito dell'Acuto e dell'Ubaldini; è intrattenuto a pranzo dal signore della città Francesco da Carrara con tutti i  capitani.

Dic.

Comp. ventura

Forlì  Ravenna Rimini

 

Romagna

Liberato, si congiunge con l'Ubaldini per conquistare Forlì e liberare dalla prigionia lo zio Sinibaldo, incarcerato dai figli Cecco e Pino. Si porta su Oriolo (Oriolo dei Mille Fichi) con 300 cavalli ed alcuni fanti e ne viene ributtato a colpi di balestra e frecce; non è più fortunato nei successivi tentativi di avere i castelli di Fiumana e di Rocca delle Caminate. Rimasto leggermente ferito al ventre da un verrettone, retrocede e cerca di impadronirsi di sorpresa di Tudorano (Teodorano); occupa nel cesenate e nel ravennate alcune località quali Bolgari, Casalbuono, Polenta e Coglianello. Espugna in val di Savio il castello di Lugaruccio, che mette a sacco destando con ciò grande timore nelle terre finitime; supera il Savio e si porta  a Sant'Arcangelo di Romagna ed a Longiano. Respinti i suoi assalti, è costretto a ritornare indietro per la mancanza di vettovaglie: ripara a Bertinoro ed a Ravenna. I continui scacchi fanno sciogliere la compagnia; l'Ordelaffi litiga con l'Ubaldini e si reca a Rimini, dove ha un colloquio con Carlo e Pandolfo Malatesta: nel suo distacco dall'Ubaldini si appropria di 4000 fiorini appartenenti a tale capitano. Per questo fatto è tacciato di tradimento dal suo ex- compagno di avventura.

1388

 

 

 

 

 

Gen.

Perugia

Comp. ventura

 

Umbria

E' condotto dai perugini per venti giorni al fine di contrastare la compagnia dei bretoni. Gli viene concessa una provvigione di 400 fiorini.

1389

 

 

 

 

 

Ago. sett.

Comp. ventura

Siena

 

 Umbria  Toscana

Si unisce con Spinello dei Tolomei, Bernardo della Sala e Corrado Lando. Spinto dai fiorentini, lascia Orvieto, entra in val d'Orcia e tocca Corsignano (Pienza) e  Montepulciano; si trasferisce in val d'Arbia, perviene a Pecano nella Scialenga ed a Santa Maria a Pilli (Santa Maria): molesta i contadi ed alza sia la bandiera dei senesi che quella dei Tolomei. Porta le sue devastazioni fin sulle porte di Siena in attesa di un qualche tumulto all'interno della città; dà alle fiamme Rosia e vi si ferma per quindici giorni: la scorreria costa ai senesi nel complesso più di 300000 fiorini.

1390

 

 

 

 

 

..............

Bologna

Milano

 

 

Affronta le truppe del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti.

Lug.

 

 

 

Romagna

Affianca il Manfredi in un trattato per occupare Cesena.

1392

Ordelaffi

Forlì

 

Romagna

Si impossessa di Roversano.

1393

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Romagna

Assedia Bertinoro: alla fine è costretto a desistere a causa dell'intervento del pontefice.

1396

 

 

 

 

 

..............

Ordelaffi

Forlì

 

Romagna

Combatte ancora i congiunti; riceve soccorsi da San Marino in uomini e denaro.

Ott.

Ferrara

Comp. ventura

 

Emilia

Si trova a Modena con l'incarico di luogotenente per conto degli estensi. Cerca invano di prestare soccorso ai difensori della rocca di Vignola, assediati da Giovanni da Barbiano.

1397

 

 

 

 

 

Sett.

Bologna

Milano

100 lance

Lombardia

Viiene inviato nel mantovano con 490 lance in aiuto del marchese Francesco Gonzaga.

..............

 

 

 

Romagna

Si rifugia a Forlì.

1399

 

 

 

Romagna

Pino Ordelaffi lo richiama a Forlì. E' avvelenato da Cecco dell'Aste su istigazione del congiunto.

NOVE CITAZIONI

Capitano valoroso. Coraggioso. Senza paura.

Esperto nell'arte militare.

Condottiero famoso. Fra i migliori condottieri del suo tempo.

Desideroso di gloria.

Sagace, temperante, magnanimo, eloquente.

Disprezzava quasi ogni persona.

Avido e di poca coscienza.

Amante degli studi.

Di grande statura e piuttosto sull'obeso. Di volto bianco e piuttosto glabro. Zoppo.