| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1502 |
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Campania |
Alla tragica
morte del padre, viene condotto a Napoli presso il re di Spagna
Ferdinando il Cattolico; gli è assegnata una pensione
annua di 300 ducati sulle entrate di Gravina. Questa gli sarà regolarmente pagata fino al 1528. |
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.............. |
Venezia |
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Fa il suo apprendistato
d'armi nelle compagnie di Niccolò Orsini. |
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.............. |
Venezia |
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Milita agli
ordini di Bartolomeo d'Alviano, che gli affida il comando di
una compagnia di uomini d'arme. |
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1508 |
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Feb. |
Venezia |
Impero |
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Veneto |
Partecipa alla
battaglia di Tai di Cadore. |
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1510 |
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Lug. |
Francia |
Venezia |
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Veneto |
Si trova al
campo di Santa Croce sul Brenta con Gian Giacomo da Trivulzio:
non manca di informare segretamente la Serenissima sui movimenti
dell' esercito francese. |
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1512 |
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Mar. |
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Lazio |
Vive a Bracciano. |
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Mag. |
Chiesa |
Francia |
50 lance |
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Gli viene data
una condotta dal papa Giulio II. |
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1513 |
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Feb. |
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Umbria |
Alla
morte del pontefice, si offre di fare riavere a Spoleto
il castello di San Giovanni, controllato dal comune di Trevi. |
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Apr. |
Chiesa |
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Contatta i
veneziani per passare al loro servizio. Accetta, invece, una
condotta dal papa Leone X, che gli dà un comando dei cavalli
leggeri. |
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1515 |
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Mag. |
Chiesa |
Francia |
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Raccoglie fanti
tedeschi e spagnoli per conto di Giuliano dei Medici. |
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Sett. |
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Emilia |
E' a Piacenza. |
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Nov. |
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Toscana |
Affianca Leone
X nel suo solenne ingresso in Firenze. |
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1516 |
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.............. |
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Lazio |
Viene riammesso
in Sermoneta da Giovanni dei Medici. |
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.............. |
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Umbria |
Si porta a
Spoleto ed ha modo di portare nella città la pace fra le fazioni. |
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1517 |
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Gen. |
Chiesa |
Comp. ventura |
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Marche |
Contrasta Francesco
Maria della Rovere, teso alla riconquista del ducato di Urbino.
Opera nel vicariato di Mondavio per tagliare le linee di rifornimento
agli avversari. |
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Feb. |
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Marche |
Parte da Fano
e giunge a Montalboddo (Ostra) con 1500 cavalli. Gli abitanti
lo fanno entrare con alcuni soldati dopo qualche discussione:
vi si ferma per quindici giorni e
tratta il contado a
discrezione; numerose sono le scorrerie su Senigallia. |
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Mar. |
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Marche |
Staziona tra
Fossombrone e Senigallia e continua a depredare il territorio
circostante. |
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Mag. |
Firenze |
Comp. ventura |
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Toscana e Marche |
Si reca a Firenze
con Gherardo Bartolini Salimbeni alla ricerca del denaro necessario
per le paghe: gli sono consegnati 12000 fiorini che porta al
campo. Non sono sufficienti ad impedire la diserzione nel campo
avversario dei fanti guasconi. Interviene con alcuni cavalli
leggeri in soccorso di Camillo da Trivulzio, che si trova in
difficoltà; la sua azione, a San Remulo, permette il rientro
al campo pontificio di 600 fanti guasconi, pentitisi della precedente
defezione. Sempre nel mese, è inviato con molti uomini d'arme
e 200 cavalli leggeri a Perugia, per spalleggiare la causa di
Giampaolo Baglioni, attaccato nella città dal della Rovere e
da Carlo Baglioni. |
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1518 |
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Lazio |
Offende a Roma
Girolamo Mattei, nella casa di una cortigiana, Giulia la Patrizia.
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1519 |
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Mar. |
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Lazio |
Giovanni dei
Medici uccide a Roma un suo caposquadra, il Brancaccio. L'Orsini
prepara una rappresaglia, occupa il ponte di Sant'Angelo e fa
sbarrare il passo al Medici con 200 uomini armati di picche:
il Medici assale i suoi uomini con Girolamo e Marcantonio Corso,
li mette in fuga ed entra nel castello. |
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1520 |
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|
Mar. |
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Umbria e Lazio |
Si sposa a
Castiglione del Lago con Elisabetta Baglioni, figlia di Giampaolo,
ed al suo matrimonio intervengono anche i cognati Orazio e Malatesta.
Allorché il suocero viene convocato a Roma dal papa,
lo persuade a recarvisi con un salvacondotto e lo accompagna. |
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Giu. |
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Umbria |
Con la cattura
e la successiva decapitazione di Giampaolo Baglioni, entra in
urto con i pontifici. Leone X gli fa togliere Sermoneta dal
Medici per essersi rifiutato di ritornare al suo servizio. Gli
sono confiscati i beni, che sono concessi al fratello Roberto:
quest'ultimo rinuncia alla dignità arcivescovile, si sposa e
non vuole riconoscere nulla al fratello Camillo. |
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Ott. |
Orsini |
Chiesa |
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Lazio |
Minaccia lo
stato della Chiesa alla testa di 300 uomini fra fanti e cavalli;
si collega con Orazio Baglioni ed insieme compiono alcune scorrerie
nei pressi di Roma. E' avvicinato a Cittaducale dagli emissari
pontifici Raimondo Capodiferro e Pietro di Santacroce; rifiuta
nello stesso tempo una condotta che gli viene proposta dai francesi,
alla condizione di ricomporsi con Leone X, per il timore di
essere catturato e fare la stessa fine del suocero. Preferisce
allontanarsi. |
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1521 |
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Gen. |
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Veneto |
Si incontra
a Cittadella con Malatesta Baglioni; si reca a Venezia nel collegio
dei Pregadi. Negli stessi giorni, la moglie, che risiede a Cittaducale,
libera con alcune donne un capofazione degli Orsini catturato,
su ordine del papa, dal Romages, commissario del viceré di Napoli. |
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.............. |
Impero |
Francia |
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Belgio |
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Sett. |
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Si offre ai
veneziani e la sua richiesta viene caldeggiata dal provveditore
generale Andrea Gritti. |
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Dic. |
Comp. ventura |
Perugia Chiesa |
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Umbria |
Alla morte
di Leone X, si unisce con Francesco Maria della Rovere, Malatesta
ed Orazio Baglioni per aiutarli a recuperare i loro stati nelle
Marche ed in Umbria. Giunge a Spoleto con fanti e cavalli ed
invia Marzio Orsini a Perugia, per cercare un accordo fra i
cognati e Gentile Baglioni che regge la città. Varca la Nera
con 200 fanti e 60 cavalli ed a San Gemini vince Angelo da Todi
e Dolce da Corbara che, con 2000 fanti, cercano di ostacolargli
il passo per Acquasparta. Prosegue per Montefalco e si unisce
con il della Rovere ed i due Baglioni (200 uomini d'arme, 300
cavalli leggeri e 5000 fanti). Falliscono le prime trattative;
ritorna a Spoleto con Orazio Baglioni e vi ha un colloquio
con le autorità cittadine e con Renzo di Ceri, che hanno cercato,
invano, di trovare una conclusione al conflitto. |
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1522 |
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Gen. |
Fuoriusciti
Comp. ventura |
Siena
Chiesa Firenze |
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Umbria e Toscana |
Avuti 500 fanti
dagli spoletini, sconfigge prima Vitello Vitelli e, successivamente,
Alessandro Vitelli a Civitella d'Arno; giunge a Ponte Valdiceppi,
a Ponte San Giovanni ed a Bastia Umbra. Con l'ingresso in Perugia
dei soccorsi portati a Gentile Baglioni da Guido Vaina e da
Vitello Vitelli (120 uomini d'arme, 200 cavalli leggeri e 2500
fanti), fallisce ogni possibilità di accordo. L'Orsini attacca
Perugia a borgo San Pietro, a porta Sole ed a porta Borgna (Eburnea)
con 7 pezzi di artiglieria avuti in prestito da Alfonso d'Este;
segue un lungo assalto, che viene inizialmente respinto. La
resistenza dei nemici è, alfine, piegata per la viltà di Vitello
Vitelli che, ferito da un colpo di schioppetto al piede destro,
approfitta della notte per abbandonare la città e fuggire a
Città di Castello. Con Malatesta Baglioni, l'Orsini fa rimanere
le truppe fuori delle
Due Porte per impedire il saccheggio di Perugia; subito dopo,
si porta a Todi e vi riammette i fuoriusciti. Con il della Rovere,
continua la sua azione offensiva contro Siena in appoggio all'ex-vescovo
di Sovana Lattanzio Petrucci desideroso di scacciare dalla signoria
cittadina il cardinale Raffaele Petrucci: la mancanza di rifornimenti
lo costringe, tuttavia, a desistere ed a rientrare in Umbria.
|
|
Feb. |
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Umbria e Lazio |
Prende parte
alla difesa di Perugia, allorché i pontifici del Medici
si avvicinano alla località. Si colloca alla guardia della porta
di San Pietro ed ha un colloquio con il capitano avversario,
al fine di ricercare una via meno cruenta per la risoluzione
dei problemi: è trovata una soluzione, seppur temporanea, e
l'Orsini fa ritorno a Roma. |
|
Mar. |
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Lazio |
Obbliga il
cardinale di Santi Quattro a lasciare libero, entro il termine
di otto ore, il palazzo della Penitenzieria, di cui prende possesso. |
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Lug. |
Venezia |
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41 lance |
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Il consiglio
dei Savi gli concede una condotta di 100 lance per due anni
di ferma: gli è riconosciuto uno stipendio annuo di 60 libbre
d'oro. Vengono a far parte della sua compagnia 60 uomini d'arme
che hanno militato con Orazio Baglioni;
ha il permesso di aggiungerne altri 10 a tale contingente. |
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Sett. |
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Veneto |
A Venezia in
collegio: è gratificato di cortesie dal doge Marino Grimani. |
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1523 |
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Giu. |
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Veneto |
Ritorna a Venezia
a rendere omaggio al nuovo doge, il Gritti. E' alloggiato in
un palazzo sul Canal Grande, a San Felice. |
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Sett. |
Venezia |
Francia |
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Veneto |
Ha il permesso
dal consiglio dei Savi di portare a 100 l'organico della propria
compagnia di uomini d'arme. |
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Ott. |
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100 lance |
Lombardia |
Si trova con
la sua compagnia e 600 fanti a Palazzolo sull'Oglio. Si trasferisce,
successivamente, alla difesa di Bergamo. |
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Dic. |
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|
Lombardia |
In azione nei
pressi di Lodi. |
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1524 |
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Gen. |
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Lombardia |
Ha il comando
delle truppe con Pietro da Longhena. Si porta a Treviglio, allorché
il della Rovere si reca a Milano con altri condottieri per un
consiglio di guerra con il viceré di Napoli Carlo di Lannoy. |
|
Feb. |
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|
Lombardia |
Fa disertare
dal campo francese 200 stradiotti, il cui comando è dato a Luigi
Gonzaga. Attraversa l'Adda con il della Rovere per unire le
sue forze a quelle degli imperiali nel pavese. E' segnalato
al campo di Lacchiarella. |
|
Mar. |
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Lombardia |
Partecipa all'espugnazione
di Garlasco e vi fa prigioniero Battistino Corso: nello scontro
è ferito da due palle di archibugio. Il suo comportamento nella
circostanza è particolarmente elogiato dal provveditore generale
Piero Pesaro. |
|
Apr. |
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Piemonte |
E' al campo
di Casalino e gli è ferito il cavallo in una scaramuccia. Con
Mercurio Bua, il Gonzaga ed il Farfarello, segue il della Rovere
in perlustrazione verso Vercelli: sorpreso dai schioppettieri
francesi, 8 dei suoi uomini d'arme sono catturati e ritornano
al campo senza le loro cavalcature. Tallona i francesi in ritirata
da Novara verso Susa e con Paolo Luzzasco è uno degli artefici
della vittoria di Romagnano Sesia quando, alla testa di 150
lance e di 2000 fanti, attacca le milizie del Bonnivet mentre
stanno guadando il fiume. Si impadronisce di 4 pezzi di artiglieria;
nella battaglia rimane ucciso Pietro Baiardo (che prima di morire
vorrà conoscere l'Orsini) e 1000 fanti svizzeri; altri 500 annegano
nelle acque del Sesia. |
|
Mag. |
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Lombardia |
Assedia Lodi
e con altri capitani convince Federico Gonzaga da Bozzolo ad
abbandonare la località, dal momento che l'esercito francese
è in rotta e punta alle Alpi. |
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Giu. |
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Veneto |
Viene elogiato
a Venezia dal Pesaro. Si porta anch'egli nella città, si incontra
con il doge ed è presente alla cerimonia in San Marco nella
quale sono consegnati al della Rovere lo stendardo ed il bastone
di governatore generale. Passa ai suoi alloggiamenti siti a
Conegliano. |
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1525 |
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Gen. |
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40 lance e 100 cavalli leggeri |
Lombardia |
Si trova alla
guardia di Bergamo. Con il capitano della città Tommaso Moro,
provvede all'arruolamento di 2000 fanti delle vallate che fa
entrare nel centro. |
|
Feb. |
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|
Lombardia |
Prende parte
alla vittoriosa giornata di Pavia, in cui è catturato il re
di Francia Francesco I; ritorna a Lovere ed a Bergamo. |
|
Mag. |
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35 lance |
Lombardia |
Da Bergamo
realizza una efficace rete spionistica in Lombardia in condizione
sia di informare i movimenti delle truppe imperiali alla Serenissima,
sia di conoscere gli orientamenti politici in Francia. |
|
Ott. |
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Lombardia |
Si avvia a
Crema con il della Rovere, Giulio Manfrone, Antonio Maria da
Martinengo ed Alberto Scotti, per ispezionare i lavori di fortificazione
della città; rientra a Bergamo e spedisce sull'Oglio Giacomo
da Vicovaro per sorvegliare le rive del fiume. |
|
Nov. |
|
|
|
Lombardia |
E' lodato a
Venezia dal provveditore generale Piero Pesaro per l'organizzazione
della sua rete informativa fatta di numerosi viaggiatori. Da
parte sua, l'Orsini a Bergamo provvede, con l'opera di 1200
guastatori, al rafforzamento delle strutture difensive: sono
tagliate più di 6000 piante nelle vicinanze delle mura. Il malumore
dei cittadini è anche alimentato dal comportamento dei soldati
che, sotto il pretesto di cercare i materiali per la costruzione
dei bastioni, spesso rubano quanto possono entrande nella case
e nei cortili. |
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.............. |
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|
|
Con la morte
del fratello Roberto, riacquista i suoi beni dei quali sarà
investito più tardi dal papa Clemente VII. |
|
1526 |
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|
Gen. |
|
|
|
|
Ha ai suoi
ordini 40 lance. |
|
Giu. |
Venezia |
Impero |
|
Lombardia |
Fa arrestare
due soldati della compagnia di Gentile di Carbonara che, con
altri loro commilitoni, hanno tolto dalle mani del podestà Paolo
Valaresso l'uccisore di Giovanni Antonio Borella; uno dei due,
riconosciuto colpevole, è fatto impiccare dall'Orsini ad una
finestra che dà sulla piazza. Il suo palazzo è allora assalito
dai fanti di Rodolfo da Mantova; intervengono, viceversa, a
sua difesa soldati delle compagnie di Gabriele dalla Riva e
di Marco da Napoli, che malmenano i sediziosi. Di seguito, ha
l'incarico di controllare l'andamento di un trattato volto ad
avere Trezzo sull'Adda; è, quindi, a Chiari con il della Rovere
ed il Baglioni e coadiuva Ludovico Vistarini a scacciare gli
imperiali da Lodi. Pianta le artiglierie e batte le mura del
castello con tale impeto da forzare gli assediati ad arrendersi
prima che arrivino i rinforzi da parte di Alfonso d'Avalos. |
|
Lug. |
|
|
100 lance |
Lombardia |
Si trova a
Lambrate, tra i testimoni del duello che si svolge tra Sigismondo
Malatesta ed il Vistarini. Appoggia, quindi, il della Rovere
all'assedio di Milano: prende parte
all'attacco a porta Romana e, in una scaramuccia con
gli spagnoli di Giovanni di Santacroce, è ferito da un colpo
di schioppetto. I veneziani sono ributtati. L'Orsini è presente
al consiglio di guerra, in cui il della Rovere con il Pesaro
decide di ritirarsi al campo di Melegnano; ne sposa sostanzialmente
le tesi attendiste. |
|
Ago. |
|
|
90 lance |
Lombardia |
E' ancora a
Bergamo e si sposta a Lovere per controllare i movimenti dei
lanzichenecchi. Nonostante che non stia troppo bene, è trasferito
all'assedio di Cremona, per appoggiarvi l'azione del Baglioni
(con il quale è in buoni rapporti) in quanto tale condottiero
incontra notevoli difficoltà nelle operazioni di assedio. L'Orsini
ha il comando della seconda batteria (3351 fanti, 150 lance
e 180 cavalli leggeri) per attaccare porta Moso: lo appoggiano
i lanzichenecchi di Michele Gaissmayr ed i fanti di Antonio
da Castello, di Antonio Ferramolini, di Girolamo da Martinengo,
di Alessandro da Colorno, di Marco da Napoli, di Giovanni Albanese,
di Giovanni Moro, di Pompeo Ramazzotto e di altri capitani.
Inizia a battere le mura con un falconetto, un mezzo cannone
e 2 sagri; l'assalto, concordato con il Baglioni, è respinto
dal fossato e da file di archibugieri che fiancheggiano e proteggono
la porta. L'esito è negativo; critica l'operato del Baglioni
che, presto, viene sostituito nel comando dal della Rovere. |
|
Sett. |
|
|
|
Lombardia |
A Brescia per
curarsi. |
|
Ott. nov. |
|
|
|
Veneto e Lombardia |
Guarito, si
reca a Venezia in collegio ed è ricevuto in udienza anche dal
consiglio dei Dieci. Chiede il permesso di rientrare a Roma:
questo non gli è concesso a causa della sua inimicizia con il
della Rovere. Raggiunge Padova e colloca i suoi alloggi nel
monastero di Santa Giustina; ha il compito di valutare lo stato
delle fortificazioni cittadine. Si sposta, da ultimo, nel vicentino
con Cesare Fregoso per fronteggiare l'avanzata dei lanzichenecchi
di Giorgio Frundsberg con 150 lance, 500 cavalli leggeri e 4000
fanti; controlla le difese del capoluogo e si dirige a Bassano
del Grappa, a Thiene, a Breganze ed a Asiago; ispeziona i valichi
di montagna e le possibilità di difesa del territorio veneziano.
I nemici prendono altre strade e dal Trentino penetrano in Lombardia
per la via di Anfo: l'Orsini si sposta nel bresciano, ma a Padenghe sul
Garda è forzato a fermarsi per una caduta da cavallo. Invia
truppe a Gavardo che sono battute; esita ad inseguire gli avversari
per timore di lasciare sguarnita Salò. Resta pertanto inattivo
fra Salò e Lonato, mentre i lanzichenecchi si allontanano dal
veneziano e pervengono a Castiglione delle Stiviere. E' a Peschiera
del Garda e richiede di andare a Roma: il collegio si oppone
ancora; ha un colloquio con il procuratore Alvise Pisani e passa
a Bergamo con l'incarico di governatore. |
|
Dic. |
|
|
|
Veneto |
A Padova, per
curarsi della lue; alloggia ancora nel monastero di Santa Giustina.
A Venezia, il Pesaro, nella sua relazione di commiato, spende
una volta di più molte buone parole nei suoi confronti; viene
criticato, viceversa, dal della Rovere. |
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1527 |
|
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|
|
|
|
Gen.
mar. |
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|
100
lance |
Veneto e Lazio |
Il Pisani esprime
un giudizio negativo nei suoi confronti per l' inattività che
rivela di fronte ai lanzichenecchi; ottiene il permesso di rientrare
a Roma e chiede di essere trasportato ad Ancona su una fusta,
per timore di essere ucciso dai partigiani del duca di Urbino
nell'attraversamento del ducato del della Rovere. Ricevuto in
collegio dal doge Gritti, si reca a Chioggia e, più tardi, raggiunge
Roma. La sua compagnia resta a Bergamo agli ordini del Bua. |
|
Mag. |
Chiesa |
Impero |
|
Lazio ed Umbria |
E' alla difesa
di Roma contro i lanzichenecchi del Connestabile di Borbone:
costoro irrompono nella città, approfittando di una forte nebbia
che impedisce ogni possibilità di tiro alla artiglierie di castel
Sant'Angelo. I nemici conquistano la città in sole due ore di
lotta. L'Orsini viene preposto alla guardia dei borghi Ponte
e Parione (Borgo Leonino) con 1000 uomini, di cui molti sono
artisti ed artigiani. Combatte con la forza della disperazione
e toglie agli avversari 2 insegne; segue la controffensiva degli
avversari ed i pontifici sono presto trucidati o dispersi. Dei
suoi uomini se ne salvano solo 100; l'Orsini si sposta con Valerio
Orsini, Simone Tebaldi e Giovambattista Savelli e con 200 cavalli
tenta di opporsi agli spagnoli a ponte Sisto. Esce da Roma per
una condotta fognaria e non dà notizia di sé per qualche giorno,
tanto che viene creduto morto; ripara a Narni e si unisce a
Marsciano all'esercito confederato del della Rovere. |
|
Giu. |
|
|
|
Umbria |
Giunge a Spoleto,
ha a disposizione poche truppe e nulla può contro l'avanzata
nemica. |
|
Lug. |
Venezia |
Impero |
|
Veneto |
Si reca a Venezia
in collegio e ritorna agli stipendi della Serenissima. |
|
Dic. |
|
|
|
Lombardia |
Cavalca a Ponte
San Pietro ed a Caprino Bergamasco, per sorvegliare con 400
uomini d' arme le rive dell'Adda e per aiutare, logisticamente,
Gian Giacomo dei Medici ed Antonio da Castello che stanno assediando
Lecco. |
|
1528 |
|
|
|
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|
Gen. |
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|
|
Lombardia |
Giunge al campo
di Cassano d'Adda per la rassegna dei suoi uomini; si sposta,
successivamenre, a Brescia (è alloggiato in San Pietro Oliveto)
per prendere parte ad un consiglio di guerra con il provveditore
generale Tommaso Moro. Negli stessi giorni, il Lautrec chiede
il suo operato: l'Orsini si mette in contatto con il capitano
generale francese tramite Pandoldo di Civita; quest'ultimo si
reca pure a Venezia affinché egli sia eletto governatore generale. |
|
Feb. |
|
|
|
Romagna Abruzzi e Puglia |
Transita per
Ravenna con 30 cavalli, per unirsi con il Lautrec diretto nel
regno di Napoli; viene nominato dai francesi governatore degli
Abruzzi. Occupa Civitella del Tronto e Sulmona con Valerio Orsini;
nel consiglio di guerra tenutosi in tale località, fa pressione
perché l'esercito punti direttamente su Napoli e non disperda
le sue forze in un'azione diversiva in Puglia, peraltro volta
a facilitare il vettovagliamento delle truppe. Prevale la seconda
tesi; assale la rocca di Popoli dove si è rinchiusa Giovanna
Carafa, vedova di Ristagno Cantelmi, e la convince alla resa
con un breve assedio. Fa accompagnare la donna (che più tardi
sposerà) a Sulmona e nella fortezza vi rimane il dalla Riva.
Sempre all'avanguardia con i cavalli leggeri, si impadronisce
di Torremaggiore e vi si ferma con i provveditori generali Pisani
e Giovanni Vitturi. |
|
Mar. |
|
|
|
Puglia |
Persuasa (tramite
Pandolfo di Civita) Violante Orsini a cedere Sangro, affianca
Pietro Navarro all'espugnazione di Molfetta dove sono uccise
3000 persone Si avvia, infine, con i lanzichenecchi militanti
agli stipendi dei veneziani verso Trani e Barletta, città che gli aprono le porte. |
|
Apr. |
|
|
|
Puglia |
Ha il castello
di Trani, alla cui difesa si trova il marchese di Corato Ladislao
d'Aquino, cui è imposta una taglia di 4000 scudi; tocca San
Leonardo con 1300 fanti e 400 cavalli: ne rovina la torre e
conquista nei pressi una chiesa fortificata. |
|
Mag. |
|
|
|
Puglia |
Si colloca
sotto Manfredonia, dove si trova Pier Luigi Farnese con 1000
fanti. L'assedio è condotto per terra da 2000 fanti e per mare
dal capitano del golfo Almorò Morosini con 25 galee. L'Orsini
ricorre a tutti i mezzi concessigli dalle tecniche di allora
per impossessarsi della località (bombardamenti mirati, scavo
di mine); alla fine, l'attacco combinato da terra e da mare
sortisce i suoi effetti positivi. |
|
Sett. |
|
|
|
Puglia |
Ritorna a Trani
con Eligio della Marra alla testa di 700/800 fanti e di 300
cavalli. Ha l'incarico della difesa della località; ha frequenti
dissidi con il provveditore Vitturi che sfociano in un'aperta contesa. Viene accusato in Senato, dal Vitturi e dal provveditore
del mare Agostino da Mula, di essersi impadronito con Vittore
Soranzo di beni di persone bandite. |
|
Ott. |
|
|
|
Puglia |
Entra in Barletta
attraverso il castello e mette a sacco la città. Se ne pone
alla difesa con 1500 fanti e vi si incontra con il Ceri. |
|
Nov. |
|
|
Governatore g.le |
Puglia |
Il consiglio
dei Savi lo elegge governatore generale in Puglia: in questa
veste appoggia il Ceri, che è stato nominato capitano generale
e luogotenente del re Francesco I nella regione. All'Orsini
è riconosciuta una provvigione annua di 1000 ducati. |
|
Dic. |
|
|
|
Puglia |
Rafforza Trani,
di cui è nominato governatore, a seguito delle minacce portate
dal d'Avalos con 3000 fanti e molti pezzi di artiglieria. |
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1529 |
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|
|
Gen. |
|
|
|
Puglia |
Litiga con
il Ceri, perché un suo favorito, fatto prigioniero dagli imperiali
(cui egli ha promesso di fare avere il comando di un colonnello
ed una compagnia di 200 fanti) è accusato di connivenza in un
tentato tradimento organizzato da Girolamo da Cremona. Convinto
della colpevolezza del suo subordinato, l'Orsini si riconcilia
con il Ceri. |
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Feb. |
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Puglia |
Francesco I
gli concede entrate per 3000 ducati nel regno di Napoli ed una
condotta di 3000 fanti e di 200 cavalli leggeri. Chiede inutilmente
denaro al Ceri, che non ne ha. |
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Mar. |
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Puglia |
Si sposta alla
difesa di Monopoli con il Vitturi; il Ceri gli invia via mare
in soccorso 500 fanti, affinché possa resistere all'assalto
del marchese di Vasto d'Avalos che dispone di 4000 fanti spagnoli,
di 2000 italiani e di 12 pezzi di artiglieria, nonché
di numerose squadre di cavalli fornitegli da ferrante Gonzaga.
L'Orsini si distingue subito per la sua energica azione; lavora
giorno e notte con i soldati e gli abitanti al rafforzamento
delle opere difensive. Fa costruire una falsa porta sulle mura
e vi fa calare un ponte sul fossato sul quale passano 50/60
uomini. Costoro assalgono le trincee nemiche e vi uccidono molti
guastatori e fanti spagnoli di guardia. |
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Apr. |
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Puglia |
A Monopoli.
Fa costruire altre due false porte, dalle quali scendono i fanti
veneziani, per condurre numerose scaramucce che terminano con
l'uccisione di diversi avversari. Una prova del suo zelo la
fornisce con il prestito di 1000 ducati al Vitturi per un acconto
del soldo delle truppe. Il Ceri gli invia in rinforzo altri
600 fanti agli ordini di Giovanni Caracciolo: l'Orsini può così
continuare nei lavori di rafforzamento delle difese cittadine.
Gli imperiali, dopo un intenso fuoco di artiglieria (366 colpi),
conducono un attacco che provoca loro la perdita di 500/1000
uomini (di cui un centinaio
uccisi nelle trincee con i cosiddetti "fuochi artificiati")
e la rottura di 3 cannoni. L'Orsini chiede un aumento della
sua condotta e la richiesta viene caldeggiata dallo stesso Vitturi. |
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Mag. |
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Puglia |
Gli imperiali
principiano la costruzione di una nuova trincea verso la porta
vecchia. L'Orsini fa
edificare a sua volta una trincea per ostacolare i guastatori
nemici nell' avvicinamento al fossato. Continuano i suoi attacchi
alle postazioni avversarie come quello condotto da Paolo Antonio
da Ferrara e da Angelo Santo Corso, che causano nuove perdite
alle milizie del d'Avalos. Dopo qualche giorno vi è una nuova
sortita di 100 fanti armati di "trombe di fuoco" dalla parte
delle Pignate: un incendio divora gli appostamenti nemici ed
è vanificato il lavoro di un mese. Gli imperiali, visti inutili
i propri sforzi, abbandonano il terreno e si trasferiscono a
Conversano. Con il cessare del pericolo, sorgono disordini in
Monopoli determinati dalla mancanza di rifornimenti e dal cronico
ritardo delle paghe, specie per i soldati che militano al soldo
dei francesi. Sono saccheggiati due magazzini: l'Orsini fa impiccare
due uomini che hanno preso parte al fatto. Con il Caracciolo,
convoca tutti i capitani ed è presa la decisione di rinviare
a Barletta gli scontenti; non vi è neppure opposizione ad un
eventuale passaggio nel campo avverso. Fa arrestare il suo ex-favorito,
venuto a Monopoli per giustificarsi. |
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Giu. |
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Puglia |
Si imbarca
su una galea e raggiunge a Barletta il Ceri, con il quale si
lamenta del comportamento dei fanti francesi; ritorna a Trani
e vi è colpito dalla peste. Si ammutina la compagnia di Melo
da Perugia: la fa rientrare con la promessa che non sarebbero
stati presi provvedimenti a carico di nessuno. |
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Lug. |
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Puglia |
Invia a Ruvo
di Puglia 200 fanti con Paoluccio da Perugia e 40 cavalli, comandati
da Francesco da Casale, per svaligiarvi 60 cavalli nemici: i
due capitani sono catturati dagli avversari. Chiede il permesso
di recarsi a Venezia per non sottostare agli ordini del Ceri
e non avere più a che fare con i fanti al servizio dei francesi. |
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Ago. |
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Puglia |
Cambia opinione
con la promessa di divenire governatore di Brindisi. Sbarca
di notte ed entra nella città; con Riccardo da Pitigliano, Giulio da Montebello, Orazio di Carpegna
(300 fanti), si impadronisce del castello sul mare nonostante
un intenso fuoco di sbarramento. Fa rafforzare le difese del
castello (con elogi dell'ammiraglio Girolamo Pesaro) ed assedia,
con Giovan Corrado Orsini, il castello cittadino che viene bombardato
dal mare. |
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Sett. |
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Puglia |
E' obbligato
a desistere dalle operazioni di assedio del castello di Brindisi,
perché la flotta veneziana riceve l'ordine di trasferirsi a
Corfù ed alle bocche di Cattaro. Rientra allora a Barletta,
si sposta a Monopoli ed a Trani ed arruola 600 fanti già al
soldo dei francesi. A Trani ha nuove contese con il Vitturi,
che pretende di avere sempre maggiori responsabilità nella conduzione
della guerra: interviene la Serenissima che riconferma all'Orsini
la sua fiducia e distacca a Monopoli il Vitturi. |
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Ott. |
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85 lance |
Puglia |
Delle sue 85
lance, solo 14 lo affiancano nel regno di Napoli; le altre combattono
in Lombardia. |
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Nov. |
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Puglia e Veneto |
Con la firma
della pace, abbandona la Puglia; raggiunge Venezia con il Caracciolo
e si presenta in collegio con tale capitano. L'imperatore Carlo
V lo spoglia dei suoi beni, specie dei marchesati di Atripalda
e di Montefredane. A Venezia mantiene per un certo periodo di
tempo tutti i capitani che hanno combattuto con lui in Puglia,
consumando con ciò buona parte delle ricchezze procuratesi con
la guerra. |
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Dic. |
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Veneto |
Della sua compagna,
100 cavalli stanziano nel trevigiano e 196 in Friuli. |
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1530 |
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Gen. |
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50 lance |
Veneto |
Gli è concessa
una condotta di 50 lance; gli è invece accresciuta la pensione
annua da 1500 a 2500 ducati l'anno. |
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Mar. |
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Veneto |
Deve subire
le critiche del Vitturi. |
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Giu. |
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Veneto |
Alla rassegna
sono licenziati 4 dei suoi uomini d'arme a causa della loro
età. |
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Lug. |
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Veneto |
Litiga a Venezia
con il Soranzo per avvenimenti accaduti due anni prima in Puglia:
il collegio viene chiamato a giudicare sulla vertenza. |
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Ago. |
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Veneto |
E' trasferito
a Vicenza. |
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1532 |
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Mar. |
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Si lamenta
con i veneziani per il ritardo delle paghe. |
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Mag. |
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Veneto |
A Venezia,
per accogliervi il della Rovere. |
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Giu. |
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Veneto |
A Montorio
Veronese, alla mostra delle sue schiere tenuta da Cristoforo
Capello. Si reca di seguito a Venezia ed è ricevuto in collegio
e dal consiglio dei Dieci con alcuni Baglioni, banditi dal papa
e da lui ospitati a Vicenza. |
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Ott. |
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Veneto |
Viene sempre
segnalato a Vicenza. Con i suoi uomini d'arme, controlla il
passaggio nel Veneto
delle truppe imperiali reduci dalla guerra con i turchi in Austria. |
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Nov. |
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Ha ai suoi
ordini 50 lance e 100 cavalli leggeri. |
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1536 |
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Ago. |
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Veneto |
Si trova a
Verona con 50 lance. |
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1537 |
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Ott. |
Venezia |
Impero Ottomano |
Governatore g.le |
Croazia |
Viene nominato
governatore generale della Dalmazia, allorché scoppia la guerra
con i turchi del sultano Solimano. Prende parte alla difesa
di Zara con 3000 fanti. Allorché i nemici assediano Sebenico,
consiglia i veneziani di concentrare tutte le difese a Zara
ed a Traù: il suo parere non è accettato dal senato. |
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1538 |
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Apr. |
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Croazia |
A Zara, con
soli 400 fanti a causa del ritardo delle paghe. Nella settimana
santa, durante le processioni, vi è un trattato a favore dei
nemici, mediante il quale sono introdotti nella città, dalla
guarnigione di una porta, 25 cavalli ottomani. Costoro sono
scoperti e si danno alla fuga con i disertori. |
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Giu. |
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Veneto e Francia |
Si porta a
Venezia; si dirige, quindi, a Nizza, ove con Cesare Fregoso
e Guido Rangoni presenzia all'incontro di Villeneuve tra il
re di Francia ed il papa Paolo III. |
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Lug. |
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Croazia |
Rientra a Zara
a seguito dell'ingresso in Ungheria di un grosso esercito turco:
rafforza le difese cittadine e fa costruire, a difesa degli
archibugieri, uno steccato di legno portatile con i pezzi che
possono essere montati ad incastro. Decide di attaccare Obrovac;
falliscono due suoi tentativi in tal senso. |
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Ago. |
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Croazia e Bosnia |
Fa spargere
la voce di volere assalire Sebenico, tocca Nona con 4000 fanti,
500 cavalli ed alcuni pezzi di artiglieria e sbarca a Vrana,
antica sede del priorato dei Templari. Da qui si sposta nottetempo
all'interno ed assale all'improvviso il
castello di Ostrovaz in Bosnia. La sorpresa ha successo;
in tre giorni conquista la fortezza e 700 soldati nemici vi
sono trucidati; sono razziati 3000 capi di bestiame, che sono
condotti a Zara con alcuni prigionieri. Per poco non cade in
un agguato con il podestà della città dalmata, per un improvviso
assalto della cavalleria portato dai turchi ad una porta di
Zara. |
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.............. |
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Croazia |
Nel proseguimento
della campagna, convince i morlacchi ad abbandonare i turchi
ed a trasferirsi a Zara con 20000 pecore, li scorta personalmente
con 500 fanti. Seda un
ammutinamento di soldati e fa decapitare un alfiere ed un luogotenente,
che sono fra i capi dei sediziosi: i ribelli si ritirano confusi,
per cui può incarcerare altri
caporioni, parte dei quali sono gettati in mare e parte
giustiziati in pubblico. |
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1539 |
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.............. |
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Croazia e Veneto |
Per le sue
ruberie è privato del grado di maestro di campo dal provveditore
generale in Dalmazia Melchiorre Michiel: si ritira disgustato
a Murano. |
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Dic. |
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Lombardia |
Si trova nel
cremasco. |
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1540 |
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Sett. |
Venezia |
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100 lance e 100 cavalli leggeri |
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Viene richiamato
dai veneziani che gli riconoscono una provvigione annua di 4000
ducati ed una condotta di 100 uomini d'arme, molti dei quali
già al sevizio del della Rovere, 100 cavalli leggeri e 10 capitani
di fanteria: il contratto è approvato con un margine di voti
risicato. |
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.............. |
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Veneto |
Nominato governatore
di Verona, riceve a Bussolengo Carlo V, diretto nelle Fiandre,
e lo accompagna fino alla Chiusa. |
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1543 |
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Feb. |
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Emilia |
Cessa dal servizio
con la Serenissima allorché i veneziani nominano capitano
generale Guidobaldo della Rovere. Si ritira a Ferrara, ospite
del duca Ercole d'Este, ed occupa il suo tempo negli studi,
nella caccia e nella musica. |
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1544 |
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Giu. |
Francia |
Impero |
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Piemonte |
Partecipa alla
battaglia di Serravalle Scrivia. |
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1546 |
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Apr. |
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Emilia |
Si trova a
Modena per consigliare l'architetto militare Girolamo Bellarmati
sullo stato delle fortificazioni cittadine: si incontra con
il duca d'Este, supervisiona lo svolgimento dei lavori e suggerisce
anche alcuni dettagli operativi. |
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1547 |
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Sett. |
Chiesa |
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Capitano g.le |
Emilia |
Con l'uccisione
di Pier Luigi Farnese passa al servizio dello stato della Chiesa.
E' nominato governatore di Parma; munisce di opere di difesa
Castelguelfo e Borgo San Donnino (Fidenza), che confinano con
il ducato di Milano, e provvede al trasporto di vettovaglie
e di truppe dalla Romagna al capoluogo. Occupa Poviglio, su
cui Ferrante Gonzaga ha posto le sue attenzioni; non è, tuttavia,
in grado di ottenere Colorno da Giovan Francesco da San Severino,
che è stato sobillato dal Gonzaga. |
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1548 |
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Gen. |
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Emilia |
Ispeziona le
mura di Bologna. |
| Mag. |
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Emilia |
Allontana da
Parma e spedisce in Romagna il capitano Formichino, sospettato
di voler consegnare la città al duca Ottavio Farnese. |
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1549 |
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Ott. |
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Emilia |
Ottavio Farnese
vuole sempre insignorirsi di Parma: è introdotto nella città
da un suo partigiano, Sforza Sforza, e si ferma nelle case dei San Vitale. L'Orsini si insospettisce e tiene sotto stretto controllo
il Farnese; lo persuade con il suo comportamento ostile ad uscire
da Parma ed a riparare a Torrechiara ed a Felino. Alla notizia,
il pontefice gli ordina di non consegnare la città al
nipote Ottavio; l'Orsini raccoglie numerosi soldati ed intensifica
il servizio di guardia. |
|
Nov. |
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Emilia |
Il pontefice
muta parere e gli invia, tramite il vescovo di Pola Antonio
Delio, un breve affinché consegni Parma al nipote Ottavio: l'Orsini
si rifiuta di obbedire e vuole ricevere l'ordine personalmente
dalla bocca del papa. Paolo III muore; l'ordine di consegna
gli viene ora riconfermato dal collegio dei cardinali sottoscritto
da trentotto prelati. Sospetta che l'ingiunzione sia opera del
cardinale Farnese e, per obbedire, vuole che essa promani dal
nuovo papa. Francesi ed imperiali (per questi ultimi il Gonzaga
gli offre 30000 scudi), intanto, cercano di corromperlo per
impadronirsi di Parma. |
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1550 |
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Feb. |
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Emilia |
Il nuovo papa
Giulio III gli fa consegnare Parma ad Ottavio Farnese con le
fortezze, le artiglierie e le munizioni. L'Orsini si allontana
dalla città, passa per Modena e vi è ospitato, a spese
del duca di Ferrara, nel palazzo di Uguccione Rangoni. A Ferrara. |
|
Mar. |
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Lazio |
Raggiunge Roma
ed è riconfermato nei suoi incarichi: si fa carico del vettovagliamento
della capitale, afflitta dalla fame, eleva i prezzi delle derrate
e vi fa affluire frumento da ogni parte. |
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1551 |
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.............. |
Chiesa |
Francia |
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Emilia |
Viene inviato
a Bologna come governatore della città. Ha il comando di 4000
fanti. Combatte ora i francesi che sostengono la causa del Farnese
nella guerra di Parma. Riceve in soccorso da Vincenzo Nobili
300 cavalli leggeri e 100 archibugieri a cavallo. |
|
Lug. Ago. |
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|
Emilia |
Attraversa
il Panaro e si sposta all'assedio di Mirandola. Costruisce un
forte nei pressi della città, per impedire il vettovagliamento
della località. Ha l'incarico dal capitano generale pontificio
Giambattista del Monte, nipote del papa, di assalire il forte
di Sant'Antonio: posti all'avanguardia 400 fanti toscani comandati
da Otto da Montauto e da Pietropaolo Tosinghi, attacca
il punto fortificato con Alessandro Vitelli e costringe i difensori
a ritirarsi in Mirandola. Viene a contesa con il del Monte per
la conduzione della guerra. |
|
Sett. |
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Emilia |
Si ferma a
Bologna e rimane alla guardia della città con 3000 fanti e numerosi
cavalli. Supervisiona i castelli del territorio. |
|
.............. |
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Capitano g.le |
Emilia |
Alla morte
del del Monte, ha nuovamente il comando dell'esercito pontificio;
pone fine ai disordini che contraddistinguono il campo attorno
a Mirandola. |
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1552 |
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|
Apr. |
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Emilia |
Viene stipulata
la pace fra i pontifici ed i francesi. |
|
Mag. |
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|
Emilia |
Secondo i patti,
abbandona i forti che sono da lui controllati, impedisce agli
imperiali di Gian Giacomo dei Medici di impadronirsene e fa
in modo che quelli di Quarantoli e di Sant'Antonio pervengano
nelle mani dei francesi. |
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1554 |
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Lazio |
Rientra a Roma
e provvede alla difesa della città, minacciata dal viceré di
Napoli don Garcia di
Toledo in marcia verso il senese: raduna in otto giorni 1000
fanti, cui seguono in un altrettanto breve arco temporale altri
7000 uomini. Il viceré vede le difese approntate e tralascia
ogni velleità offensiva; invia, anzi, il figlio a rendere omaggio
al pontefice. L'Orsini lo riceve alla porta con un nutrito contingente
di archibugieri e lo scorta fino in Vaticano. Gli imperiali
sono alloggiati nella città in punti diversi e molto distanti
l'uno dall'altro. |
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1556 |
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.............. |
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I francesi
lo vogliono al loro servizio: gli è concesso uno stipendio annuo
di 12000 franchi in tempo di pace e di 24000 in tempo di guerra
con il titolo di luogotenente generale delle milizie regie in
Italia, una condotta di 100 uomini d'arme ed il collare dell'ordine
di San Michele. Il nuovo papa Paolo IV non gli dà il permesso
di trasferirsi nelle loro file, per cui è costretto a ricusare
ogni comando. |
|
Ago. |
Chiesa |
Impero |
Capitano g.le |
Lazio |
Il duca d'Alba
invade la campagna romana; i francesi lo impongono come capitano
generale dell'esercito pontificio. L'Orsini si pone una volta
di più alla difesa di Roma e colloca il suo alloggio in un appartamento
nel palazzo di San Pietro. Rifiuta ogni stipendio e passa alla
guardia di Castel Sant'Angelo con 2000 fanti: controlla di persona
i lavori di rafforzamento delle difese cittadine, in particolare
di quelle relative ai ponti sul Tevere ed al Borgo Leonino:
sono distrutti molti vigneti ed edifici adiacenti le mura, fra
cui il monastero di Santa Maria del Popolo. Fervido assertore
di una strategia difensiva, si oppone al disegno di Biagio di
Montluc di lasciare la città per affrontare il duca d'Alba;
esercita i suoi poteri con decisione e non esita ad entrare
in urto con il cardinale Antonio Carafa, più portato a cercare
scaramucce con gli imperiali. |
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.............. |
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Lazio |
Al termine
del conflitto, si ritira a Mentana. |
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1558 |
|
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|
|
|
|
Gen. |
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|
Lazio |
Richiamato
dal papa, presenzia a Roma ad un concistoro. |
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1559 |
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|
|
Feb. |
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Lazio |
Viene nominato
governatore di Roma e gli è affidata la direzione della sacra
Consulta. Gli sono concessi i pieni poteri a seguito di alcuni
disordini sorti nella città. |
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Apr. |
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|
Lazio |
Muore ai primi
del mese. E' sepolto a Roma, in terra, come da sua volontà nella
chiesa di Salvatore in Lauro, fatta costruire dal nonno, il
cardinale Latino Orsini. |
Di gran vaglia. Guerriero di valore. Valoroso in battaglia.
Il maggiore condottiero di casa Orsini.
Espertissimo capitano. Di lunga esperienza. Maestro di
guerra.
Capitano famoso.
Fedele capitano.
Esperto nell'arte della fortificazione. Perito nel
fortificare una città. Di ingegno nell'arte militare.
Rapido nell'eseguire.
Prudente. Cauto e lento nei consigli.
Amato dai soldati. Faceva osservare la disciplina e
l'ubbidienza ai soldati. Severo oservatore delle leggi e degli ordini.
Sincero. Nemico degli adulatori, dei buffoni e degli
ingannatori. Fece grande professione di onore: in quell'età di tradimenti, il
suo nome è fra i pochissimi che passano senza colpa.
Amante della musica, della caccia e dell'allevamento dei
cavalli.
Di mediocre statura, di corpo asciutto e nervoso, colorito
pallido; occhi, barba e capelli castani. Di complessione forte ed adatta a sostenere le fatiche: in questo
agevolata dal continuo esercizio della caccia e dell'equitazione.