| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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Impero |
Francia |
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Germania |
Prende parte all'assedio ed
alla conquista di Dura (Duren). |
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1547 |
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Firenze |
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Toscana |
Milita al servizio del duca di
Firenze, che gli dà l'incarico di governatore di Pisa e gli affida il
comando della flotta medicea. |
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Estate |
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Toscana |
Ha il compito di raccogliere
1000 fanti per intervenire a Napoli, che si è ribellata agli imperali,
e soccorrervi il viceré don Pietro di Toledo. |
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1548 |
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Piemonte |
Compie una missione diplomatica
a Torino presso il re di Francia Enrico II. |
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Chiesa |
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Combatte nella flotta pontificia agli ordini di Gentile Virginio Orsini. |
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1550 |
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| Apr. |
Firenze |
Corsari
barbareschi |
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Ha
il comando di una galea dal duca di Firenze Cosimo dei Medici. A Livorno
si unisce con la flotta imperiale di Andrea Doria per affrontare i corsari
barbareschi sulle coste africane. |
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Mag. |
Firenze |
Impero Ottomano |
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Lazio Campania e Tunisia |
Salpa da Civitavecchia con
3 galee per collegarsi con le forze del viceré di Sicilia don
Giovanni di Vega: obiettivo è quello di contrastare il corsaro barbaresco
Dragut Rais. Tocca Napoli e, presto, litiga con don Garcia di Toledo,
che ha il comando delle fanterie da sbarco ed è cognato del duca
di Firenze. Sbarca con il Toledo
ed assale Monastir; con Alvaro di Vega, provvede a fare portare a terra
le artiglierie per assalire la locale rocca. |
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Lug. |
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Tunisia |
Con Astorre Baglioni, attacca
il castello di Afrodisio (Mehedia), alla cui difesa si trova Hisar Rais,
nipote di Dragut. Ha più volte modo di lamentarsi del comportamento
arrogante degli spagnoli: durante le operazioni esce dal campo con il
Baglioni ed alcuni gentiluomini fiorentini e romani per seguire la carovana
dei taglialegna. Si trova isolato mentre sta cacciando, allorché viene
agredito da alcuni berberi. Ferito al braccio sinistro da un colpo di
lancia, è gettato da cavallo: il pronto intervento del Baglioni lo salva
dalla cattura. |
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Ago. |
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Campania e Tunisia |
Ritorna a Napoli per raccogliervi
1000 fanti spagnoli e 20 cannoni da condurre in Africa: don Garcia di Toledo
gli riserva una cattiva accoglienza. |
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Sett. |
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Tunisia |
Prende parte all'espugnazione ed al saccheggio
di Monastir: fra gli attaccanti vi sono 50 morti, fra i turchi ed i
mori 800. I 10000 prigionieri, compresi donne e bambini, sono tutti
condotti in Sicilia ed a Napoli dove verranno venduti come schiavi. |
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Ott. |
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Sulla via del ritorno, preferisce
non sbarcare a Napoli perché ha saputo che Francesco d'Este ha dato
l'ordine di catturarlo per l'omicidio di un suo familiare (Orazio Brancadori
di Fermo). Avvertito da un ambasciatore del duca di Firenze, fugge su
una piccola nave mercantile. A fine mese, disarma a Livorno le 3 galee
di cui è al comando. |
| Dic. |
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Lazio e Francia |
E' segnalato a Roma. Si trasferisce in Francia. |
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1551 |
Francia |
Impero |
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Emilia |
Licenziato da Cosimo dei Medici,
passa al servizio dei francesi e combatte nella guerra di Parma. Si
trova alla difesa di Mirandola. |
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1552 |
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Francia |
Impero Firenze |
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Toscana |
Affianca il
cardinale Ippolito d'Este ed il maresciallo di Termes alla difesa
di Siena e raggiunge la città con 4500 fanti. Quando gli imperiali
pervengono in val di Chiana, si sposta con 500 fanti alla guardia
di Pienza; abbandona, tuttavia, presto la
località a causa delle sue insufficienze difensive. Si
trasferisce alla guardia di Montalcino con 1000/1500 fanti ed
ha l'ordine tassativo di difendere il centro. |
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Mar. |
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Toscana |
E' assediato
in Montalcino da Alessandro Vitelli e da don Garcia di Toledo.
Con l'arrivo degli avversari, fa occupare dai suoi un colle
vicino alla città per impedire che essi vi si accampino. I francesi
perdono la posizione e su di essa vi pongono i loro alloggiamenti
12000 fanti fra tedeschi, italiani e spagnoli e 2000 cavalli.
L'Orsini fa immediatamente rafforzare le difese cittadine; si attesta
con i suoi fanti alla guardia del tratto di mura che intercorre
dalla porta Cerbaia sino alla rocca e pone il suo alloggio nel
torrione di San Martino. Nel corso dell'assedio Montalcino viene
circondata a poco a poco in un anello di nove forti (nell'aprile
saranno espugnate Castiglione e Rocca d'Orcia). Nonostante ciò,
gli imperiali non riusciranno mai ad isolare del tutto la città
tanto che le comunicazioni con Murlo, per i francesi ed i senesi
loro base di vettovagliamento e magazzino di munizioni, resterà
sempre aperta. Durante le operazioni di assedio, peraltro, un
contadino, soprannominato Tirainfallo, riesce ad andare ed a
ritornare da Siena ben ventidue volte recando in salvo persone
e bestie da soma. Sempre nel mese, ha inizio il bombardamento
nemico, portato da 28 pezzi davanti al baluardo di Santa Margherita;
altri 12 pezzi, tirati da buoi e da bufali, sono piantati alla
casa dell'Albergo fra la montagna e la rocca. |
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Apr. |
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Toscana |
Vi è un tremendo
fuoco di artiglieria alla cortina della rocca di Montalcino;
in ventiquattro ore sono sparati sulla città 500 colpi
di cannone. Il giorno di Pasqua l'Orsini viene ferito al braccio,
durante un consiglio di guerra, dai frammenti provocati da un
tiro di artiglieria. Il Toledo gli invia cavallerescamente un
tamburino per offrirgli l' aiuto di un chirurgo e di medicine:
egli lo ringrazia e gli manda a dire che nella città non mancano
validi medici. Battistino Moretto lo informa di essere stato
contattato dai nemici per consegnare loro una porta in cambio
del suo rientro nella natia Calabria e di una rendita annua
di 3000 scudi: l'Orsini ordina al suo capitano di stare al gioco
per la consegna della porta Cerbaia. I nemici non si fanno vivi.
Negli stessi giorni, fa
impiccare nudo alla cortina della rocca un caposquadra di Giovanni
Vitelli ed un soldato della compagnia del Moretto che si sono
accordati con gli imperiali; cattura pure in Montalcino lo spagnolo
Francesco Oliveira, in contatto con alcuni fuoriusciti napoletani
per potersi impadronire della porta di Collegattari. |
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Mag. |
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Toscana |
Gli spagnoli
si avvicinano alla porta di Collegattari secondo i segnali convenuti
con i pretesi disertori: è calata una corda e vi sale
il segretario del Toledo che viene fatto prigioniero: una sentinella,
che non sa nulla dell'imboscata preparata, dà l'allarme e gli
imperiali si allontanano. A metà mese, l'Orsini fa appendere
per un piede, fuori del baluardo
di San Martino, una spia spagnola che, con un trattato doppio,
ha fatto fallire una sortita di 300 uomini volta ad ottenere
il possesso di alcuni pezzi di artiglieria collocati nella casa
di Niccolò dall'Oca fuori le mura. L'Orsini fa entrare in Montalcino
un disertore spagnolo che reca la notizia di una prossima partenza
dal campo dell'esercito per il regno di Napoli a seguito della
comparsa nelle acque toscane
della flotta francese. Costui cade in alcune contraddizioni,
lo fa torturare e viene a conoscenza del suo vero incarico,
quello di dare fuoco alla santabarbara. Il soldato è appeso
vivo per un piede al baluardo di San Martino davanti agli occhi
dei suoi commilitoni. |
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Giu. |
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Continuano
le operazioni di assedio a Montalcino, specie davanti al baluardo
di San Martino (scoppi di mine e lavori di guastatori intervallati
da continui scontri). In una scaramuccia, preavvertito in precedenza,
è sul punto di catturare Alessandro Vitelli, recatosi in una
casamatta a regolare il tiro dell'artiglieria. Gli imperiali
distruggono con i cannoni parte della cinta muraria; in Montalcino
vi è tuttavia un continuo andirivieni di uomini e di vettovaglie
dal campo imperiale. A metà mese, dopo ottanta giorni,è levato
l'assedio e l'Orsini ne esce con Mario Sforza per fare alcuni
prigionieri. |
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1553 |
Francia |
Impero Genova |
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Francia |
Con l'aiuto della flotta turca,
conquista in Corsica San Fiorenzo, che diviene la sua base operativa
contro i genovesi. Difende con efficacia San Bonifacio dall'assedio
posto dal mare dalla flotta di Andrea Doria. Sulla fine dell'anno, è
alla guardia di San Fiorenzo con 2500 soldati, per lo più francesi.
I genovesi sbarcano sulla spiaggia agli ordini di Ludovico Vistarini:
l'Orsini cerca di impedirne l'azione. I suoi uomini occupano un monastero, posto
su una collina, da dove disturbano con l'artiglieria le operazioni di
casermaggio ai nemici. Il Vistarini si impadronisce della posizione
con un sanguinoso scontro; l'Orsini viene
assediato in San Fiorenzo per terra e per mare dal Doria e da Agostino
Spinola, mentre il Termes si accampa a Murato nei pressi degli avversari.
Continue sono le sortite dei difensori. |
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1554 |
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Feb. |
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Francia |
Dopo tre mesi di assedio,
è costretto a cedere per la mancanza di vettovaglie in San Fiorenzo
e per il naufragio di alcune galee inviate in suo soccorso. I corsi si
devono arrendere a discrezione; i francesi, al contrario, possono ritornare
in Provenza e gli italiani in Toscana, con obbligo di non combattere
i genovesi per un certo periodo di tempo. L'Orsini rimane in ostaggio
del Doria con un capitano francese fino alla fine dell' evacuazione:
finisce così l'assedio di San Fiorenzo nel quale hanno perso la vita, per
le sole malattie, 10000 persone. Rientra in Italia e si impegna a non
contrastare per otto mesi sia le milizie imperiali che quelle medicee.
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1555 |
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Francia |
Lascia la Provenza e ritorna
in Corsica per prendervi il posto del Termes. Sbarca ad Ajaccio con
più di 1000 fanti; ai suoi ordini militano 3000 fanti italiani e francesi,
nonché altri 3000 corsi. Recupera San Fiorenzo ed attacca Calvi; invia
500 fanti francesi e molti corsi verso la Balagna per ostacolare il
vettovagliamento della città via terra; dal mare Calvi è assediata dalla
flotta francese. L'Orsini bombarda con 10 pezzi la città; al tiro di artiglieria fa seguito
l'assalto generale: arrivano rinforzi ai difensori condotti da Giovannandrea
Doria, per cui è costretto a
ripiegare nella Balagna. Il Termes abbandona la Corsica; arrivano dalla
Francia altri 1000 fanti e dalla Toscana giunge la flotta turca di Piali
pascia con 4000 uomini. L'Orsini riprende l'assedio di Calvi ed anch' egli si
dirige verso la località: nella marcia di trasferimento sventa
un' imboscata tesagli da Leonardo Giustinian. |
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Ago. |
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Francia |
Fallisce un poderoso attacco
a Calvi, portato dai turchi che subiscono la perdita di 1000 uomini
senza contare i feriti. Gli alleati si ritirano e l'Orsini decide di
tentare un'azione su Bastia. Sbarca nei pressi, respinge una sortita
dei difensori postisi in agguato per impedirgli i lavori di acquartieramento;
dopo avere respinto un attacco di Niccolò Pallavicini, ricomincia a
battere con l'artiglieria le mura cittadine. |
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Sett. |
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Francia |
Si ritira ad Ajaccio e molesta
con le sue scorrerie Calvi e Bastia. |
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Francia |
E' raggiunto da Sampiero Corso:
con la sconfitta di tale capitano, si avvicina alla Balagna con alcune
galee e blocca Calvi dal mare. |
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1556 |
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| Feb.
apr. |
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In Corsica.
Cattura i resti degli equipaggi di 11galee genovesi appartenenti
ad Andrea Doria e sulle quali si trova a bordo il giovane Giovan
Andrea Doria, incagliatesi sugli scogli di Porto Vecchio, al
largo del porto di San Cipriano. Antonio Doria e Plinio Tomacelli
sono inviati ad Ajaccio presso l'Orsini per trattare la restituzione
dei pezzi di artiglieria, delle attrezzature navali e delle
ciurme. |
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Chiesa |
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Lazio |
E' richiamato a Roma dal papa.
Ha il compito di sorvegliare la porta Tiburtina e San Lorenzo con 6
compagnie di fanti italiani. |
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.............. |
Francia |
Impero
Genova |
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Francia |
Ritorna in Corsica e passa
all'offensiva: obbliga i genovesi a rinchiudersi in Bastia, Erbalunga
e Calvi. Con una tregua fra le parti, è richiamato in Francia; a
corte litiga con Sampiero Corso; da parte sua ostacola il ritorno
del capitano in Corsica. |
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1557 |
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.............. |
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Luogotenente g.le |
Francia |
Rientra ancora una volta in
Corsica, di cui viene nominato luogotenente generale e viceré. Sbarca
una prima volta ad Ajaccio ed avvia alla volta di Calvi 1500 fanti francesi
per impedire che i genovesi scorrano il territorio circostante; sbarca
poi nel golfo di San Fiorenzo
e vi fa ricostruire la fortezza, nonostante il parere contrario del
Corso; fa anche rafforzare le difese di Biguglia e trova sempre ostacoli
nel capitano corso. Affrontato da Girolamo di Lodrone, muove in soccorso
di Furiani ed obbliga gli avversari a retrocedere; ritorna, quindi, a San
Fiorenzo e non manca di travagliare i nemici con ininterrotte scaramucce.
Dalla Francia giungono alcuni ambasciatori regi; costoro lo riconciliano con
il suo emulo e Sampiero Corso si trasferisce in Francia. Arrivano dei rinforzi
e l'Orsini assale Farinole, che viene abbandonata dai genovesi; ottiene Furiani
da alcuni disertori corsi e tallona gli avversari in fuga. Entra in
Nonza. |
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Sett. |
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Francia |
A Vescovado annuncia ai corsi
che l'isola sarebbe stata incorporata alla Francia. |
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1558 |
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Francia |
Invia 1000 fanti a Nonza ed
altri 1000 nella Balagna. |
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1559 |
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Francia |
Lascia la Corsica alla conclusione
della pace di Cateau-Cambrésis: l'isola è consegnata ai commissari genovesi
Giambattista Grimaldi e Cristoforo Sauli. Sbarca in Provenza con molti
francesi e corsi e gli viene conferito l'ordine di San
Michele. |
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1560 |
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Mar. |
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Francia |
Si trova a Parigi, a corte; riceve
numerosi attestati di liberalità dal re. |
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.............. |
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Lascia presto anche la Francia,
perché nauseato del trattamento subito dagli italiani a corte. Fa ritorno
in Italia e passa al servizio dei veneziani. |
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1562 |
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Mag. |
Venezia |
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Il consiglio dei Dieci delibera
l'assunzione dell'Orsini: gli è proposta una condotta per tre anni di
ferma e due di rispetto; gli sono concessi una provvigione annua di
4000 ducati ed il pagamento di 10 lance spezzate, in pratica capitani
senza condotta che militano ai suoi ordini. |
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Ago. |
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Accetta le condizioni che gli
sono proposte. |
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Dic. |
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Capitano g.le fanteria
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Lombardia |
Ai suoi 10 capisquadra è dato
uno stipendio annuo di 48 ducati; a lui sono riconosciute alcune agevolazioni
fiscali. In caso di conflitto, deve provvedere all'arruolamento di 1000
fanti e di 100 cavalli. Stabilisce la sua sede a Brescia. |
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1563 |
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Ott. |
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Consegna alla Serenissima una
relazione sul modo di conservare in ordine le truppe in tempo di pace. |
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1564 |
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Feb. |
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Veneto e Lombardia |
Si reca a Venezia e protesta
nel collegio dei Pregadi per alcuni cambiamenti apportati alla sua condotta
da un decreto del Senato del dicembre precedente. E' nominato governatore
di Brescia. |
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Sett. |
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Lombardia |
Muore a Brescia,
pper un incidente che lo vede scaraventato fuori dalla sua carrozza
dopo aver perso il controllo dei cavalli. |
Di grande valore. Accorto guerriero. Coraggioso.
Capitano esperto. Grande maestro di guerra.
Famoso capitano.
Desideroso di gloria.
Eloquente.