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Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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……...... |
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Emilia |
Giovanissimo, fa il suo apprendistato
militare al seguito della famiglia ora esule, ora al potere, nelle alterne
fasi della vita politica di Bologna. |
| 1325 |
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| Nov. |
Ghibellini |
Chiesa |
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Emilia |
Prende parte alla battaglia di Zappolino. |
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1327 |
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Estate |
Lucca |
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Trentino |
E’ a Trento presso l’imperatore
Ludovico il Bavaro, su incarico del signore di Lucca Castruccio Castracani. |
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1328 |
Chiesa |
Impero |
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Emilia |
Nel secondo semestre ricopre
l’incarico di rettore di Modena. |
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1329 |
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……...... |
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Emilia |
Viene riconfermato altre due
volte nel mandato di rettore di Modena. |
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Ott. |
Impero |
Chiesa |
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Emilia |
Muta partito ed entra in Modena
come vicario imperiale. Si collega con i Rossi tesi alla liberazione
del loro congiunto Rolando, catturato a tradimento dal cardinale legato
Bertrando del Poggetto; si unisce poi con l’arciprete di Bologna della
famiglia Galluzzi, con Guido dei Sabatini, con Nanni dei Dotti ed Alberghettino
Manfredi, per fare ribellare Bologna. E’ previsto che le truppe pontificie
escano dalla città per affrontare le milizie imperiali in avvicinamento
a Parma: il Panigo ha il compito con Guidinello da Montecuccheri di
scendere dalla montagna con 500 uomini e di presentarsi alla porta di
borgo Pradello o di Sant’Isaia; nell’azione dovrebbe essere assecondato
dal fratello Galeotto, di cui è prevista l’introduzione nella città
con altri 1000 uomini. Il del Poggetto scopre la trama per una delazione:
tutti i partecipanti sono catturati, tranne il Panigo che si trova sugli
Appennini a preparare le milizie. Il legato in un primo momento non
punisce i colpevoli per timore di una sollevazione generale; riceve
in rinforzo da Firenze 300 cavalli e 400 balestrieri e fa decapitare
sulla piazza di Bologna i congiurati; solo l’arciprete morirà
di fame in carcere. |
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Nov. |
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Lombardia |
Il Panigo è bandito da Bologna,
scomunicato e perseguitato a morte dal del Poggetto; si trasferisce
a Milano come vicario di Ludovico il Bavaro. |
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Dic. |
Verona |
Chiesa |
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Veneto |
Passa al servizio del signore
di Verona Mastino della Scala ed ha il comando di un contingente di
mercenari tedeschi. |
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1330 |
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Gli viene tolto il bando; nonostante
ciò preferisce non rientrare in Bologna. |
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1334 |
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Feb. |
Verona |
Chiesa Impero |
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Emilia |
Combatte con i Correggio le
truppe dell’imperatore Carlo di Boemia. Cavalca a Brescello e vi costruisce un ponte di barche sul Po. Saccheggia il reggiano;
sorpreso nottetempo con 400/600 cavalli a Massenzatico, è fatto prigioniero
dai Rossi, dai Fogliano e dai pontifici. E’ riscattato dal della Scala
con altri connestabili, catturati nella medesima occasione, quali Gottifredo
e Niccolò da Sesso e Giovanni Manfredi: per la loro liberazione i reggiani
ricevono dal signore di Verona 6600 fiorini. |
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1335 |
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Giu. lug. |
Mantova |
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Emilia |
E’ nominato da Luigi Gonzaga
podestà di Reggio Emilia. Nella città alloggia nel palazzo pubblico
che provvede a fortificare. Fa abbattere sui monti vicini i forti di
Castelnuovo, Albinea e Mozzadella; fa costruire, invece, una fortezza
a Rubiera. |
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Ago. |
Verona |
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Ritorna al servizio di Mastino
della Scala. |
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1337 |
Verona |
Venezia Firenze |
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Combatte le truppe della lega
guelfa al comando di un gruppo di venturieri tedeschi.
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1338 |
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Nov. |
Verona |
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Veneto |
Si reca a Verona e vi si incontra
con Mastino della Scala. |
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1339 |
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Feb. |
Milano |
Comp. ventura |
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Lombardia |
E’ agli stipendi di Azzone
Visconti. Alla testa di 700 cavalli (di cui 200 di Bologna e 300 forniti
dal conte di Savoia), contribuisce alla vittoria di Luchino Visconti
a Canegrate contro la Compagnia di San Giorgio di Lodrisio Visconti,
di Guarnieri di Urslingen, del Malerba e del conte Lando. Vince subito
400 cavalli, lasciati da Lodrisio Visconti alla guardia di Parabiago
con i prigionieri dello scontro, avvenuto la notte precedente e perso
da Luchino Visconti (1500 cavalli) in un combattimento
durato sei ore. Il successivo intervento del Panigo nella battaglia
di Canegrate, si verifica con i nemici che si sono dispersi alla caccia
di prede e di prigionieri; esso cambia radicalmente l’esito della battaglia
in corso. Nello scontro muoiono d’ambo le parti 4000 cavalli e molti
più fanti. Per la vittoria è eretta in onore di Sant’Ambrogio una chiesa
tra Parabiago e Nerviano. |
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1340 |
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Feb. |
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Lombardia |
Si reca a Mantova per presenziare
alla nozze di Ugolino Gonzaga con una sorella di Mastino della Scala.
Durante i festeggiamenti viene armato cavaliere. |
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……. |
Comp. ventura |
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Si dà alla ventura; nella sua
compagnia vi sono molti partecipanti della Compagnia di San Giorgio. |
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1342 |
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Sett. |
Comp. ventura |
Siena Parugia |
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Toscana e Umbria |
Fonda con l’Urslingen e Mazarello
da Cusano la Grande Compagnia, forte di 3000 barbute e finanziata dai
signori di Milano, Mantova, Padova, Parma e Forlì. Guidato da Francesco
Ordelaffi, attraversa la Toscana, saccheggia la val di Chiana e costringe
senesi e perugini a riconoscere una forte taglia ai venturieri. |
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Ott. |
Forlì |
Chiesa |
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Romagna |
Alla difesa di Forlì. |
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Nov. |
Comp.. ventura |
Bologna Firenze |
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Romagna Toscana |
Prosegue per Imola e Bologna.
Respinto dai mercenari bolognesi e dalle fortificazioni poste sul Lamone
nei pressi di Faenza, ricorre all’aiuto di scaligeri e viscontei per
cercare di impadronirsi di Bologna. Bloccato, si sposta sugli Appennini,
ove si scontra con le masnade degli Ubaldini che lo obbligano a riparare
a Laterina nel contado di Arezzo. E’ assediato dai fanti e dai cavalli
di Gerozzo Bardi, che conduce le truppe del duca di Atene Gualtieri
di Brienne. Il Panigo viene forzato ad arrendersi a patti per la mancanza
di vettovaglie. E’ rilasciato con la promessa di non muovere guerra
ai fiorentini per un anno e di non unirsi con l’Urslingen in caso di
attacco a Bologna da parte di quest’ultimo. Simula di prendere la strada
per la Lombardia e si porta invece in Romagna. |
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Dic. |
Rimini |
Fano |
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Romagna Marche |
Aiuta Malatesta Malatesta Guastafamiglia
a combattere Ferrandino Malatesta ed a recuperare Fano.
Subito dopo raggiunge i resti della Grande Compagnia, sempre
bloccati sulle rive del Lamone. |
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1343 |
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Gen. |
Comp. ventura |
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Emilia |
Taddeo Pepoli permette alla
compagnia di attraversare i suoi territori e riconosce ai venturieri
una taglia di 60000 fiorini: il Panigo non può, invece, rientrare in
Bologna |
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Apr. |
Comp. ventura |
Mantova Ferrara |
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Emilia |
Penetra nel modenese e nel
reggiano che pone a sacco: alla fine, i componenti della compagnia si
dividono il bottino ed ognuno prende il suo cammino. |
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……...... |
Milano |
Pisa |
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Toscana |
Ritorna al soldo di Luchino
Visconti e si porta a Pisa con 200 cavalli, ufficialmente per sposarsi
con una sorella di Arrigo e Valeriano Castracani, nella realtà per tramare
con i figli di Castruccio ai danni del conte di Donoratico Fazio della
Gherardesca, signore di Pisa. La congiura è scoperta ed è scacciato
dalla città; abbandona il servizio dei Visconti per passare a quelli di Ugolino Gonzaga. |
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1344 |
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Dic. |
Mantova |
Ferrara Verona |
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Emilia |
Ha l’incarico di occupare Reggio
Emilia. Al comando di 600/900 cavalli e molti fanti, si unisce con il
Gonzaga per assalire a Rivalta l’avanguardia dell’esercito estense,
cui, peraltro, il Gonzaga ha concesso un salvacondotto per il transito.
Assale di sorpresa gli estensi fra i torrenti Crostolo e Modolena: sono
catturati Giberto da Fogliano e Giovanni da Correggio; il marchese Obizzo
d’Este si salva, viceversa, con la fuga. I prigionieri sono condotti
a Mantova. |
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1345 |
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Gen. |
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Veneto
Emilia Lombardia |
Alla testa di 600 cavalli e
di 2000 fanti, irrompe nel veronese, tocca Isola della Scala, Melara,
Bergantino, raggiunge Pontelagoscuro, devasta e dà alle fiamme tutto
ciò che trova. Rientra a Mantova e, dopo pochi giorni, cavalca a Reggio
Emilia con il Gonzaga, portando ovunque gli usuali guasti. E’ poi a
Campogalliano ed a Quarantoli: da ultimo, è costretto a desistere dall’azione
per la mancanza di rifornimenti. |
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Mar. |
Milano |
Pisa |
Capita no g.le |
Toscana |
Passa agli stipendi dell’arcivescovo
di Milano Giovanni Visconti, scende in Garfagnana, dopo avere superati
gli Appennini con 700 barbute e 2000 fanti per lo più
balestrieri. Batte i pisani, che tentano di sbarrargli la via
a Cavalormo sul Serchio; lascia
la Toscana per il contemporaneo attacco di scaligeri e bolognesi nel
reggiano. |
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Apr. |
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Toscana Lombardia |
Ai primi del mese, si ferma
a Rotaia, perché gli è bloccato il passo; avvia delle trattative con
gli avversari e si reca a Milano per averne l’approvazione. Fa ritorno
al campo in otto giorni con
una risposta negativa; proseguono gli incontri. |
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Mag. |
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Toscana |
Il Gonzaga ottiene l’appoggio
del Visconti. Il Panigo cavalca in Garfagnana per fare restituire ai
pisani i castelli appartenenti ad essi prima del conflitto. Raggiunge
il ponte di Bacciano; chiede di incontrarsi con Niccolò da Gragnano,
che accetta di avere un colloquio con lui da solo sul colle di San Lorenzo.
I due discutono; dalle parole passano alle armi ed il Panigo cerca di
colpire l’avversario con la spada. Reagisce un seguace del Gragnano,
che lo ferisce e scavalca con un colpo di lancia al petto; è finito
dal Gragnano, che lo ferisce mortalmente con una stoccata la quale gli
oltrepassa la corazza fra il petto e l’ombelico. |
Condottiero valoroso.
Si acquistò buona fama.