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Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1297 |
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Mar. |
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Sicilia |
Si trasferisce
in Italia al tempo dei Vespri Siciliani. Proprietario di alcuni
beni ad Egea de los Caballeros nei pressi di Saragozza, giunge
in Sicilia al seguito dell’infanta Violante d’Aragona, sorella
del re Federico. |
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1300 |
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Spagna |
Ricopre l’incarico
di scudiero di Giacomo d’Aragona. |
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1302 |
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Campania |
Scorta dalla
Sicilia a Napoli Violante d’Aragona, che si sposa con il duca
di Calabria Roberto d’Angiò. Gli è dato in feudo il castello
di Raiano in Terra di Lavoro. |
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1305 |
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Apr. mag. |
Napoli |
Pistoia |
300 cavalli |
Toscana |
Giunge in Toscana
alla testa di 300 cavalli aragonesi e catalani e di molti fanti
armati di giavellotti (i cosiddetti mugaveri). Venuto in appoggio
di fiorentini e lucchesi, assedia in Pistoia Tolosato degli
Uberti ed Angelo dei Pazzi di Valdarno coadiuvati da soldati
pisani ed aretini ed i guelfi bianchi scacciati da Firenze,
Prato, Volterra e Lucca. Con fiorentini e lucchesi vi sono le
milizie di Siena, Prato, Volterra, San Gimignano, Città
della Pieve, Colle di Val d'Elsa, Città di Castello,
Orvieto, nonché i fuoriusciti di Bologna, Pisa, Arezzo
e Pistoia e di molte città romagnole. Circonda Pistoia
con più battifolli: uno al ponte di Bonelle con fossi,
steccati e bertesche sorvegliato dai fuoriusciti pistoiesi;
altri al Nespolo ed a Sant'Agostino. Sono pure fortificati alcuni
villaggi nei pressi del capoluogo. Il campo maggiore si trova
presso la porta di Ripalta ed è sorvegliato congiuntamente
da fiorentini e lucchesi. In un secondo momento gli attaccanti
circondano con un fossato tutta la città e la rinserrano
con steccati e bertesche per impedire sia che vi giungano soccorsi
dall'esterno di uomini e di vettovaglie, sia che qualcuno ne
possa uscire. |
| Sett. |
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Toscana |
A metà mese entrano
in Pistoia, inviati dal papa, due prelati Guglielmo Durante,
vescovo di Mende, e Piliforte, abate di Lombez che impongono
ai belligeranti una tregua di quindici giorni. Le due parti
sono convocate, rispettivamente, a Pisa (i pistoiesi) ed a Lucca
(fiorentini e lucchesi) per trovare un accordo. Tutto si rivela
inutile. |
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Ott. nov. |
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Capitano g.le catalani |
Toscana |
Ha il comando
delle operazioni allorché Roberto d’Angiò lascia la Toscana
per non essere colpito dall’interdetto lanciato su fiorentini
e lucchesi dal cardinale Napoleone Orsini, legato del papa Clemente
V, che vuole la lace fra le varie città toscane. Ha il titolo
di maresciallo e di capitano generale delle milizie catalane. |
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1306 |
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Gen. |
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Lascia l’incarico. |
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1307 |
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Giu. |
Napoli |
Ferrara |
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Toscana |
Si trova al
campo della lega guelfa a Gargonza con 300 cavalli e 500 fanti
mugaveri. E’ inviato a Bologna, per contrastare il marchese
di Ferrara Azzo d’Este. |
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Sett. |
Ferrara |
Verona Mantova |
Maresciallo e capitano g.le |
Veneto
Lombardia ed Emilia |
Con la firma
della pace fra i contendenti, passa al servizio dell’Este per
contrastare gli scaligeri, i Bonacolsi ed i fuoriusciti di Modena,
Reggio Emilia e Ferrara. Raggiunge a Ficarolo gli estensi con
1200 bolognesi guidati da Dalmasio dei Banoli e 160 cavalli
ungheri. Avanza su Ostiglia con la cavalleria e la fanteria
estense che, ad un certo momento, si rifiutano di seguirlo perché
Azzo d’Este vienecolpito da una forte emorragia accompagnata
da dolori al ventre. Con il rientro al campo del marchese, conquista
Ostiglia che è data alle fiamme e costringe Ramberto Ramberti
e Salinguerra Torelli a ripiegare ad Isola della Scala con gli
scaligeri. Il della Ratta espugna il castello di Serravalle
a Po, grazie ad un’azione coraggiosa di Cortesia Cavalcabò che
supera da solo il fossato; il della Ratta si impossessa del
naviglio di Botticella Bonacolsi ivi ancorato: sono distrutti
il ponte e la torre, dopo avere vinto la resistenza dei difensori
(100 cavalli e 1000 fanti), dei quali ne sono catturati o uccisi
300, senza contare coloro che muoiono annegati nel Po. Arriva
il Bonacolsi e gli estensi si ritirano incendiando il castello.
Sorgono al campo dissidi fra il della Ratta e l’Este, e questi
raggiungono l’acme con il suo ordine di decapitazione di Malvasio
da Melara. Rientra a Ficarolo, a Ferrara ed a Bologna. In quest’ultima
città ha il compito di domarvi un’insurrezione: viene assediato
nella cittadella. Nella mischia sconfigge gli attaccanti: 30
prigionieri sono impiccati ed altri sono obbligati a riscattarsi
con il pagamento di una grossa somma.
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1308 |
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Giu. |
Napoli |
Ghibellini |
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Romagna |
Riceve in soccorso
dagli estensi 200 cavalli e si muove nell’imolese; è presso
il canale di Conselice e viene nominato conte camerlengo. Devasta
per alcuni giorni il contado distruggendo i raccolti e tagliando
piante. |
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Sett. |
Napoli |
Donati |
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Toscana |
Si porta a
Firenze con 250 cavalli catalani e si schiera con la maggioranza
dei guelfi neri contro Corso Donati, che ha tentato di divenire
signore delle città con l’ausilio di Uguccione della
Faggiuola. Assedia il Donati nelle sue case nel sestiere di
porta San Pietro e lo insegue quando costui riesce a fuggirne.
Alcuni suoi catalani lo catturano a Rovezzano e lo conducono
a Firenze resistendo ad ogni tentativo di corruzione;
uccidono, infine, il Donati con un colpo di lancia alla
gola su mandato di Rosso della Tosa e di Pazzino dei Pazzi alla
badia di San Salvi, ad un miglio dalla porta di Santa Croce,
allorché il nobile fiorentino si lascia cadere da cavallo. |
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1309 |
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Mag. giu. |
Firenze |
Arezzo |
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Toscana |
Viene a Monte
San Savino con 200 cavalli e 100 fanti e danneggia il contado
fino alle porte di Arezzo. |
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Ago. |
Napoli |
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Emilia |
Con la vittoria
dei pontifici sui veneziani, si sposta a Ferrara come vicario
del re di Napoli: non riesce a pacificare gli animi dei cittadini
e fa impiccare 28 partigiani degli estensi. |
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1310 |
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Feb. |
Firenze |
Arezzo |
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Umbria |
In appoggio
a Città di Castello prende la via della Valdarno con 400 cavalli
e 6000 fanti; entra nell’aretino per Vallelunga e ne devasta
il contado. Il della Faggiuola gli va incontro per sorprenderlo
sotto Cortona: batte il capitano avvversario, lo fuga e gli
cattura 3 bandiere; fra i nemici sono uccisi 400 uomini con
Vanni Tarlati e Cione dei Gherardini. |
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Lug. |
Firenze |
Todi |
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Umbria |
Appoggia i
perugini contro Todi alla testa di 300 cavalli. I nemici sono
vinti. |
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1311 |
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Viene nominato da Roberto
d'Angiò vicario generale in Provenza ed in Romagna. |
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Giu. |
Napoli |
Impero |
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Emilia |
Contrasta le
truppe dell’imperatore Enrico di Lussembrugo e si trova alla
difesa di Bologna alla testa di 400 cavalli catalani.. |
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Lug. |
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Romagna |
Si sposta in
Romagna e con Gilberto di Santilla incarcera tutti i capi ghibellini
di Forlì, Faenza ed Imola, per impedore la loro unione con gli
imperiali. |
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Ott. |
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Emilia e Liguria |
E’ richiamato
a Bologna. Passa in Lunigiana a Pietrasanta ed a Sarzana per
ostacolare la marcia di Enrico di Lussemburgo, che da Genova
si sta spostando a Pisa. |
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Nov. |
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Toscana |
Entra alla
difesa di Lucca. |
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1312 |
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Mag. |
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Toscana Umbria e Lazio |
Al comando
di 300 cavalli catalani, 1000 fanti ed altri 200 cavalli fiorentini,
parte da Firenze, tocca Orvieto e si congiunge a Roma con l’esercito
confederato (600 cavalli catalani e pugliesi di Giovanni d’Acaja,
300 cavalli e 1000 fanti lucchesi, 200 cavalli e 600 fanti senesi).
Con l’aiuto degli Orsini scaccia dal Campidoglio il senatore
Luigi di Savoia, occupa mezza città con Castel Sant’Angelo,
San Pietro e Trastevere: ai colonnesi ed ai partigiani dell’imperatore
resta l’altra metà. Il giorno di San Giovanni Battista fa correre
il palio secondo gli usi fiorentini. Con l’incoronazione in
San Giovanni in Laterano Enrico di Lussemburgo si dirige con
il suo esercito su Tivoli e Todi. |
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Ago.
sett. |
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Umbria e Toscana |
Il della Ratta
lascia Todi ed Orvieto per trasferirsi alla difesa di Firenze
con 2000 cavalli. L’imperatore si volta contro la città: egli
punta al castello di Incisa per ostacolargli il cammino con
1800 cavalli. I fiorentini si rifiutano, tuttavia, di combattere
anche se le forze in campo sono pressocché uguali; gli avversari
possono così aggirare il passo e con il conte di Savoia
ed Enrico di Fiandra attaccano all’improvviso a Montelfi la
sua retroguardia. Il della Ratta è sconfitto seppur con perdite
limitate fra i suoi (uccisi 25 cavalli e 100 fanti); tocca a
Fiesole ed entra in Firenze, di cui inizia l’assedio da parte
nemica. I guelfi vengono subito in soccorso della città ed in
pochi gioni giungono rinforzi da Lucca (600 cavalli e 3000 fanti),
Pistoia (100 cavalli e 500 fanti), Prato (50 e 400), Volterra
(100 e 300), Colle di Val d’Elsa, San Gimignano e San Miniato
(ciascun comune 50 cavalli e 200 fanti), Bologna (400 e 1000),
Rimini, Ravenna, Faenza, Cesena (complessivamente 300 cavalli
e 1500 fanti), Gubbio (100 cavalli) e Città di Castello (50
cavalli). Questo esercito forte di 4000 cavalli e di ancor più
fanti si trova a fronteggiare l’imperatore che guida
1800 cavalli (800 tedeschi e 1000 italiani, di Roma, della marca
di Ancona, del ducato di Spoleto, di Arezzo, della Romagna,
dei conti Guidi e di quelli di Santa Fiora) e di molti fanti. |
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Ott. |
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Toscana |
Proseguono
le operazioni per un mese; il periodo è caratterizzato dalle
usuali scorrerie: né gli attaccanti né i difensori, infatti,
tentano alcun attacco decisivo. |
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……...... |
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Toscana |
L’anno prosegue
fra tafferugli, litigi e disordini fra i soldati del della Ratta
e quelli di Ferrandino Malatesta. |
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1313 |
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Feb. mar. |
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Toscana |
Incalza gli
imperiali che ripiegano a San Gimignano e sopraffà gli avversari
a Castelfiorentino; Enrico di Lussemburgo abbandona Poggibonsi
e si rifugia a Pisa. |
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……...... |
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Campania |
Il re di Napoli
Roberto d’Angiò gli dà in feudo i beni di Bartolomeo Siginolfo,
caduto in disgrazia, con la terra di Montorio nei Frentani ed
il titolo comitale. |
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1314 |
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Apr. |
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Emilia e Romagna |
Ritorna a Ferrara
come vicario angioino: nasce un tumulto a favore degli estensi
e sgomina i rivoltosi. Da qui passa a Castrocaro Terme ed a
Forlì: fa incarcerare Scarpetta Ordelaffi con un fratello ed
un nipote. Non è, in ogni caso, in grado di avere la città,
per cui libera tutti i prigionieri in cambio di 15000 fiorini. |
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Giu. |
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Emilia e Toscana |
Sostituito
nel suo incarico da Pino della Tosa, parte per Bologna e Firenze:
porta con sé come ostaggio Azzo d’Este, figlio di Francesco.
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……...... |
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Campania |
Viene nominato
gran camerario del regno. |
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1315 |
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Apr. |
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Campania |
Riceve dalla
corte angioina 2000 fiorini, quale saldo di suoi crediti. |
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Giu. |
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Romagna |
Eletto nuovamente
vicario della Romagna, è autorizzato di circondarsi di una guardia
del corpo di 30 cavalli; gli è riconosciuto uno stipendio giornaliero
di un’oncia e di15 tarì |
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Ago. |
Napoli |
Pisa |
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Toscana |
Partecipa alla
battaglia di Montecatini contro il della Faggiuola: inquadrato
nell’ala sinistra affianca Piero d’Angiò, attraversa il Bona
e cerca di riordinare le truppe di Carlo d’Angiò, messe in disordine
dagli avversari; deve
ritirarsi per il mancato sostegno della fanteria. |
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1316 |
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Mag. |
Chiesa |
Forlì |
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Romagna |
Ricopre per
un anno l’incarico di conte e di rettore della Romagna: le località
sottoposte alla sua autorità sono nella realtà le sole
Bertinoro, Meldola e Castrocaro Terme. Sempre nel mese, si trasferisce
a Cesena con i suoi famigliari. |
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Giu. sett. |
Chiesa |
Forlì |
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Romagna |
Con il podestà
di Cesena Ferrandino Malatesta, assale i forlivesi sul torrente
Bevano. A settembre vi è la pace fra le parti. |
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1317 |
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Lug. |
Chiesa |
Este |
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Emilia |
Trasferitosi
a Ferrara, è scacciato dalla città, a seguito di un tumulto
popolare alimentato dai partigiani degli estensi. |
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Ott. |
Napoli |
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Capitano g.le 200 cavalli |
Toscana |
Ritorna a Firenze,
quale vicario del re di Napoli al posto di Amelio del Balzo;
ricopre la medesima carica anche per Pistoia e Prato. Ha il
comando delle truppe guelfe in Toscana. |
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1318 |
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Mar. |
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Campania |
Ritorna a Napoli,
per gravi interessi di Roberto d’Angiò e del papa Giovanni XXII. |
| Sett. |
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Romagna |
Per conto del re di Napoli
ricopre nuovamente con Alfonso de Vayllo la carica di conte
e di vicario di Romagna. L'incarico avrà termine nell'agosto
dell'anno successivo. |
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……...... |
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Gran connestabile |
Campania |
Ottiene il
titolo di conte di Caserta e gli viene conferita la carica di
gran connestabile. Per i suoi meriti gli sono riconosciuti in
perpetuo 800 once d'oro l'anno. |
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1324 |
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Nov. |
Napoli |
Sicilia |
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Campania |
E’ invitato
a porre in ordine le truppe per appoggiare il duca di Calabria
nella sua prossima spedizione contro il re di Sicilia. |
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1325 |
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Muore. |
Valorosissimo nell’arte militare. Uomo di grande valore.
Persona di una certa esperienza. Pratichissimo nelle cose di
guerra.
Di un certo prestigio. Uomo di gran governo.
Dal corpo bellissimo e grande vagheggiatore.