| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| 1495 |
Napoli |
Francia |
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Si dà al mestiere delle
armi. Il suo apprendistato avviene nelle truppe comandate da
Consalvo di Cordoba contro i francesi. |
| 1498 |
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Campania |
Libero da impegni di soldo
si stabilisce a Napoli e si addestra presso l'ufficio tecnico
delle fortificazioni. Alterna in tal modo lo studio teorico
con l'esercizio dell'arte della guerra. |
| 1501 |
Spagna |
Francia |
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Puglia |
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1502 |
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Puglia |
Milita nella
compagnia di Ignazio Lopez di Ayala. |
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1503 |
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Feb. |
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Puglia |
Si trova alla
difesa di Barletta. E’ inviato da Prospero Colonna, con Giovanni
Capoccio, dal la Motta (prigioniero degli spagnoli) affinché
costui ritratti o confermi un discorso offensivo tenuto nei
confronti dei soldati italiani con l’Ayala. E’ uno dei tredici
campioni nella celebre disfida di Barletta nel cui corso abbatte
Graiano d’Asti e salva la vita al conterraneo Guglielmo Albamonte.
Si collega con quest'ultimo e Miale da Troia, entrambi feriti,
prende gli spiedi fatti collocare collocare in precedenza ai
bordi del campo da Prospero Colonna ed uccide più cavalcature
degli avversari. I francesi sono fatti prigionieri l'uno dietro
l'altro. Con la vittoria, viene armato cavaliere da Consalvo
di Cordoba. Il capitano spagnolo dona a ciascuno di vincitori
una collana composta di tredici anelli d'oro e viene data a
tutti la facoltà di aggiungere tale emblema al proprio
stemma famigliare. I francesi, prima della disfida, sono tanto
sicuri della vittoria che non si sono curati di depositare in
anticipo presso il proprio giudice di campo la somma di 1300
ducati oggetto della posta del torneo insieme con le armi e
le relative cavalcature. Allorché dopo la vittoria il
giudice di campo italiano, il capitano di artiglieria Diego
de Vera, chiede al suo omologo francese (di nome Pocodinari)
la consegna della posta in palio, costui non è in grado
di fare fronte alle richieste. Il Cordoba ordina che i campioni
francesi siano trattenuti in ostaggio a Barletta fino alla completa
consegna dell'intera somma (avvenuta quattro giorni dopo). fra
i tanti riconoscimenti al Salamoni sarà riconosciuta
la metà delle entrate demaniali della città di
Lecce. |
| Apr. |
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Puglia |
Prende parte alla battaglia di Cerignola. |
| 1504 |
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Lazio |
Si trasferisce da Napoli a Roma al seguito di Prospero
Colonna. |
| Apr. |
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Sicilia |
Ritorna in Sicilia e vende
alcuni beni per rimettere in ordine il proprio armamento. E'
segnalata una sua presenza a Sutera dove consegna alla chiesa
locale una statua della Madonna del Soccorso opera dello scultore
Birrittaro. Viene accusato presso i giudici del regno dal barone
Marino La Mattina, nobile di Polizzi Generosa e barone di Campobello
di Licata, sia di avere avuto una relazione con una sua figliastra
e di averne successivamente dissipato i beni, sia di essere
ebreo. |
| .......... |
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Lazio |
A Roma, sempre al fianco del
Colonna. Ottiene la nomina di capitano. |
| 1507 |
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| Giu. |
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Lazio |
Chiede ed ottiene dal re di
Spagna Ferdinando il Cattolico un salvacondotto per ritornare
in Sicilia. |
| Lug. |
Ferrara |
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Emilia |
Lascia Roma e si reca a Ferrara
dove è accreditato dallo stesso Colonna presso il duca
Alfonso d'Este. Passa agli stipendi degli estensi. |
| 1508 |
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Sicilia |
Rientra in Sicilia per quattro
mesi. Usufruisce del salvacondotto richiesto allo scopo di premunirsi
dalle pretese di creditori insoddisfatti e dalle minacce del
barone La Mattina che ha presentato contro di lui una nuova
denuncia per sfruttamento ed abbandono della figliastra. Il
contenzioso sarà risolto a favore del Salamoni solo nel
marzo 1511, allorché il viceré di Sicilia Ramon
Foch de Cardona deciderà di non procedere nei suoi confronti. |
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1509 |
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Nov. |
Ferrara |
Venezia |
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Emilia |
E' raggiunto
a Ferrara dal barone La Mattina; viene sfidato a duello . Ha
la peggio e solo l’intervento di Niccolò d’Este vale a salvargli
la vita: guarito dalle ferite, è condannato dal duca Alfonso
d’Este a pagare le spese occorse al suo avversario. Si rifiuta
di obbbedire. |
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1512 |
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Apr. |
Ferrara |
Chiesa Spagna |
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Romagna |
Partecipa alla
battaglia di Ravenna. Sempre nel periodo, il re di Spagna gli
confischerà le entrate di Lecce: la motivazione ufficiale
è quella di avere ucciso in un duello privato il barone
La Mattina. |
| 1513 |
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| Ott. |
Spagna |
Venezia |
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Veneto |
Prende parte alla battaglia di Creazzo. |
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1517 |
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Mar. apr. |
Chiesa |
Comp. ventura |
500 fanti |
Marche |
Fronteggia
nelle Marche le truppe di Francesco Maria della Rovere teso
a recuperare il ducato di Urbino. Si trova all’assedio di Mondolfo
nel cui castello entra a fine marzo. Scoppiano nel campo pontificio
dispute tra i fanti italiani ed i lanzichenecchi: esce dal castello
con le sue compagnie in ordinanza, si congiunge con i fanti
di Orsino Orsini ed insieme ammazzano i tedeschi con i quali
si imbattono. 2 di costoro fuggono presso il legato, il cardinale
di Bibbiena Bernardo Dovizi: sono entrambi uccisi a colpi di
archibugio, sebbene si trovino a fianco del prelato. |
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1521 |
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Sett. |
Chiesa |
Francia |
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Emilia |
E’ alla difesa
di Parma con 3 compagnie di soldati. Ha l’incarico di difendere
la porta di San Michele. |
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Dic. |
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Emilia |
Riesce a respingere
un improvviso assalto portato alla porta della Stradella da
Marcantonio Colonna, dal Buonavalle e da Federico Gonzaga da
Bozzolo. Con il ritiro degli avversari gli abitanti gli concedono
la loro cittadinanza e lo propongono al papa per un premio straordinario
di 5000 ducati (gliene sono accordati 3000). |
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1522 |
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Mar. |
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Emilia |
E’ sempre alla
difesa di Parma con 300 fanti. |
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Apr. |
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Lombardia |
Prende parte
alla battaglia della Bicocca. Sempre nel mese passa alla guardia
di Pavia con Francesco dalla Porta: minaccia di allontanarsi
dalla città per il ritardo delle paghe. |
| Mag. |
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Liguria |
Entra in Genova attraverso
una breccia aperta nelle mura dall'artiglieria imperiale. |
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Sett. |
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Lombardia |
Alla guardia
del Castello Sforzesco con 500 fanti. |
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Ott. |
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Emilia |
Ha l'incarico
dal cardinale di Sion di espugnare la rocca di Soragna tenuta
da Giambattista e da Giampaolo Meli, ribelli allo stato della
Chiesa. Alla testa di 400 fanti, mette a sacco il castello che
verrà restituito a Bonifacio Aldighieri. |
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Nov. |
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Emilia |
Con l'Aldighieri
deve evacuare da Soragna e cedere la rocca a Giampaolo Meli
accorsovi con numerose truppe. |
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1523 |
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……. |
Milano |
Francia |
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Lombardia Piemonte |
Milita al servizio
del duca di Milano Francesco Sforza. E’ segnalato a Milano ed
a Novara. A Milano abita nei pressi della porta Cumana, parrocchia
di San Marcellino. |
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Sett. |
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Lombardia |
E’ alla difesa
di Cremona con 3500 fanti italiani. Difende validamente la città
dai francesi capitanati dal Bozzolo; fa scavare una trincea
contro la rocca che protegge i suoi uomini dal tiro delle artiglierie
francesi. |
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Nov. |
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Lombardia |
Entra in Pavia
con numerosi fanti italiani: a seguito di una rissa fra soldati
italiani e spagnoli, è fatto prigioniero da questi ultimi. E’
liberato poco dopo in cambio di una bandiera trafugata dai suoi
uomini. 300 sono i morti d'ambo le parti. La sua compagnia ne
risulta decimata. |
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1524 |
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Feb. |
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600 fanti |
Lombardia |
Si trova alla
difesa di Milano. Rimane nella città al comando delle fanterie
con Stefano Colonna e Sigismondo Malatesta allorché il viceré
di Napoli Carlo di Lannoy esce dalla città per portarsi nel
pavese ed affrontarvi i francesi. |
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Mar. |
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Lombardia |
Passa con i
suoi uomini alla difesa del castello di Garlasco, appena recuperato
dai veneziani del della Rovere. |
|
Apr. |
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Lombardia |
Si unisce con
800 fanti a Giovanni dei Medici ed assale Abbiategrasso. |
| 1525 |
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| Feb. |
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Lombardia |
Prende parte alla battaglia di Pavia. |
| Mag. |
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Lazio |
Si sposa a Roma con la nobildonna Bartolomea de
Teolis. |
| Lug. |
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Vende 2 sagri ed altri 9 piccoli
pezzi di artiglieria già in dotazione della sua compagnia. |
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1526 |
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Sett. |
Chiesa |
Colonna |
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Lazio |
Affianca Stefano
Colonna allla difesa di porta Santo Spirito a Roma e ributta
inizialmente l’attacco dei colonnesi. |
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…….. |
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Lazio |
Arricchitosi
con la guerra (il suo patrimonio ammonta a 25000 scudi, parte
in contanti e parte in lettere di cambio), abbandona il mestiere
delle armi per vivere a Roma di cui ottiene la cittadinanza. |
| 1527 |
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| Giu. |
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Lazio |
Nella sua casa romana del
rione Pigna, un mese dopo il sacco della città da parte
di spagnoli e lanzichenecchi, è stipulato un atto notarile
per la liberazione di Cola di Domizio fatto prigioniero dagli
imperiali. Fa pure pressioni sul capitano Saur, un siciliano
militante nel campo imperiale, per ottenere la liberazione di
un altro ostaggio. |
| 1529 |
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Lazio |
Acquista dal monastero di
San Sisto all'Appia, per 2418 ducati, la fattoria di Ponte Mammolo,
una volta proprietà della chiesa di Santa Maria in Tempulo. |
| 1534 |
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........... |
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Lazio |
Prende possesso
della nuova casa del Pellegrino, situata presso l'arco di Carmigliano
(presso la piazza del Collegio Romano), acquistata per 1525
scudi ed abitata dal vescovo di Civita che pretende di viverci
senza pagare alcun affitto. |
| Ago. |
Chiesa |
Impero Ottomano |
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Sicilia |
Milita al servizio del papa
Paolo III. A Messina gli è dato il comando di un colonnello
di 2000 fanti per contrastare le scorrerie dei corsari barbareschi. |
| 1535/
1536 |
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Lazio |
Rientra a Roma. Il suo soggiorno
è caratterizzato dai contrasti con il vescovo di Civita
e con il governatore di Roma Benedetto Conversino, che invia
i propri servi a rubare il fieno nei suoi terreni siti nei pressi
del ponte Mammolo. |
| 1543 |
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Giu. |
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Lazio |
Deve subire
un nuovo processo per minacce e violenze usate ad un famiglio
del governatore in una controversia civile riguardante i confini
di una vigna; viene anche accusato di essere l'autore di alcuni
sonetti anonimi che alludono alla nomina cardinalizia dell'attuale
pontefice avvenuta grazie all'ascendente della sorella Giulia
sul papa Alessandro VI. E' anche imputato per avere pugnalato
un suo creditore che gli ha chiesto il rientro da un prestito.
Viene rinchiuso a Roma per otto giorni nel carcere di Tor di
Nona. Interviene Paolo III a farlo liberare. |
| 1547 |
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| Nov. |
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Lazio ed Emilia |
Rimane vedovo: la moglie è
sepolta a Roma nella chiesa di Santa Maria in Araceli. E' inviato
a Parma dal papa a seguito dell'assassinio a Piacenza di Pier
Luigi Farnese. Gli è offerto l'incarico di consulente
militare del nuovo duca. Nella città alloggia nel palazzo
ducale. |
| 1551 |
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Emilia |
Parma è coinvolta in
un conflitto tra francesi ed imperiali. Il Salamoni si rende
conto della inadeguatezza della cinta muraria della città;
comunica le sue preoccupazioni al nuovo duca Ottavio Farnese
che convoca allo scopo l'architetto Paciotti. Collabora con
quest'ultimo. |
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……. |
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Emilia |
Vive a Parma
in una casa a fianco del monastero dei benedettini e della chiesa
di San Giovanni. Con l'architetto Paciotti insegna aritmetica
e scienza delle fortificazioni ad Alessandro Farnese, figlio
del duca Ottavio. |
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1569 |
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Emilia |
Muore a Parma
all'età di novantuno anni. E' sepolto per suo desiderio
nella tomba comune della chiesa di San Giovanni, dove ha sede
l'omonima confraternita di cui il Salamoni fa parte da molti
anni. A Roma la figlia Clelia fa erigere nella chiesa di Santa
Maria sopra Minerva un cenotafio (oggi scomparso) che ne ricorda
la memoria e le gesta. |
Valoroso.
Soldato esperto.
Famoso soldato siciliano. Onorato. Uomo dabbene e
valoroso.
Salamone, fu per tradizione familiare cavaliere e
cercò sempre di custodire, in mezzo alle brutture della guerra,
gli ideali della cavalleria. Fu un uomo colto. Insegnç matematica
ed arte delle fortificazioni ad Alessandro Farnese. Studiò
nell'ufficio tecnico delle fortificazioni di Napoli, seguendo in ciò
una tradizione familiare che vide suoi antenati svolgere compiti di
sovrintendenze, per conto dei re di Sicilia, sui castelli e le fortezze
del regno. Salamone.