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Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1430 |
Milano |
Venezia |
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Lombardia |
Combatte agli
ordini di Francesco Sforza. Viene catturato da Bartolomeo Colleoni
mentre con 60 cavalli si sta dirigendo verso Crema. |
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1434 |
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Feb. |
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Lombardia |
Si trova nel
bresciano. Si batte a duello con Cesare da Martinengo alla Macina,
tra Orzinuovi e Soncino, per avere preso le difese di Tristano
Sforza: vi è prima uno scontro a cavallo con la lancia e con
gli stocchi. I contendenti, successivamente, combattono a piedi
finché il Sarpellione, ferito, deve dichiararsi vinto ed essere
disarmato dal rivale. |
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Mag. |
Chiesa |
Fortebraccio Milano |
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Lazio ed Umbria |
Abbandona l’assedio
di Montefiascone con Troilo da Rossano per tagliare la strada
a Vitorchiano a Niccolò Piccinino, che si vuole congiungere
con Niccolò Fortebraccio. Si attenda a San Martino al Cimino
con lo Sforza e si prepara a combattere: interviene l’ambasciatore
ducale Urbano di Ortona che avvia le prime trattative di pace.
Si sposta ad Otricoli con il Rossano. |
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Giu. |
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Umbria |
Affronta il
Piccinino a Vetralla ed a Petrignano. |
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Ago. |
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Lazio |
Libera Castel
Sant’Angelo dall’assedio postovi dal Fortebraccio. |
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1435 |
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Mag. |
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Umbria |
Muove alla
volta di Otricoli con il Rossano. |
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Giu. |
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Romagna |
Cattura a Maturano,
con il Rossano, Francesco Piccinino e Sacramoro da Parma con
200 cavalli mentre stanno
scortando con i loro uomini un convoglio di viveri. 20 sono
i prigionieri di taglia e 40 i buoi razziati. |
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1436 |
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Sett. |
Sforza |
Chiesa |
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Emilia |
E’ a Riccardina
con lo Sforza e Pietro Brunoro; irrompe negli accampamenti pontifici
ed intima agli uomini del governatore Baldassarre da Offida
di non intervenire a difesa di quest'ultimo. Sigismondo Pandolfo
e Domenico Malatesta si mettono da parte; Pietro Giampaolo Orsini
cerca viceversa di resistere ed è fatto prigioniero. |
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1437 |
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Feb. |
Firenze |
Milano |
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Toscana |
Guerreggia
contro il Piccinino con Niccolò da Pisa ed il Brunoro. Attacca
a Barga in monte Cologno
uno dei tre campi nemici che sostengono l’assedio alla località:
Ludovico Gonzaga è fatto prigioniero e gli sono tolti carriaggi
e bombarde. Il Piccinino deve spostarsi in Lunigiana; alla difesa
di Lucca rimane il solo Sacramoro da Parma. |
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1439 |
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Primavera |
Venezia |
Milano |
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Veneto |
Segue lo Sforza
nel Veneto. |
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Giu. |
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Veneto |
Batte i viscontei
a Soave. |
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Nov. |
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Trentino e Veneto |
Partecipa alla
battaglia di Tenno: è sospettato da alcuni di avere facilitato
la fuga del Piccinino dal castello di Tenno e di avergli dato
il proprio cavallo. Sempre nel mese, appoggia lo Sforza ed il
Gattamelata alla riconquista di Verona, occupata tre giorni
prima dal Piccinino, da Gian Francesco Gonzaga e da Luigi dal
Verme con un improvviso assalto. Allorché il Piccinino
ed il Gonzaga abbandonano la cittadella e fuggono verso Vigasio,
li insegue con il Rossano, uccide molti dei loro uomini e fa
numerosi prigionieri. Rientra a Verona ed accusa Maggio Maggi
per il suo operato manifestamente favorevole al Gonzaga nel
breve periodo di sottomissione della città ai nemici e gli mette
a sacco il palazzo: le autorità veneziane intervengono a favore
del loro cittadino e sedano in tal modo ogni possibilità di
disordini. |
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Dic. |
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TrentinoLombardia |
Con il Rossano
e 300 fanti conduce a Brescia un piccolo convoglio di munizioni.
Prende la via di Ledro e di Lodrone e giunge a Lumezzane; attacca a Rodengo-Saiano le
milizie del Piccinino e le forza a volgere su Rovato; entra
nella città dopo avere attraversato la Franciacorta senza
alcuna difficoltà. Ne esce quasi subito per scortarvi una colonna
di carri per il trasporto di rifornimenti destinati agli abitanti
di Brescia. |
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1440 |
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Gen. |
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Lombardia |
Lascia Brescia
per riportarvi un nuovo carico di vettovaglie. |
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Mar. |
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Lombardia |
E’ in val Camonica. |
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Apr. |
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Veneto |
A Verona. Ha
il compito di indirizzarsi a Bosco Chiesanuova con 250 fanti
e 100 cavalli per un’azione di polizia: i fanti si mettono a
saccheggiare le case degli abitanti: costoro reagiscono, li
respingono e li inseguono sino a Poiano. E’ catturato nell’azione
un bandito di nome Corazza, che viene impiccato a Verona nella
piazza del frumento. |
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Giu. |
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Lombardia |
Con i fanti
e 2 squadre di cavalli assale Taliano Furlano sul ponte che
collega Soncino con Orzinuovi; si fa inseguire dal capitano
visconteo per allontanarlo dall’ Oglio; lo Sforza ne approfitta
per gettarsi su Soncino e togliere ai ducali quasi tutte le
salmerie; sono pure catturati 1500 cavalli. Il Sarpellione si
trasferisce in Toscana per prestare soccorso ai fiorentini minacciati
dal Piccinino. |
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1441 |
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Mar. |
Milano |
Venezia |
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Emilia e Lombardia |
Lascia Bologna
con 800 cavalli e da qui si sposta in Lombardia per combattere
agli ordini del Piccinino lo Sforza. Filippo Maria Visconti
gli accresce la condotta e gli dà in feudo Arena Po. Il Sarpellione
punta su Lovere con il dal Verme. |
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Apr. |
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Lombardia |
Conquista Lovere
ed il relativo castello con le bombarde. |
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Giu. |
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Lombardia |
Penetra nella
val Camonica; è attorno a Bergamo e vi intercetta 400 cavalli,
che dalla città si stanno dirigendo a Palazzolo sull’Oglio,
e 300 fanti fiorentini capitanati da Giovanni Mattei. Si unisce
con il Piccinino e si scontra a Cignano con gli avversari. Rimane
ferito nel combattimento. |
| Lug. |
Sforza |
Chiesa Napoli |
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Toscana
Umbria e Lazio |
Parte dalla
Lombardia con 600 cavalli e 400 fanti, giunge a Siena ed a Pitigliano
dove è ospitato dal conte Aldobrandino Orsini. Su istigazione
di Gentile della Sala, saccheggia Torre Alfina e vi cattura
Luigi Monaldeschi: costui riesce a fuggire ed a riparare a Bolsena.
Il Sarpellione inizia a distruggere la torre principale del
castello e fa spargere la voce di volerlo vendere: il Monaldeschi,
per rientrare in possesso della fortezza, è costretto a riconoscergli
una taglia di 600/1000 ducati, secondo le fonti di cui si fa
mallevadore Ranuccio Farnese; è, inoltre, costretto a
favorire la causa sforzesca contro i pontifici. Il Sarpellione
attacca quindi i fuoriusciti di Orvieto e Pietro Paolo Monaldeschi
che, con Gentile Monaldeschi, hanno il controllo di Bolsena,
di Onano, di Sugano, di Ripabella, di Civitella d’Agliano, di
Castiglione in Teverina, di Castel Rubello, di Ponzano, di San
Michele in Teverina e di Cervara. |
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1442 |
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……......... |
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Abruzzi |
Si riconcilia
con Giovanni Sforza; con tale condottiero muove negli Abruzzi
per appoggiare la causa di Renato d’Angiò contro gli aragonesi. |
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Giu. |
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Umbria e Lazio |
Difende Todi
alla testa di 1000 cavalli contro gli assalti dei pontifici
portatigli da Pietro Giampaolo Orsini, da Gian Francesco Gonzaga
e da Carlo di Montone: gli abitanti desiderosi di ritornare
sotto il dominio dello stato della Chiesa gli notificano che
se entro tre giorni non riceve soccorsi dallo Sforza si sarebbero
consegnati al Piccinino. Lo Sforza, fermo a Fabriano, gli manda
in soccorso 800 cavalli che non sono in grado di oltrepassare il castello di Fossato
di Vico; altre compagnie sono battute a Bibbiena. Avuto un salvacondotto
dal Piccinino, si trasferisce nel Lazio: si dirige verso Toscanella
(Tuscania) con 500 cavalli; difende Polimarzo dagli attacchi
che sono condotti da Angelo di Roncone; compie, infine, una
razzia di bestiame a Castro e vi fa anche 160 prigionieri. A
Tuscania prende alloggio nella contrada del Poggio, nella piazza
di San Giacomo. |
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Lug. ago. |
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Lazio |
Lacia Tuscania
con Dolce dell’Anguillara e Simonetto da Castel San Pietro alla
testa di 2000 cavalli e di 1000 fanti per puntare su Perugia.
Nella val Tiberina gli si muovono contro 1000 cavalli e 800
fanti agli ordini del Roncone e di altri condottieri; segue una grande scorreria tra Perugia e Todi che termina con
la cattura di alcuni abitanti e la razzia di molto bestiame
Tocca Brufa, Costano, Bastia Umbra; attacca, inutilmente, l’ultima
località alla cui difesa si trova Braccio Baglioni; conduce
le prede ad Assisi. |
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Sett. ott. |
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Marche e Lazio |
Si porta nella
marca di Ancona e raggiunge via mare Fano; si unisce con lo
Sforza e passa alla guardia di Monte Milone (Pollenza). Rientra
a Tuscania con 500 cavalli e molti fanti, con i quali si scontra
con Everso dell’Anguillara e Ranuccio Farnese. Conclude una
tregua di venti giorni con costoro e si sposta ad Acquapendente;
allo scadere di quest'ultima riprende le ostilità
ed assale il Farnese verso Marta, Everso dell’Anguillara
a Vetralla e Pietro Paolo Monaldeschi nelle vicinanze di Bolsena. |
| Nov. |
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1000 cavalli |
Umbria |
Scorrazza nel Chiugi con 1000
cavalli; fronteggia il Pazzaglia nell'orvietano e con la collaborazione
di Gentile della Sala fa dichiarare lo Sforza signore di Orvieto. |
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Dic. |
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Lazio |
Il giorno di
Natale infesta il contado di Viterbo, si impadronisce di 8500
pecore, di una quarantina di buoi, e fa 3 prigionieri: le prede
e gli uomini catturati vengono condotti a Tuscania. |
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1443 |
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Gen. feb. |
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Lazio |
Compie una
nuova scorreria verso Tolfa e Civitavecchia; si appropria di
20000 pecore appartenenti agli abitanti di Norcia. Everso dell’Anguillara
fa un inutile tentativo per opporsi al suo rientro; il Sarpellione
supera il ponte di Mignone e rientra a Tuscania. Alla notizia
della cattura di Gentile della Sala a Castel Rubello, conduce
ad Orvieto con 80 cavalli molte some di foraggio: Everso dell’Anguillara,
il Roncone e Pietro da Bevagna si preparano a coglierlo in imboscata
al suo ritorno a Tuscania. Gli è teso un agguato a Marta: nello
scontro vi sono 54 morti d’ambo le parti e fra i suoi uomini
sono catturati 50 fanti e 20 cavalli. |
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Mar. |
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Lazio |
Attacca Viterbo
con 1000 uomini; gli abitanti, con Francesco da Carrara che,
peraltro, ha a sua disposizione solo pochi armati, si ritirano
alla Grotta del Priello. Il Sarpellione ritorna a Tuscania allorché
in Viterbo entrano 300 cavalli di Federico da Montefeltro comandati
dal Polmone. E’ inseguito dagli avversari che lo raggiungono
alle Cadastre: sconfigge agevolmente i nemici cui cattura 8
uomini d’arme e 32 fanti di Viterbo riscattati successivamente
dalla cittadinanza. |
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Apr. |
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Lazio |
In conseguenza
di tale successo scorre con maggiore baldanza le maremme di
Montalto di Castro, di Corneto (Tarquinia) e di Civitavecchia.
Cavalca a Tarquinia e vi fa prigionieri 99 uomini di taglia;
manda poi alcuni cavalli e fanti ed a Malagrotta sono predate 1000 vacche ed alcune giumente. Granaglie
e bestiame sono condotti a Tuscania. |
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Mag. |
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Lazio |
Scala le mura
di Civitavecchia, ne dà alle fiamme una porta ed entra nella
città: il bottino (formaggio, vino, olio, ferro ed altre mercanzie)
è portato a Tuscania. |
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Giu. |
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Lazio |
E’ assediato
in Tuscania dal Piccinino: non ha problemi, perché può ricevere
vettovaglie e soccorsi in uomini grazie alla connivenza del
conte di Aversa, che pure milita al soldo degli avversari. |
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Lug. |
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Lazio |
Cattura in
più sortite vittoriose 150 cavalli. A fine mese ritorna sotto
Tarquinia con l’Anguillara e si impossessa di più di 500 some
di grano e di una grande quantità di buoi e di bufali; numerosi
sono anche i prigionieri. Una analoga incursione è effettuata
a Montalto di Castro. |
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Ago. |
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Toscana Lazio ed Umbria |
Assale Monticchiello
nel senese; nel proseguio, aiuta Ugolino da Montemarte a rientrare
a Montegabbione ed a Monteleone d’Orvieto scacciandone i fanti
perugini che ne sono alla guardia. Dopo qualche giorno abbandona
Tuscania (in cui rimane a presidio Donnino da Parma con 40 cavalli
e pochi fanti) per puntare verso la marca di Ancona. Si fa sempre
notare per le numerose scorrerie compiute nei territori controllati
dagli ecclesiastici. Saccheggia Gradoli, entra in Umbria e si
ferma dei giorni alla Zeppa di Valiani per radunarvi fanti e
cavalli. Tocca Paciano ed esce nel Materno; conquista Piegaro
dopo un trattato con un prete, e mette a sacco la località.
I suoi saccomanni si impossessano del castello di Monte Gualandro
dove sono catturati alcuni contadini cui hanno chiesto in precedenza
dell’acqua; sono invece respinti da Borghetto. Il Sarpellione
tocca Maceratola e Colle San Paolo; da ultimo si allontana da
Piegaro, dove vi colloca un presidio di 200 fanti, e si fa consegnare
dai perugini 2000 fiorini e 1000 some di grano. I prigionieri
sono condotti a Cortona. |
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Sett. |
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Marche e Romagna |
Raggiunge lo
Sforza a Fano dove costui è assediato dal Piccinino. Parte dalla
città con lo Sforza e giunge via mare a Rimini per incontrarvi
gli ambasciatori veneziani e fiorentini; rientra infine a Fano
con 2 fuste armate sulle quali sono imbarcati numerosi fanti.
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Nov. |
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Marche |
Batte i pontifici
a Montelauro: compare all’improvviso alle spalle dei fanti del
Piccinino che, colti dal timore, si inviliscono. Dopo la vittoria
assale Montenovo, che è messa a sacco benché la moglie dello
Sforza Bianca Maria Visconti interceda a favore degli abitanti.
Interviene direttamente lo Sforza che fa liberare i prigionieri. |
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1444 |
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Gen. |
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Marche |
Staziona tra
il Chienti ed il Potenza. Sostiene con vigore la guerra nei
contadi di Osimo e di Recanati; lo Sforza lo gratifica dandogli
il denaro inviato dai fiorentini. |
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Feb. |
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Marche |
Respinge a
Montefano i pontifici che provengono da Recanati. |
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Apr. |
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Marche |
Devasta il
recanatese. |
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Mag. |
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Marche |
Sa dalle sue
spie che il Piccinino medita di recarsi a Montecchio (Treia)
ed a Pollenza al fine di avere per trattato tale località. Tende
al condottiero un agguato notturno su un ponte del Potenza:
l’avversario si salva in una piccola torre nei pressi. |
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Giu. lug. |
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Marche |
Si porta a
Montefano per intimidire Osimo e Recanati. Il legato pontificio,
il cardinale Domenico di Capranica, chiama in suo soccorso il
Piccinino. Il Sarpellione invia i suoi carriaggi ad Appignano
e continua nella sua guerriglia contro il Piccinino; lo precede
su Castelfidardo e brucia le campagne di Loreto le cui fiamme
arrestano gli avversari. Il condottiero pontificio si rifa con
un assalto notturno ad Appignano nel quale il Sarpellione perde
tutti i suoi carriaggi. Angustiato dalla mancanza di vettovaglie,
è richiamato da Castelfidardo dallo Sforza e raggiunge quest'ultimo
a Castelletta sul Chienti. |
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Ago. |
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Marche |
Con Francesco
ed Alessandro Sforza sbaraglia a Montolmo (Corridonia) l’esercito
ecclesiastico che ora è comandato da Francesco Piccinino: attacca
il colle dove si sono posti gli avversari sul lato sinistro
e con la sua veemente azione supera gli sbarramenti arrivando
dentro il campo. Cattura 2000 cavalli e numerosi fanti; fra
i prigionieri vi sono anche il Capranica e Francesco Piccinino
che gli è consegnato da un disertore, un certo Colella. |
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Sett. |
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Marche |
Per appropriarsi
della taglia promessa dallo Sforza in caso di cattura di Francesco
Piccinino, si accorda con il capitano pontificio Giacomo da
Caivana e fa in modo che costui imprigioni il Colella. A quest’ultimo
sono fatti recidere orecchi, mani ed è estratto un occhio; il
Sarpellione ne segnala la morte allo Sforza e si fa consegnare
i 400 fiorini della taglia che saranno depositati presso un
banchiere di Fermo. |
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Ott. |
Milano |
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Capitano g.le |
Marche |
Sigismondo
Pandolfo Malatesta viene a Fermo a scusarsi
per la sua condotta ambigua nella recente guerra; il
Sarpellione, con Dolce
dell’Anguillara, cerca di persuadere lo Sforza a vendicarsi
del signore di Rimini. Alla morte di Niccolò Piccinino il duca
di Milano lo nomina suo capitano generale. Il condottiero non
ne fa parola con l’amico Sforza; gli chiede invece il permesso
di recarsi a Milano per riscuotervi le rendite di alcuni poderi
di sua proprietà. L’inganno viene scoperto da Alessandro
Sforza; lo Sforza lo ferisce con una coltellata e lo fa imprigionare. |
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Nov. |
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Marche |
E' incarcerato
a Fermo e gli è messa la mordacchia in bocca; sottoposto a tortura,
confessa anche delitti mai commessi; è impiccato a fine mese
nel castello del Girifalco. Il cadavere, squartato, è esposto
al pubblico. |
Pronto e valoroso nelle fazioni di guerra. Uno dei più
valenti condottieri. Audace e bellicoso. Il migliore dei condottieri dello
Sforza.
Famoso di gloria militare. Famosissimo guerriero di quei
secoli.
Accorto negli stratagemmi. Di agguerrito intendimento.
Prudente.
Rapace, vano, violento.
Poco fedele. Infido.