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Anno, mese
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Stato. Comp. ventura
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Avversario
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Condotta
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Area attività
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Azioni intraprese ed altri fatti salienti
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1366
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Savelli
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Roma
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Lazio
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Segue il padre nelle sue scorrerie nella campagna romana.
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1379
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Apr.
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Chiesa
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Antip.
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Lazio
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Milita nella compagnia di San Giorgio di Alberico da
Barbiano. Si distingue nella battaglia di Marino contro la compagnia dei
bretoni.
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1381
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Ago.
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Durazzo
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Napoli
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Campania
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Prende parte alla battaglia di Sant’Eramo, in cui è
sconfitto Ottone di Brunswick.
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1382
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Napoli
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Angiò
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Romagna
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1384
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Apr.
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Puglia
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Si trova a Barletta con il Barbiano.
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1388
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Milano
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1389
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Mag.
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Lombardia
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Presenzia al battesimo di un figlio naturale di Gian
Galeazzo Visconti.
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Giu.
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Milano
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Firenze
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200 lance
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Toscana
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Passa con 600 cavalli alla difesa di Siena, che è
minacciata dai fiorentini. Si unisce con i cavalli senesi, devasta il contado
di Montepulciano e contrasta la compagnia dei bretoni e Giovanni Acuto, che
dalla val di Chiana sta depredando a sua volta il senese. Affronta gli
avversari ad Asinalunga (Sinalonga) e li mette in fuga dopo un combattimento
di sette ore, al cui termine fa molti prigionieri. Tallona gli avversari
quando costoro si spostano in val d’Arbia.
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Lug.
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Toscana
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E’ raggiunto dal nobile perugino Golino di Niccolò, che
gli porta 250 fanti per contraccambiare i soccorsi offerti a Perugia dal
Visconti; invia a sua volta a Perugia 400 cavalli, allorché la città è
sconvolta da disordini sorti fra la fazione nobiliare e quella popolare dei
raspanti.
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…….
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Umbria
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Viene a Perugia e cerca di impadronirsi di Cortona a spese
di Uguccione Casali.
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1390
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Apr.
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Umbria e Toscana
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E’ ancora nel perugino per contrastarvi i fuoriusciti;
assedia Agello con 400 cavalli e 1000 fanti fra perugini e forestieri. I
fiorentini preparano un convoglio di 100 muli carichi di frumento, che è
avviato da Cortona verso il castello con la scorta di 800 cavalli ungheri e
tedeschi e 500 fanti. Il Savelli attacca la colonna; i fuoriusciti escono da
Agello e con l’aiuto dei fiorentini accerchiano i suoi uomini e li obbligano
a fuggire a Perugia. E’ inseguito dai nemici sino a San Mariano e deve lasciare nelle loro
mani 50 cavalli. Rientra a Siena.
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Mag.
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Toscana
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Il conte di Virtù dichiara ufficialmente la guerra ai
fiorentini; il Savelli muove da Siena contro Firenze con Giovanni degli
Ubaldini. E’ a Lucignano, dove ha un trattato; assale il castello con
Giovanni Tedesco da Petramala e vi entra dopo averne data alle fiamme la
porta. Fronteggia Cecco di Diana e lo costringe a ritirarsi in Montepulciano;
recupera Chiusi e libera la rocca dall’assedio postole dagli avversari. Con
la morte dell’Ubaldini, rimane alla difesa di Siena con il Pietramala. Con
quest’ultimo contrasta i fiorentini con alterna fortuna.
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Giu.
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Toscana
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Cattura nei pressi di Marciano Filippo Guazzalotti: il
Visconti ordina di avvelenare il capitano, perché i fiorentini nello stesso
modo si sono disfatti dell’Ubaldini. Avuto il tossico, il Savelli invita a
pranzo il condottiero e gli fa somministrare del vino avvelenato.
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Lug.
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Toscana
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Con il richiamo in Lombardia delle milizie viscontee,
fronteggia i nemici con poche forze: i senesi sono forzati a consegnargli
4000 fiorini ed a promettergliene altri 3000 al fine di raccogliere nuove
truppe. Si dirige a Casole d’Elsa e ritorna indietro con risultati di nessun
rilievo.
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Ago.
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Toscana
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I fiorentini si ritirano nell’aretino; si mette al loro inseguimento e li
sorprende di notte al Sambuco. Sconfina ancora nell’aretino e sconfigge
nuovamente i fiorentini a Rigomagno. Nello scontro è catturato Cecco di Diana
con 125 uomini che sono condotti a Siena; fra i nemici i morti sono 35.
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Sett.
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Toscana
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I fiorentini ricevono nuovi rinforzi; il Savelli deve
ripiegare a Siena, inseguito dagli avversari fino a porta Camollia: il popolo
esce da Siena e ributta i nemici.
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Ott.
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Toscana
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Con il Pietramala, reprime in Siena un tumulto provocato
da Donadeo Malavolti: costui è ucciso; alcuni suoi fautori sono catturati e
giustiziati. Il Savelli è nominato vicario ducale nella città: in tale veste
fa impiccare un capitano senese che, catturato dai fiorentini, è liberato
solo per consegnare una lettera alle autorità cittadine.
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1391
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Mar.
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Toscana
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E’ a Siena con Andreasio Cavalcabò, allorché il comune
cede la propria sovranità al Visconti
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Lug.
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Piemonte Lombardia
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Affianca Jacopo dal Verme a Castellazzo contro Giovanni
d’Armagnac e l’Acuto in Lombardia. Si trova alla difesa di Soncino: costretto
a ritirarsi a Paterno, è sconfitto dall’Acuto nonostante il sostegno ricevuto
da Facino Cane.
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1394
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Lug.
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Colon.
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Chiesa
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Lazio
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Appoggia Giovanni Colonna nel suo ingresso in Roma;
raggiunge il Campidoglio: si scontra con gli abitanti ed è obbligato a
ripiegare.
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1395
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Sett.
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Lombardia
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Assiste a Milano nella chiesa di Sant’Ambrogio alla
cerimonia in cui Gian Galeazzo Visconti viene nominato duca.
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1396
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Giu.
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Milano
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Firenze
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500 cavalli
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Toscana
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Contrasta ancora i fiorentini agli ordini del Barbiano.
Dal senese irrompe nel fiorentino e porta le sue scorrerie fin sulle porte
del capoluogo; continua le depredazioni in val di Chiana, a Montepulciano e
nell’aretino.
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Ago.
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Toscana
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Jacopo d’Appiano lo invia in soccorso di Biordo dei
Michelotti a Perugia con 200 lance: ritiene opportuno di non muoversi.
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Nov. dic.
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200 lance
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Toscana
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Passa con 200 lance alla difesa di Pisa,
minacciata dai Gambacorta. I lucchesi, su richiesta dei fiorentini,
tentano di bloccare la sua avanzata a Pietrasanta con steccati
e bertesche; i pisani, agli
ordini di Luca di Canale, lasciano Pisa, rovinano gli
apprestamenti e gli permettono di raggiungere la città dove
è alloggiato nel palazzo di Jacopo d’Appiano.
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1397
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Feb.
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Toscana
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E’ respinto un suo attacco portato di sorpresa a San
Miniato.
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Mar.
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Toscana
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Cavalca nel fiorentino.
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Apr.
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Toscana
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Prende la via del mare e fa un’incursione verso Massa del
Marchese (Massa Marittima ): il bottino ed il numero dei prigionieri è
relativamente scarso.
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Ago.
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Lombardia
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Richiamato in Lombardia, prende parte alla battaglia di
Governolo, dove ha il comando della prima schiera forte di 2000 cavalli.
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Sett.
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Toscana
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A Siena, quando il Barbiano parte dalla Toscana per essere
spostato in Lombardia.
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Nov.
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300 lance
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Liguria
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E’ a Sarzana per appoggiare Benedetto Manguadori nel
trattato volto alla conquista di San Miniato.
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Dic.
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Toscana
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Con i tre ambasciatori ducali Niccolò Pallavicini,
Niccolò Diversi e frà Filippo assicura l’Appiano nella sua signoria
su Pisa.
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1398
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Gen.
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Toscana e Liguria
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Con il Diversi si propone di catturare Jacopo
e Gherardo d'Appiano nel palazzo del primo. Dopo la cattura
dei due signori della città avrebbero dovuto cavalcare
in Pisa con 900 cavalli. Gli ambasciatori ducali si fanno aprire
di notte il palazzo del vecchio signore e gli chiedono a nome
del Visconti le chiavi delle fortezze di Pisa, Livorno, Piombino
e Cascina. L’Appiano ne promette la consegna; la mattina seguente,
tuttavia, fa armare il popolo ed assalire il Savelli che è alloggiato
nel suo palazzo. Il condottiero è colto disarmato, è catturato
dopo essere stato ferito due volte, è condotto nella cittadella:
i suoi uomini sono svaligiati di armi e cavalli e rinviati in
Lombardia. Il Diversi sotto tortura rivela la trama e fa i nomi
dei pisani che ne fanno parte. Costoro sono giustiziati; egli
è incarcerato a Sarzana.
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Feb mar.
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Liguria Toscana Lombardia
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E’ rilasciato a fine febbraio allorché
Antonio Porro si reca a Pisa a confermare l’amicizia del duca
di Milano con gli Appiano: prima di essere liberato deve promettere
che non si sarebbe mosso contro i pisani, né che li avrebbe
molestati con rappresaglie; in caso contrario avrebbe dovuto
pagare una penale di 10000 fiorini: mallevadori dell’accordo
sono, fra gli altri, Giovanni Colonna, Giovanni da Fighino,
Luca di Canale, Antonio Porro, Niccolò Pallavicini e
lo stesso Visconti. Ottiene un salvacondotto dai lucchesi per
rientrare in Lombardia con la sua compagnia.
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1400
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Antip.
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Chiesa
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Lazio
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Parteggia con Giovanni Colonna e Nicola Colonna per
l’antipapa Benedetto XIII contro il pontefice Bonifacio IX.
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1401
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Mag.
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Milano
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Bologna
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Emilia
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Combatte nel bolognese le truppe di Giovanni Bentivoglio.
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Giu.
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Emilia
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Prende parte alla battaglia di Casalecchio di Reno
inquadrato nella terza schiera.
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Ago.
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Lombardia
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E’ chiamato a far parte del consiglio ducale con Carlo e
Pandolfo Malatesta, i vescovi di Pavia, di Novara, di Pisa e di Feltre,
Francesco Gonzaga, Antonio da Montefeltro, il Colonna, il Barbiano,
Baldassarre Spinola, Leonardo Doria, il dal Verme, il camerlengo Francesco
Barbavara, il cancelliere Giovanni da Carnago, i consiglieri Pietro di Corte
e Filippo dei Migli.
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Sett.
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Lombardia
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A Milano, per i funerali del Visconti che si svolgono del
Duomo: si trova a fianco della bara sul lato sinistro con i principali
capitani.
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Dic.
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Lombardia
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Con il Gonzaga ed il dal Verme assiste alla cerimonia in
cui i rappresentanti di Milano prestano il giuramento di fedeltà nelle mani
di Giovanni Maria Visconti.
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1403
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Lug.
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Milano
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Chiesa
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Emilia
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Con Facino Cane, Filippino Cane e Lancillotto Beccaria
scaccia da Bologna l’esercito della lega guelfa, riuscito in un primo momento
ad entrare nella città.
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|
Ago.
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Termina il conflitto, i fuoriusciti rientrano in Bologna
ed il Savelli cerca di mantenervi l’ordine ostacolando le lotte fra le
fazioni.
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Sett.
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Emilia e Lombardia
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E’ a Parma ed a Milano. E’ presente alla conclusione di
una tregua fra guelfi e ghibellini lombardi.
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1404
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Gen.
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Milano
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Guelfi
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Lombardia
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E’ con Giacomo dalla Croce a Brescia alla guardia della
cittadella con 400 cavalli. Quando Pietro Gambara assale i guelfi a porta
Pile, ne esce con i ghibellini, occupa la città e la pone a sacco.
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Apr.
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Toscana
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A Pisa per la firma dell’accordo, mediante il quale
Gabriele Maria Visconti si riconosce nelle mani del Boucicaut vassallo del re
di Francia Carlo VII.
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Lug.
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Venezia
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Padova
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600 lance
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Veneto
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Giunge alla bastia di Gambarare,acquistata dai veneziani
con l’esborso di 6000 ducati al suo capitano: la prima risposta degli
avversari è quella di fargli trovare un fossato, costruito in soli due giorni
da 30000 padovani, confortati dalla presenza di Francesco Novello da Carrara
e dei figli, largo 30 piedi, molto profondo e munito di trincee con torri. Il
serraglio si congiunge ai suoi estremi con le paludi vicine.
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Ago.
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Veneto
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E’ sconfitto nella battaglia di Gambarare.
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Sett.
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Veneto
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Sorgono dissapori tra lui ed il capitano generale
Malatesta Malatesta, che ritardano ogni azione conclusiva contro i carraresi:
per tale motivo si accampa oltre il Brenta di fronte al castello di Limena.
Vi è attaccato dal Carrara, da Niccolò d’Este e dal Barbiano, che lo
sconfiggono duramente: padovani ed estensi si appropriano di un grande
bottino e, secondo alcuni cronisti, catturano 2500 cavalli; secondo altri il
Savelli perde più verosimilmente 600 cavalli e 200 fanti: nello scontro si
batte con il signore di Padova: viene ferito al volto con un colpo di spada
che gli spacca la visiera. Prende
allora una grossa lancia e ritorna alla carica contro il Carrara che,
provvistosi a sua volta di un’arma uguale, lo scavalca: i suoi uomini lo
rimettono a stento in sella e può lasciare il campo. Secondo fonti estensi è
fatto prigioniero da Niccolò d’Este, anche se trova il modo di fuggire e di
negare di essersi mai arreso.
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Ott.
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Capitano g.le
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Veneto
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Il Malatesta chiede il congedo a causa della sua salute
malferma ed il Savelli è eletto capitano generale con lo stesso stipendio e
gli stessi poteri. Attua subito un abile stratagemma: a causa delle forti
nevicate finge di volersi ritirare nei quartieri invernali. di Treviso.
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Dic.
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|
Veneto
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E’ informato che i carraresi, ingannati dalla sua mossa,
hanno licenziato buona parte delle truppe; assale immediatamente il padovano
e promette ai suoi paga doppia e mese compiuto se riescono a superare gli
ostacoli; promette pure un premio di 4000 ducati per chi gli consegni un
passo nel serraglio difensivo. Guada il Brenta nei pressi du Stra con il
favore di alcuni contadini e porta con sé numerosi guastatori, che
costruiscono ponti di legname senza essere avvistati o sentiti dai nemici.
Riccio da Camerino varca ad Arino il fossato con i suoi fanti e molti
balestrieri: 2000 fanti fanno in tempo a superarlo, quando si presentano
sull’argine 200 cavalli, condotti da Ugo di Monforte e dal Carrara, che hanno
riconosciuto le bandiere di San
Marco. I padovani sono ributtati; nel combattimento il Savelli è ferito ad
una mano da un verrettone. Entra nel contado di Piove di Sacco e vi fa un
grande bottino; molti sono catturati nelle case fra uomini, donne e bambini;
a Venezia si accendono grandi fuochi per festeggiare il suo nome per il
successo conseguito. Avanza poi sino a Sambruson e si impadronisce della
torre del Curanello con la bastia di Lova; si attenda a Camponogara, arreca
immensi danni a tutto il territorio, invia nel veronese, in soccorso di
Francesco Gonzaga, 6000 uomini, fra fanti e cavalli, agli ordini di Giacomo
Suriano. E’ attaccato in Camponogara da 16000 uomini capitanati dal Carrara e
da Manfredo da Barbiano che lo sfidano a battaglia campale; dimostra di
accettare il guanto di sfida; si vede in inferiorità numerica (ha a
disoposizione soli 12000 uomini) e si fortifica sul Brenta munendo il campo
di fossi e sbarre. Il Senato veneziano, da parte sua, promette un premio di
10000 ducati ed una pensione annua per chi consegni vivo il signore di
Padova; altri premi per 5000 fiorini (con relativa pensione) sono pure garantiti
per chi ne catturi i figli. Manfredo da Barbiano, probabilmente corrotto da
un suo donativo di 12000 ducati inviatigli dentro oche e fiaschi di malvasia,
non ha il coraggio di assalire il suo campo; il Savelli approfitta dello
sconcerto nelle file carraresi e scorre fin sulle porte di Padova.
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1405
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Mar. apr.
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Veneto
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Riprende l’offensiva con più forza; si accinge ad
aggredire Castelcarro, difeso da Francesco Buzzaccarini. Vi concentra le sue
truppe con bombarde, mangani, ponti ed altre macchine da guerra. Supera su un
ponte il Brenta ed ha il conselvano.
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Mag.
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Veneto
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Attacca Castelcarro con la flotta di Rosso Marin ed
ottiene la fortezza in due giorni di continui combattimenti; tenta
inutilmente di impadronirsi di Piove di Sacco.
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Giu.
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Veneto
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Ha Bovolenta con l’esborso di 8000 ducati; respinto da
Monselice, difesa da Luca Lion, si accosta a Padova. Si acquartiera a
Terranegra ed a Vo di Zocco ed inizia ad assediare la città, flagellata dalla
fame e dalla peste.
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Lug.
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Veneto
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Con la caduta di Verona, è raggiunto dal dal Verme; si
impossessa delle trincee che proteggono la porta di Santa Croce a sud di
Padova; piazza le artiglierie davanti alla porta e bombarda l’omonimo borgo.
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Ago. sett.
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Veneto
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Il campo del Bassanello è attaccato all’improvviso dal
Carrara, che conduce 4700 uomini mentre il Savelli, disarmato, è nel suo
padiglione intento al gioco delle “tavole”; ferito da un colpo di spada alla
coscia sinistra, si dà alla fuga; 2 bandiere (una sua ed una di San Marco)
cadono nelle mani degli avversari. Solo il provvidenziale ritorno da
Monselice di Galeazzo da Mantova con 400 lance, lo salva dalla prigionia. Il
bottino che perviene nelle mani dei carraresi è valutato in 100000 fiorini;
molti sono i soldati che ricomprano a Padova le loro cavalcature e le loro
armi. E’ stipulata una tregua di dieci giorni per sotterrare i morti; con
Galeazzo da Mantova, Carlo Zeno e Roberto Morosini si incontra con il Carrara
e Michele di Rabatta per verificare le possibilità di pace.
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Ott.
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Veneto
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Muore di peste al campo del Bassanello. E’ sepolto a
Venezia nella chiesa di Santa Maria dei Frari con monumento opera di Jacopo
della Quercia.
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Grande uomo di guerra. Valoroso capitano.
Famoso condottiero. Uno dei più rinomati capitani del suo
secolo.
Uno dei maggiori baroni romani.
Di persona alta, carnagione bianca, occhi e capelli neri.