Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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1948      OTTOBONO TERZI  (Otto Buonterzo) Di Parma. Ghibellino. Conte di Tizzano, conte di Reggio Emilia, marchese di Borgo San Giovanni. Signore di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Montecchio Emilia, Brescello, Colorno, Fiorenzuola d'Arda. Figlio di Niccolò, padre di Niccolò, fratello di Giovanni e Jacopo, nipote di Antonio, genero di Carlo da Fogliano.

 + 1409 (maggio)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Ha le sue prime esperienze militari con Giovanni Acuto.

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Napoli

 

 

 

Milita nel regno di Napoli agli stipendi di Antonio Acquaviva.

1393

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Marche

Si trova ad Offida con Marino di Santa Vittoria ed il Malcorpo.

Apr.

Fermo

Fuoriusciti

 

Marche

E' contattato dal signore di Fermo Antonio Aceti, che lo convince a venire alla di fesa della città per fronteggiare i fuoriusciti che combattono a fianco di Luca di Canale e di Mostarda da Forlì. Scorre verso Montegranaro ma gli avversari preferiscono non uscire sul campo. A fine mese, si congiunge con la compagnia di Ceccolo Broglia.

Mag.

Chiesa

Forlì

 

Romagna

Contrasta gli Ordelaffi alla difesa di Bertinoro.

1396

 

 

 

 

 

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Milano

Firenze Lucca

 

Toscana

Affianca Alberico da Barbiano nelle sue incursioni in Toscana nelle quali è contrastato da Bernardo della Serra.

Dic.

 

 

 

Toscana

Lascia il pisano con Paolo Orsini ed entra nel lucchese. Vi si collega con Giovanni da Barbiano per scorrere ostilmente nel contado.

1397

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Toscana

Parte dal perugino con Ceccolino dei Michelotti e Guido d'Asciano e giunge nel pisano ove tocca Capannoli, Cevoli, Lari e Crespina. Affianca Alberico da Barbiano in Toscana ai danni dei fiorentini.

Feb.

 

 

 

Toscana

E' sventato un suo tentativo di avere San Miniato per trattato; invade allora il lucchese ed ha alcune scaramucce nei pressi del capoluogo. Bloccato sul Serchio a San Quirico di Moriano, è costretto a ritirarsi con l'Orsini ed il Broglia dopo avere effettuato alcune devastazioni.

Mar.

 

 

 

Toscana

Cavalca nel fiorentino dove ruba, uccide ed incendia case e palazzi; numerosi sono i prigionieri ed i capi di bestiame razziati.

Ago.

 

 

 

Lombardia

Si sposta nel mantovano e partecipa alla battaglia di Governolo, dove ha con Frignano da Sesso il comando della quinta schiera forte di 1000 cavalli. Gettato a terra da un colpo di lancia di Conte da Carrara, combatte a piedi con un'accetta, finché non è rimesso a cavallo dal Sesso, da Francesco Visconti e da Filippo da Pisa.

1398

 

 

 

 

 

Mag.

 

 

 

Lombardia

E' stipulata una tregua fra i contendenti. Il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti gli rinnova la condotta.

1399

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Toscana

Entra in Pisa con Antonio Porro, Corrado Lando e Galeazzo da Mantova (3000 cavalli e 1500 fanti) in occasione della cessione della signoria della città da parte di Gherardo d'Appiano a favore del Visconti.

Mag.

Chiesa

Comp. ventura

 

Marche

Con Fuzzolino Tedesco, Mostarda da Forlì ed Astorre Manfredi (800 cavalli) e 1200 fanti forniti dai bolognesi, appoggia pontifici e malatestiani. Si scontra a Cingoli con la compagnia del Broglia e del Carrara. E' sconfitto dopo nove ore di combattimento.

Ott.

 

 

 

Umbria

Si trova a Perugia con 800 cavalli ed il commissario visconteo Pietro Scrovegni per appoggiare l'azione del Michelotti e dei raspanti, che vogliono cedere la signoria della città al duca di Milano.

1400

 

 

 

 

 

Gen.

Milano

Chiesa

 

Umbria

Entra in Perugia  nel momento indicato più propizio dagli astrologi. Si ferma poi a Ponte San Giovanni ed alloggia a Monte Petriolo; occupa Nocera Umbra e Spoleto.

Apr.

 

 

 

Umbria

Assedia in Assisi il Broglia, capitano dei fiorentini; la città si arrende dietro la consegna ai difensori di una certa quantità di denaro.

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Bologna

Faenza

 

Romagna

Asseconda il Barbiano nell'assediare in Faenza Astorre Manfredi.

.................

Guinigi

Lucca

 

Toscana

Conduce una spedizione contro Lucca in appoggio a Paolo Guinigi che aspira alla signoria della città.

1401

 

 

 

 

 

Primavera

Rimini

Bologna

 

Emilia

Coadiuva Carlo Malatesta nel compiere alcune scorrerie nel bolognese ai danni di Giovanni Bentivoglio. Si ritira allorchégiungono in soccorso dei bolognesi fiorentini e carraresi.

Giu.

Milano

Bologna

 

Emilia

Con il Barbiano, depreda il bolognese fino a San Lazzaro di Savena.  Rientra subito dopo a Perugia.

Sett.

Milano

Firenze

 

Lombardia

E' preposto con il Cane alla difesa di Brescia attaccata dalle truppe dell'imperatore Roberto di Baviera, alleato di fiorentini e carraresi.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Con il Barbiano, Pandolfo Malatesta, Jacopo dal Verme ed il Cane, sconfigge a Nave gli avversari alla testa di 4500 lance tutte italiane. La vittoria è propiziata dall' intervento suo e da quello del Cane (800 cavalli): attacca i saccomanni nemici usciti dal campo alla ricerca di foraggio, li insegue e mette in fuga i tedeschi senza difficoltà. A Brescia sono condotti 1000 cavalli, due stendardi e molti prigionieri con il maresciallo del duca di Lorena.

.................

 

 

 

Veneto

Alloggia con i suoi uomini a Verona a spese dei cittadini.

1402

 

 

 

 

 

Mar.

Milano

Bologna Firenze

 

Emilia

Ha una grave lite con Ugolotto Biancardo; gli uomini delle due compagnie si scontrano in un duro combattimento nel corso del quale muoiono 180/200 uomini del Biancardo e 150/200 dei suoi. Anche il Terzi rimane ferito. E' il dal Verme a fare da paciere.

Apr.

 

 

 

Emilia

Si trova nel carpigiano.

Mag.

 

 

 

Emilia

A Cento con gli altri condottieri viscontei alla testa di 10000/12000 uomini.

Giu.

 

 

 

Emilia

Prende parte alla battaglia di Casalecchio di Reno, nella quale viene travolto e fatto prigioniero Bernardo della Serra. Ha con Prencivalle della Mirandola ed Anderlino Trotti il  comando della quarta schiera, forte di 2000 cavalli; si impadronisce di un ponte sul Reno e ne scaccia la Compagnia della Rosa, che è costretta a fuggire a Bologna.

Lug. ago.

 

 

 

Toscana

Segue il Barbiano in Toscana con i fratelli Jacopo e Giovanni. Per le sue imprese il duca lo investe di alcuni castelli già appartenenti ai da   Correggio, quali Montecchio Emilia, Brescello, Boretto, Gualtieri, Cavriago e Colorno.

Sett.

 

 

 

Lombardia

A Milano, per i funerali del Visconti che si svolgono nel Duomo.

Ott.

 

 

 

Toscana

Si trasferisce in Toscana con 500 lance.

Dic.

Milano

Chiesa Firenze

 

Umbria

Con 1200/1300 cavalli e 300 fanti, respinge da Perugia Giannello Tomacelli, fratello del papa Bonifacio IX, che con 1500 lance sta spalleggiando i fuoriusciti. Il capitano  generale pontificio ripiega a Todi alla notizia del suo arrivo.

1403

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Umbria

Rioccupa Assisi e vi sconfigge in un combattimento di tre ore l'Orsini, Mostarda da Forlì, il Carrara e Braccio di Montone (150 morti fra gli avversari). Si ferma a Ponte Pattoli.

Inverno

 

 

 

Umbria

Raggiunto da Pandolfo Malatesta (600 lance) e da Giovanni Colonna (300 lance), continua ad infestare il perugino.

Giu.

 

 

 

Emilia

Entra in Parma con 500 lance e 300 fanti; il giorno seguente esce per la porta di San Michele con 300 cavalli , attacca i partigiani della causa guelfa sino a Reggio Emilia ed a Sassuolo; razzia una grande quantità di bestiame. Si porta a Costamezzana per soccorrervi i Pallavicini ed è battuto dalle milizie dei Rossi a Varano de' Melegari. Si congiunge con gli Avogari e scorre a gran furia il carpigiano ed il correggese: il bottino viene condotto a Reggio Emilia.

Lug.

Milano

Rossi Firenze

 

Emilia

E' assalito nei suoi possedimenti dai da Fogliano, dai da Correggio e dai Rossi con l'aiuto dei fiorentini. Ottiene con il fratello Jacopo dalla duchessa Caterina Visconti il governo di Parma e di Reggio Emilia: allorché si accorge che i Rossi fanno entrare nella prima località alla chetichella un grande numero di loro fautori per sollevare Parma, assale i guelfi che sono di guarnigione nella cittadella; li espelle per dieci anni e dà loro il tempo tempo di una candela di dodici denari, messa ad ardere sopra la campana del comune in piazza, per prendere le proprie cose ed allontanarsi dalla città. Dopo di ciò,  con 1000 cavalli viscontei e molti fanti, saccheggia per un mese le loro case; gli abitanti devono riconoscere 10000 fiorini ai suoi uomini. I Rossi con oltre 2000 loro seguaci si portano al campo fiorentino e continuano la guerra nel parmense.

Ago.

 

 

 

Emilia

Scaccia da Parma altri 660 abitanti, che escono per la porta di Santa Croce. I Pallavicini distruggono un ponte di barche sul Po controllato dagli avversari: il Terzi li assale anch'egli verso Mezzano e cattura loro 60 cavalli.

Sett.

Milano

Padova Ferrara

 

Emilia e Lombardia

Esce da Parma con 300 cavalli e 200 fanti con i quali dà alle fiamme San Secondo Parmense e Viarolo: cattura più di 1000 contadini e pastori e si appropria di 400  capi di bestiame bovino e 200 di altro tipo. Al termine dell'incursione, punta a congiungersi sotto Brescia con il dal Verme e Galeazzo da Mantova, alla testa di 500  cavalli e di 1000 fanti,  per soccorrervi la cittadella che è assediata dai carraresi: i  difensori, infatti, hanno deciso di arrendersi a patti se entro otto giorni non ricevono concreti aiuti dall'esterno. Raggiunto a Casalmaggiore dai ghibellini bresciani, giunge alla porta di San Giovanni; è respinto; ripiega a porta Pile, dove può entrare e rifornire di armi e vettovaglie il presidio della cittadella con l'aiuto dei ghibellini. Trascorrono due giorni e Francesco Novello da Carrara e Niccolò d'Este si allontanano di notte da Brescia. Il Terzi si reca a Milano, conclude una tregua con i guelfi, passa a Guastalla, al cui governo prepone Guido Torelli. Si sposa con Francesca da Fogliano: mentre conduce la moglie dal castello di Dinazzano a Castelnovo di Sotto con gran pompa, sa che Gherardo Aldighieri, seguace dei Rossi, sta venendo da Castelfranco Emilia con 150 lance. Lascia la donna, corre ad attendere il condottiero avversario a Montecchio Emilia, lo cattura e lo rinchiude a Guardasone, dove lo farà uccidere. Negli stessi giorni Simone da Canossa ed Antonio Vallisnieri catturano Pietro dei Rossi, mentre da Bologna sta ritornando ai suoi possedimenti con 17 cavalli. Il Terzi lascia Castiglione dei Terzi con 60 cavalli, preleva il Rossi incarcerato a Montevetro e lo fa condurre a  Montecchio Emilia. Si riconcilia con il rivale.

Ott.

 

 

 

Emilia

Fa rientrare a Parma i partigiani dei Rossi.

Nov.

 

 

 

Emilia

Libera il Rossi ai primi del mese e si accorda con lui per togliere Parma al dominio dei Visconti: nel contempo, si fa riconoscere da questi ultimi Montecchio Emilia, Boretto, Brescello, Gualtieri, Borgo San Donnino (Fidenza), Fiorenzuola d'Arda a saldo delle paghe arretrate. Ordina a tutti gli abitanti del capoluogo di rientrarvi e fa giurare a tutti (per il momento) fedeltà al duca di Milano. Recupera il castello di Viniano degli Arduini, di cui si è impadronito Ludovico della Palude.

1404

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Emilia

Fiorentini e carraresi cercano di assumerlo ai loro stipendi: non trova l'accordo con i fiorentini, perché chiede una condotta di 600 lance e di 300 balestrieri, mentre la repubblica intende concedegliela di 500 lance. Altri contatti si ripeteranno per i due mesi successivi. Si unisce con il Rossi ed ottiene Montechiarugolo dai  Correggio.

Feb.

Terzi

Milano

 

Emilia

Il Rossi entra in Parma ed egli lo segue il giorno seguente provenendo da Castelnuovo dei Terzi: entra all'alba per la porta di San Barnaba con 600 cavalli e con il Rossi si fa signore della città a nome della fazione guelfa. Sono date alle fiamme le scritture degli archivi, aperte le prigioni e rilasciati i carcerati; molte case di ghibellini sono saccheggiate ed i rivali politici vengono espulsi.

Mar.

 

 

 

Emilia

Sono consegnati nel duomo di Parma ai due capitani le chiavi della città e delle rocche; costoro si giurano fratellanza e si comunicano con la medesima ostia. Il Rossi ed il Terzi aggrediscono le fortezze cittadine e minacciano di impiccare i difensori se non si arrendono; a seguito di un breve assedio, due castelli rimangono in suo potere, due in quello del Rossi; entrambi introducono 200 fanti nella cittadella. Con il suo emulo divide anche le porte della città: a lui vanno porta Nuova, la porta di Bologna e quella di San Michele; al Rossi spettano, invece, quelle di San Barnaba, di Santa Croce e di San Francesco. Il Terzi contrasta, quindi, le compagnie che stazionano a Fidenza e, sempre con il Rossi, raduna 2000 fanti a Montecchio Emilia ed a Montechiarugolo per minacciare il reggiano.

Apr.

Guelfi

 

Terzi

Milano

 

Rossi

700 lance

Emilia

I vari signori della Lombardia gli concedono una condotta di 700 lance. Manfredi Scotti entra in Piacenza con il pretesto di difendere i diritti del duca di Milano Giovanni Maria Visconti; il Terzi lascia Lodi ed entra nottetempo nella città per una breccia esistente nelle mura fra porta cremonese e porta San Lazzaro. Scaccia lo Scotti ed assedia i capitani viscontei Pietro da Bagno, Niccolò Crivelli e Cornelio da Rho, che si sono asserragliati nelle cittadelle di Fodesta, di Stralevata e di Sant'Antonino. Durante le operazioni di assedio fa impiccare sulla piazza del centro un prete, chiamato Campanino, per alcune parole volgari proferite nei confronti di Margherita Scotti, che sta parlando con il priore della chiesa di San Sisto. Vede inutili i suoi attacchi e, nello stesso tempo, teme che il Rossi gli giochi qualche scherzo a Parma; si riconcilia con i Visconti e rientra nella città per porta Nuova con Giberto di San Vitale, alla testa di 600 uomini fra fanti e cavalli. Svaligia le milizie dell'avversario e si impossessa di ponti, castelli e porte cittadine, con l'eccezione di quello di Santa Croce, dove si rinchiude la moglie del Rossi Giovanna Cavalcabò. Viene acclamato signore.

Mag.

Parma

 

Parma

Ferrara

 

Rossi Firenze

 

Emilia

Recupera Reggio Emilia, pervenuta agli estensi ed entra in città per la porta di Santo Stefano: 100 persone e molto bestiame sono portati a Montecchio Emilia. Subito dopo rientra a Parma, assale la rocca di Santa Croce, alla cui difesa si trovano Antonio dei Rossi ed Antonio Balestrazzo, che sono costretti alla resa quando sono piantate 5 grosse bombarde dalla parte di San Giovanni a Codiponte. A fine mese deve abbandonare Piacenza: feste e processioni a Bergamo per solennizzare l'evento.

Giu.

 

 

 

Emilia

Ottiene la cittadella di Reggio Emilia  ed obbliga Muzio Attendolo Sforza ed Uguccione Contrari a desistere dalle operazioni di assedio, portate con 800 cavalli e 2000 fanti. A Parma ordina a tutti i partigiani dei Rossi ed ai loro famigliari di lasciare la città nello spazio di tre ore: costoro devono passare per la porta di San Michele, ove sono spogliati dei loro beni. Con la loro partenza, le case dei Rossi sono una volta di più messe a sacco. Nella città il Terzi fa chiudere chiese, botteghe e tutte le porte con l'eccezione di quelle di San Michele e di San Francesco. Dopo tre giorni ritorna a  scorrere contro i guelfi; si porta a Porporano ed espugna le torri dei Catellani, dei Guazzardi e dei Valeriani, sostiene una forte scaramuccia con gli abitanti di Alberi. Cavalca a Montechiarugolo ed a San Gemignano cattura in un'imboscata 42 soldati, dei quali 36 sono imprigionati a Parma. Il pontefice gli manda in soccorso l'Orsini con 400 cavalli; da parte sua, emana un nuovo bando per il quale devono abbandonare la città tutti gli aderenti dei Rossi, comprese le donne. Lo stesso giorno, ha dal duca di Milano il castello e la cittadella di Reggio Emilia. I fiorentini inviano il Tartaglia in soccorso dei Rossi; il Terzi attende l'avversario alla stretta di Selvapiana, tra Rossena e Rossenella, e lo sbaraglia catturandogli 360 cavalli. Come risposta, i Rossi tolgono l'acqua a Parma.

Lug.

 

 

 

Emilia

Fa distruggere i raccolti di Alberi e Porporano ed imprigiona numerosi fautori dei Rossi; per rappresaglia gli avversari uccidono un certo Merlino, suo amico, e ne conducono a Parma il cadavere. Per vendetta il Terzi fa spianare sette case ed uccidere tutti i prigionieri della fazione dei Rossi che sono nelle sue mani  (170 o 314 secondo le fonti): i loro cadaveri sono portati a Porporano caricati su diciassette carri. E' pure creduto l'autore di altri misfatti, quali l'uccisione di un bambino in fasce gettato contro un muro o di un ragazzo, strappato alla madre, cui è tagliata la gola: è probabile che tali voci non siano vere ma che facciano parte di una leggenda per rendere ancora più crudele la sua immagine. Fa sgombrare, in ogni caso, Codiponte degli abitanti e ripete le sue scorrerie a Felino, Mamiano, Pariano, Alberi e Porporano.

Ago.

 

 

 

Emilia

Si dirige a Felino e vince nuovamente il Tartaglia in una grossa scaramuccia. Le sue irruzioni nel modenese provocano danni per 100000 ducati.

Sett.

 

 

 

Emilia

Se la prende con i bambini della fazione avversaria e fa imprigionare a Parma tutti coloro che hanno più di cinque anni; li libera con l'imposizione di una fidejussione di 200 fiorini, che assicuri la loro presenza in caso di eventuali chiamate; espelle al contrario le donne dei Rossi ed assedia il castello di Mozzatella, di proprietà dei Manfredi: lo ottiene a patti in otto giorni. Alla fine, si frappongono veneziani, fiorentini, il legato pontificio Bartolomeo Cossa, che lo convincono a stipulare una tregua di sei mesi con il Rossi: ha in pegno Parma dai Visconti per un anno, dietro la sospensione di un credito di 78000 fiorini per paghe arretrate.

Ott.

Venezia

Padova

500 lance

Emilia e Veneto

Stimolato dal Visconti si presenta nuovamente sotto Piacenza: scala nottetempo le mura fra la porta di San Nazario e quella cremonese in un punto in cui il fossato è senza acqua; sono messe a sacco le case dei ghibellini e quelle dei guelfi. Interviene il dal Verme, che calma il suo furore (alimentato dalla necessità di trovare il denaro per le paghe dei suoi uomini) consegnandogli un acconto sulla somma di 40000 fiorini di cui è creditore. Gli sono promesse in cauzione le fortezze cittadine. Il salvataggio economico (seppure a mezza paga) viene da una condotta veneziana per combattere i carraresi. Lascia alla guardia di Parma Antonio Terzi e Giberto di San Vitale con 400 fanti; si unisce con Francesco Gonzaga ed il dal Verme e depreda il veronese. Si accampa a Bussolengo, da dove, con Galeazzo da Mantova ed il Biancardo, chiude tutti i passi della Valpolicella in modo da impedire il vettovagliamento ai nemici.

Nov.

 

 

 

Veneto

Con il dal Verme si impadronisce del castello di Chiusa, conquista Crovara e la rocca di Rivoli Veronese; è costruita una fortissima bastia tra Bussolengo, Pescantina e Castelrotto, occupa Nogarole Rocca ed Isola della Scala. Segue il dal Verme nel territorio di Piove di Sacco.

Dic.

 

 

 

Veneto

Giacomo da Carrara esce da Verona con 800 cavalli e 1000 fanti per venire a Montagnana e costruirvi una bastia: il Terzi gli si muove contro con forze maggiori, lo batte e gli cattura 300 cavalli con tutti i carriaggi.

1405

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Tratta con alcune sentinelle che sorvegliano a Verona il tratto di mura di San Zeno. I veneziani si avvicinano senza essere scorti e per una breccia entrano nella città 300 uomini che si impossessano di tre torricelle alla porta del Calzari. Giacomo da Carrara lo affronta animosamente e con un colpo di lancia ferisce il Gonzaga; arrivano in rinforzo di quest'ultimo Cecco da San Severino e Paolo Lion che, con l'aiuto degli abitanti, riconquistano la posizione.

Mar. apr.

Milano

Guelfi

1200 cavalli e 200 fanti

Lombardia

Si reca a Milano e lascia alla guardia di Parma Antonio e Jacopo Terzi. Al suo rirorno dalla Lombardia, fa ritrarre sulla facciata del palazzo dei notai Pietro dei Rossi ed il fratello Giacomo impiccati per un piede. A novembre, tali pitture saranno  tolte su richiesta del Biancardo, di Carlo da Fogliano e di Giberto di San Vitale.

Mag. giu.

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Si collega con Francesco Visconti e conduce un'offensiva contro i guelfi. Marcia su Lodi; in soccorso di Giovanni da Vignate accorrono Pandolfo Malatesta e Gabrino Fondulo. Si combatte attorno alla città; all'improvviso gli avversari compiono una scorreria nel piacentino e si impadroniscono del capoluogo con l'ausilio dei guelfi lombardi Alla notizia, il Terzi abbandona Lodi, dove è attendato con 1000 cavalli e 1000 fanti, e si collega con Francesco Visconti ed il Cane; entra nella città, di cui è podestà il San Vitale, e ne scaccia gli avversari. Ottiene Parma e Fidenza dal duca a compensazione di paghe arretrate.

Lug.

Parma

Pallavicini

 

Lombardia ed Emilia

Torna ad assediare Lodi; un dissidio con Francesco Visconti porta entrambi i condottieri ad abbandonare l'assedio. Gli si ribella Fidenza; il Terzi ne viene respinto dagli abitanti che sono aiutati da Rolando Pallavicini. Assale le terre dei nuovi nemici.

Ago.

 

 

 

Emilia

Conclude una tregua con i Pallavicini; i suoi uomini continuano lo stesso a molestare i contadi di Scipione, di Tabbiano, di Bargone e di Solignano;  assedia Fidenza.

Sett.

 

 

 

 

Viene aggregato alla nobiltà veneziana con i fratelli Giovanni e Jacopo.

Ott. nov.

 

 

 

Emilia

Riprende il conflitto con i Pallavicini. Attorno a Fidenza si svolgono sanguinose scaramucce. Fa costruire una bastia a Castione ed una a Carabiollo.

1406

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Emilia

Definisce una tregua di venti giorni con i difensori di Fidenza: questa sarà prolungata in breve tempo per altri ventisei mesi.

Apr.

Parma

Cane

 

Emilia

Il Cane assale di sorpresa Piacenza ed espelle le sue truppe. Abbandona la città prima dell'arrivo dell'avversario portando via con sé molti beni e numerosi ostaggi.

Mag.

 

 

 

Emilia

Aiuta nascostamente Obizzo da Montegarulli contro gli estensi. Si incontra a Reggio Emilia con il Fondulo, che si appresta a togliere Cremona ai Cavalcabò.

Lug.

Parma

Cremona

 

Emilia

Si incontra a Parma con Niccolò da Tolentino, che gli è inviato dal Fondulo con l' offerta della signoria di Cremona. Invia lo Sparapano con 2000 fanti e gli ordina di restare nei dintorni, finché non riceva un apposito segnale dal Fondulo stesso. Quest'ultimo delude le sue aspettative e si insignorisce di Cremona in proprio, dopo avere eluso con uno stratagemma la sorveglianza dello Sparapano (che farà decapitare e squartare al suo ritorno a Parma). Si allea con Giovanni da Vignate, signore di Lodi, e muove guerra senza troppo successo al Fondulo.

Ago.

 

 

 

Emilia

Soccorre Giacomo e Pietro dei Rossi e li aiuta a recuperare San Secondo Parmense,  tolto loro dal congiunto Leonardo. Sempre nel periodo, i fiorentini gli consegnano 25000 fiorini affinché non si muova alla difesa di Pisa.

Sett.

Milano

Cane

 

Emilia

Rioccupa Piacenza a spese di Facino Cane: la città viene messa a sacco.

Ott.

Parma

Cremona

 

Emilia e Lombardia

Punta inutilmente, alla testa di numerose truppe, alla volta di Cremona. E' respinto. Nello stesso mese viene nominato dal duca di Milano conte di Reggio Emilia con l'investitura di Boretto, Brescello, Castelnuovo, Cavriago, Montecchio Emilia, Gualtieri, Campegine, Cogruzzo, Sant'Ilario d'Enza, Fiorenzuola d'Arda in cambio della cancellazione del suo credito di 78000 fiorini.

.................

 

 

 

 

Conclude una tregua con Carlo Malatesta, che governa il ducato milanese per conto di Giovanni Maria Visconti.

1407

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

Coadiuva il dal Verme contro Facino Cane e gli altri capi del partito ghibellino come Antonio e Francesco Visconti e Gabriele Maria Visconti, fratello naturale del duca. Conduce al dal Verme 7000 uomini fra soldati e fuoriusciti di varie località.

Feb.

Guelfi

Cane Milano

 

Emilia e Lombardia

Su pressione del dal Verme si riconcilia con il Fondulo. Attraversa il Po a Torricella e si porta nel bergamasco; espugna Comun Nuovo, entra a forza a Spirano, Lurano, Brignano Gera d'Adda. A Pignano sono uccisi dagli abitanti 12 uomini della sua compagnia; attacca il castello di Lurano, ne fa uccidere i difensori e lo fa bruciare come quello di Pignano. Attraversa l'Adda a Trezzo, arriva a Vimercate con l'appoggio dei Colleoni, di Pandolfo Malatesta, del Fondulo, dei veneziani e del legato pontificio Cossa. Occupa Desio, Saronno, Magenta e Rosate; supera il Ticinello e si scontra a Morimondo con il Cane, che è alla testa di 3000 uomini d'arme. Sconfitto in un primo scontro, che termina con l'uccisione di molti uomini d'ambo le parti, nella notte riceve alcuni rinforzi dal dal Verme e con essi assale il campo avversario. Il Cane è colto impreparato; riesce, tuttavia, a fuggire a Binasco ed abbandona nelle sue mani 1000 prigionieri con Marcoardo dalla Rocca. Il Terzi uccide tale condottiero con un colpo di spada alla gola per le sue risposte sprezzanti.

Mar. giu.

Parma

Pallavicini

 

Lombardia ed Emilia

Entra in Pavia con il dal Verme e poco più tardi a Milano: assedia immediatamente i ghibellini nel castello di Porta Giovia; due suoi avversari politici, Giacomo e Francesco Grassi, sono ammazzati; pretende di sterminare tutti i ghibellini milanesi e domanda il sacco delle case e dei beni dei membri della fazione sconfitta. Gli si oppone con forza il dal Verme che, a giugno, lo obbliga a partire da Milano: gli abitanti gli consegnano 100000 fiorini per allontanarlo dalla città. Libera Astorre Visconti e si porta con costui a Monza per concertare nuove imprese. Ritorna a  Parma e muove nuovamente guerra a Rolando Pallavicini. Depreda il contado di Fidenza e quello di Torre del Marchese; in sei giorni costringe i difensori alla resa ed è mutato il nome al castello, che da questo momento diverrà Castelguelfo. Ritorna, successivamente, sotto Fidenza e ne distrugge i raccolti.

Lug.

 

 

 

Emilia

Conquista Scipione, Castellina e Borgo San Giovanni, di cui è nominato marchese: segue la pace con i Pallavicini, cui restituisce Scipione e Cortemaggiore; si tiene, al contrario,la rocca di Fidenza; spiana Poviglio.

Ago.

Parma

 

Comp. ventura

Milano

 

Mirandola

 

Emilia

Il duca di Milano cambia politica nei suoi confronti ed egli fa compiere dai suoi  uomini un atto di pirateria sul Po: concede un salvacondotto a 7 grosse navi milanesi e veneziane, dirette a Venezia con merci a bordo per 50000 fiorini, e le fa catturare dai suoi soldati. Sempre per la stessa necessità di denaro, passa con più di 2000 cavalli nei territori di Mirandola e di San Felice sul Panaro. Per un mese viene interessato dalle sue escursioni tutto il basso modenese (Spilamberto e Vignola).

Sett.

Parma

Piacenza

 

Emilia

Scaccia da Piacenza Giacomo Arcelli e lo fa dipingere come traditore.

Dic.

 

 

 

Emilia

Assale invano le fortezze di Piacenza; rientra a Parma e ne espelle parte dei fautori dei Rossi, in particolare i più bellicosi.

1408

 

 

 

 

 

Gen.

Milano

 

 

 

Agli stipendi del duca di Milano.

Feb.

 

 

 

Emilia

Organizza una giostra a Parma.

Mar.

Parma

Rossi

 

Emilia

Fronteggia i Rossi, cui toglie Carona e la bastia di Sant'Andrea.

Apr.

 

 

 

Emilia

Si rappacifica con i Rossi, grazie alla mediazione del suocero Carlo da Fogliano.

Mag.

Parma

Ferrara

 

Emilia

La sua imprudenza ed il superamento di ogni limite di umanità, facilitano la nascita di un'alleanza ostile nei suoi confronti, cui fanno parte i signori di Ferrara, Mantova, Milano, Brescia, Cremona, i Rossi ed i Pallavicini.. Il Terzi apre le ostilità con una nuova irruzione nel modenese, verso Vignola e Spilamberto; le prede sono condotte nel reggiano. Al comando di 2500/3000 cavalli e di 400 fanti, aggredisce le terre dei da Correggio e dei della Mirandola, danneggia i dintorni di Rubiera ed altre parti del modenese con il da Fogliano e Francesco da Sassuolo. Niccolò d'Este per contrastarlo assolda lo Sforza con 250 lance; il condottiero elude la sorveglianza del Terzi ed entra in Modena. Il Terzi attacca la città a porta Baggiovara: ne escono gli abitanti che con l'ausilio degli sforzeschi respingono i suoi uomini con un aspro combattimento di due ore.

Giu.

 

 

 

Emilia

Cattura un ambasciatore estense che si sta recando dal Cane, nonostante che il diplomatico (Aldobrandino Giocoli) sia munito di un suo salvacondotto. Manda un contingente di armati a Scandolara Ravara comandato dal Torelli. A metà mese viene sconfitto a Castelponzone dai collegati capitanati da Pietro Fusi: nello scontro sono uccisi 200 uomini e ne sono fatti prigionieri altri 300, tra cavalli e fanti.

Lug.

 

 

 

Emilia

Assalito nuovamente dagli estensi, è abbandonato da suoi alleati come Ato di Rodiglia, il da Sassuolo ed i da Canossa. Si porta a Poviglio e la mette a sacco perché i ducali, su istigazione del dal Verme, si rifiutano di saldargli le sue spettanze.

Ago.

 

 

 

Emilia

Gli estensi giungono a Rubiera ed i Pallavicini si impossessano della bastia di Castione: per rappresaglia, fa decapitare 36 fautori di tale famiglia (dei quali 11 erano confinati a Parma e 25 a Reggio Emilia). Alla notizia che il Rossi è stato catturato a Grondola da Luca Fieschi, corre a Felino e vi compie una razzia.

Sett.

 

 

 

Emilia

Scorre di nuovo a Felino, conquista Vigatto e fa spianare il castello di Malandriano. Il dal Verme cerca di subornare le sue schiere e manda un suo emissario a Parma con tale obiettivo: scoperto, l'uomo è abbacinato e gli sono tagliate le mani; il dal Verme è invece dipinto su una tavola di legno affissa ad una colonna, piantata verso la piazza della città, come traditore impiccato per i piedi.

Nov.

 

 

 

Emilia

Sorprende con 150 cavalli alcuni soldati che sorvegliano la costruzione di un ponte vicino alla bastia del Cantone: sono catturati 100 cavalli e 100 fanti. Nel  mese fa prigionieri in un'imboscata Micheletto Attendolo, Lorenzo Attendolo e Santo Parente, impegnati in una scorreria nel parmense. Tutti sono incarcerati a Parma e sono sottoposti a varie torture.

1409

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto ed Emilia

Si reca a Parma appena sa della fuga a Felino dei tre condottieri sforzeschi e della protezione loro accordata dai Rossi. Si porta, poi, con 4000 uomini sotto tale castello, ma deve presto desistere perché ferito in un assalto ad un piede da un verrettone.

Feb.

 

 

 

Emilia

Provvede a rafforzare le opere difensive di Parma.

Mar.

 

 

 

Emilia

Fa costruire una bastia a Poviglio per opporsi alle truppe della lega; fa bruciare le case e la paglia di San Sisto, Meledolo, Boretto e Fontane. Nello stesso mese si rappacifica con il Fondulo.

Apr.

 

 

 

 

Viene contattato dai fiorentini per passare ai loro stipendi. Si reca a San Secondo Parmense, a Reggio Emilia e nel modenese.

Mag.

 

 

 

Emilia

Esce da Reggio Emilia con 1800 cavalli e 2000 fanti; guada il Secchia ed entra nel territorio di Formigine con l'intento di sorprendervi Niccolò d'Este. Cattura 400 uomini con Alberto Boschetti, 30 fra i principali cittadini di Modena e 60 nobili di Reggio Emilia e Parma diretti a Magreta. Chiede, il lunedi di Pasqua, di parlamentare con il marchese di Ferrara al fine di aprire delle trattative di pace in un luogo sito sulla strada tra Reggio Emilia e Rubiera, al ponte della Valllisella o Pontalto, chiamato da alcuni Tagliata, da altri Valverde. Cronisti estensi riferiscono di un suo tentativo di agguato a Salvaterra. Niccolò d'Este, preavvertito, colloca alcuni armati in un bosco vicino al punto d'incontro. Il Terzi si presenta all'appuntamento con 90/100 cavalli, accompagnato dal figlio Niccolò, dal Torelli e dal da Fogliano; anche l'Este si presenta con 100 cavalli, con al fianco Uguccione Contrari e lo Sforza. Mentre i due signori di Parma e di Ferrara sono impegnati nei convenevoli di rito, lo Sforza raggiunge il Terzi e lo colpisce a tradimento con un pugnale; Micheletto Attendolo lo finisce. Il suo cadavere è portato a Modena ed è squartato: tre-quarti delle sue membra sono poste sulle porte di Modena e di Cremona ed un quarto è dato ad un suo avversario politico; le budella sono date in pasto ai cani; gli orecchi sono spartiti fra suoi nemici; la testa è infissa su una lancia ed è portata davanti al duomo di Modena; altri ancora mangiano parte della sua carne.

VENTISEI CITAZIONI

Valoroso capitano. Prode. Gran capitano. Uno dei più avventurosi capitani del suo tempo.

Espertissimo. Nessuno fu più capace di lui ai suoi tempi.

Celebre capitano.

Di innegabile forza d'animo e di finissima astuzia.

Di spregiudicata ferocia anche in tempi tutt'altro che miti e scevri di violenza. Un mostro di crudeltà.

Fu buono e perciò fu detto anche Buonterzo.

Grande persecutore dei ghibellini.

Di volto pieno e di quadrata statura. Di capelli rossi.