| Anno, mese |
Stato. Comp. ventura |
Avversario |
Condotta |
Area attività |
Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
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1406 |
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Cremona |
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Lombardia ed Emilia |
Fugge da casa
per odio nei confronti della matrigna; milita al servizio di
Gabrino Fondulo, che lo invia a Parma presso Ottobono Terzi
per proporgli un patto di alleanza. |
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Lug. |
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Emilia |
Ritorna a Parma
ed offre al Terzi la signoria di Cremona. Si congiunge, indi,
con il Fondulo, lo segue con il Biancarello a Maccastorna ed
accoglie in tale castello Carlo Cavalcabò, Andreasio, Ludovico
e Giacomo Cavalcabò e Bolognanino Boccatorta. Viene organizzato
un grande convito in onore degli ospiti; al suo termine, accompagna
la moglie del Fondulo a Cremona, mentre il Biancarello uccide
tutti i Cavalcabò. Dopo l'esecuzione di questo disegno, raggiunge
Cava Tigozzi con Maffeo Moro, Giovanni Fondulo e lo Sparapano,
vi aspetta Gabrino Fondulo ed entra in Cremona con quest'ultimo,
alla testa degli uomini d'arme, per la porta dì San Luca. Presenzia
al consiglio generale al cui termine il Fondulo è nominato,
a maggioranza, signore della città. Con la cacciata dello
Sparapano da Cremona, gli è conferito l' incarico di
castellano di San Luca. Entra a far parte del consiglio di guerra
dello stesso Fondulo. |
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Sett. ott. |
Cremona |
Viadana |
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Lombardia |
Prende la strada
di Casalmaggiore ed ha l'incarico di devastare i possedimenti
dei Cavalcabò. Occupa e mette a sacco Cicognara, Cogozzo
Pieve Delmona e San Daniele Po; assedia in Viadana Angelo Balestrazzo,
che difende la vedova di Carlo Cavalcabò. |
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1407 |
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Feb. |
Cremona |
Milano |
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Lombardia |
Partecipa alla
battaglia di Morimondo. |
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Mag. |
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Lombardia |
Contrasta le
milizie di Facino Cane. Alla testa di 600 cavalli e di 2000
fanti, tenta con Bernardo Zaccaria di occupare Soncino: il tentativo
va a vuoto per il tradimento di Tebaldo Picenardi che rivela
ai Barbuò, che ne sono alla difesa, il disegno. |
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.................. |
Brescia |
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Lombardia |
Passa al servizio
di Pandolfo Malatesta. |
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1412 |
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85 lance |
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Marche |
Ottiene in
feudo dal Malatesta il castello di Stacciola con altre terre
del circondario di Chiari. |
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Nov. |
Brescia |
Cremona |
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Lombardia |
E' segnalato
nel territorio di Chiari allorché contrasta i ribelli
del signore di Brescia alleati con il Fondulo. |
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1414 |
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.................. |
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Lombardia |
Viene catturato
dai cremonesi con Niccolò Greneri. |
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.................. |
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Marche |
Seda alcuni
disordini sorti a Mondolfo ed a San Costanzo. |
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1417 |
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Lug. ago. |
Brescia |
Milano |
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Lombardia |
E' mandato
con il Biancarello in soccorso del Fondulo, minacciato dai viscontei
del Carmagnola. Lascia Pontevico e si collega con i cremonesi
a Castelvisconti in meno di sei giorni. Il Fondulo divide l'esercito
in due schiere: la prima capitanata dal Fondulo, affiancato
dal Biancarello, e la seconda dal Tolentino. Ai primi di agosto
giunge a Pieve Delmona, vi sconfigge Opicino Alciati e Giorgio
Valperga, facendo prigionieri più di 300 cavalli, 50
fanti ed un centinaio di fuoriusciti cremonesi che sono tutti
mandati in catene nel capoluogo. In breve tempo recupera per
conto del Fondulo Casalmorano, Grontorto, Soresina. Trigolo,
Pescarolo e tutti i castelli sino a Pumenengo, dove sta Opicino
Alciati, con l'eccezione di Bordolano (difesa da Giorgio Valperga)
e di Soncino (Giacomo di Covo). In varie scaramucce cattura
ai ducali 500 cavalli condotti da vari capitani quali Angelo
della Pergola ed il Covo. Si ricongiunge con il Fondulo. |
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Nov. |
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Lombardia |
Espugna Pumenengo,
si porta ad Asola di cui rafforza le opere difensive. |
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.................. |
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Lombardia |
In una scorreria
arriva con le sue truppe fin sotto le mura di Milano e toglie
dalla porta Vercellina (porta Magenta) le due catene del ponte
levatoio ed una campana. |
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1419 |
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Giu. |
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Lombardia |
Lascia Orzinuovi
e Quinzano d'Oglio per essere ancora inviato con il Biancarello
in aiuto del Fondulo, in difficoltà di fronte a Luigi dal Verme.Si
muove verso Castelleone. I ducali vengono respinti. Con l'arrivo
del Carmagnola, assieme con il Biancarello e 2000 uomini delle
milizie rurali del circondario cremonese, si scontra con gli
avversari. Due/terzi dei suoi uomini riescono a salvarsi al
di là dell'Oglio ed un terzo subisce forti perditte tra
morti e feriti. I difensori di Castelleone si arrendoono. |
| .................. |
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Lombardia |
Difende con vigore il castello di
Garda che si arrenderà solo dopo alcuni mesi di resistenza. |
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1420 |
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Estate |
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Lombardia |
Fronteggia
il Carmagnola alla difesa di Brescia ed opera audaci sortite
da Chiari. |
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Ott. |
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Lombardia |
Con la sconfitta
a Montichiari dei rinforzi condotti da Ludocico Migliorati,
non può più contare su forze sufficienti per continuare la lotta
in campo aperto; ripara a Chiari e difende con vigore il castello
di Garda, che cederà solo l'anno seguente. |
| 1421 |
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| Apr. |
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Marche |
Con la sconfitta
del Malatesta lascia la Lombardia e rientra nelle Marche al
fianco di quest'ultimo. |
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1423 |
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Giu. |
Firenze |
Milano |
Maresciallo |
Romagna |
Combatte i
viscontei agli ordini del Malatesta, del cui esercito
è nominato maresciallo. Giunge nel forlivese e si incontra a
Bertinoro con il commissario fiorentino Rinaldo degli Albizzi. |
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Sett. |
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Romagna |
Assale Fabrizio
da Capua che, con 1000 cavalli, sta scortando un carico d'uva
verso Carpegna e Magliano. Insegue i nemici e cade in un'imboscata
tesagli al ponte di Ronco
dal della Pergola e da Secco da Montagnana: gli sono catturati
1300 cavalli. |
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Ott. |
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Romagna |
Attacca Fiumana
con 700 cavalli; ha un consiglio di guerra a Forlimpopoli con
il Malatesta ed altri capitani. Si porta, quindi, a Ghiaggiolo
con 500 cavalli e 150 fanti per convincere Ramberto Malatesta
ad abbandonare l'alleanza con i viscontei. Costui li accoglie
amichevolmente fuori del castello, salvo a rinchiudersi in esso
ed a chiedere soccorsi ai ducali con segnali di fumo. I fiorentini
superano gli steccati e le mura dei borghi, si avvicinano alla
rocca. Con l'avvicinarsi della notte, il Malatesta si allontana
ed all'assedio rimane il solo Tolentino; dopo qualche giorno,
entrano in Ghiaggiolo 60 fanti milanesi che attraversano il
campo. Conduce un nuovo assalto che è respinto; per rivalsa,
fa bruciare tutto lo strame e distruggere il mulino del posto,
conquista a Ramberto Malatesta tutti i suoi castelli (con l'eccezione
di Ghiaggiolo e di Segone); da ultimo, ritorna al campo con
la valleria pesante e lascia i soli fanti all'assedio. |
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1424 |
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Feb. |
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Toscana |
A Firenzuola
con 200 lance. |
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Primavera |
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Romagna |
Si contrappone
ai viscontei ancora in Romagna. |
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Mag. giu. |
Chiesa |
Re d'Aragona |
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Abruzzi |
Passa agli
stipendi del papa Martino V. Segue Jacopo Caldora e Francesco
Sforza all'Aquila, per liberare la città dall'assedio postole
da Braccio di Montone. |
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Lug. |
Firenze |
Milano |
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Romagna |
Si trova all'assedio
di Forlì. E' sconfitto e messo in fuga a Zagonara dal della
Pergola: è tra i primi ad entrare nel combattimento. Sfugge
alla cattura con soli 40 cavalli con i quali ripara ad Oriolo.. |
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Nov. |
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1200 cavalli |
Romagna |
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1425 |
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Feb. |
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Romagna |
E' nuovamente
sconfitto in val di Lamone alla Pieve d'Ottavio; è catturato
dai Manfredi con Niccolò Piccinino e Niccolò Orsini. Viene condotto
a Faenza. |
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Mar. |
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Romagna |
E' rilasciato
da Guidantonio Manfredi. Il signore di Faenza defeziona nel
campo fiorentino ed il Tolentino lo assiste in una scorreria
nell'imolese, che termina con 100 prigionieri e la razzia di
molto bestiame. |
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Ago. |
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Romagna |
Ritorna nel
faentino e lotta contro Petrino da Tortona, che porta le sue
depredazioni fin sulle porte del capoluogo. |
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Ott. |
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Toscana |
Viene sconfitto
dallo Sforza e da Guido Torelli ad Anghiari, dove gli sono catturati
300 cavalli e 500 fanti. |
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Dic. |
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Umbria |
Il Piccinino
passa al soldo dei viscontei e pone la sua abitazione a Lugnano.
Il Tolentino lascia il suo campo di notte con una squadra di
cavalli, giunge alla casa dove dimora il capitano rivale, gli
porta via i cavalli e dà fuoco alla paglia della stalla. Il
Piccinino si salva gettandosi giù per un dirupo dietro l'abitazione. |
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1426 |
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Mar. |
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La condotta
di 400 lance rimane invariata. |
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Primavera |
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Toscana Emilia e Lombardia |
Allorché
il della Pergola, il Piccinino, il Torelli ed il Montagnana
abbandonano la Toscana e la Romagna per collegarsi in Lombardia
con lo Sforza al fine di recuperare Brescia per conto dei Visconti,
lascia a sua volta l'Italia centrale con 4000 cavalli e 3000
fanti: il suo obiettivo è quello di collegarsi con l'esercito
veneziano del Carmagnola. Affianca sul Panaro Niccolò d' Este
per sbarrare il passo ai nemici: i viscontei, grazie all'inattività
del marchese di Ferrara, possono varcare il fiume a Vignola
ed unirsi con il resto delle forze ducali. |
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Sett. nov. |
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Emilia e Lombardia |
Si trasferisce
all'assedio di Brescia. Il Carmagnola si impadronisce della
cittadella vecchia di San Nazzaro, mentre egli con Luigi dal
Verme ed Arrigo della Tacca assedia gli altri forti cittadini.
Propone la costruzione di un doppio fossato (lungo cinque miglia,
alto dodici braccia e munito di bastie) attorno alla città,
che permetterà di conquistare una ad una le fortificazioni
delle porte ed a novembre anche il castello. Il lavoro viene
allungato dai suo contrasti con il Carmagnola, che, per la sua
alterigia, mal sopporta di sottostare ai suoi suggerimenti.
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1427 |
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Apr. |
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Lombardia |
Si trova al
campo di Castenedolo con il Carmagnola e 1200 cavalli. |
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Mag. |
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Lombardia |
Viene sorpreso
con il Carmagnola a Gottolengo con gli uomini in disordine dal
Piccinino, dal Torelli. dal della Pergola e dallo Sforza. Resiste
con vigore all'assalto nemico; l'esito dello scontro resta incerto,
finché l'arrivo di Gian Francesco Gonzaga contribuisce a riequilibrare
le sorti del combattimento. |
| Sett. |
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Emilia |
Ottiene il
passo sul Po da Rolando Pallavicini, vicino a Polesine; alla
testa di 1000 cavalli e di 1000 fanti scorre il piacentino fino
a Fiorenzuola d'Arda ed a Pontenure. Le prede sono condotte
a Busseto, terra dei Pallavicini. |
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Ott. |
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|
Lombardia |
Ha una notevole
parte nella battaglia di Maclodio, dove è posto con Bernardino
degli Ubaldini in agguato in un bosco fiancheggiante un argine
che taglia una palude. Quando i viscontei superano un ponte,
li attacca alle spalle con 2000 uomini ed impedisce loro la
ritirata. Con la vittoria, occupa con il Carmagnola Pontoglio,
Roccafranca, Castrezzato e Chiari. |
|
Nov. |
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Chiari è concessa
dai veneziani al Carmagnola; il doge Francesco Foscari promette
al Tolentino altri possedimenti in sua sostituzione. |
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1428 |
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Apr. |
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Lombardia |
Contrasta gli
avversari al ponte della Mella. |
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Lug. |
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Emilia |
Entra in Busseto
con 400 cavalli, a sostegno di Rolando Pallavicini che ha abbandonato
il campo visconteo per quello della lega. |
|
Ago. |
Chiesa |
Bologna |
300 lance e 200 fanti |
Emilia
Toscana Romagna |
Con Antongaleazzo
Bentivoglio, ha l'incarico di riconquistare Bologna che, su
istigazione dei Canedoli, si è ribellata allo stato della Chiesa.
Lascia la Lombardia con 1200 cavalli e si ferma nei pressi di
Medicina; i bolognesi lo invitano ad uscire dal territorio.
E' attaccato di sorpresa da Luigi da San Severino, che lo batte
catturandogli 400 cavalli e molti carriaggi per un danno globale
di 3000 ducati. Ripara a Piancaldoli nel fiorentino; passa ad
Imola con il Bentivoglio e Micheletto Attendolo. |
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Sett. |
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Emilia |
Espugna Castel
Guelfo di Bologna; in suo potere cadono anche Riccardina, Budrio
e Pieve di Cento. |
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1429 |
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Feb. |
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Emilia |
Ottiene per
trattato Castelfranco Emilia, tramite un suo soldato amico di
un servitore del castellano; trova aperta la porta della rocca
maggiore, assedia la rocca minore e vi costringe alla resa in
pochi giorni i commissari Bonifacio e Tommaso Zambeccari. I
terrazzani gli riconoscono alcune migliaia di fiorini per non
subire il sacco. |
|
Mar. |
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Emilia |
Dopo vani assalti
alle mura, si impossessa della chiesa di Santa Maria in Monte
e da questa postazione bombarda la città. |
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Lug. |
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Romagna |
Lascia il campo
e si reca a Cesena per visitarvi Carlo Malatesta. |
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Ott. dic. |
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Romagna e Lazio |
Parte ancora
dal bolognese e viene a Rimini per i funerali di Carlo Malatesta.
Il conflitto si conclude negli stessi giorni ed il Tolentino
sosta per alcuni giorni nel forlivese con altri condottieri.
Raggiunge Roma per avere il saldo delle sue paghe;
a metà dicembre sosta ancora nel forlivese. |
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1430 |
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Feb. |
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Romagna |
Si trova a
Bertinoro per conto dei Malatesta; è contattato dai viscontei
e dai veneziani: preferisce il soldo di questi ultimi. |
|
Apr. |
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400 lance e 300 fanti |
Romagna |
Viene inviato
a Cesenatico, per soccorrervi Sigismondo Pandolfo Malatesta
minacciato dai congiunti di Pesaro. |
|
Mag. |
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Romagna |
Vi è un tumulto
in Rimini, causato da Giovanni Malatesta ai danni di Sigismondo
Pandolfo Malatesta: si incontra con l'ambasciatore veneziano
Marco Barbo per mantenere alla
signoria di Rimini Sigismondo e si accampa fuori la città
con la sua compagnia. |
|
Lug. |
Chiesa |
Bologna |
|
Emilia |
Agli ordini
di Jacopo Caldora e del vescovo di Tarpeja, combatte ancora
i bolognesi; è a Cento, tocca Corticella e San Giovanni in Persiceto,
assale il capoluogo. |
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1431 |
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Feb. |
Milano |
Venezia Firenze |
400 lance e 200 fanti |
Lombardia |
I viscontei
gli riconoscono una condotta biennale di 400 lance, di 200 fanti
e di 10 balestrieri come sua guardia personale. Ad ogni lancia
è assicurato uno stipendio mensiledi 14 fiorini, 3 fiorini
per i fanti e 7 per i balestrieri. Il Tolentino si accampa nella
Ghiaradadda. |
|
Mar. |
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Lombardia |
Con lo Sforza,
tende un'imboscata al Carmagnola tra le macchie di Azzanello:
nella cosiddetta battaglia di Soncino i veneziani subiscono
la cattura di 1000/1500 cavalli e di 500 fanti. Il Tolentino
passa a Mozzanica e si dirige su Cremona. |
|
Giu. |
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|
|
Lombardia |
Contribuisce
a Casalmaggiore alla distruzione della flotta veneziana ed impedisce
al Carmagnola di intervenire, a sua volta, contro la flotta
viscontea. Nel combattimento muoiono 2500 uomini (2000 fra i
veneziani); un ricco bottino perviene in potere dei vincitori. |
|
Lug. |
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|
Lombardia Emilia e Romagna |
La venuta del
Piccinino in Lombardia urta il suo amor proprio tanto più
che, contrariamente, alle promesse non viene nominato capitano
generale. Filippo Maria Visconti per placarlo lo elegge suo
vicario; non se ne dà per inteso, riceve dai veneziani 20000
ducati e diserta nel campo fiorentino con tutta la sua compagnia.
Non si muove pertanto dalla Ghiaradadda verso Crema, si trasferisce
invece nel bergamasco e si unisce con le truppe della Serenissima.
Sosta a Castel Bolognese e minaccia in Romagna Giovanni di Cunio,
che ha accolto a Lugo alcuni suoi uomini d'arme che hanno abbandonato
la compagnia; il Manfredi allerta le truppe per controllare
i confini. Il Tolentino raggiunge i fiorentini ad Imola ed a
Castel San Pietro Terme e costoro gli concedono di militare
per il papa Eugenio IV. Si sposta nel ravennate, danneggia il
cesenate e si avvia a Roma. |
|
Ago.
sett. |
Chiesa |
Colon. |
Gonfaloniere |
Umbria e Lazio |
Si porta presso
Perugia; gli è consegnato il gonfalone ed inizia a combattere
i Colonna. Attacca Paliano e vi fa prigioniero Sciarra Colonna;
gli avversari sono presto ridotti a mal partito, anche se il
Tolentino, a causa di un'improvvisa malattia di Eugenio IV attribuita
a veleno, viene bloccato per qualche tempo. A settembre, i Colonna
si arrendono, riconoscono allo stato della Chiesa una penale
di 75000 ducati, restituiscono ai pontifici Narni, Orte e Soriano
nel Cimino ricevute da Martino V. Per la sua attività, il pontefice
infeuda il Tolentino di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). |
|
1432 |
|
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|
|
Apr. |
Firenze |
Milano Siena Lucca |
|
Umbria |
I fiorentini
gli consegnano 52000 fiorini; su insistenza di Cosimo dei Medici,
raggiunge San Gismondo e si dirige su Fiume. Cerca di sbarrare
la strada all'imperatore Sigismondo che, con i suoi ungheri,
da Siena si sta dirigendo verso Roma. Di seguito cavalca nel
perugino; nell'orvietano si impadronisce di un castello ai danni
di un capitano senese. |
|
Mag. |
|
|
Capita no g.le |
Toscana |
Si pone sotto
Arezzo, non attende l'arrivo del commissario Luca degli Albizzi,
che deve venire da Montevarchi e con 700 uomini si muove per
tendere un agguato notturno
ai senesi che militano sotto Francesco Piccinino. Non riesce
a sorprendere i nemici che sono stati preavvisati delle sue
intenzioni; prima di rientrare al campo si spinge a Montepulciano,
assediata dai senesi, ed invia nella città rifornimenti ed un
contingente di soldati. Nel giro di ventiquattro ore compie
più di 70 chilometri e razzia 6000 capi di bestiame fra grosso
e minuto. Decide ancora di non aspettare l'Attendolo, accampato
al momento sotto Pisa, e, d'accordo con i commissari fiorentini,
si sposta in Valdelsa per puntare su Linari e Gambassi, assediate
dai senesi. Perde tre giorni ad allestire un esercito di 2000
cavalli e di 1500 fanti; arriva a Poggibonsi dopo un giorno; spedisce alcuni
uomini al recupero di Linari e si porta con il resto delle truppe
a sud-ovest per intercettare il nemico e tagliargli la strada
di Siena.; i senesi eludono i suoi movimenti, fanno una giravolta
e puntano verso la Valdarno; nella marcia occupano pure Pontedera.
Il Tolentino si vede obbligato a riprendere Linari, caduta nel
frattempo in potere degli avversari; minaccia di impiccare tutti
i difensori della località in caso di loro cattura. A fine mese,
ordina l'attacco; quattro brecce sono praticate nelle mura con
il tiro di piccole bombarde ed espugna il centro difeso da 100
fanti. I morti sono parecchi; le mura vengono abbattute e metà
delle abitazioni sono distrutte dal fuoco appiccato dai suoi
uomini per punire l'appoggio della popolazione agli avversari.
Si dirige a Gambassi che ancora resiste. |
|
Giu. |
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|
|
Toscana |
Si affaccia
nella Valdarno ed assale di domenica i senesi occupati nell'assediare
Montopoli. Esplora personalmente il terreno e senza indugio
lancia i suoi all'attacco alle Capanne, vicino a Castel del
Bosco (San Romano). Comanda la quarta schiera, dietro Niccolò
da Pisa, l'Attaccabriga ed il Carapella. L'Ubaldini ed Antonio
da Pontedera gli si oppongono con la cavalleria. La vittoria
sembra arridere ai senesi che catturano Niccolò da Pisa e Pietro
Guido Torelli; l'Attaccabriga è sbalzato da cavallo. Giunge
in suo soccorso l'Attendolo; i fiorentini si rituffano nella
battaglia e colgono la vittoria finale (cattura di 600 cavalli
fra i senesi). Per ricordare la vittoria il governo di Firenze
ordina una processione da svolgersi annualmente per ringraziare
San Rossore la cui testa è conservata nella chiesa di
Ognissanti in un busto eseguito una decina d'anni prima dal
Donatello. Nell'occasione il Tolentino, nonostante la vittoria,
rimane vittima di una diceria che lo vuole intrappolato dai
nemici e che la sua salvezza è dovuta solamente al pronto
intervento dell'Attendolo. I senesi danno ascolto a tali voci,
tanto che i cronisti locali descrivono lo scontro come una sconfitta
fiorentina. Il condottieri passa successivamente ad assediare
Pontedera, che non può avere per la mancanza di artiglierie;
alla fine, su pressione dei fiorentini stessi, invece di proseguire
nelle conquiste deve fermarsi a dare il
guasto al territorio per qualche giorno. Gli sono donati
2000 fiorini per la vittoria. |
|
Lug. |
|
|
|
Toscana |
Si acquartiera
con l'Attendolo a Capannoli; da qui muove ai danni di Lucca,
alla cui difesa sono passati gli imperiali di Sigismondo d'Ungheria.
Respinto anche per i continui dissidi che ha con l'Attendolo,
ripara nuovamente nel pisano. Si trasferisce in maremma con
2000 soldati; viene ributtato con alcune perdite dal castello
di Ambra e ripiega nell'aretino. Sosta a Bettole, dove i soldati
reclamano il saldo delle paghe. |
|
Ago. |
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|
|
Toscana |
Si avvicina
a Montevarchi ed in Valdarno attacca il castello di Caposelvi,
difeso da Antonello della Serra e da Antonello d'Asinalunga.
Rompe con le bombarde parte
delle mura della fortezza ed in pochi giorni ottiene la resa
a patti dei difensori. Si ritira per l'intervento di Ludovico
Colonna. |
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1433 |
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................. |
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|
Toscana |
Con 500 cavalli
e 500 fanti ottiene a forza dopo un intenso bombardamento il
castello di Uliveto Terme, che è messo a sacco e la cui popolazione
viene fatta prigioniera. |
|
Apr. |
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|
Toscana |
E' firmata
la pace fra i contendenti. |
|
Giu. |
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Toscana |
Gli è consegnato
solennemente a Firenze il bastone di capitano generale. Si sposta
a Pisa: alla notizia della cacciata dalla città del Medici,
di cui è amico, da parte dei partigiani di Rinaldo degli Albizzi,
lascia il pisano e si reca con la sua compagnia fino alla Lastra
per ottenerne la liberazione. Si avvicina alle mura di Firenze.
I partigiani di Cosimo lo persuadono a desistere dal suo intervento,
per cui si allontana con i suoi uomini verso il piano di San
Salvi fuori la porta alla Croce o di Santa Candida. Fa ritorno
a Pisa. |
|
Nov. |
Chiesa |
Sforza |
Capitano g.le |
Romagna |
Controlla in
Romagna l'avanzata dello Sforza teso a ritagliarsi un proprio
spazio nella marca di Ancona. Si trova a Meldola con il figlio
Baldovino per impedire eventuali sconfinamenti. |
|
Dic. |
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Romagna |
Si reca a Castrocaro
Terme e prende alloggio nel borgo del Molino della Croce: il
tutto a spese degli abitanti. Tramite i Trinci, stringe un accordo
con Berardo da Varano. |
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1434 |
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................. |
Firenze |
Milano |
Capitano g.le |
Umbria |
Si trova ad
Orvieto per proteggere un'eventuale fuga da Roma del papa: gli
abitanti della città lo respingono e non lo riforniscono neppure
a pagamento di vettovaglie. |
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Mar. mag. |
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|
Il
Varano si impadronisce di Tolentino. Egli vuole intervenire
alla difesa della sua città; ne è diffidato dal commissario
Luca degli Albizzi. |
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Ago. |
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Emilia |
Raggiunge il
campo di Castel Bolognese con veneziani e pontifici. Cade in
un'imboscata posta dal Piccinino; i viscontei si ritirano e
sono inseguiti dai suoi uomini, che egli, invano, cerca di fermare.
Comanda ai figli di aspettarlo su un ponte del rio Sanguinario
e si getta nella mischia; il Piccinino, nel frattempo, provvede
ad inviare dietro il suo esercito un contingente di 800 uomini
d'arme che taglia ogni via di scampo ai fuggitivi. Allorché
il Tolentino vede il ponte occupato dagli avversari, anche perché
i figli hanno lasciato la postazione loro affidata, attraversa
il ruscello a guado. Il cavallo scivola mentre sta salendo sull'argine
ed il condottiero viene catturato con molti altri capitani come
Taddeo d'Este, Pietro Giampaolo Orsini, Astorre Manfredi, Cesare
da Martinengo, Giovanni Malavolti e Guerriero da Marsciano (nel
complesso 3500 cavalli e 1000 fanti su 6000 cavalli e 3000 fanti).
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Viene imprigionato
a Milano. A nulla valgono le richieste di riscatto avanzate
dai fiorentini e le pressioni esercitate sul duca di Milano
da veneziani e pontifici. A suo favore, si interpone lo stesso
Piccinino su sollecitazione dei perugini. |
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1435 |
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Mar. |
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Emilia |
Mentre è trasportato
da Milano a Bardi viene scaraventato in un burrone della val
di Taro: nessuno crede alla versione ufficiale di una sua caduta
fortuita. Raccolto moribondo, è condotto a Borgo Val di Taro
dove spira. Per altre fonti è viceversa avvelenato a Milano.
Nel successivo aprile gli saranno riservate particolari onoranze
funebri (con un costo di 13000 ducati) a Firenze in Santa Maria
del Fiore alla presenza del papa Eugenio IV. E' sepolto in tale
chiesa; il suo cuore è portato a Tolentino per essere conservato
nel convento di Sant'Agostino, dove visse San Niccolò da Tolentino,
santo di cui il condottiero era particolarmente devoto. Lasciò
in eredità ai figli più di 200000 ducati e più di 2000 libbre
di argento lavorato. Paolo Uccello, su commissione di leonardo
Bartolini-Salimbeni, uno dei dieci di Balia, ha dipinto l'anno
precedente la sua morte tre grandi tavole raffiguranti la battaglia
di San Romano. |
Prode capitano.
Tra i primi e valorosi capitani di soldati nell'età dei
nostri padri. Uno dei primi capitani.
Valente ingegnere militare. Esperto nell'espugnare terre.
Possedeva grande intelligenza nell'arte delle fortificazioni.
Esperto generale.
Astuto e prudente.
Rinomato capitano dei suoi tempi. Famoso condottiero del
secolo XV.