Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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1969      NICCOLO' DA TOLENTINO  (Niccolò Mauruzzi) Di Tolentino. Conte di Stacciola. Signore di Caldarola. Padre di Cristoforo, Baldovino e Giovanni.

 + 1435 (marzo)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1406

 

 

 

 

 

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Cremona

 

 

Lombardia ed Emilia

Fugge da casa per odio nei confronti della matrigna; milita al servizio di Gabrino Fondulo, che lo invia a Parma presso Ottobono Terzi per proporgli un patto di alleanza.

Lug.

 

 

 

Emilia

Ritorna a Parma ed offre al Terzi la signoria di Cremona. Si congiunge, indi, con il Fondulo, lo segue con il Biancarello a Maccastorna ed accoglie in tale castello Carlo Cavalcabò, Andreasio, Ludovico e Giacomo Cavalcabò e Bolognanino Boccatorta. Viene organizzato un grande convito in onore degli ospiti; al suo termine, accompagna la moglie del Fondulo a Cremona, mentre il Biancarello uccide tutti i Cavalcabò. Dopo l'esecuzione di questo disegno, raggiunge Cava Tigozzi con Maffeo Moro, Giovanni Fondulo e lo Sparapano, vi aspetta Gabrino Fondulo ed entra in Cremona con quest'ultimo, alla testa degli uomini d'arme, per la porta dì San Luca. Presenzia al consiglio generale al cui termine il Fondulo è nominato, a maggioranza, signore della città. Con la cacciata dello Sparapano da Cremona, gli è conferito l' incarico di castellano di San Luca. Entra a far parte del consiglio di guerra dello stesso Fondulo.

Sett. ott.

Cremona

Viadana

 

Lombardia

Prende la strada di Casalmaggiore ed ha l'incarico di devastare i possedimenti dei Cavalcabò. Occupa e mette a sacco Cicognara, Cogozzo Pieve Delmona e San Daniele Po; assedia in Viadana Angelo Balestrazzo, che difende la vedova di Carlo Cavalcabò.

1407

 

 

 

 

 

Feb.

Cremona

Milano

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Morimondo.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Contrasta le milizie di Facino Cane. Alla testa di 600 cavalli e di 2000 fanti, tenta con Bernardo Zaccaria di occupare Soncino: il tentativo va a vuoto per il tradimento di Tebaldo Picenardi che rivela ai Barbuò, che ne sono alla difesa, il disegno.

..................

Brescia

 

 

Lombardia

Passa al servizio di Pandolfo Malatesta.

1412

 

 

 

 

 

..................

 

85 lance

 

Marche

Ottiene in feudo dal Malatesta il castello di Stacciola con altre terre del circondario di Chiari.

Nov.

Brescia

Cremona

 

Lombardia

E' segnalato nel territorio di Chiari allorché contrasta i ribelli del signore di Brescia alleati con il Fondulo.

1414

 

 

 

 

 

..................

 

 

 

Lombardia

Viene catturato dai cremonesi con Niccolò Greneri.

..................

 

 

 

Marche

Seda alcuni disordini sorti a Mondolfo ed a San Costanzo.

1417

 

 

 

 

 

Lug. ago.

Brescia

Milano

 

Lombardia

E' mandato con il Biancarello in soccorso del Fondulo, minacciato dai viscontei del Carmagnola. Lascia Pontevico e si collega con i cremonesi a Castelvisconti in meno di sei giorni. Il Fondulo divide l'esercito in due schiere: la prima capitanata dal Fondulo, affiancato dal Biancarello, e la seconda dal Tolentino. Ai primi di agosto giunge a Pieve Delmona, vi sconfigge Opicino Alciati e Giorgio Valperga, facendo prigionieri più di 300 cavalli, 50 fanti ed un centinaio di fuoriusciti cremonesi che sono tutti mandati in catene nel capoluogo. In breve tempo recupera per conto del Fondulo Casalmorano, Grontorto, Soresina. Trigolo, Pescarolo e tutti i castelli sino a Pumenengo, dove sta Opicino Alciati, con l'eccezione di Bordolano (difesa da Giorgio Valperga) e di Soncino (Giacomo di Covo). In varie scaramucce cattura ai ducali 500 cavalli condotti da vari capitani quali Angelo della Pergola ed il Covo. Si ricongiunge con il Fondulo.

Nov.

 

 

 

Lombardia

Espugna Pumenengo, si porta ad Asola di cui rafforza le opere difensive.

..................

 

 

 

Lombardia

In una scorreria arriva con le sue truppe fin sotto le mura di Milano e toglie dalla porta Vercellina (porta Magenta) le due catene del ponte levatoio ed una campana.

1419

 

 

 

 

 

Giu.

 

 

 

Lombardia

Lascia Orzinuovi e Quinzano d'Oglio per essere ancora inviato con il Biancarello in aiuto del Fondulo, in difficoltà di fronte a Luigi dal Verme.Si muove verso Castelleone. I ducali vengono respinti. Con l'arrivo del Carmagnola, assieme con il Biancarello e 2000 uomini delle milizie rurali del circondario cremonese, si scontra con gli avversari. Due/terzi dei suoi uomini riescono a salvarsi al di là dell'Oglio ed un terzo subisce forti perditte tra morti e feriti. I difensori di Castelleone si arrendoono.

..................       Lombardia Difende con vigore il castello di Garda che si arrenderà solo dopo alcuni mesi di resistenza.

1420

 

 

 

 

 

Estate

 

 

 

Lombardia

Fronteggia il Carmagnola alla difesa di Brescia ed opera audaci sortite da Chiari.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Con la sconfitta a Montichiari dei rinforzi condotti da Ludocico Migliorati, non può più contare su forze sufficienti per continuare la lotta in campo aperto; ripara a Chiari e difende con vigore il castello di Garda, che cederà solo l'anno seguente.

1421          
Apr.       Marche
Con la sconfitta del Malatesta lascia la Lombardia e rientra nelle Marche al fianco di quest'ultimo.

1423

 

 

 

 

 

Giu.

Firenze

Milano

Maresciallo

Romagna

Combatte i  viscontei agli ordini del Malatesta, del cui esercito è nominato maresciallo. Giunge nel forlivese e si incontra a Bertinoro con il commissario fiorentino Rinaldo degli Albizzi.

Sett.

 

 

 

Romagna

Assale Fabrizio da Capua che, con 1000 cavalli, sta scortando un carico d'uva verso Carpegna e Magliano. Insegue i nemici e cade in un'imboscata tesagli al ponte di  Ronco dal della Pergola e da Secco da Montagnana: gli sono catturati 1300 cavalli.

Ott.

 

 

 

Romagna

Attacca Fiumana con 700 cavalli; ha un consiglio di guerra a Forlimpopoli con il Malatesta ed altri capitani. Si porta, quindi, a Ghiaggiolo con 500 cavalli e 150 fanti per convincere Ramberto Malatesta ad abbandonare l'alleanza con i viscontei. Costui li accoglie amichevolmente fuori del castello, salvo a rinchiudersi in esso ed a chiedere soccorsi ai ducali con segnali di fumo. I fiorentini superano gli steccati e le mura dei borghi, si avvicinano alla rocca. Con l'avvicinarsi della notte, il Malatesta si allontana ed all'assedio rimane il solo Tolentino; dopo qualche giorno, entrano in Ghiaggiolo 60 fanti milanesi che attraversano il campo. Conduce un nuovo assalto che è respinto; per rivalsa, fa bruciare tutto lo strame e distruggere il mulino del posto, conquista a Ramberto Malatesta tutti i suoi castelli (con l'eccezione di Ghiaggiolo e di Segone); da ultimo, ritorna al campo con la valleria pesante e lascia i soli fanti all'assedio.

1424

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Toscana

A Firenzuola con 200 lance.

Primavera

 

 

 

Romagna

Si contrappone ai viscontei ancora in Romagna.

Mag. giu.

Chiesa

Re d'Aragona

 

Abruzzi

Passa agli stipendi del papa Martino V. Segue Jacopo Caldora e Francesco Sforza all'Aquila, per liberare la città dall'assedio postole da Braccio di Montone.

Lug.

Firenze

Milano

 

Romagna

Si trova all'assedio di Forlì. E' sconfitto e messo in fuga a Zagonara dal della Pergola: è tra i primi ad entrare nel combattimento. Sfugge alla cattura con soli 40 cavalli con i quali ripara ad Oriolo..

Nov.

 

 

1200 cavalli

Romagna

 

1425

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Romagna

E' nuovamente sconfitto in val di Lamone alla Pieve d'Ottavio; è catturato dai Manfredi con Niccolò Piccinino e Niccolò Orsini. Viene condotto a Faenza.

Mar.

 

 

 

Romagna

E' rilasciato da Guidantonio Manfredi. Il signore di Faenza defeziona nel campo fiorentino ed il Tolentino lo assiste in una scorreria nell'imolese, che termina con 100 prigionieri e la razzia di molto bestiame.

Ago.

 

 

 

Romagna

Ritorna nel faentino e lotta contro Petrino da Tortona, che porta le sue depredazioni fin sulle porte del capoluogo.

Ott.

 

 

 

Toscana

Viene sconfitto dallo Sforza e da Guido Torelli ad Anghiari, dove gli sono catturati 300 cavalli e 500 fanti.

Dic.

 

 

 

Umbria

Il Piccinino passa al soldo dei viscontei e pone la sua abitazione a Lugnano. Il Tolentino lascia il suo campo di notte con una squadra di cavalli, giunge alla casa dove dimora il capitano rivale, gli porta via i cavalli e dà fuoco alla paglia della stalla. Il Piccinino si salva gettandosi giù per un dirupo dietro l'abitazione.

1426

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

La condotta di 400 lance rimane invariata.

Primavera

 

 

 

Toscana Emilia e Lombardia

Allorché il della Pergola, il Piccinino, il Torelli ed il Montagnana abbandonano la Toscana e la Romagna per collegarsi in Lombardia con lo Sforza al fine di recuperare Brescia per conto dei Visconti, lascia a sua volta l'Italia centrale con 4000 cavalli e 3000 fanti: il suo obiettivo è quello di collegarsi con l'esercito veneziano del Carmagnola. Affianca sul Panaro Niccolò d' Este per sbarrare il passo ai nemici: i viscontei, grazie all'inattività del marchese di Ferrara, possono varcare il fiume a Vignola ed unirsi con il resto delle forze ducali.

Sett. nov.

 

 

 

Emilia e Lombardia

Si trasferisce all'assedio di Brescia. Il Carmagnola si impadronisce della cittadella vecchia di San Nazzaro, mentre egli con Luigi dal Verme ed Arrigo della Tacca assedia gli altri forti cittadini. Propone la costruzione di un doppio fossato (lungo cinque miglia, alto dodici braccia e munito di bastie) attorno alla città, che permetterà di conquistare una ad una le fortificazioni delle porte ed a novembre anche il castello. Il lavoro viene allungato dai suo contrasti con il Carmagnola, che, per la sua alterigia, mal sopporta di sottostare ai suoi suggerimenti.

1427

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Lombardia

Si trova al campo di Castenedolo con il Carmagnola e 1200 cavalli.

Mag.

 

 

 

Lombardia

Viene sorpreso con il Carmagnola a Gottolengo con gli uomini in disordine dal Piccinino, dal Torelli. dal della Pergola e dallo Sforza. Resiste con vigore all'assalto nemico; l'esito dello scontro resta incerto, finché l'arrivo di Gian Francesco Gonzaga contribuisce a riequilibrare le sorti del combattimento.

Sett.       Emilia
Ottiene il passo sul Po da Rolando Pallavicini, vicino a Polesine; alla testa di 1000 cavalli e di 1000 fanti scorre il piacentino fino a Fiorenzuola d'Arda ed a Pontenure. Le prede sono condotte a Busseto, terra dei Pallavicini.

Ott.

 

 

 

Lombardia

Ha una notevole parte nella battaglia di Maclodio, dove è posto con Bernardino degli Ubaldini in agguato in un bosco fiancheggiante un argine che taglia una palude. Quando i viscontei superano un ponte, li attacca alle spalle con 2000 uomini ed impedisce loro la ritirata. Con la vittoria, occupa con il Carmagnola Pontoglio, Roccafranca, Castrezzato e Chiari.

Nov.

 

 

 

 

Chiari è concessa dai veneziani al Carmagnola; il doge Francesco Foscari promette al Tolentino altri possedimenti in sua sostituzione.

1428

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Lombardia

Contrasta gli avversari al ponte della Mella.

Lug.

 

 

 

Emilia

Entra in Busseto con 400 cavalli, a sostegno di Rolando Pallavicini che ha abbandonato il campo visconteo per quello della lega.

Ago.

Chiesa

Bologna

300 lance e 200 fanti

Emilia  Toscana Romagna

Con Antongaleazzo Bentivoglio, ha l'incarico di riconquistare Bologna che, su istigazione dei Canedoli, si è ribellata allo stato della Chiesa. Lascia la Lombardia con 1200 cavalli e si ferma nei pressi di Medicina; i bolognesi lo invitano ad uscire dal territorio. E' attaccato di sorpresa da Luigi da San Severino, che lo batte catturandogli 400 cavalli e molti carriaggi per un danno globale di 3000 ducati. Ripara a Piancaldoli nel fiorentino; passa ad Imola con il Bentivoglio e Micheletto Attendolo.

Sett.

 

 

 

Emilia

Espugna Castel Guelfo di Bologna; in suo potere cadono anche Riccardina, Budrio e Pieve di Cento.

1429

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Emilia

Ottiene per trattato Castelfranco Emilia, tramite un suo soldato amico di un servitore del castellano; trova aperta la porta della rocca maggiore, assedia la rocca minore e vi costringe alla resa in pochi giorni i commissari Bonifacio e Tommaso Zambeccari. I terrazzani gli riconoscono alcune migliaia di fiorini per non subire il sacco.

Mar.

 

 

 

Emilia

Dopo vani assalti alle mura, si impossessa della chiesa di Santa Maria in Monte e da questa postazione bombarda la città.

Lug.

 

 

 

Romagna

Lascia il campo e si reca a Cesena per visitarvi Carlo Malatesta.

Ott. dic.

 

 

 

Romagna e Lazio

Parte ancora dal bolognese e viene a Rimini per i funerali di Carlo Malatesta. Il conflitto si conclude negli stessi giorni ed il Tolentino sosta per alcuni giorni nel forlivese con altri condottieri. Raggiunge Roma per avere il saldo delle sue paghe;  a metà dicembre sosta ancora nel forlivese.

1430

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Romagna

Si trova a Bertinoro per conto dei Malatesta; è contattato dai viscontei e dai veneziani: preferisce il soldo di questi ultimi.

Apr.

 

 

400 lance e 300 fanti

Romagna

Viene inviato a Cesenatico, per soccorrervi Sigismondo Pandolfo Malatesta minacciato dai congiunti di Pesaro.

Mag.

 

 

 

Romagna

Vi è un tumulto in Rimini, causato da Giovanni Malatesta ai danni di Sigismondo Pandolfo Malatesta: si incontra con l'ambasciatore veneziano Marco Barbo per mantenere alla  signoria di Rimini Sigismondo e si accampa fuori la città con la sua compagnia.

Lug.

Chiesa

Bologna

 

Emilia

Agli ordini di Jacopo Caldora e del vescovo di Tarpeja, combatte ancora i bolognesi; è a Cento, tocca Corticella e San Giovanni in Persiceto, assale il capoluogo.

1431

 

 

 

 

 

Feb.

Milano

Venezia Firenze

400 lance e 200 fanti

Lombardia

I viscontei gli riconoscono una condotta biennale di 400 lance, di 200 fanti e di 10 balestrieri come sua guardia personale. Ad ogni lancia è assicurato uno stipendio mensiledi 14 fiorini, 3 fiorini per i fanti e 7 per i balestrieri. Il Tolentino si accampa nella Ghiaradadda.

Mar.

 

 

 

Lombardia

Con lo Sforza, tende un'imboscata al Carmagnola tra le macchie di Azzanello: nella cosiddetta battaglia di Soncino i veneziani subiscono la cattura di 1000/1500 cavalli e di 500 fanti. Il Tolentino passa a Mozzanica e si dirige su Cremona.

Giu.

 

 

 

Lombardia

Contribuisce a Casalmaggiore alla distruzione della flotta veneziana ed impedisce al Carmagnola di intervenire, a sua volta, contro la flotta viscontea. Nel combattimento muoiono 2500 uomini (2000 fra i veneziani); un ricco bottino perviene in potere dei vincitori.

Lug.

 

 

 

Lombardia Emilia e Romagna

La venuta del Piccinino in Lombardia urta il suo amor proprio tanto più che, contrariamente, alle promesse non viene nominato capitano generale. Filippo Maria Visconti per placarlo lo elegge suo vicario; non se ne dà per inteso, riceve dai veneziani 20000 ducati e diserta nel campo fiorentino con tutta la sua compagnia. Non si muove pertanto dalla Ghiaradadda verso Crema, si trasferisce invece nel bergamasco e si unisce con le truppe della Serenissima. Sosta a Castel Bolognese e minaccia in Romagna Giovanni di Cunio, che ha accolto a Lugo alcuni suoi uomini d'arme che hanno abbandonato la compagnia; il Manfredi allerta le truppe per controllare i confini. Il Tolentino raggiunge i fiorentini ad Imola ed a Castel San Pietro Terme e costoro gli concedono di militare per il papa Eugenio IV. Si sposta nel ravennate, danneggia il cesenate e si avvia a Roma.

Ago. sett.

Chiesa

Colon.

Gonfaloniere

Umbria e Lazio

Si porta presso Perugia; gli è consegnato il gonfalone ed inizia a combattere i Colonna. Attacca Paliano e vi fa prigioniero Sciarra Colonna; gli avversari sono presto ridotti a mal partito, anche se il Tolentino, a causa di un'improvvisa malattia di Eugenio IV attribuita a veleno, viene bloccato per qualche tempo. A settembre, i Colonna si arrendono, riconoscono allo stato della Chiesa una penale di 75000 ducati, restituiscono ai pontifici Narni, Orte e Soriano nel Cimino ricevute da Martino V. Per la sua attività, il pontefice infeuda il Tolentino di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro).

1432

 

 

 

 

 

Apr.

Firenze

Milano Siena Lucca

 

Umbria

I fiorentini gli consegnano 52000 fiorini; su insistenza di Cosimo dei Medici, raggiunge San Gismondo e si dirige su Fiume. Cerca di sbarrare la strada all'imperatore Sigismondo che, con i suoi ungheri, da Siena si sta dirigendo verso Roma. Di seguito cavalca nel perugino; nell'orvietano si impadronisce di un castello ai danni di un capitano senese.

Mag.

 

 

Capita no g.le

Toscana

Si pone sotto Arezzo, non attende l'arrivo del commissario Luca degli Albizzi, che deve venire da Montevarchi e con 700 uomini si muove per tendere un agguato  notturno ai senesi che militano sotto Francesco Piccinino. Non riesce a sorprendere i nemici che sono stati preavvisati delle sue intenzioni; prima di rientrare al campo si spinge a Montepulciano, assediata dai senesi, ed invia nella città rifornimenti ed un contingente di soldati. Nel giro di ventiquattro ore compie più di 70 chilometri e razzia 6000 capi di bestiame fra grosso e minuto. Decide ancora di non aspettare l'Attendolo, accampato al momento sotto Pisa, e, d'accordo con i commissari fiorentini, si sposta in Valdelsa per puntare su Linari e Gambassi, assediate dai senesi. Perde tre giorni ad allestire un esercito di 2000 cavalli e di 1500 fanti; arriva  a Poggibonsi dopo un giorno; spedisce alcuni uomini al recupero di Linari e si porta con il resto delle truppe a sud-ovest per intercettare il nemico e tagliargli la strada di Siena.; i senesi eludono i suoi movimenti, fanno una giravolta e puntano verso la Valdarno; nella marcia occupano pure Pontedera. Il Tolentino si vede obbligato a riprendere Linari, caduta nel frattempo in potere degli avversari; minaccia di impiccare tutti i difensori della località in caso di loro cattura. A fine mese, ordina l'attacco; quattro brecce sono praticate nelle mura con il tiro di piccole bombarde ed espugna il centro difeso da 100 fanti. I morti sono parecchi; le mura vengono abbattute e metà delle abitazioni sono distrutte dal fuoco appiccato dai suoi uomini per punire l'appoggio della popolazione agli avversari.  Si dirige a Gambassi che ancora resiste. 

Giu.

 

 

 

Toscana

Si affaccia nella Valdarno ed assale di domenica i senesi occupati nell'assediare Montopoli. Esplora personalmente il terreno e senza indugio lancia i suoi all'attacco alle Capanne, vicino a Castel del Bosco (San Romano). Comanda la quarta schiera, dietro Niccolò da Pisa, l'Attaccabriga ed il Carapella. L'Ubaldini ed Antonio da Pontedera gli si oppongono con la cavalleria. La vittoria sembra arridere ai senesi che catturano Niccolò da Pisa e Pietro Guido Torelli; l'Attaccabriga è sbalzato da cavallo. Giunge in suo soccorso l'Attendolo; i fiorentini si rituffano nella battaglia e colgono la vittoria finale (cattura di 600 cavalli fra i senesi). Per ricordare la vittoria il governo di Firenze ordina una processione da svolgersi annualmente per ringraziare San Rossore la cui testa è conservata nella chiesa di Ognissanti in un busto eseguito una decina d'anni prima dal Donatello. Nell'occasione il Tolentino, nonostante la vittoria, rimane vittima di una diceria che lo vuole intrappolato dai nemici e che la sua salvezza è dovuta solamente al pronto intervento dell'Attendolo. I senesi danno ascolto a tali voci, tanto che i cronisti locali descrivono lo scontro come una sconfitta fiorentina. Il condottieri passa successivamente ad assediare Pontedera, che non può avere per la mancanza di artiglierie; alla fine, su pressione dei fiorentini stessi, invece di proseguire nelle conquiste deve fermarsi a dare il  guasto al territorio per qualche giorno. Gli sono donati 2000 fiorini per la vittoria.

Lug.

 

 

 

Toscana

Si acquartiera con l'Attendolo a Capannoli; da qui muove ai danni di Lucca, alla cui difesa sono passati gli imperiali di Sigismondo d'Ungheria. Respinto anche per i continui dissidi che ha con l'Attendolo, ripara nuovamente nel pisano. Si trasferisce in maremma con 2000 soldati; viene ributtato con alcune perdite dal castello di Ambra e ripiega nell'aretino. Sosta a Bettole, dove i soldati reclamano il saldo delle paghe.

Ago.

 

 

 

Toscana

Si avvicina a Montevarchi ed in Valdarno attacca il castello di Caposelvi, difeso da Antonello della Serra e da Antonello d'Asinalunga. Rompe con le bombarde  parte delle mura della fortezza ed in pochi giorni ottiene la resa a patti dei difensori. Si ritira per l'intervento di Ludovico Colonna.

1433

 

 

 

 

 

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Toscana

Con 500 cavalli e 500 fanti ottiene a forza dopo un intenso bombardamento il castello di Uliveto Terme, che è messo a sacco e la cui popolazione viene fatta prigioniera.

Apr.

 

 

 

Toscana

E' firmata la pace fra i contendenti.

Giu.

 

 

 

Toscana

Gli è consegnato solennemente a Firenze il bastone di capitano generale. Si sposta a Pisa: alla notizia della cacciata dalla città del Medici, di cui è amico, da parte dei partigiani di Rinaldo degli Albizzi, lascia il pisano e si reca con la sua compagnia fino alla Lastra per ottenerne la liberazione. Si avvicina alle mura di Firenze. I partigiani di Cosimo lo persuadono a desistere dal suo intervento, per cui si allontana con i suoi uomini verso il piano di San Salvi fuori la porta alla Croce o di Santa Candida. Fa ritorno a Pisa.

Nov.

Chiesa

Sforza

Capitano g.le

Romagna

Controlla in Romagna l'avanzata dello Sforza teso a ritagliarsi un proprio spazio nella marca di Ancona. Si trova a Meldola con il figlio Baldovino per impedire eventuali sconfinamenti.

Dic.

 

 

 

Romagna

Si reca a Castrocaro Terme e prende alloggio nel borgo del Molino della Croce: il tutto a spese degli abitanti. Tramite i Trinci, stringe un accordo con Berardo da Varano.

1434

 

 

 

 

 

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Firenze

Milano

Capitano g.le

Umbria

Si trova ad Orvieto per proteggere un'eventuale fuga da Roma del papa: gli abitanti della città lo respingono e non lo riforniscono neppure a pagamento di vettovaglie.

Mar. mag.

 

 

 

 

Il  Varano si impadronisce di Tolentino. Egli vuole intervenire alla difesa della sua città; ne è diffidato dal commissario Luca degli Albizzi.

Ago.

 

 

 

Emilia

Raggiunge il campo di Castel Bolognese con veneziani e pontifici. Cade in un'imboscata posta dal Piccinino; i viscontei si ritirano e sono inseguiti dai suoi uomini, che egli, invano, cerca di fermare. Comanda ai figli di aspettarlo su un ponte del rio Sanguinario e si getta nella mischia; il Piccinino, nel frattempo, provvede ad inviare dietro il suo esercito un contingente di 800 uomini d'arme che taglia ogni via di scampo ai fuggitivi. Allorché il Tolentino vede il ponte occupato dagli avversari, anche perché i figli hanno lasciato la postazione loro affidata, attraversa il ruscello a guado. Il cavallo scivola mentre sta salendo sull'argine ed il condottiero viene catturato con molti altri capitani come Taddeo d'Este, Pietro Giampaolo Orsini, Astorre Manfredi, Cesare da Martinengo, Giovanni Malavolti e Guerriero da Marsciano (nel complesso 3500 cavalli e 1000 fanti su 6000 cavalli e 3000 fanti).

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Viene imprigionato a Milano. A nulla valgono le richieste di riscatto avanzate dai fiorentini e le pressioni esercitate sul duca di Milano da veneziani e pontifici. A suo favore, si interpone lo stesso Piccinino su sollecitazione dei perugini.

1435

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Emilia

Mentre è trasportato da Milano a Bardi viene scaraventato in un burrone della val di Taro: nessuno crede alla versione ufficiale di una sua caduta fortuita. Raccolto moribondo, è condotto a Borgo Val di Taro dove spira. Per altre fonti è viceversa avvelenato a Milano. Nel successivo aprile gli saranno riservate particolari onoranze funebri (con un costo di 13000 ducati) a Firenze in Santa Maria del Fiore alla presenza del papa Eugenio IV. E' sepolto in tale chiesa; il suo cuore è portato a Tolentino per essere conservato nel convento di Sant'Agostino, dove visse San Niccolò da Tolentino, santo di cui il condottiero era particolarmente devoto. Lasciò in eredità ai figli più di 200000 ducati e più di 2000 libbre di argento lavorato. Paolo Uccello, su commissione di leonardo Bartolini-Salimbeni, uno dei dieci di Balia, ha dipinto l'anno precedente la sua morte tre grandi tavole raffiguranti la battaglia di San Romano.

VENTISETTE CITAZIONI

Prode capitano.

Tra i primi e valorosi capitani di soldati nell'età dei nostri padri. Uno dei primi capitani.

Valente ingegnere militare. Esperto nell'espugnare terre. Possedeva grande intelligenza nell'arte delle fortificazioni.

Esperto generale.

Astuto e prudente.

Rinomato capitano dei suoi tempi. Famoso condottiero del secolo XV.