Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 - 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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2053      GIOVANNI DEGLI UBALDINI  (Giovanni d'Azzo) Di Castel Lombardo.

  + 1390 (giugno)

Anno, mese

Stato. Comp. ventura

Avversario

Condotta

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1365

 

 

 

 

 

Ott.

Comp. ventura

Firenze

 

Toscana

Fa parte della Compagnia di San Giorgio di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto: a metà mese, i fiorentini riconoscono ai venturieri 6000 fiorini contro l' impegno a non offendere i territori della repubblica e dei loro aderenti per quattro anni. La convenzione è firmata oltre che dal Visconti e dall'Acuto, da Tommaso Merezal, da Ugolino Ethon e da altri 42 connestabili.

1372

 

 

 

 

 

Dic.

Ubaldini

Firenze

 

Romagna

Coadiuva il cognato Francesco di Dovadola a difendere Portico di Romagna, che è assalita da 600 fanti. E' bandito dai fiorentini e su di lui, come su tutti i suoi famigliari, viene posta una taglia di 1000 fiorini a favore del suo uccisore.

1373

 

 

 

 

 

Mag. lug.

 

 

 

Toscana

E' assediato in Badia di Susinana da Obizzo da Montegarulli. I terrazzani si ribellano ai primi di luglio e lo consegnano ai nemici. E' condotto a Firenze con un figlio e deve consegnare ai fiorentini sugli Appennini, pena la decapitazione, la val d'Agnello con la relativa rocchetta. Viene consegnato al Montegarulli, che lo fa rilasciare.

1375

 

 

 

 

 

..............

Chiesa

Firenze

 

Romagna

Alla testa di un buon numero di cavalli bretoni, aiuta Francesco di Dovadola a rientrare in Portico di Romagna a spese dei fiorentini.

1377

 

 

 

 

 

Ott.

Fermo

Chiesa

 

Marche

Con Lucio Lando, Azzo da Castello e l'Acuto, combatte a favore dei signori di Fermo (Rinaldo da Monteverde) e di Matelica contro Rodolfo da Varano.

1378

 

 

 

 

 

Mag.

Comp. ventura

Fermo

500 cavalli

Marche

Soccorre gli avversari del Monteverde. Si porta a Sant'Elpidio a Mare e conquista una delle due bastie costruite per assediare la località. 40 cavalli del rivale sorprendono i suoi uomini e li mettono in fuga con alcune perdite.

1379

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Marche

Si impadronisce con un colpo di mano del castello di Sant'Elpidio a Mare, che pone a sacco ed utilizza come base logistica per le scorrerie delle sue truppe.

Apr. Comp. ventura Chiesa   Marche Spinto dall'antipapa Clemente VI, si dirige verso le Marche con Riccardo Ramsey e l'Acuto. I venturieri ricevono alcune taglie dalle città pontificie fedeli al papa Urbano VI.

Ago.

Comp. ventura

Fermo

 

Marche

Si riavvicina al Monteverde e lo raggiunge a Montegiorgio con Corrado Lando: lo appoggia contro i fermani che lo hanno scacciato dalla città.

.............

Comp. ventura

Fano

 

Marche

Minaccia in Fano Galeotto Malatesta, alla testa della Compagnia della Stella forte di 600 lance, tutti fuoriusciti dei vari stati italiani.

.............. Siena Viterbo   Toscana
Al comando di 2000 cavalli e di 1000 fanti, collabora con Spinetta Malaspina ai danni di Francesco di Vico.

1380

 

 

 

 

 

Gen. Comp. ventura Fermo   Marche
Ritorna nel fermano per aiutare il Monteverde. Sorprende Sant'Elpidio Morico, mette a sacco la località e ne fa la sua base operativa per alcuni mesi.

Mag.

 

 

 

Umbria

Si trova nel territorio di Bettona.

Giu.

Comp. ventura

Fermo Rimini Camerino

 

Marche

Con Lucio Lando e Niccolò da Monteverde cerca di soccorrere Rinaldo da Monteverde assediato in Montefalcone Appennino; alla notizia della cattura e dell'esecuzione di quest'ultimo, dà il guasto al fermano. Riceve, alfine, vettovaglie dal Varano e 1500 fiorini dai fermani; si allontana dal territorio con Lucio e Corrado Lando per toccare i contadi di Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Fossombrone: i Malatesta gli sborsano altri 1200 ducati.

Lug. ago.

Chiesa

Antipapa

200 cavalli e 200 fanti

Umbria

Si trova nell'orvietano e passa al soldo del papa Urbano VI contro le truppe dell'antipapa Clemente VII e quelle di Rinaldo Orsini. Procura molti danni alla fazione dei muffati/beffati, occupa Castel di Fiori e la badia di Acqualta.

Sett.

Durazzo

Napoli

 

Umbria

Si trasferisce al servizio di Carlo di Durazzo contro Giovanna d'Angiò. Si porta nel perugino con Giannozzo da Salerno e viene avvicinato dagli ambasciatori del comune affinché ostacoli le devastazioni del territorio.

Ott.

 

 

 

Umbria

E' ancora nel perugino con Marsilio da Carrara: è ricevuto dai perugini con tutti gli onori e gli sono fatte offerte, affinché passi agli stipendi del comune.

1381

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze e chiede di passare al soldo della Signoria.

Mar. mag.

Fuoriusciti

 

Comp. ventura

C.di Castello

Rimini

 

 

Toscana  Umbria Romagna e Marche

Si reca a Firenze e chiede di passare al soldo della repubblica. Avuta risposta negativa, a fine marzo kascia l'aretino, si collega con Giovanni Ordelaffi e compie alcune scorrerie nel contado di Città di Castello con i fuoriusciti. Staziona a San Giustino: le milizie castellane sconfiggono nella località i ribelli e catturano Ugolino del Monte a Santa Maria. Con Lucio e Corrado Lando molesta i contadi di Rimini, Pesaro , Fano e Fossombrone: è allontanato con il pagamento di forti taglie.

Giu. lug.

Siena

Comp. ventura

 

Toscana e Lazio

E' assoldato con Corrado Lando, Corrado di Altinberg ed il Boino (2000 cavalli e 1000 fanti) per due mesi dai senesi al fine di combattere la compagnia dei bretoni di Bernardo e di Guglielmetto della Sala, che hanno occupato Montorio. Viene a Lucignano, dove gli sono consegnati, a titolo di prestanza, 17000 fiorini dai commissari Goro Sansedoni e Giacomo di Pagno; all'Ubaldini, in particolare, sono anche riconosciuti 5000 fiorini, perché non molesti il senese prima della firma dell' accordo stesso. Parte delle truppe rimane a Lucignano in val di Chiana; con i rimanenti l'Ubaldini devasta le terre dei Farnese e dei Baschi che sostengono i bretoni attraverso la fornitura di vettovaglie. Ha il castello di Marsiliana, ha a patti il castello di Sappano da Stefano di Ormanno e quello di Castell'Ottieri da Giovanni di Pietro; distrugge la fortezza di Ponte del Rigo, controllata dalla stessa compagnia. Ritorna, quindi, nel territorio dei Farnese e porta le sue scorrerie sino ad Acquapendente ed a San Lorenzo. 

Ago.

Comp. ventura

Siena

 

Toscana

Alla scadenza della ferma, guerreggia i senesi; la compagnia, alfine, si scioglie; parte va nel regno di Napoli per favorirvi la causa di Carlo di Durazzo e parte resta con l'Ubaldini. Si ferma nell'aretino, travagliato da guerre interne, e si impossessa di più castelli, quali Gargonza e Palazzuolo, che rivende ai senesi per 4250 fiorini. Promette di non molestare il senese per due mesi.

Nov.

Comp. ventura

Fermo Rimini

 

Marche

Passa per Chiaravalle con Lucio Lando e scorrazza nel territorio di Montottone. Tocca Montalto e Rotella, assedia Montottone; a fine mese, mette a sacco il borgo e  rientra a Chiaravalle a causa della resistenza  riscontrata.

1382

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

Toscana

Viene scoperto a Firenzuola un suo trattato contro i fiorentini: vengono impiccati alcuni congiurati ed uno è fatto decapitare dal capitano del popolo di Firenze Obizzo Alidosi.

Lug.

Comp. ventura

Fermo

 

Marche

Ritorna nel fermano con Guglielmo Ferrebach e Guglielmo Cogno; si attenda vicino alla rocca del Girifalco, un bosco chiamato Grifone, e si allontana solo con l'esborso di una taglia di 2000 fiorini.

..............

Chiesa

Antipapa

 

Umbria

Nell'orvietano con Ugolino da Montemarte e Simonetto Orsini; entra in Monteleone d'Orvieto ed in Montegabbione e ne espelle i da Marsciano.

1383

 

 

 

 

 

Gen.

Comp. ventura

Perugia Siena

 

Lazio Umbria e Toscana

Parte dal contado di Roma con l'Acuto e Riccardo Ramsey e penetra nel perugino; avuti 15000 fiorini, si riversa in val di Chiana; occupa Fabbrica ed assale Buonconvento. I senesi sono soccorsi dai fiorentini; i venturieri si ritirano nell'aretino dopo avere lasciato propri presidi a Fabbrica.

Mag.

Comp. ventura

Siena

 

Toscana

Ritorna nel senese con la compagnia dei bretoni e la Compagnia della Rosa; si ferma più tempo nel territorio e gli sono consegnati 15000 fiorini.

Giu.

 

 

 

Lazio

Con il prefetto Francesco di Vico, batte a San Lorenzo Nuovo i senesi capitanati da Guido d'Asciano e da Niccolò Malatesta.

Lug.

 

 

 

Toscana

Si accampa in quel di Cortona, costituisce con l'Acuto ed il Ramsey la Compagnia della Rosa e progetta di trasferirsi in Romagna per unirsi con Lucio Lando.

Dic.

Comp. ventura

C.di Castello

 

Umbria

Irrompe nel tifernate con 2000 cavalli e 1000 fanti: ha vettovaglie dal cardinale Galeotto da Pietramala, che sta a Citerna.

1384

 

 

 

 

 

Mag.

Comp. ventura

Siena Pisa Lucca Ascoli Piceno

 

Toscana e Marche

E' nei pressi di Cortona e da qui minaccia turtta la Toscana con l'Acuto ed il Ramsey: i senesi riconoscono ai tre capitani 7000 fiorini, li forniscono di vettovaglie e danno il passo alle loro truppe; i pisani danno loro 9000 fiorini ed i lucchesi altri 4000. Si trasferisce nella marca di Ancona ed è a Fermo con l'Acuto; attraversa il contado di Montegiorgio e, dietro la consegna di 1000 fiorini a testa, i venturieri depredano l'ascolano. L'Ubaldini si pone sopra Castignano, supera i piani del Tenna, si accampa a Sant'Elpidio a Mare provvisto di vettovaglie dagli abitanti del contado.

Giu.

Perugia

Fuoriusciti  

 

Umbria

Staziona a Mantignana e vi è assoldato con gli altri due capitani per 15 giorni per ridurre all'obbedienza i Michelotti, che sono coadiuvati da Boldrino da Panicale. Ha il compito di recuperare nel lago Trasimeno le isole cadute sotto il controllo degli avversari: la sua azione non sortisce alcun effetto.

Giu.

Vico

Chiesa

 

 

Combatte i pontifici con l'Acuto e truppe del prefetto di Vico.

Sett.

Angiò

Arezzo

 

Toscana

Con l'Acuto, Enguerrand di Coucy, Gaspare degli Ubaldini ed i fuoriusciti aretini capeggiati dai Pietramala, entra nottetempo in Arezzo. Nella città irrompe pure per i durazzeschi Alberico da Barbiano, chiamato in gran fretta da Perugia. Vi sono più scontri per tre giorni, al cui termine, signore della situazione resta il Coucy.

Nov.

Comp. ventura

Siena

 

Toscana

Con la morte di Luigi d'Angiò, il Coucy vende Arezzo ai fiorentini per 50000 fiorini, nonostante le resistenze dei ghibellini e dei fuoriusciti. L'Ubaldini lascia la località e con il Ramsey, l'Acuto, Corrado Lando e Rinaldo Orsini si dirige per Anghiari e Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) contro i senesi, che una volta di più sono taglieggiati.

Dic.

 

 

 

Puglia

Prosegue la sua marcia con il Ramsey verso la Puglia.

1385

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Emilia

Viene condotto dai senesi per fronteggiare Farnese, Tolomei e Salimbeni in cambio del saccheggio dei loro beni per due giorni; bloccato sui passi degli Appennini bolognesi verso la Toscana, è costretto a ritornare indietro.

Feb.

Comp. ventura

Ferrara

 

Emilia

Si ferma nel modenese e da qui si trasferisce in Romagna. Si collega con Giovanni da Barbiano per combattere gli estensi; viene a San Prospero. Attaccato dai nemici, rafforzati da milizie fiorentine e bolognesi, li mette in fuga e li obbliga a rifugiarsi in Castel San Pietro Terme.

Apr.

 

 

 

Romagna

Giovanni da Barbiano restituisce Zagonara agli estensi ed egli parte da Barbiano con la sua compagnia.

Giu.

Comp. ventura

Bologna Milano

 

Romagna Emilia Lombardia e Toscana

Esce dalla Romagna con 2000 cavalli e 1000 fanti tra italiani, tedeschi e bretoni e punta sulla Lombardia, con l'obiettivo di liberare Bernabò Visconti dal carcere in cui è stato rinchiuso dal nipote Gian Galeazzo. I bolognesi tentano inutilmente di impedirgli il passaggio; ne devasta il territorio e si fa consegnare 35000 fiorini;   raggiunta una composizione, fa loro avere alcuni ostaggi e prosegue pacificamente nella sua marcia. La compagnia, detta della Rosa, cui sono presenti altri condottieri quali l'Acuto ed il Panicale, viene presto bloccata dai milanesi. Segue la separazione fra i condottieri. Si sposta in Toscana ed entra nel territorio di Cortona con l'Acuto ed Enguerrand di Coucy. Uguccione Casali invita i venturieri ad abbandonare il territorio. L'Ubaldini è contattato da un consigliere del signore di Cortona, Carlo Castracani; risponde che si sarebbe allontanato solo se il Casali avesse sposato sua sorella Tancia. Le nozze sono celebrate solennemente.

Lug.

Comp. ventura

Firenze

 

Emilia ed Umbria

Si trova a Cavezzo, nel modenese; i fiorentini gli consegnano 10000 fiorini perché non tocchi la Toscana. Ritorna nel perugino.

Sett.

Padova

Verona Venezia

2000 cavalli

Veneto e Friuli

Si incontra a Treviso con il patriarca di Aquileja Filippo di Alençon e si sposta in Friuli per contrastare i nemici. Ha Portogruaro da Rizzardo da Valvasone, conquista il castello di San Vito al Tagliamento, ottiene Spilimbergo e Savorgnano, nonostante la resistenza dei veneziani. Assedia Udine e ne depreda il territorio.

Ott.

 

 

Capitano g.le

Friuli

E' sotto San Daniele del Friuli; in breve, le piogge ed i cattivi flussi di rifornimento lo mettono a mal partito. Guada nuovamente il Tagliamento, con la perdita di molti uomini che affogano nel suo attraversamento, si ferma alcuni giorni tra Zoppola e Castiglione, incendia Maniago e ne assedia invano il castello.

1386

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Veneto

Muove contro il territorio scaligero con Cermisone da Parma, che è al comando di 2000 provvigionati; vince a Ponte di Barbarano la resistenza delle milizie condotte da Cortesia da Serego e da Benedetto da Malcesine, e scorre nelle terre di confine sul Brenta. Molti sono i prigionieri ed i capi di bestiame razziati, che sono portati a Padova.

Mar.

 

 

 

Veneto

Sbarra a Curtarolo il passo al Serego, che punta su Montagnana.

Apr.

 

 

 

Veneto

Contrasta ancora il Serego nel territorio di Montegalda.

Giu.

 

 

 

Veneto

Un'abile manovra del Serego alle Brentelle distoglie le truppe padovane condotte da Giacomo da Carrara e permette al nerbo dell'esercito scaligero di rompere le difese dalla parte di Brusegana e di spingersi quasi sotto le mura di Padova. Alla notizia, l'Ubaldini lascia Rovolon e si porta a Tencarola: invia in avanscoperta Ceccolo Broglia con 100 lance per spiare gli alloggiamenti scaligeri e cercare una scaramuccia. Poiché il Serego è già sotto Padova, si colloca alle Maddalene, fuori la porta di Santa Croce. A sera, il successo degli scaligeri pare sicuro ed i soldati si  disperdono per darsi al saccheggio: l'Ubaldini ristabilisce la situazione ed alle prime luci del giorno seguente sono nuovamente riordinate le sue schiere, rinforzate anche da cittadini e contadini padovani. Il Serego invia all'attacco le squadre di Facino Cane e di Francesco da Sassuolo, che sbaragliano i carraresi e li inseguono; il resto dell'esercito si abbandona alle depredazioni e si disperde per la campagna. L'Ubaldini si accorge che il Serego rimane con poche truppe; ordina, allora, a Pagano da Rho ed a Giacomo da Carrara di assalire alle spalle gli avversari, che tallonano i padovani in fuga verso la città, ed a Antonio Pio (che innalza il gonfalone del Carro) ed a Cermisone da Parma di affiancarlo con i suoi 1800 fanti per l'attacco  contro il Serego. Può così cogliere gli scaligeri in piena crisi di movimento, disorganizzati; con un poderoso assalto, in meno di due ore, travolge ogni resistenza e cattura i principali comandanti nemici, fra cui lo stesso Serego, il Cane, Ostasio da Polenta, Giovanni Ordelaffi ed Ugolino dal Verme. Nella battaglia, su 10000 combattenti, ne sono fatti prigionieri 7910 (4460 fanti e cavalli e 3450 uomini di bassa con condizione); i morti sono 821 e nel numero vengono compresi anche quelli che annegano nel tentativo di fuggire. Sono pure catturati dai padovani 120 mercanti con 240 carri di vettovaglie; 211 prostitute, trovate al campo, sono pure condotte a Pa dova; nelle mani dei carraresi pervengono 52 bombarde fra grandi e piccole, 172 trabucchi e 6350 cavalcature. Ai soldati è concessa paga doppia e mese compiuto. L'Ubaldini viene armato cavaliere da Pagano da Rho: Francesco da Carrara si reca a porta Savonarola per accoglierlo.

Ago. sett.

Comp. ventura

Firenze

 

Veneto Romagna e Marche

Conquista la bastia di Rovolon ed espugna le torri di Longare nel vicentino. Si trasferisce in Romagna, si unisce con l'Acuto e Giovanni Tedesco da Pietramala e muove con costoro in soccorso del Montefeltro, da cui è legato da amicizia e da vincoli di parentela: con la sua sola presenza, in otto giorni costringe i fiorentini a trovare un accordo con il signore di Urbino.

Ott.

Padova

Verona

 

Veneto

Riprende il conflitto con gli scaligeri, al cui comando è ora Lucio Lando. Un' azione diversiva nel veronese lo fa rientrare a Padova carico di prigionieri e di bestiame

Nov.

 

 

 

Veneto

Si lega con il Visconti con un trattato, che lo obbliga a riunire in una sola compagnia genti che combattono sia al servizio dei carraresi che degli scaligeri: il conte di Virtù gli fa consegnare (apparentemente a mutuo) la somma di 12000 fiorini. Esce da Padova con 1000 lance per soccorrere le torri di Novaglia (punto strategico per il controllo del regime idrico del territorio), assediate dal Lando. In piena notte è a Longare, getta un'imbarcazione nel Bacchiglione e, con un primo viaggio, fa pervenire ai difensori 3 carrette cariche di verrettoni, di polvere da bombarda e di altre armi; a questo rifornimento fa seguito una seconda spedizione, sempre senza che gli scaligeri se ne accorgano, che comprende 50 fanti.

Dic.

 

 

 

Veneto e Romagna

Approfitta del freddo pià aspro del solito e si reca a Faenza per arruolare al soldo dei carraresi l'Acuto (500 lance) ed il Pietramala (1000 cavalli). Cede subito spontaneamente il comando delle truppe al condottiero inglese.

1387

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

Veneto

Si sposta nel veronese con Francesco Novello da Carrara; ha il passo dagli estensi a Carmignano di Brenta, viene a Castelbaldo e supera la resistenza di Giovanni Ordelaffi alla Fossa Imperiale, entra nel veronese.

Feb.

 

 

 

Veneto

Saputo che anche l'Acuto ha attraversato l'Adige, gli manda incontro Bernardo Scolari e si unisce a Cerea con il condottiero inglese: al consiglio di guerra, tenuto con Francesco da Carrara, sono presenti anche il Broglia, il Pietramala, Ugolotto Biancardo, lo Scolari, Conte da Carrara, Filippo da Pisa, Antonio Balestrazzo ed Antonio Lupo. Nell'occasione, depone ufficialmente la carica di capitano generale e la affida all'Acuto. E' presa la decisione di muovere su Verona, per depredare i territori di Bussolengo e di Cavaion Veronese; con l'Acuto vuole impadronirsi del ponte di Bussolengo, al fine di penetrare in Valpolicella: ne è dissuaso dallo Scolari. Mancano le vettovaglie al campo: per venti giorni i soldati non dispongono di  pane e di carne e sono forzati a nutrirsi con legumi e rape; alcuni per mangiare uccidono i loro cavalli. Spesso le compagnie si disperdono alla ricerca di viveri.

Mar.

 

 

 

Veneto

Ripiega su Castelbaldo, dove è tenuto un nuovo consiglio di guerra. Gli scaligeri, agli ordini dell'Ordelaffi, decidono di attaccare i carraresi: prima del combattimento, con l'Acuto arma cavalieri Conte da Carrara e lo Scolari. Nella battaglia ha il comando della seconda schiera di 1000 cavalli con il Pietramala, Filippo da Pisa e Borso Gambara; si scontra con il conte di Anchre e respinge con il Balestrazzo e Filippo da Pisa le prime schiere nemiche, che hanno superato il fossato. Al termine della giornata si contano fra gli scaligeri 716 morti, 846 feriti e 4620 prigionieri con l'Ordelaffi, il da Polenta ed il Malcesine. Giorni dopo, fa rientro a Padova con i prigionieri ed è accolto sulla porta dal signore della città, che a sera invita a cena tutti i condottieri, vincitori e vinti.

Apr.

Milano

Verona

350 lance

Veneto

Ritorna nel veronese per la via di Monselice e di Montagnana; con l'Acuto e Francesco Novello da Carrara, forza i serragli di Villanova e di Soave, arriva a Verona a porta Vescovo e brucia tutti i villaggi trovati per strada sino a Montorio Veronese. Dopo una settimana, rientra a Padova carico di spoglie e di prede. Nello stesso mese ha il permesso di militare per i visconti per combattere ancora gli scaligeri.

.......

 

 

 

Lombardia

Si trova al campo di Desenzano, dove gli sono consegnati 7000 ducati da 2 famigliari del conte di Virtù. Il marchese d'Este e Francesco Gonzaga gli concedono il passo.

Lug. ott.

 

 

Capitano g.le

Veneto e Lombardia

Assale i castelli del lago di Garda; quasi senza resistenza cadono in suo potere Peschiera del Garda, Bardolino, Garda, Castione Veronese, Brenzone, Torri, Rivoli e Malcesine. La sola Lazise lotta per sei giorni ed è data a sacco dai suoi uomini a  metà ottobre. Il Visconti lo elegge capitano generale a Milano, nella chiesa di Sant' Ambrogio. Viene, poi, a Brescia, vi raduna 6000 uomini, attraversa il Mincio e si  pone vicino a Valeggio, ove è raggiunto anche da alcune schiere inviate dai carraresi. A Verona dilagano la confusione e lo sgomento; alcuni preparano in segreto la consegna della città al Visconti. Esuli veronesi quali Guglielmo Bevilacqua, Antonio e Spinetta Malaspina, Antonio Nogarola vengono al suo campo. Il primo promette ad un connestabile della porta di San Massimo, Correggiotto da Piacenza, di dargli 5000 ducati ed una condotta di 150 fanti, se gli fa trovare aperta la porta. In Verona entra il Bevilacqua con 300 fanti; costui si avvicina alle mura, è calato il ponte levatoio e non vi sono più ostacoli al suo ingresso. Per le fonti milanesi sono invece alcuni uomini d'arme dell'Ubaldini a penetrare nel borgo fingendosi prigionieri di alcuni cittadini; si impossessano della porta uccidendone il capitano con le sentinelle e l' aprono all'esercito visconteo.

Nov. dic.

Comp. ventura

Bologna  Forlì  Ravenna Rimini

 

Veneto  Emilia e Romagna

Si incontra a Codevigo con Francesco Novello da Carrara, si trasferisce nel modenese con 1500 lance e con la sua presenza fa interrompere i lavori di seminagione nei campi. Firenze spedisce in aiuto dei bolognesi 300 lance e 500 balestrieri; alla fine, a dicembre, i bolognesi gli riconoscono 15000 fiorini ed i fiorentini liberano lui ed i figli da ogni bando; per un decennio gli è anzi promessa una provvigione annua di 1800 fiorini. Si trasferisce in Romagna ad Oriolo per agevolare l'Ordelaffi, che vuole insignorirsi di Forlì a spese dei congiunti Pino e Cecco. Sono respinti alcuni assalti portati dalle sue milizie a Fiumana ed a Rocca delle Caminate;  si impossessa di più castelli del cesenate e del ravennate (14, con Lugarara, Casalbuono, Polenta e Coglianello) che ha a forza o a patti. Guido da Polenta lo spinge contro Carlo e Pandolfo Malatesta; è bloccato a Cervia da quest'ultimo. A Bertinoro litiga con l'Ordelaffi, che preferisce passare al soldo dei Malatesta. L' Ubaldini lo taccia di tradimento, anche perché l'Ordelaffi si trattiene 4000 fiorini di sua proprietà. E' ora attaccato anche dai bolognesi.

1388

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Romagna

Ripara nel ravennate con il permesso di Guido da Polenta e qui la sua compagnia si sfalda. Si porta a Forlì per trattare la pace con la mediazione dei viscontei; i negoziati non hanno alcun successo. Negli stessi giorni, gli si ribellano in Toscana alcuni castelli ed immediatamente i fiorentini si impegnano al loro recupero.

Mag.

 

 

 

Romagna

Si accorda con i Malatesta e rimangono in suo potere i castelli di Coglianello e di  Polenta; a fine mese, si collega con Pandolfo Malatesta e Bartolomeo da Pietramala con il disegno di avanzare in Toscana, senza curarsi della convenzione stipulata solo pochi mesi prima.

Giu.

 

 

 

Toscana

E' contattato dai fiorentini, che gli offrono per un mese la condotta di 300 lance per combattere nel pisano Jacopo d'Appiano: l'iniziativa non si realizza.

........

 

 

 

 

Gli è ordinato dal Visconti di cavalcare nel padovano contro i carraresi: si rifiuta per l'amicizia che lo lega a Francesco da Carrara. Viene allora dirottato verso la Toscana con 1000 lance; in tale esercito si contano molti senesi, perugini, i Tarlati ed altri fuoriusciti toscani. A novembre, Francesco Novello da Carrara si arrende ai viscontei a discrezione e chiede il suo sostegno.

1389

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

Toscana

Si porta a Siena; manda in segreto a Firenze un proprio agente, Jacopo di Montepulciano, che è scoperto ed arrestato con l'accusa di complotto a favore dei Visconti.

Sett.

 

 

 

Toscana

Sempre irrequieto, fa avvicinare, dal suo connestabile Giovanni Piccinino di Vallereno, Ugolino da Panico per fare ribellare la montagna bolognese al comune.

Ott.

 

 

 

 

Il Visconti ed i fiorentini concludono una specie di alleanza.

1390

 

 

 

 

 

Feb.

 

 

 

Umbria e Toscana

E' a Perugia ed a Siena. Le autorità lo accolgono con tutti gli onori e gli fanno avere in dono confetti, vini, cera,foraggio; è offerto a lui ed ai suoi uomini un pranzo di diverse portate.

Apr.

Siena

Firenze

 

Toscana

Parte da Siena con 300 lance; lo affiancano nella sua spedizione contro i fiorentini vari condottieri quali il Broglia, Brandolino Brandolini, Cristoforo di Santa Fiora, Cocco Salimbeni ed il Pietramala. I fiorentini lo considerano un ingrato per i favori che gli sono stati elargiti e per la provvigione che gli è stata concessa; lo condannano a morte. Si porta in val d'Ambra ed ha a patti 6 castelli (100 prigionieri e molto bestiame viene condotto a Siena per l'occasione); prosegue la sua avanzata e, tramite il suo cancelliere, il frate domenicano Antonio da Castel San Giovanni, ha un trattato con Giampaolo Ricasoli per avere Castel San Giovanni (San Giovanni Valdarno). Muove di notte da Siena, entra in Valdarno, si presenta davanti alle mura credendo di trovare aperta una porta come da accordi: i terrazzani si oppongono al tradimento ed egli è costretto a ritirarsi a Leona ed a Siena.

Mag.

Milano

Firenze

 

Toscana

Il Visconti dichiara ufficialmente la guerra ai fiorentini; l'Ubaldini lascia ancora Siena con 500 cavalli per porta Ovile e cattura in tre imboscate a Camposervoli 110 uomini; si volta in val di Chiana ed assale il castello di Lucignano, in cui entra per primo il Pietramala. Rientra a Siena; 30 guelfi mettono sulla sua testa una taglia di 10000 fiorini, egli ne promette una di 2000 fiorini per chiunque ammazzi una persona di tale lista. Il giorno dell'Ascensione, esce dalla città con 3000 cavalli, 4000 fanti, fra cui molti balestrieri, e 800 guastatori: si pone sotto Montepulciano e procura gravissimi danni ai campi ed ai luoghi vicini alle mura. La località è sul punto di cedere allorché i fiorentini mettono a sacco la val di Strove; si sposta per venire loro contro e trova che gli avversari si sono già allontanati. Respinto dal castello di Foiano della Chiana, si sposta in val d'Ambra, dove gli si arrende San Pancrazio (cattura di 30 fanti). Subito dopo ottiene Palazzuolo, Gargonza, Bucine, Capannole, Badia a Ruoti, Cennina; si avvicina ad Arezzo, espugna e mette a sacco Battifolle. Si ferma con il Pietramala più giorni sotto le mura del capoluogo, si impadronisce di altri 6 castelli appartenenti ai Tarlati, allorché viene richiamato nel senese.  Forza i fiorentini a retrocedere in val d'Elsa, depreda il contado di Volterra e saccheggia alcuni piccoli castelli.   

Giu.

 

 

 

Toscana

A Siena presenzia alla cerimonia in cui gli abitanti di Lucignano si sottomettono al comune. Riprende le operazioni nel Chianti; si rivolge al castello di San Giusto alle Monache, da dove i fiorentini compiono numerose scorrerie nel senese: perde molti uomini in più assalti; si procura da Siena 2 bombarde (le prime utilizzate in Toscana) e dopo pochi colpi (pietre di 300 libbre) i difensori si arrendono a patti. Il castello è messo a sacco e distrutto dalle fondamenta. Ammalatosi al campo, rientra a Siena per curarsi. Muore nella città, non senza sospetto di veleno propinatogli dai fiorentini in un paniere di ciliegie. E' sepolto nella cattedrale dopo funerali solenni che costano alla comunità 2000 fiorini; il suo ritratto, collocato dietro la porta maggiore, sarà fatto distruggere nel 1506 da Pandolfo Petrucci.

VENTISETTE CITAZIONI

Valoroso. Ritenuto da Giovanni Acuto il migliore capitano italiano del suo tempo. Bellicoso.

Capitano il più esperimentato dei suoi giorni. Intendentissimo dell'arte militare. Maestro di guerra.

Famoso condottiero. Celebre nella scuola della milizia italiana.

Il più famoso capitano italiano del secolo XIV, prima di Alberico da Barbiano.

Uomo di ventura uso alle rapine.

Fedelissimo. Leale.

Prudente.

Fiero ghibellino.