Alabarda. Arma in asta da punta
e da taglio lunga tre braccia e tempestata di chiodi, in cima della
quale sta infisso un ferro asimmetrico, avente da un lato una lama
(scure) variamente sagomata, dall’altro una sporgenza aguzza più
o meno sviluppata. Il nome deriva dal tedesco halm, asta e da barte,
ascia. L’arma fu introdotta la prima volta in Italia dagli svizzeri
nella battaglia di Arbedo. Usata dai fanti tedeschi, i lanzichenecchi.
Cadde in disuso fra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII.
Araldo. Dal franco hariwald.
Negli ultimi secoli del medioevo il cerimoniale cavalleresco, da osservare
in occasione di feste e tornei, e che ci si sforza di osservare in occasione
delle battaglie in campo aperto, diviene sempre più complicato.
Nasce perciò una figura di specialista del cerimoniale, l’araldo
che conosce a memoria gli stemmi e i motti delle più importanti
famiglie nobiliari e ne interpreta il significato simbolico.
Archibugiere. Soldato a
piedi armato di archibugio. Archibugiere a cavallo: soldato a cavallo,
addestrato all’uso dell’archibugio stando a cavallo per
combattere da lontano; a terra, viene utilizzato come picchiere. Il
corpo è istituito nel 1496 da Camillo Vitelli; nella seconda
metà del ‘500 l’archibugiere a cavallo è introdotto
in Francia da Piero Strozzi.
Archibugio. Artiglieria minuta
con canna di ferro che, dopo l’invenzione della polvere da sparo,
sottentra all’arco ed alla balestra per tirare piccoli proiettili
e passatoi. Il termine deriva dal tedesco hackenbuchse (fucile a gancio).
Dapprima fuso in bronzo e poi in ferro, è collocato sulle mura
a loro difesa; viene, alfine, portato a braccia nelle battaglie; da
ultimo, è adattato al maneggio di un uo mo solo. E’ azionato
da un meccanismo che, quando si preme il grilletto, avvicina una miccia
allo scodellino da innesco; l’arma, spesso, richiede un’asta
di supporto per sostenerne l’elevato peso. L’archibugio
a crocco è lungo 34 piedi e può lanciare palle di piombo
di 30 grammi. Altra arma da fuoco simile all’archibugio è
lo schioppetto/scoppietto, di calibro minore; originariamente una canna
vuota dentro, con la quale per forza di una molla si tirano saette,
sassi ed altri proiettili. Lo schioppetto è lungo 23 piedi e
getta piccole palle di piombo del peso di 1015 grammi.
Architettura militare.
Quella parte dell’architettura che tratta della fortificazione
regolare ed irregolare, campale o murale, per l’assedio o l’espugnazione
delle piazze, e per la difesa dei soldati in guerra.
Arciere. Soldato armato d’arco.
Anche soldato della guardia di qualche principe armato di alabarda.
Il termine è portato in Italia da gli spagnoli al tempo dell’imperatore
Carlo V.
Arciere a cavallo: soldato
di cavalleria leggera, armato d’arco e di frecce per colpire da
lontano il nemico. Franco arciere: soldato a piedi o a cavallo, così
chiamato perché viene affrancato dalle imposte, affinché
sia sempre pronto ad entrare in guerra ad ogni chiamata fatta dal re
di Francia. L’istituzione ha inizio in Francia nel 1448 con il
re Carlo VII.
Arco. Strumento pieghevole di legno,
di rame, di acciaio o di corno, con una corda o nervo attaccata alle
due estremità. Adoperato dalle milizie leggere tanto a cavallo
che a piedi. L’arco composto: quasi sempre il legno forma il nucleo
centrale del fusto, mentre materiali con caratteristiche opposte lo
rivestono per un notevole tratto della sua lunghezza. Per la parte esterna
del fusto, quella rivolta verso il bersaglio, sono adoperati materiali
animali che offrono forte resistenza alla trazione, quali i tendini;
per la parte interna sono utilizzati materiali che offrono una forte
resistenza alla compressione, come lamine di corno o di metallo. La
potenza di tale ar co, misurata convezionalmente in libbre, può
arrivare a 150; lancia una freccia di quasi 30 grammi, può arrivare
a 300 metri con grande precisione e perforare una corazza a cento metri.
Una potenza maggiore caratterizza l’arco lungo (il longbow) che
è introdotto dal Galles in Inghilterra dal re Edoardo I°.
Lungo circa due metri, di frassino o di tasso, può scagliare
frecce di circa un metro. E’ molto più potente dell’arco
corto e le sue frecce penetrano anche due strati di armature. Può
essere utilizzato, data la sua lunghezza, solo da un arciere a piedi,
mentre l’arco composto, più corto, è pratico da
usare a cavallo. Un arciere bene addestrato può scagliare dieci
frecce al minuto con ragionevole precisione; occorrono, invece, diversi
minuti per ricaricare l’archibugio degli inizi del 1500 che, oltre
a non essere utilizzabile in caso di umidità, ha una portata
valida fino a 100 metri.
Ariete. Grossa trave ferrata
ad una delle estremità, che i soldati portano a braccia per battere
le mura nemiche. In un secondo tempo, si sospende questa trave ad una
catena che pende da un’antenna; la si copre con un tetto e sotto
di esso i soldati, riparati dai proiettili degli avversari, possono
percuotere le mura.
Arma. Voce generica di ogni strumento
di ferro, d’acciaio, di bronzo utilizzato per la difesa o l’offesa.
Si distinguono in:
armi da getto. Le armi che si scagliano a mano, come lancia,
pilo, giavellotto, dardo, freccia.
armi bianche. Le armi portatili di punta e di taglio, con
le quali non si usa la polvere da sparo (esempio: lo stocco, la spada).
Si chiamano pure armi bianche le armi di difesa di fanti e cavalieri
dal colore d’argento loro dato, per distinguerle dalle dorate
e dalle nere, pure in uso.
armi da fuoco. Sono quelle che sfruttano la pressione provocata
nella canna dalla deflagrazione di una certa quantità di polvere
da sparo per lanciare, con forza e precisione, un proiettile contro
un bersaglio prescelto.
armi d’asta. Nome di ogni tipo di arma in asta, come
lancia, picca, partigiana, alabarda ecc.
armi da tiro. Armi che si scagliano contro il nemico come
saette, lance, pietre ecc. o le macchine che servono a scagliare proiettili,
come un pezzo di artiglieria o l’archibugio.
armi difensive. Tutte le armi che servono alla difesa del corpo del
soldato (corazza, celata ecc.). L’uso delle artiglierie e delle
armi da fuoco portatili (archibugio, moschetto) fa perdere d’importanza
a poco a poco a tutte le armi di questo genere. L’armamento di
fensivo ricorda da vicino l’elmo e la corazza dell’oplita
greco e pesa fra i 30 ed i 35 Kg., senza contare il fardello supplementare
delle armi offensive.
armi offensive. Tutte le armi di cui si avvale il soldato
per colpire il suo avversario, come le armi da fuoco, le armi d’asta,
da tiro.
Nelle numerose battaglie del XV secolo le armi da fuoco diventano sempre
più importanti, tanto che la repubblica di Venezia decide di
sostituire tutte le balestre con archibugi e di equipaggiare le cernite
con armi da fuoco, che richiedono un minore addestramento.
Armato alla borgognona.
Soldato armato con armi bianche ed un cavallo al suo servizio.
Armatura. Un sistema articolato
di piastre e lame difensive, che copre il combattente a cavallo da capo
a piedi ed il fante dal capo ai fianchi. In linea generale si distinguono
alcune parti strutturali riguardanti l’armamento del capo (l’elmo),
del torso (la corazza), dei fianchi e del bacino (falda, fiancali e
scarsella), delle spalle e delle braccia (spallacci, bracciali), delle
gambe e dei piedi (gambiere, schinieri e scarpe). Anche, soldato coperto
d’armatura, uomo d’arme. L’armatura completa di maglia
appare alla fine del XIII seco olo; nei primi secoli del medioevo i
guerrieri non usano altre armi di difesa se non lo scudo di legno, e
solo raramente l’elmetto. Sotto la maglia è portata una
cotta d’armi di cuoio o di tessuto intrecciato; a questa viene
aggiunto, agli inizi del XIV secolo, un farsetto trapunto simile alla
cotta d’armi ma più leggero, che è portato sopra
la maglia (la gonnella). Di seguito, la cotta completa è abbando
nata a favore di una corta giacca di cuoio, cui sono attaccati piccoli
pezzi di maglia. Verso la fine del XV secolo gli armaioli cominciano
ad sperimentare nuove armature, costruite non più ai soli fini
bellici, ma anche per le varie forme di torneo e per la presentazione
di pompa e di parata : tutte le armature medievali esposte al pubblico
nei musei e nei castelli sono state fabbricate nella seconda metà
del 1400, nel 1500 e addirittura nel 1600. Costo delle armature nel
1497: due spallacci, ducati 1; due guanti, ducati 2; due schi inieri,
ducati 3; due bracciali, ducati 1; un elmetto, ducati 3; un pettorale,
ducati 2; una celata, ducati 2; una testiera da cavallo, ducati 2; un’armatura
senza spallacci, ducati 12; una corazza, ducati 3. La paga mensile di
un fante è di 3 ducati.
Armigero. Scudiero. Colui che
porta le armi al suo signore; servitore di lancia.
Arrendersi. Darsi in mano
al nemico confessandosi vinto. Arrendersi a discrezione: arrendersi
alla discrezione del vincitore senza altri patti o capitoli. Arrendersi
a patti, o salvo l’avere, le robe e le persone: consegnare le
armi o la fortezza, la città, il castello nelle mani del vincitore
mediante alcune condizioni.
Arsenale. Il luogo dove si
fabbricano e si custodisconono le navi ed ogni stumento di guerra navale.
Artiglieria. Dal francese
artillerie, che deriva dall’antico artillier (fornitore di strumenti
bellici), nome collettivo dato alle armi da fuoco pesanti. Le più
antiche artiglierie sono dei vasi di ferro che lanciano grosse frecce,
di solito incendiarie. Fin dal 1300 si cono scono le prime bombarde,
il cui uso è segnalato nel 1311 all’assedio di Brescia:
in pratica queste sono ancora piuttosto piccole, fuse in bronzo o costruite
con verghe di ferro riunite fra loro come le doghe di una botte. Con
l’invenzione della polvere da sparo, si caricano dalla culatta
alla quale si assicura, mediante una bietta, il mascolo o cannone ripieno
di polvere, dopo avere messo nella tromba una palla di pietra calcare
o di marmo. Per far fuoco si accosta al focone del mascolo un’asta
di ferro arroventata. Delle bombarde ne parla anche il Petrarca nel
1358; dopo il 1370 bombarde e cannoni sono sempre più comuni
in Italia. Grosse bombarde iniziano ad essere impiegate, con successo,
nelle operazioni di assedio durante la guerra di Treviso tra veneziani
ed austriaci. Le capacità tecno logiche di allora permettono
la realizzazione, per fusione, solo di pezzi dalle dimensioni non eccessive.
Le bombarde risultano così costituite di due pezzi: la tromba
(la canna vera e propria) ed il cannone, che è la parte posteriore
dove si mette la polvere. Presto questo secondo termine viene attribuito
genericamente alle armi da fuoco non portatili, aventi calibro superiore
ai 20 millimetri ed anima lunga, di norma più di 20 calibri.
Accanto alla bombarda, che regna sovrana fino alla fine del 1400, sorgono
bocche da fuoco di calibro inferiori ma decisamente più maneggevoli:
sparano proiettili di ferro calibrati al loro diametro interno. I fonditori
sono ora in grado di colare in bronzo o in ferro fuso anche i pezzi
più grossi. I nomi dei pezzi di artiglieria sono associati spesso
a nomi parti colari di animali per distinguerne lunghezza e portata.
Questi vanno a poco a poco in disuso e verso la metà del 1500
si incomincia a seguire una regola più certa nella denominazione,
come nei calibri dei pezzi. Si distinguono così il cannone intero
con palla di ferro da 50 libbre e si riducono tutti gli altri a proporzione
di questo con le denominazioni di mezzo cannone, quarto ed ottavo. Altre
suddivisioni riguardano le colubrine ed i cannoni a canna lunga ed
i mortai o petrieri (cannoni a canna corta) che scaraventano palle ca
riche, carcasse, scaglie, ferracci, catene. Sino a metà 1400,
le grosse armi da fuoco hanno un’influenza trascurabile nello
svolgimento del combattimento; per contro, nella guerra ossidionale
tali armi, che già possiedono grande calibro e potenza distruttiva
rilevante, costituiscono l’elemento principale della lotta. Sulla
fine del secolo, con la calata di Carlo VIII, l’artiglieria subisce
una rivoluzione dal punto di vista del trasporto. In precedenza i cannoni
sono montati su affusti di legno massiccio e sono trasportati a parte
su appo siti carri: un sistema lento, dato il cattivo stato delle strade
(qualora esistenti). I cannoni di cui dispone il re di Francia, invece,
sono realizzati in bronzo, anziché in ferro fucinato, e, quindi,
sono molto più leggeri. Il pezzo può essere montato su
ruote e trainato nella sua interezza; anche gli spostamenti sono relativamente
più celeri. Infine, i nuovi affusti rendono più facile
l’alzo, il brandeggio del pezzo e garantiscono una maggiore stabilità.
Nel secolo XVI, l’azione dell’artiglieria aumenta progressivamente,
sebbene gli effetti materiali contro truppe in campo aperto non siano
molto diversi da quelli delle artiglierie dell’epoca precedente.
Con la sola eccezione della battaglia di Ravenna, le artiglierie continuano
ad essere impiegate in linea ed il tiro consiste in un’unica scarica
iniziale. Sempre attivo rimane, peraltro, il ruolo della sperimentazione:
durante la guerra di Ferrara, nel 1482, Alvise da Venezia ha dalla Se
renissima il permesso di sperimentare all’assedio di Ficarolo
palle di cannone con nuovi metalli. Analogamente nel 1488, Alvise dei
Malganti può utilizzare dei proiettili a frammentazione. Il campo
più fertile rimane quello dell’artiglieria leggera dove,
già nel 1467, Bartolomeo Colleoni ha modo di usare le spingarde
in campo aperto alla battaglia di Molinella. Inchiodare le artiglierie:
piantare un chiodo nel focone dei pezzi di artiglieria per renderli
inutilizzabili. L’uso è già noto in Italia dopo
la metà del secolo XV.
Principali tipi di artiglierie sulla fine del 1500, secondo la lunghezza
e la gittata:
nome lunghezza proiettile tipo di tiro
BOMBARDA 1520 piedi pietra di 20/300 libbre orizzontale
(metri 4.0566.760)
MORTAIO 56 piedi pietra di 200/300 libbre in arcata
CANNONE COM. 10 piedi palla di pietra di 50 libbre
O MEZZANO
CORTALDO 12 piedi ca. pietra di 70/100 libbre
PASSAVOLANTE 18 piedi palla di piombo con un dado di ferro in mezzo
(32/42 libbre)
BASILISCO 2225 piedi palla di bronzo o di ferro del peso di 48100
libbre
SAGRO palla di piombo o di ferro del peso di 812 libbre
FALCONE palla di ferro del peso di 67 libbre
COLUBRINA 810 piedi palla di piombo di 23 libbre
FALCONETTO specie di colubrina palla di ferro di 24 libbre
SPINGARDA 8 piedi palla di piombo di 1015 libbre
Assedio. L’accamparsi
che fa un esercito intorno ad una città, una fortezza per prenderla
con la fame o conquistarla con la forza abbattendone le fortificazioni.
L’arte dell’assedio punta a tagliare i rifornimenti di acqua
e cibo, per concentrare sortite e attacchi di artiglieria (macchine
da guerra e cannoni) sui punti deboli della difesa ed aggravare così
gli effetti di eventuali flagelli naturali interni, quali la fame e
le malattie (ad esempio, la peste).