Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 1550
INDICE ANAGRAFICO - Legenda indice
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
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Glossario

 

A B C D E F G I L M N O P Q R S T U V
A

 

 


 

Alabarda. Arma in asta da punta e da taglio lunga tre braccia e tempestata di chiodi, in cima della quale sta infisso un ferro asimmetrico, avente da un lato una lama (scure) variamente sagomata, dall’altro una sporgenza aguzza più o meno sviluppata. Il nome deriva dal tedesco halm, asta e da barte, ascia. L’arma fu introdotta la prima volta in Italia dagli svizzeri nella battaglia di Arbedo. Usata dai fanti tedeschi, i lanzichenecchi. Cadde in disuso fra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII.

Araldo. Dal franco hariwald. Negli ultimi secoli del medioevo il cerimoniale cavalleresco, da osservare in occasione di feste e tornei, e che ci si sforza di osservare in occasione delle battaglie in campo aperto, diviene sempre più complicato. Nasce perciò una figura di specialista del cerimoniale, l’araldo che conosce a memoria gli stemmi e i motti delle più importanti famiglie nobiliari e ne interpreta il significato simbolico.

Archibugiere. Soldato a piedi armato di archibugio. Archibugiere a cavallo: soldato a cavallo, addestrato all’uso dell’archibugio stando a cavallo per combattere da lontano; a terra, viene utilizzato come picchiere. Il corpo è istituito nel 1496 da Camillo Vitelli; nella seconda metà del ‘500 l’archibugiere a cavallo è introdotto in Francia da Piero Strozzi.

Archibugio. Artiglieria minuta con canna di ferro che, dopo l’invenzione della polvere da sparo, sottentra all’arco ed alla balestra per tirare piccoli proiettili e passatoi. Il termine deriva dal tedesco hackenbuchse (fucile a gancio). Dapprima fuso in bronzo e poi in ferro, è collocato sulle mura a loro difesa; viene, alfine, portato a braccia nelle battaglie; da ultimo, è adattato al maneggio di un uo mo solo. E’ azionato da un meccanismo che, quando si preme il grilletto, avvicina una miccia allo scodellino da innesco; l’arma, spesso, richiede un’asta di supporto per sostenerne l’elevato peso. L’archibugio a crocco è lungo 34 piedi e può lanciare palle di piombo di 30 grammi. Altra arma da fuoco simile all’archibugio è lo schioppetto/scoppietto, di calibro minore; originariamente una canna vuota dentro, con la quale per forza di una molla si tirano saette, sassi ed altri proiettili. Lo schioppetto è lungo 23 piedi e getta piccole palle di piombo del peso di 1015 grammi.

Architettura militare. Quella parte dell’architettura che tratta della fortificazione regolare ed irregolare, campale o murale, per l’assedio o l’espugnazione delle piazze, e per la difesa dei soldati in guerra.

Arciere. Soldato armato d’arco. Anche soldato della guardia di qualche principe armato di alabarda. Il termine è portato in Italia da gli spagnoli al tempo dell’imperatore Carlo V.

Arciere a cavallo: soldato di cavalleria leggera, armato d’arco e di frecce per colpire da lontano il nemico. Franco arciere: soldato a piedi o a cavallo, così chiamato perché viene affrancato dalle imposte, affinché sia sempre pronto ad entrare in guerra ad ogni chiamata fatta dal re di Francia. L’istituzione ha inizio in Francia nel 1448 con il re Carlo VII.

Arco. Strumento pieghevole di legno, di rame, di acciaio o di corno, con una corda o nervo attaccata alle due estremità. Adoperato dalle milizie leggere tanto a cavallo che a piedi. L’arco composto: quasi sempre il legno forma il nucleo centrale del fusto, mentre materiali con caratteristiche opposte lo rivestono per un notevole tratto della sua lunghezza. Per la parte esterna del fusto, quella rivolta verso il bersaglio, sono adoperati materiali animali che offrono forte resistenza alla trazione, quali i tendini; per la parte interna sono utilizzati materiali che offrono una forte resistenza alla compressione, come lamine di corno o di metallo. La potenza di tale ar co, misurata convezionalmente in libbre, può arrivare a 150; lancia una freccia di quasi 30 grammi, può arrivare a 300 metri con grande precisione e perforare una corazza a cento metri. Una potenza maggiore caratterizza l’arco lungo (il longbow) che è introdotto dal Galles in Inghilterra dal re Edoardo I°. Lungo circa due metri, di frassino o di tasso, può scagliare frecce di circa un metro. E’ molto più potente dell’arco corto e le sue frecce penetrano anche due strati di armature. Può essere utilizzato, data la sua lunghezza, solo da un arciere a piedi, mentre l’arco composto, più corto, è pratico da usare a cavallo. Un arciere bene addestrato può scagliare dieci frecce al minuto con ragionevole precisione; occorrono, invece, diversi minuti per ricaricare l’archibugio degli inizi del 1500 che, oltre a non essere utilizzabile in caso di umidità, ha una portata valida fino a 100 metri.

Ariete. Grossa trave ferrata ad una delle estremità, che i soldati portano a braccia per battere le mura nemiche. In un secondo tempo, si sospende questa trave ad una catena che pende da un’antenna; la si copre con un tetto e sotto di esso i soldati, riparati dai proiettili degli avversari, possono percuotere le mura.

Arma. Voce generica di ogni strumento di ferro, d’acciaio, di bronzo utilizzato per la difesa o l’offesa. Si distinguono in:
armi da getto. Le armi che si scagliano a mano, come lancia, pilo, giavellotto, dardo, freccia.
armi bianche. Le armi portatili di punta e di taglio, con le quali non si usa la polvere da sparo (esempio: lo stocco, la spada). Si chiamano pure armi bianche le armi di difesa di fanti e cavalieri dal colore d’argento loro dato, per distinguerle dalle dorate e dalle nere, pure in uso.
armi da fuoco. Sono quelle che sfruttano la pressione provocata nella canna dalla deflagrazione di una certa quantità di polvere da sparo per lanciare, con forza e precisione, un proiettile contro un bersaglio prescelto.
armi d’asta. Nome di ogni tipo di arma in asta, come lancia, picca, partigiana, alabarda ecc.
armi da tiro. Armi che si scagliano contro il nemico come saette, lance, pietre ecc. o le macchine che servono a scagliare proiettili, come un pezzo di artiglieria o l’archibugio.
armi difensive. Tutte le armi che servono alla difesa del corpo del soldato (corazza, celata ecc.). L’uso delle artiglierie e delle armi da fuoco portatili (archibugio, moschetto) fa perdere d’importanza a poco a poco a tutte le armi di questo genere. L’armamento di fensivo ricorda da vicino l’elmo e la corazza dell’oplita greco e pesa fra i 30 ed i 35 Kg., senza contare il fardello supplementare delle armi offensive.
armi offensive. Tutte le armi di cui si avvale il soldato per colpire il suo avversario, come le armi da fuoco, le armi d’asta, da tiro.
Nelle numerose battaglie del XV secolo le armi da fuoco diventano sempre più importanti, tanto che la repubblica di Venezia decide di sostituire tutte le balestre con archibugi e di equipaggiare le cernite con armi da fuoco, che richiedono un minore addestramento.

Armato alla borgognona. Soldato armato con armi bianche ed un cavallo al suo servizio.

Armatura. Un sistema articolato di piastre e lame difensive, che copre il combattente a cavallo da capo a piedi ed il fante dal capo ai fianchi. In linea generale si distinguono alcune parti strutturali riguardanti l’armamento del capo (l’elmo), del torso (la corazza), dei fianchi e del bacino (falda, fiancali e scarsella), delle spalle e delle braccia (spallacci, bracciali), delle gambe e dei piedi (gambiere, schinieri e scarpe). Anche, soldato coperto d’armatura, uomo d’arme. L’armatura completa di maglia appare alla fine del XIII seco olo; nei primi secoli del medioevo i guerrieri non usano altre armi di difesa se non lo scudo di legno, e solo raramente l’elmetto. Sotto la maglia è portata una cotta d’armi di cuoio o di tessuto intrecciato; a questa viene aggiunto, agli inizi del XIV secolo, un farsetto trapunto simile alla cotta d’armi ma più leggero, che è portato sopra la maglia (la gonnella). Di seguito, la cotta completa è abbando nata a favore di una corta giacca di cuoio, cui sono attaccati piccoli pezzi di maglia. Verso la fine del XV secolo gli armaioli cominciano ad sperimentare nuove armature, costruite non più ai soli fini bellici, ma anche per le varie forme di torneo e per la presentazione di pompa e di parata : tutte le armature medievali esposte al pubblico nei musei e nei castelli sono state fabbricate nella seconda metà del 1400, nel 1500 e addirittura nel 1600. Costo delle armature nel 1497: due spallacci, ducati 1; due guanti, ducati 2; due schi inieri, ducati 3; due bracciali, ducati 1; un elmetto, ducati 3; un pettorale, ducati 2; una celata, ducati 2; una testiera da cavallo, ducati 2; un’armatura senza spallacci, ducati 12; una corazza, ducati 3. La paga mensile di un fante è di 3 ducati.

Armigero. Scudiero. Colui che porta le armi al suo signore; servitore di lancia.

Arrendersi. Darsi in mano al nemico confessandosi vinto. Arrendersi a discrezione: arrendersi alla discrezione del vincitore senza altri patti o capitoli. Arrendersi a patti, o salvo l’avere, le robe e le persone: consegnare le armi o la fortezza, la città, il castello nelle mani del vincitore mediante alcune condizioni.

Arsenale. Il luogo dove si fabbricano e si custodisconono le navi ed ogni stumento di guerra navale.

Artiglieria. Dal francese artillerie, che deriva dall’antico artillier (fornitore di strumenti bellici), nome collettivo dato alle armi da fuoco pesanti. Le più antiche artiglierie sono dei vasi di ferro che lanciano grosse frecce, di solito incendiarie. Fin dal 1300 si cono scono le prime bombarde, il cui uso è segnalato nel 1311 all’assedio di Brescia: in pratica queste sono ancora piuttosto piccole, fuse in bronzo o costruite con verghe di ferro riunite fra loro come le doghe di una botte. Con l’invenzione della polvere da sparo, si caricano dalla culatta alla quale si assicura, mediante una bietta, il mascolo o cannone ripieno di polvere, dopo avere messo nella tromba una palla di pietra calcare o di marmo. Per far fuoco si accosta al focone del mascolo un’asta di ferro arroventata. Delle bombarde ne parla anche il Petrarca nel 1358; dopo il 1370 bombarde e cannoni sono sempre più comuni in Italia. Grosse bombarde iniziano ad essere impiegate, con successo, nelle operazioni di assedio durante la guerra di Treviso tra veneziani ed austriaci. Le capacità tecno logiche di allora permettono la realizzazione, per fusione, solo di pezzi dalle dimensioni non eccessive. Le bombarde risultano così costituite di due pezzi: la tromba (la canna vera e propria) ed il cannone, che è la parte posteriore dove si mette la polvere. Presto questo secondo termine viene attribuito genericamente alle armi da fuoco non portatili, aventi calibro superiore ai 20 millimetri ed anima lunga, di norma più di 20 calibri. Accanto alla bombarda, che regna sovrana fino alla fine del 1400, sorgono bocche da fuoco di calibro inferiori ma decisamente più maneggevoli: sparano proiettili di ferro calibrati al loro diametro interno. I fonditori sono ora in grado di colare in bronzo o in ferro fuso anche i pezzi più grossi. I nomi dei pezzi di artiglieria sono associati spesso a nomi parti colari di animali per distinguerne lunghezza e portata. Questi vanno a poco a poco in disuso e verso la metà del 1500 si incomincia a seguire una regola più certa nella denominazione, come nei calibri dei pezzi. Si distinguono così il cannone intero con palla di ferro da 50 libbre e si riducono tutti gli altri a proporzione di questo con le denominazioni di mezzo cannone, quarto ed ottavo. Altre suddivisioni riguardano le colubrine ed i cannoni a canna lunga ed i mortai o petrieri (cannoni a canna corta) che scaraventano palle ca riche, carcasse, scaglie, ferracci, catene. Sino a metà 1400, le grosse armi da fuoco hanno un’influenza trascurabile nello svolgimento del combattimento; per contro, nella guerra ossidionale tali armi, che già possiedono grande calibro e potenza distruttiva rilevante, costituiscono l’elemento principale della lotta. Sulla fine del secolo, con la calata di Carlo VIII, l’artiglieria subisce una rivoluzione dal punto di vista del trasporto. In precedenza i cannoni sono montati su affusti di legno massiccio e sono trasportati a parte su appo siti carri: un sistema lento, dato il cattivo stato delle strade (qualora esistenti). I cannoni di cui dispone il re di Francia, invece, sono realizzati in bronzo, anziché in ferro fucinato, e, quindi, sono molto più leggeri. Il pezzo può essere montato su ruote e trainato nella sua interezza; anche gli spostamenti sono relativamente più celeri. Infine, i nuovi affusti rendono più facile l’alzo, il brandeggio del pezzo e garantiscono una maggiore stabilità. Nel secolo XVI, l’azione dell’artiglieria aumenta progressivamente, sebbene gli effetti materiali contro truppe in campo aperto non siano molto diversi da quelli delle artiglierie dell’epoca precedente. Con la sola eccezione della battaglia di Ravenna, le artiglierie continuano ad essere impiegate in linea ed il tiro consiste in un’unica scarica iniziale. Sempre attivo rimane, peraltro, il ruolo della sperimentazione: durante la guerra di Ferrara, nel 1482, Alvise da Venezia ha dalla Se renissima il permesso di sperimentare all’assedio di Ficarolo palle di cannone con nuovi metalli. Analogamente nel 1488, Alvise dei Malganti può utilizzare dei proiettili a frammentazione. Il campo più fertile rimane quello dell’artiglieria leggera dove, già nel 1467, Bartolomeo Colleoni ha modo di usare le spingarde in campo aperto alla battaglia di Molinella. Inchiodare le artiglierie: piantare un chiodo nel focone dei pezzi di artiglieria per renderli inutilizzabili. L’uso è già noto in Italia dopo la metà del secolo XV.
Principali tipi di artiglierie sulla fine del 1500, secondo la lunghezza e la gittata:
nome lunghezza proiettile tipo di tiro
BOMBARDA 1520 piedi pietra di 20/300 libbre orizzontale
(metri 4.0566.760)
MORTAIO 56 piedi pietra di 200/300 libbre in arcata
CANNONE COM. 10 piedi palla di pietra di 50 libbre
O MEZZANO
CORTALDO 12 piedi ca. pietra di 70/100 libbre
PASSAVOLANTE 18 piedi palla di piombo con un dado di ferro in mezzo (32/42 libbre)
BASILISCO 2225 piedi palla di bronzo o di ferro del peso di 48100 libbre
SAGRO palla di piombo o di ferro del peso di 812 libbre
FALCONE palla di ferro del peso di 67 libbre
COLUBRINA 810 piedi palla di piombo di 23 libbre
FALCONETTO specie di colubrina palla di ferro di 24 libbre
SPINGARDA 8 piedi palla di piombo di 1015 libbre

Assedio. L’accamparsi che fa un esercito intorno ad una città, una fortezza per prenderla con la fame o conquistarla con la forza abbattendone le fortificazioni. L’arte dell’assedio punta a tagliare i rifornimenti di acqua e cibo, per concentrare sortite e attacchi di artiglieria (macchine da guerra e cannoni) sui punti deboli della difesa ed aggravare così gli effetti di eventuali flagelli naturali interni, quali la fame e le malattie (ad esempio, la peste).