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Paga. Una determinata quantità
di denaro che si dà ai soldati in base ad un contratto. Nome
dato ad ogni soldato che riceve un soldo; la paga per il fante viene
saldata a mese. Diversa è la situazione per l'uomo d'arme. Costui
riceve gli alloggiamenti oppure, in alternativa, riscuote a scadenze
fisse "tasse" prestabilite in moneta. Altre differenziazioni.
Secondo un promemoria sforzesco del collaterale ducale Orfeo da Ricavo
(1470) lo stipendio annuo di un uomo d'arme appartenente alle lance
spezzate è di 40 ducati, contro i 30 spettanti agli armigeri
delle condotte tradizionali. Da un altro promemoria del 1478 si ricava
che i famigli d'arme ed i cavalieri facenti parte delle lance spezzate
percepiscono 50 ducati l'anno in aggiunta alle paghe in panno, vale
a dire in drappi di lana per un valore ammontante a 10 ducati l'anno.
Con questa cifra l'uomo d'arme deve provvedere non solo al mantenimento
di 3 cavalcature aventi particolari caratteristiche, ma anche a quello
del suo seguito personale costituito dai famigli. Non può, invece,
contare sulla regolarità e sull'effettivo pagamento degli stipendi
contrattati. Non è infrequente il caso che, se se le spedizioni
siano rare, possano trascorrere anche molti mesi prima che gli uomini
d'arme vedano i loro quattrini, se non in occasione delle feste del
Natale ed in quella di San Giorgio in quegli stati dove il santo sia
particolarmente festeggiato. E' vero anche (Covini) che al di là
dei puri valori dello stipendio, i vantaggi dei famigli d'arme e dei
capisquadra delle lance spezzate siano molteplici: sono spesso beneficiati
da particolari gesti di magnanimità del duca o delle autorità
di governo e sovente ottengano beni e rendite, privilegi di cittadinanza
senza alcun onere, doni vari. Da ultimo, non di rado costoro sono sostenuti
dal signore nelle liti e nei processi e vengono favoriti nei loro tentativi
di imparentarsi con le famiglie più nobili e facoltose del dominio. Paggio. Giovane nobile al servizio
di principi o di grandi personaggi. Riceve un’educazione cavalleresca
e viene per lo più promosso ad una carica militare. Giovane servitore
dell’uomo d’arme. Palafreno. Da paraveredus,
cavallo di rinforzo. Cavallo da sella e non da battaglia, usato negli
spostamenti e nelle rassegne. Palio. Panno o drappo che si dà
in premio ai vincitori nelle corse dei cavalli o di un torneo. Palla. Globo di ferro fuso di
diversa grandezza, secondo i vari calibri, con il quale si carica il
cannone. Palla di fuoco: palla piena di fuochi artificiati che si tira
con il cannone, il mortaio contro le opere nemiche per bruciarle. Usata
pure contro le truppe. Palla incatenata: palla da cannone congiunta
ad un’altra con una catena di ferro lunga tre o quattro piedi. Pallottola. Proiettile per
armi da fuoco portatili; si adopera nella carica degli archibugi. Panciera, panziera.
Armatura di ferro o d’altro metallo in uso per tutto il secolo
XV; copre non solo il petto, ma tutta la pancia. Partigiana. Arma in asta
costituita da una lama a due taglienti rettilinei piuttosto larga. Si
chiama inizialmente chiaverina. Caduta in disuso ai fini bellici tra
la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, viene utilizzata,
insieme con la mezza picca, come insegna di grado fino alla prima metà
del 1800. Passatoio. Proiettile di qualunque
tipo tirato da macchine, cannoni, mortai ed altre armi da fuoco. Passavolante. Nome di un’antica
macchina italiana per scagliare sassi ed altri piccoli proiettili prima
dell’invenzione della polvere da sparo. Artiglieria di grande
calibro. Pavesaio, palvesaio.
Soldato di fanteria armato di pavese. I pavesai sono collocati davanti
ai balestrieri per proteggerli durante i loro tiri. Pavese. Specie di scudo che ha
nome dalla città di Pavia dove si incominciò a fabbricarli.
Arma difensiva di legno leggero o di vimini ricoperti di pelle dipinta.
Si abbraccia con la sinistra come lo scudo; di forma quadra e punta
inferiore per poterlo infiggere nel terreno; largo ed alto in modo da
coprire quasi interamente il tiro di arcieri e balestrieri che si riparava
dietro di esso. Pedone. Soldato a piedi, fante. Penna. Si chiamava penna non solo
una sommità qualsiasi, ma anche il palazzo o la fortezza, che
ha una o più torri, costruita nel punto più elevato di
un castello o di un paese cinto di mura. Pennone. Piccola bandiera bislunga,
usata nel medioevo come insegna secondaria dopo il gonfalone. Con il
tempo si dà questa denominazione agli stendardi di cavalleria. Pentola di fuoco. Pentola
normale di terracotta che si riempie di polvere da sparo; la si ricopre
e la si chiude con cartapecora o pelle di montone. La pentola si accende
con una miccia; viene adoperata negli assalti da parte dei difensori
contro gli attaccanti. Petriero. Specie di mortaio,
usato negli assedi per gettare pietre. Piastra. Termine generale per
indicare una lamina di ferro temprato che costituisce la componente
strutturale delle parti rigide dell’ armatura del 1400 (petto,
schiena, spallaccio, panziera). Nel 1500 sono in piastra solo alcune
parti dell’armatura comune (petto, schiena) e tutte le componenti
rigide delle armature da torneo. Piatto. Donativo riconosciuto
al condottiero o ai suoi parenti per le loro esigenze quotidiane. Parte
dell’arma bianca, in contrapposizione al taglio ed alla costa. Piazza morta. La paga presa
dal capitano anche per i soldati che dovrebbe avere nell’organico
della compagnia e che invece non ha. Picca. Una lunga asta con punta
di ferro a due taglienti usata dalle fanterie. Le picche, diversamente
dalle lance, sono lunghe 22,2 metri; la lunghezza della picca lunga
varia da 3,5 a 6 metri ed il suo utilizzo richiede entrambe le mani.
L’arma è introdotta per la prima volta in Italia dagli
Svizzeri ed è utilizzata fino alla fine del XVII secolo. Passare
per le picche: pena capitale nella quale il colpevole, passando fra
due fila di soldati con le picche basse, viene da essi trafitto a colpi
di picca fino ad essere ucciso. Piombatoio. Detto anche caditoia.
Buco aperto nei parapetti, per il quale i difensori fanno piombare sopra
il nemico ai piedi delle mura di cui iniziano la scalata, pietre, saette,
fuochi artificiati, olio collente, calce viva, pece, sabbie ardenti
ed altri simili materiali. Podestà. Personaggio
forestiero cui è affidato il potere esecutivo di un comune per
un periodo limitato (sei mesi o un anno). Di solito di nobile famiglia,
per lo più cavaliere, a volte giurista, sempre comunque competente
in cose militari e giudiziarie. Polvere da sparo. Una
miscela di salnitro (40%), zolfo (30%) e carbone (30%) che, uniti insieme
nelle debite proporzioni, formano una polvere. La purezza dei vari componenti
lascia molto a desiderare; anche la lavorazione non permette una grande
resa. La polvere viene macinata per mezzo di un pestello e poi mescolata
a mano. Il risultato è un prodotto farinoso, la cosiddetta serpentina,
che, una volta infilato nella canna del cannone, ha una combustione
lenta a causa della difficoltà di propagazione della fiamma in
una simile massa non omogenea. Le ricerche più recenti fanno
ritenere che misture pirotecniche similari siano conosciute in Cina
già dal secolo XI; notizie di due secoli dopo rivelano come alcune
di queste misture siano usate come propellente in rudimentali armi composte
da canne di bambù per lanciare proiettili di vario genere. In
Europa comunemente se ne riferisce l’invenzione ad un personaggio
leggendario, il monaco tedesco Bertoldo Schwartz. Intorno al 1425 uno
sconosciuto francese migliora la qualità della polvere da sparo
modificando il processo di lavorazione: invece di preparare la polvere
a secco, egli introduce l’uso di mescolare gli ingredienti umidi,
di impastare il materiale così ottenuto in pani e quindi di passare
questi pani al setaccio: il risultato è una polvere in grani
omogenei di qualità costante. La velocità di tiro e la
potenza di fuoco dell’artiglieria raddoppiano ed aumenta, nel
contempo,la forza di impatto dei proiettili. Porta. Apertura per la quale si
entra e si esce dalle fortezze. Viene protetta con un rivellino ed è
collegata con l’esterno, in genere, mediante un ponte stabile
che attraversa il fossato. La porta principale rimane sempre aperta
durante il giorno. La si chiude di notte con imposte di legno rafforzato
conferro; solo in occasione di pericoli si ricorre a rastrelli ed a
saracinesche. Postierla, pustierla. Piccola porta. Prestanza. E' l'elemento più importante della retribuzione,
una specie di anticipo indispensabile per il capitano al fine di rimettere
in moto la macchina militare. Serve per riarmare i soldati, a dare loro
il modo di acquistare le cavalcature ed a reclutare gli uomini che integrano
la compagnia. Provveditore. Il magistrato
che negli eserciti provvede alle cose necessarie ai soldati, particolarmente
alle vettovaglie. Titolo o dignità di comando militare in vari
stati, specie nella repubblica di Venezia. Provveditore generale: persona
cui si affida l’incarico e la sovrintendenza del soldo, del vettovagliamento,
dei carriaggi, delle condotte e degli alloggiamenti degli eserciti. Provvigionato, provvisionato.
Soldato che gode di uno stipendio o provvigione. Si chiamano più
in particolare con questo nome quei soldati scelti che ricevono un soldo
o una provvigione ferma e a vita, a differenza di quelli che sono solamente
pagati durante un conflitto. Nel giugno del 1369 Bernabò Visconti
crea a Bergamo un corpo di cosiddetti provvisionati, militi scelti senza
numero preciso fra i cittadini più nobili, più facoltosi
e di bella presenza. Costoro ricevono 8 fiorini al mese, devono tenere
sempre pronti due cavalli durante la licenza o il riposo, e tre in tempo
di guerra: militarmente formano una specie di corpo scelto intorno al
signore di Milano. Provvigione. Assegnazione
stabile, talvolta perpetua, di uno stipendio. Anche, grande quantità
di vettovaglie e di munizioni provviste per mantenere un esercito durante
una guerra, una spedizione, un assedio. Pugnale. Arma corta e manesca
per ferire da vicino, di lama affilata e di punta acutissima. Si porta
accanto alla spada e se ne fa grande uso nei duelli. |