Note biografiche di Capitani di Guerra e di Condottieri di Ventura
operanti in Italia nel 1330 1550
INDICE ANAGRAFICO
A B C D E F G H I J L M N O P Q R S T U V W X Z
Web www.condottieridiventura.it
Glossario

 

A B C D E F G I L M N O P Q R S T U V
P

 

 

Paga. Una determinata quantità di denaro che si dà ai soldati in base ad un contratto. Nome dato ad ogni soldato che riceve un soldo; la paga per il fante viene saldata a mese. Diversa è la situazione per l'uomo d'arme. Costui riceve gli alloggiamenti oppure, in alternativa, riscuote a scadenze fisse "tasse" prestabilite in moneta. Altre differenziazioni. Secondo un promemoria sforzesco del collaterale ducale Orfeo da Ricavo (1470) lo stipendio annuo di un uomo d'arme appartenente alle lance spezzate è di 40 ducati, contro i 30 spettanti agli armigeri delle condotte tradizionali. Da un altro promemoria del 1478 si ricava che i famigli d'arme ed i cavalieri facenti parte delle lance spezzate percepiscono 50 ducati l'anno in aggiunta alle paghe in panno, vale a dire in drappi di lana per un valore ammontante a 10 ducati l'anno. Con questa cifra l'uomo d'arme deve provvedere non solo al mantenimento di 3 cavalcature aventi particolari caratteristiche, ma anche a quello del suo seguito personale costituito dai famigli. Non può, invece, contare sulla regolarità e sull'effettivo pagamento degli stipendi contrattati. Non è infrequente il caso che, se se le spedizioni siano rare, possano trascorrere anche molti mesi prima che gli uomini d'arme vedano i loro quattrini, se non in occasione delle feste del Natale ed in quella di San Giorgio in quegli stati dove il santo sia particolarmente festeggiato. E' vero anche (Covini) che al di là dei puri valori dello stipendio, i vantaggi dei famigli d'arme e dei capisquadra delle lance spezzate siano molteplici: sono spesso beneficiati da particolari gesti di magnanimità del duca o delle autorità di governo e sovente ottengano beni e rendite, privilegi di cittadinanza senza alcun onere, doni vari. Da ultimo, non di rado costoro sono sostenuti dal signore nelle liti e nei processi e vengono favoriti nei loro tentativi di imparentarsi con le famiglie più nobili e facoltose del dominio.

Paggio. Giovane nobile al servizio di principi o di grandi personaggi. Riceve un’educazione cavalleresca e viene per lo più promosso ad una carica militare. Giovane servitore dell’uomo d’arme.

Palafreno. Da paraveredus, cavallo di rinforzo. Cavallo da sella e non da battaglia, usato negli spostamenti e nelle rassegne.

Palio. Panno o drappo che si dà in premio ai vincitori nelle corse dei cavalli o di un torneo.

Palla. Globo di ferro fuso di diversa grandezza, secondo i vari calibri, con il quale si carica il cannone. Palla di fuoco: palla piena di fuochi artificiati che si tira con il cannone, il mortaio contro le opere nemiche per bruciarle. Usata pure contro le truppe. Palla incatenata: palla da cannone congiunta ad un’altra con una catena di ferro lunga tre o quattro piedi.

Pallottola. Proiettile per armi da fuoco portatili; si adopera nella carica degli archibugi.

Panciera, panziera. Armatura di ferro o d’altro metallo in uso per tutto il secolo XV; copre non solo il petto, ma tutta la pancia.

Partigiana. Arma in asta costituita da una lama a due taglienti rettilinei piuttosto larga. Si chiama inizialmente chiaverina. Caduta in disuso ai fini bellici tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII, viene utilizzata, insieme con la mezza picca, come insegna di grado fino alla prima metà del 1800.

Passatoio. Proiettile di qualunque tipo tirato da macchine, cannoni, mortai ed altre armi da fuoco.

Passavolante. Nome di un’antica macchina italiana per scagliare sassi ed altri piccoli proiettili prima dell’invenzione della polvere da sparo. Artiglieria di grande calibro.

Pavesaio, palvesaio. Soldato di fanteria armato di pavese. I pavesai sono collocati davanti ai balestrieri per proteggerli durante i loro tiri.

Pavese. Specie di scudo che ha nome dalla città di Pavia dove si incominciò a fabbricarli. Arma difensiva di legno leggero o di vimini ricoperti di pelle dipinta. Si abbraccia con la sinistra come lo scudo; di forma quadra e punta inferiore per poterlo infiggere nel terreno; largo ed alto in modo da coprire quasi interamente il tiro di arcieri e balestrieri che si riparava dietro di esso.

Pedone. Soldato a piedi, fante.

Penna. Si chiamava penna non solo una sommità qualsiasi, ma anche il palazzo o la fortezza, che ha una o più torri, costruita nel punto più elevato di un castello o di un paese cinto di mura.

Pennone. Piccola bandiera bislunga, usata nel medioevo come insegna secondaria dopo il gonfalone. Con il tempo si dà questa denominazione agli stendardi di cavalleria.

Pentola di fuoco. Pentola normale di terracotta che si riempie di polvere da sparo; la si ricopre e la si chiude con cartapecora o pelle di montone. La pentola si accende con una miccia; viene adoperata negli assalti da parte dei difensori contro gli attaccanti.

Petriero. Specie di mortaio, usato negli assedi per gettare pietre.

Piastra. Termine generale per indicare una lamina di ferro temprato che costituisce la componente strutturale delle parti rigide dell’ armatura del 1400 (petto, schiena, spallaccio, panziera). Nel 1500 sono in piastra solo alcune parti dell’armatura comune (petto, schiena) e tutte le componenti rigide delle armature da torneo.

Piatto. Donativo riconosciuto al condottiero o ai suoi parenti per le loro esigenze quotidiane. Parte dell’arma bianca, in contrapposizione al taglio ed alla costa.

Piazza morta. La paga presa dal capitano anche per i soldati che dovrebbe avere nell’organico della compagnia e che invece non ha.

Picca. Una lunga asta con punta di ferro a due taglienti usata dalle fanterie. Le picche, diversamente dalle lance, sono lunghe 22,2 metri; la lunghezza della picca lunga varia da 3,5 a 6 metri ed il suo utilizzo richiede entrambe le mani. L’arma è introdotta per la prima volta in Italia dagli Svizzeri ed è utilizzata fino alla fine del XVII secolo. Passare per le picche: pena capitale nella quale il colpevole, passando fra due fila di soldati con le picche basse, viene da essi trafitto a colpi di picca fino ad essere ucciso.

Piombatoio. Detto anche caditoia. Buco aperto nei parapetti, per il quale i difensori fanno piombare sopra il nemico ai piedi delle mura di cui iniziano la scalata, pietre, saette, fuochi artificiati, olio collente, calce viva, pece, sabbie ardenti ed altri simili materiali.

Podestà. Personaggio forestiero cui è affidato il potere esecutivo di un comune per un periodo limitato (sei mesi o un anno). Di solito di nobile famiglia, per lo più cavaliere, a volte giurista, sempre comunque competente in cose militari e giudiziarie.

Polvere da sparo. Una miscela di salnitro (40%), zolfo (30%) e carbone (30%) che, uniti insieme nelle debite proporzioni, formano una polvere. La purezza dei vari componenti lascia molto a desiderare; anche la lavorazione non permette una grande resa. La polvere viene macinata per mezzo di un pestello e poi mescolata a mano. Il risultato è un prodotto farinoso, la cosiddetta serpentina, che, una volta infilato nella canna del cannone, ha una combustione lenta a causa della difficoltà di propagazione della fiamma in una simile massa non omogenea. Le ricerche più recenti fanno ritenere che misture pirotecniche similari siano conosciute in Cina già dal secolo XI; notizie di due secoli dopo rivelano come alcune di queste misture siano usate come propellente in rudimentali armi composte da canne di bambù per lanciare proiettili di vario genere. In Europa comunemente se ne riferisce l’invenzione ad un personaggio leggendario, il monaco tedesco Bertoldo Schwartz. Intorno al 1425 uno sconosciuto francese migliora la qualità della polvere da sparo modificando il processo di lavorazione: invece di preparare la polvere a secco, egli introduce l’uso di mescolare gli ingredienti umidi, di impastare il materiale così ottenuto in pani e quindi di passare questi pani al setaccio: il risultato è una polvere in grani omogenei di qualità costante. La velocità di tiro e la potenza di fuoco dell’artiglieria raddoppiano ed aumenta, nel contempo,la forza di impatto dei proiettili.

Porta. Apertura per la quale si entra e si esce dalle fortezze. Viene protetta con un rivellino ed è collegata con l’esterno, in genere, mediante un ponte stabile che attraversa il fossato. La porta principale rimane sempre aperta durante il giorno. La si chiude di notte con imposte di legno rafforzato conferro; solo in occasione di pericoli si ricorre a rastrelli ed a saracinesche.

Postierla, pustierla. Piccola porta.

Prestanza. E' l'elemento più importante della retribuzione, una specie di anticipo indispensabile per il capitano al fine di rimettere in moto la macchina militare. Serve per riarmare i soldati, a dare loro il modo di acquistare le cavalcature ed a reclutare gli uomini che integrano la compagnia.

Provveditore. Il magistrato che negli eserciti provvede alle cose necessarie ai soldati, particolarmente alle vettovaglie. Titolo o dignità di comando militare in vari stati, specie nella repubblica di Venezia. Provveditore generale: persona cui si affida l’incarico e la sovrintendenza del soldo, del vettovagliamento, dei carriaggi, delle condotte e degli alloggiamenti degli eserciti.

Provvigionato, provvisionato. Soldato che gode di uno stipendio o provvigione. Si chiamano più in particolare con questo nome quei soldati scelti che ricevono un soldo o una provvigione ferma e a vita, a differenza di quelli che sono solamente pagati durante un conflitto. Nel giugno del 1369 Bernabò Visconti crea a Bergamo un corpo di cosiddetti provvisionati, militi scelti senza numero preciso fra i cittadini più nobili, più facoltosi e di bella presenza. Costoro ricevono 8 fiorini al mese, devono tenere sempre pronti due cavalli durante la licenza o il riposo, e tre in tempo di guerra: militarmente formano una specie di corpo scelto intorno al signore di Milano.

Provvigione. Assegnazione stabile, talvolta perpetua, di uno stipendio. Anche, grande quantità di vettovaglie e di munizioni provviste per mantenere un esercito durante una guerra, una spedizione, un assedio.

Pugnale. Arma corta e manesca per ferire da vicino, di lama affilata e di punta acutissima. Si porta accanto alla spada e se ne fa grande uso nei duelli.