|
|||||||||||||||
| Glossario |
| S |
|
Sacco. Depredazione intera di
una città, di una terra fatta da gente armata. Saccheggio. Saccomanno. Dal tedesco man,
uomo e dal termine sack o sachs, pugnale o delitto. Presso i tedeschi
il vocabolo suona come ladrone; gli italiani chiamano invece saccomanno
il servitore del cavaliere che gli fornisce le armi durante la battaglia,
poi ogni soldato che finisce i nemici moribondi e che ruba e spoglia
gli avversari caduti. Da ultimo, con il termine vengono indicati quei
fanti mandati a foraggiare sul territorio nemico. Saetta. Proiettile che si tira
con l’arco. Sottile bacchetta di legno leggero, lunga un braccio,
punta acuta in testa e cocca di penne in fondo che serve ad adattarla
sulla corda dell’arco. Sagro. Pezzo di artiglieria colubrinata
da 12 libbre, impiegato dalla fine del XV secolo a tutto il XVII. Saione, saio. Soprabito militare,
più lungo della tonaca. Aperto sul davanti, si congiunge talvolta
con una fibbia; è di panno grosso e copre le armi ed ogni altra
veste. Saracinesca. Una porta di
tavoloni, o un cancello di travi insieme congiunte, collocata sulle
porte delle fortezze e sostenuta da corde o catene avvolte ad un cilindro.
Già conosciuta dai romani. Scala. Strumento di legno, portatile,
alto quanto l’opera di fortificazione nemica che si vuole scalare.
Utilizzata dai soldati per tentare l’assalto alle mura di una
fortezza, di una città. Scaramuccia. Scontro armato
di breve durata tra reparti di consistenza ridotta. Combattimento fatto
per lo più fuori delle ordinanze dai soldati leggeri. Voce di
origine tedesca. Scarpa. La pendenza data alle
mura o al terrapieno di un’opera di fortificazione. Scarsella. Parte dell’armatura
da cavallo e da piede, in uso nel secolo XVI a protezione delle cosce. Schermaglia. Propriamente
difesa, combattimento a difesa. Termine adoperato pure per ogni specie
di battaglia fra due o più combattenti. Nelle antiche cronache
la voce viene usata al posto di bertesca, o di qualsiasi altra macchina
di legno posta a difesa intorno alle mura di una città o lungo
il fronte di un accampamento. Schiera. Un corpo di soldati
ordinato sopra una linea determinata. Si chiama prima schiera (o avanguardia)
quella che è più vicina al nemico o la prima ad essere
incontrata; seconda schiera (battaglia), quella che si tiene ad una
distanza determinata; terza schiera o schiera di riscossa (retroguardia,
riserva) quella che è indietro alle altre due. In ogni ordinanza
di battaglia le schiere sono sempre disposte in 2/3 schiere secondo
il numero e la posizione. In ordine di marcia, la prima è a 600
passi dall seconda e la retroguardia a 1500 passi da questa. Il primo
scaglione è in genere costituito di fanteria e di artiglieria
leggera; quest’ultima nel Rinascimento precede i picchieri. Segue
la battaglia (fanteria, cavalleria pesante e leggera), nucleo principale
dell’esercito con l’artiglieria pesante collocata anch’essa
davanti alla fanteria; ultima viene la retroguardia, composta in genere
di fanti e cavalli e di alcuni pezzi di artiglieria. La voce schiera
deriva dal tedesco schaar e schaere. Schiniere. Parte dell’armatura
da cavallo, in uso dal 1300 alla fine del 1500, a protezione della tibia
e del polpaccio. Schioppettiere, scoppettiere.
Tiratore di schioppo o di scoppietto. Schioppo, schioppetto. Una
canna vuota dentro, con la quale per forza di una molla, o di un altro
ingegno messo in moto dallo scattare di un arco, si tirano strali, saette,
sassi ed altri proiettili contro il nemico. La sua prima menzione si
riferisce al 1331, quando alcuni baroni friulani assalgono Cividale
del Friuli. Lo schioppetto è la stessa cosa dello schioppo, da
cui trae origine. Con il termine si comprende un’arma da fuoco
portatile, simile all’archibugio, lunga poco più di un
metro, di bronzo, di ottone o di ferro, che si accende con la miccia
a mano o con il serpentino. Di essa sono muniti i fanti ed i cavalli
leggeri. Sciabola. Sorta di spada grossa
e pesante, con il taglio da una parte sola, lunga ed alquanto ricurva,
utilizzata dalla cavalleria leggera e dalla fanteria: in questo caso
è meno lunga e ricurva. Dal tedesco saebel e sabel. Scimitarra. Specie di sciabola
di lama corta e larga, con taglio e costola a guisa di coltello, con
la punta rivolta verso la costola. La voce deriva dal persiano shamsir. Scudiero. Colui che serve il
cavaliere nei bisogni della guerra. Nel Medioevo sono annoverati due
tipi di scudieri. Il primo è colui che si mette al servizio di
un nobile e face parte della sua famiglia; il secondo è rappresentato
da un giovane ambizioso alle dipendenze di un cavaliere famoso nelle
armi, per apprendere il mestiere delle armi e meritare con questo servizio
la dignità di cavaliere. Lo scudiero tiene la staffa del cavaliere
quando costui monta a cavallo, gli porta i bracciali, le manopole, l’elmo,
lo scudo, il pennone e la lancia; cavalca un ronzino e precede il suo
signore; nelle battaglie gli sta al fianco, senza combattere, per fornirgli
nuove armi e nuovi cavalli; nei duelli controlla le armi dell’avversario;
nel castello ha in cura gli ospiti ed i prigionieri, comanda gli uomini
d’arme, educa i donzelli nei principi della cavalleria, sorveglia
i falconi per la caccia, i cani, i cavalli e la tavola del suo signore;
porta lo scudo e lo sperone bianco. Alla fine del Medioevo l’appellativo
non implica più un servizio prestato al cavaliere in qualità
di attendente, ma piuttosto un preciso rango sociale, nobiliare, seppure
inferiore a quello di cavaliere. Scudo. Arma difensiva, fatta di
metallo, di legno, di cuoio, o di qualunque altro materiale resistente,
che si porta con il braccio sinistro e serve a parare i colpi dell’avversario.
Nel corso dei secoli XII e XIII evolve graduatamente verso una forma
triangolare, diminuendo nel contempo di dimensioni. A partire da questo
periodo il campo dello scudo è decorato con gli stemmi araldici
dei combattenti; in tal modo l’arma, oltre ad assolvere una funzione
estetica e simbolica, assolve anche alla funzione di segno di riconoscimento.
A partire dal secolo XIV vi è un’articolazione maggiore
della tipologia degli scudi secondo l’uso che se ne vuole fare.
Si hanno così scudi da trasportare e da fissare al suolo (pavese),
scudi da imbracciare (targa, rotella, brocchiere) e scudi da impugnare
(rotellino, targhetta). Scure. Strumento di ferro, con
manico, da tagliare, adoperato come l’accetta (più piccola
della scure ed usata dagli uomini d’arme) o l’ascia nelle
battaglie. Come arma da combattimento la scure scompare nel XVI secolo;
rimane come simbolo di potestà, soprattutto nelle cerimonie. Sergente. Fante, talvolta di
nobile condizione, che affianca i nobili negli affari domestici e nelle
vicende militari. In tale veste il sergente guida le masnade e le bande
che si raccolgono sotto la bandiera del suo signore; in tempo di pace
è al suo fianco come mazziere. In Francia si indica con il nome
di sergenti un tipo particolare di fanteria, diversa dagli arcieri e
dai ribaldi, che ha per lo più il compito di sorvegliare le salmerie
ed i bagagli e che combatte in ordinanze armata di mazze ferrate e d’armi
d’asta. Dal 1500 in poi il sergente è il primo degli ufficiali
minori di una compagnia, allo scopo di governarla e di amministrarla
dal punto di vista discplinare secondo gli ordini ricevuti. Al sergente
maggiore viene affidata la cura speciale dei ruoli e dei controruoli
delle compagnie, compiti di polizia e tutte le funzioni già esercitate
dal quartiermastro o dal maresciallo degli alloggi. Il sergente guida
le sue squadre precedendole o serrando le fila di esse secondo i vari
ordini. Non porta armi difensive per il movimento continuo che deve
fare per reggere e tenere la compagnia in ordinanza e maneggia a questo
fine un’alabarda o sergentina. Serraglio. Steccato o chiusura
fatta per riparo o difesa. Sgarigli. I mercenari assoldati
per derivazione dalla voce scara o schiera. Signore. Con il proliferare
dei castelli e la frammentazione del potere, ogni grande proprietario,
laico o ecclesiastico, in grado di fortificare le proprie terre, mantiene
una propria clientela (la masnada) ed impone la propria protezione ai
contadini della zona, divenendo il signore del luogo, il detentore cioè
del potere pubblico. Siniscalco. Dal franco siniskalk,
servitore anziano: è l’ufficiale di palazzo incaricato
di sovrintendere al servizio di tavola della mensa del re. Più
in generale, titolo di funzionari reali o di grandi famiglie feudali,
con mansioni amministrative, politiche e a volte anche militari. La
qualifica viene antrodotta nel regno di Napoli dagli angioini. Il Gran
Siniscalco è uno di questi funzionari ed è investito di
maggiore dignità. Smeriglio. Nome di un pezzo
di artiglieria minuta nel tempo in cui ogni bocca da fuoco prende il
nome da un uccello di rapina. Lancia palle da 4 libbre. Soldaniere, soldoniere. Assoldato,
stipendiato; ai tempi delle milizie feudali vengono così denominati
i soldati pagati, a differenza dei vassalli, dei cavalieri e degli uomini
liberi. Soldato. Colui che prende soldo
per esercitare la milizia. Il soldato semplice. Soldati usciti: i soldati
più abili. Soldo. Stipendio, mercede, paga
del soldato. Condotta, milizia, servizio militare. Soldo disteso: quando
un capitano, condotto con un determinato numero di fanti o di cavalli
da un comune o da una signoria, milita effettivamente sotto il capitano
generale di quel comune o di quella signoria. Sopracomito. Padrone, comandante,
ufficiale di marina. Sortita. Il sortire. L’uscire
fuori che fanno i soldati dai loro ripari o da una fortezza per assalire
i nemici che li circondano e disfarne i lavori. Si chiama pure sortita
l’apertura, munita di cancello o rastrello, che si face nei baluardi
o in altre parti della fortificazione di una piazza per potere sortire
secondo le necessità. Spada. Arma bianca, offensiva,
lunga quasi due braccia, appuntita e tagliente dalle due parti, portata
abitualmente dagli ufficiali di fanteria. Spadone. Spada grande e lunga
a due tagli, della quale è armata la cavalleria pesante; è
anche utilizzata come arma offensiva dai fanti. Spadone a due mani. Spallaccio. Quella parte
dell’armatura fatta di metallo, a scaglie o in altro modo, destinata
alla protezione della spalla e della parte superiore del braccio. In
uso dal 1300 alla metà del 1600. Spalto. Terreno sgombro da qualsiasi
impedimento che circonda la strada coperta o la controscarpa della fortificazione;
dall’estremità superiore del parapetto o della controscarpa
va a congiungersi al piano della campagna con un dolce pendio. Spianata. Quello spazio o tratto
di terreno intorno allo spalto che, sino ad una certa distanza dalla
fortezza, è libero da ogni impedimento di alberi, case, chiese,
siepi, fossi e simili. Spiedo. Arma in asta avente il
ferro con cuspide variamente modellata, a seconda dell’uso previsto.
Si adopera sia a piedi che a cavallo, sia per la guerra che per la caccia.
Lo spiedo da guerra ha notevole diffusione nei secoli XIV e XV. Spingarda. Una macchina da
guerra per scagliare grosse pietre o altro per abbattere le mura. Il
suo primo uso è segnalato nel 1321 (perugini contro Assisi);
l’arma è segnalata pure nel 1334, nella spedizione di Rinaldo
d’Este contro Argenta. Viene pure chiamata spingarda un tipo di
grossa artiglieria. Più tardi si trasforma in un pezzo di artiglieria
piccolo e corto che getta palle da una libbra. Dal tedesco springen,
uscire con impeto. Sprone, sperone. Strumento di
metallo, per lo più fermato sul tallone degli stivali della gente
a cavallo, con cui si punge la cavalcatura per accelerarne la corsa
o per fermarla. Anche: una massa di muro che sostiene e rinforza una
muraglia nei suoi punti più deboli o più esposti alle
offese nemiche. Da ultimo: opera di terra posta a fortificazione di
un altro punto, con l’angolo sagliente verso la campagna. Spuntone. Arma d’asta
con ferro lungo quadrangolare o tondo, non molto grosso ma acuto in
punta. Non è arma da battaglia. Squadra. Una quantità
indeterminata di soldati. Numero di soldati comandati da un caporale
o caposquadra. Squadrone. Propriamente grossa
squadra di soldati, sia di cavalleria che di fanteria. La voce viene
usata per identificare un’ordinanza di fanteria pesante, armata
per lo più di picche, da potersi utilizzare staccata o congiunta
nei suoi movimenti con altre squadre ordinate allo stesso modo. Questo
corpo di soldati, disposto, secondo l’uso dei tempi, in molte
file di fondo ed in grande o piccola fronte, assume vari ordini e forme
secondo le necessità: ve ne sono così di forma quadrata,
la più usata; altri a mezzaluna, triangolari, a forma d’uovo,
a cuneo. Qualunque sia l’ordinanza, lo squadrone è sempre
fermo e stabile, fa corpo a sé, con poche artiglierie sugli angoli,
ed è coperto, davanti e sui fianchi, da alcune maniche o ali
di archibugieri e fanti leggeri. Costoro, che sono i soli soldati muniti
di armi da fuoco, si allargano, sparano sul nemico e si riparano sotto
le picche delle prime file dello squadrone. Gli squadroni sono quindi
molto lenti nei loro movimenti, atti al combattere a pié fermo
in un combattimento statico, piuttosto che dinamico. Steccato. Riparo, recinto di
un campo, di una fortezza fatto di legname. Stendardo. Il nome dell’insegna
principale dim un esercito. Un corpo di soldati radunato ed ordinato
sotto uno stendardo. Stiletto, stilo. Pugnaletto
di lama quadrangolare o triangolare, stretta, affilata ed acutissima. Stipendio. Paga, soldo, provvigione.
Il vocabolo latino è composto da stipe e dal verbo pendire, pesare,
perché al tempo che non vi è ancora moneta coniata, lo
stipendio viene pagato con una quantità di rame che si dà
a peso. Stocco. Arma bianca offensiva,
di lama lunga, stretta senza taglio ed acuta in punta. Dal tedesco stock,
spiedo. Portata dagli uomini d’arme, è legata all’arcione
della sella; si maneggia di punta, talvolta come una lunga spada, talaltra
come una lancia manesca. Il suo uso continua dagli inizi del secolo
XIV per tutto il secolo XVII e per parte del successivo. Stradiotti. Cavalli leggeri
albanesi, turchi, greci, croati. Sono armati di scudo, lancia e spada;
al posto delle corazze portano dei vestiti protetti con molta bambagia
per ammortizzare i colpi dei nemici. I loro cavalli sono molto veloci
e reggono alla corsa per molto tempo. “Stratioti sono grechi,
vestiti con casacche et cappelli in capo: varii portano panciere, ma
una lanza in mano, una mazoca (mazza) et la spada da lai (a lato); coreano
velocissimamente, stanno continuamente sotto di loro cavalli, i quali
non manzavano fieno come questi italiani. Sono usi a latrocinii, et
continuamente esercitano in la Morea tal exercitii; stanno a l’impeto
de Turchi, sono optimi a far corarie, dar guasto a paesi, investir zente,
et fedeli sono al suo signor; et non fanno presoni ma taglia la testa,
et ha per consuetudine uno ducato per una dal capitanio. Manzano poco,
et di tutto si contentano, perché li cavalli stia bene”
Sanudo Strale. Arma da lanciare, fatta
di una canna sottile di legno con ferro liscio, tondo ed acutissimo
sulla punta. Saetta. Strame. Denominazione generica
per ogni erba secca che serve da cibo ai cavalli o per il loro governo. Strategia. Teoria del muovere
gli eserciti fuori della vista del nemico, per condurlo dove più
giova a combattere le forze avversarie o per sfuggire loro. Nel Medioevo
il vero obiettivo dell’attività militare è la cattura
e la difesa dei punti fortificati con netto predominio della difesa
rispetto all’attacco. Sul finire del secolo XV, l’artiglieria
conosce notevoli miglioramenti e fornisce all’attacco una tale
superiorità sulla difesa che obbliga la fortificazioni ad una
completa trasformazione. Il modo più radicale di risolvere il
problema è trovato nell’aumentare la resistenza delle mura;
si fa così ritorno ai robusti valli di terra dei romani e si
tenta di addossare internamente al muro un terrapieno che ne aumenta
la resistenza e dà uno spazio sufficiente per collocare l’artiglieria
lungo la cinta. Con il passaggio al bastione nella seconda metà
del 1500, si riequilibrino l’attacco e la difesa quasi esattamente.
La battaglia campale perde allora il suo significato; diviene irrilevante
in tutte le zone dove sono state erette nuove fortificazioni: tranne
nel caso in cui avvengono scontri fra un esercito assediante ed una
colonna di soccorsi. |